ilTorinese

Ad Avigliana la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi

Sabato 20 e domenica 21 giugno Avigliana (TO), la città medievale dal cuore verde, è tornata nel XIV secolo con la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi, una delle manifestazioni storico-folcloristiche più importanti del Piemonte, che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti. La nobildonna, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano e poi duca a partire dal 5 settembre 1395 e di Isabella di Valois, era diretta a Melun dove avrebbe incontrato suo marito Luigi di Valois-Orléans, fratello minore del Re di Francia Carlo VI. I due, che erano anche cugini di primo grando, si erano sposati per procura a Milano l’8 aprile 1387, ma Valentina, che al momento delle nozze aveva solo quindici anni, fu impedita dal padre di raggiungere il marito e poté farlo solamente nel 1389.
Il 24 giugno di quell’anno partì da Pavia in direzione Melun portando in dote a Luigi la Contea di Asti, sottomessasi ai Visconti nel 1342 (che comprendeva importanti città come Bra, Cherasco, Cisterna d’Asti, Priocca, Calosso, Castelnuovo, oltreché il Castello di Bagnasco) e quella di Vertus (che Gian Galeazzo Visconti aveva ricevuto in dote da Isabella di Valois), 200.000 fiorini d’oro (l’anticipo dei 450 mila promessi dal padre), monili, specchi istoriati con immagini religiose, calici d’argento, stoffe preziose, ambra, corallo, cristalli di rocca e pietre preziose (150 diamanti, 28 smeraldi, 310 zaffiri, 85 rubini e 7000 perle).
A Milano vennero organizzati dodici giorni di festeggiamenti in suo onore.
Accompagnata da trecento cavalieri e da suo cugino il Conte di Savoia Amedeo VII, detto il “Conte Rosso”, che la scortò fino a Chambéry, Valentina fece tappa ad Alessandria, Asti (dove sostò nel Rione San Silvestro), Chieri, Torino, Rivoli ed Avigliana, dove il Conte Rosso, insieme al cugino Amedeo di Savoia-Acaia, organizzò grandi festeggiamenti che durarono più giorni, videro la presenza di tutti i nobili della zona e si conclusero con un torneo di giochi ed un palio dei cavalli.
Questo evento è ricordato ogni anno con il Palio Storico dei Borghi, in occasione del quale si sfidano in diverse competizioni i s
ette borghi storici del paese: Borgo Drubiaglio, Borgo Nuovo, Borgo Paglierino, Borgo Pertusera, Borgo San Pietro, Borgo Sant’Agostino e Borgo Vecchio.
Le competizioni dell’edizione 2026 avevano preso il via nel pomeriggio di sabato 13 giugno quando si era disputata la gara di canoe sul Lago Grande, che aveva visto Borgo Drubiaglio conquistare il gradino più alto del podio, aggiudicandosi la prima posizione assoluta nella classifica generale. Nella categoria femminile aveva vinto Borgo Pertusera, mentre tra gli uomini a prevalere era stato Borgo Drubiaglio.
Sabato 20 giugno alle ore 17 è stata celebrata una Santa Messa nel Santuario della Madonna dei Laghi, edificato attorno al pilone decorato l’affresco raffigurante l’icona della Madonna del Latte, davanti al quale era solita recarsi in preghiera Bona di Borbone chiedendo la grazia di avere un erede maschio. Il suo desiderio venne esaudito ed il 24 febbraio 1360 nel castello nacque il futuro Conte di Savoia Amedeo VII. Bona volle che attorno a quel pilone fosse costruita un’edicola, affidata agli Agostiniani, che nel Seicento venne fatta trasformare dal Duca di Savoia Carlo Emanuele I nell’attuale santuario.
Al termine della funzione religiosa sono stati benedetti il Palio, dipinto quest’anno dai pittori Sergio Aimasso Mauri e Lucia Sconfienza e le bandiere dei borghi.
Gli Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana e i rievocatori del Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso”, seguiti dai rappresentanti dei borghi, hanno quindi sfilato fino al Campo CGA in Via Oronte Nota, ai piedi della Chiesa di San Pietro, edificata tra il IX e il X secolo, dove il Primo Cittadino Andrea Archinà ha consegnato le chiavi della città al Conte di Savoia Amedeo VII.
La serata è proseguita con la gara dei tamburini, nella quale ha primeggiato Borgo Nuovo e con la sfida di tiro alla fune, che ha visto la vittoria di Borgo Sant’Agostino.
Il numeroso pubblico ha potuto gustare menù conviviali di stampo medievale presso le taverne dei borghi; il tutto è stato accompagnato da spettacoli vari, tra i quali l’esibizione dell’Associazione “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana”, i combattimenti dell’ “Asti Buhurt Club” e i balli del gruppo “Belly…ssime”. Il fulcro della serata è stato alle ore 22 quando i rievocatori del Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso APS-ETS” in collaborazione con l’Associazione “La Terra dei Cavalli” di Giuseppe Raggi hanno portato in scena la grande rievocazione “Filippo di Savoia, Principe d’Acaia, che dalla storia passò alla leggenda”. Questa magnifica rappresentazione ha permesso al pubblico di apprendere la storia di Filippo II di Savoia-Acaia, il quale per essersi ribellato a suo cugino il Conte Verde venne rinchiuso nelle segrete del Castello di Avigliana e fu ucciso per annegamento nelle acque del Lago Grande il 21 dicembre 1368. Il suo fantasma aleggerebbe ancora oggi sulle acque.
La serata di sabato 20 giugno si è conclusa dalla performance del gruppo artistico “Il Carro delle Illusioni”.
Il giorno seguente alle ore 15 da Piazza del Popolo è partito il corteo storico, che guidato dall’Associazione “
Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana”, dalla Corte, dai borghi e dai Cavalieri del Conte Verde, capeggiati da Giuseppe Raggi, il quale magistralmente impersonava il Conte di Savoia Amedeo VI, alle ore 16 ha raggiunto il Campo CGA, dove si è disputato il Palio Storico. Dopo l’esibizione degli “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana” e la gara di tiro con l’arco, vinta da Borgo Paglierino, si è tenuta l’attesissima corsa dei cavalli, che ha decretato il vincitore dell’edizione 2026 del Palio; a primeggiare, per il secondo anno consecutivo, è stato Borgo Vecchio.
La festa è continuata in Piazza Conte Rosso, ai piedi delle rovine del maniero che dal 1046, anno delle nozze tra Adelaide di Torino e Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia Sabauda, fino al XV secolo fu una delle sedi della Corte quando essa risiedeva al di qua delle Alpi. Qui si è tenuta la cena “Al Banchetto del Conte Rosso”.
Alle ore 22,15 il corteo storico, percorrendo Via Cavalieri di Vittorio Veneto ha raggiunto Piazza del Popolo, dove si è tenuto un grande spettacolo di luci, suoni e colori.

