ilTorinese

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Con Buttafuoco – La pastasciutta benefica – Le preferenze e le donne elette ed elettrici – Il gioielliere Roggero – Lettere

Con Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco, per le sue scelte liberali alla Biennale – che non può essere espressione della politica estera dei governi – rischia anche di pagare con l’annullamento della sua seguita trasmissione radiofonica “Lupus in fabula” su Rai Uno. Una trasmissione colta e raffinata che offre l’opportunità di ascoltare riletture di grandi classici. Davvero una rarità.

Se Buttafuoco verrà discriminato, l’esile pianticella della libertà verrà privata di uno dei suoi fiori più belli, reciso ai bordi del campo, come scriveva Catullo, oggi ignorato dai più.

La pastasciutta benefica

La pastasciutta antifascista dopo il 25 luglio, sull’esempio storico della famiglia Cervi, è una bella tradizione a cui molti tengono anche quest’anno, sfidando il caldo soffocante. In provincia di Savona viene replicata puntualmente, destinando il ricavo all’acquisto di pannelli solari da donare a Cuba. Che Cuba sia a mal partito è cosa nota a tutti. Non si stava già bene quando vi andai un po’ controvoglia, dopo aver vinto un viaggio-premio al termine di una serata al Circolo della Stampa. Tutti mi dissero allora della grande opportunità amaratoria che mi si apriva davanti, ma io vidi in loco soprattutto povertà, inefficienza e anche fanatismo.

Posso capire quindi l’aiuto a Cuba, ma non lo condivido perché i pannelli servirebbero anche in Liguria. Forse sono forme mentali tipicamente liguri: fare eventi che diano anche un apporto economico aggiuntivo per beneficenza, quasi la spaghettata non fosse di per sé un’occasione piacevole per stare insieme in libertà e gustare un piatto molto semplice. Anche in altri centri liguri fanno eventi sempre finalizzati alla beneficenza, come novelle dame della San Vincenzo. Solo ad Alassio creano serate per il piacere di farle e per rendere piacevoli le vacanze dei turisti e degli ospiti. Come a Capri o Taormina.

Le preferenze e le donne elette ed elettrici

Non entro nel merito dell’incidente parlamentare che ha provocato la non approvazione delle preferenze nella riforma elettorale. Non voglio dare giudizi affrettati su una materia che passerà in seconda lettura al Senato. Certo, non è stato il disastro evocato dall’opposizione, che ha chiesto le dimissioni del Governo con toni apocalittici.

Voglio invece fare una riflessione storica sulle preferenze, presenti in Italia fin dalla elezione della Costituente nel 1946 e, ancor prima, dalla legge elettorale proporzionale del 1919, che pose fine al sistema maggioritario con i collegi uninominali.

Con il proporzionale andò in crisi lo Stato liberale giolittiano.

Le preferenze vennero abolite dal “Porcellum” di Calderoli, una legge non proprio esemplare, anche a parere del suo ideatore, che consentì ai partiti di scegliere non solo i candidati, ma anche gli eletti prima di votare. Si passò dai collegi sicuri del “Mattarellum” ai candidati quasi certi in base alla posizione in lista. Una scelta che provocò il crescente divario tra eletti e territorio, perché la candidatura e la rielezione la si gioca a Roma.

Il “Porcellum” venne ideato per fini di partito, un’idea di partito leaderistico e personale, non certo per promuovere la elezione delle donne.

Eppure, guardando i dati oggettivi, fu proprio quella legge del 2005 che favorì in modo sempre più accentuato le donne. Una specie quasi di eterogenesi dei fini, visto che a destra il femminismo non era di casa. Non fu l’azione dell’Ande, associazione delle donne elettrici (che si batteva per il voto di preferenza femminile), non più di fatto sopravvissuta alla I Repubblica e soprattutto al 2006. Fu il sistema bloccato senza preferenze che consentì alle donne, all’interno dei partiti, di fare contare di più il proprio peso. Collegi ampi resero le donne “fragili”, a partire dall’Assemblea Costituente, dove furono elette in tutto 21 deputate.

Nelle legislature successive la presenza delle elette fu comunque ridotta, anche se in crescita. Con il “Porcellum” divenne più facile essere elette, senza sottoporsi di fatto ad uno stress elettorale. Nel 2006 furono elette 153 donne e nel 2022 198. Sempre una minoranza, diversa dalle cosiddette “quote rosa”, ma un numero notevolissimo, se lo si confronta con quello delle ultime elezioni della I Repubblica del 1992, quando vennero elette 84 donne.

