ilTorinese

Serata in Rosa Assaggi in Enoteca… con Apericena

Venerdì 26 giugno (18:30-22:00)
Canale – Enoteca Regionale del Roero
L’Enoteca Regionale del Roero promuove
venerdì 26 giugno un evento dedicato ai rosati.
Il tema dell’iniziativa sarà quello di una Serata… in Rosa,valorizzando una tipologia di vini che sta registrando attenzioni da parte di molte cantine associate.
L’intento è di proporre un banco d’assaggio dedicato a vini rosati fermi ed a vini spumanti in versione Rosè.
Nei locali dell’Enoteca Regionale, in via Roma, 57, con orario 18:30-22:00 sarà allestito un banco d’assaggio con una selezione al calice di etichette delle cantine socie dell’Enoteca.
A fianco della degustazione dei vini ci saranno prodotti tipici del territorio e un’apericena a buffet per ogni partecipante a cura della Agrimacelleria Bricco del Prete di Priocca.
Ecco l’elenco aggiornato dei vini in degustazione (per denominazione e in ordine alfabetico di cantina)

Nebbiolo d’Alba Spumante Rosè – Demarie, Vezza d’Alba
Spumante Brut Rosè Madre Natura – Teo Costa, Castellinaldo
Nebbiolo D’alba Doc Spumante Rose’ 2018 – Malabaila, Canale
Spumante Extra Brut Rosè Cuvèe 2021 – Cascina Chicco, Canale
Nebbiolo d’Alba Spumante Extra Brut Rosè – Mario Costa, Canale
Metodo Classico Nebbiolo d’Alba Extra Brut Rosè – Angelo Negro, Monteu Roero
Metodo Classico Nebbiolo d’Alba Dosaggio Zero Rosè – Poderi Vaiot, Montà
Alta Langa Rosé de Saignée Brut Oudeis – Enrico Serafino, Canale
Vino Rosato Frizzante Secco MO*DUS (Pet.Nat) – Quila Neive
Langhe Rosato Prima Rosa 2025 – Angelo Negro, Monteu Roero
Langhe Rosato Rus 2025 – Michele Brezzo, Santo Stefano Roero
Langhe Rosato Clamoris 2025 – Cantina Destefanis, Canale
Langhe Rosato Rustichel 2025 – Cantina Marsaglia, Castellinaldo
Langhe Rosato Cit 2025 – Casetta Carlo, Montà
Langhe Rosato Rosea Luna 2025 – Cascina Chicco, Canale
Langhe Rosato 2025 – Malabaila, Canale
Langhe Rosato Ancant 2025 – Mario Costa Canale
Langhe Rosato La Stella 2025 – Massucco, Castagnito
Langhe Rosato 2025 – Pelassa Daniele, Montà
Langhe Rosato N-Rose 2025 – Poderi Vaiot, Montà
Langhe Rosato Sori Eroici Bio 2026 – Quila , Neive
Langhe Rosato Cereja 2025 – Tenuta Carretta, Piobesi d’Alba
Vino Rosato Note di Rose 2025 – Bruno Franco, Canale
Vino Rosato Killa Rosè 2025 – Barbero Giacomo, Canale
Vino Rosato Indovino 2025 – Cà di Caire
Vino Rosato 2025 – Cascina Fiorenza, Canale
Vino Rosato Fiore di Pesco 2025 – Cascina Lanzarotti, Monteu Roero
Vino Rosato Noi 2025 – Crota Cichin, Santo Stefano Roero
Vino Rosato Le Due Rose 2025 – Filippo Gallino, Canale
Vino Rosato San Martin 2025 – Lorenzo Negro, Monteu Roero
Vino Rosato 2025 – Occhetti Luca, Monteu Roero
Vino Rosato Rosanebbia 2025 – Pace, Canale
Vino Rosato Bacarà 2025 – Rosso Francesco, Santo Stefano Roero
Vino Rosato Nebi 2025 – Sandri Paolo, Castagnito
Vino Rosato Baruss 2025 – Sottero Silvana, Castellinaldo
Vino Rosato Briciula Fiordaliso 2025 – Viglione Antonio, Monteu Roero
Monferrato Chiaretto Beugard 2025 – Enrico Vaudano & Figli, Cisterna d’Asti
Il costo promozionale della serata è di € 15,00 a persona e prevede assaggi liberi di tutti i vini in degustazione (la prenotazione è consigliata).
Inoltre, tutti coloro che entreranno in Enoteca avranno uno speciale sconto del 10% sull’acquisto dei vini di oltre 70 produttori del Roero; con varie tipologie di vini del territorio dagli spumanti, alle selezioni di Arneis, ai vini rossi e ai distillati.
Per informazioni e prenotazioni: Enoteca Regionale del Roero
tel. 0173 364631email ufficio.soci@gowinet.it oppure amministrazione@enotecadelroero.it
 
