ilTorinese

Protezione civile: il nuovo polo di Bussoleno


Domenica
24 maggio 2026 – Bussoleno (TO)

Un presidio strategico per la sicurezza e la Protezione Civile dell’intera Valle

Il Comune di Bussoleno annuncia l’inaugurazione ufficiale del nuovo Polo Valle Susa, in programma domenica 24 maggio 2026, nell’ambito del XV Campo Scuola di Protezione Civile e dell’Esercitazione “Polo ValSusa 2026” –organizzato da Vol.To – Centro Servizi per il Volontariatoe ospitato quest’anno sul territorio comunale.

La cerimonia inaugurale del 24 maggio sarà riservata alle istituzioni nazionali, regionali e locali, mentre la presentazione ufficiale alla cittadinanza avverrà attraverso un Open Day previsto per domenica 14 giugno 2026.

L’apertura del Polo rappresenta un passaggio strategico per l’intera Valle di Susa, che si dota così di una infrastruttura moderna, sicura ed efficiente al servizio del sistema territoriale di Protezione Civile.

La struttura nasce nell’ambito delle azioni di rigenerazione e potenziamento delle infrastrutture pubbliche sostenute con un investimento di quattro milioni di € – attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Next Generation EU, Missione M5C2 – Investimento 2.2 (PUI – Piani Urbani Integrati), attraverso gli interventi coordinati dalla Città Metropolitana di Torino.

«Il Polo Valle Susa rappresenta uno degli investimenti più importanti realizzati negli ultimi anni sul nostro territorio in tema di sicurezza e protezione della comunità» dichiara il Sindaco Antonella Zoggia: «Non si tratta soltanto di una nuova struttura, ma di un presidio operativo permanente al servizio dell’intera Valle di Susa, capace di rafforzare il coordinamento, la prevenzione e la capacità di risposta nelle emergenze.»

Con questo progetto, l’Amministrazione comunale ha completato la piena rifunzionalizzazione dell’edificio, con l’obiettivo di mettere a disposizione di un’area vasta e intercomunale una struttura adeguata alle esigenze di sicurezza territoriale.

«La finalità principale del Polo è consolidare un presidio operativo in grado di intervenire nelle emergenze straordinarie — dalle calamità meteorologiche, come l’alluvione del Rio Gerardo del settembre 2024, alle situazioni sanitarie e ambientali — garantendo rapidità di risposta, coordinamento ed efficienza.»

In condizioni ordinarie, il Polo Valle Susa sarà punto di riferimento per le realtà di Protezione Civile che operano quotidianamente sul territorio, tra cui:

  • A.I.B. Piemonte

  • Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese – Stazione di Bussoleno

  • Associazione di Protezione Civile Lupi dell’Orsiera

  • Associazione di Protezione Civile – Radioamatori West Wind

  • Croce Rossa Italiana – Comitato di Susa

  • Vigili del Fuoco Volontari

  • Vol.To – Centro Servizi per il Volontariato

Per ciascuna realtà saranno messi a disposizione locali dedicati, spazi per mezzi e attrezzature, oltre a una dotazione di ambienti comuni destinati alla formazione, all’informazione e alle attività di coordinamento.

Il Polo sarà inoltre la sede naturale del C.O.C. – Centro Operativo Comunale, fondamentale per la direzione e il coordinamento dei soccorsi in caso di emergenza, ed è già stato individuato dalla Regione Piemonte come polo logistico nell’ambito del sistema regionale di Protezione Civile.

«La sicurezza oggi significa soprattutto preparazione, collaborazione e capacità di fare rete» sottolinea ancora il Sindaco. «Questo Polo nasce proprio con questa visione: mettere insieme competenze, volontariato, istituzioni e servizi per costruire una comunità più pronta, resiliente e vicina ai cittadini.»

La struttura dispone di ampi spazi operativi, inclusa un’area attrezzata per l’accoglienza di almeno cinquanta persone in caso di emergenza. Gli ulteriori ambienti comuni saranno destinati a riunioni operative, pianificazione delle attività di prevenzione, corsi di formazione, aggiornamento ed esercitazioni rivolte al sistema territoriale e regionale di Protezione Civile.

