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AMBIENTE

Nucleare, Cirio: “Il metodo è sbagliato. Bisogna coinvolgere sindaci e cittadini”

in prima pagina

“Dobbiamo darci un metodo diverso perché il Piemonte sul nucleare la sua parte l’ha già fatta, pagando personalmente in termini di salute pubblica, occupazione del territorio, investimenti di turismo: abbiamo già subito scelte del passato. Il metodo utilizzato è sbagliato”. Così il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha aperto il dibattito del Consiglio regionale aperto, dedicato interamente al Deposito nazionale unico per le scorie nucleari.

Una questione soprattutto di metodo, quindi: “Si tratta di scelte impattanti – ha aggiunto – che non si possono assumere senza il coinvolgimento diretto dei sindaci e dei cittadini. Non è rispettoso istituzionalmente, nei confronti delle competenze dirette dei primi cittadini e della Regione stessa”.

Per questo Cirio ha ringraziato il Consiglio regionale del Piemonte che, primo in Italia, ha voluto aprire un dibattito pubblico e aperto sul tema. Alla riunione in videoconferenza, hanno partecipato anche molti parlamentari piemontesi e soggetti interessati: “Si deve porre il problema per trovare una soluzione, ma solo con metodi partecipativi e con il rispetto delle comunità territoriali – ha ribadito -. Come regione faremo da garanti perché la voce dei territori giunga nei palazzi dove si decide sulla vita reale delle persone, perché su questi temi non ci sono colori o maggioranze ma la salute pubblica di un Paese. Personalmente ho appreso della possibilità che il Piemonte potesse ospitare diversi siti di stoccaggio attraverso agenzia di stampa. Situazioni  e valutazioni di questo genere non possono essere presi in qualche ministero romano per poi essere trasmessi a mezzo stampa ai territori interessati”.

È quindi intervenuto Luigi Perri, Presidente della Sogin Spa, che si è detto “Consapevole della complessità del tema, obiettivo strategico non solo per il Piemonte ma per Italia che ci consentirà di risolvere problematica annosa senza doverla trasferire alle generazioni future”.

L’intervento di Perri ha voluto rassicurare gli intervenuti riguardo la partecipazione alle scelte. “La carta dei siti potenzialmente idonei che è stata pubblicata, non è ancora definitiva ma si tratta semplicemente di una traccia, una mappatura ipotetica che terrà conto di tutte le valutazioni tecniche che riceveremo da questi territori, per giungere a decisioni condivise. Sogin seguirà dibattito garantendo supporto a tutti i soggetti interessati e accoglierà eventuali modifiche. Ribadisco che il deposito nazionale è un’infrastruttura fondamentale perché ci consentirà di razionalizzare e di efficentare il sistema rispetto agli attuali 19 siti provvisori sparsi per Italia.

Emanuele Fontani, amministratore delegato, ha aggiunto che “Sogin è proprietà dello Stato e noi facciamo ciò che lo Stato ci dice di fare, quindi lavoriamo per il deposito nazionale unico. Oggi abbiamo 19 siti di stoccaggio e si è iniziata la procedura di individuazione, che sarà effettuata con la massima partecipazione democratica, dei territori potenzialmente idonei. Del resto il prodotto principale di Sogin è appunto la sicurezza dei cittadini”.

Fabio Chiaravelli, direttore deposito nazionale ha ricordato che “da anni si lavora su questo progetto, le attività specifiche hanno avuto inizio nel 2010, ma il problema nasce ben prima, già negli anni Sessanta. Si tratta di iniziare la procedura di localizzazione, pubblicando la carta delle località potenzialmente idonee. Questo serve per iniziare la procedura: da qui in poi si comincia, non c’è nulla di deciso, ma c’è il materiale per poter cominciare a parlare e poi a decidere. Si mira al coinvolgimento di tutti coloro che sono interessati nei territori che potenzialmente risultano idonei alla collocazione del deposito nazionale”.

