ilTorinese

Il Piemonte alla 79esima edizione del Festival di Cannes

Il Piemonte è  protagonista alla settantanovesima edizione del Festival di Cannes con istituzioni, produttori e progetti sostenuti dal territorio e due eventi di promozione nazionale e internazionale.

Il primo appuntamento con il Piemonte Film Network è  presso l’italian Pavillon organizzato da Film Commission Torino Piemonte, il secondo è organizzato da CeiPiemonte su incarico e con il  supporto di Regione Piemonte  e entrambi sostenuti dalla Fondazione Compagnia di San Paolo per presentare fondi, eccellenze e servizi che il territorio mette a disposizione del settore nazionale e internazionale dell’audiovisivo.

“L’Age d’or”, il film di apertura di Cannes Classics, coprodotto dalla torinese Graffiti Film, è  stato realizzato in Piemonte la scorsa primavera ed è il risultato  di un grande valore che si unisce alla delegazione di professionisti e produttori piemontesi presenti sulla Croisette, a conferma della solidità del sistema audiovisivo regionale e della sua capacità di attrarre produzioni internazionali di primo piano.

Tra i progetti sostenuti da FCTP figura anche il cortometraggio “Torino Shadow”, coprodotto dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Jia Zhang Ke, in selezione a Cannes Classics, oltre alla presenza  al Marché  du Film  di “Ting”, un dark fantasy  diretto da Maximilien Dejoie selezionato al Fantastic 7 del Festival di Cannes.

Il Piemonte rinnova così la sua presenza al Marché  du Film, iniziativa di riferimento per gli operatori della filiera cinematografica e audiovisiva internazionale, che si tiene contemporaneamente al Festival di Cannes, con uno stand finanziato dalla Regione Piemonte, in grado di promuovere l’ecosistema regionale del cinema e della creatività digitale.

La partecipazione del Piemonte al Marché  du Film rientra nell’ambito delle attività volte all’internazionalizzazione sostenute dalla Regione Piemonte per la promozione del cinema piemontese, con una particolare attenzione alla produzione cinematografica e alla valorizzazione dell’eccellenza della filiera regionale del cinema e dell’audiovisivo.

Per tutta la durata di Marché du Film lo stand del Piemonte sarà un punto di riferimento per la promozione dell’ecosistema regionale del cinema e della creatività digitale e un luogo di incontro per le aziende piemontesi partecipanti, che sono attive in ambiti che spaziano dalla produzione i dipendente alla post produzione audio, dalla musica all’animazione, fino alla produzione live action, con produttori, distributori, sales agent, broadcaster, piattaforme streaming , buyer e investitori internazionali.

Il film “L’Age d’or” è  stato girato tra Piemonte e Francia, con il sostegno del bando regionale Piemonte Film TV Fund e di Film Commission Torino Piemonte. Il regista è  Bérenger Thouin ed è  stato coprodotto dalla torinese Graffiti Film di Enrica Capra. È  stato scelto quale film di apertura di Cannes Classics e presentato in anteprima mondiale presso la Sala Agnés Varda il 14 maggio scorso. La medesima sezione ha scelto di proporre il cortometraggio “Torino Shadow”, realizzato anch’esso con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte Filmine e con le torinesi Malfé Fiom e Filmine, impegnati sul set come production service. Il cortometraggio verrà presentato in anteprima il prossimo 19 maggio.

Nel concorso ufficiale,  tra i titoli in lizza per la Palma d’Oro, spicca anche il lungometraggio francese “La vie d’une femme” diretto da Charline Bourgeois Tacquet, che ha avuto alcuni giorni di riprese nell’autunno scorso a Torino , con il sostegno  di Film Commission Torino Piemonte.

Il Marché du Film di Cannes vedrà anche come protagonista il lungometraggio di prossima uscita  “Ting”, una dark fantasy diretta da Maximilien Dejoie, realizzato in Piemonte pochi mesi fa con il contributo del Piemonte Film TV Fund e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte , unico selezionato al Fantastic 7 del Festival di Cannes.

A Cannes, a conferma della vitalità del comparto produttivo piemontese e della dimensione internazionale raggiunta dalle varie società sul territorio,  si può  citare la presenza della società  Imago VFX, che ha curato l’intera post produzione di “Les Roches rouges” del regista francese Bruno Dumont , oltre a Redibis Fiom, che ha coprodotto  il lungometraggio “Roma elettrica”, diretto da Bertrand Mandico.

Mara Martellotta

Una insolita crostata alla crema di mele

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Le torte di mele, declinate in numerosissime varianti, non deludono proprio mai…Provate questa insolita e squisita crostata, il suo cremoso ripieno vi conquisterà!

Ingredienti

Frolla: 180gr. di farina, 100gr. di burro, 60gr. di zucchero, 2 tuorli, un pizzico di sale.

Farcia: 4 grosse mele Renette, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 2 cucchiai di zucchero, 100gr. di cioccolato amaro 70%, un pizzico di cannella

Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti, avvolgere in pellicola e far riposare in frigo per 30 minuti.
Pelare e tagliare 3 mele a tocchetti, cuocere con il vino, lo zucchero e la cannella sino a quando si saranno spappolate. Lasciar intiepidire e aggiungere mescolando il cioccolato.

