ilTorinese

Quasi 200 ragazzi coinvolti a Torino nella truffa del voucher cultura

Anziché utilizzare il bonus cultura per l’acquisto di libri, come previsto dalla normativa, trasformavano i voucher in denaro contante da spendere liberamente. È la frode scoperta dalla Guardia di Finanza di Torino, che ha portato a sanzioni superiori a 1,3 milioni di euro e coinvolto 190 giovani.

I ragazzi venivano avvicinati attraverso i social network, talvolta anche tramite influencer, con una proposta allettante: convertire i 500 euro del voucher in una cifra più bassa ma immediatamente disponibile in contanti. Molti hanno accettato il meccanismo illecito, che ora rischia di avere pesanti conseguenze economiche per le famiglie, chiamate a pagare multe di migliaia di euro.

Al centro dell’indagine c’è un commerciante torinese operante nell’e-commerce, denunciato con l’accusa di truffa aggravata finalizzata all’ottenimento di fondi pubblici. Secondo gli investigatori, sui circa 95 mila euro complessivi dei bonus utilizzati dai giovani, l’uomo sarebbe riuscito a trattenere per sé oltre 83 mila euro.

Marilina Di Cataldo presenta “A ognuno il suo ordine”

Mercoledì 20 maggio, presso la biblioteca Villa Amoretti, alle 17.30

Mercoledì 20 maggio, alle ore 17.30, presso la biblioteca Villa Amoretti, situata all’interno del magico parco Rignon, a Torino, Stefania Marengo, dirigente delle Biblioteche Civiche Torinesi, presenta insieme all’autrice Marilina Di Cataldo il volume “A ognuno il suo ordine”, pubblicato da Paola Caramella Editrice.

Tematiche centrali del libro sono l’abitare, il benessere e la qualità della vita, una visione capace di superare modelli estetici e soluzioni preconfezionate, in grado di restituire all’ordine la sua dimensione più autentica e personale. Il volume nasce dall’incontro tra i due ambiti professionali di cui si occupa l’autrice: l’ufficio stampa e il Professional Organising, disciplina che si occupa di accompagnare le persone nei processi di organizzazione degli spazi, del tempo e delle abitudini con un approccio pratico ma anche profondamente umano. Si tratta di un doppio sguardo che coniuga il conferire forma e chiarezza ai contenuti, dote propria della comunicazione, a una solida esperienza sul campo dell’organizzazione e dei percorsi di cambiamento della vita quotidiana.

Il libro si rivolge a chi si occupa della casa, propria o altrui, dei modi di vivere e del lifestyle, a chi attraversa momenti di transizione come un trasloco, una separazione, la nascita di un figlio o un lutto, e sente di dover ridefinire un equilibrio quotidiano. Alla dimensione pratica e di riflessione, Marilina Di Cataldo affianca, allo scopo di fornire stimoli per una lettura simbolica dei temi dell’ordine e del disordine i riferimenti provenienti dal mondo della letteratura. Sono presenti nel volume citazioni da Lidia Ravera a Orhan Pamuk e dell’arte, da Alighiero Boetti a Jackson Pollock.

“A ognuno il suo ordine” non si può considerare un manuale, non propone schemi rigidi o soluzioni valide indistintamente per tutti, ma invita a porsi domande e osservare le proprie abitudini, costruendo un ordine su misura e sostenibile nel tempo. Si tratta di un percorso di riflessione e accompagnamento in cui lettori e lettrici possono riconoscersi e trovare spunti concreti per iniziare un percorso graduale e duraturo per il futuro.

“Di Cataldo è un’archeologa del quotidiano – spiega l’autrice della prefazione del libro, Chiara Tagliaferri – con la lente di ingrandimento puntata sui gesti nascosti all’interno delle case, nei cassetti, nelle pieghe del tempo. Mi piace pensare che abbia imparato a farlo studiando l’arte da vicino. La storica dell’arte sa che l’ordine è una narrazione, e che ogni opera necessita del suo respiro. Il vuoto intorno non è uno spazio sprecato, ma una condizione fondamentale affinché un quadro o un oggetto possano dire la verità. Per questo motivo Marilina Di Cataldo afferma ‘ogni spazio parla’”.

