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Bus più veloci e frequenti: Torino si candida a un programma da 13,7 milioni per il trasporto pubblico

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Rendere il trasporto pubblico sempre più efficiente e accessibile: è l’obiettivo che la Città di Torino persegue da tempo attraverso interventi su corsie riservate, priorità semaforica e rafforzamento dei collegamenti, e che ora punta a rafforzare candidandosi al PNCIA, il Programma integrato di interventi sulla mobilità urbana e metropolitana istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con decreto del 7 gennaio 2026.

Lo ha comunicato l’assessora alla Transizione Ecologica e all’Innovazione Chiara Foglietta. Se la candidatura andrà a buon fine, il finanziamento previsto per il Comune di Torino ammonta a 13.670.407,91 euro, coperti al 100% dal Ministero. Il progetto, dal titolo “La transizione di Torino verso una mobilità urbana sostenibile”, avrebbe una durata di quattro anni e coinvolgerebbe, oltre alla Città, GTT, 5T e la Città Metropolitana di Torino.

“La nostra strategia è chiara: vogliamo un trasporto pubblico efficiente e affidabile, capace sia di rispondere alle esigenze di chi lo usa ogni giorno, sia di attrarre nuovi passeggeri”, dichiara l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta“Queste risorse ci permetteranno di accelerare interventi prioritari: una maggiore frequenza dei bus anche nelle fasce serali, mezzi più rapidi grazie alle nuove tecnologie e percorsi ciclabili e pedonali più sicuri, a partire dalle aree scolastiche. È la direzione che la Città ha intrapreso e su cui vogliamo continuare a investire”.

Le risorse, se assegnate, sosterrebbero il potenziamento del servizio notturno a chiamata sulla linea Star Plus, per rispondere alla domanda crescente nelle ore serali, insieme a nuove tecnologie come la priorità semaforica e le corsie riservate, pensate per ridurre i tempi di percorrenza dei mezzi pubblici. Il finanziamento sosterrebbe inoltre il rafforzamento della rete ciclabile lungo l’asse centro-sud della città e nuovi interventi per la sicurezza stradale, zone 30, pedonalizzazioni e strade a velocità ridotta, nelle aree collegate agli assi ciclabili e alle linee del trasporto pubblico, in particolare in prossimità delle scuole. A completare il quadro, il consolidamento del MaaS Office, la piattaforma digitale che integra i diversi servizi di mobilità sostenibile, e una strategia di comunicazione dedicata ad accompagnare i cittadini nel cambiamento delle proprie abitudini di spostamento.

La candidatura si inserisce nel percorso della Città verso la neutralità climatica al 2030, previsto dal Climate City Contract sottoscritto da Torino nell’ambito della missione europea “100 Climate-Neutral and Smart Cities”. I prossimi passi dell’iter, compresa l’adozione dei provvedimenti deliberativi necessari, saranno definiti nelle prossime settimane.

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“In viaggio con EDISU”: una nuova rassegna di incontri

Per scoprire culture, tradizioni e territori 

EDISU Piemonte lancia “In viaggio con EDISU”, il nuovo ciclo di appuntamenti promosso dall’Ente per il diritto allo studio e dedicato alla scoperta delle culture, delle tradizioni e delle eccellenze delle regioni italiane con momenti di incontro, divulgazione e condivisione.

La rassegna si inserisce in un progetto di valorizzazione delle identità territoriali italiane all’interno della comunità universitaria, con l’obiettivo di promuovere il dialogo interculturale e la conoscenza delle diverse realtà regionali del Paese attraverso testimonianze dirette e occasioni di convivialità. Ogni appuntamento sarà infatti dedicato a una diversa regione, offrendo ai partecipanti un’occasione per conoscerne storia, tradizioni, eccellenze enogastronomiche e peculiarità culturali.

Si parte giovedì 9 luglio con l’appuntamento dedicato all’Abruzzo, presso la Murazzi Student Zone. Ad aprire la serata, alle 18.45, sarà una tavola rotonda con tre autorevoli professionisti abruzzesi che hanno costruito il proprio percorso di successo in Piemonte: l’ingegner Luigi Galante, manager apicale Fiat/Stellantis; il dottor Carlo Pace Napoleone, direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite dell’Ospedale Infantile Regina Margherita; il professor Terenziano Raparelli, professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino. L’incontro offrirà agli studenti l’opportunità di confrontarsi con esperienze professionali di alto profilo, testimoniando come il Piemonte rappresenti un territorio ricco di opportunità per chi sceglie di costruire qui il proprio futuro dopo il percorso universitario.

Al termine della tavola rotonda è previsto un collegamento con il sito dell’Aquila di Thales Alenia Space, una delle realtà industriali più innovative del panorama aerospaziale italiano.

