Un uomo di 32 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio e minaccia aggravata dopo aver presumibilmente cercato di spingere la compagna dalla finestra di un appartamento situato al terzo piano di uno stabile a Torino, al termine di una violenta discussione. L’uomo, imprenditore originario della Lombardia, residente nella provincia di Verona e già conosciuto dalle forze dell’ordine, è stato fermato in seguito ai fatti avvenuti la mattina del 3 giugno in via Leoncavallo, nel quartiere Barriera di Milano.
Stando a quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo radiomobile, il 32enne si trovava nell’abitazione della fidanzata, una donna trentenne di origine ecuadoriana, quando avrebbe prima rivolto nei suoi confronti minacce armato di coltello e successivamente tentato di gettarla dalla finestra dell’appartamento.



I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e Giorgio Rochat in relazione al colonialismo italiano in Africa Orientale sono ancora evidenti. Una trasmissione televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano. Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna di guerra africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza del maresciallo Graziani non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare la colonia del Duca Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa sotto falso nome nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate dalla trasmissione mentre sono aspetti molto importanti. E anche l’eroica resistenza e la inevitabile resa sull’ Amba Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata perchè ne dimostra la falsità storica.
