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Saldi, caldo record e voglia di casa smart
Tra la corsa ai saldi estivi e un’ondata di caldo che non ha risparmiato nessuno, i mesi di giugno e luglio 2026 hanno raccontato molto delle abitudini di consumo dei torinesi. Non solo moda: tra le categorie più cercate spicca anche tutto ciò che riguarda la casa e il comfort domestico, dai sistemi di raffrescamento fino all’illuminazione smart, settore in cui, non a caso, chi cerca un negozio lampadari Torino, specializzata proprio in illuminazione e soluzioni per la casa intelligente.
Il 4 luglio ha segnato ufficialmente il via ai saldi estivi in Piemonte, con un giro d’affari atteso a Torino intorno ai 153 milioni di euro. Secondo l’indagine annuale di Confesercenti, lo scontrino medio dei torinesi si è attestato sui 140 euro, mentre le famiglie hanno dichiarato una disponibilità di spesa media di 201 euro. A livello regionale, il giro d’affari complessivo legato agli sconti stagionali è stato stimato in circa 200 milioni di euro.
L’avvio della stagione, però, non è stato semplice: la prima ondata di caldo estremo ha spinto molti torinesi a lasciare la città o a restare a casa, riducendo l’afflusso nei negozi rispetto alle attese. Chi ha comunque scelto di fare acquisti, tuttavia, ha speso in linea con le previsioni, e il turismo, con un occupazione alberghiera vicina all’80% in alcuni weekend, ha dato una spinta importante al commercio cittadino, sostenendo negozi, ristoranti e strutture ricettive.
Cosa hanno comprato di più: costumi da bagno in testa
Guardando alle categorie di prodotto, i dati Confesercenti sui saldi disegnano una classifica piuttosto chiara. Al primo posto tra le preferenze d’acquisto ci sono costumi da bagno e abbigliamento da mare, indicati dal 60% dei consumatori piemontesi, in crescita rispetto alla stagione precedente. Seguono magliette e top (37%), gonne e pantaloni (36%), calzature (36%), intimo (32%), borse (19%) e abiti (18%). Il 52% dei piemontesi ha dichiarato interesse per la stagione degli sconti, con ribassi medi attesi tra il 30% e il 40%.
Non va dimenticato, inoltre, che una parte consistente degli acquisti è avvenuta ancora prima dell’avvio ufficiale dei saldi: secondo un’indagine Confesercenti-Ipsos, il fenomeno dei pre-saldi ha coinvolto il 36% dei consumatori, complice la diffusione crescente di promozioni online e offline nelle settimane precedenti.
La casa al centro: dal raffrescamento all’illuminazione
Se la moda resta protagonista, l’estate 2026 ha spinto in modo netto anche gli acquisti legati alla casa. Il caldo fuori norma ha fatto letteralmente esplodere la domanda di sistemi di raffrescamento: in Italia le vendite di ventilatori portatili sono cresciute del 14% rispetto all’anno precedente, un trend confermato anche dai dati sugli annunci immobiliari, secondo cui la quota di case in vendita dotate di climatizzatore a Torino è salita in modo significativo, arrivando a incidere fino al 53% in più sul prezzo medio degli appartamenti che ne sono dotati rispetto a quelli senza.
Il bonus condizionatori 2026, confermato dalla Legge di Bilancio con una detrazione del 50%, ha ulteriormente incentivato gli acquisti di climatizzatori fissi e portatili, spingendo molte famiglie torinesi a mettere mano anche ad altri interventi di miglioramento della casa rimandati negli anni precedenti — dagli elettrodomestici agli impianti di illuminazione, sempre più orientati verso soluzioni smart e a basso consumo, capaci di coniugare risparmio energetico ed estetica.
Un’estate di consumi “misti”
Il quadro complessivo che emerge da giugno e luglio 2026 è quello di un torinese che continua ad amare lo shopping di stagione — moda, saldi, vie dello shopping come via Roma e via Lagrange — ma che guarda sempre di più anche alla casa, tra necessità legate al caldo record e desiderio di ambienti domestici più confortevoli e tecnologici.
