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“Istantanee dal Senegal” di Elisabetta Picco al Salone del libro

Giovedì 14 maggio scorso, giornata inaugurale della 38esima edizione del Salone del Libro di Torino, è stato presentato presso lo Spazio Editori del Piemonte, all’interno del padiglione 2 di Lingotto Fiere, il libro “Istantanee dal Senegal”(Paola Caramella Editrice, 2025) di Elisabetta Picco. Hanno moderato un appassionato e profondo incontro con l’autrice la giornalista professionista Mara Martellotta e l’ex docente e preside, impegnata oggi in progetti educativi sul territorio, Annamaria Capra.

Il pubblico, numeroso e attento, in una delle cornici della cultura letteraria più importanti al mondo, non si è lasciato sfuggire l’occasione per ascoltare dal vivo la storia di rinascita che caratterizza il libro (che sta riscuotendo un bel successo) di Elisabetta Picco, una donna dalle nuove consapevolezze, sfuggita a una pesante sofferenza grazie a uno di quei viaggi che hanno il potere di cambiare una vita.

“Io sono arrivata in Senegal che ero un ingorgo emotivo in fuga, che provava difficoltà a stare di fronte alla propria sofferenza e che rischiava di sciogliersi sulle sabbie africane – ha raccontato l’autrice Elisabetta Picco – in quel momento la mia dimensione ‘narrativa’ non era organizzata, non avevo mai pensato a un libro vero e proprio, vivevo semplicemente le mie emozioni, facendo fatica a contenerle, attraverso pensieri, qualche poesia e la fotografia. Mentre ero in Senegal ho cercato più che altro di mettermi in ascolto della vita che mi circondava, con le cose che accadevano, i frammenti dell’esistenza, la tanta polvere, quei dettagli, forse, insignificanti se presi singolarmente, ma che sarebbero andati in seguito a dar forma alla mia esperienza, alla trama del ricamo, alla ricucitura che ha chiuso la ferita”.

“Il dolore, fisico o spirituale che sia, appartiene a tutti noi, alla storia dell’umanità, della vita intera. Ricordiamoci di Giacomo Leopardi, del ‘male di vivere’ di Cesare Pavese, per esempio – ha continuato l’autrice – la nostra società però ci impone di essere sempre performanti, decisi, efficaci, non c’è un vero spazio per il dolore: una dinamica che induce ovviamente alla ritrosia e alla paura di parlare con naturalezza della sofferenza. Immergendomi nel dolore altrui, io sono riuscita a trovare gli strumenti per far fronte al mio, a dare ad esso una dimensione precisa. Il senso di questo viaggio, più che fuggire è stato un restare, più che un perdere è stato un ritrovare, perché mi ha permesso di riorganizzarmi interiormente, di ritrovare me stessa. In Senegal ho trovato un modo di affrontare la sofferenza del tutto diverso dal nostro, un’accettazione leggera, vissuta con il sorriso, che non vuol dire affatto rassegnazione o subire passivamente gli eventi della vita. Il popolo senegalese possiede una forza che gli permette di stare con consapevolezza nell’ineluttabile, di accogliere ciò che accade di spiacevole con elasticità e morbidezza”.

“Per un certo periodo, in Senegal, mi sono percepita come una sorta di ‘osservato speciale’ – ha concluso Elisabetta Picco – ma questo ha contribuito fortemente al recupero della mia identità dopo essermi immaginata per tanto tempo come acqua senza un contenitore, senza forma. Il momento in cui mi sono sentita realmente accettata è stato quello in cui la popolazione locale, per la prima volta, mi ha definito una ‘Toubab’, termine che nella lingua wolof significa ‘individuo bianco europeo’, quindi non più una vera estranea, ma una forma, un modo di essere identitario e rappresentativo”.