E Valentina Visconti che fine fece?

Scortata dal Conte Rosso fino a Chambéry, la capitale della Contea di Savoia, venne in seguito affidata a Mâcon ai delegati del Re di Francia. Dopo una breve tappa a Digione per incontrare suo zio il Duca Filippo di Borgogna, raggiunse il suo sposo a Melun il 17 agosto. Il 22 agosto la coppia fece il suo ingresso trionfale a Parigi, dove nella Cattedrale di Notre-Dame ricevette gli omaggi dell’aristocrazia francese.
Dalla loro unione nacquero nove figli, tra i quali Carlo (1394-1465), Duca d’Orléans, che fu il padre del Re di Francia Luigi XII, salito al trono nel 1498; Giovanni (1400-1467), Conte d’Angouleme, che fu il nonno paterno del Re di Francia Francesco I, salito al trono nel 1515 e Margherita (1406-1466), Contessa di Vertus, che sposò Riccardo di Bretagna, Conte d’Étampes e fu la madre del Duca Francesco II di Bretagna.
Valentina fu accusata da sua cugina e cognata la Regina Isabella di aver stregato Re Carlo VI con l’obiettivo di far salire al trono suo marito Luigi e dovette quindi lasciare la Corte, trasferendosi prima ad Asnières e poi al Castello di Blois, nella Valle della Loira.
Disperata, in una lettera alla Corte milanese scrisse: “
Non sono più né di Francia né d’Italia, ma del dolore che divide le due”.
Luigi il 23 novembre 1407 venne fatto assassinare dai sicari del Duca Giovanni di Borgogna detto “senza Paura”, il quale desiderava conquistare il trono di Francia che era stato di suo nonno Re Giovanni II.
Valentina morì a trentotto anni il 4 dicembre 1408, molto probabilmente a causa del dolore causatole dalla perdita del consorte.
E’ l’antenata degli attuali capi dei due rami della Casa Reale francese: Luigi XX di Borbone, discendente da Re Filippo V di Spagna, nipote del Re Sole e Giovanni IV d’Orléans, discendente da Filippo, Duca d’Orléans, fratello minore di Re Luigi XIV.

