ilTorinese

Ai domiciliari l’uomo che ha causato la morte della giovane Matilde 

Il commerciante alla guida della Porsche che l’11 dicembre scorso ha provocato la morte della giovane Matilde Baldi (20 anni) sull’autostrada Asti-Cuneo, è agli arresti domiciliari dopo un provvedimento eseguito dalla Polizia Stradale di Bra, dopo una prima fase di indagini. L’uomo, che in seguito all’incidente avrebbe tentato di inquinare le prove, si pensa possa aver ingaggiato una gara con un’altra Porsche, non coinvolta nell’incidente, di cui comunque si sta cercando il conducente. Le rilevazioni hanno evidenziato che il tamponamento fatale causato dalla Porsche  sia avvenuto a circa 212 km/h. Nell’incidente è rimasta coinvolta anche la madre di Matilde Baldi. Per lei alcune ferite al volto.

Gian Giacomo Della Porta

Guerra totale? Sì, no, forse

Da tempo immemore le guerre si fanno per conseguire vantaggi in termini di territori, materie prime, interessi vari come potenziale ‘arricchimento per chi invade’, determinando la situazione bellica.

Fatto noto in ogni scuola militare è che per risolvere vittoriosamente un conflitto armato le energie da mettere in campo saranno, come minimo, di almeno tre a uno, a vantaggio dell’invasore. Se le forze sono troppo simili, spesso non conviene dare battaglia (in termini attuali, il conosciutissimo è il termine di Deterrenza).

Non sempre, però il dato è confermato e la situazione bellica ucraina ne è ulteriore, ultima conferma. Nonostante una situazione di oggettivo vantaggio, la campagna di annessione prevista per Mosca in solo qualche settimana, si è impantanata in scontri di pianura che, dopo anni, vedono in difficoltà anche gli aggressori, oltre che gli aggrediti.

Nonostante i baldanzosi, iniziali programmi, accettare un negoziato – per quanto complesso – è segno che la campagna, se non fallita, sta costando energie pazzesche con minimali risultati a Mosca. Il passato insegna che chi vince veramente, infatti, non contratta.

A memoria d’uomo, le campagne di aggressione (basate su superficiali e troppo rigide previsioni) dovrebbero sempre finire in pochi giorni o, al massimo, in un pugno di mesi, ma la realtà storica svela altri scenari.

La prima guerra mondiale, nata su queste infauste profezie di facile vittoria, dopo quattro spaventosi anni non ha solo visto la sconfitta di Germania, Austria-Ungheria e Turchia, ma causato la fine dei loro ultrasecolari imperi (e messo le basi della seguente guerra).

Tutti questi sconvolgimenti da dove nascono?

Gli invasi magari sono più coriacei del previsto, spuntano non previste alleanze della parte avversa, le motivazioni a combattere dell’invasore sono magari più fiacche del previsto, per non citare problemi logistici, magari esasperate distanze da coprire per i rifornimenti, tempo atmosferico, qualità delle armi, inaspettati errori tattici, strategici, e quant’altro.

Tutto ciò può modificare i quadri bellici, portando inaspettatamente i vincitori ad essere poi spesso gli sconfitti (Napoleone in Russia, il Viet-Nam) o a concludere imbarazzanti Piani di pace, come la guerra di Corea del 1950.

Da tempo si parla di un apocalittico e ormai non più lontanissimo scontro fra U.S.A. e Cina. Se succederà, sarà causato da un’invasione cinese a Taiwan, ex isola di Formosa e appendice meridionale del continente, occupata nel 1949 dalle truppe sconfitte di Chiang Kai-shek e politicamente, da allora, separata dalla madrepatria.

Militarmente sconfitto, dopo la lunghissima guerra (1927-1949), il grande generale si ritirò con le sue truppe superstiti sull’isola, dove diede vita a una repubblica politicamente orientata sull’economia occidentale che governò autoritariamente per il resto della vita.

E’ un’economia fiorente – per certi versi addirittura indispensabile – soprattutto grazie al formidabile aiuto offerto dagli americani e da ricchi mercati da decenni in continua crescita.

