Domenica 12 luglio alle ore 18, nelle antiche scuderie del castello di Castiglione Falletto (CN), in occasione della presentazione del libro “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”, scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, è stato presentato il restauro del maniero castiglionese, effettuato dalla famiglia Cavallotto. Grazie a questi importanti lavori, iniziati nel 2019, il castello, simbolo non sono del Comune, ma di tutto il territorio circostante, è tornato agli antichi splendori.
Ma qual è la storia di questo maniero e chi lo abitò?
Uno dei primi documenti in cui venne citato il castello fu l’infeudazione di Bertoldo Falletti nel 1225 ad opera della Marchesa reggente del Monferrato Alasia di Saluzzo, anche se l’effettiva presenza fisica dei Falletti a Castiglione è attestata a partire da metà Trecento, quando essi fecero ristrutturare il maniero dandogli la sua forma quasi attuale. Si trattava di un ramo originatosi da quello di Barolo.
Nel 1439 il paese venne denominato per la prima volta “Castiglione dei Falletti”, ma nel secolo successivo le loro proprietà iniziarono a frammentarsi e in questo feudo arrivarono diverse nobili famiglie, tra i quali i Ruffino, i Santi e gli Incisa, questi ultimi per via della dote di Andreina Falletti. Nel Seicento i Falletti, pur possedendo solo più il castello e 1/4 del feudo (il 50% era dei Santi, un’altra quota cospicua era dei Ruffino, il resto di altre casate), continuarono ad essere sempre presenti e ad aiutare la popolazione quando era in difficoltà. Essi prestavano denaro e se lo facevano restituire in grano o vino, facevano da mediatori con i Savoia e quando bisognava pagare tante imposte allo Stato, intervenivano chiedendo un alleggerimento di questo impegno. Si rifiutarono inoltre di far partecipare i castiglionesi alle numerose guerre dell’epoca.
L’ultimo loro esponente fu il Conte Alessandro, il quale non avendo avuto figli maschi, alla sua morte avvenuta a Bra nel 1709 a casa del nipote Giovanni Tommaso Brizio, lasciò a quest’ultimo in eredità il Castello di Castiglione Falletto e tutte le proprietà a condizione che lui e i suoi discendenti prendessero il cognome Brizio Falletti.
I Brizio Falletti, tutt’oggi esistenti, cedettero il maniero castiglionese ai Conti Patrizio di Scagnello, originari di Barolo, diventati nobili ad inizio Seicento e presenti a Castiglione dal 1698. Il 5 settembre 1701 Giambattista Patrizio era stato investito della Signoria di Castiglione per successione alle quote assegnate precedentemente alla Casata dei Santi. I Patrizio di Scagnello acquistando tutte le proprietà dei vari eredi Falletti, riuscirono a ricomporre il patrimonio di quest’ultimi com’era nel Cinquecento. Nel maggio 1840 il giovane Conte Filippo Patrizio di Scagnello, diventato sindaco a soli 29 anni, volle come Consigliere comunale la Venerabile Juliette Colbert de Maulévrier, riconoscendone le indubbie capacità. La Marchesa di Barolo fu la prima donna a ricoprire tale carica a Castiglione e questa nomina rappresentò uno dei primi casi di emancipazione politica femminile in Piemonte. Il Cav. Ernesto, secondogenito del Conte Filippo Patrizio di Scagnello, il 28 novembre 1871 cedette il maniero ai Vassallo di Dogliani. L’ultima esponente di questa famiglia sposò un Reviglio della Venaria e i loro discendenti sono ancora oggi proprietari della costruzione settecentesca facente parte del complesso del castello, mentre il resto del maniero appartiene alla famiglia Cavallotto, la quale, come sopraccitato, nel 2019 ha avviato i lavori di ristrutturazione.
La cerimonia di domenica 12 luglio 2026 e l’illustrazione dei lavori effettuati
L’evento di domenica 12 luglio 2026 è stato aperto dai saluti di Dario Destefanis, Consigliere Comunale di Castiglione delegato agli eventi, esperto di storia locale, Sindaco dal 1995 al 2004 e co-autore di eccellenti libri storici, tra i quali “Castiglione Falletto, dai Saluzzo ai Savoia attraverso tre diocesi” e “Castiglione Falletto. Da Regione San Michele a Pugnane. Siti storici, toponimi e cascine nel versante ad ovest del territorio“.
