ilTorinese

Borgo Rossini, un nuovo ritmo per la Torino che si affaccia sulla Dora

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Edifici bassi, laboratori, Street art e nuove giovani vibrazioni.

Il Borgo Rossini, a Torino appartiene a categoria particolare di quartiere: non è un’area chiara e definita sulle mappe, ma un territorio percepito, riconoscibile da chi lo vive. È una zona di confine, distesa tra la Dora, corso Regio Parco e le vie che portano verso Vanchiglia. Qui la città non ha mai davvero deciso cosa essere, e proprio per questo ha lasciato spazio a una trasformazione più spontanea, meno dichiarata, ma profondamente interessante. Borgo Rossini è nata come area produttiva tra Otto e Novecento; la vicinanza alla Dora lo ha reso naturalmente vocato alla piccola industria: officine, magazzini, laboratori artigiani. Non c’è monumentalità, ma funzionalità. Gli edifici sono bassi, i cortili profondi, gli spazi pensati per lavorare più che per apparire. A differenza di altre zone industriali torinesi, qui non si è mai consumata una frattura netta. Non c’è stato un prima e un dopo, ma un lento cambiamento, le attività produttive hanno lasciato spazio ad altro senza sparire del tutto. È una continuità discreta, esile.

La presenza del Campus Luigi Einaudi, progettato da Norman Foster, ha introdotto un nuovo ritmo. Non si è trattato di una trasformazione spettacolare, ma di una mutazione progressiva: più passaggi, più voci, più tempo vissuto nello spazio pubblico. Gli studenti hanno modificato l’uso delle strade, dei bar, delle ore della giornata portando vivacità. Hanno portato una domanda nuova, a cui il quartiere ha risposto senza perdere la propria identità, ma aumentando le vibrazioni. Borgo Rossini non è un luogo di bellezza cittadina nel senso convenzionale, è, piuttosto, un quartiere che ha fatto dell’imperfezione una cifra estetica. I muri diventano superfici narrative, i cortili accolgono studi e laboratori, gli spazi industriali si trasformano in atelier o luoghi ibridi. Nulla è completamente compiuto, e proprio per questo tutto resta aperto. Per scoprire le sue attrazioni è necessario camminarci lentamente con un occhio curioso e pronto alla scoperta.

Il tessuto commerciale riflette questa natura intermedia. Non ci sono grandi catene, né un sistema consolidato. Ci sono piccoli bar frequentati da studenti e abitanti storici, botteghe artigiane, laboratori creativi, spazi informali che mescolano lavoro e socialità. È un’economia di prossimità viva, che contribuisce a definire un carattere senza imporlo. La Dora scorre accanto al quartiere come una presenza silenziosa concedono passeggiate aperte sul lungo fiume, i ponti, gli interventi di riqualificazione stanno cambiando lo sguardo. Quest’area potrebbe diventare uno dei punti di contatto più interessanti tra città e paesaggio fluviale, ma questa trasformazione richiede attenzione, misura, visione. Ed è proprio nel futuro che il quartiere si gioca la sua identità. Borgo Rossini non ha bisogno di essere reinventato, ma di essere accompagnato. Ha bisogno di spazi pubblici curati, capaci di favorire l’incontro senza cancellare l’esistente; di sostegno alle attività indipendenti, per evitare una sostituzione rapida e omologante, di un progetto sulla Dora che la renda davvero accessibile e vissuta, di servizi che tengano insieme studenti e residenti storici. Ha bisogno, soprattutto, di una storia personale consapevole, che lo protegga dal rischio di diventare semplicemente “il prossimo quartiere di moda”. Perché la sua forza sta proprio in questa sospensione, il Borgo è uno di quei rari luoghi in cui la città non è ancora del tutto compiuta, e proprio per questo resta leggibile, attraversabile, raccontabile. Un quartiere che non si impone, ma si lascia vivere senza ambizioni impossibili.

Torino è questa, ogni angolo, ogni area o quartiere possiede e contiene bellezze esposte, ma anche nascoste, discrete e in attesa di avere una identità più definita, certo, ma senza essere snaturate della loro unicità e dalla loro personalità.

 Maria La Barbera

La truffa si camuffa!

Prosegue la campagna promossa dalla Città di Torino e dal Corpo di Polizia Locale

Il 21 maggio il prossimo appuntamento in collaborazione con il Moica Piemonte.