«Cosa sarebbero in termini sociali, economici e anche infrastrutturali le nostre comunità senza l’apporto del volontariato? – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, anche nella sua veste di Sindaco di Condove – È passato poco più di un anno dall’ondata di maltempo che ha messo a repentaglio la sicurezza della Bassa Valle di Susa, delle sue strade e delle sue infrastrutture e tutti ricordiamo qual è stato il ruolo fondamentale dei gruppi di volontari nel garantire l’allertamento della popolazione, la messa in sicurezza dei luoghi e delle perone. Tutti noi, cittadini e amministratori locali non ringrazieremo mai abbastanza le donne e gli uomini mettono ogni giorno il proprio entusiasmo e le proprie competenze al servizio della comunità.

Ma ringraziare non basta e il Polo Valle Susa è la dimostrazione di quello che possono e debbono fare le comunità locali e chi le amministra a sostegno delle associazioni e delle persone che proprio in questi giorni si stanno addestrando ad affrontare le emergenze. In questo senso, la Missione 5 del PNRR e i Piani Urbani Integrati coordinati dalla Città metropolitana sono stati una grande occasione per essere vicini concretamente al volontariato. Ed è stato importante scegliere tra i Comuni su cui far ricadere le risorse anche quello di Bussoleno».   

Negli ultimi anni ha già svolto un ruolo significativo grazie alla collaborazione tra Croce Rossa Italiana e Protezione Civile regionale, accogliendo cittadini ucraini in fuga dal conflitto e successivamente, in convenzione con la Prefettura, persone migranti provenienti dagli sbarchi o dagli ingressi respinti al confine del Monginevro.

L’intervento di rifunzionalizzazione ecosostenibile ha interessato un’area complessiva di 10.850 m² e ha incluso lavori strutturali e impiantistici finalizzati all’adeguamento architettonico, energetico, antisismico e antincendio dell’edificio, oltre all’eliminazione delle barriere architettoniche e al rifacimento dei servizi interni.

Il progetto completa e valorizza inoltre le manutenzioni straordinarie e ordinarie realizzate negli anni dagli enti del Terzo Settore coinvolti nella gestione e nell’utilizzo della struttura.

«Con il Polo Valle Susa lasciamo al territorio una infrastruttura concreta, utile e destinata a durare nel tempo» conclude Zoggia. «È un investimento nella sicurezza delle persone, nella capacità perativa del sistema di Protezione Civile e nella qualità dei servizi che possiamo offrire alla nostra comunità e all’intera Valle di Susa.»

INFO: www.rigentrezionebussoleno.it

CS

Il filo e le sue arti, una mostra-convegno a Palazzo Barolo

Per approfondire le Arti del Filo, da giovedì 21 a sabato 23 maggio

A Palazzo Barolo un evento nazionale, dal titolo “Verità, miti e leggende sul filo e le sue arti”, rappresenta un’occasione unica per immergersi nelle Arti del Filo. Attraverso l’esposizione di tecniche raffinate come il ricamo, il merletto e la tessitura, i visitatori potranno ammirare dei manufatti che spaziano dall’arredamento all’abbigliamento, fino alla creazione e di gioielli e di oggettistica originale. Da giovedì 21 a sabato 23 maggio, si terranno un convegno e delle conferenze su storia e tecniche di ricamo, merletto e tessitura accompagnate da dimostrazioni pratiche. In mostra, le opere sono il frutto del talento delle socie della Corporazione delle Arti, provenienti da dieci regioni italiane e dalle allieve della Scuola di Ricamo di Gisella Tamagno, che qusst’anno celebra il suo 30esimo anno di attività. Il percorso espositivo non vuole essere soltanto una celebrazione estetica, ma un approfondimento multidisciplinare che coinvolge i curatori di prestigiosi musei italiani e ospiti internazionali provenienti dalla Francia e dall’Europa dell’Est. Insieme a collezionisti e nuovi artisti, verranno esplorate le Arti di Filo sottile profilo storico, socio-economico, umanitario e terapeutico. Il pubblico avrà la possibilità di assistere a dimostrazioni dal vivo scoprendo come strumenti semplici, guidati da ingegno e pazienza, si possano trasformare in capolavori.

