ilTorinese

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio?

Come si definisce un genitore che sopravvive alla morte di un figlio? L’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Piemonte ha presentato un Ordine del giorno per promuovere la diffusione del neologismo Atèfano, che letteralmente significa “colui che è privato del proprio figlio”, o per analogia linguistica “un orfano di figlio”.

L’iniziativa è partita dalla Regione Liguria, che ha accolto la proposta dell’associazione “Rachele Franchelli – Uno Sguardo Senza Confini APS” proprio per colmare un vuoto linguistico e sociale profondissimo: mentre in italiano esistono infatti parole precise per definire chi perde un coniuge (vedovo) o chi perde i genitori (orfano), non esisteva una parola per definire un genitore che perde un figlio.

“Abbiamo voluto dare attenzione ad una categoria colpita da uno dei più grandi dolori che si possano immaginare – ha detto il presidente del Consiglio, Davide Nicco – con un atto concreto che riconosce e dà un nome a quel dolore”.

“Dopo la Liguria, anche l’Assemblea piemontese voterà nelle prossime sedute un atto di indirizzo per diffondere questo neologismo – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Francesco Graglia e primo firmatario dell’Odg – che è stato condiviso da tutte le forze politiche, con l’auspicio che sempre più istituzioni facciano propria questa sensibilità. Dare un nome alle persone che hanno vissuto questo evento traumatico significa renderle visibili, con l’obiettivo finale di garantire loro delle tutele”.

“Sostenere questa iniziativa – ha sottolineato il vicepresidente Domenico Ravetti – significa fare il nostro dovere, che non è solo quello di essere legislatori, ma anche di affrontare temi che servono a metterci in relazione con il mondo che ci circonda”.

“Atèfano non è soltanto un neologismo – sostiene Angelo Vaccarezza, consigliere segretario ed estensore della mozione approvata dal Consiglio regionale della Liguria -. È un vocabolo che racchiude una storia, quella di Rachele Franchelli, morta nel 2024 a soli 16 anni a causa di un tumore cerebrale, e della sua famiglia. Al voto dell’Assemblea regionale ligure, ha fatto seguito quello della Provincia di Savona, di numerosi Comuni del Savonese e del comune di Genova”.

Per Silvia Ravera e Gastone Franchelli, la mamma e il fratello di Rachele “questo progetto nasce dalla consapevolezza che nominare il dolore significa riconoscerlo e dargli dignità, aiutando anche la comunità a comprendere, accogliere e supportare chi come noi vive questa tragedia. Nella ricerca linguistica che abbiamo portato avanti sono stati di grande supporto i contributi di docenti universitari e dell’Accademia della Crusca, che potrà valutare l’inserimento ufficiale del termine nel vocabolario della lingua italiana se si diffonderà nell’uso comune. Mai prima d’ora avevamo avuto il sostegno delle istituzioni e di questo siamo estremamente grati. Adesso però chiediamo di non abbandonarci in questo cammino che sappiamo essere ancora lungo”.

Per Franco Zanet, autore del libro “Noi che non abbiamo nome” e padre di Alessandro, scomparso nel 2016 “è un’iniziativa importante, che riconosce un’identità al nostro vuoto”.

Stretta sulla microcriminalità a Barriera: 11 arresti, 200 identificati

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Torino, maxi operazione della Polizia 

Maxi operazione della Polizia di Stato ieri a Barriera di Milano, dove dal pomeriggio fino a tarda sera è stato messo in campo un vasto dispositivo di controllo che ha interessato il Parco Sempione, l’area delle piscine, l’ex deposito ferroviario e le strade circostanti. Le forze dell’ordine hanno presidiato gli accessi alla zona e avviato una serie di verifiche nei confronti delle persone presenti.

Nel corso dell’intervento sono state identificate oltre 200 persone e sono scattati 11 arresti: sette per reati legati agli stupefacenti, tra cui un uomo che aveva ingerito alcuni ovuli di droga; due persone sono finite in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare perché gravemente indiziate di una rapina ai danni di un’anziana; un arresto è stato eseguito in forza di un ordine di carcerazione già emesso dall’autorità giudiziaria, mentre un’altra persona è stata fermata con l’accusa di una rapina aggravata commessa nei confronti di un anziano.

L’operazione ha portato anche al sequestro di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti: circa 130 grammi di crack, 100 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 10 grammi di eroina, oltre a hashish, Mdma e anfetamine. In un’area adiacente al parco sono state inoltre trovate e sequestrate, a carico di ignoti, circa 21 mila compresse di Rivotril.

Sul fronte della sicurezza urbana sono stati emessi 40 ordini di allontanamento dall’area di Parco Sempione, sottoposta a vigilanza rafforzata, e 14 provvedimenti di divieto di accesso alle aree urbane (Daspo urbano). Due cittadini stranieri irregolari sono stati destinatari di un decreto di espulsione, mentre dodici persone sono state denunciate per diversi reati, tra cui inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazioni della normativa sull’immigrazione e occupazione abusiva di immobili.

