ilTorinese

Giornata dell’Infermiere: a Torino un programma tra formazione, prevenzione, educazione  

Torino si prepara a celebrare la Giornata Internazionale dell’Infermiere con un calendario di iniziative che coinvolgeranno professionisti, istituzioni e studenti tra l’8 e il 10 maggio 2026. L’iniziativa, promossa dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche, propone un format strutturato che unisce approfondimento scientifico, promozione della salute, orientamento scolastico e riflessione sul futuro della professione.

Il momento centrale sarà il 10 maggio in piazza Castello, dove a partire dalle ore 10.00 prenderà vita un grande spazio aperto alla città con l’allestimento di 100 gazebo e la partecipazione di 50 enti tra aziende sanitarie, società scientifiche e strutture universitarie. Un’occasione pensata per avvicinare cittadini e professionisti, valorizzando il ruolo dell’infermieristica attraverso attività concrete e accessibili: dalla misurazione dei parametri vitali alle iniziative di prevenzione, fino a momenti dedicati alle famiglie e ai più piccoli con attività e giochi pensati per coinvolgere anche i bambini.

Nel corso della giornata si svilupperà un percorso articolato in tre talk tematici dedicati alle principali evoluzioni del settore. Il primo appuntamento, in programma alle ore 11:00, sarà dedicato a «Quali opportunità di sviluppo per le professioni infermieristiche», con un approfondimento sui percorsi di laurea magistrale e sulle prospettive di crescita.

Alle ore 12:00 seguirà il secondo talk, «Salute e sicurezza sul lavoro dalla prospettiva di genere», con l’obiettivo di mettere al centro il tema della tutela e delle condizioni lavorative nel sistema sanitario.

Nel pomeriggio, alle ore 14:30, l’attenzione si sposterà sul tema «Sanità privata accreditata risorsa del servizio sanitario», analizzato come componente integrata in grado di contribuire alla gestione delle prestazioni e al supporto del sistema pubblico.

La giornata proseguirà con un momento istituzionale che vedrà il coinvolgimento dei rappresentanti delle istituzioni regionali, cittadine, universitarie e delle aziende sanitarie, insieme ai direttori generali e ai direttori delle professioni sanitarie. Nell’ambito del programma è prevista anche la partecipazione di don Luigi Ciotti.

Il programma si sviluppa inoltre su più giornate. L’8 maggio, alle ore 14:30 presso l’Aula Magna Regina Margherita, è previsto un appuntamento dedicato all’infermieristica pediatrica, con un focus sulle competenze e sulle specificità del settore. Il 9 maggio, dalle 10:30 alle 12:00, l’Aula Magna delle Molinette ospiterà invece una proiezione rivolta agli studenti del primo anno, seguita da un momento di confronto sui contenuti e sul valore formativo dell’iniziativa.

«L’intero programma si inserisce in una visione che mira a rafforzare il ruolo dell’infermieristica all’interno del sistema sanitario, valorizzandone le competenze, le opportunità di crescita e il contributo sociale, anche attraverso linguaggi nuovi e momenti di coinvolgimento diretto», commenta Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino.

Quaglieni: “Stiamo con Buttafuoco”

Le pressioni politiche del governo e i giudizi faziosi dell’opposizione sulla Biennale di Venezia rivelano una assoluta mancanza di quel senso di  libera cultura che è alla base della Biennale e dell’attività culturale in generale. La cultura non può allinearsi con la politica estera dei governi.Questo è il principio irrinunciabile difeso da Pietrangelo Buttafuoco che ha dimostrato ancora una volta la sua sensibilità e indipendenza intellettuale. Siamo dalla parte del Presidente Buttafuoco che ha dimostrato equilibrio e ha tutelato l’idea storica di una Venezia, luogo di incontro di culture diverse e luogo in cui si esercita la tolleranza fin dai tempi di Paolo Sarpi. Mario Pannunzio che  fu un appassionato visitatore della Biennale, si sentirebbe  oggi come liberale dalla parte di Buttafuoco, anche per la scelta di non discriminare Israele.
Pier Franco Quaglieni
presidente del Centro “Pannunzio”

Un grande Barbareschi per un corrosivo Mamet

All’Alfieri, sino al 3 maggio

 

