ilTorinese

SANTANINFA Quando la creatività nasce da un amore, da un viaggio… e da un’intuizione dell’anima

Ci sono donne che seguono una strada già scritta.

E poi ce ne sono altre che la strada la cambiano mentre camminano, quasi senza accorgersene, seguendo il gusto, l’istinto, la curiosità, il bisogno profondo di trasformare tutto ciò che toccano in qualcosa che parli davvero di loro.

Sandra Giabardo Vallarino Gancia appartiene decisamente alla seconda categoria.

Nata e cresciuta in Veneto. Successivamente si sposa e si lega a uno dei cognomi storici più conosciuti delle Langhe e dell’Astigiano : quella della famiglia Vallarino Gancia .

La sua vita sembrava già disegnata dentro un’eleganza composta, raffinata, quasi prevedibile.
Un matrimonio, due figlie bellissime, una quotidianità apparentemente definita.

Poi però la vita, come spesso accade alle anime più vive, cambia ritmo.
Il matrimonio finisce. E proprio lì, dove molte persone si fermano, lei ricomincia.

Non con rabbia.
Non con clamore…ma quella forma rara di rinascita che nasce dalla curiosità verso il mondo.

Ed è proprio grazie ad un amore siciliano che tutto prende un’altra direzione.
L’amore quindi, la Sicilia, i colori, la luce, i mercati, le tradizioni, le mani che intrecciano materia e memoria, accudiscono sempre di più l’evoluzione sorprendente del domani che verrà .

Ed ecco comparire loro: le coffe siciliane.
Borse antiche, popolari, autentiche, nate per essere pratiche prima ancora che belle.
Lei le osserva, le studia, le ama immediatamente.
Ma dentro di sé sente che manca qualcosa…o forse, semplicemente, manca ancora lei.

Così Sandra torna a Torino con quell’idea in testa che continua a bussare.
Compra coffe semplici, essenziali, quasi nude e comincia a trasformarle.
Nastri, borchie , ricami vintage ,
Frasi disegnate sulla stoffa che parlano di mondi fantastici, dettagli eclettici, pizzi , abbinamenti e
colori inaspettati.

Ogni borsa smette di essere solo un accessorio e diventa un racconto. Un piccolo mondo personale. Un’identità da indossare.

Le amiche iniziano a notarle. Le chiedono, le vogliono. Una tira l’altra.
E così, quasi senza un business plan, senza strategie studiate a tavolino, nasce “Santaninfa”.

Un marchio che non nasce dalla moda ma nasce dall’anima.

Da quel momento la creatività prende velocità. Alle coffe si aggiungono clutch, giacche militari reinventate, capi vintage che tornano a vivere attraverso il suo sguardo.

Ed è qui che si comprende davvero il cuore del suo lavoro:
lei non personalizza semplicemente un capo. lei restituisce carattere alle cose.

Prende una giacca anonima e la trasforma in una dichiarazione di personalità.
Prende un tessuto e gli dà memoria.
Prende un colore e lo fa dialogare con un altro in maniera quasi istintiva, ma perfetta.

Ogni creazione sembra dire:
“Non esiste bellezza senza identità.”

Le sue mani costruiscono pezzi che mescolano Sicilia, Piemonte, internazionalità, vintage e contemporaneo, romanticismo e ironia, artigianalità e moda….ma soprattutto libertà.
Il suo successo esplode per la sua versatilità capace di plasmarsi su tutte le sue creazioni . Piace alle ragazze giovanissime come alle donne più mature proprio per questo motivo: non hanno età ma hanno anima.

E forse il segreto del suo successo è tutto qui. Nell’aver capito che la moda più interessante non è quella che omologa, ma quella che racconta.
Quella che fa sentire una persona unica, riconoscibile, viva.

Oggi Santaninfa è una realtà amata, cercata, indossata anche da personaggi dello spettacolo e da una Torino che continua a riconoscere in lei qualcosa di raro:
l’autenticità.

