ilTorinese

Una voglia di matrimonio a sconvolgere la giornata dei coniugi Drayton

“Indovina chi viene a cena” all’Alfieri, repliche sino a domenica

Una giornata “strana e straordinaria” allo stesso tempo quella che stanno vivendo i coniugi Drayton, una giornata che non è l’occasione per una fiaba ma di una realtà che cade su di loro e in cui bisogna prendere decisioni: la loro figlia July è appena tornata per presentare il giovane dottor Prentice, studioso di malattie tropicali, un curriculum lungo così, un lutto alle spalle che sinora ha cercato di cancellare, un uomo davvero eccezionale. La causa di un colpo di fulmine, lo ha incontrato sotto il sole delle Hawaii e lo vuole sposare e niente e nessuno potrà farle cambiare idea. Ma è nero. Anzi, come si sente dire stasera a teatro, “negro”. Erano gli anni Sessanta, mettiamo per l’esattezza il 1967, da un paio gli afroamericani avevano marciato da Selma a Montgomery per riaffermare il loro diritto al voto, era appena stata promulgata una sentenza della Corte Suprema ad abolire le leggi che facevano illegale il matrimonio interrazziale, da tre Martin Luther King aveva vinto il Nobel per la Pace a Oslo, nello stesso anno Katharine Hepburn con tutta la magnificenza della sua Cristina che spadroneggiava in “Indovina chi viene a cena”, Stanley Kramer regista, vinceva il secondo dei suoi quattro Oscar. Ieri e oggi, una realtà che ha ormai sessant’anni ma che ha profonde radici nel mondo che viviamo.

Matt fa parte della bella borghesia di San Francisco, elegante appartamento con vista sul ponte più famoso al mondo, la sua è una visione liberal e tutte le sue idee lo sono, ha fondato un giornale per poterle affermare appieno, vive per le stesse: ma non ha messo in conto che quelle idee sarebbero potute passare dalle pagine del giornale alle pareti di casa sua e coinvolgerlo con feroce immediatezza e travolgerlo. Quel benestare alle nozze lui non lo darà mai, è la società in cui vive a spaventarlo per l’avvenire dei due ragazzi. Quel matrimonio non s’ha da fare, avrebbe detto qualcuno qualche secolo prima. Cristina, dopo il primo smarrimento, si mette a spalleggiare le decisioni della figlia, che altro non è che “quella che abbiamo fatto noi”, quella che è cresciuta secondo i principi che loro stessi le hanno insegnato. Bisognerà fare i conti, quando con la moglie si presenterà a casa Drayton anche con il vecchio Prentice, l’uomo che non è pronto a sapere che suo figlio sposerà una ragazza bianca, l’uomo che per dare un futuro al figlio s’è spaccato per anni la schiena sotto il peso del suo borsone di portalettere, per tanti chilometri che si potrebbe fare tre volte il giro del mondo, un padre che continua a vedersi come un uomo di colore mentre suo figlio, che aspira a vivere in un mondo in evoluzione, vede in se stesso esclusivamente un uomo. Come già ci aveva spiegato il vecchio Tracy, saranno le parole di Matt a portare a tavola un lieto fine.

In “Indovina chi viene a cena”, che aveva la sceneggiatura di William Arthur Rose (un altro Oscar) – teatralmente qui riproposta nell’adattamento di Mario Scaletta (che si ritaglia altresì il gustoso personaggio di Padre Ryan, eccellente campione di golf come sacerdote di lungimiranti consigli) e con la convincente regia di Guglielmo Ferro -, si continua a parlare di differenze e a trattare di matrimoni misti, di rapporti tra padri e figli non sempre idilliaci, di vite che s’intralciano e si riappacificano, di un mondo che nel bene e nel male continua a cambiare, si sceglie il termine comprensione al posto di quello di tolleranza, si pronuncia la parola razzismo (applauditissima) come buon senso (magari più da sottolineare?), ci si commuove e ci si diverte per uno svolgimento e un dialogo che non urlano mai ma badano a una umanità autentica, a un’eleganza e a una riflessione che scoperchia temi attuali, importanti, che premono sempre di più, quotidianamente ormai.

Eleganti ed eccellenti nei loro diversi modi e tempi di comprensione Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, irriverente ma per molti versi assennata (anche nelle note negative) la camerierina Tillie di Fatima Romina Alì, esuberante di convinta felicità la July di Elvira Cammarone. Con i loro compagni firmano una autentica serata di successo. L’Alfieri stracolmo di pubblico, applausi applausi applausi e qualche commozione: si replica soltanto sino a domenica ed è un vero peccato.

