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Torino, Usic: “Carabinieri salvano uomo in arresto cardiaco”

“FORMAZIONE BLSD STRUMENTO ESSENZIALE”

“Nel primo pomeriggio del 17 febbraio 2026, nei pressi della stazione ferroviaria di Torino Lingotto, i Carabinieri impegnati in un servizio congiunto con personale GTT sono intervenuti tempestivamente per soccorrere un uomo colto da improvviso arresto cardiaco mentre attendeva l’autobus.
I militari, notata la gravità della situazione, hanno agito con prontezza e perfetto coordinamento: uno ha avviato immediatamente il massaggio cardiaco, un altro ha allertato il Numero Unico di Emergenza 112, mentre il terzo ha recuperato il defibrillatore semiautomatico presente in stazione, riuscendo contestualmente a individuare due medici che si trovavano nello scalo ferroviario.
L’utilizzo tempestivo del DAE, unitamente alla continuità delle manovre di rianimazione, ha consentito di ripristinare il battito cardiaco prima dell’arrivo dei sanitari del 118. All’arrivo dei soccorsi, l’uomo aveva già ripreso a respirare autonomamente ed è stato successivamente trasportato d’urgenza in ospedale dopo la stabilizzazione.
Questo episodio dimostra quanto la formazione tecnica rappresenti un valore aggiunto fondamentale per il personale dell’Arma. Per tale ragione riteniamo necessario potenziare ulteriormente l’offerta formativa, certificando attraverso il Centro di Formazione BLSD dell’Arma il maggior numero possibile di militari. Ogni Carabiniere deve essere messo nelle condizioni di poter intervenire efficacemente per salvare una vita umana. La preparazione tecnica, unita alla presenza capillare sul territorio, rende l’Arma dei Carabinieri un presidio insostituibile non solo per la sicurezza, ma anche per la tutela della salute della collettività”.
Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

La partecipazione delle donne alla crescita dell’Italia

L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del paese” è stato il tema dell’incontro tenutosi  nella Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte su iniziativa della Consigliera di parità nazionale in collaborazione con la Consigliera di parità regionale.

Al centro dell’evento i contenuti della prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, che fornisce un quadro conoscitivo sui rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, sull’utilizzo dei congedi sugli esoneri contributivi, sulla convalida delle dimissioni dei neogenitori e riporta informazioni relative alla sicurezza sul lavoro declinata in ottica di genere, al contrasto delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro, al sostegno alle donne vittime di violenza.

Al saluto introduttivo dell’assessore regionale Marco Gabusi sono seguiti gli interventi di Chiara Cerrato, consigliera di Parità della Regione Piemonte, Stefano Marconi, direttore interregionale Centro dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale Ordine dei Consulenti del lavoro, Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte, Cesarina Manassero, presidente della Commissione Pari opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Torino, Riccardo Russo, del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, coordinati da Caterina Angela Agus, consigliera di Parità supplente della Regione Piemonte. Quindi le testimonianze di imprese certificate rese da Massimo Albertengo, CEO Albertengo Panettoni, Pia Bosca, CEO Bosca, Mariasilvia Scippa, Diversity&Inclusion Manager Lavazza S.p.A, e una tavola rotonda moderata da Chiara Cerrato che ha visto la partecipazione di Filomena D’Antini, consigliera di Parità nazionale, Vincenzo Ciriaco, direttore regionale Inps Piemonte, Domenico Princigalli, direttore regionale Inail Piemonte, Massimo Richetti, vicedirettore Unione industriale di Torino, Alessandra Brogliatto, Commissione donne cooperazione di Confcooperative Piemonte, Fabrizio Bontempo, presidente Ordine Consulenti del lavoro di Torino, Cristina Maccari per Cgil, Cisl e Uil Piemonte.

A chiusura dei lavori sono intervenuti il vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino e l’assessore regionale alle Pari opportunità Marina Chiarelli.

«La parità nel lavoro si costruisce intervenendo sui nodi strutturali che ancora frenano la partecipazione femminile – ha affermato il vicepresidente Chiorino – Il primo è la conciliazione tra vita e professione: per questo con il Piano A.L.Fa abbiamo compiuto una scelta politica chiara, 17 milioni di euro per rimuovere ostacoli concreti che troppo spesso costringono le donne a scegliere tra carriera e famiglia. Il welfare aziendale è una vera politica attiva del lavoro: rafforza l’occupazione femminile, sostiene le imprese e migliora la qualità della vita dei lavoratori. Ritengo che la parità non sia mai un costo, ma un investimento strategico. Liberare il lavoro femminile significa far crescere il Piemonte e l’Italia».

«La parità di genere non è solo un principio, ma una responsabilità concreta delle istituzioni, che si traduce in politiche capaci di sostenere le donne e prevenire ogni forma di discriminazione. La Regione Piemonte – ha dichiarato l’assessore Chiarelli – interviene con 5,5 milioni di euro complessivi sui capitoli legati alle Pari opportunità e Welfare. Nel 2024 circa 300.000 euro sono stati investiti in progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole e circa 4.000 sono le donne accompagnate attraverso i servizi e i percorsi sostenuti dalla Regione. Intervenire sui territori e sulle nuove generazioni significa costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza, rafforzando il ruolo delle pari opportunità come leva di crescita sociale e culturale del Piemonte e dell’Italia».