Ma la parte più bella della sua storia resta forse un’altra: la dimostrazione che a volte la vita ti porta lontano e non sempre attraverso ciò che avevi programmato…
ma attraverso ciò che hai amato davvero.

Un amore. Un viaggio. Una borsa vista in Sicilia.
E improvvisamente un destino completamente nuovo che prende forma tra nastri, ricami e meraviglia.

Con Santaninfa si respira ancora quella bellezza autentica che ha reso grande il vero Made in Italy: la ricerca dei materiali, la cura dei dettagli, la qualità, il gusto, l’anima artigianale di una sartoria che racconta ancora emozioni e identità.

In un mondo sempre più veloce e omologato, dove tutto rischia di assomigliarsi e perdere valore, il suo lavoro ricorda quanto sia importante preservare l’originalità, la creatività e il saper fare italiano.

E forse la speranza più bella è proprio questa:
che tanti giovani possano ancora imparare da realtà come Santaninfa, continuando a credere nella qualità, nell’unicità e nella poesia delle cose fatte con amore.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Bloccati a quota 2.400 metri: quattro escursionisti salvati in elicottero

Erano diretti al bivacco Beltrando quando la comitiva, in cordata, è rimasta bloccata a quota 2.400 metri sulle alture di Frassinetto; l’intervento dell’elicottero Drago ha permesso il recupero. È successo intorno all’ora di pranzo di oggi, quando quattro escursionisti in cordata si sono trovati costretti ad interrompere la marcia. Fortunatamente sono riusciti a contattare il 112 e a comunicare la loro posizione e le difficoltà.

Sul posto sono intervenuti l’elicottero Drago dei vigili del fuoco, il nucleo speleo-alpino-fluviale del comando provinciale di Torino e le squadre dei distaccamenti di Castellamonte e Ivrea. L’azione coordinata ha consentito di localizzare rapidamente il gruppo e avviare le operazioni di recupero.

L’equipaggio dell’elicottero ha raggiunto i quattro escursionisti, provvedendo al loro recupero e al trasferimento in sicurezza fino al centro sportivo del paese. I quattro non hanno riportato ferite.

VI.G

Torino e i suoi tre Nobel dimenticati: Luria, Levi-Montalcini e Dulbecco senza un luogo della memoria

Formati alla scuola di Giuseppe Levi, hanno cambiato la storia della medicina mondiale.

Torino custodisce un primato straordinario, ma quasi dimenticato. In pochi sanno infatti che ben tre Premi Nobel per la Medicina si formarono nelle aule dell’Università torinese sotto la guida dello stesso maestro: Salvador Edward Luria, Rita Levi-Montalcini e Renato Dulbecco. A unirli fu il grande istologo Giuseppe Levi, docente rigoroso e innovatore, che negli anni Trenta trasformò l’Istituto di Anatomia Patologica in uno dei centri scientifici più vivaci d’Europa.

Erano anni in cui nei laboratori torinesi si respirava modernità. Attorno ai microscopi di Levi si formò una generazione destinata a cambiare la storia della medicina mondiale. Poi arrivarono il fascismo, le leggi razziali, la guerra e molti di quei giovani scienziati furono costretti all’esilio, il loro talento finì per arricchire soprattutto gli Stati Uniti.

Salvador Luria, nato a Torino nel 1912 da famiglia ebraica sefardita, lasciò l’Italia per sfuggire alle persecuzioni razziali. Negli Stati Uniti divenne uno dei padri della biologia molecolare moderna. Il Nobel arrivò nel 1969 grazie agli studi sui batteriofagi e sui meccanismi genetici dei virus.

Diversa, ma altrettanto straordinaria, la vicenda di Rita Levi-Montalcini. Torinese, ebrea, costretta a lavorare in clandestinità durante il fascismo, allestì un piccolo laboratorio nella sua camera da letto continuando a studiare anche sotto i bombardamenti. Nel 1986 ricevette il Nobel per la scoperta del NGF, Nerve Growth Factor, destinata a rivoluzionare le neuroscienze. Con il tempo divenne una delle figure italiane più amate e conosciute nel mondo.