Stendere la frolla in una teglia rotonda foderata con carta forno, bucherellare il fondo e riempire con la crema di mele. Affettare la mela rimasta, spruzzarla con il succo del limone e posarla sulla crema, cospargere con un poco di zucchero. Cuocere in forno statico a 220 gradi per 45 minuti.

Paperita Patty

Salute mentale: l’Asl TO5 punta sulla riabilitazione psichiatrica

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Nuove professioniste nei servizi territoriali e ospedalieri per rafforzare presa in carico

La salute mentale è una componente essenziale del benessere complessivo della persona: non un ambito separato, ma una dimensione che attraversa ogni percorso di cura e ne determina qualità ed esiti. È uno spazio complesso, dove ogni persona porta una storia diversa e irripetibile, la diversità diventa risorsa, punto di partenza per costruire percorsi di cura autentici.

È dentro questa visione che si inserisce il contributo di Giulia Apa e Serena Bailon, tecniche della riabilitazione psichiatrica neoassunte all’Asl TO5: due giovani professioniste che hanno scelto di lavorare ogni giorno accanto alla fragilità, con l’obiettivo di restituire senso, continuità e prospettiva ai percorsi di vita delle persone.

Il 1° marzo 2026 l’Asl TO5 è stata tra le prime in Piemonte a inserire questa figura professionale nel proprio organico in modo permanente: una figura altamente specializzata, capace di coniugare approcci evidence based con una forte attenzione alla dimensione relazionale e alla dignità della persona, costruendo percorsi riabilitativi che coinvolgono non solo il paziente, ma anche la famiglia e il contesto di vita. Un lavoro che si muove nel solco della psichiatria di comunità, orientato alla recovery e all’empowerment.

Le due professioniste sono state inserite all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Santa Croce di Moncalieri e nei Centri di Salute Mentale dei distretti Chieri – Carmagnola e Moncalieri – Nichelino, contribuendo concretamente a rafforzare quel “ponte” tra ospedale e territorio che rappresenta uno degli snodi fondamentali della presa in carico.

«Stiamo raccogliendo la sfida dell’innovazione, portando modelli riabilitativi di comprovata efficacia ma ancora poco diffusi nella pratica quotidiana – spiegano Apa e Bailon – In SPDC realizziamo interventi cognitivo-comportamentali individuali e di gruppo per aiutare i pazienti a dare senso alla crisi, lavorando sulla consapevolezza di malattia e sulla prevenzione delle ricadute».

Un approccio che mette al centro la persona anche nei momenti più delicati: «Nelle situazioni di urgenza utilizziamo tecniche di de-escalation, ampliando gli spazi di ascolto e accoglienza. L’obiettivo è sostenere percorsi di recovery che non si esauriscano nella fase acuta, ma che permettano di seminare continuità terapeutica».

In pochi mesi dall’ingresso in servizio, il contributo delle due professioniste ha già prodotto un’evoluzione concreta nelle attività, grazie anche all’integrazione con le equipe multidisciplinari e al rafforzamento delle reti territoriali.

«Quello che abbiamo avviato è solo l’inizio: vogliamo continuare a costruire percorsi che aiutino le persone a definire e raggiungere i propri obiettivi di vita, trasformando anche la crisi in un’opportunità di consapevolezza e crescita», hanno ancora sottolineato le due tecniche della riabilitazione psichiatrica.

L’assunzione di queste due nuove figure è stata resa possibile grazie al lavoro congiunto tra la Direzione Aziendale, la Direzione delle Professioni Sanitarie e il dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze: «L’integrazione delle dottoresse Giulia Apa e Serena Bailon nel nostro organico – spiega il direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Fabrizio Starace – non rappresenta soltanto un potenziamento numerico, ma un preciso segnale di rinnovamento metodologico e culturale per l’intero Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl TO5. Stiamo integrando modelli riabilitativi che superino la logica della sola gestione della crisi per abbracciare un progetto di vita completo. È un passo decisivo verso una psichiatria di comunità moderna, capace di coniugare rigore scientifico e vicinanza umana».

«Le professioni sanitarie si arricchiscono di professioniste di profili che ad oggi non erano presenti in Azienda; questo dà ulteriore valore alla nostra mission e vision verso nuovi modelli organizzativo – assistenziali», aggiunge Gerardina Tartaglia, dirigente della Direzione delle professioni sanitarie.

«L’ingresso dei tecnici della riabilitazione psichiatrica rappresenta un passo importante per la nostra Azienda – dichiara il Direttore Generale dell’Asl TO5, Bruno Osella – Investire in professionalità giovani e altamente qualificate significa rafforzare la capacità del sistema di rispondere in modo sempre più efficace e umano ai bisogni di salute mentale. È anche attraverso queste scelte che costruiamo una sanità pubblica più vicina alle persone, capace di innovare e di prendersi cura della complessità».

