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Torino capitale dell’intelligenza artificiale con il Forum per l’industria

Si terrà a Torino, il 20 febbraio 2026, Officine d’Intelligenza, il 1° Forum Nazionale sull’Intelligenza Artificiale per l’Industria, promosso da Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), OGR Torino e Fondazione CRT.
Officine d’Intelligenza nasce come spazio pubblico di confronto dedicato all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi produttivi e industriali e rappresenta l’evoluzione naturale del percorso avviato nel corso del 2025 con il ciclo Mind Machines – AI Dialogues, che ha portato a Torino studiosi, ricercatori e protagonisti del dibattito internazionale sull’IA.
Il Forum si propone di mettere in dialogo esponenti di primo piano di istituzioni, industria, ricerca e mondo accademico, con l’obiettivo di analizzare opportunità e condizioni abilitanti per un’adozione efficace e responsabile dell’Intelligenza Artificiale nei processi produttivi, contribuendo al rafforzamento della competitività del sistema industriale italiano ed europeo.
L’evento costituirà l’occasione per la prima presentazione pubblica del Piano Strategico 2026–2030 dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I).
Il programma di Officine d’Intelligenza si articolerà in sessioni plenarie e tavoli tematici, dedicati in particolare a: scenari e politiche industriali per l’Intelligenza Artificiale; applicazioni dell’IA nei principali settori produttivi; infrastrutture tecnologiche, capacità di calcolo e dati; competenze, ricerca e attrazione dei talenti; modelli di collaborazione pubblico-privato.
Officine d’Intelligenza si inserisce nel più ampio ecosistema dell’innovazione che fa capo a Torino e alle OGR, confermandone il ruolo di hub nazionale di riferimento per il dibattito e la sperimentazione sull’Intelligenza Artificiale applicata all’industria.

Sala strapiena e applausi per l’incontro interreligioso al Ser.mig

Il dialogo come via per una pace giusta: il Tavolo della Speranza rilancia l’impegno per un futuro di convivenza e giustizia

In un tempo segnato da conflitti, divisioni e crescenti tensioni internazionali,
il Tavolo della Speranza di Torino rinnova con forza il proprio appello alla
centralità del dialogo come strumento essenziale per costruire una pace
autentica e duratura.


Nato nello scorso Luglio dall’incontro tra realtà religiose, associative, civili
e culturali del territorio torinese, il Tavolo della Speranza promuove
momenti di confronto, ascolto e cooperazione tra persone e comunità diverse,
unite dalla volontà di cercare insieme percorsi di giustizia, riconciliazione
e speranza.

La pace non può essere imposta né improvvisata: nasce dal riconoscimento
dell’altro, dalla fatica dell’ascolto reciproco e dalla volontà di costruire
insieme un futuro condiviso.

Il dialogo non è debolezza, ma l’unica vera forza capace di scardinare l’odio,
superare le paure ed avviare percorsi di guarigione sociale.


In questa Giornata Internazionale della Pace, il Tavolo della Speranza
invita istituzioni, cittadini, scuole, realtà religiose e culturali ad unirsi in una
rinnovata alleanza per la pace, fondata sul rispetto dei diritti umani, della
dignità di ogni persona e sul coraggio di mettere in discussione logiche di
violenza e sopraffazione.

Il dialogo – anche quando difficile – rimane l’unico orizzonte possibile per
chi crede nella forza della parola, nella dignità della persona e nella
possibilità di un mondo diverso. Torino, città storicamente di incontro e di
accoglienza, può e deve essere esempio concreto di questa visione.

In questo percorso infine, non si può non richiamare l’attenzione
sull’importanza di un’informazione libera, autorevole e radicata nel
territorio riconoscendo, in questo momento di particolare difficoltà, tale
ruolo ai giornalisti de La Stampa di Torino che hanno reso il loro giornale
un presidio di pluralismo e di qualità nel dibattito pubblico.