Elio Rabbione

Daspo del Questore per tifosi granata e bianconeri

Sono 5 i Daspo della durata di un anno emessi dal questore di Torino nei confronti di tifosi coinvolti in episodi avvenuti durante incontri di calcio in città.
Quattro  riguardano tifosi del Torino, ma  non apparterebbero ad ultras. Nel corso della partita Torino-Cremonese del 15 dicembre,  allo stadio Olimpico Grande Torino, hanno lanciato razzi pirotecnici sugli spalti. Il quinto provvedimento è stato notificato a uno juventino minorenne che, nel corso di Juventus-Pafos del 10 dicembre all’Allianz Stadium, ha mirato con un puntatore laser verde verso gli spalti della tifoseria ospite.

Uomo morto nei campi: si tratta di un’esecuzione con arma da fuoco?

E’ stata un’esecuzione con un colpo di testa alla nuca? Gli inquirenti ancora non confermano la causa della morte dell’uomo trovato riverso  senza vita nelle campagne di Bra, in provincia di Cuneo. Il cadavere  è stato scoperto da un automobilista di passaggio in strada Chivola, nei pressi della frazione di Pollenzo.

Tutta la meraviglia del “San Gerolamo” restaurato

Ritorna nella “Sala Acaia” di Palazzo Madama, dopo un delicato intervento di restauro, il prezioso “Polittico” cinquecentesco del “nostro” Defendente Ferrari

Padre e Dottore della Chiesa, traduttore in latino di parte dell’“Antico Testamento greco” e successivamente dell’intera “Scrittura ebraica”,  di San Gerolamo – Sofronio Eusebio Girolamo (Stridone – Istria, 347 – Betlemme, 420), si contano in pittura due “iconografie” principali: una con tanto di abito cardinalizio e con il libro della “Vulgata” in mano o intento e assorto nello studio della “Scrittura” e un’altra, come immagine da ascetico anacoreta nel “deserto della Calcide” (dove rimase un paio d’anni, 375 – 376) o nella “Grotta di Betlemme”, ritratto senza l’abito e senza “galero” (cappello) cardinalizio, spesso accanto al “leone” cui la leggenda racconta avesse tolto una spina dal piede amicandoselo per la vita, al “crocifisso” (simbolo di penitenza) e alla “pietra” con cui pare fosse solito battersi il petto.

A questa seconda rappresentazione s’avvicina in buona parte il “Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione”, presentato in “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino (dove l’opera aveva già fatto il suo ingresso nel 1932 attraverso l’acquisizione da parte del lungimirante antiquario torinese Pietro Accorsi dal conte bresciano Cesare Jacini e, non meno, attraverso il mecenatismo illuminato di Giovanni Battista Devalle – fra i soci fondatori della “Pininfarina” – del senatore Isaia Levi e del collezionista Silvio Simeom), dopo un delicato e complesso intervento di restauro, reso possibile grazie al generoso finanziamento dell’avvocato Marziano Marzano, già vicesindaco e assessore alla “Cultura”, durante le Giunte Novelli negli Anni ’70 e primi ’80, e “padre” di quella via Garibaldi finalmente senza auto, prima grande “isola pedonale” della Città.

