ilTorinese

Legge di Bilancio, raccolta firme Fondo Sicurezza e Difesa

Lunedì 17 novembre davanti alla Questura di Torino

ll Siap Torino ha avviato una raccolta firme per sostenere l’istituzione di un Fondo
Nazionale dedicato alla specificità del personale dei comparti Sicurezza e Difesa, da
inserire nella prossima Legge di Bilancio 2025.
L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa dal Siap insieme all’
Anfpin appoggio alla proposta, per il riconoscimento economico e previdenziale del
personale dei comparti Sicurezza e Difesa, presentata ai gruppi parlamentari, al Ministro
dell’Interno, al Sottosegretario Molteni e al Capo della Polizia.
Saremo domani mattina 17 novembre davanti alla Questura per raccogliere le firme tra
colleghi e cittadini e ribadire che la Sicurezza non è un costo, ma un investimento per il
futuro dell’Italia.
La nostra proposta non mira ad introdurre privilegi , ma a sancire un atto di
responsabilità dello Stato verso donne e uomini in divisa che, ogni giorno, garantiscono
sicurezza a costo della propria vita
Si tratta di una battaglia di dignità e responsabilità collettiva e chiediamo il supporto di
tutti.
La raccolta firme è attiva anche on line sulla piattaforma change.org e può essere
raggiunta ugualmente attraverso i nostri canali social

Il Segretario Generale Provinciale Siap Pietro Di Lorenzo

Il referendum sulla Magistratura

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Pier Franco Quaglieni
Ho letto con attenzione la Legge Nordio che genererà un referendum confermativo  sulla separazione delle carriere dei magistrati. Non sono entusiasta della legge che non completa affatto la riforma Vassalli che aveva ben altro spessore. E’ una legge minore ,non confrontabile con la legge Cantabria ottenuta a prezzo di duri compromessi. Nella legge Nordio manca soprattutto la responsabilità civile dei giudici che è il vero spartiacque tra una legge giusta e una corporativa. Come presidente del Centro Pannunzio eserciterò il mio ruolo di garante,  favorendo civili e pacati confronti tra sostenitori del sì e del no. E quindi garantirò un Centro bipartisan, non luogo privilegiato per nessuno. Questo è lo stile Pannunzio. L’unica volta che ci impegnammo fu nel 1974 contro il referendum abrogativo del divorzio. Se vedo oggi come è ridotto il matrimonio e come il divorzio italiano è diventato,  simile a quello  fulmineo e poco serio degli USA, come non si sarebbe mai immaginato, credo che  sarei stato più cauto nel 1974.
Volevo  limitarmi a  seguire il dibattito, anche se ero  deciso a votare sì per distinguermi da chi voterà  no e  e che suscita in me un dissenso e un’antipatia anche  umana quasi intollerabile .A decidermi ad impegnarmi è stato il prof. Zagrebelski con il suo settarismo fino ad ora mai raggiunto che in pulloverino  kashmir ha lanciato parole d’ordine che porteranno tanti a votare sì. L’eterogenesi dei fini che riesce benissimo al vecchio professore torinese. Io ho rapporti di stima e quasi di amicizia  con tanti magistrati  esemplari che apprezzo. Non sono quelli che vanno in Tv e dominano sui giornali come fossero delle dive . E questi magistrati che lavorano in silenzio ritengo che vadano rispettati e considerati. Sono vittime dei giudici politicizzati.  Ho forti riserve invece  su una certa magistratura che ha avuto il suo simbolo deteriore in quello che Cossiga considerava più una marca di tonno che un cognome umano. Debbo aggiungere che anche il sì di Di Pietro  mi dà fastidio. Provoca  in me  un forte dissenso   il comitato messo su dalla Fondazione romana “Einaudi“ che è una replica  di quella che fu presieduta da Malagodi e da Badini Confalonieri. Il  suo Comitato appare abbastanza raffazzonato. Fa quasi pensare ad una piccola armata Brancaleone, almeno nel momento della sua  costituzione. Detta Fondazione non va confusa con quella di Torino voluta dalla famiglia di Luigi Einaudi che non scenderebbe mai in contese politiche di parte. A quel comitato non avrei mai potuto aderire. Ho invece volentieri accolto l’invito ad entrare nel Comitato per il sì Pannella, Sciascia, Tortora, tre nomi che da sempre suscitano in me stima e ammirazione.
Tutti e tre sono stati seriamente impegnati per una giustizia giusta e Tortora fu vittima di quella ingiusta. Per Tortora mi sono battuto per la sua innocenza e a fianco di Francesca Scopelliti perché ne fosse tramandato il ricordo non come sterile rievocazione , ma come impegno a cambiare le cose in Italia. Non credo che il sì al referendum possa cambiare molto, un diluvio di sì può però costringere i supponenti sostenitori del no per ragioni corporative  a più miti e ragionevoli consigli. Ci vorrebbe Forattini per predisporre un’altra bottiglia di champagne come nel 1974. Il tappo potrebbe avere un volto torinese o siciliano o anche di altre regioni meridionali. Non farò molto perché l’attivismo non è la mia passione in quanto prediligo pensare e scrivere liberamente. Ma darò una mano insieme ad un giovane amico, Mario Barbaro, che stimo molto. Anche lui è uomo che ama gli studi senza i quali la politica è mero attivismo.