Negli ultimi anni le truffe sono diventate una delle forme di criminalità più diffuse, mutevoli e difficili da contrastare. Non si tratta soltanto dei raggiri tradizionali e conosciuti a molti, ma di un fenomeno capace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti sociali e tecnologici, sfruttando paure, fragilità e abitudini quotidiane delle persone. Anche Torino, come molte grandi città italiane, si ci trova a fare i conti con un aumento di episodi che coinvolgono soprattutto anziani, persone sole ma, sempre più spesso, anche cittadini giovani e digitalmente esperti. Il tratto più insidioso delle truffe moderne è la loro capacità di camuffarsi.

Non esiste più un solo profilo del truffatore: può presentarsi alla porta con un tesserino apparentemente regolare, telefonare fingendosi un familiare in difficoltà o un operatore di banca, inviare un messaggio sul cellulare che sembra provenire da un ente pubblico o da un corriere. Le tecniche cambiano continuamente, ma l’obiettivo resta lo stesso: creare urgenza, confusione e pressione emotiva per spingere la vittima a consegnare denaro, dati personali o oggetti di valore. Nella nostra citta’ i racconti di tentativi di raggiro si moltiplicano e descrivono situazioni spesso molto simili. C’è chi apre la porta a un falso tecnico della caldaia o del gas, convinto di dover affrontare un’emergenza domestica, chi riceve una telefonata da un sedicente carabiniere o avvocato che parla di un incidente o di un familiare nei guai e chiede soldi immediati e chi, davanti a un messaggio che sembra provenire dalla banca, clicca su un link pensando di dover verificare un pagamento o aggiornare un account. Email, sms e messaggi via WhatsApp vengono costruiti con grande attenzione, riproducendo loghi, linguaggi e modalità comunicative di istituti bancari, servizi di spedizione o piattaforme online. Talvolta basta un clic per compromettere la sicurezza dei propri dispositivi o consentire l’accesso a dati sensibili.

Ma accanto alla tecnologia continua a pesare la componente psicologica: i truffatori studiano le emozioni, fanno leva sulla paura, sulla fretta o sul desiderio di aiutare qualcuno. Per questa ragione la prevenzione e l’informazione rappresentano oggi strumenti essenziali quanto l’attività investigativa. Saper riconoscere un comportamento sospetto, prendersi il tempo per verificare un’informazione, non lasciarsi trascinare dall’urgenza del momento e chiedere consiglio a familiari o alle forze dell’ordine può fare la differenza.

Prosegue proprio con questo obiettivo, nelle circoscrizioni cittadine, la campagna “La Truffa si Camuffa”, e’ promossa dalla Città di Torino e dal Corpo di Polizia Locale per aiutare i cittadini a riconoscere i segnali di pericolo e difendersi dai tentativi di raggiro. Dal 10 febbraio ad oggi gli incontri hanno registrato una partecipazione significativa, coinvolgendo centinaia di cittadini che hanno condiviso esperienze personali, dubbi e suggerimenti, trasformando gli appuntamenti in occasioni concrete di educazione civica e sicurezza collettiva. La campagna mette in guardia sia dai raggiri digitali, come email sospette o messaggi che invitano a cliccare su collegamenti fraudolenti sia dalle truffe messe in atto da falsi tecnici, sedicenti incaricati di manutenzioni urgenti, finti parenti o automobilisti che simulano danni allo specchietto dell’auto per ottenere denaro. Sono previsti appuntamenti in tutte le circoscrizioni cittadine.

 

Il prossimo appuntamento si terrà il 21 maggio alle ore 15.30 presso il CSV Vol.To di via Giolitti 21, nell’ambito degli incontri organizzati in collaborazione con Moica Piemonte APS. All’incontro saranno presenti l’assessore Marco Porcedda e il consigliere regionale Silvio Magliano. Coordinerà i lavori la presidente del Moica Piemonte, Lucia Rapisarda.

 Maria La Barbera

 

“Walls and borders”

MARTEDì 19 MAGGIO

Sono iniziati grazie al nostro contributo e ALLA VOSTRA GENEROSITÀ i lavori di completamento del piccolo presidio sanitario di Zeerat in Afghanistan. L’area  di riferimento della Clinica conta circa 10.000 abitanti. In un Paese ove anche le cure mediche sono di difficile fruibilità per le donne si è deciso di adeguare la Clinica con una Sala Parto e un Laboratorio Analisi oltre ai servizi igienici attualmente inadeguati.Vi terremo al corrente della prosecuzione dei lavori.Ma continuano le iniziative di finanziamento del progetto. A partire dall’ evento del 28/4, che vedete in locandina. Vi aspettiamo numerosi!

