di Debora Bocchiardo
Julij Borisovič Briner, noto come Yul Brynner, è un uomo di grande fascino e capace di destare domande e curiosità su di sé e sulle sue origini, tuttora mai chiarite del tutto.
Secondo alcune sue dichiarazioni, l’attore sarebbe nato nel 1915 sull’isola russa di Sachalin da un padre di nazionalità russa con origini in parte mongole e in parte siberiane e da madre con ascendenze anche rom. Motivo per cui Yul fu in prima file per i diritti di questo popolo e presidente onorario dell’Unione Mondiale Rom. Tuttavia sulle sue origini esistono diverse versioni.
I misteri sono molti… e le contraddizioni accrebbero il mito. Secondo alcune fonti Brynner sarebbe nato addirittura nel 1912, ma la data più credibile dovrebbe essere quella apposta sulla sua tomba: ovvero il 1920.
Nel 1927, dopo la separazione dal marito, la madre di Brynner si trasferì prima a Harbin (Cina), poi nel 1933 a Parigi.
Qui Brynner si avvicinò al modo dello spettacolo e a vari mestieri, tra cui il chitarrista nei locali notturni parigini e il trapezista nel “Cirque d’Hiver”. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, stabilendosi a New York, dove studiò teatro con la compagnia di Michail Aleksandrovič Čechov. In questo periodo posò anche come modello per il famoso fotografo George Platt Lynes, in una serie di celebri foto di nudo integrale rese pubbliche solo dopo la sua morte. Durante la seconda Guerra Mondiale lavorò come interprete in francese per l’esercito americano nelle trasmissioni destinate alla Resistenza francese. Nel 1946 iniziò a lavorare a Broadway come attore teatrale, poi nel 1949 debuttò come attore cinematografico nel film Il porto di New York, per la regia di László Benedek. Brynner raggiunse la celebrità negli anni cinquanta, quando interpretò con successo il re del Siam nel musical teatrale The King and I. Lo spettacolo arrivò fino a Broadway e gli valse il Tony Award come miglior attore. Sull’onda del successo teatrale, i produttori cinematografici Charles Brackett e Darryl F. Zanuck acquisirono i diritti della pièce per trarne un film, affidando la regia a Walter Lang e i ruoli dei due protagonisti ancora una volta a Brynner e a Deborah Kerr. Il film Il re ed io (1956) riscosse un grande successo e lanciò l’attore anche sul grande schermo, procurandogli l’Oscar per la migliore interpretazione maschile. Nel ricevere il premio dalle mani di Anna Magnani, Brynner pronunciò una battuta molto citata: “Spero non sia un errore, perché non lo darò indietro per nulla al mondo”. La scena del ballo tra i due attori protagonisti, sulle note di Shall We Dance? è diventata un cult del grande schermo, più volte citata in altri film, come nella commedia Due padri di troppo (1997) con Robin Williams e Billy Crystal. Il film ispirò anche una serie televisiva intitolata Anna ed io, trasmessa nel 1972, in cui Brynner ebbe come partner Samantha Eggar nel ruolo che era stato di Deborah Kerr. Sempre nel 1956 Brynner affrontò un altro ruolo fondamentale per la sua carriera: quello del crudele faraone Ramses II nel kolossal I dieci comandamenti, di Cecil B. DeMille, in cui recitò al fianco di Charlton Heston che interpretava il ruolo di Mosè. Brynner offrì un’altra memorabile interpretazione, con la definitiva consacrazione nel panorama delle nuove star hollywoodiane. Nello stesso anno fu interprete di Anastasia, in cui recitò al fianco di Ingrid Bergman. Da segnalare la sua partecipazione al kolossal Salomone e la regina di Saba (1959), diretto da King Vidor, al fianco di Gina Lollobrigida, in cui sostituì Tyrone Power, morto durante le riprese. Nel 1960 la sua carriera toccò l’apice con l’interpretazione del personaggio che forse rimase più impresso nell’immaginario collettivo: il pistolero Chris Adams nel film I magnifici sette. Un indimenticabile western, diretto da John Sturges e ispirato a I sette samurai di Akira Kurosawa, con un cast eccezionale: Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn, Eli Wallach, Robert Vaughn, Brad Dexter e Horst Buchholz. La pellicola ebbe un sequel, Il ritorno dei magnifici sette (1966), diretto da Burt Kennedy, in cui Brynner interpretò nuovamente il ruolo di Chris Adams. Nel corso degli anni sessanta Brynner offrì interpretazioni in film di grande successo come I morituri (1965), in cui recitò al fianco di Marlon Brando, e La pazza di Chaillot (1969), con Katharine Hepburn.
Sul finire del decennio la sua carriera sembrava però avviata al declino. Approdò quindi a film meno famosi, a volte cercando di imitare i suoi ruoli più importanti in produzioni minori. Tra questo Indio Black, sai che ti dico: Sei un gran figlio di… (1970) o Il mondo dei robot (1973) che lo rilanciò temporaneamente anche con un sequel:Futureworld – 2000 anni nel futuro (1976).
All’apice del successo, Brynner fu considerato un sex symbol anche grazie al capo rasato. Pochi sanno che Yul i capelli li aveva eccome, ma li tagliò per interpretare il Re del Siam nel 1951. Visto il grande successo, da quel momento l’attore decise di non cambiare mai più il suo look.
Yul Brynner, oltre ad essere stato protagonista di numerose relazioni, vere e presunte, si sposò quattro volte.
La prima il 6 settembre 1944 sposò l’attrice Virginia Gilmore, da cui il 23 dicembre 1946 ebbe un figlio, Yul Brynner II, soprannominato “Rock” da suo padre in onore del pugile Rocky Graziano, vincitore del titolo mondiale dei pesi medi nel 1947. Rock, divenuto poi scrittore, sarà l’autore della storia della famiglia intitolata: “Empire and Odyssey: The Brynners in Far East Russia and Beyond”.
Brynner e la Gilmore divorziarono nel 1960. Il 31 marzo 1960, durante le riprese de I magnifici sette, Yul sposò la modella Doris Kleiner, da cui nel 1962 ebbe la figlia, Victoria. La coppia divorziò nel 1967. Il 24 settembre 1971 Brynner sposò Jacqueline de Croisset, vedova del pubblicitario Philippe de Croisset. La coppia adottò due bambini vietnamiti, Mia (1974) e Melody (1975), e divorziò nel 1981.
Il 4 aprile 1983 l’attore sposò la malese Kathy Lee, che lavorò poi con lui a Broadway.
Brynner fu un grande appassionato di fotografia e un ottimo chitarrista. Nell’ultima parte della sua vita Brynner, secondo la figlia, sarebbe diventato buddista. Accanito fumatore, nel 1985 Brynner si ammalò di cancro ai polmoni. Una volta scoperta la diagnosi, l’attore registrò un video nel quale lanciava un avvertimento sui danni provocati dal fumo da divulgare dopo la sua morte.
Morì il 10 ottobre 1985. Yul Brynner è sepolto in Francia nel cimitero del monastero di Saint-Michel-de-Bois-Aubry. Il luogo della sua sepoltura è segnato solo da una semplice lapide di pietra che riporta nome, cognome, date di nascita e morte. A Vladivostok, nella sua casa natale, è stato realizzato un piccolo museo con una statua a grandezza naturale
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