ilTorinese

Assolto definitivamente Alex, il ragazzo che uccise il padre per difendere la mamma

Il giovaneAlex Cotoia è stato assolto in via definitiva dopo che la procura generale della corte di Cassazione aveva chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso della procura generale di Torino, contro la decisione dell’appello bis che lo aveva assolto. Il ragazzo il 30 aprile 2020, uccise il padre Giuseppe Pompa con 34 coltellate, a Collegno. Il giovane voleva  difendere la madre e il fratello dalle ripetute aggressioni dell’uomo. La decisione aveva confermato la sentenza di primo grado, non accolta dalla procura generale che aveva presentato ricorso. Il giovane durante il processo aveva cambiato cognome  con quello della madre Maria Cotoia.

Riccardo Larini alla Casa della Madia

Domenica 26 ottobre è stato di nuovo ospite alla Casa della Madia, Riccardo Larini esperto nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’istruzione. Tema della giornata è stato l’utilizzo delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’intelligenza artificiale sia in ambito quotidiano che educativo.

Il titolo dell’evento “Luci ed Ombre dell’innovazione tecnologica” fa riferimento proprio agli aspetti positivi e negativi che possono derivare dall’utilizzo di questi
strumenti che, se usati nella maniera opportuna, possono anche migliorare le nostre vite.

Di fronte e un pubblico particolarmente interessato e preparato, Larini ha mostrato come l’innovazione tecnologica rappresenta sicuramente uno degli aspetti più trasformativi della società contemporanea ma, allo stesso tempo, non possiamo considerarla completamente neutrale: ogni nuovo strumento tecnologico influenza le nostre vite in base all’utilizzo che ne facciamo, basti pensare ad Internet che ha reso possibile connettere le persone in tutto il mondo e diffondere le informazioni con una velocità senza precedenti ma, allo stesso tempo, ha aperto la strada a fenomeni di disinformazione e di polarizzazione.

Larini ha portato la riflessione sul concetto di “progresso ambiguo”, che vede il coesistere e l’intrecciarsi di benefici e rischi di questi strumenti, rendendo difficile valutare le conseguenze sociali, economiche ed etiche di ogni innovazione.

Tra i principali vantaggi dell’innovazione tecnologica, vi è sicuramente l’aumento dell’efficienza produttiva, un accesso più rapido alle informazioni e il miglioramento della qualità della vita: ad esempio, in ambito medico, l’uso dell’intelligenza artificiale consente di fare diagnosi più precise, mentre nel settore educativo le nuove tecnologie ci permettono di personalizzare l’apprendimento e supportare gli insegnanti nel lavoro di tutti i giorni.

Tuttavia, quelli che vediamo come dei benefici, non sono automatici ma dipendono dalle scelte consapevoli che fanno gli utenti e i decisori politici. Per questo, le nuove tecnologie sono come due facce della stessa medaglia e dipende dall’uomo la scelta di quale di queste mostrare.

Accanto ai vantaggi, emergono infatti numerose sfide e altrettanti rischi. Tra i problemi principali constatiamo la disuguaglianza digitale, che esclude da opportunità educative e lavorative coloro che non hanno la possibilità di accedere ad Internet e agli strumenti tecnologici.

Inoltre, l’automazione del lavoro e l’intelligenza artificiale comportano la possibile perdita di manodopera, rendendo necessarie delle politiche di riqualificazione professionale. Tra gli altri rischi possiamo elencare quelli riguardanti la nostra privacy, poiché la raccolta massiva di dati personali può portare a profilazioni e controlli sociali. Infine, l’uso eccessivo di dispositivi digitali può avere un impatto negativo anche sulle relazioni sociali, rendendo sempre più scarsa la qualità delle interazioni tra le persone.

Per questi motivi, Larini ha sottolineato come l’idea che la tecnologia possa risolvere da sola i problemi sia una mera illusione: infatti, diventa indispensabile assumere un approccio consapevole e responsabile da parte della collettività affinché questi strumenti possano concretamente aiutarci, anziché arrecare ulteriori problemi.

