Stupire il pubblico con sonorità non comuni. The Sound of Surprise, questo è il titolo coniato dal giornalista americano Whitney Balliett nel 1959, che il direttore artistico del TJF Stefano Zenni ha voluto far suo per presentare la XIV edizione del Festival. La kermesse si svolgerà dal 25 aprile al 2 maggio con una ricca anteprima dal 22 al 24 aprile. 297 musicisti , 72 sedi, 101 eventi, 5 produzioni originali, 8 esclusive e ben 81 concerti diffusi in tutta la città.

Il Festival prevede l’esibizione di 3 giganti della chitarra (Marc Ribot, Bill Frisell e John Scofield). Ampio spazio per il jazz italiano con : Bruno Tommaso, Franco D’Andrea , Fabrizio Bosso, Emanuele Cisi con Dado Moroni, Giorgio Li Calzi, I Funk Off. Ad aprire il festival il 25 aprile sarà Moni Ovadia & Kassiber Ensemble, con i Der Ghetto Swingers, musicisti ebrei che suonavano nel campo nazista di Terezin. Il TJF celebra i centenari di Miles Davis e John Coltrane con talk concerti, proiezioni. Tanti concerti gratuiti e quelli a pagamento a prezzi popolari. Biglietti in vendita da venerdì 27 marzo nella nuova biglietteria di piazza Palazzo di Città e online.
Pier Luigi Fuggetta
Su Linkedin sta ottenendo una certa visibilità l’invito dell’ex sottosegretario ai trasporti Mino Giachino, attuale presidente di Saimare spa, per una “giornata speciale” a Genova il prossimo 9 aprile. Prima di andare alle storiche Stazioni Marittime di Genova, considerate il più bel Terminal passeggeri del mondo, il terminal da dove partivano i migranti per le Americhe, chi vuole può andare a Palazzo Ducale, un altro capolavoro di Genova, a visitare la Mostra che contiene ben 60 dipinti del celebre fiammingo Van Dyck. In mezzo ovviamente la pasta col pesto di Pra o un fritto misto. Se la bellezza, come ha detto Papà Leone, entra nel cuore e lo allarga, sicuramente chi seguirà il consiglio di Mino arriverà alle Stazioni Marittime per dibattere sui modi per aumentare la crescita della economia e del lavoro , con l’animo ben predisposto. A discutere del libro dell’uomo della TAV i professori Gian Enzo DUCI e Fabrizio VETTOSI, moderatore Luca PONZI della Rai di Genova.
Anche quando muore un politico, bisogna pensare che è morto un uomo con tutte le conseguenze umane che esso comporta, in primis il rispetto. Ma chi come me ha dedicato la vita allo studio del Risorgimento che ha amato e ama profondamente, non può provare sentimenti di lutto politico, se non molto generico, per la morte di Umberto Bossi. Io avrei potuto discutere con Miglio e con il mio amico Galli, come faccio da anni, ma la volgarità plebea di Bossi non poté mai interessarmi. Fu l’interprete di un secessionismo che non ebbe nulla in Comune con il federalismo di un Cattaneo nato per unire l’Italia, come ricordava Emilio Papa. Fu troppo demagogico, troppo amante della canottiera. Io non rinuncio quasi mai alla giacca e alla cravatta. Certo non si giudicano le persone per la canottiera o per la “gabina”, ma si incomincia a provare una certa ripulsa quando c’è gente che vuole relegare il Tricolore nel gabinetto. Questo rivoluzionario a parole si è poi ammorbidito nell’esercizio del potere non sempre in modo limpido. I suoi collaboratori portarono il cappio in Parlamento – un atto infame -ma finirono poi di spartirsi il potere con tutti gli altri. Il pratone di Pontida divenne il pretesto di una scampagnata . La Lega di Salvini che nel 2015 andò sulle sue sponde a raccogliere in una ampolla le acque del Piave e non quelle del Po, è il simbolo di una Lega molto diversa. Solo il razzismo implacabile fa da collante tra una e l’altra Lega, anche se la Bossi – Fini non ha neppure lontanamente risolto i problemi degli sbarchi . Salvini ha superato l’odio anti meridionale, una scelta antinazionale. Bossi rappresenta la II repubblica nei suoi aspetti meno significativi, per voler usare un eufemismo. Io per tante ragioni resto fermo alla prima Repubblica che ha garantito uomini capaci, pace e libertà a tutti i cittadini. Non seppe reagire al ‘68, ma seppe affrontare e piegare il terrorismo. Non ci sono atti politici significativi della II Repubblica destinati a passare alla storia forse anche a causa della virulenza dell’ opposizione che ha bloccato le riforme. Berlusconi ne esce molto meglio perché comunque ha dimostrato un’inventiva politica indiscutibile, creando una alleanza politica destinata a durare. Bossi resta una figura secondaria con atteggiamenti contraddittori al di là della virulenza dei suoi linguaggi che potevano piacere ai semplici, ma di politico avevano molto poco.