ilTorinese

Noemi Gabrielli, la custode invisibile di Torino

Durante il Nazismo salvo’ migliaia di libri proteggendo la memoria collettiva.

Ci sono storie che restano ai margini, eppure hanno contribuito in modo decisivo a costruire l’identità di una città. Torino è anche questo: un intreccio di vite femminili coraggiose e spesso poco raccontate, come quella di Noemi Gabrielli; donne che, in ambiti diversi, hanno saputo proteggere, innovare, resistere. Recuperare oggi le loro storie non è solo un atto di memoria, ma un modo per dare profondità al presente e riconoscere il valore di un’eredità culturale che continua a parlarci. Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa bruciava sotto i bombardamenti e le città venivano distrutte, c’era anche chi combatteva una battaglia meno visibile ma altrettanto importante: salvare la cultura. A Torino, questo compito ebbe il volto e la determinazione di Noemi Gabrielli, funzionaria nelle biblioteche e storica dell’arte. Nata nel 1901 a Pinerolo, museologa, lavorava già da anni alla tutela del patrimonio quando la guerra cambiò tutto, le bombe non colpivano solo case e fabbriche, ma anche biblioteche e archivi. A questo si aggiungeva il rischio di razzie e distruzioni legate al nazismo che in tutta Europa aveva già preso di mira libri e opere d’arte. In quel contesto, la Gabrielli capì subito una cosa: bisognava agire in fretta, e lo fece. Organizzò lo spostamento di migliaia di volumi, tra cui manoscritti antichi e testi rari, lontano dalla città, in luoghi ritenuti più sicuri. Era un lavoro complesso e rischioso, i trasferimenti avvenivano sotto la minaccia dei bombardamenti e in un clima di incertezza continua. Eppure la Gabrielli andò avanti, assumendosi responsabilità dirette e prendendo decisioni rapide. Non si trattava solo di salvare oggetti, ma di proteggere una parte essenziale della memoria collettiva. Grazie a queste operazioni, migliaia di libri furono messi al sicuro. Alla fine della guerra, quando Torino iniziò lentamente a rialzarsi, quel patrimonio poté tornare nelle biblioteche. Un risultato concreto, che oggi appare quasi scontato, ma che allora dipese dalla determinazione di poche persone. Dopo il conflitto, Noemi Gabrielli continuò il suo lavoro nel campo della tutela artistica, contribuendo alla ricostruzione culturale del territorio piemontese. Morì nel 1979, senza mai cercare visibilità per ciò che aveva fatto. Oggi il suo nome è ricordato anche nel Giardino Noemi Gabrielli. Ma la sua storia resta ancora poco conosciuta. Eppure racconta qualcosa di molto attuale: nei momenti più difficili, difendere la cultura significa difendere l’identità di una comunità e a volte, per farlo, basta il coraggio di agire quando tutto intorno crolla. “Se dovessi rinascere mi dedicherei ancora con questo entusiasmo a questo lavoro” disse Noemi Gabrielli.

MARIA LA BARBERA

Prima Entrata Folkloristica Boliviana in Onore della Madonna di Urkupiña

A Torino si svolgerà  la Prima Entrata Folkloristica Boliviana in Onore della Madonna di Urkupiña, riconosciuta in Bolivia come Madonna della Integrazione,

Questa manifestazione unisce la dimensione culturale e quella religiosa della  comunità boliviana. Oltre alle esibizioni folkloristiche, gli eventi saranno momenti di condivisione della fede e dell’identità religiosa che legano la comunità boliviana e le realtà cattoliche locali.

Al termine della Santa Messa e dei saluti ufficiali, la Comunità Boliviana, con il sostegno e il patrocinio del Console Generale della Bolivia a Milano, procederà inoltre alla consegna di una donazione al MAET – Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino.

