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Il Caffè Mulassano celebra i 100 anni del tramezzino

TORINO 1926 – 2026

Dai tramezzini stellati del centenario al ritratto di Angela, dal cibo come valore identitario al contest con i giovani dell’alberghiero, ecco alcune novità promosse dal Caffè Mulassano per celebrare il centenario.

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Il Caffè Mulassano di Torino celebra i 100 anni del sandwich più famoso e copiato al mondo, creato nel 1926 da Angela Demichelis Nebiolo conosciuta come “La Signora del Mulassano”. Sotto i portici di Piazza Castello dal 1879, scrigno di bellezza e di storia, il Caffè Mulassano promuove una serie di iniziative culturali e gastronomiche per esaltare la bontà e la versatilità del tramezzino, un piccolo ma grande snack amato da tutti, che nei suoi cento anni è stato reinventato ovunque in mille gusti, farciture e preparazioni.

Nell’anno in cui si celebra l’anniversario il famoso locale torinese che per primo nella storia ha offerto il tramezzino dedica un tributo ad Angela Demichelis Nebiolo, pioniera dell’importazione del gusto e delle mode americane nel primo Novecento.

Angelina è una donna italiana straordinaria per il suo tempo, una figura femminile che sarebbe da inserire nella storia delle donne del Novecento per le sue iniziative e la sua personalità. A quindici anni parte per Detroit dove sposa Onorino Nebiolo e con lui condivide anni di gestione di ristoranti e locali negli Stati Uniti. È una delle prime donne in assoluto a prendere la patente e a guidare una macchina. Una donna caparbia e intraprendente che ha vissuto in pieno il periodo del proibizionismo negli States.

Nel 1926 Angelina, con Onorino e i suoi due figli, Felice e Gloria, rientra in Italia, uno dei pochi casi di emigrante al contrario, proprio negli anni in cui i flussi dall’Italia verso gli Stati Uniti erano notevoli. È un’italiana che torna da Detroit a Torino, un’imprenditrice del mondo che oggi chiamiamo food & beverage e che crea un modello nuovo di “fast food” mutuato dal “toast” americano, pure quest’ultimo importato dall’imprenditrice piemontese. Angela seppe stupire la città sabauda con quei “paninetti” che Gabriele D’Annunzio battezzò col nome di “tramezzini”.

La Signora del Mulassano capisce che il gusto dei torinesi, abituati ad una cucina raffinata e di buongusto, non può fermarsi al “toast”, pure molto apprezzato, anche perché il toast è realizzato con il pane riscaldato, e dunque limita l’utilizzo di molti ingredienti, così Angela, dietro al bancone dove i clienti erano abituati a vederla intuisce che lo stesso pane – un pane con una speciale maglia glutinica, lo stesso che si utilizza ancora oggi – può essere ancor più apprezzato se utilizzato per accompagnare svariate farciture, tra cui quei gusti tradizionali molto amati dai torinesi, come i celeberrimi tramezzini con la bagna cauda o il tartufo, tra i più apprezzati anche cento anni dopo.

Il tramezzino gourmandise, è un prodotto identitario del Caffè Mulassano, nasce come accompagnamento per l’aperitivo che a quel tempo era rappresentato dal Vermouth, altro prodotto identitario del Caffè Mulassano, tant’è che l’attività della ditta Mulassano comincia nella seconda metà dell’800 con l’apertura di una bottiglieria in via Nizza, e prosegue nel 1907 con l’apertura del Caffè sotto i portici di piazza Castello dov’è tutt’ora. Quest’anno, tra l’altro, ricorrono 240 anni dalla creazione del Vermouth, liquore che sta conoscendo una forte fase di rinascita, sempre più richiesto nel mondo della mixology ma anche liscio.

Il Caffè Mulassano, che fa parte dell’Associazione dei Locali Storici d’Italia e dell’Associazione Caffè Storici di Torino e Piemonte, quale custode di questa bella storia promuove da aprile a settembre 2026 una serie di iniziative volte a raccontare, celebrare e reinventare il panino farcito per eccellenza.

Nasceranno in tre momenti diversi i tramezzini del centenario dedicati a quelle tre persone che ne hanno fatto la storia: “Angelina” in primis, omaggio alla sua creatrice, “D’Annunzio” dedicato al poeta che ne decretò il nome e “Nebiolo’s” dedicato a Onorino ma che vuole ricordare attraverso il genitivo sassone la loro vicenda d’oltreoceano con il locale “Nebiolo Cafè Dine e Dance” di Detroit, Nebiolo ricorda, inoltre, uno dei migliori vini piemontesi (pur con una b mancante).

