|
|
|
|

Il ricavato dello spettacolo, in scena mercoledì 11 febbraio alle 21 presso le Fonderie Limone, sosterrà il progetto “Protezione Famiglie Fragili Oncologiche”
Il palcoscenico delle Fonderie Limone si illumina per un evento che unisce arte, impegno civile e speranza: mercoledì 11 febbraio alle 21 infatti, andrà in scena “Ritmi di Solidarietà – Una notte per le Donne”, una serata di danza, passione e sensibilizzazione dedicata alla memoria di Cristina Golin, coreografa recentemente scomparsa e autrice, tra l’altro, della coreografia del video promozionale delle Olimpiadi invernali di Torino 2006.
L’evento, quindi, vuole essere non solo un omaggio artistico, ma anche un momento di profonda riflessione e un omaggio alla coreografa torinese. L’iniziativa sottolinea la missione del Comune di Moncalieri, da sempre aperto e pronto ad accogliere eventi che mettano al centro la comunità e il suo benessere collettivo.
Proprio su impulso dell’amministrazione comunale è nata la preziosa rete tra le associazioni coinvolte: Andos, Donna Tea, VITA, in collaborazione con Eclectica e Adriana Cava Dance Company. Grazie al contributo del Comune di Moncalieri e di Vol.To, dimostra come la collaborazione sia la chiave per sostenere i più fragili.
Un sostegno concreto alle famiglie, dove l’intero ricavato della serata sarà devoluto al progetto “Protezione Famiglie Fragili Oncologiche”, un’iniziativa fondamentale per offrire supporto ai nuclei familiari che affrontano la sfida della malattia in condizioni di fragilità.
Il pubblico sarà accolto con un cocktail di benvenuto curato e offerto dall’osteria La Cadrega, un gesto di ospitalità per iniziare insieme una serata all’insegna della condivisione. La Presidente di Andos Torino, Fulvia Pedani, desidera esprimere un profondo ringraziamento al sindaco di Moncalieri Paolo Montagna e a tutta l’amministrazione comunale, per «aver accolto con estrema sensibilità la nostra proposta».
E ancora, la presidente rimarca come «il sostegno del Comune non è stato solo formale: la decisione di concederci gratuitamente il Teatro Fonderie Limone rappresenta un atto di generosità concreto che ci permette di destinare ogni singolo euro raccolto direttamente al nostro progetto comune con le associazioni. Un ringraziamento speciale va anche a Vol.To, il cui prezioso contributo per la copertura di una parte dei costi del service è stato fondamentale per la riuscita dell’iniziativa. L’evento è la dimostrazione di come la collaborazione sinergica tra associazioni, enti del terzo settore e istituzioni possa generare un impatto reale e tangibile sul territorio».
L’iniziativa gode, oltre al patrocinio e contributo del Comune di Moncalieri e Vol.To, anche dei patrocini gratuiti del Consiglio Regionale del Piemonte, della Consulta Regionale Femminile e degli Stati Generali Prevenzione e Benessere, Azienda Zero e della Rete Oncologica.
Nella prima parte della serata dal titolo “Note d’autore” si esibirà la Compagnia Adriana Cava Dance Company. L’elemento principale sarà la scelta accurata di brani musicali di autori di qualità italiani e stranieri. La danza e la musica daranno vita a coreografie ricche di emozioni, di passione, di gioia e di spiritualità, che metteranno in risalto l’armonia dei corpi in movimento dei danzatori della Compagnia, con elementi di grande valore artistico ed espressivo.
Nella seconda parte della serata, Eclectica presenterà lo spettacolo “Orlando”, che racconta il viaggio di una protagonista condizionata da un contesto storico e da rigide norme di genere. Attraverso una trasformazione continua — da uomo a donna e da donna a uomo — Orlando attraversa il tempo, l’amore e la solitudine per emanciparsi dai ruoli imposti e affermare la propria libertà. La metamorfosi diventa così metafora della fluidità dell’identità, del cambiamento e della possibilità di essere, oltre ogni definizione sociale.
È possibile prenotare la partecipazione all’evento e sostenere il progetto con un’offerta minima consigliata di 15€.
Per informazioni è possibile telefonare ai numeri 375/8515743 oppure 329/7728192, o ancora scrivere una mail ai seguenti indirizzi: segreteria@andosonlustorino.it oppure info@adrianacava.it.
