“Sostenere Sulla Via dell’Abbazia – ha sottolineato Jacopo Suppo, vicesindaco di Città metropolitana di Torino – è un riconoscimento dovuto a un simbolo identitario del nostro territorio. L’evento del 4 ottobre dimostra come la storia millenaria possa dialogare con la contemporaneità, offrendo un modo sano e sostenibile di vivere la Val Susa. Abbiamo voluto premiare la qualità di un progetto che mette in rete sport, turismo ed eccellenze locali: investire su Novalesa significa dare risonanza internazionale a un patrimonio che appartiene a tutta la comunità metropolitana e che merita di essere promosso come motore di sviluppo per l’intero territorio alpino.”
In Piemonte la crescente carenza di risorse idriche, aggravata dalle alte temperature e dalla prolungata assenza di precipitazioni, rappresenta un motivo di forte preoccupazione anche per il mondo dell’artigianato e per il sistema produttivo regionale.
Secondo uno studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese dedicato alle attività a maggiore consumo di acqua, elaborato utilizzando l’indicatore ISTAT sull’intensità d’uso della risorsa idrica, nella regione – classificata a severità idrica media – i dieci comparti più dipendenti dall’acqua comprendono oltre 10 mila imprese, che occupano circa 125 mila lavoratori. Di queste, quasi 7 mila sono aziende artigiane, con circa 28 mila addetti, pari al 66,9% delle imprese attive nei settori a più elevato fabbisogno idrico.
Il tema non riguarda soltanto le attività manifatturiere, ma anche numerosi servizi alla persona, come lavanderie, parrucchieri ed estetisti, la cui operatività dipende da un utilizzo quotidiano e significativo dell’acqua.
“La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua. In relazione al fabbisogno di acqua, vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona: lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale.”
A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le condizioni della rete idrica. I dati di una recente analisi della CGIA di Mestre evidenziano infatti che in Piemonte vengono immessi ogni giorno negli acquedotti 359 litri d’acqua per abitante, ma ben 127 litri si disperdono lungo il percorso, con una perdita complessiva del 35,4%.
A livello nazionale, il primato negativo spetta alla Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua distribuita, seguita dall’Abruzzo con il 62,5%. All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, che limita le perdite al 29,7%.
Guardando ai capoluoghi piemontesi, la situazione più critica si registra a Verbania, dove la dispersione raggiunge il 43%. Seguono Novara e Cuneo, entrambe al 31,5%, quindi Biella con il 30,7%, Alessandria con il 28,9%, Torino con il 25,6%, Vercelli con il 22,2% e Asti con il 19,2%.
“Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete! – conclude Felici – Con la scusa del “cambiamento climatico” non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini ed imprese. E’ necessario, con estrema rapidità continuare a ripensare alle priorità del PNRR e sfruttare quindi le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte al perdurare di assenza di precipitazioni senza dover rincorrere l’emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche”.
La qualità dell’aria premia il Piemonte
L’assessore Marnati: “I dati certificano il trend positivo: le stazioni fuori limite scendono da 6 a 5″.
Al via la cabina di regia con i Comuni per illustrare la strategia per l’autunno-inverno 2026/2027, basata su rigore scientifico
“I dati ufficiali validati da Ispra confermano il trend di miglioramento della qualità dell’aria in Piemonte. Grazie all’applicazione della metodologia nazionale che permette di sottrarre il contributo naturale delle polveri desertiche provenienti dal Sahara, le stazioni che nel 2025 non hanno rispettato il limite giornaliero di PM10 scendono da 6 a 5″: lo ha rivendicato con forza l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, durante il Tavolo dell’Aria svoltosi oggi nel Grattacielo Piemonte.
Un momento strategico di coordinamento con i sindaci del territorio per pianificare le nuove misure strutturali in vista della stagione autunno-inverno 2026/2027.
“La stazione di Torino Lingotto – ha spiegato Marnati – beneficia della deduzione di 4 giornate di intrusione sahariana, scendendo da 38 a 34 superamenti e rientrando così pienamente nei limiti di legge. Questo dimostra l’importanza di un’analisi scientifica e rigorosa dei dati, che ci permette di distinguere l’impatto delle emissioni locali dai fenomeni naturali globali, supportando al meglio le nuove misure e il costante lavoro che, insieme alle amministrazioni locali, stiamo portando avanti per la tutela del nostro territorio”.
