ilTorinese

Epifania a teatro per le famiglie

 

Allo Spazio Kairos merenda e “Tutti a scuola! La Befana vi aspetta”, dal libro di Nicoletta Asnicar

Martedì 6 gennaio alle 16,30 allo Spazio Kairos di Torino, in via Mottalciata 7, “Tutti a scuola! La Befana vi aspetta“, di e con Michela Di Martino.

Onda Larsen, che organizza il pomeriggio, offre alle 16 la merenda. Poi, alle 16,30, va in scena lo spettacolo liberamente tratto dal libro di Nicoletta Asnicar: 50 minuti di teatro di narrazione e interazione, pensati per un pubblico dai 2 in avanti.

Lo spettacolo sulla Befana
Poter aiutare la Befana, è un’occasione imperdibile. Mancano poche ore alla notte dell’Epifania, ma quest’anno c’è un grosso problema: la Befana ha la febbre. Gommose alla fragola, orsetti di gelatina, ovetti mille gusti: come farà a distribuirli? Avrà bisogno di un valido o una valida aiutante: così decide di fare un concorso. Alla sua buca delle lettere arriveranno varie lettere, ma tra tutte sceglierà quella di Annì, una bimba di 6 anni, molto determinata e con tanta voglia di imparare. E così, la Befana, tra un fazzoletto e l’altro, insegnerà i segreti della “befaneria”.

I piccoli verrano coinvolti anche sul palco come aspiranti aiutanti della Befana: a fine spettacolo, potranno conoscerla e parlarci, imparando qualche segreto della Befana e l’incantesimo cantato “Ad ognuno il suo dolcetto”.

Michela Di Martino – Bio

Nata a Napoli e residente a Torino dall’età di 10 anni. La sua attività poliedrica spazia dalla recitazione teatrale alla conduzione televisiva, passando per il doppiaggio, la scrittura e la partecipazione attiva a eventi istituzionali e sociali. Cresciuta in una famiglia di musicisti, Michela inizia il suo percorso artistico sin da giovanissima: a soli 11 anni entra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, dove studia pianoforte per cinque anni, per poi orientarsi definitivamente verso il teatro. Si forma all’Accademia di Recitazione Sergio Tofano di Torino, affinando la propria tecnica con maestri di rilievo come Mamadou Dioume (storico collaboratore di Peter Brook) e Danny Lemmo, costruendo così un profilo artistico solido e riconosciuto. Si specializza inoltre nel doppiaggio frequentando il Centro D, scuola fondata da Danilo Bruni, e completa la sua preparazione con una Laurea Magistrale in Teatro e Arti della Scena presso l’Università degli Studi di Torino. Ha collaborato per oltre dieci anni con Rai Torino, prendendo parte a programmi per ragazzi come “L’Albero Azzurro”, “Oreste, che storia!” e “Natale Show”, prestando la voce a numerosi personaggi – tra cui Zarina – e partecipando alla nuova serie RAI “Piccolo Mostro”, di cui è voce protagonista. È inoltre speaker per importanti campagne pubblicitarie e istituzionali legate a realtà come il Museo Egizio, la FIAT, Turismo Torino e altre iniziative promosse dalla Città. La sua carriera spazia dal teatro alla televisione, con ruoli in produzioni come “C’era una volta Studio Uno” e la web fiction “06/3139”. Nel 2016 prende parte alla produzione “I Tre Moschettieri”, kolossal teatrale del TPE in otto puntate con registi di fama quali Gigi Proietti, Beppe Navello e Ugo Gregoretti, andato in scena al Teatro Astra dal 18 febbraio al 1° maggio 2016. Tra le sue esperienze più recenti, figura lo spettacolo dedicato a Cleopatra, andato in scena nell’agosto 2024 all’interno della rassegna Teatro nelle Corti, Nel 2023 ha pubblicato il libro per bambini C’è un alieno in città (Edizioni San Paolo), presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino e in numerose rassegne culturali italiane. Michela Di Martino è inoltre spesso volto e voce di eventi chiave della città: ha condotto momenti istituzionali e pubblici legati alle ATP Finals di Torino ed è una presenza attiva in iniziative solidali, come il Raduno dei Babbi Natale a favore dell’Ospedale Regina Margherita, dove porta entusiasmo e umanità a sostegno dei più piccoli. Nel 2023/2024 è stata speaker ufficiale delle Juventus Women. Accanto all’attività scenica, porta avanti un importante impegno educativo e formativo con corsi teatrali per bambini e ragazzi. Tra questi si segnala Officina Teatro, laboratorio teatrale ospitato dalle OGR e pensato per avvicinare i più piccoli all’uso consapevole della voce e del corpo, con finalità educative. È attualmente coinvolta anche in produzioni teatrali di rilievo, tra cui collaborazioni con il Teatro alla Scala di Milano e nelle nuove produzioni Rai, presso il Centro di Torino.

Biglietto unico: 9 euro.
Pacchetto famiglia (acquisto di minimo di 4 biglietti per lo stesso evento): 28 euro.

 

Discoteche addio!

Se avete visto il film Piper o se avete avuto la fortuna di vivere quegli anni, ricorderete come da Londra sia partita quella musica beat che ha poi invaso il resto d’Europa. Negli anni successivi a fare tendenza sono stati i locali di Berlino, Barcellona e altri.