Egli nel suo intervento ha affermato di essere “onorato quest’oggi di fare da moderatore, soprattutto perché stiamo parlando di un amico, Andrea Carnino, che da qualche anno frequenta Castiglione Falletto e con lui abbiamo già avuto buone collaborazioni due anni fa a Barolo e l’anno scorso qui a Castiglione su argomenti storici che riteniamo importanti e lo ringraziamo. Siamo anche felici di essere qui oggi a fare questa presentazione in castello perché è la prima volta che questi locali vengono usati per un evento pubblico. Rappresentano la prima parte di un restauro in corso, erano le stalle, la scuderia ed oggi sono diventati un ambiente idoneo ad usi molto più importanti”.
Ha preso quindi la parola Piero Eirale, Sindaco di Castiglione Falletto, il quale ha ringraziato la famiglia Cavallotto “una famiglia di persone molto intelligenti, colte e raffinate, rappresentata qui da Alfio e da Laura, che alcuni anni fa si sono imbarcati in un’avventura non da poco (…) stanno riportando alla luce quello che è il simbolo di Castiglione e del territorio facendo un lavoro unico di cui la mia amministrazione e quelle che verranno dopo gli saranno grate (…) la famiglia Cavallotto come lo dimostra ha anche intenzione, compatibilmente con le sue esigenze, di concedere questo castello a manifestazioni pubbliche e per noi è un grande onore”.
Dopo i saluti di Ettore Secco, Sindaco di Bosia e Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive, Alfio Cavallotto, contitolare della Tenuta Cavallotto e comproprietario del castello, ha illustrato al pubblico i lavori di restauro, iniziati nel 2019 e rallentati dal Covid-19.
I rifacimenti già terminati riguardano le scuderie, le cucine medievali militari e il palatium, adibito a zona degustazione, mentre quelli ancora in corso interessano il giardino e la torre centrale. Per quanto riguarda quest’ultima, trattandosi di una torre a sfioro, senza merlature e un parapetto, per non rovinare la sua estetica si è optato per barriere che elettronicamente si alzano e si abbassano. Prima dell’uscita del pubblico sulla sommità queste barriere si alzeranno e una volta terminata la visita si riabbasseranno e la torre riprenderà il suo aspetto di sempre.
All’interno sono state posizionate scale in ferro in quanto quelle originali medievali erano andate bruciate secoli fa. Sono stati inoltre riprodotti i due soppalchi da dove i militari tramite botole e scale a pioli salivano in cima. L’ingresso ufficiale della torre è a 8 metri d’altezza, ma una curiosità riguarda la parte bassa della costruzione: finito il periodo militare, intorno al 1600, venne svuotata dalla terra per ricavare un magazzino e fu quindi ricavata un’apertura, cosa rara per l’epoca.
E’ seguita la presentazione del libro “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia” durante la quale Angelo Toppino ha raccontato molte curiosità sul volume, Paola Arnaldi ha letto alcune pagine dell’opera e lo scrivente ha raccontato alle numerosissime persone presenti la storia del Castello di Pralormo, la vita del Conte Carlo Beraudo e quella della Venerabile Giulia di Barolo.
All’evento erano presenti anche Don Antonello Pelisseri, Parroco di Castiglione Falletto; Fabrizio Fabiani, Presidente del Gruppo Storico di Clavesana; il giornalista e divulgatore culturale Marco Margrita e lo scrittore Claudio Cantore.
La presentazione è stata impreziosita dalla presenza della Venerabile Giulia di Barolo, impersonata da Monica Todi, Presidente del Gruppo Storico “Della Fenice” di Pianezza. La marchesa era accompagnata dalla sua dama di compagnia Orsola Barbero.
ANDREA CARNINO
Quattordicenne rapinata, arrestato un uomo
Le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza si sono rivelate decisive per ricostruire la rapina consumata lo scorso febbraio in strada di San Mauro, a Torino, ai danni di una quattordicenne. L’analisi dei filmati, insieme agli elementi raccolti dai carabinieri attraverso le testimonianze, ha consentito di risalire al presunto autore del colpo: un uomo di 29 anni, senza fissa dimora. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare mentre era già nel carcere “Lorusso e Cutugno”, in quanto arrestato per altre vicende.
