ilTorinese

Schiacciato dal trattore: muore 82enne

È rimasto travolto da un trattore mentre lo stava usando: 82enne perde la vita. L’incidente si è verificato a Brandizzo nella zona agricola di Cascina Bologna.

Il pensionato è stato schiacciato dal mezzo agricolo in funzione ed è deceduto a seguito dei traumi riportati. Sul posto sono giunti  immediatamente i soccorsi del 118 Azienda Zero, che hanno potuto soltanto constatare il decesso della vittima.

I vigili del fuoco hanno messo in sicurezza l’area. Sul luogo, presenti anche i carabinieri di Chivasso e gli ispettori dello Spresal dell’Asl To4 per gli accertamenti sulle cause dell’accaduto.

VI.G

A Davide Sgambaro il “Premio Matteo Olivero”

Con l’opera site-specific “Infinite fall (floating)”, è il giovane artista patavino ad aggiudicarsi a Saluzzo la 48^ edizione del Premio

Inaugurazione giovedì 18 giugno, ore 11,30

Saluzzo (Cuneo)

Il senso (proprio come suggerisce il titolo) è quello di una “caduta infinita (fluttuante)”, di un precipitare eterno senza meta d’arrivo, “simbolo di una società contemporanea condannata a vivere in perenne bilico”“Infinite fall (floating)”, l’opera site-specific realizzata dall’artista Davide Sgambaro (nato a Cittadella – Padova nel 1989, oggi residente a Torino) e vincitrice della 48^ edizione del “Premio Matteo Olivero” – tenuto dal 2018 nell’ex Capitale dell’antico “Marchesato” in memoria del grande, troppo trascurato, artista saluzzese tra i maggiori esponenti del Divisionismo – sarà inaugurata giovedì 18 giugnoalle 11,30, presso la “Piscina Comunale” di corso Aldo Moro, spazio cittadino fortemente vissuto e partecipato, con l’intento di portare l’arte (secondo gli obiettivi fondamentali dello stesso “Premio”) nella quotidianità, a stretto contatto con il più vario e vasto pubblico. Principio, del resto, che ha fatto dell’evento, nell’ambito della rassegna “START/storia e arte – Saluzzo”, sotto la direzione artistica di Stefano Raimondi – e promosso dalla “Fondazione Amleto Bertoni”, dal “Comune di Saluzzo” e “The Blank Contemporary Art” – un prezioso modello di “valorizzazione territoriale” attraverso l’arte contemporanea.

L’opera del giovane Sgambaro (installata sul fondo della Piscina) prende le mosse dall’iconico e tristemente famoso scatto fotografico “The falling man” (“L’uomo che cade”) realizzato dal fotoreporter americano dell’“Associated Press” Richard Drew l’11 settembre 2001 e immagine simbolo, la più potente e controversa, dell’indimenticata tragedia delle “Torri Gemelle”. L’immagine, accusata di essere offensiva e voyeuristica tanto da essere ritirata, infatti, dalla circolazione pubblica per molti anni, immortala una delle 200 persone che, intrappolate nei piani superiori del “World Trade Center”, scelsero di lanciarsi nel vuoto piuttosto che morire arse vive: “simbolo estremo dell’assenza di scampo”. Curiosa particolarità: nell’estremo caos della tragedia, ad essere notata è stata la posizione dell’uomo che cade perfettamente allineato alle linee verticali dell’edificio. Postura che ha spinto molti a interpretare lo scatto non come “immagine di morte”, ma come “metafora di dignità, controllo e sfida di fronte all’inevitabile”.

