L’assessorato al Commercio, Agricoltura e cibo, Turismo, Sport e Parchi della Regione Piemonte guidato da Paolo Bongioanni ha stanziato per l’anno 2026 la somma di 1 milione e 850mila euro destinata a coprire parte degli interessi sostenuti dalle imprese agricole singole, associate e cooperative che hanno contratto per il 2026 prestiti bancari per esigenze di conduzione aziendale.
Ne dà l’annuncio lo stesso assessore Bongioanni, che spiega: «È un impegno preso con le associazioni cooperative che abbiamo rispettato. Questo intervento costituisce un sostegno concreto alle nostre aziende e cooperative agricole per favorire il loro accesso al credito e aiutarle a disporre della liquidità necessaria per conseguire il loro obiettivo primario e immediato, cioè la produzione e la conduzione aziendale. Grazie ad esso, la Regione interviene sulla voce interessi con un contributo pari al 2% dell’ammontare del prestito per le imprese ubicate in zona di pianura o di collina e 2,5% per quelle ubicate in zona di montagna. Sono ben 327 le aziende agricole e cooperative agricole piemontesi che, nelle ultime edizioni dei rispettivi bandi, hanno potuto accedere a prestiti di conduzione per un importo complessivo che supera l’importante cifra di 91 milioni di euro. Sono molto orgoglioso di una misura che sostiene realmente i nostri imprenditori agricoli in un comparto quotidiano come quello del credito legato alla produzione, soggetto alle tante variabili del settore e che proprio per questo deve poter godere di tutte le certezze di liquidità».
Sono complessivamente 327 le aziende e cooperative agricole piemontesi che finora hanno potuto beneficiare del credito di conduzione erogato dalla Regione, generando un volume di prestiti di 91 milioni di euro: 276 gli imprenditori singoli e altre forme associate composte da meno di cinque imprenditori agricoli che hanno potuto accedere a prestiti per un importo di oltre 11 milioni di euro; e 51 le cooperative e altre forme associate composte da almeno cinque imprenditori agricoli che hanno avuto accesso a prestiti per la conduzione aziendale per un importo di oltre 80 milioni di euro.
In questo nuovo bando, per poter essere ammessi al finanziamento l’importo del prestito di conduzione per le imprese singole, le società semplici e altre forme associate composte da meno di cinque imprenditori agricoli dev’essere compreso tra un minimo di € 5.000,00 e un massimo di € 80.000,00. Per le cooperative agricole e per le forme associate composte da almeno cinque imprenditori agricoli, la spesa massima ammissibile a finanziamento è calcolata con riferimento e in proporzione alle effettive esigenze finanziarie rilevate dal bilancio d’esercizio.
Il bando è a questo link: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/agricoltura/servizi-alle-aziende/credito-conduzione.
Quello destinato a imprenditori singoli, società semplici e altre forme associate composte da meno di cinque imprenditori agricoli resterà aperto fino al 4 settembre 2026, mentre quello riservato a cooperative agricole e forme associate composte da almeno cinque imprenditori agricoli resterà aperto fino al 31 dicembre 2026.
Si vedevano bene i profili delle montagne e bastava andare un po’ in alto, sulla scalinata della chiesa, che si potevano distinguere le alpi svizzere. E l’altra sponda? Un gioco di luci a rincorrersi sul lungolago tra Suna e Pallanza fino alla punta della Castagnola, dove la riva ridiventava scura e si poteva solo intuire che c’era Intra, nascosta dietro la curva dell’Eden. Verso Laveno e Santa Caterina del Sasso altre luci, altre strade, altre case e altra gente. Lì, sulla sponda lombarda, avrebbero potuto quasi intravedermi se qualcuno, puntando un cannocchiale con delle buone lenti d’ingrandimento, si fosse preso la briga di curiosare verso l’imbarcadero di Baveno. Avrebbe visto una figura, un’ombra seduta lì, sulla panchina dal verde un po’ corroso dal tempo, intenta ad ascoltare il rumore della risacca. A dire il vero, per me, più che un rumore è un suono, quasi un sottofondo musicale. Il ritmare dell’onda che s’infrange, che si ritira per far posto all’altra, apprestandosi a compiere lo stesso gesto secondo il moto dell’acqua e la direzione del vento. E’ come una musica che calmava i nervi, distende l’animo. “ Ecco, vardala lì. A l’è l’acqua stràca. L’acqua che sciùscia i remi dì barch, che la carezza suta al ventar ogni barca e sura la cràpa ogni sàss”, mi diceva il mio amico Angelo Branca, vecchio lupo di lago, commentando le onde che, ormai deboli e provate, s’arrestavano sui muri del vecchio molo. L’ Angiolino, nato e cresciuto sull’isola Pescatori, aveva ormai affidato la sua vecchiaia alla terraferma. Ma non mancava mai, nelle notti di luna buona, di farmi compagnia all’imbarcadero. Insieme guardavamo l’acqua scura, ascoltandone il mormorio. Sembrava quasi lo sgranarsi di un rosario sottovoce. Ogni tanto, quasi a rompere quel ritmo dondolante, arrivava un onda solitaria, più decisa. “ E’ l’onda vagabonda. Ascoltala bene, amico mio. Ogni tanto arriva. Così, di colpo, senza preavviso. E’ diversa dalle altre: a l’é l’acqua che scàpa e che la turna indrèe . A l’è cùma una lèngua che ta diss che l’aria la cambia”. E, infatti, l’aria cambiava e s’alzava un vento tiepido che muoveva le onde con più decisione. Era l’effetto dei venti di föhn che, scendendo dalle Alpi, asciugavano e riscaldavano l’aria, facendo assaggiare i primi scampoli di primavera. “Ma, attenzione”, ricordava Angiolino. “Non facciamoci fregare. Quest’aria prima è dolce e dopo à ta càgna i vestìi, perché dal Mottarone s’incanala giù anche un venticello che risente ancora dell’ultima neve e che ti legna facendo finta d’accarezzarti. Vedi come fa increspare l’acqua del lago, verso l’isola?”. Parole piene di saggezza. Infatti, passate le prime leggere folat, l’aria diventava più brusca e veniva spontaneo tirarsi su il bavero della giacca per poi infilarsi le mani nelle tasche. Così, salutato il lago e lasciate alle spalle le imbarcazioni dondolanti tra le onde, ci incamminavamo verso la piazza del Municipio. L’Angiolino canticchiava una canzone che aveva imparato alla radio. Gli piaceva perché, diceva “ è fatta giusta per notti come queste, quando il vento porta in giro l’odore del lago”. E attaccava, data l’ora, sottovoce: “Vent cunt’el pàss balòss, quell che vorì mia tiram via da dòss. Slàrga al fiaa e bùfa in giir i stell, lassa al tò disegn in su la mia pell…”. Era tempo d’andare a casa. E la luna si stagliava più lucente che mai nel cielo nitido e trapuntato di stelle.
