ilTorinese

Il povero tarabuso

 

L’immagine che avevamo davanti agli occhi era davvero inquietante. Una costruzione enorme, mostruosa, capace di imporre la sua presenza su quella campagna piatta e uniforme, dove le zolle di terra scura si erano raggrinzite per la gelata notturna. Finalmente capivamo perché il povero Tarabuso, airone stellato dal richiamo cupo e cavernoso, non riusciva a riprodursi in questa landa. Lo disturbava la presenza della centrale elettronucleare Enrico Fermi di Trino. Nonostante fosse ormai chiusa dal 1990, il volatile cercava di starle il più lontano possibile. E come dargli torto se nutriva diffidenza per quell’impianto che nei primi anni sessanta disponeva del reattore più potente al mondo? Ovviamente non disponendo di una cultura ambientale si affidava alle sue percezioni e quest’ultime, come un segnale di pericolo, suggerivano di stare alla larga da quell’affare, E tutto ciò influiva sulla sua vita, in tutti i sensi, al punto da inibirne l’impulso sessuale, minacciando la continuità della specie in quei luoghi.

Povero Tarabuso, e poveri anche noi che non eravamo per nulla convinti che quella centrale fosse mai stata un buon affare. Così, per non farci rodere il fegato dai pensieri, finivamo per tentare di comprometterlo ai tavoli della trattoria Belvedere. Lì, dietro al bancone del bar, troneggiava la signora Luigina, una matrona dalle prorompenti grazie. Eravamo talmente affascinati da quella bellezza rurale che una sera, complici alcuni bicchieri in più di rosso, sostituimmo la quarta lettera dell’insegna con una “esse”, rendendo ancor più esplicita la nostra folgorata ammirazione per l’ostessa. E, in particolar modo, per una sua caratteristica fisica che suscitava in noi sentimenti e pulsioni opposte a quelle del povero airone represso. La nostra compagnia dell’epoca era alquanto varia. C’era Francesco, diffidente per natura. Non prestava facilmente ascolto e ancor meno elargiva la sua fiducia. Ripeteva spesso, quasi fosse un monito: “Apri l’occhio, gesuita”. E così i suoi interlocutori venivano iscritti d’ufficio alla Compagnia di Gesù a prescindere dai loro sentimenti religiosi. C’era poi Giovanni, un tipo molto particolare. Spesso se ne stava in disparte, manifestando scarso interesse a stare in compagnia, chiacchierare, andare al cinema o a qualche festa. Era taciturno e d’indole parsimoniosa. Un sabato decidemmo di organizzare una scampagnata per il pomeriggio del giorno dopo e concordammo cosa portare in dotazione alla compagnia. In breve stabilimmo a chi sarebbe toccato portare il pane, chi il formaggio o il salame, chi un fiasco di vino. Solo Giovanni stava zitto. Parlò solo quando venne sollecitato (“E tu, Giovanni, cosa porti?”), rispondendo con noncuranza: “Io porto mio fratello”. Ariberto, nato e cresciuto nelle case torinesi della barriera di Milano, era un tontolone, un pezzo di pane, un gariboja. In piemontese per indicare uno sciocco si usa dire “a l’é furb coma Gariboja”. Non si tratta certamente un epiteto lusinghiero poiché non si segnala la destrezza di chi se la cava con l’imbroglio ma bensì la dabbenaggine dell’individuo. Gianluigi, professore di storia e grandissimo scassatore di scatole, ci ha raccontato che il nome Gariboja risale ad un francese originario della Borgogna, tale Jean Gribouille, personaggio popolare in Francia e molto simile al nostro Bertoldino, altro bell’esempio di credulone. Oltralpe fu protagonista del romanzo La Sœur de Gribouille scritto nel 1862 da Sophie Rostopcina, contessa di Ségur. Importato da noi in Piemonte il buon Gariboja è diventato l’emblema di una ingenuità spinta ai confini della stoltezza, tant’è che vi sono moltissime espressioni che lo riguardano. Si diceva che nascondesse i soldi in tasca degli altri per timore di essere derubato (così se qualcuno li rubava non erano più soldi suoi), che la paura di bagnarsi sotto la pioggia lo induceva a nascondersi nell’acqua o che tentasse di spaccare le noci con le uova. Anche sul commercio aveva le sue idee come, ad esempio, quella di acquistare le uova a dodici soldi la dozzina per rivenderle a un soldo l’una, immaginando di ottenere un guadagno sulla quantità. Per questo l’essere furbo come Gariboja non era propriamente un complimento. Fatto sta che una sera, uscendo dall’osteria dopo aver ecceduto un tantino con le libagioni, ci avviammo sul sentiero che attraversava i campi fino a raggiungere l’alta recinzione che circondava la centrale.