La tecnologia è realmente uno strumento molto potente ed efficace, ma il suo impatto dipende dal modo in cui la società sceglie di utilizzarlo. Innovare, infatti, significa assumersi delle responsabilità ed è fondamentale promuovere un dialogo continuo tra sviluppatori, legislatori e cittadini, affinché vengano valutate attentamente le implicazioni etiche e sociali di ogni nuova soluzione tecnologica. Solo in questo modo, l’innovazione può diventare un motore di progresso sostenibile per tutti, al servizio del bene comune e del miglioramento della nostra società.

Fr. Goffredo ha concluso la giornata ringraziando Riccardo Larini per la capacità di dare chiavi di lettura chiare ed essenziali che consentono di conoscere un fenomeno decisivo al quale accostarsi senza ideologie e ingenuità.

IRENE CANE

Non solo tennis: tutti gli eventi off delle ATP Finals

Torino e il Piemonte si stanno preparando ad accogliere per il quinto anno consecutivo le Nitto ATP Finals di tennis con un ricco calendario di appuntamenti fatto di talk, degustazioni, mostre, eventi speciali, visite guidate e molto altro.

Regione Piemonte, Città e Camera di commercio di Torino, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e Visit Piemonte, hanno infatti organizzato una serie di iniziative per valorizzare le eccellenze turistiche, culturali ed enogastronomiche del territorio e rendere ancora più coinvolgente l’esperienza del pubblico che parteciperà a questa grande festa di sport.

“Le Nitto ATP Finals confermano il Piemonte come punto di riferimento internazionale per il tennis e, allo stesso tempo, come laboratorio di opportunità per sport, cultura, turismo e sviluppo del territorio – commentano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore allo Sport Paolo Bongioanni – Come accade da diversi anni, il territorio si anima con una settimana di iniziative diffuse e grazie a questo lavoro comune diventano molto più di una competizione sportiva: sono un’occasione unica per scoprire e vivere le eccellenze del territorio, tra tradizioni enogastronomiche, innovazioni culturali e

tecnologiche, percorsi storici e attività pensate per i giovani. Torino si trasforma così in un palcoscenico dove sport, cultura e divertimento si incontrano, coinvolgendo cittadini e visitatori in esperienze indimenticabili. Lo sport diventa strumento di promozione e crescita: racconta la passione e l’eccellenza dei campioni e allo stesso tempo si trasforma in motore per l’economia, il turismo e l’immagine internazionale del Piemonte. Gli eventi Off offrono a tutti la possibilità di vivere la manifestazione in modo originale, creando momenti di incontro e socialità che accompagnano il pubblico per tutta la durata del torneo che riunisce gli otto migliori tennisti del mondo. Vogliamo che ogni visitatore percepisca la nostra regione come un territorio vivo, accogliente e innovativo, dove lo sport diventa occasione di scoperta e di esperienza. Questa visione rappresenta la nostra forza. Insieme trasformiamo un grande evento sportivo in una piattaforma capace di raccontare al mondo l’identità e le potenzialità del Piemonte”.

Casa Tennis

Il cuore pulsante sarà piazza Castello, dove Casa Tennis si sdoppierà in due cupole geodetiche, una destinata all’accoglienza di cittadini e turisti e l’altra, con una capienza ampliata a 199 posti, per incontri e talk con i protagonisti dello sport, della cultura, dello spettacolo e del giornalismo, tutti a ingresso gratuito.

Tra i numerosi ospiti: il personaggio televisivo, imprenditore e cantante Joe Bastianich, gli stand up comedian Michela Giraud e Luca Ravenna, la campionessa olimpica Michela Palmisano, gli ex campioni di sci Deborah Compagnoni e Giorgio Rocca, il cantautore e performer Lodo Guenzi, i cantanti Willie Peyote e Sarah Toscano, la coppia più celebre del tennis azzurro, Adriano Panatta e Paolo Bertolucci, la campionessa del Volley Nations League, Alice De Gradi, le atlete della Juventus Women, il Centurione azzurro ed ex Capitano della Nazionale, oggi Consigliere Federale, Leonardo Ghiraldini e l’ultimo italiano vincitore della Vuelta Fabio Aru. Prenotazione obbligatoria su turismotorino.org e www.visitpiemonte.com

Casa Gusto

All’Archivio di Stato, in piazzetta Mollino, sarà nuovamente allestita Casa Gusto, lo spazio curato da Camera di commercio di Torino e Regione Piemonte, dedicato alle degustazioni guidate delle eccellenze enogastronomiche del territorio. Non semplici assaggi veloci, ma presentazioni accurate per raccontare prodotti, abbinamenti, tradizioni, luoghi e storie di imprenditrici e imprenditori.

