A 105 anni è morto Bruno Segre. Intellettuale, avvocato, partigiano.
Si era laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino, dove fu allievo di Luigi Einaudi.
Le leggi razziali, essendo di famiglia ebrea non gli permisero di svolgere la professione di avvocato. Per decenni pubblicò il giornale L’incontro, rivista di confronto di idee.
Di seguito, il ricordo di Marco Travaglini.
E’ morto Bruno Segre, l’uomo che nacque “quando ancora tuonavano i cannoni della Grande guerra”
Bruno Segre è morto a 105 anni, proprio nel giorno in cui si celebra la memoria della Shoah dopo una vita da protagonista che ha attraversato il ‘900 ( era nato a Torino il 4 settembre del 1918) e i primi vent’anni del Duemila senza rinunciare alle sue battaglie per la libertà, i diritti, la laicità, contro ogni autoritarismo e discriminazione. Un raro esempio di coerenza e forza che ha raccontato in “Non mi sono mai arreso” (Editrice Il Punto/ Piemonte in Bancarella). Il volume, a cura di Nico Ivaldi, riflette una vita straordinaria di avvocato e giornalista distintosi come una delle più limpide e coraggiose personalità dell’antifascismo italiano. Il racconto, sotto forma d’intervista, ripercorre la sua storia offrendo al lettore un ritratto lucido e appassionato di Segre dalla Torino degli anni Venti e del “lessico famigliare” della sua famiglia ai due decenni del fascismo con l’ignominia delle leggi razziali, la guerra, la Resistenza e il lungo cammino che ha visto impegnato per numerosi decenni il caparbio protagonista tra mille impegni e interessi. Nato a Torino “quando ancora tuonavano i cannoni della Prima guerra mondiale”, ha vissuto quegli anni in una casa di via Barbaroux con i balconi che “si affacciavano su piazza Castello”. Laureato in legge, allievo di Luigi Einaudi, antifascista discriminato dalle leggi razziali in quanto figlio di genitore ebreo, durante il Secondo conflitto mondiale Segre conobbe due volte, nel 1942 e nel 1944, la costrizione del carcere fascista e partecipò alla Resistenza nelle file di Giustizia e Libertà. Un’esperienza sulla quale, nell’estate del 1946, scrisse un memoriale che pubblicò soltanto qualche anno fa, nel 2013, in un volume intitolato “Quelli di via Asti”. Dalle pagine del libro e dal ritmo incalzante dell’intervista emerge il profilo di quest’uomo colto e intelligente, innamorato del concetto del movimento di Giustizia e Libertà, saldamente ispirato da quell’esprit républicain che ne ha sempre orientato le scelte, a partire dall’insopprimibile impegno a difesa dei principi di laicità e all’intransigente fedeltà ai valori di un socialismo capace di garantire i diritti individuali, ripudiando ogni settarismo e dogmatismo. La narrazione autobiografica offre un’infinità di spunti, suggestioni, aneddoti ironici. Giornalista e avvocato, negli anni del dopoguerra Segre si è impegnato nella difesa dell’obiezione di coscienza e nella battaglia per il divorzio. Come giornalista ha intervistato un’infinità di personalità importanti e ben pochi possono vantare come lui di aver potuto intervistare Joséphine Baker, la “venere nera” della Parigi degli “années folles” resi immortali da Hemingway nel suo “Festa mobile”. E soprattutto di averla intervistata nel contesto che lui stesso descrive e che non è il caso di anticipare per non togliere al lettore la curiosità di scoprirlo da solo. Bruno Segre, oltre a collaborare a diverse testate (tra le altre L’Opinione, diretta da Franco Antonicelli e Giulio De Benedetti, Paese Sera, Il Corriere di Trieste e il Corriere di Sicilia) è stato il fondatore e direttore del mensile “L’Incontro”, una esperienza editoriale più unica che rara durata settant’anni, trasformatasi in giornale online dopo aver cessato la pubblicazione cartacea. Quel “periodico politico-culturale” stampato su foglio unico in formato grande e con la testata in rosso ha segnato più di un’epoca, accompagnando per ben quattordici lustri gli affezionati lettori con riflessioni e articoli dedicati alle battaglie contro l’intolleranza religiosa e il razzismo, per la pace, i diritti civili e la laicità. Quando il 4 settembre del 2018 l’avvocato Segre ha festeggiato i suoi cento anni ha voluto ringraziare tutti gli amici “che con me condividono ideali democratici, pensieri di libertà e di antirazzismo, di fedeltà a quelle che furono le conseguenze della Liberazione: cioè la fedeltà alla Costituzione e la fiducia nella Repubblica”. E aggiunse: “l’auspicio che mi permetto di esprimere, in questo momento solenne per la mia vita, per il futuro e per l’umanità, è questo: viva la libertà!”. Un breve, sintetico e chiaro messaggio da parte di un uomo che ha attraversato un intero secolo a testa alta e che non si è mai sottratto ai suoi doveri di democratico offrendo un lucido contributo sui temi a lui cari, iniziando dalla libertà di stampa anche in questi periodi difficili segnati da crisi, guerre ed enormi incognite sul futuro. Nelle ultime righe di quella sua intervista autobiografica affermava di voler essere ricordato come una persona che si è sempre opposta a tutti i tentativi di prevaricazione e d’imposizione forzata sia essa politica o religiosa. Con una punta di scaramantica civetteria aveva rivelato che sul suo sepolcro voleva fosse inciso un motto di Saul Bellow: “Qui giace un vinto dalla morte che non si è mai arreso”. Ed effettivamente è stato così.
