ilTorinese

Torino tra architettura e pittura. Alighiero Boetti

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Torino tra architettura e pittura

1 Guarino Guarini (1624-1683)
2 Filippo Juvarra (1678-1736)
3 Alessandro Antonelli (1798-1888)
4 Pietro Fenoglio (1865-1927)
5 Giacomo Balla (1871-1958)
6 Felice Casorati (1883-1963)
7 I Sei di Torino
8 Alighiero Boetti (1940-1994)
9 Giuseppe Penone (1947-)
10 Mario Merz (1925-2003)
8) Alighiero Boetti (1940-1994)

8 Alighiero Boetti (1940-1994)

In genere, a scuola, quando si arriva ad uno dei capitoli finali del libro di testo e si leggono titoli quali “Neoavanguardie” e “ultime tendenze” ci si deve preparare ad una reazione di scetticismo estremo che sovente si manifesta sotto forma di sonora risata corale.
Sono convinta che, per fare bene il mestiere dell’insegnante, sia importante costringersi a ricordare che anche noi siamo stati studenti sospettosi, soprattutto nei riguardi di certe materie.
Reazione non del tutto incomprensibile di fronte a un Kosuth, un Anselmo o una montagna di caramelle messe lì da Gonzalez-Torres; di fronte a un Michelangelo certo non possiamo che meravigliarci, anche se non si conosce appieno il senso dell’opera, ma la maestria con la quale l’autore ha eseguito i suoi lavori basta a convincerci che siamo di fronte a vera “arte”, ciò non avviene con i Dada, con l’astrattismo o con gli artisti concettuali. Niente di strano comunque, perché la peculiarità delle opere nate a partire dalle prime avanguardie è che queste debbano essere sempre accompagnate da una accurata spiegazione.

E poi proviamo a capirli questi studenti. Chiediamo loro di studiare l’imponenza dei Dolmen, la “kalokagathìa” greca, di memorizzare la nomenclatura architettonica delle chiese romaniche e delle cattedrali gotiche, vogliamo che si cimentino nel far proprio il lessico adatto per analizzare alcune delle più importanti opere d’arte dal Rinascimento al post-impressionismo, dopodiché forse non dovremmo stupirci più di tanto se i nostri cari fanciulli si sentono “sballottati” e dubbiosi di fronte a un Munch o all’astrattismo geometrico di Mondrian. E quando i miei giovani pensano che non possa esserci nulla di più “strambo”, ecco che mi diverto – lo ammetto- a proporre alla classe una lezione sulla provocatoria “Arte povera”.
Sono sempre molto attenta a creare un clima disteso durante le mie ore, affinché i ragazzi si sentano a proprio agio e possano intervenire dando la propria opinione o ponendo domande. Questa sentita loro partecipazione fa sì che io riesca a contrastare il loro scetticismo e indurli ad ascoltare quanto ho da dire.
L’utilizzo della lavagna elettronica mi è di grande aiuto, ottengo rapidamente l’attenzione degli studenti e, proiezione dopo proiezione, mi accorgo che l’iniziale diffidenza si tramuta in curiosità.
Parliamo dunque di “Neoavanguardie”, tra le quali una delle più interessanti è l’ “Arte povera”, un movimento artistico tipico italiano, sorto nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, al quale aderiscono molteplici autori, diversi di ambito torinese.


La data simbolica che segna ufficialmente la nascita della corrente è il settembre 1967, anno in cui Germano Celant (1940-2020), illustre critico d’arte e direttore artistico, organizza un ‘esposizione presso la Galleria “La Bertesca” di Francesco Masnata a Genova, a cui partecipano Boetti (1940-1994), Fabro (1936-2007), Kounellis (1936-2017), Paolini (1940-), Pascali (1935-1968) e Prini (1943-2016).
I lavori dell’ “Arte povera” si basano sull’associazione ambientale di materiali prelevati dal quotidiano, oggetti comuni, che possono essere definiti appunto “poveri” -legno, sassi, paglia, cartone, stoffa, vetro- presentati in maniera disadorna e nella loro essenzialità. Tale poetica è portata all’estremo, solo per citare un esempio, dal greco Jannis Kounnellis, che arriva a palesare autentici spaccati di realtà, come dimostra l’allestimento di cavalli vivi esibito nel 1969 alla Galleria l’ “Attico” di Roma.
L’ “Arte povera” prende dalla “Land Art” il gusto di modificare la percezione di un ambiente o di uno spazio interno attraverso l’uso di installazioni. Tali installazioni possono essere creazioni molto diverse fra loro, ma tutte con un unico intento: stravolgere l’aspetto di una stanza o di un paesaggio, perfino con la sola presenza di mucchi di pietre o di patate sul pavimento, o con la mostra di veri alberi nella sala di un museo.
In molti aderiscono al movimento, ma, come spesso avviene, le opere di alcuni artisti divengono più celebri di altre. Impossibile dunque intraprendere questo discorso senza citare nemmeno di sfuggita Michelangelo Pistoletto (1933 -) e la sua iconica “Venere degli stracci”.

