ilTorinese

Toro campione. L’ultimo scudetto del sogno granata

“Toro, lassù qualcuno ti ama!

Gian Paolo Ormezzano

So che sei di fede granata, giovane collega, vi state giocando lo scudetto. Bevi, per le coronarie.”

Gianni Brera

Non potevamo perderlo questo scudetto. Era il sogno di una vita per tanta gente, per noi tutti.

Gigi Radice

 

Toro campione d’Italia! Sì, Toro che aveva appena vinto lo scudetto. Ventisette anni dopo Superga.

L’unico dopo quelle pazzesca tragedia. L’unico ancora oggi che abbiamo cambiato anche il secolo.

Beppe Conti

Bologna, 19 maggio 2026 – C’è un giorno che non è mai finito per i tifosi del Torino. È il 16 maggio 1976, quando una città intera esplode di gioia e il “Toro” torna campione d’Italia, ventisette anni dopo la tragedia di Superga. Un trionfo che non è solo sportivo, ma collettivo, emotivo, quasi identitario. Da quella domenica nasce Toro campione. L’ultimo scudetto del sogno granata, il nuovo libro di Beppe Conti pubblicato da Edizioni Minerva, in libreria dal 20 maggio, che riporta alla luce una delle pagine più intense e amate della storia del calcio italiano.

Il volume è un viaggio nella memoria, costruito con il passo del cronista che quegli anni li ha vissuti in prima persona. Conti, firma storica del giornalismo sportivo, ricostruisce stagione dopo stagione, partita dopo partita, l’impresa di una squadra che seppe imporsi in un calcio profondamente diverso da quello attuale: solo giocatori italiani, sedici squadre in campionato, due punti a vittoria e una rivalità accesissima con la Juventus.

Ma questo libro è molto più del racconto di uno scudetto. È la storia di una squadra e di un popolo, di una fede granata fatta di entusiasmo e sofferenza, di cadute e rinascite. Accanto alla gioia del titolo del ’76 scorrono le ombre della storia del Torino: lo scudetto revocato, quello “rubato”, la tragedia di Superga, la morte di Gigi Meroni, fino alle vicende più dolorose che hanno segnato il destino del club. Un intreccio di gloria e dolore che rende unica la parabola granata.

Protagonisti assoluti sono gli uomini di quella stagione irripetibile: l’allenatore Gigi Radice, i “gemelli del gol” Pulici e Graziani, il capitano Claudio Salail portiere Castellini e una squadra capace di trasformare ogni partita in un evento. Nelle pagine del libro rivivono le emozioni di uno stadio gremito, le radioline accese, i cori, le paure e la gioia finale, in un racconto che restituisce tutta la forza di un calcio che oggi sembra lontano, ma che continua a vivere nella memoria collettiva.

Con Toro campione. L’ultimo scudetto del sogno granata, Edizioni Minerva consegna ai lettori un’opera che è insieme documento storico e racconto appassionato, capace di parlare a chi c’era e a chi vuole capire cosa significhi davvero tifare. Perché il Toro, più che una squadra, è una storia che non smette mai di essere raccontata.

 

L’AUTORE

 

Beppe Conti è giornalista da una cinquantina d’anni avendo iniziato la professione nel 1973 alla “Gazzetta dello Sport”, corrispondente da Torino negli anni magici dello scudetto del Toro e dei fantastici duelli con la Juve. La passione per il ciclismo, praticato in gioventù, lo ha poi convinto a cambiar giornale e a vivere per “Tuttosport” le stagioni magiche legate a Moser e Saronni e alla loro storica rivalità. Ma anche le ultime sfide tra Gimondi e Merckx, sino a Pantani e ai giorni nostri. Nelle pause invernali ha seguito invece, sempre per il quotidiano sportivo torinese, le stagioni trionfali di Alberto Tomba, fra Olimpiadi, Mondiali e Coppa del Mondo di sci, dagli Stati Uniti al Canada al Giappone, al seguito del grande campione bolognese. Opinionista e collaboratore di Rai Sport a partire dal 2010, in precedenza aveva lavorato anche per Mediaset, Telecapodistria e Tv Svizzera Italiana. Numerosi i suoi libri, almeno una trentina, quasi tutti dedicati allo sport della bicicletta grazie ai quali ha vinto il premio Coni, il premio Vincenzo Torriani, il premio Bruno Raschi e tanti altri piacevoli riconoscimenti. Nel maggio 2025 come giornalista ha seguito il suo quarantasettesimo Giro d’Italia. Con Minerva ha già pubblicato Il giallo del Tour (vincitore del premio Coni 2025 sezione saggistica e del premio STI Invictus 2025), Ercole Baldini. Una leggenda italiana e Jacques Anquetil il Sultano.