Francesco, guardando Ariberto, disse: “Apri l’occhio, gesuita. Guarda là, che spreco. Tutto quel cemento e il resto dei macchinari dovevano servire alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare con un unico reattore da 260 megawatt di potenza. Capito che roba,eh? L’hanno costruita dal 1961 al 1964, entrò in esercizio nel 1965 passando all’Enel, l’ente nazionale di energia elettrica che si era formato solo due anni prima, che la gestita fino al 1987, anno di cessazione del servizio dopo l’incidente di Černobyl dove esplose un reattore spargendo una nube radioattiva su una parte dell’Europa”. “Mi ricordo, boia d’un boia. Non si poteva più neanche mangiare l’insalata a foglia larga e bisognava lavare tutto due o tre volte”, intervenne Ariberto, dandosi una manata sul ginocchio. “Eh, sì.. l’insalata. Apri l’occhio, gesuita. Ma se tu la verdura non l’hai mai mandata giù perché ti faceva strozzare? Hai sempre mangiato solo riso, pasta, pollo e salame. Ma dai, fatti furbo!”. Francesco concluse il suo discorso ricordando i tre referendum contro il nucleare e, per sottolineare con più forza il suo punto di vista, fece la pipì sul pilone del cancello. Quello che per molto tempo fu considerato reato in quanto rientrava negli “atti contrari alla pubblica decenza” quando venivano imbrattate le cose altrui o si espletassero i propri bisogni contro edifici pubblici, suggerì a tutta l’allegra combriccola di emulare il gesto dell’amico. E così, più leggeri pure più allegri, ci avviammo verso le rispettive abitazioni dedicando un ultimo pensiero al povero tarabuso che, inibizioni sessuali a parte, certamente senza averne consapevolezza, aveva dimostrato di possedere molto prima di Greta Thumberg e dei Friday for Future una coscienza ambientale di tutto rispetto, un evidente e insopprimibile desiderio di pace e, forse, un desiderio inespresso a favore di una diversa politica energetica. In fondo apparteneva alla nobile famiglia degli aironi e non era certamente un gariboja.

Marco Travaglini

Rotary Club Fenice District 2031 per gli anziani fragili 

Un progetto importante di prevenzione sanitaria dedicato agli anziani fragili del territorio novarese, dal valore di 28 mila euro, è stato promosso e finanziato dal Rotary Club Fenice District 2031, con il cofinanziamento del Rotary Club La Valette di Malta e della Rotary Foundation.

Il monitoraggio sanitario di tutti gli anziani che, per molteplici motivi, presentano difficoltà ad accedere alle strutture sanitarie, rappresenta il cuore centrale di un progetto che nasce per garantire loro un’alternativa efficace e continuativa. L’iniziativa sarà realizzata dalla Pubblica Assistenza Novara Soccorso odv e prevede l’effettuazione di visite domiciliari programmate da parte di personale adeguatamente formato, così da offrire un supporto sanitario diretto presso l’abitazione degli assistiti e l’individuazione precoce di eventuali criticità o patologie emergenti.

“Questo progetto rappresenta un impegno concreto del nostro Club verso le persone più fragili della comunità – ha dichiarato il Presidente del Rotary Club Fenice District 2031 – la prevenzione e la vicinanza domiciliare sono strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita degli anziani e sostenere il sistema sanitario.”

Le risorse stanziate consentiranno l’acquisto di un’auto medica dedicata al servizio domiciliare e la realizzazione di uno specifico programma di formazione per i volontari della Pubblica Assistenza Novara Soccorso odv, oltre che l’ottenimento di competenze sempre più qualificate nell’ambito dell’assistenza agli anziani fragili e un significativo beneficio per l’intero sistema sanitario, a fronte di una prevedibile riduzione di ospedalizzazioni e interventi urgenti.