“Studio per le Serve”, l’inizio della lunga strada dei Marcido

Da martedì 18, nel teatro Marcidofilm

Era il giugno del 1985, quarant’anni fa, tondi tondi. Tutt’altra aria a Torino, forse non teatrale, dico la stagione appena conclusa, in mezzo ai vecchi e consolidati – la vecchia triade – Pirandello Shakespeare Goldoni gli Stabili e le compagnie di giro si buttano a tentare sorprese e innovazioni, Testori propone “I Promessi Sposi alla prova” e Otomar Krejca guarda con occhi nuovi a Cecov, Brusati (quando ancora si scrivevano testi) mette in scena la sua “Donna sul letto” per Edmonda Aldini – oggi molti si chiederanno, come don Abbondio, “ma costoro, chi erano?” -, arriva Peter Handke con “Attraverso i villaggi” e il russo Yurij Ljubimov guarda al Dostoevskij di “Delitto e castigo”, sopraggiunge un altro sberleffo di Paolo Poli, “Magnificat”. Ma tutto rimaneva più o meno chiuso in certe regole ben precise e delimitate. Per restare da quelle parti manzoniane: il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare. Invece il coraggio arrivò, proprio in quello stesso giugno, in una mansarda di via Berthollet, tra quelle vie in cui oggi non ci piace più tanto passare, lassù, “per le antiche scale” avrebbe detto Mario Tobino, lassù dove i neonati Marcido Marcodorjs – una sorta di declinazione? – e Famosa Mimosa – una pianta rarissima? – mettevano in scena “Studio per le Serve, una danza di guerra” di Jean Genet poeta maledetto. E l’atto rivoluzionario era compiuto: “una performance che produsse un’eco non secondaria nel panorama della ricerca teatrale italiana – scrive oggi il Marco Isidori, anima del gruppo, ricordando quel tempo -, suscitando adesioni appassionate ed altrettanto appassionati dissensi.

Adesioni, come quella di Giuseppe Bartolucci che tre anni dopo avrebbe sottolineato “Bisogna rifarsi ai tempi gloriosi della soffitta di via Berthollet, per respirare, per cogliere il mito dei Marcido; quando salirne le scale era già un’iniziazione d’animo, un batter fitto del cuore, uno scoprire ed accogliere visi ed azioni di antica familiarità e di grande semplicità. E poi quell’improvviso squillo di battaglia, quel rovente duello con la lingua di Genet, in uno spazio ovattato e riflesso da tanto colore rosso da sembrare un palcoscenico pronto ad ospitare un assalto mortale”. Era nato qualcosa di nuovo, di inaspettato, un “rito svolto con pura passione, però esattissimo, esaltato fino al parossismo, però rigorosamente descritto”.

