redazione il torinese

Primo Maggio a Torino, le reazioni della politica

Torino – Ferrero (la Sinistra): basta repressione, il primo maggio è delle lavoratrici e dei lavoratori

“La piazza del primo maggio è delle lavoratrici e dei lavoratori, non è la Questura che può decidere, manu militari, chi può manifestare o meno in base alle opinioni che vengono espresse dai diversi spezzoni di corteo”, così Paolo Ferrero, vicepresidente del Partito della Sinistra Europea  al termine del corteo del primo maggio a Torino. Per Ferrero “si è ripetuto anche quest’anno un comportamento increscioso da parte delle forze di polizia con le cariche rivolte contro il movimento No Tav. Cariche del tutto ingiustificate, motivate solo dalla volontà di dividere in due il corteo tra buoni e cattivi. Una divisione che rifiutiamo con forza. La lotta contro il Tav è la lotta contro il partito trasversale degli affari, contro la distruzione ambientale, per l’affermazione di una prospettiva di lavoro pulito, dignitoso, ecocompatibile  . Basta con la repressione di un movimento che rappresenta un riferimento e una speranza non solo per la Valsusa ma per l’insieme del nostro Paese”.

 

PRIMO MAGGIO, MARRONE – MONTARULI – ROSSO – GHIGLIA (FDI): SOLIDARIETÀ ALLE FORZE DELL’ORDINE
“Vogliamo esprimere la massima solidarietà al personale delle Forze dell’Ordine impegnate oggi nell’ordine pubblico a Torino: i ragazzi in divisa costretti a subire le aggressioni antagoniste andate in scena del corteo del Primo maggio sono i veri lavoratori di questa giornata, ma nessuno da abbastanza riconoscimento ai loro diritti” affermano Maurizio Marrone, candidato di Fratelli d’Italia al Consiglio Regionale del Piemonte, e Augusta Montaruli, parlamentare FDI, che commentano “La piazza di oggi si conferma ogni anno più teatro delle contraddizioni della sinistra, che non lasciano quasi spazio alle istanze del lavoro. Sarà il caso di immaginare nuovi futuri eventi realmente a difesa del lavoro che manca, soprattutto nella nostra Torino colpita da disoccupazione record”.

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“Se partecipiamo si lamentano, se non partecipiamo si infuriano. Quelli della sinistra italiana si lagnano sempre di noi, invece che guardare a casa propria e alle loro enormi contraddizioni interne. Non ultima la questione Tav che anche oggi ha visto una parte della sinistra violenta, i no Tav, tentare di sfondare il corteo e la parte vicina alle banche, più interessata alla nostra presenza che ai reali problemi del lavoro”. Così Roberto Rosso, candidato alla Regione Piemonte per Fratelli d’Italia e presente al corteo torinese del primo maggio, commenta le critiche dell’Anpi. “Secondo loro noi non avremmo dovuto partecipare, come se l’associazione partigiani avesse l’esclusiva sul mondo del lavoro. Però se non ci fossimo stati, saremmo stati tacciati di scarso interesse per un tema invece fondamentale: meno tasse, meno burocrazia, più facilità di assunzione e maggiore convenienza a lavorare in Italia. Sono queste le ricette di Fratelli d’Italia, piaccia o meno al Pd o agli ex partigiani”. Rosso spiega: “Non avendo argomenti concreti, sanno soltanto guardare alle nostre presenze o assenze. Un rito che si ripete ogni anno tra il 25 aprile al primo maggio. Forse questo modo di fare politica da barzelletta, però, ultimamente non li sta premiando molto alle urne. Tanti lavoratori onesti ci votano e noi abbiamo il dovere di rappresentarli anche ai cortei”.