Dichiara, in proposito, lo stesso Sgambaro: “Ragionando su quell’immagine oramai storica, ho immediatamente pensato alla normalizzazione collettiva dell’attesa nel rapporto antitetico tra uso del potere capitalista e sopravvivenza precaria”. In tal senso, e attraverso la rapida, flessibile lievità di segni informali che prendono corpo attraverso materiali leggeri e sagomati ad uso immaginifico e visionario, Sgambaro (aiutato dall’illustratrice Viola Mancini) pare volerci restituire un’idea di “leggerezza confortante”, anche davanti all’inevitabile realtà di un corpo prossimo ad impattare al suolo. “Le opere di Sgambaro – è stato a ragione scritto – sono sculture minime … in cui si respira l’atmosfera di una festa finita, la precarietà dei materiali fragili, il senso di un tempo perso. Il sabotaggio dell’imperativo positivista della società, rappresentato dall’emblematica ‘emoji’ sorridente, spesso presente nelle opere di Sgambaro, ha però il sapore di un atto liberatorio, di uno smascheramento reazionario”. La quotidiana realtà é per lui, aggiungiamo, un atto dovuto, una recita a caduta libera, nell’imbuto di “nuvole” apparentemente sorridenti, compiuta con un tal senso di leggerezza capace di apprezzare perfino l’infinita discesa in gorghi esistenziali inaccettabili, se non con l’aiuto di una pace dignitosa e un senso di pacata attesa che ha il sapore sospeso dell’eternità.

Esiste dunque un nesso profondo tra l’operare “contemporaneo” di Davide Sgambaro e la vita quotidiana. Ed “è proprio questa capacità – sottolinea Stefano Raimondi – di generare relazione che rende il lavoro di Sgambaro particolarmente significativo per il ‘Premio Olivero’: un’opera che nasce dalla comunità, maturata durante una residenza dell’artista, e che alla comunità ritorna, ampliando il senso di appartenenza e di partecipazione culturale”.

L’installazione di Davide Sgambaro entra, così, a far parte di un percorso di “valorizzazione del territorio” che mira a creare un dialogo serrato tra la comunità e i linguaggi dell’“arte contemporanea”. E il Comune di Saluzzo prosegue, in tal modo e proprio attraverso l’annuale realizzazione del “Premio Matteo Olivero”, nel suo progetto di costruzione di una “Collezione d’Arte Pubblica” che conta già interventi di artisti di conclamata fama internazionale.

Gianni Milani

Nelle foto: Davide Sgambaro “Infinite fall (floating)”; Davide Sgambaro

Quelle montagne … così com’erano

Una mostra al sabaudo “Forte di Bard” per raccontare le “metamorfosi” del paesaggio alpino in oltre un secolo di storia

Fino a domenica 1° novembre

Bard (Aosta)

Dalla “Veduta della ghiacciaia della Brenva dietro il Monte Bianco” (olio su tela, 1825-’27) a firma del “regio pittore in paesaggi e boscareccie”, il “vedutista” Angelo Antonio Cignaroli (Torino 1761 – 1841), per passare ai circa 4.500 metri di altitudine della magnifica candida e innevata (allora sì!) “estrema punta piramidale” de “Il Cervino”, opera del “peintre – alpinista” Angelo Abrate (Torino 1900 – Sallanches, 1985), cui si devono anche centinaia di dipinti raffiguranti il “Monte Bianco” – suo incontestabile cavallo di battaglia – spesso realizzati direttamente in quota, fino (solo per citarne alcuni) al “Pascolo a Valtournanche”, olio su tela del 1930 ca. del bolognese, torinese di adozione, Giuseppe Gheduzzi, scuola all’“Accademia Albertina” di Torino e collaboratore del padre Ugo nella realizzazione delle scenografie del subalpino “Teatro Regio”  o, facendo un passo indietro, alla minuta, rigorosa ma di Anonimo “Caccia del re Vittorio Emanuele II di Savoia in Val Salvaranche” (1860 ca.): sono oltre 70 (tra le 400 e passa individuate ed appartenenti ad istituzioni pubbliche e a privati collezionisti), articolate in sei sezioni, le opere stilisticamente eterogenee e “racconto corale del mondo alpino” – dai dipinti ai disegni ai manifesti – raccolte nella generosa e suggestiva rassegna “Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche”, inaugurata nei giorni scorsi al “Forte di Bard” e lì ospitata, negli alloggiamenti del “Museo delle Alpi” fino a domenica 1° novembre.