La musa di Cereseto, ricchezza e high society. Un antico bassorilievo in terracotta 

Con il crack del mecenate Riccardo Gualino, coinciso con la crisi finanziaria americana del 1929, ebbe inizio la decadenza del castello di Cereseto. Sequestrato e messo all’asta nel 1933 dalla Banca d’Italia, venne stimato in lire 800000 compresa la vicina tenuta Gambarello dei marchesi Ricci, edificatori della villa barocca di Cereseto abbattuta dal Gualino per costruire il bel castello neogotico voluto dalla moglie e cugina Cesarina Gurgo Salice, progettato dall’ing. Vittorio Tornielli e inaugurato nel 1912. Oltre alle residenze di Firenze, Sestri Levante e Cereseto, i coniugi Gualino possedevano a Torino la villa collinare di San Vito e la casa in via Galliari con teatro annesso di 200 posti per le esibizioni artistiche della moglie, con costumi e coreografie ispirati all’antica Grecia. I Padri della Consolata di Torino, nuovi proprietari del castello dal 1940 al 1946, costruirono un lungo caseggiato situato tra la chiesa e l’entrata del maniero, utilizzato come dormitorio dai 300 allievi del seminario annesso. Oltre a modificare alcune sale del castello, parte delle suppellettili, mobili d’epoca, tappeti preziosi, arredi e opere d’arte finirono all’asta, assegnati all’ambasciata d’Italia di Londra, alla Galleria Sabauda di Torino e alla GAM di Roma. La collezione della musa Cesarina era valutata nel 1931 in 200 milioni di lire, compresi i sette Modigliani acquistati a Parigi nel 1921 dopo la morte dell’artista. Cesarina era stata stregata dal docente di storia dell’Ateneo torinese Lionello Venturi con il quale creò un autentico cenacolo con attori e artisti affermati, rifugiatosi negli USA per il confino di Gualino del 1931 nella colonia di Lipari.

Durante lo svuotamento del castello, dovuto anche a furti e atti di vandalismo, il grande camino del XVII secolo del salone rosso fu venduto al castello di Balzola, proprietà del marchese Ferdinando Pietro Fassati, ultimo del ramo primogenito e delegato del Real Governo d’Italia. Un bassorilievo in terracotta annerito, probabilmente proveniente dal frontone di un camino del castello di Cereseto, fu acquistato nel 1941 da Guglielmo Fissore, collezionista senese di origini piemontesi per conto dell’ordine religioso torinese. L’antica terracotta dalle dimensioni 120x40x5 cm di spessore con vernice avorio originale fu ripulita dal prof. Longhetto, restauratore torinese. Nel 1950 il collezionista la fece esaminare dal critico ed esperto d’arte prof. Amadore Porcella dei Musei Vaticani, ipotizzando il tipico gusto interpretativo di opere fondamentali della scultura primo rinascimento fiorentino. Nel 2020 la terracotta fu esaminata dalla dott. Debora Angelici della TecnArt S.r.l., studio accademico dell’Università degli Studi di Torino specializzato in diagnostica scientifica per la conservazione e valorizzazione dei beni storico culturali, autentificata con termoluminescenza per la datazione dei reperti. Il campionamento fu commissionato da Valeria Fissore Borghi, insegnante di Cuneo con vocazione artistica figlia del collezionista Guglielmo trasferitosi a Savigliano per lavoro. L’esito fu entusiasmante: il campionamento misurato nella frattura che attraversava il bassorilievo era compatibile con il periodo storico del XV secolo ipotizzato nel 1950, confermando la dose annua mediamente compresa tra 0.3-0.8 GY per secolo rilevata in Italia Centrale, firmato dal dott. Fulvio Fantino di Torino. Nel 2021 Valeria fece restaurare la frattura con una colla bicomponente dal perito torinese esperto in ceramica antica Roberto Minarini.

