In testa l’“Associazione Culturale Italia Iran”
Lunedì 26 gennaio, ore 18
Non si può non reagire, oltre che non inorridire.
Di fronte alla brutale ondata repressiva che sta colpendo l’Iran (oltre 2500 vittime dal 28 dicembre scorso, giorno di inizio delle proteste contro il regime dell’Ayatollah Alì Khamenei, che arrivano a 12mila per il sito di opposizione “Iran International” e addirittura a 20mila secondo “CBS”, fra le principali reti televisive americane), Acli, Anpi, Arci e CGIL insieme all’“Associazione Culturale Italia Iran” promuovono un “presidio di solidarietà” con il popolo iraniano che si terrà lunedì 26 gennaio, alle 18, in piazza Castello, a Torino. Obiettivo: “dare voce – dicono i promotori – a una mobilitazione popolare ampia, non violenta e profondamente radicata nella società civile, che da settimane sfida il regime per rivendicare diritti civili, sociali e politici fondamentali”.
“L’urgenza di questa manifestazione – proseguono – risiede nella volontà di esprimere una posizione politica e sociale limpida, fondata sulla condanna senza ambiguità della violenza del regime e sul sostegno incondizionato alle istanze di libertà che arrivano dalle piazze. I promotori riconoscono in questa rivolta il risultato diretto di una crisi economica e sociale profonda, esacerbata dalla corruzione sistemica e da un apparato di potere che risponde alle richieste di dignità con l’uso illegale della forza, arresti di massa e torture”.

L’iniziativa subalpina risponde all’appello di “AOI – Associazione Organizzazioni Italiane” (la rete che rappresenta le “ONG” italiane di Cooperazione Internazionale), di “Rete Italiana Pace e Disarmo”, “Sbilanciamoci” (rete di “Associazioni Italiane” che dal 1999 promuove un’economia di giustizia e sostenibilità, focalizzandosi su diritti, ambiente, pace, welfare e finanza etica) e “Stop Rearm Italia”; appello teso a chiedere con forza il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e una ripresa reale dell’iniziativa diplomatica internazionale. Dietro, l’impellente necessità, che l’Europa scelga la strada della “pace” e della “pressione politica”, abbandonando la “logica del riarmo” e dell’“escalation militare” per investire, al contrario, risorse nella “giustizia sociale” e nella “cooperazione”.
Forti, dietro e in appoggio a tali richieste, le parole di Samir Garshabi, membro dell’“Associazione Culturale Italia-Iran” di Torino: “Come iraniani e iraniane della diaspora seguiamo con profonda preoccupazione e dolore quanto sta accadendo in Iran. Il regime ha oscurato i mezzi di comunicazione, isolando il Paese dal mondo mentre è in corso una repressione durissima e un massacro che colpisce la popolazione civile. Nonostante tutto, il popolo iraniano continua a scendere in piazza con straordinario coraggio, rivendicando diritti, libertà e dignità”.
“Per tutto questo chiediamo alle forze politiche progressiste e alla società civile italiana – aggiunge Samir – di non restare in silenzio e di schierarsi apertamente al fianco di chi oggi lotta per il proprio futuro. Allo stesso tempo, respingiamo ogni ipotesi di intervento militare esterno: la storia dimostra che le ingerenze straniere e le logiche di guerra non portano democrazia. L’unica via possibile è l’autodeterminazione del popolo iraniano, nel rispetto della sua volontà, della sua pluralità e del suo diritto a costruire un futuro di libertà, democrazia e uguaglianza sociale”.
g.m.
Nelle foto: Immagine repertorio Presidio, Locandina Presidio