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Alle Molinette il congresso sul robot Single Port. La chirurgia urologica guarda al futuro

Torino torna protagonista nel panorama urologico internazionale con un evento dedicato all’innovazione e alla qualità di vita dei pazienti. Il 19 e 20 febbraio 2026 la Clinica Urologica dell’Ospedale Molinette ospiterà il 2° Single Port Working Group Meeting, appuntamento centrato sulla chirurgia con il sistema da Vinci Single Port (SP), una piattaforma robotica che permette di operare attraverso un’unica piccola incisione.

All’apertura dei lavori sarà presente la professoressa Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, che un anno e mezzo fa ha sostenuto l’acquisto della tecnologia per la Clinica torinese.

Prevenzione e diagnosi precoce: la tecnologia al servizio dei pazienti

Negli ultimi anni le campagne di sensibilizzazione, come “Un Baffo per la Ricerca”, hanno contribuito a diffondere la cultura della prevenzione maschile, favorendo diagnosi più tempestive, soprattutto per il tumore della prostata. Individuare la malattia in fase iniziale significa aumentare le possibilità di guarigione e poter ricorrere a terapie meno invasive, con un impatto più contenuto sulla vita quotidiana.

In questo scenario si inserisce la chirurgia robotica Single Port, che punta a ridurre ulteriormente l’invasività rispetto ai sistemi tradizionali multiport. L’accesso attraverso un’unica incisione consente di lavorare in spazi anatomici complessi con grande precisione, cercando di preservare strutture delicate e favorire un recupero più rapido. Un aspetto particolarmente rilevante per i pazienti più giovani e in età lavorativa, per i quali il ritorno alla normalità rappresenta una parte fondamentale del percorso di cura.

Un confronto internazionale

Il meeting riunirà a Torino alcuni tra i principali urologi italiani e specialisti internazionali, dagli Stati Uniti alla Cina. L’obiettivo non è solo approfondire le caratteristiche tecniche della piattaforma SP, ma valutarne l’effettiva applicazione clinica: in quali interventi offre vantaggi concreti? Come gestire la curva di apprendimento? Quali sono le indicazioni più appropriate?

Il programma prevede momenti di confronto su casi complessi e discussioni operative, con l’intento di trasformare l’innovazione tecnologica in benefici reali per i pazienti.

Live surgery: prostata e rene al centro

Uno dei momenti chiave sarà rappresentato dagli interventi in live e semi-live surgery, dedicati in particolare alla chirurgia oncologica prostatica e renale. Sono in programma, tra gli altri, una prostatectomia radicale con tecnica SP – anche con approcci mirati alla preservazione delle strutture anatomiche fondamentali – e una nefrectomia parziale per tumori del rene, intervento che rimuove la lesione cercando di conservare quanto più tessuto sano possibile.

L’obiettivo è chiaro: non solo eliminare il tumore, ma farlo con la massima precisione, tutelando funzioni essenziali come continenza e sessualità e favorendo un recupero più rapido.

Oltre l’oncologia: nuove prospettive nella chirurgia ricostruttiva

Il congresso non si limiterà all’ambito oncologico. Il sistema Single Port sta aprendo nuove prospettive anche nella chirurgia ricostruttiva urologica, con sessioni dedicate a pieloplastica, ureteroplastica e procedure complesse legate alla derivazione urinaria.

Interventi che in passato richiedevano incisioni più ampie e degenze più lunghe possono oggi essere ripensati in chiave mini-invasiva, con possibili vantaggi in termini di dolore post-operatorio, tempi di ricovero e ripresa funzionale.

L’evento avrà inoltre un’impostazione multidisciplinare: esperienze in chirurgia generale e ginecologia, con la partecipazione del professor Mario Morino, permetteranno di confrontare il ruolo del Single Port rispetto alle altre piattaforme robotiche già in uso, delineando scenari futuri per questa tecnologia.

Tra vicoli e mercati: la vita autentica di Borgo Dora

 

Memoria, tradizione popolare e creatività

Esiste una Torino che non ha i portici eleganti né le linee perfette della città barocca, è irregolare, nata fuori dalle mura, cresciuta tra fiume e faticoso impegno, un piccolo fazzoletto storico nel cuore di Aurora, a pochi passi da Porta Palazzo: Borgo Dora.

