ilTorinese

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati” al MEF

Doverosa retrospettiva dedicata all’indimenticato Ettore Fico nelle Sale del “suo” “MEF – Museo Ettore Fico” di via Cigna, a Torino

Fino a domenica 15 marzo

Finalmente! Attraverso un “corpus” di opere fondamentali appartenenti alla sua lunga carriera professionale, si torna a regalare alla Città una nuova mostra tesa a far debita memoria di una delle figure più rilevanti del Novecento artistico piemontese e torinese, troppo spesso e in maniera decisamente ingiustificabile trascurata dal “cerchio ufficiale” (Musei e Gallerie) della “Comunità artistica” subalpina. Tant’è che, ancora una volta, la suggestiva attuale retrospettiva dedicata al grande biellese Ettore Fico (nativo di Piatto Biellese, 1917 e scomparso a Torino nel 2004) porta la firma del “MEF”, il “Museo” fortemente voluto nel 2014, per lasciare alla città un segno indelebile dell’opera dell’artista – così come la “Fondazione” sempre a lui dedicata nel 2007 – dalla moglie Ines Sacco Fico, scomparsa nel 2017.

“Paradisi ritrovati”, é il titolo della mostra, a cura di Andrea Busto, direttore del “MEF”. Che sottolinea: “I ‘Paradisi ritrovati’ di Ettore Fico sono boschi incontaminati, paesaggi collinari, vigneti, pergolati e soprattutto giardini fioriti, ricolmi di tonalità variopinte che brulicano vivide e squillanti sulla superficie pittorica. L’assunto fondamentale da cui scaturisce il percorso della mostra è la sintesi di un ideale ‘manifesto programmatico’ dell’artista”. “Manifesto” cui Fico rimase fedele, vita natura durante, fatte salve alcune tentazioni giovanili che, negli anni del dopoguerra, gli fecero strizzare l’occhio a certa ricerca stilistica americana misuratamente rivolta all’“informale” (infatuazione di poco conto!). Non “roba” sua. Infatuazione irrilevante, che non lo staccò mai dai temi più cari della sua singolare e inconfondibile pittura, trasmessagli nei suoi principi basilari dalla frequentazione per diversi anni dello studio di Luigi Serralunga: la natura, i giardini, le composizioni floreali, ma anche ritratti (memorabili quelli eseguiti durante il servizio militare e la prigionia in Nord Africa, dal 1943 al 1946), i suoi interni e l’amato cane “Moretto”, protagonista di varie opere realizzate fra gli Anni ’60 e ’80. Artista di grandi capacità tecniche e indubbia libertà espressiva, Fico amava tutto quanto poteva venirgli e ispirarlo dal colore, da tratti cromatici lasciati liberi di scorrazzare per la tela intrecciandosi fra rossi accesi, blu, verdi e gialli in giochi di estremo rigore tonale, pur nella loro fascinosa e lirica e visionaria concezione segnica. Dalle potenzialità del colore, per Fico, parte tutto. Colore come giostra inebriante di emozioni, come geniale scrittura narrante le voci trasmesse dagli occhi al cuore, in pagine intense di gusto post-impressionistico in cui, a tratti, non si possono eludere importanti richiami alle “geometrie cézanniane” o al “fare puntinistico” di un Seurat. Su questi sentieri, Fico ha saputo e voluto muoversi con caparbia ed eticamente corretta puntualità lungo tutta la sua lunga carriera professionale. Pur negli anni del dopoguerra, allorché la scena artistica torinese sembrava assolutamente monopolizzarsi tra il “realismo” di Felice Casorati e l’“astrattismo” di Luigi Spazzapan. Spirito indipendente, anche quando, Anni ’60 – ’70, le campiture cromatiche si piegarono, in certo senso, a narrazioni più distese, al cui interno gli oggetti tornarono ad appropriarsi di contorni più netti e segnicamente decifrabili. Il tutto risolto “in proprio”. In piena, inattaccabile indipendenza rispetto alle “grandi scuole” del passato o di quel “presente” che, da tutti o da tanti osannato, gli stava al fianco, ma che, in cuor suo, non sentiva capace di regalargli nuove vie di espressiva intensità. Quelle, pur anche insidiose ma mai abbandonate, fatte di tenace, faticosa ricerca sul colore, “bene prezioso”, il solo in grado di scavare nella concretezza del paesaggio, nei grappoli profumati di un glicine (simbolo di amicizia e di amore eterno), negli alberi o in un giardino fiorito – temi, in assoluto, legati alla maturità dell’artista – per farne emergere esaltanti sensazioni e profonde verità capaci di aprire squarci di sereno splendore nelle ombre inquiete del quotidiano.