Parallelamente gli agenti hanno effettuato un’accurata bonifica dell’area, con l’obiettivo di restituire maggiore sicurezza e fruibilità ai residenti. All’operazione hanno partecipato anche il Reparto Prevenzione Crimine, il Reparto Mobile, la Polizia Ferroviaria, che ha intensificato i controlli nella stazione Torino Rebaudengo-Fossata identificando oltre 60 persone, oltre alla Polizia Stradale e alla Polizia Locale impegnate nei posti di controllo lungo le vie del quartiere.

Durante i controlli alla circolazione sono stati fermati numerosi veicoli e sanzionati nove conducenti di monopattini elettrici: quattro perché senza casco, quattro per la mancanza della targa obbligatoria e uno per uso non conforme del mezzo. In alcuni casi sono stati anche sequestrati i veicoli.

L’intervento si inserisce nell’attività quotidiana di presidio di Barriera di Milano, uno dei quartieri maggiormente interessati da fenomeni di microcriminalità. La Polizia ha annunciato che operazioni analoghe saranno ripetute nei prossimi giorni anche in altre zone considerate sensibili della città, affiancando il controllo ordinario del territorio e il dispositivo garantito dai militari dell’operazione “Strade Sicure”.

Per il monitoraggio dell’area sono stati impiegati anche droni, unità cinofile antidroga, pattuglie a cavallo e gli equipaggi motociclistici “Nibbio”, così da assicurare un controllo esteso e capillare dell’intero quadrante interessato dall’operazione.

Il Castello di Racconigi apre gli alloggi delle balie

PoliTo primo per comunicazione e occupabilità

Il Politecnico di Torino si conferma tra gli Atenei di riferimento del panorama universitario italiano nel nuovo Rapporto Censis delle Università italiane, distinguendosi in particolare per la qualità della propria comunicazione istituzionale e l’occupabilità.
L’Ateneo raggiunge infatti il punteggio massimo di 110 nell’indicatore Comunicazione, migliorando sensibilmente il risultato della precedente edizione, quando aveva ottenuto 97 punti. Un risultato che colloca il Politecnico di Torino al vertice della classifica nazionale, a pari merito con l’Università di Padova.
L’Ateneo si conferma inoltre al vertice della classifica nazionale, ottenendo il punteggio massimo e mantenendo il valore di 110nell’Occupabilità. Un risultato condiviso con il Politecnico di Milano e il Politecnico di Bari, gli unici Atenei italiani – non solo tra i Politecnici, ma a livello nazionale – a conseguire il massimo punteggio in questo ambito.
Positivi anche i risultati nell’ambito dell’Internazionalizzazionedove il Politecnico di Torino registra un miglioramento di tre punti, raggiungendo quota 104 e collocandosi al secondo posto a livello nazionale (dopo Trento).
“Essere riconosciuti dal Rapporto Censis come primi in Italia per la Comunicazione rappresenta un risultato di grande valore per il nostro Ateneo – dichiara il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Paolo Corgnati – Una comunicazione efficace non è soltanto uno strumento per raccontare ciò che facciamo, ma è parte integrante della nostra missione: rendere accessibili la conoscenza, la ricerca e le opportunità offerte dal Politecnico a studentesse, studenti, imprese e cittadini. Questo riconoscimento, insieme al primo posto per l’Occupabilità e agli ottimi risultati ottenuti nell’Internazionalizzazione, testimonia il lavoro quotidiano di tutta la comunità politecnica per costruire un Ateneo sempre più aperto, internazionale e capace di formare professioniste e professionisti pronti ad affrontare le sfide del futuro”.
 

Torna il Trofeo della Mole 2.0

A TORINO IL GRANDE RITORNO DEL TENNIS IN CARROZZINA

Montepremi in crescita e più di 50 atleti di livello internazionale: per la 18° edizione scenderanno in campo Penney e Bin Yusoff nella categoria Open, Morch e Miranda per le Donne e tra i Quad il torinese Hegor Di Gioia e Alberto Saja.

 

Manca una settimana alla 18° edizione del Trofeo della Mole 2.0, uno degli eventi paralimpici più importanti del panorama nazionale. Il torneo, dedicato alla memoria di Mariella Echampe, tornerà a colorare i campi del Circolo della Stampa – Sporting di Corso Giovanni Agnelli 45 a Torino, dal 22 al 26 luglio.

Il torneo internazionale di tennis in carrozzina, organizzato dalla SSD Volare in collaborazione con ITF (International Tennis Federation) FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel), fa parte dell’Uniqlo Wheelchair Tennis Tour e gode del patrocinio di Regione PiemonteCittà Metropolitana di TorinoCittà di Torino Comitato Italiano ParalimpicoTurismo Torino e ProvinciaAssociazione Nazionale Alpini – Sezione di Torino “La Veja” Panathlon Club Torino Olimpica.