Pompeo (PD): “Hanon Systems in Cina e perdite record: la Regione intervenga”

 “A rischio un presidio strategico dell’automotive piemontese”

19 maggio 2026 – “La situazione dello stabilimento Hanon Systems di Campiglione Fenile è gravissima e richiede un intervento immediato della Regione Piemonte. La delocalizzazione della Linea 5 in Cina, confermata dall’azienda, mette a rischio posti di lavoro, competenze strategiche e un presidio fondamentale della filiera automotive piemontese” dichiara la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per fare chiarezza sul tema.

“Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, i vertici di Hanon Systems hanno comunicato ai sindacati (FIM, FIOM, UILM) l’intenzione di trasferire in Cina la Linea di produzione 5 EFP, che oggi impiega una ventina di lavoratori, una decisione resa nota solo grazie alla vigilanza delle RSU, dopo settimane di scarsa trasparenza da parte dell’azienda. È inaccettabile che un’operazione di questa portata venga nascosta fino all’ultimo momento. I dati del bilancio consolidato parlano chiaro: le vendite sono aumentate, ma la redditività dello stabilimento italiano è crollata. Le perdite sono passate da 467 milioni di Won a oltre 29,5 miliardi di Won in un solo anno, mentre il patrimonio netto si è ridotto del 28%. Non è un problema di mercato, ma di scelte industriali che penalizzano il sito piemontese” precisa la Consigliera regionale Pd.

“La delocalizzazione della Linea 5 avrebbe effetti devastanti: indebolirebbe l’intera filiera automotive regionale, privandola di un fornitore locale di componentistica strategica per elettrico e ibrido, si sommerebbe alla chiusura del sito di Benevento, mettendo a rischio il know‑how nazionale, costringerebbe il Paese a ricorrere a importazioni extra‑UE, con aumento dei costi e perdita di competitività. La Regione, di fronte a una catastrofe annunciata come quella della Hanon System di Campiglione Fenile non può limitarsi al ruolo di spettatrice, monitorando semplicemente la situazione. Deve agire, sollecitando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a aprire un Tavolo di crisi nazionale che coinvolga anche il sito di Benevento, deve verificare, insieme al Governo, la sussistenza dei presupposti per l’esercizio del Golden Power, vista la natura strategica delle tecnologie EFP prodotte a Campiglione Fenile, deve  pretendere dal Gruppo un impegno a mantenere il presidio, subordinando futuri incentivi regionali al mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi e, inoltre, deve chiarire se la Cabina di Regia sull’automotive abbia già definito un cronoprogramma per audire l’azienda e le parti sociali, al fine di impedire il trasferimento dei macchinari in Cina. Con il mio atto ispettivo chiedo risposte chiare e precise!” aggiunge la Consigliera Pompeo.

“Nel febbraio 2025 – conclude Laura Pompeo – il Consiglio regionale, in assemblea aperta, aveva ribadito l’impegno a fare dell’area torinese la “testa e le braccia” di Stellantis. Oggi questo impegno va onorato con azioni concrete. Non possiamo permettere che un altro pezzo della nostra industria venga smantellato nel silenzio generale. Campiglione Fenile non può diventare l’ennesima vittima della delocalizzazione selvaggia”.

