I monarchici hanno fatto la Resistenza
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
La scelta di intervistare l’onorevole missino Boetti Villanis come rappresentante monarchico piemontese lascia perplessi. Boetti è una degnissima persona che per ragioni anagrafiche durante la guerra civile aveva solo 12 anni, anche se anelava arruolarsi nella repubblica sociale. Il suo fascismo è successivo al 25 aprile 1945, sia pure venato di monarchismo per l’estrazione aristocratica della sua famiglia. Quando Boetti sembro’ aver desiderato i gladi dei repubblichini alle stellette militari sia pure come un desiderio impossibile, negò chi per quelle stellette è stato prigioniero in Germania, gli IMI, nega il valore del generale Perotti, dei martiri militari del Martinetto, di Montezemolo, che morirono per la loro fedeltà al Re. Nega il valore delle divisioni alpine di Martini Mauri. E’ lecito che Boetti lo faccia in democrazia, ma è fortemente disinformativo che “La stampa” scelga come esempio di monarchico lui, con il suo passato. I Monarchici veri furono ufficiali come il colonnello Enzo Fedeli e il conte Prunas Tola. Basta documentarsi. Questa scelta del giornale porta il lettore a pensare che i monarchici anche durante la Repubblica di Salò fossero con Mussolini. Un vero falso storico. Lo storico Piero Operti, monarchico e antifascista, venne cacciato dall’insegnamento. E potremmo citare tanti altri monarchici nella Resistenza come la MOVM Paola del Din .
Il ritiro di Pentecoste, alla Casa della Madia, ha avuto come tema centrale la riflessione di fr. Enzo Bianchi sullo Spirito Santo, vissuto come pienezza della Pasqua. Il suo intervento ha cercato di riportare questa festa al cuore del mistero cristiano, liberandola da una comprensione ritenuta un po’ troppo abitudinaria.
Fr. Enzo ha mostrato che, nel Vangelo secondo Giovanni, la prospettiva è diversa da quella degli Atti degli Apostoli: Pasqua, Ascensione e dono dello Spirito non vengono separati, ma compresi come parte di un unico mistero. Nel quarto Vangelo, infatti, lo Spirito viene donato già sulla croce. Quando Gesù muore, non “spira” soltanto, ma consegna lo Spirito. Dal suo fianco trafitto escono sangue e acqua, come compimento della promessa dei fiumi di acqua viva. Questa lettura colpisce, perché cambia il modo di pensare la Pentecoste. Lo Spirito Santo non appare come qualcosa di separato dalla Pasqua, ma come il dono più profondo del Cristo crocifisso. Fr. Enzo Bianchi ha insistito anche sul significato della parola Paraclito: lo Spirito Santo è colui che viene chiamato accanto, l’amico inseparabile di Gesù e il compagno fedele del credente.
Nel Vangelo secondo Giovanni, lo Spirito insegna, ricorda, rende testimoni e permette di giudicare la storia. Non giudica le persone, ma aiuta a discernere le situazioni. Davanti al male, alla violenza e all’ingiustizia, la fede non può sempre restare neutrale: a volte è necessaria una parola chiara, capace di distinguere l’aggressore dalla vittima, il male da una pace solo apparente. In questo senso, lo Spirito Santo non è soltanto consolazione interiore, ma una forza che rende più lucidi, liberi e responsabili dinanzi alla realtà.
Nel pomeriggio, Patrizia Valduga ha dato continuità a questa riflessione con un linguaggio diverso: quello della poesia. Ha parlato della guerra e del dolore degli innocenti senza trasformarli in un tema letterario, ma lasciandoli nella loro durezza. Le sue parole sono sembrate nascere dal bisogno di non restare indifferenti davanti a ciò che accade nel mondo. In questo senso, la poesia non rappresenta un modo per allontanarsi dal presente, ma per viverlo con maggiore verità. Forse anche questo appartiene alla Pentecoste: trovare una parola che non copra ciò che fa male, ma aiuti a ricordare, discernere e testimoniare, quando il silenzio rischia di diventare una forma di accettazione implicita.
IRENE CANE
Per consentire lo svolgimento di alcuni interventi di manutenzione straordinaria e di aggiornamento degli impianti di sicurezza, dalla prossima settimana il sottopasso Donat Cattin di corso Mortara sarà interessato da alcune chiusure parziali al traffico veicolare.
Nel dettaglio, il fornice sud del sottopasso, in direzione da corso Potenza verso via Orvieto, sarà chiuso dalle ore 9.30 alle 16.30 nelle giornate di lunedì 1 giugno e da mercoledì 3 a venerdì 5 giugno.
Il fornice nord, in direzione da via Orvieto verso corso Potenza, sarà invece chiuso in orario notturno, dalle ore 22 alle 6, da lunedì 8 a venerdì 12 giugno. Nello stesso periodo, sempre in questa direzione ma in orario diurno, sarà inoltre attiva una parzializzazione della carreggiata, con riduzione da due a una corsia, limitatamente ai tratti interessati dagli interventi di manutenzione.