Il deposito, ha specificato Chiavarelli, “non è una discarica, ma un’infrastruttura di superficie ingegneristica che contiene in piena sicurezza i rifiuti radioattivi. Consistono in circa 95mila metri cubi, compresi i contenitori. Non ci sono rifiuti sciolti o liberi. Di questi 78mila sono di attività molto bassa o bassa e 17mila a media e alta attività: tra questi ultimi anche quelli che torneranno presto da Francia e Gran Bretagna dove sono stati inviati per essere trattati. Oggi abbiamo depositi temporanei, ma nessuno di questi siti ha le caratteristiche per poter diventare deposito nazionale. La gestione in sicurezza di un sito unico centralizzato sarà molto più semplice”.

Dopo l’intervento di Francesco Bochicchio, istituto superiore Sanità, Maurizio Pernice, direttore dell’ispettorato nazionale sicurezza nucleare ha sottolineato che il ritardo nella realizzazione del deposito unico rappresenta maggiori costi per il Paese. “Il deposito unico sarebbe ancora più sicuro e costerebbe meno. Quanto alle osservazioni da proporre, condivido che sessanta giorni per una materia del genere sono realmente insufficienti. Ma in realtà ci sono due termini, quello di 60 giorni per le osservazioni e 120 giorni per preparare il seminario. Dopodiché ci sono altri 30 giorni dalla scadenza del seminario”.

Il Vicerettore Politecnico di Torino, Roberto Zanino, professore impianti nucleari ha ricordato che “il tema è delicato, ma non procrastinabile. C’è già una procedura di infrazione europea aperta sul punto. Oggi il Piemonte ospita già la maggior parte dei depositi nucleari e il nostro Ateneo si mette a disposizione per aiutare nelle decisioni, anche ai fini di una corretta comunicazione e diffusione della questione”. Gian Carlo Avanzi, rettore Università del Piemonte orientale, ha sottolineato “che oltre al deposito è previsto anche un centro di ricerca, che potrebbe essere un importante volano di occupazione e crescita per il territorio. I depositi ci sono già, si tratta soltanto di organizzare meglio la situazione”.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura, ritiene inopportuno che il Piemonte sia la “pattumiera d’Italia”, visto che già oggi ha l’84% delle scorie nucleari sul proprio territorio.

Anna Andorno, Presidente Carp – coordinamento ambientalisti rifiuti Piemonte Vercelli ha sottolineato che la fragilità del nostro territorio può essere messa ancora più a rischio. Negli anni il Piemonte è stato sotto attacco ambientale, da Saluggia a Trino.

Gian Piero Godio di Legambiente, ha ricordato a sua volta che già il Piemonte è di fatto la regione dove si concentrano i depositi, per cui creare quello unico nazionale può essere anche un vantaggio. Nei passaggi successivi della procedura si dovrà evidenziare che alcune aree individuate in Piemonte come potenzialmente utilizzabili, presentano falde profonde e possibilità di alluvione. Valerio Grosso, dell’associazione Piccoli Comuni, ha lamentato la scarsa o nulla partecipazione da parte dei territori e dei municipi sino a questo momento dell’individuazione dei siti. Luisa Memore, presidente piemontese Medici per l’Ambiente, ha sostenuto che se per caso si decidesse per il Piemonte, come contropartita bisogna chiedere bonifiche di altre zone oggi compromesse.

Gian Matteo Passuello, Vicepresidente Uncem Piemonte ha a sua volta insistito sulla necessità di massima partecipazione dei territori.

Nel corso della mattinata si sono susseguiti altri interventi di associazioni e soggetti interessati. I rappresentanti di molti territori si sono detti “diffidenti” per le scelte assunte, visto che “come al solito il Piemonte sui 12 siti ritenuti più idonei, addirittura 7 sono nella nostra Regione”.

