ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Il discorso del Sindaco di Torino al Giorno della Memoria – Altissimo – Vannacci tra Crosetto e Borghezio – Un Giolitti privato e il suo medico – Lettere

Il discorso del Sindaco di Torino al Giorno della Memoria
 Ho partecipato alla manifestazione al Comune di Torino per il giorno della Memoria ed ho ascoltato da parte del sindaco Lo Russo un discorso di particolare rilievo che ha mi ha  affascinato. Questo giorno della memoria era  molto difficile dopo Gaza, ma Lo Russo ha concentrato il suo dire sul piano storico e sull’Olocausto degli ebrei con parole chiare e oneste, non abituali in un politico.
Anche nello stile è stato asciutto, direi tacitiano, senza concessioni alla retorica . Vorrei poter pubblicare tutto il suo discorso. Mi limito ad alcune frasi: “La memoria non è un rituale“ ed ancora  “Il male non nasce già riconoscibile. Diventa normale poco alla volta, mentre qualcuno guarda altrove. Diventa accettabile quando il silenzio prende il posto della responsabilità  e l’indifferenza quello della coscienza”.
“Nel giorno della memoria ricordiamo le vittime della tragedia della Shoah e tutte le persone perseguitate e uccise dal nazifascismo. Ed ancora: “Giustizia e vendetta non sono la stessa cosa. La vendetta genera altra violenza. La giustizia richiede la fatica del pensiero complesso, la rinuncia a risposte immediate, il coraggio di non adeguarsi alla logica di “noi contro loro”. Ed infine: “Richiede la capacità di non ridurre i conflitti a slogan, di non trasformare interi popoli in colpe collettive, di distinguere sempre tra governi, responsabilità politiche , popoli e persone. “ Nel discorso del Sibdaco c’è l’aria dei ventilati altipiani, come diceva Mario Soldati, riferendosi ai suoi maestri. Non bisogna semplificare la storia , sembra essere l’imperativo di Lo Russo. Lo stesso del grande storico ebreo  ucciso dai tedeschi che invitava a capire la storia prima di giudicare.
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Altissimo
Non ho mai avuto occasione di conoscere di persona Renato Altissimo , ministro liberale e anche segretario  generale del PLI .Ci siamo visti più volte in mille occasioni, ma non siamo mai andati oltre il buonasera o il  buongiorno. A volte ci  incontravamo nella libreria Zanaboni che ambedue sicuramente avevamo conosciuto quand’era una famosa e fornitissima cartoleria. Forse non l’ho mai neppure apprezzato politicamente perché mi sembrava molto snob e molto confindustriale: il conte Carandini scrisse di un PLI affittato alla Confindustria proprio sul “ Mondo“ di Pannunzio. Nel 1970 sul settimanale “Torino giorni“ che avevo iniziato a dirigere,  scrissi un velenoso corsivo che colpì sicuramente nel segno e che  forse fu la causa di un rapporto mai nato anche in tempi successivi. Commentando politicamente l’elezione di Zanone e Bastianini alle elezioni amministrative di quell’anno  scrissi che erano dei veri “illuministi“ perché illuminati dai fari Altissimo , in riferimento alla nota azienda di famiglia che Renato chiuse per dedicarsi totalmente  alla politica e alla bella vita: era stato eletto deputato nel 1972 e divenne romano ad ogni effetto.
Leggendo le commemorazioni  di Zanone nel decennale della morte nessuno ha ritenuto di ricordare anche  Altissimo forse perché i due liberali litigarono di brutto e non si riconciliarono più . Per ragioni storiche va detto – e lo dico ad onor del vero e anche a nome di un amico scomparso lo scorso anno ( Edoardo Massimo Fiammotto stretto collaboratore di Altissimo ) – che  senza l’apporto economico e il sostegno in Confindustria di Altissimo la corrente di “ Rinnovamento liberale “ non sarebbe mai nata . Lo slogan del 1970 ABZ (le iniziali dei tre soci fondatori) si realizzò perché Altissimo gli diede  le gambe  per camminare. Diversamente Zanone avrebbe continuato a  fare  il funzionario di partito e il docente di Lettere al serale dell’ Avogadro. Ignorare Altissimo ed esaltare Zanone è  sbagliato. Lo scorso anno Fiammotto, direttore della scuola di liberalismo in Piemonte, voleva ricordare Altissimo, ma ci furono liberali che glielo impedirono per inspiegabili motivi di invidia e di antico livore. I due liberali Altissimo e Zanone vanno ricordati insieme, unendo nel ricordo il giornalista e scrittore Ostellino che dei tre era sicuramente il migliore, non nel senso togliattiano del termine.
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Vannacci tra Crosetto e Borghezio
 A Ventimiglia il gen. Vannacci è stato accolto festosamente  da Borghezio e dal sindaco della cittadina ligure. Sembra che il generale si stia mettendo in proprio con un nuovo movimento di estrema destra  e l’accoglienza di Borghezio è un sintomo significativo. Dare spazio a Vannacci nel centro – destra fu un grave errore perché le sue posizioni sono sempre state estremiste.
