LA DENUNCIA DEL SAPPE
Ennesimo, gravissimo episodio di violenza all’interno della Casa Circondariale di Torino, dove la sicurezza continua a sgretolarsi sotto il peso di un sistema ormai al collasso. Intorno alle ore 12:45 di oggi, un detenuto di origine nordafricana, ristretto presso la Nona Sezione del Padiglione B, ha aggredito senza alcuna provocazione un agente di Polizia Penitenziaria, colpendolo violentemente al volto con una testata.
A renderlo noto è Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE). Il detenuto, anziché recarsi alle attività intramurarie previste, si tratteneva nella sezione a colloquiare con altri ristretti. Al legittimo invito del personale a dirigersi verso il locale “scuola”, l’uomo reagiva con un gesto brutale e deliberato, trasformando l’istituto penitenziario in un ring e l’agente in un bersaglio inerme.
Solo il rapido intervento degli altri operatori ha impedito conseguenze ben più gravi. Il poliziotto aggredito, soccorso immediatamente, è stato trasportato presso il presidio ospedaliero, dove gli è stato diagnosticato un trauma cranico con contusione, con una prognosi di tre giorni. Un bilancio che, ancora una volta, fotografa la quotidiana esposizione al rischio del personale in divisa.
“Il Padiglione B si conferma una zona franca della violenza”, attacca Santilli. “Una realtà ormai fuori controllo, dove il personale di Polizia Penitenziaria è costretto a operare in condizioni di emergenza permanente, senza tutele adeguate, con organici insufficienti e livelli di stress insostenibili. I poliziotti sono esausti, esasperati e abbandonati dalle istituzioni”.
Durissimo anche l’intervento di Donato Capece, segretario generale del SAPPE: “Quanto accaduto è l’ennesima dimostrazione delle condizioni disastrose in cui versa il sistema penitenziario italiano. Le carceri sono una polveriera pronta a esplodere e chi paga il prezzo più alto sono, come sempre, i servitori dello Stato. È un’offesa alla Nazione, un atto vile e infame, compiuto da chi si trova in stato di detenzione e dovrebbe essere impegnato in un percorso di risocializzazione. Qui, invece, assistiamo a uno scempio quotidiano, indegno di un Paese civile”.
“L’aggressione di oggi – prosegue Capece – non è un caso isolato, ma l’ultimo anello di una catena di violenze che denunciamo da tempo nell’indifferenza generale. È evidente che il sistema non regge più: servono decisioni immediate, drastiche e non più rinviabili”.
Il SAPPE lancia quindi un ultimatum alle istituzioni. “Chiediamo l’intervento immediato del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia”, incalza Capece. “Basta buonismo e tolleranza verso i detenuti violenti. È necessario applicare senza esitazioni l’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario, revocare ogni beneficio e dotare il personale di strumenti concreti per difendersi. Chi aggredisce un poliziotto non può essere trattato come se nulla fosse. Ogni ulteriore ritardo renderà lo Stato complice di questa deriva”.
cs