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Il Giorno del ricordo che venne istituito nel 2004 con legge votata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano e con il voto del PDS e il sostegno di Luciano Violante, sara’ celebrato in modo solenne dall’ANVGD e dal Comune di Torino. Il Giorno del ricordo si tiene il 10 febbraio, anniversario del Trattato di pace che tolse all’Italia le terre del confine orientale: Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, Fiume. Esso intende ricordare gli infoibati italiani da parte dei partigiani di Tito e l’esodo a cui furono costretti oltre 300mila Italiani per sfuggire alla furia titina.
La Jugoslavia si rivelò un regime totalitario e sanguinario, anche se il distacco di Tito da Stalin la portò ad essere considerata un paese “normale” da tanti stati democratici mondiali e perfino dalla stessa Repubblica italiana che nel 1975 firmo’ il Trattato di Osimo che comporto’ la definitiva cessione di altri territori italiani a Belgrado. Va ricordato in questo contesto come fu difficile e ritardato al 1954 perfino il ritorno di Trieste alla madre patria.
Gli Italiani dell’esodo non furono ben accolti in Italia anche se i profughi si inserirono con il loro duro lavoro nel tessuto italiano, senza richiedere assistenze di sorta, con una dignità senza confronti, orgogliosi di essere e di rimanere italiani. Le Comunita’ di esuli ancora oggi sono formate da cittadini esemplari e benemeriti. Per decine d’anni in Italia non si parlò di foibe anche da parte degli storici. Solo Gianni Oliva, e in parte minore chi scrive, ruppero il silenzio. Furono per primi gli scrittori Sgorlon e Tomizza a scrivere del dramma del confine orientale. Oggi c’è la tendenza a tornare indietro, con un revisionismo storico che rasenta il negazionismo e giunge anche al giustificazionismo delle foibe, “naturale reazione slava alla guerra fascista e alle violenze degli italiani contro gli slavi”. Si tratta di una tesi inaccettabile, in primis perché giustifica violenze brutali contro 20 – 30 mila italiani colpevoli solo di essere italiani. L’odio slavo si riversò contro gli Italiani che non erano già tollerati durante la dominazione austriaca che favorì la comunità slava. In ogni caso giustificare le foibe significa accettare una visione della storia simile a quella di Hegel che la vedeva come un immenso mattatoio in cui la giustizia è una chimera. Le vicende del Confine orientale vanno storicizzate, non dimenticate o stravolte. Questo è il nostro dovere di Italiani e anche di Europei che guardano oltre i confini novecenteschi che grondano di sangue. In questo giorno rendiamo anche onore ai grandi Italiani originari della sponda adriatica: da Niccolò Tommaseo a Guglielmo Oberdan, da Fabio Filzi a Nazario Sauro, da Ottavio Missoni a Enzo Bettiza.
Ozegna, 9 febbraio 2026 – Una partecipazione ampia e qualificata di sindaci del territorio, amministratori locali, associazioni e cittadini ha caratterizzato l’incontro pubblico “Famiglia, servizi e territori – Come ridare futuro alle aree interne”, svoltosi presso il Palazzetto dello Sport di Ozegna.
La serata, moderata dalla Patrizia Multari, psicologa e psicoterapeuta, mediatrice familiare EMDR, ha rappresentato un momento di confronto politico e sociale di alto livello su una delle sfide più decisive per il futuro del Paese: lo spopolamento delle aree interne, la denatalità e la tenuta dei servizi essenziali, a partire da quelli educativi e sociali.
Ad aprire i lavori è stato il Federico Pozzo, Sindaco di Ozegna, che ha sottolineato l’importanza di riportare il dibattito sui territori, partendo dai bisogni concreti delle comunità locali e dal ruolo centrale dei Comuni come primo presidio istituzionale.
Nel corso dell’incontro, Sergio Bartoli, Consigliere Regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, ha evidenziato come lo spopolamento non sia un destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche frammentarie e di una visione di breve periodo. Per contrastarlo, ha ribadito la necessità di politiche strutturali, continue e misurabili, capaci di accompagnare i territori nel tempo e non limitate alla durata di singoli bandi.
La “comunità educante” come risposta concreta
Ampio spazio è stato dedicato al tema della comunità educante, come modello innovativo per contrastare l’isolamento delle famiglie e la progressiva perdita di opportunità educative nelle aree interne. È stato evidenziato come una famiglia difficilmente scelga di restare in un territorio privo di servizi educativi adeguati e come un bambino che cresce senza tali opportunità parta già svantaggiato.
