Nel centro abitato di Chialamberto, per consentire il completamento della sistemazione viaria conseguente alla demolizione di un fabbricato lungo il lato sinistro della carreggiata al km 9+800 circa, la Strada Provinciale 33 della Val Granda sarà chiusa al traffico da lunedì 3 a martedì 11 novembre dal km 9+515 al km 9+900. Saranno esentati dal divieto di transito i residenti in zona e i mezzi di soccorso e un percorso alternativo sarà segnalato in loco. Il divieto di transito non si protrarrà oltre il termine dei lavori programmati.
Ad Ala di Stura, per consentire la risoluzione di una criticità viaria con la sistemazione dei sottoservizi in frazione Cresto, è in programma la chiusura notturna al traffico della Strada Provinciale 1 delle Valli di Lanzo, dal km 50 al km 50+300. La strada non sarà transitabile dalle 22 di martedì 4 alle 5 di mercoledì 5 novembre e dalle 22 di mercoledì 5 alle 5 di giovedì 6 novembre. Nelle settimane successive, meteo permettendo, ulteriori lavorazioni per la scarifica e il rifacimento del manto stradale comporteranno ulteriori chiusure notturne.
Novembre induce di solito i torinesi ad avvolgersi in calde sciarpe e cappotti , li osserva nascondersi sotto ingombranti ombrelli e sorride ascoltando le litanie mattutine dei lavoratori che sbrinano le macchine alle prime ore del giorno. Quest’anno il tempo è migliore.
Incombe comunque la Brutta Stagione, inarrestabile, indossa per mantella la fine nebbia albina, scarpe impermeabili atte a pestare le pozzanghere, mentre sul volto le permane un “broncio” perenne.
Come farla sorridere allora, nella speranza che acconsenta ad un po’ di bel tempo?
Sicuramente una bella passeggiata per Torino potrebbe aiutare l’Invernale Signora a cambiare umore; certo, è necessario che si tratti di un “giretto” come si deve, attraverso quei luoghi che portano gioia, scaldando il cuore e solleticando lo stomaco.
Come si suol dire, “prendiamola per la gola” la nostra Uggiosa Ospite.
D’altronde, come diceva Guy de Maupassant, “Soltanto gli idioti non sono buongustai” e solamente chi sceglie di crogiolarsi nel proprio malessere può rimanere indifferente ai molteplici e golosi locali cittadini.
Iniziamo dunque questo “iter” all’insegna del piacere del palato, e, mettendoci con le spalle alla Gran Madre, incamminiamoci.
Non faremo percorrere molta strada alla Signora nata sotto il segno dello Scorpione prima di fermarci alla prima tappa, poiché si tratta del Caffè Elena, caro a Cesare Pavese, uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo, scrittore, poeta, traduttore e critico letterario vissuto nella prima metà del Novecento; chissà su quale tavolino sedeva mentre pensava alla sua Constance e abbozzava il suo ultimo romanzo “La luna e i falò”?
Prima di entrare sbirciamo velocemente l’ottocentesco palazzo progettato dall’architetto Giuseppe Frizzi che ospita il locale e scegliamo una postazione da cui poter godere della vista sull’ampia Piazza Vittorio. Il via vai continuo conferma il luogo come vivo punto d’incontro per giovani, turisti e per chiunque voglia giocare a fare il “bohémien”. All’interno il Caffè presenta un arredamento di inizio Novecento, le linee sinuose care al Liberty contraddistinguono un’ atmosfera antica, come se si entrasse in una dimensione passata, intrappolata nella amara felicità del secolo breve. E ora che ci siamo ambientati, cosa ordinare? Proporrei un aperitivo, magari un vermouth, ossia quel liquore tipico torinese, ideato nel corso del Settecento da Antonio Benedetto e perfezionato – proprio tra le mura del Caffè Elena – da Giuseppe Carpano, verso il terminare dell’Ottocento.
