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Si inaugura presso la galleria torinese Malinpensa by La Telaccia, giovedì 23 gennaio, aperta fino al 5 febbraio prossimo, la mostra curata da Monia Malinpensa e dedicata all’artista Federico Montesano, dal titolo “Tensioni mnemoniche”.
L’artista descrive i suoi paesaggi metafisici con un grande rilievo sia di preparazione tecnica sia di stesura pittorica, e raggiunge una narrativa stilistica evidente in cui convergono una completa libertà espressiva e una profonda ricchezza di sentimento.
Le sue opere, perfettamente sintonizzate con lo spessore umano e spirituale, si intessono in una resa comunicativa poetica capace di tradurre la realtà in una visione fantasiosa ricca di forza evocativa. La sua è una ricerca molto coinvolgente dettata da un’intensa esecuzione e da una personale sensibilità dove le riflessioni e i valori dell’esistenza alimentano una pittura altamente interpretativa vibrante di sentimenti e di simbologia.
La natura è la fonte ispiratrice che si rinnova continuamente nel suo iter e ispira l’artista nel creare un processo formale di grande suggestione, e evoca una dimensione figurale intrisa di slanci emozionali lirici, che ne costituiscono uno stile unico e originale.

La serie intitolata “Transito metafisico” costituisce il motivo tematico prevalente nelle opere di Montesano e viene realizzata con un ritmo armonioso della materia e con una strutturazione segnica dal forte impatto visivo.
L’acrilico viene steso magistralmente sulla superficie e regala allo spettatore costanti vibrazioni ritmiche del colore, descrivendo una composizione dall’attenta analisi, che vive di una propria espressione artistica. Si osservano, nelle suggestive visioni della terra e del cielo, sia l’aspetto delle luci che quello del colore, ben equilibrato e ben distribuito sulla tela, che evidenzia un segno sicuro e una costante meditazione del soggetto.
All’interno dell’opera i volumi, le forme, i contrasti timbrici e le dinamiche chiaroscurali conferiscono pienezza al soggetto e lo rendono tangibile di tecnica e di sintesi estetica.
L’artista ci sorprenderà con la mostra “Tensioni Mnemoniche” anche per via delle nuove vivacità e per gli accostamenti cromatici uniti alla costante contemplazione e sensibilità che contraddistinguono la sua immediatezza contenutistica.
Federico Montesano è nativo di Monza, nel 1990, e ha frequentato il Triennio e il Biennio specialistico in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, diplomandosi con lode in Scenografia per il Teatro. Ha poi frequentato il corso di scenografia dell’Accademia del Teatro alla Scala. Opera nel campo delle arti visive spaziando tra disegno, pittura e installazione, e nel campo della scenografia. Il lavoro artistico di Federico Montesano è riconoscibile per alcuni tratti distintivi ed essenziali tra cui le tematiche trattate quali la resilienza, le radici, l’identità e l’introspezione, e per le scelte stilistiche, come disegno, tratto, colate e materia.
Galleria Malinpensa by La Telaccia, corso Inghilterra 51
Orario 10.30-12.30, 16-19 ( chiusura lunedì e festivi)
Tel 0115628220
Mara Martellotta

Lunedì , giorno della memoria, tra le tante manifestazioni programmate a Torino c’è una manifestazione speciale: il ricordo degli Imi, gli 800 mila internati militari italiani in Germania tra il 1943 e il 1945. Ornella Pozzi leggerà al Centro Pannunzio delle pagine di “Diario clandestino “ di Giovannino Guareschi deportato in Germania come ufficiale fedele al giuramento prestato al Re. Guareschi ci ha lasciato una testimonianza unica. Era un umorista, ma sapeva affrontare le situazioni drammatiche come la sua prigionia, scrivendo persino pagine di delicato lirismo. L’inventore di “Don Camillo” era stato prigioniero dei tedeschi , anche se gli internati non godettero delle garanzie sancite dalla convenzione in quanto considerati “badogliani” traditori. Alessandro Natta che fu anche lui internato, ha parlato di un’altra Resistenza, sia pure con molto ritardo, perché i comunisti mai avrebbero equiparato gli internati ai partigiani. Gli internati, oltre che militari, erano dei veri patrioti, orgogliosi delle stellette portate con grande dignità. Il libro dovrebbe essere letto nelle scuole. Anni fa mi invitarono a parlare in prefettura a Savona nel giorno della memoria. Il fatto che io avessi citato Guareschi e la principessa Mafalda di Savoia non venne gradito da alcuni antifascisti intolleranti savonesi e non mi invitarono più in quella città che ha ancora una via intitolata a Stalingrado. Dovetti aspettare il 2024 per tornare a Savona invitato a parlare dal Comando dell’Esercito Liguria. Forse quegli antifascisti erano anche un po’ fascisti, come diceva Flaiano.