Il progetto verrà presentato alla cittadinanza e agli organi d’informazione nella mattinata di venerdì 3 luglio, alle ore 11, presso la Sala Consiliare del Comune di Novara. Al termine dell’incontro saranno consegnate simbolicamente le chiavi dell’auto medica da parte del Rotary Club Fenice District 2031 alla APS Pubblica Assistenza Novara Soccorso.

L’iniziativa rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra organizzazioni del Terzo Settore e il mondo Rotary, accomunati dalla volontà di generare un impatto positivo e duraturo sul territorio attraverso progetti concreti di servizio alla comunità.

Mara Martellotta

Il Piemonte scongiura il blocco dei diesel Euro 5

La Regione Piemonte approva l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria e avvia nuove misure anti smog, con interventi innovativi che consentono di raggiungere l’equilibrio emissivo. È quindi la prima Regione tra quelle del Bacino Padano, che comprende anche Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, a cancellare il blocco strutturale delle auto Diesel Euro 5, nei mesi da ottobre ad aprile, nell’area metropolitana di Torino e a Novara.

Il decreto, approvato dal governo nel luglio 2025 per le Regioni del Bacino Padano, prevedeva infatti l’entrata in vigore da ottobre 2026 del blocco per i veicoli Diesel Euro 5 nei centri urbani con più di 100 mila abitanti, quindi in Piemonte avrebbe coinvolto l’area metropolitana di Torino e Novara. Il blocco sarebbe scattato in assenza di misure compensative che la Regione Piemonte ha invece individuato grazie al lavoro della Struttura speciale avviata lo scorso anno e composta dalle direzioni regionali interessate, Arpa, Ires, Province e Città Metropolitana di Torino, Politecnico di Torino, Università di Torino e del Piemonte Orientale, enti di formazione e ricerca universitaria.

La Struttura speciale in questi mesi ha analizzato e individuato una serie di interventi finalizzati all’abbattimento degli inquinanti con un’azione coordinata che si sviluppa su più fronti: la mobilità, con incentivi per l’utilizzo di biocarburanti sui mezzi per il trasporto pubblico e per le auto private; sistemi di regolazione del traffico basati sull’intelligenza artificiale, interventi di rigenerazione urbana e potenziamento della mobilità pulita; l’agricoltura con la diffusione di colture che riducono la diffusione di gas e ammoniaca nell’aria, e l’energia, con incentivi per la manutenzione degli impianti di riscaldamento vetusti, l’installazione di quelli nuovi e meno inquinanti e con interventi di efficentamento energetico degli immobili e riduzione dei consumi.

L’ossatura del provvedimento si fonda sul confronto tra lo scenario sul confronto emissivo con l’attivazione del blocco dei veicoli Diesel Euro 5 e quello con le misure compensative attraverso l’impiego di modelli avanzati di qualità dell’aria in grado di riprodurre le complesse dinamiche atmosferiche che regolano il trasporto, la dispersione e l’accumulo degli inquinanti in atmosfera. Gli scenari evolutivi delle emissioni si fondano sulle elaborazioni del modello Gains (Greenhouse Gas and Air Pollution Interactions and Synergies) sviluppato dall’Iiasa, International Institute for Applied Systems Analysis. Dall’analisi emerge che, su scala regionale, i risultati sono comparabili in termini di emissioni e concentrazioni di No2 (biossido di azoto), di Pm10 e di Pm2.5, ovvero i tre inquinanti oggetto dei limiti fissati dalla normativa europea.

«Lo scorso anno abbiamo avviato il lavoro della Struttura speciale con l’obiettivo di scongiurare il blocco dei veicoli Diesel Euro 5, ovvero circa 307 mila in tutto il Piemonte. E’ stato fatto un grande lavoro tecnico e scientifico e oggi approviamo l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria – dichiarano il presidente Cirio e l’assessore Marnati – per rafforzare e anticipare alcune delle misure già previste e introdurre azioni innovative e scientificamente validate, in grado di garantire una riduzione delle emissioni equivalenti a quella che sarebbe derivata dal blocco strutturale degli Euro 5. Siamo la prima Regione tra quelle del Bacino Padano che centra questo obiettivo e riesce a coniugare il rispetto dei parametri emissivi stabiliti dall’Europa con azioni sostenibili e senza penalizzare famiglie e imprese. La nostra strategia, scientifica e validata, punta su innovazione, tecnologia, incentivi e ricerca: dall’utilizzo dei carburanti rinnovabili alle nuove sperimentazioni per l’abbattimento degli inquinanti, fino agli interventi sul riscaldamento domestico e alla mobilità sostenibile. È un approccio concreto che mette insieme tutela della salute, sostenibilità ambientale e sviluppo del territorio».

