Sabato 7 luglio Mondojuve – lo Shopping Center situato tra i Comuni di Vinovo e Nichelino (Strada Debouchè) che ha dato il via allo sviluppo del maggiore Parco Commerciale del Piemonte – rimarrà aperto fino alle ore 23 in occasione della Notte Bianca per l’inizio dei saldi estivi, con numerosi eventi gratuiti aperti a tutti.
Grande attesa dalle ore 20:30 per lo spettacolo di Bryan Ramirez, secondo classificato del talent show “Amici” nella categoria danza, che andrà in scena nel piazzale esterno della food court (lo svolgimento dell’evento è garantito anche in caso di maltempo). Dopo la sua performance, il ballerino seguirà le esibizioni di alcune scuole del territorio (tra cui A.S.D. Lineainmovimento di Nichelino, A.S.D. Mambojambo Dance di Carmagnola, Tangonauti di Torino e Spazio Danza Acqui di Acqui Terme) e sarà a disposizione per incontrare i fan.Dalle ore 20 per tutti gli appassionati di motori è in programma il raduno Abarth Club Torino, con circa 50 vetture sportive che saranno esposte nel corridoio tra la Galleria Diana e la Galleria Artemisia.
Durante la Notte Bianca a Mondojuve sarà anche possibile vivere tre esperienze interattive dedicate allo sport che permetteranno ai partecipanti di vincere importanti premi nell’ambito del concorso Mondojuve Summer Sport: il Basket Cube, con la presenza di “Ax”, mascotte della Fiat Torino Auxilium, il Soccer Cube e il simulatore di guida F1 Gran Premio VR-1, l’ultima attrazione installata che mette in palio per i migliori classificati i biglietti per assistere al prossimo Gran Premio di Formula 1 a Monza. I bambini potranno inoltre divertirsi dalle ore 16 alle 23 insieme ai tre personaggi della serie animata PJ Masks – Super Pigiamini, presenti ogni mezz’ora nelle due gallerie, salire a bordo del trenino Chuggington itinerante e giocare nell’area Baby Parking.
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Per maggiori informazioni sull’evento e su tutte le attività del centro è possibile consultare il sito ufficiale www.mondojuve.it o la pagina Facebook Mondojuve Shopping Center.















Nel cimitero di Père-Lachaise, il grande cimetière de l’Est sulla collina che sormonta la rive droite e il Boulevard de Ménilmontant, nel ventesimo arrondissement di Parigi, è sepolta, tra i tanti illustri defunti, Gerda Taro.
vero nome era Gerta Pohorylle, nasce nel 1910 a Stoccarda e, nonostante le sue origini borghesi entra giovanissima a far parte di movimenti rivoluzionari di sinistra. Le idee politiche, la militanza e la sua origine ebraica, con l’avvento del nazismo in Germania, la costringono a rifugiarsi a Parigi. Nella ville Lumière degli anni folli, magistralmente descritta da Ernst Hemingway in “Festa mobile”, la stella cometa della Taro travolge le vite degli amici e degli amanti con un’energia inesauribile. E’ a Parigi che Gerta Pohorylle conosce André Friedmann, ebreo comunista ungherese e fotografo, che le insegna le tecniche del mestiere. Formano una coppia e iniziano a lavorare insieme. L’atmosfera magica della città e l’estro creativo e vulcanico della giovane la portano a creare per il compagno una figura del tutto nuova. Nasce così Robert Capa, un fantomatico fotoreporter americano giunto a Parigi per lavorare in Europa. Con questo pseudonimo il mondo intero conoscerà Friedman e il fotografo finirà per sostituirlo al suo vero nome, conservandolo per tutta la vita. Lei stessa cambia il nome in Gerda Taro.
ullini erano intatti. Scattava a raffica in mezzo al delirio, la piccola Leica sopra la testa, come se la proteggesse dai bombardieri”. Gerda fotografa prevalentemente con una Rolleiflex, formato 6×6, mentre Robert preferisce la Leica. Poi anche lei inizia ad utilizzare la piccola fotocamera. Nello stile di Gerda predomina l’individuo, i suoi scatti mettono a fuoco i protagonisti della guerra, le vittime, i combattenti, le donne e i bambini, immagini forti che descrivono, in punta di obiettivo, l’evento storico che anticipò come un tragico prologo la seconda guerra mondiale. Le sue foto sono come la sua vita tumultuosa, simile ad una corsa a perdifiato, una vita segnata da passioni forti, da un’incredibile vitalità e da un desiderio di affermazione e di emancipazione che, storicamente, le donne avrebbero raggiunto solo molto più tardi. Questa vita viene spezzata dai cingoli di un carro armato che la travolge proprio mentre torna dalla battaglia di Brunete dove aveva realizzato il suo servizio più importante, che viene pubblicato postumo
sulla rivista “Regards”. Sotto quel carro armato si spengono i sogni, l’entusiasmo, tutte le foto che il futuro
avrebbe potuto regalarle e la breve ed intensa vita della 26enne Gerda Taro.Trasportata a Madrid, la fotografa resta cosciente per alcune ore, giungendo a vedere un’ultima alba: quella del 26 luglio 1937. Il suo corpo viene riportato a Parigi, la patria della sua vita di artista, e, accompagnato da un corteo funebre di duecentomila persone, viene tumulato al cimitero del Père Lachaise. Il suo elogio funebre viene scritto e letto da Pablo Neruda e Louis Aragon. Robert Capa, distrutto dalla morte della sua compagna di vita e d’arte, un anno dopo la scomparsa di Gerda, pubblica in sua memoria “Death in the Making“, riunendo molte delle foto scattate insieme. La vita di Capa, da quel momento, sembra procedere in uno strano, inquietante e provocatorio “gioco a rimpiattino” con la Morte che il fotografo
sfida, conflitto dopo conflitto, scattando immagini sconvolgenti e sempre fedeli al suo motto “se le foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino”. La morte gli dà scacco matto attraverso una mina antiuomo, nel 1954, nella guerra in Indocina, mentre Capa cerca, ancora una volta, di regalare all’umanità un’altra testimonianza dell’orrore dei conflitti bellici. Un fotoreporter, in fondo, non deve fare niente altro se non testimoniare la realtà e semplicemente “dare la notizia”.

