redazione il torinese

I carabinieri contro le truffe agli anziani

Recenti episodi di truffe e furti verificatisi nella pianura dello Scrivia e che hanno avuto quali vittime persone anziane o sole, hanno indotto i Carabinieri della Compagnia di Tortona a incrementare ulteriormente il dispositivo di controllo del territorio anche attraverso particolari servizi di osservazione e controllo svolti da militari in abiti borghesi

Nell’ambito di questi particolari servizi, i Carabinieri della Stazione di Sale nella mattinata di giovedì 17 gennaio, sono intervenuti tempestivamente in quella piazza Garibaldi dove era stata segnalata la presenza di un furgone bianco con a bordo un soggetto italiano che tentava di vendere delle cassette di frutta ai passanti. L’uomo agiva in maniera molesta e insistente, cercando, una volta individuate le sue vittime tra le persone più “fragili”, per lo più persone anziane, di indurle ad acquistare della frutta contro la loro volontà utilizzando perciò metodi invasivi ed arroganti, al limite della violenza psicologica e della minaccia.In un caso l’uomo, è riuscito a rifilare due cassette di frutta ad un anziano pensionato di 91 anni, abitante a Sale, il quale è stato “costretto” a ricevere contro la sua volontà la merce ed a pagarla. Durante la discussione, il pensionato ha estratto il portafogli per pagare la frutta e liberarsi della presenza ingombrante del venditore che, in realtà, aveva altre intenzioni e, approfittando della condizione di minore difesa dell’anziano, gli ha sfilato dal portafoglio 100 euro per poi allontanarsi, velocemente, con il furgone. La vittima ha tentato di reagire e, gridando, ha attirato l’attenzione di alcuni passanti e della pattuglia di Carabinieri che era nei pressi. I militari hanno soccorso l’anziano, raccolto la sommaria testimonianza dei fatti e l’indicazione della via di fuga intrapresa dal ladro ponendosi immediatamente sulle sue tracce. Dopo breve inseguimento il furgone bianco Fiat Doblò è stato intercettato e bloccato dai militari. Alla guida un giovane pluripregiudicato di anni 28, di origine napoletana, che non ha opposto resistenza. La perquisizione personale ha portato alla luce le due banconote da 50 euro asportate all’anziano. L’uomo è stato immediatamente dichiarato in arresto per furto con strappo aggravato dall’aver agito nei confronti di persona anziana e condotto nelle camere di sicurezza della Caserma in attesa del rito direttissimo.

Massimo Iaretti

Conoscere i vini con Go Wine

Al Ristorante Sol Levante Fusion di Via Nizza 1 

Informiamo che Go Wine promuove in Torino, presso il Ristorante Sol Levante Fusion di Via Nizza 1 (sollevantetorino.it), a partire da fine gennaio, un nuovo corso di degustazione base dedicato alla conoscenza e alla degustazione del vino. Il corso si sviluppa in cinque serate e avrà inizio martedì 29 gennaio: si propone di sviluppare il rapporto tra vitigno-vite-territorio, con un messaggio di carattere divulgativo che possa fornire nozioni utili anche per riconoscere e valutare le diverse tipologie di vino. Nel corso di ogni appuntamento si potranno degustare 5 tipologie di vini a seconda del tema trattato: protagonisti delle serate vini bianchi, vini rossi, grandi rossi italiani (alla presenza di un produttore) e vini da meditazione. Il costo di partecipazione è di euro 150,00 e comprende, oltre al corso con tutte le lezioni e le degustazioni, l’iscrizione all’Associazione Go Wine valevole fino al 31 dicembre 2019, 6 bicchieri da degustazione mod. Carrè ed il volume “Cantine d’Italia”.