Le degustazioni avranno un costo simbolico di 5 euro, con il ricavato che verrà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. Prenotazione obbligatoria sempre su turismotorino.org e www.visitpiemonte.com

A Casa Gusto saranno inoltre ospitate, con ingresso gratuito, due mostre dedicate al mondo del tennis, a cura del MOR – Museo della Racchetta e del MuPIn-Museo Piemontese dell’Informatica.

Gli altri eventi

L’atmosfera di festa avvolgerà tutta la città: dal centro storico fino a piazzale Grande Torino, sede dell’Inalpi Arena e del Fan Village, che offrirà un’esperienza ancora più immersiva. Tra i momenti più attesi, il Grand Opening Show all’Inalpi Arena (giovedì 6 novembre) con i Pinguini Tattici Nucleari e Max Pezzali, la sfilata dei campioni sul Blu Carpet (venerdì 7 novembre) in piazza Castello e al Teatro Regio, il nuovissimo Tennis Take Over (sabato 15 novembre) giornata completamente dedicata al tennis, con eventi speciali, ospiti e tante sorprese alla vigilia della finale. La chiusura, domenica 16 novembre, sarà affidata al The Final set Closing Party alle OGR Torino.

I campioni delle Nitto ATP Finals saranno protagonisti delle tre mostre fotografiche allestite sotto i portici di piazza Palazzo di Città, in piazza San Carlo e in via Po, che accompagneranno il pubblico per tutta la durata dell’evento.

Infine, novità di quest’anno una nuova Luce d’Artista in piazza San Carlo ispirata al tennis, che entrerà stabilmente nel catalogo di opere della Città, e due nuovi murales a tema tennis e sostenibilità.

Creare relazioni: parla il vescovo Derio Olivero

IL TORINESE WEB TV

CREARE RELAZIONI. Il vescovo Derio Olivero a S. Agnese. Riflessioni e commenti attraverso l’arte. “Sant’Agnese compie cent’anni e credo che questo compleanno è un buon modo per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato per creare questa comunità e chi l’ha portata avanti per 100 anni”. Perché dobbiamo impegnarci per capire che cosa vuole dirci un artista? Noi dobbiamo lavorare per capire cosa dice un artista perché ha delle cose così importanti da dire che non potrebbero dire altri. Certe opere d’arte, se le guardi così in modo superficiale, sono banali. Se le lasci parlare diventano simboli, diventano opere che aprono prospettive diverse e noi, nella vita, non abbiamo bisogno di certezze, ma di prospettive. Quindi noi dobbiamo ascoltare? Sì guardare l’opera d’arte non è tanto trovare chissà quali informazioni, ma soprattutto un esercizio di ascolto. E’ un esercizio di uno sguardo e un ascolto. Come viene intesa, oggi, la condivisione? Ma qual è la vera condivisione? La condivisione non è semplicemente l’espansione di sé ma il dono di sé . Noi siamo convinti che invece la condivisione sia espandere se stessi, e cioè mostrare il meglio di sé o far vedere che ci siamo. Condividere non vuol dire che io mi faccio la foto con il Colosseo dietro e io sono davanti e sono più importante del Colosseo. Forse oggi abbiamo sostituito la parola Dio con la parola mio? Sì, diciamo che perlomeno abbiamo svuotato Dio. Cioè Dio, in questo nostro contesto, è diventato uno degli esseri più inutili e siccome Dio è evaporato (si dice così in termini culturali) bisogna aggrapparsi a qualcos’altro e la prima cosa che uno trova è se stesso e quindi ci aggrappiamo a noi stessi. Se evapora Dio resto solo “io”, ma l’io è molto solo.