L’appuntamento di oggi è stato fondamentale per illustrare le strategie e le azioni che la Regione sta mettendo in campo per il miglioramento della qualità dell’aria sul territorio, in linea con le indicazioni nazionali e comunitarie. Il Piano, strumento chiave per la lotta all’inquinamento atmosferico, ha appena superato un passaggio legislativo decisivo ricevendo il via libera dalla Commissione Ambiente del Consiglio regionale. Ora il testo è pronto per il prossimo e definitivo passaggio in Aula per l’approvazione finale entro fine luglio.
La Regione Piemonte ha evitato il blocco dei veicoli diesel Euro 5 nell’area metropolitana di Torino e a Novara approvando un pacchetto di misure compensative e alternative equivalenti sotto il profilo dell’abbattimento delle emissioni: biocarburanti (HVO), carte sconto, semafori con Intelligenza artificiale, cubi filtranti urbani, bandi per car/bike sharing e velostazioni, rottamazione di stufe obsolete e colture agricole anti-smog.
A rendere particolarmente significativo l’incontro di oggi è l’annuncio di importanti novità sul fronte delle risorse. La Regione Piemonte ha infatti informato della prossima apertura di un bando specifico da 30 milioni di euro (Rigenerazione Urbana) rivolto ai Comuni che verrà presentato il 21 luglio. L’obiettivo è supportare la capacità di spesa e di progettazione dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, garantendo che le linee guida del Piano regionale della qualità dell’aria si traducano in interventi a tutela della salute dei cittadini.
Un venticinquenne romeno, senza fissa dimora e’ stato arrestato dai carabinieri della sezione radiomobile di Ivrea. Nei giorni scorsi aveva asportato diverse centinaia di euro di alimentari, spazzolini elettrici e creme dal supermercato Coop di via Santina Carla Riberi. Altri due complici,fuggiti a mani vuote, hanno distratto gli addetti alla sicurezza del punto vendita e il terzo ha riempito una borsa con la refurtiva. Ma alcuni dipendenti del negozio hanno inseguito il 25enne che è stato bloccato dall’arrivo dei carabinieri. La refurtiva è stata recuperata e restituita alla direzione del supermercato.
Il presidente del Piemonte e vicesegretario di Forza Italia Alberto Cirio, a margine di un convegno ad Asti è’ intervenuto sul caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo: “non è un eroe, ma un uomo che ha sbagliato”, ha detto Cirio che ha fatto riferimento poi all’odg del giorno presentato in Consiglio regionale per chiedere la grazia a Mattarella: “La magistratura ha stabilito la colpevolezza: non si può sparare per strada. Ma la grazia è un perdono che si concede a chi ha commesso un errore e non agli innocenti”
SOMMARIO: Con Buttafuoco – La pastasciutta benefica – Le preferenze e le donne elette ed elettrici – Il gioielliere Roggero – Lettere

Con Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco, per le sue scelte liberali alla Biennale – che non può essere espressione della politica estera dei governi – rischia anche di pagare con l’annullamento della sua seguita trasmissione radiofonica “Lupus in fabula” su Rai Uno. Una trasmissione colta e raffinata che offre l’opportunità di ascoltare riletture di grandi classici. Davvero una rarità.
Se Buttafuoco verrà discriminato, l’esile pianticella della libertà verrà privata di uno dei suoi fiori più belli, reciso ai bordi del campo, come scriveva Catullo, oggi ignorato dai più.
La pastasciutta benefica
La pastasciutta antifascista dopo il 25 luglio, sull’esempio storico della famiglia Cervi, è una bella tradizione a cui molti tengono anche quest’anno, sfidando il caldo soffocante. In provincia di Savona viene replicata puntualmente, destinando il ricavo all’acquisto di pannelli solari da donare a Cuba. Che Cuba sia a mal partito è cosa nota a tutti. Non si stava già bene quando vi andai un po’ controvoglia, dopo aver vinto un viaggio-premio al termine di una serata al Circolo della Stampa. Tutti mi dissero allora della grande opportunità amaratoria che mi si apriva davanti, ma io vidi in loco soprattutto povertà, inefficienza e anche fanatismo.
