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Torna la TransBorgaro, 43ª edizione

Sabato 22 e domenica 23 novembre sulla pista di via Stati Uniti, nell’area ex Torinello, è in programma la 43ª edizione della TransBorgaro, manifestazione organizzata dall’asd Borgaro Motocross in collaborazione con MC Happy Motor e patrocinata dalla Città metropolitana di Torino. Protagoniste dell’evento saranno alcune vere e proprie leggende della storia del motocross. Tra le novità principali dell’edizione 2025 il debutto della categoria “Millennials” per i piloti nati dal 2000 in poi, che si aggiunge alle quattro già presenti – 70, 80, 90 e 2000 – e che si disputerà nella giornata di sabato 22 a partire dalle 11, con due batterie di qualificazione e le finali a partire dalle 14.

Oltre a poter assistere all’inedita competizione tra i più giovani, sarà possibile incontrare i piloti invitati nell’occasione, che saranno disponibili per foto ed autografi. Domenica 23 a partire dalle 9 nelle prime due manche di qualificazione saranno oltre 200 i protagonisti al via, tra i quali spiccano gli statunitensi Broc GloverJeff Stanton e Doug Dubach, il belga Marc Velkeneers, l’inglese James Dobb, il sudafricano Neville Bradshaw, il russo con passaporto tedesco Sergey Garin, l’italo-belga David Philippaerts, gli italiani Alex PuzarChicco ChiodiFabrizio DiniPietro MiccheliPaolo Caramellino e Davide Guarneri.

La leggenda della TransBorgaro è iniziata nel 1976, con l’edizione inaugurale che vide tra i protagonisti due icone del movimento tricolore come Giuseppe Cavallero, capace di assicurarsi il successo finale in sella alla Villa, davanti all’indimenticabile Emilio Ostorero. Da quel momento si è stretto un forte legame tra la città di Borgaro e il mondo del motocross. Una lunga lista di fuoriclasse ha poi segnato il proprio nome nell’albo d’oro: Pietro Miccheli, Maurizio DolceSergio FrancoPaolo CaramellinoMax Gazzarata e Giuseppe Gaspardone. Quest’ultimo è stato il recordman di successi alla TransBorgaro sino all’anno scorso, quando il suo primato è stato superato da Broc Glover, pilota californiano che per ben sette edizioni consecutive ha dominato nella categoria “Anni 70”. La parata di stelle proseguirà nella categoria “Anni 80” con Doug Dubach, vincitore delle ultime due edizioni e pronto a proseguire il suo dominio. A contendergli il successo ci saranno gli azzurri Paolo Caramellino, plurivincitore a Borgaro, Federico Brondi, giunto alla piazza d’onore dodici mesi fa, e Valter Bartolini, che dopo oltre 30 anni torna a prendere parte a questa gara. Domenica 23 novembre si potranno anche ammirare le evoluzioni di Jeff Stanton, vincitore di tre titoli Supercross e National e più volte ospite della TransBorgaro., ma tra i sicuri protagonisti ci saranno anche il belga Marc Velkeneers, in grado nelle edizioni passate di raccogliere sempre risultati di rilievo, come la seconda posizione conquistata nel 2024. Da segnalare anche il debutto dell’olandese Kees Van Der Ven, uno dei migliori interpreti nella lunga epopea della scuola orange..

Tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione sono disponibili alla pagina www.facebook.com/transborgaro

I rimedi della nonna

L’arrivo della stagione fredda ripropone il problema delle malattie da raffreddamento, dell’influenza e dei malanni legati al cambio di stagione, noti soprattutto a chi soffre di gastrite.

Lungi da voler sostenere questa o quella filosofia di cura, appare evidente che ora, chi più chi meno, si abbia la tendenza ad assumere farmaci per il minimo malanno.

La febbre è un segnale normale che l’organismo invia per segnalare la presenza di un’infiammazione, di una reazione allergica, di un’infezione; assumere antipiretici quando sale a 38 °C è un errore perché blocca una reazione naturale. Nel sud Italia per combattere la febbre mettono sulla fronte delle pezze di stoffa bagnate in acqua e aceto e, per non so quale meccanismo, la febbre cala nel giro di pochi minuti.