Il Pd chiede assunzioni e una strategia regionale
29 luglio 2026 – “Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per affrontare la grave carenza di Terapisti Occupazionali all’interno del Servizio Sanitario Regionale del Piemonte, una criticità che, secondo i dati ufficiali, penalizza fortemente la qualità dell’assistenza riabilitativa territoriale” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha ripreso una battaglia già portata avanti dal Pd durante la scorsa legislatura.
“In Piemonte operano appena 174 Terapisti Occupazionali, pari a 4,1 professionisti ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di 33,4. È un divario enorme, che si traduce in servizi insufficienti e in un mancato diritto alla riabilitazione per migliaia di cittadini. La distribuzione dei professionisti è fortemente sbilanciata verso il settore privato, con una presenza quasi simbolica nelle ASL pubbliche” prosegue Pompeo.
“Questi i numeri:
- Torino, Alessandria, Asti: 95 professionisti, nessuno nel pubblico
- Vercelli e Biella: 46 professionisti, solo 1 in ASL
- Novara e VCO: 21 professionisti, 5 in ASL
- Cuneo: 12 professionisti, solo 1 in ASL
che raccontano una realtà che non possiamo ignorare: il Piemonte è fanalino di coda nella riabilitazione occupazionale. Eppure parliamo di una figura essenziale per l’autonomia delle persone, per il reinserimento sociale e lavorativo, per la qualità della vita di chi affronta disabilità, traumi, patologie croniche” aggiunge la Consigliera Pd.
“Chiedo all’Assessore alla sanità quali iniziative intenda mettere in campo per potenziare la presenza dei Terapisti Occupazionali nelle ASL piemontesi, se siano previsti concorsi o avvisi di assunzione dedicati e come si intenda integrare stabilmente questa figura nei nuovi modelli territoriali previsti dal DM 77/2022, in particolare Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Assistenza Domiciliare Integrata. Il Piemonte ha già dimostrato interesse per questa professione, attivando in passato protocolli formativi con l’Università Cattolica. Ora è il momento di fare un passo avanti: servono programmazione, assunzioni e una strategia chiara per valorizzare i Terapisti Occupazionali all’interno del sistema pubblico” conclude Laura Pompeo.
Breve storia di Torino
1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
Si è parlato finora dei Taurini, dei Romani, di Carlo Magno e dei Barbari, e ancora si sono citati Arduino e la contessa Adelaide, oggi invece ci occupiamo della Torino del Duecento, a cavallo delle lotte tra Imperatore, Papato e comuni e l’imminente arrivo dei Savoia, famiglia a cui l’urbe si lega indissolubilmente.
I fatti risultano nuovamente intricati, sullo sfondo nuovi assetti scombussolano il territorio europeo e la nostra bella città si trova a galleggiare tra guerre e poteri che la vedono comunque coinvolta, anche se non proprio in prima linea.
È il 1155, Federico I di Hohenstaufen, meglio noto con l’appellativo “Barbarossa”, viene eletto imperatore. Egli è convinto di poter risollevare le sorti del potere imperiale del Regno Italico, così nel 1158 indice un’assemblea durante la quale presenta il suo puntiglioso programma, sostenendo di voler governare direttamente i territori italiani, di voler nominare personalmente i funzionari amministrativi, e infine di essere deciso a ripristinare l’imposizione fiscale.
Il piano tuttavia è tutt’altro che apprezzato, soprattutto dal papa e da molte città del nord, “in primis” Milano.
Tale malcontento porterà poi alla costituzione della Lega Lombarda (1167), voluta dal papa Alessandro III e dalla maggior parte dei comuni nordici, ormai abituati ad una indipendenza “de facto”.
All’inizio la Fortuna appoggia Barbarossa, tant’è che egli, dopo aver clamorosamente messo a ferro e fuoco Milano, entra trionfale a Torino il giorno di Ferragosto, insieme alla moglie, e qui, proprio nella cattedrale piemontese, viene incoronato.
Ma la Dea è cieca e volubile, e finisce per voltare le spalle all’Imperatore, che nel 1168 è costretto alla fuga attraverso Susa.