Marilina Di Cataldo – “A ognuno il suo ordine” – prefazione di Chiara Tagliaferri – Pagine 184 – 18 euro – Paola Caramella Editrice

Mara Martellotta

“1976: il Cuore Granata”, la festa, la memoria collettiva di un popolo e di una città

Nella giornata di lunedì 18 maggio, presso l’Hospitality Ferrini dello stadio Grande Torino, si è svolta una festa in occasione del 50esimo anniversario dello Scudetto ’76, l’ultimo vinto dal Toro, alla presenza dei due campioni granata Claudio Sala (Capitano di quella squadra) e Roberto Salvadori.

 

Insieme a loro il regista Giulio Graglia, che ha moderato l’incontro, i giornalisti Sabrina Gonzatto e Beppe Gandolfo che, a partire dai rispettivi libri, “Orfeo Pianelli – Il presidente del Toro Campione” e “Toro 1975-76 – Il campionato indimenticabile”, hanno offerto una narrazione storica ed emozionante di quella magica giornata del 16 maggio 1976, rivolgendo uno sguardo al passato per gettare una luce sul presente.

L’iniziativa, inserita nel programma del Salone del Libro OFF, è stata un’occasione per ascoltare dalla viva voce dei protagonisti in campo il fiume di emozioni che attraversò quella giornata torinese, con il Toro costretto al pareggio da un pugnace Cesena in una partita che avrebbe potuto far registrare il record di tutte vittorie in casa, impresa che non riuscì neanche agli Invincibili. Trascorsi i 90 minuti, la gioia si fece attendere ancora per qualche istante, lungo quanto i 27 anni che separavano l’ultimo scudetto del Grande Torino da quello degli uomini guidati da Gigi Radice. Il boato della Maratona sancì la sconfitta della Juve sul campo di Perugia. Il Toro era di nuovo Campione d’Italia.

Un Toro e un calcio d’altri tempi, una storia che pare un sogno, che avrebbe dell’incredibile se non ci fossero oggi testimonianze certe dell’accaduto, ed è proprio su quest’onda transgenerazionale che si perpetuano i valori e la leggenda del Cuore Granata, vivi attraverso momenti di condivisione che smettono di essere semplici “reunion” in ricordo dei bei tempi passati per diventare ponti della memoria collettiva, come ha ricordato durante l’incontro il giornalista Beppe Gandolfo.

Il ricordo, evocato attraverso aneddoti familiari, ha rappresentato il tema centrale dell’intensa e commovente lettura di Sabrina Gonzatto e il fil rouge con la storia di un popolo immerso nelle dinamiche della Torino che fu, nell’anno del primo processo alle Brigate Rosse, degli Anni di Piombo e della Fiat.

Presente all’evento anche l’Assessora alla Transizione ecologica e digitale della Città di Torino, Chiara Foglietta, di dichiarata fede torinista.

“Per me è un onore rappresentare la nostra città – ha dichiarato l’Assessora Chiara Foglietta – soprattutto in queste giornate dalle tinte granata e in questo stadio, teatro di emozioni che si respirano forti oggi come cinquant’anni fa”.

“Mi feci male durante la partita precedente – ha raccontato, sorridendo, Claudio Sala  –  quindi non avrei neanche dovuto giocare contro il Cesena, ma strinsi i denti e scesi in campo, anche se sofferente. Insomma, per come giocai mi sarei dato un 4 in pagella, ma alla fine riuscimmo a guadagnare il punticino dello scudetto. Ricordo il grande Gigi Radice arrabbiatissimo per quel pareggio, anche perché una vittoria avrebbe significato stabilire il record di vittorie in casa e un grande traguardo anche per lui come allenatore. La festa fu bellissima, magica, ma non mi è ancora andato giù del tutto il fatto di non essere riusciti a bissare il titolo l’anno dopo, in cui guadagnammo cinque punti in più rispetto alla stagione prima, che però non furono sufficienti per vincere: la Juventus terminò il campionato con un punto in più di noi. Due campionati di fila vinti avrebbero probabilmente scritto un futuro diverso per il Toro”.

