ilTorinese

Premio Mario Soldati, dal “Pannunzio” a quattro protagonisti della cultura e scienza

Mercoledì 20 maggio – ore 17.30
Aula del Consiglio Provinciale – Piazza Castello 205, Torino

Il Centro Pannunzio di Torino conferisce – mercoledì 20 maggio alle ore 17.30 presso la storica Aula del Consiglio Provinciale di Torino – il Premio Mario Soldati 2026, riconoscimento che rende omaggio alle figure più significative della cultura italiana del Novecento e che celebra personalità distintesi per il loro contributo alla crescita civile, culturale e scientifica del Paese.

I premiati di questa edizione sono:

• Maria Lodovica Gullino – Tra le più autorevoli studiose nel campo della patologia vegetale, già Ordinaria all’Università di Torino, ha dedicato la propria attività scientifica alla difesa delle colture e alla sostenibilità agricola, contribuendo in modo significativo alla ricerca internazionale e alla tutela dell’ambiente.

• Mario Morino – Chirurgo di fama internazionale e docente universitario, è riconosciuto come uno dei pionieri della chirurgia mini-invasiva. Il suo lavoro ha innovato profondamente la pratica chirurgica, con importanti ricadute sulla qualità della vita dei pazienti.

• Giovanni Quaglia – Banchiere e Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, ha svolto un ruolo di primo piano nella promozione delle istituzioni culturali torinesi, coniugando competenze economiche e impegno civile a sostegno dell’arte e della formazione.

• Emma Viora di Bastide Zavattaro – Pittrice, la sua ricerca artistica si distingue per sensibilità espressiva e coerenza stilistica, contribuendo al panorama dell’arte contemporanea con opere di forte intensità e identità.

Il Premio, che riproduce una celebre caricatura di Mino Maccari, intende valorizzare percorsi umani e professionali caratterizzati da indipendenza di pensiero, rigore e responsabilità civile.

La figura di Mario Soldati continua a rappresentare un modello di libertà intellettuale e curiosità culturale: valori che il Centro Pannunzio rinnova attraverso questa iniziativa.

Biografia di Mario Soldati

Mario Soldati (Torino 1906 – Lerici 1999) è stato un poliedrico intellettuale italiano: scrittore, regista, sceneggiatore e giornalista. Laureato in lettere e storia dell’arte, ha vissuto a lungo negli USA, esperienza raccontata in America primo amore (1935). Maestro del cinema (regista di Piccolo mondo antico) e raffinato narratore (vincitore del Premio Strega con Lettere da Capri nel 1954), ha legato il suo nome anche a celebri reportage televisivi sull’enogastronomia italiana. 

Il Centro Pannunzio

Fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio, il Centro Pannunzio rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei più solidi punti di riferimento del dibattito culturale liberal-democratico italiano.

Nato per iniziativa di Arrigo Olivetti, Mario Soldati e Pier Franco Quaglieni, il Centro si è distinto fin dall’origine per la sua indipendenza da appartenenze partitiche e per una vocazione dichiaratamente pluralista. La sua attività si sviluppa attraverso conferenze, incontri di studio, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati ai temi della libertà, della responsabilità civile, della cultura storica e della difesa delle istituzioni democratiche.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura della Repubblica Italiana, il Centro Pannunzio continua a promuovere un confronto rigoroso e non conformista, offrendo uno spazio stabile di dialogo tra studiosi, intellettuali e cittadini.

La sua identità si fonda su un principio semplice ma esigente: coltivare la libertà come metodo e come valore, nella convinzione che la cultura non sia mai esercizio ornamentale, ma responsabilità pubblica.

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H – 10123 Torino

Daniela Rosso Prin e Mauro Sanna, due artisti che guardano alla natura

Negli spazi della galleria Melinpensa, sino a sabato 23 maggio

Intrecci visivi” è il titolo della mostra proposta negli spazi della Galleria Malinpensa by la Telaccia di corso Inghilterra 51 da Monia Malinpensa, presentando le opere di Daniela Rosso, in arte Prin, torinese, e Mauro Sanna, nativo di Sassari, ambedue rivolti a mostrare la natura che ci circonda ma con prestigiose angolature del tutto personali e differenti. Pur ravvicinate, esprimono emozioni nette, ben definite, inconfondibili. Ma altrettanto possibili a stabilire un punto d’incontro. Panorami che sono stati “fotografati” dentro un passato o angoli del cuore, gruppi d’alberi, tronchi e cespugli, rami e piccoli fiori che s’intrecciano in un brillante realismo (di Rosso, “Simbiosi” del 2022), accanto a libere composizioni che s’allineano oppure s’intersecano o si fanno amalgame suggestive in un oscuro accatastarsi (di Sanna, “L’ultima creazione” del 2024), nella ampiezza della tela, con tracce di puro astrattismo e di piena libertà compositiva, che appassionano, che intrigano l’occhio e la mente.