Posso capire quindi l’aiuto a Cuba, ma non lo condivido perché i pannelli servirebbero anche in Liguria. Forse sono forme mentali tipicamente liguri: fare eventi che diano anche un apporto economico aggiuntivo per beneficenza, quasi la spaghettata non fosse di per sé un’occasione piacevole per stare insieme in libertà e gustare un piatto molto semplice. Anche in altri centri liguri fanno eventi sempre finalizzati alla beneficenza, come novelle dame della San Vincenzo. Solo ad Alassio creano serate per il piacere di farle e per rendere piacevoli le vacanze dei turisti e degli ospiti. Come a Capri o Taormina.
Le preferenze e le donne elette ed elettrici
Non entro nel merito dell’incidente parlamentare che ha provocato la non approvazione delle preferenze nella riforma elettorale. Non voglio dare giudizi affrettati su una materia che passerà in seconda lettura al Senato. Certo, non è stato il disastro evocato dall’opposizione, che ha chiesto le dimissioni del Governo con toni apocalittici.
Voglio invece fare una riflessione storica sulle preferenze, presenti in Italia fin dalla elezione della Costituente nel 1946 e, ancor prima, dalla legge elettorale proporzionale del 1919, che pose fine al sistema maggioritario con i collegi uninominali.
Con il proporzionale andò in crisi lo Stato liberale giolittiano.
Le preferenze vennero abolite dal “Porcellum” di Calderoli, una legge non proprio esemplare, anche a parere del suo ideatore, che consentì ai partiti di scegliere non solo i candidati, ma anche gli eletti prima di votare. Si passò dai collegi sicuri del “Mattarellum” ai candidati quasi certi in base alla posizione in lista. Una scelta che provocò il crescente divario tra eletti e territorio, perché la candidatura e la rielezione la si gioca a Roma.
Il “Porcellum” venne ideato per fini di partito, un’idea di partito leaderistico e personale, non certo per promuovere la elezione delle donne.
Eppure, guardando i dati oggettivi, fu proprio quella legge del 2005 che favorì in modo sempre più accentuato le donne. Una specie quasi di eterogenesi dei fini, visto che a destra il femminismo non era di casa. Non fu l’azione dell’Ande, associazione delle donne elettrici (che si batteva per il voto di preferenza femminile), non più di fatto sopravvissuta alla I Repubblica e soprattutto al 2006. Fu il sistema bloccato senza preferenze che consentì alle donne, all’interno dei partiti, di fare contare di più il proprio peso. Collegi ampi resero le donne “fragili”, a partire dall’Assemblea Costituente, dove furono elette in tutto 21 deputate.
Nelle legislature successive la presenza delle elette fu comunque ridotta, anche se in crescita. Con il “Porcellum” divenne più facile essere elette, senza sottoporsi di fatto ad uno stress elettorale. Nel 2006 furono elette 153 donne e nel 2022 198. Sempre una minoranza, diversa dalle cosiddette “quote rosa”, ma un numero notevolissimo, se lo si confronta con quello delle ultime elezioni della I Repubblica del 1992, quando vennero elette 84 donne.
C’è chi ha tratto la conseguenza che le deputate abbiano affossato le preferenze a scrutinio segreto. È una congettura non verificabile, perché proprio lo scrutinio segreto impedisce di cercare la verità. Se si tornasse alle preferenze è però quasi certo che tutti, uomini e donne, dovrebbero sottoporsi ad una campagna elettorale non confrontabile con il recente passato. Eppure, nei Comuni e nelle Regioni, e persino alle Europee, le preferenze sono rimaste. Un tema da approfondire.
Il gioielliere Roggero

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
I tradizionalisti cattolici
Ho letto una violenta stroncatura dei tradizionalisti seguaci di Mons. Lefebvre, definiti dei fascisti. Mi sembra un giudizio anche storicamente errato. Giulia Scagliotti

I tradizionalisti si riferiscono alla Chiesa pre-conciliare e alla Controriforma cattolica di Pio V, il Papa della vittoria di Lepanto. Un altro mondo.
Certo, la Chiesa tridentina non concepiva la libertà religiosa, anzi era nata per combattere le idee protestanti di Lutero e Calvino. Lo stesso Sillabo di Pio IX, molto più recentemente, nell’800, condannò la modernità. Ma queste posizioni, storicamente, non hanno nulla da spartire con il fascismo, che negò soprattutto la libertà politica. Ho conosciuto un solo aderente alla Comunità Pio X e ho notato molto integralismo, per non dire intolleranza.