A seguire apericena facoltativo con prodotti tipici abruzzesi, a tariffe agevolate per gli universitari che avranno scaricato l’app Campus Piemonte ID Meal, e lo spettacolo “Non è mai troppo Abruzzo”, dello showman Vincenzo Olivieri, volto noto al pubblico abruzzese grazie a una carriera che spazia tra radio, televisione, teatro e musica. La prenotazione è obbligatoria, nei limiti dei posti ancora disponibili, tramite la piattaforma Eventbrite al seguente link: 

https://www.eventbrite.it/e/in-viaggio-con-edisu-1-tappa-abruzzo-tickets-1992199957702?aff=oddtdtcreator

«La comunità di EDISU Piemonte è oggi sempre più ampia, internazionale e multiculturale. Ogni anno accogliamo non solo studenti piemontesi, ma giovani provenienti da tutte le regioni d’Italia e da numerosi Paesi del mondo. Con “In viaggio con EDISU” vogliamo offrire un’occasione di incontro capace di valorizzare questa ricchezza: riportare, almeno per una sera, chi studia lontano da casa alle tradizioni della propria terra e, allo stesso tempo, permettere agli altri studenti di conoscere un nuovo tassello del patrimonio culturale italiano. È un modo per rafforzare il senso di comunità e trasformare la diversità delle esperienze in un’opportunità di crescita condivisa» dichiara Roberta Piano, presidente di EDISU Piemonte. 

Dodici giorni di grande sport: i 18 scudetti del CSI

  191 squadre giovanili in campo e ben 2.500 finalisti

 

L’Emilia-Romagna vince sette titoli dominando nella pallavolo femminile, con 4 scudetti modenesi. Milano cala il poker nel calcio.

Cremona si conferma regina nelle attività paralimpiche. Caserta fa doppietta nel calcio a 11. Nel volley due ori anche a Trento ed un titolo a Catania



Cesenatico, 6 luglio 2026 – Dal 23 giugno al 5 luglio, Cesenatico si è vestita tricolore in occasione delle finali scudetto per le squadre del Centro Sportivo Italiano. Numeri da mini Olimpiade quelli registrati in occasione dei Campionati Nazionali a squadre del CSI, appuntamento realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, APT Servizi Emilia-Romagna e Sport Valley. Dodici giorni di gare, 2.500 atleti in campo, 191 squadre partecipanti, 18 scudetti assegnati. Una festa sportiva che dal quartier generale dell’Eurocamp ha contagiato impianti e palazzetti romagnoli, regalando sfide entusiasmanti, come degno epilogo di una stagione avvincente. La pallavolo nelle sue otto categorie di età ha visto giocare complessivamente 1.600 atleti, per lo più al femminile.
Nelle Allieve si sono affrontati 14 sestetti. Il 26 giugno in un’ora la finale ha premiato le giovani del Corlo Modena, due set a zero contro le pariquota della Accademia di Pallavolo Vallecamonica. Nel girone unico tricolore della categoria Allievi, la PGS Fides Modena ha vinto contro gli etnei della Gupe Volley Catania, si sono aggiudicati il tricolore. Vince ancora Modena negli Juniores con la Spezzanese campione e il Volley Sassuolo secondo. Nella stessa categoria Juniores, in campo femminile il Palapeep ha invece incoronato campionesse le ragazze trentine del Lakes Levico-Caldonazzo Volley, vittoriose per 2-0 sulle bresciane del Real Volley.

Dal 27 giugno turn over sotto rete, negli stessi impianti pallavolistici sono entrati in scena i sestetti qualificatisi per le finali delle categorie Under 13, Ragazze e Ragazzi. Dieci squadre finaliste nel 6×6 Under 13, torneo in cui la finale ha sorriso al tie-break alle modenesi del Volley Castelvetro 2-1 opposte alle lariane della Polisportiva Sant’Agata Como. Vince un altro titolo Trento nella pallavolo CSI. Il sestetto della Ata Trento Volley vince al tie-break contro la PGS Jolly Castagnole di Alba. Nella categoria Ragazzi misto sei partite giocate e sei vinte per la Mape Volley Catania. A punteggio pieno in campo maschile, dopo andata e ritorno, il percorso reggiano della Volley Ball San Martino, che si cuce addosso lo scudetto Ragazzi perdendo un solo set.