Forza Italia: “Ecoisole san Salvario: quanti parcheggi in meno?”

in POLITICA

La Consigliera di Forza Italia Federica Scanderebech insieme al Coordinatore Cittadino di Forza Italia Marco Fontana hanno recentemente incontrato diversi residenti e rappresentanti di San Salvario e alla vigilia della sperimentazione delle ecoisole, gli esponenti di Forza Italia On. Rosso, Fontana e Scanderebech dichiarano:

“Questo provvedimento rientra in una serie di provvedimenti a scapito dei posti auto a raso, come se ve ne fossero in abbondanza. Quanti posteggi toglieranno 72 ecoisole, agli occhi di tutti evidentemente ingombranti, non è dato saperlo, o forse si resta ignari del dato per non agitare il territorio, già stremato da una riduzione di circa 180 posti auto, dovuti al piano di Torino Mobility Lab e altri dalla delibera per l’ampliamento dei dehors, contestata dal territorio esclusivamente per la carenza appunto di posteggi”.

Continuano Rosso, Fontana e Scanderebech (Forza Italia): “Abbiamo depositato oggi in Comune un’interpellanza poiché la maggior parte di residenti e ristoratori non è stata minimamente coinvolto nelle trasformazioni in atto. Abbiamo recentemente incontrato diversi abitanti e un’associazione estremamente rappresentativa della zona anch’essa ignara dei progetti della circoscrizione e del comune”.

Aggiungono gli azzurri Rosso, Fontana e Scanderebech (Forza Italia Torino): “Non ci è dato sapere se si sia studiato l’impatto che può avere il rumore della caduta della bottiglie di vetro nei contenitori durante le ore della movida. Se sia stata studiata l’incidenza di percezione che tali ecoisole, così copiose, possono avere sulle strade di San Salvario. Ma soprattutto è stato valutato quanti posteggi in meno ci saranno in questa zona già al collasso e quale il piano di riassetto di tale riduzione?”

Concludono Rosso, Fontana e Scanderebech (Forza Italia): “La problematica del vetro nella zona di San Salvario è agli occhi di tutti, ma non si capisce come mai questa amministrazione preveda l’installazione di ecoisole adibite, quindi autorizzandone implicitamente la prassi della vendita appunto del vetro nella zona. Vi è l’ordinanza 3653 del 2019 che ne vieta la totale vendita per l’asporto, sia in forma fissa che in forma ambulante; il consumo in luogo pubblico e la detenzione in luogo pubblico di bevande contenute in bottiglie di vetro ed in lattine chiuse, anche ove dispensate da distributori automatici. Il divieto di vendita, consumo e detenzione si applica in San Salvario tutti i giorni dalle h. 19,30 alle h. 7,00. Non si comprende per quale motivo il Comune non proceda puntualmente con il semplice rispetto di tale ordinanza, implementando una forte azione di repressione dei trasgressori e sanzionando tutti quei numerosi minimarket spuntati come funghi che non adempiono alle regole. Anche questa è un’evidente sconfitta politica, è innegabili  che prevedendo l’installazione di ecoisole per il vetro fruibili dalla collettività si vada nella direzione di trasmettere un segnale implicito di resa al contrasto dell’uso del vetro”.

ON. ROBERTO ROSSO FORZA ITALIA

COORDINATORE CITTADINO FORZA ITALIA MARCO FONTANA

CONSIGLIERA COMUNALE FORZA ITALIA FEDERICA SCANDEREBECH

Arpa Piemonte: le polveri sottili non veicolano il Covid

in BREVI DI CRONACA

“L’ipotesi che le polveri sottili agiscano come vettore (carrier) del virus è poco plausibile: i campionamenti effettuati da Arpa Piemonte, infatti, non hanno rilevato Sars-CoV2 sui filtri della qualità dell’aria.

