ilTorinese

Una gita fuori porta: storici splendori architettonici

 

Nell’weekend della “Festa di Liberazione”, riaprono, ad una manciata di chilometri da Torino, alcune dimore storiche del Pinerolese

Domenica 26 aprile

Massello (Torino)

La meta è ad un tiro di schioppo da Torino. E il traguardo, il territorio del Pinerolese, offre la possibilità di conoscere, ammirare e visitare, accanto a paesaggi e città di grande interesse e bellezza, alcune tra le più interessanti “dimore storiche” piemontesi che, domenica prossima 26 aprile, torneranno a riaprire le porte ai visitatori. Ogni dimora è un microcosmo di storie, architetture e giardini che meritano certamente una sosta dedicata, rappresentando l’occasione per una gita fuori porta o per un weekend, visto che il “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli” (Località Mollino, 4) supporta i turisti con informazioni e pacchetti studiati su misura (info@turismopinerolese.it )

Si inizia dalla verde Bricherasio, 45 chilometri da Torino, dove la storia “si sdoppia”. Il primo passo sarà nel “Palazzo Conti di Bricherasio” (costruito tra Sei e Settecento) che si presenta come una residenza di grande eleganza, dove le sale interne riflettono il gusto di una nobiltà colta e legata alle tradizioni del luogo: qui nacque Giovanni Battista Cacherano, comandante delle truppe austro-piemontesi che il 17 luglio 1747 sconfissero i Francesi nella famosa battaglia del “Colle dell’Assietta”. A poca distanza, sempre il 26 riapre anche “Palazzo Ricca di Castelvecchio”, in cui l’atmosfera che si respira è ben diversa , più intima ma altrettanto maestosa, testimoniando la stratificazione storica di un borgo che ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita della valle. Proseguendo, eccoci a Pinerolo, “la città più bella del Piemonte” per Edmondo De Amicis (“Alle porte d’Italia”) e storicamente riconosciuta come la “capitale” del “Principato degli Acaja” nel XIV secolo e, ancora oggi, centro nevralgico del Pinerolese. Qui si può entrare a “Cascina Losetta”, in Località Piani, inserita nella settecentesca “Tenuta del Colombretto” ed esempio perfetto di “villa-fattoria” (set cinematografico nel 2005 della fiction “Elisa di Rivombrosa”), dove il pregio architettonico si fonde con la nobile arte della gestione della terra, in un contesto rurale ancora oggi vibrante di vita. Sempre a Pinerolo, in Strada del Galoppatoio, è imperdibile l’Agriturismo – Parco Storico “Il Torrione”, antico complesso medievale diventato “residenza signorile” (“Pallacium Torrioni”) nel ‘700. Dentro si respira un’esperienza quasi magica: è un “giardino di paesaggio” dove alberi monumentali e vialetti ombrosi permettono di ritrovare la pace e la meraviglia che solo la natura, plasmata dal tempo e dall’uomo, sa regalare. Nei mesi di maggio e giugno il parco risplende della fioritura di 70 diverse varietà di ortensie. A pochi chilometri da Pinerolo e parte dell’ “Unione Montana del Pinerolese”, San Secondo di Pinerolo, ci offre la possibilità di una visita indimenticabile al “Castello di Miradolo”, appartenuto al casato dei Conti Cacherano di Bricherasio, estinta famiglia dell’antica nobiltà piemontese che vantò addirittura il titolo di “viceré dei Savoia” per alcuni suoi membri e che si distinse anche per apprezzabili attività di filantropia e mecenatismo. Dal 2008 è sede della “Fondazione Cosso” ed è oggi un “polo culturale” d’eccellenza. Circondato da un “Parco storico” di grande valore botanico, il Castello ospita attualmente la mostra “C’è oggi una fiaba”, costruita come un racconto corale in cui la fiaba classica prende forma attraverso le opere di alcuni tra i protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, rendendolo una meta ideale sia per gli appassionati del verde sia per gli amanti dell’arte contemporanea. Spostandoci verso la collina di Piossasco, “Casa Lajolo” è una dimora di campagna di metà Settecento con un giardino all’italiana articolato su tre livelli e proprio domenica 26, alle 16,30, si potrà scoprire questo patrimonio verde attraverso “una visita poetica”, un modo nuovo di fruire della bellezza del giardino che coniuga letture di brani e poesie con la scoperta del patrimonio botanico (iscrizioni su https://www.casalajolo.it/prenota/). A pochi chilometri, a Volvera, invece, sempre domenica 26 si potrà visitare “Palazzotto Juva”, una dimora la cui storia risale al Seicento e il cui nome è legato alla figura di Giacomo Pio Juva che, nel 1797 acquistò la cascina e i terreni. II nuovo proprietario fece costruire e restaurare la villa padronale dotandola di una “torre merlata” di ispirazione medioevale, del “campanile” con tanto di campane, ampliando il grande giardino, per destinarlo a “residenza estiva”. Ultime due tappe domenicali: Pancalieri, dove domenica 26 riapre la settecentesca “Villa Giacosa Valfré di Bronzo”, e Virle Piemonte, con il suo settecentesco “Castello Marchesi Romagnano” che domina l’abitato con la sua mole storica e le sue sale affrescate, custodi di secoli di eventi politici e mondani.

