ilTorinese

Protesta “incendiaria” nel carcere di Torino

Follia e pericolo, protesta e fuoco: sono questi gli ingredienti dell’ennesima giornata di squilibrio vissuta a Torino, nella Casa circondariale. “Nel primo pomeriggio di ieri, presso l’undicesima Sezione del Padiglione B, un detenuto di nazionalità marocchina ha dato luogo a una protesta, appiccando il fuoco a diversi oggetti presenti all’interno della propria camera detentiva”, spiega il segretario per il Piemonte del SAPPE, Vicente Santilli. “La protesta sarebbe riconducibile alla richiesta del detenuto di mantenere aperta la porta della cella, nonostante fosse sottoposto a regime di isolamento disciplinare. Durante l’intervento del personale per il ripristino dell’ordine e della sicurezza, un agente ha riportato sintomi da intossicazione da fumo ed è stato trasportato presso il primo nosocomio disponibile per ricevere le cure necessarie”, conclude il sindacalista: “Ancora una volta il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha impedito peggiori conseguenze alla struttura ed agli reclusi ristretti e si meriterebbero una adeguata ricompensa ministeriale“.
Quanto accaduto a Torino deve necessariamente far riflettere per individuare soluzioni a breve ed evitare che la Polizia penitenziaria sia continuo bersaglio di situazioni di grave stress e grande disagio durante l’espletamento del proprio servizio, quale quella di sventare le conseguenze di un assurdo incendio”, commenta Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Non possono più essere ammissibili e tollerati atteggiamenti prevaricatori, arroganti da parte di una parte di popolazione detenuta che ormai, è notorio a tutti, è sempre più spietata ed insofferente al regime penitenziario, sia adulto che minorile! La politica deve farsi carico di tale problema assumendo idonee iniziative legislative per risolvere quando prima tale questione! Il Sappe, in merito a quanto accaduto, e per la droga sequestrata e per l’incendio sventato, intende rivolgere la propria vicinanza ai poliziotti per il coraggio e le capacità dimostrate dai Baschi Azzurri di Torino”.

Arrestati due fratelli: spacciavano droga tra i giovani

Due fratelli di 33 e 42 anni sono stati arrestati a Nichelino con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso. Sono ai domiciliari per aver fornito droga ai giovani del posto. I carabinieri hanno documentato numerose cessioni di droga nei pressi di un chiosco della zona e nel corso di una perquisizione domiciliare, i carabinieri hanno trovato nove panetti di hashish.

Libri e autori nella magia del foliage

Proseguono gli incontri e gli eventi della sesta edizione di “Bellezza tra le righe”, la rassegna che anima le dimore storiche della Regione

Domenica 9 novembre

Piossasco / San Secondo di Pinerolo / Racconigi

Sono ben cinque gli appuntamenti programmati per la prossima domenica 9 novembre, nell’ambito della sesta edizione (nata con il patrocinio di “Adsi – Associazione dimore storiche italiane”) della Rassegna “Bellezza tra le righe”, che, nella magia unica del “foliage” autunnale, invitano alla riscoperta del  piacere della lettura nel contesto singolare di “Casa Lajolo” a Piossasco, del “Castello di Miradolo”, a San Secondo di Pinerolo e della “Tenuta Berroni”, a Racconigi.

Alla settecentesca “Casa Lajolo”, in via San Vito 23 a Piossascoalle 15,  è previsto l’incontro con Franco Faggiani. Lo scrittore romano presenterà “Basta un filo di vento” (Fazi Editore), l’ultimo suo romanzo: una storia di amore, amicizia e solidarietà che narra l’attaccamento alla terra da parte di una comunità capace di creare legami solidi e duraturi che possono salvare e proteggere. In dialogo con lui, ci sarà Sante Altizio, presidente dell’ “APS BookPostino”.