Gian Giacomo Della Porta

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Nazionale sala 4)

Antartica – Quasi una fiaba – Regia di Lucia Calamaro, con Silvio Orlando, Barbara Ronchi e Valentina Bellè. Una piccola comunità di scienziati, irraggiungibile per otto mesi l’anno, guarda al futuro della specie umana, cercando cose che ancora non capisce. Non conosce. Non sa. L’arrivo di Maria, genio forastico e cocciuto, nella base più isolata dell’Antartico, metterà in crisi i progetti del capomissione Fulvio Cadorna, suo mentore. Fulvio e Maria sono simili, sono legati, sono complici. Ma come spesso capita, tutti vogliono la stessa cosa, fino al giorno in cui ognuno vuole appropriarsi della propria. Un conflitto scientifico, ideologico, affettivo. Durata 93 minuti. (Fratelli Marx)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Greenwich Village)

Il caso 137 – Drammatico. Regia di Dominik Moll, con Léa Drucker. Stéphanie è un’ispettrice dell’IGPN, l’organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese. È lei che si ritrova a indagare sul caso di Guillaume, un ragazzo partito con la famiglia alla volta di Parigi per partecipare a una manifestazione e ferito gravemente da un proiettile antisommossa. Quando Stéphanie inizia a ricostruire l’accaduto capisce il caso la tocca anche a livello personale, ma malgrado l’ostilità di molti colleghi decide di andare fino in fondo. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la seguente motivazione: “Dietro il solido impianto da film di genere, il film ribadisce il fervore politico del cinema francese più battagliero. Con uno sguardo più desolato che rabbioso, il regista racconta le tensioni sociali del presente e l’abuso sistematico del potere. Ma soprattutto, tra le righe, suggerisce una fondamentale riflessione sulle immagini contemporanee, sulla molteplicità dei punti di vista e sull’ambiguità delle interpretazioni”. Durata 115 minuti. (Fratelli Marx)

che Dio perdona a tutti – Commedia. Diretto e interpretato da Pif, con Giusy Buscemi, Francesco Scianna e Carlos Hipòlito. Arturo è un agente immobiliare siciliano, solo, goloso e disilluso. La sua vita monotona trova finalmente una scintilla grazie alla sua unica, vera, passione: la pasticceria siciliana. È proprio davanti a un vassoio di cannoli che incontra la sua anima gemella, Flora. Lei è tutto ciò che ha sempre sognato: bella, spiritosa e brillante. Come se non bastasse, è anche una pasticciera! Tuttavia, tra i due si frappone un ostacolo divino: Dio. Mentre Flora è una cattolica devota e fervente, Arturo ha abbandonato la fede quando era ancora un bambino. Nel disperato tentativo di non perdere la donna dei suoi sogni, decide di “fingere finché non diventa vero”, spacciandosi per un uomo dalle profonde convinzioni religiose. Ad accompagnare Arturo in questo caotico viaggio verso la verità, la fede e il cuore di Flora, ci sarà un mentore e amico d’eccezione: Papa Francesco in persona. Durata 114 minuti. (Eliseo)

Il diavolo veste Prada 2 – Commedia. Regia di David Frankel, con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci e con Kenneth Branagh. Dolce&Gabbana con Donatella Versace e Lady Gaga coinvolti nell’operazione. A quasi vent’anni dalle loro iconiche interpretazioni nei panni di Miranda, Andrea, Emily e Nigel, i quattro attori tornano nelle eleganti strade di New York City e nei lussuosi uffici di Runway nel tanto atteso sequel del fenomeno datato 2006 che ha segnato una generazione. Andrea torna nella prestigiosa rivista di moda dopo vent’anni, ritrovando una Miranda se possibile ancor più cinica e cattiva, che vede attorno a sé un mondo del tutto cambiato. La carta stampata ha forse fatto il suo tempo, è il web ad aver impugnato il bastone del comando, difficile continuare a essere tanto bravi da anticipare quel che piacerà alla gente. Emily ha catturato un fidanzato che non le fa che gli occhi dolci, lavora per Dior, ma non è certo di quelle donne che amano arrendersi. E se in tempo di crisi il trio si riformasse, non esclusa l’anima prorompente di Nigel? Durata 109 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo Grande, Fratelli Marx, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 2, Reposi anche V.O., Romano sala 2 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

