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Architettura che resta: quando il progetto diventa memoria urbana

ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

L’articolo della rubrica di oggi è dedicato alla figura dell’architetto, a quel ruolo spesso silenzioso ma determinante che nel tempo modella le città, ne rispetta la storia e ne accompagna le trasformazioni. In particolare, vogliamo soffermarci su una professionista che si è distinta nel panorama torinese per rigore, sensibilità e visione: Ornella Vignolo Lutati.

Torino è una città fatta di stratificazioni: barocco, liberty, neoclassico convivono in un equilibrio delicato, che richiede competenza e misura ogni volta che si interviene sul patrimonio costruito. In questo contesto, l’architettura non è mai solo tecnica, ma un atto culturale. È proprio su questa linea sottile — conservare senza congelare, trasformare senza tradire — che si è mosso per oltre quarant’anni il lavoro di Vignolo Lutati.

Fedele al principio del “conservare per valorizzare”, ha dedicato la sua attività al recupero e al riuso di edifici storici, affrontando il progetto con un’attenzione quasi maniacale per materiali, finiture e proporzioni. Un approccio che non cercava protagonismi, ma continuità: far dialogare il passato con le esigenze dell’abitare contemporaneo, senza mai forzare l’identità originaria degli spazi.

Tra gli interventi che meglio raccontano questo metodo spiccano alcuni palazzi storici di via della Rocca e via Mazzini, luoghi emblematici del centro torinese. Qui il progetto diventa esercizio di equilibrio: recuperare decori, strutture e volumi storici restituendo agli edifici una funzione attuale, viva, capace di inserirsi nel tessuto urbano senza stonature. Non semplici restauri, ma operazioni di rigenerazione colta, in cui ogni scelta progettuale è frutto di studio, rispetto e misura.

Il contributo di Ornella Vignolo Lutati va letto proprio in questa chiave: non nell’eccezionalità dell’oggetto architettonico, ma nella qualità diffusa del paesaggio urbano che ha contribuito a preservare. Un’architettura che non si impone, ma accompagna; che non cancella, ma interpreta.

Raccontare oggi il suo lavoro significa ricordare quanto sia fondamentale il ruolo dell’architetto nella costruzione della memoria collettiva di una città. Perché Torino non è solo fatta di grandi opere o nuovi interventi, ma anche — e soprattutto — di chi ha saputo prendersi cura dei suoi edifici storici con competenza, rigore e profondo senso civico. Un’architettura che resta, perché capace di attraversare il tempo.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

John Elkann, pronta la richiesta della procura di rinvio a giudizio per l’eredità Agnelli

La Procura di Torino ha predisposto la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero nell’ambito dell’indagine legata alla complessa vicenda dell’eredità di Gianni Agnelli. L’iniziativa arriva dopo che il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’imputazione coatta, respingendo in parte la precedente richiesta di archiviazione avanzata dai magistrati.

Al centro del procedimento vi sono due ipotesi di reato di natura fiscale che, secondo la valutazione del giudice, non possono essere considerate assorbite dall’accusa di truffa, come invece sosteneva inizialmente la Procura. Questa impostazione potrebbe avere conseguenze rilevanti per il presidente di Stellantis, che ora rischia di non poter accedere alla messa alla prova, istituto che consente l’estinzione del reato attraverso lo svolgimento di lavori di pubblica utilità.

Lo scorso luglio, Elkann – in qualità di vertice di Exor – aveva già versato 183 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per sanare gli effetti delle contestazioni fiscali e tentare così di accedere ai benefici previsti dalla normativa. Con le nuove contestazioni, tuttavia, lo scenario potrebbe ora orientarsi verso l’apertura di un vero e proprio processo.

Il presidente della Camera di Commercio Massimo Cipolletta ospite  di Dumsedafe

Ricominciano gli incontri con Dumsedafe, lunedì 12 gennaio 2026, ore 12,30, presso le sale storiche Unione Industriali di Torino, sarà ospite Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino affiancato da Guido Bolatto, segretario generale della stessa istituzione.