Un altro errore che molti commettono è l’assunzione di antibiotici senza che ve ne sia reale motivo: se avete contratto l’influenza, che è una patologia virale, gli antibiotici sono perfettamente inutili, perché i virus non sono organismi viventi; non solo, l’organismo, abituato a ricevere antibiotici alla minima occasione, sarà meno reattivo quando contrare una patologia. Anche nel caso di patologie batteriche, l’abuso di antibiotici (i sulfamidici sono stati praticamente dimenticati) ha sviluppato resistenza nei batteri con il risultato che ora è molto più difficile debellarli o, a seguito della modifica intervenuta in alcuni di essi, i tradizionali antibiotici non sono più efficaci.

Tralasciando la differenza di reazione delle donne e degli uomini alla febbre (con 37,5 °C i maschi sono in coma, le donne con 39 vanno a lavorare), sicuramente i due generi hanno reazione diverse alle varie patologie. Un medico, molti anni fa, mi disse che alle pazienti sconsigliava l’assunzione di antibiotici se erano mestruate, perché alterando il microbiota intestinale e gli ormoni potrebbero influire sul ciclo.

Pensiamo spesso che se quell’antibiotico è servito mesi fa quando il medico ce l’ha prescritto, andrà bene anche questa volta: perché perdere tempo a consultare il medico? Non consideriamo che “antibiotici” è una categoria farmacologica, composta da decine di farmaci diversi (penicillina, amoxicillina, claritromicina, eritromicina sono solo alcuni) ognuno con una sua specificità di azione, alcuni a largo spettro di azione, altri più selettivi.

E quanti, dopo una terapia antibiotica, assumono fermenti lattici per ricostituire il microbiota intestinale distrutto dal farmaco? Molti preferiscono, per curare i disturbi intestinali, assumere subito un lassativo o un farmaco a base di loperamide, a seconda se si manifesti stipsi o diarrea.

Quando si parla di Big Pharma per indicare l’insieme di aziende farmaceutiche, si intende un potere enorme, quello di determinare la tendenza della popolazione nei confronti delle patologie: studi recenti stanno rivalutando il colesterolo LDL (quello cattivo) sostenendo che valori di 220 non siano così pericolosi come molti sostengono; il risultato certo è che diminuendo i valori “normali” (ad esempio < 200) avremo molte persone che li superano e saranno, ipso facto, nuovi clienti dei farmaci ipocolesterolemizzanti (ad esempio statine). Il riso rosso fermentato è altrettanto efficace nel diminuire i valori LDL senza gli effetti collaterali delle statine.

E questi esempi potrebbero essere applicati a tanti esami ematochimici: due misurazioni successive della glicemia oltre i valori di norma ti fanno considerare diabetico: a me è successo, forse per aver mangiato molta frutta la sera prima, ma ogni controllo successivo è restato nei valori. Lo stesso dicasi per l’uricemia: valori leggermente fuori norma ad un controllo (la sera prima avevo mangiato oltre 6 etti di trippa) hanno indotto il mio medico a prescrivermi l’allopurinolo, che io non ho ovviamente assunto né acquistato ed i valori sono magicamente rientrati nella norma con un’alimentazione corretta.

Sicuramente l’ignoranza generale dei nostri tempi porta ad affidarsi ciecamente ad alcuni rifiutando i consigli di altri, cercando in rete informazioni (senza saperle cercare correttamente) chiedendo poi al medico se siano corretti i risultati della ricerca.

La sanità attuale, almeno in Italia, ha portato i nostri medici di base ad essere spesso degli amministrativi, perché in molti casi devono inviare il paziente a visita specialistica non potendo loro stessi (per disposizioni amministrative) formulare la diagnosi corretta e prescrivere la terapia idonea.