Faggiani ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie e romanzi ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Esplorazioni che gli hanno fatto vincere, fra i tanti, il “Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2023”, il “Premio Gambrinus Mazzotti 2023” e il “Premio Selezione Bancarella 2024”. I suoi romanzi sono stati tradotti con successo in Olanda, Ucraina, Bulgaria e Francia dove, con “L’inventaire des nuages”, ha vinto il “Grand Prix du Salon International du Livre de Montagne de Passy 2024”.

San Secondo di Pinerolo, in via Cardonata 2, al “Castello di Miradolo” (appartenuto fino al 1950 al Casato dei “Conti Cacherano di Bricherasio” che vantò il titolo di “vicerè dei Savoia” e dal 2008 sede della “Fondazione Cosso”), alle 10,30, si inizia invece la giornata con un’attività pensata per i più piccoli (0-6 anni): si intitola “Piccole storie all’ombra delle foglie” ed è a cura della stessa “Fondazione Cosso”“Cosa c’è di più bello – dicono gli organizzatori – che ascoltare una storia stando seduti sull’erba, con il cielo sopra la testa e gli alberi tutto intorno? Tra coperte e foglie, si darà voce a libri illustrati, filastrocche e piccole-grandi avventure”.

Quindi, alle 11, l’incontro con Marcello Petitta, fisico e climatologo, ricercatore all’“Università di Tor Vergata” a Roma dove lavora sulle questioni energetiche e climatiche. Petitta presenta “La tempesta perfetta e altre storie sul clima”. Al centro della presentazione e del volume, l’obiettivo di scoprire come funzionano il clima e i maggiori eventi climatici e, di conseguenza, tentare di comprendere i cambiamenti in corso e le loro conseguenze.

“Petitta, anche a Miradolo – si spiega – si pone una sfida: rendere comprensibile il clima, anche là dove sembra più difficile parlarne. Perché capire il clima significa anche capire le leggi che lo governano: per questo, usa un linguaggio il più possibile semplice e metafore esemplificative”.

Alle 12,30, si terrà il cosiddetto “pranzo letterario” nel restaurato “Atelier” della Contessa Sofia.

Domenica 9 novembre, infine, nella settecentesca “Tenuta Berroni” (proprietà oggi della contessa Castelbarco Visconti) di Racconigi (Cuneo), da quest’anno nel circuito di “Bellezza tra le righe”, alle 15,30, è previsto l’incontro con la scrittrice e “dottore forestale” Cristina Converso (nata a Torino ma oggi residente in Val di Susa) che, intervistata dal giornalista Fabio Marzano, co-fondatore del “Festival del Verde” di Torino, presenterà “A radici nude”.

Tre storie, tre vite che si intrecciano nel volume come radici che mostrano la loro bellezza e fragilità, la loro tenacia e il legame fortissimo con la terra e le presenze che la abitano: Converso, nel suo, libro accompagna nel cuore della Val di Susa, dove un contesto naturale unico come l’“Orrido di Chianocco” (canyon naturale con paesaggi mozzafiato e una ricca diversità di flora e fauna, la cui conservazione è fondamentale per preservare la biodiversità per le future generazioni) rischia “di essere minacciato – scrive – dalla sete di potere e dall’ambizione, da un presunto progresso, mentre segreti sepolti, parole taciute e antichi incanti ancora sussistono, in una danza silenziosa e potente che si rinnova generazione dopo generazione”.

Per maggiori infowww.bellezzatralerighe.it

G.m.

Nelle foto: Franco Faggiani; Letture bimbi all’ombra delle foglie”; Marcello Petitta

“Ma cos’era mai questo Toro?”

Sabrina Gonzatto e la passione granata a vent’anni dall’uscita del suo libro

Sabrina Gonzatto, torinese, scrittrice “per caso”, riservata ma luminosa, laureata in lingue, esperta di comunicazione e appassionata granata, ha vissuto per un periodo in Francia dove ha approfondito i suoi studi di marketing. Amante della pittura ha organizzato mostre d’arte arricchendo il suo patrimonio professionale; un giorno risponde ad un annuncio di lavoro pubblicato su La Stampa, come si faceva qualche anno fa, e viene assunta dopo una lunga selezione, in quella che oggi si chiama Università ECampus. La prima sede dell’azienda, a Corso Vittorio Emanuele 77, è stata l’ex quartier generale del Torino scelta dal presidente Orfeo Pianelli, coincidenza suggestiva? “Era scritto che dovessi vivere in quella sede, era il destino”.