Marco Travaglini
Il Giorno della Memoria celebrato a Palazzo Civico
Torino celebra il Giorno della Memoria nella Sala Rossa di Palazzo Civico, rinnovando il ricordo della Shoah per commemorare le vittime dell’Olocausto, lo sterminio del popolo ebraico, degli Internati Militari e di tutti i deportati nei campi nazisti.
Il Coro di Voci Bianche del Teatro Regio, con pianoforte e direzione del Maestro Claudio Fenoglio, ha introdotto ieri mattina la celebrazione con le note di due brani di Mendelssohn (“Veni domine” e “Laudate pueri”) e con il “Va pensiero” di Verdi.
Sono intervenuti, oltre al Sindaco Stefano Lo Russo e alla Presidente del Consiglio Comunale Maria Grazie Grippo, il Prefetto di Torino Donato Giovanni Cafagna, l’assessore alla Sicurezza della Regione Piemonte Fabrizio Ricca, il Vicepresidente del Consiglio regionale e Presidente Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Daniele Valle, la Vicepresidente della Comunità Ebraica di Torino Anna Segre e il Rabbino Capo Ariel Finzi. L’orazione ufficiale è stata affidata alla direttrice della Fondazione Circolo dei Lettori Elena Loewenthal.
Momento centrale della celebrazione è stata la cerimonia di consegna delle Medaglie d’Onore conferite con Decreto dal Presidente della Repubblica a 20 cittadini italiani internati nei lager nazisti e ai familiari dei deceduti, consegnate nella Sala del Consiglio Comunale. 19 i familiari che hanno ritirato il riconoscimento mentre a esserne insignito personalmente è stato Giovanni Frasca Pozzo, di 100 anni, che fu internato a Krusevac (Serbia) dal 8 ottobre 1943 al 2 giugno 1945, accompagnato dal Sindaco di Castellamonte, dove risiede, in frazione Campo Canavese. “Sono venuto accompagnando i figli e i nipoti dei miei commilitoni – ha detto nel suo discorso di ringraziamento -. Tutti loro sono ‘andati avanti’ e io sono l’ultimo testimone diretto, ma oggi è come se fossimo ancora insieme. Sento forte il dovere di trasmettere la memoria delle nostre storie, per lasciarla in eredità ai giovani. Questa medaglia – ha concluso- ci aiuti a ricordare il prezzo della libertà riconquistata e il valore della pace che speriamo ritorni presto ovunque nel mondo”.
Oltre a Giovanni Frasca Pozzo, unico ancora in vita, il riconoscimento è andato a: Filippo Buccheri, Pierino Loro Piana, Cesare Morino, Giovanni Penna, Silvio Viggiano, Ugo Barral, Riccardo Leva, Antonio Pietro Beardo, Giacomo Bozzello, Lorenzo Frasca Pozzo, Lorenzo Goglio, Lorenzo Bernardo Maddio Rocco, Isidoro Nabot, Giacomo Troglia, Oreste Bocca, Virginio Capone, Giovanni Borello e Antonio Trinchero.
Il Sindaco Stefano Lo Russo ha dichiarato: “La Memoria è un valore fondamentale per la nostra comunità, un vero ‘vaccino contro l’indifferenza’, per usare le parole della Senatrice Liliana Segre. Ed è proprio da questa indifferenza che dobbiamo continuare a tenerci lontani, custodendo e tramandando il valore della Memoria alle nuove generazioni. Loro dovranno tenere accesa quella luce capace di essere guida anche nei momenti più complessi e scuri, come quello che stiamo vivendo, e continuare a illuminare un cammino che porti lontano da indifferenza, antisemitismo, odio e razzismo”.