Gli appassionati potranno ricevere spunti, idee e curiosità, scoprire un modo di colori insoliti, assistendo a dimostrazioni e acquistando manufatti, libri e kit. Questo patrimonio immenso affonda le sue radici in una storia antica e si propone come una risorsa vitale capace di adattarsi alla moda e ai gusti contemporanei, proiettandosi verso il futuro.

Oltre alla mostra, gli appartamenti dei Marchesi di Barolo, al piano nobile, sono visitabili su visita guidata nei seguenti orari: da martedì a domenica alla 15, alle 16 e alle 17. Il programma del convegno è disponibile sulla pagina web di Opera Barolo: www.operabarolo.it, e aperto a tutti. La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Barolo. Orari: giovedì, venerdì, sabato dalle 10 alle 18

Si consiglia di verificare l’apertura nei giorni d’interesse o telefonando al numero 338 1691652 o scrivendo a biglietteria@palazzobarolo.it

Palazzo Barolo – via delle Orfane 7, Torino

Mara Martellotta

Regione Piemonte protagonista al Salone del libro

La Regione Piemonte è stata protagonista al Salone internazionale del Libro 2026 con una presenza rinnovata, più strutturata e visibile, orientata alla valorizzazione del patrimonio culturale come elemento fondamentale per lo sviluppo, la coesione e la crescita dell’intero territorio.

Innanzitutto, l’Arena Piemonte (Padiglione 2 M01L02) ha cambiato volto. La Regione, tramite la Fondazione Circolo dei lettori, l’ha completamente ripensata. L’allestimento si è evoluto da zona espositiva a luogo contemporaneo di incontro, racconto e produzione culturale, in base ad una precisa scelta strategica: costruire un luogo riconoscibile, aperto, immersivo e autorevole, capace di rappresentare il ruolo che il Piemonte vuole assumere oggi nel panorama culturale nazionale. All’ingresso dell’Arena, un grande libro monumentale e iperrealistico ha accolto i visitatori trasformandosi in una vera e propria architettura sensoriale. Un varco simbolico e fisico che ha introdotto il pubblico in un percorso immersivo fatto di luci, suoni, immagini e contenuti multimediali. All’interno del volume e sui ledwall laterali si è sviluppato il racconto cinematografico e culturale del Piemonte: sequenze di film realizzate sul territorio dialoganti con immagini che attraversano le Alpi, i laghi del Novarese, le colline del Monferrato e le risaie del Vercellese nel corso delle stagioni. Le immagini intrecciavano con le parole di grandi autori che hanno raccontato il Piemonte nelle loro opere – da Natalia Ginzburg a Mark Twain, da Ernest Hemingway a Beppe Fenoglio, da Sibilla Aleramo a Giorgio Bocca, fino a Stendhal e Francesco Petrarca – restituendo il profilo di un territorio capace di generare cultura, immaginario e identità. L’intero spazio è stato concepito per superare una visione puramente istituzionale dell’allestimento fieristico, trasformando l’Arena Piemonte in un luogo vivo e partecipato, capace di mettere in relazione linguaggi culturali diversi, territori, istituzioni, autori e pubblico.

«Abbiamo voluto ripensare completamente l’Arena perché il Piemonte voleva essere ancora più riconoscibile – hanno sostenuto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Cultura Marina Chiarelli – La nuova Arena ha rappresentato una scelta precisa: affermare con forza il ruolo che il Piemonte vuole avere oggi all’interno del sistema culturale nazionale. Abbiamo scelto uno spazio contemporaneo, immersivo e identitario, capace di raccontare una Regione che investe nella cultura come leva strategica di sviluppo, crescita e partecipazione. Uno stand non solo istituzionale o celebrativo, ma un luogo vivo, aperto e dinamico, dove si producono relazioni, confronto e produzione culturale contemporanea. Il nuovo allestimento ha raccontato questa visione: un’Arena pensata per essere immediatamente riconoscibile, capace di parlare linguaggi contemporanei e di restituire al Piemonte una presenza forte e centrale all’interno del Salone del Libro».