I promotori di Walls and borders

La natura che accoglie, la Fattoria Sociale Paideia a Flor 2026

La Fattoria Sociale Paideia  partecipa a Flor 2026, la manifestazione che, nel weekend dal 22 al 24 maggio prossimi, trasformerà  il Parco del Valentino in un grande giardino diffuso, proprio nel cuore di Torino.
Per tre giorni lo stand della fattoria sarà uno spazio di incontro tra natura,  creatività, condivisione, in cui sarà possibile conoscere il progetto sociale,  scoprire i prodotti realizzati dalla Fattoria e partecipare  ad attività aperte a tutti.
Tra le varie proposte figura il laboratorio a passaggio “Sacchetti profumati”, un’esperienza sensoriale dedicata ai profumi della natura e “ Solo il seme sa” , laboratorio su prenotazione per bambini e bambine dai 3 ai 10 anni, alle ore 16, in cui i piccoli partecipanti realizzeranno un mini orto utilizzando materiali di recupero e semi da orto.

Sarà possibile presso lo stand acquistare alcuni prodotti della Fattoria Sociale Paideia, espressione di un’agricoltura sociale che pone al centro il rispetto per la terra e la cura per le persone. Si tratta di prodotti quali la confettura di fragole, la composta di cipolle rosse, la composta di peperoni, la vellutata di zucca e patate, lo sciroppo di fiori di sambuco, le nocciole in miele e nocciole tostate.
La Fattoria Sociale Paideaia rappresenta un progetto della Fondazione Paideia che, dal lontano 1993, offre un aiuto concreto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie.  La Fattoria fa parte della Fondazione Paideia, nata per volere delle famiglie Giubergia e Argentero, e rappresenta un ente filantropico che opera per offrire un aiuto concreto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie. È  stato scelto il termine ‘Paideia’ perché, in greco, significa infanzia, crescita, educazione, formazione e il centro offre assistenza, accoglienza e sostegno ai bambini con disabilità,  prendendosi cura di genitori, fratelli, sorelle, nonni, affinché  ognuno possa esprimere al meglio le proprie potenzialità. Obiettivo principale è  quello di sostenere la crescita dei bambini e di chi si cura di loro, partecipando alla costruzione di una società più inclusiva e responsabile.

Fattoria Sociale Paideia

Strada Pino Torinese 15/1 Baldissero Torinese (TO)

Strada Vicinale Oia 20 Caramagna Piemonte ( CN)

La ragazza fantasma e il confine sottile tra vita e morte

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono libri per ragazzi che si limitano a raccontare un’avventura. E poi ci sono storie che riescono a fare qualcosa di più difficile: parlare della paura, della crescita e persino della morte con il linguaggio del mistero e della fantasia. La saga de Gli Invisibili di Giovanni Del Ponte appartiene decisamente a questa seconda categoria.
Anche in questo volume ritroviamo la celebre squadra degli Invisibili: Douglas, Crystal, Peter e Magica, adolescenti diversissimi tra loro ma uniti da un legame profondo e da esperienze al confine tra il reale e il soprannaturale. Stavolta tutto prende avvio da Douglas e dai suoi misteriosi “poteri di porta”, che lo conducono oltre la soglia tra la vita e la morte. È lì che incontra Nancy, una ragazza che non ricorda cosa le sia accaduto e che scoprirà, poco alla volta, di essere morta.
Da questo momento il romanzo si trasforma in un viaggio inquietante e affascinante, in cui gli Invisibili dovranno affrontare Testa di Morto, presenza oscura e terrificante che incarna paure profonde e ancestrali. E proprio qui emerge uno degli aspetti più interessanti della scrittura di Del Ponte: la capacità di utilizzare elementi horror e paranormali non come semplice espediente narrativo, ma come metafora delle inquietudini adolescenziali. Crescere significa attraversare territori sconosciuti, confrontarsi con il dolore, con la perdita, con il senso di smarrimento. Gli Invisibili combattono mostri, ma in fondo combattono anche le fragilità della loro età.
L’autore costruisce una narrazione dal ritmo cinematografico, ricca di colpi di scena e atmosfere cupe, ma sempre alleggerita da momenti ironici e da dinamiche di amicizia autentiche. I protagonisti sembrano quasi una squadra di giovani supereroi: Peter è la mente razionale e strategica, Douglas l’impulsivo pronto a rischiare tutto, Crystal lotta con i propri poteri psichici, mentre Magica osserva da lontano ma continua a rappresentare un punto emotivo fondamentale per il gruppo.
Interessante anche il modo in cui Del Ponte intreccia suggestioni provenienti da mondi diversi: dalla narrativa fantastica ai fumetti, dal cinema horror ai classici romanzi d’avventura per ragazzi. Nelle atmosfere della saga si percepiscono echi di Stephen King, Neil Gaiman e dei grandi romanzi di formazione, ma il risultato mantiene comunque una forte identità personale.
Uno degli aspetti più riusciti della serie è proprio la sua capacità di parlare a pubblici differenti. Pur essendo pensata per giovani lettori, la saga riesce a coinvolgere anche gli adulti grazie ai temi affrontati e alla profondità emotiva che si nasconde dietro l’avventura. Non mancano infatti riflessioni sul bullismo, sul rapporto con i genitori, sulla solitudine e sulla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.
Torinese, Giovanni Del Ponte è da anni una delle voci più interessanti della narrativa italiana per ragazzi. Nei suoi libri il mistero non è mai fine a sé stesso: diventa uno strumento per esplorare emozioni profonde e per accompagnare il lettore in quel territorio fragile e complicato che separa l’infanzia dall’età adulta. Ed è forse proprio questo il segreto della forza degli Invisibili: ricordarci che le paure, quando vengono condivise, fanno un po’ meno paura.
MARZIA ESTINI