Il Toro è una passione di famiglia?

Si, dopo essere andati a visitare la nostra prima sede aziendale sono tornata a casa e i miei genitori mi hanno detto subito che quella era la ex sede granata. Dopo qualche tempo, senza avere l’intenzione di scrivere un libro, ho cominciato a buttare giù delle pagine sul Toro supportata da mio padre con cui avevo un rapporto speciale; da piccola lo accompagnavo allo stadio, un luogo che mi attraeva per l’atmosfera e per tutte quelle persone appassionate, lui tifava molto e a volte tornava a casa senza voce. Dopo qualche tempo questi scritti hanno preso forma, li ho mostrati a mio marito Giulio Graglia che, a mia insaputa e con mia grande sorpresa, ne ha creato un progetto teatrale.

È così che è diventata una scrittrice?

Esatto, al libro “Ma cos’ era mai questo Toro?” uscito la prima volta nel 2005, ne sono seguiti altri come la biografia “Orfeo Pianelli – Il presidente del Toro campione” dedicato alla figlia Cristina. Il fatto di essere entrata nella comunità granata e non essere più unicamente una tifosa, mi ha incoraggiato ad occuparmi maggiormente della mia squadra di calcio; posso dire di essere la capostipite, nel periodo contemporaneo, ad aver dedicato diversi libri al Toro, questo primato mi rende molto orgogliosa, ma allo stesso tempo riconosco di non essere sola in questa importante attività “sentimentale”.

Il libro e lo spettacolo teatrale raccontano di Marco, del suo diario e del suo amore granata?

Sì. Marco torna a casa dei suoi genitori e trova il suo diario di quando era adolescente, ma anche figurine Panini e tra le foto una di sua figlia da piccola. Con questa immagine di Carlotta inizia un dialogo/monologo immaginario fatto di confidenze, di ricordi e della sua passione granata. Il titolo “Ma cos’era mai questo Toro?” è la considerazione della figlia Carlotta al parlare con grande enfasi e slancio del Toro del suo papà. Nel libro racconto anche della tragedia di Superga, dello scudetto del 1975/76, mi fermo calcisticamente agli anni ’90.

L’ho dedicato a tutti i papà, ma soprattutto al mio che mi ha insegnato l’amore per il Grande Torino.

Maria La Barbera

La solitudine delle donne

Sole, ma non per scelta, e fra mille difficoltà. Palazzo Lascaris ha ospitato  il convegno “La solitudine delle donne”, organizzato dalla Consulta femminile regionale, per approfondire e portare alla luce la solitudine femminile nelle sue diverse sfaccettature, psicologiche, sociali, professionali.

“Questo convegno affronta un tema spesso taciuto, ma che ha invece bisogno di attenzione da parte della società civile e delle istituzioni”, ha dichiarato la consigliera segretaria Valentina Cera. “Sempre più sono i casi di donne anziane sole che hanno bisogno di trovare nella società una rete di supporto e vicinanza. Come sempre di più sono i casi di ragazze che si auto isolano dalla società, affrontando periodi di estrema difficoltà psicologica. Bisogna fare di più in termini di servizi per la salute mentale delle giovani generazioni. Si tratta quindi di un convegno importante, che deve portare i decisori politici a riflettere e approfondire la tematica della solitudine. Ringrazio la Consulta per impegnarsi a essere stimolo culturale rivolto alla cura delle fragilità delle donne. Un importante lavoro che, come consigliera regionale dell’Ufficio di presidenza, delegata alla Consulta, condivido e ho voluto fare mio”.