«È stato un evento che ci ha permesso di confrontarci sui progressi fatti e sulle criticità da affrontare nel percorso per costruire un mondo del lavoro più equo e condiviso – ha riassunto Chiara Cerrato, consigliera di Parità della Regione Piemonte – Uno sguardo polisistemico che ha spaziato dal  rapporto presentato in Parlamento dalla consigliera nazionale di Parità e dagli strumenti messi in campo dalla Regione Piemonte e dal Governo, ai protocolli nazionali e ai tavoli regionali, alle testimonianze di imprese eccellenti per condividere e diffondere le buone pratiche del nostro territorio».

Cosa dice la Relazione

La prima Relazione biennale sullo stato di attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro riporta un’analisi sistemica delle politiche attuate in Italia nel triennio 2022-2024 e fornisce un quadro conoscitivo sui rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, sull’utilizzo dei congedi (maternità, paternità, parentali, vittime di violenza), sugli esoneri contributivi, sui dati relativi alla convalida delle dimissioni dei neogenitori. Inoltre, riporta informazioni relative alla sicurezza sul lavoro declinata in ottica di genere, al contrasto delle molestie sessuali sui luoghi di lavoro, al sostegno alle donne vittime di violenza.

La Relazione evidenzia segnali incoraggianti: il tasso di occupazione femminile nella fascia di età attiva ha raggiunto il 52,5%, ma emergono ancora criticità strutturali, in particolare riguardanti la concentrazione delle donne in alcuni settori del mercato del lavoro (istruzione, sanità, commercio, servizi sociali) e la bassa numerosità nei ruoli apicali. Persistono inoltre divari retributivi di genere, più marcati nelle imprese di grandi dimensioni e nel commercio, mentre risultano meno accentuati tra le pmi.

Il tema della conciliazione tra vita lavorativa e familiare resta centrale. Nonostante gli incentivi, i congedi parentali nel triennio considerato risultano ancora scarsamente utilizzati dai padri, confermando un carico di cura prevalentemente femminile. In quest’ottica, strumenti normativi come la certificazione della parità e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali si configurano come leve importanti per premiare le imprese virtuose e incentivare comportamenti organizzativi più equi e inclusivi.

Anche il ruolo della Consigliera nazionale di parità e delle Consigliere territoriali si conferma strategico per l’inclusione lavorativa delle donne grazie ad azioni di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e delle molestie nei luoghi di lavoro, attuate non solo attraverso azioni giudiziali e stragiudiziali ma anche valorizzando la collaborazione attiva con servizi territoriali, Centri antiviolenza e terzo settore.

A livello europeo, il recepimento delle Direttive (UE) 2023/970 e 2024/1500 entro giugno 2026 rappresenta un’opportunità cruciale per dotare il Paese di strumenti più efficaci nella lotta al divario retributivo e nel rafforzamento della parità di genere, a condizione che vengano garantite le necessarie risorse per il sistema di parità.

Dalla Relazione emerge anche la necessità di adottare politiche integrate e di lungo periodo, capaci di affrontare le disuguaglianze di genere in modo strutturale agendo su più piani: implementare le misure esistenti e monitorarne l’efficacia; contrastare gli stereotipi e promuovere modelli educativi inclusivi; incentivare la flessibilità sostenibile, la tutela della maternità e l’accesso delle donne ai ruoli di vertice; potenziare l’offerta di asili nido e l’assistenza domiciliare per ridurre il carico di cura familiare che grava ancora prevalentemente sulle donne.

Secondo la Relazione bisogna dunque proseguire con determinazione lungo il cammino della parità sostenendo l’attuazione di azioni trasversali coerenti con la Missione 5 del PNRR, che riconosce la riduzione dei divari di genere come priorità strategica per la coesione sociale, l’innovazione e la competitività del Paese.

cs

Giorgio Romano, Ceo di Lumina Fiduciaria Spa, racconta le ultime frontiere del partenariato pubblico-privato

Project Financing in crescita, uno strumento per lo sviluppo del Sistema Italia

Negli ultimi anni, il project financing, noto anche come PPP (partenariato pubblico-privato), è al centro del dibattito economico e finanziario, registrando una crescita significativa a livello globale e un crescente interesse anche in Italia. Ne parliamo con Giorgio Romano, CEO di Lumina Fiduciaria Spa, società leader nell’asseverazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) e nella consulenza in materia di Project Financing sia alle imprese che agli enti pubblici.

Dott. Romano, i numeri parlano di una forte crescita del project financing a livello nazionale. Come interpreta questo fenomeno?

E’ il risultato di una convergenza di fattori economici, finanziari e strategici. A livello globale, assistiamo a un aumento significativo dei volumi, con tassi di crescita che in alcuni comparti superano il 30% annuo. Questo accade perché il project financing si è dimostrato essere sempre più spesso lo strumento più efficace per realizzare opere pubbliche, sfruttando l’intervento diretto di imprese private disposte a farsi carico degli investimenti e ad assumersi il rischio d’impresa.

Storicamente come nasce la misura?

Il primo caso storicamente documentato di Project Financing riferito a una rilevante infrastruttura è la costruzione del Canale di Panama. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, si inizia a farne un uso significativo nel settore Oil & Gas, specialmente negli USA e in Inghilterra, che sarà il primo Paese a disciplinare il PPP. In Italia, è stato introdotto nel 1998 e successivamente regolamentato nel codice appalti dal quale è attualmente ancora regolamentato.

