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DEA Piccoli Traumi CTO: “disagi superati solo grazie al personale sanitario”

Il completamento dei lavori di ristrutturazione del DEA Piccoli Traumi del Presidio CTO rappresenta un intervento atteso e necessario. Ma, secondo il Nursing Up Piemonte, il cantiere ha evidenziato criticità organizzative e strutturali che avrebbero richiesto un maggiore coinvolgimento del personale sanitario, protagonista nel garantire la continuità dell’assistenza durante tutta la fase dei lavori.

 

«Nonostante le difficoltà, il DEA Piccoli Traumi è rimasto pienamente operativo, continuando a garantire assistenza ai cittadini esclusivamente grazie alla professionalità, alla resilienza e al forte senso di responsabilità del personale sanitario», dichiara Roberto Lanteri, referente Nursing Up del Presidio CTO. Fin dall’avvio del cantiere, spiega, «abbiamo dovuto affrontare numerose criticità: continui trasferimenti tra aree provvisorie, spesso comunicati con scarso preavviso; repentine riorganizzazioni dei percorsi assistenziali, con inevitabili ripercussioni sulla gestione dei pazienti; un costante sovraccarico di lavoro dovuto alla necessità di adattarsi quotidianamente a spazi non adeguati e a soluzioni temporanee. Tutto questo si è inserito in un contesto già segnato dalla cronica carenza di personale infermieristico e di operatori socio-sanitari».

 

Secondo il sindacato, il risultato finale, oggi presentato come un successo organizzativo, è stato possibile soprattutto grazie all’impegno degli operatori, che hanno compensato con dedizione le carenze di programmazione. Restano tuttavia alcune criticità strutturali che meritano attenzione: il ridimensionamento della sala d’attesa esterna, la ridotta visuale sia sulla sala d’attesa esterna sia su quella interna e le difficoltà nell’accoglienza delle barelle nell’area dedicata al triage.

 

A queste si aggiunge quanto accaduto durante gli ultimi temporali notturni, quando importanti infiltrazioni d’acqua hanno interessato i locali del DEA fino a raggiungere l’atrio del presidio. Anche in quella circostanza, evidenzia il Nursing Up, è stato determinante l’intervento del personale sanitario presente in servizio per garantire la continuità dell’assistenza e la sicurezza degli ambienti.

 

«Ogni intervento strutturale in un Pronto Soccorso deve essere progettato insieme a chi vi lavora ogni giorno», sottolinea Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte. Medici, infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari, aggiunge, «conoscono meglio di chiunque altro i flussi assistenziali, le criticità organizzative e le soluzioni necessarie per garantire sicurezza, efficienza e qualità delle cure. Escludere il personale dalle fasi di progettazione significa perdere un patrimonio di competenze indispensabile e rischiare di realizzare opere che, pur nuove, non rispondono pienamente alle esigenze operative».

 

Per il sindacato, la ristrutturazione rappresenta un’opportunità importante, ma deve tradursi in un reale miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione dell’assistenza.

 

«La ristrutturazione di un Pronto Soccorso rappresenta un’opportunità di crescita per tutto il sistema sanitario – conclude Delli Carri -. Ma un intervento può dirsi davvero riuscito solo quando, oltre a migliorare gli spazi, valorizza il contributo di chi quei servizi li rende possibili ogni giorno. Il Nursing Up continuerà a vigilare affinché le scelte organizzative siano condivise con i professionisti sanitari e vengano garantite condizioni di lavoro dignitose e un servizio sempre più efficiente e sicuro per i cittadini».

La muffa e la corteccia

La ventiseiesima edizione di Malescorto –  Festival Internazionale dei Cortometraggi, di cui vi avevo parlato qualche settimana fa, si concluderà domenica 26 luglio con Short Italy Under 35, il nuovo spin-off dedicato ai giovani autori e alle nuove voci del cinema italiano.

Il progetto, nato con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma Per Chi Crea, intende costruire uno spazio di incontro tra registi, pubblico e professionisti del settore audiovisivo, tra cui alcuni rappresentanti di importanti Film Commission Torino Piemonte:la giornata si aprirà con una tavola rotonda riservata agli operatori e proseguirà alle ore 21.00, presso il Cinema Comunale di Malesco (VB), con la proiezione di quattro cortometraggi alla presenza dei rispettivi autori.