La ricerca dell’artista è varia e multiforme, sempre spiazzante e libera da schemi codificati; centrale nella sua poetica è il rapporto dialettico tra “arte e vita” e fra “oggetto e comportamento”. Egli inizia ad affermarsi con i noti “quadri specchianti”, lastre d’acciaio inossidabile con immagini fotoserigrafiche di persone e cose sulla superficie, di cui alcuni esemplari sono esposti a Torino, presso la GAM. È tuttavia la serie degli anni 1965-1966 “Oggetti in meno” che segna l’aderire di Pistoletto all’ “Arte povera”. I lavori più “poveristici” sono sistemazioni di stracci multicolori, la cui versione più conosciuta è titolata “Venere degli stracci”, messa in scena per la prima volta nell’ottobre del 1969 ad Amalfi, nella manifestazione artistica “Arte povera + Azioni povere”, come una “performance live”. In questa occasione la moglie di Pistoletto, Maria, nuda, di schiena e in una posa che ricorda l’iconografia della Venere classica, rimane in piedi e immobile di fronte a un grosso e informe cumulo di vecchi abiti. Nel 1970 il lavoro diventa un’installazione stabile, composta da un calco di gesso di “Venere”, in sostituzione della modella vivente, e sempre con una pila di indumenti raffazzonati. L’opera, con evidente efficacia estetica, mostra il contrasto “arte-vita”, tra la bellezza canonica e formale e la caotica espressività di elementi quotidiani.
Altro grande nome che domina la scena dell’ “Arte povera” è quello del torinese Alighiero Boetti (1940-1994), artista e autodidatta, protagonista indiscusso della stagione artistica degli anni Sessanta-Settanta.

9Egli entra a far parte del gruppo nel 1967, partecipando all’esposizione organizzata da Celant; in seguito il suo lavoro diventa internazionale, e l’artista accede a “When Attitude become Form” alla Kunsthalle di Berna. Boetti è un grande viaggiatore, trascorre diverso tempo a Kabul, dove apre l’ One Hotel e dove fa realizzare dalle ricamatrici locali i suoi celebri “arazzi”. Tra i suoi cicli più famosi vi sono “I lavori postali”; “Mettere al mondo il mondo”, tracciati con penna a sfera; “Arazzi” sulla quadratura di parole e frasi come “Ordine e Disordine”; “La natura è una faccenda ottusa”; “Due mani e una matita”. È opportuno ricordare anche le tre retrospettive che gli sono state dedicate al Reina Sofia di Madrid, alla Tate Modern di Londra e al MoMA di New York.
Boetti è sicuramente fra i protagonisti più eccentrici della scena artistica di quegli anni.
L’artista porta avanti una ricerca complessa e multiforme, caratterizzata da una raffinata concettualità apparentemente ludica, ma legata a questioni tutt’altro che lievi. Tra le problematiche da lui affrontate vi sono la dimensione del doppio, la categoria temporale e quella spaziale, il gusto analitico, ironico e sistematico per le catalogazioni, la visualizzazione di criptiche formule matematiche, infine la dialettica fra ordine e disordine e fra caso e necessità.

