ilTorinese

(PD): Valorizzare residenze sabaude e l’eccellenza nel restauro 

8 aprile 2026″La Reggia di Venaria e il centro per il restauro e la conservazione rappresentano un’eccellenza non solo per il Piemonte e non solo nell’ambito della formazione, della conservazione e del restauro, ma sono strumento per la promozione dello studio scientifico dell’arte. Si tratta di risorse importanti nel contesto della Rete delle residenze sabaude che vanno valorizzate con un patto che ne rafforzi la promozione e il rapporto col territorio nella sua complessità. Il centro del restauro è oggetto di un importante investimento regionale e ministeriale per la realizzazione del nuovo polo scientifico. Sono due realtà che richiedono una attenta valorizzazione delle professionalità e degli investimenti pubblici”.

Con queste parole le consigliere regionali del Partito Democratico Laura Pompeo, portavoce Pd in VI Commissione, Gianna Pentenero e Nadia Conticelli commentano l’esito del sopralluogo della VI commissione Cultura del Consiglio regionale alla Reggia di Venaria. La visita al centro per il restauro e la conservazione della residenza sabauda è stata un’occasione per approfondire molti aspetti della gestione e dello sviluppo della struttura insieme alla direttrice Chiara Teolato e al presidente Alfonso Fugis.

Laura POMPEO – Consigliera regionale del Partito Democratico e portavoce della VI Commissione per il Pd

Gianna PENTENERO – Presidente del Gruppo Pd

Nadia CONTICELLI – Consigliera regionale del Partito Democratico

Carceri al collasso: AVS chiede seduta del Consiglio regionale

Nella conferenza dei capigruppo odierna abbiamo nuovamente sollecitato, ormai per la terza volta nelle ultime settimane, la convocazione di una seduta aperta del Consiglio Regionale sulla situazione delle carceri piemontesi: si tratta di un impegno che la stessa maggioranza aveva assunto nella precedente legislatura, in cui era stato approvato un atto di indirizzo con il quale si prevedeva una volta all’anno la convocazione di una seduta aperta di consiglio regionale ad hoc come momento permanente di monitoraggio e ascolto dei rappresentanti dei lavoratori della Polizia penitenziaria per monitorare salute e sicurezza all’interno delle carceri. Dopo la seduta del 12 novembre 2024, nulla di tutto ciò è stato fatto nel 2025 e la situazione delle carceri piemontesi intanto è al collasso. Alla situazione fuori controllo di Torino, denunciata in questi giorni anche dai sindacati di polizia penitenziaria e che ha portato a due decessi soltanto nell’ultimo mese, si affiancano infatti situazioni di sovraffollamento e carenze rieducative eclatanti in strutture come quella di Biella o il Don Soria di Alessandria, mentre progetti virtuosi come quelli in essere presso il carcere di Saluzzo e il San Michele di Alessandria, convertito al 41 bis senza nessuna comunicazione con il territorio, vengono inopinatamente interrotti.

Da inizio 2026 abbiamo visitato sette strutture di detenzione del Piemonte, riscontrando una situazione drammatica e che abbiamo visto drasticamente peggiorare dall’inizio del nostro mandato: sovraffollamento, strutture fatiscenti e inadeguate, sofferenza psicologica, tensione tra le persone detenute, carenza di personale, e in particolare di educatori, misure disciplinari utilizzate a fini meramente punitivi decise dal DAP di Roma che rendono ancora più disperata la situazione.

Tornare ad accendere un faro su questa situazione in Consiglio Regionale è assolutamente necessario: anche la Regione deve farsi carico, almeno per quanto riguarda la sanità e i percorsi di reinserimento lavorativo, di una situazione che è indegna di un paese civile.

La violazione sistematica dei diritti delle persone detenute e le condizioni critiche di lavoro del personale sono una responsabilità di chi governa, e non si può rimanere a guardare.

Alice Ravinale

Valentina Cera
Giulia Marro

Julia Hagen, il debutto su musiche di Elgar e Rachmaninov

Giovedì 9 aprile, alle ore 20.30, all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino è in programma il concerto su musiche di Elgar e Rachmaninov. Protagonista l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta da Andrès Orozco-Estrada, che segnerà il debutto di Julia Hagen.

