ilTorinese

Scusa, c’è posto?

Nell’epoca dei social sono cambiate tante cose intorno a noi, dal linguaggio al tempo libero, dalle compagnie alle relazioni sociali e affettive.

Una fra tutte, forse quella più eclatante e, al contempo, pericolosa è la ricerca dell’anima gemella o anche soltanto di un partner occasionale.

All’epoca in cui ci si recava a ballare nella piazza del paese vicino, la nostra attenzione veniva attratta dall’aspetto del soggetto individuato e con esso il comportamento, l’andatura, la mimica facciale, la voce; con un po’ di ritardo, poi, si scopriva il carattere, i gusti, la cultura e molto altro. Sicuramente ciò che scoprivamo dopo apparteneva a chi avevamo già visto.

Ora il processo si è invertito: incontriamo virtualmente un sedicente qualcosa, che può presentarsi come docente, avvocato, erede di una famiglia del gotha cittadino e, solo quando lo incontreremo de visu, capiremo se abbia mentito, se le foto fossero sue, se la voce sia gradevole, la cultura adeguata alla nostra e così via.

Qual è meglio tra le due situazioni? Dal punto di vista pratico sicuramente la prima, quella demodé, perché ci metteva al riparo da grosse delusioni e rischi; occorre, tuttavia, considerare che essendo cambiati i tempi sono cambiate anche le possibilità e i luoghi per incontrare, come un tempo, il principe azzurro (o l’omologa in rosa).

Discoteche numericamente ridotte rispetto anche solo a dieci anni fa, paura di conoscere qualcuno e appartarsi subito dopo anche solo per scambiarsi effusioni, malattie a trasmissione sessuale che hanno ripreso a galoppare sono tutti fattori che depongono a favore delle moderne modalità di incontro.

L’aumento vertiginoso di siti di incontro (in alcuni le donne non pagano l’iscrizione), unito alla tendenza a restare incollati al divano col tablet sulle gambe anziché uscire a conoscere di persona potenziali partners, sono tutti argomenti a favore dell’incontro virtuale.

Modalità che, di per sé, non sarebbe del tutto negativa se non fosse che, come detto sopra, non sai chi vi sia dall’altra parte. E con questo non intendo solo credere di parlare con un ingegnere langarolo, divorziato e facoltoso mentre si sta chattando con un medico marchigiano, con moglie e 3 figli a carico che, in un momento di riposo durante il turno di guardia, esplora la fauna in rete ma può capitare, ed alcuni siti lo praticano spesso, di stare chattando con una collaboratrice del sito che ha il compito di generare traffico, aumentare il passaparola unicamente per aumentare le iscrizioni.

Se rinunciassimo al nostro comportamento altezzoso e alla paura, se accettassimo più volentieri gli inviti a cene e feste di amici fidati, sono certo che potremmo trovare persone di nostro gradimento avendo così modo e tempo di osservare il loro comportamento, eventuali dipendenze e molto altro.

Certo, se facciamo nostro il concetto “pago, quindi sono servito” saremo sempre meno padroni della situazione, sempre più schiavi di algoritmi studiati a tavolino, potenziali vittime di truffe e candidati all’ennesima delusione amorosa. Perché non riprendiamo la sana, vecchia, abitudini di lasciarci andare (in senso buono) parlando col vicino sul treno o alla presentazione di un libro, chiedere informazioni a qualcuno senza aver timore di essere accoltellati? Magari in campeggio, al ristorante, sul battello. In Inghilterra c’è l’abitudine, per me positivissima, al pub, al bar di sedersi dove c’è posto anche se il tavolo è già parzialmente occupato. È un ottimo modo per conoscere gente nuova.

All’inizio degli anni ’80, quando nacquero i pub in Italia, a Torino frequentavo un pub della Crocetta (e con me i compagni di liceo, prima, e di università dopo) e lì vigeva la tradizione inglese di sedersi dove ci fosse un posto.

Non avete idea di quante persone io abbia incontrato in quel locale e con le quali sono rimasto ancora in contatto a distanza di 45 anni. Perché non instauriamo tale tradizione anche qui? Sarà dura perché ci stiamo inaridendo tutti, ma perché non provare? Non necessariamente dobbiamo cercare (e trovare) un partner, ma anche solo nuovi amici o, alla peggio, compagnia per una serata sarebbe già un bel risultato.

