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Vol.To ETS ha presentato la nuova Carta dei Servizi

Vol.To ETS ha presentato la nuova Carta dei Servizi 2026, in un momento di incontro e confronto con le associazioni accreditate e i volontari del territorio, che ha coinvolto 94 partecipanti in presenza e 330 collegati online, riaffermando il proprio ruolo di riferimento per il Terzo Settore torinese. L’ente conferma il proprio impegno nel garantire servizi gratuiti e qualificati, accompagnando le organizzazioni nelle sfide quotidiane e nei percorsi di crescita. Sostenibilità, innovazione e digitalizzazione restano le direttrici centrali dell’azione di Vol.To ETS, orientata a rafforzare le competenze degli Enti del Terzo Settore e a rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni della comunità della provincia di Torino.

La Carta dei Servizi 2026 illustra le attività e i servizi che Vol.To ETS realizzerà nel corso dell’anno, definendone modalità di erogazione e criteri di accesso. Il documento presentato descrive nel dettaglio i servizi messi a disposizione da Vol.To ETS, che comprendono la concessione di sale e attrezzature, percorsi strutturati di formazione e consulenza, oltre a servizi di supporto alla comunicazione, inclusa la stampa di materiale promozionale. Pensata come strumento operativo di consultazione, la Carta fornisce informazioni chiare sui destinatari dei servizi, sugli standard qualitativi e sulle tempistiche di erogazione. Per ciascuna tipologia di servizio è stata indicata le modalità di richiesta, i riferimenti allo staff competente e i collegamenti al sito www.volontariatotorino.it, anche tramite QR code.

La Carta dei Servizi 2026 presenta un insieme articolato di servizi e opportunità pensati per rafforzare il lavoro quotidiano dei volontari e degli Enti del Terzo Settore. I servizi illustrati ampliano le possibilità di supporto, accompagnamento e progettazione, offrendo strumenti concreti per sviluppare competenze, costruire collaborazioni e rendere più efficace l’azione delle associazioni sul territorio. Un’offerta orientata a sostenere gli ETS nelle diverse fasi della loro attività e a valorizzare l’impegno delle persone che vi operano. In questo quadro, per esempio, si inserisce la priorità strategica del ricambio generazionale, già condivisa con i Soci in occasione dell’Assemblea dei Soci di novembre 2025, con un’attenzione specifica al rapporto tra volontariato e mondo della scuola. I servizi dedicati a questo ambito mirano a costruire un canale strutturato di avvicinamento dei giovani al volontariato, favorendo la conoscenza delle realtà associative e contribuendo alla continuità e alla vitalità futura del Terzo Settore.

Stefano Meneghello, Presidente di Vol.To, commenta così questo nuovo anno di servizi di Vol.To: «La presentazione della Carta dei Servizi rappresenta un appuntamento particolarmente significativo, sia per le associazioni, che attraverso questo momento possono dare avvio in modo concreto alla programmazione delle attività per il nuovo anno, sia per il Centro, che traduce in azioni operative le linee e gli obiettivi condivisi nella Programmazione. È il passaggio in cui le parole lasciano spazio ai servizi, agli strumenti e alle opportunità messe a disposizione del territorio. Questo momento segna l’inizio di un lavoro che è necessariamente comune, fondato sull’ascolto, sul confronto e sulla collaborazione con volontari ed Enti del Terzo Settore. È da questa relazione costante che Vol.To costruisce servizi sempre più efficaci e accessibili, capaci di rispondere ai bisogni reali delle associazioni e di accompagnarle nelle sfide quotidiane che il volontariato è chiamato ad affrontare»

Nuovo Piano regolatore, prosegue il tour di presentazione del documento che cambierà Torino

 

Proseguono gli incontri di presentazione del nuovo Piano Regolatore ai principali interlocutori della Città. Un tour de force dell’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni e del suo staff per illustrare al meglio gli investimenti, le linee guida e, più in generale, le azioni del nuovo Piano regolatore per i prossimi decenni. Dopo l’approvazione in giunta lo scorso dicembre e le consultazioni di queste settimane, l’iter prevede l’approdo del Piano, a inizio marzo, in consiglio comunale per la sua approvazione.