«Quello dell’Asl TO5 è un segnale importante di attenzione verso una salute mentale sempre più orientata alla presa in carico globale della persona – sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – Investire in nuove professionalità e in modelli di cura fondati sulla continuità tra ospedale e territorio significa rafforzare la capacità del sistema sanitario di accompagnare i pazienti nei percorsi di recovery, valorizzando relazione, ascolto e inclusione. Esperienze come questa dimostrano come la sanità pubblica possa innovare non solo attraverso la tecnologia, ma anche attraverso competenze capaci di costruire percorsi di cura più vicini ai bisogni delle persone e delle loro famiglie».

Chieri, 14 maggio 2026

nella foto (da sx): il direttore di Dipartimento Fabrizio Starace, le tecniche della riabilitazione psichiatrica Giulia Apa e Serena Bailon e il responsabile area dipartimento del comparto Angelo Scalici

“Abbiamo un mondo in Comune”. La Città premia la cooperazione sociale

 

Sono stati premiati ieri, dal sindaco Stefano Lo Russo, nello stand della Città di Torino e della Città metropolitana di Torino al Salone Internazionale del Libro, i progetti vincitori della terza edizione del Premio “Abbiamo un mondo in Comune”, istituito nel 2022 dalla Città di Torino in memoria di Maurizio Baradello, Aurelio Catalano e Anna Tornoni, tre suoi dirigenti scomparsi prematuramente e protagonisti della scena pubblica torinese nello sviluppo di attività di solidarietà internazionale e di iniziative per la pace.

Tre le sezioni del premio che si propone di diffondere la conoscenza di buone pratiche innovative e di successo per valorizzare progetti di cooperazione internazionale realizzati dai differenti attori della cooperazione per lo sviluppo. Questa edizione ha incoraggiato, in particolare, progetti che contribuiscono a diffondere una cultura ambientale e uno sviluppo sostenibile, unico approccio possibile per salvare il mondo dal consumare sé stesso. I progetti vincitori evidenziano come siano i più giovani ad apportare quella dimensione di creatività utile a innescare il cambiamento.

“Sono particolarmente contento di consegnare questo premio, in occasione del Salone Internazionale del Libro. Sono qui in qualità di Sindaco e Vicepresidente Anci con delega alla Cooperazione Internazionale e ho conosciuto personalmente i tre dirigenti comunali cui è dedicato, avendo l’opportunità di lavorare con loro e di vedere da vicino il valore aggiunto che hanno saputo rappresentare per l’amministrazione comunale e per Torino. La cooperazione internazionale sta vivendo una stagione importante che vede le città attive protagoniste e anche per questo dedicare a Maurizio Baradello, Aurelio Catalano e Anna Tornoni un riconoscimento per progetti di cooperazione internazionale è davvero un bel segnale” ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo.

Il premio Aurelio Catalano è stato riconosciuto a ENGIM ETS per il progetto “FIL. Formazione, Impresa e Lavoro per promuovere lo sviluppo inclusivo e sostenibile”, in Mali. Il premio Maurizio Baradello è andato al Comune di San Nazzaro Sesia per il progetto “Abe Hebo-Kò. Il percorso del riso per collegare genti lontane in fraternità”, in Costa d’Avorio. Il premio Anna Tornoni a CISV ETS per il progetto “PROVIVES. Programma di Valorizzazione dell’Impresa Verde e Sociale per l’innovazione, la crescita e il lavoro”, in Senegal.

Tra gli intervenuti Dario Delbò, sindaco di San Nazzaro Sesia, Mara Costanzo, Desk Senegal, Responsabile progetti di mobilità internazionale, ENGIM ETS e Michele Vaglio Iori, Presidente CISV ETS. Presenti in sala i familiari dei tre dirigenti a cui è dedicato il premio.

Note biografiche

Aurelio Catalano è stato dirigente della Regione Piemonte, direttore generale della Provincia di Torino e direttore della Divisione Politiche giovanili e Cooperazione internazionale e Pace della Città di Torino dal 2001 al 2004. Ha posto le basi per una nuova stagione di relazioni internazionali orientata alla cooperazione città-città, favorendo accordi di partenariato con Scutari (Albania), Breza (Bosnia), Campo Grande e Salvador de Bahia (Brasile), Ouagadougou (Burkina Faso), Praia (Capo Verde) e Kragujevac (Serbia). Insieme ad altri attori della cooperazione operanti a Torino è stato un dinamico promotore del programma ‘100 città per 100 progetti Italia-Brasile’, nato per appoggiare le politiche di decentramento amministrativo attraverso una rete di istituzioni locali italiane e brasiliane.