“November” di David Mamet – acclamato autore di teatro e cinema, sceneggiatore e regista – ebbe il suo debutto a New York nel gennaio del 2008, protagonista quel Nathan Lane – attore ahimè misconosciuto da noi per quanto bravo e premiatissimo – che forse qualcuno ricorderà in compagnia di Robin Williams e Gene Hackman nel “Vizietto” targato States. “November” (sino a domani per la stagione dell’Alfieri) ha una ventina d’anni ma sembra scritto ai giorni nostri, urticante e corrosivo e lontano finalmente dal politically correct imperante, reso meravigliosamente – ovvero senza peli sulla lingua, zeppo di zampate d’autore, acidamente realistico – dalla traduzione di Luca Barbareschi che riempie altresì, ça va sans dire, l’immensa figura del presidente degli Stati Uniti d’America Charles Smith. Come a dire un Mario Rossi qualsiasi. “November” è ancora una volta l’incontro tra un attore e il suo autore d’oltreoceano preferito, studiato, amato, tutto en amitié, fatto conoscere al pubblico italiano con le precedenti proposte di “Oleanna”, “Glengarry Glen Ross”, “American Buffalo”, “Perversioni sessuali a Chicago” e altri titoli.

Il luogo è lo Studio Ovale della Casa Bianca, l’eleganza che possiamo aver intravisto, telefoni che squillano in continuazione, bandiera e tappeti, divani e fatidica scrivania e tante tante chiacchiere (la scena è di Lele Moreschi). Per un’America e un mondo migliori, s’intende. Il tempo è il novembre dell’anno delle elezioni presidenziali con il presidente Smith uscente e con poche probabilità di essere rieletto, visto il recente calo di consensi che lo ha colpito e dai fondi che hanno preso a scarseggiare. Si parla di guerre e di testate nucleari come se nulla fosse, di ammiccamenti ai quattro venti e di intrallazzi, si fa confusione tra Iran e Iraq, si guarda in casa propria e si tiene d’occhio il mondo. In mezzo a giornate in cui lo staff del presidente sente già aria di vacanza e la moglie pensa alla libreria che dovrà stare in casa loro quando avranno sloggiato dalla aureolata residenza, Smith continua a cercare idee e l’occasione per realizzarle, non ultime la grazia a due tacchini prima che scocchi il Giorno del Ringraziamento e il matrimonio tra l’eccezionale speechwriter che è alle sue dipendenze e la sua compagna, che già hanno adottato una bambina andandosela a prendere – assolutamente non comprata, no, queste cose non si fanno – nella lontana Cina. Ci si dovrà pure inventare qualcosa pur di risalire nei sondaggi, vincere le nuove elezioni e non dover abbandonare quella poltrona su cui da quattro anni mister Smith sta comodamente seduto.

L’affresco di uomo con ogni sua meschinità, con la corruzione che ha sparso e continua a spargere, con la ricerca di ogni mezzo che gli consenta di mantenere quel potere che comicamente gli sta sfuggendo; e di un intero paese che somiglia tanto a quello di oggi, se senti parlare di Alaska immediatamente la “confondi” con la Groenlandia di facile acquisto o occupazione, il divertimento che spesso si fa amaro non t’impedisce di collegarti in un attimo a quanto la tivù ti mostra e a quel che i giornali ti riportano. Si ride e si pensa, in uno dei più begli esempi teatrali di questi ultimi anni: e se a volte, nel logorroico instancabile presidente, spuntano veloci aree di relativo appiattimento altrettanto velocemente ci pensa Mamet – e Barbareschi gli è di enorme aiuto – a risollevare con una fragorosa risata il proseguo dello spettacolo. “Questa è satira con il pungiglione di uno scorpione” ha scritto “Variety” mentre “The Villager” gli ha fatto eco con “Una delle prime commedie intelligenti e leggere con sostanza che abbiamo visto da molto tempo”: e potete star tranquilli che la scrittura di Mamet tutta lampi e fuochi d’artificio, in ogni sua opera, sa sempre dove andrà a parare.