Ma essere contro la liturgia conciliare non significa certo una scelta politica. A suo tempo, quando venne inaugurata la “nuova” Messa, dico apertamente che non mi piacque, come non mi piacque il divieto di celebrare la Messa in latino. Ma anche qui il fascismo non c’entra nulla. È la solita abitudine di definire fascista chi la pensa in modo differente da noi. Questa sì, davvero intollerabile.
Il nuovo Gualino?
Leggo costantemente sui giornali che un vecchio politico socialista torinese è diventato un vero mecenate per i doni in opere d’arte e le donazioni all’Associazione Ex Allievi del Liceo Cavour, di cui è presidente a vita.
Un raro, direi unico, esempio di un socialista craxiano che dona in larga quantità soldi propri a favore della comunità. Non avrei mai pensato a tanta generosità da parte dell’ex assessore Marzano. Filippo Di Luzi
Debbo dire che ha stupito anche me. La figura di Mecenate rievoca il ministro di Augusto che finanziava i poeti perché cantassero l’imperatore. Marzano dà senza chiedere nulla. È un esempio unico, quasi senza precedenti. Qualcuno ha parlato di lui come di un nuovo Gualino, sicuramente esagerando, perché Gualino, aiutato da Lionello Venturi, fece cose molto più grandi, anche se la sua caduta gli impedì di realizzare pienamente i suoi progetti. Non condivido la sua ironia sui socialisti craxiani, che mi sembra fuori luogo, anche perché l’assessore socialista fu molto meno craxiano di altri suoi compagni di partito.
La nuova tessera
Durante il fascismo la tessera era obbligatoria per lavorare, almeno a certi livelli e in certi ambiti. Da quanto leggo dal suo articolo, in cui denuncia la creazione di una sorta di certificato obbligatorio di antifascismo, mi sembra che l’intolleranza di certo antifascismo stia arrivando a eguagliare il vecchio regime in camicia nera. Giuly Anzalone

Io non discuto l’intransigenza personale degli antifascisti, io discuto il fatto che le pubbliche amministrazioni chiedano atti di fede politica anche ai semplici cittadini che chiedono lo spazio pubblico per un trasloco. Forse è solo eccesso di zelo. Metto però anche in discussione che una piazza possa essere vietata per mancanza di autocertificazione politica. Ad Almirante fu vietato di parlare in piazza San Carlo a Torino fino al 1971. Alle elezioni del 1972 gli fu concesso e riempì la piazza, che via via poi venne abbandonata da tutti i leader per scegliere aree più modeste. Oggi il comizio da tempo è finito per mancanza di oratori e di pubblico. Oggi prevalgono i cortei ululanti e spesso anche violenti. Le idee non si fermano comunque con l’intolleranza. Questa è una realtà di fatto che va perfino oltre la tolleranza liberale verso gli avversari politici.
Domenica 19 luglio, presso il Colle dell’Assietta, è in calendario la tradizionale rievocazione della battaglia del 1747 in cui l’esercito sabaudo di Carlo Emanuele III costrinse alla ritirata i francesi di Luigi XV. Fu proprio in quell’occasione che venne coniato il termine piemontese “Bojanen”, quando il comandante piemontese, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, ricevuta l’autorizzazione a ritirarsi su posizioni più favorevoli, rispose in piemontese “nojautri i bogioma nen da si” (noi non ci muoviamo da qui). Ancora oggi si utilizza questa espressione dialettale per indicare la tempra caparbia e tenace tipica dei piemontesi.

La rievocazione dell’Assietta, giunta alla sua 58esima edizione, si inserisce nel ricco cartellone della Festa del Piemonte, istituita con legge regionale nel 2022, che proseguirà fino ad ottobre. La giornata di domenica sarà preceduta da una serie di appuntamenti al Colle già nella giornata di sabato 18 luglio, quando anche la Mole, nell’ambito delle celebrazioni, in serata si tingerà dei colori del Drapò.
“Vi invito calorosamente a salire all’Assietta per celebrare un’impresa militare significativa e soprattutto per dare nuovo valore, tutti insieme, alle nostre radici – ha dichiarato Davide Nicco, presidente del Consiglio Regionale – la rievocazione storica dell’Assietta e la Festa del Piemonte, che quest’anno per la prima volta si diffonde su tutto il territorio regionale grazie all’impegno e alla collaborazione di tanti amministratori locali e dell’Associazione Festa dël Piemont al Còl ëd l’Assieta’, sono un’opportunità preziosa per riscoprire il significato e l’essenza della ‘piemontesità’ e della nostra storia”.