Polittico (tempera su tavola di grandiose dimensioni, 282 per 211 cm.) realizzato da Defendente Ferrari (Chivasso, 1475 ca. – Torino, 1540) fra il 1520 e il 1535, l’opera rappresenta indubbiamente un lavoro di straordinaria importanza per la storia della pittura piemontese del primo Cinquecento, la cui perfetta conservazione nel tempo è stata però impedita dalla sue stesse notevoli dimensioni. Quanto mai complesso, dunque, il lavoro condotto dal “Laboratorio di Restauro” di Leone Algisi a Gorle (Bergamo), che ha curato gli interventi sulla parte lignea e strutturale – la composizione era stata ristretta sui lati, a danno delle lesene laterali e del fastigio centrale  – con la collaborazione di Carla Grassi per la parte pittorica. Conservato con la “cornice originale” – a differenza di molte altre opere simili oggi presenti in Musei o Chiese – il “Trittico” ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della “carpenteria originaria”, rara per “Polittici” di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri. Principalmente, il lavoro di recupero ha riguardato gli aspetti strutturali e di montaggio dell’insieme, con un complesso lavoro di risanamento delle tavole lignee che costituiscono il supporto dei dipinti. In particolare, la tavola centrale presentava evidenti segni di un’antica frattura, che è stata ricomposta con grande accuratezza, restituendo stabilità e continuità all’intero “Polittico”. Parallelamente, sono stati affrontati gli interventi sulla superficie pittorica. In particolare sulla straordinaria ricchezza di quei preziosismi decorativi e cromatici (rinvenibili, soprattutto, nei monocromi delle “predelle”) assimilabili alla raffinata, rigorosa tecnica dei “vetri dorati e dipinti” propri dei grandi incisori nordico-fiamminghi del Quattrocento e di quel “gusto goticheggiante”, che contraddistinse costantemente l’attività di Defendente, fervodo allievo e seguace, ma con spirito libero, di Giovanni Martino Spanzotti.arte

Il “Polittico” presenta al centro “San Gerolamo penitente” nel suo eremitaggio, in un paesaggio deserto di rocce “che riempiono gran parte della superficie dipinta, imponendo la propria massa in contrapposizione alla geometria regolare e ordinata delle architetture”. Ai lati, due coppie di santi: il “Battista e San Giovanni con l’Agnello” e dall’altra un “giovane santo guerriero recante l’immagine di una città” di cui potrebbe essere il “protettore”. E qui qualcuno ha ipotizzato trattarsi di “San Secondo”, sospettando dunque una provenienza del “Polittico” dalla Città di Asti. In alto, i due “tondi” con l’“Angelo” e l’“Annunciata”. Elemento di eccezionale interesse è la “cornice originale”, decorata con “candelabre” (motivo ornamentale in uso nell’arte classica e in quella rinascimentale per adornare pilastri, ante, volte e pareti) rilevate “a pastiglia” secondo i dettami della cultura cinquecentesca, così come la “predella”, realizzata con una raffinatissima tecnica di “tratteggio a oro” che richiama tanto l’oreficeria quanto le tecniche incisorie.

Ora, al termine del restauro, l’opera sarà nuovamente esposta nella “Sala Acaia”, al piano terra del “Museo”, nella stessa sede che la ospitava prima dell’intervento, tornando così a dialogare con il percorso permanente di “Palazzo Madama”.

In un circuito storico-artistico che sempre più si rivela essere bene prezioso per l’intera Città.

Gianni Milani

Nelle foto:”San Gerolamo”, parte centrale del “Polittico”; il “Polittico” nella interezza, dopo il restauro; Marziano Marzano e Giancarlo Federico Villa, direttore di “Palazzo Madama” (Ph. Alessandro Bergadano)

Amico cane

Chiunque vada abbastanza regolarmente a fare la spesa, avrà notato che nel giro di pochi anni i reparti dedicati alla prima infanzia si sono ridotti di volume, per lasciare posto a quelli per gli animali il cui spazio è praticamente raddoppiato: alimenti di tutti i generi, lettini, cucce, tiragraffi, giochi di ogni genere; la parte preponderante è destinata, naturalmente, a cani e gatti.

Sembrerebbe un aumento di sensibilità nei confronti di questi animali tale da far ipotizzare che sia, di pari passo, migliorata la condizione in cui questi animali vengono accuditi.

In realtà, sentendo le relazioni di molti Comuni e canili, è in aumento il numero di animali abbandonati, o dei quali è stata omessa la custodia, per cui non possiamo validare l’equazione “più ne adottiamo, meglio stanno”.

Sfatiamo, intanto, un mito: Rottweiler, Pitbull, Dogo Argentino, Cane Corso e così via possono essere pericolosi, soprattutto in rapporto al loro peso, ma dipende da come vengono tenuti: le uniche due volte in cui sono stato morso da un cane, si trattava di un meticcio alto 40 cm in tutto e di un pincher. Le uniche due volte in cui ho avuto incontri ravvicinati con un rottweiler, in un caso mi è saltata addosso per leccarmi tutto (nonostante i suoi 60 kg) e nell’altro, arrivato a 1 metro da me, si è buttato a zampe all’aria per farsi fare i grattini.

