Il dialogo come via per una pace giusta: il Tavolo della Speranza rilancia l’impegno per un futuro di convivenza e giustizia
In un tempo segnato da conflitti, divisioni e crescenti tensioni internazionali,
il Tavolo della Speranza di Torino rinnova con forza il proprio appello alla
centralità del dialogo come strumento essenziale per costruire una pace
autentica e duratura.

Nato nello scorso Luglio dall’incontro tra realtà religiose, associative, civili
e culturali del territorio torinese, il Tavolo della Speranza promuove
momenti di confronto, ascolto e cooperazione tra persone e comunità diverse,
unite dalla volontà di cercare insieme percorsi di giustizia, riconciliazione
e speranza.
La pace non può essere imposta né improvvisata: nasce dal riconoscimento
dell’altro, dalla fatica dell’ascolto reciproco e dalla volontà di costruire
insieme un futuro condiviso.
Il dialogo non è debolezza, ma l’unica vera forza capace di scardinare l’odio,
superare le paure ed avviare percorsi di guarigione sociale.

In questa Giornata Internazionale della Pace, il Tavolo della Speranza
invita istituzioni, cittadini, scuole, realtà religiose e culturali ad unirsi in una
rinnovata alleanza per la pace, fondata sul rispetto dei diritti umani, della
dignità di ogni persona e sul coraggio di mettere in discussione logiche di
violenza e sopraffazione.
Il dialogo – anche quando difficile – rimane l’unico orizzonte possibile per
chi crede nella forza della parola, nella dignità della persona e nella
possibilità di un mondo diverso. Torino, città storicamente di incontro e di
accoglienza, può e deve essere esempio concreto di questa visione.
In questo percorso infine, non si può non richiamare l’attenzione
sull’importanza di un’informazione libera, autorevole e radicata nel
territorio riconoscendo, in questo momento di particolare difficoltà, tale
ruolo ai giornalisti de La Stampa di Torino che hanno reso il loro giornale
un presidio di pluralismo e di qualità nel dibattito pubblico.
Derubava gli anziani al bancomat: arrestato
Si sarebbe reso responsabile di ben quattordici furti a danno di anziani, tutti
commessi nel pinerolese e comuni limitrofi tra l’agosto e il novembre scorso, l’uomo,
trentasettenne, che alcuni giorni fa è stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere.
La misura cautelare, emessa dalla sezione G.I.P. del Tribunale Ordinario di Torino, è frutto
di mesi di un’articolata attività di indagine da parte dei Carabinieri della Sezione Operativa
della Compagnia di Pinerolo, nata dopo la denuncia sporta quest’estate da un ottantenne,
derubato di 800 euro da un uomo che aveva finto di aiutarlo ad eseguire l’operazione mentre
stava prelevando i contanti dal bancomat di una banca di Pinerolo.
Gli investigatori, raccolte le immagini di videosorveglianza dello sportello, si sono subito
attivati al fine di individuare l’autore, raccogliendo nel contempo denunce da parte di
persone anziane.
Il modus operandi, comune per tutti i furti commessi, era quello di avvicinare le anziane
vittime – che si recavano, da sole, a prelevare denaro al bancomat – distrarle facendo credere
loro che l’ATM non funzionasse e impossessarsi, furtivamente, del denaro erogato.
Le vittime, nella maggior parte dei casi, realizzavano solo in un secondo momento il furto
subìto o, come talvolta accaduto, l’indebito utilizzo delle loro carte di credito.
Il presunto autore, residente anagraficamente a Pinerolo, è ora accusato di furto aggravato
e di utilizzo indebito di carte di pagamento ed è ristretto, dal 23 dicembre scorso, presso la
Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”.
Un anno da record per Camera
2025 si è rivelato un anno da record: le mostre e le attività organizzate dalla Fondazione hanno attirato in via delle Rosine oltre 125 mila visitatori con una media giornaliera di 370 presenze. Un risultato di grande valore per la Fondazione, che arriva in un periodo particolarmente significativo caratterizzato dalla vittoria di uno dei più prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della fotografia a livello internazionale, il Lucie Spotlight Award 2025, e dall’avvio dei festeggiamenti per i primi dieci anni di attività di CAMERA.