Informazione promozionale
Non tutti i dolori all’anca sono uguali: alcuni si risolvono con la fisioterapia, altri richiedono l’ortopedico. Capire la causa in tempo è ciò che fa la differenza tra un recupero rapido e una limitazione che si trascina.
Info: www.ortoclinic.eu |
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Un’articolazione che regge tutto il corpo
L’anca è l’articolazione che unisce il femore al bacino e sostiene gran parte del peso corporeo in ogni passo, movimento e cambio di posizione. Quando fa male, il dolore può presentarsi all’inguine, al gluteo, alla parte esterna della coscia o irradiarsi verso il ginocchio, e spesso si accompagna a rigidità e difficoltà a camminare, salire le scale o allacciarsi le scarpe.
Il dolore all’anca non è una diagnosi: è un sintomo, e dietro lo stesso fastidio possono nascondersi cause molto diverse. L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è tra le più frequenti dopo i 50 anni — a livello globale l’artrosi è la malattia articolare più comune e interessa circa un adulto su quattro oltre i 45 anni. Ma nei più giovani e negli sportivi il dolore ha spesso altre origini, come il conflitto femoro-acetabolare o le tendinopatie dei glutei.
I segnali da non ignorare
La maggior parte dei dolori all’anca ha origine muscolo-scheletrica e risponde bene a un percorso mirato. Alcuni sintomi, però, richiedono una valutazione medica tempestiva. È bene rivolgersi al pronto soccorso o al proprio medico in presenza di:
- dolore intenso e improvviso dopo una caduta o un trauma, con impossibilità a caricare il peso sulla gamba
- deformità evidente dell’arto, gamba accorciata o ruotata verso l’esterno (possibile frattura)
- febbre associata a dolore e gonfiore dell’articolazione
- dolore notturno persistente che non si allevia con il riposo
- storia recente di tumore o perdita di peso inspiegata associata al dolore
Perché non tutti i dolori all’anca sono uguali
Distinguere l’origine del problema è ciò che permette di scegliere il trattamento corretto. Le cause più comuni sono: la coxartrosi, cioè l’usura della cartilagine articolare, tipica dell’età adulta e avanzata; il conflitto femoro-acetabolare (FAI), un contatto anomalo tra testa del femore e acetabolo che è una causa frequente di dolore nei giovani e negli adulti attivi; la sindrome del grande trocantere, ovvero le tendinopatie e le borsiti della parte esterna dell’anca; e le fratture, in particolare del femore e del bacino, spesso legate a traumi o a osteoporosi negli anziani. In molti casi la componente è mista, ed è proprio per questo che una valutazione accurata fa la differenza.
Attenzione: non tutto il dolore all’anca è “anca”
Diverse condizioni possono simulare un problema dell’anca e richiedono trattamenti completamente diversi: una lombalgia o una sciatica che si irradiano verso il gluteo e la coscia, disturbi della colonna, tensioni miofasciali. Allo stesso modo, un vero problema articolare dell’anca a volte viene scambiato per un banale “strappo”. Una valutazione precisa nelle prime fasi evita mesi di terapie mirate sul bersaglio sbagliato.
Gli errori più comuni
Molti pazienti, in buona fede, peggiorano la situazione. Gli sbagli più frequenti:
- aspettare che “passi da sola”, con il rischio che il dolore si cronicizzi
- ridurre drasticamente il movimento, con perdita di forza e rigidità dell’articolazione
- affidarsi a esercizi generici trovati online, alcuni dei quali sovraccaricano l’anca
- uso ripetuto di antidolorifici senza una valutazione della causa
- rimandare la visita ortopedica quando invece servirebbe un approfondimento
Un approccio multidisciplinare: fisioterapia e ortopedia insieme
Le linee guida internazionali NICE (NG226, 2022) raccomandano per l’artrosi di anca e ginocchio un approccio conservativo di prima linea basato su esercizio terapeutico, educazione del paziente e controllo del peso, riservando i farmaci e la chirurgia ai casi che non rispondono. Per il conflitto femoro-acetabolare, il consenso internazionale (Warwick Agreement, 2016) prevede un percorso che va dalla riabilitazione alla chirurgia artroscopica a seconda del quadro.