La proposta di legge di prevedere un patentino per condurre i cani mi trova comunque d’accordo; se il cane viene lasciato libero di girare senza guinzaglio e senza museruola è palese che possa costituire un pericolo a prescindere dalla mole. Certo, un pincher non sbranerà qualcuno, ma se attraversa di colpo la strada ad un ciclista o si infila tra i piedi di un anziano claudicante ecco che diventa più pericoloso di un dogo argentino correttamente condotto.

Per molte persone, quella di detenere un cane è sicuramente una moda, come il veganesimo o la spiritualità, dettata dalla non conoscenza degli animali, di quella specie in particolare, dall’egoismo di pensare a sé stessi anziché a sé in rapporto all’animale.

Tenere il guinzaglio lungo 3 metri è come non averlo affatto perché, nel momento in cui devi richiamare l’animale, tempo di reazione del conduttore, tempo meccanico di riavvolgimento mentre, magari, il cane va nella direzione opposta fanno si che non si riesca a scongiurare il pericolo.

Molti, inoltre, non sanno (o fingono di non sapere) che il conduttore è sempre responsabile della condotta del cane, civilmente e penalmente, anche se questi è stato affidato loro temporaneamente (dog sitter, custode di casa, ecc.) per cui, se non siete sicuri di conoscere l’animale, declinate l’invito o, quantomeno, stipulate una polizza RC temporanea che potrà rifondere eventuali danni civili.

Non parliamo di come alimentarlo o come farlo svagare perché ci addentreremmo in un ginepraio (quali piante sono da evitare se si hanno animali domestici? quali cibi sono veleno per i cani? se il gatto non beve come modificare la sua dieta?) ed è la prova che molti adottano un cane perché in un primo momento è gratis mentre la playstation costa molto di più.

Ricordiamo, inoltre, che nel caso il cane venga trovato in strada, libero, dev’essere affidato al canile convenzionato che, nel caso il cane sia dotato di microchip, restituirà l’animale al proprietario dietro pagamento delle spese sostenute; è assolutamente vietato impossessarsene perché, al di là degli aspetti legali, potrebbe essere stato rubato o essere affetto da patologie trasmissibili che solo il Servizio Veterinario dell’ASL può verificare.

Nel caso quel cane venga trovato nuovamente in giro da solo, il proprietario verrà denunciato per omessa custodia e, nei casi più gravi, potrebbe essergli impedito di custodire altri cani.

Ne vale la pena?

Sergio MOTTA

Fabrizio Racca, l’eleganza della pasticceria torinese tra ricerca e identità

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

A Torino, parlare di alta pasticceria significa inevitabilmente evocare una tradizione solida, stratificata, fatta di grandi classici e di una cultura del gusto che affonda le radici nella storia sabauda. In questo contesto si inserisce il lavoro di Fabrizio Racca, maestro pasticcere che negli anni ha costruito un percorso riconoscibile, fondato su rigore tecnico, materie prime selezionate e una costante tensione verso la contemporaneità.

La sua pasticceria è oggi uno spazio in cui il dolce diventa espressione di studio e sensibilità. Le vetrine raccontano una produzione ampia e articolata: dalla piccola pasticceria alle torte moderne, dai lievitati alle monoporzioni di design, fino alle creazioni dedicate alle festività. Ogni proposta rivela una ricerca attenta sugli equilibri, sulle consistenze e sull’intensità aromatica, con un’attenzione particolare alla pulizia del gusto e alla precisione delle finiture.

Tradizione piemontese e linguaggio contemporaneo

Il legame con il territorio resta centrale. I grandi riferimenti della tradizione piemontese non vengono semplicemente replicati, ma reinterpretati con misura. Il cioccolato, materia identitaria per Torino, è declinato in diverse forme e lavorazioni, così come la frutta secca, le creme e le basi classiche della pasticceria italiana. L’approccio è quello di chi conosce profondamente le regole del mestiere e sceglie, quando necessario, di riscriverle con coerenza.

La produzione spazia dalle torte da ricorrenza alle proposte da banco quotidiane, con una linea moderna che punta su forme essenziali e su un’estetica raffinata. Le monoporzioni, in particolare, rappresentano uno dei tratti distintivi della casa: piccole architetture dolciarie in cui ogni elemento è calibrato, dalla base croccante alla mousse, fino alle glasse e agli inserti.

Le monoporzioni di Cioccolató 

In occasione di Cioccolató 2026, la manifestazione dedicata al cioccolato che anima il centro cittadino, Fabrizio Racca ha presentato una selezione di monoporzioni pensate per dialogare con il pubblico e con la tradizione torinese, senza rinunciare a un’impronta innovativa.