Taiwan, pur con molte incertezze, da anni si sta democratizzando, ma resta vulnus politico per il Pianeta Cina, che non ammette ai suoi piedi questa microrealtà da sempre cinese, a essa ostile e schierata accanto al nemico americano.

Se il colosso cinese non ammette l’indipendenza di questa irredenta repubblica, gli USA non sembrano disposti a rinunciare a questa piccola terra perché insostituibile fornitrice di tecnologie elettroniche e soprattutto piede politico a stelle e strisce nel Sud-Est asiatico.

Sembra che ci si trovi di fronte a un muro contro muro. La Guerra, una ennesima guerra, forse pure nucleare, potrebbe essere perciò alle porte?

Teoricamente SI anche per i bellicosi, anche se ambigui, messaggi che la Cina sta lanciando all’intero pianeta. Tutti noi siamo autorizzati ad averne razionale paura … eppure questa distopica realtà non è così probabile, né scontata.

Ormai, il mondo ricco, industriale e post industriale è più gestito dall’economia, che non dall’opulenza offerta dai territori conquistabili con le armi.

In un pugno di anni, la Cina ha infatti goduto di una abnorme crescita socio-economica a livello globale grazie a qualità, bassi prezzi, e una incredibile capacità di produrre manufatti di tutti i generi. Questi prodotti sono ormai fondamentali per la crescita cinese, la cui economia – sembrerebbe – detiene addirittura un quarto dell’interno debito U.S.A. facendo affari praticamente con tutti gli stakeholders mondiali.

Meno nota ma fondamentale, è la silenziosa quanto progressiva colonizzazione cinese dell’Africa per ulteriori mercati ma soprattutto per le materie prime da utilizzare nei nostri ormai ineliminabili computer, cellulari, mezzi di trasporto, macchine utensili,…

Quale il messaggio?

Armi da vendere o meno, le guerre di oggi fanno saltare i mercati e mercati poveri o nulli fanno impoverire tutti, i nemici come gli amici…

Una prova del nove la troviamo proprio nella strana alleanza cinese con la Russia di Putin per la crisi ucraina. Secondo una personalissima opinione, si potrebbe trattare di una pelosa alleanza, basata sulla similitudine politica causata dalle due piccole entità che rifiutano l’annessione ai loro imperi.

Ma oltre a ciò, cosa unisce la Russia alla Cina? Non certo la linea politica, né quella economica. La Russia guarda ad Est perché non ha una forza industriale ma vive di materie prime che non vende più in Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Cina, però, vende in ogni dove i suoi prodotti e non ha certo bisogno del piccolo e impopolare impero russo per sopravvivere.

Al di là di queste due terre irredente da ‘liberare’, ben difficile credere per la grande Cina una pesante e fattiva alleanza alla Russia di Putin perché… perché gli affari, i veri affari si fanno con il ‘caro e potente nemico americano’, piuttosto che con uno strano amico al 50%, che non è neanche mai stato troppo simpatico a Pechino.

Inoltre una nazione rasa al suolo da reiterati bombardamenti nucleari normalmente non ha una gran voglia di comprare alcunché, né la forza per estrarre materie prime o crearsi nuovi mercati.

Se poi le nazioni in questa deprecabile situazione sono due (il nucleare ormai marginalizza il millenario concetto di vincitore versus vinto), peggio che peggio.

Quindi? Applaudiamo a un prudente ottimismo e speriamo di non sbagliarci…

Ferruccio Capra Quarelli

Morto Guido Nasi, lo scrittore “lottatore”

E’ venuto a mancare, nella giornata di mercoledì 7 gennaio, il quarantatreenne torinese Guido Nasi, l’uomo la cui vita fu spezzata in parte a causa di una brutale aggressione avvenuta nel 1999 a Dublino, città che lo ospitava per l’Erasmus. Dopo 45 giorni di coma, si risvegliò tetraplegico e senza più la possibilità di parlare. Scelse la scrittura come forma di comunicazione e indagine del mondo, noto per l’autobiografia, scritta a quattro mani con Massimo Tallone , intitolata “Il lottatore” (Golem Edizioni, 2019).

