Fino al 24 febbraio
Non c’è bisogno di andare fino a Napoli per vederli, è sufficiente una gita a Pavia, gran bella città longobarda, che ospita al Castello Visconteo tutti gli arazzi, ben sette, dedicati alla celebre battaglia di Pavia del 1525 tra Francesco I, re di Francia, e le truppe imperiali di Carlo V, reduci da grandi mostre negli Stati Uniti. Fino al 24 febbraio, giorno della battaglia. I “magnifici sette”, tutti insieme, monumentali, come al Museo di Capodimonte sulla collina di Napoli, la sede permanente, e non un unico arazzo come accadde nel 2015 in un’analoga mostra a Pavia. Ammirarli nell’ultima grande sala dell’esposizione al castello, dedicata anche alle arti nel Cinquecento lombardo, significa entrare in una delle fasi più drammatiche del Rinascimento europeo.

Guardando i vari momenti delle scene che portano al trionfo delle armate imperiali e alla cattura del re di Francia sembra di essere dentro la battaglia. Davvero imponenti, lunghi quasi 8 metri per 5 di altezza, gli arazzi fiamminghi, realizzati tra il 1528 e il 1531, fermano le scene più importanti dello scontro avvenuto nel parco Visconteo della città sul Ticino. Forse manca un sottofondo di musica rinascimentale con i rumori dei combattimenti, i suoni, il frastuono, i boati, forse troppo silenzio, ma tutto il resto c’è e lo vedi negli arazzi, senti quasi i colpi degli archibugi, i veri vincitori dello scontro, i cavalli al galoppo, le urla dei soldati, l’avanzata dei lanzichenecchi armati di picche e poi i personaggi come Francesco I di Francia, circondato e catturato dagli spagnoli comandati dagli ufficiali di Carlo V, non presente alla battaglia che cambiò le sorti d’Europa. Furono almeno diecimila i morti. E proprio le armi da fuoco, gli archibugi usati dagli spagnoli contro le spade dei francesi decisero le sorti della contesa che cambiò il modo di combattere il nemico. Il pezzo forte della mostra è indubbiamente la spettacolare illustrazione dello scontro con i sette arazzi tessuti con lana, seta e fili d’oro e d’argento dalla manifattura fiamminga di Jan e Willem Dermoyen su disegni del pittore Bernard van Orley che per illustrare l’evento utilizzò notizie e dicerie che udiva a corte.

La rassegna “Pavia 1525, le arti nel Rinascimento e gli arazzi della battaglia” presenta al pubblico, spiegano gli organizzatori, “una prestigiosa testimonianza della splendida fioritura artistica e culturale che la città conobbe nel Cinquecento attraverso le opere di grandi maestri come Leonardo da Vinci, Ambrogio Bergognone, Pietro Perugino e Bernardino Zenale. L’iniziativa è promossa dai Musei Civici di Pavia e dal Comitato promotore per il Cinquecentenario della battaglia di Pavia. Orari di apertura: da lunedì a giovedì 10.00-18.00, venerdì, sabato e domenica 10.00-19.00. Filippo Re
nelle foto, la mostra al Castello Visconteo di Pavia
sala con i sette arazzi della battaglia
arazzo con la cattura di Francesco I
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