Nei giorni scorsi l’Assessore Mazzoleni ha incontrato i costruttori edili dell’Ance di Torino nella loro sede di via San Francesco da Paola e ha spiegato le linee guida che hanno portato alla stesura del Piano: «il Collegio costruttori edili di Torino e i suoi associati sono interlocutori preziosi per l’Amministrazione. Con loro c’è sempre stato un confronto franco e costruttivo, che continuerà ad essere fondamentale per dare concreta attuazione al nuovo Piano Regolatore. Il Piano guarda al futuro della città ed è pensato come uno strumento inclusivo, adattivo e innovativo – prosegue Mazzoleni –. La valutazione di partenza è stata quella demografica: il nuovo Piano è costruito su uno scenario di 1 milione e 50 mila abitanti e sull’attrattività nei confronti dei giovani. Ogni anno una quota significativa di studenti universitari sceglie di restare a Torino dopo la laurea, un elemento che può contrastare un futuro di lenta decrescita demografica. Gli investimenti strategici per rendere Torino più attrattiva puntano sulla qualità urbana complessiva: spazi verdi, servizi, centralità di quartiere e politiche per l’housing sociale. Il Piano introduce meccanismi che incentivano gli operatori a contribuire a questi obiettivi, attraverso strumenti perequativi e premiali, rendendo più conveniente investire in interventi con ricadute pubbliche positive. Abbiamo inoltre individuato 34 quartieri su cui concentrare un’azione di cura e sviluppo della città. All’interno di questi ambiti sono state riconosciute delle centralità già esistenti e da valorizzare, come luoghi di servizi, spazi pubblici e relazioni. Il Piano Regolatore è pensato come un processo di trasformazione progressiva: gli effetti degli investimenti si vedranno nel medio periodo, nei prossimi 5–10 anni, con ricadute positive sull’intera città e anche sul settore edilizio, che avrà un ruolo fondamentale nel contribuire alla sua trasformazione».

«Ringraziamo l’Assessore per la sua disponibilità nell’illustrarci il nuovo Piano regolatore – ha detto il Presidente di Ance Torino Antonio Mattio –. Le preoccupazioni del nostro settore ci sono e riguardano sia alcuni temi puntuali come la perequazione, l’housing sociale, la flessibilità del Piano stesso e lo

snellimento delle procedure. Soprattutto preoccupa il periodo di salvaguardia, ovvero quello prima dell’entrata in vigore del Prg, dove temiamo un periodo di incertezza, blocco delle pratiche, aumento dei costi e lentezza».

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I Luoghi del cuore, grazie a Fai venti nuovi progetti

L’Italia più fragile, quella delle aree interne e delle periferie, è  la protagonista dei nuovi interventi dei “Luoghi del Cuore”.
Si tratta di venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud Italia, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento, che riceveranno il contributo economico del FAI, Fondo per l’ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, 700 mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati , spesso a rischio, che incarnano e narrano la nostra civiltà, la memoria collettiva e sono patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario.
Di questi 520 mila euro saranno destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e, per la prima volta, i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50 mila euro. Si tratta di una dotazione che consente di rispondere in modo maggiormente  significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare complessivamente l’impatto dei Luoghi del Cuore.
I restanti 180 mila euro saranno riservati ai primi tre classificati al censimento,  al primo posto il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato, nell’Astigiano,  a seguire la Fontana Antica di Gallipoli, in provincia di Lecce e la chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro a La Spezia.

Tra i Luoghi del cuore sostenuti dal bandi diciotto si trovano in territori lontani dai grandi centri del nostro Paese, piccoli Comuni o frazioni, spesso situati in aree interne o in zone montuose e isolate, oppure luoghi periferici, anche in grandi città.  Luoghi per i quali, attraverso il censimento del FAI, i cittadini danno voce alle loro richieste di tutela e valorizzazione,  come testimoniano la passione e l’impegno civile delle centinaia di comitati che partecipano ad ogni edizione. I venti progetti riguardano, infatti, storie e tradizioni che rischiano di scomparire o angoli di paesaggio e ambienti naturali da proteggere e tutelare. Per questi luoghi la partecipazione al programma del FAI e l’assegnazione del contributo rappresentano una concreta, talvolta, l’unica opportunità di recupero e di rilancio, un primo soccorso che spesso diventa l’inizio di un processo di sviluppo locale che porta ad attirare ulteriori nuove risorse e far crescere  competenze, rafforzare lo spirito di comunità e far nascere nuove economie del territorio.