«I dati ci dicono che il Piemonte sta andando nella direzione giusta – aggiunge l’assessore Marnati – Per la prima volta abbiamo raggiunto il rispetto del valore limite annuale del biossido di azoto su tutto il territorio regionale e continuiamo a registrare un progressivo miglioramento degli indicatori della qualità dell’aria. Questi risultati sono il frutto di un lavoro costante portato avanti insieme ad Arpa Piemonte, agli enti locali, alle imprese e ai cittadini».

«Prosegue il progressivo e continuo miglioramento della qualità dell’aria in Piemonte: le concentrazioni degli inquinanti sono state in media le più basse di tutta la serie storica di misura in particolare per i valori di biossido d’azoto nelle stazioni di traffico urbano e per il particolato PM10 che PM2.5 – dichiara il direttore di Arpa, Secondo Barbero – Permane, circostritto ad alcune stazioni urbane, la criticità per il mancato rispetto dei limiti in relazione all’indicatore sul

breve periodo del particolato PM10 anche se in misura minore rispetto agli anni precedenti».

LE NUOVE MISURE PREVISTE DAL PIANO

La Regione incentiva, con una misura da 14 milioni di euro, l’uso dei biocarburanti HVO sui mezzi del trasporto pubblico e per le auto private Diesel Euro 5 e 6 (oltre 300 mila veicoli potenziali, di cui 270 mila auto private) prevedendo un incentivo annuo tra i 50 e i 100 euro sul prezzo del carburante grazie all’uso di carte bio-carburante. Grazie a un accordo con le compagnie petrolifere la quota di biocarburante disponibile sulla rete di distribuzione crescerà nei prossimi anni fino al 150 per cento, passando da subito dagli attuali 80-90 a circa 130-140 milioni di tonnellate/anno. L’avvio della misura è previsto nell’inverno 2026.

Il Piemonte è la prima Regione italiana a introdurre un incentivo per l’utilizzo dei biocarburanti HVO, sia per i mezzi del trasporto pubblico locale sia per le auto private diesel. Una misura, da 14 milioni di euro, che si integra con quelle strutturali e punta a tagliare da subito le emissioni di CO2, NOx e polveri sottili, senza attendere i tempi lunghi del rinnovo dei parchi veicolari: l’Hov già alla pompa può essere utilizzato nei motori diesel in circolazione. Una scelta che permette di coniugare la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la sostenibilità economica per le famiglie.

Altri 44 milioni sono destinati a diversi bandi che hanno il comune obiettivo di rendere le città più pulite e più sostenibili. Si tratta in particolare di 14 milioni assegnati alla Regione dal Ministero dell’Ambiente e di 30 milioni di fondi Fesr, che in linea con un utilizzo innovativo e trasversale delle risorse europee avviato da questa amministrazione regionale, vengono destinati a misure a favore per la qualità dell’aria.

In particolare sono previste misure di promozione del car sharing, incentivi per l’uso della bicicletta o dei mezzi pubblici nei tragitti casa-lavoro e per la realizzazione di velostazioni, sicure e protette dagli agenti atmosferici.

Nello stesso ambito sono all’avvio attività sperimentali, approfondite con Università di Torino e UPO, come la pulizia dell’aria, con cubi filtranti modulari, alimentati da fonti rinnovabili, in grado di abbattere polveri e ossidi di azoto in aree ad alta concentrazione di traffico o nei luoghi sensibili, come ad esempio scuole e ospedali. Si tratta di tecniche già adottate in alcune città europee: a Stoccarda e Monaco, grazie a finanziamento del Ministero per l’Ambiente della Baviera; a Rotterdam in Olanda, a Seoul in Corea del Sud, in Brasile, Cina ed India.

