SOMMARIO: Con Buttafuoco – La pastasciutta benefica – Le preferenze e le donne elette ed elettrici – Il gioielliere Roggero – Lettere

Con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco, per le sue scelte liberali alla Biennale – che non può essere espressione della politica estera dei governi – rischia anche di pagare con l’annullamento della sua seguita trasmissione radiofonica “Lupus in fabula” su Rai Uno. Una trasmissione colta e raffinata che offre l’opportunità di ascoltare riletture di grandi classici. Davvero una rarità.
Se Buttafuoco verrà discriminato, l’esile pianticella della libertà verrà privata di uno dei suoi fiori più belli, reciso ai bordi del campo, come scriveva Catullo, oggi ignorato dai più.
La pastasciutta benefica
La pastasciutta antifascista dopo il 25 luglio, sull’esempio storico della famiglia Cervi, è una bella tradizione a cui molti tengono anche quest’anno, sfidando il caldo soffocante. In provincia di Savona viene replicata puntualmente, destinando il ricavo all’acquisto di pannelli solari da donare a Cuba. Che Cuba sia a mal partito è cosa nota a tutti. Non si stava già bene quando vi andai un po’ controvoglia, dopo aver vinto un viaggio-premio al termine di una serata al Circolo della Stampa. Tutti mi dissero allora della grande opportunità amaratoria che mi si apriva davanti, ma io vidi in loco soprattutto povertà, inefficienza e anche fanatismo.
Posso capire quindi l’aiuto a Cuba, ma non lo condivido perché i pannelli servirebbero anche in Liguria. Forse sono forme mentali tipicamente liguri: fare eventi che diano anche un apporto economico aggiuntivo per beneficenza, quasi la spaghettata non fosse di per sé un’occasione piacevole per stare insieme in libertà e gustare un piatto molto semplice. Anche in altri centri liguri fanno eventi sempre finalizzati alla beneficenza, come novelle dame della San Vincenzo. Solo ad Alassio creano serate per il piacere di farle e per rendere piacevoli le vacanze dei turisti e degli ospiti. Come a Capri o Taormina.
Le preferenze e le donne elette ed elettrici
Non entro nel merito dell’incidente parlamentare che ha provocato la non approvazione delle preferenze nella riforma elettorale. Non voglio dare giudizi affrettati su una materia che passerà in seconda lettura al Senato. Certo, non è stato il disastro evocato dall’opposizione, che ha chiesto le dimissioni del Governo con toni apocalittici.
Voglio invece fare una riflessione storica sulle preferenze, presenti in Italia fin dalla elezione della Costituente nel 1946 e, ancor prima, dalla legge elettorale proporzionale del 1919, che pose fine al sistema maggioritario con i collegi uninominali.
Con il proporzionale andò in crisi lo Stato liberale giolittiano.
Le preferenze vennero abolite dal “Porcellum” di Calderoli, una legge non proprio esemplare, anche a parere del suo ideatore, che consentì ai partiti di scegliere non solo i candidati, ma anche gli eletti prima di votare. Si passò dai collegi sicuri del “Mattarellum” ai candidati quasi certi in base alla posizione in lista. Una scelta che provocò il crescente divario tra eletti e territorio, perché la candidatura e la rielezione la si gioca a Roma.
Il “Porcellum” venne ideato per fini di partito, un’idea di partito leaderistico e personale, non certo per promuovere la elezione delle donne.
Eppure, guardando i dati oggettivi, fu proprio quella legge del 2005 che favorì in modo sempre più accentuato le donne. Una specie quasi di eterogenesi dei fini, visto che a destra il femminismo non era di casa. Non fu l’azione dell’Ande, associazione delle donne elettrici (che si batteva per il voto di preferenza femminile), non più di fatto sopravvissuta alla I Repubblica e soprattutto al 2006. Fu il sistema bloccato senza preferenze che consentì alle donne, all’interno dei partiti, di fare contare di più il proprio peso. Collegi ampi resero le donne “fragili”, a partire dall’Assemblea Costituente, dove furono elette in tutto 21 deputate.
Nelle legislature successive la presenza delle elette fu comunque ridotta, anche se in crescita. Con il “Porcellum” divenne più facile essere elette, senza sottoporsi di fatto ad uno stress elettorale. Nel 2006 furono elette 153 donne e nel 2022 198. Sempre una minoranza, diversa dalle cosiddette “quote rosa”, ma un numero notevolissimo, se lo si confronta con quello delle ultime elezioni della I Repubblica del 1992, quando vennero elette 84 donne.
C’è chi ha tratto la conseguenza che le deputate abbiano affossato le preferenze a scrutinio segreto. È una congettura non verificabile, perché proprio lo scrutinio segreto impedisce di cercare la verità. Se si tornasse alle preferenze è però quasi certo che tutti, uomini e donne, dovrebbero sottoporsi ad una campagna elettorale non confrontabile con il recente passato. Eppure, nei Comuni e nelle Regioni, e persino alle Europee, le preferenze sono rimaste. Un tema da approfondire.
Il gioielliere Roggero

