ilTorinese

Anche il Piemonte chiede lo stop alla macellazione equina

Mentre la petizione con cui Animal Equality Italia chiede al Governo di fermare la macellazione degli equidi, ha superato in pochi mesi le 250 mila firme, in Piemonte la consigliera regionale Sarah Disabato del Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione a tutela degli equidi e a sostegno delle proposte parlamentari che ne chiedono il riconoscimento come animali d’affezione. Anche in Piemonte, dove il consumo di carne equina è tra i più bassi a livello nazionale (6%), cresce il sostegno a favore della fine della macellazione degli equidi.
Nel testo della mozione presentata dalla consigliera regionale Sarah Disabato, che invita la Regione a unirsi alle proposte di legge che hanno iniziato l’iter di discussione in Parlamento, sono indicati diversi e fondamentali impegni richiesti alla Giunta Regionale piemontese. Tra questi: promuovere le iniziative di prevenzione e contrasto al maltrattamento degli equidi e alla loro detenzione incompatibile con il benessere animale, valutare l’esclusione della carne equina dai capitolati e dagli indirizzi d’acquisto delle mense e dei servizi di ristorazione riconducibili alla Regione Piemonte, attivarsi presso il Governo e il Parlamento anche attraverso la conferenza Stato-Regioni, affinchè venga istituita una disciplina nazionale che riconosca gli equidi come animali d’affezione, e preveda il progressivo superamento del loro allevamento, importazione, esportazione e macellazione a fini alimentari. Sostenere la calendarizzazione e l’approvazione delle proposte di legge nazionali volte al riconoscimento degli equidi quali animali d’affezione e al rafforzamento della loro tutela.

“I cavalli non sono merce da macello – commenta Sarah Disabato – ma esseri senzienti che meritano protezione assoluta. Con questo provvedimento, chiediamo alle istituzioni di chiudere la filiera alimentare equina e di riconoscere loro lo status di animali d’affezione, mettendo fine a un sistema che troppo spesso nasconde maltrattamenti e rischi per la salute”.

“Fermare la macellazione degli equidi è un passaggio fondamentale per contribuire a ridurre la sofferenza di tutti gli animali sfruttati a scopo alimentare – dichiara Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia – come già richiesto da migliaia di cittadini e cittadine italiane che hanno sottoscritto la nostra petizione. Questa mozione, che auspico venga calendarizzata e approvata in breve tempo, costituisce un ulteriore passo in avanti verso il riconoscimento di tutti gli equidi come animali d’affezione in Italia.

Mara Martellotta

Sindaci in pista per “La gara che unisce”

Giovedì 19 marzo i primi cittadini delle Province di Cuneo e Savona scendono in pista per “La gara che unisce”: il ricavato sarà devoluto in parti uguali all’Istituto Giannina Gaslini, tramite Gaslininsieme ETS, e alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Discese sci ai piedi, in fascia tricolore, per una sfida sportiva inedita su scala nazionale e dallo spiccato valore simbolico e solidale: dalle ore 9 di giovedì 19 marzo i Sindaci delle Province di Cuneo e Savona saranno protagonisti sulle nevi di Prato Nevoso grazie all’iniziativa “Un Comune Obiettivo – La gara che unisce”, patrocinata dalle Regioni Piemonte e Liguria. Un evento storico, ideato dai due Presidenti di Provincia, Luca Robaldo (Cuneo) e Pierangelo Olivieri (Savona), che per la prima volta in Italia coinvolgerà i primi cittadini e gli Amministratori di due diverse Province. Una giornata all’insegna della sensibilizzazione e dell’inclusione, in cui Istituzioni e cittadini si ritrovano uniti, come suggerisce il nome della manifestazione, verso un obiettivo comune: costruire una Comunità più coesa, attenta e inclusiva.

Siamo orgogliosi di ospitare a Prato Nevoso un appuntamento che incarna pienamente i valori in cui crediamo: inclusione, collaborazione tra territori e solidarietà concreta – dichiara Alberto Oliva, Amministratore della Prato Nevoso SpA –. Vedere i sindaci dei Comuni delle province di Cuneo e Savona scendere in pista con la fascia tricolore è un segnale forte di unità istituzionale e vicinanza alle comunità. Prato Nevoso vuole essere non solo una destinazione turistica di riferimento, ma anche un luogo capace di generare valore sociale. Eventi come questo dimostrano che mare e montagna, Liguria e Piemonte, possono fare squadra e costruire insieme progetti significativi per il bene comune”.

A fare da apripista saranno i giovani con disabilità e disturbo dello spettro autistico, coadiuvati dall’Associazione “Discesa Liberi”, realtà di Prato Nevoso che rende accessibile a tutti il mondo dello sci, a prescindere dalla tipologia di disabilità, grazie alla collaborazione di professionisti altamente qualificati. Una tematica che si affianca a quella solidale, che permeerà la giornata del 19 marzo: la quota simbolica di partecipazione, pari a 15 euro per ciascun Amministratore, sarà devoluta in parti uguali a favore dell’Istituto Giannina Gaslini e della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, a sostegno delle attività di cura e ricerca dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Savona e Cuneo: due Province diverse ma profondamente vicine, espressione di due regioni amiche – mare e montagna che si incontrano – danno vita a un progetto condiviso e dalle nobili finalità. La partecipazione alla gara è aperta a tutti gli Amministratori e ai relativi accompagnatori, con l’intento di unire Territori e Comunità attorno ai temi della disabilità, dell’inclusione e della solidarietà.