Un po’ di calore liquido e subito le gote della Dama della Terza Stagione si colorano come le foglie degli aceri in autunno. Ha ragione Edward Bloom, protagonista dell’onirico film “Big Fish”, quando medita che “quasi tutte le creature che consideriamo malvagie o cattive, sono semplicemente sole. E magari mancano un po’ di buone maniere”.
È ora di proseguire.
Pochi minuti ci separano dalla prossima tappa, il minuto Caffè Ghigo, celebre bar-pasticceria situato sotto i portici di via Po.
Fino al 1850 il locale era adibito a latteria, qui si producevano formaggi, tomini e latte. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento l’attività alimentare lascia spazio al Caffè, nasce dunque Ghigo, ricercata pasticceria torinese, rispettosa delle antiche tradizioni culinarie.
Non c’è posto per sedersi all’interno, le consumazioni si effettuano in piedi, appoggiati al marmoreo bancone ondoso, scambiando qualche sorriso con il personale premuroso. Le leccornie audacemente esposte in vetrina costringono i passanti ad entrare, e, una volta superata la soglia, un odore di dolciumi e zucchero a velo inebria l’aria, rendendo impossibile non ordinare qualcosa senza panna.
Tra bignole e salatini spicca la nivea “Nuvola”, specialità torinese e prodotto unico nel suo genere; si tratta di un languido pandoro ricoperto di crema di burro e zucchero a velo, un soffice dolce capace di ammorbidire i cuori più congelati.
Ma è già ora di andare. Ancora con le labbra inzuccherate ci allontaniamo, verso nuovi stuzzicanti orizzonti.
Arriviamo fino al numero 8 di via Po, ed entriamo in quello che un tempo era noto come “Caffè dei codini”. Eccoci di fronte a Fiorio, locale particolarmente apprezzato dai nobili torinesi durante la Restaurazione, è stato un punto di ritrovo fortemente politicizzato, così come testimoniano i soprannomi che all’epoca accompagnavano la dicitura sull’insegna: “Caffè Radetzky” o “caffè Machiavelli”. Una clientela decisamente schierata, in evidente contrapposizione agli ardenti patrioti frequentanti il Caffè Calosso presso l’allora via Dora Grossa – attuale via Garibaldi -.
Le discussioni che avvenivano all’interno delle sale lucenti di specchi avevano larga eco, lo stesso re Carlo Alberto (1798-1849) – a quanto pare – era solito iniziare la giornata chiedendo “Che si dice al Caffè Fiorio?” La fama del luogo è confermata anche dalle parole di un anonimo, il quale nel 1845 scrive: “Di nobilitade emporio/ chiuso alla plebe vile/ risplende il caffè Fiorio/ che in sua grandezza umile/ solo ornamenti apprezza/ del tempo di Noè:/ evviva la bellezza/ del nobile Caffè”.
Verso la metà dell’Ottocento il locale viene impreziosito dagli interventi di artisti come Francesco Gonin (1808-1889) e Giuseppe Bogliani (1805-1881), anche se sono diverse le ristrutturazioni che il locale subisce nel tempo, tra queste di particolare importanza fu l’introduzione delle lampadine, “escamotage” a gas che, a partire dal 1838, contribuì a rendere ancora più gradevole la permanenza degli ospiti tra le sontuose sale.
Certamente mangiare bene aiuta a discorrere meglio, lo dimostrano inoltre le testimonianze risorgimentali, che attestano tra quelle mura damascate il ritrovo di intellettuali e politici del calibro di Urbano Rattazzi, Massimo D’Azeglio, Camillo Benso Conte di Cavour o Cesare Balbo.
C’è da chiedersi quanti fogli e appunti abbiano macchiato tra una coppa di gelato e una cioccolata calda.
Mentre rendiamo “più vicini a noi” i grandi del nostro passato, immaginandoli felici e impiastricciati, usciamo dal bar dorato e proseguiamo su questo pellegrinaggio del gusto.
