SOMMARIO: Il discorso del Sindaco di Torino al Giorno della Memoria – Altissimo – Vannacci tra Crosetto e Borghezio – Un Giolitti privato e il suo medico – Lettere






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Ora è arrivato anche Massimo D’Alema che, come noto, è realmente la testa più lucida – come si
suol dire – della cultura comunista, ex o post comunista che sia. Verrebbe da dire, e senza alcuna
forzatura od esaltazione fuori luogo, il vero leader politico e culturale della sinistra italiana in questi
ultimi 40 anni di vita democratica. Non a caso, e giustamente, da tempo e storicamente è
soprannominato come “il leader maximo”.
Dicevo, però, all’inizio di questa breve riflessione, che alla fine è arrivato anche D’Alema. E cioè,
parlando all’Istituto Sturzo del carteggio tra Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, al di là degli
aneddoti e dei ricordi personali, c’è stata la persin plateale riabilitazione politica della Dc e dei
suoi principali leader e statisti. Certo, si parlava di Andreotti e di Cossiga ma il giudizio dell’ex (?)
leader comunista e della sinistra italiana è stato sferzante, brillante ma anche preciso e
dettagliato. E cioè, sempre secondo l’ex leader comunista, la Dc era realmente un grande partito
e la sua classe dirigente era fortemente rappresentativa e qualificata nel sapere declinare una vera
ed efficace cultura di governo. Una cultura di governo che era il frutto e la conseguenza di un
progetto politico e di una visione di società che non hanno più trovato una credibile compiutezza
negli anni a venire. Una cultura di governo, quindi, coerente, credibile e coraggiosa.
Ora, al di là delle parole e delle riflessioni di D’Alema, persiste tuttavia nella vulgata della sinistra
italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, un giudizio pregiudiziale non solo severo ma
quasi caricaturale del più grande “partito italiano” dal secondo dopoguerra in poi. Un giudizio che
si basa sostanzialmente su due aspetti. Da un lato viene ancora oggi giudicato come un partito
che si è limitato a gestire solo ed esclusivamente il potere grazie ad un contesto nazionale ed
internazionale bloccato che impediva l’alternanza democratica al governo del paese. E, dall’altro,
la sua classe dirigente continua ad essere dipinta sostanzialmente come un agglomerato che
governava il paese attraverso il ricorso sistematico alla gestione clientelare e anche ricorrendo
addirittura a patti inconfessabili con settori della criminalità organizzata in alcune aree del paese.
E, soprattutto, con una perenne indole al compromesso al ribasso. E quando si parla del
“metodo” democristiano lo si interpreta unicamente come una modalità che veniva intrapresa per
non assumere mai decisioni e scelte politiche nette e precise. Insomma, un partito che vinceva le
elezioni per circostanze storiche e che, di fatto, esercitava il potere ricorrendo all’ordinaria
amministrazione e ad una sistematica gestione clientelare.
Ecco perchè, e proprio alla luce delle sempre intelligenti e precise analisi e riflessioni di Massimo
D’Alema, si tratta di capire se nel giudizio sulla DC prevale la tesi del più raffinato e qualificato
leader del mondo comunista ed ex comunista o se, al contrario, continua ad avere il sopravvento
– stavo per dire l’egemonia – la vulgata della sinistra italiana. Perchè l’uno, cioè D’Alema, ne esalta
oggi e da tempo per la verità, le gesta. Ma gli altri, invece, e cioè la quasi intera galassia della
sinistra italiana, individuano ancora nello storico partito dei cattolici nient’altro che un gruppo di
potere che ha esercitato per quasi 50 anni, appunto, solo e soltanto il potere. Due giudizi che
confliggono e che non possono trovare, come ovvio, un punto d’intesa.
E’ una facoltà abbastanza in controtendenza con il contemporaneo, in contrasto con uno scenario sociale e culturale dove l’autocelebrazione, la continua competizione e l’egocentrismo sono le nuove virtù di riferimento e dove ascoltare l’altro anteponendo i suoi bisogni ai nostri, seppur episodicamente, sembra un indicatore di antiquata debolezza. Tuttavia qualcosa si è mosso, proprio in questo ultimo periodo questa gentildonna vestita di altrui sensazioni e conoscenza si è presentata alla nostra porta. L’esperienza di questo virus vissuta in condivisione, la chiusura, il senso di impotenza, l’incertezza e il disorientamento che questo “veleno” ha portato con sé hanno stimolato la nostra capacità di “coinvolgimento empatico”. Eravamo tutti lì, e parzialmente lo siamo ancora, a riorganizzarci la vita, il tempo, il lavoro, praticando rinunce e aspettando pazientemente che tutto finisse. Questa avventura ci ha costretto a “sentirci” di più, ci ha messo in una inedita posizione di comprensione.