Laura Pompeo, Consigliera Regionale del Piemonte, ha voluto ricordarlo con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook: “Guido Nasi nasce a Torino nel 1982. Ragazzo intelligente, innamorato dell’astronomia e della bicicletta. Nel luglio 1999, durante una vacanza studio a Dublino, subisce un’aggressione per rapina: un colpo alla testa con una bottiglia di birra lo fa cadere in coma. L’emorragia cerebrale che segue segnerà per sempre la sua vita. La sua mente però è rimasta lucidissima, pensa, studia, scrive, osserva il mondo con ironia e profondità. Oggi Guido non c’è più. Resta la sua storia. Resta il suo sguardo sul mondo”.

Da tempo Guido Nasi soffriva di un parkinsonismo da trauma.

Mara Martellotta

Mirafiori va controcorrente e trascina la ripresa dell’auto in Italia

Stabilimenti auto: produzione a due velocità tra crisi e segnali di rilancio

Il sistema produttivo dell’automotive italiano sta vivendo una fase complessa e disomogenea. I più recenti numeri sulla produzione mettono in luce un settore che procede “a strappi”: da un lato impianti in forte sofferenza, dall’altro realtà che mostrano una capacità di reazione concreta. Il confronto con il 2024 evidenzia infatti forti differenze tra i principali stabilimenti.

La situazione più delicata riguarda Melfi, che subisce una contrazione molto pesante: la produzione crolla di quasi la metà (-47%). Si tratta di un ridimensionamento che pesa in modo significativo su uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno. Alla base del calo vi sono la debolezza del mercato, la riduzione degli ordini e una fase di transizione dei modelli in produzione, fattori che stanno incidendo anche sull’organizzazione del lavoro e sull’uso crescente degli strumenti di sostegno al reddito.

Anche Atessa mostra segnali di rallentamento, seppur meno drammatici: il sito abruzzese registra una flessione del 13%. La specializzazione nei veicoli commerciali non è bastata a compensare il raffreddamento della domanda europea, in un contesto reso ancora più incerto dal passaggio verso nuove motorizzazioni e tecnologie. Il risultato è una minore saturazione degli impianti e una gestione più prudente dei turni produttivi.

In questo scenario complesso spicca il dato positivo di Mirafiori, che va in controtendenza con un incremento del 16,5% rispetto allo scorso anno. Lo stabilimento torinese beneficia dell’introduzione di nuove linee, del posizionamento su modelli a maggiore valore aggiunto e dell’attenzione crescente per l’elettrificazione, dimostrando come investimenti mirati e scelte industriali coerenti possano tradursi in risultati concreti.

Il quadro che emerge è quello di una filiera in piena trasformazione, dove la capacità di adattarsi al cambiamento tecnologico e ai nuovi scenari di mercato fa sempre più la differenza. Se Mirafiori offre un segnale incoraggiante, Melfi e Atessa evidenziano invece la necessità di interventi strutturali, politiche industriali mirate e nuovi investimenti per evitare che le difficoltà si consolidino nel tempo.

La vera sfida dei prossimi mesi sarà quella di rendere la transizione un’occasione di rilancio complessivo, riducendo gli squilibri territoriali e tutelando occupazione e competenze, affinché la ripresa non resti un caso isolato ma diventi un percorso condiviso.

“Visite al buio” nei Musei cuneesi

Ritorna a Cuneo, con l’inizio del nuovo anno, “Musei all in”, esperienze gratuite presso il “Museo Diocesano”, “Casa Galimberti” e “Museo Civico”

Venerdì 9, 16 e 23 gennaio

Cuneo

Cosa significa muoversi nello spazio senza poter contare sulla vista? E come fare esperienza di uno spazio e di un patrimonio culturale utilizzando gli altri sensi? Sono queste le domande alla base della singolare, curiosa e lodevole iniziativa “Con-tatto in Museo” (visite al buio per tutti), nuovo appuntamento del Progetto “Musei all in–Tutti nei Musei di tutti” organizzato da “Noau”, l’“Officina Culturale” di Piazzale della Libertà della “Città degli Uomini di Mondo” (Totò, Principe De Curtis dixit), in collaborazione con l’“Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti” e l’“Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi” di Cuneo.