Dice bene, in proposito, Andrea Busto“Nonostante la naturale e fisiologica maturazione stilistica che accompagna l’evoluzione della poetica individuale, Ettore Fico ha sempre dimostrato una sorprendente coerenza di intenti conservando intatto, durante oltre sessant’anni di attività, un proposito fondamentale: quello di trasfigurare la natura attraverso una sorta di ‘astrazione irrisolta’, sondando cioè la profondità delle cose senza smarrirne la presenza ontologica, fattuale e restituendone in definitiva un’immagine filtrata dalla propria capacità di rielaborazione a posteriori. Attraverso opere indubbiamente fondamentali, la mostra intende narrare la storia di un cammino personale, partecipato ed emotivamente intenso”.

Gianni Milani

“Ettore Fico. Paradisi ritrovati”

“MEF – Museo Ettore Fico”, via Cigna 114, Torino; tel. 011/852510 o www.museofico.it . Fino al 15 marzo

Orari: dal merc. alla dom. 11/19; lun. e mart. chiuso

Nelle foto: Ettore Fico “Estate”, olio su tela, 1998; “Glicine n.2”, olio su tela, 1995; “Vite vergine”, olio su tela, 2000

“Lapponia”, a teatro con Sergio Muniz e Miriam Mesturino

“Lapponia” andrà in scena al teatro Erba , da venerdì 30 a domenica 1⁰ febbraio, con un cast d’eccezione composto da Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Sebastiano Gavazzo e Cristina Chinaglia, nella versione italiana di Pino Tierno.

La vicenda è incentrata sulla cena della Vigilia di Natale, una commedia magica tra verità e bugie, ambientata in Finlandia con una domanda campale: “Babbo Natale esiste?”. Monica, con il figlio Giuliano e il marito spagnolo Ramon si recano in Lapponia per trascorrere le vacanze di Natale con la sorella di Monica, Silvia, il suo compagno finlandese Olavi e la loro figlia di quattro anni, Ania. La bimba rivela a Giuliano che Babbo Natale non esiste, che è una bugia inventata dai genitori per costringere i bambini a comportarsi bene. Ecco la miccia che trasformerà una serata idilliaca di festa ai confini del Circolo Polare Artico in un campo di battaglia, al tempo stesso esilarante e feroce, in cui vedremo sgretolarsi poco a poco le maschere di benevolenza, buona creanza e tolleranza dei protagonisti. È giusto dire sempre la verità? Le bugie sono così cattive? Bisogna svelare il trucco o si può lasciare spazio all’illusione della magia? Queste sono le domande che metteranno in crisi il modo di allevare i figli, le tradizioni, i valori familiari e culturali delle due coppie, fino a portarle a svelare segreti e desideri inconfessabili. “Lapponia” è una commedia dallo humour corrosivo e graffiante, che farà riflettere e ridere lo spettatore, porgendogli uno specchio deformate, e scoprirà qualcosa che lo riguarda molto da vicino. Questa commedia, campione di incassi in Spagna e Sud America, è stata scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente.

Teatro Erba Torino

Biglietti disponibili presso il botteghino del teatro e online

Mara Martellotta

In primavera il nuovo “click day” di Vesta

Sarà in primavera il nuovo “click day” di Vesta, il buono regionale per sostenere le famiglie nelle spese di accesso ai servizi per l’infanzia: questa edizione assegnerà 20 milioni di euro a 20mila famiglie con Isee fino a 40mila euro, dedicherà particolare attenzione al ceto medio e sarà articolato in fasce di reddito.