Grande attenzione e curiosità hanno riscosso sempre nella pallavolo le finali del Mamanet, sport nato dalle donne, per le donne, con in campo 12 squadre di mamme dal Salento alla Capitale in una finale nazionale ricca di emozioni, con tanto sapore di inclusione e protagonismo in rosa. È stata la squadra delle Giannet di Forlì ad aggiudicarsi la prima edizione del campionato in arancio e blu, dimostrando tanta grinta e spirito di squadra. Al secondo posto le romane dell’Icaro. Terzo e quarto posto a Forlimpopoli, con le Pink Ladies terze e le Mamacitas quarte.
Tifo da stadio, bandiere e colori a Cesenatico, anche nel calcio. Il pallone del CSI a Cesenatico ha assegnato sei scudetti, tre nel calcio ad 11 e tre nel calcio a 7 per le squadre delle categorie Ragazzi, Allievi e Juniores. 41 squadre finaliste, 17 nel calcio ad 11 e 24 nel calcio a 7. Gli scudetti del calcio a 7 sono andati tutti a Milano: quello Allievi ai Diavoli Rossi, quello Juniores alla Asd GAN, e quello Ragazzi alla Fenice. Nel calcio a 11, vince ancora Milano negli Juniores con lo scudetto cucito sulle maglie della SAMZ, mentre ha realizzato una splendida doppietta scudetto il CSI Caserta con le formazioni della Macerata Campania Academy, campioni sia negli Allievi sia nei Ragazzi.
Premi speciali quest’anno, come pure nel calcio a 5, nella categoria Ragazzi: riconoscimenti sono andati al miglior portiere, al capocannoniere, al miglior giocatore ed ancora al fair play ed al player of the match, proprio come nella Serie A Enilive. La Lega Calcio Serie A ha infatti collaborato col CSI nell’organizzazione delle Finali nazionali Ragazzi, fornendo alle squadre le divise da gioco, palloni e fasce da capitano, tutte a sostegno della campagna antidiscriminazioni “Keep Racism Out”. I Campionati Nazionali di calcio che coinvolgono i giovani atleti CSI delle scuole secondarie di primo grado rientrano, infatti, in un’iniziativa più ampia, che mira a promuovere i valori di rispetto, impegno e spirito di squadra. Si tratta di “A Tutta Classe”, il progetto educativo e sociale promosso da Lega Calcio Serie A che vede nel calcio giovanile uno strumento di crescita e inclusione per le nuove generazioni.
Doppietta cremonese nei Campionati Nazionali delle Attività Paralimpiche con gli Shark-Enjoy e gli Amici di Emmy e Chiara del Dosso, che bissano la vittoria scudetto ottenuta un anno fa a Castellarano (RE), rispettivamente nella pallacanestro e nella pallavolo integrata. Oltre al basket e al volley, il CSI ha assegnato negli sport di squadra anche il titolo del calcio a 5 integrato, dove il successo è andato ai vicecampioni in carica, ossia il quintetto reggiano della Sammartinese.

Torino Matsuri, presidio sociale e culturale

Domenica 5 luglio 2026 si è svolta l’ultima giornata dell’undicesima edizione dell’ormai tradizionale manifestazione di cultura, folklore e sport giapponesi Torino Matsuri, che quest’anno ha raddoppiato non solo le presenze, ma anche le attività, gli stand, i talk, le presentazioni e gli spettacoli, confermandosi sempre più un presidio territoriale dal punto di vista sociale, educativo, culturale e sportivo.

Anche la presenza delle istituzioni è stata particolarmente numerosa e qualificata. La manifestazione è stata onorata dalla partecipazione del Console Generale Aggiunto del Giappone a Milano, Mitsuhiro Wada, che ha aperto i saluti istituzionali ponendo l’accento sui riconoscimenti ottenuti dall’Associazione Yōshin Ryū da parte del Ministero degli Affari Esteri del Giappone. A seguire, fra gli altri, è intervenuto il Vicepresidente della Regione Piemonte e Assessore Maurizio Marrone, il quale ha sottolineato come il taglio culturale dato all’evento dall’Associazione Yōshin Ryū, organizzatrice della manifestazione, abbia sempre incontrato la sua stima e anche la sua simpatia per la capacità di coniugare perfettamente valori tradizionali, innovazione, apertura e creatività.

A nome del Consiglio Comunale di Torino è intervenuta la Presidente del Consiglio, Maria Grazia Grippo, ricordando come ricorrano i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia e come i rapporti tra i due Paesi, da sempre floridi, siano particolarmente solidi in questo momento storico. Ha inoltre colto l’occasione per ricordare il ventesimo anniversario del gemellaggio tra le città di Torino e Nagoya, in occasione del quale, tra l’altro, l’Associazione Yōshin Ryū ha partecipato ai festeggiamenti svoltisi presso il Polo del ‘900 lo scorso dicembre.

Successivamente è intervenuto il Presidente della Circoscrizione 7, Gian Luca Deri, che, da padrone di casa, ha evidenziato l’eccezionalità del lavoro svolto e dei risultati raggiunti dalla Yōshin Ryū, capace di trasformare in un luogo di accoglienza e di proposte positive un’area che, con ogni probabilità, sarebbe altrimenti stata abbandonata all’incuria, se non all’illegalità. Per questi motivi ha ringraziato i rappresentanti delle istituzioni, esprimendo un particolare apprezzamento per l’attenzione riservata a un progetto di questo tipo da parte della Fondazione CRT, della sua Presidente, la Professoressa Anna Maria Poggi, e del consigliere Giampiero Leo che, ha aggiunto Deri, «pur cambiando incarichi, non ha mai smesso di esserci vicino e sostenerci, fin quasi dai tempi di Cavour».

