ilTorinese

Oggi in piazza Vittorio torna Agriflor

Domenica 14 settembre in Piazza Vittorio Veneto a Torino (orario dalle 9.30 alle 19) torna l’appuntamento mensile con Agriflor, il mercatino ad ingresso gratuito di fiori e specialità agricole organizzato da Orticola del Piemonte.

 

Una giornata intera da vivere con i fiori, le piante e le tipicità agricole del territorio in compagnia di circa una ventina tra agricoltori e vivaisti piemontesi che metteranno in mostra le proprie eccellenze.

In quest’ultimo appuntamento estivo di Agriflor debutta la nuova iniziativa RIFLOR, ideata dall’Associazione Orticola del Piemonte con il preciso obiettivo di dare una seconda vita alle piante, riducendo gli sprechi e promuovendo la condivisione del verde all’interno della comunità.

 

Tutti coloro che desiderano disfarsi di una pianta, perché non hanno tempo da dedicarle o spazio dove metterla, oppure semplicemente perché è malata e non sanno come “curarla,” hanno la possibilità di scambiarla o regalarla, affidandola alle cure dei ragazzi e delle ragazze di Orticola del Piemonte presso lo stand dedicato che sarà sempre presente in occasione di ogni edizione di Agriflor e delle altre manifestazioni di Orticola del Piemonte.

 

“Un gesto semplice capace di far scattare un circolo virtuoso all’insegna del riutilizzo, un’iniziativa che con il tempo può dare vita a un vero e proprio “club” di amanti del verde e della Natura che si scambiano le piante, cercano e offrono consigli utili e, soprattutto, contribuiscono in modo significativo a rendere ancora più verde l’ambiente urbano” Dichiara Giustino Ballato, Presidente di Orticola del Piemonte.

 

L’appuntamento di Agriflor anticipa di una settimana quello con Artiflor, il piccolo mercatino delle eccellenze artigiane che si terrà domenica 21 settembre in Piazza Palazzo di Città a Torino.

Le piante e i fiori torneranno invece protagonisti in grande stile dal 10 al 12 ottobre presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi con la nuova attesissima edizione di FLOReal, una delle principali manifestazioni florovivaistiche piemontesi e italiane.

Chieri una città di sport

Festa delle Associazioni Sportive
Domenica 21 settembre 2025 – ore 16.00, Piazza Europa

Nell’ambito della manifestazione «Chieri una città di sport – Festa delle Associazioni Sportive», domenica 21 settembre alle ore 16.00 in Piazza Europa si terrà la presentazione del volume “I grandi sportivi del Piemonte”, organizzata dal Comune di Chieri insieme alle Edizioni del Capricorno.

Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Chieri, Alessandro Sicchiero, l’incontro sarà introdotto dall’assessore allo Sport Flavio Gagliardi e moderato da Silvia Garbarino, giornalista de La Stampa e Segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina. Interverranno l’autore del volume, il giornalista Maurizio Ternavasio, insieme a tre grandi protagonisti dello sport italiano: Rita Guarino, calciatrice e allenatrice con 99 presenze in Nazionale e quattro scudetti conquistati alla guida della Juventus Women, e Giancarlo Dametto e Gianni Lanfranco, pilastri della Klippan Cus Torino campione d’Europa nel 1980 e della Nazionale di volley medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1984.

Nel libro, Maurizio Ternavasio ripercorre la storia dello sport piemontese contemporaneo attraverso i ritratti di cinquanta campioni che hanno portato in alto il nome del Piemonte in Italia, in Europa e nel mondo. Dall’alpinismo al ciclismo, dal nuoto alla scherma, dal calcio al tennis, fino alle discipline più tipiche come il pallone elastico, sono almeno venticinque gli sport in cui gli atleti piemontesi hanno lasciato un segno profondo, dal Novecento fino ai giorni nostri.

Cinquanta storie che raccontano non solo le imprese sportive, ma anche il lato umano dei protagonisti: un mosaico che restituisce più di un secolo di sport, capace di aprire nuove prospettive sulla storia e sulla società del nostro Paese e sul modo in cui sono stati raccontati e celebrati i suoi eroi.