La Provincia di Cuneo è orgogliosa di condividere questo appuntamento con la Provincia di Savona, un’iniziativa che rafforza il legame tra i nostri territori e rappresenta un impegno concreto sui temi dell’inclusione e del sostegno a ricerca e cura. E poi, sindaci in pista con la fascia tricolore non si vedono tutti i giorni! Speriamo siano più veloci sugli sci che nelle riunioni… ma ciò che conta è tagliare insieme il traguardo della solidarietà”, così il Presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo.

Un’intuizione nata per unire due territori vicini non solo logisticamente, ma anche complementari, grazie alle montagne cuneesi e al mare di Savona. L’idea di aprire la gara con la discesa di ragazzi affetti da patologie contribuisce ad abbattere le barriere, non soltanto fisiche ma anche geografiche. Un’iniziativa benefica, ideata insieme al mio omologo cuneese Luca Robaldo e alla stazione sciistica di Prato Nevoso”, dichiara il Presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri.

Questa iniziativa è un bellissimo esempio di come le istituzioni possano dare un segnale concreto, andando oltre i confini amministrativi e lavorando insieme per obiettivi comuni. Liguria e Piemonte sono legate da una storia di relazioni profonde: il nostro mare e le montagne cuneesi non sono mondi separati, ma parti di un unico sistema che può crescere solo facendo squadra. Eventi come questo rafforzano quel legame e dimostrano che l’unità istituzionale può tradursi in azioni concrete a favore delle comunità. C’è poi un valore ancora più importante: quello dell’inclusione e della solidarietà. Sostenere realtà di eccellenza come l’Istituto Giannina Gaslini e la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – Istituto di Candiolo IRCCS, significa trasformare un momento sportivo in un gesto concreto a favore della ricerca e della cura, mettendo davvero al centro le persone”, il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci.

La solidarietà ancora una volta supera i confini in questo bellissimo gemellaggio sportivo sulla neve delle nostre montagne, che mette insieme istituzioni piemontesi e liguri per un grande progetto di solidarietà: la raccolta fondi per la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro – Istituto di Candiolo IRCCS – e per l’Istituto Giannina Gaslini di Torino. Come Regione Piemonte siamo orgogliosi di patrocinare questo evento, perché i progetti grandi nascono da gesti concreti e, anche in una cosa bella come lo sport, non dobbiamo mai dimenticare chi è meno fortunato e ha bisogno delle cure di eccellenza che questi due istituti sono in grado di garantire grazie ai tanti professionisti che ogni giorno lavorano per offrire ai malati una speranza di guarigione e di vita”, sottolinea il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

Lo sport rappresenta un potente strumento di unione e di speranza attraverso valori positivi: impegno, condivisione, spirito di squadra. Proprio questi valori accompagnano da quarant’anni il lavoro della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro insieme ai medici, ai ricercatori e ai pazienti dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. “Un Comune Obiettivo” è un’iniziativa speciale che testimonia quanto sia fondamentale fare rete tra territori, istituzioni e comunità per sostenere la ricerca e offrire nuove opportunità di cura a tutti. Siamo grati a Prato Nevoso per la collaborazione e la sensibilità dimostrate ancora una volta nei confronti della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, in un anno speciale come quello del 40° anniversario della sua nascita”, dichiara Gianmarco Sala, Direttore Generale della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

«La partecipazione e l’entusiasmo che accompagnano questa iniziativa sono un segnale importante di attenzione verso i bambini e le loro famiglie – dichiara Renato Botti, direttore generale dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini –. Lo sport, soprattutto in età pediatrica, è uno strumento fondamentale di salute e inclusione e contribuisce a una crescita sana ed equilibrata. Ringraziamo Prato Nevoso S.p.A. per l’ospitalità e la sensibilità dimostrate, così come tutte le istituzioni presenti che hanno scelto di sostenere questa giornata. Il contributo raccolto sarà prezioso per le nostre attività di cura e ricerca. In una fase importante come quella della realizzazione del Nuovo Gaslini, che porterà a un rinnovamento profondo dell’ospedale, la vicinanza del territorio rappresenta un segnale concreto di fiducia e responsabilità verso il futuro dei nostri bambini».

Scanderebech (FI): “Molto da fare su evasione tariffe Gtt”