Francesco Valente

Guarda l’intervista:

I ponti, l’inclusività, la confusione della massificazione

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

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Pier Franco Quaglieni

L’ormai dimenticata rivista fondata dal fiorentino Piero Calamandrei si intitolava “Il ponte“. Dopo la guerra con molti ponti di Firenze distrutti , aveva sicuramente un senso. Ma era soprattutto la metafora politica  di un ex azionista diventato il cantore di una Resistenza che non aveva fatto. Cosa significava il ponte? Un collegamento tra tutti gli antifascisti o un collegamento dei laici con i comunisti , anche se Calamandrei aveva seguito Saragat nella scissione di Palazzo Barberini? Ho conosciuto alcuni direttori del “Ponte“ e notai la loro astiosa faziosità, malgrado i tempi fossero cambiati. L’Idea era quella di tante idee piuttosto confuse. Anche un altro mensile, assai meno importante, aveva nella sua testata il tema dell’ incontro. Un tema simile al ponte. Anche qui la confusione finiva di prevalere, salvo alcune fisse laiciste esibite in ogni numero fino a giungere all’irrisione di ogni religiosità. Mi è tornata in mente la metafora del ponte,  leggendo una intervista con mons. Francesco Savino in cui afferma che “essere omosessuali non è peccato”. L’intervista è una serie di ponti lanciati verso tutti. E’ comprensibile che la Chiesa “sia la casa di tutti e che tutti devono sentirsi a casa loro”. Ma la Chiesa “neutra“ che stinge i suoi valori per essere inclusiva al massimo grado, può diventare una chiesa priva di identità e in fondo non più frequentata dai cristiani, ma da altri che del cristianesimo accettano solo alcune apparenze, quelle più facili e superficiali.

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E l’idea della inclusività può diventare l’inizio della perdita di memoria storica (da dimenticare) e di senso religioso  smarrito per strada. Infranti tutti i confini, ci si illude di essere diventati migliori , ma si tratta solo di un’impressione fugace. Nel campo più generale della cultura deve prevalere un concetto plurale fatto di idee diverse e contrastanti, ma ridurre tutto al buonismo verbale finisce per appiattire e banalizzare  le idee. Non è obbligatorio lanciare ponti ad ogni costo, a volte i ponti levatoi metaforici appaiono indispensabili per schiarirsi le idee. Ci sono temi che portano a considerare  che tutte le vacche sono rosse, per parafrasare Hegel. La cultura crociana fondata sulla distinzione può aiutarci a non cadere nella confusione che ci porta a ripetere tutti le stesse cose. I ponti favoriscono i cori e i cori generano il conformismo.

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Se pensiamo ai grandi e piccoli inciuci politici dei tempi passati ci accorgiamo che essi non erano motivi di solidarietà di più ampio respiro, ma tentativi di soffocare le identità e i dissensi . I ponti lanciati in Italia cinquant’anni fa non hanno fatto circolare più liberamente le idee, ma hanno contribuito ad appesantire il clima. Oggi c’è la tendenza a vedere soprattutto un odio dilagante e un’intolleranza insopportabile: i manifestanti pro Pal ne sono una dimostrazione evidente e fastidiosa. Ma c’è anche il clima  ostile creato attorno all’ebraismo, un clima che tende a costruire ghetti da parte di chi, a parole, vorrebbe costruire ponti. Può sembrare un paradosso evidente , ma non è così. Su certi argomenti c’è lo scontro all’ultimo sangue, poi su altro si stende la melassa insulsa della  inclusivita’  ad ogni costo che diventa persino ridicola. Tocqueville vedeva nella democrazia maggioritaria la fine della libertà. A più riprese abbiamo avuto conferma che  Tocqueville sapeva guardare ai pericoli della irruzione delle masse. Anche oggi la massificazione delle intelligenze e perfino delle coscienze è un segnale allarmante. Forse bisognerebbe tagliare qualche ponte e schiarirsi le idee. La cultura è riflessione critica individuale, capace di continue revisioni. I cori indistinti sono l’esatto opposto della cultura. Le idee “chiare e distinte“ di Cartesio hanno più che mai un valore, anche se appartengono a quelle che Pannunzio definiva le “pattuglie di frontiera“.