È la prima volta che abbiamo l’opportunità di confrontarci con l’apice di una istituzione di altissimo profilo socio-economico, quale appunto è la Camera di Commercio” spiega Piero Gola. Siamo grati all’ingegner Claudio ARTUSI – manager torinese con grande e prolungata esperienza in ambito milanese-lombardo quanto a iniziative che presuppongono sinergie tra pubblico e privato – ad averci sensibilizzato sul ruolo ricoperto dalla Camera di Commercio di Milano per il recente significativo sviluppo dell’economia lombarda”.

Gola, inoltre, ringrazia l’economista Mauro ZANGOLA, già direttore per 37 anni del Centro Studi dell’Unione Industriali di Torino, per aver fornito diversi spunti di riflessione suscettibili di approfondimento nel corso dell’imminente incontro e auspica la partecipazione attiva dei vertici dei comparti produttivi evocati nella denominazione stessa della “Camera di Commercio”.

L’incontro sarà moderato dal dottor Pier Paolo LUCIANO, già caporedattore e responsabile dell’edizione torinese di Repubblica.

In data 22 marzo 2021, il dottor Guido BOLATTO, aveva gia’ intrattenuto gli ospiti di Dumsedafe con una articolata, quanto eccellente, relazione consultabile sul sito della Camera di Commercio.

Chi desidera partecipare puo’ prenotare, entro le ore 12 di venerdì 9 gennaio 2026, con presentazione del modulo sul sito www.dumsedafe.it.

A Torino torna il clima olimpico con l’arrivo della torcia dei Giochi 2026

Torino respirerà nuovamente per qualche ora il clima olimpico del 2006, accogliendo il ritorno della Torcia nel capoluogo piemontese domenica 11 gennaio 2026. La città della Mole sarà il traguardo della trentacinquesima tappa italiana del Viaggio della Fiamma, un percorso che coinvolge complessivamente 25 comuni del Piemonte e 4 siti UNESCO. Prima capitale d’Italia, Torino rappresenterà la destinazione conclusiva della giornata, suggellando un itinerario che, nell’arco di due mesi, attraversa tutte le regioni e le 110 province del Paese.

La tappa 35 seguirà l’asse Bra – Alba – Asti – Moncalieri – Torino, con passaggi scanditi da orari precisi: Bra alle 08:25, Alba alle 09:40, Asti alle 11:35, Moncalieri alle 13:50 e arrivo a Torino previsto alle 19:30. Già a partire dalle 17:00, Piazza Castello si animerà con un evento aperto al pubblico che trasformerà lo spazio urbano in un luogo di racconto e partecipazione: un Master of Ceremony accompagnerà i presenti tra narrazione, musica e momenti di intrattenimento dedicati al viaggio della Fiamma Olimpica. Nel corso del pomeriggio sono previsti interventi istituzionali e la presentazione dei partner ufficiali con iniziative speciali, mentre il momento più atteso arriverà alle 19:00 con l’ingresso dell’ultimo tedoforo, seguito alle 19:30 dall’accensione del braciere, simbolo di continuità tra passato e futuro, tra sport e territorio, in vista di Milano Cortina 2026. A portare la Torcia saranno alcune e alcuni dei 10.001 tedofori e tedofore del Viaggio della Fiamma, tra cui Federico Basso, Marina Lubian, Carlotta Gilli e Francesco “Pecco” Bagnaia, protagonisti di una staffetta che unisce sport, istituzioni e comunità lungo tutto il Paese.

La fiamma olimpica passa davanti alla Mole Antonelliana e al Museo Nazionale del Cinema domenica  tra le 18 e le 18.30

Domenica 11 gennaio , tra le 18 e le 18.30, la fiamma olimpica passerà davanti alla Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema, per poi approdare in piazza Castello. Proprio davanti al Museo Nazionale del Cinema vi sarà il bacio delle torce con il cambio di testimone tra due tedofori. Si tratta di un momento molto suggestivo che ricorda quello di venti anni fa quando, in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006, fu l’allora direttore del Museo Alberto Barbera a portare la fiamma olimpica al Museo Nazionale del Cinema.