I primi interessi per lei, qualcosa che inizia come un gioco, la crescita sotto l’occhio di un attento paesaggista come Dino Pasquero, le osservazioni e le sperimentazioni, le esposizioni e i premi ottenuti in questi ultimi anni, un panorama che guarda con diverse tecniche, ci si rivolga all’olio o al gessetto, alla vita vissuta, con il desiderio di confrontarsi non soltanto con la natura, che carezza in composizioni decisamente emozionali, sempre piene di giusti effetti cromatici e di vaste profondità dentro cui chi guarda si ritrova ravvolto, ma anche con la musica e il teatro.

All’interno delle tele di Prin una luce che alimenta i colori e una poesia sempre autentica, una realtà e una immaginazione che diventano anche nostre, una ricerca di profondità e di effetti cromatici che non ce le fanno confondere con un comunissimo “effetto cartolina”, ma ne fanno nascere sincere vibrazioni, fortemente intime, una importante ricchezza di “gestualità sicura e fluida”, sottolinea Malinpensa, “la natura diventa protagonista assoluta, matrice simbolica e poetica, generatrice di bellezza e significato, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza contemplativa.” La semplicità dello sguardo coinvolge il grumo dei fiori di campo come la simbologia dell’albero spezzato, la vivacità di un autunno rappresentato in una fitta rete di grappoli d’uva, dove lo sfondo è un cielo falsato in veloci colpi di pennello rosati, contrapposti alle “impressioni” calate nel verde del terreno, la macchia gialla della ginestra come il paesaggio lacustre, arricchito nei tanti piani visivi, di “Luci sull’acqua” (2023), il maggio della Burcina biellese con le proprie macchie di fiori e di colori.

Di “equilibrio compositivo compiuto” parla Malinpensa nel presentare le opere di Sanna, di una “creatività” liberata nei settori della serigrafia e della pubblicità di cui per anni l’artista si è occupato, della ceramica e della pittura chiaramente, impossessandosi ed esprimendo appieno un ragguardevole movimento di assoluta “vitalità” all’interno delle opere. Vitalità e libertà di gesto, libertà di luce, libertà di energia mai prive di una “solida padronanza tecnica”, dove larghe pennellate di colore o cariche d’ombra prendono corpo, strutture poste nello spazio che si vanno formando, un discorso d’astrazione che si consolida, riuscendo difficile se non indecifrabile a un primo sguardo, ma in seguito definitivamente coinvolgendo il visitatore che ne scopre le luci e le ombre, gli “intrecci visivi” e le razionali costruzioni, l’uso felice delle rette e delle forme sinuose, la bellezza dei gialli fulminanti come dei blu che spingono nella profondità (“Astratto XXI”, 2026). È, la pittura di Sanna, una sequenza di piani e di spazi scenografici, della costruzione di aperture e di chiusure, di fondali che in cromatica successione ne generano altri, di prospettive che oltrepassano con grandi ampiezze i confini della tela. Il tutto nella sinfonia del segno, ora impresso ora alleggerito, ora protagonista e ora chiamato a fare da comprimario, “in una resa formale ben definita”: sta a noi addentrarci, come dentro a una natura inesplorata, nel suggestivo reticolato che l’autore ci offre.

Elio Rabbione

Nelle immagini: di Daniela Rosso Prin, “Simbiosi”, olio su tela, 2022 e “Fiori di campo”, olio su tela, 2025; di Mauro Sanna, “Astratto XX”, olio su tela, 2026 e “Astratto XXI”, olio su tela, 2026.