Renato Dulbecco, invece, arrivò a Torino da giovane studente e qui costruì la propria formazione scientifica. Dopo la guerra e la partecipazione alla Resistenza si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò ricerche decisive sui virus tumorali; il Nobel gli venne assegnato nel 1975. Fu inoltre uno dei protagonisti del Progetto Genoma Umano.

Tre Nobel usciti dalla stessa scuola scientifica rappresentano un caso rarissimo nella storia accademica mondiale. Eppure Torino sembra non aver mai davvero valorizzato questo patrimonio. Certo, esistono targhe, ricordi, iniziative sporadiche, ma manca un luogo simbolico capace di raccontare ai cittadini e ai visitatori questa straordinaria stagione della scienza torinese. In una città che giustamente celebra il cinema con il Museo Nazionale del Cinema e l’automobile con il Museo Nazionale dell’Automobile, sorprende l’assenza di un museo dedicato alla ricerca scientifica contemporanea; non esiste, infatti, un centro permanente che raccolga documenti, fotografie, strumenti, lettere e testimonianze legate a Levi e ai suoi allievi, né esiste un itinerario urbano che racconti i luoghi della scienza torinese del Novecento.

Mentre molte città europee investono nella valorizzazione della conoscenza e dell’innovazione come elementi identitari, Torino avrebbe già una storia potente da raccontare: nn museo dedicato a Giuseppe Levi e ai suoi tre Nobel potrebbe diventare, infatti, non solo un omaggio alla memoria, ma anche un progetto culturale di grande richiamo.

Una città, soprattutto ricca e laboriosa come Torino, non vive soltanto dei suoi monumenti o delle sue piazze storiche, ma anche delle idee che ha saputo generare e nel Novecento, la prima Capitalia d’Italia, ha contribuito a cambiare il mondo anche attraverso la scienza.

Maria La Barbera

L’archeologia si racconta nei Musei nazionali del Piemonte 

Violenza di genere: la Regione attiva percorsi per gli uomini che scelgono il recupero

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Marina Chiarelli, assessore alle Pari opportunità: «Sostenere i percorsi gratuiti per gli uomini che scelgono volontariamente di chiedere aiuto significa investire concretamente nella prevenzione della violenza e nella costruzione di una cultura del rispetto e della responsabilità».

 

La Regione Piemonte rafforza il sostegno ai percorsi di prevenzione e recupero rivolti agli uomini autori di violenza, introducendo nei criteri di finanziamento dei CUAV una specifica dedicata alla gratuità dei percorsi per chi sceglie volontariamente di intraprendere un cammino di responsabilizzazione e cambiamento. La misura è contenuta nella delibera approvata dalla Giunta regionale relativa ai finanziamenti 2026 destinati ai CUAV (Centri per Uomini Autori di Violenza), per un importo complessivo di 518.563 euro. Nel dettaglio, una fetta importante di queste risorse – il 30% del totale, pari a 155.579 euro – sarà distribuita ai centri in base al numero di utenti assistiti gratuitamente nel corso del 2025.

Il finanziamento regionale terrà conto dei percorsi di recupero offerti a titolo gratuito in due casi specifici: la partecipazione volontaria dell’uomo (al di fuori di procedimenti giudiziari) oppure l’attivazione delle procedure del “Codice Rosso” nei casi in cui, per ragioni economiche, il percorso debba essere garantito gratuitamente dal CUAV.

«Contrastare la violenza significa certamente proteggere le donne, rafforzare i percorsi di tutela e sostenere la rete antiviolenza, ma significa anche lavorare sulla prevenzione e sulla responsabilizzazione. Per questo la Regione Piemonte ha scelto di riconoscere e sostenere il lavoro dei CUAV che garantiscono gratuitamente percorsi agli uomini che decidono volontariamente di mettersi in discussione e intraprendere un percorso di recupero. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alle Pari opportunità della Regione Piemonte – Intervenire prima che la violenza degeneri significa costruire una cultura diversa delle relazioni, fondata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla capacità di chiedere aiuto. È una scelta che guarda alla sicurezza delle donne, ma anche alla necessità di agire sulle cause profonde della violenza. Abbiamo mantenuto invariati i criteri di finanziamento già adottati negli anni precedenti, introducendo soltanto una specifica richiesta dagli stessi Centri, per valorizzare un’attività che svolgono ogni giorno sul territorio e che rappresenta un presidio fondamentale di prevenzione sociale» conclude Chiarelli.