Un tizio che fece il vigile urbano nel Ponente ligure e che si atteggia a politico almirantiano (sic!) invitò subito a Garlenda il generale per presentare il suo libro. Aveva ragione Crosetto che da ministro della Difesa prese subito le distanze dal generale della “Folgore”: una posizione molto coraggiosa e difficile da assumere. Adesso la Lega si troverà ad avere un vicesegretario ingovernabile anche dal “capitano“ Salvini.
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Un Giolitti privato e il suo medico
In un bel libro di di memorie famigliari , opera di Riccardo  Mattòli, che verrà presentato al Senato della Repubblica,  viene ricordato Agostino  Mattòli, il medico personale di Giovanni  Giolitti,  divenuto suo segretario nel suo quinto ed ultimo governo e anche deputato tra il ‘21 e il ‘24. E’ un libro che ha l’intento di mettere a nudo un Giolitti segreto o almeno poco conosciuto attraverso carteggi inediti importanti . Pensando al medico diventato deputato, viene  spontaneo dire che già allora, negli anni Venti, anche il presidente del Consiglio, che Salvemini giudicò ingiustamente il “ministro della malavita”, non era indifferente a promuovere gli amici in Parlamento.
Giovanni Giolitti
Non tutti i giolittiani erano statisti come Soleri e Peano, ma Mattòli fu certamente una personalità di spicco, al di là dell’amicizia con Giolitti. Il libro ha dei meriti storici indiscutibili  perché ci  consente  di conoscere un Giolitti che finora gli storici non avevano mai indagato. Riccardo Mattòli con un lungo e metodico lavoro ha contribuito alla storicizzazione  dello statista  di Dronero, di  cui nel 2028 ricorderemo il centenario della morte.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
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La casa tartassata
Dopo il disastro di Niscemi dovuto a noncuranza e complicità  pubblica  di tanti anni, torna l’ipotesi della assicurazione obbligatoria sulle case. Cosa ne pensa?   Felice Ghio
Sono contrarissimo ad un obbligo che ha costi alti per fatti che sono ascrivibili a chi ha concesso licenze edilizie illecite per non dire folli . La casa è già gravata da mille tasse e balzelli . Semmai la casa va sgravata dalle imposizioni fiscali volute dal governo Monti.
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I Savoia
Ho letto che insieme a personaggi un po’ “irregolari“ come Luxuria verrà invitato a Torino anche Emanuele Filiberto di Savoia. Questa politica- spettacolo alla Signorini  è del tutto  negativa e significa la fine ingloriosa di una dinastia che  cade nel ridicolo dopo aver portato l’Italia nel dramma del fascismo, delle leggi razziali e della seconda guerra mondiale.  Filippo De Carico
La storia dei Savoia e ‘ molto più complessa di quella che lei sostiene. Certo esistono errori e complicità , ma il Risorgimento è opera dei Savoia. L’ultimo discendente fa ciò che può  dopo tanti anni di esilio e senza studi regolari. Aveva scelto saggiamente  una vita borghese, come anche suo padre, sposando una attrice francese con cui ebbe due figlie . Adesso vuole fare l’erede ad un trono che non c’è. Liberissimo di farlo in una Repubblica democratica che ha eliminato la pena dell’esilio del tutto incostituzionale. Il ramo Aosta oggi è l’unico che tiene alto il nome e la storia del Casato. Non sia così severo con Luxuria che giudico negativamente solo perché ha voluto fare la parlamentare senza averne le competenze. La vita privata è altra cosa.
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Askatasuna
L’annuncio dei Verdi – Sinistra italiana  di scendere in piazza con i vari Grimaldi, Ravinale, Dieni  con Askatasuna  appare incompatibile con la permanenza in giunta a Torino di esponenti di AVS. O si sta con la legge o con l’eversione. Non ci sono mezze misure.  Franca Giuli
Concordo con lei. In Italia non esiste la presunta repressione denunciata da Grimaldi, contro cui urlavano i contestatori nel ‘68. Ci fu invece l’eversione del terrorismo che cominciò sfasciando le vetrine in via Roma. Non ci possono essere ambiguità sull’ordine democratico e sulla legalità repubblicana.
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Foglianti
Sono trent’anni che esce il “Foglio “ di Ferrara e Cerasa, una lettura per pochi. Il giornale continua ad uscire solo perché ha un finanziamento pubblico cospicuo?  E’ giusto?
Biagio Novelli Bordighera
Leggo saltuariamente quel giornale graficamente di difficile lettura . I “Foglianti“ si considerano quasi come il nuovo “Mondo“ di Pannunzio, ma sono anni luce lontani, sia con Ferrara che con Cerasa che appare molto ambiguo. Spesso non condivido i suoi articoli. Finché c’è un finanziamento pubblico è  giusto che lo abbiano tutti gli aventi diritto, anche  le qualità del giornale non sono certo eccezionali. Io non ne  festeggio il trentennale, come non festeggio i 50 anni di “Repubblica“ , un giornale in via di estinzione tra i lettori.