Nel corso della seduta di ieri del Consiglio comunale è stata discussa un’interpellanza sul tema dell’evasione tariffaria nel trasporto pubblico locale. L’iniziativa, presentata dalla Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale, Federica SCANDEREBECH, ha posto l’attenzione sulla necessità di valutare con precisione l’efficacia degli strumenti adottati per contrastare il fenomeno, a partire dall’introduzione dei tornelli sulle linee di trasporto pubblico.
«L’evasione tariffaria non è soltanto una questione di regole da rispettare – ha dichiarato la consigliera SCANDEREBECH (FI) – riguarda l’equità tra i cittadini e la sostenibilità economica del trasporto pubblico. Ogni biglietto non pagato è una risorsa in meno per migliorare il servizio, investire sui mezzi e garantire un sistema più efficiente per tutti».
Durante la discussione, l’Assessora ha dichiarato che, allo stato attuale, i tornelli non rappresentano un deterrente sufficiente per far pagare il biglietto. «Se installati così come sono oggi, non risolvono il problema dell’evasione», ha sottolineato SCANDEREBECH. «Non basta avere i tornelli: servono una gestione corretta del sistema e regole chiare, altrimenti rimarranno un’illusione. Se basta una semplice spinta per aggirarli, se le porte centrali e posteriori restano aperte e non ci ispiriamo alle città europee che li utilizzano come unico mezzo di controllo, non otterremo alcun risultato».
«Le esperienze di molte città europee dimostrano che i tornelli, se gestiti correttamente e come unico mezzo di controllo, possono ridurre drasticamente l’evasione tariffaria», ha aggiunto SCANDEREBECH. Fa inoltre preoccupare enormemente il dato relativo alle sanzioni per mancato pagamento dei titoli di viaggio: una percentuale significativa degli importi previsti non viene incassata, con conseguente perdita economica rilevante per le casse della città. «Se verifichiamo gli anni 2024-2025-2026 (gennaio) emergono cifre molto elevate che, se riscosse, potrebbero essere reinvestite per creare sistemi di controllo più efficaci e garantire il rispetto delle regole per tutti», ha evidenziato SCANDEREBECH.
Secondo i dati riportati dall’Assessora Foglietta, nel 2024 per 96.181 sanzioni non pagate, il totale delle somme non ancora riscosse è pari a 3.558.697,00 euro (la percentuale di incasso rispetto alle sanzioni emesse è del 51,27%); nel 2025 per 106.552 sanzioni non pagate, il totale delle somme non ancora riscosse è pari a 3.942.424,00 euro (la percentuale di incasso rispetto alle sanzioni emesse è del 45,68%); per il mese di gennaio 2026 per 9.833 sanzioni non pagate, il totale delle somme non ancora riscosse è pari a 363.821,00 euro.
«La situazione è preoccupante e richiede interventi concreti», ha concluso SCANDEREBECH. «Non possiamo accontentarci di installare tornelli come simbolo: servono controlli seri, strumenti operativi adeguati e una gestione delle sanzioni che trasformi le risorse perse in opportunità per garantire equità, sicurezza e un trasporto pubblico più sostenibile per tutti».

Un tenero salame di tonno e patate

Questo piatto e’ fresco, leggero e pratico, si può infatti preparare il giorno prima. Gustoso,delizioso, e morbido si accompagna perfettamente ad una bella insalata mista.

 

Buon appetito!

Ingredienti

500gr. di patate
200 gr.di tonno sott’olio
100gr. di parmigiano grattugiato
1 uovo ed 1 tuorlo
Sale, pepe q.b.

Cuocere le patate a vapore. Nel mixer impastare velocemente il tonno ben scolato, le patate, le uova, il parmigiano, il sale ed il pepe. L’impasto deve risultare sodo, eventualmente aggiungere del pangrattato, formare un filoncino compatto, lasciar riposare in frigo per circa un’ora poi, avvolgerlo in carta forno, chiuderlo bene ed avvolgere il tutto in carta stagnola chiusa a caramella. Cuocere con coperchio in acqua per circa 45 minuti. Lasciar raffreddare, tagliare a fette cosparso, a piacere, con una salsina a base di olio, prezzemolo tritato, capperi e limone. Accompagnare con una bella insalata.

Paperita Patty

All’Oasi Omg di Torino “Scegli me”, di Muluye Feraboli

Muluye Feraboli, venerdì 20 marzo, alle ore 18, a Torino, presso l’Oasi Omg di via Gorizia 116, presenterà il suo libro “Scegli me”, arricchito dalla testimonianza di Michele Grimaldi dell’associazione Famiglie per l’accoglienza, e il saluto di Nino Gamba, presidente della Fondazione Oasi Omg, evento inserito nel programma della Settimana con la famiglia 2026, organizzata dal forum Famiglie Piemonte.

“Quanto vale una vita? – dichiara l’autrice Muluye Feraboli – chi decide chi può e chi non può vivere? Queste sono alcune delle domande che mi sono posta in tutti questi anni cercando di trovare una risposta che potesse aiutarmi a comprendere con più facilità ciò che mi era accaduto. Un delicato equilibrio, tra il mio passato e il mio presente, mi ha permesso di diventare la persona che sono, ma chi sarei se non fossi stata adottata? L’adozione ha cambiato la mia vita dandomi la possibilità di rinascere e portandomi via da una realtà che non aveva nulla di adatto per una bambina”.
L’evento si inserisce nell’ambito del progetto CASA, finalizzato a promuove la cultura dell’accoglienza dei minori e la solidarietà familiare attraverso l’affido e l’adozione, ponendo l’accento su solidarietà, utilità sociale, cooperazione nazionale, educazione e inclusione, mettendo al centro la persona umana grazie a reti di volontariato.