Tommaso Diaceri presenterà Il fulmine verde, Nadir Taji Prova contraria, Niccolò Donatini Ronzio e Mattia Lia il documentario Il böz e il masaret: quattro percorsi differenti, radunati non tanto sotto una poetica comune, quanto all’interno di uno spazio di passaggio pensato per autori che stanno ancora definendo la forma del proprio cinema.

Il lavoro di Lia entra in questo contesto attraverso una storia che non era stata concepita per raggiungere un festival, ma per tornare verso il luogo dal quale era emersa.

Molti oggetti non sopravvivono al bisogno che li ha creati: quando scompare la necessità pratica per la quale erano stati costruiti, prima vengono abbandonati, poi obliati e infine diventano strani reperti, involucri muti dei quali non sappiamo più leggere la funzione.

Il böz appartiene a questa categoria di cose in ritirata: è un recipiente cilindrico ricavato dalla corteccia, costruito attraverso una lavorazione che non sembra prevedere alcuna distanza tra la mano, l’attrezzo e il materiale.

Non è però un oggetto autosufficiente, perché esiste in relazione a qualcos’altro: il masaret, una preparazione casearia tradizionale del territorio di Premosello (VB), ottenuta recuperando la ricotta che altrimenti sarebbe stata gettata.

Uno serve a contenere l’altro e insieme custodiscono una piccola economia di sopravvivenza, nella quale gli alimenti non venivano soltanto consumati, ma prolungati, trasformati e costretti a resistere.

È attorno a questi due elementi che si sviluppa il cortometraggio intitolato Il böz e il masaret.

Mattia viene da Cuzzago, una frazione appartata di Premosello-Chiovenda, attraversata dalla ferrovia e stretta tra il fondovalle e la montagna: un paese piccolo, ma a suo modo vitale, nel quale la prossimità tra le persone rende più difficile che le storie scompaiano del tutto.
Restano nelle famiglie, nei soprannomi, negli oggetti conservati nelle cantine e soprattutto nelle persone anziane, che continuano a possedere conoscenze mai trasformate in un sapere scritto.

Mattia non ha studiato cinema; ha iniziato a filmare nel mondo del rollerblading, riprendendo evoluzioni, movimenti e corpi lanciati nello spazio, per poi avvicinarsi progressivamente alle videocamere e alle prime reflex digitali.

In seguito ha lavorato anche in contesti pubblicitari, entrando in contatto con set nei quali ogni elemento era preparato, illuminato e disposto per produrre una realtà più convincente di quella reale; ed è proprio qui, nel cuore di questa costruzione, che Mattia avverte qualcosa di inattendibile.

Non necessariamente una falsità morale, quanto piuttosto una distanza tra l’immagine e ciò che l’immagine pretende di rappresentare: un mondo nel quale il gesto viene ripetuto perché sembri spontaneo, i corpi vengono collocati affinché appaiano naturali e la luce viene costruita per fingere di essere semplicemente accaduta.

A Mattia interessa invece ciò che non deve essere riassemblato artificiosamente: una crudezza più primitiva e naïf, dalla quale possa costituirsi, come un origami, qualcosa di completo.

Da questo interesse deriva la sua inclinazione documentaristica, alimentata anche dai viaggi compiuti in Africa, tra Kenya e Sudafrica.
«L’Africa è vita», mi dice, utilizzando una formula assoluta che sembra provare a definire un continente, ma restituisce piuttosto l’intensità con cui quell’esperienza deve essergli rimasta addosso.

Eppure è nel ritorno a Cuzzago che questa attenzione per il reale trova una delle sue forme più precise, perché i luoghi dell’infanzia, come un sottobosco irrazionale, continuano a far stillare domande.

Può ciò che è stato ritornare nella sua totalità?
Restano alcune parole, gli strumenti, le pareti annerite, un movimento delle mani e qualcuno che sa ancora ripeterlo.

Il böz e il masaret nasce dal desiderio di avvicinarsi a queste tracce prima che anche il gesto necessario a interpretarle scompaia.