ANDREA CARNINO

“Il Canto della Terra” di Mahler nel libro di Paola Capriolo e Teresa Maresca

Paolo Capriolo, nota per le sue traduzioni dal tedesco di autori come Goethe, Kafka, Kleist e Thomas Mann, vincitrice del Premio Berto per l’opera “La Grande Eulalia”, dei Premi Rapallo e Selezione Campiello per “Il Nocchiero” e del Grinzane Cavour per “Il Doppio Regno”, è l’autrice de “Il Canto della luna” (Bibliotheka Edizioni, 2026), libro scritto a quattro mani con l’artista e scrittrice Teresa Maresca, pittrice figurativa e visionaria tra le più apprezzate e originali in Italia.

Uscito in libreria il 29 maggio scorso, e disponibile su tutte le maggiori piattaforme dedicate alla vendita dei libri, il testo unisce letteratura, pittura e musica in quello che si configura come un lavoro di rivisitazione di uno dei grandi capolavori della musica novecentesca, il ciclo di lieder, risalente al 1908, “Il Canto della Terra”, del compositore austriaco Gustav Mahler (1860-1911). Nell’autunno del 1907 fu pubblicata in Germania l’antologia “Il flauto cinese”, contenente un centinaio di liriche di autori compresi tra il XII secolo a.C. e la contemporaneità. Proprio sette di quelle poesie, per la maggior parte scritte da Li Po, il grande poeta cinese della Dinastia Tang, annegato, secondo la leggenda, nell’intento di abbracciare la luna riflessa sull’acqua (consigliata, a riguardo, la lettura della raccolta “La clessidra di bambù”, pubblicata da Bibliotheka Edizioni e curata dal poeta Roberto Mussapi) ispirarono Gustav Mahler per la sua composizione de “I Canti della Terra”, scritta sulle Dolomiti tre anni prima della sua morte, avvenuta nel 1911.

“Il Canto della luna” intreccia quindi le parti vocali della Sinfonia mahleriana, proposte nella traduzione di Paola Capriolo con testo originale a fronte, alla poetica per immagini e ai colori di Teresa Maresca, andando così a creare una percezione stratificata dell’opera che l’arte, quando nasce da una vera ispirazione, consente attraverso le sue molteplici connessioni.

Paola Capriolo
vive e lavora a Milano.
Ha esordito nel 1988 con i racconti de “La Grande Eulalia” (Premio Berto), in seguito “Il Nocchiero” (Premio Rapallo, Premio Selezione Campiello), Il Doppio Regno (Premio Grinzane Cavour), e, tra gli altri, “Una Luce Nerissima”, “Il Pianista Muto”, “Mi ricordo”, “Marie e il signor Mahler”, “Irina Nikolaevna”.
Tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue. Ha tradotto classici della letteratura tedesca, tra cui Goethe, Kafka, Kleist, Thomas Mann.

Teresa Maresca
vive a Milano dagli anni ’80.
Con una pittura figurativa e visionaria lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia.
Hanno scritto di lei Carlo Sini, Sergio Givone, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Paolo Biscottini.
Ha pubblicato il libro “Il Primitivo del Sogno” su arte, natura e pensiero primitivo e ha in preparazione la mostra-installazione “Stars&Bones” per la Fabbrica del Vapore di Milano.

Mara Martellotta

Cultural Trail Pedanea torna in possesso di Niccolò Biazzetti

Il bellissimo borgo torinese di Loranzè ha ospitato l’edizione 2026 del Cultural Trail Pedanea, e questa è stata davvero l’edizione della svolta, con un’alta partecipazione nei due percorsi previsti. La manifestazione, fortemente voluta dalla Pro Loco locale, con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, ha visto tanti podisti accedere alla sede di partenza posta nel centro storico di questo borgo. La gara, lunga 19,5 km per 600 metri di dislivello, ha visto il ritorno al successo di Niccolò Biazzetti, già vincitore nella prima edizione, del 2023, a suon di record. Questa volta, la prestazione  del portacolori dell’ATL Canavesana è stata leggermente più alta dal punto di vista cronometrico.