Maurizio Baradello, successore di Aurelio Catalano, ha guidato il Settore Cooperazione internazionale e Pace della Città dal 2004 al 2015, quando ha iniziato il suo impegno di parlamentare presso la Camera dei Deputati. Ha ampliato le partnership istituzionali e dato impulso all’organizzazione di grandi eventi di cooperazione e per la pace: dalla Tregua Olimpica (2005) sino al Forum mondiale sullo sviluppo locale dell’UNDP organizzato a Torino nel 2015, trasformando un partenariato essenzialmente basato sui Tavoli-città (luoghi di concertazione tra organizzazioni della società civile, aziende partecipate, enti locali) in un’azione legata a progetti cofinanziati da istituzioni regionali, nazionali ed europee, direttamente gestiti dalla Città di Torino in qualità di capofila o di partner pubblico. Anche nel periodo in cui ha diretto il Comitato Ostensione Sindone ha sempre avuto a cuore le possibili sinergie tra i due ambiti, arrivando a promuovere progetti di cooperazione allo sviluppo in partenariato con la Custodia di Terra Santa.

Anna Tornoni ha diretto il Settore Cooperazione internazionale e Pace dal 2017 al 2020, dopo averlo precedentemente seguito, sotto il profilo amministrativo-contabile, in qualità di dirigente, e poi di direttrice, dei Servizi finanziari. Ha unito competenza e professionalità a una spiccata capacità di relazionarsi con le persone, assumendo incarichi di vertice in molte Divisioni dell’amministrazione comunale (finanze, appalti, decentramento, politiche giovanili e pari opportunità). La sua ultima missione è stata nei Territori Palestinesi, dove ha guidato una delegazione per il monitoraggio di un importante progetto Torino-Betlemme sulle energie rinnovabili. Il premio è dedicato a lei e alla sua visione in materia di sostenibilità finanziaria come fattore di sviluppo sostenibile, ed è destinato agli attori della cooperazione che hanno elaborato progetti innovativi e di impatto nel campo della finanza sostenibile, economia circolare, micro credito e ogni altra forma di cooperazione economico-finanziaria.

TorinoClick

 

Dal Grande Torino al Toro del 1976: lo stesso spirito granata!

 

Ci sono squadre che vincono e squadre che diventano leggenda. Il Torino Football Club del Grande Torino e quello campione d’Italia nel 1976 sono uniti da qualcosa che va oltre i trofei: il carattere.
Il Grande Torino degli anni Quaranta dominava il calcio italiano con gioco spettacolare, forza collettiva e campioni entrati nella storia come Valentino Mazzola. La tragedia di Superga air disaster fermò quella squadra immortale, ma non cancellò la sua eredità.
Ventisette anni dopo, il Torino tornò sul tetto d’Italia. Il Toro del 1976, guidato da Paolo Pulici e Francesco Graziani, conquistò uno scudetto costruito sul gruppo, sul sacrificio e sull’orgoglio operaio della città di Torino.
A legare quelle due squadre non sono soltanto i colori granata, ma l’identità: il coraggio, l’attaccamento alla maglia e la capacità di emozionare il proprio popolo. Il Grande Torino rappresentava un sogno interrotto; il Toro del 1976 fu la prova che quello spirito non era mai scomparso.
Per questo, nella memoria dei tifosi, le due squadre parlano la stessa lingua: quella del cuore granata.

Enzo Grassano

Collegno Fol Fest: “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”

Dal 4 all’8 giugno, al Parco della Certosa

Nel 1926 a Collegno un uomo approda senza nome,  senza passato, senza memoria. Cent’anni dopo negli stessi spazi che furono manicomio, una città intera decide di ricordare con il Fol Fest, giunto alla sua quinta edizione, che si svolgerà dal 4 all’8 giugno prossimo e che trasformerà la Certosa Reale e l’ex ospedale psichiatrico in una festa diffusa dedicata a salute mentale, inclusione e cultura.  Saranno cinque giorni contraddistinti da cinquanta appuntamenti, che seguiranno il fil rouge dal titolo “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdere per ritrovarsi”.

Cuore pulsante del festival sarà l’Orto che Cura, giardino rigenerato e centro diurno per persone fragili, che diventa libreria all’aperto, agorà di incontri, palco per concerti Rock’n Fol e Bistrorto gestito dalla cooperativa Margine.

Il programma serale al Chiostro rappresenta una vera e propria piazza delle idee. Giovedì 4 giugno il filosofo Umberto Galimberti aprirà la rassegna con “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un’urgente riflessione su etica ed educazione nell’epoca della risonanza emotiva smarrita. Venerdì 5 giugno parlerà  della Fisica delle emozioni il professore del web Vincenzo Schettini. Si tratta di uno spettacolo che usa leggi delle fisica ed esperimenti dal vivo per raccontare ciò che proviamo nella nostra interiorità.  Sabato 6 giugno vi sarà  l’anteprima nazionale di ‘IO sono un errore’, che unisce la voce e le canzoni di Mauro Ermanno Giovanardi alle parole di Andrea Scanzi in un teatro canzone postmoderno su follia, diversità, identità e memoria. Domenica 7 giugno, già sold out, Carlo Lucarelli riapre il caso con la vicenda dello smemorato di Collegno, a metà tra noir, storia e nuove ricerche sul territorio. Lunedì 8 giugno, Matteo Saudino, Barbasophia, e Giua, chiuderanno il festival con Anime Fragili, un viaggio filosofico-musicale che condurrà Platone e Aristotele nel cuore delle fragilità contemporanee.

