Domenica 19 luglio, presso il Colle dell’Assietta, è in calendario la tradizionale rievocazione della battaglia del 1747 in cui l’esercito sabaudo di Carlo Emanuele III costrinse alla ritirata i francesi di Luigi XV. Fu proprio in quell’occasione che venne coniato il termine piemontese “Bojanen”, quando il comandante piemontese, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, ricevuta l’autorizzazione a ritirarsi su posizioni più favorevoli, rispose in piemontese “nojautri i bogioma nen da si” (noi non ci muoviamo da qui). Ancora oggi si utilizza questa espressione dialettale per indicare la tempra caparbia e tenace tipica dei piemontesi.

La rievocazione dell’Assietta, giunta alla sua 58esima edizione, si inserisce nel ricco cartellone della Festa del Piemonte, istituita con legge regionale nel 2022, che proseguirà fino ad ottobre. La giornata di domenica sarà preceduta da una serie di appuntamenti al Colle già nella giornata di sabato 18 luglio, quando anche la Mole, nell’ambito delle celebrazioni, in serata si tingerà dei colori del Drapò.
“Vi invito calorosamente a salire all’Assietta per celebrare un’impresa militare significativa e soprattutto per dare nuovo valore, tutti insieme, alle nostre radici – ha dichiarato Davide Nicco, presidente del Consiglio Regionale – la rievocazione storica dell’Assietta e la Festa del Piemonte, che quest’anno per la prima volta si diffonde su tutto il territorio regionale grazie all’impegno e alla collaborazione di tanti amministratori locali e dell’Associazione Festa dël Piemont al Còl ëd l’Assieta’, sono un’opportunità preziosa per riscoprire il significato e l’essenza della ‘piemontesità’ e della nostra storia”.
Info: info@festa-del-piemonte-al-colle-assietta.it
Enrico: 337225401 – Carlo: 348 5146050 (solo Whatsapp)
L’organizzazione si riserva di annullare l’evento in caso di maltempo.
Mara Martellotta
Campionati Italiani Assoluti di ciclismo su pista
I Campionati Italiani Assoluti di ciclismo su pista tornano in calendario dopo tre anni di assenza e, per la terza volta nella sua trentennale storia, ad ospitarli è il Velodromo Francone di San Francesco al Campo. L’evento, che richiamerà sulla pista canavesana il meglio del ciclismo azzurro, è patrocinato dalla Città metropolitana di Torino e sarà il momento centrale delle celebrazioni per il trentesimo anniversario di attività dell’impianto. Le gare, sempre ad ingresso libero e gratuito per il pubblico, cominceranno lunedì 27 luglio nel pomeriggio e saranno seguite da una serata di gala, con la cerimonia di inaugurazione dei campionati 2026 e la festa del trentennale. Saranno assegnati i titoli nelle categorie Élite e Juniores maschili e femminili. Saranno in tutto undici le discipline che assegneranno il titolo nazionale, per un totale di 22 prove tra maschili e femminili.
Saranno sette le prove Endurance: Inseguimento individuale, Corsa a punti, Eliminazione, Scratch, Omnium (la combinata di quattro specialità su pista che assegna punti progressivi), Madison o americana, Inseguimento a squadre. Quattro invece le prove per la velocità: Keirin, Velocità individuale, Velocità a squadre e Kilometro da fermo. Il programma dettagliato è pubblicato sul sito della Federazione Ciclistica Italiana e potrà subire variazioni in base al numero di iscritti. Per le categorie Élite la partecipazione è libera: le società provvedono alle iscrizioni online sul sistema informatico della FCI entro il 21 luglio. Per gli Juniores, l’accesso è invece filtrato dai Comitati Regionali della Federazione: ogni regione può schierare al massimo quattro atleti per specialità individuale. Per l’Inseguimento a squadre, la Velocità a squadre e la Madison, la partecipazione è riservata alle rappresentative regionali, con un massimo di due formazioni per regione per specialità.