“La ricordo come una giornata dalle emozioni pazzesche – ha raccontato Roberto Salvadori – a cominciare dalla tensione per una partita che sapevamo avrebbe deciso una stagione e un percorso cominciato molto tempo prima, e poi le 70 mila persone allo stadio, l’impeto della Curva Maratona, i tamburi che rullavano, il senso di liberazione al gol di Paolo Pulici, e il panico, per fortuna senza conseguenze, causato dall’incomprensione tra Mozzini e Castellini che portò all’autogol del definitivo pareggio. Ricordo il boato della Maratona che ci avvertì dello svantaggio della Juve a Perugia e i paracadutisti che scesero sul campo a fine partita. Lo scudetto con il Toro per me ha rappresentato la vittoria più importante della mia carriera”.

Gian Giacomo Della Porta

Locali Storici: pasticceria Barberis di Valenza

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A cura di Piemonteitalia.eu

Questo locale vanta origini nell’ultimo decennio dell’800. Non è più nella sua prima sede, ma continua a preparare le ricette originali tipiche delle migliori pasticcerie piemontesi: la ricca torta tartufata ricoperta di cioccolato, gli amaretti e i savoiardi, le “bignole”…

Leggi larticolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/locali-storici-golosi/pasticceria-barberis

Meraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo

Fisco, Marco Fontana (FI): “Basta scaricabarile“

“Il ‘chiagni e fotti’ di Lo Russo è finito: i torinesi meritano responsabilità, non alibi”

Oggi, presso Sala Musy di Torino, si è tenuta la conferenza stampa promossa da Forza Italia, indetta dal capogruppo comunale Federica Scanderebech, dal consigliere comunale Domenico Garcea e dal responsabile tecnico comunale Raffaele Petrarulo, alla presenza del senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia e vicepresidente vicario del gruppo azzurro a Palazzo Madama, e di Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino.

Nel corso dell’incontro, Marco Fontana ha puntato anzitutto il dito sulla delibera relativa alla definizione agevolata dei debiti, oggi in discussione in Consiglio comunale.

«Il bluff della politica del ‘chiagni e fotti’ del sindaco di Torino Stefano Lo Russo oggi viene definitivamente smascherato. Se Forza Italia non avesse presentato una mozione, dopo mesi di discussioni questo provvedimento non sarebbe mai arrivato in aula. Alla faccia dell’attenzione alle fasce più deboli. Il Governo aveva messo a disposizione dei Comuni uno strumento concreto per venire incontro ai contribuenti in maggiore difficoltà, ma il Comune di Torino non lo avrebbe utilizzato senza una forte sollecitazione politica da parte di Forza Italia».

«Purtroppo quello che oggi viene portato in aula è un provvedimento monco. Limitare la definizione agevolata ai carichi affidati entro il 2020, escludendo quelli fino al 2023, significa lasciare fuori decine di contribuenti. In sostanza, mentre Stefano Lo Russo continua a ‘chiagnere’ in vista della campagna elettorale, a piangere davvero saranno i cittadini torinesi che vorrebbero semplicemente regolarizzare la propria posizione fiscale e che, ancora una volta, rischiano di essere blanditi a parole e tartassati nei fatti» ha affondato Fontana.

Da qui, secondo Fontana, emerge in maniera evidente il metodo politico adottato dal sindaco di Torino.

«Dall’inizio del mandato, con una tendenza che si sta rafforzando sempre di più man mano che si avvicinano le elezioni, Stefano Lo Russo ha inaugurato una politica che potremmo definire con un francesismo dialettale: il ‘chiagni e fotti’. Mi si perdoni l’espressione, ma rende perfettamente l’idea. Per il sindaco di Torino qualsiasi problema non è mai responsabilità della sua amministrazione, ma sempre di qualcun altro», ha sostenuto l’azzurro.

Fontana ha quindi elencato alcuni casi concreti. «Quando la città si è trovata in difficoltà sulla gestione del piano neve, la colpa era della precedente amministrazione di Chiara Appendino. Peccato che Lo Russo governi Torino dal 2021: dopo anni di mandato non si può continuare a vivere di alibi».

«Quando si parla di sicurezza e ordine pubblico, la responsabilità diventa del Governo e della carenza di organici. Peccato che negli incontri istituzionali con il questore ci sia stata rappresentata una situazione ben diversa rispetto a quella raccontata pubblicamente dal sindaco sui presunti 200 agenti in meno».