Un po’ di Torino a Cannes con la nuova opera di Jia Zhang-Ke

“Torino Shadow” sarà presentata in anteprima mondiale nella selezione ufficiale 2026

Il cortometraggio “Torino Shadow”, diretto da Jia Zhang Ke, sarà presentato il 19 maggio alle 19.30, in anteprima mondiale, in Cannes Classics Special Screenings, all’interno dell’Official Selection del prossimo Festival di Cannes.

Interpretato da Zhao Tao, il cortometraggio si svolge tra Cina e Torino, aggiungendo un nuovo capitolo internazionale all’opera di Jia Zhang-Ke e lasciando intatta l’attenzione che il regista dedica ai luoghi, al movimento, alle particolari realtà sociali contemporanee.

Il cortometraggio ritrae la città di Torino, e il suo patrimonio culturale, con sequenze girate alla Mole Antonelliana e al MAUTO – Museo dell’Automobile di Torino, concludendosi con una calorosa lettera d’amore al cinema.

Coprodotto dal Museo Nazionale del Cinema e dal Jia Zhang -Ke Arte Centre, e rappresentato da MK2, “Torino Shadow” è  l’ultimo capitolo di Torino Encounters. Dedicato ai cortometraggi d’autore, il progetto incoraggia i registi a utilizzare il Museo, i suoi archivi e le sue collezioni quali materiale narrativo, a interagire con la città di Torino in quanto soggetto o ambientazione, e a sperimentare il mezzo cinematografico come arte e riflessione sulla storia del cinema.

Il primo film, dal titolo “Ecce Mole”, di Heinz Emigholz, rappresenta un ritratto artistico dell’edificio da sempre simbolo di Torino, la Mole, ed è stato presentato anche al New York Film Festival 2025, per poi essere proiettato nei festival di tutto il mondo. Il successivo film di Torino Encounters, “Trailers for Dante’s Paradiso”, di Radu Giude, sarà presentato in anteprima nel corso del 2026. Attualmente è in corso di produzione “Parvenza” di Gianluca e Massimiliano De Serio, e sono in fase di sviluppo i film di Jessica Sara Rinland e Alexandr Sokurov.

“Realizzo film, ma prima di tutto sono un appassionato di cinema – dichiara il regista Jia Zhang-Ke – era da tempo che desideravo realizzare un film sull’arte cinematografica, ma non sapevo da dove cominciare. Nel 2025 Carlo Chatrian mi ha contattato proponendomi l’idea di realizzare un cortometraggio dedicato all’arte cinematografica. Ho accettato subito il suo invito, e questo cortometraggio rappresenta un atto d’amore verso il cinema e i registi che amo profondamente”.

“Siamo felici che Torino e il Piemonte siano rappresentati al Festival di Cannes, ma sono particolarmente soddisfatto che il nostro progetto ‘Torino Encounters’ stia ottenendo risultati così brillanti – sottolinea Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino – nel suo film, Jia Zhang-Ke ha ritratto in modo sapiente il Museo del Cinema di Torino, rendendo un omaggio originale alla nostra città”.

“Jia Zhang-Ke aveva già visitato il Museo in passato e ha accolto l’idea con molto entusiasmo – sottolinea Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema – nell’ottobre 2025 abbiamo trascorso due giorni alla ricerca di alcune location a Torino e a esplorare il Museo in profondità. Pensavo volesse girare qualche sequenza all’interno della Mole come tributo alla nostra comune passione per la storia del cinema, ma quando mi ha inviato una prima bozza della sceneggiatura sono rimasto totalmente sorpreso. Riflettendo la sua nota passione per il melodramma, ‘Torino Shadow” rappresenta un cortometraggio narrativo ricco e complesso, che ruota intorno alla distanza geografica e agli elementi che uniscono le persone, compreso il cinema. Si tratta di un modo ideale per promuovere il Museo quale luogo che non solo conserva la memoria del cinema, ma che è capace di diventare fonte d’ispirazione per nuove creazioni”.

L’appuntamento per “Torino Shadow” è previsto per martedì 19 maggio, alle ore 19.30, in sale Buñuel presso il Palais de Festivals.

Mara Martellotta

Aerospazio e difesa, nasce il polo del Nord-Ovest: vale oltre il 60% del mercato italiano

Un nuovo tassello si aggiunge al percorso di collaborazione economica del Nord-Ovest. Nella cornice del Castello del Valentino di Torino, il Distretto Aerospaziale Piemonte, il Lombardia Aerospace Cluster e il Distretto ligure Sistemi Intelligenti Integrati hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con l’obiettivo di rafforzare la competitività internazionale della filiera Aerospazio e Difesa e consolidare un ecosistema industriale integrato.