Mara Martellotta

“Ascolti”, la Fondazione Accademia di Musica presenta  Anna Kravtchenko

Martedì 17 marzo approda a Pinerolo per la stagione concertistica 2025-2026 di “Ascolti”, della Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo, la pianista italo-ucraina Anna Kravtchenko. Già premio Busoni, riconoscimento ottenuto a soli 16 anni, è stata definita dal New York Times “pianista carismatica dal suono luminoso e dalle poetiche interpretazioni che possono portare l’ascoltatore alle lacrime”. Anna Kravtchenko, con il suo stile inconfondibile e una forza espressiva straordinaria, fa di ogni suo concerto un’esperienza trascinante e illuminante. Attiva a livello internazionale, si è esibita in prestigiose sale da concerto e in importanti festival in tutta Europa, negli USA, in Sudafrica e in Giappone. Il suo recital “Punti di vista (con vista)” è in programma all’Accademia di Musica di Pinerolo in via Giolitti 7, ed è incentrato su due opere monumentali, che l’artista definisce “sacre per lei”: la Sonata in Si minore di Liszt e la Sonata n.2 di Chopin. Come sostiene Anna Kravtchenko: “si tratta di sfaccettature di mondi interiori, profondi, dolorosi, a volte feroci, a volte dolcissimi. Studiarli, suonarli e viverli è come attraversare tutte le stanze dell’anima, perché questa musica non si può solo suonare ‘bene’, bisogna ‘abitarla’, trasformarsi in essa, lasciare che ti rompa e ti ricrei. Sono qui per condividere la musica, non per mostrare qualcosa, ma per offrire. Quando un artista si espone, qualcosa succede davvero”.

Alle 20.30 avrà inizio il concerto, preceduto alle 20 dall’incontro “Inseguire le note” del maestro Claudio Voghera, direttore artistico della stagione concertistica. Si tratterà di un momento di guida all’ascolto che, tra suggestioni, richiami storici e musicali accompagnerà il pubblico verso il concerto.

Biglietti: intero 16 euro – Ridotto 14 euro –

Sale concerto dell’Accademia di Musica – viale Giovanni Giolitti 7, Pinerolo

Info: da lunedì al venerdì dalle 9 alle 14 – 0121 321040 – www.accademiadimusica.it

Mara Martellotta

Angelina Mango: “Nina canta nei teatri”, tappa di un’importante tournée

Approda lunedì 16 marzo, alle 20.30, al teatro Colosseo di Torino, Angelina Mango, con il concerto “Nina canta nei teatri”, un live pensato come un incontro ravvicinato, quasi uno studio aperto, dove le canzoni prendono forma davanti al pubblico, e diventano racconto e presenza. Dopo la pubblicazione a sorpresa del nuovo album “Caramé”, definito dall’artista una “lettera intima” composta da 15 tracce più uno, Angelina propone un concerto suonato, essenziale, costruito attorno alla voce, ai musicisti e al processo creativo che ha dato vita ai brani più importanti della sua carriera. Angelina ha creato il personaggio di Nina per creare un contrappunto alle canzoni, e per esprimere la soddisfazione di aver superato la fine di un incubo, quello del malessere alle corde vocali che, appena due anni fa, ne aveva minacciato il proseguimento della carriera.
Il suo show propone anche canzoni popolari come “La noia”, “Ci pensiamo domani”, “Voglia di vivere”, “Melodrama” e “Velo sugli occhi”. Dentro l’universo di Nina, che rappresenta il suo alter ego emotivo e narrativo, Angelina Mango ritrova anche un percorso che attraversa gli ultimi anni dell’artista, fatti di successi, cambiamenti e fragilità, oltre a una nuova maturità artistica.

Teatro Colosseo – via Madama Cristina 71, Torino

Mara Martellotta

È “Una battaglia dopo l’altra” il film dell’anno, sei meritatissime statuette

La notte degli Oscar

È Una battaglia dopo l’altra il miglior film dell’anno, successo incontrastato di pubblico e critica, tredici nomination e sei statuette nelle mani di Paul Thomas Anderson per miglior regia e miglior sceneggiatura non originale (adattamento del romanzo Vineland di Thomas Pinchon, autore appartato di cui non esistono immagini se non quelle che lo ritraggono negli anni della scuola e del servizio militare), di un eccezionale e strameritevole Sean Penn migliore attore non protagonista nelle vesti del colonnello tronfio e di quanto di più idiota e violento possa esistere Steven J. Lockjaw – che l’altra sera ha preferito essere in Ucraina che sul red carpet -, del montatore Andy Jurgensen, statuetta anche per l’ultimo zio Oscar fresco di nomina inneggiante al miglior casting, a festeggiare la commossa Cassandra Kulukundis. Un titolo che è una citazione dell’attivista Angela Davis, “non ci sarà mai una battaglia finale, è sempre una battaglia dopo l’altra”, un budget di 130 milioni di dollari di cui una bella fetta di 25 al protagonista Di Caprio, in perenne vestaglia da camera a riquadri rossi, paranoico e arruffato sotto le strade assolate della California, lungo quei nastri stradali che sono tutti un sali e scendi, speriamo trampolino di lancio definitivo per un regista sempre assai più che interessante, che pur osannato – ci ha dato tra i suoi complessivi dieci film titoli come Boogie Nights e Magnolia, Il petroliere e The Master e Il filo nascosto – continua a rimanere nel culto dei pochi eletti, una storia che il regista ha trasportato dagli anni reaganiani al giorni nostri, per la quale quando il film uscì a inizio stagione parlai di “fascino”, di “spericolato capolavoro di ritmo, vorticoso, una discesa all’inferno e tra i mali della nostra quotidiana società, le lotte e le sconfitte, e di montaggio incrociato, di maestria e di invenzioni di ogni singolo attore, di un racconto fluidissimo nonostante un narrato di 162 minuti, ma capace al tempo stesso di perdersi per mille rigagnoli e sottostorie e di reggerli con estrema padronanza, per cui si plaude a una sceneggiatura che, in compagnia del miglior attore protagonista (DiCaprio) e del miglior attore non protagonista (Sean Penn, è lui il più “immenso” della compagine attoriale: perfido e gigionescamente insulso, perfetto di postura e di alterigia e di tic, muscoli venati in bella mostra e magliette militari attillate, parente stretto dei tanti generali pettoruti visti al cinema – per tutti, Ford Coppola e Kubrick -, con quelle labbra che tentennano di continuo, quello squarcio che si porta su un lato della faccia offesa nelle inquadrature finali, il suo esercizio sessuale per essere pronto al comando panteresco di Perfidia, ogni attimo è da manuale, ogni battuta e ogni eroismo da strapazzo ti impongono di guardarlo e di ammirarlo), ci dobbiamo aspettare nelle nomination delle prossime statuette pronte per il Dolby Theatre. Senza tacere della presenza, su ogni red carpet, dello stesso Anderson in veste di regista.” Assalti alle banche e attentati a tralicci e alle case di politici potenti, la piccola Charlene da proteggere, alcol e droga, suprematisti e nazistoidi, scene a pieno effetto, un successo mondiale.