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
I tradizionalisti cattolici
Ho letto una violenta stroncatura dei tradizionalisti seguaci di Mons. Lefebvre, definiti dei fascisti. Mi sembra un giudizio anche storicamente errato. Giulia Scagliotti

I tradizionalisti si riferiscono alla Chiesa pre-conciliare e alla Controriforma cattolica di Pio V, il Papa della vittoria di Lepanto. Un altro mondo.
Certo, la Chiesa tridentina non concepiva la libertà religiosa, anzi era nata per combattere le idee protestanti di Lutero e Calvino. Lo stesso Sillabo di Pio IX, molto più recentemente, nell’800, condannò la modernità. Ma queste posizioni, storicamente, non hanno nulla da spartire con il fascismo, che negò soprattutto la libertà politica. Ho conosciuto un solo aderente alla Comunità Pio X e ho notato molto integralismo, per non dire intolleranza.
Ma essere contro la liturgia conciliare non significa certo una scelta politica. A suo tempo, quando venne inaugurata la “nuova” Messa, dico apertamente che non mi piacque, come non mi piacque il divieto di celebrare la Messa in latino. Ma anche qui il fascismo non c’entra nulla. È la solita abitudine di definire fascista chi la pensa in modo differente da noi. Questa sì, davvero intollerabile.
Il nuovo Gualino?
Leggo costantemente sui giornali che un vecchio politico socialista torinese è diventato un vero mecenate per i doni in opere d’arte e le donazioni all’Associazione Ex Allievi del Liceo Cavour, di cui è presidente a vita.
Un raro, direi unico, esempio di un socialista craxiano che dona in larga quantità soldi propri a favore della comunità. Non avrei mai pensato a tanta generosità da parte dell’ex assessore Marzano. Filippo Di Luzi
Debbo dire che ha stupito anche me. La figura di Mecenate rievoca il ministro di Augusto che finanziava i poeti perché cantassero l’imperatore. Marzano dà senza chiedere nulla. È un esempio unico, quasi senza precedenti. Qualcuno ha parlato di lui come di un nuovo Gualino, sicuramente esagerando, perché Gualino, aiutato da Lionello Venturi, fece cose molto più grandi, anche se la sua caduta gli impedì di realizzare pienamente i suoi progetti. Non condivido la sua ironia sui socialisti craxiani, che mi sembra fuori luogo, anche perché l’assessore socialista fu molto meno craxiano di altri suoi compagni di partito.
La nuova tessera
Durante il fascismo la tessera era obbligatoria per lavorare, almeno a certi livelli e in certi ambiti. Da quanto leggo dal suo articolo, in cui denuncia la creazione di una sorta di certificato obbligatorio di antifascismo, mi sembra che l’intolleranza di certo antifascismo stia arrivando a eguagliare il vecchio regime in camicia nera. Giuly Anzalone

Io non discuto l’intransigenza personale degli antifascisti, io discuto il fatto che le pubbliche amministrazioni chiedano atti di fede politica anche ai semplici cittadini che chiedono lo spazio pubblico per un trasloco. Forse è solo eccesso di zelo. Metto però anche in discussione che una piazza possa essere vietata per mancanza di autocertificazione politica. Ad Almirante fu vietato di parlare in piazza San Carlo a Torino fino al 1971. Alle elezioni del 1972 gli fu concesso e riempì la piazza, che via via poi venne abbandonata da tutti i leader per scegliere aree più modeste. Oggi il comizio da tempo è finito per mancanza di oratori e di pubblico. Oggi prevalgono i cortei ululanti e spesso anche violenti. Le idee non si fermano comunque con l’intolleranza. Questa è una realtà di fatto che va perfino oltre la tolleranza liberale verso gli avversari politici.