I progetti selezionati , candidati da “Luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, ai più sconosciuto, che si configura formato di beni lontani dalle consuete mete di turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra di Agrigento1, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura  moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia ( AN), al piccolo Museo Filippa di Ramella, un paesino di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia,  con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valliggiani.

Il bando è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti e far crescere nuove competenze. Per la prima volta dalal nascita dei Luoghi del  Cuore i candidati hanno potuto seguire due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del FAI, dedicati alla messa a punto  dei progetti di restauro  e di valorizzazione culturale,  a partire dalla Fondazione nei suoi Beni. Si tratta di un’iniziativa che si è  rivelata molto utile e che nasce dallo spirito educativo del FAI e che ha lo scopo di diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquanta anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali.
I progetti selezionati, al di là del numero ottenuto di voti del censimento,  che rappresenta uno degli otto parametri di valutazione, si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità  e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne.
La ricerca svolta nel 2024 da Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, intitolata “Valutazione sugli impatti dei Luoghi del cuore”, ha evidenziato come il programma riesca a innescare processi virtuosi su scala locale, capaci di generare impatti culturali, sociali, ambientali ed economici, contribuendo non solo alla tutela e alla valorizzazione dei luoghi, ma anche al consolidamento dell’identità e della resilienza delle comunità e alla rinascita di piccoli circuiti turistici.
Accanto all’impatto culturale, largamente condiviso dei progetti sostenuti, emerge largamente l’impatto sociale, attestato dalla nascita  e dal consolidamento di reti di collaborazioni e dalla capacità di mobilitazione delle comunità.

I venti progetti sostenuti coinvolgono oltre cento stakeholder, tra associazioni, scuole, parrocchie, enti scientifici,  istituzioni universitarie, Soprintendenze e  Comuni.
I contributi stanziati dal FAI e da Intesa Sanpaolo per questi progetti attiveranno ulteriori risorse per oltre 820 mila euro, più del 150 % della dotazione stessa del bando, messi a disposizione dai territori e dagli stakeholder. Un ruolo importante spetta ai Comuni, responsabili delle candidature dei progetti  in 13 casi su venti, seguiti da associazioni, enti ecclesiastici e anche da una scuola. È il caso dell’ Istituto Comprensivo Francesco Cappelli, con sede nell’ex casa del Sole, all’interno del parco Trotter di Milano, che ha presentato il progetto di recupero della Minitalia, per renderla accessibile non solo agli alunni per scopi didattici, ma anche ai visitatori del parco.
Questi venti nuovi progetti fanno salire a 180 gli interventi sostenuti dal 2003 grazie ai Luoghi del Cuore.

In Piemonte sarà avviato il progetto di recupero, restauro e valorizzazione  di sei Fontane Parlanti a Rosazza, nel Biellese, piccolo borgo montano della Valle del Cervo, uno degli esempi più significativi del patrimonio storico e culturale della provincia di Biella. Le origini medievali del borgo si intrecciano con una profonda trasformazione avvenuta nel corso dell’Ottocento, quando il paese assunse l’aspetto attuale grazie all’intervento di Federico Rosazza Pistolet, filantropo e senatore, figura centrale della storia locale, che realizzò una serie di tubazioni in ghisa per portare l’acqua potabile in tutto il paese, iniziativa che permise la costruzione delle fontane parlanti, un progetto di rinnovamento urbano dove l’aspetto funzionale delle architetture si intreccia con l’elemento sociale e identitario degli spazi pubblici.

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Don Ciotti e la maranza – I Signori del No –  Gobetti e la storia – La Mole – Lettere

Don Ciotti e la maranza
I miei contatti con don Luigi Ciotti sono stati pochi, anche se una volta per il premio “San Giovanni“ che  ricevemmo insieme in Comune, il sacerdote fu generosamente largo di elogi nei miei confronti: era il 1998, un’era geologica fa. Pur ammirandone l’impegno, non ho mai molto condiviso le sue idee. In una recente intervista ha affermato che con i giovani serve il dialogo e non la repressione .E ‘ il solito tema della inclusione applicato anche alle giovani canaglie dal coltello facile.