È invece allo studio la possibilità che alte concentrazioni di particolato facciano da amplificatore (booster) del processo di infiammazione prodotto dal virus”: lo ha detto il presidente di Arpa Piemonte, Angelo Robotto, in una congiunta delle commissioni regionali Quarta e Quinta, presieduta da Angelo Dago. 
Nel corso dell’audizione, sollecitata dal consigliere Giorgio Bertola (Movimento 4 ottobre) sono stati illustrati i risultati preliminari del campionamento Sars-Cov2 nell’aria e i dati raccolti da Arpa sulla qualità dell’aria durante l’emergenza Covid.
La lettura di questi ultimi indica che durante i mesi del lockdown, in cui il traffico veicolare è stato di molto inferiore rispetto al 2019, c’è stato un calo netto sia delle emissioni che delle concentrazioni di biossido di azoto (No2), mentre rispetto alle polveri sottili, in particolare il pm10, si sono registrate riduzioni significative sulle concentrazioni ma non sulle emissioni: “Ciò indica che il contributo del traffico veicolare non è sostanziale per le emissioni di pm10 – ha detto Robotto – mentre discorso diverso vale per gli ossidi di azoto”.
Dal monitoraggio è emerso che in ambiente esterno il virus Sars-Cov2 non è finora risultato rilevabile nell’aria; negli ambienti ospedalieri, in particolare nei reparti con presenza di malati anche caratterizzati da cariche virali elevate, le concentrazioni sono risultate generalmente contenute, anche per l’elevato tasso di ricambio dell’aria. Al contrario, in ambiente domestico le concentrazioni sono risultate più consistenti.
Sono stati anche riportati i risultati del recente studio condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche e da Arpa Lombardia, che parla di probabilità di trasmissione del virus per via aerea molto bassa in condizioni esterne, ad eccezione delle situazioni di affollamento.
La seduta congiunta è proseguita con l’audizione delle associazioni ambientaliste Legambiente, Pro Natura e Italia Nostra, che hanno svolto le rispettive relazioni sui rischi da inquinamento dell’aria per la salute e avanzato proposte di interventi migliorativi.
I consiglieri Bertola, Alessandro Stecco(Lega) e Sara Disabato (M5s), oltre al presidente Dago, hanno chiesto una serie di chiarimenti sui luoghi in cui sono state effettuate da Arpa le campionature per individuare la presenza di materiale genetico del virus (Rna), sull’incidenza dell’inquinamento da biomasse e i sistemi per abbattere questo tipo di emissioni, e infine sugli interventi che la Regione può mettere in campo per contrastare l’inquinamento atmosferico.

Un “laboratorio” green per la Torino-Lione

in prima pagina

In abbinamento ai cantieri per costruire l’infrastruttura della rete TEN-T, nella Torino-Lione c’è una sorta di laboratorio dedicato ai temi dell’ambiente e della sostenibilità

E’ diretto da Telt, il promotore pubblico incaricato di costruire e gestire la nuova linea  ferroviaria.

L’attività si avvale di partnership con atenei e istituti di ricerca d’eccellenza, ispirandosi ai  principi del Global Compact, dei Sustainable Development Goals dell’agenda UE 2030 e del Green Deal europeo.

Nell’ambito di Telt è stata creata una nuova direzione, Sviluppo Sostenibile e Sicurezza, che collabora con Arpa Piemonte e con diverse università italiane.

Misure antismog: scatta il livello arancio, fermi i diesel euro 4 e euro 5

in prima pagina

Da  venerdì 22 gennaio, le misure di limitazioni del traffico passeranno al livello arancio. La concentrazione di PM10 nell’aria ha infatti superato i 50 microgrammi al metro cubo per più di quattro giorni consecutivi.

Alle limitazioni permanenti già in vigore, per il traporto persone si aggiungeranno dalle ore 8 alle 19 i blocchi sui veicoli diesel fino a Euro 5 e sui veicoli benzina fino a Euro 1.

Per il trasporto merci (categorie N1, N2, N3) scatterà invece il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 3 e Euro 4 dalle 8 alle 19 (nei giorni festivi dalle ore 8.30 alle 14 e dalle ore 16 alle 19).

Lunedì prossimo i nuovi rilevamenti curati da Arpa Piemonte ci diranno se il livello arancio proseguirà o potrà essere revocato.

