ilTorinese

Eredità Agnelli, John Elkann verso il processo

La Procura della Repubblica di Torino ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di John Elkann, presidente di Stellantis e amministratore delegato di Exor, e del commercialista Gianluca Ferrero, nell’ambito dell’indagine sulla residenza fiscale italiana di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Nel corso dell’udienza preliminare di ieri, il procedimento è stato rinviato al 22 giugno per consentire l’unificazione con altri due fascicoli ancora aperti, tra cui uno che coinvolgerebbe il notaio Remo Morone.

L’inchiesta, che riguarda la successione e la residenza fiscale ha  origine dalla cosiddetta “imputazione coatta” disposta lo scorso dicembre da un giudice, dopo il parziale rigetto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, includono truffa aggravata ai danni dello Stato ed evasione fiscale fraudolenta.

L’indagine è stata avviata in seguito a un esposto presentato da Margherita Agnelli, figlia di Gianni, da tempo impegnata in una causa civile per la revisione dell’eredità familiare. Al centro dell’inchiesta vi è la residenza di Marella Caracciolo, scomparsa nel 2019: secondo l’accusa, la sua presunta residenza in Svizzera sarebbe stata fittizia e costruita attraverso artifici e raggiri per aggirare la normativa fiscale italiana in materia di successioni

“Quanta strada ha fatto Bartali!”

Verso il 25 aprile … Allo “Spazio Kairos” un profondo “monologo” teatrale in ricordo del “Ginettaccio” nazionale

Venerdì 17 aprile, ore 21

“Non si tratta solo della cronaca di un campione del ciclismo leggendario, ma di un viaggio profondo nel cuore di un uomo che seppe trasformare la propria bicicletta in uno strumento di libertà”: così i responsabili di “Spazio Kairos”, Circolo Arci “con un teatro dentro” (ex fabbrica di colla, gestito dal 2022 dalla torinese Compagnia “Onda Larsen”) sinteticamente spiegano il monologo teatrale – che intreccia sport, storia e Resistenza silenziosa – ospitato venerdì prossimo 17 aprile (ore 21), in via Mottalciata 7, fra i quartieri “Aurora” e “Barriera di Milano”, in vista delle celebrazioni dedicate alla Festa del 25 aprile e promosso dalla Compagnia “Teatri d’Imbarco” di Firenze. Scritta e diretta da Nicola Zavagli e interpretata dall’attrice fiorentina (da San Casciano in Val di Pesa), la brava Beatrice Visibelli, la pièce “ruba” chiaramente il titolo alla celebre canzone “Bartali” (1979) del “nostro” Paolo Conte, omaggio “ironico ed affettuoso” al “Ginettaccio” del grande ciclismo italiano, simbolo del dopoguerra e noto (come scrive Conte) per quel suo “naso triste come una salita”, ma anche – aggiungiamo noi – come il “Gigante delle Montagne” o “L’uomo d’acciaio” o “L’intramontabile” o soprattutto come “Gino il Pio”, per la sua profonda fede religiosa che lo portava, ad esempio, a non salire in sella di domenica se prima non fosse andato a messa. Dote quest’ultima che, di certo contribuì non poco a fare di lui un “Grande” anche della nostra Resistenza, tanto da ricevere nel 2005 la “Medaglia d’oro al Valore Civile”, prima di essere ufficialmente riconosciuto nel 2013 come “Giusto tra le Nazioni” dallo “Yad Vashem” (Ente Nazionale israeliano per la “Memoria della Shoah”), per aver salvato centinaia di ebrei durante l’occupazione nazista in Italia. E senza clamori, tali da offuscare o mettere in secondo piano le sue innumerevoli vittorie ed imprese sportive. “Il bene si fa ma non dice – le sue celebri parole – e certe medaglie si appendono all’anima non alla giacca”.