Vitalità, audacia interpretativa e calore comunicativo, unite a una completa padronanza tecnica, sono le caratteristiche distintive della violoncellista Julia Hagen, protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che sarà trasmesso in diretta su Radio 3 e, alle 22.50, in televisione su Rai 5, con replica a Torino venerdì 10 aprile alle ore 20. Classe 1995, Julia Hagen ha vinto nel 2024 il prestigioso UBS Young Artist Award, riconoscimento che l’ha portata al Festival di Lucerna come solista con i Wiener Philarmoniker, diretti da Christian Thielemann. La sua carriera è scandita dalle collaborazioni con istituzioni musicali tra le più prestigiose al mondo e dalla presenza costante nei festival più esclusivi, come quello di Salisburgo. Per il suo debutto con l’Orchestra Rai, propone il concerto in mi minore per violoncello e orchestra op.85 di Edward Elgar. Scritto nel 1919, è il suo ultimo capolavoro, oltre che testamento spirituale che precede il silenzio creativo negli ultimi anni della sua vita. Nonostante l’insuccesso della prima esecuzione, dovuto alla scarsità di prove a disposizione, l’opera è oggi un pilastro nel repertorio classico per la sua profondità tragica, culminante nell’intenso “Adagio”.

Strutturato in quattro movimenti, il concerto riflette lo stile del musicista, unendo slancio popolare e rassegnazione malinconica. Sul podio è impegnato Andrès Orozco-Estrada, direttore principale dell’OSN Rai. Nella seconda parte del concerto, il direttore Orozco-Estrada propone la Sinfonia n.2 in mi minore op.27 di Sergej Rachmaninov, scritta tra il 1906 e il 1907. Contrariamente alla prima Sinfonia, che fu un fiasco e condusse l’autore a una crisi che lo portò a diversi anni di inattività, la seconda riscosse un enorme successo, alla prima esecuzione, del 1908, a San Pietroburgo, con Rachmaninov sul podio.

Auditorium Rai Arturo Toscanini – piazza Rossaro, Torino

Biglietti da 9 a 30 euro in vendita online sul sito www.bigliettionline.rai.it o presso la biglietteria dell’Auditorium – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Aggressione con coltelli in Barriera, un arresto

Nel corso della mattinata del 4 aprile u.s., personale della Polizia di Stato ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto un cittadino tunisino (classe 2004), gravemente indiziato del tentato omicidio, commesso la sera precedente, in concorso con un connazionale, all’interno di un dehor di un ristorante sito nel quartiere torinese “Barriera di Milano”, in danno di due soggetti pakistani.

Nel dettaglio, l’attività d’indagine ha preso avvio alle ore 23 circa di venerdì 3 aprile, a seguito dell’intervento richiesto al 112 NUE per una feroce lite con feriti, verificatasi presso un ristorante kebab, ubicato in corso Giulio Cesare.

Sul posto, gli operatori delle Volanti e della Squadra Mobile hanno accertato che l’aggressione era stata consumata in danno di cinque soggetti pakistani ad opera di due magrebini, i quali, dopo essere giunti presso il ristorante, mentre erano in attesa di ritirare del cibo da asporto, avevano iniziato a litigare con i pakistani, in quel momento seduti in un tavolino posizionato nel dehor. Nello specifico, i due magrebini affermavano che quest’ultimi avevano guardato poco prima in modo, a dire loro, insistente, una ragazza intenta in quel momento a consumare il pasto, seduta in un altro tavolo. I soggetti pakistani, a quel punto, rispondevano in modo evasivo cercando di evitare un alterco ma, subito dopo, i magrebini si avvicinavano, continuando ad inveire contro gli stessi, fino a quando uno dei due spruzzava nella loro direzione dello spray urticante.

