redazione il torinese

Sicurezza e lavoro: sport per la prevenzione

La prevenzione agli infortuni sul lavoro passa anche attraverso lo sport. E’ il caso del trofeo di calcio a 5 ‘Sicurezza e Lavoro – Lavorare in sicurezza’, che si è disputato lo scorso 8 dicembre ed è stato vinto dagli Amici di Rocco, omaggio all’ex operario della Thyssen morto con altri colleghi nel
tragico  rogo del   6 dicembre  del  2007.  Calcio  e sicurezza  sul   lavoro,
dunque, tornano sul campo all’impianto Cit Turin Lde, in corso Ferrucci
63/A a Torino per la partita di gala del trofeo che, programmata in altra
data, era stata spostata a sabato 15 dicembre, alle ore 15.30. Sul terreno di gioco di calcio a 7 ci saranno gli amministratori comunali di Torino e i
giornalisti sportivi. Sono previsti due tempi di gioco da 20 minuti ciascuno
e al termine sono previste le premiazioni e la cerimonia finale di chiusura
del   Trofeo. L’iniziativa   rientra   nell’ambito   della   nona   edizione
delle Settimane della Sicurezza ,   con   l’obiettivo   di   promuovere la
cultura della salute, della sicurezza e dei diritti  sul  lavoro anche in
ambienti informali come quelli degli impianti sportivi , anch’essi non privi
di problematicità per quanto riguarda la sicurezza di atleti e pubblico.In
occasione   della   partita,   al Cit   Turin sarà   inoltre   possibile   visitare
gratuitamente – sino alla fine delle Settimane della Sicurezza (16 dicembre
2018) – la mostra “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e
malattie professionali in Italia”(testi e foto su grandi pannelli e video),
realizzata da Sicurezza e Lavoro e Regione Piemonte, con Inail Piemonte,
Museo  Nazionale  del  Cinema,  Festival  internazionale  CinemAmbiente.
(per richiedere la mostra:contatti@sicurezzalavoro.org).
Massimo Iaretti

Brandirali, la conversione di un comunista

L’interesse per la politica e il desiderio di servire la propria gente, l’ideale comunista e la passione per l’umano, la sete di uguaglianza e la contestazione sessantottina, gli incarichi di partito e poi la presa di distanza dall’ideologia, l’incontro con don Giussani e la conversione, il lavoro di elettricista e quello attuale di educatore per il recupero dei tossicodipendenti: sono innumerevoli le sfaccettature della vita di Aldo Brandirali, raccontata sul palco del Salone Tartara a Casale Monferrato la sera del 12 dicembre durante l’incontro promosso dal Centro culturale Alberto Gai e presentato da Fiorenzo Pivetta (consigliere comunale di minoranza a Casale), sui cinquant’anni di ricorrenza del Sessantotto. In sala tra gli ascoltatori c’era anche il past sindaco di Casale Monferrato, Giorgio Demezzi, oggi consigliere di opposizione e fresco di annuncio di un suo ‘ritorno in campo’ come candidato sindaco alla guida di una lista civica. Cresciuto nelle file del PCI e divenuto nel ‘68 leader dell’Unione dei Comunisti Italiani, Brandirali prese parte e guidò la contestazione carico dell’entusiasmo di chi, in quegli anni in cui la generazione adulta sembrava accontentarsi del benessere economico raggiunto, era alla continua ricerca di un significato. Come altri giovani dell’epoca rifiutava che lo scopo della vita fosse l’arricchimento, cercava approfondimenti culturali, tentò l’esperienza della “comune” vivendo insieme ad altri undici ragazzi e condividendo tutto, dagli stipendi ai turni per le pulizie e per la cucina, si oppose al potere nella speranza che a tutti fosse garantita una pari dignità. Nelle manifestazioni il suo nome veniva scandito dalla folla insieme a quello di Stalin e di Mao, ma già serpeggiava nell’animo di Brandirali un’insoddisfazione: si rendeva conto che la messa in pratica dell’ideale comunista non era semplice. «Lo vedevo già nell’esperimento della “comune”: senza la guida di un’autorità, basandosi solo sullo sforzo etico di chi vi partecipava, dopo un po’ di tempo la cosa non funzionava, a partire banalmente dai turni delle pulizie non rispettati. E man mano che prendevo parte alla vita di partito, vedevo sempre più una frattura tra la teoria marxista-leninista su cui mi basavo e il mio desiderio di essere responsabile della mia gente, di lavorare trovando un significato in quello che si faceva, di vivere la politica come un servizio.» Quando tra il ’75 e il ’77 decise di mollare tutto, sia per il contrasto che viveva sia perché stava prendendo il sopravvento la frangia violenta che spingeva per la lotta armata, visse un profondo senso di fallimento, che però lo spinse ad analizzare ancora di più la struttura umana. Complice la moglie, esperta d’arte che mostrandogli le opere frutto del genio umano lo aiutò a superare la tendenza alla sintesi schematica a cui l’ideologia l’aveva abituato, intuì che il marxismo non capisce la realtà della persona, la complessità dell’uomo e iniziò a studiare antropologia.