DETTAGLI DELL’EVENTO:

  • 20, 21 e 22  Agosto – Santa Messa e Rosario

Luogo: Chiesa Immacolata Concezione del Santisimo Sacramento

Sede: Cappellania Latinoamericana, Via Nizza 47, Torino

Ore: 18.30 ogni giorno

  • 23 Agosto – Messa di Festa

                         Consegna Donazione alla MAET Università di Torino

   Parata alla Madonna di Urkupiña  a Torino

Luogo: Chiesa Immacolata Concezione del Santisimo Sacramento

Sede: Cappellania Latinoamericana, Via Nizza 47, Torino e Vie adiacenti

(Zona San Salvario)

Ore: 11.00

SALUTI ISTITUZIONALI:

  1. Console Generale della Bolivia a Milano – Dott. Edwin Zarate Abán
  2. Consigliere Comunale Città di Torino
  3. Consigliere Circoscrizione 3 – Sig. Alberto Pilloni
  4. Presidente Protezione Civile di Beinasco – Sig. Fabio Cavallo
  5. Presidente Polisportivo River Mosso – Sig. Alberto Pellela
  6. Rappresentante della Croce Rossa Italiana
  7. A seguire: Consegna della donazione della comunità boliviana alla Prof.ssa Cecilia Pennacini – Direttrice MAET  Università di Torino

Aggressioni carceri Torino e Saluzzo, la Garante: “La violenza non è normalità”

“Piena solidarietà, vicinanza e un sincero augurio di pronta guarigione alla dirigente e agli agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria coinvolti nei recenti e gravi episodi di aggressione avvenuti negli istituti di Saluzzo e Torino”. È quanto dichiara Monica Formaiano, Garante regionale delle persone detenute, intervenendo sugli ultimi episodi di violenza che hanno interessato due strutture penitenziarie piemontesi.

La Garante esprime una ferma condanna per quanto accaduto e manifesta preoccupazione per un fenomeno che rischia di compromettere ulteriormente le condizioni di sicurezza e di lavoro all’interno degli istituti penitenziari, con conseguenze anche per le stesse persone detenute.

“Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza e non può essere considerato un fatto normale. È necessario che vengano accertate rapidamente le circostanze di quanto accaduto e che si mantenga alta l’attenzione sulle condizioni nelle quali operano quotidianamente gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria” sottolinea Formaiano.

Secondo la Garante, infatti, le aggressioni non possono essere affrontate esclusivamente come episodi isolati, ma devono essere collocate all’interno di un quadro più ampio, caratterizzato da diverse criticità che possono contribuire ad aumentare la pressione all’interno delle strutture detentive.

Tra queste, Formaiano richiama le condizioni strutturali non sempre adeguate, le difficoltà nella gestione delle persone detenute che presentano particolari fragilità, oltre alla riduzione, durante il periodo estivo, delle attività trattamentali e della presenza di personale. Elementi che, soprattutto nelle situazioni più complesse, possono concorrere ad accrescere tensioni e conflittualità.

“La sicurezza all’interno degli istituti penitenziari rappresenta una condizione indispensabile sia per garantire l’incolumità di chi vi è ristretto sia per tutelare chi quotidianamente vi lavora. Per questo è necessario intervenire sulle cause che determinano le tensioni, rafforzando gli strumenti di prevenzione e investendo sulla formazione e su condizioni di lavoro adeguate” osserva.

Un passaggio centrale riguarda anche il rapporto tra sicurezza e tutela dei diritti delle persone detenute. Per la Garante non si tratta di obiettivi alternativi o contrapposti, ma di due dimensioni che devono necessariamente procedere insieme.

“La tutela della dignità e dei diritti delle persone detenute non è in contrapposizione con la tutela della sicurezza degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria. Sono obiettivi strettamente connessi e interdipendenti. Garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose significa rafforzare la qualità dell’intero sistema penitenziario” aggiunge la Garante.

Da qui la richiesta di non limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma di affrontare in maniera strutturale le criticità degli istituti piemontesi. Una maggiore disponibilità di personale, una formazione adeguata, spazi e strutture più funzionali e una continuità delle attività trattamentali possono rappresentare, secondo la Garante, strumenti importanti per prevenire situazioni di esasperazione.

Gli episodi di Torino e Saluzzo riportano così al centro dell’attenzione una questione che riguarda l’intero sistema penitenziario: garantire sicurezza significa proteggere contemporaneamente chi vive la detenzione e chi, ogni giorno, è chiamato a garantire il funzionamento degli istituti.