L’accordo punta a sviluppare sinergie in alcuni ambiti strategici: innovazione e ricerca, con progetti condivisi su green aviation, space economy, intelligenza artificiale e industria 5.0; internazionalizzazione, attraverso la partecipazione coordinata a bandi, fiere e appuntamenti globali a sostegno di imprese e start-up; formazione e capitale umano, per avvicinare i giovani alle professioni dell’alta tecnologia; sicurezza, con particolare attenzione a cybersecurity e mobilità avanzata, temi centrali per i futuri standard del volo urbano.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di cooperazione avviato da Piemonte, Lombardia e Liguria attraverso la Cabina economica del Nord-Ovest, tavolo che negli ultimi anni ha promosso progettualità comuni nei principali settori industriali, dall’automotive alla microelettronica, dall’energia alla logistica, fino all’aerospazio.

Le tre Regioni sostengono così un processo di integrazione tra i rispettivi ecosistemi produttivi, valorizzando il ruolo dei Distretti come motori di innovazione, trasferimento tecnologico e apertura ai mercati internazionali. Nel complesso, i tre poli rappresentano oltre il 60% del fatturato nazionale dell’aerospazio. Il Piemonte conta circa 8 miliardi di euro di fatturato e 35 mila addetti, distinguendosi nella motoristica e nelle infrastrutture spaziali; la Lombardia registra 6,3 miliardi di fatturato, quasi 3 miliardi di export e 22 mila occupati, con eccellenze nei comparti di aeromobili, elicotteri e satelliti; la Liguria supera il miliardo di euro di fatturato con 5 mila addetti ed è specializzata in elettronica, cybersecurity e sistemi integrati.

L’intesa è stata firmata da Maurizio De Mitri per il Distretto Aerospaziale Piemonte, Paolo Cerabolini per il Lombardia Aerospace Cluster e Remo Giuseppe Pertica per il Distretto ligure Sistemi Intelligenti Integrati.

Prima della sottoscrizione sono intervenuti Andrea Tronzano, assessore alle Attività produttive e all’Internazionalizzazione della Regione Piemonte, Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, Alessio Piana, assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria e Cristina Leone, presidente del CTNA.

“L’aerospazio – ha sottolineato l’assessore Tronzano – è uno dei settori nei quali il Nord-Ovest può esercitare un ruolo determinante per la crescita industriale del Paese. La collaborazione tra Piemonte, Lombardia e Liguria mette in relazione sistemi produttivi complementari, competenze tecnologiche e capacità di ricerca che rappresentano un valore strategico per l’Italia. Con questa intesa si mettono a disposizione dimensione, coordinamento e presenza internazionale per accompagnare le imprese nelle grandi trasformazioni industriali ed energetiche che stanno interessando il comparto”.

“Un nuovo cantiere edilizio sta sorgendo a pochi passi dal Parco Dora”

Il Comitato Cittadini Parco Dora nasce spontaneamente dall’iniziativa di un gruppo di residenti del
quartiere, preoccupati per l’avvio del cantiere edilizio denominato “Dora Park”, nell’area compresa
tra via Verolengo, via Assisi e Parco Dora, nel più ampio comparto ex industriale Spina 3 / Area
Vitali.

Dalla documentazione amministrativa e tecnica disponibile risulta che tale ampio comparto sia
interessato da criticità ambientali, in particolare dalla contaminazione delle acque di falda da cromo
esavalente Cr(VI), sostanza di riconosciuta rilevanza tossicologica e cancerogena. Gli atti più
recenti, presenti sul sito del Comune di Torino, descrivono gli interventi di bonifica effettuati fino
ad ora come una gestione temporanea e non ancora risolutiva, richiamando la necessità di valutare
interventi più efficaci ed estesi anche alle porzioni di terreno sovrastanti la falda. Emerge inoltre il
riscontro di superamenti per il parametro idrocarburi totali come n-esano in diversi piezometri, con
necessità di monitoraggi nelle successive campagne e di approfondire la possibile origine del
fenomeno.