I malcapitati cercavano quindi di difendersi ma, i due magrebini, impugnando ognuno un coltello, si scagliavano contro gli stessi, ferendone uno alla gamba ed uno al capo. Nell’occasione, ferivano con un fendente alla mano un terzo uomo, cittadino turco dipendente del ristorante, nel frattempo intervenuto per sedare la lite; solo a quel punto, i due rei si davano alla fuga.

I tre feriti sono stati trasportati d’urgenza presso l’ospedale torinese “San Giovanni Bosco” ove, nel corso della nottata, il cittadino turco è stato dimesso, con prognosi di giorni 30 s.c., mentre sono stati trattenuti, per cure sanitarie, i due pakistani. Il primo, attinto da un profondo fendente alla coscia, è risultato sin da subito cosciente, mentre il secondo, a causa di una emorragia celebrale susseguente alle ferite riportate al capo, è andato immediatamente in coma, venendo sottoposto, nel corso della nottata, ad un delicato intervento chirurgico. Lo stesso è stato ricoverato, in coma farmacologico, in prognosi riservata ed in pericolo di vita, fino al 6 aprile u.s.; data in cui i sanitari hanno sciolto la prognosi grazie ad un miglioramento del suo quadro clinico.

Dall’immediata susseguente attività d’indagine svolta dagli investigatori della Squadra Mobile, è stato possibile addivenire – grazie alla visione dei filmati dei sistemi di video sorveglianza presenti nei pressi dell’esercizio ove è avvenuto il ferimento, all’escussione dei numerosi testimoni che hanno assistito ai fatti nonché ad ulteriori accertamenti investigativi – all’identificazione dei due presunti responsabili della grave aggressione, entrambi privi di una stabile dimora.

Il mattino seguente al verificarsi dei fatti, 4 aprile u.s., in corso Giulio Cesare, personale della Reparto Prevenzione Crimine della Polizia di Stato – nell’ambito dei rafforzati servizi di controllo del territorio “Alto Impatto”, disposti nel quartiere “Barriera di Milano” con Ordinanza del Signor Questore di Torino – ha localizzato uno dei due responsabili, consentendo quindi agli investigatori della Squadra Mobile di sottoporlo a fermo, di iniziativa, di indiziato di delitto per il tentato omicidio commesso in danno dei due malcapitati, al momento ancora ricoverati presso il suddetto ospedale.

In sede di convalida, il Giudice per le Indagini Preliminari ha ravvisato a carico dell’arrestato gravi indizi di colpevolezza, disponendo nei suoi confronti la misura della custodia cautelare in carcere.

Sono ancora attivamente in corso le ricerche volte a rintracciare il secondo presunto responsabile del grave tentativo omicidiario.

Città di Torino, un tavolo tecnico per affrontare la crisi

 

“Di fronte a una situazione internazionale sempre più instabile, che si sta ripercuotendo sulla salute economica del Paese intero, non possiamo che fare nostro l’appello degli imprenditori e degli artigiani torinesi e piemontesi che si dicono preoccupati per l’aumento incontrollato dei costi dell’energia e delle materie prime – afferma la vicesindaca della Città di Torino Michela Favaro -. Di fronte alla sfida che stiamo affrontando, tutte le istituzioni, da quelle locali a quelle nazionali, sono chiamate a fare la propria parte, studiando strategie utili a evitare spirali recessive che farebbero perdere posti di lavoro.
Come Città di Torino ci mettiamo, da subito, a disposizione per aprire un tavolo tecnico trasversale, inter-istituzionale, che metta sul piatto azioni concrete, concordate, per scongiurare gli effetti negativi di questa emergenza. Torino, il Piemonte e lo Stato devono farsi trovare pronti e devono ascoltare e supportare le imprese del territorio, percorrendo qualsiasi strada disponibile”.