Chiara Noschese, come sempre, la butta in simpatia e questa volta non si risparmia anche dal filosofeggiare nelle vesti della collaboratrice che spera nella nuova legge del presidente, oltre a firmare una regia che non conosce soste, liberissima, divertita e assolutamente divertente, capace di cucinare a dovere tutta la sua squadra. Dice: “November è un circo a tre piste dove tutto è lecito pur di continuare ad avere soldi e potere. Il protagonista è un equilibrista di professione, feroce ma buffo, vulnerabile e capriccioso, tenero e impietoso, al centro di quel circo di spudorata venalità, dove tutto è concesso”. E lo spettatore vede con quanta sicurezza, con quanta sfacciata bravura Barbareschi stia su quel filo sospeso per aria, quanto si destreggi – da grande, gigionesco attore di razza: gesti, balletti, facce, parole parole parole, tutto una gran meraviglia – all’interno di quel circo che sta perdendo i pezzi (con il sospetto da parte nostra, ben venga!, che abbia lavorato di suo, nell’attualizzazione, in una Storia che cambia giorno dopo giorno). Simone Colombari, Nico Di Crescenzo, come esagitato rappresentante associazione nazionale produttori tacchini, speso a tutto pur di salvare le sue creature da una presunta aviaria e dalle luci della tivù troppo forti e infette che dovrebbero accompagnare l’intervista, e Brian Boccuni come grande capo indiano Dwight Grackle offeso nell’onore della moglie, completano il successone della serata.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di F. Di Benedetto.

Molise, “Ritorno al tratturo”

Lunedì 4 maggio, alle 21.15, sarà organizzata al Cineteatro Baretti una proiezione-evento prodotta da Own Air, in collaborazione con Aiace Torino e il Circolo ARCI Amici del Cinema. Saranno presenti in sala il regista Francesco Cordio, l’autore e co-sceneggiatore del documentario, Filippo Tantillo, e il produttore Alfredo Borrelli. Condurrà l’incontro il coordinatore di Aiace Torino, Enrico Verra.

“Ritorno al tratturo” è un documentario girato in Molise nelle sale italiane a ridosso dell’evento che ha portato la piccola regione al centro delle cronache, testimoniando con la frana di Petacciato l’estrema fragilità del nostro territorio. Il film viene presentato in prima torinese al Cineteatro Baretti con una proiezione-evento, e rappresenta un viaggio nel cuore dell’Italia nascosta e dimenticata nelle aree interne, che costituiscono il 60% del territorio, abitato da 13 milioni di persone. Si tratta di luoghi lontani da tutto, in cui mancano scuole, ospedali, distributori di benzina, rete e segnale, in cui vivere rappresenta una sfida quotidiana. Il Molise è spesso citato come metafora dell’oblio, di ciò che non esiste, e diventa nel film l’emblema di tanti territori analoghi in Italia e in Europa, vittime dell’abbandono e del progressivo spopolamento. Eppure, lungo i tratturi, antichi sentieri della transumanza che si addentrano nelle montagne percorsi da uomini e animali, qualcosa resiste: a fare da guida nel cammino sono Filippo Tantillo, uno dei massimi esperti di aree interne in Italia, e l’attore Elio Germano, molisano di origine e diventato “ambasciatore” della sua regione.

Il film incontra uomini e donne che hanno scelto di restare, di intrecciare legami, di costruire comunità e avviare attività. Si tratta di allevatori, contadini e artigiani, piccoli imprenditori e studenti che intessono reti locali e lavorano in alternativa a un paradigma di crescita che divora risorse, consuma il suolo, inquina, genera diseguaglianze economiche incolmabili. In questi luoghi, in cui lo Stato non investe più, ma non rinuncia a farsi sentire in forma di burocrazia asfissiante per chi vuole investire, l’impegno di questi uomini è comunitario, accomunati dall’imperativo “ognuno si salvi da solo”, e prospetta un’altra idea di futuro e una cura condivisa della terra, che diventa resistenza e modello di uno sviluppo possibile.

Mara Martellotta

I torinesi pazzi per Il diavolo veste Prada

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SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO

 

Dal 29 aprile 2026 le sale di Torino hanno cambiato ritmo. File all’ingresso, spettacoli quasi tutti esauriti e un passaparola continuo: Il diavolo veste Prada è tornato al cinema e i torinesi hanno risposto in massa. Un vero e proprio boom di incassi, con molte proiezioni sold out già nei primi giorni. Un entusiasmo che non si vedeva da tempo per un film che, pur essendo considerato “leggero”, ha dimostrato di avere un impatto emotivo e culturale molto più profondo.