Se dedicassimo allo studio di queste nozioni basilari di medicina metà delle ore che dedichiamo alla TV spazzatura, molte aziende farmaceutiche dovrebbero in breve tempo riconvertire la produzione.

Sergio Motta

Rivoli si Orienta:  per gli studenti delle scuole superiori

Dopo il successo di sabato 15 novembre, quando il Castello di Rivoli si è trasformato in una vibrante città delle scuole, accogliendo una folla numerosa di studenti e famiglie, prosegue il percorso di “Rivoli si Orienta”, il programma di saloni dedicati all’orientamento scolastico e formativo, promosso dal Comune di Rivoli e dal dipartimento educazione del Castello. Sabato 22 novembre l’attenzione si sposterà sugli studenti e le studentesse delle scuole secondarie di secondo grado, invitati a esplorare molteplici opportunità per il loro futuro. Anche questa seconda giornata trasformerà il Castello in una città degli studi, articolata in cinque aree tematiche: umanistica e artistica, giuridica, scentifica, tecnica e tecnologica, sanitaria, con l’intento di fornire un’occasione unica sul territorio per scoprore come interessi, passioni e competenze possano incrociare le professioni di domani.

“Rivoli si Orienta” non è solo un momento per scegliere un percorso post diploma, ma un’offerta culturale che coniuga l’esperienza museale con la multidisciplinarietà dei percorsi formativi – sottolinea Lidia Zanette – il grande afflusso del precedente appuntamento dimostra quanto sia importante creare occasioni in cui la scuola possa uscire dalla scuola, incontrare famiglie e territorio per incontrare le istituzioni culturali, come il nostro Museo. Questa seconda occasione offrirà alle studentesse e agli studenti delle scuole secondarie l’opportunità di vedere con maggiore chiarezza le prospettive che li attendono e orientarsi con consapevolezza”.

Per tutta la giornata, studenti e famiglie potranno accedere gratuitamente agli spazi museali, partecipare a visite guidate e workshop, incontrare docenti, operatori pronti a offrire tutte le informazioni necessarie. L’evento testimonia un approccio innovativo che vede il Museo non solo come custode dell’arte contemporanea, ma anche come protagonista attivo nel dialogo educativo e la costruzione di dialogo condiviso.

saloniorientamento@comune.rivoli.to.it

Uomo di 41 anni muore dopo essere caduto dal balcone

Un 41enne è morto dopo essere caduto nel pomeriggio a Torino dal secondo piano di un palazzo di via San Secondo. Era su una scala e stava montando una rete di protezione per i piccioni, ha perso l’equilibrio ed è caduto da nove metri, riportando ferite gravissime. Sul posto il 118 e i carabinieri. L’uomo è deceduto poco dopo il ricovero al Cto.