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DANIELA  RUFFINO (FI), SEMPRE CON FORZE DELL’ORDINE E CONTRO VIOLENZA
 La capogruppo del M5s al Comune di Torino poteva risparmiarsi le sue critiche infondate e immotivate alle forze dell’ordine meritevoli invece di encomio per come hanno saputo contenere e neutralizzare i soliti gruppi di violenti e facinorosi pronti a menar le mani. Volevano inquinare la manifestazione per la festa dei lavoratori, che non appartiene a nessun partito ma appartiene solo ed esclusivamente al mondo del lavoro, e sono stati tempestivamente bloccati dalle forze dell’ordine, cioè da quella categoria di lavoratori che anche oggi ha lavorato con la consueta abnegazione.Non voglio partecipare alle polemiche strumentali pro o contro il Pd, perché è dalla strumentalizzazione di giornate di festa come questa che si è finito col togliere significato a tutto, al 25 aprile o al Primo maggio. La politica manifesta ancora una volta un livello spaventoso di immaturità perché una campagna elettorale permanente sta distruggendo valori e simboli attorno ai quali è stato costruito nel tempo il senso di appartenenza a una stessa comunità. È venuto il momento di dare un colpo di freno, di restituire il senso vero e compiuto alle feste che da decenni riuniscono gli italiani per festeggiare la liberazione o il mondo del lavoro, senza dividersi, almeno nelle celebrazioni, e senza prestarsi agli strumentalizzi di questa o quella forza politica.

 

Festa del lavoro e guazzabuglio elettorale

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Di Pier Franco Quaglieni
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Il I° maggio torinese e’ stato caratterizzato da episodi di violenza da parte dei No Tav che hanno cercato di egemonizzare il corteo. E’ apparso incredibile che gli organizzatori della manifestazione abbiano vietato le insegne Si ‘ Tav, consentendo invece quelle no Tav. Sono in parte gli stessi sindacati che hanno sfilato con le madamine poco tempo fa. Aveva senso che ogni insegna fosse messa da parte perché il I° maggio dovrebbe essere concentrato sul lavoro. Su un lavoro che non c’è, come acutamente ha ricordato la vignetta di Antonio Guarene riportata su Facebook. In effetti ci sarebbe anche poco da festeggiare perché la crisi economica si sta acuendo a causa di un governo inetto e demagogico che ha peggiorato una situazione già di per se’ preoccupante. Ma la cosa che più dovrebbe allarmare e’ che il governatore uscente e candidato presidente del centro-sinistra (che vuole apparire come il paladino unico del Si ‘ Tav fino ad unirsi con una delle madamine in una specie di Santa Alleanza) e’ insieme nelle elezioni regionali con una sinistra No Tav a cui si deve in larga misura il divieto di sfilare con le insegne Si’ Tav il I maggio. Un anticipo di quello che potrebbe essere, in caso di vittoria, il guazzabuglio di una maggioranza pasticciata e contraddittoria in cui i No Tav potrebbero essere determinanti per governare. Il preannuncio del I° maggio dovrebbe far riflettere sui possibili trasformismi post elettorali. In ogni caso non dimentichiamo che la sinistra in blocco e’ stata contraria o molto tiepida sulla Tav che solo recentemente e’ stata scoperta dal Pd come il tema dominante di una campagna elettorale che chiude un quinquennio in cui comunque la Tav non e’ stata certo al centro dell’azione di governo dell’attuale Giunta.
 

scrivere a quaglieni@gmail.com

MIGRAZIONE: ACTIONAID, VIOLENZA DI GENERE SPINGE DONNE NIGERIANE NELLA RETE DELLA TRATTA

È la violenza di genere il fattore principale che spinge le donne nigeriane a lasciare il proprio Paese per raggiungere l’Italia, diventando vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Un vero e proprio “fattore di espulsione” che relega la donna ai margini della società nigeriana fino a costringerla alla partenza. È quanto emerge dal rapporto “Mondi connessi. La migrazione femminile dalla Nigeria all’Italia e la sorte delle donne rimpatriate”, realizzato da ActionAid insieme a BeFree, cooperativa contro tratta, violenze e discriminazioni, analizzando 60 verbali di audizioni di donne nigeriane segnalate come presunte vittime di tratta presso la Commissione territoriale di Roma, tra il 2016 e il 2017, per il riconoscimento della protezione internazionale.

 

Nel 61% dei casi analizzati la ragione principale dell’espatrio è proprio la violenza di genere (tra cui violenza dentro e fuori le mura domestiche e tentativi di matrimonio forzato). Il 33,3% delle donne fugge da situazioni di estrema povertà. Nel 66% dei casi sono donne con un’età compresa tra i 19 e i 24 anni e il loro arrivo in Italia è molto recente (l’86,7%), tra il 2015 e il 2017. Nella quasi totalità provengono dallo Stato di Edo, dove la tratta è un fenomeno strutturale ed endemico dovuto alle condizioni economiche, politiche e socio-culturali.