Boetti è solito dare un’interpretazione filosofica del mondo, che tuttavia non offre mai risposte tranquillizzanti.
Con i suoi lavori l’artista ci attrae nel labirinto del “non-senso” della vita, da cui è impossibile salvarsi, ad esso ci si può sottrarre solo per poco tempo, attraverso l’energia dell’immaginazione creativa.
Tra gli elaborati più conosciuti dell’artista -come sopra indicato – vi sono gli “arazzi”, tessuti prima da ricamatrici afghane a Kabul e in seguito, dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan, nei campi profughi di Peshawar, in Pakistan; in questi oggetti, generalmente di difficile decodificazione, in cui colori “pop” si mescolano con composizioni/combinazioni di cifre o segni grafici e lettere, emerge una forte tensione concettuale di diretto impatto visivo. Tra le creazioni che possono essere considerate di più “immediata comprensione” vi sono le “Mappe” del mondo, dove ogni nazione è rappresentata con i colori e i simboli della propria bandiera. Queste tessiture, che ad un primo sguardo ci colpiscono per la maestosità, la grandezza e la gioiosità delle tinte, affrontano tuttavia tematiche complesse come i nazionalismi, le lotte politiche e le guerre che incessantemente segnano il destino dell’uomo.
Ancora una volta l’arte diventa spunto di riflessione; ancora una volta gli artisti utilizzano l’ “escamotage” della leggerezza per esprimere significati reconditi.
Ai miei studenti lo faccio sempre notare, siamo partiti da una “grossolana risata” per poi arrivare a dibattere su questioni di ben altro spessore e tutte le volte i miei ragazzi rimangono stupiti: non solo hanno incrementato le loro nozioni, ma sono stati capaci di gestire il proprio comportamento, passando dal momento “ludico” a quello del “serioso apprendimento”.
Non tutti gli adulti ne sono in grado.

Alessia Cagnotto

Tenta spaccata alla stazione di servizio

Un ventisettenne cittadino italiano è stato arrestato dalla Polizia di Stato per il tentato furto operato a danno di un distributore di carburanti nel quartiere Mirafiori.

Gli agenti venivano inviati nella notte in corso Traiano, all’incrocio con via Pio VII per la segnalazione di un uomo che con un palo stava danneggiando la vetrina di una stazione di servizio. Sul posto gli agenti trovavano l’uomo corrispondente alle descrizioni ricevute e appuravano che la vetrina era stata danneggiata, presentando un foro nel mezzo.

Il palo utilizzato per sfondare il vetro risultava sporco di sangue, altra sostanza ematica veniva rinvenuta in prossimità della vetrata. La stessa persona fermata risultava ferita a una mano. Anche la maniglia della porta d’accesso sul retro era danneggiata, essendo stata divelta.

L’uomo veniva fermato e tratto in arresto per tentato furto aggravato. La Procura della Repubblica di Torino ha richiesto e ottenuto la convalida dell’arresto.

Giro di spaccio a Nichelino: due arresti

Due persone, di ventotto e diciotto anni, sono state arrestate dalla Polizia di Stato per detenzione e spaccio di sostanza stupefacente.

Gli agenti del Commissariato di P.S. Mirafiori hanno smascherato, nel comune di Nichelino, un fiorente giro di spaccio di sostanze stupefacenti, individuando due uomini che avevano attirato la loro attenzione. Uno di loro veniva notato mentre entrava in un palazzo con un trolley, per poi successivamente uscire dallo stesso in compagnia di un’altra persona, il diciottenne, che si allontanava in taxi con la valigia al seguito.

Una pattuglia seguiva il taxi fino a destinazione a Moncalieri. Qui i poliziotti controllavano il giovane trovandolo in possesso di sei chili di hashish e 1 di cocaina. L’uomo veniva tratto in arresto. Nel corso della perquisizione domiciliare, gli agenti rinvenivano altri cinque involucri contenenti hashish, del peso di quasi mezzo chilo, nascosti nel vano contatore sul balcone.

Nel frattempo, altro personale del commissariato si recava presso l’abitazione del primo uomo individuato, il ventottenne entrato nel palazzo con il trolley. Nel corso della perquisizione, in casa dell’uomo gli agenti trovavano due chili e quattrocento grammi di hashish e una ventina di grammi di marijuana. Ma è in cantina che i poliziotti facevano la scoperta più rilevante: nella pertinenza erano depositati undici chili e mezzo della stessa sostanza stupefacente.

La Procura della Repubblica di Torino ha richiesto e ottenuto la convalida degli arresti.