Ricordare e far ricordare, coltivando la Memoria per costruire un domani migliore. Con questi obiettivi ogni anno, il 27 gennaio, viene celebrata in tutto il mondo la Giornata della Memoria, perché proprio in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Il programma completo delle iniziative è disponibile al link: http://www.comune.torino.it/eventi/calendario/giorno-della-memoria-2024/
Omaggio a Gigi Riva. E il Toro vince a Cagliari
I Granata battono il Cagliari per 2-1 nell’anticipo della 22a giornata di serie A. Grande omaggio a Gigi Riva dagli spalti dei tifosi rossoblù. Il Toro è andato in rete due volte nel primo tempo, con Zapata e Ricci. Poi nella ripresa ha accorciato Viola, avvicinandosi al pareggio. Ora i Granata sono al decimo posto in classifica con 31 punti.
Focus settimanale Covid Piemonte
SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA E VACCINALE
In Piemonte l’occupazione dei posti letto ordinari si attesta all’1.7%, quella dei posti letto in terapia intensiva è allo 0.3%, mentre la positività dei tamponi è all’1.0%.
Per la sesta settimana consecutiva si registra un andamento decrescente rispetto al periodo precedente e la situazione rimane sotto controllo.
VACCINAZIONI
Dall’inizio della campagna vaccinale sono state somministrate in Piemonte 11.075.410 dosi, di cui 3.347.470 come seconde, 2.966.638 come terze, 837.163 come quarte, 265.985 come quinte, 49.134 come seste.
Tra giovedì 18 e giovedì 25 gennaio sono state vaccinate 3.964 persone: 46 hanno ricevuto la prima dose, 8 la seconda, 66 la terza, 561 la quarta, 2.286 la quinta, 997 la sesta.
FOCUS CONTAGI NELLE PROVINCE
In Piemonte nel periodo da giovedì 18 amercoledì 24 gennaio i casi medi giornalieri dei contagi sono stati 40.
Suddivisi per province: Alessandria 5, Asti 1, Biella 2, Cuneo 3, Novara 2, Vercelli 1, VCO 3, Torino città 10, Torino area metropolitana 12.
In totale, su base regionale, i casi degli ultimi 7 giorni sono stati 283 (–147). Questa la suddivisione per province: Alessandria 36 (+3), Asti 8 (-18), Biella 12 (-18), Cuneo 18 (-24), Novara 12 (-14), Vercelli 5 (-3), VCO 20 (+4), Torino città 73 (-24), Torino area metropolitana 83 (-42).
INCIDENZA DEL CONTAGIO NEGLI ADULTI
Nel periodo 18–24 gennaio l’incidenza regionale (ovvero l’incremento settimanale di nuovi casi di Covid per 100.000 abitanti) è stata 6.7(-34.2%) rispetto a 10.1 del periodo precedente.
Nella fascia di età 19-24 anni l’incidenza è 0.4(-92.7%). Nella fascia 25-44 anni è 3.3 (-35.3%). Tra i 45 ed i 59 anni si attesta a 6.3 (-20.3%). Nella fascia 60-69 anni è 8.5 (-22.7%). Tra i 70-79 anni è11.6 (-37.6%). Nella fascia over80 l’incidenza risulta 19.5 (-40.2%).
INCIDENZA DEL CONTAGIO IN ETÀ SCOLASTICA
Nel periodo 18-24 gennaio, l’incidenza nella fascia 0-2 anni è 8.5 (-92.7%), nella fascia 3-5 anni 2.1 (+2%), nella fascia 6-10 anni 1.1(+88.7%), nella fascia 11-13 anni 0.9(invariata), mentre nella fascia tra i 14 ed i 18 anni non si sono registrati casi come nel periodo precedente.
Arci Torino… “sempre più in alto!”
Il Bilancio Integrato si classifica primo al Premio Scientifico “Gigi Guglielmini”, fotografando il più alto numero di Soci e Circoli degli ultimi vent’anni
Numeri da record (e in costante crescita) per i risultati dell’anno sociale 2021 -22: 179 associazioni, per 58557 soci (per il 74% si tratta di under 45). Ed entrambi i dati, va detto, sono in aumento: i soci segnano un più 40% rispetto all’anno precedente di riferimento (2021), per le associazioni aderenti all’Arci è stata registrata una crescita, invece, del 26%. E, anche, c’è da sottolineare come questi numeri siano, a oggi, cresciuti ancora. A chiusura dell’ultimo anno sociale, a settembre 2023, i soci erano infatti 78.809 (un ulteriore +34,6%): un dato che premia il lavoro del Comitato e dalla rete sul territorio, sopravvissuta a pandemie e chiusure.