Il suo nome è legato alla Dora Riparia, il fiume che bagna questo rione, testimone della sua opera e del suo destino. I primi magazzini, le botteghe e le attività artigiane nacquero oltre la porta settentrionale della città romana e nel Settecento l’area fu trasformata dalla presenza dell’Arsenale di Torino; si animò, infatti, di operai, di depositi e di nuove dinamiche. Non era un quartiere nobile né ricco, ma sempre in fermento, vivace, colorato, importante per dare a questa aristocratica città una personalità complessa ed eterogenea.

In piemontese è “Borgh Dòira”, ma anche “Borgo del Balon”. La provenienza del significato di questa area torinese resta incerta: potrebbe derivare da “vallone”, per l’avvallamento che separava l’abitato dalla cinta muraria; oppure da “pallone”, per uno sferisterio, una struttura sportiva per giocare ai vari giochi con il pallone, dedicato al gioco del pallone; o ancora da “Borgum ad pillonos”, come riportano documenti medievali, in riferimento ai piloni di un antico ponte sulla Dora.

Nell’Ottocento Borgo Dora divenne uno dei primi poli industriali torinesi. Gli stabilimenti sfruttavano l’energia dei mulini alimentati da un canale, oggi ricordato come Canale Molassi, che ha lasciato traccia nell’andamento curvo degli edifici. Con l’arrivo dell’elettricità, le industrie si spostarono altrove e al loro posto rimasero osterie, botteghe, laboratori che ne connotarono il carattere e l’unicità.

Il mercato di Porta Palazzo, considerato il più grande mercato all’aperto d’Europa, è sempre stato il cuore vibrante di questo quartiere unico nel suo genere, “un varco spazio-temporale” come dice lo scrittore Giuseppe Culicchia. Dopo l’arrivo di contadini, ambulanti, e rigattieri, dal commercio povero tipico di questa fetta cittadina nacque il Balon, mercato del riuso e degli “straccivendoli”. Prima di diventare meta vintage, infatti, questa piazza di scambi era simbolo di una economia di sopravvivenza: oggetti riparati, abiti di seconda mano, vecchi corredi ingialliti, raccontava, in sostanza, una città che riutilizzava tutto, un luogo avvezzo al riciclo, attitudine ante litteram di pratiche moderne di riuso dalla vocazione green.

Nelle vicinanze, sotto le strutture del Mercato Centrale Torino, si conservano resti di antiche ghiacciaie ipogee, testimoni della Torino commerciale e poco distante ha sede la Scuola Holden, fondata da Alessandro Baricco, che costituisce un custode attuale a tutela della narrazione di un quartiere che è come un personaggio della città portatore di storie, di tracce di umanità e moderne abilità. Nel centro del Cortile del Maglio, parte dell’antico complesso legato all’Arsenale, campeggia ancora il maglio, strumento per lavorare il ferro; oggi, in questo spazio, hanno si organizzano eventi ed iniziative culturali. Borgo Dora, inoltre, è sempre stato un quartiere di passaggio e mescolanza: nell’800 accolse operai e migranti interni, nel 900 divenne una delle prime aree multiculturali della città; nelle sue strade si sentono accenti diversi con un’unica vocazione alla trasformazione e all’integrazione. Personaggi illustri come Cesare Lombroso, che studiò nei pressi del mercato le dinamiche delle classi marginali, ed Edmondo De Amicis, che descrisse nei suoi scritti la Torino più umilmente laboriosa, luogo ideale di effervescenza sociale, vissero questo borgo riconoscendone il carattere e le peculiarità.

Ancora oggi si possono vedere ferramenta degli anni Sessanta, botteghe di restauro, piccole trattorie dove il menù è fieramente quello di una volta. Borgo Dora è un’anima forte di Torino che, tuttavia, rischia di essere spesso snaturato da movida incivile e affitti brevi sempre più frequenti che ne alterano la sua indole “conservatrice” di attività e rituali; sarebbe importante rispettare la sua unicità e la sua essenza evitando di trasformarla in un quartiere malinconicamente turistico.

Torino può essere fiera di Borgo Dora perché rappresenta l’anima autentica della città: un quartiere dove storia e quotidianità si intrecciano, dove la comunità si incontra, la creatività fiorisce e la memoria si trasforma in orgoglio. La sua energia e vitalità lo rendono simbolo di resilienza e identità popolare torinese.

 Maria La Barbera

Smog, fino a venerdì 20 febbraio confermato il livello 0 (bianco)

Prosegue fino a venerdì 20 febbraio  compreso – prossimo giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata.