“È per noi un onore che la torcia delle Olimpiadi passi di nuovo davanti al Museo Naionale del Cinema e alla Mole Antonelliana – hanno sottolineato Enzo Ghigo e Carlo Chatrian , rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema. Noi saremo lì con il comitato di gestione del museo a rappresentare non solo l’istituzione, ma anche a rendere omaggio a uno degli eventi sportivi più importanti al mondo”.

Mara Martellotta

Scontro tra tre auto a Chieri: statale paralizzata, conducenti in ospedale

Incidente triplo sulla Strada Statale 10: i conducenti finiscono in ospedale. È successo intorno alle 9.20 di oggi in via Padana Superiore a Chieri, vicino al confine con Riva. Le vetture erano tre – una Fiat Panda, una Hyundai e una Toyota – con danni gravi. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco e il personale della Croce Rossa di Chieri per trasportare i conducenti in ospedale. Fortunatamente nessuno di questi è in gravi condizioni. Sul luogo è intervenuta la polizia locale per ricostruire la dinamica e deviare il traffico in tilt.

VI.G

Partito Liberaldemocratico con i manifestanti per la libertà del popolo iraniano

Il Partito Liberaldemocratico della regione Piemonte ha partecipato ufficialmente ieri, ad
una manifestazione tenuta in piazza Carignano, tramite una delegazione di dirigenti
regionali, portando ed esibendo la propria bandiera, unico partito presente ufficialmente.
La delegazione ha portato il saluto della comunità degli iscritti ed in particolar modo del
Segretario Regionale Barbara Baino. Durante l’intervento è stato fatto notare come un
gesto così normale e quotidiano come quello di portare i saluti di un’organizzazione
guidato da una donna, che in Occidente diamo per scontato; in Iran, oggi, sia impossibile,
perché alle donne è impedito di esprimersi liberamente, letteralmente senza veli.
È stato ricordato l’errore compiuto negli ’70 del secolo scorso, quando abbiamo dato
rifugio a Khomeyni, nella patria dell’Illuminismo, e molti, troppi si sono recati da lui per
omaggiarlo ed ossequiarlo, legati tutti dall’odio per l’Occidente che pur li ha protetti e
gli ha garantito il diritto di esprimersi. Dopo il suo rientro in Iran fu evidente, a chiunque
fosse in buona fede, che rappresentava non la liberazione di un popolo ma la sua più
feroce oppressione. Ma non tutti hanno capito ed infatti ieri non erano presenti gli
organizzatori di inutili ed ipocrite flottiglie e soprattutto mancavano le femministe della
schwa; eppure, in Iran si combatte una duplice battaglia, per la libertà di un popolo e
l’uguaglianza dei diritti per le donne.
Proprio perché per noi Liberaldemocratici i diritti dell’individuo sono al centro del nostro
agire politico, auguriamo al popolo iraniano di combattere quest’ultima battaglia per la
vittoria e la libertà.

Partito Liberaldemocratico

Laura Pompeo, dieci anni in politica tra vittorie e colpi bassi

Un percorso che mi ha resa determinata senza mai rinunciare al sogno di un futuro migliore.

Già assessora alla Cultura della Città di Moncalieri per il Partito Democratico, nel 2024 Laura Pompeo è stata eletta Consigliera regionale del Piemonte. In questa intervista racconta il suo primo anno in Regione, l’eredità lasciata nel precedente incarico e celebra dieci anni di impegno politico.

Consigliera Pompeo, com’è stato per lei il 2025? Cosa si è lasciata alle spalle?

Si è appena chiuso un anno importante, quello del rodaggio come Consigliera regionale. Un periodo intenso che coincide anche con un anniversario significativo: dieci anni fa ho iniziato a fare politica attiva, candidandomi alle elezioni comunali e diventando Assessora a Cultura, Turismo, Pari Opportunità ecc.  nella mia città d’origine, Moncalieri, il quinto centro urbano del Piemonte. 

