Alla riunione in Regione Piemonte su Comital e Lamalu è stato confermato, a seguito all’approfondimento di ieri a Roma con i tecnici del ministero del Lavoro, che le disposizioni sulla cassa integrazione contenute nel «Decreto Genova» non possono applicarsi alle procedure concorsuali. Le organizzazioni sindacali e l’assessora al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, hanno espresso l’intenzione di chiedere un incontro urgente al ministero del Lavoro per effettuare valutazioni di carattere politico.Durante la riunione il sindaco di Volpiano Emanuele De Zuanne ha sottolineato che «oltre alla questione del reddito dei dipendenti, non più procrastinabile, sta emergendo un rilevante problema di carattere ambientale, qualora gli impianti venissero spenti e non fossero più seguiti dagli addetti alla manutenzione».
Elezioni regionali, si scaldano i motori
Mancano circa otto mesi alla campagna elettorale per le Regionali in Piemonte, che si terranno a maggio in concomitanza con le Europee
Le forze politiche stanno scaldando i motori. Nel centrosinistra , dove il presidente uscente Sergio
Chiamparino, pare deciso a ripresentarsi, uno dei temi all’ordine del giorno è la deroga per consentire una candidatura anche per chi ha già fatto tre mandati amministrativi. La questione riguarda diversi big del Pd, come il vicepresidente della Giunta regionale, Aldo Reschigna (alla prese tra l’altro con il
referendum secessionista della sua provincia del Vco) e il presidente del Consiglio regionale, Nino Boeti. Intanto i pentastellati sono in ballo proprio in queste ore con le “Regionarie”, le “primarie” online sulla piattaforma
web Rousseau per scegliere i candidati alla Regione. Nel centrodestra Lega con il vento in poppa nei sondaggi. Il candidato presidente della coalizione di centrodestra-classico spetterà a Forza Italia, in pole position l’eurodeputato Alberto Cirio, poi le deputate azzurre Porchietto e Ruffino. Non perde tempo il vicecapogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Andrea Tronzano che, primo tra tutti, ha già iniziato a pubblicare spazi preelettorali sui quotidiani, illustrando le proprie proposte ai cittadini-elettori.
Salute mentale: torna l’(H)-Open day di Onda
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il 10 – 11 ottobre in oltre 120 ospedali su tutto il territorio nazionale, Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, organizza la quinta edizione dell’(H)-Open day. Saranno offerti gratuitamente servizi informativi dedicati alle donne che soffrono di ansia, depressione, disturbi dell’umore e del sonno, psicosi e disturbi del comportamento alimentare Iniziativa promossa da Onda, con il patrocinio della Società Italiana di Psichiatria, della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e della Società Italiana di Psichiatria Geriatrica
Giovedì 11 ottobre 2018 dalle ore 8,30 alle ore 13,30, presso l’Aula Dellepiane dell’ospedale Sant’Anna di Torino (via Ventimiglia 3), si terrà il convegno – corso “Il Dolore al femminile”, con Grace Rabacchi, Vincenzo Villari, Chiara Benedetto, Riccardo Torta. La salute mentale è parte integrante della salute generale, indispensabile per il funzionamento individuale e sociale. I disturbi psichici rappresentano il 30% di tutte le disabilità ed hanno un impatto pesante sulla quantità di vita e sulla sua qualità con gravi ripercussioni sul piano personale, affettivo – familiare, socio – relazionale e lavorativo. Portano spesso a isolamento e solitudine. Per questo è importante intervenire il prima possibile. Chiedere aiuto rappresenta il primo fondamentale passo per affrontare il problema: consente di condividere le proprie difficoltà, impostare tempestivamente le cure più appropriate e migliorare la qualità della vita. I disturbi psichici sono curabili, non tutti sono guaribili. E là dove non sia ottenibile la guarigione, possono essere adottati interventi efficaci in grado di ridurre l’intensità, la durata dei sintomi e le conseguenze. Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere torna a parlare di salute mentale lanciando la quinta edizione dell’(H)-Open day dedicato alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale, che si celebra il 10 ottobre. Le oltre 120 strutture aderenti al progetto su tutto il territorio nazionale apriranno le porte alla popolazione femminile con consulenze, colloqui, conferenze e info point dedicati alla salute mentale.