La Dc, D’Alema e la sinistra italiana

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Ora è arrivato anche Massimo D’Alema che, come noto, è realmente la testa più lucida – come si
suol dire – della cultura comunista, ex o post comunista che sia. Verrebbe da dire, e senza alcuna
forzatura od esaltazione fuori luogo, il vero leader politico e culturale della sinistra italiana in questi
ultimi 40 anni di vita democratica. Non a caso, e giustamente, da tempo e storicamente è
soprannominato come “il leader maximo”.

Dicevo, però, all’inizio di questa breve riflessione, che alla fine è arrivato anche D’Alema. E cioè,
parlando all’Istituto Sturzo del carteggio tra Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, al di là degli
aneddoti e dei ricordi personali, c’è stata la persin plateale riabilitazione politica della Dc e dei
suoi principali leader e statisti. Certo, si parlava di Andreotti e di Cossiga ma il giudizio dell’ex (?)
leader comunista e della sinistra italiana è stato sferzante, brillante ma anche preciso e
dettagliato. E cioè, sempre secondo l’ex leader comunista, la Dc era realmente un grande partito
e la sua classe dirigente era fortemente rappresentativa e qualificata nel sapere declinare una vera
ed efficace cultura di governo. Una cultura di governo che era il frutto e la conseguenza di un
progetto politico e di una visione di società che non hanno più trovato una credibile compiutezza
negli anni a venire. Una cultura di governo, quindi, coerente, credibile e coraggiosa.

Ora, al di là delle parole e delle riflessioni di D’Alema, persiste tuttavia nella vulgata della sinistra
italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, un giudizio pregiudiziale non solo severo ma
quasi caricaturale del più grande “partito italiano” dal secondo dopoguerra in poi. Un giudizio che
si basa sostanzialmente su due aspetti. Da un lato viene ancora oggi giudicato come un partito
che si è limitato a gestire solo ed esclusivamente il potere grazie ad un contesto nazionale ed
internazionale bloccato che impediva l’alternanza democratica al governo del paese. E, dall’altro,
la sua classe dirigente continua ad essere dipinta sostanzialmente come un agglomerato che
governava il paese attraverso il ricorso sistematico alla gestione clientelare e anche ricorrendo
addirittura a patti inconfessabili con settori della criminalità organizzata in alcune aree del paese.
E, soprattutto, con una perenne indole al compromesso al ribasso. E quando si parla del
“metodo” democristiano lo si interpreta unicamente come una modalità che veniva intrapresa per
non assumere mai decisioni e scelte politiche nette e precise. Insomma, un partito che vinceva le
elezioni per circostanze storiche e che, di fatto, esercitava il potere ricorrendo all’ordinaria
amministrazione e ad una sistematica gestione clientelare.

Ecco perchè, e proprio alla luce delle sempre intelligenti e precise analisi e riflessioni di Massimo
D’Alema, si tratta di capire se nel giudizio sulla DC prevale la tesi del più raffinato e qualificato
leader del mondo comunista ed ex comunista o se, al contrario, continua ad avere il sopravvento
– stavo per dire l’egemonia – la vulgata della sinistra italiana. Perchè l’uno, cioè D’Alema, ne esalta
oggi e da tempo per la verità, le gesta. Ma gli altri, invece, e cioè la quasi intera galassia della
sinistra italiana, individuano ancora nello storico partito dei cattolici nient’altro che un gruppo di
potere che ha esercitato per quasi 50 anni, appunto, solo e soltanto il potere. Due giudizi che
confliggono e che non possono trovare, come ovvio, un punto d’intesa.

