Dal 21 maggio al 1° novembre la GAM – GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – inaugura le nuove esposizioni che danno avvio alla Quarta Risonanza, progetto dedicato al disegno, al segno e alla forza espressiva del tratto. Protagonista “intruso” di questa edizione è l’artista Pesce Khete, le cui opere dialogano con i fondi grafici del museo.
Fulcro del programma è la mostra “Un altro Novecento. Opere su carta delle collezioni della GAM”, curata da Elena Volpato e Fabio Cafagna. L’esposizione propone per la prima volta un ampio percorso unitario attraverso il patrimonio di opere su carta custodito dal museo: oltre seicento lavori tra disegni, incisioni, acquerelli e dipinti che ripercorrono l’intero Novecento, dalle suggestioni simboliste e secessioniste fino alle ricerche artistiche degli anni Novanta.
La rassegna mette in evidenza il ruolo centrale della carta come luogo privilegiato della sperimentazione artistica. Supporto immediato e versatile, il foglio diventa spazio di appunti, ripensamenti, intuizioni e trasformazioni, restituendo la dimensione più libera e intima del lavoro creativo.
Il percorso si sviluppa in ventuno sezioni dedicate ai principali movimenti e protagonisti del XX secolo. Tra i nuclei più significativi figurano le opere di Lucio Fontana, rappresentato da trenta fogli donati alla GAM da Teresita Fontana, e quelle di Giorgio Morandi, con acqueforti, nature morte e paesaggi che riflettono la sua continua ricerca sulla luce e sull’astrazione. Una sala monografica è inoltre riservata a Filippo De Pisis, di cui vengono valorizzati il segno lirico e la vena diaristica.
La mostra attraversa poi i grandi linguaggi artistici europei tra Otto e Novecento: dal postimpressionismo di Pierre Bonnard all’espressionismo di Max Beckmann, passando per il primitivismo di Henri Rousseau e il dadaismo di Max Ernst. Ampio spazio è dedicato anche alle avanguardie italiane con Giacomo Balla e Umberto Boccioni, messi in relazione con figure internazionali come Paul Klee e Natalia Goncharova.
Il Novecento italiano emerge attraverso le visioni di Mario Sironi, Arturo Martini, Fausto Melotti, Renato Guttuso e Renato Birolli, fino alle sperimentazioni del secondo dopoguerra con Osvaldo Licini, Tancredi Parmeggiani, Carol Rama e Mino Maccari.
Non manca uno sguardo agli artisti legati al territorio torinese, tra cui Mario Sturani, Carlo Turina e Cino Bozzetti, così come agli autori che hanno collaborato con la casa editrice Einaudi, tra cui Carlo Levi, Francesco Menzio e Bruno Cassinari.
Il percorso si spinge fino alle ricerche contemporanee, dalla pop art di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Rauschenberg alle sperimentazioni ambientali di Mario Merz e Giuseppe Penone, fino alle opere di Giulio Paolini, Ketty La Rocca e Liliana Moro.
A chiudere idealmente l’esposizione è “Predisporsi a un capolavoro cosmico astronomico” di Eliseo Mattiacci, opera che unisce gesto, materia e carta, confermando il valore del disegno come terreno inesauribile di ricerca artistica.
La mostra è visitabile alla GAM di Torino, in via Magenta 31, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18. Chiusura il lunedì; biglietteria aperta fino a un’ora prima della chiusura.
Mara Martellotta
Dopo lunga riflessione e in base a ragionamenti storici e giuridici ho deciso di considerarmi vicino al Duca Aimone di Savoia -Aosta, vedendo in lui il capo di casa Savoia. Per me quanto la Consulta dei senatori del Regno ha deciso in merito al passaggio della continuità della Dinastia Sabauda al ramo Aosta, credo abbia un valore difficilmente discutile in termini giuridici. Ma soprattutto la storia personale del Duca Aimone, i suoi studi alla Bocconi, il suo lungo lavoro in Russia in posti di responsabilità apicale in una delle aziende italiane più importanti, l’aver svolto studi e servizio militare al collegio militare Morosini di Venezia, divenendo ufficiale di Marina come suo padre, sono per me motivo fondamentale per la mia decisione. Ho avuto il piacere di conoscerlo e di parlargli in privato quando il Principe è venuto ad incontrarmi a Torino. E’stato un bel colloquio informale, colto, se posso dirlo, amichevole. Ho notato di trovarmi di fronte ad una grande risorsa per il futuro dell’Italia. Ho letto anche delle sue interviste ed ho assistito ad una sua intervista televisiva. Egli si colloca nella scia degli Aosta: da Amedeo fratello di Vittorio Emanuele II e re di Spagna a Emanuele Filiberto comandante invitto della III Armata, al Duca degli Abruzzi, al Conte di Torino, al conte di Salemi, al Duca Amedeo, eroe dell’Amba Alagi che morì prigioniero in Africa con i suoi soldati, al Duca Aimone ammiraglio che morì in esilio, al padre di Aimone, il Duca Amedeo che seppe assumersi le sue responsabilità dinastiche in un momento di grave crisi dopo la fine dell’esilio. La figura di Aimone e’ tale perché lui riassume nella sua persona le qualità che dovrebbe avere un re. E’ simile a re Carlo d’Inghilterra con cui e’ anche imparentato. Non ama le sfilate delle guardie di cui altri si circondano e che a volte sono personaggi un po’ patetici. Segue una linea di sobrietà e di serietà che fu una virtù tutta piemontese dei Savoia regnanti e dell’ultimo Re Umberto II, che va ricordato con lo stile che egli seppe manifestare anche durante i lunghi anni di esilio. Aimone rappresenta una certa idea di storia italiana che anche i repubblicani possono apprezzare perché fondata su dati reali e verificabili, privi di retorica e di arroganza. Il mio amico Enrico Martini Mauri, capo delle divisioni alpine azzurre nella lotta di Liberazione e medaglia d’oro al Valor Militare, avrebbe apprezzato Aimone come soldato e come uomo. Ricordo che come storico sono stato due volte l’oratore ufficiale che ha ricordato Umberto II a Torino e a Racconigi.



Per ventotto anni lavora nell’aviazione generale, un mondo preciso, tecnico, rigoroso.