Cosa le ha insegnato la politica?

È stata una scoperta profonda anche a livello personale. Ho  sviluppato una determinazione e un’ audacia di cui non ero consapevole. Amministrare la propria comunità, lavorando per il bene comune, è un’esperienza intensa e formativa. Ognuno di noi riceve molto dalla società ed è fondamentale – penso –  restituire, impegnandosi ogni giorno.

Così ho fatto. Questa dedizione mi ha fatta crescere sia politicamente sia sul piano amministrativo. Nel 2018 è arrivata anche la candidatura al Parlamento nazionale, con un riscontro molto significativo, che mi ha spinta ad allargare il campo d’azione. Nel 2020 mi sono ricandidata a Moncalieri, in piena pandemia, risultando la più votata con circa mille preferenze, il miglior risultato nella storia della città. I cittadini hanno premiato il lavoro svolto e la presenza costante sul territorio, fatta di ascolto attento.

A Moncalieri ha lasciato eredità importanti.

Tra i tanti risultati raggiunti, durante il mio mandato ho lavorato  all’acquisizione e all’apertura del Parco del Castello Reale (bene UNESCO), alla vittoria di vari bandi tra cui un bando PNRR che ci ha collocati tra i primi Comuni in Italia. Ho operato per una radicale trasformazione della Biblioteca civica e, come presidente dello SBAM – Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana Torinese, ho lavorato per la creazione di  BI.TO., il sistema bibliotecario che integra le circa 80 biblioteche dello SBAM e le Biblioteche Civiche Torinesi, oggi uno dei più estesi del Paese. Sempre   agendo in rete, modalità che  ha caratterizzato i nove anni da assessore, su tutti i fronti. 

Nel 2024 è arrivata l’elezione in Consiglio regionale del Piemonte.

Sì, dopo una battaglia molto faticosa, in cui non sono mancati colpi bassi. Proprio per questo la vittoria è stata ancora più apprezzata, una grande affermazione. 

Il compito da Consigliere regionale certamente e’ molto diverso dal ruolo esecutivo che avevo in precedenza: si tratta di un ruolo legislativo e di programmazione. Non ho però mai perso il contatto quotidiano con le persone, con le associazioni e con le diverse realtà dei territori: e’ parte essenziale delle mie giornate. 

Il lavoro richiede preparazione continua: studio molto e approfondisco. Mi occupo soprattutto di cultura, scuola, valorizzazione dei territori, turismo, sanità – in particolare nell’area a sud di Torino – ambiente, tutela degli animali. Oggi il focus è forte anche sulle crisi economiche aziendali, tema su cui ho predisposto una proposta di legge.

Cosa le piace di questo nuovo ruolo?

Cito spesso David Sassoli, un grande politico scomparso troppo presto, che intendeva la politica come cura, coraggio e sogno. Per me l’impegno politico è questo: costruire una società migliore. È ciò che cerco di fare ogni giorno.

Come archeologa ho imparato a lavorare con metodo scientifico, senza spazio per la superficialità: un approccio che porto con me anche nella politica.

Maria La Barbera

I funerali di Ornella Vignolo, ustionata nell’incendio in corso Re Umberto

Ornella Vignolo, 81 anni, vittima dell’incendio  divampato nell’appartamento di un palazzo di corso Re Umberto 32 il 16 dicembre scorso, a Torino, non ce l’ha fatta ed è venuta a mancare nella giornata del 3 gennaio scorso al Cto, presso il quale era stata trasportata dai sanitari 118 dell’Azienda Zero, a seguito dell’intervento dei Vigili del Fuoco.

Nella mattinata di oggi si sono svolti i funerali nella Parrocchia torinese Beata Vergine delle Grazie, in Crocetta.