ALLA PROSSIMA !
LUCA GANDIN

La Città metropolitana intitola una sala alle Madri Costituenti

 

 
Ottant’anni dopo quel 25 giugno 1946 in cui si riunì per la prima volta l’Assemblea Costituente, la Città metropolitana di Torino dedica alle Madri Costituenti uno dei luoghi più simbolici della propria sede: la sala panoramica al quindicesimo piano di corso Inghilterra.
L’inaugurazione, in programma giovedì 25 giugno alle 15, vuole rendere visibile e permanente il contributo delle ventuno donne elette all’Assemblea che parteciparono alla stesura della Costituzione repubblicana, portando nel dibattito pubblico temi come l’uguaglianza, i diritti sociali, il lavoro e la piena cittadinanza femminile.
La nuova intitolazione trasforma uno spazio istituzionale affacciato sulla città in un luogo della memoria civile, dedicato a figure che hanno contribuito a costruire le basi democratiche del Paese. I volti delle Costituenti accompagneranno così l’attività quotidiana dell’Ente, richiamando il valore dell’impegno politico e sociale delle donne nella storia italiana.
Alla cerimonia interverranno la consigliera delegata alle Politiche sociali e di Parità Rossana Schillaci, la consigliera delegata al Turismo e allo Sviluppo economico Sonia Cambursano, la consigliera di Parità Elisa Raffone, la direttrice generale Monica Sciajno, la dirigente della Direzione Risorse umane Daniela Gagino e la dirigente della Direzione Istruzione, Sviluppo sociale e Politiche di genere Monica Tarchi.
 
L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare il volume “Libere per Costituzione”, dedicato alle protagoniste dell’Assemblea Costituente e al loro ruolo nella nascita della Repubblica. A dialogare con il pubblico sarà l’autrice Valeria De Cubellis, che ripercorrerà le vicende delle donne che contribuirono alla scrittura della Carta costituzionale.
L’inaugurazione della sala dedicata alle Madri Costituenti e la presentazione del volume si inseriscono nel programma con cui la Città metropolitana di Torino ricorda l’ottantesimo anniversario dell’avvio dei lavori dell’Assemblea Costituente, riportando l’attenzione sul contributo femminile alla costruzione della democrazia italiana.
 

Ozegna rende omaggio a quattro esempi di impegno civico

 

Conferita la cittadinanza onoraria a Marisa Nigra, Roberto Flogisto, Enzo Morozzo e Bruno Germano

«Una comunità cresce quando sa riconoscere chi, con il proprio esempio, ha contribuito a renderla migliore.»

Con queste parole il Consigliere Regionale ed ex Sindaco di Ozegna Sergio Bartoli ha voluto esprimere il proprio apprezzamento in occasione della cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Marisa Nigra, Roberto Flogisto, Enzo Morozzo e Bruno Germano.

«Ho vissuto con particolare emozione questa serata – dichiara Bartoli – perché ho avuto il privilegio di conoscere e collaborare con tutti loro durante gli anni della mia esperienza amministrativa. Ognuno, con il proprio percorso, ha lasciato un’impronta significativa nella storia di Ozegna, mettendo sempre il bene della comunità davanti agli interessi personali.»