Curata da Aldo Audisio e promossa nell’ambito del progetto “DAHU – Développement et Adaptation des occupations Humaines en montagne” (che coinvolge la “Regione autonoma Valle d’Aosta”, il “Comune di Issime”, il “Forte di Bard”, il “Dipartimento dell’Alta Savoia” e la “Comunità dei Comuni della Valle di Chamonix Mont-Blanc”), l’iniziativa “declina le finalità sotto il profilo artistico esplorando, invece, l’evoluzione del paesaggio montano tra la fine del XVIII e la metà del XX secolo, offrendo una visione arricchita da un approccio scientifico che spazia dalla storia dell’arte all’archeologia”. Il tutto sul lungo filo di una ricerca e di una narrazione espositiva, studiata ad hoc, frutto di una pluralità di sguardi – di artisti, scienziati e alpinisti – cha va, a grandi balzi, dalle iconografie legate alla vita pastorale e agli elementi naturali, fino alle nuove forme di “antropizzazione” legate al turismo e agli sport invernali, “evidenziando i profondi mutamenti climatici e paesaggistici avvenuti nel corso dei decenni”. Tema, per altro, al centro delle attenzioni del “Forte” valdostano già nell’arco degli ultimi anni (ancora in corso, fino al 27 settembre in proposito, e proprio incentrata sul drammatico argomento in questione, la mostra fotografica “Ghiacciai” del grande reporter brasiliano Sebastião Salgado“attraverso progettualità che hanno avuto l’ambizione di contribuire alla diffusione della conoscenza e della comprensione di quanto sia fragile il mondo della montagna e di quanto sia importante approfondirne la conoscenza”. Parole della Presidente dell’“Associazione Forte di Bard”, Ornella Badery, che aggiunge: “La mostra è il risultato di una poderosa ricerca condotta negli archivi pubblici e privati della Valle d’Aosta e della Valle di Chamonix e dimostra proprio come l’evoluzione del paesaggio delle terre alte si sia realizzata nel corso dei secoli e come i cambiamenti siano stati influenzati (‘troppo spesso negativamente’ aggiungiamo noi) dalla presenza dell’uomo”.

“Chi come noi – spiega, da parte sua, l’Assessore regionale all’‘Istruzione, Cultura e Politiche Identitarie’, Erik Lavevaz – ha a cuore il futuro della Valle d’Aosta, intesa tanto come territorio quanto come comunità, non può non interrogarsi sul futuro dell’ambiente alpino provando ad allontanarsi dalla retorica e dagli allarmismi, ma sviluppando una coscienza che ancora può essere autentica. Queste terre sono chiaramente un laboratorio a cielo aperto in cui la cultura non è un orpello intellettuale, ma un modo fondamentale per comprendere noi stessi e proiettarci in avanti”. Oggi più che mai. Sulla scia di quanto “auspicato” dal celeberrimo Manifesto (presente in mostra) “Val d’Aosta. Sport invernali” disegnato attorno al 1940 dal noto disegnatore barese Gino Boccasile (Bari, 1901 – Milano, 1952), inneggiante, pur negli anni bui dell’inizio della Secondo conflitto Mondiale, alla montagna come “meta glamour e accessibile”, luogo di divertimento, sport, gioia e incontro per tutti. Anche attraverso il sorriso radioso di una smagliante figura femminile (un “classico” del Boccasile) icona ideale di uno stile di vita che ha cavalcato i tempi. E messo oggi seriamente a rischio!