C’è chi ha tratto la conseguenza che le deputate abbiano affossato le preferenze a scrutinio segreto. È una congettura non verificabile, perché proprio lo scrutinio segreto impedisce di cercare la verità. Se si tornasse alle preferenze è però quasi certo che tutti, uomini e donne, dovrebbero sottoporsi ad una campagna elettorale non confrontabile con il recente passato. Eppure, nei Comuni e nelle Regioni, e persino alle Europee, le preferenze sono rimaste. Un tema da approfondire.

Il gioielliere Roggero

Avevo già espresso un mio giudizio quando il gioielliere Roggero di Grinzane Cavour venne condannato in appello, dichiarando che il valore della vita umana è  per me il bene supremo. E ribadisco il mio pensiero di allora .Capisco tutte le perplessità che ho letto (anche quelle più rispettose ed equilibrate  come quella espressa dal presidente Cirio che è un avvocato), ma  non riesco ad a farle mie, anche se considero il risarcimento alle famiglie dei tre aggressori totalmente sproporzionato. Così come Vannacci e Salvini hanno posto il problema della grazia, seguiti a ruota dal ministro Nordio che si è  rivelato intempestivo, senza neppure attendere  le motivazioni della sentenza, essa diventa impraticabile.  Mattarella non può smentire se’ stesso e fare deroghe occasionali. Per l’igienista dentale venne invocata l’assoluta riservatezza, poi rotta da Ranucci.
Ipotizzo la “soluzione” più probabile al problema che è reale: una condanna di un uomo di 72 anni a 14 anni di carcere, due di meno della condanna genovese dei responsabili della strage del ponte Morandi.  La “soluzione”  sarà una candidatura alle prossime politiche di Roggero con l’elezione del medesimo in Parlamento e con la sospensione della galera per il periodo del mandato  parlamentare. Questa si rivela oggi la “soluzione” possibile e a portata di mano. Nessuno invochi Pannella che così agì con Tortora, ma con altro stile neppure comparabile. Il Poujadismo francese era molto distante da Marco.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

I tradizionalisti cattolici

Ho letto una violenta stroncatura dei tradizionalisti seguaci di Mons. Lefebvre, definiti dei fascisti. Mi sembra un giudizio anche storicamente errato.     Giulia Scagliotti

I tradizionalisti si riferiscono alla Chiesa pre-conciliare e alla Controriforma cattolica di Pio V, il Papa della vittoria di Lepanto. Un altro mondo.

Certo, la Chiesa tridentina non concepiva la libertà religiosa, anzi era nata per combattere le idee protestanti di Lutero e Calvino. Lo stesso Sillabo di Pio IX, molto più recentemente, nell’800, condannò la modernità. Ma queste posizioni, storicamente, non hanno nulla da spartire con il fascismo, che negò soprattutto la libertà politica. Ho conosciuto un solo aderente alla Comunità Pio X e ho notato molto integralismo, per non dire intolleranza.

Ma essere contro la liturgia conciliare non significa certo una scelta politica. A suo tempo, quando venne inaugurata la “nuova” Messa, dico apertamente che non mi piacque, come non mi piacque il divieto di celebrare la Messa in latino. Ma anche qui il fascismo non c’entra nulla. È la solita abitudine di definire fascista chi la pensa in modo differente da noi. Questa sì, davvero intollerabile.

Il nuovo Gualino?

Leggo costantemente sui giornali che un vecchio politico socialista torinese è diventato un vero mecenate per i doni in opere d’arte e le donazioni all’Associazione Ex Allievi del Liceo Cavour, di cui è presidente a vita.

Un raro, direi unico, esempio di un socialista craxiano che dona in larga quantità soldi propri a favore della comunità. Non avrei mai pensato a tanta generosità da parte dell’ex assessore Marzano. Filippo Di Luzi

Debbo dire che ha stupito anche me. La figura di Mecenate rievoca il ministro di Augusto che finanziava i poeti perché cantassero l’imperatore. Marzano dà senza chiedere nulla. È un esempio unico, quasi senza precedenti. Qualcuno ha parlato di lui come di un nuovo Gualino, sicuramente esagerando, perché Gualino, aiutato da Lionello Venturi, fece cose molto più grandi, anche se la sua caduta gli impedì di realizzare pienamente i suoi progetti. Non condivido la sua ironia sui socialisti craxiani, che mi sembra fuori luogo, anche perché l’assessore socialista fu molto meno craxiano di altri suoi compagni di partito.