Tre chef stellati si dedicheranno alla creazione di una farcitura speciale per questo importante anniversario, ognuno dedicando la propria creazione ad una singola figura. Le creazioni rappresenteranno l’essenza di quella “torinesità” e “piemontesità” che ha fatto da cornice a questa storia di gusto che, partendo da una cultura d’oltreoceano, ha raccontato come poche altre il genio della cultura alimentare italiana, oggi felicemente nominata Patrimonio Unesco. Le tre nuove creazioni saranno presentate al pubblico e alla stampa una al mese nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 al Caffè Mulassano alla presenza degli Chef che racconteranno la loro creazione per il centenario.

Oggi esiste solo una piccola targa che ricorda come nel 1926 Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino. Ma per il centenario uno dei più grandi ritrattisti italiani viventi realizzerà un ritratto di Angela che verrà collocato permanentemente all’interno del Caffè Mulassano accolto tra i suoi straordinari arredi storici. L’opera verrà svelata e presentata nel mese di giugno

A settembre lo scrittore e biografo di Angela, che ha raccolto tutta la storia de “La Signora del Mulassano” raccontandone vicende e aneddoti “tra whisky e tramezzini da Detroit a Torino”, incontrerà il pubblico per far conoscere ancor più e ricordare questa donna straordinaria.

In un compleanno come questo, dove si celebrano i cento anni di un prodotto che nella sua semplicità ha saputo conquistare il mondo, il Caffè Mulassano promuove un contest dedicato ai giovani dell’Istituto Alberghiero di Torino, che saranno coinvolti in una discussione creativa insieme ai loro Docenti sul valore del cibo come prodotto identitario e come spazio per la libera creatività. Anche i giovani si cimenteranno nella creazione di nuove farciture e nuove creazioni in una gara libera sul gusto torinese e piemontese tra passato e futuro. Questo appuntamento si svolgerà a settembre e chiuderà le iniziative del Caffè Mulassano per il centenario del tramezzino.

Mi ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini” esclamò un giorno D’Annunzio in visita al Mulassano. È quello che tutti i giorni clienti abituali e turisti da ogni parte del mondo ripetono seduti su quegli stessi tavolini dove, nel tempo, si fermavano Achille Mario Dogliotti, Luigi Spallanzani, Italo Cremona, Macario, Mario Soldati e Gianandrea Gavazzeni.

    
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Progetto di comunicazione e Ufficio Stampa a cura di

Askatasuna, sette ordini del giorno in Consiglio regionale

Nella seduta di Consiglio di martedì 3 febbraio, sono stati presentati dai gruppi di maggioranza e opposizione, sette ordini del giorno relativi alle manifestazioni sfociate in violenza, che hanno visto il coinvolgimento del centro sociale Askatasuna nelle ultime settimane nel capoluogo piemontese. Gli Odg saranno votati nelle prossime sedute.

Atti di indirizzo presentati in aula:

n.573 “Condanna dei fenomeni eversivi di piazza verificatisi a Torino in occasione della manifestazione per Askatasuna e impegni conseguenti per la tutela dell’ordine pubblico e delle forze dell’ordine” primo firmatario Carlo Riva Vercellotti (FdI)

n. 571 “Solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti aggrediti durante la manifestazione del 31.01.2026 a Torino” primo firmatario Fabrizio Ricca (Lega)

n. 574 “Condanna degli scontri violenti avvenuti sabato 31 gennaio, solidarietà alle forze dell’ordine, ai giornalisti, al Sindaco e alla Città di Torino” di Nadia Conticelli (Pd)

n. 575 “Gravi fatti di violenza del 31 Gennaio 2026 a Torino – tutela dell’ordine pubblico e del diritto di manifestare pacificamente: Il Consiglio Regionale chieda le dimissioni del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi” presentato da Alberto Unia (M5S)

n. 527 “Ferma condanna delle intimidazioni e delle violenze antagoniste presso l’Università degli Studi di Torino. Solidarietà istituzionale alla Rettrice, al Senato accademico, agli studenti e all’intera comunità universitaria” primo firmatario Roberto Ravello (FdI)

n. 412 “costituzione della Regione Piemonte quale parte civile nei procedimenti relativi a manifestazioni degeneranti in violenze e danneggiamenti” primo firmatario Sergio Ebarnabo (FdI)

n. 576 “Per la tutela dello Stato di diritto e il rifiuto di ogni forma di violenza in relazione ai fatti del 31 gennaio 2026 a Torino” presentato da Sarah Disabato (M5S)

Molti gli interventi da parte dei consiglieri durante la discussione generale. Tutti i gruppi hanno condannato le violenze, ed espresso solidarietà alle forze dell’ordine e ai giornalisti coinvolti.

