ilTorinese

Bilancio negativo per i saldi a Torino secondo Confesercenti

/

Confesercenti fa un bilancio negativo dei  saldi invernali a Torino che si sono chiusi ieri, giovedì 2 marzo.

Le vendite sono scese del 10% rispetto alla scorsa stagione, con punte del 15% in periferia dove la crisi economica e l’inflazione hanno creato difficoltà.

I  prodotti meno venduti sono stati cappotti, giacconi, giubbotti e giacche: -20%.   Le calzature sono in flessione del 5%.

 In dieci anni a Torino e provincia ha chiuso un negozio di abbigliamento su tre. In città erano  più di 2000 nel 2009. Per Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti,  è la conferma dell’allarme  “più volte lanciato sul pericolo di una lenta  desertificazione commerciale delle città. I negozi vanno aiutati concretamente”

Torino, è caccia al ladro di Rolex

Il bottino è sostanzioso: un Rolex, un Panerai e un Omega Speedmaster per il valore di circa 50mila euro. I carabinieri stanno cercando  di scoprire il ladro che mercoledì pomeriggio, tra le 13 e le 14 è entrato negli spogliatoi del club  i Ronchi Verdi, in corso Moncalieri a Torino, e ha fatto sparire  tre orologi di lusso mentre i proprietari stavano giocando a tennis. I militari stanno analizzando le immagini  delle 38 videocamere di sicurezza. In alcune  si vede  un uomo, a volto coperto, nascosto da un ombrello o da una visiera del cappello.

“Vizi d’arte”, Nespolo a Ivrea

Ad Ivrea, “Capitale italiana del Libro”, Ugo Nespolo presenta il suo ultimo libro e i bozzetti da lui realizzati per le nuove fioriere del centro storico

Sabato 4 marzo, ore 18,30

Ivrea (Torino)

Il titolo sembra un po’ – e simpaticamente – voler “fare il verso” alla celebre aria per soprano (“Vissi d’arte”) dal secondo atto della “Tosca” pucciniana. Anche in questo si esprime quel magico sortilegio fatto di ludica creatività che da sempre caratterizza l’arte di Ugo Nespolo. Di qui, dunque, il titolo del suo ultimo libro “Vizi d’arte”, per “Skira” editore, che il grande Maestro, biellese di Mosso per origini, amato e celebrato in tutto il mondo, esplorerà in una “lectio magistralis” per “Ivrea Capitale italiana del Libro”, sabato 4 marzo alle 18,30, presso la “Sala Dorata” del Palazzo Civico, in piazza Vittorio Emanuele. Artista versatile, geniale nella sua eterna infantile curiosità, Nespolo opera dagli anni Sessanta, senza limiti, in un ampio campo di discipline che vanno dalla pittura, alla scultura (intese nelle loro più ampie e libere sfaccettature) fino, per tenerci stretti, alla scenografia teatrale, all’immagine pubblicitaria e al “Cinema Sperimentale”, una passione, quest’ultima, che lo porterà dal 2011 al 2014 ad assumere la Presidenza del “Museo Nazionale del Cinema” di Torino. Padre italiano della “Patafisica” – la “scienza delle soluzioni immaginarie” – insieme ad Enrico Baj (con cui fonda l’“Istituto Patafisico Ticinese”), Nespolo naviga da sempre nelle acque turbolente e insidiose dell’arte e del pensiero post-moderno, attraverso il tema amatissimo della “citazione” con cui scandaglia e rivisita nel tempo le Avanguardie Storiche, non meno che il Futurismo, il Dadaismo fino alla grande Pop Art americana. “Non si può fare arte senza riflettere sull’arte”, questo l’assioma che, in ogni istante, lo accompagna nelle sue geniali “stregonerie” che al centro vedono sempre l’“oggetto”, estrapolato dal suo uso comune per diventare originale e indiscussa opera d’arte.

Temi raccolti in vari scritti e nel volume “Vizi d’arte” al centro, sabato prossimo, dell’incontro eporediese, in cui saranno anche presentati i bozzetti delle nuove fiorierefirmati dal Maestro e realizzati nell’ambito dei progetti strategici dei “Distretti del Commercio” della Regione Piemonte, che hanno visto il Comune di Ivrea, con la collaborazione di “Ascom” (l’Associazione locale dei Commercianti), classificarsi al primo posto con il progetto “DUC di Ivrea: la bellezza dello shopping in città”, la cui parte fondamentale è proprio la ridefinizione dell’arredo urbano cittadino.