E i figli dopo di loro – Drammatico. Regia di Ludovic e Zoran Boukherma, con Paul Kircher e Angelina Woreth. Agosto 1992. Un pomeriggio di un caldo soffocante in una valle sperduta da qualche parte nell’est della Francia. Il quattordicenne Anthony e suo cugino ammazzano il tempo in riva al lago insieme a Steph e Clem. Per Anthony sarà l’estate del primo amore, quello che dà un senso a ogni cosa. Il momento agrodolce della vita che segna la fine dell’infanzia e il passaggio alla maturità. Ma c’è anche Hacine, un giovane ribelle del quartiere. E una motocicletta che ruba ad Anthony, sconvolgendo la vita di tutti. Nel corso di quattro estati cruciali, i destini di Anthony, Steph e Racine si attraversano, si scontrano e s’intrecciano. E in mezzo a tutto questo tumulto, l’amore cercherà di trovare la propria strada… Durata 146 minuti. (Romano sala 1)

È l’ultima battuta? – Commedia. Regia di Bradley Cooper, con Will Arnett, Laura Dern e Bradley Cooper. Sono sposati da circa vent’anni Alex e Tess ma adesso stanno divorziando. Hanno due figli e pur nella drammaticità del momento cercano di mantenere dei corretti rapporti. Scoprono di avere delle qualità che non conoscevano o che avevano per anni messo da parte: lei proverà a fare l’allenatrice di pallacanestro, lui affronterà il pubblico diventando sempre più bravo come cabarettista. Durata 121 minuti. (Greenwich Village V.O. sala 1)

La festa è finita – Commedia. Regia di Antony Cordier, con Laurent Lafitte e Laure Calamy. Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta trascorrendo le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence una ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato di origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell’uomo, Nadine, e la figlia Marylou. Durata 96 minuti. (Centrale)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 1, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Mother Mary – Thriller, fantasy. Regia di David Lowery, con Anne Hathaway e Michaela Coel. Alla vigilia del suo grande rientro in scena, l’iconica pop star Mother Mary riavvicina Sam, un tempo sua migliore amica e costumista e ora stilista affermata, per chiederle di confezionarle un nuovo abito. L’incontro riaprirà la strada a sentimenti forti e mai sopiti, ferite e tensioni irrisolte. Durata 110 minuti. (Massaua, Lux sala 3, Nazionale sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Nel tepore del ballo – Drammatico. Regia di Pupi Avati, con Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma e Raoul Bova. Gianni Riccio è ora un applauditissimo conduttore televisivo, ma la sua infanzia è stata segnata dalla perdita di entrambi i genitori, in due diverse circostanze. Si ritrova però a essere coinvolto in un crack finanziario, venendo prelevato e rinviato a processo: ma forse il nuovo incontro con un antico amore gli darà la forza di ricominciare. Durata 92 minuti. (Romano sala 3)

The drama – Commedia drammatica. Regia di Kristoffer Borgli, con Zendaya e Robert Pattinson. Emma e Charlie s’incontrano in un bar e si innamorano sin dal primo momento. La coppia arriva alla vigilia del matrimonio ma appena prima del grande evento ha l’infelice idea di partecipare, con una coppia di amici, a un gioco assai pericoloso: raccontarsi l’un l’altro la cosa peggiore che abbiano mai fatto nella loro vita fino a quel momento. Charlie inizierà a chiedersi se davvero sia opportuno legarsi per tutta la vita a quella giovane donna. Durata 106 minuti. (Eliseo)

Le tigri di Mompracem – Thriller. Regia di Alberto Rodriguez, con Antonio de la Torre e Barbara Lennie. Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva, nel sud della Spagna, e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Soprannominato “La tigre”, lui è il membro più esperto di una squadra di sub che manutiene le enormi petrolifere attaccate in porto; lei, invece, vittima da bambina di un incidente in acqua che le ha compromesso l’udito, non può immergersi oltre una certa profondità e progetta di andare a lavorare in una riserva marina sull’Atlantico. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita. Durata 109 minuti. (Classico, Greenwich Village)

Yellows Letters – Drammatico. Regia di Ilker Çatak. Durata 127 minuti. A tre anni dall’apprezzato “La sala professori”, Çatak narra dell’accademico Aziz e dell’attrice Derya che perdono il loro lavoro per la messa in scena di uno spettacolo palesemente avverso al regime. Saranno costretti a trasferirsi a Istanbul, nel tentativo di dare un nuovo aspetto al loro stile di vita e nel confronto con il compromesso che inevitabilmente verrà a proporsi tra il loro impegno politico e la sopravvivenza di ogni giorno. Orso d’oro alla Berlinale. Durata 128 minuti. (Nazionale sala 2)

Gianduiotto d’Oro a Raul Cremona

Una serata all’insegna del divertimento chiude il ciclo d’incontri di EnjoyBook

Al comico e illusionista milanese è stato consegnato il prestigioso premio assegnato alle eccellenze nel mondo del giornalismo, dell’imprenditoria e dello spettacolo.