In più nella Determinazione Dirigenziale n. DD 1646 del 18 marzo 2026, il Comune di Torino ha
dato atto che, nel quadrante non ancora trasformato in parco o edificato, indicativamente
corrispondente ai lotti di collaudo 4 e 5, nella porzione compresa tra via Borgaro, via Verolengo,
via Assisi e sottopasso Mortara, non saranno possibili nuove edificazioni o trasformazioni prima
dell’approvazione del nuovo progetto di bonifica della falda e/o dell’individuazione e asportazione
delle sorgenti in suolo insaturo o frangia capillare.

Il cantiere “Dora Park” non viene indicato come coincidente con i lotti 4 e 5, la preoccupazione dei
residenti nasce però dal fatto che l’area di cantiere si colloca comunque nel medesimo
comprensorio, già sede delle Ferriere Fiat e storicamente interessato da attività industriali. Prima
delle attuali trasformazioni urbanistiche, il comparto costituiva infatti un’area industriale unitaria o
comunque funzionalmente connessa. Per questo i cittadini chiedono di sapere quali indagini sitospecifiche

siano state effettuate sul lotto interessato dai lavori, quali verifiche siano state svolte su
suolo, sottosuolo e acque sotterranee, e come verranno gestite eventuali terre e rocce da scavo. A tal
proposito, il Comitato ha inviato agli enti competenti un’istanza di accesso documentale, accesso
civico generalizzato e accesso alle informazioni ambientali.

La richiesta assume ulteriore rilevanza anche alla luce della prevista inaugurazione, a settembre
2026, di un polo d’infanzia 0-6 anni a pochi metri dall’area dei cantieri. La presenza di una struttura
destinata a bambini in età prescolare rende ancora più necessario chiarire quali garanzie siano state
acquisite dagli enti competenti prima dell’avvio delle trasformazioni urbanistiche.
A ciò si aggiunge un ulteriore profilo di preoccupazione: il 14 maggio 2026, nell’area dei lotti 4 e 5,
risulta essere stato eseguito un taglio di alberature in pieno periodo riproduttivo dell’avifauna.
Anche su questo punto, con il sostegno dell’Associazione Task Force Animalista, realtà impegnata
nella tutela degli animali e dell’ambiente, vengono chiesti chiarimenti agli enti competenti, per
verificare se siano stati effettuati i necessari controlli preliminari sulla presenza di nidi attivi e se
l’intervento sia stato autorizzato ed eseguito nel rispetto della normativa a tutela della fauna
selvatica e del Regolamento del Verde pubblico e privato della Città di Torino.

Per quanto risulta ai cittadini, allo stato attuale l’unica iniziativa istituzionale sul tema è stata
l’interpellanza presentata in Consiglio comunale dal consigliere Andrea Russi del Movimento 5
Stelle. Una questione di tale rilevanza ambientale, sanitaria e urbanistica, tuttavia, richiede la
massima trasparenza da parte di tutti gli enti competenti.

“Non vogliamo creare allarmismi, ma chiediamo trasparenza”, dichiarano le referenti del Comitato.
“Chi vive accanto al cantiere ha diritto di sapere se l’area è stata adeguatamente indagata, se il lotto
interessato dai lavori sia stato valutato rispetto alle aree oggetto di bonifica, ai monitoraggi
ambientali e alle criticità documentate nell’Area Vitali, e se le opere previste siano compatibili con
la storia industriale e ambientale del sito. A maggior ragione, con un polo d’infanzia 0-6 anni
previsto a pochi metri dai cantieri, la trasparenza sugli accertamenti ambientali non è un dettaglio: è
una questione di tutela dei residenti, dei bambini e dell’intero quartiere. Chiediamo inoltre
chiarimenti sul taglio degli alberi avvenuto nei lotti 4 e 5 in una fase delicata per la nidificazione”.

Il Comitato Cittadini Parco Dora

Il processo a Vittorio Emanuele III

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il processo a Vittorio Emanuele III promosso a Torino dal centro studi “ Vittorio Emanuele Orlando “ha rappresentato un tentativo di riaprire il caso del terzo re d’Italia anche lui “bestemmiato e pianto”, come diceva Carducci di Carlo Alberto.