Mentre l’Italia era ferita dall’occupazione nazi-fascista, il “Ginettaccio” (Ponte a Ema, 1914 – Firenze, 2000) percorreva – come membro di una “rete clandestina” (del Rabbino Cassuto e del Cardinale Dalla Costa) le strade tra Firenze e Assisi e Genova, nascondendo nel telaio della sua bici i documenti falsi necessari a salvare centinaia di vite umane. Oltre 800, si è calcolato. “Lo spettacolo – viene sottolineato – rievoca con ironia e commozione quel ‘naso triste’ che non si voltò dall’altra parte, portando lo spettatore dentro i momenti più oscuri del conflitto”, fino alle stanze di “Villa Triste” in via Bolognese a Firenze, dove Bartali affrontò l’interrogatorio della “Banda Carità” (luglio 1944), nota e sanguinaria formazione fascista guidata da Mario Carità, con un coraggio ostinato e “un silenzio che profumava già di democrazia”.

Episodi non a tutti noti. Non certo da lui reclamizzati. Scavalcati, alla grande, dalle sue molteplici imprese agonistiche (la vittoria di tre “Giri d’Italia” e di due “Tour de France”, oltre a numerose altre gare tra gli anni Trenta e Cinquanta, tra le quali due “Giri di Svizzera”, quattro “Milano – Sanremo”, tre “Giri di Lombardia e un “Giro di Romandia”) o dalle news più o meno fakes legate alla sua eterna “rivalità – amicizia” con il grande avversario di sempre, il Faustino Coppi (da Castellania e di cinque anni più giovane), immortalata nella celebre foto (chi non la ricorda?) che li ritrae mentre si passano – chi a chi? – una borraccia d’acqua durante la salita al Col du Galibier nel “Tour de France” 1952.

“Attraverso un dialogo serrato tra parole e musica, la narrazione – spiegano i responsabili – attraversa una Toscana dolce e aspra per restituirci l’immagine di un atleta ‘intramontabile’ che, ben oltre la rivalità con Coppi o i trionfi al ‘Tour de France’, scelse la via della solidarietà clandestina”. Per cambiare un mondo sbagliato, quell’umanità negata, per la quale valeva davvero il suo accorato, mai deposto, motto “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, e per la quale il “Ginettaccio” non esitò un solo attimo a mettere a rischio la propria vita. Solo, in sella a quella leggendaria “verde Legnano”, normalmente visibile ancora oggi al “Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo” sito nella comasca Magreglio (vicino al celebre Santuario), simbolo di “vittoria” e “libertà”.

“Onda Larsen”, che gestisce lo spazio teatrale e propone lo spettacolo all’interno della sua Rassegna, ha scelto di celebrare Bartali a ridosso del 25 aprile per onorare quella “corsa fuori dal comune” che contribuì a scrivere le pagine più nobili della nostra storia, “ricordandoci che la libertà si conquista anche un colpo di pedale alla volta, con la forza di un cuore generoso e la schiena dritta di chi non ha mai smesso di lottare”.

Per info: tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: Gino Bartali e Beatrice Visibelli

Rissa alla fiera di Favria: agente prova a fermare i litiganti e finisce in ospedale

Tenta di fermare una rissa e viene colpito al volto: agente portato in ospedale. È successo nella serata di ieri, alla fiera di Sant’Isidoro a Favria, vicino a un chiosco che distribuiva alimenti e bevande. Un agente della polizia locale è finito in ospedale dopo essere stato colpito al volto mentre cercava di interrompere una lite degenerata in rissa.

Secondo le ricostruzioni, due persone, verosimilmente in stato di alterazione, avrebbero iniziato a litigare animatamente, passando rapidamente alle vie di fatto. Nel tentativo di dividere i due, l’agente è stato aggredito e colpito con un pugno.

Sul posto è giunto immediatamente il 118 di Azienda Zero, che ha trasportato l’uomo all’ospedale di Cuorgné. Sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri della stazione di Rivarolo Canavese per ricostruire la dinamica dell’accaduto, anche tramite le immagini delle telecamere di sorveglianza.