Per info: “Consorzio Turistico Pinerolese e Valli”, Massello – Località Molino 4, Torino; tel. 331/3901745 o www.turismopinerolese.it

g. m.

Nelle foto: “Parco Storico Il Torrione”, “Casa Lajolo” e “Castello Marchesi Romagnano”.

Torino nascosta tra rigore e meraviglia: il volto discreto del barocco

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SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino si lascia scoprire poco alla volta quasi con pudore come se non volesse mostrare subito tutta la propria ricchezza e questa caratteristica si riflette anche nella sua architettura che a prima vista appare composta ordinata quasi severa ma che in realtà custodisce al suo interno una sorprendente profondità di dettagli e invenzioni soprattutto nel periodo barocco quando la città si trasforma seguendo un’idea precisa di eleganza controllata senza mai cedere completamente all’eccesso visivo che invece caratterizza altre città italiane il barocco torinese infatti non urla ma sussurra non invade lo spazio ma lo misura creando un equilibrio tra pieni e vuoti tra luce e ombra che rende l’esperienza visiva più intima quasi raccolta

Un barocco che si rivela oltre le facciate

A differenza di quello romano dove le facciate sono spesso scenografiche mosse ricche di decorazioni che vogliono stupire immediatamente chi osserva a Torino si nota una scelta diversa gli edifici mantengono verso l’esterno una certa sobrietà con linee pulite e proporzioni rigorose quasi a voler rispettare un ordine urbano ben definito ma è entrando che si scopre il vero carattere di questo stile gli interni si aprono in giochi di curve cupole ardite decorazioni che sorprendono proprio perché non anticipate dall’esterno è come se la città avesse deciso di custodire la propria bellezza più intensa per chi è disposto a fermarsi ad attraversare le soglie a guardare oltre la superficie questa doppia anima crea un dialogo continuo tra apparenza e sostanza tra disciplina e libertà espressiva

Geometrie e prospettive: la firma torinese

Un altro elemento distintivo dell’architettura torinese è l’attenzione quasi matematica alla disposizione degli spazi le piazze le strade i portici tutto sembra rispondere a un disegno unitario dove ogni elemento trova il proprio posto con precisione questa visione urbanistica si lega al potere e all’idea di capitale che Torino ha rappresentato per lungo tempo ma allo stesso tempo lascia spazio a soluzioni architettoniche sorprendenti come scale che si avvolgono su se stesse giochi prospettici che guidano lo sguardo e creano illusioni di profondità il risultato è una città che non si limita a essere osservata ma che invita a essere percorsa vissuta passo dopo passo perché ogni angolo può rivelare qualcosa di inatteso

In questo equilibrio tra rigore esterno e ricchezza interna tra ordine e invenzione Torino costruisce la propria identità architettonica distinguendosi da altre realtà italiane senza bisogno di competere sul piano dello sfarzo immediato ma scegliendo piuttosto una via più silenziosa e forse proprio per questo più duratura capace di affascinare chi sa coglierne le sfumature e di lasciare un’impressione che cresce nel tempo senza esaurirsi in un solo sguardo.

NOEMI GARIANO

Riparte da Ottiglio il “MonferVinum-enotrekking”

Nel Monferrato domenica 26 aprile, con ritrovo a Cascina Montecchio

Riparte da Ottiglio l’enotrekking nel Monferrato, con un nuovo appuntamento di “MonferVinum”, in programma domenica 26 aprile tra i vigneti e la storia di Cascina Montecchio. L’appuntamento è fissato alle ore 10 presso il cortile dell’azienda vitivinicola situato nell’omonima località ottigliese, da dove prenderà il via il tour di circa 3 km in un percorso di salite e discese collinari composte da 21 ettari di filari, che compongono il mosaico ecosistemico del paesaggio monferrino. Lungo il percorso, le già sviluppate vegetazioni foliari, nelle fresche e tipiche tonalità del germogliamento primaverile, consentiranno di distinguere le diverse ampelografie, tra Nebbiolo, Barbera e Grignolino. Lasciati i vigneti, ci si immergerà in un breve tratto di bosco in cui si potrà cogliere un po’ di refrigerio nell’opulenza vegetativa al suo risveglio. Rientrato in azienda, in abbinamento ai prodotti monferrini, verranno proposti in degustazione tre vini: il “Custode – Grignolino nel Monferrato Casalese DOC 2024”, “Carina – Barbera d’Asti DOCG”, “Posapiano – Barbera d’Asti Superiore DOCG 2023”, mentre in sottofondo scorrerà lo storytelling dei produttori.

“La stagione primaverile torna ogni anno a riservare speciali occasioni per godere del paesaggio monferrino a piccoli passi, sorseggiando i suoi vini a piccole dosi in una dimensione di pace e bellezza, a stretto contatto con la natura, e con chi, viticoltori in primis, contribuisce alla sua cura e bellezza – commenta il presidente dell’Ecomuseo, Corrado Calvo – alla Cascina Montecchio potremo immergerci nella cultura enoica monferrina, secondo una fresca interpretazione intrapresa dai giovani vignaioli Chiara e Alessandro. In ogni calice, potremo riscoprire i sentori più autentici di quel particolare terroir fatto di vitigno, suolo, esposizione, clima e lavoro dell’uomo”.