Quali settori stanno trainando maggiormente la diffusione del PPP?

Gli investimenti più significativi riguardano il compartoenergetico, in particolare le rinnovabili e le infrastrutture legate alla transizione energetica. Negli ultimi anni, siamo stati impegnati su grandi progetti come termovalorizzatori e centrali per la generazione di energia da biomasse, ma anche su una molteplicità di piccoli interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici, coibentazione di strutture scolastiche e conversione di illuminazione pubblica e impianti semaforici con tecnologia LED.A livello numerico, anche se di investimenti singolarmente più contenuti, sono significativi gli investimenti in infrastrutture sportive, trainati dalla diffusione del Padel, che ha spinto molti imprenditori a investire nella riqualificazione di vecchi impianti.

Qual è la reazione da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del PPP?

L’Italia sta vivendo una fase di maturazione. Per molti anni, il project financing è stato utilizzato in modo discontinuo, talvolta improprio. Oggi, invece, registriamo un cambio di passo: maggiore competenza tecnica, maggiore attenzione alla sostenibilità dei progetti e un dialogo più strutturato tra pubblico e privato. Le amministrazioni locali hanno compreso che il project financing consente di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Parallelamente, banche e investitori istituzionali sono tornati a guardare con interesse a progetti ben strutturati, supportati da piani economico-finanziari solidi e credibili.

Cosa rende oggi il project financing più efficace rispetto al passato?

E’ diventato meno “artigianale” e più industriale: regole più chiare, progetti meglio preparati e una maggiore maturità di tutti gli attori coinvolti. Il primo fattore è il quadro normativo e procedurale. Con l’evoluzione della disciplina dei contratti pubblici, il PPP e la finanza di progetto sono inquadrati in modo più ordinato: si chiariscono presupposti, passaggi istruttori e logiche economiche dell’operazione. Questo riduce l’incertezza amministrativa e il contenzioso, due elementi che in passato hanno spesso frenato l’interesse degli investitori.

Altri elementi degni di nota?

Certamente la qualità della progettazione economico-finanziaria. Oggi, il Piano Economico-Finanziario non è più solo un allegato “da gara”, ma tende ad essere costruito con metriche, stress test e assunzioni più vicine agli standard richiesti dal mercato bancario e dagli investitori istituzionali. In altre parole, si lavora di più sulla bancabilità prima di andare sul mercato, e questo accorcia i tempi di closing e riduce il rischio di blocchi a valle. Terzo punto: è cresciuta la maturità delle amministrazioni e delle strutture di supporto. Negli ultimi anni, si sono diffusi strumenti operativi, schemi e prassi che aiutano le stazioni appaltanti – soprattutto quelle locali – a impostare correttamente l’allocazione dei rischi, i KPI e i meccanismi di pagamento. La conseguenza pratica è che diminuiscono gli errori “a monte” che storicamente trasformavano i PPP in operazioni fragili o poco contendibili. Infine, è maturato il mercato: sponsor, banche, fondi e advisor hanno più esperienza e utilizzano clausole e strumenti contrattuali più standardizzati – dalle garanzie ai meccanismi di step-in, fino alle regole di riequilibrio – che rendono le operazioni più leggibili e finanziabili.

Perché il PEF asseverato è il documento chiave nei progetti di PPP?

E’ì il documento che traduce l’operazione in numeri e, soprattutto, certifica che quei numeri “stanno in piedi” secondo logiche di mercato. In primo luogo, il PEF è la mappa economico-finanziaria dell’intero progetto: mette in relazione investimenti, tempi di realizzazione, costi di gestione e manutenzione, fonti di finanziamento, ricavi o canoni, meccanismi di indicizzazione, imposte e flussi di cassa lungo tutta la durata del contratto. Senza questa rappresentazione integrata, il PPP rischia di restare un esercizio teorico, perché non consente di verificare la sostenibilità dell’operazione e la sua capacità di reggere nel tempo.L’asseverazione aggiunge il secondo livello, che è quello della credibilità esterna. Non è semplicemente una “firma”: è una verifica, da parte di un soggetto qualificato, della coerenza interna del piano, della ragionevolezza delle principali assunzioni e della capacità del progetto di generare flussi adeguati a coprire costi, servizio del debito e remunerazione del capitale. Infine, ha una funzione di disciplina: impedisce – o quantomeno rende più difficili – piani “ottimistici” che servono solo a vincere una gara, ma non reggono al primo stress di mercato.

A chi ci si deve rivolgere per l’asseverazione di un PEF?

Sul piano sostanziale, il mercato continua a muoversi in continuità con l’impostazione già nota dal precedente Codice (d. lgs. 50/2016), dove l’asseverazione era tipicamente ricondotta a banche, strutture finanziarie vigilate e alle società fiduciarie e di revisione. Il nuovo codice degli appalti ha ampliato la platea dei soggetti abilitati includendo anche le società di revisione legale iscritte nel registro tenuto dal MEF. Oggi, con l’apertura alle società di revisione legale in senso ampio, la platea potenziale cresce. Per questo, il consiglio operativo è netto: anche se oggi molte società di revisione sono astrattamente legittimate, conviene rivolgersi a soggetti realmente specializzati in PPP/project finance, con track record verificabile (operazioni chiuse, familiarità con KPI/penali, meccanismi di riequilibrio, indicizzazioni, covenant e metriche di bancabilità). È l’esperienza specifica, più che la sola “firma”, a fare la differenza tra un PEF asseverato che regge in gara e un PEF asseverato che si ferma alla prima verifica.