La psichiatria tornerà nei suoi luoghi attraverso tavole rotonde su esordi psicotici, etnopsichiatria, adolescenza “onlife”, giustizia riparativa e diritto alla salute mentale, accanto a esperienze immersive di realtà virtuale dedicate a memoria, fobie e stress grazie al lavoro dell’ASL TO 3. La libreria Fol Fest porterà giovani narratori a dialogare don voci come Silvia Jop, Marco Buonacossa, Violetta Bellocchio, Piero Cipriani, Alessandro Perissinotto, ospitando la prima edizione del premio letterario “Collegno Fol Fest”, in collaborazione con la Scuola Holden, con racconti inediti su memoria e identità smarrite.

Collegno Fol Fest è ideato e promosso da Città di Collegno, ASL TO 3, ARCI Valle Susa Pinerolo APS, Cooperativa Il Margine – Orto che Cura e Lavanderia a Vapore, con il sostegno della Città di Collegno e il patrocinio di UniVerso, programma culturale dell’Università degli Studi di Torino.

Collegno Fol Fest 2026 – 4-8 giugno “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”.

Info: www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta

Vino e gusto a Bavinum 2026

Sabato 23 maggio, a partire dalle ore 18:30, torna uno degli appuntamenti più attesi della primavera sul Lago Maggiore: la VII edizione di Bavinum, una serata dedicata alla scoperta del vino e delle eccellenze gastronomiche del territorio.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/non-solo-vino-le-eccellenze-del-territorio-bavinum-2026

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Quaglino nuovo Plutarco delle vite parallele che si incontrano – Cavour e Roma capitale – Ugo Pero e il logo del Salone – Paolo Granzotto dieci anni dopo – Lettere