Detenuto suicida in carcere, la denuncia del Sappe

La Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Torino ha vissuto stanotte un’altra drammatica esperienza che evidenzia lo stress operativo e il peso psicologico del lavoro dei Baschi Azzurri. Lo denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Alle ore 01:15 circa, un Agente addetto alla vigilanza della 10^ sezione del Padiglione C, durante il giro di controllo, ha notato un’anomalia nel blindo di una cella. Grazie alla sua prontezza e al suo istinto investigativo, pur trovando lo spioncino bloccato, è riuscito ad aprire parzialmente la cella, scorgendo immediatamente un detenuto, un uomo di quasi 50 anni con diverse detenzioni alle spalle, appeso alla finestra con un cappio di stoffa attorno al collo”, spiega Vicente Santilli, segretario SAPPE per il Piemonte. “È scattato un tempestivo quanto disperato intervento: l’Agente, coadiuvato dal personale di supporto immediatamente giunto sul posto, ha aperto la camera, staccato il cappio e avviato le prime manovre di soccorso in attesa del personale sanitario e del 118. Nonostante la celerità dell’intervento – con i soccorsi sanitari giunti in Istituto alle 02:00 – le operazioni di rianimazione sono state vane e intorno alle 02:30 non si è potuto fare altro che constatare il decesso. Rivolgiamo il nostro più sentito plauso e la vicinanza umana all’Agente e a tutto il personale che, in una manciata di minuti, ha svolto un lavoro eccezionale e disperato, dimostrando umanità, professionalità e freddezza. Purtroppo, nonostante la prontezza e il tentativo eroico, non è stato possibile salvare la vita del detenuto”. Per il SAPPE, “questo dramma riporta alla luce importanti interrogativi riguardo al sistema di assistenza psicologica e sanitaria negli Istituti. La Polizia Penitenziaria si trova a lavorare in condizioni di emergenza seria, dove spesso le carceri sono utilizzate come ospedali psichiatrici improvvisati. In mancanza di personale esperto, molte problematiche individuali vengono sottovalutate e la gestione di tali situazioni ricade sulla Polizia Penitenziaria, che deve essere pronta a svolgere ruoli diversi come quello del vigile del fuoco, della polizia giudiziaria, della pubblica sicurezza, ma anche di primo soccorso, medico, infermiere, psicologo e persino mediatore culturale. Non è responsabilità del Corpo sopperire alle persistenti e gravi carenze della Sanità Penitenziaria, né lo Stato può pensare che i Baschi Azzurri siano sempre in grado di compensare le lacune quotidiane del sistema penitenziario. È fondamentale attuare interventi rapidi e concreti per rafforzare il personale medico e psicologico specializzato, fornire strumenti e protocolli adeguati per prevenire gesti estremi, così come garantire un maggior supporto psicologico agli operatori, spesso chiamati ad affrontare eventi fortemente stressanti. Solo investendo nella prevenzione e nel benessere psicofisico dei detenuti sarà possibile alleggerire il carico, già pesantissimo, sulle spalle degli Agenti di Polizia Penitenziaria”, conclude Santilli. Per Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “le recenti notizie sui suicidi tra i detenuti mettono in luce come persistano gravi problemi sociali e umani all’interno dei penitenziari, lasciando spesso il personale di Polizia Penitenziaria isolato nella gestione di queste emergenze. Il suicidio rappresenta frequentemente la causa principale di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari sono tenuti a garantire la salute e la sicurezza dei detenuti e, da questo punto di vista, l’Italia dispone di normative avanzate per prevenire tali tragici eventi. Tuttavia, il suicidio di un detenuto è fonte di grande stress sia per gli altri detenuti che per gli agenti di Polizia Penitenziaria, che svolgono il loro lavoro ogni giorno con professionalità, impegno e umanità in condizioni difficili. Ecco perché risulta fondamentale adottare programmi di prevenzione del suicidio e organizzare servizi di intervento efficaci, misure necessarie non soltanto per i detenuti ma per tutto l’istituto coinvolto. In Italia la questione della prevenzione viene affrontata con attenzione, ma purtroppo continuano a verificarsi casi di detenuti che decidono di togliersi la vita durante la reclusione”. Pe Capece, “è importante sottolineare che soltanto grazie all’impegno dei poliziotti penitenziari – veri eroi silenziosi a cui va la riconoscenza del SAPPE – il numero delle tragedie in carcere resta limitato. È però evidente la necessità di intervenire tempestivamente per affrontare le criticità che permangono nel sistema penitenziario: il Governo ne è consapevole e si auspica a breve un incontro per definire strategie condivise d’intervento. Perché il suicidio rimane purtroppo una delle principali cause di morte nelle carceri e, sebbene l’Italia abbia leggi avanzate per prevenirlo, restano ancora casi di detenuti che si tolgono la vita in cella”.

Turismo in Piemonte, una crescita costante

Il Piemonte conferma la sua attrattività come destinazione turistica: nei primi nove mesi del 2025 la regione registra un incremento del +5% negli arrivi e del +7% nelle presenze rispetto allo stesso periodo del 2024, con un trend positivo sia per il turismo nazionale, sia per quello estero.