“MonferVinum” si inserisce in una giornata ricca di eventi che prevede anche la possibilità di pranzare con i piatti curati dal ristorante ‘Cicin & Barlichin”, inoltre sarà possibile godere del market di artigianato e prodotti locali e degli appuntamenti laboratoriali, organizzati per grandi e piccini, pratiche di yoga in vigna, laboratori di fermentazione selvaggia e l’aperitivo ‘agricolo’.

Telefono: 377 0962048 – cascinamontecchio@gmail.com

Info costi e prenotazioni: info@ecomuseopietracantoni.it – 348 2211219

Mara Martellotta

SKF Italia Meet the World”: rispetto, lealtà, collaborazione

Al via domenica 26 aprile , al Centro Sportivo Il Podio, a Porte, la sesta edizione del torneo di calcio giovanile dedicato a squadre di atleti con disabilità intellettiva certificata

Domenica 26 aprile si svolgerà il torneo di calcio giovanile per squadre composte da giocatori e giocatrici con disabilità intellettiva certificata tradizionalmente organizzato da SKF. Si svolgerà presso il Centro sportivo Il Podio a Porte, in provincia di Torino.

Cinque i team che si confronteranno in un girone all’italiana, con finalissima per il primo e secondo posto: Accademia Sport ( Porte -TO), ASD Torino for Disable Onlus , Gli invincibili di Omegna, Insuperabili SSDRL di Torino e Ticinia Novara APS ASD.

Il girone all’italiana si svolgerà dalle ore 9.15 alle 15.40 e alle 16 è prevista la finalissima, al termine della quale saranno premiate tutte le squadre presenti. L’ingresso per assistere all’evento è libero. Attraverso lo sport, il torneo “SKF Italia Meet the World” promuove il rispetto, la lealtà, la collaborazione e il fare play, e contribuisce a creare reti di amicizia tra giocatori, associazioni e famiglie, sostenendo l’inclusione sociale. Di edizione in edizione, il torneo è cresciuto Coinvolgendo sempre più team e diventando un appuntamento atteso dalle squadre del territorio. Anche quest’anno una delle formazioni iscritte si qualifiche per rappresentare SKF Italia al GOTHIA SPECIAL OLYMPICS TROPHY, l’evento internazionale riservato a squadre aderenti all’organizzazione SPECIAL OLYMPICS, la cui 14esima edizione si svolgerà a Gotheborg dal 12 al 16 luglio 2026, nella cornice della GOTHIA CUP. Il sostegno economico di SKF ha copertura di viaggio e permanenza per giocatori e staff consentirà al team selezionato di vivere un‘esperienza indimenticabile dal punto di vista sportivo e personale, fatta di giornate ricche di novità, condivisione ed entusiasmo, che contribuiranno ad arricchire il percorso di crescita dei partecipanti.

Mara Martellotta

Il 25 aprile e la nascita della Repubblica

 

Il 25 aprile è, nell’insieme dei significati che riassume, l’81° anniversario della Liberazione, la festa della Resistenza, la conclusione di una delle vicende più tragiche della storia del nostro Paese che fece da necessaria premessa per l’avvento della Repubblica e la stesura della Costituzione. In quei venti mesi che trascorsero tra l’8 settembre del 1943 e quella che viene universalmente riconosciuta come una data fondamentale della storia italiana, fu la Resistenza a consentire agli italiani di chiudere i conti con il fascismo che aveva trascinato drammaticamente l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, un conflitto che, secondo il disegno nazista del Terzo Reich, avrebbe dovuto plasmare l’Europa e il mondo su di un’ideologia basata sul razzismo, la discriminazione e la violenza. La Resistenza rappresentò rispetto al fascismo una rottura netta, anche generazionale. Il percorso di libertà, avviato con la vittoria antifascista, segnò una tappa fondamentale il  2 giugno 1946, ottant’anni fa, quando il popolo italiano voltò pagina e, in seguito al referendum istituzionale, pose fine alla monarchia, scegliendo una forma di governo repubblicano. La parola chiave fu referendum, gerundio della parola latina refero che significa riferire, rispondere o registrare. E il popolo italiano, quel giorno, fece registrare la propria volontà consentendo la vittoria dei repubblicani con il 54,3% dei voti contro il 45,7% dei monarchici. Per la prima volta – se si escludono le amministrative di marzo e aprile del1946, che riguardarono soltanto alcune regioni – in Italia votarono anche le donne. Una conquista arrivata dopo anni di battaglie e molto più tardi rispetto ad altri paesi. Alle urne si recarono tante donne di ogni ceto insieme a volti noti come Anna Magnani , la famosa Dama Bianca – compagna di Fausto Coppi – o le resistenti antifasciste Camilla Ravera e Teresa Noce, due tra le tante donne che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia. Con la fine della monarchia, che aveva guidato l’Italia dal 1861, conducendo la nazione al disastro con il fascismo e la seconda guerra mondiale, si proclamò anche l’esilio dei Savoia. Re Umberto II lasciò l’Italia dall’aeroporto di Ciampino con un volo diretto in Portogallo. Umberto, ribattezzato il “Re di Maggio” per essersi seduto sul trono per poco più di un mese, dal 9 maggio 1946 fino al 18 giugno, accettò l’esilio e visse il resto della vita nel distretto di Lisbona, a Cascais, e a Ginevra. Il 2 giugno del 1946 fu un punto di svolta e al tempo stesso un traguardo storico. Con la Repubblica venne ricomposta l’unità del Paese, che poté intraprendere il lungo cammino verso la rinascita dalle macerie lasciate dalla dittatura e dalle atrocità della guerra. Parallelamente alla nascita della Repubblica venne eletta l’Assemblea Costituente che, a sua volta, elesse Enrico De Nicola capo provvisorio dello stato e – con un fitto calendario di sedute che si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948 -diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria. Oggi, quella del 2 giugno, insieme al 25 aprile, è la più popolare fra le feste nazionali. E quest’anno assume un particolare ancor più importante e significativo. Non a caso il Presidente Mattarella, nel discorso alla nazione per le feste di Capodanno, disse che ottant’anni anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia, ma sono stati decenni di alto significato. “ Il segno dell’unità di popolo fu simbolicamente impresso dal voto delle donne per la prima volta chiamate finalmente alle urne. Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. Ecco perché la Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.

