Da Genova gli alpini ci dicono che c’è anche un’altra Italia

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’adunata degli Alpini a Genova si è chiusa senza polemiche e la sindaca Salis si è ricreduta e ha espresso parole di elogio per l’incontro degli Alpini con la città. Rispetto ai maranza e ai  proPal, per non dire dei centri sociali, la sfilata ordinata di 90mila  Alpini rappresenta un’altra Italia  che si ispira a valori ideali che oggi molti giovani, e non solo loro, ritengono sorpassati.
Anzi, per alcuni, quella sfilata può addirittura suonare una provocazione. La mancanza di esponenti del Pd di un certo livello a Genova  è indicativo di un pregiudizio sfavorevole nei confronti di raduni che potrebbero essere considerati bellicistici e nostalgici. Il Pd in passato ebbe ben altro atteggiamento . Il corpo degli Alpini è popolo in divisa, null’altro che popolo. Il ruolo che gli alpini hanno avuto durante le grandi calamità nazionali dovrebbero riabilitarli anche agli occhi dei più scettici, ma spesso non è così. Certo ascoltare le fanfare alpine che eseguono  le canzoni patriottiche della nostra storia, da Monte Grappa alle ragazze di Trieste, può dare fastidio in questa Italia che ha smarrito il senso della sua storia. Ma può anche suscitare sentimenti di commozione in chi ritiene che la Patria non è un’invenzione borghese per fregare il proletariato, ma è la sintesi che deve ricomporre tutti i dissensi e dare unità alle differenze. La Patria come elemento unificante della comunità nazionale. Anche il termine “nazionale“ appare a molti un aggettivo equivoco da bandire. Ma per fortuna dell’italia non ci sono solo gli scettici verdi e rossi  , ma c’è anche gente come gli Alpini e tra poco i Bersaglieri che si radunano, a proprie spese, per testimoniare la presenza viva, palpitante, forte di un’Italia capace di guardare al futuro sperando in un destino che appare nebuloso , contraddittorio, addirittura angosciante.   Il fatto che certi giornali nelle loro cronache abbiano ignorato la sfilata di Genova ci fa comprendere come anche l’informazione sia condizionata da preconcetti che sono l’esatto opposto del dovere di informare il lettore.
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