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L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e favorire l’accesso alle cure, aiutando a superare pregiudizio, stigma e paure legate alle malattie psichiche. I servizi offerti sono consultabili a partire dal 26 settembre sul sito www.bollinirosa.it dove sarà possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione. “Un recente studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”, afferma Francesca Merzagora, Presidente Onda. “rileva che un dollaro investito per migliorare il trattamento delle più
comuni patologie psichiche, quali ansia e depressione, porta un ritorno di 4 dollari in termini di salute e migliori capacità di lavoro. Onda, propone la 5a edizione di un Open day legato alla salute mentale che coinvolgerà oltre 120 ospedali italiani per sensibilizzare la popolazione sulle principali patologie legate alla mente ed avvicinarla agli strumenti ed ai servizi di cura presenti sul territorio. Visite specialistiche gratuite, consulti, conferenze, test di valutazione ed info point presso gli ospedali aderenti all’iniziativa, offriranno lo spunto per affrontare le patologie mentali con minore stigma e paura nell’interesse del singolo e della collettività. L’obiettivo di questa iniziativa, che lo scorso anno ha consentito l’offerta di oltre 500 servizi gratuiti, è proprio avvicinare alle cure i pazienti”.
“I disturbi mentali”, continua Claudio Mencacci, Presidente Comitato Tecnico Scientifico di Onda, “sono in aumento nelle nuove generazioni: le trasformazioni sociali e l’ipertecnologizzazione, l’aumento degli stimoli, hanno un impatto forte nell’amplificare l’esposizione a stress emotivi ed affettivi. Il cervello delle nuove generazioni, perennemente stimolato da immagini ed informazioni, oltre a ricevere opportunità ed apprendimenti, può anche sentirsi sotto attacco. Fondamentale l’attività di prevenzione per i giovani che hanno genitori o familiari con disturbi bipolari e depressione per un adeguato screening, monitoraggio e supporto a stili di vita sani durante il periodo dell’adolescenza e della transizione alla vita adulta. Bisogna che i giovani che mostrano segni di sofferenza psichica possano essere aiutati per tempo con competenza e passione”.
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Per maggiori informazioni visitare il sito www.bollinirosa.it o inviare una e-mail a segreteria@bollinirosa.it
In Alta Valle di Susa è in corso da parte della polizia lo sgombero di Chez Jesus-Rifugio autogestito, realizzato occupando i locali seminterrati della parrocchia di Claviere, per opera di esponenti del movimento antagonista e No Tav. Questo punto di assistenza per i richiedenti asilo venne allestito a marzo. Lo sgombero è stato disposto in seguito alle nuove misure sugli sgomberi decise dal ministero dell’Interno. Per denunciare il rifugio autogestito il parroco, don Angelo Bettoni, aveva presentato un ricorso presso la Procura.
(foto archivio)
DALLA CAMPANIA Ha derubato la propria ex compagna e l’ha spinta fuori dall’auto in movimento, insieme con la figlia di un anno. Lui, 30 anni, conosciuto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri di Cercola e Casalnuovo (Napoli) che sono intervenuti dopo la chiamata al 112 da parte della ex convivente 29enne. Dopo un litigio con l’ex compagno, racconta la donna, che ha riportato alcune escoriazioni nella caduta, lui l’aveva rapinata di 2000 euro e degli orecchini per poi spingerla fuori dall’auto in movimento assieme alla bambina.
Grattacielo Regione, chieste sei condanne
Sono sei le condanne chieste dalla procura nel processo relativo al nuovo grattacielo della Regione Piemonte al Lingotto. La pena più alta, di 3 anni e 4 mesi è quella chiesta per Ezio Enrietti, imprenditore già presidente della Regione negli anni ’80. Sono coinvolti anche ex funzionari regionali, i responsabili del consorzio che si aggiudicò la commessa e alcune ditte che hanno operato in subappalto. Le accuse, sono di falso, abuso d’ufficio e corruzione.