Ultimo giorno: CAMERA meets ICP. Un archivio vivente

Una selezione fra 10mila fotografie, realizzate in 10 anni di storie per immagini, raccolte nella “Project Room” di “CAMERA” a Torino

Dal 4 luglio al 14 settembre

Un Oceano di “scatti fotografici”. Impressionante per quantità e contenuti. Per gli organizzatori “un archivio vivente di immagini e storie su Torino e oltre”.

Parliamo della mostra “CAMERA meets (incontra) ICP. Un archivio vivente”, ospitata da venerdì 4 luglio a domenica 14 settembre, all’alba della decima edizione dell’“Intensive Program in Visual Storytelling”, nella “Project Room” di “CAMERA – Centro Italiana per la Fotografia” di via delle Rosine, a Torino. In rassegna, una ricca selezione del materiale fotografico realizzato nelle scorse edizioni del programma di “alta formazione professionale” nato nel 2016 dalla collaborazione di “CAMERA” con l’“International Center of Photography (ICP)” – scuola fondata da Cornell Capa (fratello del leggendario Robert) nel 1974 e sede degli “Infinity Awards” dal 1985 – che ad oggi conta oltre 10mila fotografie realizzate da 221 studenti arrivati a Torino, ogni anno a luglio, da 34 Paesi del mondo.

Curata da Cristina Araimo (responsabile delle attività educative), Barbara Bergaglio (responsabile archivi) e Giangavino Pazzola (curatore e responsabile dei progetti di ricerca), la mostra, che per tutta l’estate farà da forte richiamo a un pubblico sempre più curioso e attento, presenterà un’accurata selezione tra le migliaia di fotografie prodotte fino ad ora, un vero e proprio archivio visivo della città di Torino, protagonista dei progetti fotografici degli studenti e delle studentesse provenienti, oltre che da diverse zone d’Italia, da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Canada, Ucraina, Filippine e Argentina.

“I partecipanti al programma intensivo – spiegano gli organizzatori – hanno lavorato sulla città osservandola da diverse angolature e attraverso la lente di numerose tematiche, alcune delle quali ricorrenti, come la crisi abitativa connessa alla fragilità sociale, affrontata in diversi progetti tra cui quello dedicato ai servizi di ‘social housing’ e ai ‘bagni pubblici’ di via Agliè; le comunità straniere, come quella somala e cinese, la vita dei giovani di seconda generazione e le esperienze di integrazione nei quartieri di Barriera di Milano, Borgo Dora e Aurora; il tema dell’identità di genere e dei diritti, esplorato in progetti che hanno messo in luce la vita di persone ‘queer’ nell’ambito dell’associazionismo e dello spettacolo dal vivo per arrivare infine al tema centrale delle donne e del lavoro”.

Immagini che raccontano i sostanziali, spesso infelici cambiamenti, realizzati e subiti nell’ultimo decennio dal tessuto urbano e umano cittadino e che, in esposizione vengono presentate, in vario modo: attraverso la “visualizzazione grafica” delle dieci edizioni del programma di formazione rappresentata da “dieci cassetti” di un “archivio ideale”, dove i visitatori, attraverso il materiale informativo, possono approfondire i dati relativi alle provenienze degli studenti, ai temi trattati nei loro progetti, ai risultati e alle forme del processo creativo o (è il caso di una selezione di 300 immagini) “come proiezione” o “formato cartolina” a disposizione del pubblico all’interno di un “archivio reale”.

Infine sono esposti 42 scatti firmati da sette giovani fotografi internazionali – Lucia Buricelli (Italia), Nastassia Kantorowicz Torres (Colombia), Gianluca Lanciai (Italia), Ashima Yadava (USA), Deka Mohamed (Italia), Andrés Altamirano (Ecuador), Iva Sidash (Ucraina) – che hanno frequentato sia il programma intensivo di “CAMERA” a Torino sia il “One Year Certificate Program” a New York. Particolarmente toccante lo scatto (2024) di Iva Sidash che ritrae “Stepan”, soldato ucraino di 28 anni seduto nella sua camera da letto in un centro di riabilitazione a Staten Island (New York), mentre ripensa con occhi stanchi al caro prezzo pagato a una guerra scellerata e disumana di cui porterà a vita le gravi, criminali ingiurie. Suggestiva anche la foto scattata nel 2019 dall’americana Ashima Yadava e inserita nel progetto “Bright Star” realizzata a Torino e che narra la bellezza e l’intensità delle relazioni sentimentali tra persone di diverse età, genere e provenienza; così come la fresca briosa immagine realizzata a Torino, al mercato di Porta Palazzo, nel 2016 da Nastassia Kantorowicz Torres, durante la prima edizione del “CAMERA/ICP Intensive Program in Visual Storytelling”.