 

Le differenze di genere divengono, spesso indipendentemente dai contesti, disuguaglianza di genere: essere donne significa avere meno potere, risorse più scarse, maggiori ostacoli nell’accesso all’istruzione, all’occupazione; all’essere donna è attribuito uno status di inferiorità, di mancanza, di disvalore – dichiara Livia Zoli, Responsabile dell’Unità Global Inequality & Migration di ActionAid – Per questi motivi, parlare di migrazione non è un fatto neutro. L’approccio di genere è indispensabile per comprendere le diverse forme di espulsione dalla società, sia nel contesto d’origine che in quello d’approdo. Questo è uno degli aspetti cruciali del rapporto: la tratta si configura come uno degli strumenti in mano al potere maschile nell’esercitare violenza, quale parte di un sistema di dominio basato sul genere, che rende la violenza contro donne e ragazze estremamente redditizia e contribuisce a sancire l’abuso strutturale dei diritti delle donne”.

 

La ricerca evidenzia dunque un complesso dispositivo di subordinazione di genere che si alimenta di violenza e di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale. Un sistema in cui l’emigrazione appare come una delle poche possibilità, se non la sola, di mobilità sociale per la componente femminile normalmente relegata ai margini o vittima di violenza di genere.

 

La tratta e lo sfruttamento sessuale delle giovani donne nigeriane sono drammaticamente aumentati negli ultimi anni in Italia. Secondo il rapporto dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), nel 2016 le donne di nazionalità nigeriana sbarcate sulle nostre coste sono state 11.009 rispetto alle circa 5.000 del 2015 e le 1.500 del 2014. L’OIM stima che circa l’80% di queste ragazze sono potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Secondo i dati forniti dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, nel 2016 il 59,4% delle donne sopravvissute alla tratta inserite nei programmi di protezione sociale era nigeriano.

 

Il rapporto “Mondi connessi” si concentra anche sulla sorte delle donne rimpatriate in Nigeria dall’Italia e dall’Europa, con interviste a donne inserite nei due progetti condotti dal Committee for the Support of the Dignity of Woman (COSUDOW), sia a Lagos che a Benin City. Alcune, nonostante le difficoltà del contesto, sono parse soddisfatte dal rientro perché sono tornate a casa e perché si sono trovate in condizioni talmente difficili in Europa che il ritorno nel Paese di origine è vissuto come una decisione obbligata e non una scelta. Altre hanno dichiarato invece che vorrebbero tornare in Italia. In realtà, non esistono dati ufficiali sulle condizioni delle donne rimpatriate non intercettate dalle Ong attive nel Paese e, se si pensa che nel 2016 sono state deportate 198 persone nigeriane e 246 nel primo semestre 2017, si può affermare che la grande maggioranza non viene raggiunta da percorsi di reinserimento, è generalmente stigmatizzata e rischia di ricadere nella rete della tratta. La ricerca evidenzia che le donne rimpatriate, anche in caso dei cosiddetti rimpatri volontari e assistiti, vivono una doppia espulsione (in Italia e in Nigeria), che aggrava ulteriormente le condizioni di vulnerabilità che le aveva spinte a lasciare il proprio Paese. Subiscono quindi un’espulsione, innanzitutto di ordine burocratico e amministrativo, dalla nostra società, che mostra il fallimento del sistema italiano di accoglienza e protezione e che si somma all’allontanamento dalla comunità d’appartenenza in Nigeria per ragioni economiche, sociali, culturali ed individuali.

 

Inadeguatezza delle normative, insufficienza di posti nelle strutture protette, ricorso sistematico al rimpatrio, svilimento del “binario sociale” per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ai sensi dell’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione a causa dell’esclusivo uso del binario giudiziario da parte delle Questure, concorrono a far sì che il sistema italiano non sia in grado di garantire la necessaria protezione e il rispetto dei diritti umani delle donne trafficate. E il quadro è evidentemente peggiorato con l’introduzione del Decreto Sicurezza. L’abrogazione della protezione umanitaria, il riassetto del sistema di accoglienza, il trattenimento legalizzato negli hotspot, le nuove procedure di frontiera e le norme ostative relative alle richieste di protezione reiterate sono alcuni degli aspetti del decreto che colpiscono anche le donne vittime o potenziali vittime di tratta.