In San Pietro in Vincoli “Le meraviglie della mente” con Vanni De Luca

Per la stagione Iperspazi del cartellone condiviso di Fertili Terreni Teatro, andrà in scena, sabato 1 alle 21 e domenica 2 novembre, alle 19, in prima regionale, a San Pietro in Vincoli lo spettacolo “Le meraviglie della mente” con Vanni De Luca, le musiche sono di Fabio Valdemarin.
Le repliche si inseriscono all’interno della programmazione  del progetto “ORA!” Di AMA Factory  e LabPerm, vincitore dell’avviso pubblico “Circoscrizioni, che spettacolo…. Dal vivo! 2025”.

Milanese, classe 1988, Vanni De Luca è attore e scrittore e tra i pochi mnemonisti al mondo grazie a una straordinaria capacità di ricorrere all’arte di intrattenere grazie alla memoria,  diventata nel corso degli anni assoluta ragione di vita. Attivo anche come formatore in ambito aziendale, nonché conferenziere per i più importanti festival della scienza e della divulgazione, Vanni De Luca si presenta a Torino nella veste di performer con una serata che avvicinerà il pubblico ad un mondo ai più sconosciuto, riportando in scena l’arte dei fenomeni della memoria di inizio Novecento.
Nel suo spettacolo rivivranno le storie  di maestri quali Harry Kahne e William James  Maurice Datas, altrimenti noto come “The Memory Man”, personalità di cui farà rivivere in scena la capacità di calcolare il giorno di qualsiasi data della storia, di memorizzare  numeri in un lampo e sfidare i limiti del più assurdo multitasking. “Le meraviglie della mente “ non è uno spettacolo teatrale tradizionalmente inteso, quanto un tuffo nel passato per ripercorrere le spettacolari gesta dei calcolatori umani e fenomeni della mente degli inizi del Novecento.

Alcuni titoli hanno rivelato De Luca al grande pubblico dei teatri, “Prodigi” diretto da Davide Calabrese, “Valzer per un mentalista” per la regia di Marco Lorenzi e “L’arte della memoria nella Divina commedia “, ispirato al testo “Dante o della memoria appassionata” della storica delle letteratura italiana Lina Bolzoni. “Le meraviglie della mente” è una nuova imperdibile occasione per conoscere meglio un originale mnemonista tanto appassionato del poema dantesco quanto attento conoscitore delle biografie dei grandi della Storia, sempre in grado di eccellere nelle sue serate per un talento straordinario capace di incuriosire e meravigliare, suscitando non da ultimo dibattiti e curiosità. Vanni De Luca è la prova vivente  di come il cervello umano ed i suoi meccanismi siano ancora oggi ambiti da scoprire e conoscere meglio.

Il biglietto intero ha il costo di 13 euro se acquistato online, 15 in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o Satispay e di entrare gratuitamente per gli under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

Cristiano Cremonini tra i vincitori del Premio Letterario Nazionale Metropoli di Torino

Con il libro Il teatro della gente (Il). Da Puccini a Dalla, Calamaro Edizioni, il cantante lirico,
scrittore e studioso del melodramma bolognese Cristiano Cremonini ha ufficialmente vinto a pari
merito nella Sezione Speciale “Saggio”, il 22° Premio Nazionale di Arti Letterarie Metropoli di Torino
– Anno 2025.


L’autore ha ricevuto la targa d’argento e il diploma d’onore direttamente dalle mani del noto
antropologo Massimo Centini, membro della Giuria di saggistica assieme al giornalista e scrittore
Danilo Tacchino (dal 2001 direttore letterario del centro culturale “Arte Città Amica”), ed a Ernesto
Vidotto. La cerimonia di premiazione si è svolta sabato 25 ottobre alle ore 16.00, presso il Teatro
S. Giuseppe di Torino alla presenza di tutti i giurati e delle autorità cittadine.

«Cremonini – spiega la motivazione – con sapiente passione di musicista e conoscitore di storia
della musica, riesce a trasmettere in questo libro tutta la passione verso un’arte viva (il melodramma)
… L’autore ce la presenta attraverso aneddoti e racconti che rendono questi compositori più vicini
alla vita di ogni uomo comune».