Negli anni seguenti accadono altri scontri tra il Barbarossa, che tenta una riconquista dei territori, e la Lega lombarda: le vicende non sostengono l’Imperatore, che, infine, nel 1183, dopo la sconfitta di Legnano (1174), sigla un trattato di pace con cui riconosce l’autonomia alla città del nord Italia.
È bene ricordare tuttavia che Torino rimane sempre fedele all’Imperatore, non aderisce alla Lega e si ritrova ad essere nelle mani dei vescovi di turno o degli effimeri alleati del Barbarossa: dapprima infatti è il vescovo Carlo ad essere figura di riferimento per la cittadinanza, in seguito tale incarico è affidato a Milone e poi a Umberto III di Savoia. Federico I resta interessato a governare su Torino, a causa della strategica posizione geografica: a testimonianza di ciò si sa che egli aveva una residenza, all’interno delle mura cittadine, in un vero e proprio “palazzo imperiale”. Nel tentativo di controllare l’urbe – e non solo- il Barbarossa istituisce dei nuovi funzionari: i podestà. Si tratta di amministratori e giudici che dovevano mantenere la pace e riscuotere pedaggi e tasse per conto dell’Impero; queste figure rendono il sistema governativo più efficace e sottile, inoltre vantano una formazione legale nonché una schiera di collaboratori personali e possiedono una scorta armata. I podestàesercitano un incarico itinerante, dopo circa sei mesi essi devono spostarsi altrove, aspetto che li rende più imparziali nel giudizio, a confronto dei pubblici ufficiali o dei consoli locali.
Alla fine del XII secolo il comune di Torino si presenta tutto sommato tranquillo ed ordinato: consoli e podestà si susseguono ordinatamente, l’assemblea cittadina si riunisce periodicamente e le decisioni che vengono prese durante tali incontri sono trascritte in un “corpus” che si affianca alle indicazioni designate affinchè si attui un buon governo.
Tuttavia la Storia ci insegna che gli eventi sono in continuo mutamento, è infatti proprio durante questo tempo tranquillo che alcune famiglie particolarmente agiate si apprestano ad assumere il controllo della città. Spiccano tra l’élite urbana alcuni protagonisti, tra cui Pietro Porcello, i cui interessi si espandono dalla città al contado. Egli è funzionario amministrativo e vassallo del vescovo, per conto del quale gestisce addirittura un castello, inoltre è menzionato come console assai conosciuto e membro di alto rango nell’élite cittadina.
I cittadini più abbienti erano soliti autodefinirsi “nobiles” e facevano riferimento alle proprie famiglie come dinastie patrilineari, “copiando” le abitudini della nobiltà fondiaria.
Alla fine del XII secolo tali gruppi sono quasi una quindicina, tra questi è bene annoverare i Della Rovere, i Borgesio, i Calcagno, i Beccuti e gli Zucca, questi ultimi particolarmente legati alla realtàtorinese.
I “nobiles” fanno ovviamente coalizione compatta tra loro, grazie a legami matrimoniali intenti a mantenere questo “status” privilegiato. È possibile avere un’idea di come tali famiglie vivessero e accumulassero terre e averi grazie ad uno specifico documento, il testamento di Enrico Maltraverso, redatto intorno al 1214.
Egli dispone che, dopo la sua dipartita, la ricchezza posseduta venga suddivisa tra le quattro figlie e alcune istituzioni ecclesiastiche; la fortuna della famiglia deriva dai possedimenti fondiari, costituiti da molti territori circoscritti a Torino e dintorni: ville, giardini, una macelleria, un vigneto e diversi appezzamenti di terreni agricoli. Tale Maltraverso, come altri elitari, possiede inoltre diversi beni sparsi tra città e campagna e ha il diritto di riscossione dei pedaggi a Rivoli.
Altri dettagli che si possono leggere nel testamento sono prima di tutto che una cospicua parte dell’eredità spetta alla figlia badessa del convento di San Pietro, ma poi che la parte più ingente di tutto il lascito è devoluta al monastero di San Solutore, dove lo stesso Maltraverso fa edificare una cappella in suo onore. Non è difficile comprendere il motivo di tale attenzione nei confronti della Santissima Chiesa: il “pio” Enrico tenta di placare l’inevitabile castigo divino che lo attende per aver praticato l’usura durante buona parte della sua vita; il tentativo fa sorridere, ancora di più perché nemmeno dopo la morte Maltraverso mostra carità nei confronti dei creditori, al punto che incarica il collega usuraio Giovanni Cane di riscuotere i crediti precedenti.