VI.G

La Gypsy Musical Academy presenta “Sister Act”

Sister Act, il musical dedicato alle suore più divertenti d’America, tornerà in scena venerdì 17 aprile alle 21al teatro Superga di Nichelino nella splendida versione realizzata dai giovani talenti della Gypsy Musical Academy di Torino, con la collaborazione del Music Theatre International di Londra e dell’Associazione Mattia Mantovan Onlus, in uno show che farà ballare il pubblico direttamente dalle poltrone della platea.
A firmare la regia sono Renato Tognocchi, uno dei più  apprezzati professionisti nell’universo del musical italiano, toscano, classe 1982, che vanta partecipazioni con grandi ruoli e titoli quali Grease, La bella e la bestia, Dirty dancing, Fame, Footloose, Cabaret, Anastasia, e Neva Belli, direttrice e fondatrice della Gypsy. Le coreografie sono di Cristina Fraternale Garavalli, la direzione musicale di Marta Lauria, i costumi di Michela Zuncheddu, le scenografie di Daniela Stroppiana e Lucrezia Cozzi.

Come da tradizione, il cuore pulsante dello spettacolo sarà a favore  dell’Associazione Mattia Mantovan Onlus per l’acquisto di un ecografo portatile destinato alla pediatria e neonatologia dell’Ospedale Martini di Torino. Lo spettacolo si avvale del patrocinio del Comune di Nichelino e dell’ASL di Torino.

“Accendere i riflettori per fare del bene rappresenta il nostro motto quando portiamo in scena i nostri allievi durante il loro percorso di formazione-  spiega la direttrice della Gypsy Neva Belli- per quanto riguarda Sister Act , ho diretto molti spettacoli durante la mia carriera ma questo rappresenta uno dei musical più divertenti e travolgenti nella storia moderna del genere. Lavorare con Renato Tognocchi è  stato molto stimolante, tra noi si è  creata una bella sinergia che sicuramente emergerà sul palco”.

La storia si ispira al film cult del 1992 diretto da Emile Ardolino con Whoopi Goldberg. Involontaria testimone di un omicidio compiuto dal boss suo ex amante, Deloris, cantante nei night club, denuncia il crimine a un poliziotto che, per proteggerla, la nasconde in un convento travestita da suora. Sulle prime la novizia, alle prese con la tonaca, il refettorio, la cella e altri rituali del chiostro, appare un poco disorientata. Poi, poco per volta, trasforma lo scalcagnato coro di suorine del convento in uno straordinario ensemble vocale, che riempie di nuovo la chiesa di fedeli.

Info e prenotazioni 3277628172, 3356034207

Mara Martellotta

Dalla Regione fondi per le imprese contro l’abbandono della montagna

//

Un aiuto concreto rivolto a migliaia di aziende agricole attive nelle aree montane del Piemonte, con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività, la tutela del territorio e il contrasto allo spopolamento.

Per il 2026, la Regione Piemonte ha attivato, nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027, un intervento che mette a disposizione complessivamente 14,4 milioni di euro. Il bando sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Si tratta di una delle principali misure a sostegno dell’agricoltura di montagna, che prevede un contributo annuale per ettaro destinato agli agricoltori che operano in contesti caratterizzati da condizioni difficili, come altitudine elevata, terreni in pendenza e maggiore complessità produttiva.

L’iniziativa punta a favorire la permanenza delle attività agricole, incentivare l’utilizzo continuativo delle superfici e assicurare la manutenzione del territorio, con effetti positivi anche sulla sicurezza ambientale e sulla qualità del paesaggio.

«Questa misura rappresenta un pilastro delle politiche per la montagna – sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo e promozione della montagna Marco Gallo – perché riconosce concretamente il ruolo degli agricoltori come presidio del territorio. Senza il loro lavoro quotidiano, intere aree rischierebbero l’abbandono, con conseguenze non solo economiche ma anche ambientali e sociali».

