ilTorinese

“Natural Mente, i profumi e i colori della natura

Natural Mente, la mostra nel Palazzo Paleologo di Trino, conferma la singolare poetica della natura di Carlo Mazzetti, geniale pittore e scultore nato a Saluggia, nella campagna vercellese, da cui ha ricevuto l’imprinting che lo ha legato visceralmente alla sua terra rendendola occasione d’arte.

Il fertile paese è stato fonte di ispirazione come lo fu Nuenen per Van Gogh e Barbizon per J. F: Millet, avviandolo ad un cammino in continua evoluzione dapprima partendo dai dipinti realistici che raccontano, volutamente di facile comprensione, la serena e dignitosa accettazione della fatica dei contadini al lavoro nei campi.

In seguito viene abbandonato il realismo descrittivo a favore di un intellettualismo intrigante tra surrealismo, simbolismo e metafisica attraverso le diverse essenziali costanti di soli alberi, spighe di grano, mele, uccelli e tutto quanto appartiene alla natura campestre.

In particolare è l’albero (forse lo stesso artista), il protagonista del viaggio nei vari aspetti di metamorfosi, di volta in volta albero che cammina, balla, salta, corre ma anche pensa usando l’immagine dei palloncini che si staccano dai rami innalzandosi al cielo come “pensieri profondi” al fine di approdare alla comprensione dello spirito dell’appartenenza dell’uomo alla natura e della comunione tra tutti gli esseri viventi.

Giuliana Romano Bussola

Da bambino correvo nei campi dorati di grano a seguir il magico canto delle allodole… e assorbivo i profumi e i colori della natura. Poi gli eventi tortuosi della vita mi hanno portato lontano da quel mondo e, grazie all’amore per l’Arte, il pensiero ha trasformato in immagini quel vissuto giovanile. Così con questa mostra intitolata “ Natural mente”, presento una serie di lavori pittorici su vetro, realizzati negli anni 2003/2005, che propongono la metamorfosi di un paesaggio o semplicemente esprimono l’amore per la Natura.

CARLO MAZZETTI

Menarini Bus, nostalgia del futuro grazie a Seri Industrial

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Presentati con successo a Milano ‘Flash’ e ‘Airon’, i nuovi campioni italiani del trasporto pubblico firmati dai designers chieresi di fama internazionale Mario e Sandro Vernacchia.

Menarini, folla di giornalisti, tecnici e appassionati all’avveniristico stand dello storico produttore italiano di autobus ieri 13 maggio al ‘Next Mobility Exhibition’ a Milano, presso l’area della Fiera di Rho.

La rinomata azienda bolognese, il cui trend è in forte espansione garantendo consolidamento, occupazione e prospettiva, ha presentato con successo i primi due modelli, frutto del nuovo corso destinato alla mobilità urbana: ‘Flash’ e ‘Airon’, rispettivamente veicoli destinati al trasporto persone da 8 e 12 metri, tutti elettrici e realizzati con materiali ecosostenibili di ultimissima e inedita generazione. Inclusi gli interni, scocca, telai e allestimenti, che garantiscono minor impatto ambientale e pesi più leggeri grazie all’introduzione di una tecnologia innovativa esclusiva frutto dell’esperienza del Gruppo ‘Seri Industrial’, affermata società quotata leader nel settore di batterie e accumulatori.

Una realtà industriale di primissimo piano in Italia e in Europa, nata grazie alla lungimiranza e la competenza di Vittorio Civitillo, stimato Sindaco di Piedimonte Matese, nel Casertano, e imprenditore visionario illuminato cui si deve anche la rinascita del marchio ‘Menarini’ con la guida sicura del nuovo e capace Ad Fabio Vannacci.

Un uomo e un professionista riconosciuto innamorato del proprio territorio, cui ha assicurato solida continuità trasferendo la produzione nello storico stabilimento di Flumeri, un tempo ‘Iveco’, in Valle Ufita: il più grande nel suo settore in Italia, praticamente il tempio degli autobus, e fra i primissimi anche in area UE. 

Quando due eccellenze s’incontrano, nascono storie destinate a durare nel tempo, fra cultura delle radici e prospettive affascinanti tutte ancora da esplorare. 