Possiamo sicuramente affermare che “Il teatro della gente”, progetto editoriale in due volumi
dedicato alla storia del Teatro Comunale di Bologna e ai grandi personaggi della musica che hanno
celebrato nel mondo l’Emilia-Romagna, si sia fatto apprezzare sia dalla critica, che ha definito
“calviniana” la fluidità dello stile narrativo dell’autore (rivista “Sipario” – S. Duranti Poccetti), che dalle
giurie di vari concorsi letterari nazionali e internazionali: Il suo primo volume, “da Farinelli a
Wagner”, risultato finalista nel 2023 al Premio Letterario Internazionale “Charles Dickens”, l’anno
successivo si era aggiudicato il 3° podio al Premio Internazionale Letterario ed Artistico “Giglio Blu”
di Firenze, mentre il suo secondo libro, “da Puccini a Dalla”, nel marzo di quest’anno si è classificato
primo al Premio Letterario Internazionale “Ettore Malosso” (FI), quarto – su 133 opere in gara – al
Premio Letterario Internazionale “Il Saggista”, presso il Salone Internazionale del Libro di Torino,
ed ha ottenuto la Segnalazione della Giuria al 5° Premio Letterario Internazionale “Samnium” (BN).
Alla pari con l’opera di Cremonini sono stati premiati i saggi di Ferdinando Emilio Abbate (Roma),
Maurizio Aragno e Luigi Grassia (Torino), Marco Lombardi (Savona) e Sara Lorenzetti (Macerata).

La scheda del libro:
https://www.ilcalamaroedizioni.com/catalogo#ilteatrodellagenteII

All’Hiroshima Mon Amour, Carlo Lucarelli omaggia Pasolini con “PPP | Un segreto italiano”  

 

C’è un’energia speciale che attraversa le mura dell’Hiroshima Mon Amour, storico tempio della cultura alternativa torinese. Qui, dove la musica incontra il teatro e la sperimentazione non conosce confini di genere, prende il via una nuova settimana ricca di appuntamenti da segnare in agenda. Dal 3 al 7 novembre, il celebre locale di via Bossoli propone un calendario fitto di spettacoli capaci di coinvolgere e sorprendere un pubblico eterogeneo, fedele alla sua vocazione più autentica: quella di spazio vivo e inclusivo per l’arte in tutte le sue forme.

Ad aprire la rassegna, lunedì 3 novembre, sarà PPP | Un segreto italiano, lo spettacolo di e con Carlo Lucarelli, un viaggio intenso e appassionante nel mistero e nel mito di Pier Paolo Pasolini. Al centro dello spettacolo, la figura immensa e controversa di Pasolini – poeta, scrittore, regista e intellettuale tra i più lucidi del Novecento. Lucarelli parte da una scoperta personale: alcuni corsivi e editoriali ritrovati nella soffitta della casa di famiglia a Mordano. Da lì prende forma un’indagine che attraversa l’Italia degli anni Settanta, tra tensioni sociali, misteri e ombre ancora aperte.

In scena, le parole si intrecciano a ricordi, riflessioni e ricostruzioni che ripercorrono le vicende legate all’assassinio dell’intellettuale friulano, uno dei grandi “misteri italiani”. A dare corpo all’atmosfera del racconto contribuiscono Elena Pau, voce narrante e cantante, e Alessandro Nidi al pianoforte, con un tessuto musicale che accompagna e amplifica la narrazione.

Il viaggio sonoro include brani del cantautorato italiano degli anni di Pasolini – da De Gregori a Lolli – e canzoni a lui dedicate da artisti come Giovanna Marini e Fabrizio De André. Non mancano, infine, alcune composizioni scritte dallo stesso Pasolini per il teatro e il cinema, testimonianza di una voce poetica capace di trasformarsi anche in musica.

Un appuntamento speciale per ricordare, interrogare e celebrare una delle menti più potenti e scomode della cultura italiana del Novecento.

Valeria Rombolà

Riapre Bottega Paideia

Via Villa della Regina 9/D, Torino — www.bottegapaideia.it

 

Una piccola bottega che unisce stile, design e idee originali da tutto il mondo… con un cuore solidale.

 

Riapre a Torino La Bottega Paideia, il negozio solidale di Fondazione Paideia, diventato negli anni un riferimento per chi cerca regali e oggetti unici con un valore più grande: sostenere i bambini con disabilità e le loro famiglie.

Un concentrato di raffinatezza, tante proposte scelte con cura da tutto il mondo: la Bottega è un luogo speciale dove trovare oggetti per la casa e la tavola, accessori, piccoli pezzi di design da collezionare. Oggetti belli per sé e idee regalo che non si vedono ovunque ma anche giocattoli, prodotti beauty e le golose proposte gastronomiche prodotte in Fattoria Sociale Paideia.