Cosa mi dice del nuovo portale www.pef-online.it ?

Lumina Fiduciaria ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di lavoro nel settore del PPP con centinaia di PEF asseverati per diversi miliardi di euro di capex, anche per i piccoli progetti, fornendo un servizio rapido ed economico, ma che allo stesso tempo potesse garantire, grazie a modelli collaudati, un livello qualitativo al pari di quello offerto ai grandi progetti. Spinti da richieste di asseverazione di piani per piccoli impianti sportivi, comunità energetiche, concessioni balneari e simili, spesso con investimenti (il cosiddetto CAPEX) inferiori a un milione di euro, abbiamo deciso di offrire un servizio interamente online, ma dietro al quale c’è sempre tutta la nostra professionalità.

La Lumina Fiduciaria si limita ad asseverare il PEF?

Assolutamente no. Spesso i piani che riceviamo hanno lacune o addirittura non risultano sostenibili. Il nostro team di professionisti si affianca all’imprenditore per fornirgli tutti gli strumenti per presentarsi alla gara al top. Inoltre, grazie al nostro staff legale, possiamo supportare il proponente anche in caso di contestazioni da parte della Pubblica Amministrazione o ricorsi da parte di altre imprese partecipanti alla stessa gara.

Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate nei progetti di finanza di progetto?

La sovrastima dei ricavi o la sottovalutazione dei costi, spesso per rendere il progetto apparentemente più appetibile. È una scelta miope, che nel medio periodo genera criticità. Un altro errore è affrontare il project financing senza un adeguato supporto professionale, pensando che sia sufficiente replicare modelli standard. Ogni progetto è unico e va costruito su misura.

Le Pubbliche amministrazioni sono preparate?

La diffusione del PPP su tutto il territorio nazionale non ha trovato resistenze lato PA, anzi spesso sono proprio i piccoli comuni, meno strutturati come uffici tecnici e legali e meno forti sul piano finanziario a spingere le imprese del territorio a farsi parte attiva proponendo PPP in alternativa alle tradizionali gare d’appalto.  La nostra società è spesso chiamata delle stesse PA per fornire consulenze ed analizzare qualità e solidità di proposte di PPP.

Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il “collo di bottiglia” principale per la crescita del PPP in Italia: la finanza, la capacità progettuale o la governance delle amministrazioni?

Il collo di bottiglia, nei prossimi due-tre anni, non sarà tanto la finanza in sé, quanto la capacità progettuale e di governance. Il capitale – bancario e soprattutto istituzionale – torna ad esserci quando il progetto è strutturato bene, il rischio è allocato correttamente e il PEF è credibile. Quando invece la preparazione è debole, la finanza si ritrae, non perché “manca liquidità”, ma perché manca bancabilità. Il vero tema è che il PPP richiede una competenza specifica lungo tutto il ciclo: dalla programmazione alla gara, fino alla gestione in esercizio.

Per quanto riguarda piccoli imprenditori e PMI, invece?

Sul fronte privato, invece, il collo di bottiglia è spesso la tendenza a considerare il PEF un documento “da consegnare” più che uno strumento di governo. Un PEF non è un foglio Excel: è il modo in cui si dimostra che l’operazione regge anche quando cambiano tassi, costi, domanda o regole. Se questa cultura cresce, i capitali seguono. Per questo io credo che la partita si giochi su un punto preciso: qualità e competenze. Dove ci sono progetti preparati bene e operatori esperti, il PPP accelera. Dove manca questo ecosistema, si inceppa.

Alle Molinette il congresso sul robot Single Port. La chirurgia urologica guarda al futuro

Torino torna protagonista nel panorama urologico internazionale con un evento dedicato all’innovazione e alla qualità di vita dei pazienti. Il 19 e 20 febbraio 2026 la Clinica Urologica dell’Ospedale Molinette ospiterà il 2° Single Port Working Group Meeting, appuntamento centrato sulla chirurgia con il sistema da Vinci Single Port (SP), una piattaforma robotica che permette di operare attraverso un’unica piccola incisione.

All’apertura dei lavori sarà presente la professoressa Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, che un anno e mezzo fa ha sostenuto l’acquisto della tecnologia per la Clinica torinese.

Prevenzione e diagnosi precoce: la tecnologia al servizio dei pazienti

Negli ultimi anni le campagne di sensibilizzazione, come “Un Baffo per la Ricerca”, hanno contribuito a diffondere la cultura della prevenzione maschile, favorendo diagnosi più tempestive, soprattutto per il tumore della prostata. Individuare la malattia in fase iniziale significa aumentare le possibilità di guarigione e poter ricorrere a terapie meno invasive, con un impatto più contenuto sulla vita quotidiana.

In questo scenario si inserisce la chirurgia robotica Single Port, che punta a ridurre ulteriormente l’invasività rispetto ai sistemi tradizionali multiport. L’accesso attraverso un’unica incisione consente di lavorare in spazi anatomici complessi con grande precisione, cercando di preservare strutture delicate e favorire un recupero più rapido. Un aspetto particolarmente rilevante per i pazienti più giovani e in età lavorativa, per i quali il ritorno alla normalità rappresenta una parte fondamentale del percorso di cura.