Ma quando due eccellenze, invece, si ritrovano, la magia è ancor più grande e stupisce e sorprende ancor più. A firmare infatti i due nuovi giganti della strada, incluso il restyling di logo e brand sono stati i notissimi designers Mario e Sandro Vernacchia, entrambi pionieri dello stile e ingegneri di lungo corso, il cui headquarter operativo è a Chieri, nel Torinese, il cui nome è altresì indissolubilmente legato anche all’epopea della ‘Ferrari’.

Due firme di primo piano a livello internazionale cui si devono già moltissimi dei modelli di bus urbani firmati da Menarini, e che grazie all’incontro con il nuovo Management in capo a ‘Seri Industrial’ sono tornati a completare una squadra che sta suscitando interesse, ammirazione e rispetto anche nel resto d’Europa per l’altissima qualità di gamma dei propri prodotti destinati alla movimentazione quotidiana delle persone, e per il pionierismo che ne contraddistingue, con concreta eleganza, ogni passo.

I profili dei veicoli guardano al domani strizzando però con classe, gusto ed equilibrio l’occhio alla tradizione, recuperando segni e stilemi che sottolineano la preziosità di una storia più che secolare che prosegue dal lontano 1919. E che, oggi più che mai, grazie all’esperienza della Famiglia Civitillo, da sempre sinonimo di risultato, serietà e trasparenza, può continuare a percorrere sicura altrettanti infiniti chilometri sulla strada dello sviluppo, guardando con fiducia a orizzonti sempre nuovi e stimolanti.

“Per prima cosa desidero ringraziare di vivo e vero cuore tutti coloro che hanno reso possibile il taglio di questo traguardo”, ha esordito il Presidente Vittorio Civitillo, nominando con schietta gratitudine e un pizzico di emozione uno a uno, innanzi ai numerosi presenti, tutti i componenti della sua altrettanto autorevole e valevole squadra e sottolineandone di ciascuno il valore. “Oggi rivolgiamo ancor più fiduciosi lo sguardo al domani, certi del fatto che le ottimizzazioni strategiche apportate all’intera filiera della supply chain costituiscono la miglior base di partenza per proseguire con impegno ed entusiasmo crescenti sul cammino già solidamente in corso”, ha concluso entusiasta il vertice, amichevolmente intrattenendosi a fine presentazione con tutti i partecipanti intervenuti.

MAURIZIO SCANDURRA

Anteprima Salone del Libro con Capossela, Nada e Paolo Rossi

Serata di anteprima del Salone del libro all’Auditorium Rai con Capossela, Nada e Paolo Rossi nel “bosco di latte” di Dylan Thomas

C’è un momento, ogni anno, in cui il Salone Internazionale del Libro di Torino comincia prima ancora di aprire le sue porte. Succede all’Auditorium Rai Arturo Toscanini, nel silenzio raccolto di una platea che sa già di stare per entrare in punta di piedi dentro qualcosa di diverso da una semplice inaugurazione. Più vicino a un rito, a una veglia poetica, a una chiamata collettiva all’immaginazione.
È accaduto questa sera mercoledì 13 maggio, alle 20.30, nell’evento di preapertura del Salone: un’ora sospesa tra letteratura, musica e teatro, capace di trasformare la parola in materia viva. A firmarla è stato Vinicio Capossela, che da anni porta avanti un personale percorso artistico e poetico attorno all’opera del gallese Dylan Thomas e al suo universo visionario.

In apertura, Capossela ha anche lasciato spazio a un breve ricordo di una Torino personale e notturna, quella dei Murazzi e di una stagione che ha segnato gli anni ’90, evocando una scena musicale in cui vita e musica sembravano coincidere. Un tempo in cui certi luoghi, tra locali storici e incontri casuali, portavano con sé una dose di brivido, di imprevedibilità, di energia non addomesticata. Una dimensione che, nelle sue parole, apparteneva pienamente all’esperienza del vivere, oggi più difficile da ritrovare in spazi sempre più ordinati e sicuri.