Di seguito il programma generale del corso

Prima serata: martedì 29 gennaio 2019 ore 20.30
INTRODUZIONE ALLA DEGUSTAZIONE 

Seconda serata: martedì 5 febbraio 2019 ore 20.30
IL RAPPORTO VITIGNO–VINO–TERRITORIO; VINI BIANCHI

Terza serata: martedì 12 febbraio 2019 ore 20.30
IL LAVORO IN VIGNA; VINI ROSSI 

Quarta serata: martedì 19 febbraio 2019 ore 20.30 
IL LAVORO IN CANTINA; GRANDI ROSSI ITALIANI; INCONTRO CON UN PRODUTTORE

Quinta serata: martedì 26 febbraio 2019 ore 20.30 
IL TURISMO DEL VINO; VINI DA MEDITAZIONE

Per informazioni e iscrizioni:
Associazione Go Wine – Ufficio Corsi – tel. 0173 364631 – fax 0173 361147
ufficio.corsi@gowinet.it – www.gowinet.it

Regina Margherita, Tronzano: “materno-infantile e pediatria perdono identità”

“Cercheremo di aiutare la riflessione, come è giusto che avvenga in un confronto politico su un tema strategico”

Andrea Tronzano, vicepresidente del gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, interviene nuovamente sul futuro dell’ospedale Regina Margherita: “confermo che ad oggi il materno infantile, la pediatria perdono la loro identità. Gli atti progettuali parlano più di mille loro parole e addirittura appelli alla comunità scientifica. La petizione (avviata online dallo stesso Tronzano – ndr) ha dato la stura a un problema serio, vero, sentito e ha avuto un merito: solleva un problema di fondo, culturale che parte dall’assunto che i bambini non sono adulti in miniatura e necessitano pertanto di una progettualità strutturale e funzionale specifica e mirata, che tenga anche conto dei genitori. Pare che non per tutti sia così! Cercheremo di aiutare la riflessione, come è giusto che avvenga in un confronto politico su un tema strategico.”

Regina Margherita, Tronzano: "materno-infantile e pediatria perdono identità"

“Cercheremo di aiutare la riflessione, come è giusto che avvenga in un confronto politico su un tema strategico”

Andrea Tronzano, vicepresidente del gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, interviene nuovamente sul futuro dell’ospedale Regina Margherita: “confermo che ad oggi il materno infantile, la pediatria perdono la loro identità. Gli atti progettuali parlano più di mille loro parole e addirittura appelli alla comunità scientifica. La petizione (avviata online dallo stesso Tronzano – ndr) ha dato la stura a un problema serio, vero, sentito e ha avuto un merito: solleva un problema di fondo, culturale che parte dall’assunto che i bambini non sono adulti in miniatura e necessitano pertanto di una progettualità strutturale e funzionale specifica e mirata, che tenga anche conto dei genitori. Pare che non per tutti sia così! Cercheremo di aiutare la riflessione, come è giusto che avvenga in un confronto politico su un tema strategico.”

Saragat, un torinese europeo

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Lunedì 21 gennaio alle ore 18, al Centro “Pannunzio” in via Maria Vittoria 35H, Danilo De Masi, Enrico Morbelli,Pier Franco Quaglieni, Piero Craveri e Valter Vecellio parleranno di “Giuseppe Saragat socialista torinese e statista europeo”. Presiede Salvatore Vullo. Nato a Torino nel 1898, e’ stato uno dei più prestigiosi leader socialisti italiani. Antifascista della prima ora a Torino a fianco di Matteotti e Turati, fu esule a Vienna e a Parigi. Rientrato in Italia dopo la caduta del fascismo, venne arrestato e imprigionato insieme a Sandro Pertini, riuscendo ad evadere da “Regina Coeli”. Fu Presidente dell’Assemblea Costituente nel 1946 , Ambasciatore d’Italia a Parigi, più volte vice presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri.Fu eletto Presidente della Repubblica nel 1964 e rimase in carica fino al 1971. Mori’ a Roma nel 1988. L’evento si tiene a trent’anni dalla morte e cento vent’anni dalla nascita dello statista torinese.

