Mercato del lavoro, in Piemonte oltre 108 mila assunzioni a rischio per mancanza di candidati

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La difficoltà nel trovare personale continua a rappresentare una delle principali criticità per le imprese piemontesi. Secondo le elaborazioni di Confartigianato Imprese Piemonte, nel 2025 quasi un’assunzione su tre non è andata a buon fine a causa dell’assenza di candidati disponibili o adeguati ai profili richiesti.

Su un totale di 335.010 ingressi programmati dalle aziende piemontesi, ben 108.472 posizioni sono risultate difficili da coprire per la mancanza di aspiranti lavoratori. La quota di reperimento problematico raggiunge così il 32,4%, un valore superiore alla media nazionale, attestata al 30,2%, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane maggiormente interessate dal fenomeno.

L’emergenza riguarda l’intero territorio regionale, con punte particolarmente elevate in alcune province. Alessandria registra la percentuale più alta di difficoltà nel reperimento del personale, pari al 37,1%, seguita dal Verbano-Cusio-Ossola con il 35,4%, da Cuneo con il 35%, da Biella con il 34,3% e da Novara con il 34,1%. Seguono Vercelli con il 33,1% e Asti con il 32%, mentre Torino, pur presentando un’incidenza inferiore rispetto ad altre province (29,9%), è quella che registra il numero più elevato di posizioni senza candidati, oltre 50 mila, a fronte di più di 167 mila assunzioni programmate.

Le difficoltà si concentrano soprattutto nei comparti tradizionalmente legati all’artigianato e alla manifattura. Le costruzioni risultano tra i settori più colpiti, con una quota di reperimento difficile pari al 39%, seguite dal comparto legno-arredo e dalle aziende operanti nei servizi energetici e nelle multiutility. Anche i servizi alla persona continuano a evidenziare carenze significative di manodopera.

L’artigianato rappresenta una componente fondamentale dell’economia piemontese. Le imprese del settore occupano oltre 210 mila lavoratori, equivalenti al 14,6% dell’occupazione regionale, e contribuiscono in maniera rilevante alla ricchezza del territorio, generando quasi il 10% del valore aggiunto complessivo del Piemonte.

Secondo il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, il problema non può essere spiegato soltanto dall’andamento demografico e dalla diminuzione della popolazione in età lavorativa, ma affonda le proprie radici anche in un cambiamento culturale.

«Occorre che le famiglie tornino ad educare i figli al lavoro come fondante della propria crescita e base della fiducia in sé stessi: saper fare è la chiave del benessere».

Felici sottolinea inoltre come le imprese continuino a cercare figure professionali che spesso non riescono a trovare sul mercato. «Il lavoro c’è, la difficoltà è trovare le figure. Mancano soprattutto lavoratori negli ambienti tradizionali: edilizia, costruzioni, muratori, idraulici, serramentisti e mancano competenze legate alla digitalizzazione. Nelle scuole non si insegna più la cultura del lavoro da molti anni. Abbiamo bisogno di tecnici, di professionalità e di riqualificare i ragazzi implementando anche il rapporto tra imprenditori e istituti professionali».

Per Confartigianato diventa quindi sempre più urgente rafforzare il collegamento tra il sistema educativo e il mondo produttivo, valorizzando la formazione tecnica e professionale e favorendo l’incontro tra le esigenze delle imprese e le aspettative delle nuove generazioni.

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