Scontro tra due auto in corso Unione Sovietica: due feriti

Due auto si scontrano e una finisce ribaltata sulla carreggiata: due feriti. È successo nella mattinata di oggi, nel tratto di corso Unione Sovietica per entrare nella tangenziale sud di Stupinigi. Le auto coinvolte sono state una Bmw Serie 3 e una Jeep Compass che ha avuto la peggio ribaltandosi e finendo sulla carreggiata. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Torino Lingotto e gli agenti della polizia locale per effettuare i rilievi. Nell’impatto due persone, un uomo di 68 anni e una donna di 67 anni, sono rimasti feriti e trasportati in ambulanza al CTO dal personale di Azienda Zero. Le loro condizioni non sono gravi. Da verificare se gli occupanti della Bmw si siano invece allontanati a piedi, la dinamica è in corso di verifica.  A seguito dell’accaduto la circolazione ha subito forti rallentamenti.

VI.G

Pino Torinese premia il professor Gianfranco Gribaudo

È il professore di Pino Torinese Gianfranco Gribaudo il premiato della prima edizione del Premio Cultura, il nuovo riconoscimento che debutta quest’anno in paese con l’obiettivo di celebrare eccellenza e tradizione del territorio.
La scelta è stata condivisa all’unanimità dalle associazioni promotrici dell’iniziativa – Museo delle Contadinerie, Unitre di Pino Torinese e l’associazione Santa Maria del Pino – che hanno deciso di premiare il docente per la sua instancabile attività di studio, insegnamento e valorizzazione della lingua piemontese, considerata un pilastro dell’identità culturale del territorio.
Gribaudo è noto in particolare per essere l’autore del monumentale “Nuovo Dizionario piemontese-italiano. La fiama ch’as dëstissa nen“, opera di riferimento per la conservazione e la diffusione del patrimonio linguistico regionale. Il suo lavoro lo ha reso non solo un accademico di primo piano, ma anche un autentico custode della lingua madre, patrimonio immateriale della comunità piemontese. Nel corso della sua carriera ha inoltre collaborato con il Centro Studi Piemontesi di Torino, contribuendo alla formazione di nuovi studiosi e alla realizzazione di testi didattici dedicati alla lingua piemontese.
Un dialetto non è una lingua “minore” come spesso si crede – ha spiegato Chiara Pantone, curatrice del Museo delle Contadinerie -. Dal punto di vista scientifico possiede un proprio sistema grammaticale, lessicale e fonetico completo e conoscerlo e studiarlo è una ricchezza, perché è la massima espressione della cultura locale e l’eredità storica della sua comunità. Permette di cogliere sfumature e concetti legati al territorio che spesso non sono traducibili nella lingua nazionale ed è fondamentale per interagire quotidianamente con le generazioni più anziane o per immergersi pienamente nella vita sociale locale“.
La cerimonia ufficiale di consegna del premio si terrà venerdì 10 aprile alle ore 17.30 presso l’Auditorium del Centro Polifunzionale di piazza Montessori a Pino Torinese. Nel corso dell’incontro sarà presentata anche la quarta edizione, ampliata e aggiornata, del Dizionario.
Durante l’evento il professor Gribaudo dialogherà con il professor Francesco Balcet, attuale docente del corso di piemontese dell’Unitre locale. Interverranno inoltre i presidenti delle associazioni organizzatrici e le autorità comunali.
Valorizzare la lingua piemontese – ha dichiarato la sindaca di Pino Torinese, Alessandra Tosi – significa riconoscere il valore della nostra identità e della nostra storia, ma anche guardare al presente con maggiore consapevolezza. Premiare il professor Gianfranco Gribaudo vuol dire valorizzare il lavoro di chi, con studio e passione, contribuisce a mantenere viva una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale e a trasmetterlo alle nuove generazioni“.
La lingua piemontese non è soltanto memoria del passato, ma uno strumento prezioso per comprendere il nostro territorio e le sue radici – ha commentato l’assessora alla cultura Elisa Pagliasso -. Ringrazio le associazioni organizzatrici di questo premio che è in grado di sottolineare come cultura, ricerca e insegnamento possano diventare un ponte tra la tradizione e il futuro della comunità. Il lavoro del professor Gribaudo, in questo senso, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la tutela e la diffusione del patrimonio linguistico piemontese“.