Tra i gruppi di maggioranza Fratelli d’Italia ha affermato che “quelle di Askatasuna non sono battaglie sociali, ma azioni criminali portate avanti da chi pratica la violenza come scelta deliberata e la rivendica pure con orgoglio. La Lega ha auspicato che “tutte le forze politiche, a ogni livello istituzionale, assumano una posizione chiara, esplicita e senza ambiguità di condanna dei fatti accaduti, respingendo qualsiasi tentativo di giustificazione o legittimazione politica della violenza. Così anche Forza Italia ha rimarcato che” in città c’è un clima violento ed eversivo, non c’è possibilità di dialogo con chi ha come obiettivo quello di combattere lo Stato. Infine, la Lista Cirio ha sottolineato che “Torino e il quartiere Vanchiglia non hanno certo bisogno di luoghi sociali come Askatasuna”.

Sul fronte delle opposizioni, il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni del Ministro degli Interni affermando che” sugli scontri la responsabilità ha un nome e cognome: si chiama Matteo Piantedosi”. Per Alleanza Verdi Sinistra “il muro contro muro è un errore, in questi anni è stato fatto un percorso per abbassare la tensione. La manifestazione di sabato è stata anche un luogo di rivendicazione di spazi comuni, da anni assistiamo alla progressiva rarefazione degli spazi di comunità”. Solidarietà al sindaco di Torino Stefano Lorusso da parte del Partito Democratico: “come rappresentante di una città ferita ha saputo mantenere un equilibrio e un alto livello istituzionale. A lui va tutto il nostro sostegno”. Il gruppo Stati Uniti d’Europa ha sottolineato il fatto che “bisogna uscire dalla propaganda, non serve un decreto sicurezza ogni due mesi, se poi non si difende lo Stato di diritto con riforme coraggiose”.

Il dibattito proseguirà nella prossima seduta, come detto, con la votazione degli ordini del giorno.

Ufficio stampa CRP

Animali e comunità: una risorsa che cura

Un Forum a Palazzo Lascaris sul valore sociale degli animali tra terapia, assistenza e inclusione

Il legame tra animali, salute e inclusione sociale entra nel cuore del dibattito pubblico con il Forum “Il valore sociale degli animali dalla terapia all’assistenza”, in programma venerdì 6 febbraio 2026, dalle 9 alle 13, nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris. Un appuntamento che intende andare oltre la semplice testimonianza, per interrogarsi in modo strutturato sul ruolo che gli animali possono svolgere nel welfare contemporaneo, nelle pratiche terapeutiche, educative e assistenziali. Promosso dal Garante regionale dei Diritti degli animali del Piemonte, l’evento nasce con l’obiettivo di mettere in dialogo istituzioni, mondo sanitario, università e terzo settore, valorizzando esperienze già attive e aprendo nuove prospettive di collaborazione. Ad aprire e coordinare i lavori sarà Paolo Guiso, Garante regionale, che guiderà il confronto tra i diversi ambiti coinvolti. “Il Forum – sottolinea – vuole essere uno spazio concreto di proposta, capace di stimolare innovazione e sinergie nel campo degli animali sociali”. Il programma attraversa discipline e competenze differenti: dalla cinofilia di assistenza alla pediatria, dalla riabilitazione alla psicoterapia, fino alle riflessioni sull’etica pubblica e alle scienze criminologiche. A portare contributi ed esperienze saranno Susanna Coletto, Paolo Manzoni, Marco Calegari, Katia Olocco, Franco Manti e Marzia Bauco, chiamati a raccontare casi concreti e pratiche già sperimentate sul campo. Accanto alle potenzialità, il Forum non elude le questioni più delicate: la formazione degli operatori, la tutela del benessere animale, i confini etici degli interventi e il rischio di una strumentalizzazione impropria degli animali. Una tavola rotonda conclusiva offrirà uno spazio di confronto diretto tra operatori e promotori dei progetti, favorendo uno scambio aperto e critico. Le conclusioni saranno affidate a Fulvio Cerutti, direttore de “La Zampa”. In chiusura, le principali realtà di supporto al terzo settore presenteranno le proprie iniziative, mettendo in luce come una collaborazione consapevole tra tutti gli attori coinvolti possa tradursi in un miglioramento concreto della qualità della vita delle persone più fragili e in un uso più responsabile e rispettoso degli animali come risorsa sociale.

