Il decalogo di Uncem
La montagna è una delle grandi ricchezze del Piemonte. Non soltanto per il valore ambientale e paesaggistico delle Alpi, ma perché nelle vallate si vive, si lavora, si produce e si fa impresa. Dietro l’immagine di una vetta, di un sentiero o di un bosco ci sono comunità che mantengono vivi i paesi, attività commerciali, aziende agricole e forestali, strutture ricettive, ristoranti, rifugi e un insieme di servizi indispensabili anche per chi arriva dalla città per trascorrere qualche ora o una vacanza.
Negli ultimi anni questo patrimonio ha assunto un peso crescente anche dal punto di vista turistico. Il Piemonte ha chiuso il 2025 superando 6,7 milioni di arrivi e 18,1 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 7,1% e del 7,5% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo quadro la montagna occupa ormai un posto di primo piano: nel 2025 le località montane piemontesi hanno totalizzato complessivamente oltre 1,1 milioni di arrivi e la permanenza media dei visitatori è stata di circa 3,1 notti.
Particolarmente significativo è il risultato dell’estate 2025. Nelle aree montane sono stati registrati circa 668 mila arrivi e oltre 1,9 milioni di pernottamenti, con incrementi del 14,3% e del 17,4% rispetto all’estate precedente. Anche l’inverno 2024-2025 aveva dato risultati importanti, con oltre 441 mila arrivi e quasi 1,5 milioni di presenze: per numero di turisti arrivati è stata la migliore stagione invernale dell’ultimo decennio.
La montagna, dunque, non vive più soltanto di sci. Escursionismo, bicicletta, sport all’aria aperta, enogastronomia e ricerca di temperature più miti durante l’estate stanno progressivamente allargando la stagione turistica. Bardonecchia, ad esempio, nel 2025 ha raggiunto circa 432 mila presenze, Sestriere quasi 365 mila e Sauze d’Oulx oltre 256 mila.
E il turismo produce effetti che vanno ben oltre alberghi e impianti. Uno studio sulle stazioni sciistiche di Prato Nevoso, Limone Piemonte e Pian Munè ha calcolato, per la stagione 2024-2025, una spesa iniziale dei visitatori vicina ai 46 milioni di euro, capace di generare un impatto economico complessivo stimato in circa 111 milioni. In altri termini, il denaro speso da chi frequenta la montagna mette in moto una filiera molto più ampia, coinvolgendo commercio, ristorazione, servizi e altre attività locali.
Proprio l’aumento dei visitatori rende però ancora più importante diffondere una cultura del rispetto. La montagna non può essere considerata un grande spazio pubblico senza regole, disponibile gratuitamente e senza limiti. È un territorio fragile, nel quale l’affollamento eccessivo di alcune località, l’abbandono dei rifiuti, i comportamenti imprudenti sui sentieri o l’accensione di fuochi possono creare problemi ambientali, costi per le amministrazioni e difficoltà per chi vi risiede tutto l’anno.
Da qui l’utilità di un decalogo proposto da UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, rivolto a chi frequenta le vallate, dieci indicazioni che ricordano come turismo, sicurezza, tutela dell’ambiente ed economia locale possano e debbano procedere insieme.
1 | Siamo luoghi da vivere, luoghi di vita. Comunità presenti
2 | OK all’outdoor e all’attività fisica. Ma rispetta i tuoi limiti
3 | Bar e ristoranti sono accoglienti. Compra in valle, il paese vivrà
4 | Paesaggio, boschi e prati sono sempre plasmati dall’uomo
5 | Rispetta le regole poste dai Comuni, i limiti e le chiusure di percorsi
6 | Non affollare spazi di territorio per una foto o un selfie. Prima occhi, testa, cuore
7 | Non tutto è gratis. Come paghi il parcheggio in città, puoi pagare ticket o tavolo
per pic-nic in montagna
8 | Il bosco che attraversi è pianificato e gestito. Anche tagliato, da imprese forestali
intelligenti e virtuose
9 | Non portare tutto da casa, ma riporta i tuoi rifiuti a casa
10 | Attenzione ai fuochi liberi e anche al barbecue. Rispetta i divieti.
Scegli la legna giusta, ma non rubarla
Sono indicazioni semplici, ma dietro ciascuna c’è un tema concreto. Comprare un panino, bere un caffè, pranzare in un ristorante, acquistare prodotti del territorio o utilizzare un servizio locale significa contribuire a mantenere un’attività economica in una valle dove spesso fare impresa è più difficile e costoso rispetto alla pianura. Allo stesso modo, pagare un parcheggio o l’utilizzo di un’area attrezzata può contribuire alle spese necessarie per gestire luoghi sottoposti, soprattutto nei fine settimana, a una forte pressione turistica.
Anche boschi, prati e pascoli non sono semplicemente uno scenario naturale immobile. Sono territori che per secoli sono stati curati e trasformati dal lavoro dell’uomo. Agricoltori, allevatori e imprese forestali svolgono ancora oggi un’attività che ha conseguenze economiche, ambientali e di presidio del territorio. Per questo anche un taglio boschivo correttamente programmato non deve essere automaticamente interpretato come un’aggressione alla natura: può rientrare nella normale gestione di un patrimonio che necessita di manutenzione.
C’è poi il tema della sicurezza. La diffusione dell’outdoor porta sulle montagne piemontesi un pubblico sempre più numeroso e diversificato, non necessariamente composto da escursionisti esperti. Conoscere i propri limiti, informarsi sulle condizioni dei percorsi e rispettare chiusure e disposizioni dei Comuni significa proteggere se stessi e non mettere inutilmente in difficoltà chi deve intervenire in caso di emergenza.
Lo stesso principio vale per i rifiuti e, soprattutto durante i periodi più asciutti, per i fuochi. Un barbecue acceso nel posto o nel momento sbagliato può trasformarsi in un rischio serio per boschi e comunità. La prudenza individuale diventa quindi una forma concreta di tutela collettiva.
La crescita del turismo rappresenta una grande opportunità per le montagne piemontesi, ma la vera sfida consiste nel trasformare il numero crescente di visitatori in economia stabile per le vallate, senza consumarne il territorio e senza rendere più difficile la vita di chi vi abita.
Il principio alla base dei dieci punti può essere riassunto così: la montagna non è soltanto un luogo da visitare, ma un luogo da vivere e da rispettare. Godersi un panorama, percorrere un sentiero o trascorrere una giornata al fresco significa entrare, anche solo per qualche ora, nella casa di comunità che quel territorio lo custodiscono per dodici mesi all’anno. Ed è proprio dal loro futuro che dipende anche il futuro della montagna piemontese.
(foto Vialattea Sestrieres)
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