Il turismo italiano cresce del +4% negli arrivi e +8% nelle presenze, mentre i visitatori stranieri segnano un aumento del +6% negli arrivi e del +7% nelle presenzesuperando complessivamente il 55% di pernottamenti stranieri e confermando il Piemonte come meta internazionale di qualità.

Tra i principali mercati esteri si distinguono Germania, Benelux, Francia e Svizzera, con una crescita significativa anche da Regno Unito (+5%) e Stati Uniti (+13% negli arrivi e +20% nelle presenze). In Italia, i turisti provengono principalmente da Lombardia, Lazio, Liguria ed Emilia-Romagna.

In questo quadro le Nitto ATP Finals 2025 confermano Torino come capitale internazionale del tennis e motore di sviluppo per tutto il Piemonte. Dai primi dati nel periodo dell’evento il tasso di saturazione delle strutture ricettive cittadine ha raggiunto il 61,7%, con punte di occupazione dell’81,8% nel week end della finale, momento che ha visto duplicarsi il numero totale dei visitatori a Torino rispetto al pari periodo 2024, mentre la componente turistica ha segnato una crescita del 30%.

L’evento ha attratto spettatori provenienti sia dall’Italia, sia dall’estero, in particolare dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Spagna.

Gli effetti si sono naturalmente estesi a tutta la filiera: ristorazione, trasporti, attività commerciali e servizi culturali hanno registrato importanti benefici, consolidando nel contempo l’immagine internazionale del capoluogo e del territorio regionale.

La visibilità sui media, i riscontri social e la presenza di personalità ed ospiti da tutto il mondo hanno rappresentato un volano promozionale di enorme valore come confermato anche dai dati diffusi da Fitp che ha stimato le ricadute turistiche in 591,1 di euro così suddivisi: impatto diretto 264,9 milioni di euro, indiretto: 226,4 milioni di euro, indotto: 99,8 milioni di euro. Nel 2024 l’impatto economico totale era stato di 503 milioni di euro, quindi, nel 2025 si registra un incremento di 88,1 milioni di euro, pari a un aumento del 17,5% rispetto al 2024.

Guardando al futuro, anche le vacanze natalizie 2025/2026 mostrano segnali positivi: tra il 22 dicembre e il 7 gennaio, la saturazione degli alloggi piemontesi già oggi è stimata al 32,8% quando l’anno scorso a fine novembre era pari al 20,5%.

 

L’esperienza turistica in Piemonte mantiene un elevato livello di soddisfazione, con un indice di gradimento di 86,6/100, superiore alla media nazionale (86,1/100), e il comparto ricettivo registra un giudizio positivo di 84,9/100 contro 84,2/100 a livello italiano, segno di un sistema dell’accoglienza efficiente e apprezzato. Il dato si riflette nell’incremento delle tariffe medie e nelle elevate percentuali di occupazione rilevate durante i grandi eventi.

Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti nel 2025, confermano la crescita costante del turismo in Piemonte e premiano il lavoro svolto per valorizzare la nostra regione a livello nazionale e internazionale – dichiarano Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte e Paolo Bongioanni, assessore al Turismo, Commercio, Agricoltura e Cibo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, della Regione Piemonte -. Il Piemonte conferma il suo fascino unico, tra paesaggi straordinari, eventi di richiamo e un’offerta ricettiva di qualità, attirando sempre più visitatori da Italia e mondo. Continueremo a investire nello sviluppo sostenibile del turismo, promuovendo itinerari outdoor, innovando le strutture ricettive e supportando le imprese, con l’obiettivo di rafforzare la nostra regione come meta di eccellenza e destinazione di riferimento a livello internazionale“.

Questi dati, elaborati dall’Osservatorio Turistico della Regione Piemonte – Visit Piemonte,  dimostrano come il Piemonte si confermi una destinazione strategica, dinamica e sempre più apprezzata, capace di attrarre visitatori di qualità e di rappresentare un motore di sviluppo economico e culturale.