 

Alla luce dei risultati emersi, ActionAid chiede a Governo e Parlamento italiani di applicare pienamente l’articolo 18, prevedendo inoltre una maggiore durata del permesso di soggiorno e rafforzando il sistema di protezione anti-tratta sostenuto dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio; aumentare la disponibilità alloggiativa per le  donne trafficate, aggiungendo la possibilità di accoglienza nel SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati, ex-SPRAR) per le richiedenti asilo presunte o potenziali vittime di tratta; migliorare le procedure di identificazione, evitando rimpatri forzati. Secondo ActionAid è necessario in generale un cambio radicale del Decreto Sicurezza, per garantire alle donne migranti irregolari di rivolgersi agli enti giudiziari e alle forze dell’ordine senza il timore di essere detenute o rimpatriate; disporre la chiusura delle strutture di detenzione amministrativa e trattenimento dei migranti perché violano gravemente la Costituzione, le norme internazionali e la Direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio degli stranieri in condizione di soggiorno irregolare; eliminare il criterio e la lista dei cosiddetti paesi sicuri; istituire un osservatorio che verifichi le condizioni di accoglienza riservate alle donne richiedenti asilo e titolari di protezione nelle diverse strutture, comprese quelle detentive.

A questo link https://drive.google.com/file/d/1xC2leh9Ju0TlcMhtg3iRqM92IDI-Okzh/view?usp=sharing il report completo.

Primo Maggio, il Siulp: "Bene l'intervento delle forze dell'ordine"

Il  Segretario Generale del Siulp di Torino Eugenio Bravo interviene  in merito agli scontri tra forze dell’ordine e NO TAV durante la manifestazione del 1 Maggio.   Bene hanno fatto le forze dell’ordine che con professionalità, fermezza e lungimiranza hanno garantito  ancora una volta che la manifestazione del 1 Maggio non si trasformasse in uno scenario di devastazioni e gravi ferimenti. I primi a violare l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di pensiero e di espressione sono proprio coloro che agiscono con azioni violente ; esattamente come hanno fatto a Torino alcuni rappresentanti dei NO TAV durante l’odierna manifestazione del 1 Maggio. Ancora più grave è se tra questi NO TAV vestiti di tutto punto con abiti antisommossa vi siano cariche istituzionali e rappresentanti politici che, in nome della loro indiscutibile verità, con le loro azioni aggressive vorrebbero annichilire la libertà di pensiero dei tanti altri manifestanti che non condividono la loro “verità”. Se l’esempio di tolleranza e rispetto per le idee altrui dovesse provenire da questi rappresentanti credo si porrebbe un vero problema di credibilità delle istituzioni e di chi le rappresenta. Attendiamo fiduciosi che la Sindaca di Torino prenda le debite distanze da soggetti i cui comportamenti nulla hanno a che fare con la democrazia e con lo stato di diritto. Se il clima del paese non è tra i più sereni, chiude Eugenio Bravo, questo non autorizza nessuno, ma proprio nessuno, ad utilizzare mezzi violenti e aggressivi per dimostrare le proprie ragioni. Sembra incredibile ma sempre più spesso in questo Paese non si riesce più a manifestare pacificamente. È auspicabile che chi ha causato i tumulti e i disordini riceva le giuste attenzioni da parte degli inquirenti e della magistratura verificando eventuali responsabilità.

Nosiglia: "Torino città dei garantiti, crescono gli esclusi"

A  Torino sta prevalendo “la città dei garantiti a fronte di una crescente moltitudine di persone che restano  fuori, non solo ai margini, ma fuori nel senso che non se ne sentono più parte e inclusi”. E’ quanto ha affermato l’arcivescovo Cesare Nosiglia nell’omelia della messa per la festa di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, celebrata nella Piccola Casa della Divina Provvidenza. Secondo l’arcivescovo  “l’assistenza vitale di cui godono  è vasta grazie ai diversi servizi, al volontariato e a tanti operatori e realtà del welfare, ma la percezione diffusa che portano nel cuore è di abbandono, solitudine, rassegnazione”.