2 giugno 1946, storia di un referendum

Venerdì 22 Maggio, alle 17,30 alla sala incontri del Polo del ‘900 di Torino ( Piazzetta Antonicelli, Palazzo San Daniele) la Sezione ANPI Eusebio Giambone, in collaborazione con l’Unione Culturale Franco Antonicelli, presenterà il libro “2 Giugno 1946. Storia di un referendum” di Federico Fornaro. Con l’autore dialogherà la giornalista e scrittrice Donatella Sasso. Introdurrà l’incontro Laura Marchiaro, presidente della sezione ANPI. L’evento, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, riassume le vicende del giugno 1946 quando, con il voto della maggioranza degli italiani nel referendum istituzionale l’Italia passò dalla monarchia alla repubblica, concludendo una lunga transizione dal fascismo alla democrazia, iniziata il 25 luglio 1943. Per la prima volta nella storia d’Italia le donne poterono votare al pari degli uomini e ventuno di loro furono elette all’Assemblea Costituente. Come ha scritto Piero Calamandrei: «Mai nella storia è avvenuto, né mai ancora avverrà che una repubblica sia stata proclamata per libera scelta di popolo mentre era ancora sul trono il re». Dalla dittatura alla repubblica: si tratta di una fase complessa e contraddittoria, che qui viene riletta alla luce del dibattito sulla questione istituzionale e del controverso approdo alla scelta referendaria, oltre che analizzando la competizione tra gli alleati inglesi e americani per l’egemonia sul Mediterraneo. Regno del Sud e Resistenza convissero fino alla Liberazione, in un dualismo destinato ad alimentare la tesi secondo cui si sarebbe potuto fare di più e meglio per garantire una reale discontinuità con gli apparati burocratici e amministrativi del vecchio regime fascista. Ma il radicale rinnovamento dello stato fu frenato dalle forze della conservazione, largamente compromesse con il fascismo e, soprattutto, dal delinearsi all’orizzonte della guerra fredda e della competizione globale tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Federico Fornaro  ( Genova, 9 dicembre 1962 ) Saggista e politico, è stato presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea «Carlo Gilardenghi» (Isral). Fra le sue pubblicazioni: Giuseppe Romita. L’autonomia e la battaglia per la Repubblica (1996), Giuseppe Saragat (2003), L’anomalia riformista. Le occasioni perdute della sinistra italiana (2008), Aria di libertà. Storia di un partigiano bambino (2008), Pierina la staffetta dei ribelli (2013), Fuga dalle urne. Astensionismo e partecipazione elettorale in Italia dal 1861 a oggi (2016) e Elettori ed eletti. Maggioritario e proporzionale nella storia d’Italia (2017). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato 2 giugno 1946. Storia di un referendum (2021) e Il collasso di una democrazia. L’ascesa al potere di Mussolini (1919-1922) (2022). È stato Senatore della Repubblica e attualmente è membro della Camera dei Deputati.

 

Donatella Sasso. Redattrice esterna presso Giulio Einaudi Editore. Ha lavorato come ricercatrice di storia contemporanea presso l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini collaborando con il Polo del ‘900 di Torino. Svolge attività didattiche nelle scuole primarie e secondarie sui temi della storia contemporanea, dei diritti, dei conflitti contemporanei. Giornalista pubblicista dal 2011, ha scritto per «L’indice dei libri del mese», «Pagine ebraiche», «L’incontro», «Keshet», «Prometeo», «Most» e «East Journal». Autrice di “Milena, la terribile ragazza di Praga”, Effatà, Cantalupa (Torino) 2014, del volume per bambini “Danuta a Oslo”, David and Matthaus, Pesaro Urbino 2015 e con Enrico Miletto di “Torino ’900. La città delle fabbriche”, Edizioni del Capricorno, Torino 2015 e “Torino città dell’automobile. Un secolo di industria dalle origini a oggi”, Edizioni del Capricorno, Torino 2017, “La caduta 1953-1989. Dalla morte di Stalin al crollo del Muro”, Edizioni del Capricorno, Torino 2017, “Un’inconsueta felicità”, Golem edizioni, Torino 2021, “Piazza della Vittoria”, Golem edizioni Torino 2023.

23 maggio: a Rivoli torna la Festa delle Famiglie

Sabato 23 maggio, dalle 10 alle 12.30, il Parco Salvemini e la Biblioteca Civica Alda Merini ospiteranno la seconda edizione della Festa delle Famiglie, promossa dal Tavolo di Coordinamento Pedagogico 0-6 della Città di Rivoli che lavora in stretta sinergia con il Centro per le Famiglie del COS ed in collaborazione con TurismOvest . L’iniziativa si inserisce nel percorso di avvicinamento alla Biennale della Prossimità 2026, che si svolgerà a Torino dall’1 al 3 ottobre con il titolo “Pratiche di democrazia profonda”. La Biennale è un percorso nazionale e territoriale dedicato alle esperienze che costruiscono prossimità, partecipazione, cura dei legami e democrazia nei territori.

Una mattinata rivolta ai bambini e alle bambine da 0 a 6 anni e alle loro famiglie, pensata come occasione di incontro, gioco, scoperta e confronto attorno ai temi del benessere nei primi anni di vita.