Arrivati in Piazza Castello è nuovamente ora di intrattenersi al caldo di un locale.
Sono le vetuste vetrine di Mulassano a fermarci. Celebre e storico bar torinese, aperto nel 1907 e originariamente frequentato soprattutto dagli artisti del Teatro Regio. Il Caffè viene messo in vendita dai proprietari intorno agli anni Venti del Novecento e successivamente acquistato dai coniugi Angela e Onorino Nebiolo, da poco tornati in patria dall’America. I nuovi possessori desideravano ridare vigore agli affari del locale e idearono nuove proposte alimentari per accompagnare gli aperitivi. Nascono così il “toast” e quel particolare panino che Gabriele D’Annunzio battezzò “tramezzino”.
I posti a sedere sono pochi, l’ambiente è raccolto e spinge gli astanti a sedersi inconsciamente vicini; le chiacchiere dei commensali si mescolano con eleganza, adattandosi all’ambiente circostante e simulando le note dei musicisti dell’orchestra regia.
La maratona cibaria non è ancora finita, ma inizio a intravvedere un po’ di stanchezza sul volto della nostra commensale. Non è il caso di esagerare, anche se credo che ancora un paio di luoghi sia il caso di visitarli, prima di salutarci.
Usciti dal piccolo Mulassano, è ora di dirigersi verso la regale Piazza San Carlo.
L’ora si fa tarda e la folla del centro impazza, siamo immersi in un flusso senza direzione, c’è chi chiacchiera al cellulare, chi improvvisamente si ferma a guardare la merce dei negozi, chi invece sollecita i compagni ad accelerare il passo. Anche la Dama delle Piogge si sente in dovere di amalgamarsi alla modalità generale e a mala pena riusciamo a scorgere le vetrine di Baratti, altro elegante e rinomato locale torinese, confetteria fondata nel 1858 da Ferdinando Baratti e Edoardo Milano – il cui nome completo infatti è Baratti&Milano -.
Fin dall’inaugurazione il luogo colpisce per il suo sfarzo, come testimonia un cronista dell’epoca: “Lo sfarzo e il buon gusto qui se la contendono. Specchi di grande superficie, sculture in legno di noce artisticamente eseguite, dorature splendidissime e, a degno accompagnamento, la bontà squisita dei prodotti dei miracolosi fornelli dei signori confettieri”. È tuttavia Guido Gozzano a rendere immortale la notorietà del posto, descrivendo nel suo celebre componimento “Le golose” le ingioiellate signore della nobiltà subalpina mentre gustano le paste, sollevando la veletta e girandosi di schiena nella speranza che nessuno le veda.
Siamo ormai diretti verso il Caffè Torino, uno dei più conosciuti salotti torinesi, in attività dal 1903, adorno di marmi pregiati e medaglioni dipinti, il locale accoglie gli avventori con un superbo bancone in marmo finemente sbalzato e li accompagna alla ricerca di un gusto senza tempo.
Da subito il bar sfida l’attività del dirimpettaio Caffè San Carlo, punto di ritrovo per definizione dell’“intellighenzia” torinese. “La Fortuna aiuta gli audaci” e il successo della nuova apertura non tarda ad arrivare, presto intellettuali come Eiunaudi e De Gasperi diventano clienti abituali, col tempo la fama del luogo accresce, così negli anni Cinquanta diverse personalità come James Stewart, Ava Gardner, Walter Chiari, Brigitte Bardot e l’indimenticabile Erminio Macario vogliono assaporare un buon caffè seduti tra gli elitari tavolini di quella Torino non alla portata di tutti.