Marco Travaglini

 “ORMA – Tracce d’artista in Langhe, Monferrato e Roero”

 Da maggio a novembre 2026

“ORMA. Tracce d’artista in Langhe, Monferrato e Roero”, rappresenta un programma diffuso che da maggio a novembre 2026 mette in relazione progetti artistici e territori, costruendo una narrazione condivisa della contemporaneità. Più che un semplice cartellone di singole iniziative, ORMA si configura come coordinamento di esperienze autonome, capace di riunire oltre 60 Comuni che operano tra arte contemporanea e residenze d’artista, favorendo il dialogo tra pratiche artistiche e paesaggio culturale. Sotto il segno di ORMA-Tracce d’artista in Langhe, Monferrato e Roero, confluiscono creativamente Roero, Resté, Germinale Monferrato Art Fest, la Collina sale sempre, oltre ai comuni di Neviglie, Canelli e Roddino, realtà che, pur mantenendo una forte identità individuale, trovano qui un quadro comune di valorizzazione e visibilità. La progettualità di ORMA e orientata verso la promozione e di eventi nati nei diversi territori, capaci di attivare relazioni virtuose tra arte, comunità e turismo culturale, generando ricadute durature e nuove motivazioni di viaggio. Ogni progetto mantiene il proprio radicamento territoriale: “Creativamente Roero” nel Roero, il Comune di Roddino alla cerniera tra la Langa del Barolo e l’Alta Langa, “Restè” tra Alta e Bassa Langa, il Comune di Neviglie nelle Langhe Occidentali, il Comune di Canelli, tra Langhe e Alto Monferrato, “Germinale” nel Monferrato e “La collina sale”, sempre tra le Langhe del Barbaresco e del Moscato. Per l’edizione 2026, ORMA si arricchisce con l’ingresso di nuove collaborazioni e territori, tra cui il Comune di Canelli, che da giugno prossimo ospiterà un’opera di Maria Theresa Alves, realizzata in partnership con il Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea e l’Associazione per la Tutela dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato. Si aggiungono inoltre i Comuni di Neviglie e Roddino, coinvolti nel progetto transfrontaliero “Prospettive – perspectives”, sviluppato con la Fondazione Sandretto Re Rebaudemgo e Villa Arson. Viene infine avviato un dialogo con la Fondazione di San Patrignano e l’Associazione Genesi, ampliando il raggio d’azione tra arte contemporanea e impegno sociale. In qualità di coordinatore, l’Ente Turismo Langhe, Monferrato e Roero, amplifica le singole voci raccontando unitariamente ORMA nel contesto di Alba Capitale 2027. Nel ruolo di coordinatore, costruisce un ruolo unitario del progetto inserendolo nel percorso verso Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027.

“ORMA è un progetto che interpreta molto bene la visione della Regione Piemonte – spiega Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – una cultura diffusa capace di abitare i territori, di valorizzarne l’identità e di generare nuove occasioni di crescita, partecipazione e attrattività. Mettere in relazione arte contemporanea, paesaggio e territorio significa costruire un modulo culturale che non si concentra solo  nei grandi centri, ma che sa riconoscere il valore dei borghi, delle colline e dei luoghi più autentici del nostro patrimonio. Iniziative come ORMA rafforzano il profilo del Piemonte come terra che sperimenta bellezza, creatività e visione, creando connessioni tra linguaggi artistici, memoria dei luoghi e nuove prospettive di sviluppo. È anche attraverso progettualità come questa che accompagniamo il percorso verso Alba Capitale dell’Arte Contemporanea 2027, sostegno una rete culturale sempre più forte, inclusiva e radicata nei territori”.