Sergio Motta

 

 

Cuore e prevenzione: dalla diagnosi precoce alla riabilitazione, un percorso completo per la salute cardiaca

Informazione promozionale 

Non bastano più i fattori di rischio tradizionali: oggi la cardiologia punta su diagnosi avanzata e percorsi personalizzati. L’esperienza dell’Ospedale Koelliker

La prevenzione cardiovascolare sta cambiando profondamente. Se fino a pochi anni fa l’attenzione era concentrata su parametri come colesterolo, pressione arteriosa e diabete, oggi emerge la necessità di una visione più ampia e integrata.

Come sottolinea il dott.  Sebastiano Marra:

“Non bastano più i fattori di rischio tradizionali: è necessario adottare una visione più ampia per comprendere davvero il rischio cardiaco

Un cambio di paradigma che mette al centro la persona, il suo stile di vita e una lettura più approfondita dei segnali, anche quelli meno evidenti.

Fattori di rischio: cosa sta cambiando

Accanto ai fattori tradizionali, oggi si riconosce il ruolo di elementi spesso silenziosi ma determinanti:

  • infiammazione cronica

  • stress e qualità del sonno

  • predisposizione genetica

  • sedentarietà

Variabili che possono agire nel tempo e contribuire allo sviluppo di eventi cardiovascolari anche in soggetti apparentemente sani.

Per questo motivo, la prevenzione moderna parte da una valutazione più completa e personalizzata.

 Presso l’Ospedale Koelliker sono attivi percorsi di Cardiologia  finalizzati a individuare precocemente il rischio e definire strategie mirate.

La clinica: riconoscere i segnali precoci

Uno degli aspetti più importanti è la capacità di leggere segnali spesso sottovalutati. Sintomi come affaticamento, lieve dispnea o fastidi toracici possono rappresentare campanelli d’allarme.

Un’analisi clinica accurata consente di:

  • interpretare correttamente i sintomi

  • correlare i fattori di rischio

  • orientare gli approfondimenti diagnostici

L’obiettivo è anticipare l’evento, non intervenire quando è già avvenuto.

Diagnostica avanzata: il ruolo della TAC cardiaca

La tecnologia ha oggi un ruolo centrale nella prevenzione. Tra gli strumenti più efficaci, la TAC cardiaca consente di studiare in modo non invasivo lo stato delle arterie coronarie.

Attraverso questo esame è possibile:

  • individuare precocemente placche e restringimenti

  • valutare il rischio cardiovascolare reale

  • intervenire prima della comparsa dei sintomi

L’Ospedale Koelliker offre servizi di TAC cardiaca  integrati in un percorso completo.

Riabilitazione cardiologica: il ritorno alla qualità della vita

Dopo un evento cardiovascolare, o in presenza di condizioni a rischio, la riabilitazione rappresenta una fase fondamentale.

Non si tratta solo di recupero fisico, ma di un percorso che accompagna il paziente verso una nuova consapevolezza.

I programmi di Riabilitazione cardiologica Koelliker permettono di:

  • migliorare la capacità funzionale

  • ridurre il rischio di recidive

  • adottare uno stile di vita corretto

  • recuperare sicurezza e autonomia

Un approccio multidisciplinare che integra competenze mediche, fisioterapiche e di supporto.

Un percorso completo per la prevenzione

Dalla valutazione iniziale alla diagnosi avanzata, fino alla riabilitazione: la cardiologia moderna si sviluppa lungo un percorso continuo.

È questo il modello adottato dall’Ospedale Koelliker, che offre un approccio integrato alla salute del cuore.

Perché oggi la vera sfida non è solo curare, ma prevenire in modo consapevole e duraturo.

Approfondisci online

Vuoi conoscere meglio il tuo stato di salute cardiovascolare o scoprire le soluzioni più avanzate disponibili?

 Accedi alle risorse online dell’Ospedale Koelliker e scopri i servizi dedicati alla prevenzione, alla diagnostica e alla riabilitazione cardiologica.

https://www.osp-koelliker.it/prestazioni-ambulatoriali/diagnostica-per-immagini/tac-cardiaca

 

Il “Cabaret” di Brachetti e Luciano Cannito, un rinnovato successo tra divertimento e riflessioni