 

Un successo che parla a tutti

 

Ma perché Il diavolo veste Prada continua a conquistare? Il segreto sta in una combinazione perfetta: da un lato una campagna pubblicitaria martellante, fatta di gadget, collaborazioni con brand come Kiko e vetrine a tema che hanno invaso anche le vie dello shopping torinese; dall’altro una storia che, a distanza di anni, resta incredibilmente attuale. Il primo film racconta l’arrivo di una giovane ragazza di umili origini in un mondo che sembra troppo grande per lei, quello della moda. Catapultata nella redazione di Runway, ispirata al celebre magazine Vogue, si trova a fare i conti con un ambiente competitivo e spietato, dominato dalla figura iconica di Miranda Priestly, personaggio chiaramente ispirato a Anna Wintour.

 

La protagonista, interpretata da Anne Hathaway, affronta un percorso di trasformazione fatto di sacrifici, errori e crescita personale. Non è solo una storia di moda, ma di identità: il tentativo di trovare il proprio posto nel mondo senza perdere se stessi. È il sogno di chi parte da zero e vuole arrivare lontano, ma anche il racconto delle difficoltà nel mantenere relazioni e affetti quando il lavoro prende il sopravvento. Un tema universale che ha colpito anche il pubblico torinese.

 

Curiosamente, dietro il successo dell’attrice si nasconde un’altra storia: Anne Hathaway non era la prima scelta per il ruolo e ha insistito con determinazione pur di ottenerlo. Un dettaglio che rende il film ancora più simbolico, quasi un riflesso della trama stessa.

 

Il ritorno: più grinta, più emozione

 

Il secondo capitolo, arrivato nelle sale, riprende da dove tutto sembrava essersi concluso. Senza svelare troppo, la protagonista torna nel mondo di Runway con una consapevolezza completamente diversa. Più sicura, più determinata, ma non per questo al riparo dalle difficoltà. Anzi, la nuova storia si fa più intensa, con momenti anche drammatici che aggiungono profondità al racconto.

 

Molti spettatori che hanno già visto il film parlano di un seguito sorprendentemente all’altezza del primo, cosa tutt’altro che scontata. Se l’originale resta un punto di riferimento, questo nuovo capitolo riesce comunque a rinnovare la formula, offrendo una prospettiva più matura e contemporanea.

 

Tra moda, sogni e identità

 

Ambientato tra gli Stati Uniti e Milano, il film gioca anche su un’estetica visiva forte e riconoscibile. Le musiche, curate e coinvolgenti, accompagnano una narrazione che scorre veloce ma lascia il segno. Non è solo intrattenimento: è una storia che trasmette forza, ambizione e voglia di reinventarsi.

 

Forse è proprio questo che ha conquistato Torino. In un periodo in cui molti cercano nuovi stimoli e nuove direzioni, Il diavolo veste Prada torna a ricordare che ogni cambiamento richiede coraggio. E che, anche nei momenti più difficili, si può trovare la propria strada. Un film che fa sognare, ma che allo stesso tempo parla di realtà. E che, almeno per ora, continua a riempire le sale della città.

Noemi Gariano

“La foto del mio migliore amico” arriva al torinese “Spazio Kairos”

Dopo due anni di repliche all’“Edgar” di Parigi, la  “prima” italiana dell’esilarante commedia di Fabrice Donnio

Dal 7 al 10 maggio

Per la più spicciola cronaca. Secondo il report “Consumer Cyber Safety Report – Online Dating Edition 2025” di “Norton”, noto “marchio consumer di sicurezza informatica”, circa il 24% degli italiani intervistati utilizza abitualmente “app” di incontri e il 26% delle persone che si iscrivono a tali “app” ammette di mentire sul proprio profilo. La cosa, del resto (anche senza i pur importanti dati scientifici), poteva essere presumibile e ben risaputa, per immaginazione e a fronte di dati – anche a volte assai poco piacevoli – di cronaca, dal largo (e perfino dal più incompetente in materia, come il sottoscritto) popolo – bue. Insomma, il dato è reale. Scoraggiante. Ma anche, se proprio non vogliamo più di tanto abbacchiarci, un tantino risibile. A tal punto da non stupirsi più di tanto, se ben si è pensato di farne argomento di uno spettacolo teatrale a sfondo sociale (d’obbligo) ma non tedioso o bacchettone, quanto piuttosto di largo impatto ironico e capace di smuovere il pubblico a serene, paciose risate.