Lo scorso anno, il primo della sua attuazione, Vesta ha attribuito 10 milioni a 10mila famiglie piemontesi, portando il sostegno regionale anche a quel ceto medio che troppo spesso resta escluso dai contributi per la natalità. Un risultato reso possibile da una procedura rapida ed efficace, che ha consentito di utilizzare i voucher già dal mese di novembre 2025 e di richiedere i rimborsi diretti sul conto corrente da marzo di quest’anno.

“Con Vesta la Regione Piemonte ha aperto una strada nuova nelle politiche per le famiglie – dichiarano il presidente Alberto Cirio e l’assessore alle Politiche sociali e alla Famiglia Maurizio Marrone – Per la prima volta un voucher diretto, semplice e a burocrazia zero, capace di arrivare davvero alle famiglie con bambini e di sostenere concretamente le spese di accesso ai servizi per l’infanzia”.

“Vesta ha dimostrato che quando la politica sceglie la semplicità e la concretezza, le famiglie rispondono – puntualizzano Cirio e Marrone – Con questo strumento abbiamo rotto il muro dei vecchi modelli, lenti e farraginosi, e abbiamo dato una risposta immediata a migliaia di genitori che vogliono crescere i propri figli senza essere lasciati soli. Grazie al lavoro portato avanti anche a Bruxelles, le risorse disponibili e il numero dei beneficiari sono stati raddoppiati, ponendo le basi per un ulteriore salto di qualità della misura. Con il click day, previsto per la primavera del 2026, le famiglie piemontesi sostenute da Vesta arriveranno infatti a 30.000. Il nuovo click day resterà aperto per dodici ore e sarà articolato per fasce di reddito, così da garantire una distribuzione equilibrata delle risorse e confermare l’attenzione verso quelle famiglie del ceto medio che oggi faticano più di tutte a sostenere i costi legati alla nascita e alla crescita dei figli. Con Vesta andiamo avanti senza esitazioni per continuare a sostenere chi sceglie di mettere al mondo dei figli e investire sul futuro della nostra comunità”.

Servizi più accessibili: online le nuove piattaforme regionali per cercare e offrire lavoro

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Da lunedì 19 gennaio scorso sono cambiate le modalità d’accesso alle piattaforme di Agenzia Piemonte Lavoro, dedicate all’offerta di lavoro sul territorio regionale. Disattivata la vecchia piattaforma, ora sono online sistemi integrati per il servizio pubblico d’impiego, con l’obiettivo di renderlo più accessibile e trasparente per persone e imprese che offrono e cercano lavoro. L’intervento costituisce una tappa importante della transizione digitale dell’Agenzia, che mira a semplificare le procedure oer le persone in cerca di occupazione e aziende che cercano personale da assumere, superando la frammentazione degli strumenti digitali e creando un sistema regionale integrato per le politiche attive del lavoro.

“La Regione Piemonte investe con determinazione su strumenti che rafforzano il settore del lavoro. La riorganizzazione digitale per i servizi pubblici del lavoro di Agenzia Piemonte Lavoro rappresenta un passo decisivo per rendere strutturale ed efficace l’incrocio tra domanda e offerta – dichiara Elena Chiorino, Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione Piemonte – si mettono in rete competenze, professionalità e fabbisogni reali delle imprese. Una pubblica amministrazione moderna ha il dovere di semplificare e orientare, affinché si possano trovare opportunità vere, e chi assume possa contare su risposte tempestive e qualificate. Un risultato reso possibile dall’impegno e dal senso di responsabilità dei dipendenti di Agenzia Piemonte Lavoro che ogni giorno operano con professionalità e spiriti di servizio. Compiamo un altro passo verso il servizio pubblico e privato del lavoro più moderno, integrato e vicino alle esigenze del cittadino e delle imprese, secondo il modello complementare della Legge regionale 32/2023, che vede i centri d’impiego come la porta d’ingresso alle politiche attive della Regione Piemonte”.

