I lavori dureranno complessivamente quattro mesi e mezzo e saranno organizzati in tre fasi, con le lavorazioni più impegnative concentrate nel periodo estivo proprio per contenere i disagi alla circolazione. Nella prima fase, dal 23 luglio al 15 settembre, il cantiere occuperà la corsia centrale di corso Vittorio Emanuele II in direzione Rivoli: la viabilità resterà comunque sempre garantita sui controviali e sulla corsia centrale in direzione centro, mentre il servizio di trasporto pubblico proseguirà regolarmente, con la sola linea 9 temporaneamente sostituita da autobus.
Dal 16 settembre il cantiere si sposterà sull’incrocio tra corso Vittorio Emanuele II e via Borsellino: qui, nella seconda fase, verrà ripristinato il doppio senso di marcia su corso Vittorio Emanuele II, seppure con alcuni restringimenti di carreggiata, mentre la linea 9 tornerà a viaggiare in tram a partire da novembre. L’ultima fase, dal 1° novembre all’8 dicembre, riguarderà infine il rifacimento dei binari su via Borsellino, con il cantiere concentrato nella parte centrale della via e la viabilità sempre percorribile ai lati; su corso Vittorio Emanuele II, nel frattempo, tornerà la normale circolazione.
L’intervento, interamente finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, vale complessivamente 9,4 milioni di euro ed è suddiviso in tre lotti: il primo, già concluso, ha portato a due nuove fermate in via Monginevro; il secondo, quello attualmente in corso, riguarda proprio il rifacimento del nodo tra corso Vittorio, via Borsellino e via fratelli Bandiera; il terzo prevede la realizzazione di un nuovo capolinea e il rifacimento di alcuni tratti di linea, con l’avvio dei lavori atteso nel 2027, una volta completato il progetto di fattibilità tecnico-economica a cui seguirà il progetto esecutivo curato da Infra.To.
Un cantiere che, al di là dei disagi temporanei, punta a rendere il tracciato della linea 15 più moderno e sicuro, migliorando l’integrazione con le altre linee della rete e la fluidità complessiva del servizio.
Avevano precettorie e magioni, ospizi e domus, al servizio di pellegrini e forestieri, e piazzavano i loro insediamenti vicino ai fiumi, in campagna, nei pressi dei valichi alpini, in paesi e città, in zone frequentate da viaggiatori e mercanti vicine alle arterie principali del Piemonte che i Cavalieri del Tempio potevano controllare agevolmente. Difendevano abbazie, conventi e monasteri dall’assalto di briganti e banditi, raccoglievano fondi, alimenti e armi da inviare ai Cavalieri che combattevano in Terra Santa al tempo delle Crociate.
precettoria di Santa Maria del Tempio alla periferia della città, si erano stanziati lungo il Po per proteggere i pellegrini che andavano a pregare sulla tomba di Sant’Evasio. Cavalieri rossocrociati presenti anche a Chieri dove si insediarono verso la fine del 1100 nella chiesa di San Leonardo la cui domus templare conserva tuttora la facciata in cotto con un grande rosone e il portone decorato con formelle che riproducono croci latine alternate a croci di Malta.
A Moncalieri, dai documenti disponibili, emerge una presenza templare molto attiva nel Duecento mentre a Villastellone i Templari possedevano la magione di San Martino della Gorra. “I Templari in Piemonte” dell’antropologo Massimo Centini e “Quando in Italia c’erano i Templari” della studiosa Bianca Capone Ferrari sono due eccellenti libri, ricchissimi di informazioni e note storiche su luoghi, personaggi e vicende dei Templari in terra subalpina. Il volume di Bianca Capone, in particolare, è dedicato “alla memoria della Cavalleria templare, immolatasi eroicamente per la difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291, ultimo baluardo cristiano in terra d’Oltremare”.