Sapevamo perfettamente cosa provavano gli altri, in che situazione fossero, quali erano le difficoltà giornaliere da affrontare, sia emotive che pratiche. Bisogni, speranze, frustrazioni e nuove strategie di sopravvivenza ci hanno unito inevitabilmente e collocato sulla stessa lunghezza d’onda.Ecco cosa è l’empatia, non solo la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, ma avere ugualmente cognizione di ciò chel’altro sta vivendo, possedere le informazioni necessarie che ci garantiscano di poter comprendere appieno la sua condizione di vita. Non solo implicazioni di tipo emotivo o sentimentali dunque, ma anche un impegno di tipo cognitivo, come afferma Lori Gruen autrice del bellissimo libro “La terza via dell’empatia”, e un lavoro continuo di aggiustamento e “calibrazione” del nostro esercizio empatico.
Pensare infatti che l’attività percettiva di cui siamo detentori sia innata o esclusivamente connaturata è un errore, quest’ultima necessita di un lavoro giornaliero di ricerca, di sintonizzazione e rivisitazione, questo per non cadere in una eccessiva complicità sensoriale, tipica delle persone molto sensibili, o scadere, al contrario, nella completa e mancata identificazione e immedesimazione con il prossimo. Questa “percezione morale” va alimentata dunque, nutrita e sviluppata. Una mano ce la possono dare gli animali afferma la Gruen,che, capaci molto più di noi di entrare in comunione percettiva con i loro simili, sono in grado di partecipare emotivamente alla loro vita soddisfacendo così bisogni di assistenza e vicinanza. La loro spiccata predisposizione all’osservazione del comportamento altrui e la conseguente spinta all’ identificazione li rende maggiormente empatici degli appartenenti alla categoria del genere umano.
Dalla nostra storia recente dunque, dai fatti che ci hanno reso protagonisti involontari e impauriti, si rende necessario comprendere che abbiamo bisogno di empatia, di reciprocità, di scambio emotivo e conoscitivo. Al netto di ogni retorica e lungi dal conseguimento di facili adesioni cariche di sentimentalismi, dobbiamo convincerci che viaggiare abbandonati sul nostro binario, escludendo dalla nostra vita ogni corrispondenza con l’altro da noi, non può che portaci ad una malinconica solitudine.
Maria La Barbera
“Non è contro ma propone, prega e costruisce l’inclusione senza insultare nessuno , senza usare violenza preferendo il dialogo, le azioni di carità a favore dei fratelli”
Mino GIACHINO
UDC torinese
“Purtroppo non sono capaci di sorprenderci: rimangono fedeli al loro orgoglio di violenza e sopraffazione. Saranno pure 15 o 20mila, tuttavia non è rilevante il numero, ma la stantia e vergognosa pratica fascista dello scontro fisico, del dileggio alle regole della civile convivenza, del rifiuto alla legalità. Sono indignato alla notizia della partecipazione a questa gazzarra da parte di rappresentanti delle istituzioni. Il signor Grimaldi, non riesco proprio a chiamarlo onorevole, che parla di risposta a un assedio, alla repressione della libertà in una Torino antifascista, si vergogni di ciò che afferma, si vergogni del sostegno ai violenti, si vergogni dell’incapacità di comprendere che i veri fascisti sono quelli che lui sostiene e a cui dà voce.
I cittadini di Torino non ne possono più di queste manifestazioni di violenza, non ne possono più di sentire queste menzogne sulla repressione degli spazi di dialogo; Askatasuna non dialoga, Askatasuna prevarica, delinque, ruba spazi e serenità alle persone per bene. E chi si oppone alla loro violenza diventa un bersaglio, come è successo nei giorni scorsi alla Rettrice Cristina Prandi, che aveva la sola “colpa” di voler impedire che il diritto allo studio si trasformasse impunemente nel diritto a delinquere”. Queste le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue: “È diventata intollerabile la ricerca dello scontro con le Forze dell’Ordine da parte di questi scappati di casa, è diventato insopportabile spendere soldi pubblici per riparare i danni di questi provocatori, l’unica magra consolazione è che finché in Parlamento e nelle istituzioni ci saranno certi soggetti, il governo di centrodestra avrà vita lunga. Gli italiani non sono cretini”.
“LA PROCURATRICE MUSTI HA RAGIONE: BASTA AREE GRIGIE’
“Quella di oggi a Torino è stata una pagina di vergogna e di follia che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
Così il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte commenta i gravi disordini avvenuti nel corso dellamanifestazione ‘Pro Askatasuna’ .
“Purtroppo – continua – come tutto era stato ampiamente previsto, le preoccupazioni della vigilia si sono concretizzate in tutta la loro drammaticità.
Bombe carta contro le forze dell’ordine, lacrimogeni, mini incendi, idranti in azione e una città messa sotto pressione hanno assunto con il passare delle ore i contorni evidenti di una vera e propria guerriglia urbana. Atti violenti e organizzati che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone. È inacettabile”.