Piemonte: rimosse 57 tonnellate di plastica e rifiuti grazie a Plastic Free Onlus

 Un “bottino” di 57.037 chilogrammi di plastica e rifiuti rimossi da spiagge, parchi e aree pubbliche cittadine, frutto di ben 90 appuntamenti di pulizia ambientale tra clean up, passeggiate ecologiche e raccolte dedicate ai mozziconi di sigaretta. È il risultato raggiunto in Piemonte nel corso del 2024 dall’onda blu dei volontari di Plastic Free Onlus, l’organizzazione impegnata dal 2019 nel contrastare l’inquinamento da plastica. Alle attività di rimozione rifiuti sul campo, si aggiungono le sensibilizzazioni soprattutto verso le nuove generazioni. Grazie a 42 incontri tenuti durante l’anno negli istituti scolastici regionali, infatti, si è riusciti a raggiungere 2.402 studenti con interventi personalizzati per fasce d’età per illustrare l’importanza di amare il Pianeta non inquinando, di effettuare una corretta raccolta differenziata e di come scelte alternative alla plastica possano farci prevenire ulteriori disastri ambientali.

 

“Si è concluso un anno straordinario per la nostra associazione che ha varcato i confini nazionali per raggiungere 34 Paesi nel mondo – dichiara Flavia Faccia, referente regionale Plastic Free – Anche le volontarie e i volontari del Piemonte hanno dato il proprio contributo a tutela del Pianeta. Risultati che abbiamo raggiunto anche grazie all’impegno delle amministrazioni locali con cui abbiamo sottoscritto 32 protocolli d’intesa per agevolare e intensificare i rapporti con i referenti locali, promuovendo pratiche virtuose a beneficio dei cittadini. Nel 2024, sono stati cinque i Comuni Plastic Free in Piemonte: Torino, Collegno, Alpignano (Torino); Gaglianico (Biella); Cuneo (Cuneo). Ci auguriamo – conclude Flavia Faccia – che sempre più Comuni colgano questa opportunità candidandosi gratuitamente entro il prossimo 15 gennaio”.

 

Nel 2024, infine, con il suo fondatore e presidente Luca De Gaetano, Plastic Free Onlus ha dato vita al Comitato Scientifico, guidato dal prof. Ennio Tasciotti, fondatore e direttore dello Human Longevity Program all’IRCCS San Raffaele di Roma, inserito dalla Stanford University nella prestigiosa classifica dei top 1% degli scienziati mondiali, nonché Rete delle Università per l’ambiente. L’impegno di Plastic Free è rivolto anche verso il suo simbolo, la tartaruga. Nel corso dell’ultimo anno, ne sono state salvate 31 da morte certa mentre 3.879 tartarughine sono state accompagnate alla nascita grazie al Centro di Recupero di Calimera, in provincia di Lecce.

Fiaccolata di inizio anno a Jouvenceaux

SAUZE D’OULX – Come vuole la tradizione a Sauze d’Oulx l’anno nuovo si apre con la tradizionale Fiaccolata dei Maestri di Sci a Jouvenceaux, così come l’anno si conclude con la fiaccolata dei Maestri di Sci nel cuore di Sauze d’Oulx.

E sarà così, ma con un nuovo format.

L’appuntamento resta per venerdì 3 gennaio alle ore 20,45 a Jouvenceaux, ma sarà una fiaccolata diversa.

L’Assessore al Turismo Davide Allemand presenta la novità: “Purtroppo le condizioni di innevamento in paese non permettono il regolare svolgimento della suggestiva Fiaccolata tra le vie dell’antico borgo di Jouvenceaux. Ma l’appuntamento con la fiaccolata è troppo atteso da tutti e allora ecco il cambio di programma per non annullare l’evento. I Maestri di Sci si daranno appuntamento alle ore 20,45 al piazzale alto di Jouvenceaux e di qui scenderanno a piedi con le torce a led all’interno delle vie del paese siano ad arrivare alla piazza della fontana dinanzi alla cappella di Sant’Antonio dove si farà festa come da tradizione. Ma la fiaccolata tradizionale non è annullata. Abbiamo pensato infatti di riproporla in occasione dei festeggiamenti di Carnevale, confidando nell’arrivo della neve in queste prime settimane del nuovo anno. Come sempre un grande grazie all’associazione “Amici di Jouvenceaux” che sono l’anima del paese”.

Un arrivederci, ma intanto stasera a Jouvenceaux si festeggia il nuovo anno con la voglia di far festa di sempre.

Gli allevamenti animali risorsa energetica e ambientale preziosa

Con biogas, biometano e pannelli fotovoltaici sui tetti

Gli allevamenti animali del territorio metropolitano di Torino potrebbero fornire gas metano da immettere in rete, biometano per autotrazione ed energia elettrica sufficiente a soddisfare le esigenze energetiche di oltre 100mila famiglie. Un dato, quest’ultimo, che mette insieme la quota producibile da biogas e quella da pannelli fotovoltaici installati sui tetti dei fabbricati aziendali. Si tratta di ben il 4,5% del fabbisogno energetico del Torinese: tutta energia pulita che potrebbe aiutarci nell’approvvigionamento di gas metano fossile in quest’epoca di crisi internazionali.