I protagonisti sono due uomini del territorio, uno di Colloro e l’altro di Premosello; uno di loro è tra gli ultimi, forse l’ultimo, a sapere ancora costruire il böz.
Tra loro compare anche Silvano Ragozza, presenza concreta, studioso di dialetti e tradizioni, attraverso la quale il cortometraggio lega la pratica raccontata alla memoria della comunità.

La tecnica non è cambiata e nemmeno gli strumenti hanno subito trasformazioni sostanziali; sono rimasti uguali l’attrezzo e il procedimento, mentre è scomparso il mondo che li rendeva necessari.

La corteccia viene ancora lavorata nello stesso modo, ma attorno a quelle mani non esistono più la medesima economia domestica, lo stesso rapporto con gli animali, con la produzione del latte e con la scarsità.

Il masaret, infatti, non era una specialità concepita per il mercato: non veniva prodotto per essere venduto né per rappresentare gastronomicamente il territorio, ma nasceva piuttosto da un avanzo.

La ricotta rimasta veniva recuperata, lavorata, salata e conservata nel böz, perché buttarla avrebbe significato perdere una risorsa; all’interno del recipiente veniva lasciata stagionare fino a diventare più asciutta e a sviluppare sulla superficie una leggera muffa, parte del tradizionale processo di maturazione e non semplice conseguenza del deterioramento.

Oggi non è normalmente possibile acquistare il masaret, proprio perché è venuto meno il sistema di necessità che ne giustificava la preparazione.

Il suo valore contemporaneo risiede quindi in una contraddizione: nel momento in cui smette di essere necessario, diventa culturalmente interessante.

Ogni operazione di conservazione arriva quando qualcosa ha già cominciato a sottrarsi: si conserva ciò che non riesce più a vivere autonomamente nel presente.

Mattia, tuttavia, non sembra interessato a trasformare questa pratica in un’immagine nostalgica dell’Ossola e non pensa che tutto ciò che apparteneva ai nonni debba essere mantenuto artificialmente in vita; alcune cose, afferma, hanno avuto il proprio tempo.

La memoria non coincide necessariamente con la sopravvivenza.
Raccontare una pratica non significa obbligarla a continuare; può voler dire semplicemente riconoscere che è esistita, comprenderne il motivo e concederle una forma prima che diventi del tutto illeggibile.

Il cortometraggio, infatti, non era stato pensato per i festival: era nato prima di tutto per i compaesani di Mattia, per chi avrebbe potuto riconoscere quei luoghi, quei volti e forse anche un movimento già visto compiere da un nonno o da un vicino.

La partecipazione alle rassegne è arrivata successivamente, quasi come uno spostamento imprevisto della destinazione originaria del film; un racconto prodotto all’interno di una comunità ha così iniziato a muoversi al di fuori di essa.

Forse è proprio questa origine circoscritta a renderlo comprensibile anche altrove.

Il böz e il masaret appartengono a Premosello, Colloro e Cuzzago, ma la loro scomparsa riguarda un processo comune a molti territori, nei quali le conoscenze pratiche svaniscono senza essere sostituite da altre forme di trasmissione.

In alcuni casi il naufragio della memoria, l’impossibilità di salvarla interamente è parte della storia delle cose, che temporaneamente ne preservano le tracce sulla superficie, come la corteccia del böz trattiene per qualche tempo ciò che contiene: un involucro attorno a qualcosa destinato comunque a trasformarsi.

E forse ogni documentario è precisamente questo: non la resurrezione di un mondo, ma il recipiente provvisorio della sua scomparsa.

Presentato all’interno del progetto di Short Italy Under 35, il cortometraggio cambierà nuovamente destinatario: non sarà più rivolto soltanto alle persone che possono riconoscere il böz, i paesi e i protagonisti, ma a un pubblico raccolto per osservare le differenti direzioni intraprese da quattro giovani autori italiani.

La presenza di Mattia Lia e degli altri registi in sala trasformerà la proiezione in un momento di confronto sui percorsi creativi che hanno condotto alla realizzazione delle opere, coerentemente con la natura dello spin-off, concepito non come semplice contenitore di film, ma come luogo di relazione e crescita professionale.