Mara Martellotta

Il lungo viaggio di Orazio Gentileschi, tra capolavori, processi e corti europee

Sino al 3 maggio, nelle sale di Palazzo Chiablese

Un pittore in viaggio”, da Pisa dove era nato nel 1563 a Roma presso uno zio che era capitano delle Guardie di Castel Sant’Angelo e a cambiare il primo nome di Orazio Lomi, poi le Marche e Genova su invito del giovane patrizio Antonio Sauli, prezioso committente, la Torino di Carlo Emanuele I e l’anno trascorso nella Parigi di Maria de’ Medici, l’incontro con il Duca di Buckingam, potente favorito di Carlo I d’Inghilterra, che lo spinge, lui sessantatreenne, a raggiungerlo a Londra, dove avrà (il 31 gennaio 1628) una rendita annuale di cento sterline e dove si tratterrà sino alla morte, nel 1639. Una vita, quella di Orazio Gentileschi, uomo artista padre amico imputato cortigiano, destinata a trascorrere tra le diverse corti d’Europa, a proporre l’arte sua nella continua ricerca di un incarico stabile e fortunato, a reclamare per se stesso – ma non soltanto: “mi ritrovo una figliuola femina con tre altri maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non vi sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere, che forse principali Mastri di questa professione non arrivano al suo sapere, come a suo luogo e tempo farò vedere a Vostra Altezza Serenissima”, scriveva alla Granduchessa di Toscana nel luglio del 1612, facendole un piccolo ritratto delle doti pittoriche di Artemisia – quei riconoscimenti che una lunga professione gli davano ormai per largamente acquisiti. “Il suo spirito è di ricercatore, il suo temperamento è di vagabondo”, l’avrebbe tramandato nel 1916 Roberto Longhi nel suo “Gentileschi padre e figlia”, di lui avrebbero ancora trattato scrittrici insigni, sebbene di riflesso, filtrando i ricordi e le tante storie attraverso gli occhi di Artemisia, tra romanzo e saggio, Anna Banti (nel ’47, dopo la prima stesura di tre anni prima andata persa tra le macerie del conflitto, a delineare con l’arte i rapporti non sempre felici con il padre, “vittima pregiudizialmente dannata” l’avrebbe definita Gianfranco Contini), Alexandra Lapierre e una appassionata Melania Mazzucco, appassionata in un self-portrait a rivendicare il desiderio d’affermazione e di libertà pittorica della giovane pittrice romana.

Quello di Orazio non è soltanto un percorso attraverso le strade dell’Europa. È una strada ad ampie tappe, saggiate e messe in opera, felicemente, un punto di partenza che guarda al Manierismo elegante di fine Cinquecento per avvicinarsi a un naturalismo caravaggesco grazie a un puro linguaggio luministico – negli ultimi passi della mostra lo straordinario “Mosè salvato dalle acque” (1633), dipinto per Filippo IV di Spagna, opera “chiara e preziosa”, di grande “grazia compositiva”, un conclave femminile dove l’attenzione ai colori e il loro intersecarsi si riverberano nelle vesti sontuose, dove l’epoca antica di riveste di contemporaneità, dove pettinature e diademi e gioielli tendono al capolavoro, “per poi approdare a una pittura di raffinata eleganza e vibrante cromia, sempre contraddistinta da una cifra personale”, leggiamo in uno dei quadri riassuntivi che ci accompagnano esaurientemente nella visita. Una dolcezza e una raffinatezza che entrano in conflitto con un carattere scontroso e un comportamento troppe volte burbero, fiero e lontano dal mondo, avverso: possiamo credere al nemico di sempre Giovanni Baglione, “se Horatio Gentileschi fusse stato di umore più pratticabile, hauerebbe fatto assai buon profitto nella virtù, ma più nel bestiale, che nell’humano egli dava”, possiamo a maggior ragione credere a quel ritratto con cui Antoon van Dyck – i due artisti s’incontrarono prima a Genova per rivedersi alla corte londinese di Carlo I – ce lo tramanda, avvolto nella sontuosa cappa e con quel sopracciglio alzato che vorrebbe d’un colpo intimorire il mondo.