A oggi si registra il più alto numero di soci e di circoli aderenti degli ultimi 20 anni.
Su questa base e su queste prospettive, il “Bilancio Integrato” di “Arci Torino” (il primo Circolo, intitolato ad Arturo Toscanini, fu fondato nel ’57 da Enzo Lalli e Carlo Parmentola) si è classificato primo al Premio Scientifico “Gigi Guglielmini” per la sezione “Bilanci Sociali” (al quale hanno partecipato 167 progetti da tutta Italia, 25 i riconoscimenti assegnati) per la prima volta redatto in collaborazione con lo “spin-off Vision2050” sulla base delle evidenze del “Dipartimento di Management” dell’“Università degli Studi di Torino”.
Le 88 pagine del bilancio fotografano in modo chiaro anche l’impatto di “Arci” sulla città, a partire dal numero di beneficiari dei progetti finanziati negli ambiti “inclusione” e “solidarietà”: 11.145 persone. Si tratta di progetti di “inclusione sociale” e “lotta alle disuguaglianze” come “Torino Solidale”, le “mense popolari” di “Fooding”, “La Cultura dietro l’Angolo”, fino al progetto “Aria” dedicato agli adolescenti che si trovano in condizioni di difficoltà socio-economica e psicologica. Altro progetto rilevante è l’organizzazione del “Festival internazionale Jazz Is Dead!”.
La rete ha dato vita a 863 concerti, 211 dj set, 274 proiezioni cinematografiche, 305 seminari, 415 spettacoli teatrali, 99 mostre ma anche 1538 ore di “sportelli psicologici”. Sono state organizzate 57 manifestazioni ricreative, 396 tornei di giochi vari, 28 escursioni. A favore degli studenti, sono state erogate 661 ore di apertura di “aule studio” all’interno dei circoli. Sul lato “formazione”, 330 i corsi realizzati. Infine, due dati in termini di cittadinanza e di stimolo alla partecipazione attiva dei soci: i volontari complessivamente coinvolti nelle attività svolte dalla rete sono stati 1.515. I dirigenti dei vari circoli e associazioni sono infine per il 51,6% under 45, e quasi raggiungono la parità: 48,5% maschi , 47,6% femmine, 3% non specificato.
Dunque “come ci raccontano i dati – spiega Andrea Polacchi, presidente di Arci Torino – prosegue il trend positivo in termini di impatto sociale e adesioni alla nostra associazione. Il grande sforzo del gruppo dirigente diffuso dei nostri quasi 200 circoli, le nuove progettualità e collaborazioni sempre più strategiche con i nostri tanti partner (associativi, pubblici e Fondazioni), ci hanno consentito di dare un contributo di anno in anno sempre maggiore nella tenuta sociale e nell’offerta culturale, anche in quelle aree più difficili e marginali, spesso prive di opportunità e di servizi”. E prosegue: “Il numero delle attività dell’Arci e di coloro che ne beneficiano sono in crescita costante, come lo sono coloro che tutti gli anni decidono di tesserarsi. Quest’anno, quasi 80.000. Dimostrazione che il terzo settore può ricoprire sempre di più, se sostenuto, un ruolo fondamentale nell’offerta culturale diffusa e nell’inclusione sociale”. “E proprio loro, i soci e le socie dell’Arci –conclude – sono i veri protagonisti e i principali destinatari di questo bilancio sociale”.
g.m.
Nelle foto:
– Arci – Smistamento alimenti
– Il presidente Andrea Polacchi, durante un convegno
Il Salone del Vino di Torino giunge alla sua seconda edizione con una settimana diffusa di eventi in tutta la città a partire da martedì 27 febbraio, culminante nel Salone del Vino, nel weekend di sabato 2 fino a lunedì 4 marzo prossimi.
Molte le novità di questa edizione 2024, con l’obiettivo di consolidare la manifestazione che lo scorso anno ha riscosso un grande successo di pubblico con oltre 13.000 presenze. La “mission” del Salone del Vino 2024 è quella di raccontare il Piemonte del vino in tutte le sue sfaccettature e la sua unicità, facendo scoprire al grande pubblico e agli operatori del settore le radici profonde di un territorio che guarda al futuro attraverso la lente d’ingrandimento della sostenibilità. Saranno coinvolte nella fiera più di 500 cantine, tra le OGR di Torino e il museo del Risorgimento, con un ricco programma diffuso di eventi.