Si ricorda che sono previste una serie di esenzioni per garantire in primo luogo la mobilità al personale sanitario e di assistenza che è impegnato nella gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Per questo motivo medici, infermieri, operatori socio-sanitari, operatori assistenziali (compresi i volontari che operano per enti o associazioni che erogano servizi di assistenza), ma anche pazienti e loro accompagnatori che si recano presso strutture sanitarie per terapie, interventi o esami diagnostici, sono esentati dalle limitazioni della circolazione negli spostamenti necessari alla loro attività. Sono compresi in questa lista anche tutti i mezzi dei servizi di soccorso e i veicoli utilizzati per il rifornimento di medicinali e per il trasporto di pasti. Sono inoltre esentati i veicoli degli incaricati dei servizi di pompe funebri e quelli utilizzati per il trasporto di persone che partecipano a cerimonie funebri.

L’elenco completo delle misure antismog, delle esenzioni previste e dei percorsi stradali esclusi dai blocchi sono disponibili alla pagina www.comune.torino.it/emergenzaambientale.

Carlo Petrini inaugura la prima tappa del salone della csr e dell’innovazione sociale

in Cosa succede in città

Riparte la più importante manifestazione in Italia dedicata alla CSR

SOSTENIBILITÀ, NUOVI MODELLI PER RILANCIARE
L’
INNOVAZIONE SOCIALE IN TEMPI DI PANDEMIA

 Le reti di comunità al centro di un cambio di passo in tema di sostenibilità. È quanto ritiene fondamentale, nel complesso periodo che il nostro paese sta attraversando, Carlo Petrini, presidente di Slow Food, che lancerà un messaggio importante sul cambiamento sostenibile alla prima tappa della nona edizione de Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, focalizzato quest’anno su Rinascere sostenibili: “Oggi, in un contesto di crisi pandemica, economica e climatica, è più che mai necessario che qualcuno si faccia carico di attuare, in maniera armoniosa, le idee e le iniziative che la parola sostenibilità racchiude – afferma Petrini – È giunto il momento di sviluppare una rete di comunità che sia in grado di sovvertire dei paradigmi ormai insostenibili”.

La più importante manifestazione in Italia dedicata ai temi della sostenibilità parte anche quest’anno da Torino, giovedì 21 gennaio 2021 dalle ore 10 alle ore 11:30. L’evento avrà un focus su Beni comuni e comunità resilienti e sarà trasmesso in diretta streaming. È possibile partecipare gratuitamente iscrivendosi al seguente link: www.csreinnovazionesociale.it/tappa/torino2021/

“La tappa di Torino del Giro d’Italia della CSR mette al centro dell’attenzione il tema dei beni comuni – spiega Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone – argomento strettamente collegato allo sviluppo sostenibile dei territori: la sfida per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 si gioca infatti a livello globale ma anche locale. I territori diventano sempre più importanti per la salvaguardia e la valorizzazione anche dei beni comuni, beni a titolarità diffusa, che appartengono a tutti e a nessuno, a cui ognuno deve poter accedere ma nessuno può vantare pretese esclusive”.

A San Salvario arrivano le Ecoisole Smart

in BREVI DI CRONACA

Parte in questi giorni la campagna informativa di Amiat Gruppo Iren per l’attivazione del nuovo sistema di raccolta differenziata ad accesso controllato tramite “Ecoisole Smart” nel quartiere San Salvario.

 

L’avvio del nuovo servizio interesserà un totale di oltre 7 mila torinesi residenti nell’area compresa tra corso Marconi, via Nizza, corso Vittorio Emanuele II e corso Massimo D’Azeglio.

La nuova raccolta prevede, nello specifico, la sostituzione delle attuali attrezzature stradali con nuovi cassonetti “smart” utilizzabili solo dai residenti tramite una personale tessera elettronica. Si tratta di un altro tassello per incrementare sul territorio cittadino l’estensione della raccolta domiciliare con lo scopo di accrescere ulteriormente la percentuale di raccolta differenziata della Città.