Nell’intervento alla conferenza stampa finale, l’assessore Chiarelli ha sostenuto che «la vera forza di questo Salone è stata la capacità di fare sistema. La sinergia costruita tra istituzioni, operatori culturali, editori, territori, partner e tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte ha dimostrato che quando il lavoro viene fatto bene e insieme i risultati arrivano. È questa la differenza che il Piemonte ha voluto dimostrare. Grazie all’investimento della Regione e a una collaborazione sempre più forte tra tutti i soggetti coinvolti, questa edizione ha saputo mettere al centro la cultura, facendo prevalere contenuti, partecipazione e qualità. I numeri confermano una crescita importante del Salone, ma il dato più significativo è vedere migliaia di giovani partecipare agli incontri, confrontarsi e cercare strumenti per interpretare il presente. La cultura non è un settore marginale: è una infrastruttura strategica capace di generare crescita, lavoro, identità e coesione sociale. Il successo di questa edizione, senza polemiche, non rappresenta un punto di arrivo. Da domani – ha concluso – si torna al lavoro per costruire la 39ª edizione con l’ambizione di renderlo ancora più internazionale, partecipato e vicino alle nuove generazioni».

Per il presidente Cirio «ancora una volta il Salone è stato una straordinaria occasione di confronto, libero pensiero e cultura e anche di economia per la nostra città e il nostro Piemonte. Sono cresciuti i visitatori, gli espositori, sono aumentate le adesioni delle scuole e i partecipanti agli eventi: i numeri quindi ci confermano un ennesimo successo e noi, in qualità di soggetti organizzatori attraverso il Circolo dei Lettori, siamo molto soddisfatti, perché sono anche i numeri a certificare l’effettiva portata di un evento, che è a pieno titolo il più grande evento culturale dedicato al libro in Italia e tra i primi in Europa». A una domanda dei giornalisti sulle polemiche politiche il presidente ha risposto che «il Salone è il luogo in cui meglio si realizza ciò che è scritto nella nostra Costituzione, ovvero la garanzia di libertà di pensiero da parte di tutti. E dunque ben vengano le libere opinioni. L’unica cosa che mi ha fatto sorridere – e, ripeto, lo dico sorridendo – è che mai come quest’anno abbiamo assistito a una sfilata di tanti politici della sinistra italiana che sono venuti a far politica al Salone per dirci che non bisogna far politica al Salone. Ma questo è il bello della democrazia».

La Regione ha chiuso l’edizione 2026 con un bilancio estremamente positivo, confermando il proprio ruolo centrale all’interno di uno dei più importanti appuntamenti culturali europei. Gli spazi della Regione, con quasi 200 appuntamenti, si sono confermati i luoghi simbolo del Salone: immersivi e contemporanei, pensati per raccontare il Piemonte attraverso cultura, idee, libri, cinema, memoria, innovazione e nuove generazioni. Un successo la partecipazione di pubblico e un forte interesse su temi che hanno spaziato dalla lettura ai giovani, dall’editoria all’innovazione, dal cinema alla formazione, fino ai territori e alle nuove politiche culturali con filo conduttore la valorizzazione della lettura come strumento di emancipazione e crescita. Un territorio che legge è un territorio che innova e che sa tenere unite le diverse generazioni.

Cosa è successo in Arena Piemonte Spazio Arancio Spazio Argento Spazio Editori piemontesi Nel Padiglione Bookstock è ritornato Nati per Leggere Piemonte, progetto sostenuto dalla Regione e dedicato a bambine e bambini da 0 a 6 anni.