«Quando c’è stato da criticare il bonus Vesta della Regione, Lo Russo ha attaccato il meccanismo del click day. Peccato che proprio governi nazionali sostenuti dal Partito Democratico, prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, abbiano introdotto e utilizzato questo strumento negli anni passati. Peraltro per regolare una materia delicata come quella dell’immigrazione».

«Sulla fermata Corelli della linea 2 della metropolitana di Torino, la colpa sarebbe ancora una volta del Governo. Peccato che spettasse proprio all’amministrazione comunale monitorare l’evoluzione dei costi, aggiornare la programmazione e prevenire gli effetti delle crisi economiche che si sono susseguite».

«I torinesi meritano una classe dirigente che si assuma la responsabilità delle proprie scelte, non un’amministrazione che, ogni volta che emerge un problema, cerca un colpevole fuori da Palazzo Civico. Il tempo degli alibi è finito» conclude Fontana.

Smantellato “market della droga” in Barriera

La Polizia di Stato ha arrestato nei giorni scorsi, nel quartiere Barriera Milano di Torino, un quarantatreenne italiano per detenzione di sostanza stupefacente.
L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile a seguito di una mirata attività info-investigativa. I poliziotti, dopo aver monitorato un sospetto e continuo viavai di persone presso un’abitazione di proprietà di un cittadino italiano sita nei pressi dei giardini Montanaro, hanno deciso di procedere a un controllo.
All’interno dell’appartamento, gli agenti hanno rinvenuto un vero e proprio “market” della droga, caratterizzato da una varietà di sostanze particolarmente ampia. Nello specifico, sono stati sequestrati oltre 1,2 kg di hashish suddivisi in panetti, circa 2 kg di marijuana, 20 pastiglie e una dose in polvere di MDMA, LSD in formato liquido e in francobolli, 10 pastiglie contenenti un principio attivo dagli effetti allucinogeni e psichedelici (fenetilamina), una dose di buprenorfina (oppiaceo), nonché 275 grammi di funghi allucinogeni e circa mezzo chilo di altre sostanze vegetali, presumibilmente stupefacenti.
Inoltre, sono stati sequestrati 10.000 euro, ritenuti provento dell’attività illecita, quattro bilancini di precisione e materiale per il confezionamento.
Al termine delle attività, l’uomo, cittadino italiano di 43 anni, è stato arrestato e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.
Il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza a favore dell’indagato sino alla sentenza definitiva.

La trappola

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

L’attesissimo incontro, a Pechino, tra i presidenti cinese e statunitense sembrerebbe essersi risolto in un nulla di fatto.

Al di là del pomposo cerimoniale le conclusioni hanno deluso ampiamente le aspettative e questo ha avuto un immediato effetto negativo sull’andamento dei mercati finanziari.

Possiamo davvero parlare di un’occasione persa per avvicinare la pace nel Medio Oriente e per dissipare la nebbia esistente nelle relazioni sino statunitensi?

Nel grande teatro delle relazioni internazionali, pochi rapporti sono tanto determinanti quanto quello tra Stati Uniti e Cina. Il vertice di Pechino del 2026 non ha rappresentato una svolta spettacolare, né ha prodotto un accordo capace di ridefinire le regole del gioco globale.

Eppure, proprio nella sua apparente modestia, esso segna un passaggio cruciale: il passaggio da una fase di confronto aperto a una fase di stabilizzazione strategica, fragile ma necessaria.

Non a caso Xi Jin Ping ha aperto il vertice con questa domanda retorica ma con una forte valenza strategica: “Cina e Stati Uniti possono superare la cosiddetta ‘trappola di Tucidide’ e creare un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi potenze? Se riusciremo a unire le forze per affrontare le sfide globali, dare maggiore stabilità al mondo e promuovere il benessere dei nostri popoli, ciò determinerà il futuro delle relazioni bilaterali”.

Dopo anni di escalation commerciale, culminati nella fase più acuta della guerra dei dazi del 2025, entrambe le potenze hanno compreso ciò che la storia economica suggerisce con insistenza: in un conflitto tra sistemi così interdipendenti, non esistono veri vincitori, ma solo perdite più o meno contenute.