Tendine viola ed effetti fluo

In Arizona c’erano vari modi per dare nell’occhio negli anni Sessanta: vestiti dai colori sgargianti, look anticonformisti, comportamenti iconoclastici, frequentazioni insolite

 A Phoenix c’era chi ricorreva a “mezzi non convenzionali”, talvolta gironzolando per la città a bordo di un’autofunebre Cadillac del 1949 con le tendine di velluto viola: era la band George Washington Bridge (nota anche come GWB o The Bridge). Il gruppo sorse nel 1965 sulle ceneri dei The Exceptions e nei ranghi annoverava il solo Dwayne Witten (V, batt) tra i membri originari della band precedente; si aggiunsero subito dopo Mike Winn (V), Sam Ganem (chit), “Pud” Gaffney (chit) e Steve Thomas (b). Le cover dei gruppi della British Invasion (in primis Beatles, Rolling Stones, Animals, Them e Kinks) era il repertorio prediletto della prima fase musicale della band; dance clubs (sia adult che teen), feste universitarie, pool parties erano gli scenari più consueti dove “farsi le ossa” rapidamente e con calendari di gigs piuttosto serrati. Frequenti erano le occasioni di esibizione al Jack Curtis’ Club di Phoenix, gestito da quel Jack Curtis fondatore dell’etichetta Mascot records, punto di riferimento di svariate band dell’Arizona soprattutto tra 1965 e 1967. Le capacità di adattamento della band alle più diverse declinazioni musicali in voga all’epoca consentirono ai George Washington Bridge di modellare il proprio stile a partire dal garage rock classico fino alle soluzioni più audaci dello psichedelico; quest’ultimo era integrato e rafforzato nei concerti da suggestivi light shows con luci stroboscopiche o con effetti di colori fluorescenti su sfondi neri, che coinvolgevano soprattutto i movimenti del batterista. Il carattere fluo-style delle esibizioni non passò inosservato e consentì alla band di affiancare in più occasioni altri gruppi locali di livello, tra cui The Spiders e The Nazz (le bands di esordio di Alice Cooper), The Twentieth Century Zoo, The Superfine Dandelions e i P-Nut Butter. E’ da rilevare soprattutto il fatto che i George Washington Bridge furono opening act in svariati concerti nell’area di Phoenix di gruppi del calibro di Buffalo Springfield, Beau Brummels, Beach Boys, Music Machine e Country Joe & The Fish. Nel 1967 la band incise l’unico 45 giri: “Butterball” [Ganem – Winn – Witten] (M-120; side B: “Train Ride” [Ganem – Winn]), inciso sotto la supervisione di Jack Curtis con etichetta Mascot records. Dall’uscita del singolo la vena psichedelica della band venne aumentando e si definì del tutto dal giugno 1968, allorquando “Pud” Gaffney venne sostituito da Alex Walter (org); nelle successive esibizioni veniva lasciato spazio a lunghi percorsi strumentali, in cui Walter era in grado di sfruttare le potenzialità dell’Hammond B-3 (nonostante le difficoltà di trasporto causate dalla stazza dello strumento) a due altoparlanti Leslie. Nella formazione definitiva con Alex Walter i George Washington Bridge (nome che in quel tempo mutava sovente in “The Bridge”) fecero comparsa nello show locale di Phoenix per teenagers “The Indispensables” nel novembre 1968, dove eseguirono l’originale Good Morning, Happy (di cui è rimasto il riversamento dall’acetato originale); di altri brani originali non restano attualmente che dozzinali registrazioni “home made” realizzate probabilmente nella seconda metà del 1968, fuori commercio. La band cercò tra fine 1968 ed inizio 1969 una nuova veste musicale e stilistica, mutando il nome in “Trigger”; tuttavia continui dissidi interni e insanabili differenze su futuribili progetti portarono rapidamente allo scioglimento definitivo, realizzatosi nel marzo 1969.

 

Gian Marchisio

 

 

Ecco “e.DO” la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».

Ecco "e.DO" la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».