Ancora dieci anni fa le discoteche, seppure meno di un tempo, raccoglievano centinaia, se non migliaia, di persone in prevalenza giovani; per citare solo quelle di Torino e dintorni: Le Palace, Hennessy, Naxos, Ultimo impero, Rock city, oltre alle più piccole Manuia, Diagonal, Jimmy’z, Vaniglia, Heaven, Bagatelle, La Beccaccia e molte altre erano il must dove trascorrere il sabato sera.

Nell’arco di pochi anni sono state tutte abbandonate dai clienti, prima, e dalla proprietà dopo e alcune di loro sono ormai cattedrali nel deserto.

Cos’è successo? Cambiamenti sociali importanti hanno decretato un cambio di tendenza: l’alcoltest che può rovinarti la nottata è solo uno degli aspetti; a differenza di altri Paesi dove, a turno, uno decide di non bere e fare da autista agli amici, in Italia non è ancora entrato in testa che, non soltanto rischi di perdere la patente e di finire sotto processo, ma in caso di sinistro la compagnia assicuratrice può riservarsi di non pagare i danni. E se parliamo di lesioni permanenti o di decesso vi invito a fare i calcoli prima di mettervi alla guida.

Poi sono cambiati i gusti, specie dei giovani; meglio l’ubriacatura in pochi amici che bere moderatamente ascoltando musica o ballando o socializzando con sconosciuti.

La discoteca era spesso il luogo dove si sono formate coppie perché con la musica, il relax del fine settimana e l’alcool che scioglieva le inibizioni tutto era più facile anche per i casi più disperati.

Ora i giovani sono totalmente disinteressati dall’approccio con l’altro genere (ma anche con lo stesso genere sarebbe già meglio che niente) e riescono a stare seduti in cinque su una panchina, ognuno col proprio smartphone, totalmente avulsi dalla realtà che li circonda.

Non si fanno più incantare, attrarre, ipnotizzare da luci, dj famoso, musiche, alcool “che fa adulto” e ragazzine tutte in tiro semplicemente perché sono cambiati i gusti, è cambiato il carattere dei giovani, è cambiato quasi tutto intorno a noi.

Un cambiamento, tuttavia, non sempre è totalmente positivo o totalmente negativo; ci sono anche le vie di mezzo. Non è tutto bianco o nero, ci sono molte sfumature di grigio. Ma se questi giovani manifestano il loro disagio non solo non frequentando più i locali, non soltanto cambiando il loro grado di socializzazione ma anche, per esempio, non cercando il lavoro mi viene da dire che è la società che sbaglia o ha sbagliato qualcosa nei loro confronti.

Si dice che un frutto non cada mai lontano dall’albero: se i figli sono così, mi viene da dire (e nel 99% dei casi che conosco è così) che la colpa sia prevalentemente dei genitori che non sono intervenuti con autorevolezza e con impegno (oltre che con capacità, ma per fare figli non è richiesta la patente) per salvare il salvabile.

Nel Comune dove sono Sindaco al concorso per responsabile finanziario si sono iscritti in 19, si sono presentati in 7 ma due, appena lette le domande, hanno rinunciato: totale 5 candidati per 1 posto. Anni fa un concorso per dipendente comunale avrebbe richiamato gente anche da Saturno; ora aspettano che il datore di lavoro vada a bussare alla loro porta intuendo che loro sono senza lavoro.

Al di là dell’aspetto morale, c’è seriamente da preoccuparsi. Finite le riserve economiche che i nostri genitori ci hanno lasciato, considerando una popolazione sempre più anziana, un fattore di crescita demografica ben sotto lo zero, la disoccupazione quasi voluta c’è poco di cui stare allegri.

I giovani purtroppo, ma è una distorsione cognitiva tipica dell’età, non pensano al futuro; pensano che anno più anno meno, tutto vada bene; immagino quando gli attuali trentenni si troveranno soli, senza lavoro e, quindi, senza pensione e dovranno cominciare a vendere la casa avita per poter mangiare.

Ma se tutti immetteranno sul mercato un immobile da vendere non solo il valore diminuirà, ma ci sarà più offerta che domanda.

Dedicate cinque minuti ad analizzare questo problema.

Sergio Motta

Torino: perché è stata la prima capitale del cinema italiano

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

C’è stato un tempo in cui, prima di Roma e molto prima di Cinecittà, il cuore del cinema italiano batteva a Torino. Una città elegante, industriale, riservata, che oggi associamo più facilmente all’automobile, ai viali alberati e ai caffè storici, ma che a inizio Novecento fu uno dei luoghi più vivi e innovativi del cinema europeo. Capire perché Torino sia stata la prima capitale del cinema italiano significa tornare a un’epoca di sperimentazione, entusiasmo e ambizione, quando il cinema non era ancora un’industria consolidata ma una scoperta, quasi una scommessa.

Alla fine dell’Ottocento Torino era una città perfettamente pronta ad accogliere il nuovo linguaggio cinematografico. Era una capitale da poco perduta, ma non aveva perso la sua centralità culturale e tecnologica. Aveva infrastrutture moderne, una borghesia colta e curiosa, una forte tradizione fotografica e scientifica. Quando il cinematografo fece la sua comparsa in Europa, qui trovò un terreno fertile. Le prime proiezioni entusiasmarono il pubblico e, nel giro di pochi anni, dalla semplice visione si passò alla produzione vera e propria.