Mara Martellotta

Incendio in un condominio in zona Madonna di Campagna

Sono rientrati nelle loro case poco dopo le 13 di ieri i residenti dello stabile di via Venaria, in zona Madonna di Campagna, interessato questa mattina da un incendio sul tetto. L’allarme è scattato intorno alle 10.45, quando gli abitanti, tutti fortunatamente illesi, sono stati evacuati in via precauzionale, mentre i vigili del fuoco, accorsi con due autoscale e diverse autobotti, spegnevano le fiamme . Sul posto sono intervenute in supporto anche tre pattuglie della polizia locale per evitare la circolazione di veicoli nella zona interessata dalle operazioni di spegnimento. Al lavoro anche il personale della Protezione Civile comunale e di Gtt, che ha messo a disposizione un autobus dove i condomini hanno trovato ospitalità e riparo dal freddo fino a che non hanno potuto fare ritorno a casa.

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Intitolato a Mafalda di Savoia il giardino di via Amati a Venaria

L’intitolazione del Giardino a Mafalda di Savoia, deportata e morta nel campo di concentramento di Buchenwald nel 1943, è avvenuta giovedì 28 gennaio scorso ed è stata promossa per iniziativa delle due classi della scuola primaria Rigola, che hanno approfondito la storia della Principessa e partecipato al progetto della Pro Loco di Altessano di Venaria Reale. Inoltre il giardino è oggetto di un Patto di Collaborazione per i beni comuni della città di Venaria Reale e la delegazione  di Torino dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Il percorso che ha condotto all’intitolazione del giardino a Mafalda di Savoia nasce da un’esperienza educativa e civica avviata presso la scuola Rigola di Venaria Reale. Il 13 gennaio 2023, gli alunni hanno presentato un’istanza formale di intitolazione di luogo pubblico alla Principessa Mafalda di Savoia, frutto di un lavoro di studio e riflessione sui valori civili e umani della figura proposta. L’iniziativa è stata esaminata dalla Commissione Toponomastica nella seduta del 6 marzo 2023, presieduta dal Sindaco Fabio Giulivi. In tale occasione è stato riconosciuto il valore culturale e simbolico della proposta, sia per l’alto profilo storico della Principessa di Savoia sia per il significativo coinvolgimento delle giovani generazioni in un percorso di cittadinanza attiva e consapevole. Successivamente, il 23 marzo 2023, è stata approvata la delibera di intitolazione su proposta dell’Assessore all’Urbanistica Giuseppe Di Bella, cogliendo formalmente la richiesta avanzata degli alunni della scuola Rigola. La decisione ha inteso valorizzare non solo la memoria storica di Mafalda di Savoia, figura emblematica di regalità e sacrificio, ma anche il ruolo della scuola nella trasmissione dei valori democratici. L’intitolazione è stata ufficialmente celebrata il 28 gennaio scorso. La data ha assunto un forte significato simbolico, inserendosi nelle celebrazioni della memoria storica e alla riflessione sui drammi del Novecento. L’atto di intitolazione rappresenta così il compimento di un percorso condiviso tra istituzioni, scuole e comunità cittadina, volto a trasformare uno spazio pubblico in luogo di memoria e testimonianza per le generazioni presenti e future.

Mara Martellotta

Aggressione in carcere: “Pugno duro contro i violenti”