Per i dettagli della manifestazione è possibile consultare il sito Internet della FCI www.federciclismo.it o quello del Velodromo www.velodromofrancone.it
Un progetto di Scuoletta Montessori che unisce metodo Montessori, pedagogia all’aperto e vita comunitaria per sperimentare un diverso modo di apprendere
Portare la scuola fuori dalle aule e trasformare il territorio, la natura e la vita quotidiana in luoghi di apprendimento. È l’obiettivo di Fare Anima, il progetto educativo sviluppato da Scuoletta Montessori di Orbassano (TO), che integra il metodo Montessori con la pedagogia all’aperto attraverso l’esperienza della Scuola Urbana continuativa, proponendo un percorso nel quale gli studenti tra gli 11 e i 14 anni imparano attraverso l’esperienza diretta, la relazione con gli altri e il confronto con il mondo che li circonda. A raccontarlo è l’omonimo documentario realizzato dall’agenzia creativa Serotonina, che segue trenta adolescenti durante un periodo di vita comunitaria in un ecovillaggio. Il progetto nasce dalla convinzione che la crescita dei ragazzi non passi soltanto dall’apprendimento delle discipline scolastiche, ma anche dall’esperienza concreta, dall’autonomia e dalla capacità di costruire relazioni. Per questo il percorso educativo di Scuoletta Montessori affianca ai principi del metodo Montessori la pedagogia all’aperto, trasformando la città, i laboratori, gli spazi naturali e i luoghi della vita quotidiana in ambienti di apprendimento. La Scuola Urbana continuativa nasce proprio con questo obiettivo: permettere ai ragazzi di sperimentare direttamente ciò che studiano, mettendo in relazione conoscenze, esperienze e vita reale. Dopo i primi due anni di sperimentazione sul territorio torinese, il progetto ha compiuto un ulteriore passo con un’esperienza residenziale all’ecovillaggio LUMEN, in provincia di Piacenza. Qui 30 ragazzi, accompagnati da 5 educatori, hanno condiviso un periodo di vita comunitaria durante il quale studio, attività pratiche, gestione della quotidianità e relazioni sono diventati parte di un unico percorso formativo. È da questa esperienza che prende forma Fare Anima, espressione ispirata al pensiero di James Hillman e intesa come un invito a coltivare legami, autenticità, responsabilità e consapevolezza nella crescita delle nuove generazioni. A documentare questo percorso è il film diretto da Christian Torelli, direttore creativo di Serotonina, che ha scelto di seguire con la macchina da presa i gesti della quotidianità, le relazioni, le difficoltà e le scoperte dei ragazzi, senza costruire una dimostrazione teorica ma lasciando parlare l’esperienza stessa. Il documentario restituisce così uno sguardo dall’interno su un modello educativo che mette al centro la persona e considera la relazione parte integrante dell’apprendimento. Più che raccontare una scuola diversa, Fare Anima propone una riflessione sul significato stesso dell’educazione e sul ruolo che esperienze condivise, autonomia, natura e comunità possono avere nella formazione degli adolescenti. Il documentario diventa così la testimonianza di un percorso educativo che continua a evolversi e che, attraverso la Scuola Urbana continuativa, intende aprire nuove possibilità di apprendimento dentro e fuori la scuola. Il documentario sarà disponibile in streaming su Amazon Prime Video gratuitamente dal 21 luglio.
NOTE DI REGIA Questo docufilm non vuole dimostrare nulla. Vuole mostrare. Mostrare che è possibile un modo diverso di apprendere e crescere, dove la relazione conta quanto la conoscenza, dove le regole si reinventano per accogliere, dove ogni persona è vista come un essere umano, non un numero sul registro scolastico. Ho sentito l’urgenza di raccontare un’esperienza che mette al centro il valore dell’incontro, della trasformazione e dello sguardo autentico tra persone. Ragazze e ragazzi si sono ritrovati lontani da casa, fuori dai ritmi e dai ruoli della scuola tradizionale. Qui, senza banchi né campanelle, hanno imparato a conoscere sé stessi, a guardarsi negli occhi, a vivere pienamente. La macchina da presa ha seguito con delicatezza ogni gesto quotidiano: un abbraccio spontaneo, la timidezza che cede al coraggio, il silenzio di chi sente la nostalgia dei genitori e la gioia inattesa di imparare qualcosa di pratico. Fare Anima è un atto d’ascolto. È la prova che quando un’educazione incontra il cuore, può nascere qualcosa che va oltre la scuola.