L'INTERVENTO DELLA POLIZIA AL CORTEO DEL PRIMO MAGGIO

La manifestazione, cui hanno preso parte le autorità cittadine e le rappresentanze dei sindacati, dei partiti e delle associazioni, ha visto la partecipazione di circa 35.000 persone, di cui 2.000 riconducibili ai movimenti del dissenso. Il dispositivo di ordine e sicurezza pubblica, sin dall’inizio della manifestazione in Piazza Vittorio, ha arginato i numerosi tentativi dei movimenti antagonisti di sopravanzare nel corteo al fine di raggiungerne la testa. Nel tragitto tra Via Po e Via Roma, si sono registrate tensioni tra diverse anime del corteo, tutte adeguatamente contenute dal dispositivo di sicurezza. Da ultimo, all’altezza di Via Roma angolo via Bertola, la componente antagonista tentava di giungere in Piazza San Carlo, ove era in corso l’intervento conclusivo dei sindacati, forzando al tal fine il cordone di sicurezza. Si è resa, dunque, necessaria un’attività di contenimento durante la quale gli agenti delle forze di polizia destinatari bottiglie, aste di bandiera e altri oggetti contundenti. Nella circostanza, un agente della Polizia di Stato e due manifestanti rimanevano lievemente feriti. Ultimati gli interventi ufficiali è stato consentito l’ingresso in piazza San Carlo allo spezzone sociale dei movimenti che hanno poi tenuto un comizio con diversi interventi dal palco.

Tensione No Tav al corteo dei lavoratori

Momenti di tensione al corteo del Primo Maggio guidato da Anpi, Regione, Comune (presenti i quattro candidati alla presidenza regionale Chiamparino, Cirio, Bertola e Boero) e sindacati. In coda anche i No Tav. Alcuni di loro sono stati bloccati dalla polizia con una carica e manganellate, in piazza Vittorio dove stavano cercando di raggiungere la testa della sfilata. I manifestanti no Tav hanno lanciato  bottiglie, lattine e bastoni contro la polizia. Gli esponenti no Tav hanno detto all’Ansa: ” Il Pd ha assoldato i picchiatori”.

(foto Fmb – Il Torinese)

Tatiana Andreoli argento a squadre mondiale

Niente da fare per le azzurre dell’arco olimpico impegnate nella finale a squadre della prima tappa di Coppa del Mondo, terminata a Medellin (Colombia)

Tatiana Andreoli, atleta torinese classe 1999 tesserata per la Iuvenilia, l’azzurra di Rio 2016 Lucilla Boari e Vanessa Landi si sono arrese alla fortissima Corea del Sud (Chang, Choi, Kang) a segno nel match odierno senza perdere neppure una volèe. Le asiatiche non hanno sbagliato nulla e chiuso con i parziali di 55-51, 56-53 e 57-54, senza però ridimensionare il bellissimo percorso delle azzurre. Campionesse del mondo Junior in carica, Tatiana, Lucilla e Vanessa hanno chiuso la qualifica al settimo posto e nel tabellone degli scontri diretti hanno superato il Cile (Bassi, Elier Dabner, Marquez Rojas, 6-0), la Cina (Lan, Wu, Zhai, 5-3) e la Spagna (Canales, Garisteo, Marin, in rimonta allo shoot off 5-4 – 27-26). Da ricordare, infine, che la gara individuale di Tatiana Andreoli si è arrestata ai sedicesimi di finale contro la francese Audrey Adiceom, vincente 6-5 (10-9) alla freccia di spareggio. In precedenza Tatiana aveva concluso la qualifica in 23esima posizione (633 punti) e al primo turno degli scontri aveva battuto 6-2 la colombiana Valentina Contreras.La Coppa del Mondo proseguirà con le tappe di Shanghai, dal 6 al 12 maggio, Antalya (Turchia), dal 20 al 26 maggio, e Berlino, dall’1 al 7 luglio. I punti accumulati nelle varie tappe consentiranno ai migliori in classifica di accedere alle finali (data e sede sono ancora da definire), sia nell’arco olimpico sia nel compound. Oltre alla tappa di Medellin in corso, la nazionale italiana parteciperà all’appuntamento di Antalya in preparazione ai Campionati Mondiali di ’S-Hertogenbosch (Olanda), dal 10 al 16 giugno. Saranno questi la prima occasione per provare a raggungere la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Il nuovo consiglio di indirizzo di Fondazione Crt