Il vertice si inserisce dunque in questa consapevolezza condivisa, consolidando una tregua già abbozzata nei mesi precedenti, senza pretendere di trasformarla in una pace definitiva.

Il linguaggio adottato, quello di una “stabilità strategica costruttiva” estesa su più anni, riflette esattamente questo cambio di prospettiva. Non si tratta più di risolvere le divergenze, ma di renderle gestibili. Non di eliminare la competizione, ma di incanalarla entro limiti prevedibili.

In questo senso, il risultato principale del summit non è ciò che è stato firmato, bensì ciò che è stato implicitamente accettato: l’impossibilità di un disaccoppiamento totale e il riconoscimento di un equilibrio fondato su reciproche vulnerabilità.

Questo equilibrio poggia su una dinamica tanto semplice quanto determinante.

Gli Stati Uniti, pur restando tecnologicamente dominanti, dipendono dalla Cina per l’accesso alle terre rare, elementi indispensabili per le filiere industriali più avanzate. La Cina, dal canto suo, non ha ancora colmato il divario nei semiconduttori di fascia alta e rimane legata all’ecosistema tecnologico americano per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più sofisticata. È un sistema di dipendenze incrociate che scoraggia l’escalation e favorisce una stabilità tattica, anche in assenza di fiducia strategica.

In questo contesto, gli accordi annunciati appaiono volutamente limitati, quasi rituali. Gli impegni di Pechino ad acquistare beni agricoli, energia e aeromobili statunitensi e quello americano sulla vendita degli avanzatissimi microchips di Nvidia (in attesa di essere in grado di produrli domesticamente) ai gruppi cinesi ricordano da vicino la logica degli accordi “Phase One” della precedente stagione negoziale: strumenti più politici che trasformativi, utili a mantenere aperti i canali ma insufficienti a modificare le strutture profonde degli scambi. Anche la creazione di nuovi organismi di dialogo economico, come i consigli per il commercio e gli investimenti (Boards of Trade and Investment), rappresenta più un segnale di metodo che un cambiamento sostanziale.

Una delle novità più significative del vertice, tuttavia, non riguarda tanto i contenuti degli accordi quanto la composizione stessa della delegazione americana. Accanto ai rappresentanti politici, erano presenti circa una dozzina di amministratori delegati delle principali multinazionali statunitensi, tra cui figure di primo piano come Elon Musk, Tim Cook e Jensen Huang. Questa scelta segnala un ritorno esplicito dell’impresa al centro della diplomazia economica: non più semplice spettatrice delle tensioni geopolitiche, ma attore attivo nel tentativo di ricostruire un terreno minimo di cooperazione. La presenza coordinata dei rappresentanti del vertice del capitalismo tecnologico, finanziario e industriale americano, gli stessi, Elon Musk in primis, che, dopo essere stati testimoni della cerimonia di insediamento di Trump, incominciavano a dubitare della sua volontà di sostenere gli interessi dei gruppi dal loro rappresentati, ha dato al viaggio una dimensione concreta, volta a riattivare flussi commerciali e opportunità di investimento in un contesto reso negli ultimi anni sempre più incerto.

E tuttavia, mentre sul piano economico si tenta di ricomporre una relazione funzionale, sul piano strategico emergono con chiarezza le linee di frattura. Tra queste, nessuna è più sensibile della questione di Taiwan, cui la leadership cinese ha attribuito nei colloqui un rilievo centrale. Pechino ha ribadito con fermezza che l’isola rappresenta il tema più importante nelle relazioni bilaterali, avvertendo implicitamente che un’eventuale gestione giudicata ostile da parte di Washington potrebbe compromettere l’intero equilibrio raggiunto.

L’enfasi posta su Taiwan non introduce un elemento nuovo, ma ne accentua la portata politica: è il segnale che, al di là della distensione commerciale, il confronto strategico resta vivo e potenzialmente destabilizzante.

Eppure sarebbe un errore sottovalutare la portata di questa fase. La stabilizzazione della relazione, pur parziale, riduce in modo significativo l’incertezza globale. Per le imprese e per gli investitori, il rischio principale degli ultimi anni non è stato tanto il livello dei dazi, quanto la loro imprevedibilità. In questo senso, la prospettiva di una tregua prolungata – anche senza una riduzione immediata delle barriere – consente un ritorno alla pianificazione e riporta l’attenzione sui fondamentali economici.