In campo anche sistemi di nebulizzazione d’acqua che catturano particolato e favoriscono l’assorbimento di gas inquinanti, come avviene in numerose città asiatiche particolarmente inquinate come Pechino, Dehli, Seul e Tokio. E’ poi prevista la sperimentazione di materiali innovativi, come le vernici e i rivestimenti fotocatalitici per strutture stradali, come ad esempio gli elementi di arredo urbano, le barriere antirumore, i new jersey che diventano così in grado di catturare gli inquinanti nell’aria e polverizzarli portandoli al suolo, da cui possono poi essere lavati.

Grazie al Bando Città rigenerative sono potenziati gli interventi di pedonalizzazione delle aree urbane, l’avvio di nuove Zone 30 e gli interventi di forestazione urbana.

A questo si aggiungono le risorse, 11,5 milioni di euro, per l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai sistemi di infomobilità, per la gestione del traffico in tempo reale e la modulazione dinamica dei limiti di velocità per migliorare la fluidità dei flussi, riducendo emissioni e incidenti. Le sperimentazioni partiranno nell’area urbana di Torino in autunno.

Per quanto riguarda l’agricoltura, l’aggiornamento del piano prevede sostegni, finanziati con 10 milioni di euro, per la diffusione di colture di copertura autunno‑vernine in grado di aumentare la capacità del suolo e della vegetazione di assorbire l’ammoniaca e gli inquinanti nell’aria.

Con altri 14,4 milioni, vengono potenziate le misure per la riduzione delle emissioni dei sistemi di riscaldamento con incentivi per la manutenzione degli impianti più vecchi e inquinanti e per l’acquisto e installazione di nuovi sistemi a biomassa.

PRINCIPALI INTERVENTI FATTI O IN CORSO

Concorrono agli obiettivi del piano numerosi inteventi già in corso. Tra quelli principali si evidenziano i Bandi FESR destinati alla riqualificazione energetica, per 207 milioni di euro, il sostegno ad interventi per la riduzione delle emissioni ammoniacali in atmosfera, ulteriori 13 milioni di euro ), incentivi per l’acquisto di mezzi commerciali green per 10,36 milioni di euro, Piemove, la tessera che consente agli studenti universitari Under 26 di viaggiare gratis a bordo dei mezzi pubblic, finanziata con 37,3 milioni di euro, il bando ambiti urbani 2022-2025 con 8,3 milioni di euro e infine gli incentivi per la sostituzione dei generatori di calore a biomassa legnosa con 9,5 milioni di euro.

Incidente sul lavoro a Settimo, Ravinale (AVS): “Non è fatalità”

La terribile vicende dell’uomo di 64 anni rimasto ucciso sul lavoro nello stabilimento BRT di Settimo ricorda purtroppo da vicino la morte di Raffaele Settembre, che è rimasto vittima di operazioni di logistica all’interno della Centrale del Latte di Torino nemmeno un mese fa. Non è una tragica facilità: è un’organizzazione del lavoro che rende gli incidenti un rischio accettabile. Un’aberrazione che va superata.

Non capiamo come sia possibile, inoltre, che il corriere, peraltro di età avanzata, fosse al lavoro nelle ore centrali della giornata, nonostante le ordinanze anti caldo emanato dalla Giunta. Un altro terribile sintomo di come la sicurezza e la tutela dei laboratori, in assenza di controlli efficaci, resti spesso solo sulla carta.
Sulla sicurezza del lavoro c’è bisogno di una rivoluzione copernicana: occorre assumere ispettori e ispettrici del lavoro e rendere efficaci i controlli, prevedere sanzioni certe – ed è amaro dirlo nel giorno in cui uno degli imputati della strage di Brandizzo è nominato ai vertici di FS, mentre il processo per quella strage va a rilento per carenza di organico e strutture del Tribunale di Ivrea, su cui il Governo non ha fatto nulla – rendere più stringente la formazione e, soprattutto, interrompere catene di appalti e subappalti in cui risparmio e velocità costano la vita a troppe, troppe persone.

Alla famiglia e ai colleghi della vittima va tutta la nostra vicinanza e le nostre condoglianze.