Classificato come ITF 100 di wheelchair tennis, l’iniziativa si conferma come un appuntamento di grande livello e una vera e propria rampa di lancio per atleti emergenti, nonché una vetrina di prestigio per i migliori interpreti della disciplina. L’edizione 2026 vedrà la partecipazione di 52 atleti provenienti da 17 nazioni, che si sfideranno nelle categorie Open, Femminile e Quad, sia in singolare che in doppio, con tabelloni di consolazione per garantire il massimo del gioco e dell’inclusione.

Il montepremi complessivo è salito a 14mila euro, ulteriore segnale dell’ambizione di un torneo che punta sempre più in alto, passato da ITF Futures Series nel 2025, alla categoria superiore ITF100 di quest’anno.

Anche quest’anno non mancheranno alcuni grandi nomi del circuito:

·     Nella categoria Open, i riflettori saranno puntati su Andrew Penney (GBR, n. 21), Mohamed Bin Yusoff (MYS, n. 35) e Adam Berdichevsky (ISR, n. 37).

·     In campo femminile, occhi puntati su Emmanuelle Morch (FRA, n. 22), Vitoria Miranda (BRA, n. 29), Ruby Bishop (GBR, n. 41).

·     Tra i Quad, il ruolo di favorito spetta a Andrew Bogdanov (USA, n. 16), seguito dagli italiani Hegor Di Gioia (ITA, n. 36) e Alberto Saja (ITA, n. 39).

La rappresentanza italiana potrà contare su altri atleti di ottimo livello come Luca Arca (n. 49) tra gli Open, Vanessa Ricci (n. 55) e Maria Vietti (n. 77) per le Donne e Mariagrazia Lumini (n. 70) tra i Quad.

«Guardiamo con grande soddisfazione al percorso di crescita del Trofeo della Mole — afferma Luca Cosentino, segretario della SSD Volare — Le prime edizioni hanno rappresentato una fase fondamentale di costruzione ed esperienza, con l’obiettivo ben definito di sviluppare il torneo anno dopo anno. I risultati ottenuti finora confermano la bontà del lavoro svolto. In questa edizione il montepremi ha raggiunto i 14.000 euro, un investimento significativo che testimonia la volontà di elevare ulteriormente la qualità della manifestazione. Questo ci ha consentito di incrementare il livello tecnico e competitivo del torneo, attirando un numero sempre maggiore di partecipanti e diversi atleti di vertice del circuito mondiale. Tra gli aspetti più significativi di questa crescita c’è la collaborazione con Turismo Torino e Provincia. Sabato pomeriggio proporremo infatti due visite guidate dedicate agli atleti, per offrire loro l’opportunità di conoscere da vicino la città e il suo patrimonio culturale. Si tratta di un’iniziativa particolarmente innovativa nel panorama del wheelchair tennis internazionale, dove raramente gli eventi sportivi riescono a creare un legame così diretto con il territorio ospitante. Desidero inoltre, esprimere un sincero ringraziamento a tutti i partner e agli sponsor che sostengono il torneo, con una  menzione speciale alla FITP Piemonte e alla sua presidente, Manuela Savini, per il prezioso contributo e l’impegno dimostrato. Il loro supporto è determinante per continuare a crescere e migliorare. Guardiamo al futuro con ambizione e determinazione: vogliamo che il Trofeo della Mole diventi un punto di riferimento assoluto nel panorama mondiale del wheelchair tennis e crediamo di avere tutte le carte in regola per raggiungere questo traguardo».

Sulla stessa linea anche la Direttrice Giulia Capocci, che sottolinea: «Anche in questa edizione il Trofeo della Mole 2.0 si conferma tra gli appuntamenti più significativi del panorama internazionale del tennis in carrozzina. Sono particolarmente lieta di ricoprire per il secondo anno consecutivo il ruolo di direttrice del torneo. Il livello tecnico dei partecipanti è molto alto: il tabellone ospita atleti e atlete di ottima classifica, pronti a dare vita a incontri equilibrati, intensi e spettacolari. Un elemento che testimonia la costante crescita qualitativa della manifestazione. L’aumento del valore agonistico dei giocatori presenti rappresenta infatti una conferma importante del percorso intrapreso negli ultimi anni. Siamo orgogliosi della fiducia che molti atleti continuano ad accordarci, scegliendo di tornare al Trofeo della Mole edizione dopo edizione e riconoscendone non solo l’importanza sportiva, ma anche quella umana. Con altrettanto entusiasmo diamo il benvenuto a chi partecipa per la prima volta, contribuendo con la propria presenza a rendere il torneo sempre più attrattivo, dinamico e in continua evoluzione».

L’organizzazione del 18° Trofeo della Mole 2.0 sarà possibile anche grazie al fondamentale apporto dei volontari e al sostegno di numerosi partner pubblici e privati.