Marisa Nigra ha rappresentato per anni un importante punto di riferimento nel mondo dell’associazionismo, promuovendo attraverso il Gruppo Anziani occasioni di aggregazione e di socialità che hanno rafforzato il senso di comunità.

Roberto Flogisto ha dedicato una parte importante della propria vita alla tutela e alla valorizzazione delle tradizioni locali, contribuendo a custodire la memoria storica e culturale del paese.

Enzo Morozzo, grazie alla sua attività di insegnante, studioso e autore, ha saputo raccontare Ozegna, trasmettendone la storia e l’identità alle nuove generazioni.

Bruno Germano si è distinto per una disponibilità straordinaria verso il prossimo. L’impegno nella vita amministrativa del Comune e, soprattutto, alla guida dell’AIB e della Protezione Civile di Ozegna rappresenta un esempio concreto di servizio, responsabilità e altruismo.

«Questa onorificenza – conclude Bartoli – assume un significato che va oltre il riconoscimento personale. È un messaggio rivolto a tutta la comunità, in particolare ai più giovani: il volontariato, la cultura, il senso civico e la disponibilità verso gli altri sono valori che meritano di essere coltivati e tramandati. Le opere possono cambiare il volto di un paese, ma sono le persone a costruirne davvero l’anima. A Marisa, Roberto, Enzo e Bruno rivolgo le mie più sincere congratulazioni e un profondo ringraziamento per quanto hanno donato e continuano a rappresentare per Ozegna.»

Ciclismo: Campionati Italiani Elite 2026

Il Piemonte, le province di Cuneo e Asti in particolare, si preparano a diventare il cuore del ciclismo italiano con l’organizzazione dei Campionati Italiani Elite 2026: il 25 giugno la prova a cronometro, il 27 giugno la corsa in linea.

La presentazione nei giorni scorsi a Torino nel Grattacielo Piemonte, alla presenza del presidente della Regione Alberto Cirio, dell’assessore al Turismo e Sport Paolo Bongioanni, del presidente della Lega del Ciclismo professionistico Roberto Pella e del pluricampione Claudio Chiappucci.

Con loro anche il presidente del Comitato piemontese della Federazione Ciclistica Italiana Massimo Russo, l’assessore allo Sport del Comune di Cuneo Valter Fantino, il sindaco di Vicoforte Gian Pietro Gasco e un rappresentante del Comune di Briaglia.

Il presidente Cirio ha ricordato che «il Piemonte è l’unica regione italiana ad aver ospitato le tre grandi classiche, Giro, Tour e lo scorso anno la partenza della Vuelta a España. Dopo i campionati italiani stiamo lavorando alla candidatura per ospitare una delle prossime edizioni dei Campionati europei e mondiali». Cirio ha poi formulato gli auguri a Francesco Moser, in collegamento dal Trentino, nel giorno del suo 75° compleanno: «È particolarmente significativo poterle fare questi auguri da Torino, perché qui è nata l’Italia e lei è una delle più belle immagini che l’Italia ha dato al mondo». Moser ha sottolineato i suoi forti legami con il Piemonte: «Ricordo la cronometro del 2014 del Giro d’Italia fra Barolo e Barbaresco, detta “La Cronometro dei Vini”. E lo scorso anno eravamo a Pollenzo dove abbiamo pedalato per una settimana fra i vigneti più belli».

L’assessore Bongioanni ha evidenziato il volano fra sport, turismo e promozione del territorio: «È la prima volta che gli assoluti arrivano in provincia di Cuneo, con una cronometro che parte da un capolavoro di arte e architettura come il Santuario di Vicoforte per arrivare a Barolo, la capitale italiana del vino, e una tappa in linea che prende il via da Asti per concludersi davanti alla sede della Provincia di Cuneo attraversando 38 Comuni. Siamo la Regione d’Italia che, grazie al presidente Cirio, ha puntato con maggiore convinzione sui grandi eventi sportivi. Per la prima volta abbiamo avuto a Torino poche settimane fa il wrestling, che ha portato le nostre clip con le immagini del Piemonte nelle case di 450 milioni di spettatori in tutto il mondo».