E’ il caso della commedia francese di successo “La foto del mio migliore amico” firmata dall’attore – sceneggiatore Fabrice Donnio e che, per la prima volta in Italia, debutterà allo “Spazio Kairos” (via Mottalciata, 7) di Torino. Ad essersi aggiudicati i diritti, per il nostro Paese e per i prossimi tre anni, è infatti la Compagnia torinese “Onda Larsen” e la prima messa in scena – per la regia di Andrea Borini, sul palco Riccardo De LeoGianluca Guastella e Lia Tomatis – è in programma per quattro consecutive e ormai prossime date: da giovedì 7 a domenica 10 maggioalle 21. Poi, comincerà la tournée. Dopo aver già avuto i diritti esclusivi per “Una cena d’addio”, il filone della commedia francese per “Onda Larsen” (sempre più attiva e convincente) continua così con questo spettacolo  tradotto, per l’occasione, dal regista Borini. Si tratta di una esilarante commedia degli equivoci ai tempi, per l’appunto, delle “app”. Un primo appuntamento, un profilo fake e un migliore amico “nel posto sbagliato al momento sbagliato”: cosa succede quando il desiderio di trovare l’anima gemella online si scontra con una bugia “fin troppo fotogenica?”.

La stessa domanda si pose (ricordate?) nel remoto 1971 – quando di “app” non girava neppure l’ombra – Luigi Zampa, nella scrittura e nella direzione cinematografica del celebre “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, eccezionali interpreti Alberto Sordi e Claudia Cardinale. In scena, lo sprovveduto emigrante italiano Amedeo Battipaglia (Sordi), la giovane, tutt’altro che illibata Carmela, calabrese trapiantata a Roma (Cardinale) e l’amico “figo” Giuseppe (Angelo Infanti): e poi, lo scambio di freccia identificativa in una foto di gruppo, il rincorrersi di missive strapiene di bugie, l’incontro a Brisbane, il faticoso nominativo rimpallarsi dei due Amedeo – Giuseppe e Giuseppe – Amedeo,  fino alla tragicomica scoperta dell’inganno amoroso e la finale accettazione di una vita in quel di “Bun Bun Ga”, villaggio in pieno deserto australiano, 15 abitanti diventati 16 con la nuova “convenuta” Carmela. Amarezza, descrizione di vite rassegnate ma anche divertimento, commedia dell’“assurdo”. Di un “assurdo” diventato non rifiutabile “realtà”, perché al peggio – come suol dirsi – non c’è mai peggio.

E, dal cinema al teatro.“La foto del mio migliore amico” del francese Donnio mi riporta proprio alla mente infatti (sia pure in tempi dove le lettere scritte a mano, che impiegavano mesi ad arrivare a destinazione, non si sa neppur più cosa mai siano) lo “storico” film di Zampa.

Un parallelo inoffensivo e tutt’altro che spiacevole. Ritorniamo dunque alla commedia che impegnerà a Torino e in tournée, i tre bravi artisti di “Onda Larsen”. Il testo è in scena, con grande successo e da ormai due anni, al Teatro “Edgar” di Parigi. Protagonista é Antonio, che ha finalmente ottenuto un appuntamento con Chiara, conosciuta (vedi un po!) su un “sito di incontri”. Per l’occasione, Antonio chiede dunque al suo migliore amico Guglielmo di accompagnarlo. Perché? Semplice. Proprio perché Antonio (come il Sordi – Amedeo) aveva avuto la geniale idea di utilizzare la foto di Guglielmo come propria immagine del profilo, convinto di essere meno fotogenico dell’amico più “figo”. Ha, così, inizio una girandola di equivoci inarrestabile. Obiettivo: far innamorare Chiara di Antonio o, meglio, di Guglielmo, che finge di essere Antonio, o, forse, di Antonio che finge di essere Guglielmo. La serata sarà così decisamente e comicamente complicata, “perché questo spettacolo – affermano i protagonisti – in un’epoca in cui il mondo degli incontri digitali è diventato la nuova frontiera del corteggiamento, intende analizzare con ironia e cinismo le dinamiche moderne”. Spettacolo da non perdere. Anche perché la versione italiana curata da “Onda Larsen” mantiene intatti lo “spirito brillante” e il “fraseggio serrato” del testo originale, garantendo al pubblico una serata all’insegna del divertimento puro e del ritmo incalzante.