L’appuntamento, totalmente gratuito (con un approccio di rete all’interno del contesto territoriale della provincia di Cuneo) è in programma per i prossimi tre venerdì 916 e 23 gennaio (ore 1819 e 20) presso il “Museo Diocesano” (Contrada Mondovì, 15), il “Museo Casa Galimberti” (piazza Galimberti, 6) ed il “Museo Civico” (via Santa Maria, 10). L’iniziativa è aperta a tutti fino ad un massimo di 8 partecipanti per evento; l’iscrizione è obbligatoria su “Eventbrite” (in caso di disdetta, si prega di cancellare tempestivamente l’ordine per permettere a eventuali persone in lista di attesa di poter partecipare). Per maggiori info scrivere a info@noau.eu.

Spiega Simone Zenini, presidente della sezione cuneese dell’“UNIVoC”“Le esperienze al buio sono un modo per permettere alle persone vedenti di immedesimarsi in noi ciechi, per capire e condividere le nostre difficoltà ma anche per apprezzare ciò che ci circonda in un modo nuovo. Dopo le ormai tradizionali cene, siamo molto felici di poter collaborare con tutti i Musei della città di Cuneo proponendo le cosiddette ‘visite al buio’: un modo per scoprire un patrimonio storico-culturale ancora sconosciuto a molti, sensibilizzando al contempo il pubblico rispetto al tema del diritto all’accessibilità universale”.

Ma, nel concreto, come si svolgerà l’iniziativa? “A tutti i partecipanti – spiegano gli organizzatori – sarà proposta un’esperienza immersiva al buio, bendati, durante la quale affidarsi totalmente alla guida dei ‘volontari ciechi’ e del personale dei vari Musei, per scoprire in un modo unico spazi, oggetti e storie attraverso il tatto, l’udito, l’olfatto e … l’immaginazione”. Esperienza, si diceva, curiosa ma, soprattutto, lodevole in quanto tesa a stabilire contatti empatici con la “disabilità” e a comprendere quanto preziosa e doverosa sia la necessità di rendere condivisibile e universale la fruizione di ogni aspetto, sociale e culturale, del nostro vivere quotidiano.

Al termine di ogni esperienza, chi lo desidera potrà contribuire con un’offerta libera da devolversi alle sezione di Cuneo “UICI” e “UNIVoC”.

Nei mesi di ottobre e novembre dell’anno appena trascorso, si erano già svolti, per altro, i primi tre appuntamenti della rassegna, adatti anche ai bambini con disabilità o fragilità cognitive, in collaborazione con “Tree Polo Pediatrico”, mentre venerdì sabato e domenica 1213 e 14 dicembre scorsi, sempre nei tre Musei cittadini, si erano effettuate tre “esperienze inclusive” per persone sorde e udenti in collaborazione con la sezione cuneese dell’“ENS – Ente Nazionale Sordi” e del “CGSI – Comitato Giovani Sordi”.

Per ulteriori info: “NOAU – Officina Culturale”, Piazzale della Libertà 3, Cuneo; tel. 324/5955585 o www.noau.eu

