ilTorinese

Camioncino finisce fuoristrada sulla Statale 11: un ferito

Nella prima mattinata di ieri, un camioncino è uscito di strada sulla Statale 11 in direzione Chivasso, all’altezza dello svincolo per San Mauro Torinese nel territorio comunale di Settimo.

Sul posto sono giunti i sanitari del 118 Azienda Zero, i vigili del fuoco del distaccamento di Torino Stura e gli agenti della polizia locale, che hanno condotto gli accertamenti necessari. Il conducente del mezzo pesante non ha subito ferite gravi e nello scontro non sono stati coinvolti altri veicoli. Per i soccorsi e la rimozione del mezzo, la carreggiata è stata chiusa temporaneamente.

Sul luogo anche il personale di Anas e della Città Metropolitana per coordinare la messa in sicurezza della zona. Completate le operazioni di soccorso e rimossa l’autocarro, la Statale è tornata aperta al traffico.

VI.G

Cristina Bargero riconfermata Presidente dell’Agenzia della Mobilità Piemontese

Martedì 28 aprile, l’Agenzia della Mobilità Piemontese ha rinnovato il proprio Consiglio d’Amministrazione, confermando alla guida, con la carica di Presidente, Cristina Bargero. Sono stati riconfermati i Consiglieri Raffaele Bianco, rappresentante per il bacino della Città metropolitana di Torino, e Davide Gilardino, rappresentante per il bacino del Nord-Est. In Consiglio entrano Giampaolo Lumi, in rappresentanza del bacino Sud-Est, e Davide Sannazzaro, in rappresentanza del bacino Sud.

“Desidero ringraziare tutti gli Enti soci, la Regione Piemonte e la Città di Torino per la fiducia rinnovata, che rappresenta uno stimolo importante per proseguire il lavoro avviato – ha dichiarato la Presidente Cristina Bargero – in questi anni abbiamo costruito un percorso condiviso basato sulla collaborazione tra territori e sull’obiettivo comune di rendere il trasporto pubblico ancora più efficiente e vicino alle persone. Un ringraziamento sincero va ai Consiglieri uscenti per il contributo offerto, e un benvenuto ai nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione: il loro apporto sarà fondamentale per affrontare le sfide che ci attendono, a partire dall’innovazione dei servizi, dalla sostenibilità e dal rafforzamento dell’integrazione del sistema regionale. Continueremo a lavorare in sinergia con la Regione Piemonte e con l’Assessore Marco Cabusi, che ringrazio per il lavoro sinergico di questi anni, con lo stesso metodo e la stessa determinazione l’obiettivo è di consolidare quanto fatto e sviluppare nuove progettualità, capaci di migliorare la mobilità per cittadini e territori”.

Le Valli in Vetrina, gusto e tradizione

Gianduja e Giacometta della Famija Turineisa daranno il benvenuto al pubblico di Le Valli in Vetrina 2026, giovedì 30 aprile h 18 alla presenza del Sindaco e delle autorità. A seguire apertura degli stand espositivi con i prodotti tipici locali e tanta musica. Dalle 22 Marco e Mauro animeranno la serata.

Sabato 2 e domenica 3 maggio dalle 15 alle 18 aprirà al pubblico il Museo delle Genti in Piazza Municipio 12 .

L’esposizione del Museo porta alla luce la cultura e il territorio locale, riscoprendone le tradizioni passate e gli antichi mestieri attraverso gli oggetti d’uso quotidiano e gli attrezzi da lavoro, in un itinerario che è stato suddiviso in diversi temi: Le Valli di Lanzo, la Gente, l’Agricoltura e la Pastorizia, il lavoro Artigianale, la Flora, la Fauna e la Mineralogia. Domenica 3 maggio alle 10,30 si potrà assistere alla sfilata in abiti storici con la Corte di Margherita di Ciriè e i suoi Tamburini. Inoltre alle 17 grande spettacolo degli Sbandieratori di Ciriè presso la Pizza del Municipio.