Il contributo, rivolto agli agricoltori attivi nelle zone montane piemontesi, è modulato in base a diversi elementi: il tipo di coltivazione (seminativi, frutteti, pascoli), il livello di svantaggio del terreno e la presenza stabile dell’azienda sul territorio. È inoltre prevista una premialità maggiore per imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, a conferma dell’intenzione di sostenere chi vive e lavora stabilmente in montagna.

Gli importi previsti variano da circa 500 euro fino a un massimo di 13.000 euro per beneficiario, contribuendo a compensare i maggiori costi e i minori redditi legati alle condizioni produttive tipiche delle aree montane.

«Non è solo un contributo economico – prosegue l’assessore Gallo – ma un investimento sulla vitalità delle nostre comunità montane. Sostenere l’agricoltura significa mantenere vivi i territori, preservare il paesaggio e creare le condizioni per nuove opportunità di sviluppo, anche in chiave turistica e ambientale».

Campionati Italiani Assoluti: Tassinario e Hincu in partenza per Riccione

A Settimo Torinese un incontro sul legame tra animali e benessere sociale

 

La tutela degli animali come specchio della salute di una comunità. È da questa prospettiva che prende forma l’incontro pubblico “Proteggerli è proteggerci. Animali e comunità, criticità e speranze: parliamone insieme”, in programma giovedì 17 aprile alle ore 17:30 presso la Sala Consiliare di Settimo Torinese, in Piazza Vittorio Veneto 3.

Al centro dell’appuntamento, aperto alla cittadinanza, c’è un tema sempre più rilevante anche sul piano scientifico: il legame tra maltrattamento animale e disagio sociale. Studi in ambito criminologico evidenziano infatti come la violenza sugli animali possa rappresentare un segnale precoce di situazioni di fragilità, marginalità o rischio che coinvolgono anche le persone. Un indicatore spesso trascurato, ma che può offrire strumenti importanti per leggere e prevenire dinamiche più ampie.

L’iniziativa nasce proprio con l’intento di approfondire questo intreccio e di favorire un confronto diretto tra istituzioni, esperti, operatori e realtà associative attive sul territorio. Non solo un momento informativo, dunque, ma anche un’occasione per costruire connessioni e rafforzare una rete di collaborazione capace di incidere concretamente sul tessuto sociale.

A offrire il proprio contributo saranno Paolo Guiso, Garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte, che porterà l’esperienza maturata nel suo incarico, evidenziando criticità e possibili strategie di intervento, e Marzia Bauco, esperta in scienze criminologiche, che approfondirà la correlazione tra reati contro gli animali e reati contro la persona, proponendo chiavi di lettura e spunti operativi.

A moderare l’incontro sarà il consigliere comunale Francesco D’Ambrosio, chiamato a guidare il dialogo tra relatori e pubblico, favorendo un confronto aperto e partecipato.

In un contesto in cui cresce l’attenzione verso la tutela degli animali, l’incontro si inserisce come momento di riflessione più ampio: proteggere gli animali significa infatti anche investire nella prevenzione, nell’educazione e nella qualità della vita collettiva. Un approccio che guarda alla comunità nel suo insieme, mettendo in relazione etica, sicurezza e responsabilità condivisa.

L’ingresso è gratuito e aperto a tutti, con l’obiettivo di coinvolgere la cittadinanza in una riflessione che riguarda da vicino il presente e il futuro delle comunità.

