Requisiti: ISEE non superiore a 21mila euro, residenza a Leini e iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado. Spese ammesse a contributo: abbonamento al trasporto pubblico, materiale scolastico o dotazione tecnologiche
Fino al prossimo 31 dicembre sarà possibile presentare la domanda per il contributo per il diritto allo studio del Comune di Leini per studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado fuori dal comune di Leini.
Per accedere al contributo è necessaria la residenza nel comune di Leini, ISEE in corso di validità del nucleo familiare dello studente richiedente il beneficio, non superiore ad € 21.000.
L’entità del contributo è definita secondo un criterio di progressività in base alle seguenti fasce Isee:
- Da € 0,00 a € 11.000,00: € 250,00
- Da € 11.000,01 a € 16.000,00: € 125,00
- Da € 16.000,01 a € 21.000,00: € 50,00
Il contributo sarà erogato a ristoro di costi sostenuti per:
➢ abbonamenti del trasporto pubblico;
➢ acquisto di materiale didattico, di libri di testo e/o eventuali dotazioni tecnologiche funzionali al diritto allo studio.
I richiedenti in possesso dei requisiti previsti saranno ammessi al contributo fino ad esaurimento dei fondi disponibili a bilancio, in base all’ordine di arrivo delle istanze pervenute.
La presentazione delle istanze da parte dei cittadini dovrà avvenire inviando istanza all’indirizzo di posta dirittoallostudio@comune.leini.to.it, secondo il modello disponibile sul sito istituzionale e corredato da un valido documento di identità.
Nella stesura della graduatoria comunale, in caso di equivalenza del valore Isee tra domande, si terrà conto, in ordine di priorità, dei seguenti criteri:
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- – presenza nel nucleo familiare di un unico genitore e di figli minori;
- – maggior numero di figli minori presenti nel nucleo familiare.

Il momento conclusivo del grande percorso di lettura di “Sostiene Pereira”sarà sabato 20 maggio 2023, alla “XXXV Edizione del Salone del Libro”, con un appuntamento corale aperto a tutte le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto, in cui saranno chiamati a parlare ospiti da sempre legati alle opere di Antonio Tabucchi.
È qualche anno che abito fuori Torino e l’andare in centro non rientra più tra quelle che posso definire “abitudini”. Il lato positivo è che, quando ci vado, apprezzo maggiormente lo spettacolo che la città mi offre: la folla che si muove disordinata, qualcuno, più frettoloso degli altri, che attraversa correndo la strada anche se c’è il semaforo rosso, i tram che partono scampanellando sui binari, il sali-scendi delle persone dai pullman, qualche cestino troppo pieno e i portici che rimbombano del brusio dei passanti. Piazza Castello è una delle piazze principali dell’antica Augusta Taurinorum, è di forma quadrata e su di essa si affacciano Palazzo Madama e Palazzo Reale, mentre il profilato perimetro è delineato da portici eleganti ed importanti edifici, quali l’Armeria Reale, il Teatro Regio, il Palazzo della Regione Piemonte, la Galleria Subalpina, la Torre Littoria e la piccola Chiesa di San Lorenzo, che si erge all’angolo con via Palazzo di Città, mentre l’affollata via Garibaldi sfocia nella stessa piazza come un fiume nel mare. Poco più oltre s’innesta la Piazzetta Reale, costeggiata da Palazzo Chiablese, dove si trova l’ingresso per i Musei Reali e si accede al passaggio pedonale che porta a Piazzetta San Giovanni. Quando inizia a fare bel tempo si accendono le fontane, ricordo che quando finiva la scuola, noi studenti del Liceo Classico “Gioberti”, come molti altri ragazzi degli istituti vicini, andavamo a buttarci sotto l’acqua fredda per festeggiare l’arrivo dell’estate.
Forse non si sa, o quantomeno non si dice abbastanza, ma nel capoluogo piemontese, proprio nella Galleria Sabauda, sono conservati grandi nomi della storia dell’arte, quali Botticelli, di cui è visibile la così detta “Venere Gualino”, dal nome del suo acquirente, Riccardo Gualino, che la comprò nel 1920 per poi cederla dieci anni dopo alla Galleria. Davanti al quadro è impossibile non pensare alla ben più nota Venere degli Uffizi. L’opera venne probabilmente realizzata nel momento di massima attività della bottega del maestro fiorentino. La fanciulla si presenta nuda al visitatore, leggera e pallida, alle sue spalle una nicchia dal fondo scuro; poggia i piedi su un gradino di marmo chiaro, che le vicende conservative del dipinto hanno reso leggermente sghembo. Cerca, con pudore, di coprirsi con le mani e con i lunghi capelli biondi ramati. Oggi si tende a vedere nella “Venere Gualino” un’opera indipendente, anche tenendo conto di una menzione di Giorgio Vasari, che ricorda come in varie case fiorentine si trovassero raffigurazioni simili, prodotte nella bottega di Botticelli: una scultura della tipologia della “Venus Pudica” dovette essere il modello in comune tra queste opere e la tela degli Uffizi. Altri nomi in cui ci si imbatte con timoroso rispetto sono Filippino Lippi, Andrea Mantegna, Beato Angelico, Veronese, Tiepolo, Orazio Gentileschi, Vanvitelli, Canaletto e altri, autori che ha più senso vi inviti ad andare a visionare piuttosto che elencarli freddamente.