“La scelta – sottolinea Costanza Casali, assessore eporediese alla ‘Cultura e al Commercio’ – nasce dall’esigenza di accogliere le numerose proposte dei commercianti al fine di migliorare l’arredo urbano della città, partendo dalla promozione e valorizzazione delle peculiarità della stessa. L’obiettivo è quello di creare un nuovo arredo urbano caratterizzato da elementi unici e riconoscibili che richiamino le eccellenze della città di Ivrea, alle quali Ugo Nespolo si è ispirato per creare una nuova immagine fortemente legata al territorio, trasformando gli spazi adiacenti agli esercizi commerciali in luoghi attrattivi e di valore attraverso un prodotto artistico, omogeneo per le vie del centro storico”. Il primo intervento si concentrerà su via Palestroe via Arduino attraverso la progettazione di nuove fioriere, mentre gli interventi successivi coinvolgeranno corso Massimo d’Azeglio e corso Nigra. E continua l’assessore: “Ho incontrato personalmente Nespolo per illustrargli la nostra idea di mettere la cultura e la bellezza al centro della città, curandone ogni dettaglio, comprese le fioriere, poiché sono convinta che la cultura possa essere un volano per il turismo e il commercio. Lui ha accettato la sfida e oggi stiamo lavorando per lasciare Ivrea, dopo questo anno da Capitale, più bella e più ricca di cultura. Mi è sembrato importante creare un’occasione di incontro con i cittadini, per offrire loro la possibilità di conoscere da vicino questo straordinario e trasversale artista, amatissimo e celebrato in tutto il mondo”.

Ingresso libero, fino ad esaurimento posti.


g.m 


Nella foto:

–       Ugo Nespolo con l’assessore Costanza Casali

Greenpeace fa il funerale a ToBike

 ALLO SCIOPERO PER IL CLIMA DI VENERDÌ 3 MARZO

 Venerdì 3 marzo alle 12.00, durante il corteo per lo Sciopero Globale per il Clima, il gruppo locale di Greenpeace Torino celebrerà in Corso Vittorio Emanuele II angolo Corso Ferrucci i funerali del primo servizio di bici condivise della città: il ToBike. Un servizio che chiude a causa di problemi che l’Amministrazione non ha saputo gestire. La città perde così un modello virtuoso di mobilità sostenibile.

Con quest’azione dimostrativa il gruppo locale di Greenpeace chiede un incontro all’Assessora Foglietta per capire com’è possibile che un servizio del genere venga chiuso per degli atti vandalici e quali siano i prossimi provvedimenti dell’amministrazione in ottica di mobilità sostenibile, ma anche rispetto alla questione del personale del servizio in cassa integrazione.

Appuntamento per la stampa alle ore 12.00 presso ex stazione ToBike “Adriano 91” (Corso Vittorio Emanuele II angolo Corso Ferrucci)

 

Sicurezza, Avetta (Pd): bene la richiesta di Crosetto di non chiudere caserma Barriera Casale

«Mi compiaccio per l’iniziativa assunta dal Presidente Alberto Cirio e dall’assessore regionale Fabrizio Ricca che hanno scritto al ministro Crosetto chiedendo che non venga chiusa la stazione Barriera Casale di strada Traforo del Pino. Anche se in ritardo di qualche settimana, vedo che è stata finalmente accolta la richiesta ai vertici della Regione, da me formulata in un’Interrogazione, di prendere un’iniziativa finalizzata a trovare una soluzione che eviti la chiusura della caserma che è un presidio importante per la collina torinese. Visto che la richiesta arriva da una Giunta di destra ad un Governo di destra, da politici piemontesi ad un ministro piemontese, da un Presidente di Forza Italia ad un ministro di Forza Italia, ci pare scontato che la richiesta di Cirio e Ricca troverà orecchie attente. Se oggi abbiamo qualche speranza che l’Arma dei Carabinieri possa rivedere la decisione presa, bisogna dire grazie al presidente della Circoscrizione 7, Luca Deri, che sollevò per primo la questione, evidenziando come la stazione Barriera Casale rappresenti l’unico presidio delle forze dell’ordine su tutta la zona dell’Oltre Po, svolge un ruolo molto importante per gli abitanti di questa area collinare, particolarmente colpita da rapine e truffe. Crediamo che la sicurezza dei cittadini di questa zona meriti l’attenzione e l’impegno del ministro Crosetto». 

Tapporosso protagonista con una campagna per il latte fresco

Centrale del Latte di Torino si conferma come “specialista del latte” in
Piemonte, rafforzando la percezione del marchio Tapporosso verso i
consumatori, comunicando i principali valori che da sempre
contraddistinguono il brand: «FRESCO. BUONO. PIEMONTESE. DA
SEMPRE.»