Pompeo (PD): “Residenza universitaria di via Tollegno: tutto fermo”

13 aprile 2026 – “La realizzazione della residenza universitaria nell’area dell’ex scuola Salvo D’Acquisto è strategica per Torino, per il diritto allo studio e per la rigenerazione urbana di Barriera di Milano. È incomprensibile che, nonostante atti formali, finanziamenti già stanziati e scadenze stringenti del PNRR, tutto sia fermo. Con l’atto ispettivo che ho presentato voglio risposte chiare dalla Giunta sia sullo stato attuale del progetto che sulle responsabilità dei ritardi” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“Il progetto della residenza era stato approvato da EDISU nel 2022 e finanziato con risorse statali, regionali e da un mutuo con Cassa Depositi e Prestiti. Con 224 posti letto, spazi studio, sale comuni e la creazione di un parco urbano di 11.500 mq, avrebbe un impatto significativo sia sul diritto allo studio sia sulla riqualificazione del quartiere. Il Ministero ha chiesto a EDISU di confermare l’interesse a procedere entro il 28 febbraio 2026, ma, a oggi non risulta prevenuta alcuna risposta, nonostante siano stati confermati 18 milioni di euro di finanziamento statale. Questo silenzio rischia di compromettere un intervento atteso da anni! Bisogna intervenire tempestivamente!” prosegue Laura Pompeo.

“Mi chiedo se l’Assessore competente sia consapevole del fatto che il progetto non compare tra le priorità del Piano Strategico 2025-2029 di EDISU, nonostante gli atti formali già approvati. La Regione intende confermare la volontà politica di realizzare lo studentato oppure accetta di perdere i fondi per costruire una residenza di fondamentale importanza per i nostri ragazzi? Perché si sta sprecando tempo e non si interviene? Questo disinteresse ci conferma, ancora una volta, che gli studenti universitari, che rappresentano il nostro futuro, contano davvero poco per la Giunta Cirio” conclude la Consigliera regionale Pd.

A Zuccarello il 700° delle nozze tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana

Domenica 26 aprile 2026 il Comune di Zuccarello (SV) e il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv hanno ricordato il 700° anniversario delle nozze tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana. Questo matrimonio, seppur oggi quasi dimenticato, si rivelò di cruciale importanza in quanto cambiò il destino di una vasta area geografica compresa tra Piemonte meridionale e Ponente Ligure.
La cerimonia è stata patrocinata dai Consigli Regionali di Liguria e Piemonte, dalle Province di Savona e Cuneo e dal Comune di Zuccarello.
I partecipanti si sono ritrovati alle ore 11,15 davanti alla Chiesa Parrocchiale dedicata a San Bartolomeo Apostolo, risalente al XIII secolo.
Successivamente i gruppi storici, partendo dal
la Porta Soprana o “del Piemonte”, che rappresentava l’ingresso nord del borgo, hanno sfilato lungo Via Armando Tornatore fino al Teatro Comunale Quinzio Delfino, dove si è tenuta una solenne cerimonia aperta dai saluti del Sindaco Claudio Paliotto, il quale ha affermato che “Un grande grazie va ad Andrea Carnino, che con la sua tenacia sta facendo rivivere in tutti i nostri Comuni il medioevo, ci ha aggregati con il discorso storico dei Grimaldi, dei Clavesana e dei Del Carretto, sta unificandoci, oggi un po’ tutti ci conosciamo, uno va a conoscere il Comune vicino e apprende la sua storia, che è una cosa importantissima”.
Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN), Comune che grazie a questa cerimonia ha rinnovato il suo secolare legame con Zuccarello, ha rammentato che “ Clavesana negli ultimi trent’anni è stata colpita da una tremenda alluvione che ha distrutto mezzo paese. Proprio lo scorso 8 febbraio a Cervo il Sindaco mi ricordò che da Cervo vennero volontari a Clavesana. Credo che anche da queste parti siano venuti volontari, abbiamo avuto volontari da ogni parte d’Italia che ci hanno aiutati in quei tragici momenti, Clavesana è stata ricostruita, l’unica cosa che non torneranno sono i morti”.
Ha quindi preso la parola il Consigliere regionale Sara Foscolo, per la quale “Tramandare la storia è importantissimo perché se no poi la si dimentica, questi aspetti della storia non ci vengono spiegati a scuola e per noi che viviamo i nostri Comuni è importante saperla e tramandarla alle nuove generazioni”.
Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV) e Fiduciario della Provincia di Savona del Sodalizio, ha ricordato che “in tempi come questi caratterizzati da violenza, odio e disprezzo della vita, noi, grazie a queste manifestazioni, siamo uniti dall’amore per i nostri territori, per la nostra storia, per le nostre radici ed è importante lasciare questa bellezza, questa cultura e questo amore a chi verrà dopo di noi”.
Lo scrivente nel suo intervento ha fatto scoprire ai numerosi presenti la storia del Marchesato di Zuccarello.
Il borgo venne fondato il 4 aprile 1248 dai Marchesi Bonifacio IV, Emanuele I e Francesco di Clavesana. L’atto fu siglato nel castello che sovrasta il paese, edificato tra il XII e il XIII secolo. Con questo documento i Marchesi di Clavesana si impegnarono a difendere la Val Neva, allora sfiancata da continue contese armate ed in cambio i rappresentanti locali promisero di costruire il paese entro il Natale 1249. Nel 1281 i Clavesana diedero a Zuccarello i sui primi statuti, tra i più antichi della Liguria.
Nel 1326, dopo un lungo periodo di trattative, Caterina di Clavesana, figlia del Marchese Francesco II (figlio di Emanuele I, uno dei fondatori di Zuccarello),
sposò il suo lontano cugino Enrico Del Carretto, figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure e di Agnese Valperga di Masino portandogli in dote metà dei feudi savonesi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che aveva sposato Argentina di Clavesana, sorella di Caterina.
Nel 1336 Enrico conquistò Cervo (IM), ma l’anno seguente insieme alla moglie si trasferì a Mombaldone (AT), dove diede vita ad una linea marchionale tutt’oggi esistente. I sopraccitati feudi passarono a suo fratello il Marchese Giorgio di Finale Ligure, il quale dalla consorte Venezia
Fieschi dei Conti di Lavagna ebbe tra gli altri i seguenti figli: Ilaria Maria, che andò in sposa a Ranieri II Grimaldi, co-Signore di Monaco dal 1352 al 1357, ma morì nel 1368 senza avergli dato eredi; Lazzarino I, che succedette al padre come Marchese di Finale Ligure e Carlo, il quale nel 1397 divenne il primo Marchese di Zuccarello.
Il Marchesato di Zuccarello comprendeva in Val Neva Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli e Vecersio ; in Val Pennavaira i castelli e gli abitati di Alto, Castelbianco e Nasino; nella Valle dell’Arroscia la Castellania di Aquila d’Arroscia; Balestrino e Bardineto.
Era ubicato in posizione strategica, lungo la principale arteria che metteva in comunicazione Albenga con il Piemonte meridionale e da qui passavano i commerci di sale, legno, pellame da conciare, ferro e canapa.
Carlo I da Pomellina Adorno, figlia di Gabriele Adorno, Doge della Repubblica di Genova, ebbe diversi figli, tra i quali il suo erede Enrico e Ilaria, nata nel Castello di Zuccarello nel 1379. Quest’ultima il 3 febbraio 1403 sposò Paolo Guinigi, Signore di Lucca, ma si spense l’8 dicembre 1405 a causa delle conseguenze del parto della sua secondogenita Ilaria Minor. Divenne celebre per il magnifico sarcofago, considerato uno tra i migliori esempi di scultura funeraria italiana del XV secolo, che il marito commissionò per lei allo scultore senese Jacopo della Quercia.