In una serata invasa dal glamour come sempre ma certo non fagocitata dal periodo nero dentro il quale stiamo vivendo, dove il solo a dire no a tutte le guerre è stato un Javier Bardem con scritta in tal senso agganciata allo smoking, a farne le spese è stato il superfavoritissimo Sinners di Ryan Coogler, sino alla vigilia forte delle sue sedici nomination (ridotte a quattro statuette), da noi passato quasi inosservato, un mescolarsi ad inizio degli anni Trenta di vampireschi appartenenti al Ku Klux Klan e horror e razzismo, storia di due gemelli interpretati da Michael B. Jordan – per noi quasi nessuno ma un signore che, nel marzo del 2023, a soli 36 anni, s’è aggiudicato una stella sul Hollywood Walk of Fame a Los Angeles – che è eletto miglior attore protagonista, con buona pace del Marty Supreme Thimotée Chalamet, esempio macroscopico di irriverente fanciullaggine e stupidità d’alto grado che lo hanno fatto sprofondare ai gradini più bassi dell’apprezzamento generale – interpretativo e comportamentale, quanto è immediatamente volubile il pubblico – a seguito delle stupidaggini di alcuni giorni fa sul “che gliene frega alla gente di balletto e opera lirica”, con buon insorgere di Bolle Kaufmann e compagni, per cui il suo giocatore di tennis s’è visto sgonfiato e messo dietro la lavagna, nonostante i giochi fossero già stati fatti.

Centratissimi scenografia, trucco e acconciatura, costumi per il Frankenstein di Guillermo del Toro. Chi oltre il cinema guarda con amore e passione al teatro apprezzerà la statuetta nelle mani di Jessie Buckley – ma tutto il mondo se l’aspettava sin dall’uscita -, stratosferica madre e moglie di Shakespeare, innegabile centro del Hamnet di Chloé Zhao, film che avrebbe meritato di più, anche in ossequio a una regista che cinque anni fa aveva portato al successo il suo Nomadland e l’interpretazione di Frances McDormand: aver fatto combaciare Hamnet e Amlet, aver chiuso la disperazione di una coppia celebre con una rappresentazione, sul palcoscenico del Globe, della tragedia del Bardo, è stato un momento geniale del cinema di questi ultimi anni, invenzione o storia che fosse. Come non possiamo non accogliere con immutata convinzione l’esito della scelta di chi ha visto in Sentimental Value, opera del norvegese Joachim Trier, il miglior film internazionale, anche qui un successo, un tragitto nell’anima certamente più sottile da cui non vanno disgiunte le prove dei tre interpreti principali. L’Italia come da un po’ di anni a questa parte non può fare che consolarsi del (quasi) nulla e chissà quando torneremo a essere presi in piena considerazione, con titoli che ad esempio comincino a essere promossi ai festival fuori confini: per ora, in fondo a ogni elenco, ci piace ritrovare un angolo della nostra cultura cinematografica e di penisola, la bolognese Valentina Merli è tra i produttori dei due cortometraggi premiati ex aequo, Two people exchanging saliva. E questo, per ora, ci deve bastare.

Elio Rabbione

Orologi militari, i 3 modelli più iconici di sempre

Informazione promozionale

Nel mondo dell’orologeria, la parola “militare” non indica uno stile, ma un’origine. Significa progettazione funzionale, resistenza, leggibilità immediata, autonomia. Prima ancora di diventare oggetti culturali e simbolici, questi orologi sono stati strumenti operativi, pensati per accompagnare soldati, piloti ed esploratori in contesti dove il tempo non era un dettaglio, ma una coordinata vitale.

L’orologio militare nasce per necessità, non per estetica. E proprio per questo, alcuni modelli hanno superato la dimensione storica in cui sono stati creati, diventando riferimenti stabili anche nell’orologeria civile.Non sono icone perché rari o costosi, ma perché hanno definito un linguaggio progettuale che continua a influenzare il presente.

Il tempo come strumento operativo

Nel contesto militare, l’orologio ha sempre avuto una funzione precisa: sincronizzare, coordinare, orientare. Durante le missioni, la precisione temporale era determinante per operazioni simultanee, navigazione, comunicazioni e movimenti strategici.