Per Formaiano, la risposta alla violenza deve quindi passare dalla prevenzione, dall’organizzazione e dalla capacità di assicurare condizioni dignitose di vita e di lavoro.

“La sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità degli operatori di fronteggiare le emergenze. Deve essere costruita ogni giorno attraverso risorse, professionalità, prevenzione e attenzione alle condizioni complessive degli istituti” conclude.

Ufficio stampa CRP

 

Malattie rare senza diagnosi: nuovi strumenti all’ASL Città di Torino

Arrivare a una diagnosi rappresenta ancora oggi una delle principali sfide per molte persone affette da una malattia rara. Sono infatti fino a 9.000 le patologie rare attualmente riconosciute e, nonostante i progressi della medicina e della ricerca, per una parte dei pazienti il percorso può essere particolarmente lungo e complesso, fino a non condurre all’identificazione della malattia.

Proprio sulle malattie rare non diagnosticate si concentra uno studio internazionale che ha analizzato le difficoltà incontrate dai pazienti in differenti sistemi sanitari del mondo, con l’obiettivo di individuare i bisogni ancora senza risposta e le possibili azioni per migliorare l’accesso alla diagnosi e alle cure.

Alla ricerca ha partecipato anche l’ASL Città di Torino nell’ambito del Developing Nations Working Group dell’Undiagnosed Diseases Network International (DNWG-UDNI), rete internazionale impegnata nello studio delle malattie non diagnosticate. Attraverso un’indagine che ha coinvolto professionisti appartenenti a 20 Paesi, i ricercatori hanno analizzato aspetti organizzativi, sanitari e di policy, mettendoli a confronto con indicatori quali reddito nazionale, PIL pro capite, spesa sanitaria e aspettativa di vita.

Il quadro emerso evidenzia come il problema sia diffuso: 19 dei 20 Paesi coinvolti hanno segnalato importanti ostacoli nella presa in carico delle persone con malattie rare o non diagnosticate. Tra le principali criticità figurano soprattutto l’accesso alle cure specialistiche e la disponibilità di strutture dedicate.

Un risultato particolarmente significativo riguarda il rapporto tra queste difficoltà e le condizioni economiche dei singoli Paesi. Se, come prevedibile, quelli a basso reddito hanno riportato complessivamente un maggior numero di bisogni insoddisfatti, lo studio non ha individuato una relazione lineare tra la disponibilità di risorse economiche e la capacità di rispondere alle necessità dei pazienti. Le difficoltà legate alle malattie rare non diagnosticate, quindi, non interessano esclusivamente i sistemi sanitari con minori risorse, ma possono manifestarsi con caratteristiche differenti anche nei Paesi economicamente più avanzati.

PIL e spesa sanitaria pubblica sembrano invece incidere sulla possibilità di sviluppare attività di ricerca specificamente dedicate alle malattie rare non diagnosticate, sottolineando ancora una volta quanto investire nella ricerca rappresenti un elemento fondamentale per aumentare le possibilità di arrivare a una diagnosi.

I risultati evidenziano inoltre come non esista una soluzione unica applicabile a tutti i sistemi sanitari. Le risposte devono essere costruite sulla base delle caratteristiche e delle necessità dei singoli Paesi, intervenendo sugli elementi ancora mancanti: dalla creazione di registri nazionali delle malattie rare allo sviluppo di politiche dedicate e di normative sui farmaci orfani, fino al rafforzamento delle reti specialistiche e della ricerca.

Lo studio contribuisce così a spostare l’attenzione dalla singola malattia al percorso della persona ancora senza diagnosi. Individuare più rapidamente la causa di una patologia significa infatti poter orientare meglio la presa in carico, evitare esami e passaggi non necessari e, quando disponibili, indirizzare i pazienti verso trattamenti e percorsi assistenziali appropriati.

La partecipazione dell’ASL Città di Torino a un ambito di ricerca di dimensione internazionale testimonia il valore delle reti scientifiche nella risposta a problematiche che, proprio per la rarità e la complessità delle patologie coinvolte, difficilmente possono essere affrontate all’interno di un singolo centro o di un singolo Paese. Mettere in comune dati, competenze ed esperienze diventa quindi parte integrante della ricerca stessa e uno strumento per ridurre progressivamente il numero di persone che rimangono senza una diagnosi.