Empatia. Sentire, comprendere e accettare gli altri senza giudicare

“Ti capiva fin dove volevi essere capito, credeva in te fin dove ti sarebbe piaciuto credere in te, e ti assicurava di avere ricevuto da te esattamente l’impressione migliore che speravi di dare” diceva Francis Scott Fitzgerald. Questa è l’empatia, l’ inestimabile capacità di accogliere e sentire l’altro, di comprendere le sue emozioni e conoscere la sua esperienza senza calarsi nel giudizio o attivare una valutazione. 

E’ una facoltà abbastanza in controtendenza con il contemporaneoin contrasto con uno scenario sociale e culturale dove l’autocelebrazione, la continua competizione e l’egocentrismo sono le nuove virtù di riferimento e dove ascoltare l’altro anteponendo i suoi bisogni ai nostri, seppur episodicamentesembra un indicatore di  antiquata debolezza. Tuttavia qualcosa si è mosso, proprio in questo ultimo periodo questa gentildonna vestita di altrui sensazioni e conoscenza si è presentata alla nostra porta. L’esperienza di questo virus vissuta in condivisione,  la chiusura, il senso di impotenza, l’incertezza e il disorientamento che questo “veleno” ha portato con sé hanno stimolato la nostra capacità di  “coinvolgimento empatico”. Eravamo tutti lì, e parzialmente lo siamo ancora, a riorganizzarci la vita, il tempo, il lavoro, praticando rinunce e aspettando pazientemente che tutto finisse. Questa avventura ci ha costretto a “sentirci” di più, ci ha messo in una inedita posizione di comprensione.

Sapevamo perfettamente cosa provavano gli altri, in che situazione fossero, quali erano le difficoltà giornaliere da affrontare, sia emotive che pratiche. Bisogni, speranze, frustrazioni e nuove strategie di sopravvivenza ci hanno unito inevitabilmente e collocato sulla stessa lunghezza d’onda.Ecco cosa è l’empatia, non solo la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, ma avere ugualmente cognizione di ciò chel’altro sta vivendo, possedere le informazioni necessarie che ci garantiscano di poter  comprendere appieno la sua condizione di vita. Non solo implicazioni di tipo emotivo o sentimentali dunque, ma anche un impegno di tipo cognitivo, come afferma Lori Gruen autrice del bellissimo libro “La terza via dell’empatia”, e un lavoro continuo di aggiustamento e “calibrazione” del nostro esercizio empatico.

Pensare infatti che l’attività percettiva di cui siamo detentori sia innata o  esclusivamente connaturata è un errore, quest’ultima necessita di un lavoro giornaliero di ricerca, di sintonizzazione e rivisitazione, questo per non cadere in una eccessiva complicità sensoriale, tipica delle persone molto sensibili, o scadere, al contrario, nella completa e mancata identificazione e immedesimazione con il prossimo. Questa “percezione morale” va alimentata dunque, nutrita e sviluppata. Una mano ce la possono dare gli animali afferma la Gruen,che, capaci molto più di noi di entrare in comunione percettiva con i loro simili, sono in grado di partecipare emotivamente alla loro vita soddisfacendo così bisogni di assistenza e vicinanza. La loro spiccata  predisposizione allosservazione del comportamento altrui e la conseguente spinta all’ identificazione li rende maggiormente empatici degli appartenenti alla categoria del genere umano.

Dalla nostra storia recente dunque, dai fatti che ci hanno reso protagonisti involontari e impauriti, si rende necessario comprendere che abbiamo bisogno di empatia, di reciprocità, di scambio emotivo e conoscitivo. Al netto di ogni retorica e lungi dal conseguimento di facili adesioni cariche di sentimentalismi, dobbiamo convincerci che viaggiare abbandonati sul nostro binario, escludendo dalla nostra vita ogni corrispondenza con l’altro da noi, non può che portaci ad una malinconica solitudine.

