Un afflusso medio di 2.700 persone al giorno
Successo strepitoso per ‘Monet’, la mostra allestita dal 2 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. L’esposizione supererà i 300 mila visitatori, come confermano gli organizzatori. La mostra, infatti, ha già raggiunto i 299.434 visitatori, con un afflusso medio di 2.700 persone al giorno. A San Valentino, domenica, la chiusura.
Si tratta della mostra più visitata d’Italia. “Ma al di là dei numeri – ha detto all’Ansa la presidente di
Fondazione Torino Musei, Patrizia Asproni – quello che fa piacere è il gradimento manifestato dai visitatori. Un pubblico tanto competente quanto paziente. In cambio di un’offerta di qualità è stato disposto a fare qualche minuto di coda. Ma ha apprezzato l’offerta di Torino, che si conferma un modello pubblico-privato unico in Italia nel modo di proporre cultura”.
“TU PORTI LU O LUI PORTA TE !?”
Io consiglio l’utilizzo del trasportino a tutti i proprietari, perché cosi tuteliamo il benessere del nostro cane, colui che in determinate situazioni va molto in tensione e quindi assume degli atteggiamenti che abitualmente non utilizza, atteggiamenti che poi portano a problemi comportamentali più o meno gravi ed il recupero si fa lungo.
Tanti clienti, quando lo propongo, la prima cosa che dicono è: “Poverino!”, però con il suo utilizzo possiamo ottenere un risultato migliore sul cane iperattivo, incontrollabile, e problematico, sia per tempistica che per qualità. Oltre che tana, può diventare anche un ottimo metodo come punizione, senza alzare la voce, usare la violenza o ancora peggio, in alcuni casi, dare bocconi per calmare il caos.
Se i tratti originari del Pd sono cambiati in profondità dopo l’avvento di Renzi alla segreteria nazionale, è abbastanza evidente che tutte le varie componenti che affollano attualmente il partito devono cambiare il loro modo d’essere. Certo, tutti i segretari sono pro tempore al vertice nel partito. Ma sarebbe curioso se la presenza nel partito rimanesse uguale a quella che si è vissuta sino alle stagioni che hanno preceduto l’arrivo di Renzi alla segreteria
Rese celebri nel mondo le caffettiere “made in Italy”
guerra mondiale fece ritorno sul lago d’Orta dove, nel 1919, aprì una sua fonderia a Crusinallo di Omegna: la “Alfonso Bialetti & C. – Fonderia in Conchiglia”. Il 1933 fu l’anno dell’invenzione dell’apparecchio che rivoluzionò totalmente il metodo della preparazione del caffè, soppiantando le tradizionali “napoletane”: la moka. Nel 1946,il figlio Renato prese le redini dell’azienda e con una efficace strategia aziendale, valorizzò l’invenzione del padre avviando la produzione su scala industriale delle caffettiere. Ma fu soprattutto la pubblicità a imprimere una svolta.
Bialetti, creata da Paul Campani ( che inventò, per la pubblicità , anche Toto e Tata e il famoso “Miguel” del Merendero). Da allora la moka si diffuse rapidamente in tutto il mondo, e la sua produzione raggiunse oltre un milione di pezzi l’anno. Nel 1986 Bialetti cedette l’azienda che portava il suo nome alla Faema e, successivamente, alla famiglia Ranzoni di Brescia. Nel 2013 tornò nella città sul lago d’Orta in occasione delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Moka, diventata un oggetto simbolo dell’innovazione e del design italiano, un’icona mondiale, tanto da essere esposta come un’opera d’arte al Moma di New York e alla Triennale di Milano.
Anche quest’anno Senior Italia FederAnziani, attraverso il suo Centro Studi SIC Sanità in Cifre, ha messo sotto la lente d’ingrandimento i numeri della Sanità italiana. In ambito generale si è visto che crescono popolazione e indice di vecchiaia, numero di ricette e consumo dei farmaci per diverse patologie (ipertensione, diabete, depressione, colesterolo); in lieve calo le prestazioni specialistiche (-62.675.000). Sfonda i 110 euro ogni anno la spesa dei cittadini per l’acquisto di farmaci. Sono alcuni degli elementi salienti del Compendio SIC Sanità in Cifre 2014 che apre una finestra, nella Giornata Mondiale del Cancro, anche sulle patologie oncologiche
I CONTROLLI SARANNO INTENSIFICATI


Sull’altura del Cortavolo, tra le balze e i boschi di castagno, hanno combattuto a viso aperto e sono caduti uomini con idee politiche diverse e di diversa estrazione sociale. Erano animati da un desiderio che li accomunava: dar vita ad un progetto di riscatto della dignità nazionale
Cortavolo, tra le balze e i boschi di castagno, hanno combattuto a viso aperto e sono caduti uomini con idee politiche diverse e di diversa estrazione sociale. Erano animati da un desiderio che li accomunava: dar vita ad un progetto di riscatto della dignità nazionale. Un progetto che passava attraverso la Resistenza al fascismo ed il bisogno di riconquistare il bene più prezioso e per troppo tempo negato: la libertà. Libertà di costruire una democrazia nuova, di sviluppare un progetto di società più giusta, di coltivare un’idea di paese che non fosse più “ammanettato” dalla tirannide. Il segno indelebile di quella tragica vicenda è racchiuso lì. Ed è un segno che non si usura col tempo.
Non diventa opaco, non sbiadisce. Le storie del “Capitano” e dei suoi undici compagni di resistenza ci parlano ancora oggi, a distanza di decenni, perché furono capaci di mettersi in gioco, e di perdere la propria vita, per difendere l’ideale di libertà e di giustizia persi nell’oscurità della seconda guerra mondiale. Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte estreme, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto. Megolo parla ancora perché oggigiorno quel bisogno di unità ( nella responsabilità), di cambiamento ( democratico, inclusivo), di giustizia ( sociale, economica ) e d’uguaglianza ( nelle opportunità, davanti alle regole di tutti e per tutti) è terribilmente attuale. Il nostro paese – prescindendo dalle opinioni , dalle fedi politiche e dai credi diversi – ha bisogno di questo. E il dovere della memoria può aiutare a trovare le parole, i gesti e le giuste azioni per provare – una volta di più – a rendere migliore e più giusta quest’Italia.