Laura Galigani come Sally Bowles all’Alfieri, repliche sino a domenica

Tornare a rivedere sul palcoscenico dell’Alfieri “Cabaret”, giunto al suo terzo anno di repliche, di pieno linguaggio cinematografico come di appagante teatralità, significa trovarsi dinanzi ad una prova registica (firmata a quattro mani da Luciano Cannito, sue anche le coreografie, e Arturo Brachetti) e attoriale che non fa che convincere sempre di più – oltre che far pensare, parecchio -, che lascia intravvedere minimi cambiamenti rispetto al passato e recenti quanto particolari nervature che segnano, che approfondiscono, che elegantemente ti fanno entrare sempre di più nell’anima dello spettacolo. Uno spettacolo che si sta ponendo come una delle maggiori riuscite nella produzione del Fabrizio Di Fiore Entertainment. Due isole di regia in parallelo che hanno costruito il privato e il divertimento del Kit Kat Klub – nel doppio piano della scenografia firmata da Rinaldo Rinaldi (nel perfetto congegno dei girevoli, il vagone di un treno e una vecchia stazione, una camera d’albergo di poverissime pretese, un negozio di frutta, le luci soprattutto dello spettacolo più folle nel più trasgressivo dei locali della Berlino d’inizio anni Trenta, dove “chi guarda chi” in piena libertà; e poi la grandezza di una città, lassù dove trovano  posto altre luci e l’orchestra dal vivo) – con un invidiabile ritmo, con il divertimento che non tralascia lo spazio ai momenti di una tragedia che sta per esplodere, ai sogni e al loro infrangersi contro una realtà troppo amara e dolorosa, alle passioni, alla spensieratezza, alla libertà anche sessuale che invadevano quegli anni.

Il film omonimo di Bob Fosse (otto Oscar su dieci candidature nel ’73) ci ha insegnato l’ascesa e la caduta della spericolata Sally Bowles, cantante di quel locale, e di Clifford Bradshaw, scrittore americano di molte idee e di poca fortuna, ridotto nel suo soggiorno nella capitale tedesca (“Willkommen”) a pensare di fornire lezioni d’inglese, altroché il grande romanzo!, dietro cui il romanziere Christopher Isherwood con molte libertà nascose se stesso, anche lui ospite della sorta Repubblica di Weimar a raccogliere materiali di vita e di esistenze che convoglieranno in seguito in “I am a Camera” e “Addio a Berlino”. Un amore che nasce e sembra eterno, incosciente e solido, mentre tutto sembra votato al piacere e al successo (“Money Money”), mentre iniziano a comparire le nubi del nuovo regime, la Notte dei lunghi coltelli e l’affidamento del Cancellierato al futuro dittatore, mentre le prime squadre prendono a intonare “Tomorrow belongs to Me”, come suona il titolo di una delle più belle canzoni del musical (e uno dei momenti di più tragica poesia del film, e si guardi come la regia l’ha qui risolta; le musiche continuano a essere quelle di John Kander, le parole di Fred Ebb, il libretto di Joe Masteroff). Sally continuerà a costruire e a sperare in una carriera di cantante all’interno del club, perché la vita dopo tutto è un grande “Cabaret”, Cliff tornerà in America, una vera fuga, come in quegli anni abbandonavano e fuggivano il mondo tedesco maestri del cinema come Billy Wilder e Otto Priminger, Robert Siodmak e Fritz Lang, Fred Zinnemann e Max Ophüls, senza la speranza di ritornarvi. Era un mondo che offendeva gli angoli anche appartati e semplici degli affetti privati, come quelli dell’affittacamere Fraülein Schneider e dell’anziano Herr Schultz, un ebreo ancora orgoglioso di essere tedesco e ancora sicuro che quella tragedia, con le sue prime avvisaglie, “durerà poco”: anche per loro un tempo breve di affetti e il doveroso distacco, di fronte ad un futuro più che incerto.