Margherita a Stupinigi

Né Versailles né la Reggia di Venaria, solo la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Ma che incanto il giardino interno che circonda la residenza sabauda che non siamo mai riusciti a vedere. Il giardino storico che da qualche settimana possiamo ammirare in tutta la sua bellezza è stato in gran parte rimesso a posto, riportato all’originario splendore, com’era alcuni secoli fa, e riaperto al pubblico. C’è ancora molto da fare e… anche tanta erba da tagliare.. e ci vogliono anche molti quattrini ma poco alla volta anche Stupinigi ritroverà la sua bellezza di un tempo. Oltre al Giardino Storico c’è la mostra “Sulle strade della regina” (fino al 28 giugno) e la possibilità di entrare nelle stanze di Margherita nell’Appartamento di Levante. Insomma, un breve “viaggio” dentro la Palazzina com’era ai tempi di Margherita di Savoia, a cent’anni dalla morte. Tante dunque sono le proposte che la Palazzina di Stupinigi offre ai visitatori per il ponte del 1 maggio e anche oltre. Quando Margherita di Savoia frequentò Stupinigi verso la fine dell’Ottocento la Palazzina non era più usata per la caccia come nel Settecento, era diventata una residenza elegante per visite ufficiali, ricevimenti, momenti di relax e villeggiatura per la famiglia reale, feste e soggiorni. Ecco perché Margherita, moglie di Umberto I di Savoia, frequentava spesso quella meraviglia di Stupinigi.
Partecipava per esempio a eventi di corte nella bella stagione e usava la residenza come luogo di svago lontano da Roma e dopo l’assassinio di Umberto I mantenne l’abitudine di frequentare i numerosi palazzi sabaudi inclusa Stupinigi. Con abiti raffinati e forte presenza simbolica la regina partecipava a questi eventi con grande cura scenografica. E oggi possiamo immaginarla, come d’altronde si vede su fotografie d’epoca e immagini tratte da riviste del primo Novecento, a passeggio nei viali del parco, che conversa con gli ospiti oppure partecipa a intrattenimenti musicali e incontra artisti e intellettuali. Ma se proviamo ad animare la scena.. vediamo arrivare anche la carrozze nel grande viale di Stupinigi con Margherita, sempre elegante, che accoglie gli ospiti, dame e ufficiali e insieme a loro entra nel grande salone della Palazzina. Era più o meno questa una giornata tipo della regina a Stupinigi. In realtà carrozze e auto le vediamo davvero nella mostra “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’automobile moderna”, fino al 28 giugno, esposte nella Citroniera di Ponente dove si racconta il passaggio dalla carrozza all’automobile ai tempi di Margherita di Savoia. Prodotta da FOM, Fondazione Ordine Mauriziano e MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile, l’esposizione mette per la prima volta a confronto automobili storiche provenienti dal MAUTO e carrozze ottocentesche della collezione Nicolotti Furno attraverso un secolo di cambiamenti culturali e tecnologici, dalle carrozze, come Landau Ronde, Phaeton, Coupè Brougham alle prime auto italiane e straniere, tra cui Fiat Tipo Zero A, Isotta Fraschini BN 30/40 HP, Oldsmobile 6C Curved Dash, Benz Victoria. “Non solo una regina, spiegano gli organizzatori delle mostre, ma una donna con un gusto preciso, abitudini quotidiane, affetti, rituali e un’idea moderna dell’abitare”. Con “Le stanze di Margherita” la Palazzina di Caccia invita i visitatori ad entrare nella dimensione più privata di Margherita di Savoia, ultima sovrana ad abitare la dimora reale tra il 1901 e il 1919, prima della sua trasformazione in museo. A questo proposito ci sarà anche una visita guidata attraverso gli ambienti abitati dalla prima regina d’Italia venerdì 8 maggio alle ore 15,45. Prenotazione obbligatoria 011-6200601  stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it .
Giorni e orari di apertura della Palazzina di Caccia di Stupinigi e Giardino Storico: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).
Filippo Re