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Già scarcerati i tre fermati per le violenze al corteo di Torino

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Niente carcere per chi avrebbe scatenato la guerriglia a Torino, devastato la città, e pestato a colpi di martello un agente, con dinamiche che il ministro Piantedosi non ha esitato a definire “terroristiche”. Sono già a piede libero, come scrive su X un Matteo Salvini indignato. Proprio così. Il gip del tribunale di Torino, all’esito dell’udienza di convalida di lunedì, ha deciso gli arresti domiciliari per il 22enne originario della provincia di Grosseto arrestato in differita, sospettato di aver preso parte al pestaggio del poliziotto. Per il giovane si aprono le porte di casa. Sconto anche per gli altri due arrestati. Soltanto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per i due torinesi, accusati di resistenza a pubblico ufficiale e arrestati in seguito agli scontri. Per entrambi la procura aveva chiesto la convalida dell’arresto e la misura in carcere. Dichiarazioni polemiche da parte delle forze politiche di centrodestra.

“La legge detta le regole, quelle che qualcuno fa rispettare e qualcuno calpesta senza ritegno. La legge ha i suoi meccanismi, le sue disposizioni, la sua interpretazione anche – quella che, non di rado, cambia da giudice a giudice -. Ma il fatto che tre persone arrestate dopo la devastazione di Torino in occasione del corteo per Askatasuna quando un poliziotto stava per essere ammazzato a martellate tornano tranquillamente a casa, poiché due sono stati scarcerati con obbligo di firma mentre il terzo è stato mandato ai domiciliari, è davvero difficile da digerire. Al di là dei tecnicismi giuridici, quel che resta è questo senso di impunità e di reazione blanda che sicuramente sarà ben percepito da tutti quei criminali che hanno in odio lo Stato e i poliziotti. A questi ultimi, invece, resta solo l’amaro in bocca, lo sconforto per avere la sensazione che lo Stato, attraverso i suoi diversi servitori, non remi nella stessa direzione di chi per strada ci lascia la vita o la propria incolumità, lavorando come ultimo baluardo in difesa della collettività. Ci aspetteremmo che i diversi poteri dello Stato operassero sostenendo il principio che la divisa rappresenta lo Stato e deve essere rispettata. Non ci pare che si lavori a questo usando una tale ‘delicatezza’ verso chi ha compiuto atti para terroristici”.

Così Valter Mazzetti, Segretario generale Fsp Polizia di Stato, dopo le decisioni del gip per i tre arrestati a seguito delle violenze verificatesi al corteo organizzato per Askatasuna a Torino.

Soumaila Diawara a Torino: raccontare l’Africa per rileggere il presente

Anche Torino celebra il Black History Month, il mese dedicato alla storia, alle voci e alle esperienze delle comunità nere, nato negli Stati Uniti e oggi riconosciuto a livello internazionale come spazio di memoria, riflessione e confronto. Per tutto il mese di febbraio, la città ospita incontri, presentazioni e dibattiti che mettono al centro narrazioni spesso trascurate, fondamentali per comprendere il presente globale.

In questo contesto si è inserito l’incontro con Soumaila Diawara, attivista e scrittore maliano, ospitato dalla Libreria Trebisonda, luogo simbolo del dibattito cittadino, dove le storie e i vissuti di persone e comunità diverse trovano spazio e attenzione. Un appuntamento intenso, che ha superato la classica presentazione letteraria, trasformandosi in una vera e propria lezione di storia e geopolitica.
Durante l’incontro, Diawara ha parlato del suo libro L’Africa martoriata, ma soprattutto ha guidato il pubblico in una riflessione più ampia sul continente africano, unendo storia, politica e attualità. Il libro ripercorre le ferite storiche lasciate dal colonialismo, dai massacri e dallo sfruttamento delle potenze occidentali, ma racconta anche le lotte per l’indipendenza e il coraggio di leader come Patrice Lumumba, Thomas Sankara e Nelson Mandela.
Più che una cronaca, l’opera è una voce critica che interpella il presente: Diawara invita a comprendere le conseguenze del colonialismo ancora oggi, come conflitti etnici, disuguaglianze economiche e instabilità politica, ma evidenzia anche le potenzialità straordinarie del continente africano. L’incontro ha quindi unito analisi storica e geopolitica, mostrando come il passato africano continui a influenzare le dinamiche globali.
Come sottolineato dallo stesso Diawara durante l’incontro, “non sempre c’è bisogno di un risarcimento, ma almeno di un riconoscimento”.
Soumaila Diawara è nato a Bamako, capitale del Mali, dove ha conseguito una laurea in Scienze Giuridiche e Politiche, specializzandosi in diritto privato internazionale. Fin dagli anni universitari si è impegnato attivamente nella vita politica del paese, partecipando ai movimenti studenteschi e aderendo al partito di opposizione Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendance (SADI), assumendo ruoli di responsabilità nella guida dei giovani e nella comunicazione del partito.
Nel 2012, a seguito di un colpo di Stato che ha destabilizzato il Mali, Diawara è stato accusato ingiustamente di aggressione contro il Presidente dell’Assemblea Legislativa. Costretto alla fuga, ha attraversato Burkina Faso, Algeria e Libia, affrontando detenzioni e condizioni disumane, fino al 2014, quando è giunto in Italia grazie all’intervento di una nave della Marina Militare italiana, ottenendo la protezione internazionale e vivendo oggi come rifugiato politico.
Accanto a L’Africa martoriata, Diawara ha pubblicato altri libri che intrecciano esperienza personale, analisi politica e riflessione sociale: Sogni di un uomo, La nostra civiltà e Le cicatrici del porto sicuro, quest’ultimo un diario-testimonianza arricchito da fotografie e interviste, che documenta le cause profonde delle migrazioni e le violenze vissute dai rifugiati.