Il tema scelto per questa edizione sarà il benessere in età precoce, con particolare attenzione all’equilibrio tra quotidianità, relazioni e accesso alle tecnologie digitali. Un argomento oggi sempre più centrale, anche alla luce delle ultime Raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria, che definiscono limiti e linee guida stringenti per l’uso e l’esposizione ai dispositivi.

Accanto a questo, ampio spazio sarà dedicato all’outdoor education, con attività all’aria aperta, percorsi motori, laboratori creativi, letture e momenti esperienziali che valorizzano il gioco, il movimento e il contatto con la natura come strumenti fondamentali per la crescita dei più piccoli.

Durante la giornata saranno coinvolti educatori, insegnanti, associazioni, cooperative e numerosi servizi del territorio afferenti all’ASL TO3, tra cui i pediatri di libera scelta, la Psicologia dell’Età Evolutiva e i servizi di Promozione della Salute. Presenti anche il Centro per le Famiglie e i partner delle attività di coprogettazione dedicate alla fascia 0-6 anni.

Il programma proporrà laboratori sensoriali e di manipolazione con materiali naturali, percorsi di movimento, letture animate, attività dedicate alle emozioni, alla sana alimentazione e al benessere digitale, oltre a spazi informativi e iniziative rivolte ai genitori. Non mancheranno giochi tradizionali all’aperto, attività dedicate alla relazione con gli animali e momenti condivisi tra adulti e bambini.

“La crescita dei bambini riguarda tutta la comunità. – dichiara l’assessore all’Istruzione e alla Città Educativa Lidia Zanette – Mettere insieme scuole, servizi, famiglie, associazioni e realtà del territorio significa rafforzare la rete e collaborare nella costruzione di un ambiente che restituisce al cortile, all’aria aperta, alle relazioni, al rapporto con il proprio corpo e con quello dei compagni, la dimensione della crescita nel rispetto dei compiti dell’età evolutiva che oggi è al centro della nostra attenzione.”

“Il benessere delle famiglie passa anche dalla possibilità di sentirsi accompagnate nella quotidianità – aggiunge l’assessore ai Servizi a sostegno delle famiglie Silvia Romussi –. Questa iniziativa vuole offrire uno spazio semplice e aperto in cui trovare informazioni, confrontarsi con pro
fessionisti, vivere momenti di qualità con i propri bambini e conoscere le opportunità presenti sul territorio. Un’occasione concreta per rafforzare legami e reti di supporto.”

Giovanni Vernia, risate e canzoni all’Alfieri

Dopo il pieno di risate e applausi della prima serata, Giovanni Vernia torna sul palco del teatro Alfieri stasera con “Vernia o non Vernia – Sbrilluccicoso Edition”, uno spettacolo che è molto più di un semplice one man show: è una parabola personale e artistica, raccontata con ironia, ritmo travolgente e una sorprendente capacità di passare dal racconto intimo alla comicità più esplosiva.
Per un’ora e mezza Vernia non si risparmia mai. Corre, canta, interpreta, improvvisa, cambia voce, volto ed energia in continuazione: un vero grillo sul palco, capace di tenere la scena senza pause, trascinando il pubblico dentro il suo universo comico.
Lo spettacolo ripercorre le origini della sua follia creativa, partendo dall’infanzia tra Genova e le influenze degli eccentrici parenti pugliesi e siciliani, fino agli anni da ingegnere, una professione che probabilmente gli stava troppo stretta per contenere tutte le suggestioni, i personaggi e le voci che già gli ribollivano dentro. Ed è proprio da quel conflitto interiore che nasce il comico che il pubblico ha imparato ad amare.
Sul palco prendono così vita le tante anime che abitano Vernia: maschere, tic, tormentoni, intuizioni surreali e osservazioni pungenti sulla contemporaneità, in uno show che alterna stand up, imitazioni, momenti musicali e improvvise accelerazioni teatrali. Una comicità che diverte, ma che affonda anche nelle esperienze personali dell’artista, trasformando il racconto autobiografico in uno specchio ironico dei nostri tempi.
“Vernia o non Vernia” diventa così un gioco identitario, una domanda esistenziale riletta in chiave comica: seguire le regole e uniformarsi oppure lasciare spazio alla parte più istintiva, imprevedibile e “sbrilluccicosa” di sé.
E il pubblico, ieri sera, ha scelto senza esitazioni da che parte stare.
Per chi ancora non lo conoscesse, Giovanni Vernia è uno dei volti più popolari della comicità italiana contemporanea. Negli anni ha conquistato pubblico e televisione passando da Zelig al Festival di Sanremo, fino ai recenti successi con il GialappaShow, dove spopolano le sue irresistibili imitazioni di personaggi come Jannik Sinner, Damiano David e Achille Lauro. Parallelamente è anche una delle voci di RDS, dove conduce “I Peggio più Peggio”, confermando una versatilità artistica che spazia dalla radio alla tv, dal teatro ai social.