La Fissore Borghi ha collaborato con il Museo della ceramica di Mondovì e all’attivazione di laboratori artistici. Dal 2004 al 2019 ha partecipato a diverse esposizioni: collezione “Ego Bianchi” nella chiesa di Santa Chiara e nel palazzo della amministrazione provinciale di Cuneo; mostra “Percepire il villaggio” nel comune di Demonte in Valle Stura; “Alchimie” al Filatoio Rosso di Caraglio; “Questione di sguardi” nel palazzo Samone di Cuneo. Nel 2018 ha ricevuto l’attestato di benemerenza in campo artistico dall’Associazione Opera di Principessa di Piemonte.
Con la stessa determinazione nel voler soddisfare la curiosità di conoscere la storia dell’antica terracotta appartenuta al padre, Valeria Fissore Borghi, versatile pittrice, grafica e ceramista, ha intrapreso un appassionato percorso sperimentale al fine di superare la raffigurazione fenomenica della realtà contingente dando corpo a visioni interiori astratte. Senza dimenticare le belle tavole, rigorosamente trattate con perizia tecnica, con rappresentazioni figurative reali, esposte nella mostra sull’architettura montana della Valle Stura, organizzata dal comune di Demonte, la sua arte è approdata ad una particolare poetica con sentore d’avanguardia. Attraverso i singolari “Ritratti” dalle sinuose linee di raffinata eco Jugendstil, viene scardinata la mimesi del visibile addentrandosi nel profondo spazio psichico interiore da cui emergono significati nascosti. Suggestionata dalla poetica di Kandinskij allorché si accostò alla antroposofia e all’esoterismo di Rudolf Steiner, Valeria si libera da vincoli tradizionali. Ora sono le sensazioni, non la mente, a suggerire la forma che nasce spontaneamente, come autoesplorazione, dal silenzio del proprio mondo interiore esprimendosi involontariamente attraverso la scrittura automatica libera dal controllo della razionalità.
Armano Luigi Gozzano 
Giuliana Romano Bussola 

Derubava gli anziani al bancomat: arrestato

Si sarebbe reso responsabile di ben quattordici furti a danno di anziani, tutti
commessi nel pinerolese e comuni limitrofi tra l’agosto e il novembre scorso, l’uomo,
trentasettenne, che alcuni giorni fa è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere.
La misura cautelare, emessa dalla sezione G.I.P. del Tribunale Ordinario di Torino, è frutto
di mesi di un’articolata attività di indagine da parte dei Carabinieri della Sezione Operativa
della Compagnia di Pinerolo, nata dopo la denuncia sporta quest’estate da un ottantenne,
derubato di 800 euro da un uomo che aveva finto di aiutarlo ad eseguire l’operazione mentre
stava prelevando i contanti dal bancomat di una banca di Pinerolo.
Gli investigatori, raccolte le immagini di videosorveglianza dello sportello, si sono subito
attivati al fine di individuare l’autore, raccogliendo nel contempo denunce da parte di
persone anziane.
Il modus operandi, comune per tutti i furti commessi, era quello di avvicinare le anziane
vittime – che si recavano, da sole, a prelevare denaro al bancomat – distrarle facendo credere
loro che l’ATM non funzionasse e impossessarsi, furtivamente, del denaro erogato.
Le vittime, nella maggior parte dei casi, realizzavano solo in un secondo momento il furto
subìto o, come talvolta accaduto, l’indebito utilizzo delle loro carte di credito.
Il presunto autore, residente anagraficamente a Pinerolo, è ora accusato di furto aggravato
e di utilizzo indebito di carte di pagamento ed è ristretto, dal 23 dicembre scorso, presso la
Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”.