“L’iniziativa di oggi è una lente che attraversa tutta la vita di una donna: tutte le età, tutte le condizioni, dall’adolescenza al lavoro, dalla malattia alla famiglia”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco, che pur non riuscendo a presenziare ha voluto condividere la sua riflessione. “E l’attenzione si focalizza sui segmenti più fragili e più invisibili: le bambine e le adolescenti, le imprenditrici e le libere professioniste, le donne che combattono malattie non riconosciute, le anziane sole, le caregiver che reggono pezzi di welfare informale. L’istituzione che rappresento deve essere – e sarà – alleata nel portare luce dentro le ombre che in questi tempi si stanno annidando. Perché riconoscere la solitudine significa assumere una responsabilità: quella di costruire reti, servizi, strumenti che rendano la società più vicina, più presente, più capace di prevenire e proteggere”.

La solitudine è una condizione piacevole solo se viene scelta, diventa invece una ferita profonda quando è imposta o subita”, ha affermato la presidente della Consulta femminile regionale Fulvia Pedani. “Con questo incontro, che ha coinvolto esperti provenienti dal mondo accademico, sanitario ed economico, abbiamo voluto porre l’attenzione su un tema tanto complesso e attuale che colpisce tutte le fasce d’età, per promuovere una più consapevole presa di coscienza collettiva. Dalla pandemia di Covid-19 in poi, solitudine e isolamento si sono acuiti accompagnando le giornate di molte persone, segnando considerevolmente la loro quotidianità.  Nelle donne, in particolare, questa condizione assume sfumature ancora più complesse: dal disagio emotivo al peso della gestione familiare, fino alla responsabilità sempre maggiore nei contesti professionali e imprenditoriali. Raccontare questa realtà significa riconoscerne il valore e la sofferenza. Creare una maggiore consapevolezza su questo problema sommerso può rappresentare un punto di partenza per costruire insieme quel cambiamento e impegno condiviso per tessere relazioni, reti di sostegno e risposte più eque e umane.”

Riccardo Torta, oncologo e psiconcologo dell’Università di Torino, ha approfondito gli aspetti clinici e gestionali della solitudine, mentre Maria Ludovica Franchini dell’Osservatorio Violenza e Suicidio Piemonte ha messo in evidenza le criticità riguardanti bambini e adolescenti, tra disturbi alimentari e rischio di suicidio. Il carico di responsabilità che devono affrontare le donne imprenditrici e le libere professioniste è stato analizzato da Silvia Ramasso e Serena Bonfanti, di Giunta Apid, Imprenditorialità Donna e sullo stesso tema Alessandra Colombelli del Politecnico di Torino ha fornito alcuni dati relativi all’indagine svolta dal progetto “La solitudine dell’imprenditrice”. Le difficoltà emergenti dell’era del post-Covid per la donna lavoratrice, fra smart working e burn out sono state esaminate da Valentina Ieraci dell’Ordine degli psicologi di Torino, mentre la sociologa Valentina Di Liberto, ha illustrato il fenomeno in preoccupante crescita del ritiro sociale e della sindrome Hikikomori fra le giovanissime. Il disagio psicologico e relazionale è stato al centro della relazione della scrittrice Tea RannoAlessandro Bonansea, direttore della Struttura complessa di psicologia sovrazonale Aslto3, Aslto4, Aou San Luigi ha sottolineato il peso della solitudine nella gestione famigliare e Claudia Tavernari, economista Forensic and Fraud Investigation, ha evidenziato i costi sociali della solitudine.

Riconoscere il ruolo dei caregiver quale vero e proprio lavoro, retribuito, è stata infine la proposta lanciata dalla presidente Pedani al consigliere regionale Silvio Magliano, intervenuto per sottolineare l’impegno del Consiglio regionale in diversi ambiti dove agisce la solitudine. Magliano ha ricordato quattro leggi di cui è stato promotore, ovvero quella per la prevenzione e cura dei disturbi alimentari e quella per il riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante, approvate nella scorsa legislatura. Il consigliere ha poi ricordato nell’attuale legislatura la legge per il contrasto delle truffe affettive online e la norma che istitutiva della Giornata regionale dell’ascolto e dell’osservatorio regionale per la prevenzione e il contrasto di solitudine e abbandono.