 

MAIN SPONSORIntesa Sanpaolo.

PLATINUM SPONSOREaton, Fondazione Lavazza, Iren, Fondazione Teresio Fantini, Simco, FCV e Valmora.

GOLD SPONSORCarrozzeria Poliziano, Guidosimplex, Consorzio Asti e Moscato d’Asti DOCG, Ottobock.care, Teleflex, Gruppo Elak Dufour Novi, Lab 3.11, Bonino Srl, Vietti & Levorato Srl, GL9, Agrivalle Srl, Cantelli Scale Srl, Camera di Commercio Torino e Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino.

SUPPORTERPasta Berruto, Tapporosso – Centrale del Latte di Torino, Beebad, Modo Rent, Jolly Sport, Dunlop, Braderm, Paglieri Spa,  Xerjoff, Stellantis Autonomy, La Baita, Menabrea, Molecola, Raspini salumi e Pasta Girardi.

Quando la collaborazione tra istituzioni e realtà private dà buoni frutti

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A Palazzo Madama torna il “San Giuseppe” di Daniel Seiter

Uno svolazzo di angioletti, più o meno paffuti, un punto di chiarore in quel Bambinello a rischiarare la scena costruita nei toni bruni, il viso misericordioso della Vergine avvolta nella sua veste rosata e San Giuseppe, il ramo fiorito di fiori bianchi ai suoi piedi, a offrire quel gruppo di famiglia ai fedeli, a quell’angolo di città che timidamente Daniel Seiter, pittore di corte di Vittorio Amedeo II, ha posto, tra il 1698 e il 1699, in questa grande tela, alta e imponente, tre metri per due, che torna oggi al pubblico di Palazzo Madama, nella Camera delle Guardie: opera acquistata in asta a Vercelli nel maggio scorso, operazione eccellente di munificenza voluta da un gruppo che riunisce gli Amici della Fondazione Torino MuseI, più che volenterosa e agguerrita presidente Maria Leonetti Cattaneo, e l’avvocato Marziano Marzano, già assessore alla Cultura e vice sindaco di Torino. Non soltanto un’acquisizione ma la conferma, in tempi gretti e inariditi e quanto mai ingenerosi, che il mecenatismo non fu prerogativa di un rinascimento o di un’epoca barocca ma che può trovare spazio – un ampio spazio? – anche ai nostri giorni. Non era giusto che “Il Patrocinio di San Giuseppe e l’Immacolata Concezione con Gesù Bambino” finisse in qualche collezione privata o risparisse chissà dove, come già successe in epoca di trafugamenti francesi di epoca napoleonica che ne fecero perdere le tracce. “Senza trionfalismi” – ripete con eleganza sabauda Marzano – “e come esempio di bella storia istituzionale” e di senso civico, i signori si sono dati da fare, hanno affrontato tempi stretti e carte bollate e hanno riportato a casa di storia torinese.

Questo “San Giuseppe” venne commissionato dalla Città di Torino verso la fine del secolo XVII e concepito per la chiesa di Santa Cristina, devozione e onore al santo che era stato eletto compatrono della città, dopo la conclusione della guerra contro la Francia di Luigi XIV. Gli ultimi decenni hanno dato spazio a studi approfonditi che hanno consentito di ricostruirne la storia e di identificarlo con la grande pala documentata dalle fonti settecentesche. È felicemente posto oggi nella prima sala che introduceva agli appartamenti di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, al piano nobile del palazzo: di qui si raggiungevano infatti la Camera di Parata e gli appartamenti di rappresentanza. Unione che si fa ancora maggiore se si pensa al legame che legò la sovrana sostenitrice del culto del santo, che accrebbe giorno dopo giorno il proprio rapporto privilegiato con il monastero di Santa Cristina (volle tra l’altro essere sepolta in abito monacale) e con la beata Maria degli Angeli. Per molte ragioni la tela doveva tornare alla società del capoluogo, gesto di generosità – ripetiamolo -, di valida appartenenza e di altezza intellettuale. L’impegno e la fatica li ha descritti con vivacità Maria Cattaneo, durante la presentazione di ieri: “Non è stata cosa da poco l’intera operazione, forte per noi che ci sovvenzioniamo con una quota associativa annuale di cento euro, centocinquanta se a sottoscrivere sono marito e moglie, ma l’occasione voleva dire che san Giuseppe aveva proprio scelto noi”, entusiasmo corrisposto da Marzano che di recente s’è fatto già promotore del restauro di un polittico di Defendente Ferrari.