La nuova tessera

Durante il fascismo la tessera era obbligatoria per lavorare, almeno a certi livelli e in certi ambiti. Da quanto leggo dal suo articolo, in cui denuncia la creazione di una sorta di certificato obbligatorio di antifascismo, mi sembra che l’intolleranza di certo antifascismo stia arrivando a eguagliare il vecchio regime in camicia nera.     Giuly Anzalone

Io non discuto l’intransigenza personale degli antifascisti, io discuto il fatto che le pubbliche amministrazioni chiedano atti di fede politica anche ai semplici cittadini che chiedono lo spazio pubblico per un trasloco. Forse è solo eccesso di zelo. Metto però anche in discussione che una piazza possa essere vietata per mancanza di autocertificazione politica. Ad Almirante fu vietato di parlare in piazza San Carlo a Torino fino al 1971. Alle elezioni del 1972 gli fu concesso e riempì la piazza, che via via poi venne abbandonata da tutti i leader per scegliere aree più modeste. Oggi il comizio da tempo è finito per mancanza di oratori e di pubblico. Oggi prevalgono i cortei ululanti e spesso anche violenti. Le idee non si fermano comunque con l’intolleranza. Questa è una realtà di fatto che va perfino oltre la tolleranza liberale verso gli avversari politici.

Al Colle dell’Assietta la rievocazione della storica battaglia del 1747

Domenica 19 luglio, presso il Colle dell’Assietta, è in calendario la tradizionale rievocazione della battaglia del 1747 in cui l’esercito sabaudo di Carlo Emanuele III costrinse alla ritirata i francesi di Luigi XV. Fu proprio in quell’occasione che venne coniato il termine piemontese “Bojanen”, quando il comandante piemontese, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, ricevuta l’autorizzazione a ritirarsi su posizioni più favorevoli, rispose in piemontese “nojautri i bogioma nen da si” (noi non ci muoviamo da qui). Ancora oggi si utilizza questa espressione dialettale per indicare la tempra caparbia e tenace tipica dei piemontesi.

La rievocazione dell’Assietta, giunta alla sua 58esima edizione, si inserisce nel ricco cartellone della Festa del Piemonte, istituita con legge regionale nel 2022, che proseguirà fino ad ottobre. La giornata di domenica sarà preceduta da una serie di appuntamenti al Colle già nella giornata di sabato 18 luglio, quando anche la Mole, nell’ambito delle celebrazioni, in serata si tingerà dei colori del Drapò.

“Vi invito calorosamente a salire all’Assietta per celebrare un’impresa militare significativa e soprattutto per dare nuovo valore, tutti insieme, alle nostre radici – ha dichiarato Davide Nicco, presidente del Consiglio Regionale – la rievocazione storica dell’Assietta e la Festa del Piemonte, che quest’anno per la prima volta si diffonde su tutto il territorio regionale grazie all’impegno e alla collaborazione di tanti amministratori locali e dell’Associazione Festa dël Piemont al Còl ëd l’Assieta’, sono un’opportunità preziosa per riscoprire il significato e l’essenza della ‘piemontesità’ e della nostra storia”.

Info: info@festa-del-piemonte-al-colle-assietta.it

Enrico: 337225401 – Carlo: 348 5146050 (solo Whatsapp)

L’organizzazione si riserva di annullare l’evento in caso di maltempo.

 

Mara Martellotta

Cisl e Fnp Piemonte: nuove Rsa, confronto con la Regione

Le organizzazioni sindacali Cisl e Fnp Piemonte, nell’accogliere con favore l’annuncio della Regione Piemonte di avviare un percorso di riforma del sistema di assistenza agli anziani fondato sul modello delle “RSA aperte”, capace di integrare residenzialità, domiciliarità e servizi territoriali, chiedono di essere coinvolte fin dalle prossime fasi di elaborazione della riforma, a partire dal confronto pubblico in programma  il 2 ottobre prossimo.