Il “Giorno della Memoria” per la Fondazione Bottari Lattes

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Allo Spazio Don Chisciotte di Torino una mostra di Mario Lattes sulla Shoah e la presentazione di un progetto degli studenti del Liceo “Gioberti”

E’ un doppio appuntamento, quello con cui la Fondazione Bottari Lattes – in occasione del “Giorno della Memoria”, celebrata il 27 gennaio di ogni anno – intende ricordare giovedì prossimo 24 gennaio, presso lo Spazio Don Chisciotte di Torino tutte le vittime dell’Olocausto. A partire dalle ore 17,30 nei locali di via della Rocca 37/b (tel. 011/ 1977.1755), si terrà infatti l’inaugurazione della mostra “Mario Lattes. Non dimenticare”, che propone opere inedite (appartenenti alla Fondazione, nata nel 2009 a Monforte d’Alba, e agli eredi dell’eclettico artista torinese di origine ebraica e fra le figure di maggior spicco nel mondo artistico e culturale del secondo dopoguerra), seguita dalla presentazione al pubblico della ricerca “Non dimenticare” realizzata da un gruppo di studenti del subalpino Liceo Classico “Gioberti” e mirata a verificare le conseguenze che le famigerate leggi razziali del 1938 ebbero su alunni e docenti della scuola di via Sant’Ottavio (fra i più antichi Licei d’Italia), con un approfondimento particolare sulla storia personale dello stesso Mario Lattes. Ma vediamo nel dettaglio i due eventi.

Mostra “Mario Lattes. Non dimenticare

Inaugurata il prossimo giovedì 24 gennaio, alle ore 17,30 e in programma fino a sabato 23 febbraio (dal mart. al sab., ore 10,30/12,30 e 15/19), la selezionata rassegna propone alcuni – una quindicina in tutto – fra i più significativi lavori di Mario Lattes ( editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche acuto ideatore di prestigiose iniziative culturali, scomparso nel 2001 a Torino, dov’era nato nel 1923) dedicati alla cultura ebraica e alla tragedia inumana della Shoah, con immagini di potente, spesso drammatico, impatto visivo. Immagini come grovigli di segni e colori che raccontano inquietanti realtà confuse fra sogno e memoria, cristallizzate in cifre stilistiche a volte primordiali, mai ripetitive ma libere di affidarsi alle suggestioni di un incidere astratto così come alla vigorosa ridondanza di un visionario e fantastico espressionismo, tale da evocare – come s’è fatto – illustri discendenze da Gustave Moreau o da Odilon Redon fino al “pittore delle maschere”, il belga James Ensor. Ne sono chiara prova le opere esposte, che vanno da un intenso “Giro dei Serafin” del ’58 con quei rossi che scompigliano con forza inaspettata la trama narrativa e che ritroviamo, a quasi trent’anni di distanza, in quell’“Interno di Sinagoga”, olio su tela del 1987, anch’esso carico di inquiete atmosfere; per passare attraverso le pagine non meno turbanti di “Kaddish” e dei “Deportati”, entrambi del ’59, o della “Figura ebraica” a tempera su carta dell’’84. “Lattes – scriveva Marco Valloraè sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. E l’incontro è sempre di quelli impegnativi. Che ti inducono a mettere in gioco la forza spossante delle emozioni.

Progetto “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti

E all’inaugurazione della mostra di Lattes, seguirà la presentazione della ricerca, raccolta nel volume “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti“, che ha coinvolto trentadue studenti di classi diverse del “Gioberti”, guidati da quattro insegnanti. Alla base del lavoro, incontri con esperti, storici, testimoni e professionisti, nonché l’attento studio dei documenti conservati nell’Archivio storico del Liceo, nell’ “Archivio Terracini” della Comunità ebraica e nell’Archivio di Stato; il tutto alla ricerca dei professori e degli studenti che a causa delle leggi razziali furono allontanati dalla scuola o subirono conseguenze anche gravi, con un approfondimento sulla vicenda personale di Mario Lattes. Tante le storie che affiorano da fotografie, registri di classe, pagelle, lettere, telegrammi e verbali. Come quelle dei due professori sospesi mentre sono in servizio: Marco Levi, che ricopre vari incarichi di responsabilità all’interno della scuola, e Giuseppe Morpurgo, punto di riferimento culturale fuori e dentro l’Istituto. La ricerca studia anche la vita e le famiglie degli studenti definiti di “razza ebraica” a cui è stato impedito di continuare il liceo: oltre a Mario Lattes,  Alda Beer, Germana Colombo, Vera Debenedetti, Giuliana Diena, Gastone Guastalla, Lucia e Gabriella Morpurgo,