Daniel Seiter – nato a Vienna nel 1647 e morto a Torino nel 1705, dopo un apprendistato veneziano e un breve soggiorno romano venne nella capitale sabauda, lavorò tra l’altro a Palazzo Reale (la “Galleria del Daniel”, che da lui prende il nome, raffigura nella volta il trionfo di Vittorio Amedeo II) e nella Villa della Regina, sono andate perdute le sue opere per l’Ospizio di Carità in via Po, altre tele in alcune chiese torinesi e in Germania, a Brunswick e Dresda – torna ospite in un nuovo allestimento della sala, seicentesca a tutto tondo, specchio della stagione barocca italiana, accompagnandosi a Giovanni Serodine e al Cairo, a Orazio Gentileschi e al Dauphin e al Cerano, “sottolineando il ruolo di Torino quale crocevia artistico europeo. Ha sottolineato Giovanni C.F. Villa, direttore di Palazzo Madama: “Il museo non è soltanto il luogo della conservazione delle opere, ma lo spazio in cui la storia della città ritrova le proprie connessioni.Il ritorno della pala di Daniel Seiter ci permette di rileggere una stagione fondamentale della cultura sabauda e, al tempo stesso, di restituire nuova forza e nuovo significato a uno degli ambienti più rappresentativi del piano nobile del palazzo”.

Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città, ha ribadito quanto l’acquisizione sia “un gesto di grande attenzione verso il patrimonio comune e conferma quanto la collaborazione tra istituzioni, cittadini e realtà private possa contribuire in modo concreto alla tutela e alla valorizzazione del proprio percorso museale, rafforzando il legame tra le collezioni civiche, la città e la sua storia”; mentre Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei, commenta in conclusione: “Tra gli obiettivi strategici della Fondazione vi è quello di favorire una partecipazione sempre più ampia alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio, promuovendo forme di sostegno capaci di trasformare l’interesse individuale in una responsabilità condivisa verso la collettività. Le acquisizioni, i restauri e i progetti di valorizzazione acquistano infatti il loro significato più profondo quando diventano occasioni di coinvolgimento della comunità e strumenti di trasmissione della memoria alle generazioni future”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, la tela di Daniel Seiter posta a Palazzo Madama (part.); l’ex vice sindaco di Torino, Marziano Marzano, l’assessora Rosanna Purchia, la Presidente degli Amici della Fondazione di Palazzo Madama e Giovanni Villa, direttore del Palazzo, alle loro spalle l’opera. Ph. Perottino

Sauze d’Oulx Bike Park: apertura degli impianti e della seggiovia 

 

SAUZE D’OULX – L’estate entra nel vivo e Sauze d’Oulx conferma la propria vocazione di capitale dell’outdoor alpino con l’apertura quotidiana del Sauze d’Oulx Bike Park e della seggiovia quadriposto Prariond-Sportinia, in funzione tutti i giorni fino al 30 agosto, con orario continuato dalle 9.30 alle 17.00.

Dal 1° al 23 agosto sarà inoltre aperta quotidianamente anche la seggiovia Rocce Nere, ampliando ulteriormente le possibilità di esplorazione per biker ed escursionisti.

Il Bike Park di Sauze d’Oulx rappresenta una delle destinazioni più apprezzate delle Alpi occidentali dagli amanti della mountain bike gravity e del downhill. Oltre 1.000 metri di dislivello si sviluppano tra spettacolari prati d’alta quota e suggestivi boschi di larici, con percorsi progettati dai migliori trail builder internazionali, pensati per garantire fluidità, divertimento e sicurezza a rider di ogni livello.

I trail, che prendono il via dai 2.137 metri di Sportinia, alternano sezioni naturali a strutture artificiali in legno, wall ride, drop, table e step up, offrendo un’esperienza completa sia agli appassionati più esperti sia a chi desidera avvicinarsi al mondo della mountain bike.
Sauze d’Oulx Bike Park: apertura quotidiana degli impianti e della seggiovia Sportinia

SAUZE D’OULX – L’estate entra nel vivo e Sauze d’Oulx conferma la propria vocazione di capitale dell’outdoor alpino con l’apertura quotidiana del Sauze d’Oulx Bike Park e della seggiovia quadriposto Prariond-Sportinia, in funzione tutti i giorni fino al 30 agosto, con orario continuato dalle 9.30 alle 17.00.

Dal 1° al 23 agosto sarà inoltre aperta quotidianamente anche la seggiovia Rocce Nere, ampliando ulteriormente le possibilità di esplorazione per biker ed escursionisti.

Il Bike Park di Sauze d’Oulx rappresenta una delle destinazioni più apprezzate delle Alpi occidentali dagli amanti della mountain bike gravity e del downhill. Oltre 1.000 metri di dislivello si sviluppano tra spettacolari prati d’alta quota e suggestivi boschi di larici, con percorsi progettati dai migliori trail builder internazionali, pensati per garantire fluidità, divertimento e sicurezza a rider di ogni livello.

I trail, che prendono il via dai 2.137 metri di Sportinia, alternano sezioni naturali a strutture artificiali in legno, wall ride, drop, table e step up, offrendo un’esperienza completa sia agli appassionati più esperti sia a chi desidera avvicinarsi al mondo della mountain bike.