È appena iniziata e proseguirà fino a tutto marzo 2023 una nuova e importante campagna di
comunicazione che coinvolge il Latte Fresco della Centrale: “Fresco. Buono. Piemontese. Da
sempre”. Una campagna che rafforza la percezione del marchio TAPPOROSSO, ponendo l’accento
sulla freschezza, la bontà e la territorialità, elementi che contraddistinguono “DA SEMPRE” il latte
fresco Tapporosso.

La campagna interesserà tutto il territorio piemontese con vari mezzi offline e online: dalla
tradizionale affissione e carta stampata a supporti multimediali banner programmatic e ledwall,
post social FB e IG e news letter.

Quando freschezza, qualità e territorio si incontrano non può che nascere un prodotto d’eccellenza:
Tapporosso, il latte fresco 100% piemontese.

Ogni giorno Centrale del Latte seleziona, controlla e distribuisce in tutto il territorio piemontese il
miglior latte fresco e quindi offre ai consumatori un prodotto certificato, buono e nutriente.
Nel latte fresco Tapporosso c’è tutto l’impegno quotidiano per garantire al consumatore un prodotto
di qualità, in grado di far bene alla salute.

Centrale del Latte di Torino, da oltre 70 anni, ogni giorno esegue numerosi controlli su tutta la
filiera produttiva, dalla stalla al prodotto finito.

Il latte, 100% piemontese, nasce nel territorio da mucche i cui allevamenti posseggono tutti
l’attestazione sul benessere animale.

Magliano: “Un Piemonte senza invasi adeguati non è pensabile”

Torna al centro del dibattito politico l’urgenza di riprendere in mano il piano invasi regionale e la cosa ci solleva.

Le mutate condizioni climatiche sono o saranno la nuova “normalità” e dunque una politica coraggiosa e lungimirante sugli invasi è fondamentale per la sostenibilità dell’agricoltura del Piemonte. Un dato significativo: si prevede, per l’anno in corso, la minor superficie coltivata a riso da un quarto di secolo a questa parte, a causa proprio della siccità. Meno di un mese fa la nostra regione è risultata la più arida del Paese. La programmazione deve adeguarsi alla realtà e c’è un ritardo – non solo di azione politica, ma di mentalità – da colmare. La Coldiretti prevede un’estate 2023 ancora più difficile di quella passata. Attualmente in Italia solo l’11% dell’acqua è trattenuto, secondo i dati dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue.
Silvio Magliano – Presidente Gruppo Consiliare Moderati, Consiglio Regionale del Piemonte.

“Gianduja e il Bogo” Un libro per la storia e la cultura di Torino

Marco Albera, Giorgio Enrico Cavallo, Gianduja e il Bogo: cento anni di carnevali a Torino, Torino, Centro Studi Piemontesi, 2022 –

Il volume, con introduzione di Gustavo Mola di Nomaglio eAlbina Malerba, rispettivamente vicepresidente e direttrice del Centro Studi Piemontesi, e postfazione di Dino Aloi, è stato realizzato con il contributo di Baggio dal 1919 «per il traguardo secolare della ditta» fondata dal nonno materno di Albera, e si sofferma sull’interessante collezione, che, messa insieme negli anni da Albera, egli ora ci presenta nelle pagine di questo saggio che ha scritto a quattro mani con Cavallo. Sarebbe riduttivo credere che si tratti di un generico approfondimento sui carnevali subalpini, infatti, fin da subito, si coglie la forte valenza storica del saggio di questi due studiosi: storia della Città, dei suoi abitanti e, naturalmente, di Gianduja e del Bogo.

Ma considerare solo un saggio questo volume sarebbe riduttivo, anzi troppo riduttivo, perché si tratta di un vero e proprio catalogo, il catalogo di una insolita raccolta di documenti e cimeli storici sui carnevali torinesi che, per un percorso temporale di poco più di cento anni, testimonia la presenza in Città della “maschera” torinese per antonomasia (quel Gianduja, personaggio così espressivo del sentimento subalpino che Viriglio preferì definirlocarattere) e del suo degno aiutante una figura che ha tutte le caratteristiche del testimonial più valido (Bogo, appunto).