 

“Chiediamo di dire la nostra  – dichiarano i segretari generali di Cisl e Fnp (Federazione dei Pensionati) Piemonte, Luca Caretti e Alessio Ferraris – perché rappresentiamo una parte fondamentale della popolazione interessata da questo cambiamento. La quasi totalità del target di riferimento è costituita da persone anziane, pensionati, lavoratori e loro famiglie. Siamo pronti come sindacato a dare il nostro contributo per definire un nuovo modello organizzativo capace di rispondere ai bisogni reali dei cittadini: un modello che dovrà fondarsi su un deciso rafforzamento della medicina territoriale e della rete socio-sanitaria di prossimità, oltre che su adeguate risorse economiche, sulla valorizzazione degli operatori e su un reale sostegno ai caregiver familiari”.

 

Cisl e Fnp Piemonte ribadiscono inoltre la disponibilità ad aprire un confronto con la Regione, le aziende sanitarie e i gestori delle strutture, affinché il nuovo sistema delle RSA aperte sia costruito attraverso una programmazione condivisa, sostenibile e orientata alla qualità dell’assistenza, garantendo agli anziani cure appropriate e, ove possibile, la permanenza nel proprio contesto di vita.

 

“Finalmente la Regione – concludono i segretari generali di Cisl e Fnp Piemonte, Caretti e Ferraris – sembra andare  nella direzione che Cisl e Fnp Piemonte auspicano da tempo: trasformare le RSA in presidi aperti al territorio, capaci di accompagnare le persone anziane lungo tutto il percorso della fragilità, sostenendo la permanenza al domicilio quando possibile e garantendo la continuità assistenziale. Bisogna, però, agire in fretta perché la situazione è grave e va affrontata il prima possibile”.  

Rinnovato il contratto regionale per i quadri e gli impiegati agricoli

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Aumento del 5,4% e nuove tutele per i lavoratori

 

È stato sottoscritto oggi, nella sede di Confagricoltura Piemonte a Torino, il rinnovo del Contratto Collettivo Regionale di Lavoro per i quadri e gli impiegati agricoli del Piemonte, valido per il quadriennio 2026-2029.

L’intesa, che interessa oltre 2.000 quadri e impiegati agricoli operanti nelle aziende agricole piemontesi, è stata firmata dalle organizzazioni datoriali Confagricoltura Piemonte, Coldiretti Piemonte e Cia Piemonte e dalle organizzazioni sindacali Confederdia, Flai-Cgil Piemonte, Fai-Cisl Piemonte e Uila-Uil Piemonte, al termine di un confronto che, secondo Confagricoltura Piemonte “ha consentito di raggiungere un accordo equilibrato, in grado di coniugare le esigenze delle imprese agricole con la tutela e la valorizzazione del lavoro qualificato nel settore”.

Sul piano economico è stato concordato un incremento complessivo del 5,4% dei minimi tabellari, calcolato sui valori in vigore al 16 luglio 2026, articolato in due tranche: 4% dal 1° luglio 2026 e 1,4% dal 1° dicembre 2026. Il contratto avrà validità dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2029.

Il rinnovo introduce inoltre numerose innovazioni sul piano normativo, con particolare attenzione alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare, all’evoluzione delle professionalità e all’organizzazione del lavoro.

“Il rinnovo del contratto – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – conferma il valore del dialogo tra le parti sociali e la volontà di individuare soluzioni equilibrate, capaci di coniugare la tutela del lavoro con la sostenibilità delle imprese agricole. In una fase caratterizzata da forti pressioni sui costi e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, era importante raggiungere un’intesa che riconoscesse la professionalità dei quadri e degli impiegati agricoli e, allo stesso tempo, guardasse al futuro del settore. Le novità introdotte, dall’aggiornamento delle figure professionali alle misure per la conciliazione tra vita e lavoro, rappresentano un passo avanti per accompagnare l’innovazione e rafforzare la competitività dell’agricoltura piemontese”.

Tra le principali novità figurano otto ore annue di permessi retribuiti per l’assistenza ai figli minori, ai genitori non autosufficienti e al convivente di fatto in particolari situazioni sanitarie, ulteriori otto ore per favorire la presenza dei genitori nei primi giorni di inserimento dei figli all’asilo o alla scuola primaria, la possibilità di introdurre, tramite accordi aziendali, la banca delle ore, il rafforzamento delle tutele assicurative per alcune figure che ricoprono specifiche responsabilità, il recepimento della disciplina sul lavoro agile e delle ferie solidali e un impegno condiviso a promuovere la formazione continua attraverso l’Osservatorio regionale, anche in collaborazione con il sistema universitario.