Non è un caso che le prime case di produzione italiane siano nate proprio a Torino. In una città abituata a pensare in grande e a investire nel futuro, il cinema venne subito percepito non come un passatempo, ma come un’arte e un’industria. Studi di posa, laboratori, troupe stabili: tutto cominciò a prendere forma con sorprendente rapidità. Torino iniziò così a raccontare storie per immagini, anticipando linguaggi e soluzioni narrative che avrebbero fatto scuola.

La nascita di un’industria cinematografica

Nei primi anni del Novecento Torino diventò un vero e proprio laboratorio cinematografico. Qui nacquero produzioni ambiziose, kolossal ante litteram, film storici e mitologici che richiamavano l’antica Roma, la Grecia classica, le grandi epopee. Una delle case di produzione più importanti fu Itala Film che portò il cinema italiano su un livello internazionale. Con mezzi tecnici avanzati e una visione moderna del racconto filmico, gli studi torinesi iniziarono a competere con le grandi produzioni francesi e americane.

Il cinema torinese non era improvvisato. Era frutto di una progettualità precisa, di una città che sapeva unire rigore industriale e gusto estetico. Registi, tecnici e attori lavoravano in modo continuativo, sperimentando nuove soluzioni visive, movimenti di macchina, scenografie monumentali. Torino diventò una fabbrica di immagini, ma anche un luogo di pensiero, dove si rifletteva sul linguaggio cinematografico quando altrove si era ancora legati alla semplice ripresa teatrale.

In questo contesto emerse la figura di Giovanni Pastrone, uno dei grandi pionieri del cinema mondiale. Con lui, il cinema italiano fece un salto decisivo in avanti, dimostrando che anche in Italia si potevano realizzare opere spettacolari, complesse e capaci di dialogare con il pubblico internazionale.

Cabiria e il sogno di Torino capitale del cinema

Il simbolo assoluto di quell’epoca d’oro è Cabiria, un film che segnò un punto di svolta non solo per il cinema italiano, ma per la storia del cinema tout court. Girato in gran parte a Torino, fu un’opera colossale per durata, ambizione e innovazione tecnica. I suoi movimenti di macchina, le scenografie imponenti e la struttura narrativa influenzarono registi di tutto il mondo, compresi alcuni futuri giganti di Hollywood.

Con Cabiria, Torino dimostrò di poter essere non solo la culla, ma anche il vertice del cinema italiano. Per qualche anno sembrò davvero possibile che la città piemontese diventasse stabilmente il centro dell’industria cinematografica nazionale. Le sale erano numerose, il pubblico rispondeva con entusiasmo e le produzioni torinesi circolavano all’estero con successo.

Eppure, questo primato durò poco. Le ragioni furono molteplici: cambiamenti economici, la Prima guerra mondiale, lo spostamento progressivo delle produzioni verso Roma, dove il clima, gli spazi e le scelte politiche favorirono la nascita di un nuovo polo cinematografico. Torino, fedele al suo carattere, non fece rumore. Continuò a produrre cultura, ma lasciò che il centro del cinema italiano si spostasse altrove.

L’eredità cinematografica di Torino oggi

Anche se non è più una capitale produttiva come lo è stata agli inizi del Novecento, Torino non ha mai smesso di essere una città di cinema. La sua eredità è viva nei festival, nei musei, nelle scuole di cinema e in un rapporto con l’immagine che resta profondo e consapevole. Il cinema, qui, non è solo intrattenimento: è memoria, ricerca, racconto del reale.

Camminando per Torino si percepisce ancora quel legame originario. Nei suoi palazzi austeri, nei cortili, nelle piazze ordinate, c’è una naturale predisposizione alla messa in scena. Non stupisce che tanti registi contemporanei continuino a sceglierla come set, attratti da una città che non si impone ma si lascia scoprire, proprio come il cinema delle origini.

Essere stata la prima capitale del cinema italiano non è per Torino un titolo da esibire, ma una storia da custodire. Una storia fatta di intuizioni, di rischio, di visione. E forse è proprio questo che rende il suo rapporto con il cinema così autentico: Torino non ha mai cercato di essere protagonista a tutti i costi. Lo è stata quando serviva, e ha saputo farsi da parte senza dimenticare ciò che aveva costruito.

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NOEMI GARIANO

 

Avs – SE: “Inaccettabile chiusura scuole per operazioni di polizia”