Quaglino nuovo Plutarco delle vite parallele che si incontrano
Il prof . Pietro Quaglino è ordinario di Dermatologia  all’ Università di Torino e direttore della clinica universitaria che i vecchi torinesi identificavano con il San Lazzaro. E’ uno scienziato con centinaia di pubblicazioni. Recentemente ha pubblicato il libro “Incroci di strade – Incroci di storie“ edito da Laterza. Gli incroci sono quelli delle vie torinesi che Quaglino rende vive, facendo interloquire i personaggi a cui esse sono dedicate. Plutarco ci raccontò le vite parallele destinate a non incontrarsi mai. Quaglino riesce a  farle incontrare, anche se tra Vittorio Emanuele II e il giudice Falcone non ci fu rapporto di sorta per evidenti ragioni temporali.
La fantasia dell’autore, pur ancorata ad una robusta cultura storica, riesce a compiere il miracolo. E così accade per tanti altri personaggi che hanno posto nella toponomastica torinese. Quaglino è un grande innamorato di Torino e con l’aiuto delle sue due figlie, ha messo su un libro che merita di essere letto . La brillante prefazione di Guido Curto illustra bene il senso dell’opera. Sono tanti i medici scrittori , da Carlo Levi a Tobino ,ma Quaglino è  innanzi tutto un uomo fuori ordinanza a cui da storico concedo la libertà  di inserire la fantasia nella storia che così rinasce a nuova vita. La storia è spesso vulnerata dalle visioni ideologiche, Quaglino crede in grandi valori” non negoziabili”, ma non è mai irrigidito sulle vulgate che sono estranee agli scienziati. E’ innamorato della città come lo fu Mario Soldati.
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Cavour e Roma capitale
Giovedì ho presentato al Salone del libro di Torino il volume “Da Cavour alla Repubblica” edito da Pedrini , l’editore amico, figlio di un mio altro grande amico, Ennio Pedrini senior, che fu anche editore dei settimanali su cui feci il mio apprendistato giornalistico prima del 1968, quando entrai nell’Ordine  dei giornalisti di cui temo di essere ormai diventato un decano che però continua a scrivere. Carmine Festa, redattore capo del Corriere della sera, a cui collaboro da parecchi anni, è stato un mio  validissimo e colto interlocutore.
Il libro mette in evidenza anche  un aspetto storicamente  non secondario, pubblicando il testo del discorso  di Cavour su Roma capitale. Non ho avuto modo di dirlo perché il discorso ha seguito una piega diversa (i temi del libro sono moltissimi perché riguardano un secolo e mezzo di storia). Il tema riguarda Cavour, accusato da certi dilettanti di una storiografia superficiale e non documentata  di volersi limitare ad  un regno del Nord Italia . Un’accusa sciocca perché il gran Conte voleva Roma capitale e anche il suo ruolo a sostegno della spedizione dei Mille di Garibaldi fu fondamentale, malgrado le necessarie prudenze diplomatiche . I buoni rapporti con l’Inghilterra ,decisiva per l’impresa garibaldina in Sicilia, furono creati dal “gioco di squadra” Cavour, Vittorio Emanuele e d’Azeglio.
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Ugo Pero e il logo del Salone
Viene sempre ricordato Armando Testa come autore del primo logo, poi sostituito, del Salone del libro. L’attuale logo è opera dell’agenzia fondata da Ugo Pero, un creativo colto che seppe ritirarsi nei tempi giusti  per vivere una vita serena. Pero che ho conosciuto e frequentato  e che ricordo come un saggio, va citato  anche perché ha fatto tanto altro.
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Paolo Granzotto dieci anni dopo
Sono esattamente dieci anni che è mancato Paolo Granzotto giornalista libero , senza collare , come scrissi quando mancò. Era figlio d’arte, ma  lui fu tanto diverso  da suo padre Gianni, irrigidito in ruoli ufficiali che lo resero  sempre compassato e, per molti anni in Rai, anche un po‘ conformista. Paolo invece era fuori dagli schemi, amava la battuta ed era ironico e spesso graffiante. Sposò Sanzia Ghislieri, discendente dell’unico papa piemontese, Pio V, e si stabilì in una casa di via Cesare Balbo affacciata sul Po dove Paolo coltivava anche piante da frutto. Testimone del suo matrimonio fu Mario Soldati e quindi il nostro rapporto fu anche legato alla nostra amicizia comune. Amava tantissimo il suo cagnolino, a tal punto da farsi ritrarre insieme a lui per la fotografia inserita nella sua bella ed arguta rubrica sul “Giornale“ di cui fu vicedirettore con Indro  Montanelli  direttore che, quando venne al Centro “Pannunzio“ nel 1988 e nel 1991 si fece sempre accompagnare da Paolo. Altri hanno vantato di aver accompagnato Indro in quelle occasioni, ma hanno scritto il falso, pur  di offendermi personalmente. Paolo era l’uomo di fiducia di Indro, anche se nel 1994, quando Berlusconi mise Montanelli nella  condizione di andarsene, rimase al Giornale soprattutto perché non voleva andare con la cattiva compagnia che seguì Montanelli.
Ho conosciuto  abbastanza Paolo per dire che non  fu un berlusconiano, ma un liberale vero per stile e cultura che poteva apprezzare Enzo Ghigo, ma  non poteva andare oltre.  Egli fu un anticonformista a tutto tondo, incapace di piegarsi alla vulgata radical – chic  sempre così presente a Torino, da molto tempo non più città operaia e non più città borghese.
Nel 1999 fondò a Torino “ Il giornale del Piemonte” che con lui direttore divenne una voce autorevole nel panorama giornalistico subalpino. Senza di lui quel quotidiano incominciò a decadere fino a diventare  un semplice raccoglitore pubblicitario o poco più. Nel 2006 ricordammo insieme a Torino Oriana Fallaci. Nel 2011 su mia richiesta coordinò il convegno nazionale tenutosi al Teatro Carignano per i  150 anni dell’ Unità d’ Italia promosso dall’Accademia italiana della Cucina. Paolo amava la storia, specie quella antica, e tra i suoi libri  importanti resta una trilogia omerica. Scrisse anche una bella biografia di Montanelli, incredibilmente premiata a Capalbio, centro del peggiore vippume vacanziero. Non l’ho frequentato abbastanza e mi rammarico di questo  perché avrei potuto imparare molto da lui . Era un gran signore di delicati e alti sentimenti oltre che un giornalista con una penna a volte “cattiva”, ma sempre onesta. Era diventato torinese per amore di Sanzia , ma non si adattò  mai al grigiore di una certa Torino  perbenista e sinistrorsa che ha il suo epicentro nel Museo egizio e si ritrova in certi salotti che lui considerava “intriganti  tinelli” . E’ stato un maestro di giornalismo e di vita che, a dieci anni dalla sua morte, ci  rivela l’arte di  un mestiere che non può mai  allinearsi al potere in nome del quieto vivere. Paolo seppe steccare nel coro e pago ‘ anche le conseguenze di una linearità  mai ostentata , ma sempre vissuta con grande onestà intellettuale.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Umberto II di Savoia, chi ha ragione?