(foto: il Torinese)
Considerato il massimo copertinista del mondo, diplomato all’Accademia di Brera, dopo gli inizi all’ Editrice Universo e alla Corno per cui ha curato la grafica e le testate di Kriminal, Satanik, Eureka, Alan Ford, oltre a testate della Marvel Comics, realizzò centinaia di copertine dei personaggi di Bunker, Gesebel e Alan Ford
Durante l’apertura del corso di Storia dell’Arte 2018/19 all’Università della terza età di Casale Monferrato la coordinatrice e docente Giuliana Romano Bussola ha voluto dedicare un ricordo a Luigi Corteggi, a cui era legata da amicizia fraterna, che negli anni precedenti ha tenuto interessanti lezioni molto seguite.La recente scomparsa, il 26 luglio, ci ha privati dell’apporto di un grande personaggio che, oltre a far conoscere la storia del fumetto, ormai considerato degno di
far parte dell’arte vera e propria, ne ha dato contemporaneamente esempio pratico disegnando alcuni personaggi entrati nell’immaginario collettivo che ha donato generosamente all’Unitre. Considerato il massimo copertinista del mondo, diplomato all’Accademia di Brera, dopo gli inizi all’ Editrice Universo e alla Corno per cui ha curato la grafica e le testate di Kriminal, Satanik, Eureka,
Alan Ford, oltre a testate della Marvel Comics, realizzò centinaia di copertine dei personaggi di Bunker, Gesebel e Alan Ford.Passato nel 1975 alla Sergio Bonelli ne divenne apprezzato art director progettando, tra i tanti, i loghi per Nathan Never, Mister No, Dylan Dog.La versatilità, l’acume, l’intelligente ironia che ne accompagnavano il talento, si attivarono anche nella pittura di impronta metafisica e surreale, tanto da essere definito ”pittore prestato al fumetto”. La simpatia irresistibile con cui riusciva a comunicare l’hanno fatto apprezzare dai discenti, docenti e segretarie che ricordandolo con affetto lo rimpiangono. Alcuni anni fa, quasi presentimento, pubblicò il libro autobiografico “Per non dimenticare”, sulla propria vita e percorso artistico, con la modestia dei grandi quale egli era, non in commercio poichè riservato agli amici ma che, se rintracciato è utile per comprendere l’umanità e la generosità che lo contraddistinguevano.
#millennialsvsSesso
Calcio, fotografia, integrazione. Tre ingredienti che si fondono e diventano arte grazie al progetto, finanziato tra gli altri dalla Juventus, di una giovane studentessa dell’Accademia Albertina, Federica Schifano, che si è aggiudicata il finanziamento proponendo di narrare le vicende dei richiedenti asilo africani, attraverso il loro cammino di preparazione a Balùn Mundial, il mondiale alternativo, da diversi anni organizzato durante l’estate torinese, che mette in competizione rappresentative nazionali dei vari Paesi di provenienza degli immigrati nella nostra città, oppure squadre miste che, come nel caso delle Aquile Nere raccontate da Federica Schifano, offrano un’opportunità di svago ed interazione per i rifugiati e richiedenti asilo ospiti di varie strutture cittadine. Il lavoro di sei mesi, da gennaio fino a giugno scorsi, si è condensato in una mostra fotografica che ha avuto già tre diverse esposizioni (l’ultima, venerdì 5 ottobre scorso, presso il circolo dei Giovani Democratici di Via Ormea 6) e pure una citazione, con tanto di foto d’autore, su un numero della Stampa di agosto. L’idea della giovane artista, le cui armi sono la macchina fotografia, la pazienza e la fantasia, trascende naturalmente il gioco del calcio, anche se in questo si riassumono con il suo significato più alto di gioco di squadra, di momento di fatica, di difficoltà da superare anche materiali, visti i campetti spelacchiati e spesso infangati che Federica ha documentato immortalando istanti davvero d’effetto.
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Si parla sempre di allenamento nelle sue fotografie, mai di partite o di vittorie, così come non si parla di sconfitte: si racconta cioè del dietro le quinte rispetto al momento di gioco tout-court, nel quale si sogna, ci si prepara, si lavora inseguendo il proprio sogno e la propria ambizione, si
costruisce, tramite l’amicizia e la complicità lo spirito di squadra, si supera il timore per un avversario notoriamente più forte; un’analogia con la vita di attesa dei vari ragazzi coinvolti, ancora sospesa e chissà per quanto ancora, senza la possibilità di ottenere la vittoria dell’integrazione, del poter vivere in Italia o riprendere il loro viaggio verso la destinazione finale e ricominciare finalmente, lontano da guerre o povertà, ricongiunti magari ai propri cari, la partita dell’esistenza. La mostra fa un passo in più, non è un documentario asimmetrico, in cui il reporter esterno fotografa, magari interagisce, fotografando uno per uno i suoi protagonisti, raccogliendo storie e strappando un’espressione ai loro volti, talvolta di gioia, talvolta di nascosta malinconia, ma è avulso dalla vita dei suoi soggetti. Al contrario, ad un certo punto, Federica fa un gesto semplicissimo, mette loro in mano una Polaroid (scoprendo che qualcuno di loro ha più di un’infarinatura di fotografia e condivide la stessa passione) e li invita a raccontare le loro vite, a farsi ritratti, immortalarsi in scene di vita e di gioco, talvolta sbilenche e mal impostate, talvolta naturali, talvolta coinvolgenti e toccanti; le mille storie si mescolano alle foto ricordo che portano con sé, con i volti di famiglie, bambini, mogli e case lontane, chissà quante volte tenute in mano, consumate, portate con sé come la cosa più cara che si ha: il ricordo.