Scuole, enti e famiglie al primo Salone della mobilità scolastica attiva

Promuovere una mobilità casa-scuola più sicura, accessibile e sostenibile significa lavorare sulle abitudini quotidiane degli studenti, sugli spazi pubblici intorno ai plessi e sulla capacità dei territori di costruire strumenti condivisi. È questo il filo conduttore che ha guidato la prima edizione del Salone della mobilità scolastica attiva, ospitato giovedì 20 novembre nella sede della Città metropolitana di Torino. L’iniziativa, organizzata nell’ambito del progetto Interreg Alcotra AMICI, ha riunito scuole, amministrazioni, associazioni e mobility manager impegnati nel migliorare gli spostamenti quotidiani degli studenti nell’area vasta metropolitana e nelle aree transfrontaliere francesi.

Nel suo intervento introduttivo, il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo ha sottolineato la necessità di una visione comune capace di rispondere alla complessità del territorio: «La nostra area vasta è ampia e policentrica, con esigenze molto diverse tra zone densamente abitate e aree interne. Per questo abbiamo bisogno di modelli che funzionino ovunque, basati sulla condivisione delle esperienze già attive. La qualità dell’aria resta una sfida rilevante, e sappiamo che proprio intorno alle scuole si registrano i picchi più elevati nelle fasce di ingresso e uscita. Costruire reti tra enti locali, scuole e associazioni è il modo più efficace per garantire percorsi sicuri e condizioni ambientali migliori ai nostri studenti».

Il programma del Salone, ospitato in due sale parallele, si è articolato con una formula inedita ispirata al Salon de la mobilité scolaire di Bruxelles, e si è rivolto in modo particolare a docenti, genitori, mobility manager scolastici, con un focus sulla mobillità delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

Nella Sala Stemmi si è discusso di piani della mobilità scolastica, patti di collaborazione e piazze scolastiche: un percorso centrato sulle politiche territoriali e sugli strumenti di pianificazione. Sono stati presentati i processi educativi avviati dai Comuni che stanno sperimentando forme di partecipazione attiva tra scuole, famiglie e amministrazioni. Le miniconferenze hanno illustrato i risultati dei Piani partecipati della mobilità scolastica e i progetti che stanno trasformando spazi pubblici, accessi ai plessi e strade scolastiche in luoghi più sicuri e più vissuti dagli studenti.

Nella Sala Comuni il focus si è invece concentrato suille attività didattiche dedicate alla mobilità, su come favorire i percorsi casa scuola favorendo l’autonomia dei ragazzi ma con gli occhi puntati alla sicurezza.

Nel corso della mattinata si sono svolti anche i laboratori rivolti a un gruppo di studenti italiani e francesi coinvolti nel progetto Interreg Alcotra AMICI: giochi interattivi dedicati alla mobilità casa-scuola, attività creative per immaginare “le strade che vogliamo” e un laboratorio di comunicazione per realizzare un breve spot dedicato alla mobilità sostenibile. Le attività hanno dato spazio alla creatività degli studenti e al confronto tra contesti scolastici diversi.

La riflessione educativa è stata ripresa anche dalla consigliera metropolitana all’Istruzione, Caterina Greco, che ha sottolineato il valore strategico della mobilità sostenibile per l’intero territorio metropolitano: «Dobbiamo rafforzare una cultura della mobilità dolce e fornire alle scuole strumenti omogenei, dalle piazze scolastiche alle linee guida, affinché ogni comunità educativa possa contare su percorsi sicuri e accessibili. La qualità dell’aria e la salute degli studenti sono temi che ci riguardano come area vasta e richiedono una responsabilità condivisa».

Alla conclusione delle miniconferenze un “caffè conviviale” ha favorito un ulteriore confronto informale con le associazioni impegnate sul tema: Streets 4 Kids, Torino Respira, Genitori Antismog e FIAB che operano sui percorsi casa-scuola.

Il Salone ha rappresentato così un primo passo verso una rete stabile tra scuole, enti locali e associazioni, con l’obiettivo di diffondere pratiche efficaci e avviare nuovi progetti in grado di incidere in modo concreto sugli spostamenti quotidiani delle studentesse e degli studenti nell’area vasta metropolitana.