Abbiamo alcune informazioni anche su quest’ultimo losco figuro, il Signor Cane diventa presto uno degli uomini più facoltosi della città, ma anch’egli pare avesse la coda di paglia: nel suo testamento, redatto nel 1244, si legge di ingenti donazioni rivolte alla chiesa di San Francesco, con specifiche di ammenda per i propri peccati legati alla vita terrena.
Attraverso tali personaggi si evince che le ricchezze di certa élite torinese è spesso derivata da denaro ottenuto per mezzo di scambi, pagamenti di pedaggi o prestiti e non da attività commerciali o di qualsivoglia produzione. È poi chiaro il legame tra questi “nobiles”usurai e la Chiesa, che non disdegna di ricevere donazioni per finanziare enti ecclesiastici, ospedali o altre istituzioni religiose; nésono da dimenticare i rapporti più interpersonali tra le due categorie, come dimostrano i canonicati delle cattedrali o le posizioni all’interno dei monasteri più prestigiosi, affidate proprio a figli o figlie di questi ricchi nobiluomini, in modo da assicurare alle varie famiglie un avanzamento sociale e una stabile rete di appoggio costituita da politici e finanziatori: favori che garantiscono a questa esecrabile élite dominante una salda posizione di rilievo all’interno della gerarchia amministrativa comunale o ecclesiastica. É per via di questi spregiudicati che pian piano la figura del vescovo viene surclassata, fino al definitivo colpo di grazia dovuto all’insorgere delle insidie dei signori vicino a Torino, altri aspiranti al potere che si fanno forti della situazione problematica causata dalla contesa tra i comuni della Lega, l’Imperatore e il Papa.
Il vento sta cambiando ancora, questa volta sussurra il nome dei Savoia.
ALESSIA CAGNOTTO
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Casa piccola ma funzionale, tecnologia integrata e bollette sotto controllo: sono questi i tre pilastri attorno a cui ruota il rapporto tra i millennials e la propria abitazione.
A Torino, città universitaria e tecnologica per eccellenza, questa generazione sta ridisegnando i criteri con cui si sceglie, si arreda e si vive una casa.
Tra le priorità più ricorrenti c’è la ricerca di autonomia energetica: sempre più giovani torinesi si informano su come installare il fotovoltaico a Torino per tagliare i costi in bolletta e rendere la propria abitazione più sostenibile, un tema che negli ultimi anni è passato da nicchia per pochi appassionati a criterio di scelta quasi imprescindibile.
Piccola, pratica e senza sprechi: la casa che i millennials cercano a Torino
Il primo dato che emerge dalle analisi di settore riguarda le dimensioni.
Secondo un’indagine del Centro Studi di Casa.it, quando si tratta di affitto i millennials che cercano casa a Milano, Torino, Bologna e Roma si orientano prevalentemente sui bilocali, indipendentemente dall’età anagrafica.
A Torino in particolare, quattro giovani su dieci puntano su tagli piccoli come i bilocali, un segnale chiaro di un approccio pratico ed essenziale che privilegia spazi progettati sulle reali necessità di chi li abita, piuttosto che sui metri quadrati.
Il responsabile del Centro Studi di Casa.it, Alessandro Ghisolfi, sottolinea come dalle ricerche stiano progressivamente sparendo elementi considerati un tempo imprescindibili come solai, cantine e garage: soprattutto nelle grandi città, i più giovani si spostano in bicicletta, con i mezzi pubblici o il car sharing, rendendo superflui gli spazi dedicati all’automobile.
Quando si passa dall’affitto all’acquisto, le esigenze cambiano leggermente in base all’età: chi ha tra i 18 e i 24 anni, spesso con il supporto economico della famiglia, continua a orientarsi sui bilocali, mentre la fascia 25-34 anni tende a cercare trilocali, con una stanza in più da destinare a studio in attesa di eventuali cambiamenti familiari.