E se il prezzo del caffè ci ricorda a quale strato sociale apparteniamo, il toro rampante antistante il locale invita democraticamente la totalità dei passanti a partecipare – a titolo gratuito – al rituale propiziatorio più famoso della cittadinanza. L’effigie in bronzo viene posta nel 1930 sul pavimento della Piazza dedicata a San Carlo Borromeo e subito diventa oggetto di attenzioni e superstizioni. Leggenda vuole che calpestare gli attributi dell’animale porti fortuna, l’atto si deve compiere con il tallone sinistro e effettuando tre giri intorno a sé stessi. Un’ovvia sciocchezza, che però, con la tipica discrezione torinese, ha portato a creare un delicato avvallamento là dove, anche per il quadrupede, non batte il sole.
La sera sta scendendo, ed è giunta l’ora di salutare la nostra gentile Opite Portatrice di freddo.
Per i convenevoli quale luogo più opportuno che i battenti tristemente serrati del Caffè San Carlo, altro salotto torinese con una storia antica di quasi duecento anni?
Le luci spente testimoniano la tragedia che è stata la pandemia per molte attività commerciali, costrette a chiudere con poche possibilità di riscatto.
Invito la Cinerea Signora a specchiarsi nelle vecchie vetrine e ad immaginare i fasti ottocenteschi, quando il locale portava il nome di Caffè di Piazza D’Armi. All’epoca non c’era ancora il Caval’d Brons al centro della piazza, al contrario il territorio era adibito per ospitare le adunate dell’esercito sabaudo.
Clienti abituali erano Giolitti, Crispi, Gramsci e Gobetti, ma anche importanti scrittori come Edmondo De Amicis, autore dell’indimenticabile Libro Cuore, di cui oggi a scuola non si parla più. Proprio al San Carlo si era fermato un altro assai noto personaggio, Alexandre Dumas, in visita alla città sabauda, proprio qui pare abbia assaggiato il suo primo “bicerin”.
È ormai sera, i lampioni colorati offuscano le stelle e la nebbia del Po sta arrivando in città.
Chissà se la nostra Uggiosa Ospite avrà apprezzato questo calorico “iter” turistico e chissà se un po’ di buonumore la convincerà a concederci qualche giornata di sole in questo lungo inverno.
Nel dubbio, prima che scompaia, le allungo quattro “giandojòt”, uno per ogni Stagione. Le Signore sono permalose, speriamo solo non se li mangi tutti Lei sulla strada del ritorno, con la scusa che poi si sciolgono.
Alessia Cagnotto
Matteo Renzi: il rottamatore che non se ne va mai
POLITICA
Matteo Renzi: il rottamatore che non se ne va mai, tra garantismo, referendum e riforme “già fatte” Matteo Renzi torna a pontificare su garantismo, toghe e riforme epocali. Ma ricordate quando disse che avrebbe lasciato la politica se avesse perso il referendum? E invece…
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Matteo Renzi: il rottamatore che non se ne va mai, tra garantismo, referendum e riforme “già fatte”
Al via la stagione teatrale OFF del teatro San Carlo di piazza Carlo Bruna a Casalborgone. Gli eventi sono realizzati con il patrocinio del Comune. L’8 novembre prossimo, alle 21, la compagnia teatrale “I Venditori di Anime” presenterà “L’assassino misterioso”, a ingresso gratuito. La vicenda raccontata nella pièce è la più classica e scontata che si possa immaginare: un castello nella campagna inglese, una vecchia contessa la cui ricchezza è bramata da diversi potenziali eredi, un assassinio e un investigatore sagace che cercherà di sbrogliare la matassa come tutti i classici investigatori che si rispettino.
Sembra un giallo, ma molte volte, come spesso accade nelle commedie, qualcosa non va secondo copione. Una soluzione inaspettata prende corpo sotto gli occhi degli spettatori che, per non rinunciare allo spettacolo, accettano la scommessa del capocomico, così da portare a termine lo spettacolo medesimo. Nella pièce emergono improvvisazioni rocambolesche, attori fuori parte e un intreccio che da giallo si trasforma in una commedia degli equivoci, tra colpi di scena e trovate impreviste.
Per la stagione off del teatro, il 23 novembre, alle 18, in collaborazione con l’Associazione Culturale La Gallina, i Buffoni di Corte proporranno “Il Passo a due sulle note di Shallow”, e a dicembre sarà in programma un concerto gospel.