Fondazione Umberto Veronesi, charity dinner alle OGR

La responsabile della delegazione di Torino Umberto Veronesi ETS, Giovanna Ardoino, ha rinnovato il suo grande impegno nella ricerca e la cura dei tumori pediatrici, organizzando una nuova edizione della cena-raccolta fondi, con lo scopo di contribuire al finanziamento del protocollo internazionale LBL 2018 per linfomi linfoblastici, che vede come obiettivo quello di stabilire una nuova stratificazione per i piccoli pazienti, identificando quei tumori che indicano recidiva o resistenza ai trattamenti. I linfomi linfoblastici costituiscono il 25-35% dei linfomi non-hodgkin in età pediatrica. In Italia, ogni anno, circa 20-25 bambini si ammalano di LBL, e si tratta di linfomi maligni che derivano dalla trasformazione tumorale di linfociti immaturi che può avvenire in diversi stadi della maturazione. I linfomi linfoblastici, in base alle cellule da cui derivano e si differenziano, vengono suddivisi in LBL di derivazione T-cellulare, di derivazione B-cellulare e LBL di fenotipo misto mieloide – linfoblastico, molto più rari. L’evento è fissato per giovedì 7 maggio presso la Sala Fucine delle OGR Torino, in corso Castelfidardo 22, a Torino, dove oltre 300 partecipanti potranno seguire gli interventi del dott. Paolo Veronesi, presidente della Fondazione, e Franca Fagioli, direttore del reparto di oncoematologia pediatrica e centro trapianti dell’ospedale Regina Margherita di Torino, nonché membro del Comitato Scientifico della Fondazione Umberto Veronesi ETS.

La performance musicale dell’evento, realizzato in collaborazione con Carosello Records, è affidata agli Eugenio in via di Gioia, band torinese tra le più riconoscibili e brillanti della scena musicale italiana, con 5 album all’attivo, il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2020 nelle nuove proposte e svariati tour sold out.

“L’annuale cena di raccolta fondi rappresenta un momento particolarmente significativo in cui gli amici torinesi dimostrano ancora una volta la loro vicinanza, e il loro sostegno, all’attività della Fondazione – ha dichiarato Giovanna Ardoino, neo-presidente della delegazione torinese – fa tempo la delegazione persegue con impegno il supporto all’oncologia pediatrica con l’intento di offrire una reale possibilità di cura ai bambini ammalati di tumore”.

Mara Martellotta

Capitale del cioccolato, a Torino dal 10 al 14 febbraio arriva CioccolaTò 2027

Il Belgio sarà il primo Paese ospite Dopo le 200mila presenze dell’edizione 2026, la manifestazione conferma Piazza Vittorio Veneto e il legame con San Valentino. In arrivo una nuova edizione sempre più internazionale. Torino, 29 aprile 2026 – CioccolaTò tornerà a Torino da mercoledì 10 a domenica 14 febbraio 2027. Dopo il successo dell’edizione 2026, che ha registrato 200mila presenze, l’organizzazione annuncia le nuove date della manifestazione dedicata al cioccolato, confermando come cuore dell’evento Piazza Vittorio Veneto. La prossima edizione riproporrà la formula che negli ultimi anni ha riportato la kermesse nel salotto affacciato sul Po: un’area espositiva dedicata a produttori e artigiani del cioccolato, selezionati secondo un criterio preciso: a CioccolaTò espone chi il cioccolato lo produce, non chi si limita a venderlo. Accanto agli stand, tornerà anche il calendario diffuso di appuntamenti, con degustazioni, laboratori, incontri e conferenze ospitati in palazzi storici e luoghi simbolo della città. Un programma che nelle ultime edizioni ha coinvolto protagonisti della cultura, della letteratura, della ristorazione e dell’industria cioccolatiera italiana e internazionale. La prima novità del 2027 arriva proprio dal panorama internazionale. Per la prima volta nella sua storia, CioccolaTò avrà infatti un Paese ospite: il Belgio. La partecipazione nasce dal dialogo avviato durante l’edizione 2026, in occasione dell’incontro La cultura del cioccolato attraverso i musei Choco-Story, al quale aveva preso parte una delegazione belga. Nel 2027 il Belgio avrà, quindi, un proprio spazio espositivo in Piazza Vittorio Veneto. Confermata anche la durata di 5 giorni, con il 10 febbraio dedicato interamente agli operatori e agli incontri btob, così come la scelta di legare CioccolaTò al periodo di San Valentino, momento particolarmente significativo per il mercato e occasione ideale per valorizzare Torino quale capitale italiana del cioccolato. Torino, inizia, dunque a prepararsi alla nuova edizione di uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Nei prossimi mesi saranno annunciati il programma completo, gli espositori, gli eventi e le novità di un’edizione che si preannuncia la più internazionale di sempre. CioccolaTò è promosso e sostenuto da Camera di commercio di Torino e Città di Torino, organizzato da Turismo Torino e Provincia con il supporto di Regione Piemonte, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. CioccolaTò vede inoltre la collaborazione di tutte le associazioni di categoria del territorio (Ascom Confcommercio Torino, Epat, Confesercenti Fiepet, Casartigiani, CNA Torino, Confartigianato, API, Coldiretti, Confagricoltura) con il coinvolgimento delle aziende associate e contributi al programma.