Un anno intenso e ricco di iniziative, in gran parte dirette da Walter Guadagnini e che oggi proseguono sotto la guida di un nuovo direttore artistico dal profilo internazionale come François Hébel.
Sempre attento, curioso e appassionato, il pubblico di CAMERA ha potuto immergersi nella vita e nell’opera ditre grandi maestri del Novecento, due fotografi e una fotografa, che col loro sguardo inconfondibile hanno raccontato il loro tempo e lasciato una traccia indelebile nella storia della fotografia e nell’immaginario collettivo.
Il 2025 si è aperto con la mostra “Henri Cartier-Bresson e l’Italia” (14 febbraio – 2 giugno 2025), curata da Clément Chéroux e Walter Guadagnini, con cui i visitatori hanno potuto riscoprire il grande autore francese attraverso l’inedita prospettiva del suo lungo rapporto con l’Italia: un paese profondamente amato da Cartier-Bresson soprattutto per la vivace vita di strada, che gli dava l’opportunità di cogliere quei suoi celebri “istanti decisivi” con cui ha ritratto città e i borghi, la gente comune, così come i grandi intellettuali e gli artisti dell’epoca.
La lunga estate di CAMERA è stata poi animata dalla mostra su “Alfred Eisenstaedt” (13 giugno – 21 settembre 2025) tra i principali fotografi della rivista Life nonché autore del famoso ‘bacio a Times Square’: un viaggio in 170 immagini, curato da Monica Poggi, che ha attraversato tutto l’arco della sua carriera, dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta alla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, fino ai ritratti di alcuni personaggi noti come Sophia Loren, Marlene Dietrich, Marilyn Monroe, Albert Einstein e J. Robert Oppenheimer.
Dallo scorso 1°ottobre, 160 scatti iconici, misteriosi, affascinanti e autentici, tutti provenienti dai Lee Miller Archives, rivivono negli spazi di via delle Rosine nel percorso curato da Walter Guadagnini “Lee Miller. Opere 1930 – 1955”. Tra eleganti servizi di moda, onirici scatti surrealisti, enigmatici paesaggi surrealisti e drammatici reportage di guerra, la mostra mette in luce l’inesausta curiosità della straordinaria fotografa americana e il suo continuo desiderio di cambiamento e scoperta, tanto della vita quanto della fotografia.
Nel corso del 2025, hanno arricchito gli spazi di CAMERA anche le immagini e i progetti visivi di autori più o meno contemporanei proposti nelle mostre inProject Room, quali “Riccardo Moncalvo. Fotografie 1932 – 1990”, “Olga Cafiero. Cultus Langarum”, “CAMERA meets ICP. Un archivio vivente”, “Arianna Arcara. I sogni dei vecchi”, fino a Cristian Chironi e i suoi tanti modi di “Abitare l’immagine”.
Sguardi, voci, storie che il pubblico ha potuto approfondire anche attraverso un ricco programma di talk, presentazioni di libri, attività educative per grandi e piccoli oltre a percorsi di alta formazione per riflettere sulla forza delle immagini e interrogarsi sulla realtà contemporanea.
Presepi sull’acqua a Crodo
Festeggiata la scorsa edizione il traguardo delle dieci edizioni, quest’anno è tornata l’occasione per visitare una delle rappresentazioni natalizie più originali del Nord Italia nel periodo dell’Avvento e poi in quello natalizio fino a domenica 11 gennaio 2026. Si tratta di “Presepi sull’acqua”, la cui nuova edizione è stata fortemente voluta dal Comune di Crodo, che la organizza grazie alla inesauribile e preziosa passione dei curatori e con la collaborazione dell’ente di gestione delle aree protette dell’Ossola.