 “Il diritto allo studio non si sospende, le scuole riaprano in serenità e non con clima di paura”
Torino, 2 gennaio 2026 – “È inaccettabile che, per un’operazione di polizia, tre scuole pubbliche siano state chiuse senza preavviso, privando centinaia di bambine e bambini del diritto allo studio e di un momento importante della vita scolastica come le feste di fine anno.” È quanto denunciano Marco Grimaldi, vicecapogruppo AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale, consigliera regionale AVS Piemonte, e i consiglieri comunali di Sinistra Ecologista Sara Diena ed Emanuele Busconi.
Giovedì 18 dicembre, in concomitanza con lo sgombero di Askatasuna in corso Regina Margherita 47, sono state chiuse la scuola dell’infanzia Gianni Rodari, la scuola primaria Leone Fontana – appartenenti all’Istituto comprensivo statale Gino Strada – e il nido comunale Il Giardino delle fiabe. La comunicazione alle famiglie è arrivata con appena mezz’ora di anticipo, due giorni prima della chiusura prevista per le vacanze natalizie.
“Quelle scuole sono frequentate da circa 400 alunni e alunne, che il 18 dicembre si sono trovati davanti a cancelli sbarrati e cordoni di polizia” proseguono gli esponenti di AVS e Sinistra Ecologista. “La petizione lanciata da genitori e cittadini, che ha raccolto centinaia di firme in poche ore, dimostra quanto sia stata sentita questa ferita nella comunità. E resta il dubbio su cosa accadrà il 7 gennaio, visto che in Vanchiglia continua ad esserci un dispiegamento imponente di forze dell’ordine, che vede centinaia di mezzi e di agenti impiegati in una dimostrazione di forza fine a se stessa – peraltro mentre a poche centinaia di metri continuano spaccio e spaccate notturne, alla faccia della sicurezza.
Non possiamo accettare che il rientro in aula avvenga in un clima militarizzato, con bambini costretti a varcare cordoni di polizia come in un check point. Le scuole devono essere luoghi di serenità, non di paura.”
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno per chiedere garanzie immediate sul ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza per l’accesso agli istituti scolastici coinvolti. “Il diritto all’istruzione e alla serenità dei più piccoli non può essere sacrificato sull’altare di spettacolari operazioni di ordine pubblico. Il Prefetto dia risposte chiare e agisca subito.”
CS

Addio a Renata, la “pasionaria” di Porta Palazzo

È mancata il 31 dicembre 2025 Renata Fop, la “pasionaria” di corso Giulio Cesare, del quartiere Aurora e di Porta Palazzo, o meglio l’apripista dei Comitati di tutta quella zona. Lo “zoccolo duro” di quei Comitati spontanei di quartiere nati attorno agli anni ’90 quando è cominciata l’immigrazione in arrivo dal Nord- Africa e di lì si sono manifestati i primi episodi di delinquenza legati allo spaccio. Renata Fop ha sempre preso molto a cuore negli anni le problematiche del territorio, è sempre stata molto incalzante ed era conosciutissima dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, ed aveva sempre la battuta pronta. Il suo Comitato si chiamava “Comitato Spontaneo San Gioacchino” ed abitando all’inizio di corso Giulio Cesare si era ritrovata con tutte queste problematiche sotto casa. “Renata è stata una veterana dei Comitati ed io l’ho conosciuta – ci racconta la compagna di tante battaglie Adriana Romeo – prima degli anni 2000 quando lei era già una “combattente” perché si occupava da tempo di sicurezza. Era una donna molto schietta, diretta… Dal 2003 sino al 2009 abbiamo collaborato insieme a tanti altri Comitati di Porta Palazzo ed abbiamo sempre fatto fronte comune. Ricordo che una di quelle cause che aveva molto a cuore era la riqualificazione dell’area sferrata del Ponte Mosca dove una ventina di anni fa era nata l’idea di fare un polo multifunzionale e lei si era battuta molto ma poi il progetto naufragò.” Nella foto: Renata Fop e Adriana Romeo a Ponte Mosca durante un sit-in per contestare la decisione del Comune che intendeva collocare lì il mercato di libero scambio.

IGINO MACAGNO

Tutto quanto fa spettacolo. La Torino del Reuccio 

Un secolo fa, il primo gennaio 1926, nasceva a Roma, a Trastevere, Claudio Villa: verace, popolano e popolare per il pubblico era semplicemente “il reuccio”. Pochi sanno che nel lontano 1949, quindi ancora giovanissimo,  Claudio incise un brano, una orecchiabile marcetta orchestrale jazz, che poi era il lato b di “Rosso di sera”, dal titolo “Torino a primavera” che trovate su youtube, nella quale si definiva la nostra città placida, e che “s’addormenta nelle sere tra le prime luci d’or”. Per proseguire con: ” Pei viali della felicità l’amore a tutte le tote un sogno sa regalar”; ed il  primo fans club torinese pensate, venne fondato nel 1959 difatti da una giovane Mercedes Bresso che prima di intraprendere la carriera universitaria e politica con la sorella Paola scrissero insieme per il Reuccio anche il testo del “Furibondo Twist”. Villa venne spesso a Torino soprattutto ad esibirsi nella storica sala da ballo “Le Roi” di Attilio Lutrario, in via Stradella, al Palasport ed in televisione a TeleCupole fece anche un duetto con la mitica cantautrice torinese Vanna Ravinale all’indimenticabile “Trattoria dei ricordi”.

Si è esibito in molte canzoni italiane memorabili, anche nel 1980, all’Auditorium della RAI di via Rossini durante la trasmissione televisiva per la Rete 2 e la regia di Mauro Macario “Concerto all’italiana”, accompagnato dall’Orchestra RAI diretta dal Maestro Nello Ciangherotti, interpretando brani come “Luna rossa”;  “Vivere; “Addio Addio” e “Non pensare a me” con i quali vinse il Festival di Sanremo nel 1962 e nel 1967 in coppia con Iva Zanicchi. La torinese Gilda Scalabrino, la vincitrice del Festival di Sanremo 1975, il Reuccio ne vinse ben 4, lo ricorda così: “L’ho conosciuto, ho fatto serate con lui, era una persona divertente e squisita; in una serata in quel di Muggia, nel Friuli – Venezia Giulia, mi costrinse poi a fare un mini giro in moto con lui ed io che preferirei lanciarmi col paracadute piuttosto di salire su una moto feci buon viso… Quando scesi mi disse: che ero nata per essere un centauro; a  distanza di 45 anni non ho ancora capito se ci fosse dell’ironia e se io avessi recitato alla grande!”