Un confronto internazionale

Il meeting riunirà a Torino alcuni tra i principali urologi italiani e specialisti internazionali, dagli Stati Uniti alla Cina. L’obiettivo non è solo approfondire le caratteristiche tecniche della piattaforma SP, ma valutarne l’effettiva applicazione clinica: in quali interventi offre vantaggi concreti? Come gestire la curva di apprendimento? Quali sono le indicazioni più appropriate?

Il programma prevede momenti di confronto su casi complessi e discussioni operative, con l’intento di trasformare l’innovazione tecnologica in benefici reali per i pazienti.

Live surgery: prostata e rene al centro

Uno dei momenti chiave sarà rappresentato dagli interventi in live e semi-live surgery, dedicati in particolare alla chirurgia oncologica prostatica e renale. Sono in programma, tra gli altri, una prostatectomia radicale con tecnica SP – anche con approcci mirati alla preservazione delle strutture anatomiche fondamentali – e una nefrectomia parziale per tumori del rene, intervento che rimuove la lesione cercando di conservare quanto più tessuto sano possibile.

L’obiettivo è chiaro: non solo eliminare il tumore, ma farlo con la massima precisione, tutelando funzioni essenziali come continenza e sessualità e favorendo un recupero più rapido.

Oltre l’oncologia: nuove prospettive nella chirurgia ricostruttiva

Il congresso non si limiterà all’ambito oncologico. Il sistema Single Port sta aprendo nuove prospettive anche nella chirurgia ricostruttiva urologica, con sessioni dedicate a pieloplastica, ureteroplastica e procedure complesse legate alla derivazione urinaria.

Interventi che in passato richiedevano incisioni più ampie e degenze più lunghe possono oggi essere ripensati in chiave mini-invasiva, con possibili vantaggi in termini di dolore post-operatorio, tempi di ricovero e ripresa funzionale.

L’evento avrà inoltre un’impostazione multidisciplinare: esperienze in chirurgia generale e ginecologia, con la partecipazione del professor Mario Morino, permetteranno di confrontare il ruolo del Single Port rispetto alle altre piattaforme robotiche già in uso, delineando scenari futuri per questa tecnologia.

Tra vicoli e mercati: la vita autentica di Borgo Dora

 

Memoria, tradizione popolare e creatività

Esiste una Torino che non ha i portici eleganti né le linee perfette della città barocca, è irregolare, nata fuori dalle mura, cresciuta tra fiume e faticoso impegno, un piccolo fazzoletto storico nel cuore di Aurora, a pochi passi da Porta Palazzo: Borgo Dora.

Il suo nome è legato alla Dora Riparia, il fiume che bagna questo rione, testimone della sua opera e del suo destino. I primi magazzini, le botteghe e le attività artigiane nacquero oltre la porta settentrionale della città romana e nel Settecento l’area fu trasformata dalla presenza dell’Arsenale di Torino; si animò, infatti, di operai, di depositi e di nuove dinamiche. Non era un quartiere nobile né ricco, ma sempre in fermento, vivace, colorato, importante per dare a questa aristocratica città una personalità complessa ed eterogenea.

In piemontese è “Borgh Dòira”, ma anche “Borgo del Balon”. La provenienza del significato di questa area torinese resta incerta: potrebbe derivare da “vallone”, per l’avvallamento che separava l’abitato dalla cinta muraria; oppure da “pallone”, per uno sferisterio, una struttura sportiva per giocare ai vari giochi con il pallone, dedicato al gioco del pallone; o ancora da “Borgum ad pillonos”, come riportano documenti medievali, in riferimento ai piloni di un antico ponte sulla Dora.

Nell’Ottocento Borgo Dora divenne uno dei primi poli industriali torinesi. Gli stabilimenti sfruttavano l’energia dei mulini alimentati da un canale, oggi ricordato come Canale Molassi, che ha lasciato traccia nell’andamento curvo degli edifici. Con l’arrivo dell’elettricità, le industrie si spostarono altrove e al loro posto rimasero osterie, botteghe, laboratori che ne connotarono il carattere e l’unicità.

Il mercato di Porta Palazzo, considerato il più grande mercato all’aperto d’Europa, è sempre stato il cuore vibrante di questo quartiere unico nel suo genere, “un varco spazio-temporale” come dice lo scrittore Giuseppe Culicchia. Dopo l’arrivo di contadini, ambulanti, e rigattieri, dal commercio povero tipico di questa fetta cittadina nacque il Balon, mercato del riuso e degli “straccivendoli”. Prima di diventare meta vintage, infatti, questa piazza di scambi era simbolo di una economia di sopravvivenza: oggetti riparati, abiti di seconda mano, vecchi corredi ingialliti, raccontava, in sostanza, una città che riutilizzava tutto, un luogo avvezzo al riciclo, attitudine ante litteram di pratiche moderne di riuso dalla vocazione green.