Maria La Barbera

Giachino: “La Torino migliore che non urla, non insulta”

“Non è contro ma propone, prega e costruisce l’inclusione senza insultare nessuno , senza usare violenza preferendo il dialogo, le azioni di carità a favore dei fratelli”

Oggi  Torino non ci sono solo i ragazzi di Askatasuna e dei Centri sociali. Nel pomeriggio in molti Oratori di Torino e provincia i ragazzi  pregano e festeggiano Don Bosco, il grande Santo piemontese che aiuto’ tantissimo i ragazzi torinesi dell’Ottocento toccati pesantemente dell’avvio del Rivoluzione industriale. C’è una Torino più grande di quella scesa oggi in piazza, dai 40.000 SITAV che nel 2018-2019 salvarono l’opera più importante per il rilancio di Torino e del Paese. C’è la Torino preoccupata delle migliaia di negozi e di BAR e ristoranti cui è stato consigliato di chiudere la attività per evitare guai. E su questa Torino che si deve puntare per rilanciare la crescita economica. Sta ai partiti ritrovare l’anima, in particolare l’anima sociale per portare lavoro e sviluppo in tutta la Città a partire di suoi Quartieri più svantaggiati.

Mino GIACHINO
UDC torinese

Askatasuna, Zangrillo: “Pratica fascista, orgoglio di violenza e sopraffazione”

“Purtroppo non sono capaci di sorprenderci: rimangono fedeli al loro orgoglio di violenza e sopraffazione. Saranno pure 15 o 20mila, tuttavia non è rilevante il numero, ma la stantia e vergognosa pratica fascista dello scontro fisico, del dileggio alle regole della civile convivenza, del rifiuto alla legalità. Sono indignato alla notizia della partecipazione a questa gazzarra da parte di rappresentanti delle istituzioni. Il signor Grimaldi, non riesco proprio a chiamarlo onorevole, che parla di risposta a un assedio, alla repressione della libertà in una Torino antifascista, si vergogni di ciò che afferma, si vergogni del sostegno ai violenti, si vergogni dell’incapacità di comprendere che i veri fascisti sono quelli che lui sostiene e a cui dà voce.

I cittadini di Torino non ne possono più di queste manifestazioni di violenza, non ne possono più di sentire queste menzogne sulla repressione degli spazi di dialogo; Askatasuna non dialoga, Askatasuna prevarica, delinque, ruba spazi e serenità alle persone per bene. E chi si oppone alla loro violenza diventa un bersaglio, come è successo nei giorni scorsi alla Rettrice Cristina Prandi, che aveva la sola “colpa” di voler impedire che il diritto allo studio si trasformasse impunemente nel diritto a delinquere”. Queste le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue: “È diventata intollerabile la ricerca dello scontro con le Forze dell’Ordine da parte di questi scappati di casa, è diventato insopportabile spendere soldi pubblici per riparare i danni di questi provocatori, l’unica magra consolazione è che finché in Parlamento e nelle istituzioni ci saranno certi soggetti, il governo di centrodestra avrà vita lunga. Gli italiani non sono cretini”.

Askatasuna, Nicco: “Pagina di follia e di vergogna”

“LA PROCURATRICE MUSTI HA RAGIONE: BASTA AREE GRIGIE’

“Quella di oggi a Torino è stata una pagina di vergogna e di follia che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
Così il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte commenta i gravi disordini avvenuti nel corso dellamanifestazione ‘Pro Askatasuna’ .
“Purtroppo – continua – come tutto era stato ampiamente previsto, le preoccupazioni della vigilia si sono concretizzate in tutta la loro drammaticità.
Bombe carta contro le forze dell’ordine, lacrimogeni, mini incendi, idranti in azione e una città messa sotto pressione hanno assunto con il passare delle ore i contorni evidenti di una vera e propria guerriglia urbana. Atti violenti e organizzati che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone. È inacettabile”.
Quanto accaduto non rappresenta il diritto di manifestare, ma l’azione di frange antagoniste che cercano deliberatamente lo scontro.
“Da trent’anni – riprende Nicco – questa vicenda è legata a un’occupazione abusiva che non ha prodotto alcun beneficio per il quartiere né per la città di Torino, ma solo disagi, danni e tensioni”.
Oggi è apparsa in tutta la sua evidenza come venga utilizzata quale pretesto politico per alzare il livello dello scontro, in assenza di argomenti e consenso.
“Proprio questa mattina, – sottolinea Nicco – in occasione della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, la Procuratrice generale Lucia Musti ha richiamato con grande chiarezza l’esistenza di un’“area grigia”, fatta di ambiguità e coperture, che finisce per legittimare e proteggere chi pratica la violenza. I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”.
“Le istituzioni hanno il dovere di isolare senza ambiguità ogni forma di violenza e di difendere la legalità, non di partecipare a sfilate condivise: la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle regole democratiche vengono prima di tutto. La violenza non può trovare alcuna giustificazione”, conclude il presidente Nicco.