Brachetti s’è ritagliato alla grande i momenti del Kit Kat Klub, con i suoi numeri di Maestro delle Cerimonie, il vulcanico Emcee. Coordina, canta, commenta, chiama il pubblico (di ieri e di oggi) a testimone, intenso e vero motore di quell’angolo di decadenza. Brevi e più ampi momenti in cui non ha rinunciato ad essere Brachetti, regalando ancora una volta quei flash di trovate – è sufficiente un cambio velocissimo, un abito che appare inspiegabile, uno stupore, una smorfia, una trovata mai superflua, trova anche lo spazio per citare quel nanerottolo del suo führer alle prese con un mappamondo, in un preciso memento chapliniano – che ce lo fanno ad ogni occasione apprezzare. Ha alle spalle quel mostro sacro di Joel Grey (che si guadagnò l’Oscar come migliore attore non protagonista nel film di Fosse) e parecchi altri: ma il suo sberleffo, i suoi grumi di cattiveria e di fiammata diabolica, la sua gran capacità di condurre il gioco sino in fondo, sino a mostrarsi come un prigioniero pronto a entrare tra la nebbia di una camera a gas, un vecchio pastrano addosso e una fascia gialla, ne decretano il pieno successo. Se lasciamo a Luciano Cannito la cementata ossatura e la supervisione dell’alternarsi e dell’amalgamarsi delle vicende, quei momenti più intimi che potrebbero affaticarsi di troppi sentimentalismi e che al contrario ne sono tenuti fuori dallo sguardo disteso sulla realtà, se diamo a lui e ai suoi collaboratori l’efficace trasposizione italiana dei testi, ottima, sinceramente udibile, semplicemente quotidiana, laddove in altri musical si è incappati in nuovi testi per molti versi stonati e ridicoli, allora il successo è completo. Laura Galigani combatte, pure lei, contro un altro mostro sacro che è stata Liza Minnelli. Non puoi non “rivedere” certi occhioni sgranati, certi numeri perfetti, certe scene che da più di cinquant’anni ti stanno nella memoria: ebbene, alla prima della ripresa a cui ho assistito, la sua Sally me la sono guardata e goduta appieno, costruita a poco a poco nella ariosa spensieratezza, nella speranza e nella grinta, inalberando il continuo e disperato voler chiudere gli occhi dinanzi alla tragedia che avanza.

Tutti quanti sono dei necessari quanto autoritari tasselli nella storia. Simonetta Cartia, bella prova d’interpretazione e di voce e di sentimenti, e Tony Mazzara, la coppia d’attempati innamorati, il Clifford di Luca Pozzar, sogni di gran romanziere ma un disincanto che arriva presto, le sortite a sfondo pubblicitario/erotico, gli atteggiamenti alla Marylin (non li abbandoni perché le stan benissimo!) di Giulia Ercolessi, giovane signorina Kost che ha un forte debole per i marinai, ballerine e ballerini che entrano ed escono a riempire letteralmente di bravura l’intero palcoscenico, tra improvvisi personaggi e numeri di danza (tutti, come tutti i colleghi, rivestiti dei fantasiosi costumi di Maria Filippi) che lascio al divertimento dello spettatore. Repliche ultime della stagione sino a domenica 12 (ore 15,30). Un successo.

Elio Rabbione

Foto Tommaso Ciriolo 

La centralità della politica estera

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Nella contesa politica italiana ritorna un asset decisivo. Un asset che ha caratterizzato l’intera
prima repubblica. Parlo, come ovvio, della centralità della politica estera. Una centralità, va pur
detto, che aveva dei protagonisti indiscussi e riconosciuti a livello nazionale ed internazionale:
ovvero, la classe dirigente della Democrazia Cristiana fatta di leader politici ma, soprattutto, di
statisti e di qualificati uomini di governo. Da De Gasperi a Moro ad Andreotti, da Fanfani a Emilio
Colombo, da De Mita a Donat-Cattin, solo per citarne alcuni. Perchè la coerenza e la lungimiranza
sul versante della politica estera era la cartina di tornasole non solo per la chiarezza nello
scacchiere europeo ed internazionale ma era anche, e soprattutto, la bussola che orientava le
dinamiche e le scelte concrete nella politica interna.
Ora, e pur senza tracciare alcun confronto che sarebbe del tutto improprio e allo stesso tempo
impraticabile, non possiamo non avanzare una riflessione di fondo. E cioè, nell’attuale fase
politica italiana i due schieramenti maggioritari hanno una comune visione ed un comune progetto
proprio sul campo della politica estera? Dalla coerenza sulla politica estera traggono le indicazioni
concrete per costruire un progetto di governo coerente e riconosciuto a livello europeo ed
internazionale? Questo è il vero tallone d’achille per l’attuale centro destra e, soprattutto, per la
coalizione di sinistra e progressista. Diventa francamente imbarazzante pensare alla credibilità e
alla fragilità di una coalizione che contiene al suo interno due posizioni antitetiche – penso alla
Lega e al resto dei partiti di centro destra – o, addirittura, con ben cinque posizioni diverse se non
alternative ed opposte. Come, di consueto, capita a sinistra ogniqualvolta si devono votare ordini
del giorno o risoluzioni sui temi più spinosi che riguardano la politica estera. Dall’Ucraina
all’Europa ai vari e drammatici conflitti nello scacchiere internazionale. Perchè non soltanto una
coalizione non sarebbe credibile e nè affidabile ma, quel che è peggio, non sarebbe in grado di
assumere nessuna decisione altrettanto credibile ed affidabile ai fini della considerazione del
nostro paese. A livello europeo come, e soprattutto, sul versante internazionale.
Ecco perchè, al di là delle primarie, dei regolamenti di conti sempre più spietati all’interno delle
rispettive coalizioni e dei sistemi elettorali – anche se sono sempre importanti e decisivi ai fini della
vittoria finale – la vera priorità politica e programmatica, soprattutto nell’attuale fase storica che
viviamo, è quella di concentrare l’attenzione sulla politica estera. Da qui arriva anche l’invito a
riscoprire l’esperienza, e forse anche la saggezza, di un passato che non può essere
qualunquisticamente e banalmente archiviato. Quel passato che era sì fatto di leader e statisti ma
anche da partiti che non si limitavano a cavalcare gli istinti più triviali della pubblica opinione ma
sapevano, al contrario, governare i processi politici. A cominciare, appunto, dalla chiarezza,
dall’affidabilità e dalla trasparenza sul versante della politico estera.