L’appuntamento alla Libreria Trebisonda non è stato solo un evento letterario, ma un’occasione di ascolto, confronto e apprendimento, in perfetta sintonia con lo spirito del Black History Month. La voce di Soumaila Diawara ha restituito complessità a una storia troppo spesso semplificata, mostrando come la memoria, il riconoscimento e la consapevolezza siano strumenti essenziali per costruire un futuro più giusto. Raccontare l’Africa oggi significa anche interrogare il nostro presente e le nostre responsabilità.

Per chi desidera consultare il programma completo del Black History Month Torino 2026, prenotarsi ad altri eventi, è possibile visitare il sito ufficiale
👉 https://www.blackhistorymonthtorino.it/

GIULIANA PRESTIPINO

Il “Giorno del Ricordo”. Le iniziative a Chieri

Commemorazione delle vittime al “Parco della Rimembranza” e un Convegno alla “Biblioteca Civica”

Lunedì 9 e martedì 10 febbraio

Chieri (Torino)

“L’istituzione del ‘Giorno del Ricordo’, votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano, ha contribuito a riconnettere alla storia italiana quel capitolo tragico e trascurato, a volte persino colpevolmente rimosso. La memoria storica è un atto di fondamentale importanza per la vita di ogni Stato, di ogni comunità. Ogni perdita, ogni sacrificio, ogni ingiustizia devono essere ricordati. Troppo a lungo ‘foiba’ e ‘infoibare’ furono sinonimi di occultamento della storia. La memoria delle vittime deve essere preservata e onorata. Naturalmente – dopo tanti decenni e in condizioni storiche e politiche profondamente mutate – perderebbe il suo valore autentico se fosse asservita alla ripresa di divisioni o di rancori”Sergio Mattarella dixit.

L’Amministrazione civica chierese si affida alle parole, sempre misurate e di profonda etica intensità, del nostro Presidente della Repubblica per presentare le iniziative programmate a Chieri a celebrazione, il prossimo martedì 10 febbraio, del cosiddetto “Giorno del Ricordo”. Il ‘Giorno’ istituito dal “Parlamento italiano” (con legge 30 marzo 2004 n.92) per commemorare le tante vittime delle “foibe” – quelle terribili cavità carsiche dove furono gettati (spesso dopo essere stati torturati) migliaia di italiani (militari e civili) da parte dei partigiani slavi fra il 1943 e il 1945 – e l’“esodo” degli italiani di IstriaFiumeDalmazia e Venezia Giulia sotto la feroce occupazione dei comunisti jugoslavi. Eventi di disumana tragicità avvenuti durante e dopo il secondo conflitto mondiale al “confine orientale” della nostra penisola (in particolare, a seguito del “Trattato di Pace” di Parigi del 10 febbraio 1947, di qui la data fissata per l’annuale commemorazione, che assegnò gran parte di questi territori alla Jugoslavia); eventi su cui mai avrà da ergersi il muro dell’oblio, mantenendone invece viva la memoria, onorando le vittime (giustiziate, “infoibate” o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti) e, soprattutto, promuovendo la conoscenza di quanto accaduto fra le nuove generazioni.

Ecco dunque gli eventi programmati a Chieri per martedì 10 febbraio, anticipati da un incontro storico-letterario il giorno precedente, lunedì 9 febbraio.

Martedì 10 febbraio, il Sindaco Alessandro Sicchiero e il Presidente del Consiglio comunale Federico Ronco presenzieranno, alle 10, al “Parco della Rimembranza” (viale Caduti Senza Croce), alla cerimonia commemorativa organizzata in collaborazione con l’“Associazione Veneti Chieresi” e l’“Associazione Nazionale Famiglie dei Caduti e Dispersi in Guerra – ANFCDG”.