Con L’infanzia del mondo. Dentro il bosco di latte con Dylan Thomas, Capossela ha riportato al centro della scena la forza evocativa della parola ascoltata, amata, respirata. Un progetto che nasce da un lungo lavoro attorno a Under Milk Wood, il radiodramma che Thomas scrisse per la radio e che continuò a rimaneggiare fino agli ultimi giorni della sua vita.
Thomas morì precocemente nel novembre del 1953, pochi mesi dopo la prima esecuzione pubblica dell’opera in forma di oratorio, avvenuta il 14 maggio dello stesso anno. Da allora, quella data è diventata il Dylan Thomas Day. Fino all’ultimo, il poeta lasciò agli interpreti una sola indicazione: “Love the words”. Amate le parole. Ascoltatele, lasciatele respirare, diventare suono prima ancora che significato.
Ed è esattamente ciò che è accaduto sul palco torinese.
La voce ruvida di Capossela ha guidato il pubblico dentro questo “bosco di latte”, luogo simbolico e notturno dove il tempo sembra fermarsi. La voce intensa e quasi sciamanica di Nada ha attraversato il testo con una delicatezza ipnotica. E poi Paolo Rossi, straordinario nel dare ai personaggi quella fragilità ironica e malinconica che rende l’opera di Thomas ancora così contemporanea.
Più che uno spettacolo, è sembrata una seduta collettiva di ascolto e immaginazione. Le parole di Sotto il bosco di latte sono riemerse come creature vive: sussurrate, cantate, evocate. Nessuna vera trama, soltanto il passare delle ore in un piccolo villaggio gallese, Llareggub, microcosmo poetico e anarchico il cui nome, letto al contrario, significa provocatoriamente “bugger them all”, “al diavolo tutti”.
Eppure proprio quella comunità di anime marginali appare oggi rassicurante, più sana del mondo esterno, travolto dalla velocità, dalla violenza e dal rumore.
Il progetto coinvolge un coro di altre grandi voci italiane: Ornella Vanoni, Alessandro Bergonzoni, Stefano Bollani, Geppi Cucciari, Luciana Littizzetto e Patty Pravo.

L’opera verrà trasmessa su Rai Radio 3 in cinque episodi dal 25 al 29 maggio all’interno di Ad Alta Voce, e integralmente il 3 giugno nella programmazione di Radio 3 Suite.
È stata un’ora di poesia e ombre luminose, in cui il pubblico ha avuto la sensazione di ascoltare il respiro stesso delle storie.
E forse è proprio questo il modo migliore per aprire il Salone del Libro: ricordare che, prima dei numeri, delle uscite editoriali e delle file agli stand, la letteratura nasce sempre da una voce nel buio che qualcuno decide di ascoltare.

GIULIANA PRESTIPINO

DNArt Gallery presenta “Sottotraccia”

Nel cuore di Torino prende forma “Sottotraccia”, la nuova mostra collettiva firmata DNART LOFT: un percorso tra arte contemporanea, fotografia e visioni fuori dagli schemi. Un’esposizione dedicata agli artisti emergenti che scelgono di raccontare il presente senza chiedere permesso, attraverso linguaggi autentici e personali.
Pittori e fotografi si incontrano in uno spazio dove immagini, colori ed emozioni diventano voce di una generazione che crea nuove prospettive e nuove forme di espressione. Un invito a lasciarsi sorprendere, con un bicchiere in mano e la testa piena di sogni.
DNART LOFT – Via Chanoux 12 int.2, Torino
17 e 24 maggio Dalle ore 16:00 Ingresso libero
“Sottotraccia” non è solo una mostra, ma un luogo di incontro tra arte, idee e libertà creativa.

Enzo Grassano

Coppa Italia all’Inter: è doppietta!

 

Dopo aver conquistato lo storico scudetto numero 21, l’Inter mette in bacheca anche la decima Coppa Italia della sua storia, completando una straordinaria doppietta stagionale.
Nella finale contro la Lazio, i nerazzurri si impongono per 2-0 grazie all’autogol di Marušić e alla rete del solito implacabile Lautaro Martínez, ancora una volta decisivo nei momenti più importanti della stagione.
La squadra di Chivu ha dominato l’annata con qualità, carattere e continuità, confermandosi la più forte in Italia. Lo scudetto e la Coppa Italia rappresentano il premio perfetto per un gruppo che ha saputo entusiasmare i tifosi con gioco spettacolare e mentalità vincente.
Adesso, però, l’obiettivo si sposta oltre i confini nazionali. Dopo aver conquistato tutto in Italia, l’Inter dovrà puntare con decisione anche all’Europa nella prossima stagione, per riportare i nerazzurri ai vertici del calcio internazionale.