“La nuova edizione di ORMA – Tracce d’artista in Langhe, Monferrato e Roero prosegue un percorso progettuale avviato nel 2025 e orientato alla valorizzazione di manifestazioni artistiche nate e cresciute nelle di erse aree del territorio – spiega Mariano Rabino, presidente dell’Ente Turismo Langhe, Monferrato, Roero – eventi in grado di valorizzare i luoghi ospitanti e di essere una risorsa per lo sviluppo territoriale, lasciando al contempo una legacy alla comunità locale. In questo contesto l’arte contemporanea diventa una leva strategica per ripensare i luoghi, ridefinire l’identità e costruire nuove relazioni tra centro e periferia, tra memoria e futuro e tra le generazioni. Gli eventi artistici diffusi contribuiscono inoltre al recupero di beni pubblici e privati, coinvolgendo borghi e paesi meno battuti dalle rotte turistiche, innescando un circuito virtuoso di riqualificazione delle aree meno valorizzate. L’artista ospite entra così nei processi sociali, interrogando la realtà locale e il contesto con attenzione alla complessità delle relazioni. In questo senso, la residenzialità d’artista rappresenta uno strumento potente di co-creazione e azione collettiva, capace e di favorire la connessione tra artisti e pubblico e di promuovere progetti di formazione e partecipazione attiva per una fruizione più ampia e consapevole del processo e del prodotto artistico”.

Mara Martellotta

La sinistra vince solo con un Centro forte e competitivo

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

È inutile girarci attorno. Lo dice la storia e, soprattutto, la concreta esperienza politica del nostro
paese. La sinistra nel nostro paese vince ad una sola condizione. E cioè, che nella coalizione che
si presenta agli elettori ci sia una vera alleanza di centro sinistra e non solo un cartello delle
sinistre. Per capirci, non una alleanza “frontista” come quella del lontano 1948 con Togliatti o
quella del 1994, meglio conosciuta come la “gioiosa macchina da guerra” guidata da Occhetto.
Una regola, questa, cha vale soprattutto nella seconda repubblica perchè, come tutti sanno e per
ben 50 anni, la politica riformista, democratica e di governo nella prima repubblica era declinata
principalmente se non quasi esclusivamente da un solo partito, la Democrazia Cristiana. Ma dal
1994 in poi, appunto, l’alleanza di centro sinistra era, e resta, competitiva solo se accanto ad una
sinistra riformista e di governo è presente un centro altrettanto autorevole, riformista e di governo.

E la concreta esperienza contemporanea lo conferma in modo persin plateale. E cioè, con un
“campo largo” fortemente sbilanciato a sinistra, è indispensabile se non addirittura decisivo avere
un Centro che sia visibile e che, soprattutto, riesca ad essere un protagonista nella costruzione
del progetto politico complessivo della coalizione di centro sinistra. Insomma, l’esatto contario
della cosiddetta “tenda” evocata dall’ex comunista Bettini. E questo per una ragione persin
troppo semplice da spiegare. Ovvero con la “tenda” il centro sarebbe destinato inesorabilmente a
giocare un ruolo satellitare, marginale e del tutto irrilevante sul versante politico e programmatico.
Se il modello a cui guardare, invece e al contrario, è quello del Ppi di Marini e di Gerardo Bianco o
della Margherita di Rutelli e dello stesso Marini, si arriva facilmente alla conclusione che la
coalizione di centro sinistra è credibile, competitiva e solida solo se c’è una sinistra riformista e di
governo che si allea con un centro altrettanto riformista e di governo.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, quasi si impone la necessità di ricostruire una simil
Margherita. Certo, e pur senza replicare passivamente il passato, deve rispondere ad alcune
caratteristiche di fondo. Dev’essere, innanzitutto, un partito democratico al suo interno e, di
conseguenza, con nessuna deriva personale o, peggio ancora, proprietaria da parte di
chicchessia. Non può che essere un soggetto politico culturalmente plurale. Capace, cioè, di
riunire sotto lo stesso tetto le migliori culture riformiste e costituzionali del nostro paese. Da quella
cattolico popolare e sociale a quella laica e liberale, da quella verde ambientalista a quella social
democratica. E, infine, deve avere la capacità, e il coraggio, di saper declinare un progetto politico
e di non limitarsi, come ovvio e persin scontato, a gestire l’ordinaria amministrazione o, peggio
ancora, di ridursi a fare la ruota di scorta degli azionisti di maggioranza della coalizione.
Ecco perchè, forse, oggi ha senso riparlare di Margherita. Ma, com’è altrettanto chiaro, deve
saper rispondere a quelle precise caratteristiche. E quindi, nè una banale “tenda” e nè,
tantomeno, un luogo destinato solo ad accontentarsi di qualche briciola a conferma della pluralità
dell’alleanza. Deve, come sono stati appunto il Ppi e la Margherita del passato, saper giocare un
ruolo politico, culturale e programmatico protagonistico e in prima linea. Senza sudditanze
politiche e culturali e, soprattutto, senza alcun complesso di inferiorità.

ASTI, USIC: “SEQUESTRATI 22 CHILI DI COCAINA E UN ARSENALE. PLAUSO AI CARABINIERI DEL COMANDO PROVINCIALE”

 

“L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta esprime vivo apprezzamento e profonda gratitudine ai militari del Comando Provinciale di Asti per la brillante operazione che ha portato al sequestro di 22 chilogrammi di cocaina e di un pericoloso arsenale bellico. L’ennesimo risultato straordinario conseguito dall’Arma dei Carabinieri rappresenta la sintesi perfetta tra dedizione, elevata professionalità e capillare controllo del territorio. Sottrarre al mercato dello spaccio oltre 100 mila dosi di sostanza stupefacente e neutralizzare un arsenale composto da armi da guerra e clandestine significa restituire concretamente sicurezza e legalità alla cittadinanza. Il plauso va a ogni singolo Carabiniere che, con slancio e abnegazione, ha contribuito al successo di questa complessa attività. Il costante spirito di sacrificio dei militari dell’Arma, spesso lontano dai riflettori, resta un pilastro fondamentale nel contrasto alla criminalità organizzata nella nostra regione.