Si chiude con una serata all’insegna del divertimento, della magia e della curiosità il ciclo dei sette incontri organizzato da EnjoyBook, una rassegna culturale ospitata dal teatro Juvarra di Torino, promossa da Marco Francia, Maurizio Conti e Cristiana Ferrini, che ha unito autori, artisti, imprenditori e intellettuali.

Raul Cremona, storico e amatissimo volto della comicità e dell’arte magica, è stato il grande mattatore dell’appuntamento conclusivo della rassegna, capace di conquistare il pubblico, presente in ogni ordine di posto, fin dalla sua entrata sul palcoscenico e proseguendo a ritmo di battute e momenti di tenerezza in un dialogo con il sempre ottimo Marco Graziano. Inizialmente non previsto nella scaletta dei sette appuntamenti – in quanto è andato a sostituire l’incontro del 9 aprile scorso con la giornalista Maria Luisa Rossi Hawkins, impossibilitata a partecipare a causa della guerra scoppiata tra Usa, Israele e Iran, e dalle diffuse tensioni geopolitiche – la scelta della direzione di EnjoyBook di puntare su un profilo come quello del comico milanese si è rivelata felice e premiata da un’importante partecipazione.

Raul Cremona ha ripercorso le fasi più importanti della sua vita e della sua carriera, nata nell’ambito dell’illusionismo grazie al padre, che eseguiva giochi di prestigio nelle piazze, e da una gavetta da prestigiatore che, nel tempo, facendo esperienza e “rubando il mestiere” ai maestri, gli ha aperto le porte del Derby Club di Milano, lo storico locale che negli anni Ottanta lo ha visto protagonista insieme ad artisti del calibro di Paolo Rossi, Aldo Baglio e Giovanni Storti (i due del Trio), Enzo Iacchetti e Francesco Salvi, tra i tanti.

Attraverso il bellissimo video proposto in sala, il pubblico ha potuto godersi e applaudire ancora i grandi personaggi interpretati da Raul Cremona: da Oronzo, il mago villano in canottiera di “Mai dire gol”, a Silvano il Mago di Milano, una parodia “rispettosa” – come è stata definita da Cremona durante l’incontro – del grande Silvan, fino al divertentissimo Omen, del quale anche le generazioni più giovani hanno potuto ridere grazie a Zelig.

Tanti sorrisi e un filo di commozione, da parte di tutti, per la telefonata in diretta da parte del Mago Silvan, con il quale Raul Cremona intrattiene un rapporto di grande stima reciproca, considerandolo un maestro e una fonte ispiratrice, e che ha affettuosamente omaggiato con uno dei suoi personaggi più celebri, quell’illusionista tutto da ridere che ognuno di noi ricorda per l’iconico “Sim sala bim”.

Ai presenti in sala è stato concesso un dialogo con l’artista, caratterizzato da scambi e curiosità a cui Cremona ha risposto con il suo solito savoir-faire e senza risparmiarsi, congedando un pubblico entusiasta e protagonista fondamentale della finalità benefica prevista nel costo del biglietto (3 dei 33 euro verranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo).

Gian Giacomo Della Porta

“Le domeniche dell’Auditorium” con i grandi maestri del classicismo e del barocco

Domenica 17 maggio, alle 10.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, per “Le domeniche dell’Auditorium”, in programma il settimo appuntamento cameristico che prevede il concerto dell’ensemble di corni dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Il concerto è registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 31 maggio alle 20.30. Il concerto si aprirà con le musiche dei grandi maestri del classicismo e del barocco. L’impeto eroico dell’Ouverture, dell’Egmont di Beethoven, che cede il passo al rigore formale del Preludio e Fuga in la minore di J.S. Bach, per sfociare nella brillantezza dell’Ouverture del Flauto Magico di Mozart. Dimensioni più evocative saranno presenti e evocate nella nostalgia sognante della Pavane di Gabriel Fauré, nel brio tipicamente italiano de La Danza di G. Rossini e nelle radici tipiche del folklore delle Danze popolari Rumene di Béla Bartók.