L’ultimo intervento, quello del Coordinatore della Commissione Cultura della Fondazione CRT, Giampiero Leo, si è incentrato sul fatto che l’esperienza della Yōshin Ryū e del progetto portato avanti da anni al Parco Crescenzio rappresentino non solo un’iniziativa meritoria sotto tutti gli aspetti – sociali, culturali e aggregativi – ma anche un caso talmente virtuoso da non aver mai suscitato dubbi, neppure tra le forze politiche più distanti, circa il valore del lavoro svolto. Lo stesso Leo si è inoltre interrogato sul perché il criterio della costruzione del bene comune, al di là di faziosità e ideologismi, non possa essere riproposto anche in altri ambiti, con un sicuro vantaggio per l’intera società.

Ha concluso l’incontro, affiancato dalla vicepresidente dell’Associazione Culturale Yoshin Ryū, Giada Turtoro, il Presidente e fondatore dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Yōshin Ryū, Cesare Turtoro. Nel suo intervento ha ringraziato tutte le istituzioni e gli amici presenti, sottolineando l’importanza di costruire un ponte culturale tra il nostro Paese e il Giappone. Ha inoltre ricordato come, nella storia ormai quasi cinquantennale dell’Associazione, abbia avuto modo di incontrare personalità politiche che hanno creduto nel bene comune e nella formazione delle nuove generazioni, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Rivolgendosi infine al numerosissimo pubblico presente, ha ribadito quanto la politica continui a essere fondamentale per un Paese democratico come il nostro e come, di conseguenza, la partecipazione popolare possa essere pluralista, ma debba sempre essere ampia e consapevole.

Una visita a Cocconato, la “Riviera del Monferrato”

Cocconato è un magnifico Comune adagiato in cima ad una collina del Monferrato astigiano, ad un’altitudine di 491 metri. Dista circa 30 km da Asti e 50 km da Torino e deve il suo nome all’espressione latina cum conatu che indicava lo sforzo che si doveva compiere per raggiungere l’abitato. Per il suo clima gradevole è chiamato la “Rivera del Monferrato”: gli inverni sono infatti più miti rispetto ai paesi vicini e le estati sono invece più fresche. Dal suo belvedere la vista spazia su vigneti e boschi, fino alle candide vette delle Alpi.
Oggi Cocconato è uno dei Borghi più Belli d’Italia ed è stato insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.
Dal X secolo fino al 1586 fu capitale di una Nazione autonoma retta dalla famiglia Radicati e che comprendeva ben 47 feudi, tra i quali Aramengo, Marmorito, Passerano, San Sebastiano da Po e Robella. I Radicati riconoscevano come autorità superiore soltanto quella dell’Imperatore dei Romani e basavano la loro economia sui diritti di passaggio. Ogni quattro anni eleggevano il loro capofamiglia tra i membri dei rami più importanti del casato ed egli governava la Nazione proprio da Cocconato.
Nel 1586 i Radicati si sottomisero ai Savoia, pur mantenendo ampi poteri feudali e dal 1589 al 1598 batterono moneta al Castello di Passerano. Nel 1734 i diversi rami si divisero i possedimenti, ponendo così fine alla consortile. Alcuni di essi si sono estinti, mentre altri sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, tra questi i Radicati di Brozolo e quelli di Passerano.
Dopo aver posteggiato l’auto in Piazza Cavour, il primo edificio che ho potuto ammirare è stata la Chiesa della Santissima Trinità, voluta dalla popolazione come voto contro la peste ed ultimata nel 1667. Ubicata in prossimità della porta detta “di Mercato Vecchio”, presenta una navata unica con volta a botte affrescata nel 1863 da Carlo Antonio Martini. L’altare maggiore, attribuibile a un artigiano valsesiano della seconda metà del XVII secolo, presenta una pala con l’incoronazione della Vergine attribuita alla bottega di Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo”, celebre pittore attivo a Corte e definito anche “il Raffaello del Monferrato”.
Dopo una breve passeggiata in Via Roma, sono giunto al quattrocentesco Palazzo Comunale, costruito come propaggine meridionale del castello dei Conti Radicati. Raro esempio in Piemonte di edificio civile in stile tardo-gotico lombardo, è caratteristico per i suoi portici ad arco a sesto acuto sotto i quali si trovano piccole botteghe artigianali. La sua facciata è caratterizzata da eleganti finestroni ad arco con formelle in cotto decorato. Il suo cortile è detto “del Collegio” per via dell’antica sede della scuola per l’insegnamento della grammatica, della retorica e dell’umanità, fondata nel 1754.
Salendo ancora sono giunto Chiesa di Santa Maria della Consolazione, il principale edificio religioso del paese, inaugurato nel 1689. A navata unica con volte a botte, presenta otto cappelle laterali, alcune delle quali un tempo appartenute alle famiglie nobili del luogo. Nella chiesa sono custoditi splendidi dipinti, tra i quali uno appartenente alla scuola di Guglielmo Caccia e uno di Giovanni Francesco Sacchetti.
La pala absidale realizzata nel 1731 dal pittore valsesiano Vitaliano Grassi e raffigurante la Madonna della Consolazione ed i santi Fausto e Felice, patroni di Cocconato, è la più antica rappresentazione iconografica dell’abitato.
E’ quindi è apparsa alla mia vista la Torre dei Radicati, ultimo frammento superstite del castello che un tempo dominava Cocconato. Il maniero, costruito nel X secolo, venne definitivamente distrutto nel 1556 dal generale francese Carlo I di Cossé, Conte di Brissac. Il centro del potere dei Radicati venne spostato al Castello di Passerano, ancora oggi di proprietà della famiglia.