SCUOLETTA MONTESSORI ORBASSANO
Il Progetto Fare Anima nasce dalla volontà di osservare e documentare il progetto di Scuola Urbana continuativa all’interno del piano educativo di Scuoletta Montessori, scuola parentale che ha il desiderio di poter offrire un percorso formativo/pedagogico ispirato a due metodi educativi differenti, il metodo Montessori e la pedagogia all’aperto che per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni diventa “Scuola Urbana”. Infatti, mentre il metodo Montessori aiuta il ragazzo a sviluppare le sue naturali propensioni ad autogestirsi e auto-disciplinarsi acuendo la sua capacità di apprendere in modo spontaneo verso il mondo che lo circonda, la pedagogia all’aperto offre un modo alternativo e all’avanguardia per fissare attraverso l’esperienza pratica del mondo esterno e le percezioni che derivano da questo vissuto con saperi e informazioni in modo naturale. Oggi i ragazzi sono soggetti ad un forte rischio di inattività e sempre di più vivono all’interno delle loro case, delle palestre, delle biblioteche; questi sono luoghi importanti, ma non danno la possibilità di esperire il proprio corpo, i propri pensieri, la propria energia e i propri limiti in libertà, all’interno di una collettività, e in un ambiente naturale. Troppo spesso la tecnologia, il telefonino, la tv, le consolle ecc… allontanano i ragazzi dal mondo reale catapultandoli loro malgrado in un mondo “finto” e “patinato” che ha poco a che vedere con la realtà. Per questo nasce il progetto sperimentale di “Scuola Urbana”, una scuola di “strada” in cui l’educatore di riferimento sviluppa e approfondisce un argomento, facente parte del programma, portando i ragazzi nel mondo e dandogli la possibilità di apprendere stando all’interno di un laboratorio cittadino o naturale a seconda dei contesti. I ragazzi tra gli 11 e i 14 anni hanno ormai bisogno di toccare con mano l’ambiente che li circonda per potersi misurare con la realtà materica che incontrano e che offre loro l’opportunità di interiorizzare esperienze significative volte alla costruzione di un’identità e una personalità equilibrata. Dopo 2 anni di scuola Urbana sul territorio della provincia di Torino il team degli educatori e degli osservatori pedagogici del progetto decidono di superare una barriera territoriale e temporale, contattano il primo eco-villaggio, LUMEN a Piacenza, con l’idea di osservare gli effetti animici e pratici di questa esperienza, con l’idea che la Scuola Urbana continuativa potesse essere quella chiave per “Fare Anima” come insegna Hillman, cioè coltivare la profondità, i legami, il senso e l’autenticità delle esperienze nella vita di tutti i giorni, così da far radicare nei giovani, che diventeranno adulti, semi preziosi di umanità pacifica, collaborante, nella cura e capace di spendere un’energia non solo per sé ma per la collettività, il bene più prezioso.
CHRISTIAN TORELLI Direttore creativo, fondatore dell’agenzia Serotonina con sede a Torino, compositore, autore e frontman della rock band AVVOLTE. Da sempre interessato allo storytelling attraverso la narrazione visiva, ha lavorato alla realizzazione di numerosi flash mob e videoclip musicali, affrontando temi sociali come le morti bianche, la violenza domestica e i profughi di guerra. Nel 2023 ha realizzato un docufilm per Fondazione Lavazza, raccontando la vita e la dignità dei coltivatori di caffè in Repubblica Dominicana. Parallelamente all’attività artistica e imprenditoriale, è docente di comunicazione e storytelling presso l’Istituto Europeo di Design, il Politecnico e la Facoltà di Economia di Torino, dove promuove una visione umana e relazionale del progetto comunicativo. Fare Anima rappresenta per Torelli un’estensione naturale del suo percorso: un’indagine visiva che intreccia intimità e identità collettiva, nel tentativo di restituire senso e connessione in un tempo frammentato. SEROTONINA Serotonina è l’agenzia creativa più felice d’Italia. Con sede a Torino, è attiva nei campi della comunicazione strategica, del marketing, degli eventi, del web, dell’identità visiva, della fotografia, del podcast, dell’ufficio stampa e della produzione video. Nel corso degli anni ha costruito un percorso che spazia dal mondo istituzionale a quello culturale al terzo settore, lavorando con realtà come Fondazione Lavazza, OVS, Politecnico di Torino, Università di Torino, Unione Industriali Torino e tanti altri. Nel tempo l’agenzia ha attraversato linguaggi diversi — dallo storytelling aziendale ai contenuti per i social media, dagli spot pubblicitari ai documentari di impatto sociale — restando fedele a un’unica idea di fondo: trasformare idee, valori e obiettivi in produzioni capaci di coinvolgere il pubblico, non solo di attraversarlo per qualche secondo. Una buona comunicazione non si limita a essere vista: deve lasciare qualcosa.
PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Quei versi, con l’ondeggiare dei nostri momenti giovanili, li abbiamo amati o scolasticamente sopportati, ce li hanno raccontati con il cuore o con un’asfissiante tiritera, qualcuno ha fatto sì che ci piacesse andare oltre. Poi sono stati Saba e Pascoli, Foscolo e il nostro Gozzano, non ci siamo mai addentrati in Joyce: in seguito arrivarono le terzine senza confini di Dante e “lo maggior corno della fiamma antica” non lo si è più potuto dimenticare, nel suo desiderio e nella sfrontatezza di solcare i mari, di superare le colonne conosciute e vedere la propria nave, “la poppa in suso e la prua ire in giù”, avvitarsi su se stessa per scendere inevitabilmente, definitivamente, nel fondo. Nulla ha potuto trattenerlo, né gli affetti familiari né le lotte e la vecchiaia che dovrebbe rappacificare con se stessi e con il mondo, una nuova partenza quindi. Anche Christopher Nolan, nel proprio mondo d’immagini, e di folgorante scrittura, s’è spinto ben al di là di chi lo ha preceduto, il Camerini degli anni Cinquanta o il televisivo e applaudito Franco Rossi, il dimenticato Pavioli o il recentissimo e apprezzatissimo Uberto Pasolini: ha innalzato la grandezza e la grandiosità di quei dodici episodi, che vanno a formare un avventuroso quanto eroico e lacrimevole viaggio di ritorno da una città distrutta e da una guerra sino alla propria patria, sovvertendo ed eliminando personaggi e narrazioni, ingigantendo, immergendosi appieno negli animi dei tanti personaggi e nel “divertimento” suo e dello spettatore, proponendo in primissimo piano le asprezze e la “maraviglia” dei paesaggi, correndo tra Grecia e Marocco, tra Irlanda e Scozia, al centro delle Egadi e delle Eolie, una abbuffata di immagini felicissime e complete dovute a Hoyte van Hoytema, suo fervido collaboratore – da “Interstellar” a “Dunkirk”, da “Tenet” a “Oppenheimer” che gli messo nelle mani l’Oscar due anni fa -, eccelso nelle aperture come nei chiaroscuri.
Certamente, si sarebbe altresì tentati di muovere a Nolan alcuni rimproveri, di aver distorto, di aver modificato, di aver troppo modernizzato. Quegli eccessivi inseguimenti dell’eroe e dei suoi compagni, obbligati a ogni pie’ sospinto ad andar per monti e per valli; l’eliminazione dei Feaci e dell’ospitale Nausicaa, come dell’apparizione della madre Anticlea nel buio dell’Ade, grande episodio di sentimenti, ridotto al nucleo di un film di zombie; l’aver cancellato il dialogo di Ulisse rivolto a Polifemo con quel “Nessuno” che è messaggio di filosofia e traduzione spiccia allo stesso tempo, mentre il monstrum pare una sorta di lucertolone che ha il potere di alzarsi e di sgusciare e d’afferrare corpi umani per farsene pranzo e cena; soprattutto la scelta di una Elena (e di una Clitennestra fedifraga) – che nel poema, tra l’altro, sarebbe “dalle bianche braccia”- che ha i tratti e il colore dell’Africa di Lupita Nyong’o, soprattutto il sottofinale, che pare un sufflé mestamente sgonfiato, se si pensa che la coppia Odisseo/Penelope, lasciando il regno dell’isola all’erede Telemaco, se ne parte per nave “in esilio”. Sono quei “momenti” che non offendono per nulla – lo ripetiamo – la grandezza e la positività del film di Nolan, magari vanno a fare buona compagnia a quel “quandoque bonus dormitat Homerus”, ovvero a quelli per cui anche l’antico poeta, secondo il buon Orazio, se la prendeva comoda, con qualche desiderio in più di rilassarsi. Va dato merito all’autore ancora una volta di non aver tradito le generali aspettative, d’aver umanizzato quel “nostos” – il viaggio – che lo riporta alla sua petrosa isola (dirà Odisseo “non cercare gli dei negli uomini, rimarrai deluso”; anche la protettrice Minerva, interpretata da Zendaya, è un debole apparizione che arriva timidamente e qua e là a rincuorare il proprio protetto), di non aver troppo scomodato gli interventi divini, eccezion fatta per il truce Poseidone che fa di tutto per vendicare l’accecamento della gigantesca prole, di aver guardato al sudore e al sangue, alla fatica e allo smarrimento, alla sfida e a quel minimo di furbizia rimasta per cui Ulisse va universalmente famoso.