Cuore della manifestazione, che ha ormai conquistato un posto d’onore nel ricco calendario degli eventi natalizi italiani, si concentra sulla straordinaria creatività dei curatori, centinaia di uomini e donne, e bambini e bambine, che lavorano con passione per la realizzazione della Natività e che hanno trasformato fontane, rii e splendidi lavatoi in pietra in veri e propri palcoscenici per rappresentazioni sacre originali e molto curate.
Sono 71 le Natività che hanno come denominatore comune l’acqua e si notano lungo la valle Antigorio, che è terra alpina in cui questo elemento è importantissimo, tanto per l’industria idroelettrica quanto per quella delle bevande. Ruscelli, fontane e abbeveratoi diventano una cornice naturale in grado di rendere inimitabili i presepi di Crodo e delle sue piccole frazioni.
Mara Martellotta
Tribunale condanna ministero: condotta antisindacale
IL SAPPE: “UNA VITTORIA DELLA LEGALITÀ CONTRO LA SUPERBIA DEL POTERE”
Riceviamo e pubblichiamo
Il SAPPE – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – comunica l’esito del procedimento ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, promosso congiuntamente ad altre sigle sindacali del Corpo, che ha portato il Tribunale Ordinario di Torino a condannare il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria al pagamento delle spese processuali, riconoscendo la responsabilità dell’Amministrazione per una grave condotta antisindacale.
Il ricorso si è reso necessario a seguito dell’atteggiamento autoritario e unilaterale del Provveditore Regionale, che ha adottato un decreto di riorganizzazione del lavoro in violazione delle procedure di contrattazione decentrata, ignorando sistematicamente le richieste di revoca avanzate dalle rappresentanze sindacali.
Nel corso del giudizio, su richiesta delle parti e impulso del Giudice, è stata attivata la Commissione paritetica ex art. 29 del D.P.R. 164/2002, che ha confermato l’illegittimità dell’atto, ribadendo che il Provveditore ha agito in violazione delle prerogative sindacali. Solo dopo la pronuncia della Commissione di Garanzia, e a procedimento ormai avviato, l’Amministrazione ha annullato il decreto. Tuttavia, il Tribunale ha comunque condannato il Ministero alle spese, riconoscendo che l’annullamento tardivo non esime dalla responsabilità per la condotta antisindacale.
“Questa sentenza è un monito chiaro: le regole si rispettano sempre. Chi pensa di poter schiacciare i diritti sindacali con atti unilaterali troverà nel SAPPE un argine fermo e determinato. Abbiamo difeso la legalità, la dignità del confronto e il rispetto delle istituzioni”, dichiara Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del SAPPE.
Il SAPPE continuerà a vigilare con determinazione affinché i diritti dei lavoratori e il sistema delle relazioni sindacali siano sempre tutelati e rispettati.
Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, auspica che “l’Amministrazione penitenziaria monitori costantemente le relazioni sindacali sull’intero territorio nazionale, valutando anche la preparazione dei vari dirigenti generali in materia proprio di corrette interlocuzioni con le OO.SS. Il SAPPE dice mille volte grazie ai poliziotti penitenziari in servizio, ai nostri poco conosciuti eroi del quotidiano, per quello che fanno ogni giorno nelle carceri italiane a rappresentare lo Stato con professionalità, abnegazione, umanità per garantire ordine e sicurezza ed anche per gli interventi quotidiani sulle strade del Paese in servizio di Polizia mentre assolvono ai compiti istituzionali del Corpo”.
cs
“Adesso basta con la violenza. Ma com’è possibile continuare a tollerare simili manifestazioni
ricche solo di violenza, distruzione e vandalismi. Ogniqualvolta si parla di manifestazioni
organizzate dal centro sociale torinese di Askatasuna irrompe la violenza. Come, puntualmente e
paradossalmente, è capitato anche durante la vigilia di Capodanno.