Le polemiche sul 25 aprile continuano

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

E’ comprensibile che un quadro internazionale come quello attuale provochi ripercussioni  anche sul 25 aprile. Anime candide vorrebbero un 25 aprile rievocativo senza implicazioni  politiche legate all’oggi. Diceva Croce che ogni storia è storia contemporanea e il 25 aprile  è una evidente conferma  di questa affermazione. Lo storico dovrebbe avere un distacco critico  rispetto al passato, ma spesso la contemporaneità finisce di deglutire il passato che resta divisivo anche oggi. Parlare della Resistenza come delle guerre puniche  diventa impossibile, anche se  gli storici non  dovrebbero lasciarsi trascinare nella polemica settaria e dozzinale. Oggi il clima avvelenato impedisce la serenità di giudizio. In effetti, tuttavia, va detto che la Resistenza non ebbe la coralità concorde che alcuni vorrebbero attribuirle.
Luigi Longo , capo delle Brigate Garibaldine nella Resistenza in una intervista sostenne che i  comunisti, i socialisti  e  gli azionisti furono i veri protagonisti attivi della Resistenza, mentre democristiani e liberali furono “attendisti“ poco desiderosi di combattere, in attesa che gli Alleati liberassero il territorio italiano occupato.  Longo sostenne che la Resistenza ebbe un contenuto di classe che altri resistenti non potevano condividere. Parlò esplicitamente di un contrasto di fondo  tra le diverse componenti. Ovviamente Longo ignorava o trascurava  il contributo dato dalle Forze Armate del Regno del Sud e il contributo determinante degli Alleati anglo-americani che militarmente furono,  in termini assoluti, decisivi.
E ‘ evidente che quelle differenze  sottolineate da Longo non possono essere ignorate neppure oggi perché la vulgata di una Resistenza tricolore fu un desiderio di  un numero limitato di patrioti, più che di partigiani. La primavera è stata prevalentemente “rossa”. Negarlo sarebbe sbagliato perché non corrispondente alla verità storica. Basterebbe pensare all’episodio drammatico di via Rasella che provocò la strage delle Fosse Ardeatine  per vedere che i comunisti ebbero una visione della guerra partigiana almeno diversa da molti resistenti.
Su un tema molto divisivo come il terrorismo la Resistenza si divise. Anche l’omicidio di Giovanni Gentile non fu condiviso da tutti i partigiani. Il CLN fu anche un momento di discussione sovente molto animata. L’operato di partigiani come, ad esempio,  Moranino non fu condiviso. L’unità politica di cui parlava Longo era di fatto una subordinazione ai comunisti, anche se parlò di una  unità a carattere “popolare e nazionale” che si realizzò solo in parte. Due aggettivi non caso gramsciani.  La polemica di Longo era rivolta alle “formazioni che facevano capo a militari o a elementi influenzati dalla ventennale propaganda anticomunista dei fascisti”. Il modello a cui guardava Longo era la guerra civile Spagna o qualcosa di molto simile.  L’unità per Longo era rappresentata dal superamento delle “ prevenzioni anticomuniste”. Il problema era assai più complesso perché il riferimento esplicito dei comunisti all’ Unione Sovietica rappresentò per una parte dei resistenti un che di inaccettabile perché la loro lotta era ispirata dal rifiuto di ogni regime totalitario. Si potrebbe dire che le idee di Longo appartengono al passato. In effetti non è così perché quella intervista rispecchia il modo di intendere l’antifascismo anche oggi. Senza una riflessione spassionata non si giungerà mai ad un superamento del settarismo che quest’anno si è manifestato attraverso il divieto di manifestare o di esibire bandiere e non solo.  Lo stesso episodio dell’ebreo che spara pallini di gomma contro iscritti all’Anpi  dovrebbe far meditare sulla carica di pazzia e di odio scatenati. Ha ragione la senatrice Segre a sentirsi sconcertata. Violenza genera violenza. Questa è la lezione di del  25 aprile 2026. Molti speravano che almeno questa lezione fosse stata recepita. Invece sembra che la seduzione della violenza sia superiore alle istanze di pace che la fine della seconda Guerra mondiale aveva suscitato . Fu liberazione dal nazifascismo, ma per molti italiani fu la fine dell’incubo della guerra , degli sfollamenti , della carestia , dei bombardamenti che distrussero le nostre città .   In effetti non si parla della “ zona grigia“ che rappresentò la scelta di tanti italiani che per le ragioni più diverse non scelsero o non poterono schierarsi. Anche solo considerando questa cospicua , anzi maggioritaria, parte di Italiani , il giudizio complessivo diventa necessariamente diverso. Oggi riempire le piazze è‘ facile , opporsi al fascismo quando era regime aveva invece  dei prezzi che molti non vollero pagare, salvo poi schierarsi con i vincitori, anzi come diceva Flaiano, andare in soccorso ai vincitori.