Prima posizione fra le ragazze, è stata quella di Tania Rosa, dell’APD Pont Saint Martin, alle sue spalle Chiara Bertino, dell’Equilibra Running Team, e terza Federica Spadafora, dell’APD Pont Saint Martin.

Nel percorso di 8,5 km, per 230 metri di dislivello, il primo posto è stato conquistato da Davide Nicco, di APD Pont Saint Martin, in 35 minuti e 34 secondi, con un minuto di vantaggio sul maratoneta Stefano Velatta, e 1 minuto e 5 secondi su Claudio Cabodi, di ATL Cafasse. La gara femminile è stata vinta da Elena Cristina Masili, della ATL Monterosa Fogu Arnad, a seguire Miriam Di Vincenzo, dell’ATL Cafasse, e terza Nicoletta Di Nucci della POD Torino.

In una domenica con il caldo tipico del solstizio d’estate, la quarta edizione della Cultural Trail Pedanea ha raccolto ben 266 classificati, senza considerare la prova non competitiva. Si è trattato di un successo senza precedenti, che rappresenta un invito a insistere su questa strada per festeggiare al meglio, il prossimo anno, il primo lustro di vita.

Mara Martellotta

Torna in funzione la Fontana Igloo di Mario Merz

È tornata a funzionare la Fontana Igloo di Mario Merz, una delle opere di arte contemporanea più note della città, situata tra corso Mediterraneo e corso Lione. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che nella giornata di domenica scorsa, attraverso un video pubblicato sui canali social, ha comunicati ai cittadini il completamento dell’importante lavoro manutentivo che ha permesso il ripristino dell’opera, con la riattivazione del suo sistema idraulico e luminoso. Nel 2025, il Comune aveva deciso, per il suo ripristino, un investimento tra i 30 e i 70 mila euro. L’opera, firmata da uno dei principali esponenti dell’Arte Povera, Mario Merz, sarà godibile dalle ore 8 alle ore 24.

Mara Martellotta

Inchiesta Agnelli: contro Elkann Margherita chiede costituzione parte civile

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Questa mattina a Torino è iniziata l’udienza preliminare nell’inchiesta su presunte irregolarità fiscali in relazione alla residenza di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli, ha chiesto di costituirsi parte civile. Sono chiamati in causa John Elkann , il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero e, per un’altra vicenda, il notaio Remo Morone. L’udienza è stata aggiornata all’11 settembre per consentire alle difese di esprimere un parere.

I segreti della Gran Madre

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Torino, bellezza, magia e mistero

Torino città magica per definizione, malinconica e misteriosa, cosa nasconde dietro le fitte nebbie che si alzano dal fiume? Spiriti e fantasmi si aggirano per le vie, complici della notte e del plenilunio, malvagi satanassi si occultano sotto terra, là dove il rumore degli scarichi fognari può celare i fracassi degli inferi. Cara Torino, città di millimetrici equilibri, se si presta attenzione, si può udire il doppio battito dei tuoi due cuori.

Articolo1: Torino geograficamente magica
Articolo2: Le mitiche origini di Augusta Taurinorum
Articolo3: I segreti della Gran Madre
Articolo4: La meridiana che non segna l’ora
Articolo5: Alla ricerca delle Grotte Alchemiche
Articolo6: Dove si trova ël Barabiciu?
Articolo7: Chi vi sarebbe piaciuto incontrare a Torino?
Articolo8: Gli enigmi di Gustavo Roll
Articolo9: Osservati da più dimensioni: spiriti e guardiani di soglia
Articolo10: Torino dei miracoli

Articolo 3: I segreti della Gran Madre

La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.