L’impegno della Regione si è tradotto anche in azioni concrete a sostegno dei lettori più giovani. Tornata l’iniziativa del “Buono da leggere“, pensata per avvicinare i ragazzi al mondo del libro e sostenere la filiera editoriale. Sono stati tremila i voucher da 10 euro messi a disposizione dei giovani visitatori, utilizzabili per l’acquisto di libri negli stand, a cui si affiancano i buoni destinati alle scuole: dieci voucher da 10 euro per ogni classe delle scuole dell’infanzia e primarie, fino a esaurimento dei fondi. Si è trattato di un incentivo economico che riflette una scelta politica precisa: investire su chi legge oggi per formare i cittadini consapevoli di domani. Dare agli studenti la possibilità di scegliere, sfogliare e portare a casa un libro significa garantire un fondamentale diritto di cittadinanza culturale.

“Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito”

Al Centro Storico Fiat 

Ha aperto i battenti giovedì 21 maggio  al Centro Storico Fiat, promossa dal MAUTO, la mostra dal titolo “Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito” , a cura di Claudio Giunta e Giovanna Silva con Maurizio Torchio, per rimanere aperta fino al 4 ottobre prossimo.

L’esposizione,  allestita al Centro Storico Fiat , dove venne firmato lo storico accordo che regolava la collaborazione tra Italia e Unione Sovietica  per la realizzazione dello stabilimento AutoVAZ, ripercorre le vicende che permisero alla Fiat di mettere “i sovietici al volante”. Non si trattò soltanto di un episodio di cronaca industriale, ma anche di una delle più  audaci operazioni di diplomazia parallela alla guerra fredda, che chiamò in causa i principali attori internazionali dell’epoca, da Chruščëv a Kosygin, da Kennedy al Segretario della Difesa McNamara.
Sono passati sessanta  anni dalla firma del contratto che regolava la collaborazione tra italiani e sovietici. Il 4 maggio del 1966, su un tavolo tuttora esposto nella sede del Centro Storico Fiat, Vittorio Valletta firmò il protocollo per la costruzione dello stabilimento. L’intesa fu perfezionata ad agosto, quando il presidente della Fiat, accompagnato da Gianni Agnelli, Piero Savoretti e Riccardo Chivino, firmò a Mosca l’Accordo generale per la realizzazione dell’AutoVAZ, alla presenza del Primo ministro Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Tarasov e, poco dopo, iniziarono i lavori per la costruzione della fabbrica.

I materiali conservati negli archivi del Centro Storico Fiat comprendono fotografie, documenti originali,  telegrammi, relazioni tecniche, e raccontano il vasto lavoro di squadra che ha condotto alla costruzione dello stabilimento.
A partire da questa vasta relazione documentale si sviluppa la rilettura e rielaborazione visiva di Giovanna Silva che, in un viaggio di ritorno a Togliatti compiuto nel 2019 con Claudio Giunta, racconta che cosa resta della fabbrica e della città. Giovanna Silva ha fotografato gli edifici, insieme a Claudio Giunta ha intervistato ex operai ed ex dirigenti russi e italiani che lavoravano all’AutoVAZ. Giunta ha poi raccolto memorie familiari e ricostruito la Togliatti e la Torino di sessanta anni fa.

Mara Martellotta

Il cantico dell’umiltà di Giulio Busi

L’intervento di questa domenica alla Casa della Madia ha avuto come ospite Giulio Busi, studioso di cultura ebraica e autore di lavori dedicati a Gesù, al quarto Vangelo e a San Francesco. Il suo racconto non si è limitato a presentare una nuova biografia del santo, ma ha cercato, piuttosto, di restituirci un uomo vivo, concreto, meno chiuso nell’immagine levigata a cui spesso siamo abituati.

Il Francesco che emerge non è soltanto colui che si è già consegnato alla devozione, ma una persona reale, inquieta, radicale, attraversata da una domanda essenziale: che cosa significa vivere davvero il Vangelo?

Giulio Busi parte da un ricordo personale. Racconta che sua madre, ogni sera, gli chiedeva se fosse stato buono e umile. Una domanda semplice, ma capace di rimanere impressa negli anni. A volte, alcune parole ricevute nell’infanzia non si comprendono subito: restano lì, lavorano in silenzio e tornano più avanti, quando la vita chiede di essere riletta con maggiore profondità.