In viceocollegamento anche un altro campione legato a una vittoria piemontese, Fabio Aru, che conquistò la maglia tricolore a Ivrea nel giugno 2017.

Infine l’intervento di Roberto Pella: «Questi Campionati non sono solo una competizione sportiva, all’interno della Coppa Italia delle Regioni, ma un evento che unisce il Paese e richiama sulle strade cittadini pronti a sostenere i corridori che sognano di succedere al campione uscente Filippo Conca. Sarà una grande occasione di promozione dei territori attraversati, grazie ad una narrazione attenta e curata anche della immagini tv distribuite a livello internazionale».

Le due gare

Cronometro: il 25 giugno i corridori partiranno da Vicoforte per raggiungere Barolo al termine di un percorso di 40 chilometri caratterizzato da circa 500 metri di dislivello.

Strada: il 27 giugno partenza da Asti e arrivo a Cuneo dopo 232 chilometri e circa 2.500 metri di dislivello per un tracciato impegnativo e spettacolare che proporrà i Gran Premi della Montagna di Monforte d’Alba e Murazzano, destinati a rappresentare momenti chiave nella corsa verso il titolo.

Il percorso

Poliziotto libero da servizio fa arrestare ladro di smartphone

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino rumeno di 50 anni per un furto con destrezza ai danni di una giovane.
Nel pomeriggio di alcuni giorni fa, una ragazza di circa 20 anni che si trovava a passeggio in Piazza Carlo Felice, direzione via Roma, è stata avvicinata alle spalle da un uomo. Il movimento non sfuggiva a un poliziotto in forza al Comm.to di P.S di Sanremo, in quel momento libero dal servizio, che notava il soggetto prendere alla ragazza un cellulare custodito all’interno di una tasca dello zaino che aveva in spalla.
L’agente di polizia è intervenuto immediatamente, riuscendo a fermare il cinquantenne, a cui si qualificava come appartenente alle forze dell’ordine, e chiamando contestualmente il 112 NUE per l’invio di una Volante sul luogo.
A seguito dell’intervento di una pattuglia delle Volanti dell’UPGSP, il telefonino è stato rinvenuto e restituito alla legittima proprietaria, mentre l’uomo è stato arrestato e condotto in carcere.

Le madri costituenti di 80 anni fa

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

La Città metropolitana intitola  oggi la Sala più alta del grattacielo alle Madri costituenti. E’ una gran bella notizia quella che giunge da Carla Gatti dirigente della Comunicazione della Città metropolitana di Torino, sempre così attenta agli eventi più importanti fin da quando la Città metropolitana era la Provincia di Torino ,così carica di storia e di amministratori esemplari fin a partire dal Risorgimento. Il 25 giugno, data che nel 1946 segnò l’inizio dei lavori della Costituente , la Città metropolitana intitola la sua sala del quindicesimo piano di corso Inghilterra 7  alle Madri Costituenti, le  ventuno elette  su 556 componenti che contribuirono a scrivere il testo della Costituzione repubblicana. Se consideriamo che il 2 giugno 1946 si votò con il suffragio elettorale maschile e femminile e le donne elettrici furono parecchi milioni ,le elette furono invece  un numero decisamente limitato. In Piemonte nei due collegi in cui era divisa la regione, non ci furono elette e ciò costituì motivo di polemiche del tutto motivate anche se per molto tempo riassorbite dalla disciplina di partito. Anche nei due partiti di massa che ebbero maggiori consensi, le donne non ebbero i suffragi che sarebbero stati una logica conseguenza  all’ affermazione di un diritto così importante per dare completezza alla partecipazione democratica e alla reale  parità tra uomini e donne. Ma ci furono elette piemontesi fuori dal Piemonte come le comuniste Rita  Montagnana, Teresa Noce, Angiola Minella. Tra le più importanti costituenti ci furono Nilde Jotti e Angelina Merlin. Alla manifestazione di intitolazione hanno parlato  solo donne importanti che sono ai vertici della Città metropolitana. Un segnale forte che dimostra come le cose siano cambiate e che le  battaglie delle Madri costituenti hanno creato tante figlie e nipoti capaci di incidere politicamente, come affermato nella Costituzione che non fu solo opera dei grandi leaders di 80 anni fa che ebbero la preveggenza di scrivere un testo capace di guardare al futuro del Paese più che a polemizzare con il suo passato, come rivelano  l’articolo 7 e tanti altri articoli. Questo è il pregio maggiore della Costituzione , come disse Piero Calamandrei che contribuì a scrivere molti testi , pur non essendo totalmente soddisfatto del lavoro compiuto, lui sommo giurista. Per ragioni di par condicio, direbbe uno degli eletti di 80 anni fa ,Oscar Luigi Scalfaro , va anche ricordato il presidente dell’assemblea  costituente Giuseppe Saragat che tenne un magistrale discorso sul quale gli studenti della Maturità hanno avuto l’opportunità di scrivere, senza che il pensiero del presidente di allora attirasse in modo significativo  l’attenzione dei giovani d’oggi purtroppo  assai poco ferrati nella storia in generale e nella storia civile in particolare. D’ora in poi l’intitolazione della Città metropolitana costringerà a riflettere sull’impegno di quelle 21 donne che sono alle origini della democrazia repubblicana e che hanno dovuto lottare per lasciare un segno significativo nella storia italiana. L’elettorato attivo e passivo del 1946 stentarono a coincidere e forse neppure oggi sono pienamente realizzati.