L’offerta estiva Vialattea propone diverse tipologie di biglietti per soddisfare ogni esigenza: dalla corsa singola ai pass giornalieri e plurigiornalieri, fino al Vialattea // Bardo Summer Pass, valido per tutta la stagione estiva sugli impianti di Vialattea e Bardonecchia. È inoltre previsto uno sconto del 50% sul Summer Pass per i possessori dello skipass stagionale Vialattea Internazionale e Vialattea|Bardo 2025/2026.

L’apertura quotidiana degli impianti rappresenta un’importante opportunità anche per escursionisti e famiglie che desiderano raggiungere facilmente i panorami di Sportinia e vivere una giornata immersi nella natura, tra sentieri, rifugi e viste mozzafiato sulle montagne dell’Alta Valle di Susa.

L’Assessore al Turismo del Comune di Sauze d’Oulx, Davide Allemand, sottolinea l’importanza dell’offerta estiva: “Sauze d’Oulx continua a investire con convinzione nel turismo outdoor, proponendo un’offerta capace di attrarre sportivi, famiglie e appassionati della montagna durante tutta la stagione estiva. Il nostro Bike Park è oggi uno dei punti di riferimento delle Alpi per qualità dei percorsi e servizi, contribuendo a destagionalizzare il turismo e a valorizzare il territorio. L’apertura quotidiana degli impianti consente di vivere la montagna in piena libertà, promuovendo uno stile di vita attivo e sostenibile in un contesto naturale di straordinaria bellezza”.

L’offerta estiva Vialattea propone diverse tipologie di biglietti per soddisfare ogni esigenza: dalla corsa singola ai pass giornalieri e plurigiornalieri, fino al Vialattea // Bardo Summer Pass, valido per tutta la stagione estiva sugli impianti di Vialattea e Bardonecchia. È inoltre previsto uno sconto del 50% sul Summer Pass per i possessori dello skipass stagionale Vialattea Internazionale e Vialattea|Bardo 2025/2026.

L’apertura quotidiana degli impianti rappresenta un’importante opportunità anche per escursionisti e famiglie che desiderano raggiungere facilmente i panorami di Sportinia e vivere una giornata immersi nella natura, tra sentieri, rifugi e viste mozzafiato sulle montagne dell’Alta Valle di Susa.

L’Assessore al Turismo del Comune di Sauze d’Oulx, Davide Allemand, sottolinea l’importanza dell’offerta estiva: “Sauze d’Oulx continua a investire con convinzione nel turismo outdoor, proponendo un’offerta capace di attrarre sportivi, famiglie e appassionati della montagna durante tutta la stagione estiva. Il nostro Bike Park è oggi uno dei punti di riferimento delle Alpi per qualità dei percorsi e servizi, contribuendo a destagionalizzare il turismo e a valorizzare il territorio. L’apertura quotidiana degli impianti consente di vivere la montagna in piena libertà, promuovendo uno stile di vita attivo e sostenibile in un contesto naturale di straordinaria bellezza”.

GIARDINI. L’arte di vivere la natura nel Settecento

Dal 15 luglio 2026 al 6 gennaio 2027

A cura di Clelia Arnaldi di Balme

Guardaroba e Piccolo Gabinetto Cinese

Piazza Castello, Torino

Apre al pubblico mercoledì 15 luglio l’esposizione Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento, a cura di Clelia Arnaldi di Balme.

Antico o moderno, all’italiana o all’inglese: con i suoi colori, i suoi rumori e i suoi profumi, il giardino accompagna la vita dell’uomo e consente un rapporto quotidiano con la natura. Attraverso una selezione di disegni, tavole botaniche e incisioni, la mostra conduce il visitatore in una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, alla scoperta della loro storia e delle abitudini di chi li viveva giorno per giorno, per svago o per mestiere.

Il percorso si apre con una sezione dedicata al giardino “all’italiana”, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e caratterizzato da aiuole disegnate con rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il giardino di Boboli a Firenze viene declinato come modello in tutta l’Europa e gode di particolare fortuna come immagine del potere. Le incisioni di Antonio de Pienne per il volume delle Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, illustrano i parterre de broderie delle residenze reali sabaude, dove le siepi piantate a disegni geometrici creano veri e propri ricami vegetali, fissando i principi di grandiosità, rigore simmetrico e artificialità delle forme, che distinguono il giardino barocco.

L’esposizione prosegue con il giardino nel teatro del Settecento: qui lo spazio verde incarna l’artificio umano che si impone sulla natura, ed è sede ideale di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre la selva è luogo misterioso che produce smarrimento e il boschetto è luogo solitario adatto a confidenze. I disegni scenografici di Filippo Juvarra (Messina 1678 – Madrid 1736) e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari (Andorno 1707 – 1794 e 1709 – 1790) per i teatri di corte di Torino ci accompagnano alla scoperta delle valenze simboliche e letterarie dei giardini settecenteschi.