Se a sinistra vince il radicalismo

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

L’esito del voto di New York da un lato ma, soprattutto, le quasi grottesche reazioni della sinistra
italiana dall’altro, hanno riproposto all’attenzione del dibattito politico il capitolo del radicalismo. O
meglio, della trasformazione della sinistra italiana da forza riformista, democratica e di governo a
cartello elettorale che esalta la vocazione infantile e primigenia della stessa sinistra. E cioè, il
massimalismo, il radicalismo, l’estremismo e, purtroppo, anche il populismo. E proprio il
commento al voto americano lo ha, e nuovamente e persino plasticamente, confermato.
Ora, però, c’è un aspetto che non può e non deve più essere sottaciuto. E cioè, ormai l’impianto e
il progetto politico, culturale e programmatico del cosiddetto “campo largo”, o larghissimo che
sia, ha una chiara, netta ed inequivoca impronta radicale. Che alcuni definiscono anche
estremista ma, comunque sia, fortemente ideologizzata. Come sia possibile, garantendo e
perseguendo questa imposizione, renderla compatibile con una altrettanto credibile cultura di
governo è francamente ed oggettivamente impossibile. E questo per una ragione persin troppo
semplice da spiegare. Ovvero, non è attraverso la deriva estremista e massimalista che si può
governare un paese come l’Italia. A cominciare dal versante più delicato, se non addirittura
decisivo, che è rappresentato dalla politica estera con precisi ed ineludibili vincoli internazionali
ed europei. E quindi, dalla politica estera alle politiche legate alla crescita e allo sviluppo per non
parlare del tema, altrettanto decisivo in questa delicata congiuntura nazionale ed internazionale,
della sicurezza a garanzia e a tutela di tutti i cittadini. Ma l’approccio estremista, massimalista e
radicale, oltre ad essere incompatibile – lo ripeto – con qualsiasi cultura di governo, è altrettanto
nefasto per la stessa conservazione della qualità della nostra democrazia. E questo perchè la
radicalizzazione del conflitto politico, la polarizzazione del confronto ideologico, la voglia di
delegittimare moralmente e di criminalizzare politicamente il nemico, sono gli ingredienti
fondamentali della deriva politica nel nostro paese. E se c’è qualche partito – la Lega nella
coalizione di centro destra o i 5 stelle nell’alleanza di sinistra – o addirittura una intera coalizione
come il ‘campo largo’ guidato da Schelin, Conte, Landini , Fratoianni/Bonelli/Salis con l’appoggio
incondizionato e per nulla secondario di realtà importanti come l’ANM e le testate giornalistiche e
televisive che assecondano quel progetto politico, è del tutto naturale che l’imbarbarimento del
conflitto politico è destinato a fare un salto di qualità. Come, del resto, sta puntualmente
capitando nel nostro paese.
Ecco perchè, e partendo proprio dal commento al recente voto amministrativo americano, l’unica
cultura politica, l’unico progetto politico e, soprattutto, l’unico metodo politico capace di mettere
in discussione quell’impianto radicale e massimalista è, oggi, la cosiddetta “politica di centro”.
Chi, oggi, nel nostro paese persegue quella strada – penso alla cultura e alla prassi del
cattolicesimo politico italiano, ma non solo, da un lato e ai partiti che perseguono concretamente
quel progetto dall’altro, a cominciare da Azione di Calenda – non può non essere sostenuto ed
incoraggiato. Per il bene e per la qualità della nostra democrazia e non solo per il futuro e la
prospettiva di quelle culture o di quei partiti.