Al telefono direttamente da Cuba lo ricorda per “Il Torinese” anche la cantante di fama mondiale oggi residente lì in America Latina, dal 1990 dove è diventata un importante punto di riferimento culturale tra i due paesi, Lucia Altieri: “Claudio per me è stato un caro amico; al Festival di Napoli del 1962 abbiamo anche cantato in coppia una canzone di Ennio Morricone ” Tu staje sempe cu me”. In quella  occasione si era incavolato moltissimo  perchè Ennio mandò solo a me un telegramma complimentandosi per la mia interpretazione. In Spagna dove ci incontravamo spesso invitati dalla TVE  mi ha invece fatto scoprire tutti  locali caratteristici di flamengo che lui conosceva bene ed una volta mi invitò anche a vedere una corrida perchè toreava “El Cordobes”, un popolare torero spagnolo: quell’esperienza però finì male perchè  io facevo il tifo per il toro il quale venne purtroppo infilzato a pochi metri da noi e io quella volta non ce l’hofatta e sono svenuta… Ti posso solo dire che Claudio l’ho ammirato sempre per il suo grande talento e la sua grande professionalità come tutti gli italiani ed i suoi innumerevoli fan sparsi in tutto il mondo ancora oggi”.

Igino Macagno

Saldi al via da sabato. Spesa di 137 euro a persona, giro da 400 milioni in Piemonte

ATTESA PER LO SHOPPING DEI TURISTI

 

Ascom, la Presidente Coppa:  In questi giorni di vacanza, per molti il saldo è un’esperienza di slow shopping, da assaporare con tranquillità

 

 Saranno 16 milioni le famiglie che si dedicheranno allo shopping nel periodo dei saldi a partire da sabato 3 gennaio, a parte la Valle d’Aosta che inizia oggi. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, la spesa pro capite sarà di circa 137 euro e di 303 euro a famiglia, per un giro di affari di 4,9 miliardi di euro, di cui circa 400 milioni in Piemonte, dove i saldi dureranno sei settimane. 

STIMA DEI SALDI INVERNALI 2026 2026
VALORE SALDI INVERNALI (miliardi di euro) 4,9
NUMERO FAMIGLIE CHE ACQUISTA IN SALDO (milioni) 16
ACQUISTO MEDIO A FAMIGLIA PER SALDI INVERNALI (euro) 303
ACQUISTO MEDIO A PERSONA NEI SALDI INVERNALI (euro) 137

Fonte: stime Ufficio Studi Confcommercio

«I saldi invernali rappresentano ancora un’occasione importante per molti consumatori, dove il valore non sta solo nello sconto, ma in un’esperienza di acquisto più ampia – sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia – in un contesto urbano animato e vissuto non solo dai cittadini, ma anche da numerosi turisti che stanno scegliendo Torino per le vacanze invernali. In questi giorni di vacanza, per molti il saldo è un’esperienza di slow shopping, da assaporare con tranquillità alla ricerca di un capo conveniente. 

Secondo i dati raccolti dalla nostra associata Fiavet, registriamo un +15% di arrivi turistici in città rispetto all’anno scorso, con una forte componente nazionale: famiglie, coppie e visitatori provenienti da altre regioni italiane, attratti dalla cultura, dall’offerta museale, dalle montagne vicine ma anche dallo shopping di qualità. 

Per i saldi le persone fanno scelte sempre più attente, informate e consapevoli. La qualità del prodotto, la serietà del commerciante, la durata dell’investimento sono ormai criteri centrali per chi acquista. E il commercio di vicinato, con la sua capacità di offrire fiducia, consulenza e cura, risponde pienamente a queste nuove esigenze».

Confcommercio ricorda le regole base dei saldi:

Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (Art. 129 e ss. D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato (art. 135 bis del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo). Per gli acquisti online i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati (artt. 52 e ss. del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo).

Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimessa alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.

Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e, generalmente, il prezzo finale. In tutto il periodo dei saldi il prezzo iniziale sarà il prezzo più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi (Art. 17 bis D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo introdotto dal D.Lgs. n. 26/2023 di recepimento della Direttiva UE «Omnibus»).

Confcommercio segnala, inoltre, le varie iniziative promosse sull’intero territorio nazionale da Federazione Moda Italia come “Saldi Chiari e Sicuri”, “Saldi Trasparenti”, “Saldi Tranquilli”. 