Su questo punto è intervenuta Nicoletta Bellin, Direttrice del CISS 38, che ha richiamato la necessità di costruire reti territoriali stabili tra Comuni, servizi sociali e terzo settore, sottolineando come i piccoli enti, da soli, non dispongano della massa critica, delle risorse e del personale necessari per rispondere a bisogni sempre più complessi.
Oltre i bandi: serve una strategia nazionale
Il confronto si è poi spostato sul livello nazionale con l’intervento dell’On. Elena Bonetti, già Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia e Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica. Bonetti ha criticato l’attuale approccio basato su finanziamenti frammentari, ribadendo che “l’Italia non può andare avanti a bandi”, ma ha bisogno di una visione strategica di lungo periodo per decidere quale modello di Paese costruire e come preservare le aree interne.
La voce degli amministratori locali
A portare la prospettiva quotidiana degli amministratori è stata l’On. Daniela Ruffino, Deputata della Repubblica, che ha evidenziato la fatica costante dei Comuni nel garantire servizi essenziali in un contesto di inverno demografico e risorse discontinue. Ruffino ha sottolineato come l’accesso ai servizi non debba diventare una “lotta estenuante”, ma restare un diritto, richiamando l’attenzione sulla carenza di personale nei piccoli Comuni e sulle difficoltà nell’attuazione delle opportunità offerte dal PNRR.
Giovani, istruzione e futuro dei territori
Nel dibattito è emersa con forza anche la questione del disagio giovanile e del ruolo centrale dell’istruzione. È stato ribadito che, in un Paese che perde popolazione, la risposta non può essere la chiusura delle scuole o il taglio dei servizi, ma un investimento maggiore e mirato sull’educazione, soprattutto nelle aree interne. I pochi giovani rimasti rappresentano una risorsa strategica da valorizzare, sostenere e accompagnare.
Un impegno politico condiviso
In chiusura, i relatori hanno riaffermato l’impegno a tradurre il confronto in azioni politiche concrete, attraverso il lavoro coordinato tra Parlamento, Regione e Comuni. È stato lanciato un appello forte alla collaborazione istituzionale e alla partecipazione dei cittadini, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e garantire un futuro ai territori, evitando che lo spopolamento ne cancelli identità, storia e radici.
Ieri si è riunita in Consiglio regionale la Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità e il contrasto ai fenomeni mafiosi, con un programma di lavoro particolarmente significativo e attuale.
La seduta ha, infatti, previsto l’audizione dell’Associazione Libera Piemonte per un approfondimento del dossier “Azzardomafie”, dedicato ai legami tra gioco d’azzardo e criminalità organizzata, e un incontro di approfondimento sul tema dello sfruttamento lavorativo, con particolare attenzione al settore agricolo, insieme a Legacoop Piemonte e Confcooperative. Un lavoro importante e concreto che affronta due temi di grande rilevanza: la penetrazione mafiosa nell’economia legale e le forme di caporalato e abuso che colpiscono i lavoratori più fragili.
“Di fronte all’importanza del confronto colpisce, negativamente, la presenza di due soli Consiglieri regionali della maggioranza che contrasta con la nutrita presenza delle minoranze di centrosinistra. Questa assenza parla da sola” dichiarano i consiglieri del Gruppo PD.
“La destra – prosegue la nota – brilla ancora una volta per la propria incoerenza: quando si tratta di affrontare veramente, nelle sedi preposte, legalità e sfruttamento evita il confronto e si dimostra distratta e poco presente”.
Il Partito Democratico ribadisce il proprio impegno per una Regione che non abbassi la guardia: “Non può esserci sicurezza senza legalità, altrimenti diventa uno slogan vuoto. Colpire la malavita organizzata significa garantire la sicurezza ai cittadini dei nostri territori e, soprattutto, alle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani. Il gioco d’azzardo consente alle mafie di riciclare i proventi del traffico di droga e di tenere sotto controllo i territori, dove esercitano i loro traffici illegali”.
“Continueremo a essere in prima linea – conclude il Gruppo PD – perché la lotta alle mafie e la difesa della dignità del lavoro non possono essere lasciate alla buona volontà di pochi, ma devono diventare una priorità vera della politica piemontese”.