La chiesa, di evidente stampo neoclassico, venne edificata nella piazza dell’antico borgo Po su progetto dell’architetto torinese Ferdinando Bonsignore; iniziato nel 1818, il Pantheon subalpino venne ultimato solo nel 1831, sotto re Carlo Alberto. L’edificio ubbidiva all’idea di una lunga fuga prospettica che doveva collegare la piazza centrale della città, Piazza Castello, alla collina. La chiesa è posta in posizione rialzata rispetto al livello stradale, e una lunga scalinata porta all’ingresso principale. Al termine della scalinata vi è un grande pronao esastilo costituito da sei colonne frontali dotate di capitelli corinzi. All’interno del pronao vi sono ai lati altre colonne, affiancate da tre pilastri addossati alle pareti. Eretta su un asse ovest-est, con ingresso a occidente e altare a oriente, essa presenta orientazioni astronomiche non casuali: a mezzogiorno del solstizio d’inverno, il sole illumina perfettamente il vertice del timpano visibile dalla scalinata d’ingresso. Il timpano, sul frontone, è scolpito con un bassorilievo in marmo risalente al 1827, eseguito da Francesco Somaini di Maroggia, (1795-1855) e raffigura la Vergine con il Bambino omaggiata dai Decurioni torinesi. Ai lati del portale d’ingresso sono visibili due nicchie, all’interno delle quali si trovano i santi San Marco Evangelista, a destra, e San Carlo Borromeo, a sinistra. Fanno parte dell’edificio due imponenti gruppi statuari, allegorie della Fede e della Religione, entrambi eseguiti dallo scultore carrarese Carlo Chelli nel 1828. Sulla sinistra si erge la Fede, rappresentata da una donna seduta, in posizione austera, con il viso serio, sulle ginocchia poggia un libro aperto che tiene con la mano destra, con l’altra, invece, innalza un calice verso il cielo. Spunta in basso alla sua destra un putto alato, che sembra rivolgersi a lei con la mano sinistra, mentre nella destra tiene stretto un bastone. Dall’altro lato si trova la Religione, raffigurata come una matrona imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.

Entrando nella chiesa ci si ritrova in un ampio spazio tondeggiante e sobrio, c’è un’unica navata a pianta circolare, l’altare maggiore, come già indicato, è posto a oriente, all’interno di un’abside semicircolare provvista di colonne in porfido rosso. Numerose sono le statue che qui si possono ammirare, ma su tutte spicca la figura marmorea della Gran Madre di Dio con Bambino, posta dietro l’altare maggiore, il cui misticismo è incrementato dalla presenza di raggi dorati che tutta la circondano. Nelle nicchie ai lati, in basso, vi sono alcune statue simboliche per la città e per i committenti della chiesa, cioè i Savoia. Oltre a San Giovanni Battista, il patrono della città, anch’egli con una grande croce nella mano sinistra, S. Maurizio, il santo prediletto dei Savoia, Beata Margherita di Savoia e il Beato Amedeo di Savoia. La cupola, considerata un capolavoro neoclassico piemontese, sovrasta l’edificio ed è costituita da cinque ordini di lacunari ottagonali di misura decrescente. La struttura è in calcestruzzo e termina con un oculo rotondo, da cui entra la luce, del diametro di circa tre metri. Sotto la chiesa si trova il sacrario dei Caduti della Grande Guerra, inaugurato il 25 ottobre 1932 alla presenza di Benito Mussolini. La bellezza architettonica dell’edificio nasconde dei segreti tra i suoi marmi. Secondo gli occultisti, la Gran Madre è un luogo di grande forza ancestrale, anche perché pare sorgere sulle fondamenta di un antico tempio dedicato alla dea Iside, divinità egizia legata alla fertilità, anche conosciuta con l’appellativo “Grande Madre”. Iside è l’archetipo della compagna devota, per sempre fedele a Osiride, simbolo della consapevolezza del potere femminile e del misticismo, il suo ventre veniva simboleggiato dalle campane, lo stesso simbolo di Sant’Agata. Si è detto che Torino è città magica e complessa, metà positiva e metà maligna, tutta giocata su delicati equilibri di opposti che sanno bilanciarsi, tra cui anche il binomio maschio-femmina. Questo aspetto è evidenziato anche dalla contrapposizione tra il Po e la Dora che, visti in chiave esoterica, rappresentano rispettivamente il Sole, componente maschile, e la Luna, componente femminile. I due fiumi, incrociandosi, generano uno sprigionamento di forte energia. Altri luoghi prettamente maschili sono il Valentino e il Borgo Medievale, che sorgono lungo il Po e sono anche simboli di forza; ad essi si contrappone la zona del cimitero monumentale, in prossimità della Dora, legata alla sfera notturna e femminile. L’importanza esoterica dell’edificio non termina qui, ci sono alcuni che sostengono ci sia un richiamo alle tradizioni celtiche con evidente allusione a un ordine taurino nascosto tra le parole della dedica: se leggiamo l’iscrizione a parole alterne resta infatti la dicitura: Ordo Taurinus. Ma il più grande mistero che in questa chiesa si cela è tutto contenuto nella statua della Fede. Secondo gli esoteristi, la donna scolpita in realtà sorreggerebbe non un calice qualunque ma il Santo Graal, la reliquia più ricercata della Cristianità, e con il suo sguardo indicherebbe il luogo preciso in cui esso è nascosto. Allora basta capire dove guarda la marmorea giovane -secondo alcuni la stessa Madonna – e il gioco è fatto! Sì, peccato che chi ha scolpito il viso si sia “dimenticato” di incidervi le pupille, così da rendere l’espressione della figura imperscrutabile, e il Graal introvabile. Se non per chi sa già dove si trovi.