***

Negli anni ’80, con gli ultimi dieci compagni che gli erano rimasti fedeli, chiese un incontro a don Giussani, sacerdote a cui si interessò perché, da come ne aveva sentito parlare, viveva la fede nell’esperienza concreta del quotidiano. L’entusiasmo con cui Giussani accettò l’invito e il modo in cui riconobbe e apprezzò la passione politica che li muoveva, ricucì nell’animo di Brandirali quella frattura generazionale che lo aveva spinto alla contestazione del ’68: «Per la prima volta avevo trovato un adulto che cercava di dare un senso alle cose». Per dieci anni seguì Giussani senza convertirsi, poi un giorno, di fronte alla risposta puntuale della Provvidenza a una particolare necessità di un gruppo di carcerati che Brandirali aiutava, non poté fare a meno di inginocchiarsi in chiesa: «Capii che davvero Dio si era fatto uomo e, inginocchiato, riconobbi un popolo nella gente che vedevo in chiesa e che fino a poco prima criticavo. Proprio io che negli anni avevo perso la concezione di che cos’era un popolo. Io che nel ’68 mi sono sentito sconfitto, adesso che sono di Cristo mi dico vittorioso e mi lascio plasmare dall’esperienza, non ho più le mie idee e le mie teorie, nelle circostanze di ogni giorno riconosco una continua chiamata. La mia persona si è riunificata: avevo il problema di non essere dualista, ora posso unire cuore e ragione». Sollecitato dalle domande a un giudizio sul presente della politica italiana e sui giovani d’oggi, Brandirali afferma che «la politica è la capacità di tenere insieme la complessità, è la continua ricerca delle ragioni anche dell’altro per generare un popolo, una nazione, mentre oggi c’è la tendenza a cercare il consenso più che il bene comune. Mentre il problema dei giovani di oggi sono i genitori hanno cercato di tramandare una posizione senza essere dei testimoni, senza raccontare la propria esperienza. E i giovani, che oggi più che mai sono ricchi di informazioni, hanno a loro volta bisogno di fare esperienza, anche esperienza comunitaria, riconoscendo in ogni circostanza l’emergere di una vocazione».  L’iniziativa del Circolo Alberto Gai è stata sicuramente apprezzabile perché ha consentito una rievocazione culturale di un periodo che ormai si tende a mettere nel dimenticatoio ed il cammino di una persona che non è mai scesa a compromessi nella sua vita ma ha sempre fatto scelte nette e precise.

Massimo Iaretti

 

 