Il Sappe denuncia un grave episodio di violenza nel carcere di Torino, dove nel pomeriggio di ieri un agente di Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto all’interno del Padiglione B, già oggetto nei giorni scorsi di una segnalazione sindacale per gravi criticità strutturali e operative. “Intorno alle 16.30, un detenuto di origine nordafricana, noto per comportamenti violenti e imprevedibili, ha insultato un agente dopo essere stato invitato ad attendere il proprio turno per l’utilizzo del telefono. Al momento dell’apertura del cancello della cella per consentire la telefonata, il detenuto ha improvvisamente colpito il poliziotto con un pugno al volto. Solo il tempestivo intervento di altri agenti ha evitato conseguenze più gravi. L’agente ferito è stato trasportato in ospedale, dove gli sono stati diagnosticati tre giorni di prognosi“. A denunciarlo è il segretario provinciale del SAPPE, Jean Francois Taibbi, che chiede un intervento immediato e concreto da parte dell’Amministrazione per garantire sicurezza, tutela e condizioni di lavoro dignitose al personale di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnato nel mantenimento dell’ordine e della legalità all’interno degli istituti penitenziari. “Poche ore dopo, intorno alle 18.15, lo stesso detenuto, nel frattempo trasferito in un’altra sezione, ha devastato la propria cella, lanciando suppellettili contro il personale e dando successivamente fuoco al materasso”, prosegue il sindacalista. “La densa nube di fumo sprigionata dall’incendio ha causato l’intossicazione di diversi agenti intervenuti per spegnere le fiamme ed evacuare gli altri detenuti. Due poliziotti hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere”. Secondo quanto riferito dal sindacato, gli episodi confermano la situazione di estrema pericolosità in cui opera quotidianamente il personale di Polizia Penitenziaria, costretto a fronteggiare aggressioni ed emergenze con organici ridotti e strumenti inadeguati. Gli operatori, già provati da una grave carenza di personale nei padiglioni, continuano inoltre a garantire servizi esterni all’istituto, con un carico di lavoro definito ormai insostenibile. Per questo, il SAPPE chiede un intervento immediato e concreto dell’Amministrazione per garantire sicurezza, tutela e condizioni di lavoro dignitose al personale impegnato quotidianamente nel mantenimento dell’ordine e della legalità negli istituti penitenziari.

Una grave situazione di pericolo, caratterizzata da violenza e irresponsabilità, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi se non fosse stata gestita con grande professionalità e senso del dovere dagli uomini della Polizia Penitenziaria“. Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), commentando i recenti disordini verificatisi nel carcere di Torino. Il segretario generale del SAPPE ricorda come la Polizia Penitenziaria svolga un lavoro prevalentemente al chiuso, spesso lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica. Un’attività che, come più volte sottolineato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, espone quotidianamente il personale a situazioni di forte tensione e sofferenza, rese ancora più frequenti dal grave fenomeno del sovraffollamento carcerario.

Capece evidenzia inoltre il ruolo determinante svolto dalle donne e dagli uomini del Corpo nell’attuazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena e nel possibile reinserimento sociale dei detenuti, nonostante le condizioni critiche in cui versa il sistema penitenziario. “È grazie alla Polizia Penitenziaria, veri eroi silenziosi del quotidiano – sottolinea – se la giornata di follia nel carcere di Torino è stata comunque contenuta”. Da qui il ringraziamento del SAPPE al personale per l’impegno quotidiano. Per il leader sindacale, tuttavia, non sono più rinviabili “interventi urgenti e strutturali” per ristabilire legalità e sicurezza negli istituti di pena, a partire da una revisione del regime custodiale aperto. Secondo il SAPPE servono più poliziotti, regole d’ingaggio chiare, maggiore utilizzo della tecnologia, formazione adeguata al personale impiegato nelle sezioni detentive e strumenti efficaci di difesa e contrasto alle aggressioni.

Capece sollecita inoltre l’applicazione dell’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono il personale o mettono in grave pericolo la sicurezza degli istituti, l’adozione del regime di isolamento fino a sei mesi previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento penitenziario e il trasferimento immediato dei detenuti violenti in sezioni detentive lontane dalla propria residenza, come previsto dall’articolo 32 del Regolamento. Misure che, secondo il SAPPE, avrebbero un forte effetto deterrente.

Infine, il segretario generale del sindacato torna a chiedere per la Polizia Penitenziaria la dotazione del taser o dello spray al peperoncino, strumenti prossimi alla sperimentazione, ritenuti utili per la prevenzione e il contenimento delle aggressioni, anche in considerazione della possibilità di valutare preventivamente le condizioni fisiche e sanitarie dei detenuti.