Il Fringe Festival inaugura con un monologo sulla memoria collettiva

Tutte le cose più grandi di noi

 

Da oggi il Torino Fringe Festival apre il sipario sulla stagione 2026 con uno spettacolo capace di attraversare la memoria collettiva come una fotografia ritrovata in fondo a un cassetto: intenso, stratificato, profondamente generazionale. Un debutto che sceglie di partire non dal rumore del presente, ma da ciò che ci ha costruiti in silenzio. Tutte le cose più grandi di me, in scena al ) alle 21.30, sarà un monologo scritto e interpretato da Sofia Longhini è uno spettacolo che parte dall’infanzia per interrogare il presente e il modo in cui siamo diventati adulti quasi senza accorgercene.

Prodotto da Fraternal Compagnia APS, con allestimento scenico e luci di Lorenzo Fedi e Anna Chiara Capialbi, il lavoro attraversa una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadeva nel mondo mentre noi crescevamo? Mentre guardavamo cartoni animati, mangiavamo gelati, sfogliavamo Cioè o inseguivamo il primo bacio, fuori dalle nostre camerette la storia continuava a muoversi, feroce e rapidissima, tra stragi, crisi, trasformazioni sociali e paure collettive. Il monologo prova allora a ricostruire quel cortocircuito tra microcosmo personale e grande storia. Non c’è nostalgia patinata, ma una riflessione generazionale che alterna tenerezza e vertigine. L’infanzia emerge come un territorio apparentemente protetto, mentre il mondo adulto si costruisce sullo sfondo quasi in silenzio, fino al momento in cui ci si ritrova improvvisamente “grandi”, senza sapere esattamente quando sia successo.

La scrittura scenica di Longhini sembra muoversi proprio in questo spazio sospeso: quello in cui i ricordi privati si intrecciano con la memoria pubblica. Caramelle, karaoke e riviste adolescenziali convivono con gli eventi traumatici che hanno attraversato gli ultimi decenni, creando un racconto emotivo e politico insieme.

Il percorso artistico di Sofia Longhini contribuisce a definire la stratificazione del progetto. Laureata in italianistica e diplomata come attrice alla Nico Pepe di Udine, si è formata tra teatro, danza e drammaturgia collaborando con realtà come Teatro Valdoca e Kepler-452. Nel 2024 ha inoltre vinto per l’Italia il bando europeo Theatre in Palm, lavorando a Cipro con il THOC di Nicosia. Un percorso che si riflette in una ricerca scenica attenta alla relazione tra intimità e contesto storico.

All’interno del Fringe torinese, Tutte le cose più grandi di me si inserisce perfettamente nel tema di questa edizione, dedicata alle trasformazioni contemporanee e ai modi in cui le persone abitano il proprio tempo. Non uno spettacolo “sull’infanzia”, dunque, ma sul momento preciso in cui ci si accorge che il mondo, nel frattempo, è andato avanti. E che forse siamo cresciuti inseguendolo.

Valeria Rombolà

Treni, modifiche sulla Torino – Modane

 6/7 giugno

 

 Modifiche alla circolazione ferroviaria per consentire interventi di manutenzione straordinaria alle opere d’arte nella tratta tra Bussoleno e Modane.

 sabato 6 e domenica 7 giugno Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato il servizio ferroviario tra Torino Porta Nuova e Bardonecchia con bus dedicati nella tratta tra Bardonecchia e Bussoleno.

Frecciarossa da Milano verso Parigi e viceversa sono cancellati.

