Riceviamo e pubblichiamo un intervento del Segretario Generale del Siulp di Torino Eugenio Bravo.
Il risultato della manifestazione degli “studenti” di Torino, consiste in 7 feriti dei carabinieri tra cui un ufficiale e un Commissario Capo di polizia colpito in un occhio, oltre alla pioggia di uova marce e slogan all’indirizzo
delle forze dell’ordine. Questa è la legittima manifestazione pacifica degli studenti e la grande volontà di dialogo degli stessi.
Dopo aver subito negli ultimi giorni duri attacchi, contestazioni e aspre critiche da un parterre di esponenti politici, luminari e filosofi circa la degenerazione e le condotte violente delle forze dell’ordine, adesso ci aspettiamo che questi illustri signori spendano un po del loro tempo esprimendo insieme a noi la solidarietà alle forze dell’ordine e denunciando senza se e senza ma le violenze perpetrate da questi “studenti”, che hanno dimenticato il senso del rispetto per lo Stato e per chi lo rappresenta.
Forse qualche esponente politico riuscirà’ anche questa volta a giustificare queste ennesime violenze contro le forze dell’ordine.
La polizia di Stato, è ormai nella storia del nostro Paese, ha avuto un processo di democratizzazione e di avanzamento culturale dove il senso dello Stato e il rispetto per le libertà sono un dato incontrovertibile, che ben lungi dalle aspre critiche dei giorni scorsi.
Se invece qualcuno crede che le forze dell’ordine possano diventare il cuscinetto su cui ammortizzare tutti i mali della società mietendo quotidianamente vittime nelle loro fila, si troverà di fronte il Siulp di Torino che non si rassegnerà minimamente a sacrificare i colleghi in nome di una pseudo morale.
Se poi si ritiene che le manifestazioni debbano avere libero sfogo a prescindere dalle controindicazioni previste dalle autorità, è sufficiente rinunciare alla presenza delle forze dell’ordine e lasciare che i manifestanti agiscano come meglio ritengono nel nome di una singolare libertà.
Sembra incredibile ma qualcuno riesce solo a vedere i manganelli che si alzano ma non riesce a intravedere, forse perché non lo vuole, le mazzate inferte con le aste di bandiera sulle forze dell’ordine da parte dei manifestanti, cercando di colpire la testa dei poliziotti con la punta delle aste, come si vede chiaramente in alcuni video che girano in rete.
(foto archivio)
Vincenzo Lancia non è un figlio d’arte, anzi il padre, il Cavalier Giuseppe Lancia, è un imprenditore dedito alla produzione di cibi in scatola e aveva in mente per lui un destino da avvocato. Il giovane Censin – soprannome di Vincenzo Lancia – però è appassionato di motori, tant’è che riesce a lavorare come ragioniere e come meccanico nell’officina di Torino di Giovanni Battista Ceirano, il quale produceva biciclette dal nome anglofono Welleyes – per il marketing anteguerra usare nomi inglesi risuonano molto di più -, e in un secondo tempo realizza il prototipo di un’automobile con lo stesso marchio nel 1899. L’automobile suscita un notevole entusiasmo e, al fine di produrre su scala industriale, viene fondata la Fabbrica Italiana Automobili Torino – conosciuta in seguito con l’acronimo FIAT – che acquista la piccola officina di Ceirano assorbendo il layout e le maestranze. Lancia, dopo un periodo da collaudatore, dimostra un’attitudine alle corse e inizia a correre per l’azienda nelle corse locali, cogliendo il primo successo della storia FIAT nella Torino Sassi-Superga del 1902; la sua carriera automobilistica prosegue sempre su vetture FIAT fino al 1908, per due anni ancora dopo la fondazione della sua casa automobilistica.
Per la neonata società, Lancia si occupa della parte tecnico-produttiva, mentre Fogolin si interessa alla parte commerciale e i due soci si affidano al conte Carlo Biscaretti di Ruffia l’incarico di studiare un marchio capace di far riconoscere il nome Lancia al primo colpo d’occhi; la prima officina della neonata società è situata in via Ormea angolo via Donizetti e la produzione vera e propria ha inizio nel 1908, anno in cui il primo autotelaio Lancia è esposto all’VIII Salone dell’automobile di Torino: si tratta del modello 51 – 12 HP, meglio noto come Alpha, i cui modelli sono destinati ai più ricchi mercati degli Stati Uniti e dell’Australia: si trattava di un prodotto abbastanza fuori dagli schemi, con un telaio piuttosto basso e leggero, munito di trasmissione a cardano anziché di catene e dotato di un motore a 4 cilindri biblocco di 2545 cm
A distanza di cinque anni dal primo modello lanciato nel mercato, Lancia & C. inaugura un secondo stabilimento, in via Monginevro e la gamma si allarga con l’introduzione della Theta nel 1913: potente e veloce, è uno dei modelli più apprezzati ed è passata alla storia come prima autovettura commercializzata con impianto elettrico completo, incorporato e comprensivo di motorino d’avviamento. Finito il primo conflitto mondiale, durante il quale la fabbrica si converte alla produzione bellica, nel 1919 l’azienda torna a produrre automobili eleganti e innovative, come ad esempio la Lancia Kappa, Lancia Lambda – la prima auto al mondo dotata di scocca portante e una delle prime con sospensioni anteriori a ruote indipendenti – e successivamente la Lancia Dilambda, spinta dal motore a otto cilindri e destinata agli automobilisti facoltosi del mercato americano. Nel decennio successivo la Lancia sviluppa diversi modelli, tutti molto apprezzati, tra i quali la Lancia Artena, Augusta – la quale porta al debutto la scocca portante su un modello di fascia di prezzo più bassa -, la Aprilia – ultima automobile progettata da Vincenzo Lancia, mancato prematuramente nel 1937 – e infine la Lancia Ardea.
montare un motore V6 e le sospensioni a quattro ruote indipendenti, la coupé B20, la quale riesce ad imporsi nelle più importanti competizioni dell’epoca come la Targa Florio e il Rally di Montecarlo. Tra il 1954 e il 1957, per volere di Gianni Lancia, viene costruito il grattacielo Lancia, progettato dall’architetto Nino Rosani con la collaborazione dello studio di Giò Ponti e sede della Lancia fino al 1969, quando viene acquisito dalla FIAT insieme a tutta l’area produttiva Lancia circostante.A partire dalla seconda metà del secolo inizia il lento declino del marchio fino alla situazione odierna: nel 1955 viene prodotta la Aurelia B24, una delle spider più belle ed eleganti dell’epoca, ma dal punto di vista finanziario le cose vanno così male che la famiglia Lancia è costretta a lasciare la proprietà, cedendo la maggioranza alla famiglia Pesenti. Altre vetture sono state prodotte, come la Flaminia e la Fulvia – con la sua versione coupé – ma i pesanti problemi economici portarono la famiglia Pesenti a cedere la proprietà dell’azienda alla FIAT per il prezzo simbolico di una lira.