Il Marchese Antonio di Zuccarello, bisnipote di Carlo I, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Gian Bartolomeo, che portò avanti il Ramo di Zuccarello e Pirro II, il quale nel 1545 divenne il primo Marchese di Balestrino, conservando però un quarto dei diritti sul Marchesato di Zuccarello. Giovanni Antonio figlio di quest’ultimo, nel 1567 cedette questa quota zuccarellese alla Repubblica di Genova insieme al diritto di prelazione sulle altre.
Nel 1588 Scipione di Zuccarello, nipote di Gian Bartolomeo, cedette il marchesato al Duca di Savoia Carlo Emanuele I in cambio di Saliceto con il titolo marchionale, Bagnasco, Murialdo, altre località e 60.000 scudi d’oro. Scipione si trasferì quindi a Saliceto, ma la cessione del Marchesato di Zuccarello ai Savoia venne bloccata dall’Imperatore dei Romani Rodolfo II, al quale si era rivolta la Repubblica di Genova in segno di protesta. Il marchesato fu addirittura confiscato e affidato per un decennio a due commissari imperiali e poi dal 1598 a Prospero Del Carretto, fratello di Scipione. Nel 1624 la Repubblica di Genova ottenne la quasi totalità del marchesato e 1632, con la morte di Ottavio Del Carretto, un altro fratello di Scipione, i genovesi ottennero anche l’ultimo pezzettino mancante.
L’ultimo Marchese di Saliceto appartenente al Casato dei Del Carretto fu Giuseppe, bisnipote di Scipione, che si spense nel 1717. Il titolo passò quindi a suo nipote Giuseppe Damiano, figlio della sua sorellastra Paola Maddalena, il quale aggiunse “Del Carretto” al suo cognome.
Ha quindi preso la parola il Marchese Roberto Giordano Icheri di San Gregorio Del Carretto di Balestrino, il quale ha affermato che “siamo un po’ in casa qui a Zuccarello perché come ha spiegato bene prima il Dott. Carnino, il Ramo di Balestrino comincia con Pirro II in seguito alle divisioni ereditarie del Ramo di Zuccarello, quindi ci sentiamo a casa. Mia moglie e io durante le nostre permanenze a Balestrino non ci facciamo mai mancare una gita a Zuccarello e faccio i complimenti all’amministrazione perché non è così scontato trovare un borgo così ben tenuto e pulito”.
Sua moglie, la Marchesa Mara ha ricordato che “a scuola a tutti noi hanno insegnato che i colonizzatori culturali ci sono a Roma, a Firenze e a Venezia, non è così, l’Italia ha una storia locale, una cultura locale molto importante e significativa che non è indagata e studiata, che passa attraverso le tradizioni. E’ una cultura importante, l’arricchimento di tutte queste terre, soprattutto di confine, che ai tempi erano significative ed era importante difenderle, ci ha lasciato un patrimonio culturale importante (…) Gli incastellamenti che c’erano nei vari paesi erano il significato di una famiglia che difendeva una comunità da tutto quello che c’era allora. I nostri antenati ci hanno lasciato un mondo migliore di quello che loro hanno trovato, forse noi dovremmo fare altrettanto, è quello che noi dobbiamo ai nostri figli”.

Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha quindi conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Zuccarello e allo storico Giorgio Casanova, autore del libro “Il Marchesato di Zuccarello – dalla Val Neva alla Val Pennavaira, un viaggio tra millenni di storia ligure”.
La cerimonia è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:

  • Gruppo Storico Marchesato di Clavesana” i cui rievocatori hanno impersonato tra gli altri il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto con la nipote Adelaide, Gran Contessa di Sicilia, Emanuele di Clavesana, cofondatore di Zuccarello, con la consorte e Caterina di Clavesana;

  • I rievocatori della Proloco di Zuccarello, che hanno impersonato Carlo I, primo Marchese di Zuccarello, la consorte Pomellina Adorno, figlia di Gabriele Adorno, Doge della Repubblica di Genova e la loro figlia Ilaria, diventata per matrimonio nel 1403 Signora consorte di Lucca;

  • I Signori del medioevo da Torino;
  •  I Signori di Rivalba di Castelnuovo Don Bosco, i cui rievocatori hanno impersonato i membri della famiglia che nel medioevo possedette il feudo di Castelnuovo per circa 350 anni;
  • I Marchesi Paleologi” di Chivasso, i cui rievocatori hanno impersonato i Marchesi del Monferrato ad inizio XIV secolo, tra i quali il Marchese Teodoro I Paleologo e la consorte Argentina Spinola, nonni materni del Conte di Savoia Amedeo VI detto il “Conte Verde”.