Il costo della casa pesa (davvero) sulle scelte dei giovani
Dietro la ricerca di soluzioni pratiche e di piccole dimensioni si nasconde spesso un tema economico ben preciso. Secondo un’indagine Deloitte del 2026 condotta a livello globale su oltre 22mila giovani in 44 Paesi, per la generazione Z e i millennial italiani il costo della vita resta la prima fonte di preoccupazione, indicata dal 40% degli intervistati di entrambe le generazioni. La pressione economica si traduce in scelte concrete: il 56% dei gen Z e il 51% dei millennial italiani dichiara di aver dovuto rimandare decisioni importanti proprio per ragioni finanziarie legate anche al costo dell’abitazione.
Non stupisce quindi che, in un contesto di canoni di locazione in crescita – a Torino gli affitti sono aumentati dell’8,5% secondo il report immobiliare.it 2026, tra i rincari più marcati in Italia – i millennials cerchino ogni possibile leva per ridurre le spese fisse legate alla casa, a partire dai consumi energetici.
Fotovoltaico ed efficienza energetica: la vera priorità nella casa del futuro
Se un tempo il fotovoltaico era percepito come un investimento riservato a pochi, oggi rappresenta uno degli elementi più richiesti nella casa ideale degli italiani, millennials torinesi compresi.
Secondo il Pulsee Luce e Gas Index, osservatorio sviluppato in collaborazione con NielsenIQ, il fotovoltaico è considerato ormai imprescindibile dal 62% degli intervistati, seguito dagli elettrodomestici ad alta efficienza (59%) e dalle pompe di calore per riscaldamento e raffrescamento (48%).
Il dato più interessante riguarda però il divario tra desiderio e azione concreta: oltre la metà degli italiani (56%) ha già cercato informazioni su come funziona un impianto fotovoltaico, ma solo il 28% si sente adeguatamente informato e in grado di affrontare l’investimento in modo consapevole.
Questo disallineamento si traduce in una richiesta implicita di maggiore supporto da parte degli operatori del settore: il 47% degli italiani dichiara di preferire un’offerta integrata, in cui l’operatore energetico sia anche un partner tecnologico e consulenziale in grado di accompagnare l’intero percorso, dalla valutazione iniziale all’installazione.
Per chi invece ha già fatto il grande passo, la soddisfazione è alta: circa il 20% del campione analizzato dichiara di possedere già un impianto fotovoltaico in casa.
Un altro studio, il RE/MAX European Housing Trend Report, conferma questa tendenza su scala più ampia: il 58% degli italiani considera la sostenibilità economica dell’abitazione più importante di qualsiasi altro aspetto nella scelta di una casa, mentre il 44% ritiene essenziale l’adozione di sistemi per il risparmio energetico come il fotovoltaico, il riscaldamento a basso consumo e gli infissi di nuova generazione.
Anche sul fronte delle ristrutturazioni il trend è netto: secondo l’osservatorio sulla ristrutturazione casa di ProntoPro, negli ultimi dodici mesi la stragrande maggioranza delle richieste di installazione nel settore solare, pari al 95,4%, ha riguardato proprio la generazione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici, lasciando solo una quota marginale ad altre tecnologie come il solare termico.
Smart home e domotica: la tecnologia come standard, non come lusso
Oltre all’efficienza energetica, la seconda grande priorità dei millennials riguarda l’integrazione tecnologica.
Secondo l’analisi di Savills Italia sulla casa ideale di questa generazione, i millennials sono cresciuti con la tecnologia e si aspettano che questa sia parte integrante della propria abitazione: ambienti smart dotati di sistemi di automazione per illuminazione, sicurezza e risparmio energetico risultano molto richiesti, così come la possibilità di controllare temperatura e luci direttamente dallo smartphone.
I numeri confermano questa tendenza anche a livello di mercato: secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato della domotica in Italia ha superato i 900 milioni di euro nel 2023, con una crescita costante negli anni successivi.
Una ricerca più recente evidenzia inoltre come il 64% degli italiani tra i 25 e i 55 anni possieda già in casa almeno un dispositivo intelligente, con un terzo degli acquirenti che dichiara di aver scelto un prodotto smart proprio per rendere la propria abitazione più sostenibile.