Blackout, Codacons: “Pronti ad azioni legali”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Le società energetiche devono garantire la continuità del servizio anche in caso di forte caldo, e sono tenute per legge ad indennizzare i clienti coinvolti nelle interruzioni delle forniture. Allo stesso modo i turisti che non possono fruire dei servizi acquistati a causa della mancanza di energia hanno diritto ad ottenere da albergatori ed esercenti rimborsi proporzionali ai disagi subiti. Lo afferma il Codacons, che interviene a tutela di utenti e attività commerciali interessati dai black out energetici che si stanno verificando in diverse zone d’Italia.

L’aumento delle temperature era ampiamente previsto, e le varie società che gestiscono la rete avrebbero dovuto attivarsi per garantire la continuità del servizio ed evitare surriscaldamenti dei cavi e sovraccarichi di rete – afferma il Codacons – In caso di interruzione prolungata dell’energia elettrica i consumatori hanno sempre diritto all’indennizzo previsto da Arera, che per i clienti domestici con potenza inferiore o uguale a 6 kW ammonta a 34,50 euro, aumentato di 17,25 euro ogni ulteriori 4 ore di interruzione fino a una durata massima di interruzione pari a 240 ore. Per le utenze con potenza superiore ai 6 kW, come aziende o esercizi commerciali, l’indennizzo è di 172,50 euro oltre 86,25 euro per ogni ulteriori 4 ore di interruzione. Indennizzo che – ricorda il Codacons – deve essere automatico in bolletta e non esclude, dove ve ne siano i presupposti, l’eventuale ulteriore risarcimento del danno, secondo le ordinarie regole del Codice Civile.

Allo stesso modo i turisti che hanno acquistato soggiorni presso resort, villaggi e strutture ricettive in genere, o hanno acquistato servizi di cui non possono godere a causa dell’interruzione di energia, hanno diritto ad ottenere dagli esercenti il rimborso di quanto speso in proporzione ai disagi subiti. Saranno poi gli stessi esercenti a rivalersi sulle società energetiche per i danni loro arrecati – precisa il Codacons.

Se non saranno pienamente garantiti i diritti di utenti e attività commerciali, il Codacons è pronto ad avviare le dovute azioni risarcitorie anche collettive nei confronti di società e distributori energeticI.

Opi: «Gli infermieri non sono lavoratori in affitto»

Si possono costruire nuove Case di Comunità, inaugurare nuovi servizi e aprire nuovi reparti. Ma senza infermieri tutto questo rischia di rimanere soltanto sulla carta

È la posizione espressa dagli Ordini delle Professioni Infermieristiche di Torino e Cuneo in merito al dibattito emerso in queste ore sulla possibilità di reclutare infermieri attraverso Amos per garantire il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR.

