Guerra totale? Sì, no, forse

Da tempo immemore le guerre si fanno per conseguire vantaggi in termini di territori, materie prime, interessi vari come potenziale ‘arricchimento per chi invade’, determinando la situazione bellica.

Fatto noto in ogni scuola militare è che per risolvere vittoriosamente un conflitto armato le energie da mettere in campo saranno, come minimo, di almeno tre a uno, a vantaggio dell’invasore. Se le forze sono troppo simili, spesso non conviene dare battaglia (in termini attuali, il conosciutissimo è il termine di Deterrenza).

Non sempre, però il dato è confermato e la situazione bellica ucraina ne è ulteriore, ultima conferma. Nonostante una situazione di oggettivo vantaggio, la campagna di annessione prevista per Mosca in solo qualche settimana, si è impantanata in scontri di pianura che, dopo anni, vedono in difficoltà anche gli aggressori, oltre che gli aggrediti.

Nonostante i baldanzosi, iniziali programmi, accettare un negoziato – per quanto complesso – è segno che la campagna, se non fallita, sta costando energie pazzesche con minimali risultati a Mosca. Il passato insegna che chi vince veramente, infatti, non contratta.

A memoria d’uomo, le campagne di aggressione (basate su superficiali e troppo rigide previsioni) dovrebbero sempre finire in pochi giorni o, al massimo, in un pugno di mesi, ma la realtà storica svela altri scenari.

La prima guerra mondiale, nata su queste infauste profezie di facile vittoria, dopo quattro spaventosi anni non ha solo visto la sconfitta di Germania, Austria-Ungheria e Turchia, ma causato la fine dei loro ultrasecolari imperi (e messo le basi della seguente guerra).

Tutti questi sconvolgimenti da dove nascono?

Gli invasi magari sono più coriacei del previsto, spuntano non previste alleanze della parte avversa, le motivazioni a combattere dell’invasore sono magari più fiacche del previsto, per non citare problemi logistici, magari esasperate distanze da coprire per i rifornimenti, tempo atmosferico, qualità delle armi, inaspettati errori tattici, strategici, e quant’altro.

Tutto ciò può modificare i quadri bellici, portando inaspettatamente i vincitori ad essere poi spesso gli sconfitti (Napoleone in Russia, il Viet-Nam) o a concludere imbarazzanti Piani di pace, come la guerra di Corea del 1950.

Da tempo si parla di un apocalittico e ormai non più lontanissimo scontro fra U.S.A. e Cina. Se succederà, sarà causato da un’invasione cinese a Taiwan, ex isola di Formosa e appendice meridionale del continente, occupata nel 1949 dalle truppe sconfitte di Chiang Kai-shek e politicamente, da allora, separata dalla madrepatria.

Militarmente sconfitto, dopo la lunghissima guerra (1927-1949), il grande generale si ritirò con le sue truppe superstiti sull’isola, dove diede vita a una repubblica politicamente orientata sull’economia occidentale che governò autoritariamente per il resto della vita.

E’ un’economia fiorente – per certi versi addirittura indispensabile – soprattutto grazie al formidabile aiuto offerto dagli americani e da ricchi mercati da decenni in continua crescita.

Taiwan, pur con molte incertezze, da anni si sta democratizzando, ma resta vulnus politico per il Pianeta Cina, che non ammette ai suoi piedi questa microrealtà da sempre cinese, a essa ostile e schierata accanto al nemico americano.

Se il colosso cinese non ammette l’indipendenza di questa irredenta repubblica, gli USA non sembrano disposti a rinunciare a questa piccola terra perché insostituibile fornitrice di tecnologie elettroniche e soprattutto piede politico a stelle e strisce nel Sud-Est asiatico.

Sembra che ci si trovi di fronte a un muro contro muro. La Guerra, una ennesima guerra, forse pure nucleare, potrebbe essere perciò alle porte?

Teoricamente SI anche per i bellicosi, anche se ambigui, messaggi che la Cina sta lanciando all’intero pianeta. Tutti noi siamo autorizzati ad averne razionale paura … eppure questa distopica realtà non è così probabile, né scontata.

Ormai, il mondo ricco, industriale e post industriale è più gestito dall’economia, che non dall’opulenza offerta dai territori conquistabili con le armi.

In un pugno di anni, la Cina ha infatti goduto di una abnorme crescita socio-economica a livello globale grazie a qualità, bassi prezzi, e una incredibile capacità di produrre manufatti di tutti i generi. Questi prodotti sono ormai fondamentali per la crescita cinese, la cui economia – sembrerebbe – detiene addirittura un quarto dell’interno debito U.S.A. facendo affari praticamente con tutti gli stakeholders mondiali.

Meno nota ma fondamentale, è la silenziosa quanto progressiva colonizzazione cinese dell’Africa per ulteriori mercati ma soprattutto per le materie prime da utilizzare nei nostri ormai ineliminabili computer, cellulari, mezzi di trasporto, macchine utensili,…

Quale il messaggio?

Armi da vendere o meno, le guerre di oggi fanno saltare i mercati e mercati poveri o nulli fanno impoverire tutti, i nemici come gli amici…

Una prova del nove la troviamo proprio nella strana alleanza cinese con la Russia di Putin per la crisi ucraina. Secondo una personalissima opinione, si potrebbe trattare di una pelosa alleanza, basata sulla similitudine politica causata dalle due piccole entità che rifiutano l’annessione ai loro imperi.

Ma oltre a ciò, cosa unisce la Russia alla Cina? Non certo la linea politica, né quella economica. La Russia guarda ad Est perché non ha una forza industriale ma vive di materie prime che non vende più in Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina.

La Cina, però, vende in ogni dove i suoi prodotti e non ha certo bisogno del piccolo e impopolare impero russo per sopravvivere.

Al di là di queste due terre irredente da ‘liberare’, ben difficile credere per la grande Cina una pesante e fattiva alleanza alla Russia di Putin perché… perché gli affari, i veri affari si fanno con il ‘caro e potente nemico americano’, piuttosto che con uno strano amico al 50%, che non è neanche mai stato troppo simpatico a Pechino.

Inoltre una nazione rasa al suolo da reiterati bombardamenti nucleari normalmente non ha una gran voglia di comprare alcunché, né la forza per estrarre materie prime o crearsi nuovi mercati.

Se poi le nazioni in questa deprecabile situazione sono due (il nucleare ormai marginalizza il millenario concetto di vincitore versus vinto), peggio che peggio.

Quindi? Applaudiamo a un prudente ottimismo e speriamo di non sbagliarci…

Ferruccio Capra Quarelli

Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

Morto Guido Nasi, lo scrittore “lottatore”

Articolo Successivo

Ai domiciliari l’uomo che ha causato la morte della giovane Matilde 

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

Fit Homeless