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Osservatorio Usura, presentato il piano attività 2026

L’Osservatorio Regionale sui fenomeni di usura, estorsione e sovraindebitamento ha presentato il piano delle attività per l’anno 2026, documento strategico che definisce priorità, strumenti operativi e iniziative mirate al contrasto dei fenomeni di illegalità economica e al sostegno delle persone e delle imprese in difficoltà finanziaria.

Il Consigliere Segretario Mario Salvatore Castello che presiede l’Osservatorio, in apertura ha sottolineato che la programmazione 2026 “rappresenta un impegno concreto e condiviso per proteggere il tessuto sociale ed economico della nostra regione. Investire sulla prevenzione, sulla conoscenza dei fenomeni e sulla vicinanza alle persone in difficoltà è essenziale per contrastare il rischio di cadere nelle mani dell’illegalità e per promuovere comunità più sicure e un modello di sviluppo fondato sulla trasparenza.”

Il Piano, elaborato in collaborazione con forze dell’ordine, enti del terzo settore, associazioni delle vittime, Ufficio scolastico regionale, ha quindi come obiettivo, quello di rafforzare la prevenzione, migliorare la capacità di intercettare situazioni di rischio, e promuovere percorsi di tutela e accompagnamento per cittadini e operatori economici.

Per l’anno 2026 il programma attività prevede numerose iniziative, tra cui:

– il concorso “Ragazzi in Aula” già in corso, rivolto agli Istituti di istruzione secondaria di II grado ed agli Enti di formazione professionale del Piemonte giunto alla sua 23° edizione,

– “Vite a debito” ricerca che ha il cofinanziamento dall’Università Piemonte Orientale che si propone di approfondire la diffusione del fenomeno del sovraindebitamento,

– una mostra commemorativa dedicata a due figure emblematiche della lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,

– un progetto di educazione finanziaria rivolto sia ai dipendenti delle aziende private che delle amministrazioni comunali.

In collaborazione con la Guardia di Finanza, proseguono poi con regolarità le conferenze rivolte alle scuole superiori e agli Enti di formazione professionale, dedicate al tema dell’usura e alla promozione di un uso responsabile del denaro.

Ufficio stampa CRP

Riccardo Muti per Anteprima Giovani di Macbeth al Teatro Regio

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20

Attesissimo ritorno del Maestro Riccardo Muti al Teatro Regio di Torino, sul podio dell’Orchestra e del Coro per dirigere il Macbeth di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dall’omonima tragedia di William Shakespeare. Si tratta della quarta presenza del maestro al Regio in cinque anni, con uno dei titoli verdiani che più hanno distinto la sua carriera. Il nuovo allestimento, dal grande impatto visivo, e capace di immergere lo spettatore nell’inconscio del protagonista, è firmato dalla figlia Chiara Muti.
In scena, nel ruolo principale, Luca Micheletti, baritono e attore di straordinaria intensità scenica, sempre più assiduo frequentatore del repertorio verdiano, in scena affiancato dal soprano Lidia Fridman, nelle vesti di Lady Macbeth, soprano dalla voce incisiva e di grande presenza scenica, che torna al Teatro Regio dopo il ‘Ballo in maschera’ del 2024. In un cast d’eccellenza, figurano con loro il tenore Giovanni Sala, già applaudito nel ‘Don Giovanni’ del 2022, e Mahrram Huseynov, reduce dal recente successo della ‘Cenerentola’, mentre il Coro del Regio è istruito da Piero Monti. Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Ursula Patzak, la coreografia di Simone Valastro e le luci di Vincent Longuemare. L’opera, in coproduzione con il teatro Massimo di Palermo, andrà in scena per sei recite, dal 24 febbraio al 7 marzo prossimo, e tutte le date sono sold out. Questo nuovo Macbeth è stato reso possibile grazie al contributo di Reale Mutua, che rinnova il suo sostegno ai grandi progetti artistici del Teatro.

“Siamo davvero molto contenti di dare il benvenuto al Maestro Riccardo Muti per questo ritorno così gradito al Teatro Regio – ha dichiarato il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo – la sua presenza conferma in questa attesa produzione di Chiara Muti il ruolo del Regio come punto di riferimento per una proposta artistica di livello internazionale, ma anche di luogo in cui la città si conosce e si interroga su temi profondi e quanto mai attuali, come il desiderio di supremazia e la tirannia che la tragedia di Macbeth porta in scena”.

