Al rush finale la rassegna promossa da “BI-Box Art Space”
Sabato 16 dicembre, ore 10,30
Biella
Chiude alla grande l’edizione 2023 di “ContemporaneA Giovani”, la rassegna di “ContemporaneA. Parole e storie di donne” – progetto di “BI-Box Art Space”, associazione di promozione socio-culturale nata a Biella nel 2011 – dedicata ai più piccoli, dai cinque ai tredici anni. Ospite d’eccezione, sabato 16 dicembre (ore 10,30) presso la “Biblioteca Ragazzi Rosalia Aglietta Anderi”, in piazza La Marmora 5, a Biella, sarà Beatrice Masini (giornalista, scrittrice e traduttrice milanese) in dialogo con la “storica” bibliotecaria biellese Patrizia Bellardone. Incontro particolarmente significativo e atteso “se si considera – dicono i responsabili – che già nell’estate del 2020, poco dopo l’avvio del progetto ‘ContemporaneA’, Masini fu recensita all’interno della rubrica social ‘A ruota libera’ e poi intervistata un anno più tardi nell’ambito dei ‘rendez-vous online’ intitolati ‘Caffè con le ragazze’”.
L’appuntamento di sabato 16 dicembre si svilupperà a partire dai libri “La cena del cuore. Tredici parole per Emily Dickinson” e “Quello che ci muove. Una storia di Pina Bausch”, entrambi editi dalla palermitana “rueBallu”, in cui l’autrice spiegherà perché conoscere queste due donne del passato (la prima fra le principali esponenti della poesia americana dell’Ottocento e la seconda coreografa e ballerina tedesca del secolo scorso inventrice del cosiddetto “Tanztheater” o “Teatrodanza”) sia così importante ancora oggi.
La partecipazione è gratuita ed è consigliata a partire dai 10 anni in su.
Autrice di opere per l’infanzia e stimata traduttrice, Masini è nota anche per aver tradotto diversi libri (dal terzo al settimo) della “saga di“Harry Potter” di J. K. Rowling ed è attualmente direttrice di divisione “Bompiani”, dopo essere stata “editor responsabile” della “Rizzoli”. Tra i riconoscimenti ottenuti, “Premio Pippi” (per “Signore e signorine”), “Premio Elsa Morante” (per “La spada e il cuore”) e, in cinque occasioni, “Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia come miglior autore”. Nel 2010 il suo “Bambini nel bosco” (Fanucci) è stato finalista al “Premio Strega”, prima opera per ragazzi ad aver mai concorso nella storia del prestigioso Premio. Le sue opere sono tradotte in quindici Paesi.
L’iniziativa “ContemporaneA Giovani” ha visto svolgersi, da ottobre ad oggi, sette appuntamenti, tra laboratori creativi e incontri con gli autori, che si sono tenuti in vari punti della città, quali la galleria “BI-BOx Art Space”, la “Libreria Giovannacci” e la “Biblioteca Rosalia Aglietta Anderi”. La musica è stata al centro del primo incontro, con ospite Maddalena Vaglio Tanet, già finalista al “Premio Strega Ragazze e Ragazzi” nel 2021 per il miglior esordio, mentre con Ruggero Poi è stato affrontato il tema della comunità. I “lab creativi” sono stati guidati dalle artiste Alessandra Maio e Michela Cavagna e a fine novembre si è tenuto un doppio appuntamento con la scrittrice ligure Sara Rattaro.
Gli incontri riprenderanno a inizio anno e presto saranno annunciati i nuovi ospiti.
“ContemporaneA Giovani” è un progetto di “BI-BOx Art Space”, realizzato in collaborazione con la “Libreria Giovannacci”, a cura di Elisa Giovannacci, Irene Finiguerra e Stefania Biamonti.
g. m.