Il prossimo CDI si insedierà martedì 7 maggio per la nomina del Presidente

Avanzo d’esercizio pari a 92 milioni di euro (+7,6% rispetto al 2018), patrimonio netto superiore a 2,2 miliardi di euro (+32 milioni sul 2017), posizione finanziaria netta salita a 254 milioni di euro (232 milioni di euro nel 2017), fondo di stabilizzazione delle erogazioni pari a 174 milioni di euro, 80 milioni di euro a sostegno del territorio: sono i dati più significativi del bilancio consuntivo 2018,approvato oggi in via definitiva e all’unanimità dal Consiglio di Indirizzo, riunitosi sotto la presidenza del professor Giovanni Quaglia.Il Consiglio di Indirizzo, inoltre, ha nominato il nuovo CDI, che scende da 24 a 18 componenti (di cui 15 designati dalle istituzioni e dagli enti del territorio e 3 cooptati tra personalità di chiara e indiscussa fama), in carica per 5 anni anziché 6. Il prossimo Consiglio di Indirizzo – che si insedierà martedì 7 maggio e, in quell’occasione, nominerà il Presidente della Fondazione CRT – è così composto:

Giampiero Leo (designato dalla Regione Piemonte)

Anna Maria Di Mascio (Regione Piemonte)

Riccardo Piaggio (Regione Autonoma Valle d’Aosta)

Arturo Soprano (Comune di Torino)

Francesco Galietti (Comune di Torino)

Silvana Neri (Città Metropolitana di Torino)

Giuseppe Tardivo (Provincia di Cuneo)

Corrado Bonadeo (Province di Asti e Alessandria)

Maurizio Irrera (Province di Biella, Novara, Vercelli e Verbania)

Cristina Di Bari (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Torino)

Antonello Monti (Conferenza Episcopale Piemontese)

Gianluca Gaidano (Comitato Regionale Universitario del Piemonte)

Pierluigi Poggiolini (Comitato Regionale Universitario del Piemonte)

Giuseppe Pichetto (Unioncamere – Unione Regionale Camere di Commercio Piemonte)

Ciro Cattuto (EFC – European Foundation Centre)

Caterina Bima, Davide CanavesioMarco Giovannini (cooptati)

Tra i componenti Leo, Monti e Soprano sono stati eletti con il plenum dei 24 voti previsti.

“Fondazione CRT, con l’approvazione del consuntivo 2018, conferma la propria solidità patrimoniale e l’eccellente gestione finanziaria e guarda quindi al futuro con la serenità di poter continuare a sostenere i progetti promossi e le iniziative avviate in Piemonte e Valle d’Aosta – dichiara il Presidente Giovanni Quaglia –. Il Consiglio di Indirizzo uscente consegna ai nuovi componenti eletti, in buona parte confermati,una Fondazione in ottima salute, capace di fare squadra con le comunità, le istituzioni e le aggregazioni sociali del territorio: sono le realtà che i nuovi consiglieri rappresentano secondo le indicazioni statutarie. Oggi ha altresì avuto luogo un ideale passaggio di testimone della preziosa documentazione acquisita durante la fase di ascolto collettivo degli Stati Generali, che costituirà la base di partenza per l’individuazione di nuovi obiettivi e strategie di Fondazione CRT per i prossimi anni”.

“Formulo i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio di Indirizzo, e mi unisco al ringraziamento rivolto dal Presidente ai consiglieri uscenti per i positivi risultati raggiunti insieme – afferma il Segretario Generale Massimo Lapucci –. La ‘nuova squadra’ ben rappresenta le molte sfaccettature del territorio e rispecchia anche le evoluzioni nella mission della Fondazione CRT, sempre più orientata a coniugare un forte radicamento locale con una crescente apertura al mondo: simbolo di questo ruolo attivo in ambito internazionale è l’ingresso per la prima volta nel CDI di un rappresentante del territorio designato da European Foundation Centre, il network globale della filantropia che raggruppa oltre 350 organizzazioni europee e statunitensi”.