Un elemento, in più, che conferma la giusta e sacrosanta scelta di sgomberare quel centro
sociale. Non è possibile che dopo ogni iniziativa di quel centro sociale si contano i feriti tra le
Forze dell’Ordine. Una ragione in più per manifestare la piena e totale solidarietà agli agenti che
continuano, tra mille sacrifici e difficoltà, a garantire la sicurezza dei cittadini e delle rispettive
comunità”.
On. Giorgio Merlo
Presidente nazionale ‘Scelta cristiano popolare’.
ABITARE CON STILE
Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà Il 2025 ha confermato una direzione chiara: meno clamore, più sostanza. L’arredo ha rallentato, ha smesso di stupire per forza e ha iniziato a rassicurare. Il 2026 non rompe questo percorso: lo affina. Vediamo cosa resta, cosa evolve e cosa – con elegante nonchalance – possiamo salutare.
I protagonisti del 2025
Il colore simbolo è stato Mocha Mousse, una tonalità calda e avvolgente che ha segnato il ritorno ai neutri “emotivi”: marroni morbidi, sabbia, beige evoluti, greige. Colori che non stancano e dialogano bene con la luce naturale, amatissimi nei contesti urbani eleganti – sì, anche nei palazzi torinesi di fine ’800.
Accanto:
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verdi salvia e oliva
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terracotta desaturati
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blu polverosi
Cosa ritroveremo nel 2026
Questi colori non spariscono, ma diventano più profondi:
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il beige vira verso il tortora caldo
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il verde si fa bosco
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il blu diventa notte
Il colore smette di essere protagonista assoluto e diventa struttura, usato per definire spazi, quinte, nicchie.
Le vere novità
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Accenti bruciati (ruggine, cacao, carbone caldo)
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Gialli sporchi e minerali, molto sofisticati
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Ritorno controllato del bordeaux, usato come segno grafico, non come total look
Fuori: colori iper saturi, pastelli “instagrammabili” senza profondità. Bellissimi in foto, stancanti nella vita reale.
Materiali: ritorni autentici e addii silenziosi
Il 2025 ha sancito una verità semplice: i materiali finti non convincono più.
Quelli che restano (e crescono)
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Legno vero, anche imperfetto, con venature visibili
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Pietra naturale (travertino, pietra di Luserna, ceppo)
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Metalli caldi: bronzo, ottone brunito, ferro cerato
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Tessuti materici: lino, lana, bouclé compatto
I grandi ritorni
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Vetro lavorato e cannettato
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Ceramiche artigianali
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Intonaci materici e calce naturale
Materiali che invecchiano bene. E questo, nel 2026, è lusso puro.
Cosa sparisce
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Effetti marmo troppo lucidi
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Superfici iper tecniche ma fredde
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Arredi “tutti uguali”, replicabili ovunque
Mode passeggere vs scelte intelligenti
Moda è cambiare cucina ogni 5 anni.
Scelta intelligente è progettare una base neutra, flessibile, che si aggiorna con pochi gesti.
Nel 2026 vince:
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l’arredo su misura
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la progettazione degli spazi (più della decorazione)
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la casa pensata per essere vissuta, non mostrata
Torino, con la sua anima borghese e colta, questo lo sa da sempre.
Il nuovo lusso: sobrio, colto, silenzioso
Il lusso del 2026:
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non ostenta
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non luccica
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non segue trend urlati
È fatto di:
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proporzioni giuste
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materiali autentici
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colori che durano
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spazi che funzionano
Una casa elegante oggi non dice “guardami”, ma “resta”.
Il 2026 non chiede rivoluzioni, ma scelte consapevoli.
Chi progetta (e chi abita) guarda meno ai trend e più alla qualità del tempo che passerà tra quelle mura.
E forse è proprio questa la tendenza più torinese di tutte:
fare bene, una volta sola.
A cura di piemonteitalia.eu
Ivrea, capoluogo del Canavese, denominata Eporedia in epoca romana, è una città ricca di storia, arte e cultura, nonché sede dello storico e importante Carnevale di Ivrea.
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