“Con Macbeth, la nostra stagione “Rosso” trova una delle sue espressioni più intense – afferma Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio – l’opera di Verdi, ispirata a Shakespeare, mette in scena il conflitto tra desiderio di potere e responsabilità morale, in quella regione cruciale dell’anima dove ogni scelta lascia un segno. È proprio questa tensione, attuale e universale, che rende il ritorno al Regio di Riccardo Muti, con questo titolo, un momento di straordinario valore artistico, rinnovando un legame fondato su stima reciproca e altissima qualità musicale. Il Maestro Muti è un interprete che scava nella partitura, fino a restituire la verità teatrale più profonda, e Macbeth, opera che lo accompagna da tutta la vita, trova in lui una guida capace di coniugare tensione drammatica e lucidità musicale. La nuova produzione firmata da Chiara Muti, con uno sguardo che penetra lo spazio interiore del protagonista, e il confine instabile tra visibile e invisibile, indaga il dramma della coscienza e della percezione, dove bene e male si confondono. Si tratta di un allestimento che parla direttamente al nostro tempo, perché mette al centro la responsabilità individuale, il peso delle scelte e le conseguenze morali del potere. Con Macbeth il Regio conferma la propria vocazione di teatro che, attraverso la forza della musica e della scena, invita il pubblico a confrontarsi con le domande più profonde dell’essere umano”.

“Macbeth rappresenta uno dei vertici musicali e drammatici dell’intero repertorio verdiano, e occupa un posto centrale nella nostra stagione “Rosso” – dichiara Cristiano Sandri, direttore artistico del Regio – È un’opera che unisce forza teatrale, tensione psicologica e modernità di linguaggio, e che trova un’interprete d’elezione nel Maestro Riccardo Muti. Il suo ritorno al Regio con questo titolo rinnova un rapporto artistico profondo con l’Orchestra e il Coro, suggellato anche dalle parole che egli stesso rivolse ai nostri complessi fin dal 2021, riconoscendone l’eccellenza a livello nazionale. La regia di Chiara Muti affronta Macbeth come un viaggio nella coscienza, uno spazio mentale in cui colpe, visioni e desideri deformano la percezione della realtà. È uno sguardo teatrale intenso e contemporaneo, capace di restituire tutta l’ambiguità e la vertigine morale del dramma shakespeariano filtrato da Giuseppe Verdi. Siamo inoltre felici di presentare un grande cast, di alta qualità e dall’importante presenza scenica”.

Quando Verdi mise in scena Shakespeare nel 1847, trasformò la materia teatrale in materia visionaria, anticipatrice del suo linguaggio futuro. Macbeth è il più tenebroso. Una storia di potere e usurpazione resa fisica e concreta, dove il sangue e la colpa dilagano fino a travolgere, mentre l’avidità del male, che tanto affascinò Verdi, lettore di Shakespeare, mostrò le sue conseguenze più estreme.
Chiara Muti scava nei tormenti del protagonista e nel rosso più oscuro, quello del sangue versato per sete di dominio, della colpa che non si lava, del desiderio che si tramuta in condanna.

“Macbeth è il dramma dell’antitesi – come ha dichiarato Chiara Muti al quotidiano La Repubblica – in scena assistiamo a un capovolgimento di valori. Sotto i nostri occhi, l’eroe della storia da positivo diventa negativo: sceglie il male mascherandolo per un bene. Un Re da difendere si trasforma in un ostacolo da sormontare. Ecco la straordinaria lezione che racchiude il testo di Shakespeare, in cui le streghe, all’inizio del dramma, ci prendono per mano sussurrando una frase che custodisce la chiave di lettura: “bello è il brutto, brutto è il bello. Per sostenere emotivamente le conseguenze dei propri atti bisogna giustificare le scelte, quindi il bene diventa un male e un male diventa un bene. Macbeth non incontra le streghe, ma le genera, sono l’indicibile materia grigia del suo inconscio confuso, avvelenato da una febbre di onnipotenza”.

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20, andrà in scena l’Anteprima Giovani del Macbeth, riservata al pubblico under 30. I biglietti per l’Anteprima sono disponibili a 10 euro fino a esaurimento posti.