Da martedì 27 febbraio la città di Torino sarà animata di momenti di approfondimento quali le cene con i vigneron ed eventi che coinvolgeranno centinaia di luoghi della cultura, a partire dal Circolo dei Lettori, Combo, Off Topic, piole e grandi ristoranti, enoteche e spazi informali in cui la degustazione dei vini sarà accompagnata dalla musica.
Il ricco programma sarà lo strumento per indagare la sostenibilità ambientale, economica e sociale grazie anche al neonato comitato scientifico, e alla collaborazione, tra gli altri, con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari di Torino, il Politecnico di Torino, il Dipartimento di Architettura e Ingegneria di Parma. Sabato 2 e domenica 3 marzo saranno protagoniste le due giornate di esposizione vitivinicola del Salone del Vino e dedicata a tutti gli amanti del vino. Lunedì 4 l’intera giornata sarà dedicata agli operatori professionali che, da quest’anno, vedrà aprirsi le porte anche al comparto internazionale. Grazie alla partnership con più di 25 realtà di promozione, quali Consorzi del vino, enoteche regionali e associazioni di valorizzazione del territorio, la tre giorni sarà il più grande palco di rappresentazione del Piemonte del Vino.
Grande novità di questa edizione 2024 sarà la presenza di una regione ospite, la Valle d’Aosta: con le sue cantine vinicole e i grandi spirits. Il Salone del Vino diventa inoltre “cashless”, con una piattaforma digitale dedicata al pubblico e alle cantine, che offrirà possibilità di scambio e approfondimento.
Mara Martellotta
Il ristorante ambito dai vip torinesi
SCOPRI – TO Alla scoperta di Torino
Poco fuori dal centro di Torino Diego e Ruggero Bravo circa 12 anni fa crearono il ristorante “Fratelli Bravo”; entrando l’atmosfera è molto famigliare, tovaglie a quadretti bianche e rosse, calde luci, vino e pane ai tavoli e sulle mura tante maglie appese di tantissimi giocatori della Juve e qualcuna anche del Toro, tutte rigorosamente autografate.
amanti di questo ristorante come sono di casa calciatori come Marchisio e la moglie, Dybala, Chiellini, Bonucci, Belotti e moltissimi altri. Anche Cristiano Ronaldo con la compagna Georgina in alcune importanti occasioni sceglievano i Fratelli Bravo come la calciatrice juventina Cecilia Salvai che lascia il segno del suo passaggio firmando la sua maglia dai fratelli Bravo.
Non solo calciatori, tra gli appassionati della cucina dei Fratelli Bravo sono anche le due ex Miss Italia torinesi Cristina Chiabotto e Edelfa Chiara Masciotta.
Di Marina Piperno e Luigi Monardo Faccini
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino, nell’ambito degli eventi che ricordano le vittime della Shoah, accoglie un’iniziativa a cura dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, in collaborazione con la comunità ebraica di Torino e il gruppo studi ebraici di Torino.
Domenica 28 gennaio, alle ore 18:00, presso la sala 3 del cinema Massimo, verrà proiettato “Le valigie della storia”, il docufilm inedito realizzato nel 2023 da Marina Piperno e Luigi Monardo Faccini, che racconta il commovente viaggio nella memoria storica di Marina, cominciato con il ritrovamento di alcune bobine Pathé girate dal 1931 al 1946 nell’immenso archivio personale del padre della regista. Salvaguardare le pellicole è la sfida e il pretesto per restituire la biografia di una carriera che affonda le radici nella lotta all’antisemitismo. Lo sguardo di Marina ripercorre il Novecento, secolo che l’ha vista protagonista, testimone, narratrice e attrice dall’infanzia nella comunità ebraica romana fino alle persecuzioni razziali del 1938 e alla clandestinità durante la guerra, per approdare alla vocazione di cineasta e produttrice coraggiosa, riconosciuta a livello nazionale e internazionale fin dagli esordi.
“Questo film nasce da due leve che da sempre ci hanno guidato nella nostra ricerca storica e antropologica – afferma Marina Piperno – la prima consistente nella convinzione che sia fondamentale raccogliere la memoria dell’accaduto, ma soprattutto versandola nella storia che l’aveva causata; la seconda consistente nella ricerca della documentazione fotografica che consente di afferrare gli avvenimenti del passato studiando in maniera accanita fino ai dettagli infinitesimi della lente di ingrandimento”.