È qui che conta la struttura di un centro multidisciplinare. Equilibrium segue la persona con un team di oltre 25 fisioterapisti su quattro sedi tra Torino, Venaria Reale e Collegno. Per i quadri che richiedono un parere specialistico o un’eventuale indicazione chirurgica, Equilibrium collabora con il team di ortopedici di Ortoclinic (ortoclinic.eu), studio torinese che riunisce otto chirurghi iper-specializzati in anca, bacino, ginocchio, spalla e traumatologia, con esperienza pluriennale nei maggiori centri traumatologici della città. Il punto di partenza è sempre la diagnosi medica: l’inquadramento della causa spetta all’ortopedico o al fisiatra, che escludono anche le condizioni che richiedono altri accertamenti. Su questa base il fisioterapista esegue la valutazione funzionale e imposta il percorso di riabilitazione, in coordinamento con lo specialista. Il confronto con gli ortopedici di Ortoclinic permette di definire insieme se la strada è conservativa o chirurgica e come impostare la riabilitazione prima e dopo un eventuale intervento, senza che la persona venga rimbalzata da un professionista all’altro.
Torino è del resto un punto di riferimento nella chirurgia dell’anca e del bacino. Come raccontato da La Stampa, proprio al CTO di Torino, nel luglio 2026, è stato eseguito il primo intervento in Italia per una frattura del bacino con una tecnica endoscopica mini-invasiva innovativa: attraverso tre piccole incisioni e una telecamera di pochi millimetri, con minori complicanze e tempi di recupero molto rapidi, tanto che il paziente può tornare a camminare già il giorno dopo l’operazione. È il segno di quanto, anche nei casi complessi, il coordinamento tra chirurgia avanzata e riabilitazione mirata sia oggi decisivo.
Un caso reale
Una paziente di 58 anni si è rivolta al centro per un dolore all’inguine destro presente da mesi, che peggiorava dopo lunghe camminate e nel salire le scale. Aveva ridotto molto l’attività fisica, con conseguente perdita di forza. La visita ortopedica ha diagnosticato un’artrosi iniziale; su questa base la valutazione funzionale del fisioterapista ha evidenziato una riduzione della mobilità dell’anca e un deficit di forza. Il percorso ha unito esercizio terapeutico progressivo, terapia manuale e un programma di rinforzo dei glutei, con indicazioni per la vita quotidiana. Nel giro di alcune settimane il dolore si è ridotto e la paziente è tornata a camminare con maggiore sicurezza, mantenendo monitorata la situazione con lo specialista.
Quando rivolgersi a uno specialista
Intervenire nelle prime settimane, quando il dolore all’anca persiste o limita i movimenti quotidiani, permette di ridurre i tempi di recupero, mantenere la forza e la mobilità dell’articolazione ed evitare la cronicizzazione. Il primo passo è sempre una valutazione medica — ortopedica o fisiatrica — per capire da cosa dipende davvero il dolore; su quella diagnosi il percorso fisioterapico può poi essere impostato in modo mirato.
Domande frequenti
Il dolore all’anca passa da solo?
Dipende dalla causa. Alcune infiammazioni transitorie migliorano, ma quadri come l’artrosi o il conflitto femoro-acetabolare tendono a non risolversi senza un percorso mirato e, se trascurati, possono peggiorare.
Come capisco se il dolore viene dall’anca o dalla schiena?
Non sempre è intuitivo: un dolore all’inguine orienta verso l’anca, uno che scende dietro la coscia può venire dalla colonna. Solo una valutazione clinica con test specifici distingue con precisione l’origine.
Serve sempre la protesi?
No. La protesi d’anca è indicata solo nei casi di artrosi avanzata che non rispondono al trattamento conservativo. L’indicazione è sempre posta dallo specialista dopo la valutazione clinica; nella maggior parte dei casi, prima di arrivare alla protesi, si percorre la strada conservativa con esercizio terapeutico e terapia manuale.
Meglio riposo o movimento?
Il riposo assoluto prolungato è sconsigliato: indebolisce i muscoli che stabilizzano l’anca. Un’attività controllata e guidata, nella maggior parte dei casi, favorisce il recupero.
