Nel 2026 ricorre il quindicesimo anniversario della fondazione dell’Associazione Corona Verde di San Vito, creata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura e la valorizzazione della zona collinare di Piossasco, con un’attenzione e una cura particolari rivolti al Borgo di San Vito, che con i suoi tre castelli, i palazzi nobiliari e le chiese, rappresenta un museo a cielo aperto.
In questo articolo faccio scoprire al lettore la storia di questo borgo straordinario.
La cittadina di Piossasco, ubicata in Provincia di Torino, a metà strada tra le Valli di Susa e del Chisone, è stata il feudo di una delle cinque famiglie feudali più antiche e potenti del Piemonte: i Merlo, detti anche “Piossasco”, casato che prese il nome di questa località, alla quale fu legato per più di 800 anni e da dove gestiva la sua ampia consortile.
I Merlo furono infatti Signori di Piossasco dal 1100 al 1933 ed il loro cognome originario deriverebbe da un fatto accaduto intorno all’anno mille, quando Merlo, il figlio del crudele feudatario del luogo, s’innamorò di una carbonaia. La coppia fuggì sui monti, dove mise al mondo nove bambini; alla scomparsa del feudatario, la famiglia tornò in città, ma i bimbi erano talmente sporchi che la gente cominciò a chiamarli “i piccoli merlot”. Da quel momento lo stemma di Piossasco si arricchì di nove piccoli merli. Il casato nel tempo si suddivise in quattro rami, poi sei e infine in nove.
Le prime notizie certe della famiglia risalgono al 1172 con Gualfredo di Piossasco, custode per Conte dei Savoia del Castellaccio, il maniero più antico, risalente al X secolo.
Il nobile nel 1175 era a Montebello insieme al Beato Conte di Savoia Umberto III per giurare i patti dell’Imperatore dei romani Federico I Barbarossa con la Lega Lombarda.
La famiglia estese il suo potere anche a Volvera, a Scalenghe dal 1223, a None dal 1235, a Airasca, Castagnole e Vinovo. Dal 1239 la loro presenza fu stabile a Beinasco. Essi gestivano i loro beni tramite una consortile ed i quattro rami principali erano “de Feys”, i “de Federicis”, i “de Rubeis”, i “de Fulgore”. Nel 1254 i Piossasco acquistarono la Corte di Sangano dall’Abbazia di S. Solutore di Torino, per poi rivendergliela nel 1284.
Fino a tutto il XIII secolo i nobili strinsero legami con tutte le entità politiche gravitanti in Piemonte: con il Vescovo di Torino, con Asti e con il Marchesato di Saluzzo, per poi legarsi in modo definitivo a Casa Savoia.
Nel Trecento essi furono in combutta con i Signori di Rivalta, proprietari del feudo di Trana, i quali non gradivano il fatto che i Piossasco prelevassero da Trana un terzo dell’acqua del Sangone attraverso un canale che esiste ancora oggi: il Sangonetto.
LA BATTAGLIA DELLA MARSAGLIA E IL DECLINO DEI PIOSSASCO
La Penisola italiana nel corso dei secoli si ritrovò sempre al centro delle contese tra Francia e Spagna ed il piccolo Stato Sabaudo per la sua posizione strategica venne più volte invaso dalla potenza di turno. A fine XVII secolo la Francia di Re Luigi XIV detto “il Re Sole” raggiunse il massimo della sua potenza e le altre Nazioni europee si allearono per cercare di contrastarla, dando vita alla Lega di Augusta, della quale facevano parte Ducato di Savoia, Sacro Romano Impero, Inghilterra, Scozia, Spagna, Portogallo ed altri Stati. La guerra iniziò nel 1690 e continuò con alterne vicende negli anni successivi, fino al 1696 quando dopo pesanti sconfitte il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II riuscì a concludere un trattato con i francesi.
Durante una di queste campagne, il 4 ottobre 1693, nel territorio compreso fra Volvera, Orbassano e Piossasco venne combattuta una terribile battaglia: la Marsaglia.