Guerriglia urbana, aggressione violenta a un poliziotto: una decina di agenti feriti

Nell’immagine di copertina un frame del video che documenta l’aggressione violenta da parte degli antagonisti nei confronti di un agente di polizia rimasto isolato durante l’attacco dei sostenitori di Askatasuna. Il giorno della vergogna.
Dopo un inizio di corteo tranquillo alla manifestazione nazionale pro Askatasuna di oggi a Torino, verso sera il solito scenario da guerriglia. I manifestanti antagonisti più estremisti hanno dato vita a scontri con la polizia nei pressi dell’edificio che ospitava il centro sociale in corso Regina Margherita. Il cordone delle forze dell’ordine ha reagito con gli idranti, dai manifestanti lancio di pietre e bottiglie. Colpito un giornalista rimasto  ferito a una gamba dal lancio di un sasso. Sarebbero 11 gli agenti feriti, una camionetta è stata data alle fiamme.

Migliaia in piazza per Askatasuna. Città blindata e traffico bloccato

Nel pomeriggio i tre cortei per per Askatasuna, si sono riuniti in centro città. In testa i collettivi universitari. Sarebbero 15mila le persone in piazza secondo la stima della digos e invece 50 mila secondo gli organizzatori. Disagi per i cittadini causati da lunghe code e traffico lungo le strade del centro. A Palazzo Nuovo alcuni partecipanti hanno pernottato all’interno dell’università occupata. Con i manifestanti ci sono anche famiglie e residenti del quartiere di Vanchiglia. Schierati circa mille agenti della polizia, duecento carabinieri e un centinaio di finanzieri.

Per dire no alla violenza

Nel giardino Maria Magnani Noya dell’Anagrafe centrale di Torino, in via della Consolata numero 23,  sono state inaugurate contemporaneamente l’installazione “Insieme fermiamo la violenza” e la mostra, all’interno degli uffici, “Rosso Indelebile-Sentieri antiviolenza”.

Un progetto ideato da Rosalba Castelli che intreccia arte, educazione ed impegno civile coinvolgendo le scuole, numerose artiste e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, insieme alle reti ed alle realtà attive nel contrasto della violenza di genere.

Igino Macagno

Askatasuna: sequestrati bastoni, maschere antigas e bombolette spray. 24 fogli di via

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Prima della  manifestazione nazionale di oggi sabato 31 gennaio, in risposta allo sgombero della sede di Askatasuna, la Questura di Torino ha predisposto servizi di osservazione e di vigilanza connessi all’arrivo nel capoluogo torinese dei manifestanti, nonché vigilanze fisse e dinamiche nei confronti di obiettivi sensibili.

I servizi preventivi, già in corso, riguardano l’ambito stradale, autostradale, ferroviario ed aeroportuale, nonché il valico di frontiera terrestre del Frejus e del Monginevro, con controlli di eventuali manifestanti anche provenienti dall’estero, finalizzati non solo all’identificazione di eventuali facinorosi, ma anche al rinvenimento di oggetti idonei all’offesa o utili al travisamento.

Nel corso dei servizi, nella giornata del 30 gennaio, sono state identificate dalla Polizia di Stato 747 persone, e controllati 236 veicoli e 4 voli aerei.

I controlli si sono intensificati questa mattina su auto, pullman e treni.

10 persone, tre provenienti dalla Francia, 8 dall’autostrada Torino – Milano e due in treno da Genova, sono state accompagnate in ufficio perché trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna e oggetti atti al travisamento. Una delle persone provenienti da Genova è stata trovata in possesso di una grossa chiave inglese e un coltello.

Sono stati rinvenuti e sequestrati anche bombolette spray e bastoni.

Al momento sono 24 i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel comune di Torino, per un periodo variabile da 1 a 3 anni. Tra questi anche due cittadini francesi e un cittadino russo.

10 gli avvisi orali emessi dal Questore di Torino a mezzo della locale Divisione Polizia Anticrimine, nei confronti di manifestanti, provenienti anche da altre province d’Italia e dall’estero. Ulteriori attività di controllo del territorio hanno permesso di emettere 7 DACUR.