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

L’anno nuovo che non arriva – Drammatico. Regia di Bogdan Muresanu, con Adrian Vancica e Nicoleta Hâncu. Premio Orizzonti a Venezia 2024 come miglior film. La rivoluzione che mette fine al dispotismo di Ceausescu, sei vite e sei storie che s’incrociano nella giornata del 20 dicembre 1989, le repressioni della polizia e il popolo che insorge. Un regista deve salvare il suo show di Capodanno dal momento che l’attrice principale se n’è fuggita via e la soluzione potrebbe essere l’impiego di un’attrice teatrale, il figlio che tenta di fuggire in Iugoslavia attraverso le acque del Danubio, un ufficiale della Securitate che deve trasferire la madre in una nuova che lei odia, il trasloco da parte di un operaio terrorizzato alla notizia che suo figlio abbia potuto scrivere la lettera a Babbo Natale confessandogli che il padre vuole la morte del dittatore. Ma la rivoluzione avrà inizio. “Un film molto politico ma anche un thriller del quotidiano perché l’autore ci rende complici di tutte queste storie arrotolate tra loro, grazie alla perfeytta compagnie di attori, finendo con la scintilla della grande manifestazione popolare: all’insurrezione si addice il documento reale”, ha scritto Maurizio Porro su Corsera. Durata 138 minuti. (Centrale V.O., Fratelli Marx sala Chico)

Avatar – Fuoco e cenere – Fantascienza, azione. Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sugourney Weaver, Kate Winslet e Oona Chaplin. Alla morte del figlio Neteyam, Jake Sully ritorna al combattimento e a questo allena i figli, la sposa Neytiri elabora nel silenzio il suo lutto. Partono dalla loro terra portando con sé Spider, il ragazzo umano che essi hanno un tempo adottato: nel viaggio alla volta dell’antica base, pieno di avventure, saranno attaccati dal popolo vulcanico dei Mangkwan, estremamente feroce, guidato dal temibile Varang. Terzo appuntamento con la gloriosa saga dell’autore di “Titanic”. Durata 198 minuti. (Massaua anche 3D, Ideal 3D e 4K, Lux sala 3, Massimo 3D, Reposi anche 3D, The Space Torino, Uci Lingotto 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche 3D)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il bonomo viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, Fratelli Marx sala Groucho, Greenwich Village, Ideal, Lux, Reposi sala 2, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Bugonia – Commedia / Fantascienza. Regia di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone, Jesse Plemons e Alicia Silverstone. Due giovani ossessionati dalle teorie del complotto che decidono di rapire l’influente CEO di una grande azienda, convinti che sia un’aliena decisa a distruggere la terra. Convinti della sua natura extraterrestre, passano alla cattura e a un serrato interrogatorio. La situazione si complica quando la ragazza del giovane rapinatore, l’imprenditrice e un investigatore privato coinvolto nella vicenda si ritrovano intrappolati in una battaglia mentale ad alta tensione. La Stone nuovamente musa ispiratrice del regista di origini greche. Presentato a Cannes. Durata 120 minuti. (Greenwich Village)

C’era una volta mia madre – Commedia drammatica. Regia di Ken Scott, con Leïla Bekhti. Nel 1963 Esther partorisce Roland, il più giovane di una numerosa famiglia. Roland è nato con un piede torto che gli impedisce di alzarsi in piedi. Contro il parere di tutti, Esther promette al figlio che che camminerà come gli altri e che avrà una vita favolosa. Da quel momento in poi, la madre non smetterà mai di fare tutto il possibile per mantenere questa promessa. Durata 102 minuti. (Romano sala 3)

Father mother sister brother – Commedia drammatica. Regia di Jim Jarmush, con Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps. I panorami diversi del nord degli States, Dublino e Parigi, tre nuclei familiari che da troppo tempo hanno diradato rapporti e visite, un fratello e una sorella sui quaranta fanno visita a un padre che li chiama attorno a sé soltanto quando gli butta male sul lato economico, le due figlie di una scrittrice la raggiungono per l’appuntamento annuale di gustare insieme una tazza di tè e cercano di apparire una più dell’altra felici della loro situazione, due gemelli di vent’anni si ritrovano nell’appartamento che è stato dei genitori, morti in un incidente. Legano le coppie piccoli oggetti, piccole occasioni: un Rolex, chissà se vero o falso, delle parole, un brindisi con il tè o con il caffè, un gruppo di skaters che passa veloce, il disagio di ognuno. Leone d’oro alla 82ma Mostra del cinema di Venezia. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Autore e fautore di un cinema sempre più asciutto e minimalista, Jim Jarmush affida ai silenzi, agli imbarazzi, alle mezze parole e alle bugie dei protagonisti dei tre episodi che compongono il film il compito di acquerellare con un linguaggio poetico la natura ambigua e contorta dei rapporti familiari: gli affetti quanto gli orrori. Notevolissimo il cast, nel quale spicca la performance di un Tom Waits sardonico e irresistibile.” Durata 111 minuti. (Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 2 anche V.O.)

Gioia mia – Drammatico. Regina di Margherita Spampinato, con Marco Fiore e Aurora Quattrocchi. Nico è un bambino di oggi, dipendente dal telefono e con lo smalto sulle unghie. All’improvviso viene strappato al suo mondo “del nord” per passare un mese d’estate in Sicilia, in compagnia di un’anziana zia, Gela. A casa della donna non c’è il wifi né l’aria condizionata, e si mangiano prelibatezze a cui il suo palato non è ancora pronto. Ci sono solo i giochi di carte, l’adorabile cagnolino Franck, e un condominio intero popolato di nonne e nipoti, più forse qualche spirito che abita gli appartamenti dell’ultimo piano ed è causa di strani rumori. Nico e Gela, ognuno radicato nelle proprie certezze ma con dolori simili nel cuore, dovranno pian piano cercare un linguaggio comune. Designato Film della critica dal SNCCI: “Felice esordio alla regia di Margherita Spampinato che scrive, dirige e monta una storia ad altezza di bambino che, in una molle estate siciliana, parcheggiato dall’anziana zia supera la sua linea d’ombra grazie a un rapporto alla pari. Ecco la scoperta di un altro mondo possibile, dove la religione convive con la superstizione e gli elementi magici e misteriosi richiamano sia un passato atavico e affascinante che un cinema d’altri tempi, quello della nostra infanzia”. Durata 90 minuti. (Romano sala 1)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. (in uscita sugli schermi il 15 gennaio 2026)