Info: www.teatroregio.torino.it

Mara Martellotta

Fondo Sociale Regionale: a Rivoli le domande per gli assegnatari ATC

La Città di Rivoli apre i termini per l’accesso al Fondo Sociale Regionale 2026, la misura destinata agli assegnatari di alloggi ATC che hanno maturato morosità nel pagamento delle bollette relative all’anno 2025. Un intervento importante della programmazione abitativa regionale, pensato per sostenere le famiglie in difficoltà economica e allo stesso tempo garantire la regolarità dei rapporti locativi nell’edilizia pubblica.

Sarà possibile presentare le domande il 12 marzo presso l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli, in corso Francia 98, esclusivamente su appuntamento al quale sarà necessario esibire il Modello ISEE, ricevute di pagamento delle bollette 2025 oppure attestazione del versamento della quota minima, busta paga di dicembre 2025 (o di altro mese del 2025 in caso di reddito da lavoro), documento di identità in corso di validità dell’assegnatario. La procedura comprenderà anche il 22° censimento generale degli alloggi ATC, che dovrà essere effettuato contestualmente alla richiesta del contributo.

Potranno accedere alla misura i nuclei familiari in possesso di ISEE 2026 non superiore a 7.493,06 euro. Tra le condizioni previste dalla normativa regionale vi è anche il versamento della quota minima, stabilita nel 14% del reddito complessivo del nucleo familiare e comunque non inferiore a 480 euro, da effettuare entro il 30 aprile 2026.

«Il Fondo Sociale rappresenta uno strumento concreto di tutela per le famiglie più fragili.- spiega la Vicesindaco e Assessore alle Politiche Abitative Silvia Romussi – L’obiettivo è aiutare chi attraversa una difficoltà economica temporanea a regolarizzare la propria posizione e mantenere la stabilità abitativa. Invitiamo gli assegnatari che possiedono i requisiti ad attivarsi per tempo, perché il rispetto della scadenza è fondamentale».

«Garantire il diritto all’abitare significa prendersi cura della coesione della nostra comunità. – aggiunge il Sindaco Alessandro Errigo – Questo intervento unisce sostegno sociale e responsabilità, offrendo una possibilità concreta a chi è in difficoltà e contribuendo allo stesso tempo alla corretta gestione del patrimonio di edilizia pubblica».

Per informazioni, appuntamenti e dettagli sulla documentazione necessaria è possibile contattare l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli ai numeri 0119513520 e 0119511672 oppure consultare la pagina dedicata sul sito della Città di Rivoli.

“Il maggiordomo” di Simone D’Angelo, una figura che ripercorre la storia della commedia

Domenica 8 febbraio scorso, presso il teatro Provvidenza di via Asinari di Bernezzo 34/A, a Torino, è andata in scena la “prima” dello spettacolo “Il maggiordomo”, commedia teatrale in due atti scritta e diretta da Simone D’Angelo, capocomico dell’omonima compagnia, sul palco insieme ad Antonella Legittimo, Giuseppe Nicoletti e Daniele Caggia. La scenografia minimale da ambientazione casalinga evidenzia quanto prevalga in Simone D’Angelo il senso del testo brillante, con una scelta dialogica che diverte e fa riflettere, come la grande comicità di tutti i tempi richiede. La bravura degli attori in scena, i tempi comici studiati alla perfezione e un’affiliazione totale a quello che viene definito “physique du role”, hanno contribuito a dar vita a una pièce teatrale che ha il potere di rinfrancare e lavare via le fatiche di una settimana in procinto di volgere al termine.

Nelle commedie brillanti, e “Il maggiordomo” non rappresenta l’eccezione, vi sono alcune figure e alcuni ruoli che, per suscitare la risata, devono in qualche modo evocare un intimo sentimento che abbia a che fare con la tragedia: ciò che fa molto ridere ha sempre qualcosa che il potere associato alla risata fa emergere come un tratto tragico, molto spesso individuabile nelle dinamiche in scena, universali perché, in fondo, rappresentano ognuno di noi, come quando ci si guarda davanti a uno specchio la mattina prima di iniziare la giornata.

Quella del maggiordomo, nella commedia, è una figura iconica, archetipica dell’anima, una sorta di figura medianica tra le semplici vicende umane e la loro esasperazione, quella del grande burattinaio dell’intera trama, rappresentazione dell’innesco comico senza il quale sarebbe impossibile mettere in atto il gioco del teatro.