Del maniero di Cocconato rimase intatta solo la torre che tra il 1809 e il 1814 ospitò una stazione per il telegrafo utilizzato per le comunicazioni tra Italia e Francia. Demolita nel 1836, al suo posto sorse un mulino a vento, che dopo soli 15 anni di attività venne dismesso e trasformato in abitazione. Quel che rimaneva della torre venne completato superiormente con un terrazzo praticabile, mentre all’interno furono ricavati due piani abitativi.
Una visita a Cocconato è anche l’occasione di degustare i suoi prodotti tipici, tra i quali la celebre robiola, un formaggio fresco tipico piemontese, noto per la sua cremosità e il sapore delicato, già molto apprezzato nei Seicento; il prosciutto crudo e gli eccellenti vini, già molto amati da Casa Savoia.
Ogni anno nel mese di settembre il paese si riempie di vita con due importanti manifestazioni.
Da venerdì 4 a domenica 6 settembre 2026 si terrà CoccoWine, uno degli appuntamenti enogastronomici più importanti Piemonte, giunto alla XXV edizione, in occasione del quale il borgo si trasformerà in una “strada del vino” a cielo aperto, con degustazioni, prodotti tipici, banchi d’assaggio e cantine aperte.
L’ultimo fine settimana di settembre, quest’anno quello del 26 e 27, viene invece organizzato il Palio degli Asini, evento che vede sfidarsi i sette borghi del paese, ognuno con i propri colori, simboli e tradizioni. Il vincitore si aggiudica il drappo, un’opera d’arte tessile che ogni anno viene realizzata da artisti diversi.
Questa tradizione, risalente al 1970, affonda le radici tra il XIII e il XV secolo, quando un violento incendio colpì il castello dei Radicati e gli abitanti del borgo accorsero in loro aiuto raccogliendo acqua in un ruscello che scorreva a valle e portandola al maniero in botti caricate a dorso dei loro asini. I feudatari, in segno di riconoscenza, decisero di dar vita ad una corsa di asini, mettendo in palio lo stendardo del loro casato.
La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 57° edizione, prevede anche il corteo storico con centinaia di figuranti in abiti medievali. Dame, cavalieri, notabili, contadini, streghe e soldati sfilano per le vie di questo magnifico borgo permettendo agli spettatori di fare un salto indietro nel tempo.
Si comincia il terzo fine settimana di settembre, quest’anno quello del 19 e 20, con la fiera medievale lungo Via Roma, in occasione della quale ogni borgo allestisce bancarelle di artigianato e stand enogastronomici. Il tutto è accompagnato da rievocazioni storiche con giullari, falconieri, cartomanti e artisti di strada. Sabato 19 verrà investito il Capitano del Palio, mentre il giorno seguente verrà organizzata una sfilata dal municipio alla chiesa parrocchiale, dove durante la S. Messa verranno benedetti i gonfaloni.
Sabato 26 si terranno la sfilata storica dei nobili e del Capitano del Palio e il grande banchetto medievale nel Cortile del Collegio, mentre il giorno dopo rappresenterà il vero e proprio cuore della manifestazione: nel pomeriggio si terranno infatti il grande corteo storico e la corsa degli asini.


ANDREA CARNINO

Ad Maiora Art inaugura “Visioni Contemporanee”: al via la nuova collettiva estiva

 

Archiviato il successo della bipersonale di Cristiano Sandonà e Lara Valentino, Ad Maiora Art inaugura un nuovo appuntamento dedicato all’arte contemporanea. Dal 10 al 17 luglio (chiusura lunedì 13), la galleria di via Santa Maria 4/C ospiterà “Visioni Contemporanee”, mostra collettiva a ingresso libero che riunisce artisti accomunati da linguaggi e percorsi espressivi diversi, tra sperimentazione e richiami alla tradizione.
L’inaugurazione è in programma venerdì 10 luglio, dalle 17.30 alle 18, con un vernissage aperto al pubblico. L’esposizione segna anche l’introduzione del nuovo orario estivo della galleria, visitabile dal martedì alla domenica dalle 17 alle 20, una scelta pensata per favorire una partecipazione più ampia e rispondere alle esigenze di studenti, lavoratori e appassionati.
«Vogliamo rendere l’arte sempre più accessibile e vicina alle persone», spiegano i fondatori Alessio Torzi e Andrea De Benedictis, ribadendo la volontà di promuovere uno spazio aperto, inclusivo e capace di coinvolgere pubblici sempre più eterogenei.
Tra gli artisti presenti figurano Daniele Bertuglia, Galileo Marino, Emanuele Longo, Chiara Renda, Vania Perale, Susanna Dore, Sam Vikers, Giorgio Patrignani e Nicolette Juhasz. Con questa nuova collettiva, Ad Maiora Art conferma il proprio impegno nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo tra differenti sensibilità creative.