Festa dei sapori a Meana di Susa: torna la tradizionale grigliata estiva

 

MEANA DI SUSA – Un appuntamento enogastronomico in Valle di Susa. L’estate in Valle di Susa si arricchisce di un imperdibile appuntamento dedicato al gusto e alla convivialità. Domenica 23 agosto, dalle ore 12:30, la Pro Loco Meana di Susa APS organizza in Piazza Europa la tradizionale grigliata estiva. In caso di maltempo l’evento si terrà al coperto presso la struttura polivalente. Un ricco menu tra carne alla brace e birra artigianale. Il menu prevosto per l’occasione propone costina, salamella, capocollo, wurstel, tomino al cartoccio, patatine fritte, verdure grigliate, anguria, sorbetto, caffè e acqua (quota di €20 per i soci ed €24 per i non soci). Saranno inoltre disponibili birra artigianale alla spina, vino e bibite. Prenotazione obbligatoria e contatti utili: per partecipare al pranzo conviviale è necessaria la prenotazione entro giovedì 20 agosto. I posti sono limitati e si consiglia di riservare al più presto. È possibile contattare telefonicamente (dopo le ore 16) i numeri: Danilo 3488206968, Nadia 3343605422 o Tiziana 3472463787 per confermare la propria presenza.

Aggressione al pronto soccorso del Martini: ferita una dottoressa, arrestato

Un’altra aggressione ai danni del personale sanitario. Questa volta è successo all’ospedale Martini di Torino, dove una dottoressa in servizio al triage del Pronto soccorso è stata colpita da un paziente, poi arrestato dalla polizia. Gli agenti delle Volanti sono intervenuti poco dopo la mezzanotte tra sabato e domenica, a seguito della segnalazione di una persona molesta all’interno dell’ospedale.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo, 35enne di origini marocchine, era arrivato in ambulanza all’ospedale intorno alle 20 ed era stato trovato a terra, privo di piena coscienza, probabilmente dopo aver assunto alcol. Terminati gli accertamenti, era stato accompagnato in sala d’attesa e sistemato su una carrozzina, in attesa delle dimissioni.

Ad un certo punto, però, si è sdraiato a terra vicino alle porte del triage. Una dottoressa è intervenuta per aiutarlo a rialzarsi, ma il paziente ha prima tentato di colpire alcuni operatori e poi ha aggredito la professionista con un pugno al costato. La donna ha riportato lesioni con una prognosi di cinque giorni.

L’uomo è stato arrestato per lesioni personali a personale sanitario ed è stato portato nelle camere di sicurezza del commissariato San Paolo, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Il caso è ancora al vaglio degli inquirenti: l’indagato è considerato non colpevole fino a una sentenza definitiva.

VI.G

Senza patente e ubriaco, tenta la fuga e aggredisce gli agenti: arrestato

Si è sottratto al controllo della Volante, ha provato a sparire tra i cespugli e poi ha aggredito gli agenti. È successo a Mirafiori sud: il conducente, 45enne, è stato bloccato dopo pochi metri e ora è indagato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.

Secondo gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale, tutto è iniziato quando una pattuglia ha notato un’auto in via Fratelli Garrone. Alla vista della Volante il conducente ha sbandato verso il parcheggio di un complesso, è sceso e si è nascosto tra gli arbusti dei giardini. La fuga è durata poco: gli operatori lo hanno raggiunto e bloccato; lui ha reagito con violenza. Durante la colluttazione l’uomo ha spinto e colpito gli agenti per cercare di liberarsi; in Questura ha poi continuato a insultare e minacciare. Nel corso delle verifiche gli è stato trovato nella tasca dei pantaloni un taglierino di circa 20 centimetri, lama di 6,5 centimetri, poi sequestrato.

Sottoposto all’etilometro, ha segnato 2,12 g/l alla prima prova e 2,09 g/l alla seconda. L’auto è stata sequestrata amministrativamente e le verifiche hanno mostrato che era senza patente, revocata dalla Motorizzazione Civile di Torino nel 2022. Al termine delle verifiche l’uomo è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate; nei suoi confronti sono scattate denunce per oltraggio, possesso ingiustificato di armi o oggetti atti ad offendere e guida in stato di ebbrezza, oltre a sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada e per manifesta ubriachezza in luogo pubblico.