Appuntamenti a ingresso gratuito.
Mara Martellotta
Economia e territorio alla Fiera di Quincinetto
Sabato 8 novembre tornerà a Quincinetto uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno canavesano, la Fiera Autunnale del Bestiame, nel cui ambito si svolgono la 66ª edizione della Rassegna bovina della Pezzata Rossa Valdostana e di altre razze e la 52ª edizione della Fiera di San Carlo. L’evento unisce il lavoro quotidiano degli allevatori ad un momento di festa e di orgoglio per una comunità che non ha mai dimenticato le proprie radici agricole e montane.
Nel secondo sabato di novembre le vie e le aree espositive del paese saranno popolate dagli animali, dagli allevatori, dai tecnici del settore zootecnico e dai visitatori. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Quincinetto con la collaborazione dell’Associazione Regionale degli Allevatori Piemontesi (ARA), con il patrocinio della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale, della Città metropolitana di Torino e dell’Unione Montana Dora Baltea.
A partire dalle 9 del mattino è previsto l’arrivo del bestiame nell’area predisposta. Alle 10 arriveranno le autorità, i tecnici e i responsabili dei settori agricolo e zootecnico, per poi lasciare spazio, alle 11, ad uno dei momenti più attesi dai partecipanti, la degustazione dei prodotti locali, ovvero “Miasse, Mondè e Vin”, come recita il programma.
A mezzogiorno, l’atmosfera si farà ancora più conviviale con il pranzo insieme agli allevatori e ai simpatizzanti nel padiglione allestito nell’area espositiva. Il pomeriggio sarà dedicato alle premiazioni e ai saluti, in un clima di festa che, da oltre mezzo secolo, accompagna la Fiera di San Carlo. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto di promozione del paese che segna il confine tra la Città metropolitana di Torino e la Regione Autonoma Valle d’Aosta, oggi riconosciuto come Comune turistico alpino e sostenuto dal marchio Turismo Torino e Provincia.
La rassegna ha trasformato l’ILO in un laboratorio di visioni contemporanee
Nel fine settimana che Torino ha interamente dedicato all’arte, tra mostre, inaugurazioni e fiere diffuse in tutta la città, “The Others” si è confermata una delle tappe più vive e sorprendenti del calendario. Ospitata quest’anno negli spazi dell’International Training Centre of the ILO, la manifestazione ha offerto anche l’occasione di riscoprire un luogo poco conosciuto dai torinesi, trasformato per l’occasione in un crocevia di linguaggi, culture e prospettive artistiche.
Giunta alla sua XIV edizione, la fiera ha riunito 57 espositori provenienti dall’Italia e da otto Paesi stranieri – tra cui Slovacchia, Spagna, Perù, Lituania, Francia, Svizzera, Argentina e Portogallo – animando il Padiglione Americas 2 con installazioni, performance e progetti pensati ad hoc per questa edizione.
Quest’anno, “The Others Art Fair” si è presentata con un titolo che suona come un manifesto: “The future is here, right now!”. Un invito a non attendere il futuro ma a viverlo e riscriverlo, attraverso le proposte di gallerie emergenti e consolidate, spazi indipendenti, artist-run space e home gallery.
Accanto alle esposizioni, un fitto programma culturale di performance, talk, installazioni sonore e videoarte ha arricchito la manifestazione, confermando la vocazione interdisciplinare di un evento che continua a reinventarsi, anno dopo anno, come piattaforma di dialogo e sperimentazione.
Il percorso espositivo si sviluppa lungo tre direttrici concettuali – la soglia e la città, il viaggio e l’interculturalità, il corpo e gli inganni della visione – che guidano il visitatore in un’esperienza immersiva e riflessiva, capace di interrogare i confini tra spazio urbano, identità e percezione.