Secondo Savills, oltre alla tecnologia i millennials cercano versatilità: spazi aperti e multifunzionali, dove la zona living può trasformarsi da ufficio diurno ad area relax serale, insieme a un design essenziale fatto di linee pulite, ambienti luminosi e arredo minimalista. Anche gli spazi esterni, come piccole terrazze o balconi, sono molto apprezzati per ritagliarsi momenti all’aperto senza dover uscire di casa.
Torino, città a misura di millennial
Non è un caso che Torino compaia costantemente tra le città più cercate da questa generazione insieme a Milano, Bologna e Roma.
Il capoluogo piemontese è sede di grandi poli universitari come il Politecnico e l’Università degli Studi, ospita centri di ricerca, startup tech e multinazionali dell’automotive, offrendo un mix di formazione e opportunità lavorative che la rende particolarmente attrattiva per studenti e giovani professionisti.
Sul fronte dei quartieri, secondo le analisi immobiliari più recenti, zone come Regio Parco a Torino riscuotono un interesse crescente proprio tra i millennials, complice il buon equilibrio tra collegamenti, prezzi ancora accessibili rispetto al centro storico e prospettive di rivalutazione.
La casa dei millennials: tra desiderio e realtà
Mettendo insieme tutti questi elementi, emerge un identikit piuttosto chiaro della casa che i millennials torinesi desiderano o che già possiedono: un appartamento di dimensioni contenute ma funzionale, dotato di dispositivi smart per gestire in autonomia sicurezza, illuminazione e climatizzazione, e sempre più spesso equipaggiato con un impianto fotovoltaico capace di ridurre l’impatto delle bollette e aumentare l’indipendenza energetica del nucleo familiare.
Resta però un gap significativo tra ciò che questa generazione vorrebbe e ciò che ha effettivamente realizzato, complice il costo della vita crescente e la difficoltà nel reperire informazioni chiare e affidabili sugli investimenti energetici.
Colmare questo divario, affidandosi a professionisti del settore in grado di guidare l’intero percorso di valutazione e installazione, è probabilmente la prossima sfida per chi vuole trasformare la casa ideale in una casa reale.
Modifiche alla circolazione dei treni della linea SFM 4 (Ciriè-Alba), tra le stazioni di Bra e Carmagnola: interventi programmati di manutenzione straordinaria nei fine settimana dell’1 e 2 agosto e successivamente del 29 e 30 agosto.
Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con servizio bus tra Alba e Carmagnola.
L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza. Si consiglia pertanto di valutare la ripianificazione del proprio viaggio.
Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.
VIAGGIARE INFORMATI
È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.
I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.
I canali di acquisto sono aggiornati.
La alette di pollo piccanti, un peccato di gola!
Concediamoci un peccato di gola! Le alette di pollo fritte sono sfiziose, croccanti, saporite e molto economiche, ideali per una serata davanti alla TV.
Ingredienti
10 Ali di pollo
2 uova intere
Farina bianca
2 cucchiaini di paprika
2 cucchiaini di prezzemolo tritato
Sale, pepe, olio per frittura q.b.
Sciacquare le alette di pollo e asciugare bene. In una terrina mescolare la farina con il sale, il pepe, il trito di prezzemolo e la paprika. Sbattere le uova. Passare le alette di pollo nella farina, poi nell’uovo e infine nuovamente nella farina. Friggere in olio caldo per circa 10 minuti o fino a quando saranno belle dorate, scolare su carta assorbente e servire subito.
Davvero irresistibili !
Paperita Patty
Ad alta quota salvati escursionisti con il loro cane
Il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese la notte scorsa ha soccorso due escursionisti con il loro cane sul sentiero tra il Pian della Mussa e il rifugio Gastaldi, nel territorio di Balme, nel Torinese. Erano a quota 2.100 metri, e alle 22 ha chiesto aiuto perché il cane, di grossa taglia, era troppo stanco per proseguire la discesa. E’ così giunta una squadra composta da otto tecnici della stazione locale del Soccorso Alpino, tra i quali un veterinario che ha sedato l’animale, del peso di 50 chilogrammi, che non era più in grado di camminare. Lo hanno caricato su una barella per riportarli a valle.