Allora, gentile professore Quaglieni, chi ha ragione su Umberto II ?  Lei, Cardini, Barberis, Oliva o Denis Mack Smith? Appena ho letto su “il Torinese” il suo Commento su Umberto II di Savoia salito al trono il 9 maggio di 80 anni fa, ho ripreso in archivio due interviste sui Savoia rilasciate due anni fa a La Stampa da Franco Cardini e da Walter Barberis, pochi giorni dopo la morte di Vittorio Emanuele di Savoia. Ebbene, Lei parla benissimo di Umberto II eppure altri autorevoli storici lo trattano decisamente male. O lei esagera o gli altri storici sono troppo cattivi nei confronti dell’ultimo Re d’Italia. Per esempio, in sintesi, lo storico del Medioevo Franco Cardini scrive: “mi sento profondamente ostile alla dinastia sabauda e non al solo Vittorio Emanuele III per le leggi razziali del 1938…. A proposito del “Re di Maggio”, Umberto II, meglio è tacere per carità di patria”. (intervista a La Stampa il 7 febbraio 2024). Walter Barberis, storico di professione e presidente dell’editrice Einaudi ha scritto: “Vittorio Emanuele III non ferma la marcia di Mussolini su Roma, firma le leggi razziali, abbandona l’Italia a se stessa: una caricatura e poi la dinastia è finita. Umberto II è un personaggio da café chantant”. (intervista a La Stampa 8-2-2024). Alessandro Barbero, credo che sui Savoia la pensi più o meno come Cardini. Decisamente meglio invece lo storico e giornalista Gianni Oliva che nel suo libro “I Savoia, Novecento anni di una dinastia” scrive a proposito di Umberto II: “ostenta in ogni occasione il suo lealismo costituzionale, si legittima con un comportamento misurato e corretto riconosciutogli anche da convinti repubblicani come Nenni e Parri. Certo, non può fare altro ma regna con l’onesta intenzione di restaurare un’immagine compromessa”. Alla fine chi ha ragione professore?    Filippo Re
 Io non voglio aver ragione e rispetto tutte le opinioni. Ma la prevenzione antisabauda  degli storici che lei cita, forse ha loro impedito un giudizio più sereno. Lo storico deve capire prima di giudicare. Qui siamo  di fronte ad affermazioni che si rivelano preconcette. Ho cercato di esprimere una valutazione complessiva di Umberto II re ed esule. Come ho scritto ho conosciuto il re e ho parlato con lui. Ho avuto anche scambi epistolari diretti o tramite Falcone Lucifero. Io non sono prevenuto su Casa Savoia, forse questa è la vera differenza. Oliva nei suoi libri dimostra una volontà di capire che gli altri nominati non hanno.
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Burocrazia digitale
Caro professore, leggo sui social: “Una società che obbliga un novantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti non è “moderna”, è una società che ha deciso di sbarazzarsi dei propri padri. Siamo nel 2026 e tutto è diventato un’app, un codice, un portale. Ma provate a mettervi nei panni di chi ha costruito questo Paese con la fatica delle mani e oggi si ritrova analfabeta in casa propria. Se per prenotare una visita medica o pagare una bolletta devi avere un nipote o un figlio esperto, allora il sistema è fallito. Chi progetta queste barriere si sente un genio dell’innovazione, ma è solo un miserabile che ignora la realtà della carne e delle ossa. Non è evoluzione se lasciamo indietro chi ci ha preceduto. La tecnologia deve essere un aiuto, non un esame di ammissione per avere diritto alla salute o alla dignità. Stiamo togliendo la voce a chi ha più esperienza di noi, nascondendo dietro lo schermo la nostra incapacità di prenderci cura delle persone.” Cosa ne pensa?   Rita Felice
Scrivendo, da molti anni mi sono dovuto convertire al Pc perché i giornali si erano digitalizzati e richiedevano i pezzi battuti al computer. Poi in tempi successivi dal 2009 mi sono dovuto iscrivere a Facebook perché i giovani che promossero la pagina del Centro Pannunzio chiedevano la mia partecipazione. Adesso c’è chi mi considera un influencer. Invece tutte le incombenze per prenotare e agire su piattaforme mi è faticoso e a volte mi fa perdere la pazienza. Il disagio che la lettrice lamenta e’ reale e obbliga gli anziani a farsi aiutare o ad essere esclusi. Capisco il progresso, ma esso dovrebbe aiutare, non creare problemi. I temi che lei evidenzia sarebbero da dibattere. C’è materia per una battaglia politica, ma la politica non credo che si interessi degli anziani.
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Suvvia dott Mattia Feltri…..legge da ” Ayatollah”?
Mi riferisco al  <buongiorno> che  considera le proposte di bacchettare / punire con <meno dolcezza> i giornalisti   che troppe volte dimenticano di menzionare le assoluzioni dopo aver evidenziato con enfasi anche solo le ipotesi di colpa dei cittadino qualunque. Dal modesto tinello di casa con gli amici abbiamo commentato fatti e nomi più o meno eccellenti che sono andati sotto il vecchio piombo della stampa. Pubblicare tutto, free speach, Costituzione sta bene ma anche rettificare o indicare le novità  positive (esempio le assoluzioni) e attenzione  con la stessa impaginatura e carattere. Credo che una esemplare punizione a coloro che  con molto ardore ci vanno pesanti sull’ implicato  indagat / ….. debba essere una corretta riprovazione per  la diffusione di notizie poi risultate vaghe o false. Vero che la legge già punisce e l’Ordine verifica e censura, ma troppe volte la voglia di notiziare e stupire i lettori supera la  serietà di una onesta informazione. Sbaglio? Grazie e buon lavoro, cosa ne pensa?       Renata Franchi
Pubblico volentieri perché Mattia Feltri è uno dei pochi giornalisti indipendenti, colti, non settari che difendono valori liberali veri. Concordo con Lei che le accuse non provate vanno riparate, anche se certi processi mediatici distruggono l’animo e lasciano lividi permanenti. Con tutte le condanne ricevute, il direttore del “Fatto” non ha mai ricevuto sanzioni dall’Ordine nazionale dei giornalisti  e dall’organo di disciplina.