La sensazione, muovendosi tra le Suites e le Roomsdel padiglione, è quella di un continuo scambio tra dimensioni underground e realtà più strutturate: un dialogo fluido in cui le energie dei giovani artisti si intrecciano con la solidità di gallerie affermate. Ogni sala si presenta come un piccolo mondo autonomo, capace di restituire al pubblico visioni dirette, a volte crude, ma sempre autentiche e comunicative.
Tra i temi più ricorrenti spicca quello del viaggio, inteso non solo come spostamento fisico, ma come esperienza dello spazio e del “qui e ora”, esteso alla dimensione interculturale e alla possibilità di far convivere prospettive differenti. Centrale anche la riflessione sul corpo, spesso mostrato nella sua nudità più esplicita e simbolica – come nelle opere di Duprè– a rappresentare una fisicità esposta, vulnerabile e potente allo stesso tempo.
Con la sua energia inclusiva e la pluralità di voci che la compongono, The Others si conferma una vera e propria factory dell’arte indipendente, dove trovano spazio le sperimentazioni più vitali del panorama italiano e torinese, in dialogo costante con la scena internazionale.
Valeria Rombolá
Terribile vicenda ha avuto come bersaglio un quindicenne con disabilità che è stato sequestrato, malmenato e torturato nella notte di Halloween a Moncalieri. Secondo i carabinieri, la vittima sarebbe stata avvicinata da un gruppo di coetanei e lungo la Dora sottoposta a una serie di violenze. La baby gang lo avrebbe rasato a forza, bruciato con una sigaretta sulla caviglia e poi spinto nel fiume. Ma il ragazzo è riuscito fortunatamente a tornare a riva dove è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale Santa Croce di Moncalieri. I medici lo hanno trattenuto per accertamenti.
Al Cimitero Monumentale la commemorazione dei defunti
“Questo – ha detto il Sindaco – è un giorno in cui cogliamo l’occasione per fermarci, per raccoglierci nel ricordo di chi non c’è più, degli insegnamenti che restano, delle persone che continuano a guidarci anche se non sono più fisicamente accanto a noi.
La memoria è ciò che ci tiene insieme: ricordare significa anche dire grazie a chi ha lasciato un segno nelle nostre vite e nella nostra città, e continuare a prenderci cura di ciò che ci hanno trasmesso”.
Le celebrazioni proseguono con la cerimonia per la Commemorazione al Monumento per i caduti a Nassiriya di corso IV Novembre, cui prende parte l’assessore alla Sicurezza Marco Porcedda e, nel pomeriggio, con la Messa in ricordo dei defunti al Cimitero Monumentale officiata dall’arcivescovo della Città, il cardinale Roberto Repole, cui prenderà parte la vicesindaca Michela Favaro.
TorinoClick
Torino e Pisa regalano spettacolo nel match della decima giornata di Serie A, chiudendo sul 2-2 una sfida ricca di emozioni, tutte concentrate nel primo tempo. Gli ospiti partono fortissimo grazie a una doppietta di Moreo, che in meno di mezz’ora gela l’Olimpico Grande Torino. La reazione granata però non si fa attendere: Simeone accorcia le distanze con un preciso colpo di testa, poi Adams trova il pari con un destro potente che non lascia scampo al portiere toscano.
Nella ripresa le due squadre calano d’intensità ma non mancano le occasioni, soprattutto per i padroni di casa, che però sprecano troppo sotto porta. Il Torino manca così l’aggancio alla parte sinistra della classifica, mentre il Pisa conquista un punto prezioso in ottica salvezza.
Enzo Grassano
I vicini di casa hanno chiamato i vigili del fuoco per l’odore di fumo e le fiamme che provenivano dall’appartamento al terzo piano di via Ormea 92 a Torino. I soccorritori hanno trovato il corpo senza vita di un 70enne che viveva da solo. E’ stato trovato in cucina, dove si è sviluppato l’incendio probabilmente a causa di una pentola lasciata sul fornello acceso.