Info: info@festa-del-piemonte-al-colle-assietta.it
Enrico: 337225401 – Carlo: 348 5146050 (solo Whatsapp)
L’organizzazione si riserva di annullare l’evento in caso di maltempo.
Mara Martellotta
A cura di piemonteitalia.eu
Disponete la farina sulla spianatoia, unite le uova, un pizzico di sale, l’olio e impastate a lungo fino a ottenere un composto molto sodo. Ricoprite con un tovagliolo e lasciate riposare per un’ora…
Leggi la ricetta:
https://www.piemonteitalia.eu/it/enogastronomia/ricette/tajarin-con-pomodoro-e-pancetta
Aumento del 5,4% e nuove tutele per i lavoratori
È stato sottoscritto oggi, nella sede di Confagricoltura Piemonte a Torino, il rinnovo del Contratto Collettivo Regionale di Lavoro per i quadri e gli impiegati agricoli del Piemonte, valido per il quadriennio 2026-2029.
L’intesa, che interessa oltre 2.000 quadri e impiegati agricoli operanti nelle aziende agricole piemontesi, è stata firmata dalle organizzazioni datoriali Confagricoltura Piemonte, Coldiretti Piemonte e Cia Piemonte e dalle organizzazioni sindacali Confederdia, Flai-Cgil Piemonte, Fai-Cisl Piemonte e Uila-Uil Piemonte, al termine di un confronto che, secondo Confagricoltura Piemonte “ha consentito di raggiungere un accordo equilibrato, in grado di coniugare le esigenze delle imprese agricole con la tutela e la valorizzazione del lavoro qualificato nel settore”.
Sul piano economico è stato concordato un incremento complessivo del 5,4% dei minimi tabellari, calcolato sui valori in vigore al 16 luglio 2026, articolato in due tranche: 4% dal 1° luglio 2026 e 1,4% dal 1° dicembre 2026. Il contratto avrà validità dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2029.
Il rinnovo introduce inoltre numerose innovazioni sul piano normativo, con particolare attenzione alla conciliazione tra vita lavorativa e familiare, all’evoluzione delle professionalità e all’organizzazione del lavoro.
“Il rinnovo del contratto – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia – conferma il valore del dialogo tra le parti sociali e la volontà di individuare soluzioni equilibrate, capaci di coniugare la tutela del lavoro con la sostenibilità delle imprese agricole. In una fase caratterizzata da forti pressioni sui costi e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, era importante raggiungere un’intesa che riconoscesse la professionalità dei quadri e degli impiegati agricoli e, allo stesso tempo, guardasse al futuro del settore. Le novità introdotte, dall’aggiornamento delle figure professionali alle misure per la conciliazione tra vita e lavoro, rappresentano un passo avanti per accompagnare l’innovazione e rafforzare la competitività dell’agricoltura piemontese”.
Tra le principali novità figurano otto ore annue di permessi retribuiti per l’assistenza ai figli minori, ai genitori non autosufficienti e al convivente di fatto in particolari situazioni sanitarie, ulteriori otto ore per favorire la presenza dei genitori nei primi giorni di inserimento dei figli all’asilo o alla scuola primaria, la possibilità di introdurre, tramite accordi aziendali, la banca delle ore, il rafforzamento delle tutele assicurative per alcune figure che ricoprono specifiche responsabilità, il recepimento della disciplina sul lavoro agile e delle ferie solidali e un impegno condiviso a promuovere la formazione continua attraverso l’Osservatorio regionale, anche in collaborazione con il sistema universitario.
Particolare rilievo assume anche l’istituzione, entro la fine dell’anno, di una Commissione incaricata di aggiornare la classificazione professionale degli impiegati agricoli, con l’obiettivo di adeguare il sistema alle nuove competenze richieste dall’evoluzione dell’agricoltura piemontese, sempre più orientata all’innovazione, alla digitalizzazione e alla sostenibilità.
Con questo rinnovo le organizzazioni firmatarie dell’accordo confermano la volontà di mantenere un sistema di relazioni sindacali improntato al dialogo e alla responsabilità, offrendo alle imprese uno strumento contrattuale aggiornato e ai lavoratori maggiori tutele in una fase di profonda trasformazione del settore agricolo, chiamato a confrontarsi con le sfide del cambiamento climatico, dell’innovazione tecnologica e della competitività dei mercati.