La parte conclusiva del concerto si aprirà alle suggestioni del Novecento e alla potenza evocativa del grande cinema. Dopo il tono narrativo e leggendario di “Farewell to Red Castle” di Karry Turner, sarà la volta di capolavori cinematografici che hanno segnato l’immaginario collettivo: il carattere avventuroso di Michael Kamen in “Robin Hood – principe dei ladri”, che preparerà il terreno all’omaggio finale dedicato a Ennio Morricone con due temi intramontabili tratta da La Califfa e Nuovo Cinema Paradiso.

L’ensemble dei corni dell’OSN Rai è composto da Ettore Bongiovanni, Francesco Mattioli, Gabriele Amarù, Marco Panella, Marco Peciarolo, Chiara Taddei, Paolo Valeriani e Mattia Venturi.

I biglietti sono in vendita al prezzo unico di 5 euro tramite la modalità online e la biglietteria dell’Auditorium Rai, in piazza Rossaro, a Torino.

011 8104996 – www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Aperto il bando della Regione, via libera a 5 nuovi distretti del Commercio

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Bongioanni: “Due nasceranno a Torino per rilanciare gli esercizi di vicinato, il presidio del territorio e delle periferie e la qualità della vita”

La Regione Piemonte apre ufficialmente il nuovo bando dedicato ai Distretti del Commercio, iniziativa promossa dall’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni, con l’obiettivo di favorire la nascita di cinque nuovi distretti sul territorio piemontese, due dei quali nel capoluogo torinese.

La misura dispone di una dotazione complessiva pari a 100 mila euro, destinata a sostenere le spese di costituzione e avvio dei nuovi distretti attraverso contributi fino a 20 mila euro per ciascun progetto.

Il bando regionale è consultabile qui:

Bando Distretti del Commercio Regione Piemonte

Le candidature potranno essere presentate entro il 30 giugno, mentre la graduatoria finale sarà resa nota a partire dal 30 luglio.

L’assessore Bongioanni sottolinea la rapidità con cui è stato predisposto il provvedimento: «Abbiamo aperto il bando a tempo di record per rispondere alla richiesta delle amministrazioni, dei territori e delle associazioni di categoria del commercio. Tutti sono consapevoli quanto il distretto sia lo strumento organizzativo necessario per fare massa critica, mettere in rete servizi e organizzazione e rilanciare così quel comparto imprescindibile che è il commercio di prossimità: indispensabile presidio del territorio, baluardo di servizi diffusi, di qualità della vita e sicurezza sociale in particolare in aree difficili come le periferie urbane».

L’assessore evidenzia inoltre le modifiche introdotte alla normativa regionale, che consentiranno a Torino di ampliare il numero dei distretti attivabili: «Per questo ho voluto modificare la normativa precedente che consentiva la presenza a Torino di soli due distretti, portandone il numero a tre: potranno quindi nascere altri due nuovi distretti che andranno a operare accanto a quello già esistente, creando un connettivo commerciale esteso su ulteriori, ampi spazi dell’area urbana e garantendo una copertura ancora più capillare e più rispondente alle specifiche esigenze di ogni quartiere».

Con questa nuova misura salgono a 103 i Distretti del Commercio attivati in Piemonte: 78 risultano già operativi, mentre altri 20 sono in fase di avviamento.

Il bando si rivolge alle amministrazioni comunali. Ogni progetto potrà contare su una spesa ammissibile di 25 mila euro, coperta fino all’80% dal contributo regionale. Per l’attivazione del distretto sarà necessario sottoscrivere un protocollo d’intesa tra il Comune interessato — o più Comuni nel caso di distretti diffusi — e almeno una delle associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative del commercio a livello provinciale. Al progetto potranno inoltre aderire ulteriori soggetti del territorio.