Enzo Grassano

Torna Terra Madre nel ricordo di Carlin Petrini

Slow Food celebra Carlo Petrini: 40 anni di impegno per la biodiversità a Terra Madre Salone del Gusto 2026

Dal 24 al 27 settembre 2026, il centro di Torino ospita la 16ª edizione di Terra Madre Salone del Gusto, dedicata ai 40 anni di Slow Food Italia. Il tema scelto, “Biodiversity – Be Diversity”, richiama il valore della biodiversità in tutte le sue forme – naturale, agricola, gastronomica, culturale e sociale – e rende omaggio all’eredità di Carlo Petrini, fondatore del movimento.

Presentando l’evento, la presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini ha ricordato come Slow Food sia nata per cambiare il modo di concepire il cibo e il tempo, ribadendo che il movimento è oggi più che mai impegnato a portare avanti la visione di Petrini.

La manifestazione coinvolgerà il cuore di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Vittorio Veneto, trasformando piazze, musei e luoghi storici in spazi di incontro, confronto e partecipazione. I primi eventi prenotabili sono disponibili sul sito ufficiale.

Il programma prevede il grande Mercato dei produttori, i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, conferenze, Laboratori del Gusto, incontri con cuochi, studiosi e attivisti internazionali, attività educative e l’Enoteca di Terra Madre. Attesi oltre 1.500 delegati da più di 120 Paesi, che parteciperanno anche all’Assemblea della Fondazione Slow Food ETS.

Tra gli ospiti figurano, tra gli altri, Satish Kumar, Alice Waters, Raj Patel, Eric Schlosser, Lella Costa, Moni Ovadia, Max Casacci e Fulvio Marino.

Le istituzioni locali, con le parole del governatore Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo hanno sottolineato il valore dell’evento come occasione per rafforzare il ruolo internazionale di Torino e del Piemonte, promuovendo un modello alimentare sostenibile e valorizzando le eccellenze agroalimentari del territorio.

Per informazioni e prenotazioni: https://2026.terramadresalonedelgusto.com.

Vino piemontese, in Regione il confronto sulle misure per superare le difficoltà

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Un comparto che continua a dimostrare forza sui mercati internazionali, ma che allo stesso tempo deve fare i conti con una difficoltà che interessa numerose aziende e alcune delle principali denominazioni piemontesi. È questa la fotografia emersa durante la seduta della terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, dedicata al settore vitivinicolo, convocata dopo le sollecitazioni arrivate nelle ultime settimane da produttori, organizzazioni agricole e forze politiche.

Il confronto arriva dopo la richiesta del Partito Democratico per definire una strategia condivisa di sostegno al comparto.

Il presidente della Regione Alberto Cirio ha aperto la seduta ricordando come il settore viva oggi una fase caratterizzata da “luci e ombre”. Da un lato le difficoltà provocate dalle tensioni geopolitiche, dai dazi commerciali e dal rallentamento della domanda mondiale; dall’altro un dato che distingue il Piemonte dal resto del Paese: nel primo trimestre del 2026 è infatti l’unica regione italiana a registrare un incremento delle esportazioni di vino (+0,5%), mentre il dato nazionale evidenzia una contrazione dell’8,2%.

Per Cirio questo risultato “dimostra la capacità delle imprese piemontesi di reagire a uno scenario internazionale particolarmente complesso, conquistando nuovi mercati grazie alla qualità delle produzioni e alla capacità di intercettare nuove opportunità commerciali”.

Il presidente ha inoltre ricordato “l’impegno economico della Regione a favore del comparto. Le risorse complessivamente destinate al settore sono oltre 100 milioni di euro: circa 80 milioni per gli investimenti destinati al miglioramento delle aziende agricole, in larga parte vitivinicole; 10 milioni per favorire la diversificazione delle attività attraverso l’enoturismo e l’ospitalità; 18 milioni destinati alla promozione dei vini piemontesi sui mercati nazionali e internazionali; ai quali si aggiunge uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro per sostenere le produzioni maggiormente colpite dagli effetti della crisi internazionale e dei dazi”.

L’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha sottolineato come il Piemonte sia oggi la seconda regione italiana per esportazioni vitivinicole, alle spalle del Veneto, proprio grazie alla capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato mondiale.