Nelle vicinanze, sotto le strutture del Mercato Centrale Torino, si conservano resti di antiche ghiacciaie ipogee, testimoni della Torino commerciale e poco distante ha sede la Scuola Holden, fondata da Alessandro Baricco, che costituisce un custode attuale a tutela della narrazione di un quartiere che è come un personaggio della città portatore di storie, di tracce di umanità e moderne abilità. Nel centro del Cortile del Maglio, parte dell’antico complesso legato all’Arsenale, campeggia ancora il maglio, strumento per lavorare il ferro; oggi, in questo spazio, hanno si organizzano eventi ed iniziative culturali. Borgo Dora, inoltre, è sempre stato un quartiere di passaggio e mescolanza: nell’800 accolse operai e migranti interni, nel 900 divenne una delle prime aree multiculturali della città; nelle sue strade si sentono accenti diversi con un’unica vocazione alla trasformazione e all’integrazione. Personaggi illustri come Cesare Lombroso, che studiò nei pressi del mercato le dinamiche delle classi marginali, ed Edmondo De Amicis, che descrisse nei suoi scritti la Torino più umilmente laboriosa, luogo ideale di effervescenza sociale, vissero questo borgo riconoscendone il carattere e le peculiarità.

Ancora oggi si possono vedere ferramenta degli anni Sessanta, botteghe di restauro, piccole trattorie dove il menù è fieramente quello di una volta. Borgo Dora è un’anima forte di Torino che, tuttavia, rischia di essere spesso snaturato da movida incivile e affitti brevi sempre più frequenti che ne alterano la sua indole “conservatrice” di attività e rituali; sarebbe importante rispettare la sua unicità e la sua essenza evitando di trasformarla in un quartiere malinconicamente turistico.

Torino può essere fiera di Borgo Dora perché rappresenta l’anima autentica della città: un quartiere dove storia e quotidianità si intrecciano, dove la comunità si incontra, la creatività fiorisce e la memoria si trasforma in orgoglio. La sua energia e vitalità lo rendono simbolo di resilienza e identità popolare torinese.

 Maria La Barbera

Smog, fino a venerdì 20 febbraio confermato il livello 0 (bianco)

Prosegue fino a venerdì 20 febbraio  compreso – prossimo giorno di controllo – l’applicazione delle sole misure strutturali di limitazione al traffico: sulla base dei dati previsionali sulla qualità dell’aria forniti oggi da Arpa Piemonte è stato infatti confermato il livello 0 (bianco) delle misure antismog.

Eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, verranno comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entreranno in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata.

TorinoClick

Osservatorio Usura, presentato il piano attività 2026

L’Osservatorio Regionale sui fenomeni di usura, estorsione e sovraindebitamento ha presentato il piano delle attività per l’anno 2026, documento strategico che definisce priorità, strumenti operativi e iniziative mirate al contrasto dei fenomeni di illegalità economica e al sostegno delle persone e delle imprese in difficoltà finanziaria.

Il Consigliere Segretario Mario Salvatore Castello che presiede l’Osservatorio, in apertura ha sottolineato che la programmazione 2026 “rappresenta un impegno concreto e condiviso per proteggere il tessuto sociale ed economico della nostra regione. Investire sulla prevenzione, sulla conoscenza dei fenomeni e sulla vicinanza alle persone in difficoltà è essenziale per contrastare il rischio di cadere nelle mani dell’illegalità e per promuovere comunità più sicure e un modello di sviluppo fondato sulla trasparenza.”

Il Piano, elaborato in collaborazione con forze dell’ordine, enti del terzo settore, associazioni delle vittime, Ufficio scolastico regionale, ha quindi come obiettivo, quello di rafforzare la prevenzione, migliorare la capacità di intercettare situazioni di rischio, e promuovere percorsi di tutela e accompagnamento per cittadini e operatori economici.

Per l’anno 2026 il programma attività prevede numerose iniziative, tra cui:

– il concorso “Ragazzi in Aula” già in corso, rivolto agli Istituti di istruzione secondaria di II grado ed agli Enti di formazione professionale del Piemonte giunto alla sua 23° edizione,

– “Vite a debito” ricerca che ha il cofinanziamento dall’Università Piemonte Orientale che si propone di approfondire la diffusione del fenomeno del sovraindebitamento,

– una mostra commemorativa dedicata a due figure emblematiche della lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,

– un progetto di educazione finanziaria rivolto sia ai dipendenti delle aziende private che delle amministrazioni comunali.

In collaborazione con la Guardia di Finanza, proseguono poi con regolarità le conferenze rivolte alle scuole superiori e agli Enti di formazione professionale, dedicate al tema dell’usura e alla promozione di un uso responsabile del denaro.