“il mio ringraziamento va a tutti i presenti, agli assenti che verranno a vederci a teatro la prossima volta e a tutto il bellissimo cast che mi ha accompagnato nella rappresentazione de ‘Il maggiordomo’ – ha chiosato Simone D’Angelo al termine dello spettacolo – questa commedia è la prima a essere stata scritta e diretta da me, e voi del pubblico presente in sala avete rappresentato il mio battesimo. E’ stata un’esperienza dura e intensa, fatta di tanto lavoro e sacrificio, ma si lavora per soddisfazioni come quella di oggi”.

Di questo spettacolo, consigliatissimo, sono in via di definizione le prossime date.

Mara Martellotta

Crown of glory. Palazzo Madama approda in Cina

CROWN OF GLORY 18th Century Italian Court Treasures from the House of Savoy

 

Tianjin Museum

Repubblica popolare Cinese

13 febbraio – 12 luglio 2026

 

Alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Cina, Massimo Ambrosetti, e di Yu Pengzhou, Vice Segretario Generale del Governo Popolare Municipale di Tianjin, Segretario del Gruppo di Partito e Direttore dell’Ufficio Municipale della Cultura e del Turismo di Tianjin si è inaugurata al Tianjin Museum lo scorso 13 febbraio la mostra Crown of glory. 18th Century Italian Court Treasures from the House of Savoy.

Dopo il notevole successo riscosso nella precedente tappa in Cina, al Guandong Museum di Guangzhou – tra le prime tre istituzioni museali della Repubblica Popolare Cinese, con oltre sette milioni di visitatori annui – il progetto espositivo promosso da Palazzo Madama di Torino approda al Tianjin Museum, una delle istituzioni culturali più prestigiose del Paese, consolidando un percorso di cooperazione internazionale che vede protagonista il patrimonio storico-artistico piemontese e sabaudo, alla sua terza grande esposizione aperta in Cina negli ultimi dodici mesi, considerato anche il significativo successo della mostra al Museum of Wu di Suzhou, che ha attratto oltre 180.000 persone.

La mostra Crown of glory offre al pubblico cinese l’opportunità di scoprire la Torino del XVIII secolo, ormai affermata come una delle capitali più raffinate d’Europa, fulcro della vita politica e culturale della dinastia sabauda. Attraverso oltre 160 opere – tra preziose oreficerie, bronzi, vetri dorati, dipinti, tessuti, porcellane, mobili, libri e straordinari esempi di arti applicate – il percorso espositivo racconta quasi due secoli di vita di corte, restituendo la complessità di un sistema culturale fondato su cerimoniale, rappresentazione del potere, arti decorative e saperi artigianali di eccellenza.

Cuore concettuale della mostra è il “saper fare”: quell’idea tutta italiana che trasforma la tecnica in arte, la funzione in bellezza, l’abilità manuale in valore simbolico. È il principio che ha reso la manifattura sabauda un modello europeo e che ancora oggi costituisce uno dei tratti distintivi dell’identità culturale italiana. Orafi, ebanisti, vetrai, tessitori e intarsiatori non furono semplici artigiani, ma interpreti di un linguaggio estetico e politico capace di definire il prestigio di una dinastia tra le più longeve d’Europa.

La Casata dei Savoia, una delle più antiche dinastie occidentali, ha contribuito in modo determinante alla costruzione dell’identità italiana e alla definizione di Torino quale capitale culturale e politica. Nel Settecento la città affermandosi quale modello di eleganza urbana, con le sue residenze reali, le grandi architetture barocche, le cerimonie solenni e un sistema di palazzi e paesaggi – oggi riconosciuto dall’UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità – che costituiva la scenografia del potere.

E se la mostra principia da questo abbrivio, essa giunge a raccontare anche la storia di un grande incontro tra culture, esponendo opere realizzate in Cina per la corte sabauda, testimonianza della profonda fascinazione che l’Oriente esercitò sull’Europa del XVIII secolo. Questi oggetti, nati dal dialogo tra mondi lontani, tornano oggi simbolicamente in Cina, e trovano a Tianjin – città storicamente aperta agli scambi e alle relazioni internazionali – un contesto particolarmente significativo. Un ritorno che ribadisce come la cultura abbia sempre viaggiato oltre i confini, creando connessioni e influenze reciproche.