Riportare ordine nella convivenza civile e nella scuola può essere definito in vari modi, ma non può prescindere dal ripristino dell’autorità dello Stato. Definire rabbia la delinquenza mi appare un errore di prospettiva storica . Già la generazione Z aveva dato prova di sé con il suo cinismo devastante , ma oggi siamo caduti ancora più in basso perché nelle scuole, per futili motivi, ci sono giovani che ricorrono al coltello come in una nuova cavalleria rusticana recitata dalla maranza. Occorre nella scuola recuperare lo studio, la serietà, la necessaria selezione. Il todos caballeros dell‘inclusione, nella migliore delle ipotesi, è un’utopia disancorata dalla realtà.
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I signori del No

Ho scritto già da tempo che io voterò si’ al Referendum senza incertezze per ragioni che ho già spiegato e che illustrerò in interventi pubblici in febbraio e in marzo, girando l’Italia. Tra le altre cose me lo impone la mia amicizia per Enzo Tortora e per Marco Pannella.

Marco Pannella con Pier Franco Quaglieni
Ma c’è anche un’altra ragione che pesa nel mio voto per il sì: il fatto che votino no Barbero, Augias, Bindi, Serracchiani, Canfora, Ranucci e tanti le cui ragioni, malgrado la tolleranza laica, non condivido quasi mai. Sentirmi in quella compagnia mi creerebbe un forte disagio. Questo è ovviamente solo uno dei tanti motivi per cui i liberali voteranno sì alla separazione delle carriere unificate dal governo fascista del 1941. Mi piacerebbe sentire le obiezioni di Canfora che ha reso antico anche l’antifascismo, mentre considera sempre presente e attuale il fascismo.
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Gobetti e la storia
Dopo la Messa cantata a Roma per Valerio Zanone in cui personaggini minori hanno deciso chi invitare e chi escludere, adesso sono partite le Messe laiche, anzi le Messe gregoriane per Piero Gobetti che meriterebbe di essere storicizzato come ha fatto quasi solo Antonio Patuelli.
Piero Gobetti
Con lo stile un po’ settario di Zagrebelski si continuerà a pestare acqua nel mortaio , senza affrontare il nodo cruciale del pensiero gobettiano: il suo rapporto con Gramsci e il marxismo che fini’ di nascondere l’originario liberalismo . Il suo fu un pensiero in nuce che la morte a 25 anni nel 1926 in esilio a Parigi non gli consentì di approfondire.
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La Mole
“La Mole” è ‘stato un giornale fondato a Torino  da Enzo Fedeli nel 1946 e diretto successivamente da Nino Cavallotti. Attorno al giornale si formò il gruppo “La Mole” , un gruppo monarchico indipendente che portò in Consiglio comunale a Torino per 15 anni il Col. dei Bersaglieri Enzo Fedeli, unico  capo carismatico monarchico in Piemonte a cui sarebbe spettato il seggio in Parlamento che ebbe il PNM. Fedeli, valoroso combattente della seconda guerra mondiale e nella Guerra di Liberazione, era un giornalista e un oratore di straordinaria efficacia. I suoi discorsi al teatro “ Carignano“ ottenevano il massimo successo. Creò anche la casa editrice “Superga” che pubblicò libri importanti.
I monarchici del partito monarchico e della stessa Umi non riuscirono mai a fare un qualcosa di simile alla “Mole” che, come scrisse Carlo Delcroix , fu “il più vecchio e strenuo giornale“, diffuso in tutta Italia . Dopo Fedeli il gruppo fu presieduto dall’imprenditore Aldo Piazza. Affiancò Cavallotti come redattore capo del giornale Gian Luigi Boveri, futuro dirigente della Sanità pubblica piemontese. Fedeli fu un uomo eccezionale che, se fosse entrato in altri partiti, sarebbe diventato sicuramente parlamentare e forse anche ministro. Quel gruppo ebbe tanti soci importanti: dalla scrittrice Bianca Galimberti allo scultore Giovanni Reduzzi. Ma La Mole ebbe anche un gruppo Fiat e un gruppo di tramvieri, a dimostrazione del radicamento  popolare dell’associazione. Anche Angelo Pezzana scrisse a lungo sulla “Mole”. E’ una pagina di storia torinese meritevole di essere ricordata anche in consiglio comunale dove  Fedeli  fu consigliere molto autorevole e rispettato anche dagli avversari politici.
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Lettere scrivere a quaglieni@gmail.com