Enzo Grassano

Grattacielo Piemonte, per il vento materiale pericolante. Intervento dei vigili del fuoco

Intorno alle 17 i vigili del fuoco di Torino sono intervenuti presso il grattacielo della Regione Piemonte dopo la segnalazione di alcuni elementi ritenuti potenzialmente pericolosi, a causa di danni provocati dal vento. Al lavoro alcune squadre impegnate nei controlli di sicurezza, con l’ausilio di droni SAPR e operatori specializzati negli interventi in quota. Per motivi precauzionali è stata delimitata e chiusa al passaggio una parte dell’area ai piedi dell’edificio, mentre proseguono gli accertamenti sulla struttura

“Applausi e sputi”. Pezzuto racconta le due vite di Enzo Tortora

L’INTERVISTA

Una vita in due atti: il trionfo e la caduta. Enzo Tortora ha assaporato il successo straordinario del giornalista e presentatore amato dagli italiani, volto simbolo della televisione popolare e di programmi entrati nell’immaginario collettivo. Poi il dramma improvviso e devastante. Un uomo del tutto innocente e impotente, crollato sotto il peso di accuse rivelatesi false e di quello che ancora oggi viene considerato il più grande orrore – non soltanto errore – giudiziario della storia italiana.

In “Applausi e sputi”, pubblicato da Edizioni Piemme, il giornalista Vittorio Pezzuto ricostruisce entrambe le vite di Tortora. Un racconto che intreccia analisi storica approfondita e indagine umana, restituendo il ritratto complesso di un uomo travolto da una vicenda che ha cambiato per sempre il rapporto degli italiani con la giustizia e con l’informazione.

Nelle pagine del suo libro scopriamo più di un Enzo Tortora.

«Con Portobello e gli altri suoi programmi, il Tortora televisivo, pioniere e innovatore, aveva portato sul piccolo schermo l’Italia reale, la gente comune, ottenendo un successo di pubblico strepitoso e guadagnandosi anche tante invidie. Non fu soltanto un grande giornalista e uomo di spettacolo. Divenne anche un protagonista civile e politico. Dopo il suo arresto Marco Pannella lo candidò al Parlamento europeo. Eletto con mezzo milione di preferenze, scelse di dimettersi all’indomani della condanna in primo grado a 10 anni di carcere per spaccio di droga e appartenenza alla camorra. Trasformando il suo calvario personale in una battaglia radicale per i diritti e la giustizia giusta, lottò fino all’ultimo giorno per migliorare la condizione dei detenuti, contro l’abuso della carcerazione preventiva e a favore della responsabilità civile dei magistrati. Amava ripetere: “Ero liberale perché avevo studiato, sono radicale perché ho capito”. È stato uno straordinario leader politico, una persona molto seria e rigorosa, con un grande senso dello Stato».

Lei sostiene che il caso Tortora abbia inaugurato il processo mediatico.

«Senza dubbio. Tortora venne arrestato alle quattro del mattino all’Hotel Plaza di Roma. Fu trattenuto per ore in caserma e fatto uscire soltanto quando fuori c’era la certezza di trovare un plotone di telecamere e fotografi appositamente convocati per distruggerne l’immagine e la reputazione. Da quel momento si prese poi l’abitudine di depositare direttamente in edicola gli atti che riguardavano l’inchiesta a suo carico: uno stillicidio di menzogne e testimonianze false dai contenuti surreali».

Che cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?

«Oggi il processo mediatico è diventato permanente. Con i social si viene giudicati colpevoli o innocenti all’istante, in base alla simpatia o antipatia che si suscita. Quanto alla televisione, ormai non c’è fascia oraria che non proponga la sua dose di talk show sul caso giudiziario più appetitoso. Ci sono avvocati e giornalisti che abitano letteralmente negli studi tv, dibattendo per ore e ore di cose che non conoscono o di atti che per legge dovrebbero restare riservati. Negli anni Ottanta il Paese disponeva ancora di anticorpi importanti: giornalisti e uomini di cultura come Leonardo Sciascia, Giorgio Bocca ed Enzo Biagi compresero quasi subito l’assurdità delle accuse rivolte a Tortora. Oggi tutto è più rapido e più feroce. Eppure i processi veri continuano a essere lentissimi e il loro verdetto quando arriva non interessa più a nessuno: nel frattempo l’opinione pubblica è stata infatti  sedotta da altre vicende di cronaca nera. Dal caso Tortora in poi si contano decine di migliaia di errori giudiziari e casi di ingiusta detenzione. E continua il malcostume di moltissimi cronisti che ogni volta fanno da acritica cassa di risonanza alle tesi colpevoliste della Procura di turno. Credo che la riforma più urgente dovrebbe essere la separazione delle loro carriere da quelle dei pubblici ministeri che passano loro le carte».