Molti anni fa, mi riferisco agli Sessanta del secolo scorso, si favoleggiava di un diario o memoriale di Vittorio Emanuele che ,quando fosse stato reso pubblico, avrebbe potuto rappresentare le ragioni del re che avrebbero potuto anche modificare certi giudizi negativi sul suo operato. Di questo memoriale non ho mai più sentito parlare neppure dopo la morte di Umberto II. Ritengo quindi che questa preziosa testimonianza storica fosse inesistente o sia stata distrutta, anche se Francesco Perfetti scrisse sul diario del re. Memoriale e diario furono cose differenti, il primo venne scritto nell’esilio volontario in Egitto e di questo si sono perse le tracce.

Chi voglia ricostruire storicamente la figura del re ha a sua disposizione più libri apologetici, che libri contrari che non hanno mai focalizzato la figura di Vittorio Emanuele sul cui giudizio storico si sono espressi in tanti ,ma scrivendo libri specifici sugli accadimenti storici del suo lungo regno: dall’età giolittiana alla Grande guerra, dalla marcia su Roma al delitto Matteotti ,dalle leggi razziali alla seconda guerra mondiale, dall’8 settembre al regno del Sud ,per non parlare delle guerre coloniali. Tutti temi controversi, come si può notare.

I testi apologetici sul re sono stati opera di Gioacchino Volpe, Alberto Bergamini, Carlo Delcroix, Nino Bolla, Piero Operti, Nino Consiglio, Aldo Mola. Trascuro i titoli giornalistici che non hanno valore storico. Non ricordo il nome di uno studioso di parte repubblicana che si sia dedicato al re, forse perché è ritenuto non meritevole di una biografia.

Andrebbero altresì citate le interviste rilasciate da Umberto II nei decenni dell’ esilio durante i quali l’ultimo sovrano difese sempre l’operato del padre, dimostrando come la venerazione affettuosa del figlio fosse superiore ad ogni tentativo di storicizzazione.

Nino Bolla intitolò un suo libro “Processo alla Monarchia“ e quindi l’idea torinese ha illustri precedenti proprio nel campo monarchico. Bolla tentò un processo di tipo storico, anche se non aveva le qualità e la documentazione necessaria per farlo.

Salvatore Sfrecola, giurista e storico, ha promosso l’idea di un processo in termini giuridici. Al processo intentato a re Vittorio si può solo obiettare che un processo di tipo giudiziario non coincide con quello storico. Luigi Firpo insisteva nel sostenere che i giuristi non possono essere degli storici ,anche se lui stesso era laureato in Giurisprudenza.

Ciò che è legale giuridicamente – diceva- non è detto che sia produttivo in termini storici. Le scelte politiche infatti si giudicano dai risultati ottenuti, perché l’albero si valuta dai frutti che porta, affermava Firpo. Questo in effetti è l’unico modo non ideologico di confrontarsi con il passato. Pertanto andrebbe evitata a priori la pregiudiziale monarchica o repubblicana, anche affrontando il tema del re. L’esempio di Benedetto Croce che fu monarchico ,ma criticò il re per le sue responsabilità nei confronti del fascismo va considerato.

Stando alle conclusioni a cui è giunto il giudice torinese, il re è stato assolto per l’ingresso nella prima guerra mondiale perché, stando allo Statuto, era di sua stretta competenza dichiarare la guerra che venne ratificata dal Parlamento. Anche la segretezza dei Patti di Londra con gli alleati è stata quindi considerata legittima. Ciò non significa però valutare quella guerra in termini storicamente positivi. Forse l’Italia non poteva sottrarsi ma la guerra in sé distrusse i risultati raggiunti con Giolitti nei quindici anni precedenti e germinò tensioni sociali talmente forti da mandare in crisi lo Stato liberale. Anche la designazione a Presidente del Consiglio di Mussolini nel 1922 è stata considerata legittima dal giudice perché il governo Facta dimissionario non poteva proclamare lo stato d’assedio voluto dal ministro della guerra Soleri per fermare la Marcia su Roma. Ma lo storico deve guardare anche alle conseguenze di quella scelta, anch’essa avallata dal Parlamento .Filippo Turati in esilio scrisse: “Abbiamo consegnato noi l’Italia al fascismo“. Chiamare in causa il solo Vittorio Emanuele era un grave errore che alcuni storici hanno corretto. Le conseguenze si videro negli anni successivi a partire dal delitto Matteotti di fronte al quale il re non ritenne di dover prendere posizione, malgrado l’Aventino.