Riccardo Rapini

Maurizio Turco e Irene Testa (Partito Radicale): a Torino si’ all’intitolazione di una via a Oriana Fallaci

Nel ventennale della scomparsa di Oriana Fallaci, che ricorre tra pochi giorni, esprimiamo il nostropieno sostegno alla proposta di intitolare una via o una piazza di Torino alla nota giornalista e scrittrice. Figura centrale del giornalismo italiano del Novecento, Fallaci è stata una vocelibera e coraggiosa che ha incarnato, con rigore intellettuale e straordinaria determinazione, i valori fondamentali della democrazia e della libertà.

La sua vicenda umana e professionale rappresenta un patrimonio prezioso che abbiamo il dovere diriconoscere e valorizzare. Ricordarla oggi significariaffermare con forza il valore dell’anticonformismo, della ricerca intransigente della verità e della libertà di pensiero: principi che hanno illuminatotutta la sua opera.

Esprimiamo il nostro convinto appoggio all’iniziativa promossa dal Centro Pannunzio e portata avanti in sede istituzionale dal vicepresidente vicario del Consiglio comunale, Domenico Garcea. Torino ha oggi l’opportunità di rendere omaggio a una donna che ha parlato al mondo con una voce unica, autentica e controcorrente, lasciando un’impronta indelebile nella storia del nostro Paese.

Segretario e Tesoriere del PARTITO RADICALE

La città che cambia. Crocetta e Barriera di Milano: nuove destinazioni per due immobili

 

Un liceo dismesso da dieci anni nel cuore della Crocetta e un’ex fabbrica di inizio Novecento a Barriera di Milano: due edifici diversi per storia e funzione, accomunati dallo stesso obiettivo, riportare in uso spazi che hanno perso la loro funzione, favorendo la rigenerazione del patrimonio esistente senza consumare nuovo suolo.

La Giunta comunale, su iniziativa dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni, propone al Consiglio Comunale, con due distinte delibere, il riconoscimento dell’interesse pubblico e l’approvazione delle deroghe urbanistiche che apriranno la strada al rilascio dei futuri permessi di costruire per la trasformazione di due immobili da tempo vuoti o in via di dismissione in nuovi spazi abitativi e commerciali.

“Sono due interventi che nascono da storie e contesti differenti, ma condividono la stessa visione di città – sottolinea l’assessore Mazzoleni -. Come amministrazione accompagniamo chi decide di investire su questi spazi, restituendo loro una funzione e un ruolo nella vita dei quartieri. In entrambi i casi il nostro obiettivo è incentivare la valorizzazione di ciò che già c’è, garantendo interventi sostenibili, di qualità e in linea con lo sviluppo urbanistico della città”.

Il primo intervento riguarda l’edificio di via Gioberti 5, ex succursale del Liceo Alfieri, chiuso da un decennio e ormai estraneo alla vita del quartiere. Al suo posto sorgerà, dopo la demolizione dell’esistente, un nuovo edificio residenziale di sei piani più attico, con una superficie leggermente inferiore a quella demolita, appartamenti di diverse metrature, un giardino pensile e soluzioni all’avanguardia per il risparmio energetico, dal teleriscaldamento ai pannelli fotovoltaici. A rendere unico il progetto sarà un’installazione artistica firmata dall’artista internazionale Darya von Berner: leggere nuvole di vapore acqueo che emergeranno periodicamente dalla facciata, un richiamo poetico al tema dell’acqua come risorsa comune.

La seconda delibera interessa invece l’immobile di via Banfo 43, a Barriera di Milano. In questo caso l’intervento prevede una ristrutturazione con demolizioni parziali che conserva l’impianto principale dell’edificio e ne cambia la destinazione d’uso introducendo residenze, attività commerciali e uffici. Al piano terra nascerà anche uno spazio coperto aperto al pubblico, pensato per restituire agli abitanti del quartiere un luogo di incontro e passaggio in un’area interessata da importanti interventi di riqualificazione urbana.

Per l’intervento di via Gioberti il contributo di costruzione è stimato in circa 447 mila euro, ai quali si aggiunge un contributo straordinario di circa 566 mila euro. Per il progetto di via Banfo gli oneri di urbanizzazione sono stimati in circa 175 mila euro e il contributo di riqualificazione in circa 213 mila euro. Gli importi saranno definiti in via definitiva al momento del rilascio dei rispettivi permessi di costruire.