Le “Soluzioni” di Biennale Tecnologia 2026 

DAL 15 AL 19 APRILE
“In che modo la tecnologia può essere messa al servizio dell’interesse collettivo?” È questa la domanda al centro della quinta edizione della Biennale Tecnologia, presentata nei giorni scorsi alle Gallerie d’Italia in Piazza San Carlo. La manifestazione, per la quale quest’anno è stato scelto il titolo ‘Soluzioni’, dal 15 al 19 aprile trasformerà Torino in un vero e proprio laboratorio diffuso di idee, visioni e confronto.

“Con Biennale Tecnologia vogliamo stimolare una riflessione ampia e collettiva – commenta Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino e presidente della manifestazione – perché affrontare questioni articolate alla base delle scelte a cui è chiamata la società implica indagini multidimensionali per determinare soluzioni alternative. La condivisione dei saperi tecnologici, propri di un ateneo come il nostro, diventa una missione sempre più attuale. La quinta edizione di questa manifestazione si spinge quindi, per la prima volta, oltre i muri del nostro campus e raggiunge il centro città e i luoghi storici tradizionalmente dedicati al dialogo con la società”.

L’obiettivo della Biennale è individuare vie praticabili e condivise per il bene collettivo. “Abbiamo scelto come tema ‘Soluzioni’ – sottolinea Guido Saracco, curatore della manifestazione – perché la prossima Biennale Tecnologia promette di affrontare le più grandi sfide al crocevia tra tecnologie e società, offrendo possibili e concrete risposte per restituire consapevolezza e fiducia alla società”.

Per raggiungere questo scopo, il Politecnico porta oltre 120 eventi e 300 ospiti internazionali in musei, teatri e piazze, dalla piazza centrale, che ospiterà i prototipi degli studenti, fino alle OGR e al Museo Egizio, dove la tecnologia dialogherà con arte, sociologia e vita quotidiana.

Nel suo saluto, l’assessora all’Innovazione Chiara Foglietta ha sottolineato “l’importanza della collaborazione della Città con il Politecnico, che offre strumenti concreti e supporto nella progettazione di percorsi innovativi. La ricerca ci permette di prendere decisioni basate sui dati e di costruire buone politiche. Eventi come la Biennale Tecnologia sono occasioni preziose a livello culturale per far comprendere a tutti quanto l’innovazione e la tecnologia possano contribuire allo sviluppo della città, anche attraverso modalità più accessibili e coinvolgenti”.

La manifestazione vuole superare le contrapposizioni tra entusiasmo acritico e diffidenza verso l’innovazione, creando uno spazio di confronto tra scienze, arti e società civile. Le grandi trasformazioni contemporanee – ambientali, energetiche, sociali, economiche e digitali – vengono affrontate per individuare risposte concrete, condivise e applicabili.

L’apertura, mercoledì 15 aprile, sarà affidata a un binomio d’eccezione: il fisico Alessandro Vespignani con una lectio sulla co-evoluzione tra uomo e intelligenza artificiale, e lo spettacolo teatrale di Marco Paolini dedicato al destino del Po, in scena alle OGR. Tra i protagonisti dell’edizione figurano anche la co-fondatrice di Mozilla Mitchell Baker, lo scrittore Joe R. Lansdale, il filosofo Paolo Benanti e il divulgatore Dario Bressanini, insieme a numerosi artisti, scienziati e pensatori che daranno vita a un dialogo collettivo sui temi più urgenti del nostro tempo.

Il programma spazia dalla geopolitica della tecnologia alla democrazia digitale, dall’intelligenza artificiale alla creatività, dalla sostenibilità ambientale alle nuove frontiere della medicina, fino all’esplorazione spaziale e al futuro del lavoro. L’approccio interdisciplinare punta a colmare il divario tra scienze tecnologiche e scienze umane, nel segno del claim Tech Cultures.

Una novità importante di questa edizione è la dimensione diffusa: per la prima volta la manifestazione esce dai confini del campus, coinvolgendo luoghi simbolo della città come OGR Torino, Teatro Regio, Museo Egizio e Piazza San Carlo, trasformando l’intera città in protagonista dell’evento.