Al teatro Gobetti, da martedì 10 a domenica 15 febbraio 2026, in scena Licia Lanera, vincitrice di quattro premi Ubu, che porta sul palco la pièce “Altri libertini”, diventando la prima, dopo la morte di Pier Vittorio Tondelli, autore dell’omonimo libro, a ottenere i diritti sul testo. L’opera, sequestrata per oscenità appena venti giorni dopo la pubblicazione, nel 1980, racconta una generazione di giovani perduti, rifiutati e squinternati. Sul palco, con Licia Lanera, Giandomenico Cupaiuolo, Danilo Giuva e Roberto Magnani. I tre racconti “Viaggio”, “Altri libertini” e “Autobahn” si intrecciano in un unico flusso narrativo dando voce alla rabbia e al desiderio che attraversarono gli anni Ottanta e che risuonano ancora oggi. Lo spettacolo diventa così un atto di appropriazione: Tondelli non esiste, se non nei corpi, nei gesti e nelle biografie degli attori, che attraversano con intensità quelle parole. Attraverso le riflessioni sull’influsso politico alla fine delle ideologie, Lanera restituisce la vitalità e le miserie di un’intera generazione, portando in scena una cronaca di quei tempi e dei suoi echi.
“Io e i miei compagni di viaggio ci siamo messi addosso l’etichetta di altri libertini – scrive Licia Lanera – vitelloni nati nel secolo scorso, senza figli, animali notturni, con poca grazia nello stare al mondo, bestie solitarie terrorizzate dalla solitudine, incapaci di essere genitori, condannati a essere eternamente figli, figli dai capelli bianchi, con il drink in mano e la droga nel portafoglio da utilizzare in occasioni speciali. Dunque, questo spettacolo fugge dalla rappresentazione continuamente. Gli attori si appropriano di quelle parole, anche grazie a un periodo di prove durato un anno, e alla fine Pier Vittorio Tondelli non potrà che esistere attraverso le loro parole, biografie e gesti teatrali. Io, con il mio corpo in scena, sono lì ‘in borghese’, a combattere questa personale guerra alla rappresentazione. Sono lì a confondere, a ricordare allo spettatore che siamo in un teatro a rievocare i morti attraverso il corpo dei vivi. Siamo qui a memento della storia, a raccontare le miserie di una generazione che si perpetua sempre uguale da almeno quarant’anni”.
Il testo di Tondelli si articola in tre racconti famosi, che narrano di ragazzi fuori dagli schemi, con tanta voglia di scappare, utilizzando parole crude e vere che sembrano ancora scritte oggi. Sono le storie di chi vive ai margini, che salgono sul palco attraverso il corpo di cinque attori che non si risparmiano,. Il linguaggio è quello della strada, perfetto per raccontare un tempo in cui tutto sembrava possibile e disperato.
Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – dal 10 al 15 febbraio 2026 – info: www.vivaticket.com
Martedì, giovedì, sabato ore 19.30 / mercoledì, venerdì ore 20.45 / domenica ore 16
Mara Martellotta
La Polizia di Stato ha arrestato un cittadino albanese di quarantadue anni per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
A seguito di attività info-investigativa gli agenti della Squadra Mobile hanno individuato, in zona Vanchiglietta, un’attività di spaccio portata avanti da un uomo residente nel quartiere.
Nel corso degli accertamenti i poliziotti rintracciavano l’uomo che, in compagnia di una donna, usciva dal proprio alloggio per salire su una autovettura posteggiata nelle vicinanze.
Sottoposti a controllo personale e domiciliare gli operatori rinvenivano 215 € in banconote di piccolo taglio e una busta, nascosta tra il riso sfuso, contenente quasi un kilo di cocaina, oltre a materiale da confezionamento, da taglio e a diversi involucri in plastica trasparente contenente la stessa sostanza stupefacente.
(foto archivio)
È stata inaugurata il 6 febbraio scorso, all’interno della galleria del centro commerciale “Il Castello di Nichelino”, in piazza Aldo Moro 50, la Nichelino Lights Map, la mappa dei murales del progetto Nichelino Lights Up, un itinerario urbano che trasforma la città in un museo a cielo aperto attraverso opere di street art realizzate da artisti di fama nazionale e internazionale. La mappa è ospitata su due pannelli di grandi dimensioni, di 4×2 metri ciascuno, collocati in uno spazio di passaggio e incontro quotidiani, e restituisce una visione complessiva delle opere presenti nello spazio urbano, invitando cittadini e visitatori a scoprire i murales e i loro significati, oltre i confini del centro commerciale.