La settimana della pertosse in Piemonte

Dal 13 aprile al 17 aprile si terrà una settimana di informazione e divulgazione vaccinale dedicata alla pertosse, minaccia emergente nel panorama sanitario. Nonostante la presenza di una vaccinazione efficace, infatti, è stato registrato un incremento importante di casi di pertosse nella popolazione negli ultimi 3 anni, in netto incremento rispetto ai dati precedenti. L’elevata mortalità e morbidità correlata a questa infezione, soprattutto per pazienti pediatrici nei primi mesi di vita e pazienti adulti più fragili, rende necessario il potenziamento dell’offerta vaccinale.
 
L’epidemia di pertosse in Europa, in Italia e in Piemonte
In Europa nel 2023 sono stati registrati più di 25.000 casi di pertosse, mentre nel 2024, solo nel periodo tra gennaio e marzo, sono stati osservati più di 32.000 casi, in netto incremento rispetto agli anni precedenti, in cui era stata osservata una limitata circolazione. In Italia da gennaio a maggio 2024 sono stati registrati 9,9 casi per milione di abitanti; in Piemonte sono stati registrati 9 casi nel 2023 e 271 casi nel 2024.In generale, l’incidenza più alta è stata registrata nella popolazione pediatrica al di sotto dei 3 anni di vita, fascia più a rischio di complicanze legata all’infezione, ma sono stati registrati molti casi anche nella fascia di popolazione adulta, con grave impatto anche sui soggetti maggiormente a rischio per fragilità legate a morbidità concomitanti.
 
Le iniziative in Piemonte
Dal 13 aprile al 17 aprile ci saranno sul territorio iniziative dedicate alla divulgazione vaccinale e all’informazione sulla pertosse, con particolare attenzione non solo alla popolazione generale ma anche a fasce di popolazione specifiche, le donne in gravidanza, i soggetti fragili e gli operatori sanitari- dichiara l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. Alle donne in gravidanza sarà dedicata la campagna informativa “Proteggi te, proteggi il tuo neonato”, con la finalità di garantire un’informazione adeguata sulla sicurezza della vaccinazione e sulla sua importanza per la salute del nascituro. Agli operatori sanitari sarà, invece, dedicata la campagna “Proteggi chi cura, proteggi chi nasce” e un progetto di formazione a distanza dedicato al fine di garantire l’ottimizzazione della conoscenza non solo delle strategie preventive contro la Pertosse ma anche diagnostiche e terapeutiche.»
Il 13 aprile si svolgerà con il convegno “Vaccinarsi in Pediatria: nuove sfide per proteggere il futuro”, organizzato dalla professoressa Franca Fagioli, che si terrà all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino.
Parallelamente alle campagne informative, saranno organizzati nelle aziende sanitarie di tutto il Piemonte open days vaccinali nel corso della settimana dedicati alla vaccinazione del personale sanitario e della popolazione interessata.
 