Accanto agli incontri, Biennale Tecnologia propone spettacoli e installazioni. Teatro, musica e arti visive diventano strumenti per esplorare il presente e immaginare il futuro, con produzioni originali di Prometeo Tech Cultures e mostre come Framing Problems e Dati sensibili, che riflettono sul rapporto tra tecnologia, informazione e società attraverso linguaggi artistici contemporanei.

Particolare attenzione è dedicata ai giovani e alla divulgazione, con iniziative per le scuole, un campus residenziale per studenti provenienti da tutta Italia e attività per bambini e famiglie. Il programma Tecnologia Diffusa porta incontri e laboratori nei quartieri della città già nelle settimane precedenti l’evento, rafforzando il legame con il territorio.

Biennale Tecnologia si conferma così come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti in Italia e in Europa, capace di intrecciare ricerca, innovazione e partecipazione. Per cinque giorni, Torino diventa uno spazio condiviso per interrogarsi sul presente e costruire insieme possibili soluzioni per il futuro.

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Ancora le pagine nichiliste di Albert Camus, dopo l’insuccesso di Visconti

Sugli schermi “Lo straniero” di François Ozon

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Si sa quanto lunga e travagliata sia stata la gestazione dello “Straniero” di Luchino Visconti (1967) – lui che di opere letterarie, nazionali e no, s’intendeva e con esse aveva firmato capolavori -, attraverso vari anni, quando già in precedenza si erano fatti avanti registi e attori di prima linea ad aspirare ai diritti. La vedova di Albert Camus (che pretendeva adesione completa al romanzo) aveva dettato le proprie leggi – il breve romanzo apparve nel 1942, l’autore era scomparso nel gennaio del ‘60 – per un adattamento, accanto alla coppia Visconti/Suso Cecchi D’Amico aveva preteso due sceneggiatori francesi suoi fedeli, era scomparso dall’orizzonte il preteso Alain Delon, in altri progetti impegnato e declassato dall’arrivo/apparizione sulle nevi di Klagenfurt di Berger. Per il regista il romanzo – scrisse circa quarantacinque anni fa Gaia Servadio nel suo saggio/biografia – era un “punto di partenza, non di arrivo”, nei personaggi dello “Straniero” intendeva “spiegare i paras, la tortura, tutta l’Algeria di oggi.” Così aveva spostato l’azione al tempo della guerra franco-algerina: malcontento, i non abituali collaboratori, burocrazia, una storia che non decollava e non riconosceva più, legata a un anonimo calligrafismo, Mastroianni insicuro e fuori parte. Per cui il film venne giudicato “uno dei film meno riusciti di Visconti”: anche per il regista stesso. Oggi, a distanza di quasi sessant’anni, nello splendido bianco e nero (se ne era già servito splendidamente per “Frantz”) di Manu Dacosse, pieno d’eleganza e a tratti accecante, la vicenda dell’”apatico pied-noir”, un freddo impiegato della Algeri del 1938, indifferente quanto possono essere indifferenti i personaggi di Moravia, abulico, assurdamente vivo, per cui “una vita non può essere che eguale a un’altra”, straniero al mondo e alla sua gente come a ogni parvenza di partecipazione e sentimento, ha trovato in François Ozon (affamato di cinema, ventiquattro film in ventisette anni) il lettore perfetto (in certe parti non sono mancati i pollici versi), capace di superare l’esame di fronte a un testo che rimane un caposaldo del Novecento e che nei decenni ha interessato, forse stregato, intere generazioni.