Ufficio stampa CRP

Riccardo Muti per Anteprima Giovani di Macbeth al Teatro Regio

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20

Attesissimo ritorno del Maestro Riccardo Muti al Teatro Regio di Torino, sul podio dell’Orchestra e del Coro per dirigere il Macbeth di Giuseppe Verdi, melodramma in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei, dall’omonima tragedia di William Shakespeare. Si tratta della quarta presenza del maestro al Regio in cinque anni, con uno dei titoli verdiani che più hanno distinto la sua carriera. Il nuovo allestimento, dal grande impatto visivo, e capace di immergere lo spettatore nell’inconscio del protagonista, è firmato dalla figlia Chiara Muti.
In scena, nel ruolo principale, Luca Micheletti, baritono e attore di straordinaria intensità scenica, sempre più assiduo frequentatore del repertorio verdiano, in scena affiancato dal soprano Lidia Fridman, nelle vesti di Lady Macbeth, soprano dalla voce incisiva e di grande presenza scenica, che torna al Teatro Regio dopo il ‘Ballo in maschera’ del 2024. In un cast d’eccellenza, figurano con loro il tenore Giovanni Sala, già applaudito nel ‘Don Giovanni’ del 2022, e Mahrram Huseynov, reduce dal recente successo della ‘Cenerentola’, mentre il Coro del Regio è istruito da Piero Monti. Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Ursula Patzak, la coreografia di Simone Valastro e le luci di Vincent Longuemare. L’opera, in coproduzione con il teatro Massimo di Palermo, andrà in scena per sei recite, dal 24 febbraio al 7 marzo prossimo, e tutte le date sono sold out. Questo nuovo Macbeth è stato reso possibile grazie al contributo di Reale Mutua, che rinnova il suo sostegno ai grandi progetti artistici del Teatro.

“Siamo davvero molto contenti di dare il benvenuto al Maestro Riccardo Muti per questo ritorno così gradito al Teatro Regio – ha dichiarato il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo – la sua presenza conferma in questa attesa produzione di Chiara Muti il ruolo del Regio come punto di riferimento per una proposta artistica di livello internazionale, ma anche di luogo in cui la città si conosce e si interroga su temi profondi e quanto mai attuali, come il desiderio di supremazia e la tirannia che la tragedia di Macbeth porta in scena”.

“Con Macbeth, la nostra stagione “Rosso” trova una delle sue espressioni più intense – afferma Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio – l’opera di Verdi, ispirata a Shakespeare, mette in scena il conflitto tra desiderio di potere e responsabilità morale, in quella regione cruciale dell’anima dove ogni scelta lascia un segno. È proprio questa tensione, attuale e universale, che rende il ritorno al Regio di Riccardo Muti, con questo titolo, un momento di straordinario valore artistico, rinnovando un legame fondato su stima reciproca e altissima qualità musicale. Il Maestro Muti è un interprete che scava nella partitura, fino a restituire la verità teatrale più profonda, e Macbeth, opera che lo accompagna da tutta la vita, trova in lui una guida capace di coniugare tensione drammatica e lucidità musicale. La nuova produzione firmata da Chiara Muti, con uno sguardo che penetra lo spazio interiore del protagonista, e il confine instabile tra visibile e invisibile, indaga il dramma della coscienza e della percezione, dove bene e male si confondono. Si tratta di un allestimento che parla direttamente al nostro tempo, perché mette al centro la responsabilità individuale, il peso delle scelte e le conseguenze morali del potere. Con Macbeth il Regio conferma la propria vocazione di teatro che, attraverso la forza della musica e della scena, invita il pubblico a confrontarsi con le domande più profonde dell’essere umano”.

“Macbeth rappresenta uno dei vertici musicali e drammatici dell’intero repertorio verdiano, e occupa un posto centrale nella nostra stagione “Rosso” – dichiara Cristiano Sandri, direttore artistico del Regio – È un’opera che unisce forza teatrale, tensione psicologica e modernità di linguaggio, e che trova un’interprete d’elezione nel Maestro Riccardo Muti. Il suo ritorno al Regio con questo titolo rinnova un rapporto artistico profondo con l’Orchestra e il Coro, suggellato anche dalle parole che egli stesso rivolse ai nostri complessi fin dal 2021, riconoscendone l’eccellenza a livello nazionale. La regia di Chiara Muti affronta Macbeth come un viaggio nella coscienza, uno spazio mentale in cui colpe, visioni e desideri deformano la percezione della realtà. È uno sguardo teatrale intenso e contemporaneo, capace di restituire tutta l’ambiguità e la vertigine morale del dramma shakespeariano filtrato da Giuseppe Verdi. Siamo inoltre felici di presentare un grande cast, di alta qualità e dall’importante presenza scenica”.

Quando Verdi mise in scena Shakespeare nel 1847, trasformò la materia teatrale in materia visionaria, anticipatrice del suo linguaggio futuro. Macbeth è il più tenebroso. Una storia di potere e usurpazione resa fisica e concreta, dove il sangue e la colpa dilagano fino a travolgere, mentre l’avidità del male, che tanto affascinò Verdi, lettore di Shakespeare, mostrò le sue conseguenze più estreme.
Chiara Muti scava nei tormenti del protagonista e nel rosso più oscuro, quello del sangue versato per sete di dominio, della colpa che non si lava, del desiderio che si tramuta in condanna.

“Macbeth è il dramma dell’antitesi – come ha dichiarato Chiara Muti al quotidiano La Repubblica – in scena assistiamo a un capovolgimento di valori. Sotto i nostri occhi, l’eroe della storia da positivo diventa negativo: sceglie il male mascherandolo per un bene. Un Re da difendere si trasforma in un ostacolo da sormontare. Ecco la straordinaria lezione che racchiude il testo di Shakespeare, in cui le streghe, all’inizio del dramma, ci prendono per mano sussurrando una frase che custodisce la chiave di lettura: “bello è il brutto, brutto è il bello. Per sostenere emotivamente le conseguenze dei propri atti bisogna giustificare le scelte, quindi il bene diventa un male e un male diventa un bene. Macbeth non incontra le streghe, ma le genera, sono l’indicibile materia grigia del suo inconscio confuso, avvelenato da una febbre di onnipotenza”.

