Nell’epoca dei social sono cambiate tante cose intorno a noi, dal linguaggio al tempo libero, dalle compagnie alle relazioni sociali e affettive.
Una fra tutte, forse quella più eclatante e, al contempo, pericolosa è la ricerca dell’anima gemella o anche soltanto di un partner occasionale.
All’epoca in cui ci si recava a ballare nella piazza del paese vicino, la nostra attenzione veniva attratta dall’aspetto del soggetto individuato e con esso il comportamento, l’andatura, la mimica facciale, la voce; con un po’ di ritardo, poi, si scopriva il carattere, i gusti, la cultura e molto altro. Sicuramente ciò che scoprivamo dopo apparteneva a chi avevamo già visto.
Ora il processo si è invertito: incontriamo virtualmente un sedicente qualcosa, che può presentarsi come docente, avvocato, erede di una famiglia del gotha cittadino e, solo quando lo incontreremo de visu, capiremo se abbia mentito, se le foto fossero sue, se la voce sia gradevole, la cultura adeguata alla nostra e così via.
Qual è meglio tra le due situazioni? Dal punto di vista pratico sicuramente la prima, quella demodé, perché ci metteva al riparo da grosse delusioni e rischi; occorre, tuttavia, considerare che essendo cambiati i tempi sono cambiate anche le possibilità e i luoghi per incontrare, come un tempo, il principe azzurro (o l’omologa in rosa).
Discoteche numericamente ridotte rispetto anche solo a dieci anni fa, paura di conoscere qualcuno e appartarsi subito dopo anche solo per scambiarsi effusioni, malattie a trasmissione sessuale che hanno ripreso a galoppare sono tutti fattori che depongono a favore delle moderne modalità di incontro.
L’aumento vertiginoso di siti di incontro (in alcuni le donne non pagano l’iscrizione), unito alla tendenza a restare incollati al divano col tablet sulle gambe anziché uscire a conoscere di persona potenziali partners, sono tutti argomenti a favore dell’incontro virtuale.
Modalità che, di per sé, non sarebbe del tutto negativa se non fosse che, come detto sopra, non sai chi vi sia dall’altra parte. E con questo non intendo solo credere di parlare con un ingegnere langarolo, divorziato e facoltoso mentre si sta chattando con un medico marchigiano, con moglie e 3 figli a carico che, in un momento di riposo durante il turno di guardia, esplora la fauna in rete ma può capitare, ed alcuni siti lo praticano spesso, di stare chattando con una collaboratrice del sito che ha il compito di generare traffico, aumentare il passaparola unicamente per aumentare le iscrizioni.
Se rinunciassimo al nostro comportamento altezzoso e alla paura, se accettassimo più volentieri gli inviti a cene e feste di amici fidati, sono certo che potremmo trovare persone di nostro gradimento avendo così modo e tempo di osservare il loro comportamento, eventuali dipendenze e molto altro.
Certo, se facciamo nostro il concetto “pago, quindi sono servito” saremo sempre meno padroni della situazione, sempre più schiavi di algoritmi studiati a tavolino, potenziali vittime di truffe e candidati all’ennesima delusione amorosa. Perché non riprendiamo la sana, vecchia, abitudini di lasciarci andare (in senso buono) parlando col vicino sul treno o alla presentazione di un libro, chiedere informazioni a qualcuno senza aver timore di essere accoltellati? Magari in campeggio, al ristorante, sul battello. In Inghilterra c’è l’abitudine, per me positivissima, al pub, al bar di sedersi dove c’è posto anche se il tavolo è già parzialmente occupato. È un ottimo modo per conoscere gente nuova.
All’inizio degli anni ’80, quando nacquero i pub in Italia, a Torino frequentavo un pub della Crocetta (e con me i compagni di liceo, prima, e di università dopo) e lì vigeva la tradizione inglese di sedersi dove ci fosse un posto.
Non avete idea di quante persone io abbia incontrato in quel locale e con le quali sono rimasto ancora in contatto a distanza di 45 anni. Perché non instauriamo tale tradizione anche qui? Sarà dura perché ci stiamo inaridendo tutti, ma perché non provare? Non necessariamente dobbiamo cercare (e trovare) un partner, ma anche solo nuovi amici o, alla peggio, compagnia per una serata sarebbe già un bel risultato.
Sergio Motta
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