Una strada a cui la mostra torinese – nelle sale di palazzo Chiablese sino al 3 maggio, suddivisa in dieci sezioni, con la curatela di Annamaria Bava e Gelsomina Spione, prodotta e organizzata dai Musei Reali di Torino e da Arthemisia, promossa dal Ministero della Cultura e dall’Università torinese nell’ambito di Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 – vuole rendere giustizia piena e portare l’artista a riappropriarsi del ruolo che gli spetta, rivalutare ancor più, dopo l’appuntamento allo scadere del secolo scorso suddiviso tra la National Gallery di Londra, il Museo di Bellas Artes di Bilbao e il Museo del Prado di Madrid, dopo quello che vedeva ad inizio del nuovo millennio le esposizioni di Roma e New York e Saint Louis, una delle figure principali del Seicento e il suo talento, con un’attenta selezione di opere che lo pongono altresì a confronto con differenti nomi della sua epoca, non soltanto Caravaggio, ma il fratello Aurelio (“Adorazione del Magi”, 1613 circa, su commissione di Amedeo Dal Pozzo, marchese di Voghera, per la chiesa di San Domenico di Biella) e la figlia Artemisia (“La conversione di santa Maria Maddalena”, 1613/1615, dagli Uffizi, più nobildonna in quella veste di lucente seta gialla che santa posta sugli altari, unico oggetto di vanità lo specchio a lato realisticamente allontanato mentre il personaggio di Caravaggio, alla Doria Pamphilj, in completo abbandono e in una veste meno appariscente, ha sparso ai suoi piedi collane monili e profumi: certo è a questa più vicina la “Maddalena” della collezione Sursock di Beirut, primi anni dei seicenteschi anni Trenta, un dialogo intimo tra la santa e l’Eterno, opera danneggiata nella grande esplosione che nel ’20 ha sconvolto la capitale e splendidamente restaurata), Simon Vouet e van Dyck (in mostra, il ritratto dei tre figli maggiori del sovrano inglese del 1635, oggi alla Sabauda), Guido Reni con il “Martirio di Santa Caterina” (dal Museo Diocesano di Albenga: tela realizzata nel 1601 per il banchiere Ottavio Costa, colto collezionista, dove il pittore bolognese reinterpreta e attenua i contrasti chiaroscurali e la fisicità caravaggeschi, dove forse ha guardato alla remissività e all’irruenza del “Martirio” della Cappella Contarelli) e lo stesso Baglione.

Opere che giungono, oltre che da collezioni private, dal Vaticano (“Giuditta e Abra con la testa di Oloferne”, di inizio anni Venti, in cui il padre sceglie soluzioni meno cruente confrontate con quelle di Artemisia, visibilissimo zampillare di sangue, legittima giustiziera la ragazza nel decollare ipso facto quel condottiero assiro che nella memoria le faceva ancora una volta mulinare nella mente la violenza di Agostino Tassi) e da Firenze, da Roma (palazzo Spada e palazzo Barberini), dal Louvre e dal Prado, dai Musei Nazionali di Genova (“Sacrificio d’Isacco”, con una importante diagonale di personaggi a dividere luce e oscurità) e dai Musei d’Arte Antica di Bologna, dal Sursock Palace di Beirut, dalla Sabauda torinese: dove abbiamo la fortuna di avere esposto quello che è uno dei capolavori oggi in mostra, uno dei vertici dell’arte dell’artista, quella “Annunciazione” che egli inviò nel 1623, da Genova tramite il figlio Francesco, a Carlo Emanuele I, con una lettera datata 24 aprile, dove ricorda i suoi precedenti servizi per il duca, nel tentativo che risulterà infruttuoso d’accattivarsi i suoi favori. Smaccato ossequio ai Savoia che si erano fregiati dell’ordine cavalleresco dell’Annunziata, opera piena di grazia e devozione e obbedienza, a iniziare dalla minuta scenografia della stanza alla postura della Vergine che, mentre stringe un lembo del mantello, rivolge in un misto di molteplici commozioni la mano verso l’Arcangelo: opera posta accanto a un’altra “Annunciazione”, quella della Basilica di San Siro a Genova, dell’anno precedente, su commissione di Antonio II Grimaldi Cebà in occasione delle proprie nozze, di formato più ridotto, di minor scelta dei colori, di piccole differenze (i piedi della Vergine, le finestre di diverso taglio e fattura), o di grandi, come quel tendaggio rosso che l’anno successivo avrebbe illuminato e reso assai più ricca la scena intera.