Una mostra affascinante che fa conoscere una civiltà di corte sofisticata e una capitale culturale come Torino e il suo territorio che molto hanno contribuito alla Storia e alla definizione dell’identità del nostro Paese – ha dichiarato Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia in Cina Massimo Ambrosetti, sottolineando con la sua presenza come il progetto nasca dal dialogo scientifico tra Palazzo Madama e il Tianjin Museum e si inserisca in un più ampio percorso di diplomazia culturale che, in occasione del 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, rafforza il ruolo dei musei come luoghi di confronto, cooperazione e costruzione di una memoria condivisa.

Con questa bellissima mostra, l’Italia riesce a portare all’attenzione del pubblico cinese un tassello centrale della propria storia e della propria cultura – ha affermato il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, Federico Roberto Antonelli, per una mostra che grazie all’allestimento immersivo e a un ricco apparato multimediale dedicato anche al sistema delle Residenze Reali Sabaude, propone un racconto coinvolgente che intreccia arte, architettura, paesaggio e identità politica, restituendo l’immagine di un Piemonte protagonista della storia europea.

Con questa nuova tappa al Tianjin Museum, Crown of glory conferma il valore strategico della collaborazione tra istituzioni culturali italiane e cinesi, proponendosi non solo come evento espositivo di rilievo internazionale, ma come autentico ponte tra storie, competenze e visioni, nel segno della qualità, del dialogo e della bellezza condivisa.

L’Unione Montana Alta Valsusa vince bando Distretti del Commercio

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OULX – L’Unione Montana dell’Alta Valsusa e Confesercenti di Torino e provincia annunciano con grande soddisfazione la vittoria del bando strategico dedicato ai Distretti del Commercio, promosso lo scorso autunno dalla Regione Piemonte. Un risultato di grande rilievo per il territorio e per i comuni dell’Unione: Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Meana di Susa, Moncenisio e Giaglione; un risultato che conferma la qualità della progettazione presentata e la capacità di fare rete tra istituzioni, operatori economici, associazioni e realtà locali. Il progetto strategico del Distretto del Commercio dell’Alta Valle si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale locale, valorizzare i centri urbani e sostenere la competitività dei negozi di vicinato attraverso interventi integrati di riqualificazione, innovazione e promozione territoriale. «Siamo davvero molto contenti ed orgogliosi per questo risultato ottenuto a distanza di tre anni dalla prima vittoria» – dichiara il Presidente dell’Unione Montana, Mauro Carena – «Questo risultato conferma il valore del lavoro condiviso tra l’Unione dei Comuni, gli operatori economici e l’Associazione di Categoria, e ci incoraggia a proseguire con le azioni a sostegno delle nostre imprese del commercio», prosegue il Presidente. Tra le azioni previste vi sono piccoli interventi di arredo urbano nei Comuni dell’Unione e attività di formazione alle imprese integrate con azioni di promozione del territorio e iniziative di marketing e promozione delle eccellenze locali; ma a farla da padrone, sarà il bando rivolto alle imprese del commercio e della somministrazione, in uscita la prossima primavera, che metterà a disposizione risorse pari a 130.000 euro per l’abbellimento e l’ammodernamento degli arredi interni e dell’esteriorità dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti. «Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso e di una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile del nostro territorio», dichiara il Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, Francesco Avato. «Il Distretto del Commercio sarà uno strumento concreto per sostenere le imprese locali, migliorare l’attrattività dei nostri comuni e rafforzare l’identità dell’Alta Val Susa». L’Unione Montana Alta Valsusa ringrazia tutti i partner istituzionali, la Confesercenti di Torino e provincia, i commercianti e i professionisti che hanno contribuito alla definizione del progetto, sottolineando come la collaborazione e la sinergia tra pubblico e privato siano elementi chiave per il successo dell’iniziativa. Con questa importante affermazione, l’Alta Valsusa si conferma un territorio dinamico, capace di cogliere le opportunità offerte dalla programmazione regionale e di investire in un futuro di crescita, innovazione e valorizzazione delle proprie eccellenze. Soddisfazione espressa anche da Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia: «La vittoria di questo bando rappresenta un segnale molto importante per le imprese del territorio. Il commercio di vicinato è un elemento essenziale per la vitalità economica e sociale delle nostre comunità montane. Il Distretto consentirà di mettere in campo strumenti concreti per sostenere innovazione, competitività e capacità attrattiva delle attività locali, rafforzando la collaborazione tra enti pubblici e operatori privati».