Quanto accaduto non rappresenta il diritto di manifestare, ma l’azione di frange antagoniste che cercano deliberatamente lo scontro.
“Da trent’anni – riprende Nicco – questa vicenda è legata a un’occupazione abusiva che non ha prodotto alcun beneficio per il quartiere né per la città di Torino, ma solo disagi, danni e tensioni”.
Oggi è apparsa in tutta la sua evidenza come venga utilizzata quale pretesto politico per alzare il livello dello scontro, in assenza di argomenti e consenso.
“Proprio questa mattina, – sottolinea Nicco – in occasione della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, la Procuratrice generale Lucia Musti ha richiamato con grande chiarezza l’esistenza di un’“area grigia”, fatta di ambiguità e coperture, che finisce per legittimare e proteggere chi pratica la violenza. I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”.
“Le istituzioni hanno il dovere di isolare senza ambiguità ogni forma di violenza e di difendere la legalità, non di partecipare a sfilate condivise: la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle regole democratiche vengono prima di tutto. La violenza non può trovare alcuna giustificazione”, conclude il presidente Nicco.
Nell’immagine di copertina un frame del video che documenta l’aggressione violenta da parte degli antagonisti nei confronti di un agente di polizia rimasto isolato durante l’attacco dei sostenitori di Askatasuna. Il giorno della vergogna.
Dopo un inizio di corteo tranquillo alla manifestazione nazionale pro Askatasuna di oggi a Torino, verso sera il solito scenario da guerriglia. I manifestanti antagonisti più estremisti hanno dato vita a scontri con la polizia nei pressi dell’edificio che ospitava il centro sociale in corso Regina Margherita. Il cordone delle forze dell’ordine ha reagito con gli idranti, dai manifestanti lancio di pietre e bottiglie. Colpito un giornalista rimasto ferito a una gamba dal lancio di un sasso. Sarebbero 11 gli agenti feriti, una camionetta è stata data alle fiamme.
Nel pomeriggio i tre cortei per per Askatasuna, si sono riuniti in centro città. In testa i collettivi universitari. Sarebbero 15mila le persone in piazza secondo la stima della digos e invece 50 mila secondo gli organizzatori. Disagi per i cittadini causati da lunghe code e traffico lungo le strade del centro. A Palazzo Nuovo alcuni partecipanti hanno pernottato all’interno dell’università occupata. Con i manifestanti ci sono anche famiglie e residenti del quartiere di Vanchiglia. Schierati circa mille agenti della polizia, duecento carabinieri e un centinaio di finanzieri. 

Nel giardino Maria Magnani Noya dell’Anagrafe centrale di Torino, in via della Consolata numero 23, sono state inaugurate contemporaneamente l’installazione “Insieme fermiamo la violenza” e la mostra, all’interno degli uffici, “Rosso Indelebile-Sentieri antiviolenza”.
Un progetto ideato da Rosalba Castelli che intreccia arte, educazione ed impegno civile coinvolgendo le scuole, numerose artiste e le detenute della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, insieme alle reti ed alle realtà attive nel contrasto della violenza di genere.
Igino Macagno
Prima della manifestazione nazionale di oggi sabato 31 gennaio, in risposta allo sgombero della sede di Askatasuna, la Questura di Torino ha predisposto servizi di osservazione e di vigilanza connessi all’arrivo nel capoluogo torinese dei manifestanti, nonché vigilanze fisse e dinamiche nei confronti di obiettivi sensibili.

I servizi preventivi, già in corso, riguardano l’ambito stradale, autostradale, ferroviario ed aeroportuale, nonché il valico di frontiera terrestre del Frejus e del Monginevro, con controlli di eventuali manifestanti anche provenienti dall’estero, finalizzati non solo all’identificazione di eventuali facinorosi, ma anche al rinvenimento di oggetti idonei all’offesa o utili al travisamento.
Nel corso dei servizi, nella giornata del 30 gennaio, sono state identificate dalla Polizia di Stato 747 persone, e controllati 236 veicoli e 4 voli aerei.
I controlli si sono intensificati questa mattina su auto, pullman e treni.
10 persone, tre provenienti dalla Francia, 8 dall’autostrada Torino – Milano e due in treno da Genova, sono state accompagnate in ufficio perché trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna e oggetti atti al travisamento. Una delle persone provenienti da Genova è stata trovata in possesso di una grossa chiave inglese e un coltello.
Sono stati rinvenuti e sequestrati anche bombolette spray e bastoni.
Al momento sono 24 i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel comune di Torino, per un periodo variabile da 1 a 3 anni. Tra questi anche due cittadini francesi e un cittadino russo.
10 gli avvisi orali emessi dal Questore di Torino a mezzo della locale Divisione Polizia Anticrimine, nei confronti di manifestanti, provenienti anche da altre province d’Italia e dall’estero. Ulteriori attività di controllo del territorio hanno permesso di emettere 7 DACUR.