«Proprio in questi giorni in cui anche il nostro territorio si interroga sul possibile rialzo dei prezzi del metano fossile – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Vogliamo ricordare che gli allevamenti animali hanno un potenziale energetico enorme. Per un numero sempre crescente di aziende zootecniche il metano è una fonte rinnovabile di produzione energetica che contribuisce a diminuire la dipendenza dal metano fossile importato dall’estero, una dipendenza che è un problema per il nostro sistema economico locale».

Oltre all’energia elettrica prodotta con i pannelli sui tetti delle aziende zootecniche c’è, infatti, la grande potenzialità della produzione di biometano. Il metano che si può produrre dagli allevamenti animali e può essere utilizzato per autotrazione, come nel caso del Gruppo Maganetti di Tirano (SO), che per la sua flotta di tir utilizza biometano prodotto da un allevamento Torinese, la Cooperativa Speranza di Candiolo. Lo stesso impianto cooperativo di Candiolo, brucia biogas e riscalda, in teleriscaldamento, l’ospedale dell’Istituto per la ricerca contro il cancro.

«In queste giornate in cui scattano i blocchi contro il traffico e di apprensione per il nostro approvvigionamento energetico – osserva il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ribadire che la zootecnia può dare un contributo significativo al miglioramento della qualità dell’aria grazie alla produzione innovativa di energia da fonti rinnovabili e pulite. Con questa nuova frontiera si può affiancare alla tradizionale produzione di cibo per tutti anche la produzione di energia elettrica immessa in rete per tutti noi, di calore per impianti di teleriscaldamento, di metano per auto, furgoni e tir e di anidride carbonica per l’industria alimentare. Se l’agricoltura è sotto attacco ambientale è perché non si vogliono prendere in considerazione gli impieghi degli effluenti per produrre energia e metano da autotrazione. Sostenere questa funzione porterebbe benefici a tutti i cittadini».

In provincia di Torino sono presenti 3.000 aziende agricole con allevamenti bovini per un totale di 242.000 capi. Un vero patrimonio energetico. Da queste mucche sarebbe infatti possibile ricavare 66mila metri cubi di biogas che, bruciato in centrali termoelettriche annesse alle aziende agricole o in centrali consortili, potrebbe produrre 623 GWh di energia di cui 250 GWh di energia elettrica: il 2,4% del fabbisogno elettrico torinese e ben il 94% del fabbisogno agricolo. Le stesse aziende potrebbero produrre 400mila metri cubi di biometano.

Al termine del processo di produzione energetica e di biometano rimane il “digestato”, concime pronto per la fertilizzazione dei campi: risorsa altrettanto preziosa in periodo storico in cui i fertilizzanti sono una materia diventata rara con il conflitto in Ucraina.

A queste potenzialità ricavabili dalle deiezioni animali si sommano i 259 MW producibili utilizzando i tetti dei fabbricati ricoperti da pannelli fotovoltaici: un altro 2% del fabbisogno elettrico dei torinesi.

«Ma le nostre aziende zootecniche si scontrano con la mancanza di sostegni a questa svolta green, sostegni che dovrebbero derivare, oltre che dalle politiche agricole anche da quelle energetiche regionali e locali. Inoltre, va abbattuta la burocrazia e soprattutto vanno garantiti tempi brevi per gli allacciamenti alle reti energetiche e per il pagamento della vendita in rete dell’energia elettrica e del biometano».

Inclusione degli alunni sordi a scuola

 Attraverso il bilinguismo italiano-lingua dei segni italiana, Chiorino: “Ogni studente deve poter realizzare pienamente il proprio percorso educativo”

Dall’anno scolastico 2020-2021 a oggi, la Regione ha stanziato 1,3 milioni di euro che hanno finanziato 44 progetti e coinvolto 128 allievi sordi

La Regione ha approvato gli esiti del bando “Interventi per promuovere la piena inclusione attraverso il bilinguismo italiano/lingua dei segni italiana per l’anno scolastico 2024/2025”, che ha avuto una grande partecipazione da parte degli istituti scolastici statali e paritari di ogni ordine e grado.