Un anno da record per Camera

2025 si è rivelato un anno da record: le mostre e le attività organizzate dalla Fondazione hanno attirato in via delle Rosine oltre 125 mila visitatori con una media giornaliera di 370 presenze. Un risultato di grande valore per la Fondazione, che arriva in un periodo particolarmente significativo caratterizzato dalla vittoria di uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fotografia a livello internazionale, il Lucie Spotlight Award 2025, e dall’avvio dei festeggiamenti per i primi dieci anni di attività di CAMERA.

Un anno intenso e ricco di iniziative, in gran parte dirette da Walter Guadagnini e che oggi proseguono sotto la guida di un nuovo direttore artistico dal profilo internazionale come François Hébel.

Sempre attento, curioso e appassionato, il pubblico di CAMERA ha potuto immergersi nella vita e nell’opera ditre grandi maestri del Novecento, due fotografi e una fotografa, che col loro sguardo inconfondibile hanno raccontato il loro tempo e lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia e nell’immaginario collettivo.

Il 2025 si è aperto con la mostraHenri Cartier-Bresson e l’Italia” (14 febbraio – 2 giugno 2025), curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, con cui i visitatori hanno potuto riscoprire il grande autore francese attraverso l’inedita prospettiva del suo lungo rapporto con l’Italia: un paese profondamente amato da Cartier-Bresson soprattutto per la vivace vita di strada, che gli dava l’opportunità di cogliere quei suoi celebri “istanti decisivi” con cui ha ritratto città e i borghi, la gente comune, così come i grandi intellettuali e gli artisti dell’epoca.

La lunga estate di CAMERA è stata poi animata dalla mostra su “Alfred Eisenstaedt” (13 giugno – 21 settembre 2025) tra i principali fotografi della rivista Life nonché autore del famoso ‘bacio a Times Square’: un viaggio in 170 immagini, curato da Monica Poggi, che ha attraversato tutto l’arco della sua carriera, dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta alla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, fino ai ritratti di alcuni personaggi noti come Sophia Loren, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.

 

Dallo scorso 1°ottobre, 160 scatti iconici, misteriosi, affascinanti e autentici, tutti provenienti dai Lee Miller Archives, rivivono negli spazi di via delle Rosine nel percorso curato da Walter Guadagnini “Lee Miller. Opere 1930 – 1955”. Tra eleganti servizi di moda, onirici scatti surrealisti, enigmatici paesaggi surrealisti e drammatici reportage di guerra, la mostra mette in luce l’inesausta curiosità della straordinaria fotografa americana e il suo continuo desiderio di cambiamento e scoperta, tanto della vita quanto della fotografia.

Nel corso del 2025, hanno arricchito gli spazi di CAMERA anche le immagini e i progetti visivi di autori più o meno contemporanei proposti nelle mostre inProject Room, quali “Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932 – 1990”, “Olga Cafiero. Cultus Langarum”, “CAMERA meets ICP. Un archivio vivente”, “Arianna Arcara. I sogni dei vecchi”, fino a Cristian Chironi e i suoi tanti modi di “Abitare l’immagine.

Sguardi, voci, storie che il pubblico ha potuto approfondire anche attraverso un ricco programma di talk, presentazioni di libri, attività educative per grandi e piccoli oltre a percorsi di alta formazione per riflettere sulla forza delle immagini e interrogarsi sulla realtà contemporanea.

 

Presepi sull’acqua a Crodo

Festeggiata la scorsa edizione il traguardo delle dieci edizioni, quest’anno è  tornata l’occasione  per visitare una delle rappresentazioni natalizie più originali del Nord Italia nel periodo dell’Avvento e poi in quello natalizio fino a domenica 11 gennaio 2026. Si tratta di “Presepi sull’acqua”, la cui nuova edizione è stata fortemente voluta dal Comune di Crodo, che la organizza grazie alla inesauribile e preziosa passione dei curatori e con la collaborazione dell’ente di gestione delle aree protette dell’Ossola.
Cuore della manifestazione, che ha ormai conquistato un posto d’onore nel ricco calendario degli eventi natalizi italiani, si concentra sulla straordinaria creatività dei curatori, centinaia di uomini e donne, e bambini e bambine, che lavorano con passione per la realizzazione della Natività  e che hanno trasformato fontane,  rii e splendidi lavatoi in pietra in veri e propri palcoscenici  per rappresentazioni sacre originali e molto curate.
Sono 71 le Natività che hanno come denominatore comune l’acqua e si notano lungo la valle Antigorio, che è terra alpina in cui questo elemento è importantissimo, tanto per l’industria idroelettrica quanto per quella delle bevande. Ruscelli,  fontane e abbeveratoi  diventano una cornice naturale in grado di rendere inimitabili i presepi di Crodo e delle sue piccole frazioni.