Avremo il ciclope, le sirene incantatrici da cui è necessario nascondere l’udito, la maga Circe, assai meno seduttiva di come l’avevamo studiata, che slunga le facce di quei soldati e li tramuta in porci, Argo e Euriclea che con un solo sguardo tutto comprende in un attimo; abbiamo un frenetico ritmo, incalzante, privo di soste, un meraviglioso frastagliamento di scene e di momenti, li ripercorriamo, ripensati e ingigantiti, e li gustiamo maggiormente, come è il recupero del cavallo ingannatore e l’entrata in Troia, calandosi dalla pancia, con alcuni di quegli eroi che stanno per annegare, i fuochi e le stragi, gli inganni e gli eroismi e le difese, le distruzioni totali, tutto in un prezioso brano di cinema, in un crescendo finale che ricorderemo per un pezzo, accompagnato dalla colonna sonora di Ludwig Göransson, altro prezioso collaboratore, a cui il regista ha chiesto di non fare uso dell’orchestra: Göransson ha noleggiato trentacinque gong di bronzo di dimensioni diverse, li ha registrati, li ha combinati con i sintonizzatori; ha aggiunto inoltre una lira, delle dimensioni di un uomo, venendo incontro al desiderio di Nolan per cui il suo suono coincidesse con quello dell’arco di Odisseo, nella gara che precede la strage dei pretendenti, colpevoli per vent’anni d’aver occupato la sua casa. Avremo l’incastellatura dei tanti dubbi e dell’ambiguità che Nolan non cancella nel protagonista di Matt Damon, capace anche di momenti di poesia oltre che di forza e di tracotanza, semmai accrescendolo della consapevolezza dei suoi umani fallimenti, delle morti dei tanti compagni in primo luogo.
Cast di prim’ordine, da Anne Hathaway a Tom Holland che è Telemaco, qui chiamato a maggior spazio e ad essere meno parvenza burattinesca, da Charlize Theron (lei pronta a rinunciare a quella bellezza che da sempre le conosciamo, Calipso, alla quale esporre i tanti sensi di colpa, forse l’allontanamento più tangibile dal poema, l’ansia del girovagare, lo stupore dei sette anni spesi accanto a lei, con l’inganno) a un bravo John Leguizamo che è il fedele porcaro Eumeo, a un efficace Robert Pattinson che è un Antinoo di anno in anno sempre più attaccato a quel trono che un colpo ben assestato della spada gli farà abbandonare, qui confuso nella carneficina e non prima vittima come Omero aveva descritto. Il consiglio è una visione del film a cui abbandonarsi, un viaggio personale, una riflessione che accompagna lo spettatore lungo i 172’ per nulla avvertibili, in un mare di toni realisticamente cupi ma altresì metaforicamente, modernamente intesi. Gli ultimi respiri – tra morti e moribondi e urla supplici – sono tra le rovine di Troia.
Flash mob di Futuro Nazionale per Roggero
Visto l’ordine di carcerazione emesso questo pomeriggio, stante la gravità e l’urgenza della situazione di Mario Roggero, alcuni militanti torinesi di Futuro Nazionale si sono ritrovati per un rapido flash-mob davanti al palazzo di giustizia di Torino per chiedere il differimento dei termini sulla richiesta di carcerazione, nella speranza di ottenere al più presto la grazia.