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Piazza Madama Cristina
L’ho vista qualche giorno fa comprare della frutta in piazza Madama Cristina e mi ha sorpreso vederla così disinvolto. Io in quella piazza sono stato borseggiato due volte e sono stato infastidito ogni volta da questuanti di diverse età ed etnie.  La nostra generazione rimpiange i negozi di frutta di via Nizza (oggi impraticabile) e di via Lagrange. Se la memoria non mi inganna, i mitici Scanavino. Quei negozi sono chiusi da decenni e il mercato di piazza Madama Cristina è sempre più decaduto negli anni.   Filippo Forneri
Foto Città di Torino
 Vado raramente a comprare, solo quando vado a far colazione al “Samambaia”, che ha mantenuto il suo rango inalterato nel tempo. In piazza c’è un banco speciale che ha spesso le fragoline che acquisto volentieri. Anch’io amavo i negozi di primizie che ormai sono un lusso del passato. Circa la delinquenza che circola nei mercati concordo con lei. Bisogna stare molto attenti. I vigili addetti ai mercati sono scomparsi e la sicurezza è molto precaria anche semplicemente camminando per strada.
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Viabilità torinese
In corso Sommeiller hanno creato una camera a gas a cielo aperto con code pazzesche di auto. La corsia preferenziale del 16 non dà reali vantaggi temporali al tram, mentre crea intasamento al traffico sul cavalcavia. Persino il capo dei taxisti si è detto contrario. L’adozione della velocità massima a 30 all’ora è un’altra follia, specie se non si perseguono i  viaggiatori  in monopattino che svettano a 50/ 60 all’ora anche sui marciapiedi. Siamo diventati ridicoli. La tutela dei pedoni è un optional.   Pino Ferraris
Concordo su tutto. Il TAR del Lazio ha bocciato i 30 km all’ora. Ma nessuno fa nulla per regolare i  monopattini che sono un vero pericolo pubblico. Aggiungerei inoltre che ad essere i più penalizzati sono gli anziani  che in alcune zone non possono entrare neppure in taxi. Di chi ha difficoltà a camminare nessuno si interessa. L’equilibrio di certe decisioni nel campo della viabilità appare del tutto inesistente. La chiusura di via Roma avrà ripercussioni nefaste sulla viabilità in centro e adesso parlano di chiudere anche piazza Carlo Felice e  via Po.

Succulenti cannelloni al gorgonzola in crosticina dorata

Una ricetta gustosa adatta ad ogni occasione. Crosticina dorata, ripieno morbido e vellutato, un primo piatto delicato, facile da realizzare e super veloce.

Ingredienti

Pasta fresca per lasagne (tipo Rana) 12 sfoglie
300gr.di ricotta morbida
300gr.di gorgonzola dolce e cremoso
1 uovo intero
Latte fresco q.b.
50gr. di grana grattugiato
Sale, pepe, noce moscata q.b.
Granella pistacchi  (facoltativo)

Mescolare la ricotta con il gorgonzola, 30gr.di formaggio grana grattugiato, sale, pepe e noce moscata, aggiungere l’uovo intero e diluire con poco latte sino ad ottenere una crema densa.
Ungere una pirofila da forno.
Stendere l’impasto su ogni sfoglia di pasta e arrotolare a ” cannellone”, sistemare nella teglia, versare sulla superficie la crema rimasta, diluita con altro latte, cospargere con il rimanente grana e infornare a 200 gradi per 20 minuti coperto con un foglio di alluminio poi, 5 minuti sotto il grill. Servire a piacere con granella di pistacchi