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: Compagnia “Onda Larsen” e il regista Andrea Borini

Upskill Piemonte 2026 punta sulle filiere artigiane identitarie

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Generare valore culturale ed economico per il territorio, favorire l’incontro tra imprese e giovani talenti, sostenere l’innovazione nei distretti simbolo del Made in Italy piemontese. È questo l’obiettivo di Upskill Piemonte 2026, quarta edizione del progetto promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT, in collaborazione con Upskill 4.0 e UniCredit.
Dopo le esperienze maturate nelle edizioni precedenti, il progetto compie un ulteriore passo avanti e concentra la propria azione su tre filiere identitarie del Piemonte: il tessile biellese, l’oreficeria di Valenza e il comparto dolciario e del cioccolato tra Alba e Cuneo. Settori che rappresentano un patrimonio produttivo, culturale e manifatturiero di grande valore e che oggi sono chiamati a rafforzare la propria capacità di dialogo con le nuove generazioni.
Il contesto è chiaro: i distretti piemontesi continuano a esprimere una forte rilevanza economica e una riconosciuta eccellenza produttiva, ma la sfida èrenderli sempre più attrattivi anche come luoghi in cui costruire futuro, competenze, identità professionale e realizzazione personale. Upskill Piemonte 2026 nasce proprio con questa finalità: trasformare l’alto artigianato piemontese in una leva di innovazione, orientamento e sviluppo locale.
Il progetto coinvolgerà 9 imprese artigiane piemontesi, selezionate attraverso una manifestazione di interesse, e attiverà 9 cantieri di co-progettazione in collaborazione con tre Istituti Tecnici Superiori (ITS Academy) del territorio: ITS TAM di Biella, ITS Turismo e Attività Culturali e ITS Agroalimentare del Piemonte. Gli studenti saranno chiamati a confrontarsi con sfide reali proposte dalle imprese, lavorando allo sviluppo di prototipi, soluzioni progettuali e nuovi strumenti tecnologici.
Il percorso sarà articolato in più fasi. La prima, dedicata all’attrazione delle imprese e alla definizione delle sfide, prevede visite aziendali, interviste, workshop strategici e momenti di confronto nei territori. La seconda fase, in programma tra settembre e novembre 2026, sarà invece dedicata allo sviluppo dei cantieri insieme agli studenti ITS, con attività di co-progettazione, prototipazione e accompagnamento metodologico. A chiudere il progetto sarà un evento finale previsto il 2 dicembre 2026 presso UniCredit Corporate University, occasione di restituzione pubblica dei risultati raggiunti.
Attraverso la metodologia del design thinking e il supporto del team di Upskill 4.0, le imprese partecipanti potranno lavorare su sfide concrete e personalizzate: dal racconto della propria identità ai contenuti digitali, dal packaging alle esperienzialità, fino a nuovi servizi, processi o modalità di relazione con il mercato e con i giovani. L’obiettivo non è soltanto sviluppare prototipi, ma attivare un processo capace di rafforzare il posizionamento delle imprese e il valore dei distrettinel loro complesso.
Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un sito dedicato, contenuti editoriali e video-interviste aziendali, strumenti di comunicazione e valorizzazione utili a raccontare le imprese partecipanti, il loro patrimonio di competenze e la loro visione di futuro. In questo modo, Upskill Piemonte 2026 intende costruire non solo innovazione progettuale, ma anche una nuova narrazione dell’alto artigianato piemontese come spazio vivo, contemporaneo e generativo.
Per gli studenti, il progetto rappresenta un’occasione concreta di confronto con il mondo del lavoro e con imprese ad alto valore identitario; per le aziende, una possibilità di aprirsi a nuove competenze, linguaggi e visioni; per il territorio, uno strumento per consolidare il legame tra manifattura, formazione e sviluppo.
Come partecipare
Le imprese interessate possono presentare la propria manifestazione di interesse entro le ore 18.00 del 10 giugno 2026, compilando il modulo Google disponibile al seguente indirizzo:
La documentazione è consultabile sul sito della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT: Upskill Piemonte – quarta edizione.
Con la quarta edizione di Upskill Piemonte, la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT intende alimentare la sinergia generativa tra le eccellenze dei nostri distretti produttivi e l’energia dei giovani talenti degli ITS Academy – dichiara Cristina Di Bari, Presidente di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT –. Attraverso il progetto ‘I Distretti del Futuro’, puntiamo a modernizzare i processi produttivi nell’eccellenza artigiana delle piccole e medie imprese – dal tessile all’oreficeria, fino al dolciario – affinché non sia più visto solo come una preziosa eredità, ma come un ecosistema dinamico, innovativo e capace di attrarre le nuove generazioni. Investire nell’incontro tra il ‘saper fare’ tradizionale e le competenze digitali dei giovani significa generare un impatto sociale ed economico duraturo e costruire oggi la competitività e l’attrattività del nostro territorio per il domani.”