La normativa prevede l’istituzione di un solo Distretto Urbano del Commercio per ciascun Comune, fatta eccezione per Torino, che potrà arrivare a un massimo di tre distretti.

Attualmente il Distretto Urbano del Commercio già operativo a Torino interessa il centro storico e diverse aree limitrofe, tra cui piazza Vittorio Veneto, i Murazzi, Porta Palazzo, Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi, via Nizza e piazza Statuto. L’area coinvolge circa 7.800 attività commerciali, oltre 200 strutture ricettive, quasi 1.700 esercizi di somministrazione e numerose attività di servizi alla persona.

Tra le spese finanziabili rientrano:

  • la definizione e la sottoscrizione del protocollo d’intesa necessario alla costituzione del Distretto del Commercio, comprese consulenze specialistiche, attività informative e accompagnamento al partenariato;
  • la predisposizione del programma strategico del distretto, incluse analisi del tessuto economico locale e approfondimenti tecnici;
  • attività di formazione, comunicazione e marketing territoriale finalizzate a coinvolgere il maggior numero possibile di imprese commerciali e promuovere l’iniziativa;
  • eventuali incarichi per la figura del manager di Distretto.

La gelosia di Viviani, l’orchestrina di Geppy Gleijeses

Al Carignano, repliche sino al 24 maggio

Sul finire della stagione dello Stabile torinese, il partenopeo Geppy Gleijeses porta sul palcoscenico del Carignano, coprodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, “Napoli nobilissima”, nella doppia veste di interprete e regista, riunendo due atti unici di Raffaele Viviani, “Don Giacinto” (1923) e “La musiche dei ciechi” del 1928. Opere corali, piccoli personaggi che si fanno universalità, pennellate veloci che tuttavia lasciano il segno ancora nello spettatore di oggi. Nel primo, una variopinta parete sul fondo, la miniatura di un caseggiato – “miserabili, povera gente, rifiuti della società”, scrive il regista nelle sue note – da cui spuntano usci aperti e velocemente richiusi, panierini che salgono e che scendono, luci smorzate, voci che sanno di pettegolezzo e di bisticci, tutt’intorno al protagonista, un vecchio nobile decaduto e divenuto zimbello del vicinato, specchio per scherni e scherzi, lui sempre in cerca di un linguaggio forbito, di movenze eleganti, di un certo presentarsi che lo riporti agli occhi di tutti al benessere di un tempo. Serpeggia per il vicolo un’acredine, una malignità, un guardare con sotterranea ferocia, è la guerra dei poveri, si ride ma è sempre in agguato una punta di rabbia, un paesaggio povero e angusto in cui anche don Giacinto da vittima si fa crudele beffeggiatore – se la prende con il condomino che è fatto becco dalla moglie, con quel gagà in abiti bianchi (uno dei vari ruoli ricoperti da Lorenzo Glijeses) che gli staziona là sotto, non aspettando altro che il cocu se ne esca: non siamo appena usciti dal Ciampa di Silvio Orlando, che è vittima e carnefice elencando il proprio berretto e le tre corde che tiene in fronte? Si sente il profumo della vita (o l’odore stagnante?) con le sue leggi e i suoi paradossi, con il suo desiderio di distruzione dell’altro, di quella vita fa parte a pieno (de)merito anche don Giacinto, quanto tacerà il nome dell’uomo che lo ha ferito. Forse, qui, Gleijeses punta più su un versante di comicità e di folclore e non tutto s’incanala per il verso giusto, quello maggiormente drammatico, che ci aspetteremmo, troppo vociare di ragazze, troppo andare e venire in un amalgama a tratti sfilacciato, piuttosto caos che ordinato disordine.