Extinction Rebellion: 30 tavoli verdi davanti al grattacielo della Regione

Questa mattina Extinction Rebellion ha scaricato 30 tavoli verdi davanti al grattacielo della Regione Piemonte e aperto uno striscione “COP30: Tavoli Mancati”. I tavoli rovesciati vogliono rappresentare, scrivono in una nota gli attivisti “tutte le occasioni mancate e le promesse infrante di oltre 30 anni di conferenze per il clima”. Nei giorni conclusivi della conferenza sui cambiamenti climatici che si tiene a Belém, il movimento denuncia “gli impegni disattesi da Governo e Regione nel contrasto alla crisi ecoclimatica e l’aperta opposizione del Governo alle politiche climatiche europee e alla COP30″.

Ivrea, controlli al Movicentro: un arresto per droga e otto allontanamenti

Un arresto per detenzione di stupefacenti e un allontanamento di otto persone, trovate di nuovo sul posto e denunciate perché non hanno rispettato il provvedimento: è questo il risultato dei controlli del commissariato di Ivrea e della Polizia di Stato nell’area del Movicentro, ormai conosciuta come una zona spesso segnata da degrado e attività illegali. L’uomo, 37enne, ha provato a scappare dietro le scale del sovrappasso sui binari, ma è stato fermato dagli agenti. Con sé aveva diversi tipi di sostanze e un bilancino di precisione, e altra droga è stata poi trovata nella sua abitazione.

VI.G

Il teatro e il palcoscenico invadono la tragedia di Re Lear

Al Carignano, sino a domenica 30 novembre, per la stagione del TST

Io ho visto cose che voi umani. Come il vecchio Roy Batty. Ovvero i capelli bianchi non sono poi proprio una cosa che meriti pollice verso a tutti i costi. Addirittura? Addirittura. Per cui posso raccontare – e ricordare – di come cinquantatré anni fa Giorgio Strehler introducesse in palcoscenico (da noi all’Alfieri), attraverso una coltre di terra faticosa, in medias res, Tino Carraro a esporre il volere e la vanità di “Re Lear”, “Sappiate, dunque, che noi abbiamo diviso il nostro regno in tre parti”, e che quello andasse diviso alle sue tre figlie e che le prime due, Goneril e Regan, si struggessero in (troppi, falsi) salamelecchi a sbandierare l’amore per il vecchio mentre la più piccola Cordelia si mettesse in un angolo ben consapevole dei suoi autentici sentimenti e del degrado che ne avrebbero avuto dalle parole vuote. In quell’edizione Gabriele Lavia era Edgar, il figlio legittimo e denigrato e buono del conte di Gloucester: oggi, in questa edizione – produzione principe del Teatro di Roma, al Carignano per la stagione dello Stabile torinese sino a domenica 30 novembre – che mantiene la bellissima traduzione di Angelo Dellagiacoma e Luigi Lunari – la poesia della parola, con la bellezza delle voci -, è protagonista e regista (con i suoi ottantatré perfettamente portati), raccogliendo attorno a sé quattordici compagni di un viaggio che è bello e sbalorditivo ascoltare (pur con qualche mancanza nelle compagini più giovanili), giocando – “to play” – e raccogliendo idee e umori e invenzioni intorno ai meccanismi allo stesso tempo della tragedia e del teatro, dopo la vestizione a vista degli attori (sui jeans e sulle magliette indossano lunghi e scuri e sfilacciati mantelli elisabettiani dagli inserti d’oro e ramati, i costumi sono di Andrea Viotti, sotto le luci da gran ricamo di Giuseppe Filipponio), il re che divide un regno e un capocomico che un giorno passerà la palla, le terre da spartire e le retrovie di un palcoscenico – eravamo anche a teatro con i “Giganti della montagna”, le scene sono qui di Alessandro Camera -, una soffusa luce dall’alto, il grande orologio del Tempo sul fondo, le quinte, i bauli e le casse, più avanti le sedie rovesciate, un pianoforte scuro sui cui tasti strimpellerà il fool le sue filastrocche, i vecchi sipari rossi che scendono dai palchi, un minuscolo teatrino per il divertimento e le invenzioni dei bambini che riporta all’infanzia (e che magari può fare il paio con quel trenino di legno che Gianni Santuccio faceva sbuffare nel “Giardino” cecoviano, ancora Strehler, due anni dopo).