Particolare rilievo assume anche l’istituzione, entro la fine dell’anno, di una Commissione incaricata di aggiornare la classificazione professionale degli impiegati agricoli, con l’obiettivo di adeguare il sistema alle nuove competenze richieste dall’evoluzione dell’agricoltura piemontese, sempre più orientata all’innovazione, alla digitalizzazione e alla sostenibilità.

Con questo rinnovo le organizzazioni firmatarie dell’accordo confermano la volontà di mantenere un sistema di relazioni sindacali improntato al dialogo e alla responsabilità, offrendo alle imprese uno strumento contrattuale aggiornato e ai lavoratori maggiori tutele in una fase di profonda trasformazione del settore agricolo, chiamato a confrontarsi con le sfide del cambiamento climatico, dell’innovazione tecnologica e della competitività dei mercati.

Il Centro, Calenda e Picierno

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Il quadro politico è quasi radicalmente cambiato rispetto alle elezioni del settembre 2022. Come, del resto, è anche scontato. Oggi, e in vista del voto del 2027, il contesto è molto diverso. Soprattutto su due versanti. Innanzitutto è cresciuta e si è consolidata una forte, smaccata e persin violenta radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha portato ad un sostanziale esautoramento di una normale e fisiologica democrazia dell’alternanza. Oggi, non a caso, la sinistra radicale, populista, estremista e massimalista coltiva l’obiettivo di abbattere il centro destra attraverso la delegittimazione morale prima e la criminalizzazione politica poi. Il tutto condito da attacchi personali, insulti irripetibili, delegittimazione morale, appunto, e annientamento politico. L’esatto contrario di tutto ciò che dovrebbe caratterizzare un normale confronto tra schieramenti diversi se non addirittura alternativi sotto il versante politico e programmatico. Del resto, com’è evidente a tutti, oggi non esiste il centro sinistra ma un’alleanza di sinistra e progressista. Il centro, da quelle parti, semplicemente non esiste. Ossia, siamo di fronte ad una sostanziale riedizione della poco fortunata “gioiosa macchina da guerra “ di occhettiana memoria. Sul versante del centro destra, anche se con meno violenza perchè manca quella cultura storica che resta di appannaggio della sinistra comunista e gramsciana, la voglia di delegittimare il nemico politico è quantomai presente e vitale ma, però, senza raggiungere i picchi che si praticano nel campo avverso. Comunque sia, si tratta di atteggiamenti speculari. In secondo luogo, e di conseguenza, il profilo dei due schieramenti è largamente caratterizzato da un approccio politico e culturale estremista e radicale. A sinistra è ancora più evidente mancando ormai le forze centriste e moderate – se non per rivendicare uno scarno “diritto di tribuna” – e lo “zoccolo duro” della coalizione, come riconoscono e sostengono gli stessi capi partito, è rappresentato dalla sinistra radicale e massimalista in tutte le sue multiformi espressioni. Il centro destra, dovendo rincorrere per svariate motivazioni il generale Vannacci, non può non accentuare ulteriormente questa sua caratterizzazione estremista e radicale. Due schieramenti, dunque, fortemente e strutturalmente polarizzati che sono anche radicalmente diversi dall’offerta politica ed elettorale che avvenne alle elezioni del 2022. Ecco perchè, e alla luce di questo quadro concreto e del tutto realistico nonchè oggettivo, quasi si impone una offerta politica, culturale, programmatica e valoriale di Centro. Un Centro che, ad oggi, non esiste affatto a sinistra ormai dominata dal radicalismo e dal massimalismo ideologico e populista e non campeggia a destra perchè l’oggettiva ed autorevole presenza di Giorgia Meloni offusca tutto il resto. Ed è per questa ragione che in vista delle ormai imminenti elezioni un’offerta centrista, riformista, autenticamente di governo ed europeista non solo è necessaria ma è addirittura indispensabile se si vuole garantire quella qualità della democrazia che resta un tassello centrale e decisivo per lo stesso funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. E l’iniziativa di Pina Picierno con Spazio Pubblico, di Carlo Calenda con Azione e di molti altri gruppi, movimenti, associazioni e partiti riconducibili a quest’area politica e culturale è fortemente gettonata e copre un vuoto che non può essere gestito o, peggio ancora, appaltato ad una sinistra sempre più estremista e radicale o ad una destra sempre più alla rincorsa dell’estremismo. Un Centro che può e deve diventare il luogo politico per eccellenza della cultura riformista, dell’approccio europeista, della cultura di governo e, in ultima analisi, della negazione di ogni forma di radicalismo, di estremismo, di populismo e di massimalismo. Che sono e restano i mali peggiori e le derive più nefaste se vogliamo conservare quella qualità della democrazia e quei valori costituzionali che ogni giorno ricordiamo ed esaltiamo ma che poi vengono sistematicamente rinnegati e calpestati dal comportamento concreto e tangibile di molti partiti e dai rispettivi capi.