Come USIC continueremo a sostenere con determinazione il lavoro dei colleghi che, con risultati di tale rilievo, onorano quotidianamente l’Istituzione e la divisa che indossano”. Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

A cena con il dittatore – Commedia. Regia di Manoel Gomez Perira, con Mario Casas, Oscar Lasarte e Nora Hernandez. Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antòn si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un’esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederaciòn Nacional del Trabajo). Durata 106 minuti. (Eliseo, Nazionale sala 1)

Alla festa della rivoluzione – Drammatico. Regia di Arnaldo Catinari, con Valentina Romani, Nicolas Maupas e Riccardo Scamarcio. L’impresa fiumana (1919-19209 coagulò una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie; fu come un lungo e febbrile carnevale all’insegna della festa e della provocazione, che si apparenta alle avanguardie del tempo ma fu anche un momento “insurrezionale” come il Sessantotto. Viene rivisitata l’avventura fiumana raccontando una vita-festa fatta di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco e guerra. Sotto questa luce, Fiume è un capitolo significativo di quella cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento. Durata 98 minuti. (Reposi sala 4)

Le aquile della repubblica – Drammatico. Regia di Tarik Saleh, con Fares Fares e Lyna Khoudri. George El-Nabawi è la star più famosa del cinema egiziano. Proprio per questa ragione gli viene chiesto con modalità ricattatorie di interpretare il Presidente Abdel Fatah al-Sisi in un film che inneggi alle sue gloriose gesta nella fase che ha preceduto il suo insediamento. George non può rifiutare anche perché metterebbe in pericolo la vita del figlio ma la sua accettazione non è destinata a semplificargli la vita, anche la relazione con la misteriosa moglie del generale che supervisiona il film complica non poco le cose. Durata 127 minuti. (Classico)

Il caso 137 – Drammatico. Regia di Dominik Moll, con Léa Drucker. Stéphanie è un’ispettrice dell’IGPN, l’organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese. È lei che si ritrova a indagare sul caso di Guillaume, un ragazzo partito con la famiglia alla volta di Parigi per partecipare a una manifestazione e ferito gravemente da un proiettile antisommossa. Quando Stéphanie inizia a ricostruire l’accaduto capisce il caso la tocca anche a livello personale, ma malgrado l’ostilità di molti colleghi decide di andare fino in fondo. Durata 115 minuti. (Fratelli Marx)

Cena di classe – Commedia. Regia di Francesco Mandelli, con Herbert Ballerina. Quando un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova a circa vent’anni dalla maturità, l’occasione per rinfrescare ricordi, rivedere facce, fare un bilancio degli anni trascorsi. Ma non sempre i nuovi incontri sono motivi d’allegria. La serata cambia aspetto, nuovi episodi ne alterano l’equilibrio, ne fanno le spese le certezze e i rapporti, bisognerà anche mettere in conto differenti implicazioni. Durata 101 minuti. (Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

che Dio perdona a tutti – Commedia. Diretto e interpretato da Pif, con Giusy Buscemi, Francesco Scianna e Carlos Hipòlito. Arturo è un agente immobiliare siciliano, solo, goloso e disilluso. La sua vita monotona trova finalmente una scintilla grazie alla sua unica, vera, passione: la pasticceria siciliana. È proprio davanti a un vassoio di cannoli che incontra la sua anima gemella, Flora. Lei è tutto ciò che ha sempre sognato: bella, spiritosa e brillante. Come se non bastasse, è anche una pasticciera! Tuttavia, tra i due si frappone un ostacolo divino: Dio. Mentre Flora è una cattolica devota e fervente, Arturo ha abbandonato la fede quando era ancora un bambino. Nel disperato tentativo di non perdere la donna dei suoi sogni, decide di “fingere finché non diventa vero”, spacciandosi per un uomo dalle profonde convinzioni religiose. Ad accompagnare Arturo in questo caotico viaggio verso la verità, la fede e il cuore di Flora, ci sarà un mentore e amico d’eccezione: Papa Francesco in persona. Durata 114 minuti. (Massaua, Eliseo, Ideal)

Il delitto del terzo piano – Giallo. Regia di Rémi Bezançon, con Letitia Casta, Gilles Lellouche e Guillame Galienne. François scrive romanzi gialli mentre Colette, sua moglie, insegna cinema alla Sorbona, specializzata nella filmografia di Alfred Hitchcock. Lei un giorno, con grande omaggio alla “Finestra sul cortile”, si mette a spiare il loro vicino di casa, un attore arrivato da poco, sente odore di uxoricidio. Durata 106 minuti. (Ideal, Lux sala 1, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