Nella sola zona di Lingotto/Filadelfia, avviata inizialmente in via sperimentale a maggio 2019, il nuovo sistema ha portato ottimi risultati permettendo un aumento netto della raccolta differenziata della zona, che è passata da un iniziale 32,3% al 66% in pochi mesi.

I nuovi contenitori collocati su suolo pubblico costituiscono le cosiddette ecoisole, ognuna composta da 4 nuovi cassonetti con accesso controllato per la raccolta del vetro e degli imballaggi in metallo, degli imballaggi in plastica, del rifiuto organico e del residuo non recuperabile. La raccolta di carta e il cartone verrà invece gestita tramite raccolta “porta a porta” con apposite attrezzature collocate nei cortili condominiali. In tutta l’area interessata verranno installate circa 72 nuove ecoisole.

Inoltre, in considerazione della frequentazione del quartiere in cui sono presenti molti bar e locali adibiti alla ristorazione, tutti i cassonetti di vetro e plastica prevedono un foro aggiuntivo di forma circolare per agevolare coloro che non posseggono la tessera elettronica, a differenziare nel modo corretto eventuali rifiuti generati da un consumo in strada di bevande o prodotti alimentari.

Come da consuetudine l’attivazione del servizio viaggerà parallelamente e in stretta correlazione con le attività di comunicazione collegate. Nei prossimi giorni, quindi, tutte le utenze interessate – domestiche, commerciali o produttive – riceveranno nella cassetta postale, a cura degli incaricati Amiat Gruppo Iren, materiale informativo dedicato.

Visto l’elevato numero di cittadini di origine straniera residente nel quartiere, tutti i materiali che verranno distribuiti, oltre che in italiano, conterranno informazioni tradotte anche in due lingue straniere: cinese e arabo.

A seguire, gli addetti consegneranno porta a portagratuitamente a ogni famiglia lo starter kit per la raccolta domiciliare composto da una biopattumiera, sacchi per la raccolta del rifiuto organico, 2 rotoli di sacchi per il non recuperabile, un dépliant informativo e 2 tessere elettroniche.

Per consentire ai residenti di familiarizzare gradualmente con il nuovo sistema, inoltre, nella fase di avvio del servizio, i cassonetti elettronici saranno mantenuti ad accesso libero, per poter conferire i rifiuti senza l’uso della tessera.

Dal 24 marzo, si procederà con la chiusura dei contenitori e si potrà accedere ai cassonetti solo tramite la propria Ecocard. Per limitare i possibili disagi e rendere più semplice possibile il passaggio da accesso libero ad accesso tramite tessera, nel periodo di transizione operatori incaricati Amiat Gruppo Iren saranno a disposizione presso le diverse isole ecologiche per aiutare i cittadini a utilizzare le nuove attrezzature.

Infine, per chiarire qualsiasi dubbio del cittadino e permettere agli utenti non trovati durante il passaggio porta a porta di ritirare tessere e starter kit, dal 10 febbraio al 10 aprile verrà attivato anche un punto info distributivo presso la sede Amiat di via Zini 139 a Torino.

Per ulteriori dettagli e aggiornamenti si invita a visitare il sito www.amiat.it e a seguire la relativa pagina Facebook dedicata “Porta a Porta Torino: nuove attivazioni”.

“Un referendum per abolire la caccia”

in ECONOMIA E SOCIETA'

E’ proposto dal Movimento “Ora Rispetto per tutti gli Animali”

