Gli Iraniani vengono massacrati, non bastano le parole

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Alla forza e alle sue ipotetiche ragioni, a volte, si deve rispondere con la forza. E’ una verità scomoda, dolorosa, difficile da dire,  ma la verità è questa. Di fronte alla rivolta  eroica del popolo iraniano repressa nel sangue dal regime teocratico islamico, è necessario un tempestivo ed autentico  sostegno e  non una semplice solidarietà verbale che non serve a nulla . La grande lezione del realismo politico deve prevalere sulle utopie velleitarie. Le idee dell’esimio prof. Zagrebelski  che afferma, distorcendo Machiavelli, che il realismo sarebbe un  disarmo etico, finiscono di essere un sostegno, magari  involontario,  ad un disarmo politico  del tutto  incapace di  consentirci di fare i conti con le forze in giuoco. Sono gli inermi iraniani che vanno difesi senza ambiguità non gli
Immortali principi di un nuovo ‘89, come pensava l’ingenuo Gobetti. Nel 1939 a Danzica i pacifisti ad oltranza fecero il gioco di Hitler, lavandosi le mani del sacrificio e del  destino polacchi. Non  solo i pacifisti non salvarono la pace , ma dovettero affrontare la guerra da cui vennero travolti. Nella storia non esiste solo il diritto internazionale che la Società  delle Nazioni non seppe tutelare come accade anche   oggi con  l’Onu, ormai  divenuto un carrozzone dispendioso e inutile, bloccato dal diritto di veto, lo stesso che paralizza l’Europa. Anche il ricorso alla forza può essere l’ultima risorsa che l’impotenza della politica può legittimare. Pochi lo vogliono riconoscere, ma la verità è questa. E’ il Vae victis che distrugge il diritto, è la sconfitta che genera i mostri della vendetta. Il diritto internazionale nato al processo di Norimberga era già  stato demolito dal bombardamento nucleare americano sul Giappone che pure pose fine alla  seconda guerra mondiale. I moralisti nei momenti drammatici devono limitarsi alle giaculatorie di rito. I vari Capitini nostrani non hanno mai capito nulla. L’antimilitarista Marco Pannella non era un pacifista arrendevole. Pannella aveva studiato Machiavelli alla scuola di Croce. Oggi starebbe dalla parte degli oppressi iraniani. I veri politici sono statisti come Pannella.   Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace. La drammatica affermazione tacitiana può risuonare in modo tragico come tetro commento alle stragi fatte in Iran. L’irenismo alla La Pira, il sindaco santo di Firenze che non  si occupava delle fognature della città , ma della pace in Vietnam   , vanno bene per i convegni  che si tengono nelle amene località turistiche. La storia è anche una cosa brutta e spiacevole che necessita di politici che conoscano l’essere e non si lascino corrompere dal dover essere . Essere e dover essere quasi mai coincidono. Più che mai oggi, è così . Noi invochiamo lo studio e la pratica  di Machiavelli, non dei giuristi dell’utopia semplificatrice che mette le coscienze dei sempliciotti in pace con se’ stessi. La cultura della resa è la scelta peggiore perché paradossalmente favorisce la guerra, come dimostra la storia di ogni tempo da Caino in poi.
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