Blackout e caldo record, Iren accelera gli investimenti sulla rete elettrica di Torino

Dopo i blackout che nelle ultime settimane hanno interessato diversi quartieri di Torino, il Consiglio di amministrazione di Iren ha deciso di imprimere un’accelerazione al piano di potenziamento della rete elettrica cittadina. La decisione è stata assunta nella riunione di oggi, durante la quale sono stati analizzati gli effetti delle eccezionali ondate di calore che hanno messo sotto pressione il sistema di distribuzione.

Le temperature elevate, protrattesi per diversi giorni, hanno infatti provocato un’impennata dei consumi di energia elettrica, cresciuti di circa il 30%, sottoponendo a un forte stress soprattutto le linee interrate della rete.

Il CdA ha espresso apprezzamento per il piano straordinario di gestione dell’emergenza predisposto dal management del Gruppo, chiedendo al tempo stesso di rafforzare ulteriormente le attività di monitoraggio e controllo per rendere ancora più efficace la risposta ai guasti.

Anche alla luce dell’ordinanza emanata dal sindaco di Torino, Iren ha deciso di accelerare il potenziamento degli organici nell’area torinese. Il piano prevede un incremento del 50% del personale operativo disponibile 24 ore su 24, sia dipendente sia esterno.

Parallelamente, il Consiglio di amministrazione ha confermato la volontà di anticipare il programma di investimenti infrastrutturali destinati alla rete elettrica del capoluogo piemontese. Entro il 2030 sono previsti investimenti per 515 milioni di euro, destinati al rafforzamento delle linee di media tensione e delle cabine primarie, all’aumento della resilienza della rete rispetto agli eventi climatici estremi e allo sviluppo di sistemi sempre più evoluti per il monitoraggio e la gestione dei guasti.

Nel corso della riunione il management ha illustrato anche le misure già adottate per fronteggiare l’emergenza. Tra queste figurano il rafforzamento delle squadre tecniche sul territorio con task force dedicate e 150 operatori disponibili giorno e notte, la riduzione dei tempi medi di intervento, l’impiego diffuso di generatori nelle aree più critiche, l’attivazione di presìdi straordinari nei punti della città con maggiore richiesta di energia e la priorità assicurata ai servizi essenziali e alle persone più fragili.

L’obiettivo è affrontare con maggiore efficacia eventuali nuove emergenze estive e, allo stesso tempo, rendere la rete elettrica torinese più moderna e resistente agli effetti di eventi climatici sempre più frequenti e intensi.

Un saluto per Marco Albera, amico gioviale e studioso serio e competente

IL RICORDO

di Carlo Alfonso Maria Burdet

 

Non sempre si sceglie così bene il giorno per una dipartita! MaMarco se n’è andato proprio per San Luigi Gonzaga (non per la Consolata, e neppure per San Giovanni Battista, ma) al solstizio d’estate. Ci sono forti richiami tra il santo mantovano dei giovani e dei puri (che in Piemonte passò anche per Chieri) e l’amico nostro (con i suoi primi anni veneti): due uomini univoci, giusti e forti, esempio e riferimento di fede in momenti di incertezza e confusione! E loro, così necessari per riequilibrare il tutto, pronti davanti a noi a indicare la via… come le statue che, sui carri cinesi, davano la direzione per il cammino.

E non solo questo ché, da sempre, Marco fu molto, e molto di più...

Uomo di Fede, apostolo convinto del cammino e della lotta, sempre pronto a suggerire, a dare, a aiutare, senza tirarsi mai indietro, senza mai agire per men che nobili scopi pensava alla grande, amava il bello, era sempre pronto a lottare per la Verità.

Esempio di fede che trasmette gioia, e perciò è grande, onesta, pacata, sempre reale.

Nel collezionismo generoso al quale dedicava lattenzione, recuperava oggetti, quadri, libri, carte, poi tutto metteva a disposizione per lo studio degli altri, tutto poteva poi donare perché nel museo giusto, nella collezione appropriata, si colmassero quelle lacune che aveva rilevato: quale differenza coni gelosi che stuzzicano soltanto gli interessi altrui ostentando parzialmente ciò che possiedono ma solo sanno negare perché si riempiono soltanto di vanagloria con un vano possedere!