Pensiamo anche al recente referendum…

«Il corpaccione elettorale non ha ragionato davvero sul merito del quesito, ha votato su altro. Ad esempio al Sud ha protestato contro la cancellazione del reddito di cittadinanza. Abbiamo peraltro assistito a un pessimo dibattito, frutto di due trasformismi politici: pur di ridurre la consultazione a un maxi-sondaggio sul governo e su Meloni, gran parte della sinistra ha deciso di buttare a mare la sua storica posizione a favore del giusto processo e della separazione delle carriere dei magistrati; mentre la destra, che in buona parte è sempre stata giustizialista e manettara, ha provato a difendere le ragioni del Sì ma senza convinzione perché poco convinta. Un’occasione perduta per l’intero Paese».

Gran parte della prima vita di Tortora, quella degli applausi, è legata alla televisione. Che cosa deve la tv italiana a Enzo Tortora?

«Innanzitutto uno stile. Tortora portò in tv eleganza, precisione linguistica, persino il corretto uso del congiuntivo. Era colto e raffinato ma mai pedante, popolare senza essere volgare. Aveva la capacità di innovare continuamente il linguaggio televisivo. Inventò formule televisive che anticiparono ad esempio il televoto, la moviola e le nomination. Fu anche un pioniere delle televisioni private e lottò per difendere la loro esistenza, contro l’allora monopolio della Rai: passando da Telebiella a Telealtomilanese e arrivando ad Antenna 3 Lombardia contribuì a immaginare e soprattutto a realizzare una tv diversa. Diversa perché libera».

C’è un episodio che racconta bene il suo modo di fare televisione?

«Quando morì il calciatore granata Gigi Meroni, Tortora decise di non dare immediatamente la notizia durante La Domenica Sportiva, perché voleva essere sicuro che la famiglia non lo apprendesse dalla televisione. Era un giornalista che aveva un fortissimo senso umano e professionale del limite. Oggi quanti farebbero lo stesso?».

Tortora – e per questo fu licenziato – definì la Rai “un jumbo guidato da boy scout”. Vale ancora quella definizione?

«Non è più un “jumbo” in termini di ascolti e influenza, ma resta pur sempre una macchina enorme retta direttamente dai partiti e dai loro dipendenti. Quando qualcuno si ostina ancora a definirla “la più grande azienda culturale del Paese” mi viene da sorridere. E il sorriso si trasforma in riso se penso a quanti libri leggono ogni anno i suoi dirigenti».

Le è piaciuta la serie Portobello di Marco Bellocchio, che ha tratto sicuramente ispirazione anche dal suo libro?

«Ne sono stato il consulente storico e il prodotto finale mi ha soddisfatto. Per definizione ogni fiction contiene anche elementi di fantasia ma è stata fatta con grande rigore professionale. Fabrizio Gifuni si è confermato un mostro: attore di straordinario valore e persona di grande sensibilità, è riuscito a restituirci appieno gli occhi, i movimenti del corpo, la parlata stessa di Tortora».

Sa che molti giovani con cui ho parlato non sanno neppure chi fosse Enzo Tortora? Ma è mai possibile?