Campionati italiani: la coppia Vivienne Contarino e Marco Pauletti vince ancora

I due pattinatori sono allenati da Cristiana Di Natale e da Edoardo De Bernardis

Ai Campionati italiani di Trento la coppia di artistico di recentissima formazione composta dalla pinerolese Vivienne Contarino e dal campione italiano junior Marco Pauletti ha vinto la medaglia d’oro nella categoria junior, imponendosi con il punteggio di 134,54 e piazzandosi al primo posto sia nel programma corto che in quello lungo. Vivienne Contarino, pattinatrice di Pinerolo, e Marco Pauletti, che si è trasferito lo scorso anno a Torino da da Feltre, hanno proseguito la scia di successi che li ha visti conquistare medaglie d’oro sia nelle gare nazionali che in quelle internazionali della prima parte della stagione, convincendo le giurie con prestazioni sempre in crescita. I due pattinatori sono allenati da Cristiana Di Natale e da Edoardo De Bernardis e i loro programmi, il corto pattinato sulla musica “Leave out all the rest” dei Linkin Park e il lungo su quella del “Fantasma dell’Opera”, sono coreografati da Andrea Vaturi. “Questo risultato, arrivato a pochi mesi dalla formazione della nostra coppia – hanno affermato Vivienne Contarino e Marco Pauletti – è il coronamento di un sogno. Dietro a questa vittoria ci sono tanti sacrifici, tanto impegno e un duro lavoro, ma possiamo dire che ne è valsa la pena. Vincere un Campionato italiano è un immensa emozione e ti spinge a lottare per raggiungere altri traguardi. Ringraziamo tutto l’Ice Club Torino, i nostri allenatori Cristiana Di Natale, Edoardo De Bernardis, Fabiana Di Natale, la nostra Presidente Claudia Masoero, il nostro coreografo Andrea Vaturi e chi ha creduto in noi. Una dedica speciale va alle nostre famiglie che ci sostengono ogni giorno. Questa medaglia è anche loro”. “Vivienne e Marco hanno dimostrato grande determinazione – ha spiegato la Presidente dell’Ice Club Torino Claudia Masoero – e hanno raggiunto un successo meritato. Sono convinta che questa coppia potrà crescere ancora”.

BC

 

Giallo sulla morte dell’assassino del trans Valentina

È’ di Umberto Prinzi, 47 anni, l’uomo che nel 1995 uccise il trans Cosimo Andriani gettandolo in un burrone in Valle di Lanzo, il corpo senza vita  trovato su una strada della collina di Moncalieri. La procura indaga per omicidio poiché il cadavere  presenta lividi  al collo compatibili con lo strangolamento. Il corpo è stato notato da un passante. Andriani, conosciuto come Valentina,  fu ucciso il primo maggio 1995. Si prostituiva e morì a 32. I resti vennero scoperti solo nel 2007. Prinzi fu condannato a 22 anni. Sconto’ la pena fino allo scorso anno.

I cinque di Madison

Chi non ricorda il locale “Arnold’s”? Sì, proprio il bar/drive-in in cui si ritrovavano Richie Cunningham, Fonzie e gli altri giovani di Milwaukee della sit-com “Happy Days”, ambientata tra fine anni Cinquanta e primi anni Sessanta nel periodo del grande “Sogno Americano”, cresciuto tra le guerre di Corea e del Vietnam

 

 Lì era rappresentata in pieno l’”American Way of Life”, ispirata ai princìpi di vita, libertà e ricerca della felicità che hanno da sempre incarnato lo spirito di identità nazionale degli Stati Uniti. Quelli erano anche gli anni della consapevolezza dell’investimento nella rete autostradale, che avrebbe collegato tutti gli States in modo capillare ed efficace soprattutto tramite le Interstate Highways; tra queste la Interstate 94, che in Wisconsin aveva il suo tratto nevralgico tra Milwaukee e la capitale Madison. Tra queste due città la vita musicale era viva e in pieno fulgore, con tante bands che si dividevano la scena nelle più diverse venues, fossero esse ricreative, sportive o universitarie. Tra 1963 e 1964 sorsero The Cannons, tipica band di una college town come Madison: Lee Larsen (V), Mike Keilhofer (chit), Peter Loeb (chit, sax), Jerry Cratsenberg (b) [poi sostituito da Jim Perkins], Mike Turk (batt), accomunati dall’ammirazione per Beatles e Rolling Stones e caratterizzati da affiatamento e da uno spiccato spirito di adattamento ai vari contesti musicali. Non a caso riuscivano con naturalezza ad esibirsi a frat parties (soprattutto University of Wisconsin), così come ad high school proms o in teen clubs, adattando il mood con elasticità ad ogni situazione contingente. I risultati dovettero essere molto buoni, tanto che portarono The Cannons ad aprire concerti anche di gruppi affermati, quali The Kingsmen e The Beach Boys. L’esordio a livello manageriale fu home-made, poiché se ne occupava il bassista Cratsenberg; alla sua uscita (arruolato nell’esercito), il gruppo passò sotto l’ala degli agenti Ken Adamany e (successivamente) Gary Van Zeeland. Il raggio di azione della band si ampliò da Madison fino al nord Illinois, ma anche in Minnesota e Iowa, dove i gigs si moltiplicarono in parecchi adult clubs e parlors. Non mancarono anche le occasioni di misurarsi nelle arcinote “Battle of the Bands”, con affermazioni soprattutto a livello locale in Wisconsin e Minnesota.