diede alla storia il generale che sconfisse i Francesi all’Assietta e uno dei fondatori della Fiat escluso in modo un po’ banditesco da Giovanni Agnelli dalla conduzione dell’azienda a cui aveva dato i suoi capitali all’atto della fondazione. Paolo l’ho ricordato in più occasioni come un grande amico colto e raffinato che si dedicò totalmente agli studi filosofici e storici come un un umanista del Rinascimento. Venerdì mi sono ricordato di un episodio di cui mi ero dimenticato. Nel 1975 tenevo un seminario a Scienze Politiche sui manifesti di Gentile e Croce usciti nel 1925. Lo invitai a parteciparvi, ma quando seppe che il seminario era “fiscalizzato” e dava un 27 garantito senza sostenere l’esame di Storia dei partiti e dei movimenti politici , mi disse che non si iscriveva perché vedeva il seminario “fiscalizzato” come una furbata sessantottina. Era un po’ indietro in qualche esame perché amava lo studio più che laurearsi in fretta , ma rifiutò quella che riteneva come una facilitazione non dignitosa. Una grande lezione anche umana in una università preda dei contestatori che volevano anche lo sconto sugli esami, come una volta disse il mio maestro Franco Venturi che di fronte alla richiesta dei contestatori di ridurre i programmi d’esame rispose beffardamente: sono d’accordo, potete ridurre del 50 per cento i libri, leggendo una pagina si’ e una pagina no. Paolo era un grande uomo di studi severi ed austeri. Ma quando andavamo alla “Posta” di Cavour, non lontana da Bricherasio dove viveva, mangiavamo, bevevamo e ridevamo di gusto, come diceva il Verri del Caffè. Era nipote di Edoardo Calleri di Sala primo presidente della Regione Piemonte e mio collega in Comune. Non mi parlò mai dello zio durante tutto il periodo in cui fu presidente. Anche con Edo nacque un’amicizia rigorosamente fuori dalla politica. Questo era lo stile di una famiglia di grandi piemontesi, anzi di grandi italiani.
senatore Cravero. Oggi tutto è decaduto. Il centro nelle mani di Del Rio, quello che ha abolito le Province, fa sorridere. Non suscita neppure il riso o il pianto. E’ il nulla. Renzi al confronto un piccolo statista.
Mussolini tenne un discorso in cui si assunse le sue responsabilità , sfidando la Camera a porlo in stato d’accusa per il delitto Matteotti ai sensi dell’articolo 47 dello Statuto e quindi processato dall’alta corte di giustizia. La Camera e il Senato non raccolsero la sfida . Rimasero a “cercare farfalle sotto l’arco di Tito” per dirla con Mussolini che cito’ Carducci. L’opposizione antifascista dopo il sacrificio di Matteotti fu vile e velleitaria. Più che resistere fuggi’ sull’Aventino a commemorare Matteotti, ma fu incapace di raccoglierne il testimone. Durante il discorso del 3 gennaio tacquero e dopo incominciarono a pensare di andare all’estero. I combattenti antifascisti militanti furono quasi esclusivamente i comunisti, pochi socialisti pochi cattolici, pochi liberali. Il discorso di Mussolini l’ho riletto storicamente di recente. E’ una sfida a cui gli antifascisti non seppero rispondere in modo adeguato. Questa purtroppo è la verità storica. Filippo Turati disse, quando era già esule in Francia, che erano stati loro a consegnare l’Italia al fascismo. Molti storici alla De Luna e Barbero dovrebbero rifletterci su invece di replicare la solita vulgata, come se non fossero passati cento anni. Un secolo.
del Circolo e del presidente Sinigaglia al Polo. Hanno anche età da pensione, ma saranno forse destinati a restare a vita? Questa lotta per il posto è mortificante. I risparmi del bilancio regionale c’è da sperare che riguardino anche questi due enti. C’è un direttore che scalpita per andare al circolo. Era di estrema sinistra e scriveva di terroristi rossi suoi parenti, adesso è passato all’altra sponda. Voleva anche la direzione del Salone del libro.