L’inizio suona un omaggio al cinema a cavallo tra i Trenta e i Quaranta, allinea i loghi delle case di produzione, filmati d’archivio delle actualités Gaumont, una cartina del Africa settentrionale a spiegare il dove e la situazione; l’inizio, smosso con i pochi secondi che già ci mostrano il protagonista nella semioscurità del carcere, collima con l’indimenticabile inizio del romanzo, “oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so”, lei ospite di un ospizio in cui Meursault arriva: il rifiuto a vederne il corpo, il caffè e la sigaretta accanto alla bara, il funerale, non un’emozione né una lacrima, l’età approssimativa della madre a chi gliela chiede. Il giorno dopo, l’incontro in spiaggia con una giovane collega, Marie, che non vede da tanto tempo, a vedere un film dopo, in un cinema in cui un cartello proibisce l’ingresso “aux indigènes” – le risate con Fernandel e “Le Schpountz” di Marcel Pagnol – e a far l’amore a casa, la ragazza innamorata e subito pronta al matrimonio anche se la risposta è che sì, per lui va bene sposarsi ma che non farlo sarebbe la medesima cosa. E con la stessa indifferenza Meursault si ritroverà a uccidere con cinque colpi un arabo con la pistola che l’amico Sintès, del tutto inaffidabile, losco nei suoi affari e nel suo vuoto vagabondare, gli ha messo in mano, o affronterà il processo (dove si sottolinea non tanto l’assassinio, “non sei il primo a uccidere un arabo e non sarai certo nemmeno l’ultimo”, quanto il suo comportamento all’indomani della morte della madre, quanto quel carico d’indifferente amore che prova per Marie; dove l’imputato non si difende, non collabora, non chiarisce, non giustifica, svuotato di tutto come se quei fatti, quelle azioni appartenessero a un altro) e la ghigliottina – sopraggiungendo nel finale uno dei momenti più alti del film, l’unione mai cancellata tra un cinema “alto” e il teatro, il tentativo del prete a entrare nei meccanismi del condannato e a cercare altri motivi, altre spiegazioni, a cercare per un attimo Dio, “nient’altro che una perdita di tempo”. In un incontro che aspirerebbe a far incontrare Bernanos e Besson e Ozon, ma ogni cosa è assurda e suona impossibile. L’ultimo desiderio di Meursault è che una numerosa folla, piena di odio nei suoi confronti, assista alla sua esecuzione.

Nelle mani di François Ozon, “Lo straniero” (presentato a Venezia, tre Prix Lumière e un solo César) diventa non soltanto la trascrizione moderna, estremamente disincantata dell’uomo e della società – degli anni Trenta, di oggi -, raccontati guardando in faccia il male (ancora e sempre “l’atomo opaco”?) che ci circonda e ci fa suoi, il rifiuto alle domande e ai perché, la fotografia fredda e tagliente dell’apatia circolante – “non sono pentito, sono annoiato”, s’esprimerà Meursault durante il processo -, il facile scivolare verso la violenza dell’attimo. In un susseguirsi, nella pagina scritta (alcuni brani dalla voce narrante allo spettatore) e nell’immagine, di fatti che appaiono del tutto “lineari” e incorruttibili – ma Camus e Ozon scavano! -, si ritaglia uno spazio tutto suo, preciso e deciso a giocare di sottrazione ad ogni momento, Benjamin Voisin (già visto in “Estate ’85” dello stesso Ozon e nelle “Illusioni Perdute” di Giannoli), essenziale, tutto silenzi e monosillabi e frasi mozzate, sguardi che non arrivano a nulla, il desiderio di lasciarsi spregiudicatamente vivere, eccellente interprete del percorso intrapreso e ingigantito da Meursault, esempio nichilista che continua a incantare e a sedurre chi lo avvicina, che s’accompagna per ogni sua azione al “caso” e per il caso muore. Qualcuno ha scritto che “Lo straniero” è per il regista francese una scommessa perduta, perduta forse in partenza, (come sempre) intraducibile: al contrario io credo che abbia – se possibile – dato spessore alle pagine e a ogni singola frase, abbia seguito il suo antieroe immergendolo appieno nella storia e nella atmosfera che lo circonda, lo ha invaso di sole e d’ombra, lo ha reso acidamente grandioso, abbia tratteggiato un’epoca e una nazione, con i rimandi e la modernità che erano necessari a una nuova trascrizione. Chiosando le immagini con i titoli di coda sovrapposti ai The Cure mentre eseguono “Killing an Arab”. Poco prima Djamila, la sorella dell’arabo morto, ci è stata mostra accanto alla tomba, nel vuoto del deserto – una pagina nuova che non appartiene a Camus, l’impercettibile tassello di una guerra che scoppierà nel ’54 per durare otto lunghi anni.