Da qui nascono caratteristiche che oggi consideriamo quasi naturali: quadranti leggibili, numeri netti, materiali resistenti, assenza di elementi superflui. Ogni dettaglio rispondeva a un’esigenza reale, spesso legata alla sopravvivenza.

Questa origine operativa è ciò che rende alcuni modelli ancora oggi archetipi. Non oggetti del passato, ma standard progettuali.

Rolex Oyster: la resistenza come principio

Negli anni Trenta e Quaranta, l’affidabilità era la priorità assoluta. L’orologio doveva funzionare in trincea, in mare, in condizioni estreme. Il Rolex Oyster, con la sua cassa impermeabile e la costruzione robusta, rappresenta uno dei primi esempi di orologio concepito per resistere al mondo reale.

Non era pensato per distinguersi, ma per durare. La sua eredità non è solo tecnica: ha introdotto l’idea che un orologio potesse essere un compagno di missione, non un oggetto fragile da proteggere.

L’impatto sull’orologeria civile è stato enorme. Da quel momento, robustezza e affidabilità sono diventate qualità ricercate anche fuori dall’ambito militare.

Hamilton e la nascita dell’orologio da campo moderno

Quando parliamo di Hamilton parliamo della storia del brand. Un marchio che ha costruito la propria identità tra ferrovie americane, aviazione e forze armate, contribuendo in modo concreto allo sviluppo di strumenti temporali per contesti operativi.

Durante la Seconda guerra mondiale, Hamilton abbandonò la produzione civile per dedicarsi completamente alle forniture militari. I suoi orologi erano progettati per essere leggibili, affidabili e facilmente riparabili sul campo. Non oggetti di prestigio, ma strumenti essenziali.

In questo contesto nasce la genealogia che porterà, nel tempo, a modelli come Hamilton Khaki Field, diventati emblematici per il modo in cui traducono l’esperienza militare in un linguaggio contemporaneo.

Il loro impatto sull’orologeria civile è evidente: hanno definito l’estetica dell’orologio “da campo”, sobrio, funzionale, proporzionato. Un design che non insegue la moda, ma deriva direttamente dalla funzione.

Ancora oggi sono considerati riferimenti perché incarnano un equilibrio raro: autenticità storica e utilizzo quotidiano.

Omega Speedmaster: dal cielo al polso

Non tutti gli orologi militari sono nati sulla terra. L’Omega Speedmaster, sviluppato negli anni Cinquanta e poi adottato nei programmi spaziali e militari aeronautici, rappresenta un altro passaggio fondamentale.

Progettato per resistere a vibrazioni, escursioni termiche e condizioni estreme, ha dimostrato come un cronografo potesse diventare uno strumento tecnico avanzato senza perdere leggibilità e immediatezza.

La sua diffusione nel mondo civile non è stata guidata dal mito, ma dalla funzionalità. Ha introdotto un nuovo modo di concepire l’orologio sportivo: tecnico, preciso, essenziale.

Perché restano riferimenti assoluti

Questi modelli continuano a essere centrali non perché appartengano al passato, ma perché nascono da esigenze reali. Non sono frutto di interpretazioni stilistiche, ma di progettazione funzionale.

L’orologeria civile ha assorbito questa eredità, trasformandola in un linguaggio riconoscibile. Oggi molti segnatempo mantengono quadranti puliti, casse robuste, materiali resistenti proprio perché questi elementi sono stati testati sul campo, prima ancora che sul mercato. La loro iconicità deriva dalla coerenza tra forma e funzione. Non c’è decorazione gratuita, non c’è sovrastruttura. Solo ciò che serve.

L’eredità nell’orologeria contemporanea

Guardare oggi un orologio militare significa leggere una storia fatta di contesti, necessità, adattamenti. Significa comprendere come la progettazione possa nascere da vincoli estremi e trasformarsi in cultura materiale.

Nel mondo della moda e del design, spesso dominato dall’immagine, questi oggetti rappresentano un controcampo interessante. Non chiedono di essere interpretati. Si limitano a funzionare. Ed è proprio questa origine operativa, questa fedeltà alla funzione, che li rende ancora oggi punti di riferimento. Non perché siano perfetti, ma perché sono stati pensati per una realtà concreta.

Una realtà in cui il tempo non è un dettaglio estetico, ma una variabile decisiva. E un buon orologio, prima di tutto, deve continuare a misurarlo.

Stop burocrazia, addio carte inutili: il Piemonte accelera sulla semplificazione

Servizi più rapidi per cittadini e imprese

Una pubblica amministrazione più semplice, veloce e vicina ai cittadini. È questo l’obiettivo del disegno di legge “Semplifica Piemonte”, approvato dalla giunta della Regione Piemonte e presentato al Grattacielo Piemonte alla presenza dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo, del presidente della Regione Alberto Cirio e dell’assessore alla Semplificazione Gian Luca Vignale, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico.

Il provvedimento rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso avviato nel novembre 2023 con l’accordo tra Regione e Governo sulla semplificazione amministrativa. Il progetto punta a ridurre gli ostacoli burocratici, rendere più snelle le procedure e migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione, cittadini e imprese.

Lo slogan scelto per sintetizzare questo percorso è «Dire, fare, semplificare», che riassume le azioni messe in campo negli ultimi due anni per rendere più efficienti i processi amministrativi. Tra le iniziative già avviate figurano il supporto agli enti locali con il progetto PNRR “Mille esperti”, la definizione di procedure urbanistiche standard per i comuni piemontesi e il programma “Cresci Piemonte”, che ha accelerato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici.