Lunedì 9 febbraioalle 21, alla “Biblioteca Civica” (via Vittorio Emanuele II, 1) lo storico Claudio Vercelli presenterà il libro “Capire le foibe” (Edizioni del Capricorno). Partendo dai dati assodati e da una riflessione critica lontana da pregiudizi ideologici, lo storico torinese descriverà e analizzerà con il rigore della ricerca storica le tragiche e complesse vicende che si sono svolte lungo il “confine orientale” tra il 1943 e l’immediato dopoguerra, per offrire ai lettori “diverse chiavi di lettura su una più ampia vicenda che chiama in causa l’identità italiana”. Obiettivo del libro: cercare di mettere chiarezza sulla tanto dibattuta questione delle “foibe”, rivedendo antefatti, fatti e conseguenze sotto la luce della veridicità storica.

g.m.

Nelle foto: Locandina “Giorno del Ricordo”; Claudio Vercelli; Cover “Capire le foibe” (Edizioni del Capricorno)

A Torino il primo software con l’AI aiuta i medici a curare i tumori in modo più sicuro

All’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino arriva una nuova tecnologia che aiuta i medici a curare alcuni tumori del fegato in modo più preciso e sicuro, senza ricorrere alla chirurgia tradizionale.
Nel Dipartimento di Radiodiagnostica e Radiologia Interventistica (diretto dal professor Paolo Fonio) è stato introdotto un innovativo software basato su intelligenza artificiale, chiamato Ablation-Fit (RAW Srl), che serve a verificare subito se un tumore è stato trattato in maniera completa.
È la prima volta che questo sistema viene integrato nella pratica quotidiana in un ospedale pubblico italiano.
Come funziona
In alcuni casi, i tumori – in questo caso quelli del fegato – possono essere trattati con una tecnica denominata termoablazione.
Il medico inserisce un ago molto sottile direttamente nel tumore e lo distrugge usando il calore, guidato da ecografia o TAC. È un intervento mininvasivo, cioè meno traumatico per il paziente, che solitamente può tornare a casa già il giorno dopo la procedura.
«Il nuovo software entra in gioco immediatamente dopo l’intervento» spiega il professor Marco Calandri. «Confronta le immagini radiologiche prima e dopo il trattamento, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, e aiuta il medico a capire se tutto il tumore è stato eliminato completamente e se è stato trattato con un margine di sicurezza adeguato».
Più precisione e più sicurezza
«La termoablazione è una cura sempre più utilizzata per i tumori del fegato e per le metastasi epatiche» spiega il dottor Carlo Gazzera. «Proprio per questo è importante avere strumenti che permettano di controllare in modo chiaro e oggettivo il risultato dell’intervento».
Grazie a questa tecnologia, i medici possono ora usare un linguaggio comune e standardizzato per valutare l’efficacia del trattamento, migliorando sia la cura dei pazienti sia la ricerca scientifica.
Un ospedale che guarda al futuro
«Questo software rappresenta un vero passo avanti. L’intelligenza artificiale ci aiuta a essere più precisi e ad offrire cure sempre migliori» spiega il professor Paolo Fonio. «Prima di questo software, il controllo dell’intervento si basava unicamente sulla valutazione visiva del radiologo interventista e talvolta bisognava aspettare una nuova TAC a 40 giorni per essere sicuri di aver trattato completamente il tumore. Il software permette di effettuare queste valutazioni con misurazioni precise subito dopo l’intervento, consentendo eventualmente di completare il trattamento nella medesima seduta, con risparmio di tempo e stress per il paziente e riduzione dei costi di un eventuale successivo ricovero».
La Città della Salute collabora già con alcuni dei più importanti Centri oncologici internazionali, quali l’MD Anderson Cancer Center di Houston, per sviluppare e migliorare queste tecniche.
L’implementazione di Ablation-Fit si inserisce nella strategia più ampia della Città della Salute e della Scienza di Torino volta a garantire ai pazienti cure sempre allineate alle migliori evidenze scientifiche ed alle tecnologie più avanzate. «La CDSS è determinata ad erogare trattamenti al massimo livello possibile» afferma il dottor Livio Tranchida (Direttore generale CDSS). «Oltre al singolo caso clinico, è fondamentale puntare ad uno standard qualitativo elevato e costante per tutti i pazienti. L’installazione di questo software rappresenta una prova concreta di questo impegno e di come l’intelligenza artificiale possa già oggi avere un impatto reale nella pratica clinica quotidiana».
Con questa innovazione, la Città della Salute e della Scienza di Torino si conferma un punto di riferimento nazionale per la radiologia interventistica e per l’uso dell’intelligenza artificiale in sanità.

