IL DIBATTITO
Caro Direttore,
stamane, al bar dove vado a leggere i giornali alle 6.30, si parlava di aeroporto. Ho promesso che avrei fatto il punto su IL TORINESE. L’iniziativa milanese di riorganizzare l’offerta degli aeroporti di Malpensa, Linate e Caselle ha messo a nudo i gravi errori fatti dalle Amministrazioni torinesi che negli anni scorsi, da un lato, hanno venduto le nostre azioni dentro la SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Torino Caselle, e, dall’altro lato, non hanno fatto crescere abbastanza i volumi di traffico del nostro aeroporto.
Ora di aeroporto se ne parla anche nei bar, sui giornali e sui social. L’unico che non ne parla è il nostro Sindaco, che conosceva benissimo la situazione perché era Assessore nella Giunta Fassino, il primo a vendere; era consigliere comunale quando la Sindaca Appendino vendette le altre quote e sapeva benissimo che anche Chiamparino stava vendendo la sua quota parte.
Parlare dell’aeroporto vuol dire parlare di un importante motore di sviluppo dell’economia locale. Dobbiamo parlarne perché, se l’aeroporto si rilancia, dà sicuramente un contributo all’economia torinese che, solo per dare un dato, negli ultimi vent’anni ha perso 20 punti rispetto a Bologna. L’aeroporto di Bologna, città più piccola di Torino, ha più del doppio dei passeggeri di Torino: 11 milioni contro 5 milioni. Torino avrebbe bisogno come il pane che l’aeroporto desse un contributo più forte alla nostra economia.
Da dieci anni, mentre la SAGAT raccontava i dati di crescita senza mai parametrarli alle altre città, io scrivevo a destra e a manca, compreso IL TORINESE, che era grave che Torino avesse un aeroporto con traffici più bassi di Pisa, Bari, Catania, Bologna.
Nell’economia le situazioni cambiano più velocemente di quello che pensano in Comune. Dopo il Covid il trasporto aereo ha preso vigore più di prima e le aziende, a differenza dei Consigli comunali, ogni mese devono presentare report agli azionisti che, a fronte dei mutamenti economici, adeguano i piani di sviluppo delle aziende. È ciò che hanno fatto i milanesi mentre Torino si beava di una piccola crescita dei passeggeri.
La telefonata del Sindaco Sala al Sindaco Lo Russo ha squarciato il velo. Torino si è scoperta nuda di fronte a un interlocutore di peso e determinato. Allarmi. Milano vuol portarci via l’aeroporto, dimenticando che erano stati i nostri Sindaci a venderlo.
Qualcuno che non si era mai preoccupato dell’aeroporto, sdegnato, ha detto: mai con Milano, piuttosto ragioniamo con Levaldigi e Genova. Una scemenza frutto della grande incompetenza. I due aeroporti milanesi con Torino sarebbero il secondo polo italiano dopo Roma, ma il bacino economico, industriale interessato dai tre aeroporti è più importante di quello romano e quindi destinato ad avere una crescita importante del traffico aereo.
Avendo venduto le sue quote, la Città di Torino oggi conta molto poco, mentre le quote sono state vendute ad azionisti che gestiscono Milano e Torino, oltreché Bologna e Napoli. È con quegli azionisti con cui bisogna discutere perché l’aeroporto non è più nostro.
Torino, quindi, deve fare valere le proprie ragioni di efficienza competitiva e di qualità dei collegamenti infrastrutturali per attrarre una quota importante dell’aumento dei traffici previsto. Come fa Torino oggi a contare in questo ragionamento, tenuto conto anche del carattere del Sindaco di Milano? Usare gli azionisti pubblici ancora presenti nell’azionariato, dalla CDP al S. Paolo alla Fondazione CRT.
Ecco perché ha fatto bene CIRIO a mettersi in contatto con il Ministro dell’Economia che controlla CDP. Il Governo e CDP non hanno alcun interesse a privilegiare i due aeroporti milanesi perché la crescita dell’economia torinese è un interesse nazionale.
Sarà importante la qualità dei collegamenti stradali e ferroviari con l’aeroporto di Caselle. Tra poco più di un anno, quando sarà ultimato il Terzo Valico, da Genova si arriverà a Torino con un’ora di treno.
Insomma, Torino in questi anni poteva attrezzare ancora di più il suo aeroporto e non avrebbe mai dovuto vendere le sue azioni, ma ha ancora delle carte in mano per puntare a migliorare la sua economia. Occorre usarle con competenza e determinazione.
Certo che quelli che hanno venduto le azioni e non sono stati capaci di far crescere di più il nostro aeroporto non potranno più essere premiati alle prossime elezioni comunali.
Mino Giachino
Udc Torino