Giuliana Prestipino

Bimba di due anni muore travolta dall’auto del padre

/

Una tragedia si è consumata a Bollengo, alle porte di Ivrea. Una bambina di due anni ha perso la vita dopo essere stata accidentalmente investita dall’auto guidata dal padre nel cortile di casa.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo stava per accompagnare la piccola all’asilo e, durante una manovra nel cortile dell’abitazione, non si sarebbe accorto della presenza della bambina, travolgendola. I genitori hanno immediatamente trasportato la figlia all’ospedale di Ivrea, ma per la bimba non c’è stato nulla da fare.

“Siamo diventati adulti mentre il mondo cambiava”

Sofia Longhini racconta il suo teatro generazionale al Fringe di Torino

Al Torino Fringe Festival arriva uno spettacolo che attraversa la memoria collettiva partendo da una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadeva nel mondo mentre noi crescevamo? Mentre guardavamo cartoni animati, sfogliavamo Cioè, davamo il primo bacio o cantavamo al karaoke, fuori dalle nostre stanze la realtà cambiava velocemente, spesso senza che ce ne accorgessimo.

Si intitola Tutte le cose più grandi di me ed è il monologo scritto e interpretato da Sofia Longhini, in scena al Lombroso16 nell’ambito del Fringe festival. Uno spettacolo che intreccia autobiografia, spaesamento generazionale e riflessione sociale, trasformando il ricordo personale in una lente attraverso cui osservare il presente.
Abbiamo incontrato Sofia Longhini, attrice ed autrice del monologo, per parlare del suo lavoro, della sua ricerca artistica e del ruolo che il teatro continua ad avere oggi.
Tutte le cose più grandi di me” intreccia ricordi personali e memoria collettiva, facendo convivere l’infanzia con eventi storici spesso traumatici. Quando hai capito che la tua storia generazionale poteva diventare materia teatrale universale?
«Penso che quando ho scritto questo monologo ero uscita dall’Accademia e stavo attraversando un momento di solitudine e spavento personale, ma mi rendevo conto che questo senso di impotenza e spaesamento era comune a molti amici. Non era un dramma individuale, era una questione sistemica. Sicuramente è derivato anche dallo scontro con il mondo lavorativo: tutto ciò che avevo studiato mi stava presentando il conto. Inoltre mi sono chiesta come cittadini dobbiamo prenderci la responsabilità di capire cosa succede oltre le mura domestiche. C’era una grande lamentela, ma come se tutto non fosse nostra responsabilità. Ho sempre capito che potevo lamentarmi, ma da una posizione privilegiata che è quella di attrice. Per questo nello spettacolo ho messo in luce anche il dramma della classe borghese, che fa perdere i confini di ricchezza e povertà, evidenziando come oggi la classe operaia guadagni spesso più della classe culturalmente più elevata. È un ribaltamento curioso: la condizione economica è ribaltata rispetto a quella sociale».
Nel monologo convivono così precarietà emotiva e precarietà economica, memoria personale e crisi collettiva. Una fotografia generazionale che evita la nostalgia e sceglie invece di interrogare il presente.
Nel tuo percorso artistico hai attraversato teatro, danza, drammaturgia e anche esperienze internazionali. In che modo queste contaminazioni hanno influenzato la scrittura scenica e il linguaggio emotivo di questo monologo?
«Sono stata l’anno scorso a Nicosia, a Cipro, con altri artisti provenienti da diversi Paesi europei e lì c’è stata una grande contaminazione di linguaggi e mondi culturali. Mi sono accorta anche di come molte questioni generazionali siano profondamente legate al contesto italiano. Quando c’è un gap linguistico, vedo che c’è molta più attenzione verso il corpo, verso la performance. Questa è una cosa molto tipica italiana che noi difendiamo. Una delle cose che mi porto dietro da quell’esperienza, e che ha influenzato il mio lavoro, è la possibilità del silenzio e la ricerca di un altro canale che non sia il sobbuglio continuo delle parole. Nello spettacolo questo senso c’è, anche se forse non è tangibile fino in fondo. Mi ha messo in allarme il fatto che la parola non sia l’unica via. E che il teatro non sia l’unica via: ci sono tante forme, tanti modi per stare con gli altri».
Un teatro che allora non si limita al racconto, ma cerca presenza, ascolto e condivisione. Anche attraverso ciò che resta sospeso e non viene detto.
Nel tuo spettacolo emerge una domanda molto potente: “Come ci siamo ritrovati, all’improvviso, adulti?”. Pensi che il teatro oggi abbia ancora la capacità di aiutare una generazione a riconoscersi, fermarsi e rileggere il proprio tempo?
«Il teatro ha sempre questo valore e mi faccio tenerezza quando penso che qualcuno dica che è morto. È sopravvissuto a moltissime difficoltà e sopravviverà anche alle nostre paure. Penso spesso ai miei amici che non vanno a teatro e sento che mi piacerebbe coinvolgerli. Come nuova generazione credo sia una nostra responsabilità. Quella prima di noi la sentiamo come una generazione di giganti e pensiamo che abbiano avuto un agio in più, ma non è detto che sia una verità assoluta. Ogni generazione ha gli strumenti per elaborare la propria realtà. Il Fringe, in questo senso, destruttura la serietà del teatro e questo dualismo aiuta molto ad abbattere la barriera con il pubblico e ad avvicinare le persone».
Ed è forse proprio qui che si inserisce la forza di Tutte le cose più grandi di me: nel tentativo di restituire al teatro uno spazio umano, accessibile, capace di parlare a chi si sente sospeso tra infanzia, disillusione e ricerca di senso. Uno spettacolo che non offre risposte facili, ma lascia nello spettatore una domanda silenziosa e ostinata: dove siamo finiti noi, mentre il mondo andava avanti?
Valeria Rombolá