Gianni Milani

“Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche”

“Forte di Bard”, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it . Fino al 1° novembre. Orari: da mart. a ven. 10/18, sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Angelo Abrate “Il Cervino”, olio su tela, 1934; Giuseppe Gheduzzi “Pascolo a Valtournanche”, olio su tela, 1930 ca.; Gino Boccasile “Val d’Aosta. Sport invernali”, Offset a colori su carta, 1940

Biraghi Gelato, una tappa golosa nel cuore di Torino

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SCOPRI – TO  ALLA SCOPERTA DI TORINO

Chi passeggia nel centro di Torino non puó non notare il punto vendita Biraghi, diventato negli anni una delle soste preferite per chi desidera concedersi una pausa all’insegna della qualità. Situato in una delle zone più frequentate della città, il negozio richiama ogni giorno torinesi e visitatori attratti non solo dai prodotti storici del marchio, ma anche dalla proposta dedicata al gelato.

Il punto vendita del centro cittadino rappresenta infatti un’estensione naturale della filosofia Biraghi, azienda piemontese che ha costruito la propria identità valorizzando il latte e le eccellenze del territorio. Una tradizione che si ritrova anche nelle coppe e nei coni serviti ogni giorno, preparati con particolare attenzione alla qualità delle materie prime.

Un gelato che racconta il territorio

Il legame con il Piemonte emerge nei sapori e nella scelta degli ingredienti. Accanto ai gusti più amati dal grande pubblico trovano spazio proposte che richiamano la storia e la cultura gastronomica regionale. Il risultato è un gelato dal gusto autentico, capace di conquistare sia chi cerca i sapori della tradizione sia chi desidera provare qualcosa di diverso.

L’esperienza Biraghi oltre il gelato

Entrare da Biraghi significa anche scoprire una realtà che da decenni rappresenta una delle eccellenze agroalimentari piemontesi. Il marchio è conosciuto in tutta Italia per i suoi formaggi e per l’attenzione alla filiera produttiva, valori che vengono trasferiti anche alla proposta dedicata al gelato. Un approccio che punta sulla qualità senza rinunciare alla semplicità.

Un punto di riferimento per cittadini e turisti

Nel panorama delle gelaterie torinesi, Biraghi si è ritagliata uno spazio particolare grazie alla sua capacità di unire tradizione, innovazione e forte identità territoriale. Per molti turisti rappresenta una scoperta durante una visita in città, mentre per tanti torinesi è ormai un appuntamento abituale. Un piccolo momento di gusto che racconta, attraverso ogni assaggio, una parte della storia gastronomica del Piemonte.

A rendere speciale l’esperienza è anche l’atmosfera del punto vendita, che riesce a trasmettere il legame tra il marchio e il territorio piemontese. Nei mesi più caldi il gelato diventa una delle scelte più apprezzate da chi visita il centro storico, trasformandosi in una piacevole pausa tra una visita ai monumenti e una passeggiata sotto i portici. Un successo che conferma come qualità, tradizione e attenzione al cliente continuino a rappresentare gli ingredienti principali di una realtà capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

NOEMI GARIANO

Torino, una “primavera” di opportunità per bambine e bambini da 0 a 6 anni e famiglie

Da Fondazione Compagnia di San Paolo e Città

 

Aperte le Linee Guida della Fondazione “06 – Alleanze ad Alta Intensità Educativa” di Città dell’Educazione e chiuso il termine per le domande per il nuovo appalto della Città di Torino per i servizi 0-6, nel quadro del rafforzamento di un sistema educativo integrato, inclusivo e di qualità

Lo scorso 21 aprile, la Fondazione Compagnia di San Paolo ha pubblicato le Linee Guida 06 – Alleanze ad Alta Intensità Educativa. Le Linee Guida sostengono azioni rivolte a bambine e bambini di Torino da 0 a 6 anni e alle loro famiglie e si inseriscono nell’ambito di Città dell’Educazione, l’iniziativa pluriennale lanciata dalla Fondazione insieme alla Città di Torino, con l’obiettivo di rafforzare le opportunità educative rivolte alle giovanissime e giovani generazioni.