In rassegna, anche video e contenuti multimediali dedicati alle proposte educative delle due istituzioni.

Gianni Milani

“CAMERA meets ICP”; “CAMERA”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to

Dal 4 luglio al 14 settembre

Orari: lun. mart. merc. ven. sab. dom. 11/19; giov. 11/21

Nelle foto: Allestimento, part. (Ph. Enrico Turinetto); Iva Sidash “Stepan”; Ashima Yadawa “Bright Star”; Nastassia Katorowicz Torres: “Porta Palazzo”

La Palazzina di Caccia di Stupinigi apre gli spazi “segreti” con Passepartout

Dopo la pausa agostana, riprendono gli appuntamenti con le visite guidate e straordinarie alla riscoperta degli spazi segreti normalmente chiusi al pubblico della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Saranno attivati due percorsi che racconteranno la storia della Palazzina nelle sue diverse fasi abitative, e il progetto architettonico alla base della sua costruzione. Passepartout conduce il visitatore dietro le porte segrete agli ambienti nascosti della servitù, ai passaggi e ai corridoi ricchi di fascino e storia, e permette di raggiungere la sommità della cupola juvarriana per camminare sui balconi concavi-convessi che affacciano sul grandioso salone centrale. Guardare da vicino il tetto a barca rovesciata di Juvarra, dalla complessa orditura in legno, e ammirare dall’alto, dopo aver percorso i 50 scalini di una stretta scala a chiocciola, un panorama unico che si estenda a 360⁰ sotto il cervo, simbolo della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Dietro le porte segrete e la visita degli ambienti della servitù, ai passaggi e ai corridoi segreti usati per divincolarsi nel dedalo di stanze e raggiungere con discrezione le sale e gli appartamenti privati. La visita conduce proprio dietro le porte segrete negli spazi nascosti, dove si muoveva la servitù e dove si trova ancora il quadro dei campanelli automatici, che permette di capire da vicino il funzionamento di una residenza come quella di Stupinigi.

“Sotto il cervo” è una visita in verticale: al meraviglioso ambiente ligneo che ospita la cupola del padiglione centrale realizzato da Filippo Juvarra, con una vista mozzafiato sul paesaggio circostante. Dal grandioso salone centrale ovale a doppia altezza si percorrono 50 gradini per raggiungere la balconata ad andamento concavo-convesso, e approdare poi, attraverso una stretta scala a chiocciola di ulteriori 50 scalini, alla sommità della cupola juvarriana, e ammirare il grandioso progetto architettonico di Juvarra che, con perfette geometrie, lungo un asse longitudinale che con lo sguardo porta fino a Torino, realizza un impianto scenografico straordinario per l’epoca.

Data la particolarità del luogo e l’oggetto della visita, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e potranno accedere solo gli adulti e i ragazzi al di sopra dei 12 anni di età. I gruppi non potranno essere superiori alle 10 persone ed è necessario essere in buona salute e in condizioni fisiche tali da permettere di salire alcune rampe di scale. È necessario indossare un abbigliamento comodo, calzature chiuse come scarpe da ginnastica o da trekking leggero, è vietato l’accesso con borse o zaini ingombranti e, a causa degli spazi limitati, non agibile a persone con disabilità. La scala a chiocciola è sconsigliata a chi soffra di claustrofobia e vertigini. È sconsigliata la visita a persone con patologie cardiache.