La smisurata gelosia di don Peppino Priore

Sabato domenica e lunedì” in scena al Carignano sino a domenica 8 febbraio

Ce ne sono parecchie nuvole in quel cielo che Marta Crisolini Malatesta ha disegnato a sovrastare la casa di Peppino e Rosa Priore, avvalorate dalle luci di Gigi Saccomandi, di quelle nuvole tra il biancastro e il grigio che c’immaginiamo a poco a poco gonfiarsi, diventare minacciose e poi, con l’oltrepassare quei sette vetri e ante, che danno sul terrazzino e di continuo sono per l’intera serata aperti e chiusi a seconda degli umori del padrone di casa, esplodere in lampi secchi, luminosi ma a loro modo terribili. Non ce ne rendiamo immediatamente conto ma il temporale prima o poi arriverà. Sì, perché tutto all’inizio di questo “Sabato domenica e lunedì”, che Eduardo scrisse con immediato successo nel 1959, periodo che s’era lasciato alle spalle ormai gli odori acri di una guerra e assaporava una vita di prosperità e di piccole soddisfazioni, e pose, nell’ordine delle proprie commedie, nella”Cantata dei giorni dispari” – ovvero in quei giri d’orologio che di tanto in tanto nascono e crescono un poco sghembi, nelle azioni e ancor più nelle persone -, appare tranquillo, sotto controllo, con Rosa intenta a preparare – a dar vita -, “nell’ampia e linda cucina”, il suo prezioso ragù: “Più ce ne metti di cipolla più aromatico e sostanzioso viene il sugo. Tutto il segreto sta nel farla soffriggere a fuoco lento. Quando soffrigge lentamente, la cipolla si consuma fino a creare intorno al pezzo di carne una specie di crosta nera”. Un presepe delicato, vivacissimo, al cui interno gravitano il vecchio nonno che ha dato il via a una avviata economia, un figlio con i piedi ben piantati per terra e tutto casa e bottega più un altro che ama ancora travestirsi da Pulcinella e fare il verso al grande Antonio Petito, i figli, i tre del primo, le nuove generazioni divise a seguire la professione come le improvvisate gonnelle femminili o le burrasche che possono succedere con il giovane moroso. E la zia Memè, genitrice iperprotettiva e pronta a sganciarsi da ogni ingranaggio e ad abbracciare qualche minimo protofemminismo con la scrittura di un libro, e il medico che le dà una mano nella stesura, e la servetta che aiuta in cucina e porta in tavola, e la coppia vicina di casa, ognuno un quadretto a sé, bel delineato, luci e ombre – certo, tanto Goldoni nelle pagine di Eduardo, ma anche certe stanchezze, certi colpi di pistola che vanno a vuoto, certo vedersi vivere, certi giorni che corrono sempre eguali dietro ai giorni: come in Cechov -, una battuta a effetto, un attimo per l’applauso.

Come quella cipolla che vive del suo fuoco lento, così appare l’unione di Peppino e Rosa, tutta vivacità un tempo ma da quattro mesi non più la stessa, lui sempre in un angolo con quelle frecciatine che nessuno al momento comprende, lei che non gli fa più trovare pronti camicia e pedalini, lui che s’è fatto scontroso e mugugnoso, lei che cova un segreto, interiore e sopito, l’invidia per quei complimenti che una domenica lui fece smaccati smaccati alla pasta di maccheroni della nuora. Quisquilie e pinzillacchere, avrebbe detto un tempo qualcuno, cose di piccolo conto, ma tanto poco basta a mettere dei sassolini nell’ingranaggio. Il sassolone sono quelle continue piccole premure che Luigi Ianniello, l’espansivissimo vicino di casa dimostra nei confronti di donna Rosa, in grande sincerità e senza alcun secondo fine, ma ragione dei sospetti che hanno riempito la testa di Peppino, il tarlo della gelosia che s’insinua e non se ne vuole più andare via: sicché tutte quelle nubi e quei lampi. Perché per il pranzo della domenica Rosa Priore ha invitato i coniugi Ianniello e il ragù è da gustare perché come lo fate voi donna Rosa non lo fa nessuno ed eccovi le pastarelle che vi ho portato quelle che vi piacciono tanto, eccetera eccetera. Non una parola in più che Peppino sbotta e i lampi s’accendono. Eduardo ricompone ogni cosa il lunedì, ci parla di fragilità e magari lambisce quei piccoli terremoti della famiglia che nei decenni successivi avrebbero sconquassato maggiormente le istituzioni, ma è per un attimo, cancellata quella tempesta in un bicchier d’acqua, le scuse e l’abbraccio di Peppino e il lavoro della settimana che riprende, i sorrisi che tornano e i figli che si sono fatte delle belle risate al pensiero di mamma con il ragionier Ianniello, la coperta di lana sotto cui Rosa si rimette dallo svenimento, coperta che scalda e accudisce e ricompone, che magari continuerà a nascondere qualche piccolo sasso, come ha sempre fatto.