Alessia Cagnotto

Con i fondi regionali un aiuto a ricerca, sviluppo, innovazione

APPROVATE DALLA GIUNTA REGIONALE DUE “SCHEDE DI MISURA”

A DISPOSIZIONE RISORSE COMPLESSIVE DI CIRCA 84 MILIONI DI EURO

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Ricerca e Innovazione Matteo Marnati, ha approvato due provvedimenti destinati a sostenere ricerca, sviluppo, innovazione e le fasi di industrializzazione dei relativi risultati, con particolare attenzione allo sviluppo di tecnologie critiche in linea con la piattaforma europea Step, per complessivi 84 milioni di euro, a cui si aggiungono fino a 3,9 milioni per l’assistenza tecnica.

Si tratta di due “schede di misura”, ovvero i documenti tecnici che descrivono obiettivi, ambiti, criteri di ammissibilità, dotazione finanziaria e modalità attuative di una misura del programma Fesr 2021‑2027. Sono in sostanza il “manuale operativo” del bando.

Step è la “Piattaforma di Tecnologie Strategiche per l’Europa”,con cui l’Unione Europea mette a disposizione risorse per finanziare ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie critiche (digitali, pulite, biotecnologie e difesa), con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia tecnologica europea e attrarre investimenti.

«Con l’approvazione delle “schede di misura” mettiamo a disposizione delle imprese piemontesi risorse importanti, per circa 84 milioni di euro, a favore dell’attività di ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e per le fasi di industrializzazione — dichiara l’assessore Matteo Marnati -. Rinnoviamo il sostegno alle imprese, agevolando il passaggio dalla ricerca al mercato, e lanciamo un intervento strategico dedicato allo sviluppo di tecnologie critiche in linea con la piattaforma europea Step: l’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica delle nostre filiere, ridurre le dipendenze e accompagnare il tessuto imprenditoriale verso una transizione industriale più competitiva e ad alto tasso di innovazione».

La prima misura, denominata “Swich – edizione 2026”, sostituisce una precedente scheda e rappresenta la terza finestra di agevolazioni per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. La seconda misura è invece dedicata allo sviluppo di tecnologie critiche (digitali, pulite e biotecnologiche) che apportino elementi innovativi emergenti con elevato potenziale economico e contribuiscano a ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione.

Entrambe le misure, ciascuna dotata di circa 40 milioni di euro, mirano a sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese piemontesi, favorendo il trasferimento dei risultati alle fasi di avvio industriale e commerciale e sostenendo le attività intermedie di valutazione di fattibilità tecnica, economica e di mercato. L’intento è mantenere continuità con i modelli di supporto attivati nel ciclo di programmazione 2014‑2020 e promuovere la validazione e l’incorporazione dei risultati scientifici e tecnologici nei processi produttivi, con particolare attenzione alla generazione di vantaggi competitivi e opportunità di business a livello di singola impresa o di filiera.

Potranno concorrere proposte in forma singola o partenariale, a diverso stadio di maturità purché in prossimità della fase di avvio industriale o commerciale, e caratterizzate da piani di investimento di taglio medio‑basso o medio‑alto; nei progetti collaborativi la quota minima di partecipazione delle Pmi non può essere inferiore al 20% del costo complessivo ammissibile, mentre la partecipazione degli organismi di ricerca è ammessa esclusivamente in partenariato con le imprese e fino a un limite massimo del 30% a seconda della linea di intervento.