Ora le due delibere passeranno al vaglio della Sala Rossa per l’approvazione definitiva.

TorinoClick

Un arresto per accoltellamento a Pinerolo

Il presunto autore dell’accoltellamento avvenuto il 13 giugno scorso in piazza Vittorio Veneto, a Pinerolo, nel quale era rimasto gravemente ferito un giovane di 24 anni di origini afghane e’ stato arrestato dai carabinieri. È un ventisettenne di origini ivoriane, residente a Pinerolo e già noto alle forze dell’ordine, raggiunto  da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere  con l’accusa di tentato omicidio aggravato.
Il 24enne aveva litigato con un gruppo di giovani, fino a giungere a un’aggressione nel corso della quale era stato ferito con un’arma da taglio.

Pirlo nuovo Ct dell’Italia, parte la nuova era azzurra!

 

Andrea Pirlo è pronto a raccogliere la sfida più importante della sua carriera da allenatore. Dopo il rifiuto di Pep Guardiola, la Federazione ha deciso di puntare sull’ex regista campione del mondo del 2006 per guidare la Nazionale italiana, con un accordo fino al 2030 ormai definito e l’annuncio ufficiale atteso nei prossimi giorni.
Per Pirlo si tratta di un ritorno in azzurro con un ruolo diverso, dopo le esperienze sulle panchine di Juventus, Fatih Karagümrük, Sampdoria e Dubai United. L’obiettivo sarà rilanciare un’Italia chiamata a ritrovare competitività e identità dopo gli ultimi anni difficili.
La scelta della FIGC rappresenta una scommessa sul talento e sulla visione calcistica di Pirlo, che ora dovrà trasformare il prestigio della sua carriera da calciatore in risultati concreti alla guida della Nazionale.

Enzo Grassano

Stagione lirica e di Balletto del teatro Regio: inaugurazione il 15 ottobre

 

Con il Festival Verismo e le opere ‘Cavalleria rusticana’ e ‘Pagliacci’

Giovedì 15 ottobre prossimo, alle ore 19, si alzerà il sipario sull’opera lirica “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”, primo appuntamento nell’ambito del Festival del Verismo dedicato a Mascagni e Leoncavallo, con Andrea Battistoni sul podio e la duplice regia di Daniele Menghini e Francesco Micheli.
Una tetralogia inedita per riscoprire le radici del melodramma italiano moderno, con quattro opere di due compositori e due registi e un unico direttore d’orchestra , che daranno forma all’apertura ambiziosa della Stagione d’opera e di Balletto 2026-2027 del teatro Regio di Torino.
Giovedì 15 ottobre la stagione si inaugurerà con il festival Verismo, proprio a partire dalla Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Il ciclo proseguirà fino al 22 novembre con la Bohème di Leoncavallo e Iris di Mascagni, per un totale di 22 recite. Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di voci bianche del teatro Regio salirà il direttore musicale Andrea Battistoni. Le regie sono affidate a Daniele Menghini per le opere di Mascagni e a Francesco Micheli, al sul debutto al Regio  per quelle di Leoncavallo.

Il Festival, sostenuto nel dittico della Cavalleria Rusticana e Pagliacci da Intesa Sanpaolo, nasce da un paradosso. Il successo straordinario delle due opere prime “Cavalleria rusticana” e  “Pagliacci” ha finito per oscurare il resto della produzione dei loro autori.
Il Teatro Regio, legato storicamente ai grandi successi di Puccini di quegli anni, si ripropone ora di riscoprire la “Bohème” di Leoncavallo, nata dal confronto creativo con quella del Maestro, e “Iris”, vertice di raffinatezza orchestrale che anticipa atmosfere e suggestioni destinate a ricomparire in “Madama Butterfly”.
Si tratta di un’operazione culturale che, come accaduto nelle ultime inaugurazioni dalla Juive alla Manon alla Francesca da Rimini, si propone di contribuire a riabilitare opere ingiustamente trascurate, fornendo così  un’occasione preziosa per il pubblico nazionale e internazionale.
Una scelta, questa, sostenuta e rafforzata dall’affidamento a due sguardi registici di autore che convergono in una visione scenica organica e, sul fronte musicale, alla fronte impronta iinterpretativa di uno specialista del repertorio quale è  il direttore musicale.