VI.G

Sta per tornare MITO SettembreMusica: Milano e Torino, vent’anni di musica insieme

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Con la XX edizione di MITO SettembreMusica, Milano e Torino rinnovano un patto culturale che, anno dopo anno, ha saputo unire le due città: vent’anni di musica insieme, di ascolto, di dialogo fra luoghi, pubblici e tradizioni diverse, fino a imporsi come modello di buone pratiche. Questa ricorrenza conferma la volontà corale che accomuna le due città nel voler continuare a costruire, attraverso la cultura, uno spazio comune, facendo sì che si scelga sempre di superare distanze e confini. Si tratta di una storia che appartiene alle nostre città e che ribadisce l’impegno verso la cultura pubblica, portandola nei luoghi della vita quotidiana, allargandola al pubblico con o casione di ascolto, conoscenza e incontro. Il tema della prossima edizione sarà “Harmonia”. L’armonia come nobilitazione delle differenze e volontà di farle convivere in equilibrio in una congiuntura contrassegnata da tensioni, fratture e conflitti, affinchè la musica ricordi che ogni voce trova senso compiuto solo nell’ascolto dell’altra. La nuova direzioe  artistica, di Speranza Scappucci, inaugura una fase nuova della storia del festival, ancora più aperta all’internazionalità e nel segno, come sempre, della qualità. Il programma mostra con evidenza la natura diffusa del festival: MITO SettembreMusica attraversa le città, i grandi teatri, chiese, spazi culturali, sedi di quartiere e luoghi dedicati ai giovani e alla formazione, contribuendo a disegnare una geografia culturale in cui ogni luogo diventa interprete di un’unica partitura cittadina.

“Ci sono anniversari che ci ricordano il cammino fatto più del tempo trascorso. La XX edizione di MITO SettembreMusica rappresenta uno di questi momenti, un’occasione per ritrovarci, per guardare quello che è stato costruito e, di conseguenza, per rinnovare il senso di un progetto che continua a unire Milano e Torino nella creazione e diffusione della cultura musicale – afferma il Presidente del Festival, Alberto Meomartini – era il 2007 quando le due città scelsero di dare vita a una grande e unica proposta culturale: da allora il festival ha accompagnato generazioni diverse di ascoltatori, abitato spazi urbani consueti e meno consueti, portato la musica dove il pubblico già la cercava e dove avrebbe potuto incontrarla per la prima volta. Uno dei grandi punti a favore di MITO è di essere un progetto condiviso. La visione che accomuna Torino e Milano è un concetto relazionale, e anche per questo sono felice delle parole che la direttrice artistica Speranza Scappucci ha scritto per questa edizione: ‘ovunque risuonano concetti e parole di vicinanza, comune denominatore l’armonia’, da cui deriva il nome dell’edizione. Harmonia rappresenta quindi lo spirito di questa edizione nella quale, la grande tradizione, dialoga con il presente, la dimensione sinfonica incontra la voce, la musica antica si affianca alla nuova creazione, e i grandi maestri si alternano ai giovani e ai progetti di formazione. Dai concerti inaugurali alla Scala e all’Auditorium Rai, fino agli appuntamenti conclusivi, il festival attraversa pagine che parlano di pace, memoria, trasmissione e futuro”.