Giorgio Ovazza, Guido e Sergio Treves. Tra gli altri studenti colpiti in modo più o meno drammatico dalle leggi razziali ci sono Franco Foà, che pur continuando a frequentare il liceo in quegli anni ha preferito assumere il cognome della madre, Bernardi, per non destare sospetti, e Bruno Finzi il cui nome sul registro appare accompagnato dalla scritta in rosso “di razza ebraica”. La ricerca è riuscita anche a individuare le ripercussioni drammatiche delle leggi su alcuni studenti che avevano frequentato il “Gioberti” molti anni prima, come Enrico Anau, studente di I Classico nel 1901-02 a cui nel 1938 viene impedito l’esercizio della professione di medico, o Ugo Segre, studente di I Classico nel 1909-10, morto con il figlio Tullio ad Auschwitz. Ci sono poi le tre docenti sospese mentre prestano servizio in altre scuole, colpite dalle leggi razziali, con differenti conseguenze, a volte drammatiche, che arriveranno al “Gioberti” dopo la guerra e vi rimarranno a lungo, fino alla pensione: Lia Corinaldi, Giuliana Fiorentino Tedeschi e Giorgina Levi Arian.

La pubblicazione è reperibile online all’indirizzo web:

www.liceogioberti.gov.it/wp-content/uploads/2018/05/Non-dimenticare.pdf

g.m.

Foto

– Mario Lattes: “Senza titolo”, 1970
– Mario Lattes: “Interno di Sinagoga”, 1987
– Mario Lattes: “Kaddish”, 1959
– Liceo Gioberti: Classe IV B con la professoressa Arian Levi, 1955
– Liceo Gioberti: Telegramma riferito al professor Giuseppe Morpurgo

Il "Giorno della Memoria" per la Fondazione Bottari Lattes

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Allo Spazio Don Chisciotte di Torino una mostra di Mario Lattes sulla Shoah e la presentazione di un progetto degli studenti del Liceo “Gioberti”

E’ un doppio appuntamento, quello con cui la Fondazione Bottari Lattes – in occasione del “Giorno della Memoria”, celebrata il 27 gennaio di ogni anno – intende ricordare giovedì prossimo 24 gennaio, presso lo Spazio Don Chisciotte di Torino tutte le vittime dell’Olocausto. A partire dalle ore 17,30 nei locali di via della Rocca 37/b (tel. 011/ 1977.1755), si terrà infatti l’inaugurazione della mostra “Mario Lattes. Non dimenticare”, che propone opere inedite (appartenenti alla Fondazione, nata nel 2009 a Monforte d’Alba, e agli eredi dell’eclettico artista torinese di origine ebraica e fra le figure di maggior spicco nel mondo artistico e culturale del secondo dopoguerra), seguita dalla presentazione al pubblico della ricerca “Non dimenticare” realizzata da un gruppo di studenti del subalpino Liceo Classico “Gioberti” e mirata a verificare le conseguenze che le famigerate leggi razziali del 1938 ebbero su alunni e docenti della scuola di via Sant’Ottavio (fra i più antichi Licei d’Italia), con un approfondimento particolare sulla storia personale dello stesso Mario Lattes. Ma vediamo nel dettaglio i due eventi.
Mostra “Mario Lattes. Non dimenticare
Inaugurata il prossimo giovedì 24 gennaio, alle ore 17,30 e in programma fino a sabato 23 febbraio (dal mart. al sab., ore 10,30/12,30 e 15/19), la selezionata rassegna propone alcuni – una quindicina in tutto – fra i più significativi lavori di Mario Lattes ( editore, pittore, incisore e scrittore, ma anche acuto ideatore di prestigiose iniziative culturali, scomparso nel 2001 a Torino, dov’era nato nel 1923) dedicati alla cultura ebraica e alla tragedia inumana della Shoah, con immagini di potente, spesso drammatico, impatto visivo. Immagini come grovigli di segni e colori che raccontano inquietanti realtà confuse fra sogno e memoria, cristallizzate in cifre stilistiche a volte primordiali, mai ripetitive ma libere di affidarsi alle suggestioni di un incidere astratto così come alla vigorosa ridondanza di un visionario e fantastico espressionismo, tale da evocare – come s’è fatto – illustri discendenze da Gustave Moreau o da Odilon Redon fino al “pittore delle maschere”, il belga James Ensor. Ne sono chiara prova le opere esposte, che vanno da un intenso “Giro dei Serafin” del ’58 con quei rossi che scompigliano con forza inaspettata la trama narrativa e che ritroviamo, a quasi trent’anni di distanza, in quell’“Interno di Sinagoga”, olio su tela del 1987, anch’esso carico di inquiete atmosfere; per passare attraverso le pagine non meno turbanti di “Kaddish” e dei “Deportati”, entrambi del ’59, o della “Figura ebraica” a tempera su carta dell’’84. “Lattes – scriveva Marco Valloraè sempre là dove non te lo attendi, anche tecnicamente”. E l’incontro è sempre di quelli impegnativi. Che ti inducono a mettere in gioco la forza spossante delle emozioni.
Progetto “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti

E all’inaugurazione della mostra di Lattes, seguirà la presentazione della ricerca, raccolta nel volume “Non dimenticare. Le conseguenze delle leggi razziali del 1938 al Liceo Gioberti“, che ha coinvolto trentadue studenti di classi diverse del “Gioberti”, guidati da quattro insegnanti. Alla base del lavoro, incontri con esperti, storici, testimoni e professionisti, nonché l’attento studio dei documenti conservati nell’Archivio storico del Liceo, nell’ “Archivio Terracini” della Comunità ebraica e nell’Archivio di Stato; il tutto alla ricerca dei professori e degli studenti che a causa delle leggi razziali furono allontanati dalla scuola o subirono conseguenze anche gravi, con un approfondimento sulla vicenda personale di Mario Lattes. Tante le storie che affiorano da fotografie, registri di classe, pagelle, lettere, telegrammi e verbali. Come quelle dei due professori sospesi mentre sono in servizio: Marco Levi, che ricopre vari incarichi di responsabilità all’interno della scuola, e Giuseppe Morpurgo, punto di riferimento culturale fuori e dentro l’Istituto. La ricerca studia anche la vita e le famiglie degli studenti definiti di “razza ebraica” a cui è stato impedito di continuare il liceo: oltre a Mario Lattes,  Alda Beer, Germana Colombo, Vera Debenedetti, Giuliana Diena, Gastone Guastalla, Lucia e Gabriella Morpurgo,

Giorgio Ovazza, Guido e Sergio Treves. Tra gli altri studenti colpiti in modo più o meno drammatico dalle leggi razziali ci sono Franco Foà, che pur continuando a frequentare il liceo in quegli anni ha preferito assumere il cognome della madre, Bernardi, per non destare sospetti, e Bruno Finzi il cui nome sul registro appare accompagnato dalla scritta in rosso “di razza ebraica”. La ricerca è riuscita anche a individuare le ripercussioni drammatiche delle leggi su alcuni studenti che avevano frequentato il “Gioberti” molti anni prima, come Enrico Anau, studente di I Classico nel 1901-02 a cui nel 1938 viene impedito l’esercizio della professione di medico, o Ugo Segre, studente di I Classico nel 1909-10, morto con il figlio Tullio ad Auschwitz. Ci sono poi le tre docenti sospese mentre prestano servizio in altre scuole, colpite dalle leggi razziali, con differenti conseguenze, a volte drammatiche, che arriveranno al “Gioberti” dopo la guerra e vi rimarranno a lungo, fino alla pensione: Lia Corinaldi, Giuliana Fiorentino Tedeschi e Giorgina Levi Arian.
La pubblicazione è reperibile online all’indirizzo web:
www.liceogioberti.gov.it/wp-content/uploads/2018/05/Non-dimenticare.pdf

g.m.

Foto

– Mario Lattes: “Senza titolo”, 1970
– Mario Lattes: “Interno di Sinagoga”, 1987
– Mario Lattes: “Kaddish”, 1959
– Liceo Gioberti: Classe IV B con la professoressa Arian Levi, 1955
– Liceo Gioberti: Telegramma riferito al professor Giuseppe Morpurgo