Si invitano gli automobilisti a prestare attenzione alla segnaletica e a pianificare eventuali percorsi alternativi durante i giorni di chiusura del sottopasso.
TorinoClick
Il 2 Giugno e la sindaca dell’hinterland milanese
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Una sindaca, appena eletta nell’hinterland di Milano domenica scorsa, ha subito voluto rimettere le cose a posto per la festa del 2 giugno, togliendo il monopolio della festa all’associazione dei partigiani ex comunisti, ANPI. Non si tratta di un gesto di faziosità , ma di contrappeso necessario per tentare di rendere il 2 giugno una festa di tutti, anche se 80 anni fa il referendum spacco’ gli Italiani tra monarchici e repubblicani e l’ Italia tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico.Alle Gallerie d’Italia di Torino, domenica 7 giugno prossimo alle ore 16, si terrà un incontro di Fondazione Mondadori per Archivissima nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Carlo Fruttero. L’incontro verterà sul tema de “L’inviato culturale. Storia di un mestiere che forse non c’è più, a partire dai pezzi di Carlo Fruttero per l’Avanti”.
L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori, in occasione di Archivissima, in collaborazione con la Stampa, pone al centro dell’attenzione una parte meno nota del lavoro di Fruttero, gli anni di inviato de L’Avanti, raccontati attraverso documenti d’archivio inediti, originali e non ancora catalogati, che verranno eccezionalmente mostrati al pubblico.
Si tratta di materiali capaci di restituire non solo il profilo di un giovane Fruttero giornalista, ma anche un modo di osservare e raccontare il mondo culturale che ha subito una profonda trasformazione
A confrontarsi su questo tema saranno Carlotta Fruttero, Paolo Verri e Niccolò Zancan, in un dialogo capace di intrecciare memoria, professione e trasformazioni del giornalismo culturale.
L’incontro prende spunto dal tema scelto quest’anno da Archivissima “Quello che non c’è “, per interrogarsi su ciò che è cambiato nel lavoro dell’inviato culturale, cosa è scomparso e quali prospettive restino aperte oggi per chi racconta la cultura.
Mara Martellotta
Copyright foto di Carla Cerati, fotografia di Carla Cerati/ Courtesy Elena Ceratti
Caldo intenso arrivato in anticipo e prime difficoltà per l’agricoltura del Torinese, con effetti che iniziano già a farsi sentire sulle produzioni stagionali. Questa prima ondata di temperature elevate ha accelerato i cicli di maturazione di diversi raccolti, mettendo a rischio l’equilibrio delle produzioni estive.
Nel territorio torinese la raccolta delle fragole si sta già avviando verso la conclusione con circa due settimane di anticipo rispetto alla norma. Situazione simile anche per le ciliegie: le alte temperature stanno facendo maturare contemporaneamente sia le varietà precoci sia quelle tardive, coltivate proprio per garantire la disponibilità del prodotto lungo tutto il mese di giugno. La conseguenza è un eccesso di frutta immessa sul mercato nello stesso momento, con inevitabili ribassi dei prezzi e il successivo rischio di carenza di prodotto fresco nelle settimane successive.
Le temperature elevate stanno creando criticità anche per i cereali. Il grano, infatti, si trova nella delicata fase di formazione dei chicchi in condizioni di forte stress climatico. Questo potrebbe tradursi in una maturazione anticipata ma con chicchi di dimensioni inferiori e con caratteristiche nutrizionali meno pregiate.
Anche il mais risente dell’anticipo dell’estate: gli agricoltori sono costretti a iniziare prima del previsto le irrigazioni, con un conseguente aumento delle spese. Il caldo favorisce inoltre la proliferazione di funghi e insetti dannosi, in particolare specie aliene che ormai, complice il cambiamento climatico, si sono insediate stabilmente anche nelle campagne piemontesi.
Le anomalie climatiche stanno interessando persino i pascoli montani. Tra pochi giorni dovrebbe iniziare la monticazione delle mandrie verso gli alpeggi, normalmente sincronizzata con le prime fioriture delle erbe alpine tra i 1.200 e i 1.500 metri di quota. Quest’anno, invece, i prati d’alta quota risultano già in fase avanzata di crescita e fioritura, con i primi segnali di disseccamento. Il timore è che i margari trovino erba già secca al momento della salita negli alpeggi, con possibili ripercussioni sull’alimentazione del bestiame e sulla produzione di latte destinato ai formaggi di maggiore qualità.
«I vegetali che si coltivano da sempre alle nostre latitudini sono adattati a un clima che si scalda lentamente – ricorda il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Nel mese di maggio le coltivazioni si avviano piano piano alla maturazione. La quantità e la qualità dei nostri raccolti dipendono da questa progressione in vista delle maturazioni di giugno e luglio. Le accelerazioni fanno male alla nostra agricoltura».