Il capolavoro di Bellini, Anteprima Giovani al Teatro Regio de “I Puritani”

Questa sera il capolavoro nel nuovo allestimento di Pierre Emmanuel Rousseau e Francesco Lanzillotta sul podio

Giovedì 30 aprile, al Teatro Regio di Torino, alle 20.30, andrà in scena l’Anteprima Giovani de “I Puritani”, la nuova produzione del capolavoro di Vincenzo Bellini, la partitura più romantica tra le gemme del compositore siciliano, vertice assoluto del Belcanto italiano. Mercoledì 6 maggio, alle 19.30, andrà in scena per sei recite, fino al 17 maggio, l’opera belliniana. Sul podio, a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio, quest’ultimo istruito da Gea Garatti Ansini, ci sarà Francesco Lanzillotta.

In scena, protagonisti del calibro del tenore statunitense John Osborn, nel ruolo di Arturo, Gilda Fiume, nel ruolo di Elvira, Nicola Ulivieri, nei panni di Sir George Valton, e il baritono Simone Del Savio, nel ruolo di Riccardo, che assicurano un’esecuzione musicale di primo livello nel nuovo allestimento firmato da Pierre Emmanuel Rousseau. Si ricrea così il sodalizio Rousseau-Lanzillotta, già apprezzato al Regio nella “Norma” oltre che ne “La rondine” di Puccini.

Pierre Emmanuel Rousseau torna al Teatro Regio per raccontare a modo suo la storia di Elvira e Arturo nel tempo sospeso della guerra civile inglese , un conflitto tra amore e dovere, tra fedeltà privata e responsabilità pubblica. Nel gesto di Arturo, che salva una regina sacrificando la propria felicità, si consuma una frattura irreparabile. Elvira, smarrita, sprofonda nella follia, mentre il mondo che la circonda si disgrega. Rousseau, dopo aver inaugurato, con “Il barbiere di Siviglia”, la stagione 2023, e aver firmato “La rondine” nel 2024, in tandem con Francesco Lanzillotta, porta a Torino una nuova creazione di cui firma regia, scene e costumi. Le luci e la produzione sono di Gilles Gentner, la coreografia di Carlo D’Abramo, Achille Jourdain è assistente alla regia e Guillemine Burin des Roziers è assistente alle scene. Artista dalla forte impronta visiva, il regista propone una lettura intimista ed elegante, a meta tra il neoclassicismo e il romanticismo: al centro della sua interpretazione si colloca la figura di Elvira, sola e smarrita in un mondo dominato dal conflitto.