L’Imperatore e la contessina astigiana
Favola, leggenda, storia romanzata?
Nulla di tutto ciò, la storia è vera ma poco conosciuta. Il celebre Federico II, imperatore, re di Sicilia e amante dell’Italia, si innamorò perdutamente di una giovane nobildonna astigiana che si chiamava Bianca Lancia o Bianca d’Agliano. Un amore a prima vista che scoppiò ad Agliano Terme, appena i due si videro davanti al castello della famiglia Lancia. Non si poterono sposare perché lei apparteneva solo alla piccola borghesia ma il loro fu comunque un grande amore semi-segreto. O forse è stata l’ultima moglie dell’imperatore che egli sposò in punto di morte. Fra le tante donne di Federico, tra mogli e amanti, lo svevo-jesino scelse Bianca. Oggi Agliano d’Asti, piccolo paese di 1500 abitanti, è più noto per le terme e il suo barbera che per il passaggio dell’imperatore svevo. L’antico castello non c’è più, distrutto nel Seicento durante le guerre tra i Savoia e gli spagnoli, ma la torre è sopravvissuta, c’è ancora, è lì a ricordare l’incontro storico tra Federico e Bianca intorno al 1225. Fu un colpo di fulmine per entrambi. Ma cosa ci faceva il grande Federico II in un piccolo borgo a 20 chilometri da Asti? I Lancia erano conti piemontesi e hanno sempre avuto stretti legami con il casato svevo degli Hohenstaufen. Il capostipite della famiglia Lancia, il nobile Manfredi, aveva ottimi rapporti con il Barbarossa, nonno di Federico II. Sia i Lancia sia gli Agliano erano aristocratiche famiglie ghibelline del Piemonte, tra loro imparentati, e proprietari di castelli, palazzi, tenute e interi paesi del Monferrato. Un tal giorno Bonifacio di Agliano, cognato di Manfredi Lancia e vassallo dell’imperatore, ricevette un giovane Federico II che, in visita in Piemonte, tornava da una battuta di caccia e gli presentò la sua famiglia. Tra Bianca, appena sedicenne, e il trentenne Federico, fu subito grande amore. La castellana, secondo le fonti storiche, era molto bella, snella, bionda, elegante, una bellezza mozzafiato che fulminò Federico. Se ne innamorò alla follia e, nonostante fosse già sposato, la portò con sé nei suoi tanti castelli che ancora oggi si possono ammirare in Italia e da lei ebbe tre figli, Costanza, Manfredi, re di Sicilia, e Violante. Fu tuttavia una relazione semi-clandestina e secondo una leggenda, durante la gravidanza di uno dei figli, Federico, forse per gelosia, tenne chiusa l’amante in una torre del castello di Gioia del Colle nel quale erano soliti trascorrere lunghi periodi. Fu molto generoso con Bianca e le assegnò terre e proprietà. E bravo il nostro Federico, nostro perché in fondo è più italiano che straniero: nato a Jesi, morto in Puglia, sepolto a Palermo. Ma il racconto non finisce qui anche perché la storia di Bianca Lancia è circondata dal mistero. I due personaggi forse si sposarono nell’ultimo istante della loro vita. Federico fu costretto, per esigenze reali, a sposarsi per la terza volta e di conseguenza la bella amante fu allontanata. Ma non sparì mai dalla sua vita e si sostiene che il matrimonio fu fatto in punto di morte al capezzale di Federico nel 1250 o a quello di Bianca ma fu in qualche modo celebrato. Bianca fu l’unica donna che conquistò davvero il cuore di Federico II di Svevia. Né con le mogli legittime né con le amanti Federico ebbe mai una relazione così intensa e lunga. Pensando a Oria (Brindisi) dove ogni anno, pandemia permettendo, si rievocano con un corteo storico i fasti del matrimonio tra Federico II e Jolanda di Brienne, la seconda moglie, chissà se un giorno anche ad Agliano d’Asti sarà possibile organizzare qualcosa di simile, come si vede nel dipinto, per ricordare il grande amore tra Federico e Bianca?