Andrea Rubiola
FINO AL 27 OTTOBRE (TORINO) E ALL’1 DICEMBRE (MONFORTE)
E’ ben vero. A immergersi nel mondo di Mario Lattes (Torino, 1923 – Torino, 2001), quello espresso attraverso le sue opere pittoriche – ma anche attraverso i suoi romanzi e i numerosi racconti pubblicati fra il 1959 e il 1985 – non se ne esce mai a cuor leggero
In questo aveva proprio ragione il poeta e critico d’arte Libero de Libero quando, in relazione all’immaginario del pittore scriveva: “…certo, non è un luogo solare, e la traversata non è per sentieri docili né le soste avvengono lungo pianori sorridenti o in celestiali poggi. Ma le creazioni dell’arte non imbandiscono colazioni alle allegre scampagnate…”. E quelle di Lattes lo fanno ancor meno – assai meno- di tante altre. Uomo “solitario e complesso”, pur se dotato di un sottile ed amaro senso
dell’umorismo e sicuramente fra le figure più eclettiche e di maggior spicco nel panorama artistico-culturale torinese del secondo dopoguerra (fu editore, scrittore e artista di frenetica e multiforme attività), a lui la Fondazione Bottari Lattes – presieduta da Adolfo Ivaldi e nata nel 2009 per volontà della moglie Caterina Bottari Lattes, proprio per mantenerne viva la memoria – dedica oggi due mostre illuminanti e ben curate: la prima, a Torino, nelle sale dello Spazio Don Chisciotte (in via Della Rocca, 37/b) fino al 27 ottobre e la seconda a Monforte d’Alba, nella sede della stessa Fondazione (in via Marconi, 16) fino al primo dicembre. Unico il titolo: “Mario Lattes dall’informale al figurativo”. Le rassegne assemblano infatti una sessantina di opere (molte inedite e mai esposte prima; a Monforte quelle di più grande formato, a Torino i lavori di minori dimensioni ) che
cavalcano mezzo secolo di attività pittorica dagli anni Cinquanta ai Novanta, documentando i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore. Dalla breve parentesi informale a quel periodo “liberamente” figurativo, che Lattes manterrà nel corso degli anni, sia pure con valenze del tutto personali fortemente attratte da grafie espressioniste, graffianti e materiche, non meno che da suggestioni visionarie e fantastiche, tali da evocarne plausibili assonanze con l’opera onirica di Odilon Redon o del “pittore delle maschere” James Ensor. Al centro della narrazione, soggetto intorno a cui ruota nella sua complessità tutto il meccanismo espressivo, c’è sempre l’inquietudine e l’oscuro malessere del vivere quotidiano, quell’“epico senso dell’inconcludenza umana” in cui si riflettono memorie che sono atomi infiniti di dolore e, insieme, la consapevolezza della propria frammentata “identità ebraica”. Ma anche l’istinto e l’urlo di ribellione alla semplicistica volgarità delle mode, alle vie facili e al così fan tutti. Dagli oli agli acquerelli alle tempere fino alle tecniche miste ai collages e ai frottages (come anche nelle sue
molteplici opere letterarie, patrimonio strettamente legato al mestiere pittorico), Lattes diffida sempre dei sentieri tracciati e se, in parte e a volte, ne porta addosso i segni di una sottile comprensibile fascinazione, non per questo scantona da un’inesauribile versatilità creativa che esercita in totale e liberatoria anarchia di mezzi e di pensiero. “Lattes è sempre là – annotava acutamente Marco Vallora – dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. Tanto che, per carpirne a fondo il messaggio, occorre sempre indugiare prima di varcare la soglia – questo l’invito dello stesso pittore – e poi inoltrarsi “oltre lo specchio” senza però mai attendersi rassicurazioni né illusorie consolazioni.
Gianni Milani
“Mario Lattes dall’informale al figurativo”
Spazio Don Chisciotte, via Della Rocca 37/b, Torino; tel. 011/1977.1755
Orari: mart. – sab. 10,30/12,30 e 15/19 – Fino al 27 ottobre
Fondazione Bottari Lattes, via Marconi 16, Monforte d’Alba (Cn); tel. 0173/799282
Orari: lun. ven. 10/12 e14,30/17; sab. 10/12 e 15,30/18,30
Fino all’1 dicembre
www.fondazionebottarilattes.it
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Nelle foto