Nelle foto:
– Immagine di repertorio “ContemporaneA Giovani”, 2023
– Beatrice Masini, Ph. Isabelle Boccon Gibod
Un prestito-scambio, a tempo determinato. Un Monet per un Modigliani. Stretta di mano fra il “Museum Barberini” di Potsdam e la “Staatsgalerie Stuttgart” di Stoccarda con il nostro “Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea”. L’intelligente accordo avviene all’interno di un nuovo programma di “scambi culturali” (“Opere in viaggio”) ideati dal “Castello” rivolese e avviati il 25 novembre scorso con l’esposizione nella “Sala Rettangolare” della “Villa Cerruti” (dal 2019 nuovo “Polo Museale” del Museo di piazza Mafalda di Savoia) della celebre “La Falaise et la Porte d’Aval”, olio su tela (65 x 81 cm.) realizzata da Claude Monet, fra i più grandi protagonisti della rivoluzione impressionista francese. Opera di grande suggestione e indiscutibile valore storico, appartenuta in primis al cantante lirico parigino Jean-Baptiste Faure, “La Falaise” monetiana passò solo nel 2010, dopo vari transiti in alcune importanti gallerie e collezioni, al “Museo Barberini”. Ma di “prestito – scambio” s’è parlato. Così per il Monet (appartenente al “Barberini”, sede della Collezione di Hasso Plattner) a noi arrivato, e in visione al pubblico fino al 18 agosto del prossimo anno, i due importanti Musei tedeschi, di cui sopra, hanno richiesto il prestito del dipinto di Amedeo Modigliani, “Jeune femme à la robe jaune”, 1918, olio su tela, 92 x 60 cm., in occasione della mostra “Modigliani: Modern Gazes”, che si terrà fino al 17 marzo 2024 alla “Staatsgalerie Stuttgart” e dal 26 aprile al 18 agosto 2024 al “Museum Barberini” di Potsdam. La presenza a “Villa Cerruti” di una delle più importanti opere di Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926), artista mai acquistato dal grande imprenditore e collezionista Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015) “integra – sottolinea Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli” – l’interesse dimostrato dal collezionista per il movimento impressionista, che negli anni si è manifestato con l’acquisizione di opere di Alfred Sisley, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne e dell’italiano Federico Zandomeneghi”. Realizzata nel 1885 (in un periodo in cui l’artista viaggiò intensamente visitando, cavalletto e colori a tracolla, le coste settentrionali della Francia e, in particolare, la località di Étretat, in Normandia, famosa per le sue spettacolari scogliere e il caratteristico arco in pietra naturale della Porte d’Aval) “La Falaise e la Porte d’Aval” rivela appieno la cifra stilistica, di impronta fedelmente impressionista, di Monet fatta sempre e rigorosamente di rapide pennellate e piccoli tocchi di colore, assolutamente lontana dalla rappresentazione dettagliata del reale e totalmente coinvolta, invece a “cogliere i mobili riflessi della luce del sole sull’acqua” trasformando “la solidità di una scogliera in una massa fluida di impressioni vibranti”. Eccezionale spettacolo della natura, cui l’artista s’avvicinò timidamente, ben conoscendo il prodigio pittorico compiuto, negli stessi luoghi, dal “realista” Gustave Courbet ne “La Falaise
d’ Étretat après l’orage” (1870). A testimoniarlo le parole scritte da Monet alla futura moglie, Alice Hoschedé: “Voglio dipingere un grande quadro delle scogliere di Étretat, anche se è piuttosto audace da parte mia farlo dopo Courbet, che lo ha fatto in modo così mirabile; ma cercherò di farlo in modo diverso”. E così fu. Con risultati non meno validi e del tutto diversi per narrazione e punti di osservazione da quelli di Courbet. In un profluvio di piena libertà espressiva, nella scioltezza della pennellata e in quell’onirica resa luministica in cui amava confondere e disperdere i tratti più peculiari del paesaggio: caratteristiche che si compiranno appieno nelle sue ultime opere, realizzate nei primi decenni del ‘900 e dedicate alle “ninfee” o al “ponte giapponese” del suo giardino, nella casa di Giverny in Normandia, dove si trasferì nel 1883. Ad Étretat, Monet conobbe anche lo scrittore, padre del “naturalismo” francese, Guy de Maupassant, che ne ritrasse un folgorante ritratto: “Ho seguito spesso Monet alla ricerca di ‘impressioni’, ma in verità, egli non era ormai più un pittore, ma un cacciatore … L’ho visto cogliere così una cascata scintillante di luce sulla scogliera bianca e fissarla con un profluvio di toni gialli che rendevano in modo strano l’effetto sorprendente e fugace di quel riverbero inafferrabile e accecante. Un’altra volta prese a piene mani un temporale abbattutosi sul mare e lo gettò sulla tela. Ed era davvero la pioggia che aveva dipinto, nient’altro che la pioggia che penetrava le onde, le rocce e il cielo appena individuabili sotto quel diluvio”. Diluvio di luce. E di fugaci pennellate, sfuggite agli occhi, per ascoltare le voci del cuore.
Ieri