“Una donna “sola”, Elvira, al centro di una guarnigione di soldati…la ragione vacilla, ama perdutamente Arturo, il rivale politico. Si sente abbandonata, lotta contro le allucinazioni. ‘I Puritani’ è la storia di questa donna preda della follia – ha dichiarato Rousseau”.

In questa nuova produzione, la dimensione drammaturgica è fortemente intrecciata con una forte visione del tempo e della memoria. Nella successione dei tre atti, le scenografie si trasformano progressivamente in rovine dal sapore romantico, mentre costumi si fanno via via più consunti, sognando il logorarsi delle certezze e dell’identità. Il cast riunisce voci in grado di restituire la purezza e la vertiginosa difficoltà della scrittura belliniana. Gilda Fiume, che interpreta Elvira, torna al Regio dopo “La traviata” del 2021 e “Norma” del 2022; nel ruolo di Arturo, cavaliere e partigiano degli Stewart, il grande John Osborn, specialista del repertorio belcantistico e romantico, dalla straordinaria intensità espressiva, nuovamente al Regio dopo il trionfo personale in “Hamlet” e “Fille du régiment”. Accanto a loro, Nicola Ulivieri, tra i più autorevoli bassi della scuola italiana, riprende Sir George Valton, personaggio con cui aveva conquistato il pubblico torinese 11 anni fa. Nel ruolo di Riccardo spicca il baritono Simone Del Savio, della scuola di canto del Conservatorio di Torino, applaudito in tutto il mondo, al Regio in “Don Pasquale” e “Turandot”. Completano il cast Andrea Pellegrini, nel ruolo di Gualtiero, Chiara Tirotta, nella Dama di Villaforte e Saverio Fiore, nel ruolo di Bruno.

“I Puritani” furono composti nel 1834 su libretto di Carlo Pepoli, dal dramma storico “Têtes rondes and cavaliers” di Jacques François Polycarped Ancelot e Joseph Xavier Boniface Santine, a sua volta ispirato a un romanzo di Walter Scott, e rappresentati a Parigi per la prima volta nel 1935, il 24 gennaio, al Théâtre Italien di Parigi. Rappresentano la quinta essenza del linguaggio belliniano: una partitura di estrema raffinatezza costruita su equilibri sottilissimi tra voci e orchestra, in cui tensione e abbandono, estasi e tormento si fondono in un canto di straordinaria purezza. La guerra civile inglese fa da sfondo al più classico dei triangoli amorosi: Elvira, figlia del Governatore puritano, ama il cavaliere Arturo, sostenitore degli Stewart, suscitando la gelosia di Riccardo. Il giorno delle nozze, Arturo sceglie di salvare la regina Enrichetta di Francia, prigioniera dei Puritani, fuggendo con lei e compromettendo il proprio destino. Elvira, convinta di essere stata tradita, sprofonda nella follia, mentre Arturo viene condannato a morte. Solo il loro ricongiungimento e l’amnistia proclamata dal vittorioso Cromwell scioglieranno il conflitto, restituendo ai due amanti la speranza e la felicità.

Info: biglietti online su www.teatroregio.torino.it – biglietteria in piazza Castello 215, Torino – 011 8815241/242

Mara Martellotta

Incendio boschivo a Cuorgnè: identificato e denunciato 75enne

I carabinieri forestali di Pont Canavese hanno identificato il presunto responsabile del rogo del 28 marzo in località Nava (Cuorgné): un pensionato italiano di 75 anni, proprietario del fabbricato vicino. Secondo la ricostruzione dell’accaduto le fiamme sono partite intorno alle 19 da un bosco di castagneto, e si sono propagate per circa 290 metri quadrati.