Senza dimenticare, tra lo svolgersi delle opere, tra religiosità e coloriture, tra affanni e incomprensioni, tra successi e richieste, i due processi della vita di Orazio: non soltanto quello per diffamazione (“per invidia”) del 1603 che vedeva il Baglione da un lato e gli accusati Caravaggio e Gentileschi dall’altro, uno spaccato d’epoca in cui sono coinvolti altri pittori e frequentatori con le loro curiose testimonianze e le loro rime irrispettose – “Gioan Bagaglia tu non sai un ah/ le tue pitture sono pituresse/ volo vedere con esse/ che non guadagnara/ mai una patacca/ che di cotanto panno/ da farti un paro di bragesse/ che ad ognun mostrarai/ quel che fa la cacca…”; e quello, di molto più doloroso e di lunga durata, che si svolge tra umilianti interrogatori e torture e deposizioni – il sarto, la lavandaia, il barbiere, il locandiere, il vicino di casa, la servitrice e il negoziante di colori di via del Corso, il mesticatore di blu oltremare -, contro il collega e fino a ieri stretto collaboratore, in Quirinale e nel Casino Borghese, Agostino Tassi, che fu riconosciuto colpevole dello stupro di Artemisia il 27 novembre 1612, unito alla corruzione dei testimoni e alla diffamazione di Orazio: su domanda del giudice Gerolamo Felice scelse l’esilio (l’opzione erano cinque anni di lavori forzati), fuori del territorio del Papato: ma che non scontò mai effettivamente la pena. Artemisia si sposò due giorni dopo con il pittore Pierantonio Stiattesi, più una scelta di Orazio che sua.

Elio Rabbione

Nelle immagini: di Orazio Gentileschi, al centro e a destra, l’”Annunciazione” di Torino e di Genova; “Giuditta e Abra con la testa di Oloferne”, Pinacoteca dei Musei Vaticani; “Sacrificio di Isacco”, Musei Nazionali di Genova; “Mosè salvato dalle acque”, Museo Nazionale del Prado, Madrid.

Transizione ecologica, più verde nei Comuni piemontesi

La Giunta regionale approva la misura per la transizione ecologica proposta dall’assessore Marnati

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato, su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati, una delibera che prevede il finanziamento di progetti finalizzati al rafforzamento della tutela della natura, della biodiversità e delle infrastrutture verdi, nonché alla riduzione delle diverse forme di inquinamento negli ambiti urbani.

La dotazione finanziaria complessiva ammonta a 30 milioni di euro, destinati a sostenere interventi che migliorino la qualità ambientale delle città piemontesi, promuovendo modelli di sviluppo più sostenibili e resilienti.

Le risorse sono ripartite tra Fesr – Fondo europeo di sviluppo regionale (40%), Stato (42%) e Regione Piemonte (18%). I contributi, erogati sotto forma di sovvenzione sulla base delle spese effettivamente sostenute, sono riservati esclusivamente agli enti pubblici e mirano a supportare le amministrazioni locali nella programmazione e nella realizzazione di interventi capaci di rendere i centri urbani più sostenibili e adattabili alle sfide ambientali.

Con il provvedimento è stata approvata la scheda tecnica della Misura “Interventi per l’adattamento degli ambiti urbani per la riduzione delle emissioni inquinanti”, inserita nel Programma regionale Fesr 2021/2027, nell’ambito della Priorità II “Transizione ecologica e resilienza”. L’iniziativa è orientata in particolare al miglioramento della qualità dell’aria e alla vivibilità dei centri abitati.

