
Il Movimento ha elaborato una riflessione, che desidera mettere in comune con tutte le realtà interessate.
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Noi siamo con le vittime dello Sri Lanka
A distanza di giorni dall’orrenda strage, tutt’altro che chiaro è quale sia la regia che ha diretto questo crimine, e pressoché impossibile riunire le tessere del mosaico affinché mostrino un disegno coerente. Quel che si deve intendere è che si è voluto lanciare un messaggio sui corpi straziati dei cristiani riuniti in preghiera nel giorno di Pasqua; che ciò è accaduto in un Paese a grande maggioranza buddhista, il quale anzi storicamente ha avuto un ruolo decisivo nella diffusione del Dharma, tant’è che vi fu messo per iscritto il Canone Pali, che è alla base di ogni tradizione che si richiami al Buddha; poi bisogna ricordare che tale Paese è reduce da una feroce guerra civile che in anni ancora recenti ha contrapposto la maggioranza singalese, di religione buddhista, alla minoranza Tamil, di religione hindu; infine si tratta di sapere che nell’ultimo periodo si sono acuite le tensioni tra la maggioranza buddhista, nella quale affiorano tendenze fortemente identitarie, e le minoranze islamica e cristiana; mentre contemporaneamente si è aperta una grave crisi politica, che lascia intendere contrasti tra diversi gruppi di potere; e tutto ciò in un contesto geopolitico in cui lo Sri Lanka potrebbe avere un ruolo non irrilevante nella competizione tra Cina e India per il controllo dell’Oceano Indiano. Citiamo per ultima l’Isis, a cui viene oggi attribuita la diretta responsabilità dell’eccidio. Ma non dovrebbe ormai sfuggire a nessuno che il terrorismo islamico, coi suoi registi più o meno occulti, è del tutto interno allo scontro in atto nella ridefinizione dei poteri mondiali. Non solo in Medio Oriente, ma anche nel cuore dell’Asia. Ad esempio due mesi fa, col pretesto di attaccarebasi terroriste, l’aviazione indiana ha colpito il Pakistan, sempre più legato alla Cina, mettendo a grave rischio una frontiera che è tra le più pericolose del mondo.Difficile da valutare infine quanto ci sia del vero nella versione che la strage dello Sri Lanka sia la risposta a quella recente della Nuova Zelanda. Nella quale ha fatto la sua apparizione un nuovo tipo di terrorismo, quello del suprematismo bianco in funzione anti-Islam e anti-immigrazione. Quel che è certo è che gli eccidi dei civili inermi, in particolare appartenenti alle minoranze religiose, continua a essere un mezzo privilegiato attraverso cui si combatte quello che Papa Francesco a suo tempo ha definito “guerra mondiale a pezzi”. Messaggi crudeli che qualcuno per lo più nell’ombra lancia ad altri, nell’intento di modificare qualche situazione. Tanto meno c’è dunque alternativa, per chi voglia coltivare la speranza, all’essere comunque e in ogni modo dalla parte delle vittime. Che il sangue di questi martiri sia il seme della pace e di un’umanità spiritualmente rinnovata.





Il 29 luglio 1890 Vincent Van Gogh si spegneva nella piccola camera dell’Auberge Ravoux che aveva raffigurato più volte nei suoi quadri durante i mesi trascorsi ad Auvers sur Oise, comune francese situato nel dipartimento della Val d’Oise, nella regione dell’Ile de France.
Il suo soggiorno durò dal mese di maggio fino al 29 luglio del 1890, giorno della sua morte.
accessibili delle città e dei villaggi, dei punti neri sulla carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella”, un presagio di quello che sarebbe accaduto forse o, semplicemente, la lucida consapevolezza che soltanto la morte avrebbe potuto restituire la pace al suo corpo stanco e alla sua anima tormentata.