Il giudice torinese condanna invece all’ergastolo il re per la firma delle leggi razziali : difficile dargli torto perché il discorso secondo cui il re non poteva non firmare crea alibi storici non accettabili in quanto il disconoscimento della deriva razziale del regime non era cosa di routine e disconosceva il rapporto storico con gli Ebrei dal Risorgimento in poi. Chi parla di un voto favorevole del Parlamento non considera che la Camera dei fasci e delle corporazioni non era un libero Parlamento, come anche il Senato che era ampiamente fascistizzato nel 1938. Questo è un esempio di formalismo giudico travolto dalle ragioni della storia.

De Felice ha scritto una storia sugli ebrei in Italia che resta una testimonianza conclusiva, ammesso che nella ricerca storica si possa parlare di ricerche conclusive in particolare per il caposcuola del revisionismo.

Infine il giudice ha amnistiato il re (forse andava assolto almeno per insufficienza di prove) per l’ 8 settembre e la “fuga di Pescara“.Le massime responsabilità storiche dell’8 settembre furono di Badoglio che nei 45 giorni dopo il 25 luglio 1943 non seppe agire in modo adeguato. L’8 settembre Roma non era più difendibile e il trasferimento veloce del re e del governo fu indispensabile per garantire, sia pure fortunosamente, la continuità dello Stato. Dal regno del Sud, di cui scrisse Agostino degli Espinosa, rinacque l’esercito italiano dopo lo sbandamento imputabile soprattutto a Badoglio e agli Stati Maggiori che lasciarono senza ordini truppe sparpagliate nei diversi territori di guerra. Ciò che accadde a Cefalonia resta come una macchia indelebile. Sarebbe interessante se Sfrecola organizzasse un processo a Badoglio a partire dalla Grande Guerra.

Poi, oltre ai temi affrontati nel processo, andrebbe anche messa in discussione la tardiva abdicazione del re il 9 maggio 1946 che non consentì al nuovo re Umberto II, già luogotenente generale del Regno, di affrontare il referendum in modo più adeguato. E’ una questione solo politica, ma certo pesò sulle sorti della monarchia sabauda.

Comunque il processo di Torino ha smosso le acque e c’è da augurarsi che in futuro ci sia uno storico che voglia affrontare la vita di questo re. La storia non è mai giustiziera, diceva Croce e anche per re Vittorio deve valere questo principio. Perfino il trasferimento della sua salma da Alessandria d’Egitto a Vicoforte qualche anno fa suscitò polemiche ma, ad ottant’anni anni dal referendum istituzionale, sarebbe bene voltare pagina e storicizzare anche il piccolo re.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragazzo di 22 anni muore sulla A1 forse per un colpo di sonno

Tragico incidente nella notte tra sabato e domenica sull’autostrada del Sole, all’altezza di Villanova del Sillaro, in territorio lombardo. A perdere la vita è stato Simone Candido, 22 anni, di Alessandria, che viaggiava in direzione Bologna a bordo della sua Bmw.

Secondo una prima ricostruzione della Polstrada, il giovane avrebbe perso il controllo dell’auto, finendo sotto un camion a forte velocità. Nell’impatto sono rimaste coinvolte anche altre sei vetture.

Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, sanitari del 118 e agenti della Polstrada. Due persone, un uomo di 51 anni e una donna di 48, sono rimaste lievemente ferite ma non hanno avuto bisogno del trasporto in ospedale.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un colpo di sonno.

Delusione granata. Ora il derby!

Il Toro spreca anche a Cagliari e saluta l’ultima trasferta stagionale con una sconfitta che lascia pochi segnali positivi. Ai granata non basta la magia di Obrador, autore di un eurogol che aveva illuso D’Aversa ed i tifosi: i sardi ribaltano tutto con Esposito e Mina, conquistando un 2-1 che garantisce la matematica salvezza.