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

Al teatro Gobetti debutta “Le Dieu du Carnage” di Yasmina Reza

Con la regia di Antonio Zavatteri

Dal 13 al 18 gennaio prossimo, sarà in scena al teatro Gobetti la commedia pluripremiata “Le Dieu du Carnage” di Yasmina Reza, con la regia di Antonio Zavatteri. Si tratta di un commedia pluripremiata che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo, a partire da Parigi, Londra e New York, diventata film di successo con la regia di Roman Polanski e continuamente riallestita. Il capolavoro di Yasmina Reza non finisce di divertire, di inquietante e irritare, sospesa com’è tra la satira violenta e un’empatica commiserazione per i suoi protagonisti. La commedia è stata scritta nel 2006 e ha mantenuto intatta la sua forza. Si tratta di un testo che ritrae l’interno borghese parigino, dove regna un’atmosfera compunta, cordiale e tollerante, che virerà in toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per risolvere da persone adulte u a questione che inizialmente pensano di minimizzare, una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di 11 anni. A poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, apertura mentale e correttezza politica si sgretolano, e sotto quelle maschere appare il ghigno di un nume efferato e oscuro che dalla notte dei tempi ci governa, il dio del massacro.

Teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino – 13-18 gennaio 2026 – info: martedì e giovedì ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ sabato ore 16 e ore 19.30/ domenica ore 16 – biglietteria: teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it  da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19, lunedì riposo.

Mara Martellotta

Il 2026 ci esorta alla storia e a trovare valori nazionali comuni

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

In giugno giungeremo all’ 80esimo anniversario della Repubblica, poca cosa rispetto alla stori , come ha detto  il presidente Mattarella nel suo messaggio di Capodanno   che nelle feste in piazza, promosse dai Comuni, nessuno ha pensato di far ascoltare insieme all’ Inno Nazionale. Qualche sindaco ha  fatto invece un suo discorsetto- fervorino  in piazza , totalmente da evitare  almeno a Capodanno che dovrebbe essere riservato alla parola del Capo dello Stato. Anche gli 85 anni del periodo monarchico sono un lasso di tempo altrettanto breve, malgrado la grande stagione del Risorgimento che gli storici accusano però proprio per la sua brevità (poco più di un decennio)  che non ha consentito un processo adeguato di unificazione. Vedere i due periodi contrapposti, che si elidono a vicenda, è  un modo errato di vedere la storia. Solo un politico fazioso come Franco Antonicelli che era un letterato e non uno storico, poté scrivere che la storia d’Italia ebbe inizio il 25 aprile o addirittura il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale. Un altro politico fazioso, Ferruccio  Parri, negò l’esistenza della democrazia prima della Repubblica e proprio all’Assemblea costituente fu Benedetto Croce a controbattere una tesi non veritiera e temeraria che ignorò la Monarchia parlamentare cavouriana e la riforma elettorale di Giolitti con l’introduzione del suffragio elettorale maschile. Lo stesso suffragio elettorale universale porta la firma del luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia. C’è oggi qualche nostalgico dei Savoia che vorrebbe una contrapposizione storica, ma si tratta di scorribande pseudo- storiche su Internet perché storici come Francesco Perfetti mai avvalorerebbero,  anche come allievi di De Felice, nuove vulgate. Certo la storia della Repubblica con la sua Costituzione e 80 anni di pace è diversa dagli 85 anni in cui ci sono stati due conflitti mondiali e una ventennale dittatura a cui è seguita la Rsi, la Resistenza, la guerra civile e la Guerra di Liberazione. Sono storie diverse che appartengono però  ambedue alla storia d’Italia. Scinderle impedisce di capirla nel suo faticoso e a volte doloroso iter complessivo. Nessun paese al mondo ha solo storie positive , neppure la Svizzera che ha evitato come la pestilenza le guerre. Rivoluzioni e controrivoluzioni sono costanti della storia del mondo. Anche la storia della Repubblica ha conosciuto periodi fortemente negativi come il terrorismo e non solo. Tagliare in due la mela significa cercare la semplificazione manichea. Ha osservato Giancristiano Desiderio che la storia d’Italia è  una, le forme di Stato sono state due. C’è da augurarsi che il 2026 sia l’occasione propizia per costruire le premesse di una storia se non condivisa, almeno non settaria. In tempi non facili trovare valori nazionali identitari diventa una necessità anche per stroncare le visioni violente della politica che portano ad assaltare scuole e giornali. Soprattutto ai giovani andrebbe imposto uno studio meditato  della storia, come voleva Foscolo. Ma anche i loro cattivi maestri dovrebbero riflettere sulle mistificazioni che hanno insegnato alla generazione Z e purtroppo non solo  a quella. La storia non va riscritta, va ristudiata con il distacco necessario, superando le ideologie tossiche che impediscono di analizzare il nostro passato col metodo storico di Chabod e di Bloch: capire prima di giudicare.