Le alte temperature incidono anche sugli allevamenti. Nelle stalle è già stato necessario attivare in anticipo i sistemi di raffrescamento per garantire il benessere delle mucche, con un aumento dei consumi energetici. Ventilatori, doccette e impianti di asciugatura entrano in funzione automaticamente quando i sensori registrano temperature considerate critiche per gli animali.
Preoccupa infine anche la rapida riduzione delle riserve nevose in alta quota. «Abbiamo avuto un buon innevamento, in spessore e in persistenza. Ma ora, con lo zero termico a 4.800 metri, i nevai che solitamente si sciolgono lentamente nel mese di giugno sono già quasi azzerati. E i corsi d’acqua sono tutti in piena stagionale. Troppa acqua che arriva tutta insieme, ma che mancherà in piena estate».
Il debutto della nuova società coincide con il primo sciopero in cinquant’anni. Fiorenzo Borello: “Rispetto profondamente il diritto dei lavoratori a manifestare, a dissentire, a esprimere le proprie preoccupazioni”. E lancia il nuovo sito web personale www.fiorenzoborello.it



Sun sì. Nel giorno dello sciopero, resto vicino ai lavoratori e alla storia che abbiamo costruito insiemeNel giorno in cui si chiude una parte importante del mio percorso, l’intervista al TG3 è stata l’occasione per ribadire rispetto, gratitudine e vicinanza verso i lavoratori.Questa mattina ho avuto il piacere di raccontare al TG3 una parte importante della mia storia: quella di un percorso imprenditoriale nato dal lavoro quotidiano, cresciuto con sacrificio e costruito sempre insieme alle persone. È stata una giornata particolare. Una giornata di sciopero. Una giornata che arriva proprio mentre si chiude una parte fondamentale del mio percorso. In cinquant’anni di impresa non era mai accaduto. Non condivido le ragioni di questa protesta, ma rispetto profondamente il diritto dei lavoratori a manifestare, a dissentire, a esprimere le proprie preoccupazioni. È un diritto che appartiene alla democrazia del lavoro e che va riconosciuto sempre, anche quando non si è d’accordo. Per questo oggi ho scelto di esserci. Come si dice in piemontese: **Sun sì**. Sono qui.

“L’educazione è come una camicia bianca, non passa mai di moda” diceva Toto’.
Purtroppo questa affermazione del famoso attore, commediografo e poeta napoletano ultimamente non trova molto fondamento perché sembra, invece, che le buone maniere e la cortesia stiano perdendo importanza.
Quando ero piccola ricordo che i miei genitori mi dicevano di salutare, di ringraziare e di dire per favore quando chiedevo qualcosa; era doveroso cedere il passo agli anziani, tenere la porta a chi veniva dopo di te e chiedere scusa in caso di piccoli incidenti, ma soprattutto se ci si comportava male. Cosa sta succedendo alla gentilezza? Perché si stanno perdendo quelle forme di cortesia che rendono la nostra quotidianità più cordiale e civile? Senza dover ricorrere alle regole del Galateo che, seppur aggiornate alle nuove consuetudini, non sono sempre e comprensibilmente applicabili, sarebbe invece importante utilizzare alcuni comportamenti essenziali per facilitare le relazioni non solo tra persone reciprocamente note, ma anche nei confronti di sconosciuti che non incontreremo mai più.
Un “buongiorno” (possibilmente con un sorriso) è necessario se si incontra qualcuno di nostra conoscenza, quando si entra in un negozio, in un bar o prima di chiedere un’ informazione per la strada; un “grazie” è d’obbligo quando si riceve qualcosa, se qualcuno ci aiuta o se una persona ci dedica del tempo; un bel “per favore” è indispensabile prima di chiedere qualsiasi cosa anche se, in apparenza, non ce n’è bisogno; infine la più difficile, domandare “scusa”, un’ espressione di dispiacere in seguito ad una mancanza, una specie in via di estinzione, difficilissima da pronunciare e persino da contemplare.
Se poi vogliamo andare oltre l’argomento “buone maniere”, di cui attualmente ci si sorprende come di fronte ad una apparizione, è utile sapere che un saluto, anche solo con un cenno del capo se proprio ci sentiamo timidi, un segno di gratitudine e porgere le proprie scuse sono motivo di benessere e ci mettono in contatto con il lato migliore del nostro io. Uno studio della International Journal of Psychophysiology afferma, infatti, che essere gentili supporta l’autostima, aiuta il sistema cardiovascolare, diminuisce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e aiuta la produzione di endorfine (i neurotrasmettitori che alleviano il dolore e lo stress).
Se i nostri gesti di gentilezza, poi, non dovessero trovare una risposta secondo le nostre aspettative, non molliamo la nostra battaglia per la civiltà, perseveriamo, proviamo a creare un circolo virtuoso e ad andare in controtendenza a queste inclinazioni di ultima generazione che ci vogliono troppo avari di cordialità e attenzioni.
“Vestitevi di educazione e gentilezza. Sarete sempre eleganti”.
MARIA LA BARBERA