«Gli infermieri per il sistema sanitario non sono lavoratori in affitto e non possono essere trattati come una merce da reperire sul mercato ogni volta che il sistema sanitario non riesce a programmare il proprio fabbisogno di personale», afferma Ivan Bufalo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e presidente del Coordinamento degli OPI del Piemonte, che interviene per richiamare l’attenzione su quella che considera una deriva pericolosa per il futuro della professione e della sanità pubblica.

Secondo OPI Torino e OPI Cuneo, la questione non può essere liquidata come una semplice scelta organizzativa o gestionale.

«Il problema è che si continua a discutere di come trovare infermieri senza affrontare il motivo per cui gli infermieri non scelgono più di lavorare nel Servizio sanitario pubblico. È un approccio miope che rischia di nascondere sotto il tappeto problemi ormai strutturali», osserva Remo Galaverna, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cuneo«La carenza infermieristica non si risolve creando nuovi meccanismi di reclutamento, ma rendendo nuovamente attrattiva una professione che da anni denuncia stipendi insufficienti, carichi di lavoro crescenti, aggressioni, scarse prospettive di carriera e condizioni organizzative sempre più difficili.»

Per gli Ordini, il rischio è quello di considerare strumenti di intermediazione come una risposta strutturale a una crisi che ha invece origini ben più profonde.

«Gli infermieri sono professionisti sanitari iscritti a un Ordine, titolari di autonomia professionale e responsabili di atti complessi che incidono direttamente sulla salute delle persone. Non sono una risorsa fungibile da movimentare attraverso meccanismi di somministrazione di lavoro», sottolinea Bufalo. «Continuare a ragionare in questi termini significa svilire il valore professionale, sociale e scientifico dell’infermieristica.»

Gli Ordini ribadiscono che l’inserimento degli infermieri nel sistema sanitario deve avvenire prioritariamente attraverso il rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale, con le strutture private e private accreditate oppure attraverso forme di autentico esercizio libero-professionale.

«Modelli fondati sulla somministrazione di lavoro tramite enti in house, cooperative o altri intermediari rischiano di collocare la professione infermieristica in una dimensione che non le appartiene e che non è coerente con il suo status giuridico e con il ruolo strategico che svolge all’interno del sistema salute», osserva Galaverna.

OPI Torino e OPI Cuneo evidenziano inoltre una contraddizione che rischia di compromettere gli stessi obiettivi della riforma territoriale.

«Si stanno investendo centinaia di milioni di euro nella costruzione di Case e Ospedali di Comunità, ma si continua a ignorare la questione fondamentale: chi ci lavorerà?», evidenzia Bufalo. «Senza infermieri sufficienti e adeguatamente valorizzati il rischio è quello di inaugurare strutture che faticano a garantire i servizi per cui sono state progettate. Prima delle mura servono i professionisti.»

Particolarmente critica la valutazione degli Ordini rispetto a chi sostiene tali modelli come soluzione alla carenza di personale.

«Sconcerta che, di fronte a una crisi senza precedenti della professione infermieristica, qualcuno ritenga che la risposta sia individuare nuovi intermediari anziché pretendere migliori condizioni di lavoro, valorizzazione economica, assunzioni stabili e percorsi di crescita professionale», afferma Galaverna. «Difendere gli interessi collettivi significa battersi perché gli infermieri e tutti gli altri professionisti sanitari scelgano di restare nel servizio pubblico, non costruire scorciatoie che rischiano di alimentare ulteriormente la precarizzazione.»

Gli Ordini richiamano infine la politica regionale e nazionale ad assumere una posizione chiara.

«Se oggi mancano gli infermieri, non è soltanto per un numero insufficiente di professionisti disponibili, ma anche perché il sistema ha progressivamente smesso di essere attrattivo», conclude Bufalo. «Continuare a ignorare questa realtà significa rinviare il problema e condannare il servizio sanitario a rincorrere emergenze sempre più gravi. La politica deve decidere da che parte stare: dalla valorizzazione delle professioni sanitarie o dalla loro progressiva precarizzazione. Su questo punto non possono esistere ambiguità