Una storia (“una storia di perdite: perdita della ragione, perdita del regno, perdita della fraternità”, cosi Lavia definisce “Re Lear”), in apparenza favolistica ma cruenta, fatta nel sangue e con il sangue, tendente come altre opere shakespeariane alla riaffermazione finale della giustizia su tutto e su tutti – muore Amleto, muore Cordelia, muore Macbeth, muoiono Cleopatra e Antonio – che ha le proprie radici nella mitologia anglosassone e che il Bardo mostrò alla sua regina nel 1605, una vicenda non soltanto specchio della corruzione e della cattiveria e della bramosia di potere che circola per il mondo (ogni parola e ogni frase come rimando all’oggi), non soltanto di vanità ma di affetti traditi, di abdicazione (non ci resterà che “Lear”, un uomo o l’Uomo), di travestimenti e di inganni, di lettere falsificate, di duelli e di inganni, di mariti succubi, di protezioni e di ceppi, di tempeste che si rivestono di simbologie e di sguardi alle stelle, di duchi accecati che nella cecità riacquisteranno saggezza (grande prova di Luca Lazzareschi come Gloucester, sua la vicenda secondaria che poggia sulla principale) e di figli bastardi, di ambizioni e di tradimenti, di giullari che dicono grandi verità attraverso il più semplice dei linguaggi: rappresentazione del buco nero senza uscita in cui l’uomo nostro contemporaneo si sta dibattendo, esasperazione e presa di coscienza dinanzi a un cadavere – quello di Cordelia, del Bene stesso – che altro non è che l’essenza del più tragico pessimismo: “Urlate, urlate, urlate, urlate! Oh, voi siete uomini di pietra: se io avessi le vostre lingue e i vostri occhi, vorrei adoperarli in modo, che la volta del cielo si dovrebbe squarciare. Essa è andata via per sempre. Io lo so quando uno è morto, e quando vive ancora: lei è morta come terra!”

Lavia parla altresì in questo spettacolo, che ha meritato il titolo di migliore dell’anno (Premio “Le Maschere del Teatro Italiano 2025, nel settembre scorso), di essere e di apparire, di realtà e illusione, del “non-essere”, con voce potente, ferma nell’esporre, dove le parole sono grandezza assoluta e i gesti lontani da una brutta “teatralità”, dove passa in eguale bravura dalla rabbia alla disperazione alla pazzia che lo rende così arreso e umano e debole, con quel dare vita a siparietti comici che sprigionano divertimento e ad altrettanti momenti di sincera commozione: coniuga diverse strade e offre al pubblico una serata che rimarrà nella memoria a lungo. Che ne direbbe il suo maestro Strehler che già dalle prove del suo “Lear” si portava a casa quelle intuizioni del trentenne allievo, di quell’Edgar di un tempo, per farne poi tesoro sulla scena? Tra gli interpreti ancora, coinvolti nella piena riuscita dello spettacolo, i due fratelli che verranno in un duello finale alla resa dei conti, il buono e il perfido, Edgar ed Edmund, Giuseppe Benvenga e Ian Gualdani, il Kent fedele di Mauro Mandolini, la fanciullezza spenta della Cordelia di Eleonora Bernazza, le malvagie Goneril e Regan che hanno autentica ferocia spietata con Federica Di Martino e Silvia Siravo, il matto saggio dell’eccellente Andrea Nicolini. Assolutamente da non perdere, e non vi spaventino gli oltre 200 minuti della durata: anzi, da goderseli tutti.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Tommaso Le Pera, alcuni momenti del “Re Lear” interpretato e diretto da Gabriele Lavia.