La pertosse: impatto dell’infezione nella popolazione
La pertosse è un’infezione respiratoria causata da un batterio (Bordetella Pertussis), con trasmissione mediante contatto con secrezioni respiratorie (goccioline di saliva emesse tramite starnuti o parlando). Si tratta di un’infezione estremamente contagiosa, in quanto una sola persona infetta può infettare il 90% delle persone non vaccinate con cui ha un contatto. I sintomi dell’infezione si manifestano in genere dopo circa 10 giorni dell’infezione, con sintomi respiratori caratterizzati da attacchi di tosse intensi e poco controllabili, in cui si fa fatica a respirare. Nell’età neonatale e nei primi mesi di vita, la pertosse comporta dei serissimi rischi per la salute del bambino e per la sua vita. Gli accessi di tosse a quest’età causano delle vere e proprie crisi di soffocamento, con conseguente riduzione dell’apporto di ossigeno al cervello e gravissimi danni cerebrali, con conseguenze a lungo termine. In alcuni casi l’infezione ha un decorso talmente grave da determinare la morte del bambino. Il decorso dell’infezione si presenta altresì grave anche in età adulta, soprattutto se concomitano situazioni di fragilità che abbassano le difese immunitarie (come ad esempio in età avanzata o in corso di terapie oncologiche). Una pronta diagnosi consente l’esecuzione tempestiva di una terapia antibiotica mirata, ma la prevenzione rappresenta l’arma più efficace nei confronti della pertosse in tutte le fasi della vita.
 
Strategie di prevenzione: l’importanza della vaccinazione nel creare un “bozzolo” di sicurezza
La vaccinazione contro la pertosse consiste in un vaccino acellulare, composto solo da alcuni elementi del batterio altamente purificati, e viene somministrata insieme alla vaccinazione contro difterite e tetano. La vaccinazione è estremamente sicura e raccomandata in tutte le fasi della vita, a partire dai due mesi di età. L’immunità conferita, tuttavia, non è definitiva e sono necessari più richiami nel corso della vita per garantire una protezione adeguata. Molto importante per la protezione del neonato è altresì la vaccinazione in gravidanza, tra la 27ma e la 32ma settimana di gestazione: mediante la vaccinazione materna in tale periodo, si garantisce la massima diffusione di anticorpi al nascituro, proteggendolo nei primi mesi fino alla vaccinazione. Risulta, infatti, fondamentale creare un effetto “bozzolo” di protezione nei confronti del neonato, mediante la vaccinazione dei genitori e di tutti i familiari del piccolo. Per limitare la circolazione di tale infezione all’interno della popolazione e il rischio di infezione per i pazienti più fragili, risulta fondamentale l’esecuzione dei richiami previsti ogni 10 anni da parte di tutta la popolazione, ma in maniera particolare da parte del personale sanitario. L’effetto “bozzolo” risulta, infatti, fondamentale per la protezione anche dei pazienti adulti più fragili ed è determinato da un adeguato tasso vaccinale nella popolazione generale e nei professionisti che si relazionano ad essi.

Per “Le Domeniche dell’Auditorium” Šostacovič, tra ironia e tragedia

Domenica 12 aprile, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà interamente dedicato a Dmitri Šostakovič il quinto appuntamento del ciclo dei concerti cameristici “Le Domeniche dell’ Auditorium”, in programma alle 10.30 e registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 26 aprile alle 20.30.

Protagonista è il Light Point Double Trio dell’OSN Rai, composto da Arianna Luzzani al violino, Amedeo Fenoglio al violoncello, Andrea Rebaudengo al pianoforte, Biagio Zoli ai timpani, Matteo Flori ed Emiliano Rossi alle percussioni.

Šostakovič̣ è stato un compositore capace di tradurre in musica le contraddizioni di un’epoca intera, oscillando tra l’ironia sferzante e la tragedia più profonda. Il contrasto fra l’estro giovanile e la meditazione tardiva emerge chiaramente nel confronto tra due pagine emblematiche presentate dall’Ensemble OSN della Rai in vesti strumentali di grande fascino: la “Suite for Variety Orchestra”, del 1938 e articolata in otto movimenti, nell’arrangiamento di Ferran Cruixent, e la Sinfonia n.15 in la maggiore op.141, del 1972, proposta nella celebre trascrizione di Viktor Derevianko.

Biglietti: prezzo unico 5 euro – in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro.

Mara Martellotta

50 anni fa, storico scudetto per il Toro

L’Associazione Ex Calciatori lo rievoca con un intenso evento

L’Associazione Ex Calciatori Granata si prepara ad organizzare un grande e coinvolgente evento per rievocare l’ultimo tricolore cucito sulle maglie granata. Era il 16 maggio 1976: una data scolpita nei ricordi e nel cuore di tutti i tifosi del Torino e dei campioni che formavano quella straordinaria squadra, guidata dal compianto mister Gigi Radice.