Nel suo libro, “Il cantico dell’umiltà”, San Francesco viene descritto come colui che non compie solo delle gesta esteriori, ma fa molto di più: la sua umiltà è un modo di stare nel mondo. Una scelta che coinvolge il corpo, il denaro, il rapporto con gli altri, con la Chiesa e con se stesso.

Il cuore dell’intervento è proprio questo: Francesco non cerca prima di tutto una teoria sul Vangelo. Non parte da una costruzione dottrinale, né da un sistema teologico. Cerca una strada da percorrere. Per lui il Vangelo non è soltanto un testo da studiare, interpretare o custodire, ma una parola viva, che deve prendere forma nell’esistenza.

Da questa adesione nasce la sua scelta della povertà e Giulio Busi distingue con chiarezza un passaggio importante: prima di Francesco esistevano già la generosità verso i poveri, l’elemosina, la distribuzione di una parte dei beni, ma Francesco introduce qualcosa di diverso, perché non vuole solamente offrire il suo aiuto da una posizione protetta; vuole vivere egli stesso da uomo povero, in mezzo ai tanti poveri.
È una differenza enorme perché significa stare per strada, non avere garanzie, esporsi alla fragilità, rinunciare a quelle difese che normalmente proteggono una persona quali la famiglia, il denaro, il ruolo che si ricopre.

Francesco non nasce povero, anzi viene da un mondo che conosce il commercio, la sicurezza economica e il valore sociale del denaro. Proprio per questo, la sua povertà non è una condizione subita, ma una vera e propria scelta.
Una scelta che si trasforma in testimonianza.

Francesco non cerca una frattura con la Chiesa, tuttavia la sua vita mostra che tra il Vangelo vissuto e il Vangelo amministrato può aprirsi un grosso divario. La radicalità del santo arriva a generare un vero movimento ma, nello stesso tempo, viene vista come troppo scomoda per essere accolta, senza generare trasformazioni.

La Chiesa riesce a riconoscere Francesco e a farne una forza spirituale e pastorale, ma affinché questo avvenga, quella spinta originaria viene ordinata, regolata e resa stabile. Come spesso accade nella storia della Chiesa, tra fedeltà e mediazione si apre uno spazio complesso, nel quale qualcosa viene custodito e qualcosa inevitabilmente cambia.

Per Francesco, tutto questo diventa una via da attraversare: l’umiliazione, la fragilità, l’essere respinto, il non essere riconosciuto non sono soltanto ostacoli da sopportare, ma si trasformano nel luogo in cui l’imitazione di Cristo si fa più concreta.

Il Francesco che emerge dall’intervento di Giulio Busi è quindi meno rassicurante di quello che spesso immaginiamo. Non è soltanto il santo mite, vicino alla natura e agli animali.
È un uomo molto più radicale e per questo anche più scomodo. Un uomo che prende il Vangelo così seriamente da lasciare che la Parola cambi tutto: il suo modo di vivere, di possedere, di parlare, di stare nella Chiesa e di guardare se stesso.

Forse è proprio per questo che san Francesco continua a parlarci: non perché sia facile imitarlo, ma perché ci impedisce di ridurre il cristianesimo a un pensiero edificante o a una devozione serena e priva di turbamenti.

San Francesco ci ricorda che il Vangelo, quando viene preso sul serio, non resta mai soltanto una semplice idea, ma diventa un vero e proprio esempio di vita.

IRENE CANE

Portfolio review: “Il Grande Venerdì di Enzo”

Venerdì 5 giugno, a Torino, fa tappa l’iniziativa promossa dall’Art Directors Club,

Torna venerdì 5 giugno prossimo il “Grande Venerdì di Enzo”, la più grande portfolio review diffuso in tutta Italia e promossa da ADCI – Art Directors Club Italiano, e dedicata alla memoria di Enzo Baldoni. L’iniziativa è giunta alla sua 27esima edizione ed è divenuta negli anni un appuntamento di riferimento per giovani creativi, studenti, freelance, professionisti emergenti, coinvolgendo diverse città italiane e offre do opportunità di confronto de visu con direttori creativi, art director, copywriter, designer e professionisti del mondo della comunicazione. Obiettivo dei grandi venerdì di Enzo, è quello di favorire un momento concreto d’incontro fra l’industria creativa e le nuove generazioni, offrendo ai partecipanti la possibilità di presentare il proprio portfolio, ricevere feedback qualificati e costruiranno e opportunità di crescita e networking.