“Le guerre, i dazi, le crisi economiche e il cambiamento delle abitudini di consumo non possiamo modificarli, ma dobbiamo imparare a interpretarli”, ha spiegato, indicando nell’apertura verso nuovi mercati la principale strategia per il futuro del comparto.

Per sostenere questo percorso nascerà il nuovo Osservatorio vitivinicolo del Piemonte, realizzato insieme all’Università di Torino e alla Fondazione Agrion. L’organismo utilizzerà anche strumenti di intelligenza artificiale per monitorare l’evoluzione della domanda internazionale, individuare i mercati più promettenti e fornire alle aziende indicazioni sulle strategie commerciali e sugli investimenti più efficaci.

Bongioanni ha ricordato inoltre che nel solo 2026 sono programmati 66 eventi di promozione in Italia e all’estero nei quali il vino rappresenterà il principale ambasciatore dell’agroalimentare e del turismo piemontese. Parallelamente sono stati ricostituiti il Tavolo verde, con le organizzazioni professionali agricole e il mondo industriale, e il Tavolo vitivinicolo, al quale partecipano anche i Consorzi di tutela, per affrontare in modo strutturale e condiviso decisioni che toccano tutti i livelli, a partire dalla nuova programmazione europea Pac 2027-2035, al livello nazionale fino alle decisioni di competenza dei singoli consorzi.

Nel corso del dibattito Domenico Ravetti (Pd) ha ribadito la necessità di un confronto più ampio con tutto il comparto, sottolineando come la fase della cautela debba lasciare spazio a interventi concreti e differenziati. A suo giudizio il nodo comune resta quello della gestione delle eccedenze, pur nella diversità delle situazioni territoriali.

Vittoria Nallo (Sue) ha sostenuto che la Regione avrebbe dovuto attivare per tempo strumenti di prevenzione, chiedendo inoltre chiarimenti sugli effetti che i dazi internazionali stanno producendo sul sistema vitivinicolo piemontese.

Per Fabio Carosso (Lega) la qualità del vino piemontese non è in discussione e le difficoltà derivano da una crisi globale dei mercati. Ha evidenziato come le piccole aziende e un giornalismo dedicato abbiano maggiori difficoltà nel comunicare e nel raggiungere le giovani generazioni di consumatori.

Fabio Isnardi (Pd) ha chiesto quali misure concrete siano previste per sostenere le cantine sociali, ritenendo indispensabili interventi strutturali anche per evitare fenomeni speculativi.

Alberto Avetta (Pd) ha richiamato l’attenzione sulla necessità di prevenire future criticità anche per produzioni oggi meno esposte, come l’Erbaluce di Caluso.

Giulia Marro (Avs) ha evidenziato le differenze tra piccoli e grandi produttori, chiedendo che le politiche regionali tengano conto delle diverse realtà aziendali e richiamando anche il tema delle condizioni di lavoro e del contrasto allo sfruttamento della manodopera.

Mauro Calderoni (Pd) ha indicato nei vini dealcolati uno dei segmenti sui quali il Piemonte potrebbe investire per ampliare la propria presenza sui mercati internazionali.

Infine, Marco Protopapa (Lega) ha invitato il settore ad affrontare con realismo i cambiamenti in corso, sostenendo la necessità di accompagnare gli agricoltori verso scelte come la riduzione delle produzioni, la diversificazione e un nuovo patto tra istituzioni e mondo agricolo.

MB Ufficio stampa CRP

La gallina Maddalena e gli opossum

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Nel santuario torinese di piazza Santa Rita da Cascia, con un gesto cristianamente dubbio e poco credibile considerate le sue convinzioni religiose, Carletto accese una candela davanti alla statua della santa degli Impossibili ringraziandola, confidando nella sua divina intercessione affinché venisse mantenuta nel tempo quella grandissima invenzione che gli anglofoni chiamavano smart working e gli autoctoni avevano tradotto in lavoro agile. A dire il vero, almeno per lui e per chi apparteneva a quello che alcuni ribattezzarono “il club degli opossum”, la parola lavoro provocava un naturale rigetto, una sorta di eritema dell’animo. Cerimonioso, abilissimo a svicolare gli impegni e a rendersi quasi invisibile per schivare il lavoro, Carletto aveva interpretato a modo suo il lavoro a distanza, da casa. Omettendo il riferimento a tutto ciò che significasse attività, servizio, impiego, mansione, compito, responsabilità, azione oppure risultato si era concentrato sulla parte dell’agile da intendere come un processo di inoperosità, massima aspirazione per coloro che non provavano alcun rimorso nell’essere dei perdigiorno, degli scansafatiche. Pazienza se poi questo atteggiamento sfociasse nell’imbroglio o nella truffa, ingannando il prossimo e principalmente chi gli aveva affidato il lavoro.