Info: Palazzina di Caccia di Stupinigi – piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi e Nichelino (TO)

www.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

Elisabetta Osimani e i Pittori di Via Platis: l’arte che unisce generazioni a Chivasso

L’associazione artistica e culturale Pittori di Via Platis, nata nel 1978 grazie a Luigi Rigoletti e Salvatore Pronestì, porta avanti da oltre quarant’anni la passione per la pittura e il disegno, promuovendo ogni forma di espressione artistica.
Tra i membri attivi spicca Elisabetta Osimani, pittrice sensibile e apprezzata, che contribuisce alla vita dell’associazione sia con le sue opere che nella formazione dei nuovi talenti.
L’associazione organizza incontri settimanali presso la sede di Chivasso, aperti a bambini, ragazzi e adulti, offrendo uno spazio creativo dove tutti possono imparare, sperimentare e crescere, seguiti da artisti esperti come Rigoletti e Osimani.
Un luogo dove l’arte diventa condivisione, dialogo e continua scoperta.

Enzo Grassano

Serie A, Juventus-Inter 4-3: emozioni a raffica e vittoria bianconera nel finale

 

All’Allianz Stadium va in scena un vero e proprio spettacolo nell’anticipo della terza giornata di Serie A: Juventus-Inter termina 4-3 al termine di un match ricco di gol e colpi di scena.
L’Inter di Chivu parte forte e risponde al primo vantaggio bianconero di Kelly (14’) con una conclusione precisa di Calhanoglu, protagonista assoluto anche nella ripresa con una doppietta. Ma nel primo tempo è ancora la Juve di Tudor a chiudere avanti grazie al gol di Yildiz al 38’.
Nella seconda metà gara, il match esplode definitivamente: Calhanoglu sigla il 2-2, poi è il turno dello show dei fratelli Thuram. Marcus porta avanti i nerazzurri con un’incornata in area, ma Khephren, con un’azione simile, ristabilisce la parità.
Quando il pareggio sembra scritto, al 91’ arriva la zampata decisiva: il giovane Adzic lascia partire un destro da fuori che sorprende Sommer e fa esplodere lo Stadium. Tre punti d’oro per la Juventus, in una sfida che resterà a lungo nella memoria.

Enzo Grassano

Così giovani e già criminali: 10 arresti e 27 denunce per droga e strappo di collanine

OPERAZIONE DELLA POLIZIA A TORINO

La Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione ad alto impatto finalizzata al contrasto della criminalità giovanile, ha concluso una importante attività sul territorio della provincia di Torino, che ha avuto avvio lo scorso 22 agosto con l’intensificazione di azioni di prevenzione e contrasto che hanno riguardato giovani dediti principalmente, in gruppo o singolarmente, alla commissione di reati in materia di stupefacenti, contro la persona e il patrimonio.

Le attività, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, hanno visto l’impiego degli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Torino, supportati dal personale dei commissariati sezionali e del locale U.P.G.S.P., e hanno interessato i principali luoghi di aggregazione dei giovani, tra i quali si menzionano il giardino “Sambuy”, prospiciente la Stazione Ferroviaria “Porta Nuova”, i giardini di via Montanaro, il Parco Dora e le zone cittadine della c.d. “movida” (via Giulia di Barolo, via Vanchiglia, via Verdi, p.zza Vittorio Veneto).

Nel corso delle operazioni, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati fino alla sentenza di condanna definitiva, sono stati arrestati 10 giovani appena maggiorenni per reati in materia di stupefacenti, contro la persona e il patrimonio (in particolare, furti con strappo di collane d’oro); sono stati denunciati in stato di libertà, per le medesime fattispecie di reato, 27 ragazzi di cui 2 minorenni.

Complessivamente le attività hanno consentito di identificare oltre 320 giovani di cui 73 minorenni, italiani e stranieri, di controllare 6 esercizi commerciali (bar e luoghi di abituale ritrovo di giovani) e 2 sale giochi elevando 6 sanzioni amministrative nell’ambito della somministrazione di bevande e alimenti; sono state altresì sequestrate sostanze psicotrope e somme di denaro per oltre € 4.000,00 nonché elevate 6 sanzioni amministrative.

La redenzione del colpevole: ma c’è uno spazio per la vittima?