La proiezione sarà preceduta dalla presentazione del libro della regista “Eppure qualcosa ho visto sotto il sole”. Marina Piperno e Luigi Monardo Faccini dialogheranno con Giovanni De Luna e Silvio Alovisio.
Museo Nazionale del Cinema, via Montebello 22, Torino
Telefono: 011 8138509
Mara Martellotta
OLTRE LA RETE, Ofelia Malinov si racconta
“Chieri? Una grande opportunità per me. Siamo un bel gruppo, anche fuori dal campo, sento che potremo toglierci delle belle soddisfazioni”

Sesta puntata della nuova stagione per l’ormai consolidato format giornalistico targato Reale Mutua Fenera Chieri ’76, “Oltre la rete”.
Conosceremo meglio le nostre nuove giocatrici, con interviste e approfondimenti dedicati alla loro vita quotidiana, alle loro origini, alle loro passioni.
Ecco la nostra palleggiatrice Ofelia Malinov. Classe 1996, con il numero 23, al suo primo anno a Chieri, anche Ofelia si racconta ‘oltre la rete’.
Ofelia, parliamo un po’ di te e della tua famiglia. Quali sono le tue origini?
Le mie origini sono bulgare perché entrambi i miei genitori sono nati lì. Ho tutti i parenti in Bulgaria.
Come ti sei avvicinata alla pallavolo?
Attraverso la mia famiglia, ho sempre respirato l’aria pallavolistica in casa. Mia mamma è stata una giocatrice di pallavolo, mentre mio papà allenava, quindi diciamo che è stato inevitabile arrivare a giocare. Devo dire, però, che non ho subìto la pressione di dover giocare per forza, anzi, sono stata io a chiedere a mio papà di iniziare seriamente questo percorso, è stata una scelta partita da me.
Cosa rappresenta per te essere entrata nella realtà di Chieri e come ti trovi?
Essere entrata in questa società è stata una grande opportunità per me, che ho colto subito e devo dire che mi trovo veramente bene. Chieri è un ambiente incredibile, adoro il pubblico, perché è caloroso e sempre vicino a noi. Questo ci dà una grande carica. Mi piace lo staff, non si vede tutto quello che fa, ma il suo lavoro è veramente incredibile. Dal punto di vista di squadra, penso che siamo proprio un bel gruppo, che sta bene insieme. Sento che potremo toglierci delle belle soddisfazioni.
La partita indimenticabile della tua carriera, dagli inizi ad oggi?
Bella domanda. Ce ne sono tante, in realtà. Credo e penso sempre che la partita più bella debba ancora arrivare. Se ne devo dire una, forse la semifinale vinta del mondiale 2018 contro la Cina.
Cosa fai oltre il campo con le tue compagne di squadra? C’è qualche attività che fate insieme nel tempo libero?
Devo dire che di tempo libero ne abbiamo poco, soprattutto in questo periodo. In generale, però, quando abbiamo tempo ci piace magari organizzare qualche cena insieme, di gruppo. Gruppo che è anche fuori dal campo, nel nostro caso.
Hai un rituale pre partita che sai che ti porta fortuna e che non dimentichi mai di fare?
Non ho un rituale ben preciso, ma mi piace fare determinate cose, come ad esempio giocare sempre con la stessa forcina, indossare il mio top della partita, farmi la treccia per entrare in campo.
Che cosa fai nel tempo libero? Sei fidanzata? Quali sono le tue passioni?
Mi piace molto leggere, fare shopping o andare a visitare posti nuovi, ma anche rilassarmi a casa e trascorrere del tempo con il mio fidanzato, Tommaso Ingrosso. Anche lui è uno sportivo, gioca a basket.
Che rapporto hai con lo studio? So che sei laureata in Scienze dei servizi giuridici
Sì, esatto e ora devo scrivere la tesi in Management dello sport e delle attività motorie per finire la Magistrale. Penso che sia molto importante riuscire a portare avanti sia lo sport che lo studio. Anche se è molto complesso, cerco di farlo sempre.
Un consiglio alle ragazze giovani che vorrebbero intraprendere il tuo percorso sportivo?
La prima cosa che mi viene in mente è di divertirsi, di inseguire i proprio sogni. Anche se possono sembrare assurdi, non smettere di crederci e provare, perché solo così si potranno avverare.