Tra le diverse misure realizzate nel quadro del sistema integrato 0-6 dalla Città di Torino, si è da poco chiuso il termine per la presentazione delle domande per la procedura d’appalto per i servizi di nido d’infanzia e servizi integrativi, espressione concreta dell’attenzione che l’Amministrazione comunale riserva alla fascia 0-6 anni.

In linea con i più recenti orientamenti europei, la Città promuove un modello educativo che mette al centro il benessere delle bambine e dei bambini, riconosciuti come soggetti attivi e titolari di diritti, e orienta l’intero sistema verso qualità, inclusione e pari opportunità. I progetti presentati nell’ambito del nuovo appalto dovranno inserirsi pienamente in questa visione, contribuendo allo sviluppo di un sistema educativo integrato, inclusivo e di qualità, anche nel solco della consolidata collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo, partner strategico nella costruzione e nel rafforzamento delle politiche educative cittadine.

Accanto a questo intervento, la Città di Torino è inoltre impegnata nel consolidamento del sistema integrato 0-6 anni attraverso una pluralità di azioni complementari. Tra queste la progettazione di strumenti digitali per facilitare l’orientamento delle famiglie ai servizi 0-6 anni e favorire l’accesso alle opportunità educative; il rafforzamento delle competenze professionali attraverso il Patto formativo e il Piano formativo 2025-2027 nell’ambito anche del Coordinamento Pedagogico Territoriale. Un insieme di interventi che contribuisce alla costruzione di un ecosistema educativo sempre più integrato, inclusivo e orientato al benessere e alla crescita armonica di tutte le bambine e i bambini.

Nell’ambito di Città dell’Educazione e dei servizi ad alta intensità educativa, Città di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo stanno inoltre già collaborando – insieme a enti del terzo settore – all’implementazione di cinque Eduteche. Da diversi mesi sono attivi questi poli di servizi, risultato di un articolato percorso di coprogettazione tra Città, Fondazione, Enti del Terzo Settore e ASL Torino, pensati per ampliare e rendere più prossime le opportunità educative, favorendo l’accesso anche delle famiglie più distanti dai servizi. In questi spazi, pensati a misura di bambino, altamente inclusivi e aperti al protagonismo delle famiglie, bambini e bambine, famiglie e in generale tutta la comunità possono fare buoni incontri tra pari età e con adulti significativi, avere esperienze educative, di crescita, cura e promozione del benessere. A questo processo hanno inoltre preso parte, in una logica di rete, i numerosi soggetti che operano nei territori in cui sono presenti le eduteche, contribuendo alla realizzazione di un ecosistema educativo sempre più integrato.

“Contribuire a rendere i servizi per l’infanzia sempre più attenti a operare in modo coordinato, secondo un approccio olistico e concorrere ad assicurare servizi e opportunità educative di qualità accessibili per tutti i bambini e le famiglie è fondamentale per assicurare fin dai primi anni il diritto all’educazione e cura per tutti e tutte. La Fondazione Compagnia di San Paolo è impegnata da tempo, in primis attraverso l’iniziativa Città dell’Educazione, nel promuovere benessere, inclusione e pari opportunità educative per bambini e bambine da 0 a 6 anni. Le Linee Guida che presentiamo oggi rappresentano un nuovo passo concreto, fortemente innovativo, in questo impegno”, dichiara Alberto Anfossi, Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo.

“La Città di Torino intende rafforzare progressivamente il sistema 0-6 per renderlo sempre più integrato, inclusivo e in grado di rispondere alle necessità delle bambine, dei bambini e delle loro famiglie. La collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo rappresenta in questo percorso un valore aggiunto fondamentale, che ci consente di intercettare i bisogni fondamentali delle famiglie e di ragionare insieme per trovare le soluzioni più adeguate, ampliando le opportunità educative. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare per un ecosistema educativo diffuso, accessibile e di qualità, in cui ogni bambino e ogni bambina possa crescere, sviluppare le proprie potenzialità e sentirsi parte della comunità“, dichiara Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative della Città di Torino.