Sugli schermi “Elisa”, un film che fa discutere

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Anche il suo precedente (2021) “Ariaferma” parlava di carceri, un chiuso carcere in via di dismissione dove si intrecciavano rapporti tra carcerati e carcerieri. Leonardo Di Costanzo (collaboratori alla sceneggiatura Bruno Oliviero e Valia Santella) con “Elisa”, presentato a Venezia in concorso, s’immerge in un’aria all’apparenza più salutare e fresca, laddove in nuove architetture, quasi grandi alberghi di montagna, trova l’ambientazione per un istituto sperimentale carcerario, in quel di Moncaldo in Svizzera, con ampi spazi per le detenute, lunghi corridoi invasi dal sole, tra fiabesche casette disseminate sulla montagna, solitari e tranquilli tragitti tra l’attività quotidiana e il riposo notturno, meditativi silenzi e piccoli dialoghi con la compagna di stanza, un’eccellenza universitaria in cui il criminologo Alaoui svolge quasi un corso per addentrarsi nella mente e nel passato delle detenute. Concentrandosi su quelli di Elisa – le basi del racconto stanno nel saggio di Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali “Io volevo ucciderla”: vicenda trasposta sullo schermo ma realissima, il nome dell’omicida essendo Stefania e il luogo dei fatti la Brianza -, appunto, amara, stracolma di inquietudini che inquietano, al decimo anno della sua detenzione, gliene rimangono secondo la sentenza altrettanti, rea di quello che lungo le sedute non si dovrà più definire “il fatto”, ma chiamarlo per quello che realmente è, “un omicidio”. Una condanna per l’uccisione e per aver dato alle fiamme il corpo della sorella maggiore, tra sequestri, sotterfugi, inganni, falsi messaggi. Forse senza un un motivo, forse perché sempre e da sempre sottovalutata, rifiutata, messa all’angolo da una famiglia che anche l’ha caricata di troppe responsabilità.

Un percorso, tra criminologo e colpevole, che parte dalla denuncia da parte di lei di non ricordare nulla di quanto commesso: ma un percorso che procede altresì lentamente tra le ammissioni e i ricordi che affiorano in una serie di flashback, disseminati da Di Costanzo qua e là, con intelligente tessitura, in un continuo prendere coscienza, confrontarsi con il passato, guardare al proprio interno, inventarsi un futuro, aprire il proprio squarcio ancora oscuro. Frasi, sguardi, parole che aprono scenari, mentre la macchina da presa di Luca Bigazzi si chiude in primissimi piani che sono allo stesso tempo un rapporto e una lotta, pronti in contrappasso a spalancarsi nell’ampiezza degli ambienti interni, ed esterni in quelle riprese dall’alto a inquadrare le giravolte della strada che dovrebbe condurre alla struttura di ricovero. Il percorso di Elisa è fatto di apprensioni e di dolore, di alti e bassi, di ricadute e di momenti di nuova speranza – ed è una nuova, eccezionale prova di Barbara Ronchi, che si carica sulle spalle gran parte della storia e del film, in un ritratto che non si potrà dimenticare nei Nastri o nei David di fine stagione, un ritratto fatto di gesti e parole sospesi, di attimi che riempiono lo schermo, di occhi che ri-costruiscono una ferocia e un misfatto, che cercano aiuto, che esprimono appieno sentimenti e cacciano via una cecità per lasciare posto a una tentennante consapevolezza.