La mia famiglia a Taipei – Commedia drammatica. Regia di Shih-Ching Tsou. Shu-fen ha un chiosco nel mercato notturno di Taipei, serve noodle, è stata abbandonata da anni dal marito, sta ancora pagando i debiti, una figlia di vent’anni e una di cinque da allevare. La piccola I-Jing necessariamente indipendente vaga per la città avvolta nel buio, mentre la madre cade in depressione ed è costretta a stare attenta affinché la situazione non le sfugga di mano, considerate le avventure che le sue figlie non fanno che intraprendere. Durata 108 minuti. (Centrale anche V.O., Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Chico, Greenwich Village)

Monsieur Aznavour – Drammatico. Regia di Mehdi Idir e Grand Corps Malade, con Tahar Rahim. Dalla sua infanzia vissuta in totale povertà alla sua ascesa alla fama, dai suoi trionfi ai suoi fallimenti, da Parigi a New York, la scoperta del viaggio eccezionale di un artista. Intimo, intenso, fragile e indistruttibile, dedito alla sua arte sino alla fine, ecco uno dei cantanti più immortali di tutti i tempi, il mitico Charles Aznavour. Durata 133 minuti. (Cinema Blue Torino – via Principe Tommaso 6)

No Other Choise – Non c’è altra scelta – Thriller, drammatico. Regia di Park Chan Wook. Man-Su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da poter dire con tutta sincerità: “Ho tutto”. Finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. Si sente come se gli avessero tagliato la testa con un’ascia: Man-Su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione, trascorre oltre un anno passando da un colloquio a un altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio. Si ritrova a rischio di perdere quella stessa casa che ha faticato così tanto per comprare. Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per presentare il curriculum ma viene umiliato dal responsabile dal responsabile di linea Sun-chul. Sapendo di essere più qualificato di chiunque altro per lavorari lì, prende una decisione: se non c’è un posto vacante per me, dovrò farmi assumere creandone uno. Durata 139 minuti. (Eliseo rosso, Nazionale sala 1 e sala 4 V.O.)

Norimberga – Drammatico. Regia di James Vanderbilt, con Russell Crowe, Rami Malek e Michael Shannon. Film di chiusura del recente TFF. In quell’occasione scrivevo: “…le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in Nuremberg, scritto (è stato tra laltro lacclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle del difficilmente dimenticabileVincitori e vintidi Kramer la tragedia dellOlocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sullincarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che pur scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico che approfondisce, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e di due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto lurlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!Il film, di uscita natalizia, che è quasi un obbligo vedere per ripassare una pagina di Storia che non dev’essere dimenticata”. Durata 148 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Lux sala 1, Massimo V.O., Reposi sala 5, Romano sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

La piccola Amélie – Animazione. Regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han. Amélie è una bambina belga nata in Giappone. Grazie al suo amico Nishio-san, il mondo è pieno di avventure e scoperte. Ma nel giorno del suo terzo compleanno, un evento cambia il corso della sua vita. Perché a quell’età per Amélie tutto è in gioco: la felicità ma anche la tragedia. Durata 77 minuti. (Massimo anche V.O., Nazionale sala 4, The Space Torino)

Primavera – Drammatico. Regia di Damiano Michieletto, con Michele Riondino e Tecla Insolia. Cecilia è stata affidata all’Ospedale della Pietà nella Venezia del 1716, ha imparato a leggere e scrivere, ha imparato a suonare il violino. Le allieve più dotate, non potendo apparitre in pubblico, si esibiscono al riparo di una grata, relegate in quel luogo sino a che un nobile o un ricco borghese non le chieda in sposa dietro una pingue borsa di soldi. Un giorno incontrerà gli insegnamenti di Antonio Vivaldi, malato e in disgrazia, pronto tuttavia a cogliere il talento e la passione della ragazza. Durata 110 minuti. (Eliseo, Fratelli Marx sala Harpo, Romano sala 2)

Lo sconosciuto del grande arco – Drammatico. Regia di Stéphane Demoistier, con Claes Bang e Xavier Dolan. 1982. François Mitterand lancia un concorso architettonico anonimo, senza precedenti, per la costruzione di un edificio iconico lungo l’asse del Louvre e dell’Arco di Trionfo. Con sorpresa generale, vince un architetto danese di 53 anni, sconosciuto in Francia. Da un giorno all’altro, Johan Otto von Spreckelsen si ritrova al timone del più grande progetto edilizio dell’epoca. E mentre intende costruire il suo Grande Arco, come l’aveva immaginato, le sue idee si scontrano rapidamente con la complessità della realtà e i capricci della politica. Durata 106 minuti. (Classico, Cinema Blue Torino – via Principe Tommaso 6)