Parallelamente la Regione ha avviato anche una revisione del proprio quadro normativo: con il disegno di legge di razionalizzazione legislativa, attualmente all’esame del Consiglio regionale, sono state eliminate 42 leggi ormai superate e cancellate 30 disposizioni obsolete per ridurre sovrapposizioni e conflitti normativi.

Il nuovo ddl “Semplifica Piemonte”, che ora dovrà essere esaminato dal Consiglio regionale, interviene invece sulle procedure amministrative introducendo tre principi guida: niente duplicazione di documenti già in possesso della pubblica amministrazione, riduzione degli adempimenti burocratici non necessari e maggiore collaborazione tra cittadini e amministrazione per correggere eventuali irregolarità formali nelle pratiche.

La riforma prevede anche la creazione di un portale regionale unico che diventerà il punto di accesso ai servizi e alle procedure della Regione, con l’obiettivo di rendere più chiare le informazioni e più semplici le pratiche per cittadini e imprese. Un ruolo importante sarà affidato anche all’uso dell’intelligenza artificiale a supporto dell’attività amministrativa.

Tra gli strumenti previsti figura inoltre un tavolo permanente di confronto con istituzioni, enti locali e soggetti del territorio per raccogliere proposte e migliorare continuamente i servizi pubblici. Il percorso sarà guidato da un piano strategico triennale affiancato da un piano operativo annuale.

Nelle prossime settimane sarà inoltre firmato un accordo di collaborazione tra Regione, università piemontesi, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Formez PA, Unioncamere Piemonte e le principali associazioni degli enti locali per costruire un vero ecosistema regionale dedicato alla semplificazione amministrativa.

«La semplificazione normativa non è un concetto astratto: è una scelta di campo con effetti concreti sulla vita delle persone. La burocrazia costa ogni anno tra 57,2 e 80 miliardi di euro, mentre i ritardi nell’erogazione dei servizi pubblici pesano per 225 miliardi su famiglie e imprese. È una vera tassa invisibile che rallenta la crescita e scoraggia gli investimenti – spiega il ministro le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati – La vostra Regione ha scelto di stare dalla parte dei cittadini e delle imprese, dimostrando che il cambiamento è possibile. ‘Semplifica Piemonte’ è una legge coraggiosa, e il suo spirito è lo stesso che anima, a livello nazionale, il governo Meloni e il mio operato. In questi tre anni e mezzo di legislatura, abbiamo reso il quadro normativo più moderno e vicino alle esigenze di cittadini e imprese: abbiamo ridotto di oltre il 28% la legislazione abrogando più di 30.700 atti pre-repubblicani, adottato la legge annuale di semplificazione e introdotto strumenti innovativi come la Valutazione di Impatto Generazionale e di Genere. A breve presenteremo la seconda legge annuale, dedicata ai rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione, perché la semplificazione è e deve essere un impegno costante, una pratica ordinaria di governo. Siamo stati i primi a prevedere un Ministro ad hoc per la semplificazione, anticipando una strada poi seguita da altri governi e dalla Commissione Europea con la nomina del Commissario Dombrovskis. Oggi molti Stati ci considerano un punto di riferimento internazionale. Come Ministro, sono orgogliosa di essere qui a esprimere il sostegno del governo: siamo al vostro fianco in questo processo. Con ‘Semplifica Piemonte’ state sviluppando un modello che potrà ispirare le altre Regioni italiane».

«La semplificazione è uno degli obiettivi che questo Governo sta realizzando, nella logica di rendere più semplice il rapporto con cittadini e imprese. Ne abbiamo già presentate quasi 500 in Consiglio dei ministri, poi approvate dalla Commissione europea, anche in linea con gli obiettivi assunti nel contesto del PNRR – dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo – Queste semplificazioni sono state realizzate in maniera diversa rispetto al passato, non autoreferenziale. Il metodo seguito è stato infatti quello del coinvolgimento diretto dei nostri utenti, cittadini e imprese. E proprio per dare visibilità al lavoro svolto, le abbiamo rese disponibili attraverso il portale italiasemplice.gov.it, che consente a chiunque, in pochi click, di avere piena visibilità su quello che è stato fatto».

«Oggi aggiungiamo un altro tassello al percorso di semplificazione e sburocratizzazione che abbiamo preso come impegno della nostra azione di governo regionale e che, ad esempio, abbiamo portato avanti con il progetto 1000 esperti del Pnrr e con Cresci Piemonte che ha dimezzato i tempi di approvazione degli strumenti urbanistici, anche per le grandi città. Oggi facciamo un altro passo avanti: Semplifica Piemonte abolisce leggi superate e facilita le procedure e i rapporti tra cittadini, imprese e la pubblica amministrazione – dichiara il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – Questa non è solo una riforma tecnica: quella che portiamo avanti è una grande azione di civiltà e di rivoluzione culturale indispensabile per modernizzare la pubblica amministrazione affinché sia più veloce, più efficiente, più facile e più amica, anche per favorire gli investimenti e lo sviluppo del nostro territorio».