“I nostri militanti si sono recati al Tribunale di Torino per rivolgere un appello al Magistrato di Sorveglianza affinché sia sottoposta alla sua valutazione l’istanza di sospensione dell’ordine di carcerazione di Mario Roggero e la esamini con la massima tempestività, nel pieno rispetto della legge ma anche di quel senso di umanità che la Costituzione pone a fondamento dell’esecuzione della pena. Mario ROGGERO è prima di tutto un uomo che lo Stato non è riuscito a proteggere.” Dichiara l’on. Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale di Futuro Nazionale.
“Per anni ha subito rapine e violenze senza ricevere quella sicurezza che ogni cittadino ha il diritto di pretendere. Oggi rischia di diventare, agli occhi di molti italiani, vittima anche di una risposta dello Stato che appare distante dalla percezione di giustizia e dalla concreta realtà dei fatti. Deve prevalere la sensibilità giuridica e umana affinché la richiesta di sospensione dell’ordine di carcerazione non venga lasciata senza un’immediata valutazione.” continua l’on. Emanuele Pozzolo.
“Dietro questo fascicolo non c’è soltanto un numero di procedimento: c’è un uomo di 72 anni, una famiglia e una vicenda che ha profondamente segnato la coscienza del Paese. Lo Stato non può abbandonarlo una seconda volta.” Conclude il deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale del partito.
Futuro Nazionale
Foto Francesco Valente
Epat accoglie con favore il via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge sulle cosiddette misure “anti-maranza” e valuta positivamente anche la sperimentazione dei Care Team avviata dall’assessore comunale alla Sicurezza, Porcedda. Per l’associazione, tuttavia, questi strumenti non bastano da soli a contrastare il fenomeno della microcriminalità e delle baby gang che, negli ultimi mesi, ha inciso in modo significativo sulla vita notturna cittadina. Secondo Epat è indispensabile affiancare agli interventi normativi una presenza stabile e ben visibile delle Forze dell’Ordine nelle zone più sensibili.
I gestori dei pubblici esercizi ricordano di essere già chiamati a rispettare numerosi obblighi concordati con l’amministrazione comunale per limitare i disagi legati alla movida, dalla tutela della quiete pubblica alla pulizia delle aree circostanti. In diversi quartieri, inoltre, gli operatori hanno avviato iniziative condivise per migliorare il decoro urbano e contenere il rumore, sostenendo costi che, secondo le stime di Epat, possono arrivare fino a 15-20 mila euro per stagione.
«Gli operatori dei pubblici esercizi nelle zone movida debbono assicurare e vigilare sulla tranquillità dei propri dehors e dei locali – sottolinea il presidente di Epat, Vincenzo Nasi -. Le misure adottate a livello comunale, ma anche quelle ipotizzate con estensione di zone rosse con ulteriore limitazione su alcool e contenitori utilizzabili per l’offesa, sono interventi che possono contribuire, ma gli stessi attengono alle imprese. Occorre guardare al suolo pubblico che non è non nella disponibilità e nella responsabilità degli esercenti”.
Per il presidente dell’associazione la vera priorità resta il rafforzamento del controllo del territorio nelle aree dove si registrano con maggiore frequenza episodi di violenza e degrado.
«Non chiediamo di militarizzare la città – prosegue Nasi – ma chiediamo un presidio stabile e riconoscibile delle Forze dell’Ordine nelle aree oggi più esposte: San Salvario, piazza Vittorio e Borgo Rossini. È necessario garantire una presenza capace di prevenire i problemi, intervenire rapidamente e restituire fiducia a chi vive, lavora e frequenta questi quartieri. Non si può agire soltanto dopo un’aggressione o un episodio grave; la percezione di insicurezza produce un effetto immediato sulle attività. I clienti cambiano abitudini, evitano determinate strade e scelgono altri luoghi per trascorrere la serata. Secondo le segnalazioni raccolte tra gli operatori, questa situazione sta modificando profondamente la geografia della movida torinese. Piazza Vittorio registra una riduzione dell’affluenza, San Salvario torna a essere percepita come un’area d’abbandono e anche Borgo Rossini risente degli episodi di microcriminalità».
L’associazione sottolinea come gli esercenti abbiano già investito risorse economiche e organizzative per garantire sicurezza e qualità dell’offerta serale, chiedendo ora un analogo impegno da parte delle istituzioni.