La Regione Piemonte conferma inoltre l’impianto dei criteri già adottati negli anni precedenti, mantenendo invariato il sistema di riparto e introducendo questa specifica su richiesta degli stessi Centri, nell’ambito del confronto avviato con il Tavolo regionale dei CUAV.

Autotrasporto: Fermo sospeso ma vertenza aperta

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Giovanni Rosso (Presidente Autotrasporto Confartigianato Piemonte): “Dopo settimane di silenzio, il Governo ha riconosciuto che la crisi dell’autotrasporto esiste e che servono misure specifiche. Questo è un primo importante risultato della pressione esercitata dalla categoria”

 

“Abbiamo aperto una porta, ma ora il Governo deve dimostrare con atti concreti che l’autotrasporto non viene ascoltato solo quando minaccia di fermarsi”

 

UNATRAS ha sospeso il fermo previsto dal 25 al 29 maggio 2026 dopo il confronto con il Governo a Palazzo Chigi, prendendo atto delle aperture annunciate dall’Esecutivo.

La sospensione del fermo nazionale dell’autotrasporto va letta per quello che è: un atto di responsabilità del sistema della rappresentanza, non la chiusura della vertenza, un atto di debolezza o una resa.

Infatti, secondo quanto emerso, il Governo avrebbe messo sul tavolo un pacchetto di interventi che comprende circa 300 milioni di euro per il credito d’imposta all’autotrasporto, una riduzione dei tempi per la compensazione delle accise trimestrali da 60 a 30 giorni, misure temporanee sui versamenti fiscali e la riattivazione di strumenti di confronto permanente, tra cui la Consulta generale dell’autotrasporto. Il comunicato del Consiglio dei Ministri segnala inoltre la proroga al mese di giugno 2026 del taglio delle accise sul carburante.

“Questi elementi rappresentano un’apertura politica che non va sottovalutata.  -dichiara Giovanni Rosso, Presidente Autotrasporto Confartigianato Imprese Piemonte – Dopo settimane di silenzio, il Governo ha riconosciuto che la crisi dell’autotrasporto esiste e che servono misure specifiche. Questo è un primo importante risultato della pressione esercitata dalla categoria, anche se ad oggi non abbiamo ancora elementi sufficienti per dire se le misure siano adeguate, tempestive e realmente utilizzabili dalle imprese. Per questo la nostra valutazione deve restare prudente e per questo dobbiamo continuare a monitorare l’evolversi della crisi che sta coinvolgendo il nostro settore”.

“La sospensione del fermo è una scelta di responsabilità, non di debolezza. – conclude Rosso – Abbiamo aperto una porta, ma ora il Governo deve dimostrare con atti concreti che l’autotrasporto non viene ascoltato solo quando minaccia di fermarsi. Se le misure saranno adeguate, lo riconosceremo. Se saranno insufficienti, tardive o solo annunciate, la mobilitazione resterà pienamente legittima.”

Testimoni della storia: gli anni di piombo

Caro direttore,
nel mese in cui ricorre la Giornata della Legalità,  nella doverosa celebrazione e nel ricordo del sacrificio del giudice Falcone, di sua moglie e della scorta a cui ha fatto seguito  quello  del giudice Borsellino,   vogliamo volgere lo sguardo anche a un’altra pagina dolorosa della nostra storia.  Ricordare anche il buio profondo degli Anni di Piombo a Torino e le vittime del terrorismo che hanno segnato così profondamente la nostra città e il nostro Paese. Partecipare è, oggi più che mai, il nostro modo attivo per testimoniare, ricordare e non dimenticare.
Si ringrazia per la diffusione. Con cordialità
Iulia Marzocchi 