«Con l’approvazione di questa scheda tecnica facciamo un passo decisivo verso la transizione ecologica delle nostre città – dichiara l’assessore all’Ambiente Marnati -. Stanziamo 30 milioni di euro, risorse importanti e concrete che la Regione mette a disposizione degli Enti Pubblici per combattere l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno. L’obiettivo è chiaro: dobbiamo rendere i nostri centri urbani più resilienti e sani. Intervenire sugli ambiti urbani con infrastrutture verdi e soluzioni innovative per ridurre le emissioni non è solo un obbligo europeo, ma una priorità assoluta per la salute dei cittadini e per la tutela del territorio. Vogliamo supportare le amministrazioni locali affinché possano realizzare opere che abbiano un impatto reale e immediato sulla vita delle comunità. Questa Giunta conferma, ancora una volta, il suo impegno per uno sviluppo sostenibile che guardi al futuro del Piemonte»

La misura, in coerenza con gli obiettivi di mobilità sostenibile e rigenerazione urbana e in attuazione del Piano regionale della qualità dell’aria, finanzierà una serie di interventi promossi dai Comuni piemontesi per il miglioramento della qualità dell’aria, con particolare riferimento alle polveri sottili e agli ossidi di azoto. Gli interventi sono finalizzati alla promozione di una mobilità attiva, sicura, integrata e attrattiva, contribuendo al rientro, nel più breve tempo possibile, dei valori degli inquinanti entro i limiti previsti, anche in sinergia con le misure nazionali.

Le azioni previste permetteranno di ridurre le emissioni derivanti dal traffico veicolare e di limitare l’esposizione degli utenti più vulnerabili all’inquinamento di prossimità, favorendo al contempo l’uso di modalità di spostamento alternative all’auto privata e riducendo la congestione stradale, soprattutto nelle ore di punta, con un conseguente consolidamento dell’uso della bicicletta negli ambiti urbani.

Sono ammissibili progetti che prevedano interventi infrastrutturali di ridisegno degli spazi pubblici in prossimità di poli attrattori urbani, come scuole e aree pubbliche. Tra le opere finanziabili rientrano la definizione, la riorganizzazione e la segnalazione delle aree soggette a limitazioni per i veicoli più inquinanti, l’installazione di segnaletica verticale, l’istituzione o l’estensione di aree pedonali e di zone con limite di velocità a 30 km/h.

La misura comprende inoltre la trasformazione di piazze, parchi, giardini e aree gioco, la creazione di scuole car-free mediante percorsi pedonali e ciclabili casa-scuola, l’attivazione di iniziative per gli spostamenti sicuri verso gli istituti scolastici (come pedibus e bike to school), l’estensione e l’efficientamento delle corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale e la realizzazione di nuovi percorsi ciclabili urbani.

Tra gli interventi finanziabili rientrano anche la deimpermeabilizzazione del suolo e la realizzazione di nuove infrastrutture verdi, funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Le risorse saranno assegnate a partire dal 2026 fino al 2030, assicurando una programmazione pluriennale degli interventi. La Giunta ha inoltre previsto uno stanziamento aggiuntivo di 189.591,36 euro per l’assistenza tecnica necessaria alla gestione della Misura. I contributi potranno coprire fino al 90% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 630.000 euro per i piccoli Comuni e di 1,8 milioni di euro per i capoluoghi e per i Comuni con oltre 10.000 abitanti.

I fondi, ripartiti tra Unione europea, Stato e Regione, saranno assegnati tramite bando a sportello. La gestione della Misura è affidata alla Direzione regionale “Ambiente, Energia e Territorio”, attraverso il settore “Qualità dell’Aria e Innovazione Tecnologica per l’Ambiente”, che curerà la predisposizione del bando attuativo, la definizione delle procedure per la presentazione delle domande e la selezione degli interventi secondo i criteri approvati dal Comitato di Sorveglianza del Pr Fesr 2021-2027, garantendo trasparenza e coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile della Regione Piemonte.