Per oltre cinque settimane il Regio si trasformerà in un grande laboratorio produttivo e creativo, coinvolgendo orchestra, coro, coro di voci bianche, tecnici, laboratori e maestranze in un’impresa di particolare complessità. Si tratterà di una lettura che, nel suo complesso, liberarà il Verismo  dai luoghi comuni che a lungo lo hanno confinato tra il repertorio immediata presa, ma di presunto minor valore artistico. Un atto d’amore verso una stagione fondamentale della nostra storia musicale.
La programmazione offre al pubblico diverse modalità di fruizione lungo l’intero periodo oppure nell’arco di tre giorni consecutivi.

Festival Verismo 15 ottobre – 22 novembre

Teatro Regio di Torino  piazza Castello 215

Mara Martellotta

I Murazzi di Torino, dove il Po racconta la città

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Da antichi magazzini fluviali a simbolo della vita notturna torinese, i Murazzi continuano a reinventarsi senza perdere il loro legame con la storia della città.

Ci sono luoghi che raccontano una città meglio di qualsiasi guida turistica. A Torino, uno di questi è senza dubbio rappresentato dai Murazzi del Po, il lungo susseguirsi di arcate che costeggia il fiume ai piedi della collina. Un luogo che nel corso dei decenni ha cambiato volto più volte, passando da spazio dedicato alle attività commerciali fluviali a cuore della movida cittadina, fino all’attuale fase di rilancio che punta a renderlo vivo in ogni momento della giornata.

Passeggiando lungo il Po, soprattutto nelle sere d’estate, è facile incontrare runner, ciclisti, gruppi di amici seduti lungo il fiume e persone che semplicemente si fermano a guardare l’acqua scorrere. È una Torino diversa da quella delle piazze monumentali e dei grandi palazzi storici: più rilassata, più silenziosa e profondamente legata al suo fiume.

Una storia che parte dall’Ottocento

Le arcate dei Murazzi vennero realizzate nella prima metà dell’Ottocento con uno scopo ben preciso: contenere le piene del Po e creare spazi destinati ai depositi delle merci trasportate via fiume. Per molti decenni questi ambienti ospitarono magazzini, cantine e attività legate al commercio fluviale, contribuendo allo sviluppo economico della città.

Con il passare del tempo il trasporto sul Po perse importanza e questi spazi cambiarono funzione. Tra gli anni Ottanta e Novanta i Murazzi si trasformarono in uno dei simboli della vita notturna torinese, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di giovani.

Una nuova stagione

Come molti luoghi simbolo delle città, anche i Murazzi hanno attraversato momenti complessi. Dopo gli anni della grande affluenza sono arrivati periodi di chiusure, problemi legati alla sicurezza e un progressivo calo delle attività.

Negli ultimi anni, però, il volto dei Murazzi sta cambiando ancora. L’obiettivo non è soltanto riportare locali e intrattenimento, ma costruire uno spazio capace di accogliere attività culturali, sportive e ricreative durante tutto il giorno. Concerti, iniziative all’aperto, passeggiate e appuntamenti estivi stanno contribuendo a riportare le persone sulle rive del Po, restituendo centralità a uno dei luoghi più caratteristici della città.

Un pezzo della memoria di Torino

I Murazzi hanno accompagnato l’evoluzione di Torino per quasi due secoli. Hanno visto passare merci, studenti, artisti, famiglie e migliaia di ragazzi che li hanno scelti come punto di ritrovo. Oggi continuano a cambiare, ma senza perdere quel fascino che li rende immediatamente riconoscibili.

Chi è cresciuto a Torino difficilmente non conserva almeno un ricordo legato ai Murazzi: una passeggiata al tramonto, una serata con gli amici o qualche minuto trascorso a osservare il Po nelle giornate più tranquille. Ed è forse proprio questo il loro valore più grande. Più che un luogo da visitare, rappresentano uno spazio vissuto, capace di unire storia, socialità e quotidianità.

In una città in continua evoluzione, i Murazzi ricordano che alcuni luoghi riescono a rinnovarsi senza perdere la propria identità. E continuano, ancora oggi, a raccontare Torino da una prospettiva diversa: quella delle sue rive.