Sul filo della memoria documentaria ricostruita con la passionedel collezionista, la narrazione si offre alla lettura come “memoria scientifica vivace e appassionante che ci offre diversi spunti di riflessione. Una memoria storica! e la Storia si fa avvincenteperché l’accompagna in riproduzione fotografica  un cospicuo numero di cimeli della Collezione Albera incentrata sui carnevali torinesi nel tempo, una memoria che vuole ricordare rendendo loro testimonianza tanti personaggi reali, non tutti individualmente famosi, ma tutti degni di memoria per aver contribuito nel tempo a dare vivacità al carnevale con un senso profondo di umanità, che da sempre, in area torinese, si è preoccupata di chi correva il rischio di essere messo da parte, perché escluso da chi emergeva.Questo, però, a Torino non è mai successo, perché sempre si è colta questa festa come un pretesto per unire davvero tutti quanti, cercando di aiutare i meno fortunati. Lo scorrazzare della festa chiassosa e variopinta dell’anno, infatti, da sempre, ha costituito un’occasione per assistere tutti quegli altri che altrove sarebbero stati relegati a spettatori della ‘follia’. Il Carnevale di Torino dunque, nasce con un forte coinvolgimento popolare e non è mai stato una festa salottiera riservata a pochi fortunati dal diritto di annoiarsi. Carnevale è anche stato un momento politico perché occasione  nella quale si poteva esporre liberamente anche un parere contrario. E il momento storico in cui prese vita e si sviluppò tra noi questo evento è coinciso con i fermenti del Risorgimento nazionale e ha seguito, attraverso le guerre di indipendenza tutta la sua evoluzione storica fino all’impresa d’Africa: tanto che, in città, i Savoia partecipavano alla festa di piazza e avevano un ruolo diretto nella carnevalata popolare. Per questo, all’estero questa festa era nota, apprezzata e partecipata…

Gianduja non può essere mai considerato un tipo che sta sulle sue perché lo vedremo pronto, già dai suoi primi anni, ad aprire il suociabòt” per accogliere i colleghi venuti da tutta Italia! Pronto a proclamare con tutti il suo “viva noi”, diretto ad unire e assimilare tra  le sue fila i compagni di ogni parte dello Stivale, sempre con bonarietà e bon ton, senza trascendere in volgarità o in imperdonabili cadute di stile (Gianduia non per nulla è interlocutore di Don Bosco in una sua poesiola). Questo è in sintesi il senso più notevole che queste pagine evidenziano e, per questo, è un peccato ancora più grave che, col trascorrere degli anni, il tutto si sia stemprato in senso meramente ‘commerciale’.

Il Carnevale però non è più, lo si legge chiaramente tra le righe, anche se ha cercato di mantenere saldi i suoi valori originali e l’ha fatto ogni volta che il delegato a rappresentarli ricordava l’importanza che poteva avere il suo andare in giro per dichiararea tutti, soprattutto ai meno fortunati, ai più lontani, e a tutti quelli che religiosamente e civilmente celebravano di volta in volta la Città.

A sostegno delle parole c’è, e lo si presenta molto bene, un cospicuo e variegato insieme di disegni, fotografie, incisioni ed anche oggetti, che, raccolti con passione, attentamente studiati e catalogati, vengono raccontati in questo volume, con il piacere di partecipare al lettore ogni sfumatura, ogni vivacità utile per comprendere la storia niente affatto ‘minore’ che qui, però, viene raccontata per la prima volta. Per questo l’edizione merita l’attenzione e il riguardo delle opere prime, quelle vere, non quelle propinate come tali per futili motivi commerciali…

Il volume, esteticamente segue l’impianto di un catalogo d’arte e procede  a blocchi passando dalla comparsa di Gianduja sulla stampa periodica e sui fogli d’occasione poi questo nostro personaggio, rustico magari di lineamenti ma curato nell’abito e dignitosissimo (per cui porta una livrea ma senza mai rinunciare alla dignità conquistata) sa dare la mossa che è il via ai riti carnevaleschi perché, da sempre è il maestro di cerimonia (primo al mondo) autorizzato a sostituirsi alle autorità cittadine. La sua solidità ha fatto sì che fosse adottato dalla pubblicità che ha visto in lui un emblema di continuità innovativa e per questo, pur diventando espressione commerciale, è rimasta viva la sua figura nei colori tradizionali del suo abbigliamento in costume quasi settecentesco. A Bogo, invece che trae le origini dal primo personaggio pupazzo usato dalla propaganda per la quale sembra nato, l’essere costituito soprattutto d’aria ha fatto sì che fosse presto esploso, dopo i festeggiamenti effimeri della settimana grassa. Che dire ancora, se non che, il volume lo rileva a ogni istante Carnevale a Torino nasce come espressione di buon gusto e di gusto contando soprattutto sul coinvolgimento degli artisti che s’ingegnarono nel loro Circolo per studiare ogni volta nuove forme, nuove attrattive visive, tutte rispettose del buon cliché ricco  di bellezza e privo di volgarità che è innato nella torinesità.

Carlo A. M. Burdet