Il sapore del capolavoro e della resa perfetta s’avverte al contrario nella “Musica dei ciechi”, opera che in chi scrive queste note trova un ricordo avendone definito la passione per il teatro, ne vidi una vecchia edizione a metà degli anni Sessanta (siamo nell’altro secolo, signori) per la regia di Peppino Patroni Griffi e l’interpretazione gigantesca di Franco Sportelli e Pupella Maggio – qualcuno ricorda ancora questi nomi: a volte, quando si dice la bellezza dell’anagrafe! Una orchestrina di pochi elementi, tutti nei loro abiti scuri, una sorta di fila di breugheliana memoria, a imbracciare strumenti e a chiedere l’obolo a chi distrattamente passa, direttore don Alfonso, guercio. E un ostricaro, che lancia cattiverie buttando dubbi tra malumori e disaccordi, facendo soprattutto credere a don Ferdinando, il contrabbasso, che la moglie abbia una relazione con chi li guida. È stato un vero e proprio incontro al buio il loro, e Nannina ha sempre amato il suo uomo, nascondendogli il proprio aspetto. Soltanto adesso, a porre entrambi al riparo da quelle insinuazioni, troverà il coraggio di gridargli “Ferdinà, io so’ brutta!”. Il regno della malinconia, tra amarezze e struggimento dell’orchestrina, poche parole che riempiono ampiamente i silenzi, commiserazione e la vita che continua, magari lungo una banchina che ha un finale amaramente ma splendidamente chapliniano.

Degli attori, ognuno si ritaglia il suo giusto spazio, tra quelli del caseggiato e tra i musici, chitarra e mandolino, violino e clarinetto, Massimiliano Rossi (che ci riporta anche “La risata”) e Chiara Baffi che è una giusta seppur “piana” sposa dolorosa. Di stampo antico le scene di Roberto Crea: mentre si esce dal teatro con la certezza che Viviani – senza le radici o le reminiscenze in Brecht o Eduardo – abbia tutto il diritto di meritare nella storia del teatro un autentico grande posto a sé. Pubblico non troppo folto alla prima, ma chi c’era prodigo d’applausi e di risate. Repliche sino al 24 maggio.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcuni momenti dello spettacolo.

Al Salone del Libro con GTT: metro potenziata e assistenza nelle stazioni

In occasione del Salone Internazionale del Libro, GTT rafforza i servizi di trasporto pubblico per garantire ai visitatori spostamenti più fluidi, sicuri e confortevoli verso il Lingotto Fiere.

Per tutta la durata dell’evento saranno potenziate la metropolitana e la linea 18. Giovedì 14, domenica 17 e lunedì 18 maggio la metro prolungherà il servizio fino a mezzanotte, mentre venerdì 15 e sabato 16 le ultime corse saranno effettuate fino all’1.00. Nel weekend aumenterà anche la frequenza dei passaggi, con un incremento di circa il 30%.

Particolare attenzione sarà dedicata alla stazione Lingotto, dove squadre di assistenza coordineranno i flussi dei passeggeri per facilitare l’accesso ai treni ed evitare rallentamenti. Un impegno importante considerando i numeri registrati durante l’edizione 2025 del Salone, quando la metropolitana torinese ha superato gli 800mila accessi complessivi nei giorni della manifestazione.

Saranno inoltre attivi Infopoint nelle stazioni di Porta Nuova, Lingotto e Italia ’61. Gli Assistenti alla Clientela supporteranno i viaggiatori nell’acquisto dei biglietti, forniranno informazioni e aiuteranno a gestire eventuali code alle emettitrici automatiche.

GTT sarà presente anche all’interno del Salone con uno stand informativo dedicato alla vendita dei titoli di viaggio e alla distribuzione di materiale informativo. I visitatori potranno inoltre partecipare a un gioco interattivo sull’ecosostenibilità e ricevere gadget personalizzati.

Per ulteriori informazioni su come raggiungere il Lingotto Fiere è possibile consultare il sito del Salone del Libro.

TorinoClick

Sul palco del teatro Alfieri il ritorno di “Aladin – The musical”

Dal 15 al 17 maggio, firmato dai Pooh e con la partecipazione straordinaria di Max Laudadio