Vigili del fuoco e Aib regionali sono intervenuti sul posto con cinque mezzi terra per circoscrivere le fiamme. Le indagini dei carabinieri forestali hanno inchiodato il proprietario di uno fabbricato adiacente: quella sera stava potando e bruciando residui vegetali. Il rogo sarebbe nato proprio da quelle braci lasciate accese sul terreno, avventate dal forte vento serale.

VI.G

Pio V, dai campi di Bosco Marengo a Lepanto

La Chiesa lo ricorda come san Pio V (fu canonizzato nel 1712 da papa Clemente XI) e lo commemora il 30 aprile

Le galee ottomane erano ancora lontane dalle acque di Lepanto e il giovane Antonio non poteva nemmeno immaginare che un giorno sarebbe diventato uno dei pontefici più famosi della storia e che avrebbe perfino sconfitto l’invincibile flotta turca al largo di Corinto. Il legame affettivo con Bosco Marengo, il paese natale da cui parte la sua straordinaria avventura, Antonio Ghislieri(1504-1572), detto il cardinale Alessandrino, futuro papa Pio V, non l’ha mai perso. La sua vita comincia qui, in questo piccolo borgo di poche centinaia di anime, nell’alessandrino. Da bambino Antonio pascolava le pecore e aiutava i genitori nel lavoro dei campi. Proveniva da una famiglia un tempo nobile e poi decaduta, rimasta senza un quattrino. Mai e poi mai l’umile e povero Antonio avrebbe pensato di diventare un giorno santo e uno dei Papi più illustri della Cristianità, l’unico piemontese della storia.
La Chiesa lo ricorda come san Pio V (fu canonizzato nel 1712 da papa Clemente XI) e lo commemora il 30 aprile. Viveva in una famiglia di contadini, un ambiente semplice, tipico della campagna piemontese di cinque secoli fa. Dal mattino alla sera si faticava nei campi, sotto il sole, la pioggia, una vita rurale al fianco della quale non mancava mai la formazione religiosa a cui il giovane Antonio teneva immensamente. Fin da ragazzo, raccontano le cronache del tempo, si distinse per la carità e per un grande desiderio di sapere e di conoscere il mondo. Per sopravvivere fece il pastore ma lui voleva studiare. Poiché il padre non poteva pagargli gli studi intervenne un amico di famiglia che lo sostenne economicamente. A quattordici anni lasciò Bosco Marengo per intraprendere la vita religiosa ed entrò nel convento domenicano di Voghera assumendo il nome religioso di Michele. Sempre vicino a poveri e ammalati fornì loro cibo e denaro. Sia da vescovo, sia da cardinale, sia da papa, visse sempre come un povero religioso. Tornò raramente a Bosco ma rimase profondamente legato alla propria terra. Fece infatti edificare in paese il complesso monumentale di Santa Croce e il convento domenicano che divenne un centro religioso e culturale, uno dei luoghi storico-artistici più importanti del Piemonte, oggi sede di eventi, mostre e visite. Pur essendo lontano da Bosco Marengo voleva essere costantemente informato sui lavori e mandava dei suoi collaboratori a seguire la costruzione dell’edificio.
In appena sei anni di pontificato, dal 1566 al 1572, si rimane sorpresi nel leggere l’elenco delle cose fatte da Pio V. Ritenuto tra i principali promotori della Controriforma cattolica, Antonio Michele Ghislieri, grande inquisitore a Roma, diede un vigoroso impulso alla costituzione della Lega Santa e la sua figura è legata in particolare alla vittoriosa Battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571 quando la flotta cristiana da lui animata sconfisse quella ottomana. Un progetto che sognava da tempo, unire le potenze cristiane per combattere gli infedeli in mare e porre fine alla minaccia che gravava sulla Cristianità. Fu questa la sua gloria più grande. E come segno di ringraziamento alla Madonna istituì il 7 ottobre la festa della Beata Vergine del Rosario.
Filippo Re
nelle foto, ritratto di Papa Pio V
casa natale di Antonio Ghislieri a Bosco Marengo (Al)
Allegoria della battaglia di Lepanto di Paolo Veronese