Torino porta la sua innovazione a Barcellona. Visioni e strategie che trasformano le metropoli

C’è un filo che unisce le città che stanno immaginando il proprio domani: idee, visioni e strategie che trasformano metropoli in luoghi più vivibili, resilienti e sostenibili, e che si sono intrecciate in questi giorni a Barcellona all’interno di due eventi unici per chi progetta, studia o investe nel futuro urbano: lo Smart City Expo World Congress e il Tomorrow.Mobility World Congress.

Torino è arrivata in Catalogna con una storia da raccontare: quella di Capitale Europea dell’Innovazione 2024-2025, città laboratorio dove sperimentazione tecnologica, inclusione sociale e cooperazione internazionale si incontrano ogni giorno.

“A Barcellona non abbiamo portato solo i nostri progetti, ma la nostra idea di futuro,” sottolinea l’assessora all’Innovazione, Mobilità e Transizione Digitale Chiara Foglietta, a capo della delegazione. “Un futuro che mette le persone al centro, dove innovazione significa fiducia, collaborazione e trasformare la tecnologia in bene comune.”

Nei tre giorni di appuntamenti Torino ha illustrato concretamente come questa visione prende forma e ha attivato relazioni strategiche con reti e Città su scala globale.

Alla Coalition of Global City CIOs, organizzato da Bloomberg Torino ha condiviso le proprie sfide locali e ha mostrato come progettualità quali Torino City Lab, con la Casa delle Tecnologie Emergenti e il nuovo Living Lab ToMove siano piattaforme per, al contempo, sperimentare soluzioni urbane concrete – dall’intelligenza artificiale nella gestione pubblica a nuovi servizi di mobilità – e contribuire alla creazione di ecosistemi imprenditoriali inclusivi. Il modello torinese, già punto di riferimento europeo, ha ispirato ad esempio la stessa Città di Barcellona a introdurre regolamenti per favorire la collaborazione pubblico–privato e la creazione di sandbox urbane per la sperimentazione in campo.

Nei workshop tematici, le città europee e asiatiche hanno condiviso approcci diversi, ma un messaggio è emerso chiaro: l’innovazione funziona solo se accompagnata da fiducia, dati di qualità e competenze interne, e se entra nella cultura organizzativa dei servizi pubblici.

Al Tomorrow.Mobility World Congress, Torino ha presentato fra l’altro “AutoMove” il servizio collettivo a chiamata integrato con il trasporto pubblico e la rete digitale urbana recentemente lanciato. La sperimentazione dimostra come guida autonoma e mobilità condivisa possano rendere la città più accessibile, inclusiva e sostenibile, invitando i cittadini a cambiare i propri comportamenti.

Il riconoscimento di “Top MaaS City” ha poi premiato la strategia cittadina che ha messo al centro la collaborazione tra cittadini, imprese e istituzioni per costruire soluzioni concrete che rendano la mobilità più verde e intelligente.

Al Smart City Expo, Torino ha ribadito nella partecipazione a diversi panel e incontri strategici il suo ruolo di laboratorio europeo: con progetti come ToMove e 5G4LIVES ha mostrano come sperimentazione, innovazione etica e dati aperti possano trasformarsi in servizi concreti per la comunità. L’uso responsabile dell’intelligenza artificiale, la co-progettazione con i cittadini e -oggi con il nuovo “Torino Talent Gateway – la valorizzazione dei talenti fanno di Torino un punto di riferimento europeo per politiche urbane orientate a obiettivi concreti e di impatto sociale.

Il percorso torinese culminerà ora al Cities Innovate Summit in programma ai primi di dicembre alle OGR, dove città, istituzioni, imprese e centri di ricerca si incontreranno per costruire insieme nuovi modelli di competitività urbana e innovazione mission-driven.

Il messaggio che arriva da Barcellona è chiaro: innovazione urbana non significa solo tecnologia, ma cultura, collaborazione e fiducia. Torino, con il suo approccio strategico che mette al centro le persone, dimostra che una città può diventare più connessa, sostenibile e attrattiva, trasformando l’innovazione in leva concreta di crescita e impatto positivo per la comunità.