Dolore all’anca che non passa? Capire la causa è il primo passo
Se il dolore all’anca persiste, limita i movimenti o peggiora sotto sforzo, una valutazione medica (ortopedica o fisiatrica) permette di individuarne l’origine; il percorso fisioterapico, impostato su quella diagnosi e in coordinamento con lo specialista, aiuta poi a recuperare.
- Prenota una valutazione fisioterapica personalizzata
- Un percorso impostato sulla diagnosi dello specialista
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Approfondisci qui: https://equilibrium-mole.eu/dolore-anca-torino/
Nota informativa — Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. Per una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato è necessaria una valutazione clinica diretta. Riferimenti: NICE Guideline NG226 “Osteoarthritis in over 16s” (2022); Griffin DR et al., The Warwick Agreement on femoroacetabular impingement syndrome, Br J Sports Med 2016. Riferimento di cronaca: La Stampa, 12 luglio 2026, primo intervento in Italia al CTO di Torino per frattura del bacino in endoscopia. Link: https://www.lastampa.it/torino/2026/07/12/news/frattura_bacino_anca_operazione_endoscopica_cto-15687830/
Ponte sul Ceronda: prova di carico statica
A Venaria Reale sta terminando la realizzazione del nuovo ponte sul torrente Ceronda. Venerdì 10 luglio alla presenza del Vicesindaco metropolitano con delega ai lavori pubblici Jacopo Suppo, si è svolta la prova di carico statica del ponte, affidata dalla Direzione Viabilità 1 della Città metropolitana alla ditta Engineering Controls, che ha provveduto all’installazione dei capisaldi, all’acquisizione delle pesate degli autocarri, agli allestimenti del caso e alle operazioni di collaudo vere e proprie, che sono durate fino al primo pomeriggio. Gli autocarri utilizzati avevano un peso complessivo di circa 240 tonnellate: si trattava di 6 autocarri 4 assi con peso a pieno carico di circa 40 tonnellate ciascuno. La strumentazione utilizzata dalla ditta incaricata delle prove ha misurato la deformazione dell’infrastruttura, per verificare che rispondesse alla normativa vigente.
Salvato un piccolo rapace in difficoltà
Il format ideato e condotto da Simona Riccio torna con nuove interviste dedicate a innovazione, lavoro, sostenibilità, horeca, mondo pet e spreco alimentare
Torna Leggi Con Me®, il format editoriale di Parla Con Me® ideato e condotto da Simona Riccio, Agrifood & Organic Specialist, Digital Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder di Parla Con Me®.
L’iniziativa nasce per dare spazio ad autori e libri capaci di aprire conversazioni, offrire nuovi punti di vista e approfondire temi legati all’attualità, al lavoro, alla sostenibilità, all’innovazione, al settore horeca, al mondo pet e al contrasto allo spreco alimentare.
Gli autori selezionati saranno protagonisti di brevi interviste, registrate entro il 25 luglio 2026, durante le quali potranno raccontare il proprio libro, il percorso che ha portato alla pubblicazione e il contributo che l’opera può offrire al dibattito sui temi affrontati.
«Un libro non è soltanto un contenuto da presentare, ma un’occasione per creare confronto, connessioni e conoscenza – sottolinea Simona Riccio –. Con Leggi Con Me® vogliamo valorizzare autori e pubblicazioni capaci di lasciare un messaggio e generare nuove domande».
Il format si inserisce nel percorso di Parla Con Me®, progetto di comunicazione e approfondimento dedicato alle filiere, alla sostenibilità, all’innovazione e alle trasformazioni economiche e sociali.
Le candidature sono aperte, ma le registrazioni dovranno concludersi entro il 25 luglio.
Per candidarsi è possibile scrivere a redazione.pcm@gmail.com oppure inviare un messaggio diretto ai canali social di Parla Con Me®.
Domani, mercoledì 15 luglio, alle ore 10, si svolgerà la cerimonia di intitolazione a don Aldo Rabino, della via d’accesso al Centro sportivo “Robaldo”, all’intersezione con il numero civico 290 di strada Castello di Mirafiori.
La cerimonia avrà inizio all’interno del centro sportivo.
Saranno presenti ed interverranno: il sindaco Stefano Lo Russo; la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo; il presidente della Circoscrizione 2 Luca Rolandi; i nipoti di don Aldo, Luca Rabino e Aldo Frola; il dirigente del Torino FC Paolo Bellino; il presidente della Fondazione OASI Sebastiano Gamba.