Tra un mese le Olimpiadi: l’appello dell’UNCEM 

“Manca un mese alle Olimpiadi, e dobbiamo lavorare affinché i Giochi Invernali, vent’anni dopo Torino, siano in montagne e paesi aperti, inclusivi per tutti e tutte – ha dichiarato Marco Bussone, presidente nazionale UNCEM – Cortina e il Cadore per tutte e tutti non chiuse. Vale per tutte le località che ospiteranno le discipline, in particolare per le comunità che vivono e operano nei territori in cui si svolgono le competizione. La montagna deve essere aperta e inclusiva. A due decenni dal 2006, sembra assopito un tema centrale, ovvero come le montagne stiano insieme alle città. Senza valli alpine, Milano non potrebbe ospitare le Olimpiadi invernali, ma pecca un po’ a non riconoscerlo. Serve un ragionamento culturale vero, alto e profondo, che arrivi in Parlamento, una spinta politica e istituzionale, affinché le città assopite nella loro crescita e nei loro problemi, superino le distrazioni verso le aree montane, e questo vale in Veneto come in Lombardia. Si parla poco di Giochi Olimpici invernali, ancora, ma a un mese dall’inizio non si parla dei legami tra i sistemi territoriali e i flussi. Si tratta di un bel problema. Nessuno neghi le sinergie, e trovi il modo per costruirle, operative e visionarie. La Francia, con Alpi 2030, ci sta lavorando da tempo, hanno già parlato delle Alpi, a differenza nostra”.

Mara Martellotta

Indennità di pronto soccorso: siglato l’accordo

“Un grande risultato”: queste le parole espresse congiuntamente dall’Assessore alla Sanità Federico Riboldi e dalle organizzazioni sindacali a margine dell’accordo siglato al Grattacielo tra la Regione, Azienda Zero e le organizzazioni sindacali Cisl- FP, Fials, Nursind e Nursing Up che hanno sottoscritto il contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024.

“L’accordo siglato – commenta l’assessore Riboldi – è il frutto di un lungo lavoro e di un confronto costante con le sigle sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale. Ora il nostro lavoro prosegue per una riforma complessiva che dia risposte adeguate al personale sanitario impegnato in un contesto delicato e complesso”.

Con l’accordo, è stato incrementato per tutti i beneficiari il valore delle indennità, differenziato le quote tra i profili, cosi come previsto dal nuovo contratto nazionale ed è stata ampliata la platea dei beneficiari.

I nuovi valori dell’indennità partiranno dal 1° gennaio 2024 con i relativi arretrati: in totale, saranno ripartite risorse per oltre 48 milioni di euro di fondi ministeriali, per le annualità 2024, 2025 e 2026.

Soddisfazione per l’accordo è stata espressa dai sindacati firmatari: “E’ un grande risultato ed una grande risposta al personale che opera in questi delicati e complicati contesti che si è determinata grazie alla volontà e al lavoro di entrambi le parti negoziali”- dichiarano Alessandro Bertaina (Cisl Fp), Francesco Coppolella (Nursind), Claudio Delli Carri (Nursing Up) e Daniele Baldinu ( Fials).

Pressione fiscale e inflazione, valori economici a doppia faccia

A cura di lineaitaliapiemonte.it

Di Carlo Manacorda

Pressione fiscale e inflazione si presentano con valori economici diversi a seconda che si calcolino con regole matematiche o facendo riferimento alla realtà quotidiana. E, ovviamente, sempre a svantaggio dei cittadini. Un breve vademecum che mostra perchè la pressione fiscale “reale”, così come il valore dell’inflazione “percepita”, è ben superiore a quella ufficiale

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