Quarant’anni, anniversario d’un evento e di una compagnia, e ritorna il successo delle “Serve”, oggi, primo esempio di un rigore costantemente inseguito, di un linguaggio “facilmente riconoscibile”, di una recitazione lucida e grottesca, dell’importanza e della ricerca continua del suono e della parola, portata suggerita urlata decifrata anatomizzata, di invenzioni scenografiche che, fattrice Daniela Dal Cin, hanno costruito la storia di testi e di palcoscenici: tutto questo mentre viene anche pubblicato per i caratteri della casa editrice Editoria&Spettacolo, con la prefazione di Raimondo Guarino, e presentato, “I Teatri della Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa II”, storia di una lunga avventura scenica. Ritorna il successo di Maria Luisa Abate, come Solange – affiancata da Paolo Oricco che è Claire -, espressione alta dell’odio verso la propria padrona, capaci entrambe di inscenarne ogni sera l’assassinio. Ritorna il testo di Genet (ispirato a un fatto di cronaca nera) che qui vede “la signora” sparire dalla scena per vivervi unicamente nei gesti, nelle parole e nelle viscerali imitazioni di Solange, innalzandosi con bella intuizione di Isidori al tema del doppio, una piena osmosi tra le due sorelle, la costruzione di un alter ego, nel lontano ricordo personale una Solange agghindata a Madonna e una corona fatta di mollette da bucato che le circonda la testa, un’unica lampadina a illuminarle il viso. Su tutto la voce, le voci, che si sprigionano acute e piane, feroci e melense, poetiche e acri. “Nella strenua condensazione dei suoi segnali, uno spettacolo dalla forza drammatica molto inusuale, sia per l’inflessibile determinazione coreografico/vocale che ne reggevo lo scheletro, sia per la prestazione superlativa e veramente fuori misura di Maria Luisa Abate”, riassume oggi l’Isi voltandosi a guardare ancora una volta alla sua creazione. Da martedì 18 novembre alle 20,45 (durata 45’, repliche sino a domenica 23, alle ore 16), spettacolo d’apertura della stagione 25/26, nel teatro Marcidofilm di corso Brescia 4.

Elio Rabbione

Nelle immagini, le “origini” delle “Serve”, con Maria Luisa Abate e Lauretta Dal Cin (credits Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa)

Sono 15 le aziende del Premio Odisseo 2025

Presidente Bartolomeo Vassallo

Grande successo di pubblico per le quindici aziende premiate a pari merito  martedì 11 novembre scorso al Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, nell’ambito della Cerimonia del Premio Odisseo 2025 promosso dal CDVM , Club Dirigenti Vendite e Marketing, con il patrocinio di Regione Piemonte, Regione Liguria, Regione Valle d’Aosta, Città di Torino e Città di Moncalieri. Il CDVM è titolare del Premio Odisseo dal lontano 2005 e da vent’anni lo promuove motivando le aziende a porsi quali esempi di eccellenza e innovazione, nell’ambito delle proprie specifiche competenze.
Durante la premiazione l’attuale presidente Bartolomeo Vassallo  ha consegnato ad ogni azienda vincitrice il Certificato di Eccellenza e, alle prime sette, anche un’opera di un’artista dedicata al Premio Odisseo 2025.

Gli artisti che hanno donato  le loro opere per la premiazione delle prime sette aziende sono Laura Ambrosi, Laura Berruto, Tiziana Casarsa, Lorenzo Merlo, Luciana Penna, Stefania Ricci e Susanna Viale.
Sono state premiate con il certificato di eccellenza  e il premio Odisseo 2025 le seguenti aziende: AorticLab di Collaretto Giacosa, in provincia di Torino,  Col Group Spa di Trofarello nel Torinese, Silvateam di San Michele di Mondovì nel Cuneese, Environment Park di Torino, Hysytech di Orbassano , nel Torinese, Miroglio & C SpA di Torino e Podium Advanced  Technologies di Pont Saint Martin, in provincia di Aosta.
Altre aziende hanno ricevuto il Certificato di Eccellenza, tra cui Emmegi Srl di Torino, Falpi Srl di Valdilana nel Biellese, La Perla di Torino  srl con sede a Torino, LCA Ballauri di Grugliasco, sempre nel Torinese, Nord Ovest SpA di Cuneo, Samsic Italia Spa di Rivoli nel Torinese, Sea Marconi Technologies di Collegno  e Spesso Glaskets Srl di Torino.
Il Premio Odisseo conferma la sua missione nella promozione del dialogo tra imprese e creatività,  riconoscendo il contributo delle realtà del Nord Ovest dell’Italia che fanno  dell’innovazione un valore culturale oltre che produttivo.

Mara Martellotta

Torino per gli anziani non autosufficienti: un ciclo di incontri per tutelare i diritti 

Nelle Circoscrizioni cittadine sono in programma pomeriggi di ascolto, confronto e partecipazione sul tema dell’assistenza alla terza età e alle persone più fragili.

Il Consiglio dei Seniores della Città di Torino organizza una serie di incontri dal titolo “Aiutiamo gli Anziani”, dedicati al tema delle cure domiciliari e dei ricoveri in Rsa.

Durante gli incontri verranno illustrati strumenti, servizi e diritti a disposizione dei cittadini che si trovano ad affrontare situazioni di non autosufficienza o fragilità. Un vero e proprio vademecum pratico, pensato per orientare le famiglie tra prestazioni, agevolazioni e percorsi assistenziali offerti dal Servizio Sanitario Nazionale e dai servizi comunali.