TorinoClick

Di motori non ne capisce niente…

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Armando Belletti, per ragioni di lavoro, si trovò costretto a vivere in città per buona parte della settimana.

Non che Pavia fosse una gran metropoli ma era ben altra cosa dalla quieta e sonnecchiosa Borgolavezzaro.

Smog, traffico, ritmi caotici e stressanti lo inducevano quanto prima a fuggir via lontano da quel trambusto. Con la sua utilitaria, sbrigati gli impegni, s’avviava verso la periferia e, in breve, si trovava in aperta campagna. La Lomellina con i suoi campi geometrici, le risaie, i prati, le boschine, l’aria finalmente pulita e l’unico rumore – oltre al ronfare del motore dell’auto – non era tale ma un delicato e allegro cinguettare degli uccelli.Armando rallentava la corsa e si godeva la vista di quell’ambiente naturale salvaguardato da eccessi edilizi, punteggiato da cascine e campanili, immaginando cosa l’aspettava a tavola: il risotto, il salame d’oca di Mortara, le cipolle di Breme, gli asparagi di Cilavegna e, come dolce, le offelle di Parona. Questi pensieri gli mettevano quasi commozione. “Cavolo, quando torno al mio paese mi pare di rinascere. Qui sì che la vita ha i tempi giusti. Stare in città sarà anche necessario ma mi pesa troppo”. Un giorno, imboccata una strada non asfaltata che tagliava in due una collinetta, l’auto si mise a fare le bizze. Il motore tossiva, ingolfato. Perdeva colpi e si fermò. Armando, pronunciando termini sui quali – per rispetto del lettore – si ritiene più utile sorvolare –   provò a rimetterla in moto, girando con foga la chiave d’accensione. Ma non c’era nulla da fare. Il motorino – grrr, grrr – girava   vuoto. L’auto restava lì, immobile, senza dar segni di vita, nel bel mezzo della stradina di campagna. Belletti scese, sollevò il cofano, guardò perplesso e sconsolato il motore senza avere la minima idea di dove mettere le mani. Mentre rimuginava sull’incidente che gli era capitato, avvertì un rumore alle sue spalle. Si girò e vide   un bellissimo ed elegante cavallo dal manto lucido e nero. L’animale lo guardava e si mise a girare attorno al veicolo. S’avvicinò e, con sguardo indagatore, scrutando il motore disse , con voce grave :“ Un bel guaio, sa? Per me è partito lo spinterogeno”. Armando, attonito e ammutolito lo guardò incredulo mentre l’animale, trotterellando se ne andò via per la sua strada. Di lì a pochi minuti sopraggiunse un contadino, con un forcone in spalla. Si conoscevano. Bernardo Trefossi era noto nei dintorni per la sua eccentricità. Vide il Belletti stranito, con la bocca aperta, e chiese cosa mai gli fosse capitato. Armando, balbettando, raccontò l’episodio del cavallo e il contadino, incuriosito, domandò: “ Mi dica. Il cavallo era forse nero?”. Alla risposta affermativa del Belletti, il contadino, battendogli la mano sulla spalle, lo rassicurò: “Mi dia retta. Non creda ad una parola di quanto le ha detto quel cavallo. Di motori non ne capisce niente”.