In base alle risorse disponibili – 300mila euro – sono stati finanziati 16 progetti, che coinvolgono 3.237 studenti tra cui 68 studenti sordi.

Le scuole secondarie di secondo grado, grazie al contributo regionale, realizzano percorsi personalizzati di inserimento lavorativo e corsi di approfondimento della lingua dei segni per gli allievi, con un esame finale per la certificazione. Le scuole hanno realizzato prodotti e strumenti a supporto della didattica, favorendo la collaborazione tra allievi sordi e allievi udenti. L’iniziativa promuove la formazione e l’apprendimento degli studenti sordi e la valorizzazione delle competenze degli studenti udenti attraverso l’apprendimento e l’utilizzo della Lingua dei segni italiana.

Gli istituti scolastici finanziati

I 16 istituti finanziati sono distribuiti nella città metropolitana di Torino (11) e nelle province di Biella (1), Cuneo (3), Novara (1).

I numeri degli anni precedenti

Dall’anno scolastico 2020-2021 a oggi, la Regione ha stanziato 1,3 milioni di euro che hanno finanziato 44 progetti e coinvolto 128 allievi sordi.

Chiorino: “Ogni studente deve poter realizzare pienamente il proprio percorso educativo”

“Ogni studente deve poter realizzare pienamente il proprio percorso educativo. Partiamo da questo assunto per affermare con forza come la Regione Piemonte, con questo intervento, intende ribadire il proprio impegno nel garantire il diritto allo studio degli studenti sordi, promuovendo il bilinguismo come strumento fondamentale per abbattere ogni barriera comunicativa. Finanziare progetti innovativi e personalizzati non significa soltanto sostenere l’apprendimento della Lingua dei segni italiana, ma anche valorizzare un modello educativo che favorisce la collaborazione tra studenti sordi e udenti, creando una scuola capace di accogliere, integrare e sviluppare le potenzialità di tutti. I risultati raggiunti dimostrano l’importanza di investire nella formazione, con un’attenzione particolare alle esigenze di chi affronta sfide aggiuntive. Grazie a questa iniziativa, possiamo costruire una Nazione più giusta, dove ogni studente, indipendentemente dalle proprie caratteristiche, possa realizzare pienamente il proprio percorso educativo e professionale” ha affermato Elena Chiorino, vicepresidente e assessore all’Istruzione della Regione Piemonte.

Cattolici al Centro, una presenza necessaria

In tutte le librerie dal 17 gennaio il nuovo libro di Giorgio Merlo

Prefazione di Giuseppe De Rita

IL LIBRO
Nella transizione che caratterizza il sistema politico italiano è sempre più
indispensabile e necessaria una rinnovata presenza politica dei cattolici. Una
presenza laica ma che sia in grado di recuperare una cultura politica che
storicamente ha segnato tutti i passaggi cruciali della vita democratica del nostro
paese. Nessuno pensa a ricostruire un partito dei cattolici ma, al contrario, a
riscoprire e a rivalorizzare una cultura politica che in questi ultimi anni si è
pericolosamente inabissata. Una cultura, una tradizione, un pensiero e anche
una prassi che non possono avere cittadinanza nei partiti estremisti, radicali,
sovranisti e populisti. Per la semplice ragione che sono partiti e movimenti che
hanno una cultura e uno stile incompatibili con la tradizione e il pensiero dei
cattolici democratici, popolari e sociali. E questo perché, storicamente, la
presenza politica dei cattolici è sempre coincisa con la concreta declinazione di
un centro politico e, soprattutto, di una “politica di centro”.

In questo libro, con la preziosa prefazione di Giuseppe De Rita, si riassumono le
ragioni politiche e culturali per una rinnovata presenza dei cattolici nella
cittadella politica italiana finalizzata a ri-declinare un altrettanto nuovo e incisivo progetto di centro. Una iniziativa,
appunto, che si rende ancor più necessaria di fronte ad un quadro politico che esalta la radicalizzazione del conflitto
politico, una prassi che indebolisce la democrazia, riduce l’efficacia delle istituzioni democratiche e, purtroppo, non
rafforza la stessa azione di governo. L’Autore ha il merito di indicare una prospettiva concreta e realmente
percorribile per i cattolici democratici, popolari e sociali nella società contemporanea e, nello specifico, nel sistema
politico bipolare che si va sempre più delineando. Una presenza, e un progetto, che possono essere declinati solo da
chi storicamente ha quella specifica sensibilità politica, culturale e programmatica. Del centro oggi in Italia ce n’è
bisogno. E il pensiero e la tradizione storica dei cattolici italiani sono in grado di dare un contributo decisivo per
rinnovare la politica italiana e, al contempo, ridare qualità alla nostra democrazia.