Ecco, è tutta qui “Sabato domenica e lunedì”, commedia di un grande autore, vogliamo chiamarla capolavoro?, per cui per la sua riproposta – non si sono ancora spenti del tutto nella memoria certi momenti di grazia di una precedente edizione con Toni Servillo nella doppia veste di interprete e regista e con una grande Anna Bonaiuto – si sono messi al lavoro tre Stabili, Roma Torino Bolzano, con il Teatro Biondo di Palermo e il LAC Lugano Arte e Cultura, con la regia di Luca De Fusco. Che ci appare come il campione della serata, perché insegna a tanti registi o ritenentisi tali, tra le nuove generazioni e non soltanto, a fare teatro, a condurre un testo, a non sovrapporsi troppe volte stupidamente, perché ha di quel che si ritrova tra le mani il massimo rispetto, la consapevolezza riverente, non andando a reinventare letture o (s)piegando un testo che da circa settant’anni vive di vita tutta propria, splendida, concreta, naturale, in piena autonomia, ma osservandolo, entrandoci dentro in punta di piedi e allo stesso tempo scavando e dispiegando ogni più impercettibile attimo, ogni silenzio e ogni risata, i bisticci e il rasserenarsi, le tensioni con il detto e il non detto, le commedie comiche di una famiglia napoletana e le piccole tragedie, i gesti e le parole dei sedici personaggi, tutti in stato di grazia. Tutti estremamente autentici, non più attori a fare la parte di ma a essere, in una sola parola, senza se e senza ma. Un ingranaggio perfetto: perché “Sabato” è un rito, una messa cantata e le messe cantate non si toccano, perché De Fusco dimostra una grande onestà, tutto qui. È, sembrerebbe, pochissimo ma di questi tempi appare tantissimo, su un palcoscenico. “La ‘scrittura scenica’ – ha scritto -, teoria molto in voga negli anni ’70 e ’80, secondo cui il vero autore di uno spettacolo è il regista, si infrange sui capolavori eduardiani che chiedono, a mio avviso, un regista interprete e non un demiurgo, un direttore d’orchestra e non un compositore, per la semplice ragione che il compositore c’è già e la sua vitalità è ancora inalterata”: il piacere dell’onestà.

Il vivere secondo i propri riti come pure le esplosioni Teresa Saponangelo li rende appieno nella sua Rosa, il valore della parole che ricerca e che mette in campo (“noi, io e te, siamo stati tanti anni insieme, abbiamo fatti tre figli, e non siamo riusciti a raggiungere quell’intimità che ti fa dire pane al pane, vino al vino”), gli affetti ritrovati e il ruggito con cui riniziare la settimana e l’esistenza di sempre; come Claudio Di Palma costruisce un Peppino tutto di ferro ma pronto a sciogliersi per rimettere in piedi quella “mia famiglia” che forse Eduardo ha cercato per tutta una vita. Accanto ai protagonisti, Anita Bartolucci (zia Memè) e Antonio Piscopo (il nonno), Paolo Cresta che anima la maschera napoletana, Maria Cristina Gionta (la sua Elena ha trovato un equilibrio delicato ma duraturo, “io non dico che sono entusiasta, ma mi accontento e sono soddisfatta”), i giovani Renato De Simone (un godibilissimo Attilio) e Mersila Sokoli che è Giulianella. Forse un posto a parte lo daremmo a Paolo Serra, che non poche volte grazie al suo Ianniello, invadente, incapace di comprendere a quali danni può arrivare, genuinamente semplice, riempie e si prende la scena. Repliche al Carignano, per la stagione dello Stabile, sino a domenica 8 febbraio. Assolutamente da non perdere.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Tommaso Le Pera, alcuni momenti dello spettacolo.

D’Alema alla mostra su Berlinguer: “Il nuovo internazionalismo”

5000 visitatori nei primi 15 giorni di apertura della mostra I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer e dopo il successo del primo appuntamento con Walter Veltroni, Vi aspettiamo

giovedì 5 febbraio ore 21.00

Massimo D’Alema

Giuseppe Provenzano

Tania Scacchetti

Il nuovo internazionalismo.

Dal colpo di stato in Cile del 1973

alla globalizzazione

modera Beniamino Pagliaro

caporedattore de «La Repubblica»