“Grazie all’energia dei nostri local ambassador, la più grande review portfolio d’Italia, rappresenta un momento di incontro fra sguardi e sogni, il luogo dove tutto è possibile e nascono nuove storie di successo – commenta Angela Pastore, consigliera e coordinatrice local ambassador ADCI”.

La grande novità di quest’anno riguarda la partnership con TUCANO, storico brand italiano che ha recentemente celebrato, come ADCI, il traguardo dei quarant’anni. Da sempre simbolo di design funzionale e contemporaneo, TUCANO si distingue per i suoi prodotti d’accompagnamento alla vita urbana e professionale.

“Quando abbiamo fondato TUCANO – spiega il fondatore e CEO di TUCANO, Franco Luini – l’idea era di accompagnare le persone nei luoghi in cui nascono le idee, proteggendo gli strumenti con cui lavorano, creano e si raccontano. Per questo siamo felici di essere portfolio partner de ‘Il Grande Venerdì di Enzo’, perché il portfolio non è solo un contenitore di progetti, ma passaporto professionale di ogni creativo. Incontrare ADCI, con cui condividiamo radici milanesi, una storia iniziata nel medesimo anno e una visione aperta al mondo, significa sostenere concretamente il talento e l’eccellenza italiana”.

“Il grande venerdì di Enzo” nasce per ricordare l’apporto generoso di Enzo Baldoni, copywriter e giornalista, che dedicava ogni venerdì il suo tempo alla revisione dei portfolio dei giovani creativi, dando loro consigli preziosi per mettere a fuoco il loro talento. Nel 2004, Baldoni scompare in Iraq. La sua scomparsa ha colpito profondamente il mondo della creatività e della comunicazione, perché con il suo sorriso e la sua voglia di vivere, era riuscito a contagiare negli anni generazioni s generazioni di giovani, avvicinandoli alla dimensione creativa. Ancora oggi, “Il grande venerdì di Enzo” rappresenta uno dei principali mentorship del settore creativo italiano, grazie al coinvolgimento volontario di centinaia di professionisti, soci ADCI che mettono a disposizione il loro tempo e le loro esperienze.

Mara Martellotta

L’ex tricolore Diego Rosa svetta alla GF Musiné

Successo pieno per la sesta edizione della Granfondo Musiné ospitata nel bellissimo borgo torinese di Caselette. La quarta tappa del circuito Nord Ovest MTB ha visto i tantissimi biker gareggiare in un clima tipicamente primaverile, temperature che hanno favorito la battaglia in mezzo al gruppo per accaparrarsi non solo le prime posizioni assolute, ma anche quelle di categoria fondamentali per la challenge.

Vittoria di un ex pro’ su strada ma anche ex campione d’Italia marathon sul percorso principale di 37 km per 1.450 metri. Il suo nome è Diego Rosa, portacolori del Fol Racing Team che in 1h148’48” si è lasciato alle spalle Davide Pinato (Boscaro Racing Team, la società organizzatrice) a 1’45” e il campione uscente Adriano Caratide (Leynicese Racing Team) a 3’17”. Quanto ancora per il Leynicese Giorgio Francisco a 4’43”, a 4’52” ha chiuso quinto Davide Clerici (Boscaro Racing Team).

Un nome di prestigio sul gradino più alto del podio femminile: Bettina Janas, tedesca della Sportograf.com già vincitrice della GF Muretto di Alassio, che in 2h24’34” ha prevalso per 4’51” su Giulia Challancin (Team Trisports VDA), terza Erika Nitelli (Polito Cycling) a 7’43”.