Il progetto Nichelino Lights Up, promosso e sostenuto dal comune di Nichelino, nasce con l’obiettivo di cambiare la narrazione della città, attraverso interventi di riqualificazione urbana e street art, capaci di generare coinvolgimento, identità e appartenenza. Le opere, dipinte su facciate cieche di edifici cittadini, raccontano storie, temi sociali e culturali lasciando un segno tangibile e duraturo nello spazio urbano, e contribuisce a valorizzare Nichelino dal punto di vista artistico e turistico, in dialogo con le grandi Capitali della street art. Per Nova Coop, ospitare la Mappa di Nichelino Lights Up rappresenta un gesto significativo. Da un lato rende visibile ciò che si trova oltre i muri del centro commerciale, rafforzando la connessione tra il punto vendita, il territorio e la comunità; dall’altro introduce un riferimento all’arte, alla bellezza e al loro valore sociale all’interno di un luogo dedicato ai consumi quotidiani, in coerenza con lo spirito del progetto promosso dalla città. La presenza della mappa, in galleria, diventa così un invito ad alzare lo sguardo, ad attraversare la città con occhi nuovi.
“Per Nova Coop, ospitare la mappa di Nichelino Lights Up è un piccolo gesto di grande valore – spiega Carlo Ghisoni – direttore delle Politiche Sociali di Nova Coop – perché significa rafforzare la connessione tra il nostro punto vendita e la città, con la sua storia e le sue energie vive, e le persone che ogni giorno se ne prendono cura. Nova Coop è una realtà profondamente radicata sul territorio, in costante dialogo con le comunità di riferimento, un approccio che rafforza la nostra funzione sociale e culturale”.
“Nichelino Lights Up è un progetto importante per l’Amministrazione, ma anche per i nichelinesi – commentano Giampiero Tolardo, Sindaco di Nichelino, e Fiodor Verzola, assessore alla Politiche Giovanili – siamo quindi molto felici che Niva Coop abbia scelto di ospitare la mappa dei murales nichelinesi, dedicata a tutta la cittadinanza per aggiungere ancora più valore a un progetto di per sé importantissimo, che ha saputo coinvolgere generazioni e valorizzare la città. Un grande ringraziamento va a Nova Coop per aver compreso il valore di Nichelino Lights Up e aver saputo sostenere arte e bellezza della nostra Nichelino”.
Mara Martellotta
Che “Sentimental value” corra verso i prossimi Oscar?
PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione
Si lascia scoprire a poco a poco – in tempi e luoghi, in emozioni e scarnificazioni e chiusure sommerse in un mare tutto bergmaniano, al colmo di una tempesta – Sentimental value di Joachim Trier, già vincitore a Cannes del Grand Prix Speciale della Giuria e di un Golden Globe al suo magnifico interprete Stellan Skarsgård e di sei European Film Awards, oggi in attesa di chissà quali Oscar tra le nove nomination che già lo pongono sui gradini più alti. Si lascia scoprire a poco a poco, come fa quella macchina da presa che all’inizio – un inizio di memoria e bellissimo – attraversa e lambisce stanze e corridoi e scale di una vecchia abitazione, che ascolta la voce narrante ricordare di sé, Nora bambina, oggi affermata attrice di teatro, quando ebbe a scrivere in un tema assegnatole della sua casa, e a vivificarla rendendola se stessa: le voci e le discussioni dei genitori, gli intonaci rossi della facciata esterna, e le sue imperfezioni, pronti a imbianchirsi, le crepe dei muri che riflettono situazioni e l’intero dramma di una famiglia. Allora, quella stessa casa, appartata in un angolo sereno e tranquillo di Oslo, riporta alle successive generazioni e alle ristrutturazioni e ai cambiamenti che prendono sempre per mano con sé chi la abita, è reale e si farà finzione cinematografica, riporta alla casa di Settembre di Allen o di Here di Zemeckis, ancora la macchina da presa a inquadrarla per la quasi totalità della storia, incessantemente, quel nome, Nora, riporta all’eroina di Ibsen (anche i nomi hanno la loro importanza), alle debolezze – alle insicurezze d’attrice, al suo rinchiudersi e all’essere trascinata fuori del camerino, prima che lo spettacolo abbia inizio – e ai rapporti paterni e alla ribellione.