Rosina, sua socia in tutto e per tutto (aspetti sentimentali a parte), la pensava ovviamente alla stessa maniera. Erano davvero una bella coppia e, affidandosi all’immortale capolavoro di Collodi, non si faticava a identificarli con il gatto e la volpe. O con l’opossum e la sua nota strategia di fingersi morto per scoraggiare i predatori. Solo che, nel caso dei due, si trattava di un buon modo per schivare lavoro e impegni, infrattandosi al fine di rendersi indivisibili e silenziosi. Il lavoro reclamava attenzione e presenza? Chissenefrega e buonanotte ai suonatori, tanto c’era sempre qualcuno sul quale si poteva, in qualche maniera, scaricare le incombenze. Rosina era nipote di Mario, conosciuto dai più come “il Mario pulito”, uno stradino originario della provincia di Rovigo il quale, mantenendo fede al suo soprannome, aveva sempre e tenacemente operato per ottenere con il minimo sforzo la massima resa dalla sua attività. A differenza di sua moglie Maria che si “tirava nera” a lavorare, lui era diventato famoso per la proverbiale abilità a sdraiarsi ai bordi della strada dove, disteso su un vecchio plaid, allungava le mani nelle cunette per estirpare le erbacce con movimenti tanto lenti quanto studiati. Ben attento a non faticare troppo e a non sporcarsi gli abiti. Se ne accorse anche il vecchio cavaliere Hoffman, pentendosi amaramente di avergli offerto il lavoro di giardiniere nel parco della sua villa. Il buon Mario si sdraiava sotto gli alberi sul finire dell’estate in pigra attesa che le foglie cadessero e solo quand’erano tutte a terra, con una gran flemma, iniziava a raccoglierle, una ad una. E lo stesso in primavera quando, dopo la sosta invernale dove veniva pagato per non far nulla, attendeva che l’erba crescesse fino ai polpacci per rasare il prato con il tosaerba riservandosi tutto il tempo che riteneva necessario. La nipote non poteva certo smentire quell’attitudine perché, come si usa dire, buon sangue non mente. Eppure i due, nonostante tutto, erano simpatici e nemmeno lontanamente paragonabili a Stella, conosciuta come “la gallina Maddalena”, parafrasando una canzone di Roberto Vecchioni. A parte l’idiosincrasia per il lavoro che, forse, poteva accomunarla a Carletto e Rosina ma in una versione molto più acuta, la sua personalità era contorta e poco raccomandabile. Falsa come il peccato di Giuda, cattiva d’animo e terribilmente pettegola, anche lei come la gallina Maddalena si credeva una faraona e ingrassava “senza fare mai le uova”. Piena di se e sempre pronta a cambiar bandiera, tagliuzzava i vestiti addosso al prossimo con la sua linguaccia ma non voleva essere criticata (“io, le cose, non le mando mica a dire… Io, le cose, non le faccio alle spalle. Non è vero che io non abbia mai torto: sono gli altri che non hanno mai ragione”). Quel posto di lavoro per lei era solo un rifugio all’ombra del politico compiacente e lo smart working lo intendeva non come lavoro a distanza ma la maggior distanza possibile dal lavoro che, peraltro, non era in grado di fare a causa dei propri limiti e dell’assenza di un seppur piccolo barlume di volontà. Ma come spesso capita le cose possono cambiare improvvisamente e non è detto che i cambiamenti siano in meglio. Anzi. E così capitò che un giorno finì il suo credito con la fortuna e dovette ridare indietro tutto ciò che aveva ottenuto con intrighi e piccole furbizie. In poche parole, dalla sera alla mattina, la gallina rimase “senza penne sul di dietro”. Ancora una volta quella canzone del grande maestro ritornava quasi fosse una condanna (“Maddalena dei lamenti, che stà lì, che aspetta e spera; Maddalena senza denti, vittimista di carriera; Maddalena dei padroni che van bene tutti quanti: le stanno tutti sui coglioni, però manda gli altri avanti”). Quelli che definiva i suoi santi in Paradiso caddero in disgrazia e per quanto manifestasse la sua disperazione, le toccò andare a lavorare in un fast food. Tra le otto e le dieci ore al giorno a friggere ali di pollo e patatine senza il conforto di un aeratore che funzionasse erano il risultato dell’applicazione della legge del contrappasso per chi, come lei, aveva sempre riso in faccia a chi era costretto a faticare per mettere insieme il pranzo con la cena. E lì la presenza al lavoro era obbligatoria, non facoltativa. Qualche volta capitò che dei conoscenti ai quali aveva riservato in passato le sue attenzioni, delle quali avrebbero fatto volentieri a meno, si fermassero a fare un boccone in quel locale canticchiando “Maddalena, Maddalé, Maddalena dei funamboli: prima c’era e poi non c’è, Maddalena, Maddalé; Maddalena dei tuoi comodi: basta che va bene a te; Maddalena dei pronostici: “io l’avevo detto che…”. Maddalena dei colpevoli: tutti quanti tranne te, Maddalena, Maddalé”.

Marco Travaglini