Auto storiche, torna la Susa – Moncenisio

SABATO 30 E DOMENICA 31 MAGGIO 

Da venerdì 29 a domenica 31 maggio torna la Susa-Moncenisio, la corsa automobilistica più antica del mondo, valida per la Coppa Italia Slalom di Prima Zona e patrocinata dalla Città metropolitana di Torino. Disputata a partire dal 1902, la Susa-Moncenisio ha scritto pagine memorabili della storia dell’automobilismo sportivo italiano. La Susa-Moncenisio si prepara a scrivere un nuovo capitolo della propria storia. L’edizione 2026 segna il ritorno della velocità in salita accanto allo storico Slalom, riportando così la manifestazione alle sue radici più autentiche. Dopo il completamento delle verifiche sul percorso e l’apertura ufficiale delle iscrizioni, cresce l’attesa attorno a una gara che rappresenta da oltre un secolo uno degli appuntamenti simbolo del motorsport italiano.

L’edizione 2026, oltre che per la velocità in salita è valida per la Coppa Italia Slalom di Prima Zona, e vedrà sfidarsi i protagonisti delle due specialità lungo un tratto di 4,2 km della Statale 25 del Moncenisio, che attraversa l’abitato di Giaglione, con un dislivello di 305 metri (da 675 a 980 metri sul livello del mare), una pendenza media dell’8,3%, una larghezza media della carreggiata di 7,5 metri e 15 postazioni di birilli previste per la prova Slalom che non saranno presenti nella salita. Il percorso riprende il tratto iniziale dello storico tracciato originale di 22,5 chilometri, che da Susa conduceva fino al Lago del Moncenisio, oggi in territorio francese.

La collocazione della gara a fine maggio riporta la manifestazione in un periodo particolarmente favorevole, alle porte della stagione estiva, contribuendo a valorizzare ulteriormente il territorio valsusino e il richiamo turistico dell’evento. Venerdì 29 maggio dalle 15 alle 20 si svolgeranno le verifiche sportive e tecniche nella Legends Arena di corso Couvert 31 a Susa, che proseguiranno il giorno successivo dalle 10 alle 12. Le prove ufficiali in due manche della categoria Velocità Auto Storiche scatteranno alle 12 di sabato 30 maggio e, a seguire, è prevista la ricognizione per i concorrenti della gara di Slalom. Domenica 31 maggio alle 9 è in programma la prima manche della Velocità Autostoriche, mentre alle 13 si disputerà la prima manche dello Slalom ed a seguire le successive. Le premiazioni della categoria Auto Storiche sono in programma alle 15,30 alla Legends Arena, quelle della gara di Slalom alle 19.

Per consentire il regolare svolgimento della competizione, la Strada Statale 25 del Moncenisio resterà chiusa sabato 30 maggio dalle 8 alle 20 e domenica 31 maggio dalle 7 alle 20.

Nel corso della sua lunga storia, la Susa-Moncenisio ha visto imporsi alcuni dei più importanti protagonisti delle cronoscalate italiane, tra cui Mauro Nesti, Pasquale Irlando, Ezio Baribbi e Giuseppe Tambone. Il primo storico vincitore fu invece Vincenzo Lancia. Nel 2025 il successo assoluto era andato ad Emanuel Traina, assente nell’edizione 2026 per concomitanti impegni agonistici in altri campionati. L’edizione 2026 rappresenta inoltre ulteriore tassello di un progetto triennale di rilancio promosso dagli organizzatori, Supergara e Legends Arena, con l’obiettivo di riportare la storica competizione piemontese ai livelli di alto prestigio che l’hanno resa celebre nel panorama automobilistico internazionale. Un percorso di crescita che punta a consolidare la Susa-Moncenisio come evento di riferimento per il motorsport storico e moderno, valorizzando al tempo stesso il territorio e la tradizione sportiva della Valle di Susa.