Esattamente a cinquant’anni di distanza quello scudetto verrà ricordato sabato 16 maggio 2026 con una grande ed emozionante festa allo Stadio Grande Torino. Nello stesso luogo e con il medesimo spirito scenderanno in campo numerosi e famosi calciatori che in passato hanno indossato la maglia granata e scritto pagine memorabili della storia del Torino per disputare una partita da non perdere.

Tutti i giocatori della squadra che ha vinto lo scudetto saranno presenti per vivere tutti insieme una indimenticabile giornata” assicura Claudio Sala (capitano di quella formazione), presidente dell’Associazione Ex Calciatori Granata, che insieme a Serino Rampanti e a Giuseppe Pallavicini è tra gli artefici dell’organizzazione della manifestazione.

La partita sarà il clou dell’evento, che avrà anche diversi altri momenti per celebrare e ricordare lo scudetto vinto nel 1976, che resta uno dei successi più importanti della gloriosa storia granata.

Il programma completo della manifestazione del 16 maggio verrà comunicato ad aprile, in concomitanza con l’avvio della prevendita dei biglietti per assistere alla celebrazione allo Stadio Grande Torino.

Torino, 23 marzo 2026

Asd Ex Calciatori Granata ETS

A “Scuola di Ecologia Politica in Montagna”

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Destinata a studenti o ricercatori universitari under 35, una “Borsa di Ricerca” per studiare e “progettare” la Valle Vermegnana

                                               Iscrizioni fino al 30 aprile               

Vernante (Cuneo)

Inutile girarci attorno. Anche se la cosa non a tutti può apparire gradita, tutto è “Politica”. Se, almeno, per “politica” (da “polis”, la greca città – stato) si intende l’arte e la scienza di governare e gestire una comunità. Facciamocene dunque una ragione. Ed è giusto sia così. In ogni ambito della nostra e altrui vita. Anche in ambito di “formazione ecologica”, che sia il più completa possibile, destinata all’ambiente e all’economia montana. Ben venga, dunque, anche qui, lo studio di una cultura politically correct, attraverso cui muoversi concretamente nei meandri di un giusto, sotto tutti gli aspetti e quanto più possibile, approccio ai temi e alle problematiche connesse al controllo dell’ambiente montano. Che non deve essere ambiente in mano a pochi. Ma di tutti. Di qui, è sicuramente lodevole l’idea della “Borsa di Ricerca” di 3mila euro, istituita nell’ambito della “Scuola di Ecologia Politica in Montagna piemontese”destinata a studenti o ricercatori universitari under 35 e finalizzata a sostenere una ricerca che dovrà svolgersi tra aprile 2026 e aprile 2027 incentrandosi, nello specifico, sulla cuneese (importante via di transito tra Italia e Francia, attraverso il Colle di Tenda) “Valle Vermenagna”. Da considerarsi come un “caso studio” o “oggetto di analisi” nell’ipotesi di un argomento che possa avere respiro sovra territoriale.

Per partecipare alla “Borsa di Ricerca”, erogata da “Noau Officina Culturale” promotrice della “Scuola” con il sostegno della “Compagnia di San Paolo, “Fondazione CRT” e “Fondazione CRC”, c’è tempo fino a giovedì 30 aprile.

“La ricerca – dicono i responsabili – dovrà presentare uno spunto teorico o una proposta operativa per lo sviluppo di una politica che coinvolga le amministrazioni o uno degli ‘stakeholder’ locali. In fase di presentazione del lavoro sarà richiesto un dossier restituivo della ricerca prodotta da presentarsi entro fine aprile 2027”.

Le domande dovranno pervenire all’indirizzo piemonte@scuolaecologiapolitica.it , al quale è possibile scrivere anche per richiedere informazioni o chiarimenti.

Il Bando, con tutti i documenti da allegare, è disponibile sul sito www.scuolaecologiapolitica.it/edizione-2025 .

Affermano ancora i promotori di “Noau”“Nell’ambito della ‘Scuola 2025’ svoltasi lo scorso mese di settembre a Vernante, sono state raccolte istanze e indirizzi di ricerca considerati di interesse da parte dei partecipanti (studenti, amministratori, imprese), discussi poi con alcuni ‘stakeholder’ del territorio, per arrivare alla definizione di due linee di ricerca. Queste rappresentano il punto di partenza da cui i candidati possono sviluppare la loro riflessione, utile da argomentare in sede di candidatura”.

