Il barone Pierre de Coubertin , inventore dei moderni giochi olimpici, ha smesso di rivoltarsi nella tomba. Dopo lunghi decenni dove è stato costretto a vederne di tutti i colori , sponsors sempre più pervasivi ed invadenti, materiali sempre più sofisticati, doping sempre incombente, discipline olimpiche che, se continua così , fra un po’ faranno rimpiangere i famosi Higlands Games scozzesi , quelli per capirci del tiro alla fune e del lancio del tronco, finalmente ha visto una novità per lui positiva. Non ci credeva più e penso che avesse oramai riposto ogni speranza , anche la più intima . In una sorta di “flash back” avrà rivisto i grandi campioni degli sport
invernali del passato da Zeno Colò ad Anton (Toni) Sailer, da Jean Vuarnet a Gustav Thoeni. Poi ad un tratto è arrivata Lei, senz’altro non medagliata come Inge Wersin-Lantschner e meno brava e bella di Lindsey Vonn ma , certamente, più alta della pluri medagliata Deborah Compagnoni, Chiara Appendino. Gli è apparsa , al barone De Coubertin, prima sfocata e diafana, poi sempre più nitida con in mano la fiaccola olimpica che ardeva non di una luce fatua o tremula ma vivida e luminosa. Così mentre avanzava si spandeva intorno , nuovamente, il “vero ” spirito olimpico e cioè che Torino gareggiava ,per l’assegnazione dei XXV giochi olimpici invernali del 2026 ,non per vincere ma per partecipare.
Recenti:
“Così si condanna la Val di Susa a perdere opportunità” – Il Forte di Exilles è
Caro direttore, al Museo Fico di Torino ho visitato <i luoghi e le parole di Enrico
Benché per il secondo anno di fila la Regione Piemonte abbia lasciato in attesa di pagamento
“Il merito della riforma”, organizzato dal Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto a Moncalieri “
“Abbiamo voluto esprimere insieme, come capogruppo di opposizione in Consiglio regionale, la nostra totale vicinanza e