“Il tema dell’edizione 2026 di MITO SettembreMusica è ‘Harmonia’, una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, ma che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi – afferma la direttrice artistica, Speranza Scappucci – la domanda che mi accompagna è solo in apparenza semplice: come tenere unite differenze reali, di città, pubblici e repertori, luoghi, generazioni senza cancellarne l’individualità. In un tempo segnato da fratture e polarizzazione, l’armonia mi sembra uno dei valori più necessari e uno dei più fraintesi. In musica l’armonia non è solo assenza di tensione, è anche relazione fra voci diverse, una forma di equilibrio costruito attraverso l’ascolto, l’attrito e il movimento. L’armonia non è eliminare il conflitto ma trasformarlo in ascolto. Questo ha guidato la scelta di artisti e contenuti. Ho immaginato un’edizione in cui tradizione e contemporaneità potessero dialogare in modo autentico, dalla musica antica a quella contemporanea. A Torino, Simon Young inaugurerà il festival lunedì 7 settembre alle ore 20, presso l’Auditorium Rai, con il concerto ‘War requiem’, accompagnata dall’OSN Rai, dal Coro e dal Coro di Voci Bianche; Riccardo Chailly si esibirà con la Filarmonica della Scala, Michele Mariotti con l’OSN Rai, William Christie con Les Arts florissants, Jakub Hroŝ con i Banberger Symphoniker, il Pomo d’Oro, l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, solo per citarme alcuni. Ho invitato giovani ensemble italiane e straniere di straordinaria vitalità: artisti che forse il pubblico non conosce ancora ma che lo trascineranno con un’energia, una libertà e una qualità musicale capace di lasciare un segno fin dal primo ascolto. Accanto alla tradizione figurerà la musica del presente. Il festival ospita ‘Caos’ di Paola Prestini, compositrice italiana tra le più originali della scena contemporanea, con un brano commissionato appositamente per questa edizione. Verrà poi eseguito un concerto speciale dedicata ai giovani studenti e studentesse del Conservatorio di Milano e Torino, diretto e offerto da me alle due città, un momento importante di crescita per le generazioni future. Due saranno gli anniversari significativi: il 2026 segna i cinquant’anni della morte di Benjamin Britten, uno dei compositori più importanti del XX secolo. Il programma si apre con il ‘War requiem”, monumentale capolavoro pacifista scritto nel 1962 e ancora attualissimo, e la sua musica risuona anche in altri momenti del programma sinfonico e cameristico. Con l’integrale dei Quartetti per Archi di Beethoven, affidata al Quartetto d’archi della Scala, volgiamo lo sguardo al centenario della morte del grande compositore, che si celebrerà nel 2027 in un progetto che dispiega tra questa e la prossima edizione”.

La Filarmonica della Scala si esibirà anche a Torino, presso l’Auditorium Agnelli del Lingotto, con Riccardo Chailly direttore. Venerdì 11 settembre, alle 20, presso il Conservatorio G. Verdi si esibirà il quartetto Pessoa, in un omaggio a Morricone. Sempre al Conservatorio, il 12 settembre, il Quartetto Pessoa dedicherà un omaggio ad Astor Piazzolla. Domeni a 13 settembre, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, si esibirà l’Orchestra Suzuki di Torino per festeggiare i cinquant’anni dalla sua nascita.

Beethoven verrà celebrato il 14, 16 e 18 settembre al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino dal Quartetto d’Archi del teatro alla Scala.

Infine, Britten verrà celebrato sabato 19 settembre in due appuntamenti al Conservatorio Verdi, alle ore 17, in “Canticles” con Brian Zeger al pianoforte, Kelsey Lauritano come mezzosoprano, Matthew Swensen tenore e Debora Maffeis al Corno, e lo stesso giorno, all’Auditorium Agnelli del Lingotto, con il concerto “In memoriam” con l’Orchestra Sinfonica di Milano, Levy Sekgapane tenore e Alessio Allegrini al corno e alla direzione.

La giornata conclusiva di MITO SettembreMusica sarà il 20 settembre, alle 15, presso l’Auditorium del Lingotto, con Hrusa/Brahms; alle 15.30 e 18 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con l’Orchestra dei Piccoli Pomeriggi Musicali di Milano che eseguiranno “L’usignolo” di Andersen. Infine, alle 20, al Conservatorio Verdi, David Frai al Pianoforte eseguirà “Le Variazioni” di Goldberg.

Lunedì 7 settembre, alle ore 16, al Teatro Regio foyer del Toro, si terrà un incontro con Giorgio Pestelli, Walter Vergnano, Carlo Viano, coordinati da Susanna Franchi, dal titolo “Ricordare Giorgio Balmas”. A vent’anni dalla sua scomparsa, il festival ricorda il suo fondatore. Nel 1975, a Torino, venne fondato il primo Assessorato per la Cultura. Diego Novelli, allora Sindaco, nominò assessore Giorgio Balmas, fondatore dell’Unione Musicale Studentesca.

Mara Martellotta