La linea di “Ricerca 1” potrà indagare la possibilità di far nascere, in un territorio come quello della Valle Vermegnana, uno spazio collettivo polivalente ed aperto alla possibilità di scambi con altri territori, gestito in accordo e con la partecipazione della Comunità, organizzata insieme alla partecipazione e al sostegno delle Istituzioni.

La linea di “Ricerca 2” potrà invece approfondire possibili esperienze di turismo sostenibile e diffuso in un territorio montano, affinché questo diventi protagonista nella ridefinizione di una narrazione locale trainante e collante per realtà sia turistiche sia imprenditoriali, manifatturiere e culturali.

I referenti degli Enti promotori della “Scuola” accompagneranno lo sviluppo delle ricerche, aiutando nell’impostazione del lavoro, nella facilitazione delle relazioni sul territorio e nella periodica revisione della ricerca, in stretto accordo con le Amministrazioni locali. All’assegnista della “Borsa” sarà richiesto di prendere parte – senza costi di iscrizione – alla prossima edizione della “Scuola”, che si svolgerà il prossimo autunno.

Per info: “Noau Officina Culturale”, Piazzale della Libertà 3, Cuneo; tel. 324/5955585 o www.noau.eu

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

“Scherzo a tre mani”, ultimo appuntamento di stagione dell’Unione Musicale

Domenica 12 aprile in scena lo spettacolo

Al teatro Vittoria torna domenica 12 aprile, alle 16.30, il poetico spettacolo di Teatro all’Improvviso, “Scherzo a tre mani”, tra musica e pittura per tutta la famiglia. Ultimo appuntamento di stagione per la rassegna dell’Unione Musicale “Raccontami una nota”, favole musicali per famiglie in cui la musica, eseguita sempre dal vivo, è parte integrante delle storie per avvicinare al teatro e alla musica di tradizione classica.
Domenica 12 aprile, al teatro Vittoria, alle 16.30, andrà in scena lo spettacolo “Scherzo a tre mani”, una delle produzioni più celebri rappresentate di Teatro all’Improvviso, con le animazioni pittoriche di Dario Moretti e l’accompagnamento pianistico di Saya Namikawa. Lo spettacolo è ispirato alla raccolta di brani per pianoforte “Pour les enfants”, realizzata dal compositore Béla Bartók tra il 1808 e il 1809. Si tratta di melodie semplici, adatte all’infanzia, elaborate a partire da temi popolari ungheresi. Alcuni di questi brani, eseguiti dal vivo dalla pianista Saya Namikawa, accompagnano la mano del pittore Dario Moretti, che realizza immagini proiettate in tempo reale su di uno schermo al centro della scena. Si assiste così a un lavoro a tre mani, che racconta sette storie attraverso la musica e la pittura, ma anche grazie a personaggi e marionette animate.

Dal bosco al circo, passando per un faro in mezzo al mare e per una città. Vari sono gli scenari e le azioni che si animano, e si trasformano senza sosta, lasciando scorrere libera, in ogni spettatore, la propria immaginazione. Come in un film muto, non ci sono parole che accompagnano le storie, ma semplicemente suoni, rumori e giochi vocali che si alternano e si sovrappongono alla musica di Béla Bartók. Un’avventura piena di meraviglia per gli occhi e le orecchie.

Dario Moretti ha fondato il Teatro all’Improvviso nel 1978, e da allora ne è il direttore artistico. La sua ricerca teatrale si è sviluppata attraverso numerosi linguaggi: dal teatro di burattini di figura ai linguaggi del corpo e della voce, con tematiche legate all’arte contemporanea e con inclusioni nella scultura, pittura, musica dal vivo e danza. Moretti identifica nel teatro per l’infanzia e per i bambini la sua vocazione artistica. Ha scritto, diretto e realizzato circa sette spettacoli, molti di questi richiesti in festival e rassegne di tutta Europa, ma anche in Russia, Brasile, Stati Uniti, Giappone, Turchia e Tunisia. In parallelo all’attività teatrale, Moretti ha scritto e illustrato oltre 20 libri per bambini, ha realizzato installazioni, disegnato bozzetti per materiali utilizzati in vari festival e rassegne in Italia e all’estero e, nel 2024, ha ricevuto il premio Giuliano Scabia per aver creato, con le sue produzioni, un teatro-ragazzi originale e riconoscibile.

Mara Martellotta