La donna più ricca del mondo – Commedia drammatica. Regia di Thierry Klifa, con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs e Raphaël Personnaz. I soldi non fanno la felicità, lo sa bene Marianne Ferrère, miliardaria proprietaria della galassia Windler. Marianna “vende” cosmetici e bellezza ma sembra aver bruciato la sua in un matrimonio di facciata e in una gabbia di cristallo che un giorno qualcuno frantuma. Il suo impero, costruito sul collaborazionismo e l’antisionismo, è assediato da Pierre-Alain Fantin, fotografo e scrittore irriverente e adulatore. Costui incontra Marianne ed è subito “amore”, di quelli che mordono il cuore e non lo mollano più. Vulnerabile davanti a un uomo che la fa respirare di nuovo, cambiando décor e abiti, la donna lo trattiene a colpi di assegni. Lui prende tutto e ne vuole ancora. Mentre Marianne ricopre d’oro il suo nuovo giocattolo, la famiglia s’inquieta e serra i ranghi. Ma lei fa i capricci e quello che vuole. Almeno fino a quando la figlia non deciderà altrimenti. Durata 121 minuti. (Romano sala 1)

È l’ultima battuta? – Commedia. Regia di Bradley Cooper, con Will Arnett, Laura Dern e Bradley Cooper. Sono sposati da circa vent’anni Alex e Tess ma adesso stanno divorziando. Hanno due figli e pur nella drammaticità del momento cercano di mantenere dei corretti rapporti. Scoprono di avere delle qualità che non conoscevano o che avevano per anni messo da parte: lei proverà a fare l’allenatrice di pallacanestro, lui affronterà il pubblico diventando sempre più bravo come cabarettista. Durata 121 minuti. (Greenwich Village V.O. sala 2)

Love me tender – Drammatico. Regia di Anne Cazenave Cambet, con Vicky Krieps. La separazione tra Clémence e il marito Laurent sembra all’inizio serena, senza troppi problemi nel gestire la custodia condivisa di Paul, il loro bambino di otto anni. Avendo abbandonato il mestiere di avvocato, Clémence si è data nel frattempo alla scrittura, all’amato nuoto in piscina e alla scoperta dei rapporti con le donne. Proprio questo dettaglio fa inasprire il rapporto con Laurent, che attraverso la manipolazione del bambino intrappola Clémence in un’odissea giudiziaria impedendole di vedere il figlio se non sotto stretta supervisione. “Inutile dire che moltissimo merito va a Vicky Krieps – sottolinea Maurizio Porro nelle colonne del Corriere della Sera -, bravissima nelle scene intense con il figlio, quasi doppio processo di analisi che racconta la differenza tra accettazione e tolleranza, specie nel comfort zone della borghesia ‘illuminata’”. Durata 134 minuti. (Fratelli Marx)

Michael – Musicale, drammatico. Regia di Antoine Fuqua, con Jaafar Jackson. Il film racconta la vita di Michael Jackson oltre la musica, tracciando il suo viaggio dalla scoperta del suo straordinario talento come protagonista dei Jackson Five, all’artista visionario la cui ambizione creativa ha alimentato un’incessante ricerca per diventare il più grande intrattenitore del mondo. Evidenziando sia la sua vita fuori dal palco che alcune delle performance più iconiche degli inizi della sua carriera da solista, il film offre al pubblico un posto in prima fila per Michael Jackson come mai prima d’ora. È qui che inizia la sua storia. Durata 127 minuti. (Blue Torino, via Principe Tommaso 6 anche V.O., Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Greenwich Village V.O., Ideal anche V.O., Lux sala 2, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Mio fratello è un vichingo – Commedia drammatica. Regia di Anders Thomas Jensen, con Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas. Anker viene rilasciato dal carcere dopo una condanna a quindici anni per rapina. A seppellire il bottino era stato Manfred, suo fratello. Solo lui sa dove si trova. Purtroppo Manfred ha sviluppato un disturbo mentale che gli ha fatto dimenticare tutto. I fratelli intraprendono un inatteso viaggio alla scoperta del denaro, e di se stessi. Una storia divertente, affascinante e provocatoria sull’identità. Durata 116 minuti. (Nazionale sala 4)

La più piccola (La petite dernière) – Drammatico. Regia di Hafsia Herzi, con Nadia Melliti. Fatima, diciassette anni, è cresciuta nella banlieue parigina, ed è la più piccola di tre sorelle in una famiglia musulmana. Cresciuta tra affetto familiare e tradizioni, affronta il delicato equilibrio tra preghiere sussurrati e sogni proibiti. Studentessa di filosofia a Parigi, intraprende un viaggio intenso alla ricerca della propria identità nel tentativo di conciliare cuore, amore e devozione. Durata 112 minuti. (Romano sala 2)

Lo straniero – Drammatico. Regia di François Ozon, con Benjamin Voisin, Rebecca Marder e Pierre Lottin. Algeri, 1938. Meursault, un tranquillo e modesto impiegato sulla trentina, partecipa al funerale della madre senza versare una lacrima. Il giorno dopo inizia una relazione occasionale con Marie, una collega, e torna rapidamente alla solita routine. Ben presto, però, la sua vita quotidiana è sconvolta dal vicino, Raymond Santès, che lo trascina nei suoi loschi affari, finché su una spiaggia, in una giornata torrida, si abbatte la tragedia. Dal capolavoro di Albert Camus, già portato sullo schermo nel ’67 da Luchino Visconti con Marcello Mastroianni. Il film è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani: “Confrontandosi con uno dei testi più importanti e complessi del Novecento, Ozon lavora per sottrazione e per licenze poetiche che si fanno politiche. Un adattamento raffinato e stratificato, il cui il regista fa dello stile, sostanza: la superficie elegante e raggelata del film, corrisponde al vuoto morale ed emotivo che abita il suo protagonista.” Durata 120 minuti. (Nazionale sala 2)

