Diritti umani negati: Torino scende in Piazza per l’Iran

Sabato 17 gennaio alle 15, in Piazza Carignano, ci sarà la Grande Manifestazione Unitaria, per un Iran laico, repubblicano e democratico.

L’INTERVISTA / GIAMPIERO LEO

Fortemente voluta e patrocinata da Giampiero Leo, vicepresidente del Comitato Diritti Umani del Consiglio regionale, la manifestazione che si terrà in Piazza Carignano sabato 17 gennaio sarà un’occasione di confronto politico e sociale per capire cosa sta succedendo in Iran e per esprimere solidarietà e vicinanza a un popolo martoriato da una tremenda repressione. Ma l’Iran non è l’unico paese in cui vengono calpestati i fondamentali diritti umani.

Abbiamo intervistato Leo.

Come interpreta l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e quali ripercussioni potrebbe avere sulla già fragile situazione dei diritti umani e delle libertà civili nel Paese e nella regione?”

Prima cosa: io sono da sempre un sostenitore del diritto internazionale, che è stata una conquista di civiltà insieme alle Nazioni Unite dopo il dramma della terribile Seconda guerra mondiale. Ovviamente non posso condividerlo. Dire però che questo possa influire sui diritti umani, parlando del Venezuela, mi sembra una barzelletta. È come se qualcuno tirasse un petardo a Gaza o in Ucraina e gli dicessero: “Non pensi che questo possa fare danno, spaventare”, riferendosi a luoghi dove ogni momento, senza pietà, piovono missili.
Trump ha compiuto un’azione illegale colpendo però un governo e un regime che sono totalmente illegali, e che rappresentano un esempio contemporaneo di dittatura sudamericana feroce e corrotta, come quelle di altri tempi. Penso al Cile, all’Argentina, all’Uruguay. Situazioni per cui mi sono mobilitato personalmente. Ho partecipato a campagne e iniziative internazionali contro queste dittature. Conoscendo e avendo parlato con centinaia di donne, uomini e giovani venezuelani che sono fuggiti o rimasti, non vedo differenza tra la dittatura di Maduro e quelle fasciste del passato. Dobbiamo lavorare affinché il Venezuela torni alla democrazia.

Sta venendo meno il rispetto del diritto internazionale?

Assolutamente sì, e questo è gravissimo. Il diritto internazionale, a spicchi e bocconi, era stato violato in passato ma, secondo tutti gli studiosi di diritto, il colpo mortale lo ha dato l’invasione dell’Ucraina. A tutela dell’Ucraina era stato firmato dal governo russo l’accordo di Budapest, che in cambio della restituzione delle armi nucleari e della flotta del Mar Nero prevedeva che la Russia non avrebbe mai aggredito l’Ucraina.

“Le proteste in Iran sono state accompagnate da dure repressioni. Quanto può questa frattura interna condizionare la politica estera di Teheran e la sua credibilità in tema di diritti umani?”

Io credo che la credibilità del regime dittatoriale teocratico iraniano sia pari a zero. A suo tempo solo Grillo e qualche 5 Stelle poteva sostenere il regime iraniano come un’altra forma di democrazia. Anche perché, e lo dico da credente, una delle forme di dittature più orrende e disgustose è quella teocratica. Per me, credente e consapevole dei difetti storici delle varie religioni, il messaggio di una fede è amore, fratellanza, sorellanza, rispetto della vita, altruismo, bene comune. Una dittatura disumana che cerca giustificazioni e presenta come giustificazione una fede è proprio una bestemmia.
Spero che il popolo iraniano ritrovi la libertà e che, a differenza di altri Stati dell’area che non hanno una tradizione culturale e democratica elevata come quella iraniana, possa scegliere liberamente e coscientemente il tipo di governo che vuole.

Ho chiesto a Tahmina, una giovane iraniana che studia in Piemonte, se voleva farle due domande. Le riporto quanto mi ha scritto.

Tahmina: “Signor Leo, lei ha spesso promosso l’NCRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana) come alternativa democratica all’attuale regime. Tuttavia, ogni iraniano che io abbia mai visto o con cui abbia parlato nella mia vita considera questo gruppo non come una soluzione, bensì come una ‘setta terroristica’ universalmente disprezzata dagli iraniani, indipendentemente dal contesto politico o religioso delle persone.

La mia domanda è: è consapevole di questo profondo divario tra il suo sostegno e il reale sentimento del popolo iraniano? Perché continua a sostenere un gruppo che molti considerano fondamentalmente antidemocratico e storicamente compromesso?”