Foto Facebook

“Ti presento i vini della provincia di Torino”

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L’evento Coldiretti per promuovere i vino del territorio

Showcooking e menù dedicati ai piatti della tradizione sono stati al centro dell’iniziativa “Ti presento i vini della provincia di Torino”, organizzata da Coldiretti Torino presso il Mercato del Corso e finalizzata a promuovere i vini del territorio. 300 sono le persone che hanno partecipato all’evento e che hanno potuto vedere all’opera le note cuoche televisive Stefania Grandinetti e Giovanna Ruo Berchera. L’appuntamento, firmato Coldiretti, ha rappresentato anche un’occasione per lo svolgimento del convegno dal titolo “Il potenziale enologico della provincia di Torino: territorio, identità e nuovi mercati”.

Al centro dell’evento la serata “Origine Torinese”, con 17 produttori proprietari di territori vitivinicoli tra Collina, Canavese, Pinerolese, valle di Susa, valle della Dora Baltea, che hanno messo a disposizione di varie degustazioni oltre 70 etichette. Tra gli aderenti all’iniziativa risultano Azienda Agricola Alberand, Salassa (To) con Doc Canavese e Doc Piemonte; Azienda Agricola Gesiun, di Piverone (To), con Docg Erbaluce di Caluso; Doc Canavese; Doc Piemonte; Azienda Agricola La Palera di Borgomasino (To) con Docg Erbaluce Di Caluso; Doc Canavese; Massoglia Chiara, di Aglie’ (To) con Docg Erbaluce Di Caluso; Doc Canavese; Azienda Agricola Rubatto Guido di Chieri (To) con Doc Freisa Di Chieri; Doc Collina Torinese; Societa’ Agricola Vitivinicola L’Autin, Bibiana (To) con Doc Pinerolese e Doc Piemonte; Cooperativa Produttori Erbaluce di Caluso con Docg Erbaluce Di Caluso; Cantina Sociale Della Serra, di Piverone (To), con Docg Erbaluce Di Caluso; Doc Canavese; Caretto Loris Livio, di San Giorgio Canavese (To), con Docg Erbaluce Di Caluso e Doc Canavese; Nuove Tradizioni, di Strambinello (To) con Doc Canavese; Società Agricola Rostagno 1918, di Forno Canavese (To), con Doc Canavese e Doc Piemonte; Società Agricola Il Canarone, di Chieri (To) con Doc Collina Torinese e Doc Piemonte; Azienda Agricola Martina, Giaglione (To) con Doc Valsusa e Doc Piemonte; Il Bosco Di Eme, Pont Canavese (To) con Docg Erbaluce Di Caluso e Doc Canavese; Agri Cjb Società, di Sant’ambrogio Di Torino (To) con Doc Valsusa e Doc Piemonte; Coppo Gian Carlo, Marentino (To), con Doc Freisa Di Chieri e Doc Piemonte; Condio Matteo, di Mercenasco (To) con Docg Erbaluce Di Caluso, Doc Canavese e Doc Piemonte.
Mara Martellotta

Terminati i lavori sulla Provinciale 167 a San Pietro Val Lemina

Sono terminati i lavori di adeguamento delle barriere stradali sul ponte lungo la Provinciale 167 al km 3+970 nel Comune di San Pietro Val Lemina. I lavori, iniziati nello scorso mese di novembre, sono stati finanziati interamente da fondi della Città metropolitana di Torino provenienti dai canoni idrici, per un importo totale di 220.000 euro. L’intervento ha previsto la sostituzione della barriera tritubo in acciaio con una barriera in acciaio corten e legno lamellare, per un migliore inserimento nel contesto ambientale. Per garantire la corretta installazione dei nuovi elementi è stato ricostruito il cordolo porta-barriera in cemento armato. Si è inoltre proceduto all’impermeabilizzazione della parte superiore del ponte. I lavori sono stati poi completati con il rifacimento della pavimentazione stradale e della segnaletica orizzontale. Sia il progetto che la direzione dei lavori sono stati curati dalla Direzione Viabilità 2 della Città metropolitana.