E se ne andò, fischiettando per la sua strada. Quando Armando, chiamato il soccorso stradale, riuscì ad arrivare a Borgolavezzaro era omai sera inoltrata. Ancora scosso per l’avventura del pomeriggio, raccontò il fatto agli amici del Bar “Al cervo d’oro”. Nessuno lo contraddisse ma Vittorio Scalmanati, detto “incudine”, fabbro di mestiere, all’insaputa del vicesindaco e guardando gli altri avventori,   si portò l’indice alla tempia. Dalla smorfia e dal gesto tutti intesero ciò che andava inteso: il Belletti era un po’ “tocco” ma non era il caso di contraddirlo. In fondo, come diceva lui stesso, “cavolo, quelli lì un po’ balordi non fanno poi del male a nessuno”. Appunto!

Marco Travaglini

La Valle di Susa  protagonista della rete europea della Via Francigena

Dal 22 al 24 ottobre  ospiterà l’Assemblea Generale

Il cammino è metafora di incontro fra persone, storie e culture. Con questa visione l’Unione Montana Valle di Susa, rappresentata dal Vicepresidente, Andrea Archinà, e dalla responsabile della DMO Val Susa Turismo, Marta Favro, ha partecipato all’Assemblea Generale dell’Associazione Europea AEVF, che si è svolta in provincia di Lucca, in occasione del 25esimo anniversario dell’Associazione. L’evento ha riunito oltre 100 rappresentanti di istituzioni, enti locali, associazioni e territori attraversati dalla Via Francigena, confermando la dimensione  sempre più internazionale di uno degli itinerari più importanti d’Europa. Per la delegazione valsusina, è stata un’occasione fondamentale per confrontarsi sulle opportunità che il turismo lento e i cammini possono generare per i territori, sia dal punto di vista economico sia culturale, favorendo la valorizzazione del patrimonio locale, la crescita delle comunità e la costruzione di relazioni internazionali. Il momento più significativo è stato l’annuncio ufficiale della prossima Aseemblea Generale dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, che avrà luogo in val di Susa dal 22al 24 ottobre prossimo. Si tratterà di un appuntamento di rilievo internazionale che porterà sul territorio amministratori, tecnici, operatori turistici e rappresentanti delle istituzioni provenienti da tutta Europa, offrendo alla Valle di Susa l’opportunità di mostrare al mondo le sue eccellenze, paesaggistiche, culturali e turistiche.

“Ospitare l’Assemblea rappresenta un grande riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi anni – ha dichiarato il Vicepresidente Unione Montana, Andrea Archinà – sarà un’occasio e per mostrare la  bellezza e l’accoglienza della Valle di Susa. Il viaggio continua attraverso un viaggio che unisce territori, persone e culture, rafforzando il ruolo della Valle di Susa come poeta d’ingresso della Via Francigena in Italia e punto di riferimento per il turismo sostenibile europeo.

Mara Martellotta

“Omaggi incrociati”, al Castello di Rivoli  Kurtág 100

 

Promosso dalla De Sono

Sabato 13 giugno, alle ore 16, il Castello di Rivoli ospita “Omaggi incrociati”, secondo appuntamento di Kurtág 100, progetto dedicato al centenario di György Kurtág, promosso da De Sono in collaborazione con Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea. Dopo “Mozart destrutturato”, del 30 maggio scorso, il concerto del 13 giugno prosegue il percorso di dialogo tra repertorio storico e contemporaneo attraverso un programma costruito tra omaggi e riferimenti trasversali, esplorando l’insolita formazione di viola, clarinetto e pianoforte. L’iniziativa si inserisce nelle celebrazioni dedicate ai 100 anni del celebre compositore ungherese, figura centrale della musica contemporanea europea, la cui opera ha profondamente influenzato generazioni di compositori e interpreti. Protagonisti del concerto saranno Paolo Casiraghi al clarinetto, Paolo Fumagalli alla viola e Luca Ieracitano al pianoforte, tutti membri del Mdi Ensemble, una delle realtà italiane più autorevoli nel campo della musica classica italiana, fondata a Milano nel 2002, è attiva nelle principali stagioni e festival internazionali dedicati alla nuova musica. L’ensemble lavora in modo continuativo con istituzioni di riferimento della scena contemporanea e, nel corso degli anni, si è distinto per il forte impegno nella ricerca musicale e nella diffusione del repertorio del Novecento e contemporaneo, ricevendo importanti riconoscimenti tra cui il premio “Una vita nella musica” al Teatro La Fenice di Venezia, e il premio “Franco Abbiati”. Membro stabile dell’ensemble, Luca Ieracitano svolge un’intensa attività concertistica internazionale, dedicata in particolare alla musica contemporanea, collaborando con alcuni tra i principali direttori della scena attuale. Accanto a lui, Paolo Casiraghi e Paolo Fumagalli condividono un percorso artistico fortemente legato alla nuova musica e alla ricerca interpretativa. Nel concerto è in programma un dialogo musicale tra autori e composizioni che attraversa epoche e linguaggi diversi, mettemdo in relazione memoria, scrittura contemporanea e tradizione romantica.