NOEMI GARIANO (foto di copertina Laura Pati)

Entra in “zona Cesarini” la decima edizione di “Parco Dora Live”

Ultimi due appuntamenti, tutti da ridere, con gli attori comici Uccio De Santis e Davide D’Urso

Da martedì 28 a giovedì 30 luglio

“Vi faccio passare una serata di risate!”: lo promette, a braccia tese e un sorriso che subito t’acchiappa, Uccio De Santis, penultimo ospite a “Parco Dora Live 2026” a grande richiesta di pubblico, che lo ama a tal punto da aver decretato un fulminante “sold out” per la data di martedì prossimo 28 luglio. Così da indurre l’organizzazione  della “Rassegna” (17 serate di cabaret e musica, promosse da “Parco Dora Centro Commerciale” in collaborazione con “CAB41” e “TOradio”) a bissare l’appuntamento, aggiungendo una replica per giovedì 30 luglio.

Barese, classe 1965, Uccio De Santis (all’anagrafe Gennaro De Santis) è un comico, attore, autore e conduttore televisivo, conosciuto a livello nazionale a partire dal 1998 grazie alla partecipazione alla sesta edizione del programma “La sai l’ultima?” su “Canale 5”, al fianco di Gerry Scotti e Natalia Estrada. Insignito del “Premio Gino Bramieri”, che firma la sua ascesa sui palcoscenici e nelle tv nazionali e regionali e nei teatri di tutta Italia, è noto al grande pubblico per aver ideato la celebre sitcom “Mudù”, trasmessa su “TeleNorba” prima e su “Rai 2” e “Rai Play” in seguito. Nella stagione 2019/2020 entra nel cast del programma “Made in Sud”(andato in onda su “Rai2” dal 2012 al 2022 e trasmesso dal “CPTV Rai” di Napoli) e nel contempo mette a segno numerosissime apparizioni in film nazionali (da “Le barzellette”2004, per la regia di Carlo Vanzina, fino a “La grande guerra del Salento” 2022, regia di Marco Pollini) in  fiction e programmi televisivi.

Il suo show nel Cortile interno di “Parco Dora” in via Livorno, a Torino, sarà sicuramente un “mix esplosivo” di monologhi, un viaggio attraverso “sketch” comici (in cui “spiega” o reinterpreta in modo assurdo e divertente parole comuni del vocabolario italiano piuttosto che giochi di parole dialettali) e gag irresistibili accompagnate da “racconti di vita” incentrati sugli esordi della sua carriera e sui metodi per  vincere la timidezza, passando per i primi innamoramenti, fino ad arrivare al suo più grande amore: il “teatro”. Un viaggio nei ricordi, che dipinge tanti divertenti quadretti familiari: il padre che lo voleva medico e la madre che lo voleva “bravo, educato e possibilmente avvocato”. Lo spettacolo prevede anche un momento in cui De Santis interagisce con il pubblico, momento clou in cui sarà possibile ammirare la “verve” da improvvisatore dell’artista pugliese, capace di creare siparietti comici coinvolgenti ed esilaranti.

Ultimo protagonista di “Parco Dora Live 2026”, il comico, content creator e attore torinese Davide D’Urso (classe 1997) con lo spettacolo dal titolo “ammiccante” di “Terapia D’Urso”.

Gli inizi e la successiva notorietà gli arrivano, in prima battuta, attraverso i social media, grazie a parodie e imitazioni  in cui racconta e si prende gioco, in chiave dissacrante, dei “tic”, delle manie e del “gergo” variante a seconda dei vari quartieri subalpini. Da quello del povero “tamarro” di Mirafiori o della “Barriera” a quello del “riccone” pavoneggiante (non sempre, per carità!) della collina e dei “quartieri-bene”. Ma quanti ne sono rimasti? Lo spettacolo live portato a “Parco Dora” è basato su fatti surreali, ma realmente accaduti, con personaggi irresistibili, stand-up, musica e persino un “tocco di magia”. La sua formazione infatti affonda le radici nella “Torino magica”, con un percorso avviato a soli quattordici anni presso il “Circolo Amici della Magia” di Torino (fucina di altri importanti artisti quali Arturo Brachetti, Alexander e Luca Bono) e proseguito verso il mondo della comicità presso il Laboratorio del “CAB41” (storico locale di cabaret torinese). Dal grande pubblico, D’Urso si fa, pian piano, conoscere attraverso i suoi “monologhi” durante il programma televisivo “Eccezionale Veramente” con Diego Abatantuono e attraverso i suoi personaggi a “Colorado” su “Italia1”. Nel 2023 ha debuttato a teatro, per proseguire poi con un “tour” senza sosta che coinvolge anche le piazze estive e, soprattutto,  il pubblico sempre più attratto dalle sue divertenti “stramberie”.