Vinsero i francesi ed il Generale Nicolas de Catinat stilò la relazione per Luigi XIV nel Castello della Marsaglia, al confine di Cumiana e di Piscina. Questo edificio, oggi in rovina, diede il nome alla battaglia.
Lo scontrò porto ad un ulteriore impoverimento della zona ed i Piossasco per saldare i debiti furono costretti a cedere molti terreni nel loro capoluogo. Giunsero così in paese nuove nobili famiglie, tra le quali i Seyssel, i Porporato e gli Ambrosio, Conti di Chialamberto, che fecero edificare signorili ville di campagna dette “vigne” e scelsero questo luogo perché era vicino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Proprio i Chialamberto fecero costruire Casa Lajolo, edificio che 1850 fu ereditato dai Conti Lajolo di Cossano, attuali proprietari.
I TRE CASTELLI
Piossasco è celebre per i suoi tre castelli. Il più antico, detto Castellaccio o Gran Merlone, risalente al X secolo, è anche il più alto. Situato in posizione dominante a 457 metri, era composto da un fabbricato quadrangolare con in cima delle finestrelle a feritoia strettissime e da una torre ed era protetto da una cinta muraria. Vi si accedeva tramite una scala a due rampe che conduceva ad una porta alta. Il complesso fu abitato dai Piossasco fino al XVI secolo. A causa della scarsa presenza di corsi d’acqua nelle vicinanze non vennero costruiti fossati e ponti levatoi ed il castello era difeso dal ripido degradare della collina sui lati ovest e sud-ovest, da fortificazioni sul lato opposto e dalla fitta vegetazione. Come molti altri manieri della zona, venne distrutto dalle truppe del Generale Nicolas de Catinat durante la Battaglia della Marsaglia del 4 ottobre 1693.
Il maniero sottostante, detto “Piossasco De Rossi” è situato in posizione intermedia tra il Castellaccio e il Castello dei Nove Merli. Voluto da Gian Michele Piossasco De Rossi, venne eretto tra il XVII e il XVIII secolo, ma a causa della mancanza di fondi non fu mai completato.
L’unico castello giunto intatto fino ai giorni nostri è il più basso, detto “dei Nove Merli”.
Costruito come casaforte militare alle pendici del Monte San Giorgio, l’attuale edificio venne eretto tra il 1300 ed il 1400 e fu rimaneggiato nei secoli successivi. La torre risale alla seconda metà del XX secolo. Gode di un’ottima visuale che comprende il Monviso, la collina torinese, il pinerolese, il saluzzese e le Langhe. Nel 1834 i manieri passarono al Conte Luigi Piossasco di None, il quale avviò importanti lavori di ristrutturazione del Castello dei Nove Merli in chiave moderna. Luigi era esponente di un Ramo secondario dei Piossasco di None; il ramo principale si estinse nel 1863 con la morte della Contessa Luisa Carola Birago di Vische, vedova del Conte Giuseppe Luigi Benedetto. Ella lasciò in eredità al Comune di Virle il settecentesco castello.
Al sopraccitato Conte Luigi succedette la figlia Gabriella, ultima esponente del casato. Alla morte di quest’ultima, avvenuta 16 dicembre 1933, i castelli di Piossasco passarono ai cugini da parte materna, i Mocchia di Coggiola, che dopo qualche tempo li cedettero. Si alternarono quindi vari proprietari, tra i quali i Mottura di Milano, Carlo Ferrari e il Barone Amerigo Sagna, eroe nelle due Guerre Mondiali, fervente antifascista e protettore di molti ebrei. Il nobile iniziò il restauro del Castello dei Nove Merli e fece riassettare il parco. Gli succedette il Cavalier Luciano Savia, che acquistò il castello, i ruderi degli altri due e il comprensorio montano che si estende fino alla cima del Monte San Giorgio. Il nuovo proprietario terminò la ristrutturazione del maniero, la torre venne sopraelevata e incoronata da merli, mentre le alte finestre gotiche del portico al primo piano, dove ai tempi della Contessa Gabriella venivano appese fioriere, furono chiuse con cristalli. Il 19 settembre 1959 Luciano Savia inaugurò un prestigioso ristorante dove cenarono illustri personaggi, tra i quali le Principesse Maria Gabriella di Savoia e Grace di Monaco. Il Salone delle feste al primo piano è caratteristico per il grande camino con gli stemmi araldici dei Merlo ed il pregevole soffitto ligneo a cassettoni originale del 1462. Recentemente nel parco è stata ricostituita la storica vigna dove vengono coltivate uve Sauvignon blanc e Nebbiolo.