Sconfitta una rarissima patologia immunologica gestazionale, salvi mamma e neonato

Federica ha 30 anni, già mamma di una bambina di sette anni (Ludovica), giunse alla osservazione del reparto di Ostetricia e Ginecologia 4 dell’ospedale Sant’Anna di Torino (diretto dal dottor Saverio Danese) il 16 luglio 2025 all’ottavo mese della sua seconda gravidanza, fino ad allora decorsa in modo del tutto naturale. La paziente si era recata in ospedale per un controllo medico di routine che evidenziò un inatteso e grave stato di sofferenza fetale. Si decise per l’espletamento urgente del parto con taglio cesareo. Il neonato, affidato alle cure del reparto di Neonatologia del Sant’Anna (diretto dalla dottoressa Caterina Carbonara) ed alla Unità di Terapia Intensiva Neonatale (responsabile dottoressa Francesca Campagnoli), mostrò da subito un gravissimo stato di insufficienza epatica e renale che ne determinò il decesso dopo tre giorni di vita.
Gli accertamenti successivi evidenziarono che a causare la morte del bimbo era stata una grave e rarissima forma di incompatibilità immunologica tra madre e feto: il sistema immunitario materno aveva prodotto durante la gravidanza degli anticorpi che avevano “attaccato” le cellule epatiche fetali determinando l’insufficienza del fegato, e di conseguenza multiorgano. Questa patologia, chiamata con l’acronimo GALD (Gestational Alloimmune Liver Disease), è rarissima, tanto che non si conosce l’esatta incidenza nella popolazione generale, ma purtroppo ha anche un altissimo tasso di ricorrenza nelle gravidanze successive (fino al 90%).
La diagnosi precoce di tale patologia in gravidanza è pressochè impossibile. Quando la gravidanza ne risulta affetta, il suo esito è praticamente sempre infausto: la gestazione si interrompe in utero oppure con la morte del neonato a meno che non si riesca a intervenire in tempo con un trapianto di fegato.
Per aiutare a comprendere meglio il meccanismo della malattia, si può fare riferimento ad altre reazioni immunologiche ben più conosciute, come ad esempio la reazione immunitaria di una madre gravida con gruppo sanguigno Rh negativo contro il sangue del feto con gruppo sanguigno Rh positivo, oppure si può paragonare questa patologia alla reazione di rigetto di un ricevente di un organo trapiantato.
Dopo questo evento, una équipe multidisciplinare formata da ginecologi esperti di patologia ostetrica del reparto e neonatologi del Sant’Anna incontrò i genitori per condividere con loro le informazioni disponibili su questa patologia: il rischio altissimo che la patologia avrebbe potuto ripresentarsi nelle gravidanze successive. La letteratura scientifica disponibile proponeva una unica possibilità di cura durante la gravidanza che comunque non garantiva il successo. Grazie alla Direzione sanitaria del Sant’Anna (Direttore dottor Umberto Fiandra), questa terapia, tentata alcune volte presso centri ostetrici all’estero, consiste nel somministrare alla mamma in gravidanza dei flaconi di immunoglobuline umane per via endovenosa. Una somministrazione una volta alla settimana, dal mattino alla sera, a partire dal terzo mese di gestazione fino al termine della gravidanza.
Federica e il suo compagno Luca, dimostrando grande fiducia verso la vita e sostenuti dall’amore verso la figlia Ludovica che tanto aveva sognato di avere un fratellino, hanno iniziato una nuova gravidanza alla fine del 2025.
La paziente è stata presa in carico dall’Ambulatorio Gravidanze a rischio (responsabile dottor Carlo Maria Carmazzi) del reparto di Ostetricia e Ginecologia 4 (diretto dal dottor Danese) e da febbraio 2026 sottoposta alla terapia endovenosa e a continuo monitoraggio delle condizioni cliniche materne e fetali. Tuttavia Federica si è sottoposta al trattamento di lunghe sedute infusionali dal mattino alle sera senza mai perdere il sorriso.
Una delle sfide che i medici hanno dovuto affrontare è stata rappresentata dal fatto che un’eventuale insorgenza di danno epatico fetale non era comunque individuabile tempestivamente in alcun modo. La scelta di far nascere il bambino due mesi prima del termine è stata presa in condivisione con i pediatri, scelta frutto di un compromesso tra uno stato di benessere fetale documentabile e non ancora inficiato dal potenziale danno, e un’epoca gestazionale prematura ma ben gestibile dalla alta professionalità della équipe neonatologica del Sant’Anna.
Federica ha partorito Filippo con successo il 23 giugno 2026 a 32 settimane di gestazione con un taglio cesareo eseguito dalla dottoressa Elisabetta Cantanna (che ha seguito tutta la gravidanza): affidato alle cure del reparto di Neonatologia del Sant’Anna (diretto dalla dottoressa Caterina Carbonara) ed alla Unità di Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Sant’Anna (responsabile dottoressa Francesca Campagnoli) e sottoposto in modo seriato ad accertamenti che hanno escluso del tutto la presenza di danno immunologico epatico.
“Questa storia a lieto fine testimonia ancora una volta l’eccellenza multidisciplinare dell’ospedale Sant’Anna e del Servizio Sanitario regionale. I nostri professionisti hanno permesso che avvenisse un vero e proprio miracolo della vita, grazie anche alle terapie messe a disposizione e alla tenacia di Federica e Luca” dichiara Adriano Leli (Direttore generale AO OIRM – Sant’Anna).