Parallelamente, tuttavia, la competizione non solo continua, ma si approfondisce. La relazione tra Washington e Pechino è ormai strutturalmente definita da quella che si potrebbe chiamare una “contrapposizione competitiva”: una combinazione di cooperazione selettiva e rivalità sistemica. Entrambe le potenze stanno rafforzando le proprie capacità interne, investendo in settori strategici e costruendo barriere, non solo tariffarie ma anche tecnologiche e regolamentari. Gli Stati Uniti puntano a consolidare il proprio vantaggio nell’innovazione, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale, mentre la Cina accelera gli sforzi per raggiungere l’autosufficienza tecnologica e sfruttare la propria superiorità nella scala industriale.

Questa competizione è particolarmente evidente proprio nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che si sta progressivamente sdoppiando in due dimensioni distinte. Da un lato, l’innovazione di frontiera, dove gli Stati Uniti mantengono un vantaggio significativo; dall’altro, la diffusione e l’implementazione su larga scala, dove la Cina può contare su un mercato interno vasto e su una capacità industriale senza pari. Il risultato non è una convergenza, ma una divergenza controllata, in cui ciascun sistema sviluppa punti di forza complementari e, al tempo stesso, concorrenti.

Il vertice di Pechino assume così il significato di una tregua e non di una soluzione definitiva. È il riconoscimento, da parte di entrambe le potenze, che il costo del conflitto aperto sarebbe eccessivo, ma anche che la convergenza è ormai fuori portata. In questo spazio intermedio si colloca il futuro delle relazioni internazionali: un equilibrio dinamico, fatto di attriti e compromessi, in cui cooperazione e competizione coesistono senza mai annullarsi.

Per il resto del mondo, e in particolare per i mercati globali, questa fase offre al tempo stesso un sollievo e una sfida. La riduzione del rischio sistemico apre nuove opportunità, ma la frammentazione crescente dell’economia globale impone scelte sempre più selettive.

Come spesso accade nella storia, non è l’assenza di tensioni a definire un’epoca, ma la capacità di gestirle senza lasciarsene travolgere.

In filigrana, tuttavia, emerge una dinamica più profonda, che richiama una delle lezioni più antiche della storia: la cosiddetta trappola di Tucidide, secondo cui il conflitto diventa più probabile quando una potenza emergente sfida un ordine consolidato.

Sebbene il rapporto tra Stati Uniti e Cina sembri rientrare perfettamente nello schema evocato dal presidente cinese, con una potenza dominante chiamata a gestire l’ascesa di un concorrente strategico globale, a differenza del passato, l’elevato grado di interdipendenza economica e tecnologica introduce un elemento nuovo: la consapevolezza condivisa che una rottura sarebbe distruttiva per entrambe le parti.

Se la trappola di Tucidide descrive il rischio, la “stabilità strategica costruttiva” rappresenta il tentativo, ancora incompleto e fragile, di evitarla.

In questa tensione tra storia e innovazione si gioca il futuro dell’ordine globale: non nella promessa di una pace definitiva ma nella capacità delle grandi potenze di convivere entro un equilibrio imperfetto, senza trasformare la rivalità in conflitto aperto.

Perché, per citare una massima del filosofo Voltaire, spesso la tanto agognata perfezione finisce per essere la più acerrima nemica del bene… e della pace.

Giovani agricoltori, dalla Regione bando record da 20 milioni di euro  per il ricambio generazionale e l’ innovazione

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Un bando con la dotazione record di 20 milioni di euro per l’insediamento dei giovani in agricoltura e la nascita di nuove aziende agricole under 41 in Piemonte: è una somma quasi doppia rispetto agli 11,6 milioni del bando precedente.