Cara Tahmina, le devo dire con assoluta franchezza e onestà che io non ho nessuna preferenza per qualsivoglia forma o organizzazione di opposizione al regime iraniano.
L’organizzazione che lei cita è quella che non a livello personale, ma come Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte (che racchiude tutti i partiti e moltissimi esponenti della società civile), ci ha contattati e sensibilizzati – in maniera molto civile e rispettosa – soprattutto questa organizzazione. Altre componenti che sappiamo esistere e stimiamo dell’opposizione iraniana, non sappiamo perché, non hanno ritenuto di prendere contatto con le forze democratiche italiane.
Quindi, con tutto il rispetto, le ribalto la domanda: perché queste componenti non hanno preso iniziative, non si sono rivolte agli organismi democratici pluralisti italiani che li avrebbero accolti con le braccia aperte?

Per parte nostra, e per nostra impostazione, il modello che l’Italia ha sperimentato nella resistenza al regime fascista, e che io condivido da sempre, è quello del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale: un’organizzazione che raccoglieva insieme tutte le forze che si opponevano al regime fascista, dai comunisti ai monarchici, passando per i liberali e i cattolici.
In Iran, e per la libertà dell’Iran, secondo noi bisognerebbe fare la stessa cosa: combattere compatti tutti insieme contro questo regime e, una volta abbattuto, lasciare decidere liberamente il popolo, come avvenuto in Italia dopo la Seconda guerra mondiale.

A tal proposito, la tesi mia e delle tante e autorevoli persone con cui lavoro è che idealmente dovunque bisognerebbe dare la parola al popolo. In Iran come in Venezuela, nel Donbass come a Gaza. Questa sarebbe la vera democrazia.

Tahmina: “E perché l’Occidente tratta l’“intervento straniero” come un tabù, quando il regime sta già usando milizie straniere per uccidere il proprio popolo?

L’argomentazione secondo cui l’intervento “non funziona” ignora la storia – ha salvato l’Europa nella Seconda Guerra Mondiale e ha impedito alla Corea del Sud di diventare come la sua vicina del Nord. Mentre l’Occidente tace per evitare una “escalation”, il regime sta già portando avanti l’escalation importando miliziani iracheni per schiacciare iraniani disarmati.

Inoltre, l’Occidente non sta forse commettendo un gigantesco errore strategico? Privilegiando legami economici di breve periodo con lobbisti regionali come Qatar o Arabia Saudita, non sta forse ignorando il fatto che un Iran democratico sarebbe il suo alleato più forte per la pace? Un Iran libero smantellerebbe le reti terroristiche regionali che minacciano l’Occidente, mentre restare in silenzio significa soltanto invitare caos a lungo termine e più terrorismo alle porte stesse dell’Europa. Perché l’Occidente sta rischiando la sua sicurezza a lungo termine per un profitto a breve termine?”

Di fronte a questa, che non è solo una domanda ma un ragionamento molto colto, profondo e di grande spessore storico e sociologico, devo dire che in questo caso rimango imbarazzato. Anche perché noi italiani, con la sola – pur nobilissima – Resistenza, non avremmo liberato il Paese dai tedeschi. Effettivamente, senza gli Alleati, con le loro forze armate e il sacrificio di migliaia di giovani di altri Paesi per la libertà dell’Italia, da sola la Resistenza non sarebbe assolutamente bastata, pur avendo dato una testimonianza straordinaria e che non va mai dimenticata.
Quindi, le cose che lei dice sono profondamente vere, anche perché la Repubblica islamica ha connivenze internazionali spregiudicate; penso al Venezuela di Maduro o alla Corea del Nord. Mentre l’Occidente è rimasto scottato da gravi errori di valutazione, come nel caso dell’Iraq e dell’Afghanistan, non riuscendo a capire che, per storia e cultura, l’Iran è profondamente diverso da quei Paesi.

Grazie per il tempo dedicato all’intervista e a questo punto ci vediamo domani in Piazza Carignano alle 15.

Sono io che ringrazio di cuore voi per questo preziosissimo confronto che dimostra la vostra sensibilità. Vorrei aggiungere un’ultima considerazione che ritengo fondamentale.
Oggi abbiamo parlato della tragica situazione in Iran, ma la mia idea è che dovremmo alzare enormemente il nostro livello di empatia, solidarietà e impegno per tutte le situazioni simili a quella iraniana. Non dobbiamo dimenticarci di Gaza e della Cisgiordania, non possiamo cedere alla disinformazione putiniana sull’Ucraina né al neocinismo trumpiano, ma dobbiamo contemporaneamente continuare ad avere a cuore situazioni come quelle del Congo, dei civili massacrati dalle milizie fondamentaliste in Sudan, dell’eroismo delle donne del Kurdistan, della mortificazione assoluta delle donne afghane.
In sostanza, l’appello che rivolgo – anche a nome del nostro Tavolo della Speranza – è avere il cuore e l’anima aperti verso tutte le donne, i bambini e tutti coloro che soffrono, e non mobilitarci soltanto, come spesso accaduto nella storia e recentemente, per cause che riflettono nostre simpatie politiche e ideologiche. Ideologia e umanità non vanno d’accordo.

Lori Barozzino

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