Sullo schermo del cinema Classico, dal 9 al 12 aprile
Coinvolge sette città italiane – Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo e Torino – l’appuntamento che dal 9 al 12 aprile stabilirà un dialogo cinematografico con il cinema d’oltralpe, una manciata di giornate che offrono uno sguardo su una cinematografia che non frequentiamo come vorremmo (ultimi titoli “La mattina scrivo” e “Lo straniero”): cuginanza che tuttavia le regole del mercato impongono che non diventi abbastanza stretta oppure decisamente familiare. Non in perfetta salute (neppure lei), informano le fonti, se il trascorso 2025 si è chiuso con la registrazione di circa 157 milioni di presenze – pur sempre la miglior quota europea – che vuole tuttavia anche dire un calo di quasi 25 milioni, pari a una flessione del 13,6%, rispetto al 2024. Se altresì si possono nutrire buone speranze leggendo di uno scorso mese di dicembre, forte del periodo natalizio, che ha visto una punta di 21 milioni di spettatori, superiore a quella dell’anno precedente, un altro sito ci tiene informati di un aumento per i recenti mesi di gennaio e febbraio rispetto ai corrispondenti del 2025, ma pure di un recente mese di marzo per cui è necessario calcolare una cifra che non raggiunge i 13 milioni, – ovvero appena l’1,4% in più rispetto al marzo 2025 – registrati dal Centro Nazionale per il Cinema. Senza voler affrontare quei successi che ci riportano al marzo 2024 (15,2 milioni di biglietti venduti) e marzo 2023 (15,8 milioni). L’iniziativa è dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell’Institut Français, avendo come main sponsor BNL/BNP Paribas e il sostegno tra gli altri del mitico Borsalino e di Sofitel: ovvero, felicemente, il “Nuovo Cinema Francese” dentro i confini italiani. Le proiezioni torinesi si svolgeranno nella sala del Classico.
Con la volontà di non addentrarci assolutamente nelle presenze, nelle statistiche e soprattutto nella qualità del cinema di casa nostra – che se la canta e se la suona – per carità, i César fanno la stessa cosa – con i premi di fine anno (pescando nelle poche produzioni accettabili) ma che non riesce a espugnare le short-list o i red carpet hollywoodiani o i festival europei importanti (con una vena di sano quanto necessario patriottismo sarà il solito Nanni Moretti a salire in solitaria i gradini del Palais di Cannes nel prossimo mese di maggio con il suo ultimo “Succederà questa notte”, lui tanto ami des Français?): “Cinema povera Italia” titolava un paio di mesi fa La Stampa un quadro per nulla rassicurante della nostra cinematografia. “Certo, andare a Berlino è diventato un po’ più complicato, dipende molto dai film pronti in quel determinato periodo”, s’affannava a ribadire Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, rispondendo alle domande di Fulvia Caprara. Ci vorrebbero “posizioni più muscolose”, di realizzazione e di economia, si continua a sperarle ma per adesso non le abbiamo, per cui, mettendo la testa sotto la sabbia, continuiamo a parlare – lo fa Paolo Orlando, presidente editori e distributori cinematografici Anica – per Berlino trattasi di “normale avvicendamento e non di punizione.”
Inizierà la rassegna con “Classe moyenne – La festa è finita” diretto da Antony Cordier (9 aprile, ore 20,30 – proviene dalla Quinzaine des cinéastes di Cannes 2025), dove Mehdi, giovane avvocato, trascorre l’estate nella elegante villa dei genitori della fidanzata: con la sorpresa, sin dal suo arrivo, di un conflitto tra i futuri suoceri e la coppia di custodi della villa. Forte del suo mestiere e certo per il desiderio di impressionare ottimisticamente il padrone di casa, Mehdi si propone come mediatore tra le due parti. Ma nulla andrà come spera. Commedia dai dialoghi in punta di penna, una acuta fotografia delle contraddizioni della borghesia di oggi. Il film uscirà nelle nostre sale il prossimo 7 maggio. Seguirà “Des preuves d’amour – Love Letters” (10 aprile, ore 18 – Semaine de la Critique a Cannes 2025 e numerosi premi, a Zurigo, Amburgo e Montréal), film d’esordio di Alice Douard, il ritratto di una giovane donna, Céline, alla ricerca di una sua propria legittimità, la sua unione con Nadia, la nascita di un figlio, un nuovo concetto di famiglia, aperta e felice. Si annuncia più che interessante “L’affaire Bojarski” di Jean-Paul Salomè, presente alla proiezione, ambientato nella Francia del dopoguerra. Il regista, ispirandosi a nomi quali Melville e Becker e Dassin o guardando ai più recenti Brian De Palma e Michael Mann, costruisce la storia di un rifugiato polacco divenuto il più ingegnoso falsario del suo tempo, che per una quindicina d’anni produrrà, nel segreto del cortile della sua casa, banconote quasi perfette, tanto convincenti da ingannare perfino la Banca di Francia. Ma la sua attività attira l’attenzione del commissario Mattei (a interpretarlo Bastien Bouillon, visto di recente in “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli), deciso a smascherarlo a ogni costo, dando vita a un thriller tesso e decisamente avvincente, dove il protagonista Reda Kateb tratteggia un personaggio fatto di ambiguità e fragilità, invaso della sua ossessione per l’inganno. Proiezione il 10 aprile alle 20,30.

Il giorno dopo alla stessa ora sarà la volta di “Les enfants vont bien” di Nathan Ambrosioni, premiato a Karlovy Vary e al festival del Cinema Francofono di Angoulême. In una sera d’estate, all’improvviso, Suzanne con i due figli si presenta a casa della sorella Jeanne ma pronta a scomparire, sola, il mattino successivo, un biglietto unico segnale della sua avvenuta presenza: Jeanne scoprirà che la polizia non può avviare alcuna ricerca, sua sorella ha scelto deliberatamente di scomparire. Ultimi titoli, “Love me tender”, tratto dal romanzo di Constance Debré e firmato da Anna Cazenave Cambet (domenica 12, alle 18 – presentato con successo a Un certain regard a Cannes 2025), dove Clémence, madre di un bambino di otto anni, un giorno confessa al marito di frequentare anche donne, vedendosi costretta a dover combattere con lui che chiede l’affidamento esclusivo del figlio e a reclamare il diritto di essere madre e donna, senza compromessi. Presentato a “Un certain Regard” a Cannes 2025, grande interpretazione di Vicky Krieps, già emozionante interprete del “Filo nascosto” di Paul Thomas Anderson a fianco di Daniel Day-Lewis. Alle 20,30, il finale della rassegna è affidato a “L’engloutie” di Luise Hemon (ancora dalla Quinzaine des Cinéastes, “uno dei titoli più intensi”, aveva scritto Il Manifesto), interprete l’attrice italiana Galatea Bellugi, storia della giovane maestra Aimée, tesa verso l’ignoto e il rivoluzionario, che, in una notte di tempesta del 1899, giungendo in un borgo innevato ai confini delle Alpi, nonostante la diffidenza degli abitanti, è determinata a diffondere le proprie idee moderne. Sarà un lento integrarsi con la comunità, saranno i primi turbamenti, sarà la tragedia che sconvolgerà la tranquillità del villaggio. Il film verrà accompagnato dalla regista e dalle attrici Léna Camillieri Dorléans, Greta Saggiorato e Marisa Ronchail. Per gli appassionati di cinema un – inusuale – appuntamento assolutamente da non perdere.
Elio Rabbione
Nelle immagini, scene tratte da “L’affaire Bojarski”, “Les enfants von bien” e “Love me tender”.
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