Piemonte, oltre 1.200 studenti coinvolti per un anno di educazione ambientale

 

Nel 2025-2026 realizzati 21 incontri nelle scuole grazie ai referenti di Plastic Free Onlus. Le attività proseguiranno nei centri estivi

Sono 1.253 gli studenti coinvolti in Piemonte in attività di educazione ambientale durante l’anno scolastico 2025-2026 appena concluso. Dalle scuole dell’infanzia alle primarie, dalle secondarie di primo e secondo grado fino alle università, sono stati realizzati 21 appuntamenti dedicati all’inquinamento da plastica, alla corretta gestione dei rifiuti e alle conseguenze dei comportamenti quotidiani sugli ecosistemi e sulla salute.

Il dato piemontese si inserisce nel bilancio nazionale delle iniziative realizzate da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che nell’anno scolastico appena concluso ha coinvolto 78.682 studenti in Italia attraverso 915 appuntamenti in 18 regioni. Un percorso reso possibile dalla rete dei referenti territoriali e dalla collaborazione di dirigenti scolastici, docenti ed educatori, che proseguirà nei prossimi mesi attraverso incontri e attività nei centri estivi.

Gli incontri vengono modulati in base all’età degli studenti e alternano spiegazioni, immagini, video, giochi e quiz a momenti di confronto. Ai più piccoli i temi ambientali vengono presentati attraverso un linguaggio semplice e attività ludiche, mentre con gli studenti più grandi vengono approfonditi il ciclo di vita della plastica, la dispersione dei rifiuti, le microplastiche, il consumo consapevole e le possibili alternative ai prodotti usa e getta.

Durante numerosi appuntamenti vengono mostrati anche oggetti realmente recuperati nel corso delle raccolte ambientali. I rifiuti rinvenuti sulle spiagge, lungo i fiumi, nei parchi e nelle aree urbane diventano così strumenti educativi capaci di mostrare concretamente la persistenza della plastica nell’ambiente e i danni che può provocare agli animali, agli ecosistemi e alla salute umana.

Le attività non si limitano a fornire informazioni, ma invitano bambini e ragazzi a riconoscere l’impatto delle proprie abitudini: dalla scelta della borraccia al posto delle bottiglie monouso alla riduzione degli imballaggi, dalla raccolta differenziata al corretto conferimento dei piccoli rifiuti. In alcuni casi, agli incontri in aula seguono passeggiate ecologiche e raccolte sul territorio, a partire dalle aree adiacenti alle scuole. Un modo per trasformare quanto appreso in un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.

“Coinvolgere 1.253 studenti in Piemonte significa entrare nelle scuole con un messaggio concreto, capace di parlare ai ragazzi e alle loro famiglie – dichiara Flavia Faccia, referente regionale Piemonte di Plastic Free Onlus –. L’educazione ambientale non è fatta solo di nozioni, ma di consapevolezza, esempi e piccoli gesti quotidiani che possono cambiare il modo in cui viviamo il territorio. Dai rifiuti abbandonati nei parchi e lungo i corsi d’acqua fino all’uso eccessivo della plastica monouso, ogni incontro diventa un’occasione per far capire che la tutela dell’ambiente parte anche dalle scelte di ciascuno. La partecipazione degli studenti e la disponibilità delle scuole ci confermano quanto sia importante continuare su questa strada”.