Marco Albera e Carlo Tancredi Falletti di Barolo Sì! E ritroviamo Marco, teste al processo storico di beatificazione del Marchese, che certamente fu fonte di ispirazione per lui, che al «Convegno Felicità – Verità – Bellezza (I volti della carità di Carlo Tancredi di Barolo)» il 14 novembre 2008, concludeva il suo intervento con le parole che Giulia Colbert de Maulevrier aveva dettato per l’epigrafe del suo amato consorte:

«Ha fatto del bene a molti e molto, avrebbe voluto farne a tutti».

Parole che possano, anche per lui, fissarsi in epigrafe, e noi lo ricorderemo ancora!

Fondi europei, il Piemonte: “Servono procedure più semplici e risorse certe”

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Le priorità dell’industria italiana nel nuovo bilancio europeo: confronto tra Confindustria e istituzioni

Le prospettive delle politiche europee dedicate alla crescita economica, alla competitività del sistema industriale e alla coesione territoriale sono state al centro dell’incontro “Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034: priorità per l’industria italiana tra crescita, coesione e competitività”, promosso da Confindustria e Confindustria Lombardia insieme a Confindustria Piemonte, Confindustria Valle d’Aosta e Confindustria Liguria.

L’appuntamento ha riunito i rappresentanti del sistema confindustriale delle quattro regioni del Nord-Ovest, parlamentari europei e rappresentanti delle istituzioni territoriali per analizzare le prospettive del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, lo strumento attraverso cui l’Unione Europea definisce priorità strategiche e risorse economiche per il nuovo ciclo di programmazione.

Il confronto si è concentrato in particolare sull’evoluzione della politica di coesione e sui futuri strumenti europei destinati a sostenere la competitività delle imprese, favorendo un dialogo diretto tra il mondo produttivo e i decisori politici in una fase decisiva del negoziato europeo.

“La politica di coesione è una componente essenziale della competitività dei sistemi produttivi e dei territori europei. Per questo – ha detto Annalisa Sassi, vicepresidente Confindustria e Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali – riteniamo sia cruciale preservarne risorse adeguate, certe e prevedibili, evitando contrapposizioni tra territori e settori produttivi. L’Europa deve continuare a investire nella crescita, nell’innovazione e nella coesione, coinvolgendo pienamente il sistema delle imprese nella definizione delle strategie di sviluppo”.

Nel corso dei lavori, Confindustria Piemonte ha ricordato come il Programma regionale Fesr 2021-2027 abbia coinvolto oltre 3.300 imprese piemontesi, mobilitando più di 400 milioni di euro. L’associazione ha inoltre evidenziato il valore del confronto costante con la Regione, ritenuto determinante per individuare le reali esigenze del tessuto produttivo e adeguare gli strumenti di sostegno all’evoluzione del contesto economico.

Partendo da questa esperienza, Confindustria Piemonte ha avanzato alcune proposte per il futuro della programmazione europea, chiedendo procedure più semplici, minori adempimenti burocratici, processi standardizzati, tempi istruttori più rapidi, stabilità delle risorse e un confronto permanente con il partenariato economico nella definizione dei bandi.

“Si devono semplificare le procedure, riducendo gli oneri documentali, standardizzare i processi e accelerare le istruttorie. Garantire certezza e stabilità delle risorse, con dotazioni prestabilite nel tempo per consentire la pianificazione degli interventi e degli investimenti, mantenere un dialogo costante con il partenariato per calibrare i bandi sui bisogni reali” ha sottolineato nel suo intervento Confindustria Piemonte.

L’associazione degli industriali piemontesi si è soffermata anche sul Fondo Europeo per la Competitività (Ecf), osservando come i migliori risultati siano stati ottenuti laddove gli strumenti sono risultati semplici e facilmente accessibili, mentre procedure più articolate hanno limitato la partecipazione soprattutto delle piccole e medie imprese.

Da qui la richiesta di rafforzarne il profilo industriale.

“Si deve dare all’Ecf una vocazione industriale, non solo di ricerca: deve accompagnare i progetti dall’idea fino al mercato, non fermarsi alla fase sperimentale. Ecco perché servirà cambiare i criteri di valutazione: misurare il successo dell’Ecf non in pubblicazioni o progetti avviati, ma in capacità produttiva, posti di lavoro creati e filiere rafforzate”.