L’AUTORE
Giorgio Merlo è giornalista professionista. È stato Vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai ed ha ricoperto vari
incarichi locali e nazionali nella Dc, nel Ppi, nella Margherita e nel Pd. Già Sindaco di Pragelato e Consigliere Nazionale
Anci. È tra i fondatori del movimento politico e culturale Tempi Nuovi-Popolari Uniti. È autore di molti libri. Per
Marcianum Press: Politica, competenza e classe dirigente (2020); Il Centro, dopo il populismo (2023); La sinistra sociale
(2024).

Collana: Il crogiolo | Formato: 15×21 | Pagine: 264 | Prezzo: € 19,00 |ISBN: 979-12-5627-032-3
Per informazioni: t. 041 27.43.914 | marcianumpress@edizionistudium.it ‐ www.marcianumpress.it

Un Tomino d’oro e il mistero del furto che ha scosso la città

Un Tomino d’oro e il mistero del furto che ha scosso la città: le indagini sono già in corso da parte del Commissario Pautasso. Domenica 12 gennaio 2025 alla Biblioteca dell’Educatorio della Provvidenza in corso Trento 13 a Torino “Il Mistero del Tomino Scomparso”. Si comincia a ridere alle 16.00. Un caso che sembra uscito da un romanzo giallo sta tenendo in sospeso tutta la città: la Regia Polizia è stata messa in allerta per il furto di un oggetto a dir poco insolito – un tomino non comune – ma di platino e incastonato con pietre preziose. Il misterioso premio doveva essere donato a un formaggiaio di fama, scelto da un enigmatico milionario, ma purtroppo, ora, è scomparso nel nulla. Secondo le prime ricostruzioni, il furto potrebbe essere opera di una banda internazionale, ma le voci che circolano negli ambienti di Porta Pila parlano anche di due noti ladri da qualche tempo operanti all’ombra della Mole: Jean Marie Pascarelle e Robert Von Doren, già conosciuti alle forze dell’ordine per i loro colpi audaci. Un’impresa che ha lasciato dietro di sé più domande che risposte, mettendo il commissario Pautasso di fronte a un enigma molto difficile da risolvere. Il misterioso tomino, che avrebbe dovuto essere il premio per un’eccellenza nel mondo dei formaggi, è stato sottratto in circostanze poco chiare. A destare particolare preoccupazione sono le modalità sofisticate con cui è stato portato via, segno che dietro al furto potrebbero esserci personaggi ben organizzati con collegamenti internazionali. Il Commissario Pautasso – noto per la sua abilità nel risolvere i casi più intricati – sta conducendo le indagini con determinazione, cercando di far luce intorno a questo affascinante mistero. Si sospetta che il furto possa essere solo l’inizio di una serie di colpi più audaci. Tutte le forze dell’ordine sono al lavoro per risalire agli autori del crimine. Chi ha rubato il tomino di platino e di pietre preziose? Cosa si cela dietro questa storia misteriosa che sta catturando l’attenzione di tutta Torino? Solo il tempo e le indagini risponderanno a queste domande. Tra gli interpreti Marina Di Paola, Roberta Wildmann, Angela Vuolo. La regia è affidata a Valter Carignano.

Le “Giallo Comiche” del Commissario Pautasso sono commedie gialle che riprendono lo stile classico, molto simile a quello di Agatha Christie, Conan Doyle e altri celebri attori. Tuttavia, tutti i personaggi sono caratterizzati da una vena comica, gli attori si destreggiano abilmente tra copione e improvvisazione, con invenzioni e ritmo che richiamano la tradizione della Commedia dell’Arte. Prima della scena finale, il pubblico in sala avrà la possibilità di cercare di scoprire l’identità del colpevole. Chi risolverà il mistero potrà avere biglietti omaggio per i successivi spettacoli. Le “Giallocomiche” del Commissario Pautasso sono in scena dal 2014 è hanno in cartellone 54 casi diversi, ma con una cosa che li accomuna: un umorismo irresistibile. Il biglietto di ingresso costa 12 euro, il sipario si alza alle 16.00. Info e prenotazioni al numero 3758090195.