Tra le proposte, una creazione che unisce pesca, cioccolato e amaretti: un incontro tra la dolcezza della frutta, la profondità del cacao e la nota aromatica tipica dell’amaretto, in un gioco di consistenze che alterna cremosità e friabilità. Un’altra monoporzione è stata dedicata alle rose, con un profilo più delicato e floreale, capace di sorprendere per equilibrio e finezza. Infine, il gusto bicerin, omaggio alla bevanda simbolo di Torino, reinterpretato in chiave dolce: caffè, cioccolato e crema si fondono in una composizione che richiama la stratificazione del celebre bicchiere, trasformandolo in un dessert contemporaneo.

Queste creazioni hanno confermato la capacità del laboratorio di confrontarsi con eventi di rilievo cittadino proponendo prodotti coerenti con la propria identità, ma al tempo stesso pensati per un pubblico ampio e curioso.

Qualità, ricerca e visione

Alla base di ogni produzione c’è una selezione rigorosa delle materie prime e una lavorazione che privilegia freschezza e stagionalità. L’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma si traduce in studio delle tecniche, sperimentazione controllata e aggiornamento costante. È questo equilibrio tra tradizione e slancio creativo a definire il percorso di Fabrizio Racca nel panorama torinese.

In una città dove la cultura del dolce è parte integrante dell’identità collettiva, la sua pasticceria rappresenta un esempio di come sia possibile rinnovare il linguaggio della tradizione senza snaturarlo. Un laboratorio in continua evoluzione, capace di raccontare Torino attraverso il gusto, con uno sguardo rivolto al futuro.

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NOEMI GARIANO

Il “Pinocchio” di Iodice al teatro Astra

Al teatro Astra, dal 24 al 26 febbraio prossimo, sarà di scena “Pinocchio. Che cos’è una persona?”, per l’ideazione, la regia, la drammaturgia, le scene e le luci di Davide Iodice, a capo della compagnia Scuola Elementare del Teatro APS, produzione Interno 5, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, in partnership con Teatro Trianon Viviani Forgat ODV.

“Pinocchio – spiega Davide Iodice nelle note di regia – pone la questione del rapporto con la genitorialità. L’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nel ventre della balena. Geppetto gli dice che a breve la candela si spegnerà e rimarranno al buio. Pinocchio risponde: ‘E dopo?’. Geppetto non saprà cosa rispondere, e la soluzione la troverà Pinocchio. Questo ‘dopo’ è la domanda che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo straordinario, nel senso di ‘extra ordinario’, ovvero fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia, ma anche alla comunità, a chi si occupa di assistenza. Geppetto ha un figlio generato da un pezzo di legno, e che vuole a tutti i costi rendere normale. Noi che lavoriamo con la fragilità e la diversità, sappiamo quanto sia pericoloso il concetto di normalità. Sento l’esigenza, dopo anni, di fare un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità. Spesso c’è tanta retorica, un senso di carità un po’ penoso. Quello della disabilità è un mondo complesso e ricco, c’è una volontà di esprimersi da parte di questi ragazzi e di essere considerati per quello che sono. Il lavoro di ridefinizione delle identità attraverso lo strumento dell’arte, la centralità della persona e delle sue fragilità, stanno alla base della pedagogia della Scuola Elementare del Teatro, Conservatorio Popolare delle arti della scena”.

“Più volte in questi 10 anni – spiega il regista Davide Iodice – la figura del burattino ci è stata di ispirazione. Spesso ci siamo rivolti a lui come a una sorta di fratello simbolico di ragazzi con sindrome di Down o autismo, o Williams, o ancora Asperger. Come pure appartiene a quella famiglia di ragazzi miracolosamente sottratti al crimine o in pieno percorso di ridefinizione della propria esistenza all’uscita dal carcere che non hanno potuto o saputo evitare. Pinocchio e l’intera compagine simbolica della favola sembrano incarnare tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti da macchietta o in rovina. Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi, con la loro carica anarchica e dirompente, ma è pure il legno stuprato, come diceva Carmelo Bene, dalla perversione dell’immagine-somiglianza, di un Padre, aggiungo io, di una società normalizzante per la quale il concetto di persona ha canoni rigidi, convenzionali e borghesi. Pinocchio, in prima stesura, si concludeva con l’impiccagione del burattino, come a segnare un’impossibilità di uscita, corretta in seguito da Collodi in una benevola e conciliante trasformazione in bambino, in una persona. Ma cosa è una persona?”