Panorami, luoghi di sole e luce, un lavoro in prospettiva, un percorso sempre più angusto di rieducazione: per una affermazione di “umanità”, ricordava Ronchi presentando il film al pubblico torinese nella sala del Nazionale, perché “non si ritorni al medioevo, ad un’idea esclusiva di vendetta”, auspicava il regista davanti allo stesso pubblico. D’accordo. Nel convincimento tuttavia che la giustizia debba chiamarsi giustizia. Ma in una sceneggiatura che alimenta a tratti il sospetto del farraginoso e della poca chiarezza, che soprattutto non le concede più spazio per l’affermazione di un’idea che a chi scrive pare sacrosanta, c’è un cameo di Valeria Golino, madre compostamente dolorosa, che non accusa (più) perché “lasciamo stare qui, non ci sono più parole” ma che racconta al criminologo di quel branco feroce di ragazzini che le ha rubato, con una serie di coltellate, un figlio e che adesso forse sono già liberi – una manciata di minuti, esile esile, che pare dire “è vero, ci siete anche voi vittime”, un guardare dalla parte opposta, dalla parte di chi ha perso e continua a perdere giorno dopo giorno, “perché volevo rappresentare il punto di vista delle vittime, proprio perché lo spettatore non lo trascuri.” Una goccia di nessun conto nel mare magnum (necessario) della redenzione. Nel cinema come nella quotidianità. Fatto non comune, di questi ultimi giorni anche, affidato a un giudice che oggi “assolve” dalla accusa di maltrattamenti un uomo che ha sfigurato la mente e lo spirito e il viso di una donna come le immagini dimostrano ad ognuno, all’uomo della strada come all’uomo di legge: e poco deve importare che un procuratore abbia presentato ricorso in Corto d’Appello. Si continua a rimanere sospesi, all’obbligo del perdono, a non guardare a fondo a un dolore che resta il primo e il più angosciante.

Elio Rabbione

Pipe crack a Torino, Montaruli (Fdi): “No grazie”

“STOPPARE IL PROGETTO”

“Stoppare immediatamente il progetto per la distribuzione di pipette che sedicenti residenti di San Salvarlo avrebbero chiesto all’Asl” a dichiararlo è la vicecapogruppo di Fdi alla Camera Augusta Montaruli. “Non è così che risolviamo il problema droga ed anzi proprio la distribuzione di questo strumento può solo attirare e creare ulteriori tossicodipendenti – prosegue Montaruli -. Un’idea che non ci trova d’accordo a cui l’Asl non deve dare seguito esattamente così come abbiamo già chiesto per in altre occasioni. In caso contrario siamo pronti ad andare fino in fondo perché questa follia venga smantellata. Per noi è inaccettabile e da torinesi non vogliamo che sul nostro territorio ci siano iniziative che di fatto incentivano l’uso, non aiutano i tossicodipendenti, non incidono sulla prevenzione e avrebbero ripercussioni gravi sul territorio portando solo disagi. L’ideologia delle pipette non ci appartiene e faremo di tutto perché non trovi terreno nella nostra città”.

Bardonecchia, 20 settembre: cattolici impegnati in politica a convegno

 “Rilanciare l’ economia piemontese per la crescita del lavoro e per ridurre le diseguaglianze”.

Programma definitivo
Ridare un’anima alla politica e il valore aggiunto che i cattolici impegnati in politica debbono dare con più forza e riconoscibilità alla Comunità piemontese per Rilanciare la crescita economica di Torino e del Piemonte, oggi ultima tra le Regioni del Nord per tasso di crescita, per creare nuove occasioni di lavoro e ridurre le diseguaglianze che sono molto cresciute negli ultimi anni di bassa crescita in particolare a Torino .
Con molti riferimenti alla Lettera ai Corinzi , a Paolo VI , alla denuncia delle due Città di Mons. Cesare Nosiglia e all’appello del Cardinale Roberto Repole  affinché i capitali torinesi vengano investiti sul rilancio della economia locale , Mino Giachino , Giorgio Merlo e Mauro Carmagnola hanno promosso il convegno che si terrà a Bardonecchia sabato 20 settembre all’hotel La Betulla.
Il programma definitivo vede nella mattinata un grande confronto tra il Presidente degli industriali Marco Gay , Giorgio Airaudo leader della Cgil e Cristina Maccari della Cisl sulla economia piemontese e sulla crisi del settore auto .
Nel pomeriggio un dibattito politico su come i cattolici possano incidere di più nella vita politica piemontese e italiana uscendo dalla attuale irrilevanza perché come ha detto Pierluigi Castagnetti i cattolici nel PD sono silenziosi e nella maggioranza di governo hanno poca voce. Nel dibattito interverranno Vito Bonsignore, Marco Calgaro, GianPiero Leo, Fabrizio Comba, Mauro Carmagnola, Giorgio Merlo e Mino Giachino.