La tavola rotonda con i presidenti delle Confindustrie del Nord-Ovest ha quindi messo in luce le priorità condivise dai territori, evidenziando il peso strategico di un’area che rappresenta una parte rilevante del manifatturiero italiano, dell’export e della capacità innovativa del Paese.

“La Lombardia, dal canto suo, non può arretrare: ridurre e accentrare i fondi di coesione significherebbe interrompere bruscamente progettualità e percorsi virtuosi avviati in maniera condivisa da istituzioni regionali e imprese interpretando la attuale programmazione per attuare una politica industriale personalizzata sul nostro modello di sviluppo” ha dichiarato Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di confronto avviato dal sistema Confindustria per contribuire alla definizione delle future politiche europee e del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’industria italiana e garantire strumenti adeguati alle esigenze di sviluppo dei territori e delle imprese.

Per Francesco De Santis, vicepresidente di Confindustria per la Ricerca e lo Sviluppo, “In un contesto globale e geopolitico sempre più complesso e competitivo, l’Europa non può permettersi di perdere ulteriore terreno. Per questo, riteniamo che il prossimo QFP debba segnare una svolta rispetto al passato. L’impianto proposto dalla Commissione – con la scelta di porre la R&I al centro della strategia per la crescita dell’UE, potenziando il collegamento tra R&I e competitività – risponde a questi bisogni e presenta una portata strategica per il futuro dell’UE. Si tratta di un salto logico fondamentale: continuare a puntare sulla R&S, come fatto in questi anni dall’UE, ma con attenzione ai risultati, all’impatto, in termini di applicazione dei risultati”.

Alla Brt di Settimo muore addetto schiacciato da motrice

A Settimo Torinese, nello stabilimento BRT di via Niccolò Paganini 7 un lavoratore di 40 anni e’ stato schiacciato da una motrice. Si ipotizza che il mezzo non fosse stato messo in sicurezza, con il freno a mano non inserito, e che si sia quindi mosso improvvisamente. La vittima è rimasta incastrata tra il camion e un muro e a nulla sono valsi i soccorsi.

L’azienda ha diffuso una nota stampa:

“Con riferimento all’incidente avvenuto alle ore 13.30 di oggi presso il BRT Depot di Settimo Torinese, nel quale ha perso la vita un dipendente della ditta UTM, BRT è vicina alla famiglia in questo drammatico momento.
La Società ha avviato immediatamente le verifiche interne su quanto accaduto e sta collaborando fattivamente con l’autorità giudiziaria per far piena luce sulla dinamica dell’incidente.
Per rispetto della famiglia e per consentire un rapido accertamento dei fatti, BRT non può al momento rilasciare ulteriori informazioni sull’accaduto”.

“Le nostre stirpi”, a cura di Choros Teatro Comunità

Sabato 27 giugno, in piazza Astengo, nel cuore di Falchera, andrà in scena un grande affresco teatrale tra memoria collettiva, rivoluzione digitale, videomapping e immagini d’archivio

Sabato 27 giugno, alle ore 21.15, nel quartiere Falchera, piazza Astengo si trasformerà in un luogo d’incontro fra memoria, teatro, immagine e comunità. Grazie a Teatro Comunità Choros, verrà proposto un viaggio collettivo tra passato e futuro, un racconto urbano costruito insieme ai volti, alle voci e ai luoghi di Falchera, dal titolo “Le nostre stirpi”.

Ci sono storie che abitano le case, ed altre che abitano le strade, le piazze e i quartieri, attraversando generazioni e continuando a parlare attraverso chi ogni giorno le vive.

“Le nostre stirpi” rappresenta un grande evento di teatro-comunità, comprendente videomapping e installazioni artistiche, per riscoprire le radici che uniscono le persone e immaginare nuovi futuri possibili.

Choros Comunità è Teatro Sociale di Comunità, che attua un microintervento sociale, all’apparenza nascosto, ma dal grande potere di cambiamento sociale e culturale. Teatro Comunità si occupa dell’espressione, della formazione, dell’interazione fra gruppi e comunità attraverso attività performative, i cui punti saldi sono la costruzione sociale della persona, le relazioni interpersonali, le comprensioni intersoggettive, la struttura della comunità e delle forme sociali.

Mara Martellotta