La Scuola Elementare del Teatro, nata nel 2013 dall’incontro tra il regista Davide Iodice e il dottor Giuseppe Cafarella, è un progetto di arte e condivisione a partecipazione gratuita, un luogo di ricerca e formazione permanente, un laboratorio produttivo, una rete di cooperazione, e la sua platea privilegiata è quella con disagio economico e sociale o con disabilità fisica o intellettiva.

Info: TPE Teatro Astra – via Rosolino Pilo 6, Torino  –  fondazionetpe.it

Orari: dal 24 al 26 febbraio 2026 – martedì ore 21, mercoledì ore 19, giovedì ore 20

Mara Martellotta

Monteu da Po, tra storia e futuro con Cristian Greco

Il direttore del Museo Egizio, Christian Greco, sarà ospite sabato 28 febbraio prossimo nel Chivassese, a Monteu da Po, nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’area archeologica della città romana di Industria, luogo simbolo della storia del territorio e oggi centro di rinnovato interesse scientifico e culturale. Il progetto “All’origine del territorio. La città romana di Industria tra memoria e futuro”, del Comune di Monteu da Po, è sostenuto da un contributo della Città Metropolitana di Torino, e si propone come un momento di incontro e di riflessione pubblica, articolato in un pomeriggio di studi, visite guidate e incontri, che culmineranno nella lectio magistralis di Christian Greco. L’appuntamento prenderà il via sabato 28 febbraio alle 14.45, presso l’area archeologica di Industria, con una visita guidata ai nuovi scavi. Si proseguirà alle 16 al teatro Comunale di Monteu da Po con gli interventi degli amministratori del territorio, per la Città Metropolitana di Torino interverrà il Consigliere Andrea Gavazza, e con la lectio magistralis del direttore del Museo Egizio Christian Greco. L’appuntamento rappresenta una restituzione scientifica delle ricerche attualmente in corso, ma anche un segnale concreto di valori e rilancio culturale per l’intero territorio.

Mara Martellotta

Gioielli nascosti

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CALEIDOSCOPIO ROCK USA ANNI 60

Continua il nostro viaggio alla ricerca di incisioni di garage rock e psychedelic rock anche nell’ambito di etichette nate e connotate da generi ben diversi da quelli che stiamo studiando in questa rubrica. La grande area metropolitana di New York è sempre stata luogo fecondo per la compresenza di generi musicali differenziati ed eterogenei, fenomeno ben visibile nella produzione delle varie etichette qui nate e cresciute. Segnaliamo qui Laurie Records”, fondata nel 1958 dai fratelli Robert e Gene Schwartz e Allan I. Sussel e presto affermatasi come “label” attiva nel rock’n’roll, doo-wap, soul, rock classico, pop rock. Sottolineiamo che molto importante fu il suo ruolo di volano di diffusione di svariati successi della “British Invasion” sul suolo americano, fin dai primordi dell’”ondata”. Meritorio è il carattere sempre autonomo di “Laurie Records”, che seppe restare orgogliosamente indipendente nel tempo, evitando di essere inglobata e fagocitata dalle grandi etichette, che non di rado “cannibalizzavano” serialmente per legge di mercato. Tra le incisioni non sono rari “singles” divenuti pepite preziose in varie “compilations” di settore degli anni ‘80 e ‘90, molto amate da cultori ed appassionati.

Si elencano qui di seguito i soli 45 giri “Laurie Records” di garage e psychedelic rock:

– THE BARBARIANS “Are You A Boy Or Are You A Girl / Take It Or Leave It” (3308) [1965];

– THE BARBARIANS “What The New Breed Say / Susie-Q” (3321) [1965];

– THE GIRL-GETTERS “I’m Getting Tired / The Girl-Getters” (LR 3310) [1965];

– JACK LONDON & THE SPARROWS “If You Don’t Want My Love / It’s Been One Of Those Days Today” (LR 3285) [1965];

– THE TEARDROPS “Hey Gingerbread / Champaign Lady” (LR 3325) [1966];

– THE BARBARIANS “Moulty / I’ll Keep On Seeing You” (3326) [1966];

– THE NEWPORTS “I Want You / The Trouble Is You” (3327) [1966];