Pompeo (PD): “La Giunta regionale continua a ignorare la cultura”

 “La cultura riveste una grande importanza, aiuta a crescere, a migliorare e arricchisce la nostra società. Eppure, ancora una volta, la Giunta Cirio ha scelto di non investire su questo settore, respingendo in blocco tutti i miei emendamenti dedicati al settore. Avevo chiesto sostegni per spettacolo dal vivo, ma anche beni ecclesiastici, ecomusei, Sacri Monti, associazioni culturali (teatro, musica, danza, ecc…) editoria, ma sono rimasta inascoltata” dichiara la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che denuncia la totale chiusura dell’esecutivo nei confronti delle proposte volte a rafforzare politiche culturali diffuse, inclusive e capaci di generare sviluppo.

“Gli emendamenti che ho presentato – spiega Pompeo – miravano a sostenere interventi concreti, sostenibili e pensati per rispondere alle esigenze dei territori. La Giunta li ha respinti senza alcun confronto, confermando una visione miope che considera la cultura un costo e non un investimento strategico. Il Piemonte ha un potenziale straordinario, ma senza politiche adeguate rischiamo di perdere terreno. La cultura genera economia, coesione sociale, attrattività turistica. Continuare a tagliare o a non investire significa indebolire l’intero sistema regionale”.

“Proseguirà la battaglia del Pd per rimettere la cultura al centro dell’agenda politica regionale. Non ci fermeremo. Chiediamo alla Giunta di cambiare rotta e di riconoscere finalmente il valore di un settore che rappresenta identità, futuro e opportunità per tutto il Piemonte” conclude Laura Pompeo.

Lasciare andare: incontro al Conservatorio con Daniel Lumera

Domenica 8 febbraio, alle ore 18, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, l’esperto internazionale di benessere, Daniel Lumera, guiderà il pubblico in un viaggio profondo e trasformativo attraverso l’esperienza del “lasciare andare”. L’incontro è organizzato da Fondazione FARO e coniuga la ricerca del benessere interiore con la solidarietà: il ricavato andrà a favore delle attività di ricerca sulle cure palliative della Fondazione.
“Il tema del ‘lasciare andare’ è cruciale nella nostra attività quotidiana – racconta Marina Sozzi, coresponsabile dell’Ufficio Culturale di Fondazione Faro – sia quando ci si avvicina alla fine della propria vita, sia quando si ha a che fare con una perdita. La capacità di lasciar andare, di permettere che accada ciò che comunque accadrà, può fare la differenza nell’esperienza del morire e del lutto. Si tratta di una capacità che va allenata: ognuno di noi ha qualcosa che non riesce a perdonare o a lasciarsi alle spalle. Un’abitudine, una dipendenza, un bisogno di controllo, un progetto una relazione finita, un dolore mai integrato, giudizi, paure e aspettative. Per questo abbiamo voluto coinvolgere Daniel Lumera per guidarci in un‘esperienza che ci porti a esperire la leggerezza e il benessere che nasce dalla capacità di lasciare andare ciò che non fa più parte della nostra vita”.
Partendo dal suo recente libro “Ti lascio andare”(Mondadori), Daniel Lumera, biologo naturalista, research fellow nei processi di comunicazione e sociologia, punto di riferimento internazionale nel campo del benessere e della qualità della vita, esplora, alla luce delle recenti ricerche neuroscientifiche, quanto sia essenziale per una vita significativa il saper lasciare andare. Il percorso proposto parte dalla sua esperienza in accompagnamento al fine vita, che lo ha spinto ad approfondire il tema del congedo non solo dagli altri ma anche dal proprio ego, dal passato e dalle aspettative sul futuro. Con insegnamenti, esempi concreti ed esperienze tratti dalla vita quotidiana, Lumera offre un percorso ricco di strumenti pratici per superare le paure legate alla perdita, al cambiamento, imparando ad accogliere con serenità il flusso naturale della vita.
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Mara Martellotta