L'uomo e la montagna in mostra a Sauze d'Oulx - Il Torinese

L’uomo e la montagna in mostra a Sauze d’Oulx

Jahan Pari fa il pane in un villaggio iraniano, un pastore si riposa sui monti Zagros, la patata delle Ande e le saline peruviane, un cacciatore della Mongolia con l’aquila dei monti Altai e poi i nomadi tibetani, i villaggi e le montagne in Cina, Indonesia e Vietnam, gli uomini delle renne e le slitte nella neve in Russia, i paesaggi del Marocco e del Ciad.
C’è l’Africa ma soprattutto c’è molta Asia e Sud America nelle fotografie di Carla e Giorgio Milone, compagni nella vita e nella passione per girare nei luoghi più remoti e sperduti del mondo con la macchina fotografica al collo. Sessant’anni di viaggi e di emozioni per scoprire angoli di mondo che possono ancora stupire per la loro bellezza. Quasi sempre luoghi lontani dal turismo di massa e dalle località famose, luoghi nei quali i due fotografi ci sono tornati anche più volte per studiare e approfondire la cultura indigena e la presenza dell’uomo. Si resta affascinati davanti agli scatti fotografici degli autori. Le immagini, gli sguardi, i colori, i paesaggi parlano più di qualsiasi parola scritta. Viaggi, ricordi e fotografie si possono ammirare nella mostra “ L’uomo e la montagna” allestita nella sala conferenze dell’Ufficio del Turismo di Sauze d’Oulx, fino al 4 settembre, ingresso libero.

Carla e Giorgio Milone, autori di diverse pubblicazioni fotografiche e narrative, alcune delle quali presentate al museo Mao di Torino, ci portano là dove “il viaggio, qualunque viaggio, è solo l’inizio di infinite storie e ogni fotografia è l’inizio di una storia”.
Lo stretto rapporto tra l’uomo e la montagna è l’anima della rassegna che fa scoprire, per esempio, come una parete di roccia si trasformi in un rifugio in un villaggio dell’Iran oppure mette in risalto le singolari somiglianze esistenti tra i paesi dell’Alto Atlante Marocchino e i villaggi himalayani fino agli scenari abitati dai nomadi oltre gli Urali, nella tundra tra pietraie e mulattiere, tra riti ancestrali e silenziose preghiere.
Filippo Re

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