La Regione Piemonte conferma il proprio impegno politico e istituzionale a sostegno del sistema culturale piemontese e per lo scorrimento delle graduatorie dei bandi triennali del settore Cultura per il 2026 e 2027. Il tema è stato al centro del Tavolo della Cultura di venerdì 15 maggio, occasione di confronto con Comitato Emergenza Cultura, Agis, enti, fondazioni, operatori e rappresentanti del comparto culturale regionale.
«La cultura rappresenta una delle infrastrutture strategiche del Piemonte e il nostro obiettivo è continuare a rafforzare un sistema che genera crescita, lavoro, partecipazione e identità territoriale. Per questo, come Regione Piemonte, abbiamo scelto di assumerci un impegno concreto sullo scorrimento delle graduatorie dei bandi triennali, lavorando insieme agli operatori culturali, ai territori e alle fondazioni per ampliare le opportunità del sistema culturale piemontese», dichiara l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli.
Grazie alle risorse regionali e ai contributi statali, che arriveranno nei prossimi mesi, sarà infatti possibile dare continuità a questo percorso, consentendo di sostenere ulteriori progettualità culturali risultate finanziabili e rafforzando così la rete culturale piemontese. In questo quadro si inserisce anche il confronto avviato con la Fondazione CRT per valutare nell’ambito del protocollo attivo con la Regione Piemonte possibili forme di collaborazione e sostegno a favore del sistema culturale piemontese e dello scorrimento delle graduatorie.
Per quanto riguarda i bandi del triennio 2025–2027, infatti, pur essendo la dotazione finanziaria dell’avvio di questo triennio superiore a quella del triennio 2022–2024 — passando da 8 milioni a 8,3 milioni di euro — il numero dei soggetti che non hanno ottenuto il contributo è stato maggiore rispetto al passato. Questo sia perché è aumentato in modo significativo il numero dei soggetti risultati finanziabili, segnale di un sistema culturale vivo, dinamico e in crescita, sia perché è cresciuto il valore del singolo contributo erogato.
L’impegno adesso, in accordo anche con il Consiglio regionale che ha approvato sul tema uno specifico ordine del giorno, è di garantire il contributo a tutti i soggetti risultati ammissibili. Nel corso del Tavolo è stato inoltre illustrato anche il cronoprogramma amministrativo legato all’assegnazione dei contributi dei bandi per l’anno in corso: l’obiettivo condiviso è arrivare alla chiusura del percorso entro il mese di luglio per coloro che risultano già finanziati ed entro ottobre per coloro che verranno finanziati con lo scorrimento delle graduatorie.
Nel frattempo, molti enti hanno già potuto contare sul sostegno del ‘Rafforza Cultura’, la misura promossa dalla Regione Piemonte con il supporto della Compagnia di San Paolo, che consente di ottenere immediatamente l’anticipazione bancaria del contributo regionale, in modo da garantire continuità alle attività culturali anche nelle fasi di attesa delle liquidazioni. La misura, operativa da oltre un anno, ha rappresentato uno strumento innovativo e concreto per aiutare associazioni, enti e operatori culturali ad affrontare le difficoltà legate ai tempi amministrativi.
«Rafforza Cultura ha dimostrato che le istituzioni possono costruire strumenti concreti per accompagnare il mondo culturale, non soltanto finanziando i progetti ma aiutando gli enti a trasformare le idee in attività reali sui territori. La cultura ha bisogno di programmazione, stabilità e strumenti moderni: è questa la direzione che il Piemonte intende continuare a seguire», conclude l’assessore Chiarelli.
L’incontro è stato anche l’occasione per avviare il confronto per il programma triennale della cultura per il triennio 2028/2030: “L’obiettivo – sottolinea Chiarelli – è la definizione del Programma entro la fine del 2027, proprio per consentirci di anticipare l’applicazione degli interventi regionali rispetto a quanto avvenuto nel passato”.



Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.