Da venerdì 15 maggio a domenica 17 maggio andrà in scena al Teatro Alfieri il musical Aladin, il cui autore dei testi è Stefano D’Orazio e gli autori delle musiche sono Roby Facchinetti, Dodici Battaglia e Red Canzian. Il musical, targato Pooh, viene portato in scena dalla Compagnia dell’Ora per la regia di Luca Cattaneo e la partecipazione straordinaria di Max Laudadio, nel ruolo di un ironico e sorprendente genio. L’opera è ambientata tra i palazzi e nei vicoli dell’antica Baghdad, dove sono destinati a intrecciarsi le vite di due persone molto diverse fra loro. Da una parte l’unica erede al trono, la giovane e ribelle principessa Jasmin, costretta a maritarsi senza amore per dare continuità al Sultanato, dall’altra il giovane Aladin, ladruncolo astuto dal cuore d’oro e dall’anima pura, perennemente perseguito dalla Legge. Il loro primo incontro è un vero e proprio colpo di fulmine, un idillio subito spezzato dal malvagio Gran Visir, pronto a intromettersi e ingannare entrambi per la sua sete di potere. Sarà il casuale incontro fra Aladin e il Genio della Lampada a offrire al ragazzo la forza di reagire per tentare di cambiare il suo destino e quello della sua amata. Si tratta di una storia d’amore e di amicizia, di ribellione e giustizia, ambientata in una cornice fiabesca arricchita da un pizzico di magia, dove i sogni più profondi possono diventare realtà.

Le coreografie sono firmate da Ilenia De Rosa, con scenografie evocative capaci di ricreare le atmosfere orientali. Effetti speciali e illusioni sono realizzate da Antonio Casanova.

15-16 maggio ore 20.45 – 16 maggio ore 15.30 – 17 maggio ore 15.30

Mara Martellotta

“Una vita per il jazz”, con Sara Bowyer, Toni Laminarca, e Felice Reggio

A Grana Monferrato, sabato 16 maggio

Il palinsesto di Golosaria Monferrato 2026 si arricchisce di eventi culturali che riescono a superare i confini fra i vari linguaggi artistici, generando a Grana Monferrato una riflessione profonda sulla musica jazz. Sabato 16 maggio, alle ore 19, si terrà il concerto gratuito del trombettista Felice Reggio, “What a wonderful world”.

Dal 16 al 24 maggio gli spazi di via delle Scuole diventano il palcoscenico di “Una vita per il jazz”, un progetto espositivo nato dalla sinergia tra Erremusica APS, la Pro Loco e il Comune, capace di trasformare l’energia dei palchi in un percorso visivo di grande impatto. La mostra propone un dialogo serrato tra due forme d’arte apparentemente distanti: la pittura digitale di Sara Bowyer e la fotografia di Toni Laminarca. Da un lato notiamo il segno grafico, istintivo e cromaticamente acceso capace di catturare l’anima della performance dal vivo, dall’altro l’obiettivo fotografico che ferma l’attimo isolando il respiro e il gesto tecnico dei musicisti. Le 40 opere in esposizione affondano le loro radici nel memoriale “Sergio Ramella” e confermano come il jazz possa fungere da collante sociale e generatore di nuove narrazioni territoriali, capace di unire memoria storica e sperimentazione digitale.

L’inaugurazione è prevista per sabato 16 maggio, alle ore 19, e sarà affidata alla tromba di Felice Reggio, interprete raffinato dello stile di Chet Baker e collaboratore di giganti quali Ray Charles ed Ennio Morricone. Guiderà il pubblico nel concerto gratuito “What a wonderful world”. Il programma sarà un viaggio cosmopolita attraverso la Bossa Nova di Jobim, le colonne sonore immortali e grandi classici di Gershwin e Piazzolla.

La mostra “Una vita per il jazz” – Grana Monferrato – via delle Scuole 9 – 16-24 maggio

Concerto gratuito di Felice Reggio – sabato 16 maggio ore 19

Mara Martellotta

TAV, Giachino: “I ritardi delle compensazioni sono gravi”

I ritardi delle compensazioni son gravi perché il territorio della Valle che ospita tante infrastrutture (autostrada, ferrovia , due strade statali, tre trafori ) meriterebbe i soldi della Valle D’Aosta ma sono ancora più gravi i ritardi nella costruzione dell’opera per un Paese che da anni cresce solo dello zero virgola e ha un Debito Pubblico che costa quasi 90 miliardi di interessi l’anno . Soldi tolti alla Sanità e all Scuola. Ecco perché noi  SITAV ci batteremo in tutte le sedi contro il campo largo largamente contrario alla TAV.
Mino GIACHINO
UDC Torino