Da giovedì 23 a domenica 26 aprile, torna il festival dedicato al Jazz Manouche negli spazi di Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75. Dedicare un festival di Jazz Manouche significa, per Flashback, portare dentro l’ecosistema una musica nata ai margini. Il Jazz Manouche nasce dall’incontro tra la tradizione romaní e il jazz americano, ma soprattutto una posizione storicamente laterale, quella di comunità nomadi abituare a vivere tra i confini, mai completamente dentro al sistema, mai del tutto assimilate. È una musica che non si sviluppa al centro ma nelle intersezioni, nei passaggi, nelle zone di contatto. In questo senso, non è solo un linguaggio musicale, ma una forma di sguardo obliquo e mobile, capace di tenere insieme memoria e trasformazione senza fissarsi in un’unica identità. Flashback lavora proprio su queste dinamiche, considerando il tempo come stratificazione di passato come materia viva e la possibilità di rileggere ciò che esiste da prospettive inattese. Il Jazz Manouche si inserisce in questo contesto non come citazione storica ma come pratica attiva. Portarlo a Flashback significa attivare una presenza che non occupa il ccento, ma lo mette in tensione, una musica che nasce in un altrove “periferico” e che, proprio perquisito, riesce a far emergere nuove connessioni, nuovi modi di ascoltare e di abitare il nostro presente.
Si tratterà di 4 serate che vedranno protagonisti artisti che porteranno in scena la loro personale interpretazione del Jazz Manouche, spaziando dal repertorio classico alle sonorità contemporanee. Si tratta di un programma realizzato grazie alla collaborazione con il musicista Alberto Palazzi.
Giovedì 23 aprile, alle ore 21, si esibirà il Dmitry Kuptsov Trio, con Dmitry Kuptsov e Tobia Davico alla chitarra e Veronica Perego al contrabbasso; venerdì 24 aprile, alle ore 21, sarà la volta del Adrien Marco Trio, con protagonisti Adrien Marco e Giangiacomo Rosso alla chitarra e Michele Millesimo al contrabbasso; sabato 25 aprile, alle ore 21, arriverà il progetto musicale Romanouche, dedicato alla riscoperta della musica di Django Reinhardt, di cui Augusto Creni, alla chitarra, è un raffinato interprete ed esperto. Con lui il chitarrista Mauro Gregori e il contrabbassista Andrea Garombo; infine, domenica 26 aprile, alle 21, sarà la volta dei 20 Strings, con Alberto Palazzi alla chitarra solista, Maurizio Mazzeo alla chitarra ritmica, Andrea Garombo al contrabbasso, Simone Arlorio al clarinetto e Luca Zanon alla batteria. Attivi dal 2012 in Italia e all’estero, i 20 Strings hanno esplorato e approfondito le diverse sfumature del Jazz Manouche, dalle sue interpretazioni contemporanee alla musica tradizionale, tenendo centrale il riferimento a Django Reinhardt, e in particolare il repertorio degli anni Quaranta, caratterizzato da un linguaggio musicale innovativo, da un graffiante suono elettrico e dalla presenza del clarinetto
Flashback Habitat – ecosistema per le culture contemporanee – corso Giovanni Lanza 75, Torino – info@flashback.to.it – 393 6455301 – orari: giovedì 18-24/venerdì, sabato e domenica 11-24
Mara Martellotta


Su questo sfondo, si colloca il tema centrale del suo ultimo libro. Lingiardi ha precisato di voler affrontare il masochismo come assetto psichico e relazionale e il punto che sottolinea è la tendenza a restare in situazioni che fanno soffrire, anche quando esisterebbero delle alternative. In questo senso, il masochismo è stato presentato come una dinamica complessa e tra gli esempi concreti riportati ci sono le relazioni sentimentali che si trascinano per anni, nell’attesa di una promessa mai mantenuta; i ruoli lavorativi vissuti come umilianti, ma ai quali non si rinuncia mai; delle modalità di sacrificio che diventano identità.
Nel pomeriggio, Vittorio Lingiardi si è confrontato con il pubblico presente, lasciandosi stimolare dalle domande e dagli interventi che gli hanno consentito di riprendere e approfondire temi emersi nel suo ampio intervento del mattino.