Sequestro di eroina a San Donato: un arresto

a Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere San Donato di Torino, un cittadino marocchino di 56 anni per detenzione di sostanza stupefacente.
L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile, ha riguardato un appartamento di Corso Tassoni, all’esterno del quale è stato predisposto un servizio di appostamento in relazione a una presunta attività di spaccio.
A seguito degli accertamenti effettuati, gli investigatori hanno avuto modo di vedere entrare e uscire diverse volte dallo stabile un uomo sospetto; pertanto, si sono recati a controllarne l’alloggio: sul pianerottolo, una volta qualificatisi come appartenenti alla Polizia di Stato, hanno percepito provenire dall’interno dei rumori sospetti, dovuti probabilmente a movimenti improvvisi dell’occupante.
Riusciti ad entrare nell’appartamento, i poliziotti hanno sorpreso il cinquantacinquenne mentre cercava di nascondere alcuni involucri contenenti sostanza stupefacente all’interno di un cappello di lana appoggiato sul tavolo della cucina.
Nell’abitazione sono stati rinvenuti e sequestrati un panetto di eroina e numerosi involucri termosaldati contenenti la medesima sostanza già suddivisa in dosi, per un peso complessivo di quasi 600 grammi. Inoltre, sono stati sequestrati un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e 250 euro in contati, ritenuti provento dell’attività di spaccio.
Al termine delle attività, l’uomo è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

Antonio Maglione, televisione e iniziative sociali

RITRATTI TORINESI

Antonio Maglione è un conduttore televisivo su GRP Televisione Canale 15 e organizzatore di eventi sociali che sostiene finanziariamente e con i quali cerca di sensibilizzare il pubblico sui temi contemporanei della violenza e dell’indifferenza, oltre a trasmettere i veri valori della vita in una società sempre più superficiale e insensibile. Il suo impegno si dirama anche attraverso i social, che lo vedono seguito da oltre 60mila persone, e dal suo gruppo virtuale di Facebook che egli definisce come “la grande famiglia virtuale di Antonio Maglione”, che conta quasi 10mila follower e, attraverso la quale, cerca di trasmettere valori come quelli della famiglia, l’amicizia, l’amore, la solidarietà, l’onestà, la sincerità e il rispetto, empatizzando con i meno fortunati invece di rincorrere modelli superficiali che la società, e alcuni programmi televisivi, trasmettono.

“Il 6 gennaio scorso, in occasione dell’Epifania, ho organizzato un grande spettacolo pomeridiano con maghi e cantanti, per portare un sorriso ai bambini ricoverati nel Dipartimento di Patologia e Cura del bambino e di Pediatria Specialistica all’ospedale Regina Margherita di Torino, portando doni da me elargiti – ha spiegato Antonio Maglione – Da oltre 4 anni realizzo le puntate televisive su GRP TV coinvolgendo come ospiti magistrati, psicoterapeuti, professori universitari, avvocati cassazionisti, professionisti e politici, trattando soprattutto tematiche sociali”.

Le tematiche approfondite da Antonio Maglione durante le puntate del suo programma, in onda su GRP TV, sono molteplici, tra queste ricordiamo alcune delle più importanti, tra cui “Il tumore, male del secolo”, insieme al prof. Massimo Di Maio, professore di Oncologia Medica del Dipartimento dell’Università di Torino, direttore dell’Oncologia Medica 1 della Città della Salute e Presidente eletto AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica; “Ospedali ieri e oggi” con la prof.ssa Franca Fagioli, direttore dell’Ospedale Regina Margherita; “I disastri della guerra” con il Generale Luigi Chiapperini; “Il malessere dei giovani” insieme al prof. Lino Grandi, direttore generale delle scuole Adleriane, con il quale ha trattato anche “L’eccessiva violenza tra i giovani: l’ansia e l’autostima”; “La bellezza della fede” con Mauro Rivella, parroco del santuario di Santa Rita da Cascia; “L’abuso di alcol tra i giovani” con l’alcologo Alessandro Gramoni; “L’amore che salva” con Padre Carmine Arice, Superiore Generale del Cottolengo; “I nuovi poveri a Torino” con Pierluigi Dovis, direttore Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta; “Fare volontariato” con Luciano Dematteis, Presidente del Volontariato di Torino; “Sicurezza urbana in Piemonte”, con il Generale di Divisione Andrea Paterna, Comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Davide Nicco e con l’avvocato Maurizio Scialò, penalista e cassazionista del Foro di Torino. Un’altra puntata è stata dedicata al Sermig – Arsenale della Pace con la sua responsabile, Rosanna Tabasso.

“Organizzo inoltre eventi di spettacolo – ha proseguito Antonio Maglione – coinvolgendo tanti bambini e genitori e trattando sempre le tematiche che mi stanno maggiormente a cuore. Il 12 febbraio del 2025 ho ricevuto dal Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, un riconoscimento su pergamena per il mio impegno costante nel sociale”.

Mara Martellotta

 

 

 

 

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