Durante i funerali della madre, psicoanalista, Nora e la sorella minore Agnes scoprono il ritorno silenzioso del padre Gustav, regista di successo ma da una quindicina d’anni incapace di dirigere, colpevole ai loro occhi di averle abbandonate ancora bambine. Gustav spiega il suo ritorno con il desiderio di dare il via a quel nuovo film che dovrà ridargli il successo, una storia che dovrà narrare con tratti d’autobiografia la figura di sua madre, delle esperienze durante l’occupazione nazista, di quel suo suicidio con cui ancora oggi Gustav si ritrova a dover guardar dentro, a superare. È tornato perché considera Nora perfetta per quella parte e vuole che accetti. Al rifiuto della figlia, durante una retrospettiva che un festival gli ha organizzato in terra di Francia, Gustav incontra una giovane attrice americana, Rachel Kemp, brava e altrettanto perfetta, grazie alla quale si può contare su Netflix e sul mercato inglese, è immediato coup de foudre tra regista e attrice, la parte sarà sua. In quell’affrettato gioco di sovrapposizioni (un particolare per tutti, Rachel abbandona i suoi capelli biondi per essere più simile a Nora con una tinta scura: ma il film è tutto un passaggio di visi e di espressioni e di tratti fisici che si mescolano, lo scoppio in un velocissimo sovrapporsi di immagini, del padre e delle due figlie), la nuova attrice comprendere di essere un’intrusa, un corpo estraneo, di falsare la storia e il personaggio e abbandona: solo quando Agnes leggerà la sceneggiatura saprà spingere la sorella ad accettare. Quella casa, “distrutta e riedificata”, diverrà il set, nelle sue pareti bianche e nell’arredamento spoglio, nelle battute che risalgono dalla vita per farsi eguale forma sullo schermo, nei leggerissimi sorrisi che forse stanno a significare l’anticamera della riconciliazione.
Quanto il film di Trier – giunto al suo sesto lungometraggio – ricordi le atmosfere del regista di Persona (altro titolo su cui soffermarsi) e di Fanny e Alexander si è detto, quanto il film sia “nordico”, soffocato e soffocante, privo di un soffio d’aria che lo rigeneri: ma in quella sua chiusura, nella estrema quanto viscerale compattezza – ogni più “insignificante” gesto, ogni parola, disperazione, coercizione, abbandono, egoismo, tutto è reso splendidamente da una sceneggiatura (scritta a quattro mani dal regista con Eskil Vogt, suo abituale collaboratore) controllata e quantomai significativa e importante – interrotta come per capitoli di una saga familiare da un attimo scuro di sospensione, nell’uso mai invadente della memoria, sta la sua grandezza. Spinge lo spettatore a cercare, a indagare, a soppesare ogni termine, non un cinema facile ma un cinema “costruttivo”. Cinema sul cinema, cinema sul teatro, carrelli e piani lontani, quinte e pubblico in piedi ad applaudire, uno smembramento eccezionale che direi ronconiano, per chi possa ricordare “Nora alla prova” del grande maestro di teatro, un’introspezione fatta con il bisturi. La descrizione dei sentimenti delle due sorelle come il loro sentirsi in una vita intera mancanti di qualche cosa, forse di ogni cosa, ragione il padre delle loro debolezze, di quell’affetto che porta Nora verso il piccolo di sua sorella (anche lui catturato dalla finzione), le colpe di un padre assente ed egoista e per molti versi sconosciuto ma pure segnale di fragilità e di sensi di colpa, tutto è pura profonda descrizione.
Inoltre, Sentimental value è il cinema di attori che non senti tanto personaggi e interpreti, ma delle persone, vive, umane, palpitanti, fatte di dolore e di carne e alla ricerca di un angolo di scappatoia per continuare a vivere. Skarsgård ha i tratti di una soffusa quanto pregnante perfezione, Renate Reinsve, che proprio con Trier ha iniziato la sua carriera cinematografica e con Trier già Palmarès a Cannes nel ’21 con La persona peggiore del mondo, calibra in ogni sguardo e nel silenzio più riposto il percorso della sua Nora, ne coglie sempre l’impercettibile laddove Inga Ibsdotter Lilleas non le rimane certo indietro pur nel minor sviluppo della sorella Agnes. A far par parte del quartetto d’eccezione non ha fatica Elle Fenning, anch’essa come i tre colleghi a sognare di impugnare la statuetta dei sogni di ogni attore. Chi vedrà il film – e lo raccomandiamo, non fatevi spaventare da tema e svolgimento -, metta con scrupolo l’orecchio alla colonna sonora di Hania Rani, splendidamente straniante.