I dibattiti avranno come fulcro il bisogno sempre più attuale di un’informazione chiara e accessibile sui percorsi di cura domiciliari, sulle modalità di accesso alle Rsa, e sulle forme di sostegno economico e sociale previste per gli anziani e i loro caregiver. E’ importante ricordare come una corretta informazione possa fare la differenza nel momento in cui una famiglia si trova a dover decidere il tipo di assistenza più adeguata per i propri cari.

Tra i temi che verranno affrontati, oltre a porre l’accento sull’importanza del dialogo tra istituzioni, operatori sanitari e famiglie per garantire un approccio realmente integrato al benessere degli anziani, vi è la necessità di rafforzare le reti territoriali di prossimità per rendere le cure più personalizzate e sostenibili.

Gli appuntamenti:

  • (martedì 11 novembre dalle ore 16 alle ore 18 presso il Centro Civico di via San Benigno 22)
  • martedì 18 novembre dalle ore 16 alle ore 18 presso l’Associazione dei Sardi Antonio Gramsci di Pizza Umbria 28;
  • giovedì 20 novembre dalle ore 15 alle ore 17 presso la sala conferenze di Via Dego 6;
  • mercoledì 26 novembre dalle ore 16 alle ore 18 presso la sala B del Centro d’Incontro di corso Belgio 91;
  • martedì 2 dicembre dalle ore 15 alle ore 17 presso il piano interrato di ASD Anziché Anziano Aps di Via Millio 20

 

TorinoClick

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Le elezioni regionali del 23 e 24 novembre in Campania, Puglia e Veneto si avvicinano come uno dei passaggi politici più significativi dell’autunno. L’apertura delle urne, esattamente tra una settimana, segnerà l’avvio di tre sfide profondamente diverse tra loro, ma unite dalla sensazione che il risultato finale si chiuderà con un prevedibile 2 a 1. Resta solo da capire a vantaggio di chi.

Leggi l’articolo su L’identità:

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Asti, la città dalla storia millenaria

A cura di piemonteitalia.eu

Adagiata sulla riva del Tanaro e sulle colline del Monferrato, Asti è una cittadina piemontese che, oltre ai suoi eccellenti vini e prodotti enogastronimici, offre ai visitatori tante sorprese, che andrebbero gustate con calma.

La città vanta una storia millenaria, fondata inizialmente dai romani, nel IV secolo divenne ducato longobardo, almeno fino al 1159, quando si trasformò in un Comune libero, diventando, da questo momento in poi, la città più potente del Piemonte…

Continua a leggere:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/asti-la-citta-dalla-storia-millenaria

Piazza Emanuele Filiberto, tulipani in primavera

I bulbi di Messer Tulipano sono stati piantati anche a Cuneo, e verranno piantati  ad Alba e Chieri

Anche quest’anno Messer Tulipano è passato in città per piantare oltre 3 mila bulbi destinati a colorare, con i loro variopinti petali, la prossima primavera, le aiuole di piazza Emanuele Filiberto, cuore pulsante del Quadrilatero Romano, dove fa bella mostra di sé l’orto urbano che, da 11 anni, ha cambiato il volto di questo antico angolo di Torino, tra il Santuario della Consolata e Porta Palazzo, nell’ambito del progetto “Oasi. Arte pubblica in un orto urbano”. Una collaborazione tra diverse realtà impegnate in ambiti diversi su Sugonews, Messer Tulipano e due dei bistrot più nominati del Quadrilatero Romano, il Pastis e i Tre Galli, oltre al prezioso lavoro del signor Matteo, che da anni cura l’orto dell’Oasi. Città e campagna sono accomunate dalla volontà di valorizzare l’ambiente, la storia, le bellezze naturali, la cultura e l’enogastronomia del territorio subalpino. Quest’anno il castello di Pralormo ha omaggiato con bulbi di tulipano bianchi la sala matrimoni del Comune di Torino in via Corte d’Appello. I primi fiori, dei più svariati colori, spunteranno nelle aiuole intorno al prossimo aprile e, oltre a valorizzare una zona importante della città ci inviteranno ad ammirarne molti altri, circa 130 mila tulipani, al Castello di Pralormo, in occasione della XXVI edizione di Messer Tulipano, che si terrà dal 28 marzo al 26 aprile 2026. I bulbi sono stati portati nella città di Alba venerdi 14 novembre, alle ore 10.30, e mercoledì 19 novembre verranno consegnati alla città di Cuneo, alle ore 15. Giovedì 20 novembre vi sarà la consegna dei bulbi, alle ore 10, presso la città di Chieri.

Mara Martellotta