Springsteen – Liberami dal nulla – Biografico, drammatico. Regia di Scott Cooper, con Jeremy Allen White. Il film segue Bruce Springsteen nella realizzazione dell’album “Nebraska” del 1982, anno in cui era un giovane musicista sul punto di diventare una superstar mondiale, alle prese con il difficile equilibrio tra la pressione del successo e i fantasmi del suo passato. Inciso con un registratore a quattro piste nella sua camera da letto in New Jersey, l’album segnò un momento di svolta nella sua vita ed è considerato una delle sue opere più durature: un album acustico puro e tormentato, popolato da anime perse in cerca di una ragione per credere. Durata 112 minuti. (Cinema Blue Torino – via Principe Tommaso 6)

Un crimine imperfetto – Thriller. Regia e con Franck Dubosc, con Laure Calamy e Benoît Poelvoorde. Ambientato in un remoto villaggio del Giura, dove Michel e Cathy tirano avanti vendendo alberi di Natale. Con il figlio dodicenne Doudou, ragazzino con difficoltà, vivono in una vecchia fattoria tra montagne innevate, conti in rosso e sogni ormai sbiaditi. La coppia è allo stremo: troppe rate da pagare, troppe delusioni e un inverno che non sembra finire mai. Una sera, sulla strada del ritorno, Michel inchioda di colpo per evitare quello che sembra un orso sulla carreggiata. La manovra azzardata lo fa schiantare contro un’auto sul ciglio della strada, i cui passeggeri a bordo muoiono sul colpo. Preso dal panico, Michel chiama Cathy. Dopo un breve, gelido silenzio, decidono insieme di nascondere tutto. Mentre tentano di far sparire i corpi, nel bagagliaio dell’auto incidentata scoprono una borsa con oltre due milioni di euro in contanti. Quello che inizialmente sembra un miracolo natalizio si trasforma in un incubo a occhi aperti, innescando una serie di eventi caotici e assurdi. Ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere della Sera: “Il problema è l’accumulazione dei fatti, tanti da sembrare un sogno, indagini e rimorsi, euro ed etica, un’alta tensione che si stempera in osservazioni di colore umoristico ma in un panorama notturno tenebroso, come se fosse tutto una paurosa favola per grandi.” Durata 109 minuti. (Greenwich Village sala 1)

Un semplice incidente – Thriller, dramma. Regia di Jafar Panahi. Padre, madre e figlioletta percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote della loro macchina. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea. Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell’auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppur in misure diverse, hanno subito la ferocia dell’uomo. Palma d’oro al Festival di Cannes. Durata 101 minuti. (Nazionale sala 4)

Una di famiglia – Thriller. Regia di Paul Feig, con Sydney Sweeney, Amanda Seyfried e Brandon Sklenar. Millie trova un posto da governante in casa della agiata famiglia Winchester, dovrà badare alla piccola Cecelia, per lei è davvero una svolta nella vita. Ma quell’occupazione si rivela l’inizio di un incubo, dal momento che la padrona di casa la maltratta e le affida mansioni del tutto impossibili. Anche la bambina le è ostile, mentre il marito e padre pare più paziente, pronto a sistemare una situazione familiare preoccupante. Ma dove sta la verità, in chi? Durata 131 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, Uci Lingotto, The Space Beinasco)

Vita privata – Drammatico. Regia di Rebecca Zlotowski, con Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric e Aurore Clément. Tra thriller psicologico ed eccentrica commedia familiare (il terreno privilegiato fino a oggi dalla regista, autrice di “Un’estate con Sofia” e “I figli degli altri”), la storia di Lilian, psicanalista razionale e sicura di sé 8una Foster superlativa anche in versione francofona), che comincia a “deragliare” quando una sua paziente muore suicida. Sospettando che si tratti di un omicidio, Lilian comincia a indagare e, ovviamente, a dubitare di se stessa e delle proprie capacità, fino a sottoporsi a una seduta di ipnosi. E qui i mondi si confondono. Dubbi, certezze, insicurezze, il passato, altre vite, sospetti s’inseguono sulla faccia altera e impagabile di Jodie Foster, circondata da Daniel Auteuil (l’ex marito) e da Virginie Efira e Amalric (la vittima e l’ambiguo compagno di lei). Durata 105 minuti. (Eliseo, Nazionale sala 4)

Truffa del “finto maresciallo”: arrestata 36enne con Rolex da 15mila euro

Il copione è quello del “finto maresciallo”, ma questa volta la vicenda si è conclusa con l’arresto. Una donna di 36 anni è finita in manette a Chieri con l’accusa di truffa aggravata, dopo aver tentato di sottrarre a due anziani coniugi un bottino che includeva un Rolex da 15mila euro.

Prima la telefonata, la donna contatta la vittima fingendosi un maresciallo: riferisce che il marito è in caserma perché la sua auto sarebbe stata usata per una rapina in gioielleria. Chiede quindi di raggruppare i gioielli di famiglia per un “perito” che passerà a breve nell’abitazione per verificare se tra quelli ci sia della refurtiva.

Poi la truffa. Si presenta alla porta dell’anziana, che le consegna tutto, tra cui un Rolex da 15mila euro.

Infine l’arresto. Gli agenti della Squadra Mobile, già sulle tracce della sospettata, intervengono tempestivamente bloccando la donna e recuperando l’intera refurtiva, subito restituita alla proprietaria. Il giudice ha convalidato l’arresto su richiesta della Procura di Torino, mentre proseguono le indagini per identificare eventuali complici.

VI.G