Lo hanno voluto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, che illustrano: «Una delle sfide cruciali della nostra agricoltura, sottolineata con forza dalle associazioni di categoria e dall’intero mondo produttivo, è il ricambio generazionale. Anche in Piemonte l’agricoltura condivide negli ultimi anni il trend della contrazione complessiva del numero di aziende a fronte di un aumento delle superfici produttive, ma anche di un progressivo invecchiamento. Eppure vediamo che sempre più giovani sono attratti dal mondo rurale, dalle produzioni agroalimentari di qualità e dalla possibilità di applicare approcci innovativi nell’uso di risorse, tecniche e tecnologie. Servono incentivi che diano la scossa, che incoraggino con strumenti concreti i giovani fino a 40 anni a subentrare nelle aziende o avviarle da zero. Grazie a questo bando che verrà pubblicato nei prossimi giorni, la Regione Piemonte li accompagna nella fase di startup per valorizzare il contributo di innovazione, idee ed entusiasmo indispensabile nella nuova fase di rilancio e promozione dell’eccellenza agroalimentare piemontese».

In soli 2 anni la dotazione regionale per i giovani agricoltori è passata da 400mila euro a 20 milioni, oltre ai bandi per l’agricoltura di precisione e innovativa cui possono partecipare anche i giovani già beneficiari degli altri bandi. L’ultimo ha consentito la partenza di 299 aziende agricole under 41 in tutto il Piemonte, facendo crescere il numero complessivo di 444 unità dalle 5.902 del 2023-24 alle 6.346 del 2025, con una crescita del 7,5% e un’incidenza del 15% sul totale delle imprese agricole piemontesi.

I fondi provengono per il 40,70% da fondi europei, per il 41,51% da fondi statali e per i17,79% da risorse regionali. Il premio di insediamento è erogato in conto capitale: per poterne beneficiare, il giovane imprenditore dovrà assumere la carica di capo di un’azienda agricola, presentando un dettagliato Piano Aziendale. Ecco come funziona il premio d’insediamento:

  • Insediamento di un solo giovane (impresa individuale): € 45.000, con una maggiorazione di € 10.000 se l’insediamento avviene in zona di montagna.

  • Insediamento congiunto di due giovani (soci): € 35.000 per ciascun giovane, con una maggiorazione di € 8.000 per ciascuno in caso di insediamento in zona di montagna.

  • Insediamento congiunto di più di due giovani (fino a un massimo di cinque): € 30.000 per ciascun giovane, con una maggiorazione di € 5.000 per ciascuno se l’insediamento avviene in zona di montagna.

Aggiunge l’assessore Bongioanni«I criteri premiali del bando attribuiscono inoltre punteggi maggiori o precedenze all’imprenditoria femminile, agli insediamenti che aderiscono ai regimi di qualità come produzioni Dop, Igp, Doc, Docg e bio, a quelli in aree marginali o sottoposte a particolari regimi di tutela ambientale, a quelli particolarmente attenti all’utilizzo delle risorse idriche. È un bando pensato per coniugare il potenziale di competitività e sviluppo delle nostre giovani imprese con le trasformazioni dei mercati e l’evoluzione delle loro richieste e sensibilità, cui la giovane imprenditoria piemontese è pronta a rispondere con idee ed entusiasmo».

Il bando verrà pubblicato nei prossimi giorni e resterà aperto fino al 15 settembre 2026.

Evade dai domiciliari e compie una rapina in un supermercato: arrestato

Fugge dagli arresti domiciliari e rapina un supermercato: arrestato e denunciato per possesso ingiustificato d’arma. Questa è l’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’arresto di un uomo italiano di 45 anni, ritenuto responsabile di una rapina avvenuta nel pomeriggio in un supermercato di via Nicomede Bianchi, in zona San Donato. L’intervento è scattato dopo la segnalazione arrivata alla Centrale Operativa della Questura, che ha inviato sul posto le volanti.

Gli agenti sono arrivati a pochi metri dall’ingresso, in una strada vicina, e grazie alla descrizione ricevuta hanno individuato il sospetto nei pressi dell’esercizio commerciale. Nel marsupio che aveva con sé è stato trovato un coltello con lama lunga circa 20 centimetri. Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe minacciato i cassieri con l’arma e si sarebbe allontanato con alcuni prodotti, poi recuperati e restituiti dalla polizia al negozio. L’uomo era già sottoposto agli arresti domiciliari nella propria abitazione e per questo è stato arrestato anche per evasione. È stato inoltre denunciato per possesso ingiustificato di arma.

Il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari; per questo, fino a sentenza definitiva, per l’indagato vale la presunzione di innocenza.

VI.G