– THE SAVAGES “Little Miss Sad / If You Left Me” (LR 3328) [1966];

– THOSE TWO “Baby I Know / I’m Gonna Walk With You” (LR 3329) [1966];

– THE TROPICS “You Better Move / It’s You I Miss” (LR 3330) [1966];

– THE STAR FIRES “You Done Me Wrong / Like Socks And Shoes” [LR 3332] (1966);

– FREDDIE & THE FREELOADERS “Patty / The Octopus Song” (3334) [1966];

– THE FALLEN ANGELS “Everytime I Fall In Love / I Have Found” (LR 3343) [1966];

– SCOTT FREE “Come On Down To Earth / Calm Before The Storm” (3346) [1966];

– THE SHAPES OF THINGS “So Mystifying / Last Night Wasn’t There” (3351) [1966];

– THE SHAGS “I Call Your Name / Hide Away” (LR 3353) [1966];

– THE MARAUDERS “Jugband Music / Out Of Sight, Out Of Mind” (3356) [1966];

– THE ROYAL GUARDSMEN “Baby Let’s Wait / Leaving Me” (3359) [1966];

– THE GRAY THINGS “Charity / Lovers Melody” (3367) [1966];

– THE FALLEN ANGELS “A Little Love From You Will Do / Have You Ever Lost A Love” (3369) [1966];

– THE MUSIC EXPLOSION “I See The Light / Little Bit O’Soul” (LR 3380) [1967];

– THE FURY’S “I Walk Away / Gone In The Night” (LR 3382) [1967];

– ORCHESTRA OF THE MIND “Athens To America / And Tell Me” (LR 3387) [1967];

– THE ENERGY PACKAGE “This Is The Twelfth Night / See That I Come Home” (LR 3392) [1967];

– THE UNCALLED FOR “Do Like Me / Get Out Of The Way” (3394) [1967];

– THE SOUND INVESTMENT “Don’t Stop The Carnival / Like My Girl” (3398) [1967];

– THE BIRDWATCHERS “Turn Around Girl / You Got It” (3399) [1967];

– THE MUSIC EXPLOSION “Sunshine Games / Can’t Stop Now” (3400) [1967];

– THE KORDS “Boris The Spider / It’s All In My Mind” (3403) [1967];

– THE BALLOON FARM “A Question Of Tempature / Hurtin’ For Your Love” (3405) [1967];

– HOPPI & THE BEAU HEEMS “I Missed My Cloud / So Hard” (3411) [1967];

– THE BOYS FROM NEW YORK CITY “These Are The Things / Take It Or Leave It” (3412) [1967];

– THE MUSIC EXPLOSION “We Gotta Go Home / Hearts And Flowers” (3414) [1967];

– THE CENTRAL NERVOUS SYSTEM “It Takes All Kinds / I’m Still Hung Up On You” (LR 3421) [1968];

– THE MUSIC EXPLOSION “What You Want / Road Runner” (3429) [1968];

– SOUL, INC. “I Belong To Nobody / Love Me When I’m Down” (LR 3430) [1968];

– THE WHETHER BUREAU “Why Can’t You And I / White And Frosty” (3431) [1968];

– THE BOYS FROM NEW YORK CITY “Mary And John / I’m Down Girl” (3434) [1968];

– MONTAGE “I Shall Call Her Mary / An Audience With Miss Priscilla Gray” (LR 3438) [1968];

– THE SOUND INVESTMENT “Come Back Baby / The Beat” (3442) [1968];

– THE CASTELS “Rocky Ridges / I’d Like To Know” (3444) [1968];

– THE MUSIC EXPLOSION “Yes Sir / Dazzling” (3454) [1968];

– THE PRETTY THINGS “Talkin’ About The Good Times / Walking Through My Dreams” (3458) [1968];

– ENDLESS PULSE “You Turned Me Over / Just You” (LR 3468) [1968];

– THE YELLOW BRICK ROAD “She’s Coming Home / I’m Thinking Of You” (LR 3481) [1969];

– SIXTH DAY CREATION “Cherry Pie / You’re Better By Far” (LR 3483) [1969];

– ENDLESS PULSE “Nowhere Chick / Wake Me Shake Me” (LR 3488) [1969];

– THE MUSIC EXPLOSION “Little Black Egg / Stay By My Side” (LR 3500) [1969].

Gian Marchisio