Mara Martellotta

Tribunale condanna ministero: condotta antisindacale

IL SAPPE: “UNA VITTORIA DELLA LEGALITÀ CONTRO LA SUPERBIA DEL POTERE”

 Riceviamo e pubblichiamo

Il SAPPE – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – comunica l’esito del procedimento ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, promosso congiuntamente ad altre sigle sindacali del Corpo, che ha portato il Tribunale Ordinario di Torino a condannare il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al pagamento delle spese processuali, riconoscendo la responsabilità dell’Amministrazione per una grave condotta antisindacale.

Il ricorso si è reso necessario a seguito dell’atteggiamento autoritario e unilaterale del Provveditore Regionale, che ha adottato un decreto di riorganizzazione del lavoro in violazione delle procedure di contrattazione decentrata, ignorando sistematicamente le richieste di revoca avanzate dalle rappresentanze sindacali.

Nel corso del giudizio, su richiesta delle parti e impulso del Giudice, è stata attivata la Commissione paritetica ex art. 29 del D.P.R. 164/2002, che ha confermato l’illegittimità dell’atto, ribadendo che il Provveditore ha agito in violazione delle prerogative sindacali. Solo dopo la pronuncia della Commissione di Garanzia, e a procedimento ormai avviato, l’Amministrazione ha annullato il decreto. Tuttavia, il Tribunale ha comunque condannato il Ministero alle spese, riconoscendo che l’annullamento tardivo non esime dalla responsabilità per la condotta antisindacale.

“Questa sentenza è un monito chiaro: le regole si rispettano sempre. Chi pensa di poter schiacciare i diritti sindacali con atti unilaterali troverà nel SAPPE un argine fermo e determinato. Abbiamo difeso la legalità, la dignità del confronto e il rispetto delle istituzioni”, dichiara Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del SAPPE.

Il SAPPE continuerà a vigilare con determinazione affinché i diritti dei lavoratori e il sistema delle relazioni sindacali siano sempre tutelati e rispettati.

Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, auspica che “l’Amministrazione penitenziaria monitori costantemente le relazioni sindacali sull’intero territorio nazionale, valutando anche la preparazione dei vari dirigenti generali in materia proprio di corrette interlocuzioni con le OO.SS. Il SAPPE dice mille volte grazie ai poliziotti penitenziari in servizio, ai nostri poco conosciuti eroi del quotidiano, per quello che fanno ogni giorno nelle carceri italiane a rappresentare lo Stato con professionalità, abnegazione, umanità per garantire ordine e sicurezza ed anche per gli interventi quotidiani sulle strade del Paese in servizio di Polizia mentre assolvono ai compiti istituzionali del Corpo”.

cs

 

Merlo: Torino, basta con la violenza. Totale solidarietà alle Forze dell’ordine

“Adesso basta con la violenza. Ma com’è possibile continuare a tollerare simili manifestazioni
ricche solo di violenza, distruzione e vandalismi. Ogniqualvolta si parla di manifestazioni
organizzate dal centro sociale torinese di Askatasuna irrompe la violenza. Come, puntualmente e
paradossalmente, è capitato anche durante la vigilia di Capodanno.
Un elemento, in più, che conferma la giusta e sacrosanta scelta di sgomberare quel centro
sociale. Non è possibile che dopo ogni iniziativa di quel centro sociale si contano i feriti tra le
Forze dell’Ordine. Una ragione in più per manifestare la piena e totale solidarietà agli agenti che
continuano, tra mille sacrifici e difficoltà, a garantire la sicurezza dei cittadini e delle rispettive
comunità”.