«Il disegno di legge sulla Semplificazione ha obbiettivi chiari, rapidi e certi – spiega l’assessore alla Semplificazione Gianluca Vignale – ridurre il numero di norme in circolazione, eliminare quelle obsolete, uniformare la modulistica burocratica a livello regionale, tagliare i tempi di elaborazione delle pratiche e di attesa per cittadini e imprese, migliorare i rapporti e l’interazione tra i vari livelli dell’amministrazione pubblica dal Comune fino alla Regione. Il risultato lo otterremmo coinvolgendo tutti gli attori possibili dalle associazioni di categoria a quelle delle amministrazioni locali, passando per le università con il supporto del Ministero».

«Accogliamo con grande favore la volontà della Regione di continuare a coinvolgere le associazioni degli enti locali nel processi che hanno come obiettivo lo sviluppo del territorio e la semplificazione amministrativa. Con “Semplifica Piemonte” oggi parte una sfida importante per evitare duplicazioni amministrative tra le diverse amministrazioni pubbliche e favorire la standardizzazione della modulistica. Che questa iniziativa ci consenta anche di arrivare a rivedere, forti anche della recente ricerca condotta insieme a IFEL, il sistema degli enti locali, con una riforma strutturale ormai non più prorogabile sulle funzioni che i comuni dovranno gestire in forma associata, evitando di esternalizzare a ditte private servizi fondamentali come quelli economici- finanziari che riguardano anche la privacy dei cittadini senza aver nessuna possibilità di controllarne il loro utilizzo» spiega il presidente di ANCI Piemonte Davide Gilardino.

«Nel ruolo delle università è centrale il lavorare in stretta collaborazione con le pubbliche amministrazioni, non solo per sviluppare insieme attività di innovazione su percorsi progettuali ma anche e soprattutto per vedere nel rinnovamento di modelli, metodi e regolamenti un aspetto fondamentale verso la traduzione di quell’innovazione in benefici concreti per le cittadine e i cittadini – commenta il rettore del Politecnico di Torino Stefano Corgnati – Questa collaborazione su tutti gli asset della semplificazione dei processi della PA è quindi fondamentale per il Politecnico, un ateneo che vuole diventare sempre più un punto di riferimento costante nel dialogo con le istituzioni pubbliche anche per il miglioramento di tutte le loro procedure».

«La semplificazione amministrativa non significa soltanto rendere più rapidi i procedimenti, ma costruire un’azione pubblica più chiara, accessibile ed efficace. In questo processo la collaborazione tra istituzioni è decisiva, e l’Università può offrire un contributo importante in termini di competenze, ricerca e formazione. Anche l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, ma solo se guidata da responsabilità, trasparenza e supervisione umana. La vera sfida è innovare senza perdere di vista i valori che mettono al centro le persone» sottilinea la rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi.

«L’emanazione di questa legge regionale segna un passaggio concreto e fondamentale per rafforzare il ruolo dell’amministrazione di alleato primario per chi vive e opera sul territorio – dichiara Menico Rizzi, rettore Università Piemonte Orientale – L’Università del Piemonte Orientale sostiene con convinzione questo percorso di semplificazione che supporta un obiettivo centrale del nostro piano strategico: la costruzione di un patto civico tra PA, imprese e cittadini per liberare le energie migliori della nostra comunità, permettendo alla ricerca scientifica e al capitale umano di trasformarsi rapidamente in valore sociale ed economico. In questo contesto, il futuro protocollo d’intesa tra Regione e Atenei piemontesi rappresenterà lo strumento operativo per consolidare questa sinergia. UPO, con le sue trasversali competenze scientifiche e metodologiche, è pronta a una forte e concreta collaborazione che contribuisca a una governance pubblica sempre più moderna, agile, digitale e vicina alle esigenze di cittadine e cittadini fra cui, mi preme ricordarlo, ci sono anche le nostre studentesse e i nostri studenti».

«Con questo Protocollo facciamo un passo avanti concreto per rendere la Pubblica Amministrazione un vero alleato di chi fa impresa in Piemonte. Partecipiamo a questa intesa con un obiettivo chiaro: semplificare il lavoro degli imprenditori attraverso una trasparenza reale e l’uso intelligente dei dati camerali. La nostra missione è snellire i percorsi burocratici e creare un dialogo più fluido tra istituzioni e mercato. Vogliamo che la trasparenza non sia più percepita come un obbligo formale, ma come un valore aggiunto che permetta alle nostre aziende di muoversi più velocemente e di investire con piena fiducia nel nostro territorio» commenta Massimiliano Cipolletta, vice Presidente di Unioncamere Piemonte.

«La collaborazione tra Regione Piemonte e Formez rappresenta un passaggio decisivo per trasformare la semplificazione in realtà concreta. Per noi è un onore poter lavorare al fianco della Regione, che ringraziamo per la fiducia, perché si rafforza un percorso avviato già lo scorso dicembre con l’accordo sull’innovazione- evidenzia il presidente di Formez Pa Giovanni Anastasi – Formez considera la semplificazione un passo fondamentale per continuare a lavorare sul percorso di disintermediazione tra cittadino e bene pubblico, avviato dall’Istituto anche con il supporto delle nuove tecnologie, siamo quindi orgogliosi di poter fornire il nostro contributo al progetto ‘Semplifica Piemonte’, consapevoli che il nostro ruolo è quello di essere laboratorio delle Pubbliche Amministrazioni così come territorio di condivisione di esperienze nell’ambito pubblico. Il Piemonte ha scelto di investire su una PA più semplice, coerente, affidabile e più vicina alla collettività: una scelta coraggiosa, che può diventare un modello nazionale».