Qui lo shopping è bello due volte: ogni acquisto diventa un gesto solidale, il ricavato sostiene le attività della Fondazione Paideia che si prende cura ogni giorno di bambini con disabilità e delle loro famiglie con riabilitazione, supporto psicologico e momenti di felicità condivisa.

 

 

 

La Bottega riapre in vista del periodo più atteso dell’anno, pronta ad accogliere chi vuole scegliere un dono speciale con un significato autentico o semplicemente godersi una passeggiata in uno dei quartieri più affascinanti della città.

Situata in Via Villa della Regina 9/D, a due passi dalla Gran Madre, Bottega Paideia è una tappa che non può mancare in un itinerario autentico alla scoperta di Torino.

 

Orari

30 e 31 OTTOBRE dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 (chiuso lunedì e domenica)

Dal 4 al 30 NOVEMBRE dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19 (chiuso lunedì e domenica)

Dal 1 al 23 DICEMBRE con orario continuato dalle 10 alle 19 dal martedì alla domenica, lunedì dalle 15 alle 19 (chiuso il lunedì mattina)

 

Per chi preferisce lo shopping da casa, una selezione esclusiva è online su

https://shop.fondazionepaideia.it/marchio/bottega-paideia/

 

Le grange dei marchesi Cavour e Gozzani

Le grange vercellesi costituivano già nei tempi antichi un vasto territorio compreso tra Crescentino, Livorno Ferraris, Trino e 
Fontanetto Po, rappresentando fonte di ricchezza per la presenza di abbondante acqua.
Continuamente contese dalle comunità e abbazie di San Genuario e Lucedio, erano considerate le fattorie dei monasteri. L’abbazia di Santa Maria di
Lucedio fu costruita nel 1109 al tempo di Guglielmo I° di Monferrato, passata ai monaci cistercensi provenienti dalla Francia con atto del 1123 redatto dal marchese Rainero. La tenuta di Lucedio era costituita dalle attuali grange di Castel Merlino, Montarolo (Montis Auriolo), Montarucco, Ramezzana, Darola ovvero la Versailles delle risaie (Corte Auriola), Leri (Alerii) e con altri appezzamenti del Canavese e Monferrato rappresentò la massima espansione della risicoltura.
Leri, una delle grange più antiche, comprendeva una fortificazione oggi inesistente e fu bonificata dai monaci per la coltivazione del riso, acquisita dal monastero di San Genuario nel 1179. Lucedio era una posizione strategica lungo la via Francigena, motivo di scontro tra le dinastie Gonzaga, Savoia e Napoleone, rappresentando un centro di potere economico, politico e religioso. Con l’occupazione francese del Piemonte, la tenuta di Lucedio venne divisa con Decreto della Commissione Esecutiva del 1801 in seimila azioni del valore di 500 lire ciascuna, obbligandone l’acquisto ai cittadini più facoltosi, ma nel 1804 ritornò al demanio. Nel 1807 Napoleone cedeva Lucedio e le sei grange al cognato Camillo Borghese, governatore generale del Piemonte prima della restaurazione, per tre milioni di lire quale quarta parte del prezzo delle 322 opere formanti la galleria d’arte romana del valore di dodici milioni di lire, da lui venduta al governo francese.
Caduto Napoleone, Borghese voleva vendere le sette grange ai privati, ma i Savoia ne sequestrarono i beni dalla Magistratura. Ritenuto illegale il sequestro dal protocollo di Parigi del 1816, le grange furono vendute  dal Borghese nel 1818 al marchese Michele Benso di Cavour, al marchese Carlo Giovanni Gozzani di San Giorgio (figlio di Carlo