«Purtroppo sì. È il segno di un Paese che coltiva poco la memoria collettiva. Anche per questo ho scritto la prima edizione di Applausi e sputi nel 2008 e ho deciso oggi di aggiornarla: perché la sua storia continua a parlarci del presente. Quando uscì la prima edizione, la vicenda era già stata quasi rimossa. Molti, troppi giornalisti antropofagi avevano interesse a dimenticare e a far dimenticare il loro turpe contributo nel tiro al Tortora. Quanto ai magistrati che arrestarono prima e condannarono dopo Tortora, non hanno mai riconosciuto i propri errori, non sono stati sanzionati, non hanno dovuto pagare alcun risarcimento a lui e alla sua famiglia e hanno continuato a fare carriera per anzianità. Soltanto uno si dimostrò diverso, onorando la sua professione: il giudice istruttore Michele Morello, che lesse davvero le carte e comprese quanto quelle accuse fossero inconsistenti, false e contraddittorie. E la storia, fortunatamente, finì in altro modo».

 

Cristiano Bussola

 

 

Scontro tra auto e moto sulla 460: centauro finisce in ospedale

Un centauro è finito in ospedale dopo lo scontro tra la sua moto Honda CBR e una Volkswagen Polo, avvenuto intorno alle 13:30 di oggi sulla statale 460 a Feletto. Sul posto sono giunti immediatamente i soccorsi del 118 e i carabinieri di Rivarolo Canavese.

In esito allo scontro, il conducente della moto è stato sbalzato sull’asfalto ed è stato immediatamente trasportato all’ospedale di Cuorgné per accertamenti: fortunatamente, le ferite sono lievi.

Sono in corso le indagini sulla dinamica da parte dei carabinieri.

VI.G

GF Musiné, a Caselette non mancheranno i campioni

 

Nuova tappa per il circuito Nord Ovest Mtb. Domenica si torna in Piemonte, per la sesta edizione della Granfondo Musiné a Caselette (TO). Una gara che si è ritagliata uno spazio importante nel calendario delle ruote grasse, con molti team che l’hanno inserita nella propria agenda primaverile per un test su una distanza non troppo lunga ma con caratteristiche tecniche di rilievo. Il tracciato misura 37 km disegnati nella bassa Valle di Susa, per un dislivello di 1.450 metri, attraverso piste tagliafuoco e sentieri in grandi di fare selezione, fra i comuni di Albese e Rubiana. Il medio è di 19 km per un dislivello di 400 metri e sarà aperto anche a Esordienti e Allievi. Siamo sulla montagna più vicina a Torino, recentemente salita alla ribalta delle cronache locali anche per numerosi avvistamenti di UFO…

A una settimana dall’evento erano già oltre 250 gli iscritti e fra loro nomi di spicco del panorama nazionale come gli Elite della neonata GS Aosta capitanata da Giuseppe Lamastra; Diego Rosa, ex pro su strada e soprattutto ex campione italiano Marathon; il campione uscente Adriano Caratide e Daniele Mensi della Leynicese Racing Team.

Appuntamento in Piazza Cays a Caselette, dove si potranno ritirare numeri e pacchi gara sabato dalle 16:00 alle 19:00 e domenica dalle 7:30 alle 9:00. Partenza per tutti alle 10:00, le premiazioni inizieranno alle 14:30. C’è ancora tempo per aderire, al costo di 35 euro fino a venerdì, poi sul posto a 50 euro.

Per informazioni: Boscaro Racing Team, https://www.gfmusine.it/

“Festival del Verde” Si prosegue con il Salone del Libro OFF

Grande partecipazione nella prima settimana del “Festival” che ora prosegue con “Pagine Verdi”

Fino al 17 maggio

Si è conclusa con numeri decisamente positivi e grande successo la prima settimana del “Festival del Verde” (4 – 24 maggio), interamente dedicata a bambine, bambini e famiglie con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla natura e al verde urbano. Realizzata in collaborazione con l’“Assessorato alle Politiche Educative” della Città di Torino e con il sostegno del “Consiglio Regionale del Piemonte”, la rassegna Festival del Verde EDU” ha proposto laboratori, attività divulgative e appuntamenti diffusi tra musei, orti e giardini scolastici di Torino e dell’area metropolitana, ma anche negli spazi di Associazioni e Cooperative aderenti al Festival.