 

L’evolversi degli eventi portò inesorabilmente all’ingresso in sala di registrazione, dapprima per una raccolta di covers (mai pubblicata per problemi con intermediari poco trasparenti), poi per l’incisione dell’unico 45 giri di brani originali, che probabilmente uscì nei primi mesi del 1967: “Day To Day (Days Go By)” [Larsen – Keilhofer] (J-1312; side B: “Love, Little Girl”), inciso presso i Cuca Records Studios di Mount Horeb, con etichetta Night Owl del gruppo Cuca Records di James Kirchstein; l’influenza dei Beatles è ancora evidente ed il suono ha caratteristiche già in parte superate dagli eventi, se si pensa che ormai l’ondata psichedelica in quei mesi era in piena affermazione. Dopo l’incisione del 45 giri, la vita e l’attività della band subirono presto un forte rallentamento, a dispetto delle attese dei produttori del disco; è probabile che (come in molti altri casi di bands coeve) The Cannons avessero compreso che il clima musicale si era trasformato, con soluzioni acustiche che facevano apparire il sound del garage tradizionale quasi vecchio di decenni e non più accattivante. Con l’uscita di Peter Loeb, prossimo al matrimonio e all’ingresso alla University of Michigan, The Cannons persero motivazione e stimoli, fino allo scioglimento che probabilmente si realizzò entro la primavera del 1968.

 

 

Gian Marchisio

 

Prima edizione di Nervi in Giallo dedicata allo scrittore svizzero Friedrich Glauser

Si è conclusa a Genova Nervi l’8 dicembre, presso l’albergo Ariston, la presentazione di “Nervi in Giallo” dedicata allo scrittore giallista  Friedrich Glauser. Un evento realizzato da Solstizio d’Estate Onlus assieme all’associazione genovese Lameladivetro e alla città di Genova Nervi

 