Paperita Patty

La bellezza di sentirsi italiani

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Qualche giorno fa nel mio alloggio di Bordighera ho scoperto, arrivando, che il riscaldamento non era in funzione. Un disastro che avrebbe pregiudicato il lungo fine settimana programmato. Senza sperarci – era di sabato – ho chiamato l’assistenza che mi ha risposto dicendo che faceva il possibile per inviarmi un tecnico. Dopo circa un’ora è suonato il citofono  che segnalava l’arrivo insperato del soccorso. Ma questo è solo l’antefatto. Il tecnico non solo si rivelò capace e rapido, ma vedendo alcuni arredi e quadri, nella mia  vecchia casa  di famiglia, che si richiamano alla storia d’Italia, ha iniziato a raccontarmi che suo nonno era un esule da Fiume cacciato dalla furia titina e mi ha detto che lui non poteva perdonare ciò che i titini avevano fatto alla sua terra di origine. Essendo a fine giornata, abbiamo parlato mezz’ora di temi storici e ho visto in un lui un vero italiano orgoglioso di esserlo. Gli ho fatto vedere il volantino lanciato da  D’Annunzio nel volo su Vienna e si è commosso. E si è stabilito tra noi un rapporto come solo avevo conosciuto tra italiani  all’estero di cui raccontava mio padre e che io stesso ho potuto constatare. In Italia non mi era mai capitato. Siamo invasi da gente che odia l’Italia, da gente accecata dalla faziosità e affascinata dalla violenza. Gli attacchi velenosi alla Rettrice dell’Università di Torino  per aver impedito una nuova devastazione di Palazzo nuovo, sono solo l’ultimo episodio dell’esplosivo meticciato politico tra finti italiani e immigrati che delinquono. Il tecnico del riscaldamento con cui ho stabilito un rapporto a prima vista, accomunati dal rispetto della storia e dal patriottismo, è un  nobile esempio a cui guardare per far rinascere l’Italia a nuova vita. Se ci sentissimo tutti più italiani, l’Italia ne trarrebbe un grande giovamento. Il nostro colloquio si è chiuso con due  miei piccoli regali simbolici: la stampa di un disegno di Paolo Caccia Dominioni che tra l’altro raccolse le salme dei Caduti ad El Alamein dove aveva combattuto  e una coccarda  tricolore che mi donarono nel 2011 dopo un mio  discorso per i 150 anni dell’Unità a Bordighera. Da un incidente è nato uno spirito solidale tra Italiani. Una cosa molto bella e oggi purtroppo rara.

“Hagature Cup”, Kendo al Centro Polisportivo Massari

Domenica 25 gennaio, il Centro Polisportivo Massari di Torino, in via Massari 114, ospiterà  la quinta edizione della “Hagature Cup”, prestigiosa competizione di Kendo a squadre che riunirà atleti provenienti da diverse regioni italiane.

Evento di rilievo per il panorama nazionale delle arti marziali, la manifestazione vedrà la partecipazione come ospite d’onore del maestro Nobuyuki Miyato, ottavo Dan Kyoshi, tra le massime autorità mondiali della disciplina, proveniente dalla prefettura di Wakayama, in Giappone.

La gara prenderà ufficialmente il via con la cerimonia di apertura delle ore 9, mentre il programma proseguirà nel corso della giornata fino alle semifinali, finali e premiazioni, previste tra le 16 e le 17.30.
La Hagakure Cup rappresenta un importante evento e momento di incontro sportivo e culturale, promuovendo i valori del Kendo e lo scambio tra tradizione giapponese e realtà sportive italiane.

Mara  Martellotta

Popolari, protagonisti o gregari?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio.
Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.
Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il
destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che
la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei
Popolari nella politica italiana.

Ora, è del tutto inutile, nonchè improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari
dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno
scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La
conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi. Quello che, invece, merita di essere
approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro paese. E
cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta
definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di
conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”. Detto con parole più semplici e comprensibili,
si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo
da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo.
E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza
segnato. Anche perchè non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o
male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in
tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a
quella populista. La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra
sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro,
seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro paese. E dietro ad ogni
categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle
tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale
assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico popolare e cattolico
sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura
tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonchè oggettive, che ormai siamo arrivati ad un
bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con
difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è
legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico popolare e sociale intende proseguire
a guardare la partita dagli spalti. Perchè, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta
conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori
tempo nella dialettica politica contemporanea. Una conclusione che, francamente, non avrebbe
alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si
riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli
avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza
cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del
cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.

Torino dà il via al Carlevè 2026 con l’investitura di Gianduja e Giacometta

Con l’investitura di Gianduja e la presentazione della Giacometta a Palazzo Civico, accolti  dall’assessora alle Politiche Giovanili ed Educative Carlotta Salerno, la Città dà ufficialmente il via alle celebrazioni per il Carnevale 2026.

Come da tradizione, la nomina si è svolta con atto pubblico davanti al notaio: per il 2026 sono stati confermati Marco Raiteri nei panni di Gianduja e Tina Scavuzzo in quelli di Giacometta.

Alla cerimonia di investitura è seguita una parentesi dedicata alla musica e alla danza popolare piemontese, curata dal gruppo folkloristico Ij danseur del Pilon, insieme a un monologo su Gianduja. L’intervento, presentato dal direttore del Museo Gianduja di Grugliasco Alfonso Cipolla e dall’attore Mario Brusa, ha celebrato i cento anni dalla prima apparizione di Gianduja, avvenuta il 20 febbraio 1926 e interpretata dal commendator Ernesto Pioda.