TORINO CLICK

Coldiretti Torino alle ATP Finals 

Coldiretti Torino è presente alle ATP Finals nel calendario degli eventi collaterali organizzati a Casa Gusto dalla Camera di Commercio. La scelta è comunicare al pubblico delle ATP le filiere corte del cibo promosse dalle donne coltivatrici e promuovere l’olio canavesano, un prodotto ancora poco conosciuto, frutto del cambiamento climatico.

Il primo appuntamento è previsto per lunedì 10 novembre, dalle 16 alle 17 con l’olio canavesano. Sarà possibile degustare gli oli di frangitura 2025 dell’azienda agricola La Turna di Settimo Vittone, all’imbocco della Valle d’Aosta, dell’azienda agricola Buemi di Piverone, sulla Serra d’Ivrea, e un olio degli appassionati di Vialfrè, sulla collina morenica canavesana. Le degustazioni saranno guidate da EVO School Fondazione per la diffusione della conoscenza dell’olio italiano. All’evento saranno presenti anche Valentino Veglio presidente di ASSPO, associazione dei produttori oleari piemontesi, e Stefano Roletti, esperto naturalista della Collina morenica. Gli oli si assaggeranno anche di fette di pane di Panacea panificato da filiera di grano di Stupinigi.

Il secondo appuntamento è con le Donne Coldiretti, mercoledì 12 novembre dalle 11.30 alle 12.30. Qui saranno illustrate le filiere corte del cibo promosse da Coldiretti. Saranno presenti tre donne che porteranno testimonianze di filiere corte: Tiziana Merlo, titolare a Rivarolo dell’agrimacelleria Azienda agricola sorelle Merlo con vendita diretta in azienda di carne da razza Piemontese; Marta Bianco che a Vauda Canavese (e al Pian della Mussa in estate) alleva mucche da latte trasformando il latte in formaggi della tradizione canavesana e delle valli di Lanzo, tra cui la Tuma Mola, formaggio da spalmare dal tipico gusto acidulo che avremo il piacere di assaggiare accanto alla carne cruda delle sorelle Merlo. Marta vende direttamente con la madre i propri formaggi ai mercati di Campagna Amica

A completare il quadro delle filiere corte ci sarà l’esperienza di Panacea, cooperativa sociale, che ha scelto di dedicarsi alla panificazione di alta qualità con l’inserimento di persone fragili. Panacea presenterà il nuovo pane prodotto da farina della filiera del grano di Stupinigi.

«Il grande evento sportivo mondiale delle ATP Finals – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – è un’occasione importante per fare conoscere il mondo agricolo torinese con le sue produzioni alta qualità adatte al consumo degli sportivi e di chi pratica uno stile di vita attivo. In particolare presentiamo gli oli del Canavese che piano piano, da fenomeno da hobbisti stanno diventando produzioni quasi identitarie per un territorio pedemontano che non è risparmiato dal cambiamento climatico. Inoltre, ci pare importante parlare proprio qui delle filiere corte che garantiscono all’agricoltore una giusta remunerazione e al consumatore un prodotto salubre e fresco».

Con la presenza agli eventi collaterali delle ATP inizia anche il conto alla rovescia per l’apertura del nuovo mercato coperto torinese di Campagna Amica. «Proprio il nuovo mercato coperto sarà anche un luogo di cultura del cibo dove verranno esaltati i prodotti del territorio e le filiere corte».

Gli appuntamenti sono in programma nei locali ribattezzati Casa Gusto degli Archivi di Stato in piazzetta Mollino (accanto al Teatro Regio) dove la Camera di Commercio ha allestito spazi a disposizione dei giornalisti e del pubblico delle ATP per conoscere le eccellenze agroalimentari del territorio torinese.

Forze armate o disarmate?

L’approssimarsi del 4 novembre, Giornata delle Forze armate, nonché Anniversario della vittoria della Prima Guerra Mondiale riporta in discussione l’opportunità di avere forze armate, di celebrare una guerra, soprattutto in un periodo che di conflitti nel mondo ne vede troppi.