Il quadro politico è quasi radicalmente cambiato rispetto alle elezioni del settembre 2022. Come, del resto, è anche scontato. Oggi, e in vista del voto del 2027, il contesto è molto diverso. Soprattutto su due versanti. Innanzitutto è cresciuta e si è consolidata una forte, smaccata e persin violenta radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha portato ad un sostanziale esautoramento di una normale e fisiologica democrazia dell’alternanza. Oggi, non a caso, la sinistra radicale, populista, estremista e massimalista coltiva l’obiettivo di abbattere il centro destra attraverso la delegittimazione morale prima e la criminalizzazione politica poi. Il tutto condito da attacchi personali, insulti irripetibili, delegittimazione morale, appunto, e annientamento politico. L’esatto contrario di tutto ciò che dovrebbe caratterizzare un normale confronto tra schieramenti diversi se non addirittura alternativi sotto il versante politico e programmatico. Del resto, com’è evidente a tutti, oggi non esiste il centro sinistra ma un’alleanza di sinistra e progressista. Il centro, da quelle parti, semplicemente non esiste. Ossia, siamo di fronte ad una sostanziale riedizione della poco fortunata “gioiosa macchina da guerra “ di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra, anche se con meno violenza perchè manca quella cultura storica che resta di appannaggio della sinistra comunista e gramsciana, la voglia di delegittimare il nemico politico è quantomai presente e vitale ma, però, senza raggiungere i picchi che si praticano nel campo avverso. Comunque sia, si tratta di atteggiamenti speculari. In secondo luogo, e di conseguenza, il profilo dei due schieramenti è largamente caratterizzato da un approccio politico e culturale estremista e radicale. A sinistra è ancora più evidente mancando ormai le forze centriste e moderate – se non per rivendicare uno scarno “diritto di tribuna” – e lo “zoccolo duro” della coalizione, come riconoscono e sostengono gli stessi capi partito, è rappresentato dalla sinistra radicale e massimalista in tutte le sue multiformi espressioni. Il centro destra, dovendo rincorrere per svariate motivazioni il generale Vannacci, non può non accentuare ulteriormente questa sua caratterizzazione estremista e radicale. Due schieramenti, dunque, fortemente e strutturalmente polarizzati che sono anche radicalmente diversi dall’offerta politica ed elettorale che avvenne alle elezioni del 2022. Ecco perchè, e alla luce di questo quadro concreto e del tutto realistico nonchè oggettivo, quasi si impone una offerta politica, culturale, programmatica e valoriale di Centro. Un Centro che, ad oggi, non esiste affatto a sinistra ormai dominata dal radicalismo e dal massimalismo ideologico e populista e non campeggia a destra perchè l’oggettiva ed autorevole presenza di Giorgia Meloni offusca tutto il resto. Ed è per questa ragione che in vista delle ormai imminenti elezioni un’offerta centrista, riformista, autenticamente di governo ed europeista non solo è necessaria ma è addirittura indispensabile se si vuole garantire quella qualità della democrazia che resta un tassello centrale e decisivo per lo stesso funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. E l’iniziativa di Pina Picierno con Spazio Pubblico, di Carlo Calenda con Azione e di molti altri gruppi, movimenti, associazioni e partiti riconducibili a quest’area politica e culturale è fortemente gettonata e copre un vuoto che non può essere gestito o, peggio ancora, appaltato ad una sinistra sempre più estremista e radicale o ad una destra sempre più alla rincorsa dell’estremismo. Un Centro che può e deve diventare il luogo politico per eccellenza della cultura riformista, dell’approccio europeista, della cultura di governo e, in ultima analisi, della negazione di ogni forma di radicalismo, di estremismo, di populismo e di massimalismo. Che sono e restano i mali peggiori e le derive più nefaste se vogliamo conservare quella qualità della democrazia e quei valori costituzionali che ogni giorno ricordiamo ed esaltiamo ma che poi vengono sistematicamente rinnegati e calpestati dal comportamento concreto e tangibile di molti partiti e dai rispettivi capi.