Il programma del Carlevè ‘d Turin 2026, organizzato dal Comitato Manifestazioni Torinesi con il coordinamento della Pro Loco Torino e con il patrocinio di Città di Torino, Città metropolitana di Torino e Regione Piemonte,è entrata nel vivo sabato 24 gennaio con la sfilata inaugurale in centro città e domenica 25 gennaio con la sfilata dei carri allegorici intorno al circuito del Parco della Pellerina (corso Regina Margherita, corso Lecce, corso Appio Claudio). Come ogni anno ad attendere i torinesi anche il grande luna park con oltre 100 attrazioni.

Sabato  anche un’altra storica manifestazione cittadina, l’Antico Carnevale del Balon, che nel Cortile d’Onore di Palazzo Civico, vede la simbolica consegna delle chiavi della Città alla Rusnenta, insieme al gruppo di rievocazione storica Pietro Micca, alla banda della Polizia Locale e alla Famija Turineisa.

Partirà invece alle 15 da piazza Palazzo di Città la sfilata con la partecipazione di Gianduja e Giacometta, delle altre maschere e dei personaggi dei Carnevali piemontesi e delle suggestive e spettacolari maschere veneziane. Ad accompagnarli, la banda musicale e le majorettes sul percorso via Garibaldi, piazza Castello, via Roma, piazza Carignano, e ritorno in piazza Palazzo di Città. La giornata si concluderà alle 18.30 con la Messa di Carnevale, un momento solenne per ricordare due figure storiche dell’Associassion Piemonteisa: Andrea Flamini, l’indimenticato Gianduja di Torino, e il suo successore Aldo Rocchietti March.

Domenica 1 febbraio, a partire dalle ore 9 il celebre mercato dell’antiquariato e del vintage del Balon si trasformerà nel cuore pulsante del carnevale torinese, ospitando suggestive rievocazioni storiche che animeranno le vie del quartiere. A partire dalle 15, la festa si sposterà anche in corso Regina Margherita. Qui prenderà il via la sfilata del Carlevè ‘d Turin, un grande evento che vedrà esibirsi i gruppi dell’Associazione Maschere Internazionali, bande musicali, gruppi mascherati e una selezione di carri allegorici provenienti da diverse località del territorio.

Il calendario degli eventi carnevaleschi proseguirà fino a metà febbraio. Sabato 14 febbraio alle 15 il Carnevale raggiungerà l’area commerciale al fondo di corso Giulio Cesare per un pomeriggio di festa dedicato ai più piccoli e alle famiglie, che avranno l’occasione di incontrare Gianduja e Giacometta. Domenica 15 febbraio l’appuntamento è fissato per le 10 con il suggestivo Carnevale Eridaneo sul Po, promosso dall’associazione Vie d’Acqua insieme alle società remiere. La manifestazione inizierà con il ritrovo presso la sede dei Marinai d’Italia al Valentino, dove i ciclisti provenienti dalle Vallere si uniranno a Gianduja, Giacometta e alle maschere veneziane; il gruppo discenderà poi il fiume a bordo di gondole e imbarcazioni storiche fino ai Murazzi, dove la sfilata fluviale si concluderà con la festa finale alla presenza delle autorità.

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La polizia arresta responsabile di abusi sessuali

Nei giorni scorsi, personale della Polizia di Stato ha proceduto, a Torino,  all’arresto di un cittadino italiano di 65 anni destinatario di un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino.

L’uomo, nel periodo compreso tra settembre 2019 e novembre 2020, abusando del proprio ruolo professionale di operatore socio sanitario presso una struttura di accoglienza per disabili, aveva compiuto ripetuti abusi sessuali in danno di un’ospite, approfittando dello stato di inferiorità psichica di quest’ultima.

L’attività d’indagine svolta ai tempi dagli investigatori della Squadra Mobile, consistente nell’escussione di alcune persone informate sui fatti, nell’intercettazione delle utenze in uso all’indagato ed alle persone a lui vicine, nonchè nell’analisi dei devices utilizzati dallo stesso, portava alla condanna del responsabile a sei anni di reclusione, con sentenza divenuta esecutiva.

Il ricercato è stato rintracciato a Torino presso l’abitazione della compagna e, ultimate le formalità di rito, associato presso la locale casa circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente per l’espiazione della pena.