Antonio e Sofia D’Oria) e a Luigi Festa, direttore di una società immobiliare di affitti proprietà di Giuseppina Gattinara e Marco Antonio Olivero, già tenutaria delle grange concessa dal demanio nel 1807. La spartizione della tenuta avvenne nella misura di 24/24: 6/24 al Festa con Darola, Montarolo e 1/2 Ramezzana, 6/24 al Cavour con Leri e Montarucco, 12/24 al Gozzani con Lucedio, Castel Merlino, 1/2 Ramezzana e la tenuta S. Bernardino di Trino. La spartizione effettiva avvenne solo nel 1822. All’Ordine Mauriziano furono restituite prima le tenute di Montonero nel 1818, quindi Gazzo e Pobietto nel 1827, già passate al demanio e poi vendute alle Regie Finanze dello Stato nel 1854.
La comunità di Lucedio fu così soppressa e aggregata al comune di Trino nel 1818 e ancora oggi ne forma una frazione. Michele Benso era in effetti l’amministratore di Lucedio, ma il Borghese voleva inserire al suo posto Evasio Gozzani di San Giorgio, già amministratore, con il figlio Giuseppe, del Borghese e della moglie Paolina Bonaparte nelle segreterie di Roma. Non trovando accordo economico, Evasio (definito il marchese pazzo) propose l’acquisto di Lucedio al nipote Carlo Giovanni, il quale era già in affari con il Benso per la creazione della prima società di navigazione del lago Maggiore con una società di Locarno. Evasio riuscì ad inserire in casa Borghese il nostro architetto Luigi Canina, dove ebbe inizio la propria fortuna. Carlo Giovanni nel 1827 lasciò in eredità il suo enorme patrimonio, costituito in sette milioni di lire, al cugino d’Austria Felice Carlo Gozani.
Con il proprio fallimento dichiarato dal tribunale di Casale nel 1861, in parte dovuto al gioco d’azzardo, Felice Carlo fu costretto a vendere le grange di Lucedio a Raffaele de Ferrari duca di Galliera, insignito nel 1875 del titolo principe di Lucedio per i servizi resi alla patria dai Savoia con Regio Decreto. Le stazioni ferroviarie genovesi furono intitolate ai coniugi de Ferrari, Genova Principe di Lucedio de Ferrari e Genova Brignole dal nome della moglie Maria Brignole Sale. Tramite l’acquisto del conte Paolo Cavalli d’Olivola nel 1937, oggi Lucedio è proprietà della figlia contessa Rosetta, pronipote della contessa Paolina Gozani sepolta a Casale nella tomba gentilizia del marito Alessandro Cavalli d’Olivola, legale del padre Felice Carlo sepolto a San Giorgio nella tomba gentilizia del conte Umberto Cavalli d’Olivola. Il marchese Carlo Giovanni e i suoi genitori sono sepolti nel sotterraneo, da loro acquistato, della chiesa parrocchiale di San Giorgio edificata dal nonno di Carlo Giovanni, marchese Giovanni Battista Gozzani.
Titus Gozani, ultimo marchese di San Giorgio vivente della linea austriaca e la moglie Eva Maria Friese, abitanti in Germania, nel 1998 fecero visita alla cugina Rosetta nella tenuta di Lucedio e nel 2019 ritornarono, su nostro invito, nelle proprietà dei loro antenati, i palazzi Treville e San Giorgio Gozzani di Casale e il castello Gozzani di San Giorgio. Il padre di Titus, marchese Leo Ferdinando III°, incontrò nel 1937 il cugino conte Paolo Cavalli d’Olivola nel castello Gozzani di San Giorgio. La grangia di Leri proprietà di Michele Benso, vicario e sovraintendente generale di polizia e politica di Torino, venne affidata nel 1835 al secondogenito Camillo e alla contessa di Clermont-Tonnerre, società che si sciolse con la morte del marito.
La nuova società formata dal conte Camillo Benso di Cavour, dal fratello primogenito marchese Gustavo e dall’agricoltore Giacinto Corio portò una forte innovazione all’azienda applicando i nuovi principi dell’agronomia, confermando quanto Camillo aveva manifestato nella valorizzazione delle
Langhe. Da pochi anni è in corso un progetto di recupero per tutelare e valorizzare il Borgo Leri Cavour, luogo di riposo dello statista, promosso dall’associazione L.E.R.I. Cavour ODV presieduta da Roberto Amadè. Il Borgo ha organizzato domenica 11-12-2022 il primo concerto di Natale sul piazzale della chiesa, ospitando il Casale Coro diretto dal maestro Giulio Castagnoli.
Armano Luigi Gozzano