Anche il progetto di Filippo Juvarra per il giardino della villa di Luigi Mansi a Segromigno, nella Lucchesia, abbozzato dall’architetto messinese nel 1706 e completato più tardi, nel 1725, descrive parterre à broderie e fontane alla francese. Il risultato del lavoro di Juvarra si può ammirare anche nella veduta prospettica incisa nel 1790 su disegno dell’abate e geografo lucchese Giovanni Francesco Giusti.

Nel progettare il giardino, l’architetto deve considerare molteplici aspetti, dai livellamenti del pendio alle opere di ingegneria idraulica per il corretto funzionamento delle fontane. Juvarra concepisce tre giardini in uno: due zone con giochi d’acqua e aiuole geometriche, tra le quali si inserisce il prato con viale che conduce al loggiato di ingresso della villa. Dietro al palazzo un fondale scenografico a esedra, composto di edicole e tempietti, gruppi di sculture e piccole fontane.

Infine, le incisioni di Ignazio Sclopis (Torino 1727 – 1793), tra cui la veduta del parco di Stupinigi con i suoi viali a raggiera, approfondiscono le attività ricreative che si svolgono in giardino, dalle passeggiate all’ascolto della musica nei padiglioni dedicati ai concerti, dalle regate ai giochi di palla.

Il percorso si chiude con i giardini “all’inglese” e “all’orientale”, frutto di diverse visioni della natura, che figurano nei progetti di Francesco Bettini (Maderno 1737 – 1816), architetto e studioso di botanica, rientrato a Roma dopo aver vissuto lunghi periodi a Parigi e a Londra. Il giardino all’inglese nasce sulla base di suggestioni letterarie intorno al tema del sublime e del bello, elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento. Il sentimento scavalca ogni razionalità e aiuta a cogliere la dimensione infinita del paesaggio, l’immenso e la forza della natura. Il giardino non è più geometrico, si apre alla libertà della natura, con un aspetto più romantico.

Negli stessi anni, la letteratura di viaggio e le relazioni dei missionari fanno conoscere i giardini cinesi, che fino all’inizio del secolo erano noti solo attraverso le decorazioni di porcellane, tessuti e lacche. I giardini costruiti dagli imperatori della dinastia Quing (1644 – 1911) nelle residenze di Pechino e delle regioni settentrionali della Cina plasmano l’andamento del terreno e ricreano gli elementi naturali in modo artificiale. Nei giardini d’Europa, come in Cina, compaiono rocce, acqua, alberi e arbusti, pagode e piccoli edifici all’orientale disposti con apparente casualità su colline realizzate dall’uomo.

Un’ultima vetrina è infine dedicata ai due volumi di acquerelli botanici opera del conte Lorenzo Freylino (1754 – 1820), dal titolo “Francisci Laurentii Freylini … Hortus herbarii repertorium botanicae figuris ab eodem collectis delineatisque, excerptum, ac demonstratum”. Freylino allestisce un giardino botanico con piante rare e esotiche presso il suo palazzo a Buttigliera d’Asti e approfondisce i suoi interessi scientifici scambiando piante e semi con gli scienziati botanici italiani e stranieri più autorevoli del tempo. I due volumi raccolgono 123 tavole datate tra il 1773 e il 1813.
Il progetto grafico è a cura di Simona Alborno con la collaborazione di Giuseppe Salerno.
Ingresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.

In occasione dell’apertura della mostra verrà riallestita anche la Sala Tessuti. Qui sarà riproposta l’esposizione Bianco al femminile, a cura di Paola Ruffino, che illustra la stretta connessione, materiale e simbolica, che lega il bianco, il colore naturale della seta e del lino, alla donna.
Cinquanta manufatti tessili custoditi dalle collezioni di Palazzo Madama: dal ricamo in lino medievale, ai merletti ad ago o a fuselli, al ricamo in bianco su bianco fino agli abiti da sposa: una storia secolare – tutta declinata al femminile – intrecciata nelle mussole di cotone, nelle garze di seta, nei rasi leggeri.

Il nuovo allestimento sarà visibile dal 15 luglio con il biglietto delle collezioni permanenti.

INFO UTILI

 

ORARI: lunedì e da mercoledì a domenica: 10 – 18. Martedì chiuso.

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

INFORMAZIONI

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Rivoli, dichiarazione di antifascismo: parla il coordinatore di FdI

Intervista a Nicola Carlone

“Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo”

 

Come nasce questa vicenda che oggi è arrivata fino ai media nazionali?

Nasce da una particolarità tutta rivolese.

Dal 2017-2018 chi richiede alcuni servizi di pubblica utilità, come una concessione di suolo pubblico, deve sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo. Per anni questa disposizione è rimasta quasi sconosciuta, se non agli addetti ai lavori. Oggi, con il recente dibattito nazionale sul cosiddetto “patentino antifascista”, è inevitabilmente tornata d’attualità. È proprio questo ad aver suscitato l’interesse dei media: a Rivoli esiste da anni una disposizione che oggi viene letta con occhi diversi.