I beneficiari sono prevalentemente imprenditoriali: Mpmi (micro, piccole e medie imprese) incluse le start‑up innovative, grandi imprese solo in partenariato con Mpmi, e organismi di ricerca in partenariato. Tutti i soggetti devono avere sede operativa e produttiva in Piemonte o impegnarsi ad attivarla prima della prima erogazione del contributo, con possibilità limitata di partecipazione per soggetti non regionali solo se la loro presenza è essenziale per competenze non reperibili localmente.

Le misure privilegiano progetti che sviluppino know‑how su tecnologie e soluzioni innovative e che conducano alla generazione, implementazione e immissione sul mercato di nuovi prodotti, processi e servizi, contribuendo così a rafforzare la competitività, la resilienza e la riorganizzazione delle filiere industriali regionali.

La polizia salva la vita a una donna

Un tempestivo intervento della Polizia di Stato, a Torino, ha permesso di salvare la vita a una donna che aveva tentato un gesto estremo.
L’allarme è scattato a seguito di una segnalazione giunta al Numero Unico di Emergenza 112 attorno alla mezzanotte da parte di una conoscente della donna, preoccupata per un messaggio inviatole sul cellulare, ritenuto indicativo di un possibile gesto autolesivo imminente.
Ricevuta la richiesta di soccorso, gli agenti del Commissariato di P.S. San Paolo hanno raggiunto rapidamente l’abitazione della signora, nel quartiere San Secondo. Dopo aver tentato invano di contattarla e aver udito deboli lamenti provenire dall’interno, i poliziotti, intuita la gravità della situazione, hanno forzato la porta d’ingresso dell’appartamento, riuscendo ad accedere.
Qui hanno trovato la donna, che è stata soccorsa successivamente da personale sanitario del 118.
Entrambi gli operatori di polizia hanno riportato lievi lesioni durante l’intervento.

Spoto Bakery conferma i tre pani del Gambero Rosso

DAL CUORE DI BORGO VITTORIA

Si è svolta alla Stazione Marittima di Napoli,  in occasione di Rotte Mediterranee – Terra Mare Visione, la presentazione della nuova Guida Pane e Panettieri d’Italia 2027 del Gambero Rosso. In questa occasione anche Alessandro Spoto di Spoto Bakery a Torino ha ricevuto la ri-conferma del massimo riconoscimento della Guida: i Tre Pani.

“Questo premio è una grande soddisfazione e voglio condividerlo con tutte le persone che fanno parte del nostro percorso – ha dichiarato Alessandro Spoto – Ringrazio il Gambero Rosso per questo riconoscimento, mia moglie Antonella e la squadra tutta al femminile che gestisce il negozio, che ogni giorno lavora con passione e dedizione ed è il vero valore aggiunto di Spoto Bakery. Ma il grazie più grande va ai nostri clienti: sono loro, scegliendoci ogni giorno, a darci la possibilità di continuare a fare il lavoro che amiamo e a guardare al futuro con entusiasmo”.

Qui di seguito la scheda del Gambero Rosso per Spoto Bakery in Guida Pane e Panettieri d’Italia 2027:

In un quartiere sempre vivace come Borgo Vittoria, a pochi passi dal mercato di piazza Vittoria, il grande panificio di Spoto è una vera istituzione. Qui si viene per acquistare pani e dolci, ma ci si ferma volentieri anche nei due angoli con tavolini, per una colazione con caffè, cappuccino e croissant appena sfornati, o a pranzo per gustare le pizze. La scelta di Spoto è consolidare un legame forte con la tradizione e il territorio, producendo pani “di carattere”. Predilige così i grandi formati, che si conservano più a lungo: pani di segale, il pane di farro integrale, il filone “gran rustico” con dieci cereali, il pane Perciasacchi di grano siciliano, il nero di Castelvetrano e il pan macina da 2 kg, realizzato esclusivamente con grani piemontesi. Tra le novità, il pane blend di grano duro e tenero, e i pani-gourmand, arricchiti con pomodori secchi, acciughe, sesamo e cipolla. Molto apprezzate sono anche la focaccia romana, semplice o farcita, e le lingue di pizza scrocchiarelle al pomodoro. Altra novità la linea di prodotti confezionati da asporto: cornetti, pangoccioli, pizze. E, naturalmente, non mancano crossainterie, dolci da forno, biscotti e lievitati delle feste.

Nella foto Alessandro Spoto e Antonella Bandi di Spoto Bakery 

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