IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Lo scandalo e l’arresto del principe Andrea, fratello del re d’Inghilterra, stanno scuotendo la monarchia inglese. I repubblicani inglesi hanno colto la palla al balzo per riproporre la questione istituzionale. Non darò giudizi storici sulla monarchia inglese, anche se è difficile valutarla negativamente perché ben radicata nella storia inglese. La monarchia del Regno Unito non si è mai macchiata di colpe come quella italiana, che ha ceduto al fascismo, tradendo lo Statuto e conducendo a una guerra devastante. I re e le regine inglesi hanno saputo stare al loro posto. Alcuni componenti della famiglia reale non sono stati esemplari e sicuramente molti appannaggi appaiono ingiusti e anacronistici.
Lo storico Mario Viana scrisse un libro dal titolo che poteva sembrare paradossale: La monarchia (italiana) costava meno. Allora le affermazioni di Viana sembravano veritiere, ma oggi è impossibile fare confronti perché la monarchia è finita nel 1946. Il costo del regime monarchico è uno dei temi più frequenti della propaganda repubblicana e, in effetti, le corti con i loro dignitari e cortigiani appaiono fuori dalla realtà moderna: un privilegio non giustificabile. Ma non sempre sono trasparenti i costi reali delle istituzioni. La virtus repubblicana ha un fascino di sobrietà, a partire dalla repubblica ateniese e romana, che può superare quello monarchico fondato sulla tradizione. La repubblica appare il sistema più vicino alle istanze popolari, ma nessuna posizione va assolutizzata perché il giudizio definitivo è legato solo alla dura lezione dei fatti.
La monarchia dovrebbe offrire una certa imparzialità che la repubblica non può garantire, ma il discorso va verificato caso per caso, a diretto contatto con la storia politica di un popolo. Lo scandalo della monarchia inglese è grave perché gli “arcana imperii” sono stati cancellati da una situazione che la società mediatica non consente più di nascondere. E questo vale per tutti i regimi democratici, perché quelli autoritari o totalitari sono ancora in grado di occultare la realtà. Ad esempio, della vita privata di Putin e dei suoi familiari non sappiamo nulla. Certo, il fatto che gli scandali vengano a galla può anche essere di per sé un fatto positivo, e non da oggi. Già il Vangelo lo metteva in evidenza. Il discredito che si addensa sulla famiglia reale mette invece in crisi il sistema monarchico, soprattutto perché la pulizia attorno al principe è stata fatta in ritardo e non dalla famiglia reale, che ne esce fortemente indebolita.
Ad ottant’anni dalla fine della monarchia italiana dobbiamo ricordare l’alto profilo morale del re Umberto II, che partì per l’esilio per evitare una possibile guerra civile. Quel re diceva che la monarchia non poteva accontentarsi del 51 per cento dei consensi: una riflessione che può valere anche per la monarchia inglese. La figura di Umberto e la sua dignità vengono oggi compromesse dalla leggerezza un po’ guascona di chi si vanta, in modo disinvolto e strafottente, di essere venuto più volte in Italia a pranzare quando il nonno era destinato a morire in esilio. A Ginevra, nell’anniversario della sua morte, una casa d’aste batterà molte onorificenze appartenute all’ultimo re. Non c’è ovviamente nessuno scandalo, ma la notizia appare piuttosto squallida e sta suscitando forti critiche. C’è da sperare che sia una notizia infondata o distorta. Attorno agli ultimi Savoia lo scandalismo è stato spesso di casa e ha avuto effetti devastanti, a volte in modo ingiusto o esagerato.
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