On. Giorgio Merlo
Presidente nazionale ‘Scelta cristiano popolare’.

Casa 2026: tendenze che durano e mode da lasciar andare

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

Il 2025 ha confermato una direzione chiara: meno clamore, più sostanza. L’arredo ha rallentato, ha smesso di stupire per forza e ha iniziato a rassicurare. Il 2026 non rompe questo percorso: lo affina. Vediamo cosa resta, cosa evolve e cosa – con elegante nonchalance – possiamo salutare.

I protagonisti del 2025

Il colore simbolo è stato Mocha Mousse, una tonalità calda e avvolgente che ha segnato il ritorno ai neutri “emotivi”: marroni morbidi, sabbia, beige evoluti, greige. Colori che non stancano e dialogano bene con la luce naturale, amatissimi nei contesti urbani eleganti – sì, anche nei palazzi torinesi di fine ’800.

Accanto:

  • verdi salvia e oliva

  • terracotta desaturati

  • blu polverosi

Cosa ritroveremo nel 2026

Questi colori non spariscono, ma diventano più profondi:

  • il beige vira verso il tortora caldo

  • il verde si fa bosco

  • il blu diventa notte

Il colore smette di essere protagonista assoluto e diventa struttura, usato per definire spazi, quinte, nicchie.

Le vere novità

  • Accenti bruciati (ruggine, cacao, carbone caldo)

  • Gialli sporchi e minerali, molto sofisticati

  • Ritorno controllato del bordeaux, usato come segno grafico, non come total look

Fuori: colori iper saturi, pastelli “instagrammabili” senza profondità. Bellissimi in foto, stancanti nella vita reale.

Materiali: ritorni autentici e addii silenziosi

Il 2025 ha sancito una verità semplice: i materiali finti non convincono più.

Quelli che restano (e crescono)

  • Legno vero, anche imperfetto, con venature visibili

  • Pietra naturale (travertino, pietra di Luserna, ceppo)

  • Metalli caldi: bronzo, ottone brunito, ferro cerato

  • Tessuti materici: lino, lana, bouclé compatto

I grandi ritorni

  • Vetro lavorato e cannettato

  • Ceramiche artigianali

  • Intonaci materici e calce naturale

Materiali che invecchiano bene. E questo, nel 2026, è lusso puro.

Cosa sparisce

  • Effetti marmo troppo lucidi

  • Superfici iper tecniche ma fredde

  • Arredi “tutti uguali”, replicabili ovunque

Mode passeggere vs scelte intelligenti

Moda è cambiare cucina ogni 5 anni.
Scelta intelligente è progettare una base neutra, flessibile, che si aggiorna con pochi gesti.

Nel 2026 vince:

  • l’arredo su misura

  • la progettazione degli spazi (più della decorazione)

  • la casa pensata per essere vissuta, non mostrata

Torino, con la sua anima borghese e colta, questo lo sa da sempre.

Il nuovo lusso: sobrio, colto, silenzioso

Il lusso del 2026:

  • non ostenta

  • non luccica

  • non segue trend urlati

È fatto di:

  • proporzioni giuste

  • materiali autentici

  • colori che durano

  • spazi che funzionano

Una casa elegante oggi non dice “guardami”, ma “resta”.

Il 2026 non chiede rivoluzioni, ma scelte consapevoli.
Chi progetta (e chi abita) guarda meno ai trend e più alla qualità del tempo che passerà tra quelle mura.

E forse è proprio questa la tendenza più torinese di tutte:
fare bene, una volta sola.

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