Ritorna la partecipazione politica dei cattolici

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Sì, lo sappiamo tutti e da molto tempo. La Democrazia Cristiana è archiviata. Il pluralismo politico,
e soprattutto elettorale, dei cattolici è un dato largamente acquisito e consolidato. E, in ultimo, –
almeno per il momento – non è all’ordine del giorno la formazione di partiti e movimenti politici di
ispirazione cristiana e popolare riconducibili al patrimonio culturale del cattolicesimo politico
italiano.
Ora, dando per acquisito questi elementi, è altrettanto indubbio che si registra una sorta di
risveglio politico, e pubblico, dei cattolici italiani. Non direttamente riconducibile ad
un’appartenenza di partito o ad una coalizione politica. Ma, semmai e al contrario, una voglia di
partecipazione e di impegno su singoli temi che sono anche, e soprattutto, il frutto di una
seminagione culturale e spirituale da parte della Chiesa e dell’associazionismo di base declinato
in questi ultimi anni. Quello che un tempo, nella cosiddetta prima repubblica, si chiamava
semplicemente mondo cattolico.
Certo, per un cristiano/cattolico, come per qualsiasi altra realtà culturale, la testimonianza
personale e di gruppo è più efficace se non è disgiunta dalla rappresentanza. E quando lo è, la
stessa partecipazione si ferma inesorabilmente ed irreversibilmente al pre politico. Serve, cioè,
adesso fare un salto di qualità. Ma l’impegno politico non nasce mai per caso. È sempre il frutto e
la conseguenza di una maturazione culturale e di un impegno che partono dai valori e che
richiedono poi di essere tradotti concretamente nella società. Del resto, è appena sufficiente
rileggere le biografie e i percorsi personali dei grandi e qualificati leader e statisti della prima
repubblica, e in parte anche della seconda repubblica, per rendersi conto che la militanza,
l’impegno e la presenza nella politica e nelle istituzioni sono sempre la conseguenza di una
identità e di una formazione culturale e spirituale specifica e precisa. E, al di là dei singoli e dei
rispettivi percorsi individuali e collettivi, di questa cultura, di questa tradizione e di questo
pensiero ogni c’è bisogno. Non lo dicono solo i cattolici – che restano, tuttavia, ancora troppo
dispersi e frammentati nella vita pubblica – ma lo sostengono apertamente anche e soprattutto gli
storici detrattori della Dc, del Ppi e della stessa presenza organizzata dei cattolici nella vita
pubblica del nostro paese. Ed è anche per queste ragioni, semplici ma oggettive, che il risveglio
politico contemporaneo dei cattolici non può che essere salutato positivamente. Per arricchire la
politica italiana e, al contempo, per dare un contributo decisivo alla qualità della nostra
democrazia, alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, probabilmente, alla stessa
efficacia dell’azione di governo.
E, forse, questo rinnovato, ed auspicato, impegno politico e pubblico dei cattolici rientra a pieno
titolo in una fase più generale di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. I dati dell’ultimo
referendum costituzionale sulla giustizia, al di là del suo esito concreto, lo confermano. Ma tutto
ciò richiede, pur non anticipando i tempi e senza piegare questo rinnovato e potenziale impegno
ad una precisa scelta politica o di schieramento, un salto di qualità sul terreno della grammatica
politica. E questo salto di qualità, cioè dalla seppur legittima ed importante testimonianza pre
politica alla presenza nei partiti e nelle istituzioni, sarà ulteriormente facilitato rileggendo anche e
soprattutto il magistero dei nostri leader e statisti del passato. Anche perchè, senza rileggere il
passato, nessuno è in grado di costruire il futuro e governare il presente.