IL BORGO DI SAN VITO
Il Borgo di San Vito, situato ai piedi dei castelli, ospita delle vere e proprie meraviglie, tutte da scoprire. Nel tempo è stato abitato da molte nobili famiglie, tra questi i Borgofranco e i Lajolo, le quali fecero costruire splendidi palazzi e ville signorili che conservano ancora oggi tutto il loro splendore. Tra questi, Palazzo Palma di Borgofranco, una splendida casaforte medievale e Casa Lajolo, una magnifica villa di campagna settecentesca, abbellita da un lussureggiante giardino. L’antico accesso al borgo era Porta del Borgo Piazza, citata per la prima volta nel 1387.
Un vero e proprio gioiello è la Chiesa dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, la più antica di Piossasco, risalente all’XI secolo. All’interno ha una forma a pianta longitudinale suddivisa in tre navate e una volta a botte. Le decorazioni catturano l’attenzione per il loro splendore. Gli archi della volta della navata centrale sono decorati da stucchi dorati e sono intercalati da sei affreschi realizzati nel 1853 che rappresentano “la Fede”, Dio Padre, San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e San Girolamo”. All’ingresso, sulla sinistra, è presente una vasca battesimale ottagonale in pietra bianca risalente al 1461 e donata da Gabriele De Buri.
Dietro l’altare si ammira la grande icona ovale settecentesca attribuita a Rocco Comaneddi, che rappresenta “la Gloria ed il trionfo di San Vito”. In essa il santo è rappresentato circondato dagli angeli e dai Santi Modesto e Crescenzia. Quest’opera fu voluta come voto dagli abitanti di Piossasco, i quali spesero 600 Lire per chiedere la fine delle invasioni straniere. A destra del presbiterio si ammira una macchina votiva a spalla alla cui base è presente uno scudo doppio, donato nel 1739 da Bernhard Otto, barone di Rehbinder e Cristina Piossasco de Feys della Volvera in occasione delle loro nozze.
La vicina Confraternita di Santa Elisabetta è la risultanza della fusione, avvenuta nei secoli, di tre cappelle contigue, legate a diverse confraternite religiose: la Cappella dello Spirito Santo, quella del SS. Nome di Gesù e quella di Sant’Elisabetta. I resti della Cappella Dello Spirito Santo si trovano a destra della scalinata d’ingresso e formano un tutt’uno con la facciata. Si possono ancora ammirare frammenti di affreschi quattrocenteschi, che rappresentano un’Annunciazione con le figure dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine. Le aureole sono state realizzate con la tecnica del rilievo a pastiglia, mentre sulla lesena è raffigurato lo stemma della famiglia De Buri che sovrasta l’effige di San Vito. Sotto di essa era dipinto un letto di ospedale, il quale indicava la presenza di un vicino ospizio per i pellegrini che percorrevano strade alternative alla Via Francigena.
Il pubblico ha la possibilità di scoprire gratuitamente le meraviglie di questo splendido borgo le ultime domeniche di aprile, maggio, settembre e ottobre grazie ai giovani ciceroni dell’Associazione Corona Verde di San Vito.
Nel pomeriggio di domenica 26 aprile si terrà uno speciale evento volto a celebrare i primi 15 anni dell’associazione.
Per maggiori informazioni consultare il sito www.coronaverdedisanvito.it e la pagina Facebook dell’Associazione Corona Verde di San Vito;
Per Casa Lajolo e i suoi eventi: www.casalajolo.it e la pagina Facebook della dimora.
ANDREA CARNINO
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