L’orario dei bus può variare in funzione delle condizioni del traffico stradale, con possibile aumento dei tempi di percorrenza.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia, eccetto i cani da assistenza.

I canali di acquisto sono aggiornati.

VIAGGIARE INFORMATI

È possibile consultare la sezione “Infomobilità” su sito e app Trenitalia, chiamare il call center gratuito 800 89 20 21 e rivolgersi al personale di stazione.

I viaggiatori saranno anche informati tramite sms, e-mail e notifiche su app. I clienti del Regionale possono ricevere sms ed e-mail grazie al biglietto digitale acquistabile anche in tutte le biglietterie di stazione. Inoltre, è possibile attivare, tramite App Trenitalia, le notifiche Smart Caring.

A questo link è consultabile la campagna SCEGLI DI VIAGGIARE INFORMATO

Sicurezza nello sport: la Fondazione Matilde Lorenzi

Dalla tragedia che ha colpito la famiglia Lorenzi nasce una Fondazione dedicata alla sicurezza nello sci e nello sport giovanile. A presentarla, durante l’evento Con Matilde nel cuore: dalla memoria al futuro, ospitato in Arena Piemonte, è stato il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco, che ha ricordato la figura della giovane atleta piemontese Matilde Lorenzi e l’impegno della sua famiglia “per trasformare un profondissimo dolore in un’azione concreta a favore della sicurezza dello sci italiano e dei sogni dei giovani atleti”.

L’incontro – moderato dalla giornalista Beatrice Archesso – è stato aperto dalle note della canzone che il cantautore Francesco Baccini ha dedicato alla memoria della giovane sciatrice “all’indomani del tragico evento che l’ha strappata alla vita. Un brano nato in poco tempo e al quale sono assai affezionato”, ha dichiarato.

I genitori di Matilde – Adolfo Lorenzi ed Elena Rosa Cardinale – con i fratelli Lucrezia e Matteo hanno illustrato le finalità della Fondazione: “potenziare ciò che non c’è stato per Matilde: la sicurezza sulle piste da sci e, più in generale, nello sport attraverso l’informazione, la prevenzione e l’innovazione tecnologica. Stiamo cercando di trasformare il dolore che ha colpito la nostra famiglia in qualcosa di positivo per gli altri”.

L’allenatore Ivan Nicco ha sottolineato come “negli ultimi tempi, nel settore giovanile, sia aumentata la sensibilità nei confronti della sicurezza”, mentre gli studenti del Politecnico di Torino Nunzio Li Calzi e Riccardo Sapio hanno presentato il progetto “Ski Slow”, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano “per fornire agli allenatori le informazioni più oggettive possibili sui punti più o meno pericolosi dei tracciati attraverso sensori, algoritmi e machine learning”.

Al termine dell’incontro l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo ha sottolineato che “la sicurezza per chi scia deve essere “un impegno comune che deve coinvolgere allenatori, atleti e imprenditori”.

Nel corso dell’evento, chiuso da uno struggente video dedicato a Matilde, sono stati mostrati due video di saluto degli sciatori Federico Tomasoni e Marta Bassino.

Ufficio stampa CRP

BORGOMANERO, USIC: “VIOLENTA RAPINA IN SALA SLOT, RISPOSTA IMMEDIATA DEI CARABINIERI E DUE ARRESTI”

 

“La Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri esprime il proprio compiacimento e il più vivo plauso per l’operazione di servizio portata a termine dai militari dell’Arma, che ha consentito di assicurare alla giustizia i responsabili di una violenta rapina consumata nella notte ai danni del titolare di una sala slot a Borgomanero.

L’immediata attivazione dei Carabinieri della Tenenza locale, supportati dall’Aliquota Radiomobile di Arona, ha dato avvio a un serrato monitoraggio del territorio e a una tempestiva analisi dei sistemi di videosorveglianza. Un’attività sinergica e coordinata che ha permesso di ricostruire in tempi rapidissimi la fuga dei malviventi fino al Vercellese, dove i militari della Stazione di Serravalle Sesia sono intervenuti bloccando i fuggitivi e recuperando l’intera refurtiva.

Risolvere un caso così grave e violento nel giro di poche ore testimonia l’elevata professionalità, la lucidità operativa e lo straordinario coordinamento dei reparti dell’Arma sul territorio. Di fronte alla ferocia della criminalità, i nostri colleghi rispondono ogni giorno con determinazione e senso del dovere, confermandosi un presidio essenziale e insostituibile di legalità e sicurezza per tutta la cittadinanza”.

Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).