Più di 800mila accessi alla metropolitana durante il Salone del libro

A conclusione del 38° Salone Internazionale del Libro, GTT traccia un bilancio positivo. I numeri testimoniano la scelta di migliaia di visitatori e cittadini di affidarsi al trasporto pubblico locale per raggiungere il Lingotto Fiere.

I FLUSSI DELLA METROPOLITANA

La rete della metropolitana è stata il fulcro della mobilità dell’evento, registrando oltre 810.000 accessi complessivi.

L’impatto del Salone sui flussi abituali della città emerge chiaramente dal confronto con i periodi ordinari: durante i giorni della kermesse l’utilizzo della metro è cresciuto del 36% rispetto a una settimana tipo, con un picco straordinario nel weekend, dove si è registrato un +72% di passeggeri rispetto a un normale fine settimana.

OTTIMI RISULTATI ANCHE PER LA RETE DI SUPERFICIE

Anche i bus diretti verso il polo espositivo hanno registrato flussi importanti. Sulle linee 18, 34, 63B e 74 sono state rilevate circa 26.000 validazioni complessive.

In particolare, spiccano i numeri della linea 18, oggetto di un piano di potenziamento specifico per l’evento, che fino a domenica 17 maggio ha registrato da sola ben 20.464 validazioni.

CRESCE LA DIGITALIZZAZIONE E LA VENDITA DI TITOLI DI VIAGGIO, +19%

I riscontri sul fronte della vendita dei biglietti evidenziano una spiccata tendenza degli utenti verso le soluzioni digitali e dematerializzate:

  • Biglietti Digitali (Tap&Go e App To Move): sono stati venduti indicativamente 205.000 biglietti, con una crescita del 19% rispetto al 2025, a conferma della comodità del pagamento contactless direttamente ai tornelli e dello smartphone come titolo di viaggio

  • Biglietti City 100: sono stati acquistati circa 12.500 biglietti, registrando un balzo in avanti del 27% rispetto allo scorso anno, grazie anche alle postazioni Infopoint nelle stazioni della metro e allo stand interno.

L’afflusso è stato gestito con successo grazie al potenziamento del servizio e al grande sforzo organizzativo e del personale GTT, che ha garantito una mobilità efficiente, rapida e sostenibile per uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per la città di Torino.

Torino, 18 maggio 2026

Dati definitivi di adesione allo sciopero generale di ieri di 24 ore indetto dall’ Organizzazione Sindacale USB +++

L’adesione complessiva dei dipendenti è stata del 18,2%. L’adesione complessiva del personale viaggiante è stata del 25%.
Il servizio della Metropolitana è stato garantito per tutta la giornata e sarà regolare fino a mezzanotte.

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.