Qual è la vostra posizione? Chiedete di abolire quella dichiarazione?

La nostra posizione è molto semplice.

La soluzione migliore sarebbe eliminarla, perché riteniamo che la Costituzione italiana sia già il riferimento più alto a tutela della democrazia e dell’ordinamento repubblicano.

Le istituzioni devono chiedere il rispetto delle leggi, non ulteriori dichiarazioni che sembrano voler rafforzare principi già pienamente sanciti. La Costituzione non ha bisogno di rafforzativi.

Se però l’Amministrazione ritiene che una dichiarazione di principio possa avere una sua utilità in alcune circostanze, allora chiediamo almeno che sia formulata in maniera universale, facendo riferimento al rifiuto di ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza limitarla a una sola esperienza storica. E magari evitando di richiederla anche per semplici domande di occupazione del suolo pubblico, come nel caso di un trasloco.

Molti cittadini però osservano: “Se siete contro il fascismo, cosa vi costa firmare?”

Capisco l’obiezione, ma il punto non è firmare, anche perché lo facciamo costantemente quando richiediamo il suolo pubblico per i gazebo.

Il punto è stabilire se un Comune debba chiedere una simile dichiarazione per concedere un servizio pubblico.

Noi crediamo che il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione debba fondarsi sul rispetto della legge e della Costituzione, non su attestazioni di adesione ideologica.

Un’altra critica che viene mossa è questa: “In Italia il problema storico è stato il fascismo. Perché volete inserire anche il comunismo?”

La storia italiana è fondamentale e nessuno intende metterla in discussione. Ma il Novecento non può essere letto in modo parziale o per convenienza. È stato il secolo delle due guerre mondiali, dell’apertura dei mercati su scala globale e di grandi trasformazioni politiche e sociali. Il contesto, quindi, è inevitabilmente europeo e internazionale.

Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che non è esistito un solo totalitarismo. Diversi regimi hanno negato le libertà fondamentali, perseguitato gli oppositori e provocato milioni di vittime.

Per questo riteniamo che una democrazia matura debba avere il coraggio di condannare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, senza gerarchie e senza distinzioni. Una condanna universale ci sembra la scelta più razionale e coerente.

Il sindaco sostiene che, in alcuni casi, quella dichiarazione possa essere utile. Aggiunge però che quando il centrodestra amministrava Rivoli non è mai stata abolita. Non rischia di sembrare una polemica nata solo perché oggi il tema fa discutere?

Sono due questioni diverse.

Sulla prima ho già detto che comprendiamo l’intenzione di affermare valori condivisi. Proprio per questo, se una dichiarazione deve esistere, dovrebbe riguardare ogni forma di autoritarismo e totalitarismo, non una sola.

Sulla seconda, ammetto che il sindaco ha ragione, ma non mi interessa fare processi al passato.

Sono coordinatore del Circolo Fratelli d’Italia Rivoli dal 2025 e rispondo del lavoro che stiamo facendo oggi.

Quando riteniamo che una scelta amministrativa possa essere migliorata, il nostro dovere è proporne la modifica, indipendentemente da chi abbia governato prima.

Le idee non hanno una data di scadenza.

In questi giorni, però, anche all’interno del centrodestra si è assistito a una corsa a rivendicare questa battaglia. Come la vive?

Le idee non hanno una data di scadenza. Mi fa piacere che oggi sempre più persone condividano questa riflessione.

Mi rammarica soltanto che questa sensibilità non si sia manifestata con la stessa forza quando qualcuno aveva responsabilità di governo o comunque la possibilità concreta di intervenire. Da quanto apprendo, richieste e sollecitazioni non sono mancate.

È lecito attendersi che una forza di governo lasci un’impronta nell’azione amministrativa di un ente, traducendo i propri valori anche nelle scelte concrete. In alcuni casi, nella precedente legislatura, questo sembra non essere avvenuto.

Ma non è il momento di guardare nello specchietto retrovisore: è il momento di fare ciò che allora non è stato fatto.

Quindi qual è il messaggio finale che volete lanciare?

Che la Costituzione non ha bisogno di rafforzativi, perché respinge già nella forma e nella sostanza ogni forma di totalitarismo. È stata scritta proprio alla luce delle tragedie del Novecento per impedire il ritorno di qualsiasi governo autoritario.

La domanda è semplice: crediamo oppure no nella Costituzione? Noi ci crediamo e riteniamo che non serva aggiungere altro.

Se qualcuno ritiene necessario ribadire determinati principi, lo faccia pure, ma almeno ne rispetti il carattere universale, evitando di trasformare quel messaggio in un’affermazione apertamente ideologica.

Enzo Grassano