Don Aldo Rabino (Torino, 15.7.1939 – Valtournenche, Aosta, 18.8.2015) – sacerdote salesiano dal 1968, dall’anno successivo si dedica ai giovani della nostra città e fonda, dopo un periodo di missione in Bolivia,l’Associazione OASI (Ora amici sempre insieme) per aiutare poveri ed emarginati dell’America Latina. Nel 1971 riceve da don Francesco Ferraudo l’incarico di padre spirituale della squadra di calcio del Torino, diventando figura carismatica di riferimento per i giocatori e per i dirigenti della società granata. Come ricorda il sito della Diocesi torinese, don Aldo si poneva fuori dagli schemi e dalle rigidità, per donarsi integramente alle Missioni, ai giovani e agli sportivi. Sempre con cuore appassionato di sacerdote. La sua popolarità non gli procurava gloria, ma tanto, tanto lavoro pastorale. Nel 2015, pochi mesi dopo la sua morte, la Città ha consegnatoal fratello Piero la cittadinanza onoraria conferita a don Aldo nel gennaio dello stesso anno.
(ML) Ufficio stampa Consiglio comunale
Foto museodeltoro.it
La mostra presenta una selezione di trenta ritratti di Philippe Halsman, tra i più importanti fotografi del Novecento, accompagnati da testi che ricostruiscono incontri e relazioni con i protagonisti immortalati.
Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/philippe-halsman-relazione-mostra-fotografica
Immagine: particolare della fotografia “Il regista Alfred Hitchcock sul set del film Gli uccelli”, 1962 © Philippe Halsman Archive 2026
Una visita al parco “lo Gnekko”
A GABIANO (AL) DOMENICA 19LUGLIO
E’ un modo per stare vicino all’Associazione che ha bisogno di aiuto “Economico e Morale”. Lo scorso 2 Giugno hasubito ingenti danni a causa di una tromba d’aria; non solo alla struttura ma anche agli animali fra i quali Rino, un docile asinello.

Cosa troverete domenica 19 Luglio 2026?
Un ambiente immerso nella natura, bancarelle di espositori con i loro prodotti artigianali, una atmosfera rilassante impreziosita da Musica di sottofondo. Potrete vedere di persona i 51 Alberi adottati nei primi 10 anni di attività nel «Parco dello Gnekko», una speciale realtà di oltre tre ettari di biodiversità naturale bonificata a partire dal 2016 con la piantumazione di oltre 400 piante nel corso degli anni. Tutte le piante sono state messe a dimora con l’intento di donare un nuovo equilibrio, del tutto naturale, per potere ospitare le specie di animali presenti nel territorio e di passaggio durante le migrazioni.
Stiamo riuscendo a fare tutto ciò grazie alle donazioni che regolarmente riceviamo e grazie al contributo del 5×1000 (il nostro codice fiscale: 91032730060).
Ma un contributo importante (51 adozioni!) è arrivato tramite l’iniziativa “Adotta un Albero” che per ogni donazione di 30,00€ permette di attribuire un soprannome ad una pianta. Abbiamo optato per il soprannome perché lo scopo è quello di sensibilizzare e non di alimentare l’ego delle persone e in questo modo chi ha fatto la donazione potrà riconoscere la propria pianta che sarà un simbolo di riconoscenza a Madre Terra pere la generosa ospitalità che ci riserva.

I punti principali del programma del 19 Luglio
Attività nell’ambito sociale:
Per quanto riguarda le attività di utilità sociale, siamo impegnati a sensibilizzare il riciclo ed il baratto tramite il nostro mercatino «Zyrco» che permette ai nostri soci e sostenitori di ottenere grandissimi vantaggi materiali senza l’utilizzo di alcuna moneta ed allo stesso tempo permette di ridare vita ad oggetti che erano riposti inutilizzati in uno scatolone.

Potete ottenere altre informazioni dalla pagina Facebook dell’Associazione: https://www.facebook.com/Lo.Gnekko/ Per conto dell’Associazione Lo Gnekko
oppure telefonicamente al numero 351.5095350
L’Addetto Stampa
Donato Parrino