«Gli esercenti stanno facendo la propria parte – conclude Nasi –. Ora chiediamo che questo impegno venga riconosciuto e sostenuto. Investire nella sicurezza del territorio significa proteggere anche i lavoratori e i clienti, tutelare l’economia della sera e restituire vivibilità e attrattività alle strade di Torino».
Anche il direttore di Epat, Claudio Ferraro, evidenzia come il problema non riguardi soltanto le singole attività commerciali, ma abbia conseguenze sull’intero tessuto urbano e sulla vitalità dei quartieri.
«Quando le persone smettono di frequentare una zona, il danno non riguarda soltanto il singolo locale – evidenzia il direttore Epat Claudio Ferraro –. Si indebolisce l’intero quartiere: diminuiscono la presenza di cittadini, il lavoro, l’attrattività e il presidio garantito dalle attività aperte. Un locale frequentato, illuminato e gestito responsabilmente è parte della soluzione, non del problema. Purtroppo, oggi le aree interessate della città sono molto più ampie ed occorre un profondo ripensamento sulla vita serale e, come già da tempo richiesto alla Città, una completa rivisitazione delle esigenze della stessa e l’eliminazione delle zone definite come zone movida, a favore di un organico e programmatico intervento rigenerativo sull’intero territorio cittadino».
Foto archivio TorinoClick Città di Torino
Destra e sinistra, mala tempora currunt
Nuova icona per la destra italica. Roggero, gioielliere di Grinzane è stato condannato per ben tre volte per omicidio. No, per la destra italica è un sant’ uomo. Addirittura il ministro Nordio lo voleva subito graziato. Si è beccato il cazziatone del Presidente della Repubblica. Ma oramai è chiaro: Nordio conta poco o nulla ed è probabile che l’imbeccata arrivi direttamente dalla Meloni che non dorme sonni tranquilli tra franchi tiratori e Vannacci. Eccolo li’ l’emergente della politica italiana.
Il generale Vannacci. Obbiettivo del generalissimo: gli immigrati tutti a casa.
Vaneggia e si illude. Ma tanto che importa.
L ‘importante per i politici è “muovere l’aria”.
Precisamente giustificare i lauti stipendi che prendono scusando gli inevitabili fallimenti con la cattiveria dell’avversario politico. Che succederà? Niente come al solito. Chi ringrazia sono i 300 poliziotti in servizio in Albania 24 ore su 24 in vacanza.
Altro che centri per l’accoglienza. Tra le altre cose il mare in Albania è bellissimo. Almeno qualcuno qualcosa porta a casa. Non ci si illuda: anche nelle opposizioni ci sono poche idee ed abbastanza confuse.
Torino caso emblematico. L’Appendino si gioca il rettore Saracco per rompere le scatole al Sindaco Lo Russo. Odio atavico dell’ex Sindachessa. Anche qui c’è qualcuno che gioca dietro. Come il mio amico Juri Bossuto dai trascorsi Trotzkisti alla truppa Pentastellata.
O come Paolo Giordana. Si proprio Lui, ex capo di Gabinetto della Sindachessa cacciato dalla stessa, francamente non mi ricordo il perché. Insomma, mi pare un’altra armata Brancaleone, manco da Norcia ricordando il simpatico e fantastico Vittorio Gassman. Dai… dai diciamocelo nemmeno simpatici sono. Dunque avranno una altra idea per Torino? Manco per idea, non hanno assolutamente un’altra idea. Dunque? Semplicemente rancori del passato che non mi pare siano un buon viatico per il futuro.
Confessiamo, tanta confusione. Sia su scala nazionale, sia a Torino. E tralasciamo le questioni internazionali, per carità di patria. Mala tempora currunt.
Patrizio Tosetto
Suoni dal Monviso tra borghi e valli
Organizzato dall’Associazione I Polifonici del Marchesato, il festival conferma la propria vocazione: unire musica di qualità, valorizzazione del territorio, sostenibilità ambientale e coinvolgimento delle comunità locali, con particolare attenzione alle giovani generazioni. Il cartellone 2026 prevede dieci appuntamenti distribuiti in otto comuni e quattro valli della provincia di Cuneo.
Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/suoni-dal-monviso-0
ORONERO Ligabue Tribute Band in concerto