La gara allestita dal Boscaro Racing Team ha goduto del patrocinio dei Comuni interessati dal percorso: Caselette, Almese e Rubiana. Tanti coloro che a vario titolo hanno collaborato all’evento, tra associazioni, sponsor e soprattutto i volontari sparsi sul tracciato. La storia della Granfondo Musiné continua e aspira a sempre maggiori traguardi.

A Bagnolo Piemonte in mostra la Filiera delle Cave delle Valli Pellice e Infernotto

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A Bagnolo Piemonte, Pietra Tec, la Fiera della pietra e della meccanizzazione, inaugura dal 21 al 24 maggio l’edizione 202, consolidando l’area espositiva dedicata alle attrezzature e alle lavorazioni di un settore produttivo grazie al quale il territorio al confine tra il Pinerolese e il Saluzzese ha costruito il suo benessere economico. Anche se si svolge in provincia di Cuneo, la manifestazione Pietra Tec, ideata dalla Pro Loco di Bagnolo Piemonte, in collaborazione con ,’amministrazione comunale, è patrocinata dalla Città metropolitana di Torino, in considerazione della presenza di molti operatori provenienti dai comuni di Viviana e Luserna San Giovanni.

L’evento è in programma da giovedì 21 a domenica 24 maggio nell’area Expo Tecnica, in piazza Senatore Paire, dalle 10 alle 23. Dalle 10 alle 17.30 sarà visitabile su prenotazione e gratuitamente il padiglione Pietra Tec, che rappresenta una vetrina molto importante per il territorio montano e pedemontano dell’evasione Pellice e Infernotto. Sarà presente anche un’area food in piazza Divisione Alpini, e quella per i bambini in piazza San Pietro, che completano le proposte di una rassegna commerciale che vuole essere anche una festa di paese capace di confermare il legame inscindibile con l’attività delle cave che ha reso Bagnolo, Viviana e Luserna San Giovanni famose in tutto il mondo.

L’inaugurazione ufficiale avverrà alle 10.30 di giovedì 21 maggio, nella piazza del Municipio. Nel palazzo Comunale e nel Pietra Tec, sia nel giorno inaugurale sia sabato 23 maggio, saranno in programma incontri per gli allievi degli istituti per geometri e scuole professionali, a cui saranno illustrate le opportunità professionali del settore. Incontri sul tema “progettare con la pietra”, in pieghi storici e contemporanei di una materia sostenibile, saranno affidati a architetti e ingegneri, da giovedì 21 a sabato 23 maggio presso Pietra Tec. Sono anche in programma visite guidate alle cave storiche incastonate nelle montagne, programmate con partenza dal Pietra Tec, alle 14.15, in tutte e quattro le giornate di manifestazione.

Info e prenotazioni: contattare la Pro Loco Bagnolo al numero 328 6979118 o agli infopoint di piazza Senatore Paire e di piazza del Municipio.

Dettagli della manifestazione consultabili sul sito www.pietratec.it

Mara Martellotta

I quattro piemontesi della Flotilla

Tra i partecipanti alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza ci sono anche quattro persone provenienti dal Piemonte. Il gruppo fa parte di una mobilitazione internazionale nata con l’obiettivo di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese e denunciare il blocco della Striscia.

Tra loro c’è Adriano Veneziani, torinese di trent’anni, già impegnato in precedenti iniziative della Flotilla. Insieme a Gabriele Gardini e Daniele Gallina si trovava a bordo di una delle imbarcazioni fermate dalle autorità israeliane durante il viaggio nel Mediterraneo.

La quarta attivista è Leonarda Alberizia, pensionata originaria dell’Astigiano, che partecipava invece al convoglio terrestre organizzato per raggiungere Gaza attraversando il Nord Africa. Il gruppo è stato bloccato in Libia, nella zona di Sirte, da forze legate al generale Haftar.

Adriano Veneziani è stato fermato nel blitz israeliano a largo di Cipro in acque internazionali e portato al porto di Ashdod. Sono al sicuro gli altri 3 torinesi