ARWE 2026, Torino capitale della ricerca artistica internazionale

Arte, scienza e visione 

L’arte è profetica: anticipa il futuro, rende visibili le trasformazioni ancora in atto e offre strumenti per immaginare e costruire mondi migliori. Da questa convinzione nasce ARWE – Art Research World Expo, uno spazio di confronto promosso dall’Accademia Albertina di Torino.

 

Dal 25 al 30 maggio 2026, con esposizioni visitabili fino al 6 giugno, Torino ospita ARWE – Art Research World Expo: un evento promosso dall’Accademia Albertina di Belle Arti che trasforma la città in un laboratorio globale di ricerca artistica contemporaneaMostreperformanceteatrodanzacircooperaworkshop e conferenze animano i luoghi simbolo della città, costruendo una mappa culturale diffusa e accessibile a tutta la comunità.

 

Culmine del progetto INAR – Italian Network of Artistic Research, finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi Next Generation EU del PNRR, ARWE mette a sistema il talento di una nuova generazione di artisti provenienti da ventuno scuole d’arte italiane e ventisette istituzioni internazionali di diciotto Paesi. Non è la celebrazione di ciò che l’Accademia è stata, ma la dimostrazione di ciò che è capace di essere: un’istituzione nata nel 1678 che sceglie oggi di aprirsi a tutti i linguaggi espressivi del presente.

 

A testimoniare il peso culturale e istituzionale della manifestazione, il messaggio del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Un segnale chiaro da parte del Governo: ARWE non è un evento accademico tra i tanti, ma un progetto strategico per il Paese, e investire in ricerca artistica significa investire nel futuro della cultura, dell’innovazione e della formazione italiana nel mondo.

 

«Arte e scienza parlano linguaggi che possono sembrare diversi. In realtà condividono la stessa direzione: superare i confini di ciò che sappiamo e dare forma a ciò che non conosciamo. La tecnologia può accelerare il cambiamento, l’arte che lo rende umano, comprensibile, necessario. È da questo incontro che nasce l’innovazione più vera: quella che non si limita a costruire il futuro, ma lo immagina e lo rende possibile. Per questo il riconoscimento a Michelangelo Pistoletto e a Stelarc ha un valore che va oltre le singole opere. Racconta visioni diverse, ma unite da una stessa tensione: spingere l’umanità oltre i propri confini, tra materia e pensiero, tra corpo e tecnologia, tra immaginazione e realtà.»

 

La scelta di Torino non è casuale. La città non è solo la sede dell’evento: è essa stessa sistema. Ha saputo trasformare la propria identità industriale in una piattaforma culturale avanzata, in cui istituzioni pubbliche e private, musei, fondazioni e centri di ricerca convivono in un equilibrio dinamico. ARWE amplifica questa rete, facendo di Torino una meta ideale per la ricerca artistica nazionale e internazionale.

 

Le parole chiave di ARWE 2026: tre direzioni per immaginare il futuro attraverso l’arte

 

ARWE è orientato da tre parole chiave che non sono slogan, ma assunzioni di responsabilità: un manifesto che guida la selezione degli artisti, la struttura del programma e la filosofia dell’intera manifestazione.

 

Saving the World | Salvare il mondo: non una dichiarazione salvifica, ma la consapevolezza che l’arte rende intelligibili le crisi – climatiche, culturali, identitarie – producendo forme di comprensione che sono il prerequisito di ogni trasformazione.

 

Connecting Cultures | Connettere le culture: un passaggio dalla rappresentazione dell’altro all’esperienza condivisa. La cooperazione artistica internazionale non è un esercizio diplomatico, ma un processo di costruzione di senso attraverso la pratica. ARWE porta a Torino artisti, ricercatori e studenti da istituzioni che, in altri contesti, difficilmente si troverebbero allo stesso tavolo.

 

Empowering and Connecting People | Valorizzare e mettere in relazione le persone: le accademie non formano solo artisti, ma persone dotate di strumenti critici, creativi e relazionali per operare in un mondo complesso. Il fare arte è un atto civile: una responsabilità verso la comunità e verso le generazioni future.