Si inizia con “Hommage à Kurtág” di Marco Stroppa, seguito da “Hommage à Schumann”, che lo stesso Kurtág dedica a Robert Schumann. A chiudere il percorso, i “Märchenerzählungen” (racconti fiabeschi) di Schumann, un intreccio ideale tra passato e presente, tra influenze dirette e suggestioni poetiche.

Ingresso al concerto con biglietto ridotto a 6,50 euro, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prenotazioni: https://www.castellodirivoli.org/biglietti/

Mara Martellotta

25 anni di Eridania Basket a MondoJuve

Una grande festa per gli appassionati di minibasket. Appuntamento a sabato 13 giugno, con una giornata all’insegna dello sport e del divertimento, per celebrare questo traguardo.

Nichelino, giugno 2026 – Un’intera giornata dedicata alla pallacanestro attende ragazzi e ragazze sabato 13 giugno, presso Mondojuve Shopping Village, per festeggiare il venticinquesimo compleanno della ASD Eridania Basket. 

Tornei, partite ed esibizioni saranno gli ingredienti principali di questo importante anniversario che la società di minibasket nata nel 2001 – dall’idea del presidente Christian Berta – vuole celebrare in grande stile, con un fitto di programma di attività. 

Per l’occasione parteciperanno tutte le squadre della Eridania Basket, dai pulcini fino all’U13, passando per Gazzelle e Aquilotti. Inoltre, alla categoria U13 Femm, che parteciperà al torneo 3×3, sarà dedicata un momento speciale durante la premiazione finale per la conquista del titolo regionale e la partecipazione alle finali nazionali.

Il programma: 

  • Ore 10.30 – Torneo 3X3

U13 – Esordienti M/F – Aquilotti Big

  • Ore 15.30 – Dunk Lab

Gazzelle Big – Aquilotti Small

Gazzelle Small –  Scoiattoli 

  • Ore 17.00 – Funny Time

Pulcini + Corsi doposcuola

  • Ore 17.45 – All-Star Game

Team Adulti

  • Ore 18.45 – Show by “Space Jumpers”
  • Ore 19.30 – Premiazione Finale

Christian Berta, Presidente ASD Eridania Basket: “Sono veramente emozionato, perché si tratta di un traguardo molto importante per la società. In venticinque anni abbiamo fatto tantissimo, grazie anche al contributo di tutti gli istruttori e allenatori. Dal 2001 la società è cresciuta molto mantenendo negli ultimi anni una media di 400 associati svolgendo sia attività di base e agonistica di Minibasket e Pallacanestro giovanile  sia attività in orario scolastico coinvolgendo oltre 3000 alunni e alunne delle Scuole Primarie e Secondarie di I grado all’interno delle Circoscrizioni VIII e I della città di Torino. Questo è uno sport sano, attraverso il quale bambini/e e ragazzi/e possono comprendere valori come il rispetto per l’avversario e la collaborazione tra compagni di squadra. Per noi divertimento e lealtà sono dei princìpi assoluti”.