Relatori:  Tommaso Lo Russo, il presidente de Lameladivetro Franco Andreoni, Stefania Lorusso de Lameladivetro, il farmacista Massimo Beviglia Canè che ha illustrato “Sofferenza  spirituale e farmacologia – il caso Glauser” con accenni al libro autobiografico dello scrittore Morphium, la giornalista Majela Barragan, la storica Marcella Rossi Patrone, il presidente del municipio di Nervi Francesco Antonio Carleo, l’architetto Alessandro Casareto che ha trattato “Il Cabaret Voltaire, Friedrich Glauser e la nascita del Dadaismo”, movimento culturale che pone le basi del Surrealismo di cui ad Alba, in Fondazione Ferrero, è in corso la mostra “Dal Nulla al Sogno”.  Qualche notizia per spiegare il perché della scelta di Genova Nervi. La prima è che il giallista svizzero vi morì 80 anni fa ( 8 dicembre 1938), a villa Goggi, la seconda è che il rapporto fra l’Associazione Solstizio d’Estate e Lameladivetro ha compiuto 11 anni di intensa attività. Un legame consolidato, indissolubile, come non lo sono molti matrimoni. Per certi versi, un legame forte come quello fra Il Piemonte e la Liguria, non solo geografico, ma di assonanza di idee e di cultura che ha anche portato allo scambio di prodotti attraverso una delle tante vie del sale che congiungevano le due regioni e ne ha determinato la nascita della ricetta emblema del Piemonte: la Bagna Caöda. Torniamo a Glauser; secondo Leonardo Sciascia  può ricordare il Simenon di Maigret (che gli è vicino nel tempo); ma, come aggiungeva lo scrittore siciliano, ha ispirato molto Friedrich Dürrenmatt. Sappiamo con certezza che è stato un grande narratore di storie poliziesche, lucido, sottile, affascinante, con una vita  disordinata, inquieta, allucinata, che ha adottato un genere poliziesco tutto suo, per certi versi contraddittorio da apparire una incongruenza, ma è una contraddizione che ci riporta a colui che è stato il padre del poliziesco: Edgar Allan Poe. Diceva Friedrich Glauser “Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l’unico mezzo per diffondere idee ragionevoli”. Non sappiamo se lui davvero scrivesse racconti polizieschi per diffondere idee ragionevoli, ma di sicuro la passione dei gialli, thriller e noir è particolarmente diffusa in Italia e all’estero, tanto che  le statistiche sui libri letti registrano questo filone fra letture di maggior interesse, posizionandosi prima del romanzo rosa. Friedrich Glauser (1896-1938), ebbe una vita dolorosa, ribelle e travagliata (soggiorni in ospedali e manicomi, la Legione straniera, carcere ) e una  produzione letteraria tuttavia intensa, tra cui i polizieschi “Il tè delle tre vecchie signore” (1985), “Il sergente Studer” (1986), “Krock & Co”. (1987), “Il regno di Matto” (1988), “Il Cinese” (1988), “I primi casi del sergente Studer” (1989) ,e inoltre, “Gourrama” (1990), “Dada, Ascona e altri ricordi” (1991), “Oltre il muro” (1993), “Morfina” (1995) e “La negromante di Endor” (1999). A Genova Nervi anche la presentazione delle attività per il 2019 di Solstizio d’Estate Onlus, assieme all’associazione genovese Lameladivetro, particolarmente intense sia in Italia che all’estero, Usa compresi e la conclusione di un nuovo appuntamento per Nervi in Giallo; un piccolo seme gettato nella terra e nel mare che produrrà tanti frutti. Se il mondo del crimine diventa una chiave di lettura per  rappresentare, in forma narrativa, il nostro presente, talvolta la realtà supera la finzione e Il giallo diventa una finestra sulla realtà.

“Lo giuro!” per 22 ufficiali

Ventidue ufficiali appartenenti al 31° corso della Riserva Selezionata hanno pronunciato venerdì la formula del giuramento dinanzi alla Bandiera del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, decorata di medaglia d’argento al Valore Militare. La

cerimonia si è svolta nella suggestiva cornice del Salone delle Armi di Palazzo Arsenale per l’occasione gremita di familiari, amici e da personale dell’Istituto di studi militari. Il Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, rivolgendosi ai presenti  ha sottolineato: “La fedeltà al giuramento non deve essere provata solo nei momenti gravi o di pericolo, ma è una testimonianza che viene onorata silenziosamente nelle attività quotidiane, agendo con onestà e lealtà”.  Obiettivo del corso è stato fornire ai frequentatori gli strumenti di base per un proficuo inserimento nella realtà dell’Esercito, in previsione di un loro futuro impiego in contesti operativi nazionali e internazionali. In possesso di una professionalità di peculiare interesse per l’Esercito, il personale della Riserva Selezionata ha seguito un ciclo formativo di cinque settimane che ha previsto studi teorici ed esercitazioni pratiche. Il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito presiede alla formazione di base e avanzata del personale appartenente ai diversi ruoli e categorie della Forza Armata. Ha alle proprie dipendenze l’Accademia Militare di Modena, la Scuola Sottufficiali dell’Esercito di Viterbo, le Scuole militari “Nunziatella” di Napoli e “Teuliè” di Milano, la Scuola Lingue Estere dell’Esercito di Perugia, l’80° Reggimento Addestramento Volontari “ROMA” di Cassino ed il Centro Studi Post Conflict Operations di Torino, quest’ultimo preposto allo studio, alla ricerca e alla formazione di personale militare e civile, nazionale ed internazionale, nei settori della ricostruzione e stabilizzazione.

cs

Nevicate sul Piemonte anche in pianura

Fiocchi di neve in arrivo su tutta la regione sui monti e a quote basse. Sono previste deboli nevicate domenica mattina a partire dalle Alpi Nordoccidentali. L’Arpa-Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale segnala dal pomeriggio possibili  precipitazioni nevose su tutto il Piemonte, in particolare tra Astigiano e Alessandrino, sull’Appennino e sui rilievi sudoccidentali. Previsti venti deboli o localmente moderati.