E’ palese che tali discussioni siano cominciate nel momento in cui è stata sospesa la leva obbligatoria e la scuola, in generale, ha smesso di insegnare educazione civica, le ore dedicate alla formazione sono state sostituite da quelle dedicate a come cambiare genere ed in quale toilette recarsi a seconda se si percepisca una disforìa di genere o no.

Va innanzitutto ricordato che anche i Carabinieri, per effetto della legge delega n. 78, dal 31 marzo 2000 sono la quarta forza armata dello Stato; ciò significa che se subiamo un’aggressione, o entrano i ladri in casa o subiamo un qualsiasi altro reato, ed odiamo le Forze armate dobbiamo essere coerenti e chiedere al 112 che ci venga inviata la Polizia di Stato oppure non chiediamo aiuto così si rafforza in noi la convinzione di essere coerenti e che le Forze Armate siano inutili.

Ottaviano Augusto, che di guerre se ne intendeva, già venti secoli fa disse “Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace, prepara la guerra), ad indicare come uno Stato militarmente potente ha sicuramente meno probabilità di essere aggredito.

Ma pensiamo al presente: quante volte i nostri militari intervengono e sono intervenuti in zone calde, come contingente di pace? Proprio perché contingente di pace (il primo fu in Libano, nel 1982 e nel 1983, al comando del Gen. Angioni) non aveva come obiettivo combattere ma la dotazione di armi era un deterrente per le popolazioni in conflitto).

E quante volte, dagli Alpini al Genio passando per le altre specialità, sono intervenuti a seguito di sismi (inteso come plurale di sisma, non come ex servizio segreto) per aiutare la popolazione, fornire supporto per il rinvenimento di ferito e cadaveri o per somministrare cibo, acqua e medicinali? A partire dall’alluvione di Firenze nel 1966, arrivando al terremoto del Belice nel 1968, ai terremoti di Friuli (1976) e Irpinia (1980) proseguendo con tutti gli altri eventi, le forze armate hanno fornito mezzi e personale altamente addestrato salvando vite e venendo in soccorso alle popolazioni coinvolte.

Nessuno di noi può ricordare il terremoto di Messina nel 1908 dove, a seguito dello sciacallaggio posto in essere da molte persone ed essendo morti molti appartenenti alle nostre forze dell’ordine, furono i marinai russi ad intervenire per bloccare il fenomeno, restituendo ove possibile i beni ai legittimi proprietari.

Se una mamma, come spesso sento dire, incute ai figli piccoli la paura delle divise dicendo “se non stai bravo dico al carabinieri di portarti via” (o scemenze analoghe) non dobbiamo poi stupirci che quel bambino, da adulto, odi le divise o creda di dover necessariamente reagire a qualsiasi richiesta proveniente da un individuo in divisa.

Collaboro spesso con Carabinieri, altre forze armate, Corpo militare della CRI e non li ho mai percepiti come aggressori, eredi di nefandezze del passato o, comunque, enti e persone da escludere dalla vita di un Paese.

La storia insegna e serve da monito per le generazioni future soltanto se viene studiata, compresa, contestualizzata; solo così può aiutare a comprendere gli errori del passato ed evitare che si ripetano.

Salta agli occhi come, chi oggi inveisce contro le divise sia il primo a lamentarsi che quando ne hai bisogno non ci sono mai, a criticare le spese militari senza considerare che appartenendo ad un Ente sovranazionale (NATO) abbiamo, ipso facto, obblighi di armamento e di intervento dai quali non possiamo esimerci per un patto sinallagmatico (io aiuto te, tu aiuti me).

Certo è che se il tempo dedicato a criticare, blaterare e denigrare le forze armate ed i loro appartenenti venisse utilizzato per affiancarle, magari come volontari, forse (e sottolineo forse) se ne potrebbe ridurre il numero.

Sergio Motta