Los Domigos – Drammatico. Regia di Alauda Ruiz de Azùa, con Bianca Soroa. Ainara è una ragazza di diciassette anni che sta vivendo un momento molto delicato.Ha perso sua madre, vive con il padre e le sorelle, ha un buon rapporto con sua nonna e sua zia. All’ultimo anno di liceo però, anziché pensare all’università, chiede di poter passare due settimane con le suore di clausura, perché è sempre più intenzionata a seguire quella strada. Dovrà affrontare sorpresa, stupore e sgomento non tanto degli amici quanto dei famigliari. Sua zia e suo padre soprattutto sulle prime appaiono piuttosto contrariati, specie quando la trovano a baciarsi in casa con un compagno di coro. Eppure Ainara è nel pieno della confusione, ma una cosa sente chiara, il desiderio di affidare la sua vita a qualcosa di più grande. Il film ha vinto in Spagna 5 Premi Goya. Durata 115 minuti. (Greenwich Village sala 1)

The drama – Commedia drammatica. Regia di Kristoffer Borgli, con Zendaya e Robert Pattinson. Emma e Charlie s’incontrano in un bar e si innamorano sin dal primo momento. La coppia arriva alla vigilia del matrimonio ma appena prima del grande evento ha l’infelice idea di partecipare, con una coppia di amici, a un gioco assai pericoloso: raccontarsi l’un l’altro la cosa peggiore che abbiano mai fatto nella loro vita fino a quel momento. Charlie inizierà a chiedersi se davvero sia opportuno legarsi per tutta la vita a quella giovane donna. Durata 106 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Eliseo Grande anche V.O., Ideal, Lux sala 3, Nazionale sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

The Long Walk – Horror. Regia di Francis Lawrence, con Cooper Hoffman. In un futuro più o meno lontano, gli Stati Uniti vivono sotto una dittatura e una forte crisi economica. Per tentare di sopravvivere e per trovare un guadagno molti partecipano a una “lunga marcia” che si svolge ogni anno, organizzata dal Maggiore, un potente militare che controlla gruppi di militari al suo servizio. La marcia consiste nel camminare per 300 miglia, senza mai fermarsi: fermarsi o anche soltanto rallentare significa la morte sicura. Tra i cento partecipanti c’è Ray, il cui padre è stato ucciso dal Maggiore, alla ricerca di un futuro sicuro per sé e per la madre. Durata 108 minuti. (Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’ultima missione – Fantascienza. Regia di Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling e Sandra Hüller. Basato sul romanzo “Project Hail Mary” di Andy Weir. Un uomo si risveglia a bordo di un’astronave, all’indomani di un lungo coma farmacologico, e a poco a poco inizia a ricordare. Il suo nome è Ryland Grace, insegna scienze in una scuola, è stato ricercatore universitario di biologia, inviso per le sue teorie al corpo accademico e per questo costretto a lasciare. Ma quando il sole non possiede più l’energia di un tempo, le teorie su una forma di vita alternativa che ha sempre professato iniziano a trovare l’attenzione di Eva Stratt. Gli offre l’occasione di studiare il fenomeno, lo prende nel suo gruppo di lavoro, gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione dove troverà il successo e una forma di vita che lo ha preceduto. Durata156 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, Uci Moncalieri)

Un cane a processo – Commedia. Regia di Laetitia Dosch, con François Damiens e Laetitia Dosch. Avril è un avvocato dedicata alle cause perse. Ha deciso però di affrontarne in tribunale una che pensa di poter vincere. Si tratta di difendere Cosmos, un cane che ha morso alcune donne da cui si sentiva minacciato. Il suo padrone vorrebbe evitarne la soppressione e Avril si impegna in tal senso. Durata 85 minuti. (Massimo)

Manifestazione di interesse del Torino Fc per lo Stadio Olimpico

La società Torino FC ha formalizzato alla Città di Torino una manifestazione di interesse preliminare finalizzata alla successiva presentazione di una proposta di partenariato pubblico privato mediante finanza di progetto relativa allo sviluppo strategico degli impianti sportivi dello Stadio Olimpico Grande Torino e del Centro Sportivo Robaldo.

L’amministrazione comunale, in coerenza con la normativa in materia, prende atto della comunicazione ricevuta e si rende disponibile alla valutazione della proposta che seguirà ad opera del Torino FC.

“Dopo il nostro interessamento che ha portato a liberare lo Stadio Olimpico Grande Torino da un’ipoteca ventennale – commenta il sindaco Stefano Lo Russo – registriamo con soddisfazione una disponibilità che rappresenta un ulteriore passo avanti per la riqualificazione del bene, all’interno di un più ampio progetto per una città dello sport. Elemento di particolare rilievo l’annuncio dell’intenzione di includere nella futura proposta anche gli impianti del Robaldo. La Città resta in attesa della proposta di partenariato, auspicando che possa essere strategica per la valorizzazione di luoghi davvero importanti per il calcio e per la città di Torino”.