Estate 2026 con Openjob Metis, oltre 2 mila opportunità lavorative 

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L’estate si conferma un periodo favorevole per chi è alla ricerca di un’occupazione, sia stagionale sia continuativa. Anche nel 2026 Openjob Metis, agenzia per il lavoro tra i principali player del settore in Italia, registra un fabbisogno complessivo che supera le 2 mila posizioni su tutto il territorio nazionale, tra contratti stagionali e opportunità a più lungo termine. L’analisi dei dati evidenzia come la domanda si distribuisca in modo capillare in tutta Italia, con una forte concentrazione nelle aree a vocazione turistica e nei distretti produttivi. Nel Nord risulta il motore principale della domanda, con il Veneto in testa. Qui si registra il più alto numero di posizioni aperte, con un volume complessivo che supera le 300 unità nel periodo tra maggio e settembre. Il Veneto offre uno spaccato interessante della varietà del lavoro estivo: accanto alle figure del retail, 50 addetti vendita tra le province di Padova, Vicenza e Venezia, emergono esigenze significative nel comparto produttivo con picchi di domanda per operai di produzione e addetti al settore alimentare. Nelle aree più turistiche, come il veneziano e Jesolo, sono in crescita le richieste nella ristorazione, nei servizi e nella grande distribuzione, che testimoniano la presenza di un ecosistema economico fortemente interconnesso. Il turismo è uno dei maggiori esempi occupazionali della stagione. Dalla Sardegna alla Calabria, passando per l’Emilia-Romagna e la Toscana, le strutture ricettive e la ristorazione trainato il mondo del lavoro. In Sardegna, tra costa Nord-Est e Sud, si concentrano numerosi opportunità per camerieri, addetti fast food, bagnini e personale alberghiero, oltre a figure legate a figure essenziali come per la raccolta rifiuti, fondamentale nei periodi di massima influenza turistica. La costa adriatica dell’Emilia-Romagna e le località balneari della Calabria mostrano un fabbisogno costante di personali per hotel, ristoranti e GDO. Accanto al turismo, vengono a rafforzarsi il ruolo della logistica e dei servizi collegati. In diverse regioni, dalla Liguria al Piemonte, fino alle Marche, si registra una domanda significativa di magazzinieri, autisti e addetti al carico-scarico delle merci. Si tratta di un comparto sostenuto sia dall’incremento dei consumi estivi sia dalle esigenze di rifornimento delle varie località turistiche.

Fondamentale anche il contributo del settore produttivo e agroalimentare: l’Emilia-Romagna si distingue con numeri importanti nella lavorazione della frutta e nella logistica industriale, con posizioni quali addetti alla cernita, carrellisti, operatori di magazzino nell’area di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Altre regioni come le Marche si confermano per la centralità dell’attività di confezionamento agroalimentare, soprattutto nel distretto produttivo di Perugia. Il quadro complessivo ci fornisce una mappa di un mercato del lavoro estivo sempre più articolato e dinamico, in cui convivono esigenze diverse, dalla flessibilità tipica dei lavori stagionali alla crescente ricerca di profili fenici e specializzati.

“Quello che osserviamo è un cambiamento concreto. L’estate non è più solo un momento per coprire esigenze temporanee, ma una fase in cui le aziende iniziano a conoscere e valutare nuove risorse – commenta Elisa Fagotto, Candidate Manager di Openjob Metis – per molti candidati significa entrare nel mondo del lavoro più velocemente e trasformare un’opportunità stagionale in un situazione più stabile”.

Mara Martellotta

Tagliata di tonno in crema di pistacchi. Un piatto raffinato

Un secondo di mare dal gusto raffinato, un piatto speciale dal carattere leggero, senza rinunciare al gusto. Semplice e veloce.

Ingredienti

2 filetti di tonno fresco
50gr. di pistacchi non salati
2 foglie di basilico
Olio di oliva leggero q.b.
Sale, pepe q.b.

Scottare il tonno per pochi minuti per parte in una bistecchiera leggermente unta di olio.
Nel frattempo preparare la salsa. Tritare nel mixer i pistacchi ed il basilico con l’olio versato a filo, aggiungere il sale, il pepe e poca acqua, fino a renderlo cremoso. Servire subito accompagnato da una fresca insalatina verde.
Et voilà…la cena è pronta.

Paperita Patty