Venerdì 20 febbraio, alle ore 20, andrà in scena l’Anteprima Giovani del Macbeth, riservata al pubblico under 30. I biglietti per l’Anteprima sono disponibili a 10 euro fino a esaurimento posti.

Info: www.teatroregio.torino.it

Mara Martellotta

Fondo Sociale Regionale: a Rivoli le domande per gli assegnatari ATC

La Città di Rivoli apre i termini per l’accesso al Fondo Sociale Regionale 2026, la misura destinata agli assegnatari di alloggi ATC che hanno maturato morosità nel pagamento delle bollette relative all’anno 2025. Un intervento importante della programmazione abitativa regionale, pensato per sostenere le famiglie in difficoltà economica e allo stesso tempo garantire la regolarità dei rapporti locativi nell’edilizia pubblica.

Sarà possibile presentare le domande il 12 marzo presso l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli, in corso Francia 98, esclusivamente su appuntamento al quale sarà necessario esibire il Modello ISEE, ricevute di pagamento delle bollette 2025 oppure attestazione del versamento della quota minima, busta paga di dicembre 2025 (o di altro mese del 2025 in caso di reddito da lavoro), documento di identità in corso di validità dell’assegnatario. La procedura comprenderà anche il 22° censimento generale degli alloggi ATC, che dovrà essere effettuato contestualmente alla richiesta del contributo.

Potranno accedere alla misura i nuclei familiari in possesso di ISEE 2026 non superiore a 7.493,06 euro. Tra le condizioni previste dalla normativa regionale vi è anche il versamento della quota minima, stabilita nel 14% del reddito complessivo del nucleo familiare e comunque non inferiore a 480 euro, da effettuare entro il 30 aprile 2026.

«Il Fondo Sociale rappresenta uno strumento concreto di tutela per le famiglie più fragili.- spiega la Vicesindaco e Assessore alle Politiche Abitative Silvia Romussi – L’obiettivo è aiutare chi attraversa una difficoltà economica temporanea a regolarizzare la propria posizione e mantenere la stabilità abitativa. Invitiamo gli assegnatari che possiedono i requisiti ad attivarsi per tempo, perché il rispetto della scadenza è fondamentale».

«Garantire il diritto all’abitare significa prendersi cura della coesione della nostra comunità. – aggiunge il Sindaco Alessandro Errigo – Questo intervento unisce sostegno sociale e responsabilità, offrendo una possibilità concreta a chi è in difficoltà e contribuendo allo stesso tempo alla corretta gestione del patrimonio di edilizia pubblica».

Per informazioni, appuntamenti e dettagli sulla documentazione necessaria è possibile contattare l’Ufficio Casa del Comune di Rivoli ai numeri 0119513520 e 0119511672 oppure consultare la pagina dedicata sul sito della Città di Rivoli.

“Il maggiordomo” di Simone D’Angelo, una figura che ripercorre la storia della commedia

Domenica 8 febbraio scorso, presso il teatro Provvidenza di via Asinari di Bernezzo 34/A, a Torino, è andata in scena la “prima” dello spettacolo “Il maggiordomo”, commedia teatrale in due atti scritta e diretta da Simone D’Angelo, capocomico dell’omonima compagnia, sul palco insieme ad Antonella Legittimo, Giuseppe Nicoletti e Daniele Caggia. La scenografia minimale da ambientazione casalinga evidenzia quanto prevalga in Simone D’Angelo il senso del testo brillante, con una scelta dialogica che diverte e fa riflettere, come la grande comicità di tutti i tempi richiede. La bravura degli attori in scena, i tempi comici studiati alla perfezione e un’affiliazione totale a quello che viene definito “physique du role”, hanno contribuito a dar vita a una pièce teatrale che ha il potere di rinfrancare e lavare via le fatiche di una settimana in procinto di volgere al termine.

Nelle commedie brillanti, e “Il maggiordomo” non rappresenta l’eccezione, vi sono alcune figure e alcuni ruoli che, per suscitare la risata, devono in qualche modo evocare un intimo sentimento che abbia a che fare con la tragedia: ciò che fa molto ridere ha sempre qualcosa che il potere associato alla risata fa emergere come un tratto tragico, molto spesso individuabile nelle dinamiche in scena, universali perché, in fondo, rappresentano ognuno di noi, come quando ci si guarda davanti a uno specchio la mattina prima di iniziare la giornata.

Quella del maggiordomo, nella commedia, è una figura iconica, archetipica dell’anima, una sorta di figura medianica tra le semplici vicende umane e la loro esasperazione, quella del grande burattinaio dell’intera trama, rappresentazione dell’innesco comico senza il quale sarebbe impossibile mettere in atto il gioco del teatro.

“il mio ringraziamento va a tutti i presenti, agli assenti che verranno a vederci a teatro la prossima volta e a tutto il bellissimo cast che mi ha accompagnato nella rappresentazione de ‘Il maggiordomo’ – ha chiosato Simone D’Angelo al termine dello spettacolo – questa commedia è la prima a essere stata scritta e diretta da me, e voi del pubblico presente in sala avete rappresentato il mio battesimo. E’ stata un’esperienza dura e intensa, fatta di tanto lavoro e sacrificio, ma si lavora per soddisfazioni come quella di oggi”.

Di questo spettacolo, consigliatissimo, sono in via di definizione le prossime date.

Mara Martellotta