Tra gli appuntamenti più partecipati della settimana, le passeggiate esplorative di “Barriera Multispecie” (martedì 5 e venerdì 8 maggio), tenute  al “FIATCafé500 – Pinacoteca Agnelli” (con gli elaborati creativi realizzati dalle studentesse e dagli studenti del Triennio di Illustrazione dello “IED Torino”) e la grande Festa gratuita (sabato 9 maggio) al “Museo Lavazza”, aperta a famiglie, educatrici, educatori e insegnanti, organizzata con il sostegno della “Fondazione Lavazza” e in collaborazione con il “Centro di documentazione e biblioteca pedagogica” della Città di Torino nel corso della quale si sono susseguiti numerosi “laboratori”, “attività esperienziali” e “momenti di scoperta” dedicati al verde urbano e al rapporto con la natura, ospitati nella “Piazza Verde” di “Nuvola Lavazza”, che hanno coinvolto circa 800 partecipanti tra bambini, ragazzi e adulti.

Entrato poi nel vivo sabato e domenica 10 maggio, con il weekend di “Verde Svelato”, il “Festival” ha aperto al pubblico oltre 40 tra giardini, cortili, orti urbani e spazi verdi esclusivi di Torino e dintorni grazie a visite guidate e aperture straordinarie, con quasi duemila kit acquistati per partecipare all’iniziativa, che  proseguirà sabato 16 e domenica 17 maggio a Cuneo, con l’apertura di ville storiche oltre a parchi e numerose altre “location”.

E ora? Perché non approfittare, pur anche, delle magnifiche occasioni che possono venire dalla coincidenza temporale con il “Salone Internazionale del Libro di Torino”?

Il Programma della seconda settimana del “Festival del Verde” (lunedì 11 e domenica 17 maggio) non poteva infatti non strizzare l’occhio alle intense Giornate dedicate al torinese “Salone del Libro”. Così, per questi sette giorni il “Festival” andrà a proporsi sotto il titolo di “Pagine Verdi” nei numerosi spazi dedicati al “Salone OFF”. Con appuntamenti che si svolgeranno nelle Librerie cittadine che collaborano con il “Festival”, oltre a Biblioteche Civiche, Case editrici e Associazioni Culturali che proporranno una selezione di libri dedicati “al verde” e “al paesaggio”. Da segnalare, in particolare, l’incontro di giovedì 14 maggio (ore 17) alla “Biblioteca Civica Centrale” (Via della Cittadella, 5), dal titolo Giardini da leggere, con Cecilia Cognigni, dirigente delle “Biblioteche Civiche Torinesi”, Laura Menegatti, docente del “Liceo Scientifico Galileo Ferraris” e condotto da Enrico Finocchiaro, operatore volontario di “Servizio Civile”.

E, ancora, da non perdere, mercoledì 13 maggio, alla “Libreria Borgopò” (via Luigi Ornato, 10), l’incontro con Silvia Fogliato che presenterà “Mercanti di piante. Invenzioni e mode nella rivoluzione dei vivai” (Viella Editrice, 2026), dedicato alla storia dei vivai e alla diffusione delle specie esotiche tra Seicento e Novecento.

Sabato 16 maggio, all’“Orto Botanico dell’Università di Torino” (viale Pier Andrea Mattioli, 25), Francesco Broccolo guiderà una visita “tra botanica e ironia” ispirata al suo “Piccolo erbario delle piante stronze” (Rizzoli, 2025), mentre domenica 17 maggio, all’interno di “Spazio 22_4” (via Caraglio, 10), Marco Ferrari presenterà il libro “Le piante non sono animali verdi” (Bollati Boringhieri, 2026).

Martedì 19 maggio, infine, si torna all’“Orto Botanico dell’Università di Torino” con Paola Bonfante per la presentazione di “Piante, noi e loro. Biologia, simboli, sentimenti di una relazione speciale” (Il Mulino, 2026), in un incontro dedicato al legame tra “esseri umani” e “mondo vegetale”. Bella sfida!

Da lunedì scorso 11 maggio a sabato 16 maggio “Pagine Verdi” farà inoltre tappa a Chieri, con una selezione di libri dedicati al paesaggio e alla natura ospitata presso la “Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone”, in via Vittorio Emanuele II, 1.

Tutta la programmazione del “Festival del Verde” è consultabile sul sito: www.festivalverde.it

G.m.

Nelle foto: “Verde Svelato” a Villa Fubini (Ph. Antonio Pio Roseti); Visita all’“Erbario” dell’“Università di Torino” (Ph. Antonio Pio Roseti); Laboratori per bambini “Museo Lavazza” (Ph. Andrea Terlizzi).