I biglietti per i due spettacoli sono in vendita on-line su “Ticket.it” e presso la biglietteria all’interno della Galleria Commerciale di “Parco Dora” al prezzo di 7 euro per l’intero e 5 euro per il ridotto.

Entrambi gli spettacoli avranno inizio alle 21,30, ma l’“area eventi” verrà aperta dalle 20.30. Dalle 21 alle 21,30 “pre-show” a cura di “TOradio” con Maurizio Cimmino.

Per ulteriori info: www.parcocommercialedora.it

g.m

Troppe persone pericolose per l’ordine e la sicurezza: sospesa licenza a esercizio pubblico

La Polizia di Stato ha notificato, in data odierna, un provvedimento di sospensione della licenza, ai sensi dell’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, emesso dal Questore di Torino, nei confronti del titolare di un esercizio pubblico di somministrazione di alimenti e bevande situato in Largo Brescia, disponendone la chiusura per sette giorni a decorrere dal 22 luglio.
Il provvedimento è scaturito dagli accertamenti svolti dal personale del Commissariato di P.S. “Dora Vanchiglia”, con il supporto della Guardia di Finanza e della Polizia Locale, nell’ambito di un servizio straordinario di controllo del territorio finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati.
Nel corso dell’ispezione, effettuata il 17 luglio scorso, gli operatori hanno identificato 13 avventori, di cui 5 gravati da precedenti penali e/o di polizia per reati contro il patrimonio, contro la pubblica amministrazione e in materia di stupefacenti e immigrazione.
Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che, in occasione di precedenti controlli eseguiti nei mesi di gennaio, aprile e giugno 2026, all’interno del locale era stata riscontrata una presenza significativa di persone pregiudicate per reati contro la persona, contro il patrimonio, contro la pubblica amministrazione e in materia di stupefacenti.
Durante il controllo del 17 luglio, il personale della Guardia di Finanza ha inoltre sorpreso una minorenne intenta a lavorare dietro il bancone senza regolare assunzione, circostanza che ha comportato l’elevazione di una sanzione amministrativa. Ulteriori violazioni amministrative sono state contestate dalla Polizia Locale, tra cui la mancata esposizione della tabella dei giochi proibiti, dell’orario di apertura, delle tabelle relative agli effetti dell’alcol, delle norme del T.U.L.P.S., nonché l’indisponibilità dell’etilometro, la mancata predisposizione dei rifiuti, irregolarità nella conservazione degli alimenti e la presenza di un dehors abusivo.
L’attività era già stata più volte segnalata dai cittadini per schiamazzi, liti, atti di inciviltà e altri comportamenti molesti, risultando luogo di abituale ritrovo di soggetti con precedenti penali e di polizia. Inoltre, il locale era già stato teatro di episodi di violenza ed era stato destinatario, nel marzo 2024, di un analogo provvedimento di sospensione della licenza per la presenza di soggetti ritenuti pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica e per il rinvenimento di sostanza stupefacente.
Alla luce degli elementi raccolti, il Questore di Torino ha ritenuto che la frequente presenza di persone ritenute pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica continuasse a incidere negativamente sulla sicurezza della collettività, alimentando una situazione di pericolo e degrado. Il locale, inserito in un contesto territoriale particolarmente sensibile, rappresentava infatti un costante punto di aggregazione di persone gravate da precedenti, contribuendo ad accrescere i fenomeni delinquenziali nella zona.
Per tali motivi è stata disposta la sospensione della licenza per sette giorni, con conseguente immediata chiusura dell’esercizio pubblico.