In occasione del 21 marzo – proclamata dalle Nazioni Unite “Giornata mondiale per l’eliminazione della discriminazione di origine razziale” abbiamo ritenuto come coordinamento interconfessionale del Piemonte “Noi siamo con voi” e Comitato per i Diritti Umani della Regione di promuovere e sostenere una serie di iniziative e di azioni di sensibilizzazione.

Queste si sono concretizzate in vari momenti di lavoro comune e di incontri – culturali, sociali, culinarie, tra persone, i particolare donne, di comunità etniche e nazionali diverse. Fra queste, le due più significative possono essere considerate quelle svoltesi sabato 18 e domenica 19 marzo (giornate particolarmente propizie, perché festive).
La prima si è concretizzata in una festa/convegno, a partire dalle h 18.00 di sabato 18 marzo, presso il Centro Dar al Hikma e curata in particolare dalla Associazione Italo Egiziana “Cleopatra” presieduta dal dr. AmirYounes, nel corso della quale sono state premiate 16 donne di tutto il mondo. Donne esemplari per le loro qualità e capacità di dialogo, inclusività, interazione e difesa dei diritti umani: Iraniane, Ucraine, Nord africane e Medio Orientali in particolare provenienti da Marocco, Egitto, Siria, Somalia, Venezuelane, Cubane e Peruviane in rappresentanza del Centro e Sud America e ancora Romene e Moldave. Fra di loro due italiane Suor Giulietta (italiana ma di origine brasiliana) e l’assessora al Comune di Torino Carlotta Salerno. La premiazione e la serata sono state condotte dal prof. Younis Tawfikpresidente del Centro Dal al Hikma e dal dr. Giampiero Leo, portavoce del Coordinamento interconfessionaledel Piemonte “Noi siamo con voi” e vice presidente del Comitato per i diritti umani.
Hanno partecipato altre varie autorità tra le quali la Consigliera Nadia Conticelli in rappresentanza del Sindaco di Torino, mentre sono arrivati forti saluti di adesione dall’assessora comunale Gianna Pentenero, dal presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia e dalla Consigliera regionale con delega ai diritti umani e civili Sara Zambaia.
La seconda ha avuto luogo domenica 18 presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli, a cura e grazie della associazione “Polski Kot”.
Una serata di musica e festa, nella quale si sono potute godere la musica e i canti di associazioni culturali polacche che hanno concretamente interagito con musiciste e musicisti italiani della dell’associazione “Pietra Tonale”, producendo effetti sonori e musicali veramente interessanti e intriganti, insieme alla proposta di futuri, ancora più intense, forme di collaborazione. La serata è stata introdotta dalla presidente di Polski KotDaria Sitek alla presenza del Consigliere Giampiero Leo in rappresentanza del Comitato diritti umani e della Fondazione CRT.













Seppi poi che il suo nome era Matteo e, in certo senso, rappresentava il “braccio armato” del giovinducetto di cui sopra. Silenzio “da non volava una mosca”. Una vocina dentro: prof buttati, adesso o mai più. Fisso e sfido il giovin ducetto. E con lui tutta la classe. Oggi voglio insegnarvi una parola che, da queste parti, mi pare sia poco conosciuta…caro Cosimo, detto Mimmo. Wow, mi ero rivolto proprio a lui. Il suo nome me l’aveva indicato il collega look english che mi aveva accompagnato il giorno prima alla classe. Il ragazzotto trasalì, nel mutismo imbarazzato dei compagni. Cosimo? Mimmo? Come avevo osato pronunciare cotanto nome “invano”? E per giunta con quel diminutivo “Mimmo”, in uso solo – per sua strettissima volontà – agli amici e ai fedelissimi? E quel “caro” poi di fronte al “Cosimo”. Mimmo (diventammo in seguito amici e “permise” anche a me di chiamarlo così ) si lasciò cadere di botto con un moto d’ira malcelato sulle quattro gambe della sedia. Era ormai sfida a due. Dalla mia, stranamente sentivo però di aver recuperato l’interesse (parlare di stima era ancora presto) di buona parte della classe. Ora dovevo cavalcare l’onda. Un lampo. Ritornai alla cattedra e scrissi alla lavagna, a caratteri cubitali, sottolineati e con tanto di esagerati due punti esclamativi, la parola RISPETTO!! Stetti un attimo ad osservare con puro compiacimento quel parolone scritto bello grande, bianco su nero, poi mi girai di botto verso la classe. Prima lezione, dunque. Un misto di grammatica italiana e di educazione civica. E perfino, come vedremo, di Educazione Musicale. Rivolto ai ragazzi – Mimmo aveva ripreso la posizione standard “sedia al muro”, aria di assoluta indifferenza e rabbia non ancora del tutto sopita – Rispetto – declamai – sostantivo maschile. Primitivo, astratto. Parola magica, capace di miracoli impensati, ma assai poco tenuta in considerazione, purtroppo, nel mondo in cui viviamo e perfino in questa classe, mi pare di avere intuito. Silenzio totale. Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza. Cosa significa per voi la parola ‘Rispetto’? Dài forza, sentiamo qualche risposta. Una mano alzata. La parola “Rispetto”, prof, mi mancano le parole ma mi fa venire in mente il titolo di una canzone inglese… che a casa mio fratello mi fa ascoltare a palla! Lui è fissato con ‘sto Rhytm and Blues e guai a chi glielo tocca, che s’inc…., s’incavola come una belva! Magnifico. Respect! gridai. Capelli nerissimi, frangetta sulla fronte. Quella vocina arrivava come una benedizione da un “piccoletto”, Alessandro, che ben presto divenne mio fido “alleato” . “What you want, Baby I got … All I’m askin’, Is for a little respect”. Gran bel pezzo – continuai. Sapete che addirittura questa canzone incisa da un grandissimo come Otis Redding e poi dalla leggendaria Aretha Franklin è diventata l’inno, alla fine degli Anni ’60, di alcuni movimenti antirazzisti, negli Stati Uniti?E se tanto mi dà tanto, non vi sembra che anche noi potremmo prendere quasi come nostro inno ufficiale questa canzone? 