Partita povera di emozioni e ritmo basso, con il Cagliari più concreto nei momenti decisivi. Dopo il vantaggio granata, i rossoblù hanno trovato energie e convinzione fino alla rimonta che vale la permanenza in Serie A con un turno d’anticipo. Per il Toro, invece, arriva l’ennesima conferma di un finale di stagione senza acuti.
Si conferma anche il tabù della vigilia del derby: ancora una volta i granata inciampano prima della sfida più sentita dell’anno. Adesso tutta l’attenzione si sposta sulla stracittadina contro la Juve, ultimo appuntamento della stagione e occasione per provare a interrompere un digiuno lungo undici anni. Una vittoria nel derby manca dal 2015, e regalare un dispiacere ai bianconeri nella corsa Champions sarebbe l’unico modo per dare un senso al finale di campionato.

ENZO GRASSANO

Leinì, avvio dei lavori per i due svincoli a rotatoria

Nel mese di giugno tra la provinciale 710 e la statale 460

Sono iniziati i rilievi tecnici per la realizzazione della prima delle due rotonde  previste a Leinì lungo il tracciato della Statale 460 nelle intersezioni con la Strada Provinciale 710 di Caselle. Città  Metropolitana di Torino, ANAS, Regione Piemonte hanno concordato le modalità di progettazione e realizzazione di un’opera il cui costo complessivo di 600 mila euro sarà  sostenuto per due terzi dalla Città  Metropolitana di Torino e per un terzo dalla Regione. I lavori  del lotto 2 inizieranno entro la prima metà del mese di giugno e saranno preceduti dalle indagini di bonifica bellica e da quelle archeologiche, la cui conclusione è prevista entro la fine di maggio.

Un manifesto per la Giornata delle Api

Il 20 maggio

In occasione della Giornata Mondiale delle Api di mercoledì 20 maggio prossimo, Fondazione Agrion, Regione Piemonte, il Servizio Fitosanitario, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ANCI Piemonte e Filiera Futura uniscono le competenze e le innovazioni dei territori per difendere la vita e la qualità dell’ambiente salvaguardando la vita delle api.

I fiori che sbocciano, i frutti che crescono e i paesaggi ricchi di colori e biodiversità esistono grazie al lavori invisibile degli impollinatori, proteggerli significa aver cura del futuro dell’ambiente, dell’agricoltura e della qualità della vita. Api, farfalle e bombi, oltre a migliaia di altri insetti pronubi, rappresentano una delle infrastrutture naturali più preziose del pianeta: dalla loro attività dipende circa il 75% delle colture alimentari mondiali e la sopravvivenza di oltre il 99% delle piante selvatiche. Difendere gli impollinatori significa rafforzare la capacità dei territori di resistere ai cambiamenti climatici, agli eventi estremi e alla perdita progressiva di biodiversità.

“Il Piemonte ha scelto di investire concretamente nella cultura della biodiversità e degli impollinatori, diventando la prima regione in Italia a istituire un tavolo istituzionale dedicato alla biodiversità e ai pronubi – ha dichiarato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport, Postolimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni – si tratta di una scelta strategica che oggi si traduce in investimenti importanti su apicoltura, ricerca applicata, innovazione e sostenibilità ambientale. Stiamo sostenendo progetti e attività insieme ad Agrion per costruire ambienti sempre più salubri, rafforzare la biodiversità e accompagnare il sistema agricolo piemontese verso un livello produttivo dove produttività e redditività vadano sempre più d’accordo con la sostenibilità e la valorizzazione dell’ambiente. Il nostro è già uno dei sistemi agricoli europei con il più basso utilizzo di agrofarmaci, e oggi vogliamo continuare a rafforzare questo percorso attraverso innovazioni sempre più sostenibili. Difendere l’ape e gli insetti utili significa difendere l’agricoltura e i territori piemontesi, conferendo nuovo valore alle nostre produzioni agroalimentari d’eccellenza”.

“I Comuni sono pronti a fare la loro parte supportando con iniziative la Regione Piemonte e Agrion in questo nuovo progetto. La biodiversità è fondamentale per la cultura dell’ambiente e per promuovere il nostro territorio – ha dichiarato il presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardino”.

Sull’onda della dichiarazione dell’Assessore Paolo Bongioanni, si associano le dichiarazioni del Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Alice De Marco, e quella del Presidente di Filiera Futura, Francesco Cappello.

Proteggere gli impollinatori non significa solo salvare le api, ma anche custodire la biodiversità, i paesaggi, l’agricoltura e il futuro. Oggi questa sfida si vince solo insieme, e ognuno di noi ha il potere di fare la differenza.

Mara Martellotta