Alla cerimonia hanno presenziato anche le seguenti autorità:
il Consigliere Regionale Sara Foscolo; Mario Basso, Sindaco di Bardineto (SV); Daniele Galliano, Sindaco di Bormida (SV); Bruno Terreno, Sindaco di Clavesana (CN); Flavio Borgna, Sindaco di Cerretto Langhe (CN); Natalina Cha, Sindaco di Cervo (IM); Sergio Bruno, Sindaco di Erli (SV), accompagnato dal Vice Sindaco Massimo Gai; Renato Adorno, Sindaco di Rezzo (IM); Claudio Paliotto, Sindaco di Zuccarello (SV); Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV); Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive (CN); Bruna Migliora, Consigliere Comunale di Toirano (SV) e Franco Scrigna, Consigliere Comunale di Villanova d’Albenga (SV).
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale, da Silvia Molino, Fiduciario della Provincia di Savona e da soci.

ANDREA CARNINO

“I Porci – una gastronomia machista”, al teatro Baretti

Giovedì 16 aprile, alle ore 21, e venerdì 17 aprile alle ore 20, il teatro Baretti accoglie un progetto ideato da Manuel Di Martino, Simone Miglietta e Alessandro Persichella, con gli ultimi due in scena, e la regia di Manuel Di Martino. Si tratta della pièce teatrale, che fa parte della stagione Aurea Familia, dal titolo “I Porci – una gastronomia machista”.

Dopo il successo riscontrato in diversi contesti nazionali, come il Torino Fringe Festival 2023, Venice Open Stage 2023 e Stazione d’emergenza 2022,  “I Porci” approda a Torino aprendo una riflessione all’interno della stagione Aurea Familia: una stagione che indaga le storie familiari, sociali e identitarie del nostro presente. Lo spettacolo ci trascina in un futuro distopico, dove gli ultimi due maschi Alpha, simboli della virilità più becera, sono esposti come animali in una sorta di zoo umano. Li osserviamo nutrirsi, bestemmiare, azzuffarsi, ubriacarsi, manifestare pulsioni e fragilità in un rituale tanto violento quanto rivelatore. Attraverso il linguaggio del teatro fisico e dell’ironia, Miglietta e Persichella ci restituiscono una riflessione chirurgica sui meccanismi culturali del machismo, il rapporto del macho con il cibo, la donna, Dio, la sopraffazione e il desiderio. Cruda, comica e dolorosamente autentica, la pièce “I Porci” ci invita a ridere del mostro per riconoscerlo, a decifrarlo una volta per tutte.
Si tratta di una messa in scena che si spinge fino alla deformazione caricaturale, per mostrare da quali padri non vogliamo più discendere. Nel testo originale, a dare ritmo alla narrazione è la pagina bianca. Un segno vertiginoso e prenatale in cui abbiamo deciso di perderci, scavando nel sogno di un Dio sgraziato e innocente, colto nell’eternità della sua infanzia ribelle e sedotto dall’urgenza di creare. Se Pasolini auspicava nelle sue opere l’avverarsi della Ierofania, l’apparizione del sacro nel quotidiano, Micheal e Mirco disegnano l’epifania opposta, cioè l’apparizione del quotidiano nel sacro.
Fondamentali in questo percorso sono le collaborazioni con la scrittrice e filosofa Rubina Giorgi, studiosa delle relazioni, tra l’altro, tra mistica e poesia, con l’artista visivo Frediano Brandetti, creatore di strutture oniriche e metamorfiche, e con la musicista e compositrice Lili Refrain, artista che alterna nelle sue composizioni una vocalità lirica a sonorità distorte.

Biglietti: intero 13 euro – ridotto 11 euro – info: www.teatrobaretti.it

Mara Martellotta