 

(foto archivio IL TORINESE)

“Torino preziosa” si fa in tre

Precious Turin” e “Turin Précieux

Torino preziosa” si fa in tre: la guida storica alle curiosità del capoluogo piemontese, opera dell’antropologo Massimo Centini ed edita da Yume Edizioni, è da oggi disponibile anche in inglese francese. “Precious Turin” e “Turin Précieux” sottolineano l’anima cosmopolita di questo libro pensato per il cittadino torinese che vuole scoprire angoli nuovi della città, ma anche per il turista che si affaccia per la prima volta nella capitale sabauda e vuole andare oltre le basilari informazioni turistiche. Grazie a Massimo Centini, rinascono le storie degli aliscafi sul Po, dei cowboys in piazza d’Armi, dei luoghi di perdizione e della funicolare, in un mix di vicende e personaggi interessanti.
 I tre libri sono disponibili sullo shop online Yume Edizioni all’indirizzo http://shop.yumebook.it/ 

Mondiali in vasca corta, Alessandro Miressi bronzo con la 4×50 stile libero

Medaglia di bronzo e record italiano. Ottima 4×50 stile libero italiana ai Mondiali in vasca corta di Hangzhou, sul terzo gradino del podio in 1’22”90 alle spalle di Stati Uniti (record del mondo in 1’21”80) e Russia (1’22”22). Nel quartetto azzurro anche Alessandro Miressi (Fiamme Oro/Centro Nuoto Torino), protagonista in ultima frazione con un notevole 20”62. Si tratta della miglior prestazione lanciata di sempre per il ventenne torinese, che ha chiuso nel migliore dei modi la staffetta aperta da Santo Condorelli (21”27) e proseguita con Andrea Vergani (20”44) e Lorenzo Zazzeri (20”57). I quattro (miglior tempo al termine della qualifiche del mattino) hanno stabilito il nuovo primato nazionale, migliorando l’1’23″37 nuotato esattamente dieci anni fa da Calvi, Orsi, Nalesso e Magnini agli Europei in vasca corta di Fiume, manifestazione nella quale era ancora permesso l’utilizzo dei costumi in gomma oggi vietati. Una gara in rimonta per la staffetta veloce italiana, sesta dopo la prima frazione, poi quarta a metà gara, quindi terza a cinquanta metri dalla conclusione. Perfetti gli azzurri nel recupero, nonostante la difficoltà aggiuntiva di “nuotare nelle onde” di Stati Uniti e Russia.

Di seguito i commenti degli azzurri, tratte dal sito FIN

“Siamo andati tutti forti nonostante qualche problema allo stacco – spiega Miressi, tesserato per Fiamme Oro e CN Torino, allenato da Antonio Satta e campione europeo in vasca lunga nei 100 stile – direi che è andata comunque benissimo”. “Quando si scende sotto l’1”23 vuol dire che sono tempi da grande nazione – prosegue Zazzeri, tesserato per Esercito e FlorentiaNuotoClub e seguito da Fabrizio Verniani – siamo stati all’altezza dei migliori del mondo: veloci e molto compatti”. “Noi siamo partiti pensando di batterli tutti – continua Vergani, tesserato per Carabinieri e Nuotatori Milanesi, allenato da Gianluca Caspani e bronzo continentale a Glasgow – il bronzo va più che bene, ovviamente”. “Sono molto eccitato, questa è la mia prima medaglia con l’Italia – chiude l’italocanadese Condorelli, tesserato per Unicusano Aurelia Nuoto e preparato dal tecnico federale Claudio Rossetto – è un punto di partenza perché questa staffetta può crescere ancora tanto. Sapevo che il record poteva essere battuto”.

Ottava posizione per Erica Musso (Fiamme Oro) nella finale dei 400 stile libero, con il tempo di 4’03”61.

Le batterie del mattino e i link per seguire l’evento su https://www.federnuoto.piemonte.it/finpiemonte/home_new/appro_new.asp?id_info=20181214085230&area=1&menu=agonismo&read=nuoto