Riceviamo e pubblichiamo / La decisione non è più rinviabile: il Movimento “Ora Rispetto per tutti gli Animali” propone 5 (cinque) referendum in materia animalista ed ambientale, quale esito conclusivo di un lungo lavoro, protratto per anni, di approfondimento delle problematiche che interessano la tutela di animali e natura e di elaborazione di soluzioni che devono passare inevitabilmente attraverso una chiamata referendaria. Tutti gli elettori saranno chiamati ad esprimere una preferenza su temi che interessano la vita di ognuno di noi e che richiedono un intervento deciso e non più differibile. I tempi sono ormai maturi ed il Movimento Ora Rispetto per tutti gli Animali sarà portavoce della volontà della maggioranza degli italiani.
Dopo decadi di progettazioni e analisi, da parte del Movimento Ora Rispetto per tutti gli Animali, è giunto il momento di agire. I referendum che il Movimento propone, costituiscono una tutela chiara e indifferibile per il mondo animalista rafforzando una coscienza ambientale sempre più pressante e urgente.  Il Mahatma Gandhi era solito pronunciare una frase rimasta celebre e che dovrebbe scuotere le coscienze di ognuno di noi:  “Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare sé stesso.” I referendum costituiscono un’opportunità, una luminosa possibilità, per tentare di cambiare definitivamente, per invertire la rotta che, siamo certi, tutta la società civile accoglierà benevolmente.

Torino Airport sempre più green 

in Cosa succede in città

Ottenuta la certificazione al Livello 2  del programma internazionale Airport Carbon Accreditation  di ACI Europe per la sostenibilità ambientale 

  

 L’Aeroporto di Torino è stato certificato al Livello 2 ‘Riduzione’ del programma di sostenibilità ambientale Airport Carbon Accreditation – il protocollo comune per la gestione attiva delle emissioni negli aeroporti attraverso risultati misurabili – promosso da ACI Europe, l’associazione degli aeroporti europei. Un passo avanti nella strategia di sostenibilità ambientale dell’Aeroporto di Torino.

Il Livello 2 di certificazione richiede il soddisfacimento di tutti i requisiti di accreditamento di Livello 1 ‘Mappatura’ (sviluppo di un inventario dettagliato delle emissioni di carbonio), già conseguito dallo scalo di Torino nel 2018. Inoltre, la certificazione di Livello 2 implica anche la predisposizione di un piano attuativo per il raggiungimento di un ambizioso obiettivo di riduzione delle emissioni di carbonio: nel caso di Torino, il traguardo fissato per il prossimo triennio 2021-2023 è il dimezzamento delle emissioni di CO2 rispetto all’anno base 2017*garantito da investimenti per aumentare l’efficienza dei sistemi più energivori e dall’acquisto di energia elettrica solo da fonte rinnovabile certificata.

Finora, nel triennio 2017-2019 Torino Airport è già riuscito a ridurre le sue emissioni di CO2 del -10,43%, l’equivalente di 1.350 tonnellate metriche grazie a queste iniziative:

  • una nuova centrale di climatizzazione estiva con gruppi frigoriferi ad altissima efficienza;
  • la sostituzione di generatori di calore con nuove apparecchiature ad alta efficienza e basse emissioni;
  • la sostituzione dei corpi illuminanti con nuove apparecchiature a LED e installazione di sistemi automatici di regolazione del flusso luminoso;
  • il potenziamento dei sistemi di monitoraggio dei consumi e di gestione degli impianti di climatizzazione.

Lanciato dall’Airport Council International (ACI) Europe nel 2009, il programma Airport Carbon Accreditation consente agli aeroporti di valutare i progressi compiuti nella gestione della propria carbon footprint. Il protocollo Airport Carbon Accreditation comprende in tutto 6 livelli di certificazione climatica: mappatura, riduzione, ottimizzazione, neutralità, trasformazione e transizione. L’amministrazione del programma è gestita da una società di consulenza ambientale WSP, che garantisce un’implementazione imparziale. Inoltre, le valutazioni per la concessione della certificazione sono controllate accuratamente da verificatori indipendenti.

Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport ha dichiarato: “Abbiamo assunto un importante impegno verso l’ambiente e la comunità, aderendo all’obiettivo NetZero 2050 promosso da ACI–Airports Council International, che ci porterà alle emissioni zero nei prossimi 30 anni. La certificazione al Livello 2 dell’Airport Carbon Accreditation rappresenta un tassello fondamentale in questo percorso di sviluppo e un riconoscimento del fatto che stiamo seguendo la strada giusta, per l’industria dell’aviazione e per le generazioni future. Ogni anno, i risultati del nostro lavoro producono notevoli risparmi di CO2 e ora andranno anche ad alimentare il dato globale di riduzione di carbonio, raggiunto dagli aeroporti attivi nel programma Airport Carbon Accreditation. Associandoci a questa crescente comunità di aeroporti sensibili al clima, riconosciamo che il cambiamento climatico è una questione globale che richiede un’azione collettiva a livello di settore”.

Olivier Jankovec, Direttore Generale di ACI Europe, ha dichiarato: “Ci vuole visione e duro lavoro da parte dell’intero team dell’aeroporto per ottenere riduzioni tangibili di CO2 anche in tempi normali. Aumentare le proprie ambizioni sul fronte climatico nel mezzo di una pandemia paralizzante è davvero eccezionale. L’aggiornamento dell’Aeroporto di Torino al secondo livello di Airport Carbon Accreditation, ‘Reduction’, è un tributo al loro impegno e determinazione e un esempio del progresso in corso del nostro settore verso un futuro sostenibile. Bravissimi!”

Confagricoltura sui depositi nucleari: “Non solo nel nostro giardino!”

in ECONOMIA E SOCIETA'

Confagricoltura Piemonte chiede alle istituzioni e al mondo politico una forte presa di posizione per evitare che il territorio subalpino diventi “l’area privilegiata” per lo stoccaggio di scorie nucleari. I siti individuati in regione sono 8, di cui 2 nel Torinese (Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola) e altri 6 sono in provincia di Alessandria (Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento, Fubine-Quargnento, Alessandria-Oviglio, Bosco Marengo-Frugarolo, Bosco Marengo-Novi Ligure, Castelnuovo Bormida-Sezzadio). 

Occorre essere chiari: non possiamo pensare di tutelare l’agricoltura di qualità e la memoria del paesaggio trasformando il nostro territorio in area vocata allo smaltimento di scorie nucleari”, dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte. “Nelle zone parco o in quelle tutelate dall’Unesco, le imprese agricole da tempo sono giustamente soggette a una serie di vincoli rilevanti, che però impattano in modo sensibile sulla crescita economica: oggi, a pochi chilometri di distanza da queste aree, si individuano le campagne piemontesi quale luogo ideale per la costruzione di 8 depositi per rifiuti radioattivi. Per questo – aggiunge Allasia – manifestiamo il nostro totale dissenso sulle aree individuate e chiediamo che il ministro dell’ambiente e il ministro dello sviluppo economico riconsiderino l’opportunità delle scelte adottate, confrontandosi con le istituzioni locali”.

Confagricoltura ricorda che in Piemonte ci sono già 3 siti dove hanno sede 4 impianti rappresentativi di tutto il ciclo del combustibile nucleare: impianto ex FN-SO.G.I.N. di Bosco Marengo, impianto EUREX-SO.G.I.N. di Saluggia, Deposito Avogadro di Saluggia e Centrale Nucleare “E. Fermi” – SO.G.I.N. di Trino. A Saluggia, come precisa anche l’Arpa Piemonte, ha sede il complesso industriale Sorin, nel quale sono state svolte in passato attività di produzione di radiofarmaci, di ricerca in campo nucleare e di raccolta di rifiuti radioattivi. Il Piemonte, inoltre, ha la maggior quantità di combustibile nucleare irraggiato a livello nazionale stoccato nel Deposito Avogadro di Saluggia, in una zona caratterizzata da un’alta vulnerabilità dell’acquifero superficiale e soggetta a un forte rischio di inondazione. “Anche per tutti questi motivi – conclude  Allasia – è opportuno che per nuovi siti di stoccaggio di scorie nucleari si guardi altrove. Non si tratta di una chiusura pregiudiziale, ma oggettiva, per cui ci sentiamo pienamente legittimati a dire: non solo nel nostro giardino!”

 

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